REFERENDUM: LA PAROLA A UGO VOLLI

Che è infinitamente più bravo di me, e quindi lascio parlare lui.

Perché votare sì al referendum
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,
Informazione Corretta di regola non interviene in temi di politica interna e si limita a parlare di Medio Oriente e di temi connessi. Vi sono però delle eccezioni, e la mia cartolina di oggi è una di queste. Siamo a una settimana dal referendum e la discussione infuria, anche con toni molto violenti, soprattutto da parte dei sostenitori del no. Basta pensare agli ultimi interventi di Beppe Grillo, che ha dato a Renzi della “scrofa ferita” e agli elettori del sì il titolo di “assassini”. Altri interventi fanno meno notizia ma sono più pervasivi. A me hanno chiesto quanto ero stato pagato, mi sono arrivate fotografie di cani che defecavano sulla bandiera del PD, un’immagine di Hitler che fa un gesto come a indirizzare chi guarda di lato, con la didascalia “Alle docce!”. Hanno creduto di offendermi anche cambiando il mio titolo in “professoressa” Volli, come se il genere femminile fosse un’offesa. A parte questi tratti di fascismo verbale, che meritano di essere analizzati a parte, la questione del referendum è molto seria e merita di essere discussa razionalmente, per prendere una decisione sensata.
Non aiutano in questo i toni allarmistici e spesso isterici dei sostenitori del no, che parlano di “svolta autoritaria”, mentre il testo non rafforza affatto i poteri del presidente del Consiglio, com’era previsto in proposte precedenti; parlano di una riforma del Governo, mentre è stata votata dalle Camere (ciascuna in due letture; dicono che la scelta dell’elezione indiretta del senato (diffusa in diversi paesi democratici e già presente per altre cariche nella nostra legislazione) sarebbe una limitazione della libertà di voto, che il comma di un articolo in cui si dice che le leggi debbono tener conto dei vincoli degli accordi internazionali e dell’ordinamento dell’Unione Europea (un comma che c’era già e che al posto di “ordinamento dell’Unione Europea” si parlava di “ordinamento comunitario” facendo riferimento al vecchio nome dell’istituzione europea) sarebbe addirittura la “cessione della sovranità nazionale”. Per capire bene quali sono le novità vi consiglio di prendervi il tempo di confrontare il vecchio testo con il nuovo. Ci sono delle comode pagine a doppia colonna con il vecchio testo e il nuovo. Questo per esempio è il lavoro fatto dalla Camera dei Deputati: http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ac0500n.pdf. Scoprirete al primo sguardo, per esempio, che i primi 48 articoli, quelli che riguardano i diritti fondamentali dei cittadini, non sono affatto toccati dalla riforma. Sul referendum bisogna giudicare razionalmente, lo ripeto. E questo va fatto su due piani. I contenuti della riforma e le conseguenze politiche del voto. Sul primo punto, diciamolo chiaramente, non cambia il contesto della nostra vita, non si toccano i diritti politici e civili, non si altera la forma di stato. Non è affatto una rivoluzione. E’ una riforma, solo una riforma, non una rivoluzione, della macchina politica. Le funzioni del parlamento, della Corte Costituzionale, del Governo, delle regioni, della magistratura, ecc. ecc. restano sostanzialmente le stesse. Vi sono alcune modifiche che razionalizzano il processo di decisione. Spariscono enti inutili come il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e le province. Il Senato viene trasformato in una camera delle autonomie, con la riduzione del numero dei senatori e la loro elezione attraverso i consigli regionali e quelli comunali più importati.
Non essendo una fotocopia dell’altra camera ed essendo riunito solo part time, il senato perde molte funzioni, come la fiducia al governo, l’intervento nella legislazione ordinaria (ma non in quella di rilevanza regionale o in quella costituzionale). Come succede in molti paesi (fra cui per esempio la Gran Bretagna), la funzione parlamentare si accentra sulla Camera, che continua naturalmente a essere direttamente eletta da tutti. Il governo ottiene una corsia preferenziale per le sue proposte, ma in cambio le regole sui decreti sono più stringenti. E’ possibile consultare su certe leggi, come quelle elettorali, direttamente la Corte Costituzionale, evitando il ricorso ai tribunali dopo che sono entrate in funzione. Le leggi sono approvate senza il ping pong fra le due camere che ha rallentato e reso confusa la legislazione negli ultimi decenni. Alcune materie che erano competenza congiunta di Stato e regioni ritornano all’esclusiva legislazione statale, evitando conflitti logoranti e paralisi, come quella che ha fatto saltare ieri una parte della riforma della pubblica amministrazione perché le regioni erano state sì consultate e si erano pronunciate a maggioranza a favore, ma un paio non erano d’accordo. Insomma, la riforma semplifica la macchina dello stato, aiuta a prendere decisioni, chiarisce le responsabilità.
Si sarebbe potuti essere più radicali in queste scelte, ma il parlamento che ha approvato la riforma non consentiva interventi troppo decisi. E’ già un miracolo che il Senato abbia acconsentito alla diminuzione dei suoi poteri, difficilmente avrebbe accettato la sua abolizione pura e semplice. Il regime politico che esce dalla riforma è sostanzialmente lo stesso, solo ha perso i lacci e laccioli che erano stati imposti nel 1947, cioè in piena guerra fredda, per evitare che il governo potesse funzionare senza mettersi d’accordo con la minoranza. Il consociativismo, i compromessi, la partitocrazia, i mali riconosciuti da tutti del sistema politico italiano nascono da qui. E in effetti questa riforma non è molto diversa da quella che era stata scritta molte volte da esperti, commissioni, organi parlamentari. Come tutte le cose al mondo non è e non può essere perfetta. Ma è un progresso e grande. Per questo sul piano del contenuto il referendum merita il Sì.
