I CRIMINI DI NETANYAHU

1.Il leader del Likud avrebbe ricevuto sigari cubani e un gioiello per la moglie (comprato dalla gioielleria Stern all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv) dal produttore miliardario di Hollywood Arnon Milchan, un vecchio amico dai tempi in cui Bibi era Ambasciatore in America, in cambio di esenzioni fiscali. Esenzioni fiscali che poi non ha mai ricevuto.

2.Netanyahu avrebbe discusso con il proprietario del giornale Yedioth Aharonoth, Arnon Moses, della possibilità di convincere Sheldon Adelson, proprietario del giornale Israel Hayom, l’unico vicino a Netanyahu, a ridurre la tiratura in cambio di un trattamento migliore sullo stesso Yedioth Aharonoth. Si è trattato di un dialogo avvenuto pubblicamente, di cui tutti gli israeliani erano al corrente, e che poi si è risolto con un nulla di fatto.

3.Netanyahu avrebbe favorito la fusione tra la rete satellitare Yes e la compagnia di telecomunicazioni Bezeq in cambio di un trattamento di favore sul sito Walla News, dello stesso proprietario di Bezeq, Shaul Elovitch. Anche questo avvenuto in dialoghi pubblici e non segreti.

4.Netanyahu e la moglie Sara avrebbero compiuto spese private con denaro pubblico (per somme che si aggirano ai 200 dollari). La denuncia è stata fatta da un cameriere che era stato licenziato.

Secondo il Premier tutte queste accuse sono inconsistenti e ha ribadito in più occasioni che se questa è corruzione sono corrotti tutti quelli che svolgono politica, anche nel modo più onesto. Per questo ha chiesto di trasmettere in tv le accuse reali in modo che tutti gli israeliani possano rendersi conto delle stesse e non valutare la sua posizione solamente in base a ciò che hanno raccontato giornalisti più o meno informati ma sicuramente di parte.

Intanto Avichay Mandelblit, il Procuratore Generale, fa il cerchiobottista fra il martello della stampa forcaiola e l’incudine di migliaia di prove su quattro procedimenti, prove che per la quasi totalità dei giornalisti sono schiaccianti mentre lui, da buon magistrato, sa che il collegio di difesa del Premier, formato da i dieci più importanti avvocati di Israele, potrebbe smontare uno a uno i procedimenti o sgonfiarli fino a renderli poco credibili o non penalmente perseguibili. In quel caso proprio Mandelblit si ritroverebbe con il cerino in mano mentre intorno a lui ci sarebbe un fuggi-fuggi generale, anche perché è lecito pensare che se fra quelle carte ci fosse stata veramente la metà di ciò che è stato pubblicato o raccontato in televisione, le manette da tempo sarebbero già scattate intorno ai polsi di Bibi Netanyahu.

Una conferma a tutto ciò è arrivata dalla professoressa Ruth Gavison, già Premio Israele per la Giustizia che, come riporta il quotidiano Israel Hayom, in una discussione che si è sviluppata sulla sua pagina Facebook ha dubitato sulle possibilità di Netanyahu di ottenere un giusto processo. La professoressa ha scritto: “Sono preoccupata che Netanyahu non abbia la possibilità di ottenere un processo giudiziario. Ci sono stati così tanti processi sulla stampa che ora un processo vero non riuscirebbe ad avere una sentenza diversa da quella già decisa sui media. Questa è una tragedia per Bibi ma anche una brutta pagina per il paese e per la società”.

Che la stampa israeliana sia quasi totalmente di sinistra, come ha spesso apertamente accusato il Premier Netanyahu, è un dato oggettivo, e nella rincorsa all’incriminazione ha esagerato al punto che, nell’inevitabile reazione, ha creato un fronte unico nel partito Likud a difesa del Premier, al punto che qualcuno già parlava di una consultazione interna per riconfermare Benjamin Netanyahu alla guida del partito e smentire in modo definitivo le voci che ci sarebbero dei pretendenti al posto di segretario disposti a defenestrare l’attuale leader.