Il secondo piano è quello delle conseguenze politiche. E’ abbastanza semplice ragionarci sopra. Se vince il sì, le cose continuano ad andare come sono andate finora. Nonostante tutte le polemiche che sono state sollevate, io penso che il governo Renzi sia il migliore da molto tempo. Ha fatto dei progressi notevoli in tema di diritti civili, organizzazione dello stato, gestione dell’economia, dialettica con l’Unione Europea. Su certe cose che ha fatto non sono affatto d’accordo, per esempio sull’”accoglienza” indiscriminata all’immigrazione irregolare. Ci sono stati un paio di brutti incidenti, molto significativi soprattutto per noi che ci occupiamo di Israele, come l’astensione all’Unesco e le lettere mandate agli italiani di Gerusalemme come se la città stesse in un’inesistente stato di Palestina. Ma queste sono state trappole costruite da pezzi di amministrazione che vorrebbero perseguire la tradizionale politica filoaraba dello stato italiano. E Renzi direttamente nel primo caso, il comitato per il Sì nel secondo sono intervenuti e hanno chiesto scusa – il che non è poco. In molte altre circostanze – visite di ministri, accordi internazionali, di recente l’appoggio contro gli incendi – questo governo ha mostrato una sincera volontà di amicizia con lo stato di Israele.
L’assalto al referendum non viene fatto per difendere la Costituzione, come recitano gli slogan, ma per azzoppare Renzi. E condotto da un’accozzaglia (il termine è stato criticato ma giusto, dato che significa “insieme disordinato di persone o cose, per lo più disparati tra loro” http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=accozzaglia), in cui si uniscono le posizioni più disparate: c’è l’Anpi e gli islamisti dell’Ucoi (questo non meraviglia, dato quel che fa l’Anpi il 25 aprile), c’è Vendola e Salvini, Berlusconi e De Magistris, D’Alema e Brunetta, Casa Pound e la CGIL, c’è naturalmente Grillo con i suoi, Zagrebelski e i no tav, il Manifesto, il Fatto e il Giornale.. Insomma tutta l’opposizione al governo e tutti quelli che sperano di ottenere vantaggi dalla sua caduta. E’ legittimo naturalmente.
Ma intanto lasciatemi notare che con un paio di eccezioni che certo non sono al centro dello schieramento (la Lega e Forza Italia, più qualche isolato), tutto il resto è fortemente antisraeliano, se non proprio antisemita. Nella compagnia c’è Piccardo, il capo della Fratellanza Musulmana in Italia e anche un certo Paolo Barnard, che è il più accanito predicatore antisionista sulla rete. E tutti gli altri. E’ un dato da considerare. Ma lasciamolo da parte e andiamo al sodo. Il problema è che succede si vince il no. O se vogliamo essere ancor più concreti, chi vince davvero. Mi sembra ovvio che in una coalizione, soprattutto se disorganica e senza patti, conti il più grosso. Bene, i sondaggi delle ultime settimane danno il PD fra il 33,5 e il 30% – ma il Pd per l’appunto sarebbe lo sconfitto , nella nostra ipotesi, battuto anche grazie al tradimento delle minoranze. Subito dopo viene il 5 stelle , fra il 27,6 e il 31,3. Gli altri soggetti sono terribilmente indietro: La lega è fra l’11 e il 13, Forza Italia fra il 10 e il 14, Fratelli d’Italia, Sel e Ndc stanno fra il 3 e il 5, tutti gli altri valgono come i prefissi telefonici, zero e qualcosa; insomma i 5 stelle valgono da soli ben più di tutto il resto dell’opposizione riunito (la fonte è questa: http://www.termometropolitico.it/sondaggi-politici-elettorali, ma più o meno tutti i sondaggi dicono lo stesso). Dunque è evidente, se il primo, il Pd, perde e litiga e magari si spacca, chi è il vincitore se prevale il No? Beppe Grillo e i suoi.
La spinta del referendum li porterà magari al sorpasso, è chiaro che Renzi sarà logorato e o subito o nel giro di qualche mese portato alle dimissioni. Si profila uno scontro elettorale all’inizio del ‘17, in cui vince il movimento 5 Stelle. Con le regole attuali avrà probabilmente la maggioranza in Parlamento. Se ci si mette d’accordo per cambiare la legge elettorale (ma non è affatto detto che ci si riesca), avrebbe comunque più di un terzo dei voti. E le maggioranze allora sono o un blocco da Bersani a Salvini, che mi sembra francamente improbabile; o una maggioranza fra estrema sinistra (Sel, Bersani, d’Alema) e i discepoli di Grillo. In ogni caso è molto probabile che chi vota no, consegni le chiavi del governo al Movimento 5 stelle. E questa, a mio modo di vedere è una catastrofe storica, paragonabile al calcolo dei comunisti che nel ‘22 in Italia e nel ‘33 in Germania, decidendo di non unirsi alla sinistra moderata (che chiamavano “socialfascisti”) consegnarono l’Europa ai fascisti veri, con tutto quel che ne seguì.
Sto esagerando? In tutta onestà, non credo. Il Movimento 5 stelle è la cosa più pericolosa che sia arrivata in Italia dal 1919, quando un giornalista al soldo dei francesi fondò i “fasci di combattimento”, facendo finta di essere modernissimo, al di là della destra e della sinistra, non corrotto come gli altri. Da un lato i 5 stelle sono l’equivalente di quel movimento di Tsipras che ha devastato la Grecia (anche se tutti danno la colpa all’Unione Europea, la responsabilità è loro), di Podemos in Spagna e soprattutto della catastrofe politica, umana ed economica del movimento di Chavez e Maduro in Venezuela. Che questi “movimenti popolari” abbiano la simpatia di un politico peronista come Bergoglio, rende più grave il mio allarme. Dall’altro l’organizzazione interna del movimento di Grillo è del tutto anomala anche rispetto ai totalitarismi. Se Stalin faceva almeno finta di fare i congressi e Mussolini fu rovesciato il 25 luglio da un organismo che si chiamava Gran Consiglio del fascismo, fra i 5 stelle non c’è neanche questa caricatura di democrazia. Il loro sistema di potere è quello di una società commerciale, con dei proprietari, non di un movimento politico. Infine il personale politico che ha raccolto è pessimo, impreparato, incapace di gestire le complessità della vita contemporanea, timoroso del nuovo, anche se finge di essere tecnologico. Una serie di cose che sono emerse in questi ultimi mesi mostrano anche che onestà e disinteresse assoluto proclamati sono quanto meno dubbi, nella realtà. Fra le altre cose, la loro ideologia è terzomondista e appassionatamente antisraeliana. Dunque un loro governo sarebbe la catastrofe. La distruzione economica del paese, la fine della libertà politica, l’instaurazione di un sistema di governo opaco e antidemocratico.
Basti pensare a come il giovane Casaleggio ha letteralmente ereditato dal padre dopo la sua morte il comando sul movimento, senza che nessuno abbia neanche finto di discutere l’eredità. Bisogna impedire questa catastrofe. Anche se la riforma fosse pessima, bisognerebbe votare sì. Ma pessima non è, è piuttosto buona, e quindi le persone che esaminino bene la scelta non possono non votare sì. Chi si illude che la vittoria del no significherebbe il ritorno di Berlusconi, il decollo di Salvini, la riaffermazione della prospettiva operaista, qualunque utopia di questo tipo, nutre illusioni masochiste e pericolose. C’è una sola strada per tenere aperta la partita della democrazia italiana ed è votare Sì. (pubblicato su Informazione Corretta)

Direi che questa è una delle migliori analisi uscite sull’argomento, e quindi la faccio mia.

ugo-volli
(P.S.: questa foto mi piace un sacco anche perché la kippà all’uncinetto che si intravede, è una che gli ho fatto io per un suo compleanno)

barbara

MA NE HA AMMAZZATI DI PIÙ RENZI O BEPPE GRILLO?

Grillo: «Renzi ne ha ammazzati 68mila»

INCREDIBILE: IL COMICO ACCUSA IL PREMIER INVENTANDOSI 68MILA MORTI PER LO SMOG. MA VIENE SMENTITO DALLO STESSO SCIENZIATO CHE CITA

di Mauro Suttora

Oggi, 31 dicembre 2015

Non piove, governo ladro. Basterebbe qualche goccia o un po’ di vento per spazzar via la cappa di smog dall’Italia. E invece, come al solito, i politici la buttano in politica. «Premier e ministri passeggiano incuranti sui cadaveri di 68mila italiani che non hanno saputo proteggere», urla Beppe Grillo. Come? Matteo Renzi avrebbe ammazzato 68mila persone? Il comico, per corroborare l’incredibile accusa, cita Gian Carlo Blangiardo, 67 anni, professore di demografia all’università di Milano. Il quale ha evidenziato i dati Istat sui morti in Italia, aumentati appunto dai 598mila del 2014 ai 666mila di quest’anno.  Ma è lo stesso Blangiardo a smontare la bufala del capo del Movimento 5 stelle: «L’incremento delle morti c’è stato eccome. Ma di qui a imputarlo solo all’inquinamento ce ne vuole. Le cause sono tante. Innanzitutto l’invecchiamento della popolazione. L’incremento più vistoso dei decessi si è avuto per gli ultra85enni: almeno in 20mila casi il motivo è l’età sempre più avanzata». A 70 anni dalla fine della guerra, infatti, sono scomparse le generazioni falcidiate in gioventù dal conflitto. Le classi che rimangono sono improvvisamente più numerose, e quindi – nonostante l’aumento della vita media – anche i decessi.  Abituiamoci: nei vent’anni del baby boom, dal 1945 al 1965, le nascite sono aumentate da mezzo milione a un milione all’anno. Speriamo che nessun demagogo, nei prossimi anni, incolpi i governanti per l’inevitabile aumento delle morti. «Un altro motivo della mortalità in crescita», prosegue il professor Blangiardo, «è il crollo delle vaccinazioni contro l’influenza nel 2015 rispetto al 2014. Questo perché, come tutti ricordiamo, un anno fa si diffuse un vero e proprio panico da vaccino. E naturalmente i soggetti più deboli sono state le prime vittime». È curioso che proprio Grillo dimentichi questo fattore: fra gli adepti al suo movimento abbondano i nemici dei vaccini, e lui ha spesso contribuito alla diffidenza contro medici e scienziati. I maggiori decessi per le complicazioni dell’influenza sono stimabili attorno ai 10-15mila. C’è stato poi il tremendo caldo della scorsa estate. Per tre mesi interi l’Italia è rimasta nella morsa dell’afa, e anche qui purtroppo le vittime sono stati gli anziani: tremila morti in più in giugno, diecimila in luglio e seimila in agosto, secondo l’Istat: in tutto 19mila. Totale: 54mila decessi in più rispetto al 2014. «Aggiungiamo la crisi del sistema sanitario», conclude Blangiardo, «perché a furia di tagliare, risparmiare e spostare si è finiti col costringere i pazienti a pagare di tasca propria gli esami in strutture private. Le fasce più povere sono state messe fuori. E hanno dovuto rinunciare o spostare troppo oltre indagini cliniche che in molti casi sarebbero state salva-vita. Infine, anche le rivendicazioni sindacali dal fronte della Croce Rossa ci hanno messo lo zampino: hanno ridotto le unità operative che prestano i primi soccorsi». Insomma, nessuno nega la pericolosità delle polveri sottili per i nostri polmoni e il nostro sangue. Ma forse sarebbe meglio che i politici non strumentalizzino i dati scientifici per i propri tornaconti elettorali.  Il professor Blangiardo è severissimo: «Quella di giocare con i numeri è una pratica orrenda, ma molto diffusa in politica. Il dovere di noi studiosi è informare in modo corretto, affinché chi ha il potere di intervenire per migliorare le cose possa farlo. Se c’è chi manipola i dati per fini partitici, non so che dire».
Mauro Suttora (qui)

E per completare il quadro dell’Incommensurabile Nostro, adesso correte a leggere qui.