Michael Sfaradi, 5 ottobre 2019, qui

Non solo in Italia è la magistratura a decidere la politica, per esempio assolvendo una negriera speronatrice di motovedette o perseguitando per un intero decennio un innocente.

barbara

MISCELLANEA GRETIANA

(Post lungo. Vi ho fatto battere la fiacca più che a sufficienza, adesso è ora di tornare al lavoro)

Inizio con qualche foto, partendo con la rabbiosa accusa della nostra martire, rivolta, suppongo, a tutti noi
infanzia
Proseguo con questa, che dimostra inconfutabilmente che il livello di delirio si sta pericolosamente alzando
super
Il Toscano irriverente commenta:
“Telling bullshit is not a superpower”, io osservo che da superpower a Übermensch il passo non è lunghissimo, e i toni messianici che, da buona commediante fortemente indottrinata, esibisce nelle sue seguitissime rappresentazioni, mostrano che vi si è avviata di buona lena. E tra il Savonarola e il profeta Geremia, la sentiamo declamare, passando dall’una all’altra di queste terrificanti espressioni
facce
cose come questa

”People are suffering, people are dying, entire ecosystems are collapsing. We are in the beginning of a mass extinction and all you can talk about is money and fairytales of eternal economic growth.”

Ma vediamo questo breve video

Parecchie cose impressionano: l’insulsa retorica delle frasi che sputa fuori, la recitazione (difficile pensare che rabbia e odio – soprattutto odio – siano davvero spontanei quando vengono manifestati mentre si sta leggendo) decisamente eccessiva, i coglioni che applaudono, forse non avendo capito che è esattamente di loro che sta parlando, i due burattini seduti al suo fianco che fanno sì sì con la testolina come i cagnetti sul lunotto posteriore della macchina, e quell’allucinante “non vi perdonerò mai” che fa venir voglia di dire oh oh oh, sveglia! Ma chi cazzo credi di essere? E se avete ancora una manciatina di minuti provate a fare un esperimento che ho fatto io: togliete l’audio e riguardatelo: il viso contratto, gli occhi sbarrati, le parole sputate, i gesti concitati… No, non scriverò che cosa mi ricorda, però me lo ricorda. Poi arriva il momento drammatico:

Trump incrocia Greta Thunberg: lo sguardo che fulmina il Presidente Usa (qui)

e infatti si vede benissimo che il povero Trump si sta cagando addosso, mentre nei commenti al video qualcuno ha scritto: “Reports are saying that her cold stare just lowered the planet by 2 degrees” (viene riferito che il suo sguardo freddo ha appena abbassato la temperatura del pianeta di due gradi). Su Trump invece penso che valga la pena di leggere questo.
Ma lasciamo per il momento la cialtroncella ignorante, per dedicarci alla scienza vera.

Mentre Greta sbrocca all’Onu, ascoltiamo gli scienziati: in 500 dicono che la nostra casa non è in fiamme

di Federico Punzi [lo conosco da una vita: è una garanzia]

Ieri, al vertice sul clima in occasione della 74esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu, Greta Thunberg ha pronunciato un discorso che qualcuno ha definito “iconico”, ma che ad un osservatore disincantato è apparso solo molto scomposto, squilibrato, ai limiti del parossismo (guardare per credere).

Tra smorfie e lacrime di rabbia, Greta ha letteralmente perso il controllo, qualsiasi freno, scagliandosi contro i leader mondiali – a molti dei quali in questi mesi ha stretto la mano e sorriso lei stessa – e confermando tutte le peggiori impressioni, di cui abbiamo scritto ieri, sul movimento di cui è ispiratrice e testimonial: il suo fanatismo, il catastrofismo, i toni apocalittici, millenaristici, e il pregiudizio anti-capitalistico.

“Venite a chiedere la speranza a noi giovani? Come vi permettete? Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote”, ha tuonato esibendo una retorica davvero degna di miglior causa, pensando ai milioni di bambini nel mondo a cui davvero, tutti i giorni, vengono “rubati sogni ed infanzia”. Bambini che tribolano nella fame, nella miseria, nello sfruttamento sessuale, nelle guerre. Anzi, come abbiamo cercato di spiegare ieri, è proprio la religione di Greta che rischia di “rubare i sogni” di miliardi di persone, negando loro la possibilità di sviluppo, di benessere, con ricette che in nome dell’ambiente sacrificano la crescita economica. Ed è lei stessa a rivendicarlo, rimproverando ai leader “tutto ciò di cui parlate sono soldi e favole di eterna crescita economica? Come vi permettete?”.

Quindi, il pentitevi o morirete tutti: “Le persone stanno soffrendo, stanno morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa… Il mio messaggio è che vi teniamo gli occhi addosso”.

Ma almeno una cosa, ieri, Greta l’ha detta giusta: “Non dovrei essere qui, dovrei essere a scuola, dall’altro lato dell’oceano”.

A proposito di scuola, sempre ieri in Italia il ministro dell’istruzione Fioramonti (quello che vuole tassare le merendine) ha pubblicato una sua circolare in cui si invitano le scuole a giustificare le assenze degli studenti che venerdì 27 settembre parteciperanno al Global Strike di Greta, “stante il valore civico che la partecipazione riveste”, si legge. E se gli studenti vorranno partecipare a scioperi contro la guerra il lunedì, contro la povertà il martedì e via dicendo di nobile causa in nobile causa, godranno della stessa giustificazione? Come ciascuno può facilmente comprendere si tratta di un precedente scivoloso, dato che ciascun ministro potrebbe in futuro riconoscere lo stesso “valore civico” nella partecipazione alle manifestazioni politiche che condivide.

Dai FridaysForFuture ai sabati fascisti è un attimo.

Ma mentre tutti i riflettori sono puntati sulla giovane attivista svedese, facciamo come dice Greta, ascoltiamo gli scienziati. Nell’indifferenza delle istituzioni e dei media mainstream, 500 di loro hanno indirizzato al segretario generale dell’Onu Guterres una lettera contro l’allarmismo climatico. Lanciata da Guus Berkhout, geofisico e professore emerito presso l’Università dell’Aia, l’iniziativa è il risultato di una collaborazione tra scienziati e associazioni di 13 Paesi. Pubblicato in un momento in cui l’agenda internazionale pone di nuovo il clima in cima alla lista delle preoccupazioni, questa “Dichiarazione europea sul clima” ha lo scopo di far sapere che non c’è urgenza né crisi climatica. Chiede quindi che le politiche climatiche vengano completamente ripensate, riconoscendo in particolare che il riscaldamento osservato è inferiore al previsto e che l’anidride carbonica, lungi dall’essere un inquinante, ha effetti benefici per la vita sulla Terra.

Di seguito riportiamo una traduzione della lettera:

Eccellenze,

Non c’è emergenza climatica

Una rete mondiale di oltre 500 scienziati e professionisti esperti del clima e di campi correlati hanno l’onore di inviare alle Vostre Eccellenze l’annessa “Dichiarazione europea sul clima”, di cui i firmatari di questa lettera sono gli ambasciatori nazionali.

I modelli di divulgazione generale sul clima su cui si basa attualmente la politica internazionale sono inadeguati. È pertanto crudele nonché imprudente sostenere la perdita di trilioni di dollari sulla base dei risultati di modelli così imperfetti. Le attuali politiche climatiche indeboliscono inutilmente il sistema economico, mettendo a rischio la vita nei Paesi a cui è negato l’accesso all’elettricità permanente a basso costo.

Vi invitiamo a seguire una politica climatica basata su solida scienza, realismo economico e reale attenzione a coloro che sono colpiti da costose e inutili politiche di mitigazione.