(guardate che male, poverino: mi sa che qualcuno deve avergli strizzato i cocomeri)
beppe-grillo
barbara

FANTASCIENZA? FORSE…

Primo gennaio 2016, ore 9
L’Iran sgancia una atomica tattica su Israele. Per fortuna il razzo non è molto preciso e la bomba esplode sull’estrema periferia di Tel Aviv. Ad una prima, sommaria, valutazione si calcola che le vittime possano ammontare a due, tre decine di migliaia.
Primo gennaio 2016, ore 11
Tutte le forze politiche italiane esprimono sdegno ed orrore per il brutale attentato terroristico. Giuliano Ferrara fa notare che non di terrorismo ma di guerra si tratta.
Due gennaio 2016, ore 10.
Il santo padre condanna l’inumano atto di violenza, invita i fedeli a pregare per le vittime ed esorta tutti a lavorare per la pace. “la pace è sempre possibile!” esclama.
Due gennaio 2016, ore 15.
A Roma grande corteo di solidarietà per le vittime del terrorismo. Migliaia di manifestanti marciano in silenzio, portano in mano dei lumini accesi. In testa al corteo un grande striscione: NO ALLA VIOLENZA, NO ALLO SCONTRO DI CIVILTA’.
Tre gennaio 2016, ore 10.
la direzione del PD approva un documento in cui si condanna il vile attentato terroristico e si invitano tutti i governi a non agire se non dietro esplicito mandato dell’ONU.
Tre Gennaio 2016, 0re 11.
La presidente della camera Laura Boldrini lancia a tutti un accorato invito a non confondere i terroristi criminali con l’Islam che è una religione di pace. Sul “Foglio” appare un articolo in cui si evidenzia che l’attacco nucleare è stato organizzato non da cellule terroristiche ma dal governo iraniano.
Tre gennaio 2016, ore 22.
Il governo iraniano dichiara di non aver ordinato alcun attacco nucleare. In un comunicato tuttavia sottolinea che questo attacco era da preventivare viste le continue provocazioni anti islamiche della entità sionista.
Tre gennaio 2016, ore 23,30.
Il leader israeliano Nattanyau in un messaggio alla nazione dichiara che sono possibili nuovi attacchi contro Israele e che lo stato ebraico è intenzionato ad evitarli con qualsiasi mezzo.
Quattro gennaio 2016, ore 4.
Il presidente Obama riesce a far approvare dal consiglio di sicurezza dell’ONU una ferma condanna dell’Iran. Nel documento tuttavia non si fa accenno ad azioni militari.
Quattro gennaio 2016, ore 5.
Il governo israeliano dichiara che Israele è pronto ad agire anche da solo.
Quattro gennaio 2016, dalle ore 7 in poi.
Niki Vendola lancia un accorato appello per la pace. “Una azione militare contro l’Iran aggiungerebbe solo morti ai morti” afferma con la voce rotta dall’emozione. Gli fa eco Laura Boldrini: “occorre spezzare la spirale della violenza, aprire la porta al dialogo”. Gianni Vattimo, Dario Fo ed altri 34 intellettuali firmano un appello per la pace in cui si mette in evidenza che la responsabilità dell’attacco va fatta risalire alla politica aggressiva, razzista, sciovinista e xenofoba dello stato di Israele. In un talk show serale Michele Santoro dice che sarebbe un gravissimo errore dimenticare, in questo tragico momento, i bambini uccisi a Gaza.
Cinque gennaio 2016, ore 8.
Beppe Grillo pubblica sul suo blog un lungo articolo dal titolo OCCORRE VEDERCI CHIARO. “L’attacco nucleare contro Tel Aviv favorisce la destra israeliana, inoltre sappiamo, da fonti sicure, che alcune multinazionali legate ad Israele stavano da tempo mettendo gli occhi sul petrolio iraniano. Da qualsiasi punto di vista si guardino le cose la conclusione è sempre la stessa: l’attacco fa il gioco di Israele. Non voglio lanciare accuse”, conclude Grillo, “ma tutti sappiamo quanto sia potente il Mossad…”
Cinque gennaio 2016, ore 10.
Parlando ad una TV locale Giulietto Chiesa fa una sconvolgente rivelazione. “Ho esaminato attentamente la forma del fungo atomico, mi sono consultato con un mio amico, eminente professore di fisica, e sono giunto alla conclusione che l’esplosione atomica non c’è mai stata. Si tratta con tutta evidenza della esplosione di alcuni quintali di tritolo. Chi li ha fatti esplodere? Di certo non l’Iran” Da successivi accertamenti risulterà che l’eminente professore di fisica era in realtà uno studente fuori corso della facoltà di chimica.
Sei gennaio 2016, ore 2.
Uno stormo di caccia bombardieri israeliani raggiunge, volando a bassa quota per sfuggire ai radar, gli impianti nucleari iraniani, li bombarda e li distrugge completamente. Nell’azione molti militari e civili iraniani perdono la vita. Il governo israeliano annuncia: “restiamo pronti a reagire con la massima fermezza ad ogni attacco”
Sei gennaio 2016, ore 10.
Il presidente Obama definisce “inopportuno ma comprensibile” l’attacco israeliano. La UE condanna l’azione israeliana che allontana la prospettiva di una pace equa. In Italia Massimo D’Alema dichiara che “nel suo stesso interesse Israele deve rinunciare ad ogni uso della forza.”
Sei gennaio 2016, ore 18
Filtra la notizia che la procura di Milano sta indagando. Pare che le azioni mediaset abbiano subito un rialzo nelle ore immediatamente successive alla esplosione nucleare. “I PM vogliono vederci chiaro” titola il fatto quotidiano in edizione straordinaria.
Sette gennaio 2016, ore 8 e successive.
In tutto il mondo mussulmano folle enormi manifestano contro la vile aggressione della entità sionista all’Iran. Vengono prese d’assalto chiese cattoliche, uccisi occidentali a caso, bruciate vive alcune suore, massacrati ebrei. Il papa ripete. “la pace è sempre possibile”.
Otto gennaio 2016, ore 10.
A Roma grande manifestazione pacifista contro il brutale attacco israeliano al popolo dell’Iran. Prende la parola, fra gli altri, Gad Lerner che afferma: “sono ebreo ma non posso non dirmi schifato dallo sciovinismo imperialista degli israeliani. Il vero nemico degli ebrei è oggi lo stato di Israele”. Al termine viene abbracciato da Moni Ovadia e Gianni Vattimo.