Vi invitiamo inoltre a organizzare con noi all’inizio del 2020 un incontro costruttivo di alto livello tra scienziati di fama mondiale di entrambe le parti del dibattito sul clima. Questo incontro renderà effettiva l’applicazione del giusto e vecchio principio di buona scienza e giustizia naturale secondo il quale le due parti devono poter essere ascoltate in modo completo ed equo. Audiatur et altera pars!

Rispettosamente,

Gli ambasciatori della Dichiarazione europea sul clima:
Guus Berkhout, professore (Paesi Bassi)
Richard Lindzen, professore (Stati Uniti)
Reynald Du Berger, professore (Canada)
Ingemar Nordin, professore (Svezia)
Terry Dunleavy (Nuova Zelanda)
Jim O’Brien (Irlanda)
Viv Forbes (Australia)
Alberto Prestininzi, professore (Italia)
Jeffrey Foss, professore (Canada)
Benoît Rittaud, docente (Francia)
Morten Jødal (Norvegia)
Fritz Varenholt, professore (Germania)
Rob Lemeire (Belgio)
Viconte Monkton of Brenchley (Regno Unito)

Dichiarazione europea sul clima

Non c’è emergenza climatica
Questo messaggio urgente è stato preparato da una rete globale di 500 scienziati e professionisti. La scienza del clima deve essere meno politicizzata, mentre la politica del clima deve essere più scientifica. Gli scienziati devono affrontare apertamente le incertezze e le esagerazioni nelle loro previsioni sul riscaldamento globale, e i leader politici devono valutare in modo spassionato i benefici e i costi reali dell’adattamento al riscaldamento globale, nonché i costi reali e i benefici attesi della mitigazione.

Un riscaldamento è causato da fattori naturali e antropici
La documentazione geologica rivela che il clima della Terra varia da quando esiste il pianeta, con fasi naturali fredde e calde. La piccola era glaciale si è conclusa solo di recente, intorno al 1850, quindi non sorprende che oggi stiamo vivendo un periodo di riscaldamento.

Il riscaldamento è molto più lento del previsto
Il mondo si è riscaldato con un ritmo inferiore alla metà di quanto era stato inizialmente previsto, e meno della metà di ciò che ci si poteva aspettare basandosi sulla forzatura netta umana e allo squilibrio radioattivo. Questo ci dice che siamo lungi dal comprendere il cambiamento climatico.

La politica climatica si basa su modelli inadeguati
I modelli climatici presentano molte carenze e sono difficilmente sfruttabili come strumenti decisionali. Inoltre, probabilmente esagerano gli effetti dei gas serra come la CO2. Infine, ignorano il fatto che arricchire l’atmosfera con CO2 è benefico.

La CO2 è il cibo delle piante, il fondamento di tutta la vita sulla Terra
La CO2 non è un inquinante. È essenziale per tutta la vita sulla Terra. La fotosintesi è una benedizione. Più CO2 fa bene alla natura, rende la Terra verde: l’aggiunta di CO2 nell’aria ha portato ad un aumento della biomassa vegetale globale. È anche buono per l’agricolutura, aumentando i raccolti in tutto il mondo.

Il riscaldamento globale non ha per forza causato disastri naturali
Non ci sono prove statistiche che il riscaldamento globale stia intensificando uragani, alluvioni, siccità o altri disastri naturali simili, né che li renderebbe più frequenti. Al contrario, le misure di mitigazione della CO2 sono devastanti quanto costose. Le turbine eoliche uccidono uccelli e pipistrelli e le piantagioni di olio di palma distruggono la biodiversità delle foreste tropicali.

L’azione politica deve rispettare le realtà scientifiche ed economiche
Non c’è emergenza climatica. Non vi è quindi motivo di panico e di allarmarsi. Ci opponiamo fermamente alla politica inutile e irrealistica di neutralità carbonica proposta per il 2050. Fino a quando non emergeranno approcci migliori, il che certamente accadrà, abbiamo ampio tempo per riflettere e adattarci. L’obiettivo della politica internazionale deve essere quello di fornire energia affidabile ed economica, permanentemente e in tutto il mondo. (qui)

Avrei voluto tradurre e postare uno splendido articolo segnalato ieri dall’amico Myollnir, ma purtroppo è stato rimosso: conteneva un elenco di una cinquantina di catastrofiche previsioni climatiche fatte nell’ultimo mezzo secolo che il clima ha puntualmente (per pura cattiveria secondo me) evitato di realizzare: se faremo questo e non faremo quest’altro entro dieci anni le calotte polari saranno completamente sciolte, interi stati saranno sommersi eccetera eccetera. Come Greta, insomma, che oltre a tutto il resto non è neanche capace di essere originale. È stato rimosso, dicevo; cercando in rete ne ho trovato uno che presenta le stesse cose, solo che invece dell’elenco delle catastrofiche previsioni ci sono le foto degli articoli che le contengono, comunque se avete voglia di vederlo – è straordinariamente interessante, e utilissimo come promemoria per quando il prossimo messia verrà ad annunciarci un’altra volta che abbiamo i giorni contati – lo trovate qui. E per chiudere in bellezza, è arrivato el merendinero
assenze
POST SCRIPTUM: ho visto che qualcuno ha preso a chiamarla Cassandra; niente di più sbagliato: Cassandra preannunciava cose vere e nessuno le credeva, Greta dice puttanate senza fondamento e le credono tutti.

POST POST SCRIPTUM, FUORI TEMA: stasera ho brindato.

barbara

PER TRUMP È LA FINE

In attesa della inevitabile caduta del razzista fascista populista criminale eccetera eccetera Netanyahu, godiamoci questa breve retrospettiva della catastrofica caduta del suo amico razzista fascista populista sessista criminale eccetera eccetera Donald Trump. (E godiamo come ricci)

È l’inizio della fine. È spacciato. Via libera all’impeachment. Trump è finito. Eccetera.

barbara

E TORNIAMO AI TEMI CALDI DI ISRAELE E DINTORNI

Entrambi ripresi da Informazione Corretta. Il primo è di Ugo Volli, che ci invita a riflettere su alcune questioni da quasi tutti trascurate, quando non del tutto ignorate.