Fantascienza? Forse….
(rubato qui)

barbara

OLTRE HITLER

di Luca Rocca

Si insinua, di nuovo, in ogni angolo d’Europa, manifestandosi con boicottaggi e successo nelle urne dei partiti che lo incarnano; cresce nelle università occidentali, Stati Uniti compresi, e alza la voce nella Francia del caso Dreyfus; si camuffa dietro l’ostilità verso i governi israeliani e tenta di legittimarsi richiamando la giustezza dell’antisionismo; infine «esplode» con il più becero paragone tra la Stella di David e la croce uncinata nazista. È l’antisemitismo «moderno», quello più subdolo e ammantato di presunte buone intenzioni, coltivato con crudele passione da intellettuali, professori e molti politici.
E l’Italia? C’è nel nostro Paese qualcuno che incarna «sentimenti» antisemiti e che ha dato prova di ostilità verso gli ebrei? Parlano i fatti. È Beppe Grillo, leader del M5S, che utilizza l’Olocausto in campagna elettorale, pubblicando sul suo blog un fotomontaggio del cancello di Auschwitz e sostituendo le parole «Arbeit macht frei», il lavoro rende liberi, con «P2 macht frei», P2 rende liberi. Ed è lo stesso Grillo a parodiare la poesia con la quale Primo Levi apre Se questo è un uomo, con un parallelo tra la Shoah e la situazione politica italiana.
Andando indietro nel tempo non mancano testimonianze del Grillo antiebraico. Come quando, nel 1996, durante un suo show che la Rai non ha mai trasmesso, l’allora comico compara i gas di scarico delle automobili a quelli usati nel genocidio degli ebrei. Nello stesso spettacolo Grillo paragona l’«architetto dell’Olocausto», Adolf Eichmann, al presidente della Fiat, Cesare Romiti, affermando che il primo «ha gasato tre milioni di persone per un ideale distorto», il secondo «per un conto corrente». Tre milioni di ebrei morti, afferma Grillo, e non sei, come ci racconta la storia. Il leader del M5S definisce Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, «stupido, ignorante e non molto intelligente». A chi pretende le scuse, risponde a tono: «Quando si tocca il potente, queste lobby, lobby del business, sono loro che si nascondono dietro certe tragedie».
L’istinto antisemita di Grillo macina altre «vittime», come quando si chiede: «Chi c’è dietro De Benedetti (l’editore di Repubblica è ebreo, ndr*)? Chi c’è dietro le banche, dietro la finanza?». È il potere finanziario, secondo Grillo, che «provoca olocausti una volta l’anno, una volta al mese, una volta al giorno. Ruanda, il gas in Siria, i sistemi finanziari e bancari causano migliaia di morti ogni anno». Sul suo blog compaiono frasi di questo tipo: «Fosse per me prenderei a cannonate Israele da mattina a sera e gli farei rimpiangere i metodi usati dallo zio Adolf»; o ancora: «Hitler era sicuramente un pazzo malato, ma la sua idea di eliminare gli ebrei era per eliminare la loro dittatura finanziaria».
Grillo ha anche una spiccata simpatia per Maurizio Blondet, editore del sito «effedieffe.com», simbolo antisemita della rete. Intervistato dal quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth, il comico prestato alla politica afferma che «tutto quel che in Europa sappiamo su Israele e Palestina è filtrato da un’agenzia internazionale che si chiama Memri. E dietro Memri c’è un ex agente del Mossad che manipola e deforma l’arabo a favore della propaganda israeliana».
Grillo ha anche difeso l’attore e regista Mel Gibson, che non ha mai disdegnato pronunciamenti antisemiti. È convinto, Beppe, che «i produttori di origine ebraica» vogliano fargliela pagare. Dell’Iran di Ahmadinejad diceva: «Mia moglie è iraniana. Ho scoperto che la donna in Iran è al centro della famiglia», e aggiungeva: «Del resto anche quando uscivano i discorsi di Bin Laden, mio suocero iraniano m’ha spiegato che le traduzioni non erano esatte». Poi l’assurdo paragone: «Un giorno in Iran ho visto una persona impiccata in una piazza. Ero lì e ho chiesto: che cosa è questa barbarie? Ma poi ho pensato agli Stati Uniti. Anche loro hanno la pena di morte. Mettono uno a dieta, prima di ucciderlo, perché la testa non si stacchi. Cos’è più crudele?».
E che dire di come prende di mira Gad Lerner, giornalista di origine ebraiche: «Non mi fido di qualcuno con un tale naso», scrive sul suo blog. Esibendosi ancora in uno dei suoi spettacoli, afferma: «C’è un detto che dice “dove Attila è passato, nessuna erba crescerà”. Possiamo dire “dove gli israeliani sono passati, nessun palestinese crescerà”…».
Quando Israele dà il via a Gaza all’operazione militare «Piombo Fuso» contro Hamas, Grillo scrive: «L’assassino di bambini deve essere messo sotto processo per crimini contro l’umanità». E infine: «Israele è spaventosa. Il suo comportamento è irresponsabile. È così, l’ho detto, e non sono neppure ubriaco». D’altronde, lo ha confessato da un palco, lui non è Hitler, lui è «oltre Hitler». (Il Tempo, 14 giugno 2014)

* Carlo De Benedetti, così come suo fratello e i suoi figli, è battezzato; a casa mia uno battezzato si chiama cristiano. Ma il signor Grillo, evidentemente, non sta parlando della religione bensì della “razza”. E Carlo De Benedetti, in base alle leggi di Norimberga, è indiscutibilmente “di razza ebraica”.

Credo che quelli che hanno votato per il partito di quel sordido personaggio si possano dividere in due categorie: quelli che lo hanno votato per protesta e quelli che Dio è morto ma non preoccupatevi, abbiamo il successore. Considerando che anche una buona parte dei voti per Hitler erano voti di protesta, e non credo di avere bisogno di ricordare com’è andata a finire, non saprei davvero quale delle due categorie sia più pericolosa e faccia più paura.
Peccato che sia riuscito a balzare giù da quell’auto che ha fatto precipitare nel burrone assassinando tre persone innocenti.

barbara

E ADESSO VI FACCIO FARE UN GIRO PER IL MEDIO ORIENTE

Per prima cosa vi mando a prendere qualche lezione di etica matrimoniale, in cui vi verrà spiegato che il modo migliore per castigare una moglie che fa cose abominevoli, tipo uscire per strada con la faccia scoperta, è di tagliarla in dieci pezzi, o yes. E poi vediamo se la prossima volta avrà ancora voglia di disobbedirvi e mostrare spudoratamente in giro la sua faccia (qui).
Poi vi faccio scoprire qual è il quarto luogo santo dell’islam (voi ne conoscete solo tre, vero?)
Poi vi informo che, incredibile ma vero, c’è qualcuno che si preoccupa delle vittime palestinesi anche quando non sono vittime degli israeliani, ed è una tale mosca bianca che ritengo doveroso dargli il giusto spazio e la giusta visibilità.
Se desiderate dare alla vostra cultura, o a quella dei vostri figli, un tocco di internazionalità, vi suggerisco caldamente di prendere in considerazione
Londra; per la precisione, la City University.
Imprescindibile poi un aggiornamento sul grillopensiero e dintorni (cliccare sul quadratino in caratteri microscopici per leggerlo in caratteri umani. Dovete assolutamente leggerlo).
Infine un aggiornamento sul giovane blogger iraniano che sta morendo in carcere.
E mi raccomando, ricordate sempre quali sono le priorità.
I_problemi_del_mondo
barbara

PICCOLA RIFLESSIONE

«Non ce l’ho con i giornalisti, ma io non dimentico niente: un giorno gli faremo un culo così…». Ed ancora, «Loro le mani non le battono, le baciano…» Sono solo alcune delle indegne espressioni usate da Beppe Grillo nei suoi comizi in quest’ultima settimana. A cui vanno aggiunti i quotidiani insulti via blog, che conosco solo in quanto riportati dall’informazione perché non leggo il blog di Grillo per la stessa ragione per cui non ascolto Radio Padania e non leggo “Il Giornale” o “Libero”: non finanzio, anche indirettamente, organi di propaganda. Mi chiedo, però, se una democrazia possa definirsi in salute, accettando simili toni da squadrismo fascista. E mi chiedo se sia giusto passare sopra a certe espressioni; a furia di passare sopra le anomalie, l’Italia è finita come è finita. Del resto, come ci ha insegnato Giobbe, al peggio non c’è mai fine.
Davide Assael, ricercatore
(5 giugno 2013)

Nel blog di Giorgio Israel recentemente qualcuno si è interrogato su che cosa pensare di Beppe Grillo “al netto della questione israeliana”. Giustamente Giorgio Israel ha risposto che la “questione israeliana” (e anche ebraica) è intrinseca al grillismo; se, ciononostante, volessimo rispondere seriamente alla domanda, ecco, qui abbiamo la risposta: al netto della questione israeliana (ed ebraica), al netto della condanna definitiva per omicidio, al netto della spiccata e dichiarata simpatia per il macellaio di Teheran, al netto delle bufale propalate nel suo blog, al netto della volgarità assurta a strumento politico, al netto del regime dittatoriale imposto ai membri-sudditi, al netto della totale mancanza di trasparenza in tante questioni, compresa quella finanziaria, al netto dell’assoluta mancanza di idee e di proposte concrete, tranne quella di dire no a tutto, al netto dell’incompetenza delle persone scelte, al netto di tante altre cose che adesso non sto a dire che se no ci faccio notte, Beppe Grillo è questo. Sogni d’oro a chi lo ha votato.
Beppe-Grillo
Beppe Grillo mette in mostra tutte le sue virtù

barbara

NOTIZIE DAL GRILLISTAN

I fatti non sono recentissimi, ma poiché forse non tutti ne sono al corrente, e poiché io ho avuto adesso in mano i dati, ve li schiaffo qui.

Fabio Perugia è un giovane giornalista romano (molto molto molto carino, direi, ma questa è una mia opinione personale). Ebreo. I fatti, riferiti con le sue parole:

1) Ricerco i commenti antisemiti e razzisti sul blog di Grillo
2) Pubblico tutti i commenti su Il Tempo
3) Il giorno dopo mi arrivano centinaia di email con insulti e anche qualche minaccia da parte dei grillini
4) Il giorno dopo pubblico anche le minacce e gli insulti
5) Il giorno dopo il Tg1 si interessa all’argomento e fa un servizio su questa storia che va in onda, mi sembra, nel Tg delle 20
6) Il giorno dopo Grillo mette il mio faccione sul sito in cui insulta me e Riotta, allora direttore del Tg1

Piccolo dettaglio aggiuntivo: nell’articolo compariva la parola “wanted”.
FabioPerugia
barbara

AGGIORNAMENTO: qui.