La stranezza più strana
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,
strane cose stanno accadendo nel mondo palestinista e dei loro sostenitori. Vale la pena di pensarci un po’, per non farsi sorprendere dagli eventi.
La prima stranezza è la malattia di Mohammed Abbas, il dittatore dell’Autorità Palestinese. E’ stato ricoverato tre volte in ospedale nell’ultima settimana, ufficialmente per “un’operazione all’orecchio” non si capisce dovuta a quale patologia (se vi interessano le possibilità più comuni, qui c’è un elenco: http://www.otorinolaringoiatria.org/ORL/Nuovo%20sito/AU%20otosclerosi,%20cofochirurgia%202.html). Il 22 febbraio si era fatto fare un “normale check up” all’ospedale di Baltimora. Ha 83 anni un fumatore compulsivo e sovrappeso, ha subito interventi al cuore e alla prostata, sembra che abbia una polmonite (ma non ci sono comunicati ufficiali, tutte le notizie vengono da voci, come nell’Unione Sovietica di Breznev). Comunque al momento in cui scrivo è ancora ricoverato in ospedale, benché “lucido” (https://www.timesofisrael.com/abbas-still-in-hospital-but-doing-well-palestinian-health-official-says/). E si è sempre rifiutato di nominare un successore, facendosi di recente rieleggere capo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, anche se il suo mandato quadriennale come presidente dell’Autorità Palestinese è scaduto da più di nove anni (gennaio 2009) e si è sempre rifiutato di tenere nuove elezioni. Non è detto che muoia questa volta, naturalmente, ma è difficile pensare che abbia vita lunga. Che cosa accadrà dopo non lo sa nessuno. E chiaro che Hamas si sta giocando tutte le carte per prenderne il posto, ed è altrettanto chiaro che Israele non è disposto ad accettare un colpo di stato a Ramallah. La cosa bizzarra è che nessuno parla di questo problema. Anche la notizia del ricovero è stata data quasi solo dalla Stampa (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=70697).
Seconda stranezza e secondo silenzio dei media. Avete sentito parlare del campo profughi di Yarmouk? E un quartiere alla periferia di Damasco che fino a qualche mese fa conteneva oltre 100 mila palestinesi o dichiarati tali dall’AP e dall’UNRWA. Attualmente è sotto bombardamento da parte delle forze governative che cercano di riprenderne il controllo, ci restano alcune migliaia di persone, i morti palestinesi sono stati almeno 10 mila: una catastrofe umanitaria enorme (https://www.jpost.com/Middle-East/Catastrophic-destruction-as-Syrian-regime-pounds-Palestinian-refugee-camp-557901). Ma nessuno ne parla, come nessuno parla in generale delle vittime degli attacchi russo-iraniani e di Assad. Chissà perché.
La terza stranezza è il ruolo della Turchia. Occupante di metà del territorio di un paese dell’Unione Europea (Cipro), negazionista del genocidio armeno, autrice di provocazioni militari contro la Grecia, la Turchia di Erdogan sta conducendo una guerra imperialistica contro i Curdi in Siria e Iraq, di proporzioni minori di quella iraniana, ma pur sempre un’invasione. E appoggia rumorosamente Hamas, minacciando una forza di spedizione a Gerusalemme. Anche qui, non siamo ai livelli dell’Iran, ma la strada è quella. Di recente la marina turca ha fermato con la minaccia delle armi navi italiani dell’Eni incaricate di esplorazioni petrolifere da Cipro: un vero e proprio atto di pirateria, di cui nessuno ha parlato. E’ una generica impunità islamista o più specificamente il privilegio che spetta ai filo-palestinisti? Non lo so, ma vale la pena di chiederselo.
Infine la stranezza di cui si è parlato troppo, Gaza. A tutte le persone intellettualmente oneste è chiaro che si è trattato di un tentativo di invasione e attacco terroristico mascherato da manifestazioni “popolari” i cui partecipanti erano un po’ pagati, un po’ obbligati a fare gli scudi umani. Lo ha ammesso anche Hamas che si trattava di operazioni “militari” (cioè terroristiche) coperte dalle sue armi e che la grande maggioranza dei morti erano suoi “militanti” (cioè terroristi). Sono usciti i film, la foto, le dichiarazioni che non vi riproduco qui per evitare la saturazione. E allora perché la stampa, i politici e anche i papi non hanno voluto dire questa evidente verità? Anche qui io la mia idea ce l’ho, si chiama antisemitismo. Ma non ditelo ai giornalisti italiani, ai politici della sinistra, al Vaticano, al presidente francese e a tanti altri. Perché l’antisemitismo contemporaneo vuole sì comportarsi da antisemita, ma ne rifiuta con sdegno l’etichetta. E se mi permettete, questa è la stranezza più strana di tutte.

Il secondo pezzo che propongo è di Deborah Fait.

Siamo circondati: le parole di Gramellini e la ‘Terra Santa’ di papa Bergoglio
Commento di Deborah Fait

“Le parole della settimana”, conduttore Massimo Gramellini.
Domenica 20 maggio.
Ultimi 5 minuti della trasmissione.