E ANCORA DUE PAROLE SUL COMICO

L’antisemitismo chiaro e lampante di Beppe Grillo

Nel 2012 è stato il “suocero iraniano”, nel 1996 fu la marmitta di Cesare Romiti. Allora toccò a Enrico Deaglio sull’Unità denunciare le allucinazioni ideologiche di Beppe Grillo: “Fa parte dell’antisemitismo di base, quello da bar, da barzelletta, che è la base di quello politico, ridicolizzare l’Olocausto”, scrisse Deaglio. Il motivo? Il paragone del futuro fondatore del Movimento 5 stelle fra il regista dello sterminio degli ebrei, Adolf Eichmann, e il presidente della maggiore fabbrica italiana di automobili. “Chi è il serial killer”, arringò Grillo dal palcoscenico. “Eichmann ha gassato tre milioni di persone per un ideale distorto. C’è uno che gassa milioni di persone per un conto corrente…”. Sullo sfondo appare la foto dell’allora presidente della Fiat. “Paragonare i gas di scarico della propria marmitta al genocidio degli ebrei in Europa” è inaccettabile, scrisse Deaglio sul giornale fondato da Antonio Gramsci. “Il signor Grillo parla di tre milioni di persone, invece furono sei milioni di ebrei”. E ancora: “Nella sua scala di valori il comico preferisce Eichmann (che comunque aveva un ideale benché distorto) a Romiti che agisce solo per il proprio conto corrente”. Una volta le idee di Beppe Grillo circolavano soltanto nella piccola e petulante corporazione di pistaroli. Adesso il leader del Movimento 5 stelle quelle idee le ha sdoganate e ci ha costruito sopra il primo partito d’Italia. C’è dentro di tutto in questa visione complottistica della storia che proietta paranoicamente sui “nemici” una grande ossessione. C’è l’umanitarismo dei corifei del dottor Gino Strada, ci sono le bufale di “Loose Change”, il film sul complotto dell’11 settembre (le Torri non sono crollate per l’incendio, ma in seguito all’esplosione di cariche piazzate in precedenza, e il Pentagono non è mai stato centrato da un aereo), c’è la difesa amorosa del Mullah Omar scritta da Massimo Fini (“si tratta di una battaglia che, una volta tanto, è davvero lecito definire epocale, fra le ragioni della Modernità e quelle del Medioevo. E noi siamo contro la Modernità a favore delle ragioni del Medioevo”), c’è soprattutto l’odio nei confronti di Israele e degli Stati Uniti. Beppe Grillo è un geniale mistagogo della cospirazione. E tocca spesso vette inusitate. “Le Brigate rosse sono state finanziate e addestrate dai servizi segreti della Germania orientale, la Stasi, e anche i servizi segreti israeliani, il Mossad, offrirono il loro aiuto”, ha scritto il leader del Movimento 5 stelle. È questa paranoia il vero “inferno di Beppe”, per usare il titolo di un reportage del New Yorker sulle elezioni italiane. L’11 settembre? “La Cia è coinvolta negli attentati? Non è da escludere”, ha scritto Grillo. “L’Amministrazione americana sapeva molto di più di quanto ha ammesso? Sembra certo”. Le parole usate con strepito e scandalo sono sempre state per Grillo un privilegiato passe-partout per cancellare giusto e sbagliato, vero e falso, dicibile e indicibile. Ovunque verità nascoste, ovunque attori clandestini, ovunque ombre della scena visibile. Costernazione. Sospetto. Caccia al traditore. Eccitazione da vendetta. È la grande saga del cacciatore di trame internazionali. Nella fiumana ideologico-politica di Grillo la realtà sparisce, sopraffatta dagli agguati della dietrologia. In cima alla piramide vigila l’occhio massonico. Un fenomeno, non sempre direttamente riconducibile alla bocca di Grillo, ma ben descritto in una lettera al Corriere della Sera da Enrico Sassoon, l’ex della Casaleggio Associati demonizzato dalla rete grillina proprio per le sue origini ebraiche, che ha denunciato un ritorno ai toni della fosca teoria “del complotto pluto-giudaico-massonico di memoria zarista e hitleriana”. Per questo il Consiglio di rappresentanza delle istituzioni ebraiche di Francia (Crif) ha appena dichiarato che Grillo è “profondamente antisemita”. Secondo l’associazione ebraica francese, Grillo e il M5s godono di un considerevole sostegno da parte di gruppi “profondamente radicati nel tristemente celebre falso antisemita dei Protocolli dei savi di Sion” di fine Ottocento, che accusa gli ebrei di tutti i mali del mondo. Il leader 5 stelle “ha sempre rivendicato senza alcuna ambiguità il suo antisemitismo” sia nei suoi comizi che sul blog, sul quale “sono stati pubblicati centinaia di messaggi anti israeliani”. Secondo il Crif, Grillo difende la repubblica islamica degli ayatollah. “Per Beppe Grillo – ha denunciato il Crif – l’Iran degli ayatollah è un paese pacifico costantemente sotto attacco, che ha il diritto di difendersi perché aggredito; e il presidente iraniano Ahmadinejad” secondo l’ex comico genovese “non ha mai negato l’Olocausto e non ha mai sostenuto la distruzione dello stato ebraico”. In un documento pubblicato sul proprio sito, il Crif ha ricordato che in un’intervista concessa al quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth Grillo ha detto: “Tutto quel che in Europa sappiamo su Israele e Palestina è filtrato da un’agenzia internazionale che si chiama Memri. E dietro Memri c’è un ex agente del Mossad. Ho le prove”. Gli ebrei francesi citano anche le dichiarazioni ironiche di Grillo, “infarcite con i classici stereotipi antisemiti”, al giornalista ebreo Gad Lerner. “Né la classe politica né la cittadinanza italiana – ha concluso il Crif francese – hanno reagito alle sue posizioni antisemite o alla