Come dicevo, siamo circondati, non c’è giornalista, non esiste intellettuale che non condanni e denunci la perfidia di Israele che spara a raffica sui poveri angioletti palestinesi, quei giocherelloni che in fin dei conti lanciano solo qualche bombetta, distruggono la terra bruciando decine di migliaia di copertoni e fanno svolazzare degli aquiloni. Si è vero, gli aquiloni, che oltre ad essere disegnati con delle svastiche (simbolo di quello che è Hamas), sono adornati di bombe incendiarie, particolare insignificante di cui nessuno parla. Meno male che ogni tanto gli italiani sono, come dire, un po’ distratti dalle elezioni e dal totopremier. Se non avessimo questi pochi minuti di tregua, il linciaggio di Israele da parte di questi adoratori della religione della sinistra, il propalestinismo, ci bombarderebbe h24. Ho letto da qualche parte sul web che Enrico Mentana ha definito “imbecilli” tutti quelli che hanno protestato per le sue esternazioni alla radio, tipo definire i soldati di Israele “uomini armati con la stella di Davide” oppure che Israele è nata come premio di consolazione per la Shoah. Io ne ho scritto addirittura un articolo quindi faccio, orgogliosamente, parte degli imbecilli.
Quello che lascia interdetti di questi “grandi” della disinformazione è la boria che hanno, è il non saper chiedere scusa per gli errori, voluti o non voluti, che fanno. Quello di Mentana sulla Shoah e la conseguente nascita di Israele è una menzogna talmente madornale, smentita dalla storia, che il giornalista avrebbe dovuto sentirsi obbligato a chiedere umilmente scusa. Invece, per lui, siamo degli imbecilli! Grazie, altrettanto! Bene, continuando la lunga lista dei conduttori televisivi incapaci di vedere al di là dei loro nasi e di uscire dalla prigione mentale del filopalestinismo a tutti i costi, arriviamo a domenica 20 maggio con la trasmissione settimanale “Le parole della settimana” condotto da Massimo Gramellini. Programma noioso che personalmente non guardo mai ma che mi è stato segnalato da una gentile lettrice di informazionecorretta. Gramellini ha aspettato gli ultimi 5 minuti della trasmissione per tirare la sua sciabolata al cuore di Israele. E cosa poteva coinvolgere di più il pubblico se non la storia di una bambina palestinese morta, secondo lui e tanti altri, a causa dei lacrimogeni del cattivo Israele? Ma sentite come l’ha raccontata questo campione di tiralacrime targato RAI Radio Televisione Italiana. “La bambina era a casa, poi la mamma l’ha lasciata a uno zio per correre al confine dove si svolgevano gli scontri (è normale, vero, che una madre lasci a casa una neonata malata per andare a tirar bombe molotov contro Israele! Boh!). Siccome la bambina piangeva -continua il Gramellini con espressione funerea- lo zio l’ha presa ed è corso anche lui al confine dove la bambina ha respirato il gas dei lacrimogeni israeliani”
Dunque, come pare sia normale che una mamma lasci una figlia neonata e malata di cuore…. (secondo la versione israeliana…dice..quindi non credibile?) a casa con un parente per correre a fare la guerra, è altrettanto normale che questo zio prenda la bimba e corra anche lui sul luogo degli scontri? A questo punto mi chiedo come sia possibile che un giornalista, se dotato di senso critico, non si renda conto delle cazzate che dice. E poi, perché la bambina dovrebbe essere morta a causa dei lacrimogeni e non a causa del muro di fumo nero provocato da migliaia di copertoni bruciati che tutti hanno visto in Tv, Gramellini escluso? I medici palestinesi hanno parlato di gravi problemi al cuore, infine è uscita la verità, la morte è stata indotta per avere i soldi promessi da Hamas per ogni martire. Quale miglior martire di una bambina di otto mesi che tanto sarebbe comunque morta di suo? Insomma, un giornalista, anziché indignarsi per il cinismo e la barbarie di certi genitori, cosa fa? Espone alla vista di un pubblico pronto a bere ogni panzana purché contro Israele, una gigantografia stile caravaggesco, evidentemente manipolata con photoshop, nelle luci e negli abiti rosso fuoco della “supposta” mamma, definita “come una madonna” dal giornalista. “Passa differenza tra un numero e un essere umano” conclude Gramellini. Verissimo. La cosa strana è che quando vengono ammazzati bambini ebrei, sia in Israele che in Europa (ricordiamo i tre bambini della scuola ebraica di Tolosa ammazzati da Mohammad Merah con un colpo di pistola in testa), non ricevono nemmeno l’onore di essere nominati nei telegiornali.


Papa Bergoglio

Lasciamo Gramellini per finire con Papa Bergoglio che nell’omelia della messa di Pentecoste si è messo a citare gli Atti degli Apostoli in cui si parla di “una strada deserta, da Gerusalemme a Gaza” e ha aggiunto “Come suona doloroso questo nome. Lo Spirito Santo cambi i cuori e porti pace in Terra Santa”. Vorrei dire al Papa che pronunciare la parola Israele non gli dovrebbe procurare una sincope. Possibile che non ci riesca? Non vuole dirla a causa della sua evidente avversione per lo stato ebraico o per paura di offendere i suoi amici e fratelli musulmani? Israele, Bergoglio, si chiama Israele, non mi stancherò mai di dirglielo. Da più di un mese i terroristi di Gaza hanno attaccato Israele, non un’ immaginaria e inesistente terra santa. Non è una parolaccia, Bergoglio, è il nome di una nazione democratica che i suoi amici e fratelli musulmani vogliono eliminare dalla carta geografica. Si chiama Israele e io mi permetto di pretendere che lei rispetti quel nome.

Ogni tanto trovo in qualche blog citazioni di Gramellini presentate come profondissime perle di saggezza: a me sembrano regolarmente banalità al cubo, cazzatine degne di un bambino un po’ tonto di seconda elementare,  scemenze meno saporite di un martello da maniscalco, prodotte da un emerito coglione. Non mi ero sbagliata nel giudicare il soggetto. Quanto al signor Bergoglio, ormai non c’è più da sorprendersi di niente.
A Gerusalemme, comunque, alla faccia dei nemici che vivono di odio e sputano fiele a tempo pieno, dopo quella americana è stata inaugurata l’ambasciata del Paraguay.

barbara

ODE A BIBI

Più un ebreo è odiato perché difende il suo Paese, più potete essere sicuri che è un grande. Bibi non lo possono soffrire, lo odiano, glielo dicono, glielo provano, lo hanno umiliato a Parigi non trovandogli posto sull’autobus, lo ha umiliato Obama a Washing-tont, lo umiliano i reali d’Inghilterra, un giorno vengo e l’altro annullo. Lo umilia la stampa interna e estera, i suoi avversari politici, gli insozzano la moglie… Ma ecco che lui, sempre calmo, sempre sorridente, sempre sereno, sempre paziente, mai aggressivo, mai volgare, mai sornione, dice quello che fa e fa quello che dice. E oggi, lui è il solo che in Israele possa incarnare il “padre protettore della Patria”, un mensh, uno che alla fine l’ha messa in culo a: Mogherini, Macron, Obama, Kerry, Clinton, Carter, Merkel, Putin, Khameini, Rouhani, Assad, Soros, e pure Repubblica, le Monde, Liberation, New York Times e tanti, ma tanti altri. Ma il livore a lui, paura non gli fa.
Non vi dispiaccia
Claudia Piperno

E ode anche a un altro tizio, che fa quello che dice e dice quello che fa, non meno odiato e bistrattato e calunniato e attaccato su tutti i fronti e con tutti i pretesti.
come se dice
barbara

LO RICONOSCE?

Signor Zarif, non dubito che negherà spudoratamente il coinvolgimento dell’Iran in Siria. [questa prima frase nel video che ho trovato non c’è] L’Iran nega anche di avere commesso un attacco contro Israele la settimana scorsa inviando un drone nel nostro spazio aereo per minacciare la nostra gente. Beh, questo è un rottame di quel drone iraniano, o quello che è rimasto dopo che l’abbiamo abbattuto. L’ho portato affinché possa vederlo da sé. Signor Zarif, lo riconosce? Dovrebbe, è suo. Può riportare con sé un messaggio ai tiranni di Teheran: “Non mettete alla prova la determinazione di Israele”. (traduzione mia da un altro video) 

Adoro quest’uomo.

barbara