sua difesa del regime iraniano. Gli italiani sono in procinto di tornare a una parte oscura della loro storia”. Il Crif evoca anche i presunti legami fra la galassia grillina e il giornalista, ex Avvenire, Maurizio Blondet, che secondo Stefano Gatti, stimato ricercatore all’Osservatorio dell’antisemitismo di Milano, “è il più palese fra tutti i polemisti di stampo antisemitico”. Fra le molte macchinazioni, Blondet ha parlato di “Osama bin Mossad”, lo sceicco sarebbe in realtà un agente israeliano. I libri di Blondet, come 11 settembre: colpo di stato in Usa, vendono migliaia di copie. Non entrano nel circuito di distribuzione ufficiale, ma i fan li acquistano via Web sul sito di Effedieffe.com, l’editore che realizza il giornale online omonimo, dove il giornalista pubblica articoli fluviali. Tempo fa, Blondet aveva detto Beppe Grillo ha uno staff e so che spesso riprende le mie tesi”. Gli ebrei francesi paragonano Grillo al comico Dieudonné M’bala M’bala, l’esponente della Francia musulmana e militante nonché uno degli attori più popolari di Parigi, noto per essere andato in tv a dire: “Con la bandiera israeliana mi ci pulisco il culo”. Per Grillo era legale e legittima persino la dittatura dei talebani: “Perché siamo in Afghanistan? Sono passati dieci anni e non lo sappiamo ancora. Bin Laden era arabo, non afghano. Nel 2001 il Mullah Omar era il capo riconosciuto di uno stato legittimo”. Sempre sull’Afghanistan, Grillo nega i legami fra i talebani e al Qaida: “Non vi sono prove del coinvolgimento del governo afghano nell’attacco alle Torri gemelle. L’Afghanistan era uno stato sovrano a cui è stata dichiarata una guerra”. In un comizio del 2002, Grillo parla di Afghanistan e di kamikaze, a suo dire ritratti in maniera ingenerosa sulla stampa occidentale: “È la guerra dei grassi contro i magri (…) Dicono che i grassi che sganciano le bombe sono coraggiosi, mentre i magri che si fanno esplodere sono dei codardi”. E cosa pensare della strage di Nassiriya, in cui persero la vita venticinque fra civili e militari italiani vittime di un attentato suicida? “A trecento metri dalla caserma di Nassirya c’è un pozzo di petrolio e una sede dell’Eni. Ecco perché siamo lì”. Nel 2003 Grillo voleva processare l’Amministrazione Bush: “Saddam Hussein è sotto processo a Baghdad per delitti contro l’umanità e Bush è in libertà provvisoria nel suo ranch nel Texas. Perché non processarli insieme?”. Nel gennaio di quell’anno, al Sistina di Roma, Grillo consiglia a Saddam di puntare bene i suoi missili Cruise su un punto preciso della cartina italiana, della quale fornisce l’esatta latitudine e longitudine: la casa di Silvio Berlusconi ad Arcore. Due mesi dopo l’attentato alle Torri gemelle, Grillo definisce Bush “il più grande serial killer della storia”. Il Crif ha ragione, le parole di Grillo non indignano. Non lo hanno fatto quando ha umiliato Rita Levi Montalcini (“quella con lo zucchero filato in testa”) o quando ha detto di Gianfranco Fini di ritorno da Gerusalemme, nel 2004: “In Israele s’è messo la papalina, ha dato due testate al Muro del pianto, si è circonciso da solo tre volte”. Parole simili furono proferite sull’ex presidente della Camera dall’allora senatore del Pdl Giuseppe Ciarrapico (“Spero che Fini abbia già ordinato le kippah”), ma ebbero ben altre reazioni di indignazione. “Grillo e il suo Movimento 5 stelle godono di un grande sostegno di buona parte della sfaccettata galassia del complottismo nostrano, un vivace mondo trasversale con molti ‘follower’ e articolato in numerosi e attivissimi spazi online e da prolifiche case editrici, dove però, a fianco di temi ecologisti, esoterici e di controinformazione, trovano spazio anche stereotipi antisemiti che affondano le loro radici nel famigerato falso antisemita dei Protocolli dei savi di Sion”, dice l’esperto di antisemitismo italiano Stefano Gatti. I follower di Grillo indulgono nella polemica di marca anti israeliana e spesso antisemita ormai da anni, nei loro spazi online è consuetudine trovare migliaia di commenti simili: “Fosse per me prenderei a cannonate Israele da mattina a sera e gli farei rimpiangere i metodi usati dallo zio Adolf”, “The Shoà Must Go On”, “Sono il popolo maledetto da Dio”, “È brutto da dire non sono razzista o fascista, Hitler era sicuramente un pazzo malato, ma la sua idea di eliminare gli ebrei era per eliminare la loro dittatura finanziaria”, “Se il mondo avesse la palle, Israele sarebbe già scomparsa da due decenni, e poi trasferiteli in qualche atollo nel Pacifico, dove non possono rompere le palle a nessuno”. Il turpiloquio è come il prezzemolo. A favore di Grillo va detto che il leader non è responsabile di quanto lettori e fan lasciano scritto sul suo blog (i moderatori dei siti però sì) e lui stesso ha chiesto alla magistratura di eliminare commenti disdicevoli (che però continuano a campeggiare sul portale). Eppure che esista un problema serio nelle piattaforme di Grillo è un fatto riconosciuto da molti osservatori, come Pierluigi Battista sul Corriere della Sera. Inoltre il livore pervade non solo i fan, ma anche i responsabili del movimento Un post del 5 Stelle Veneto sul blog di Grillo accusa Israele di pianificare un genocidio: “I bambini di Gaza studiano. Studiano sotto le bombe d’Israele. Israele gestisce la loro vita come vivessero in una gabbia, centellinando anche gli aiuti che provengono dall’esterno. Vivono in una gabbia. E se osano alzare la testa, se qualcuno di loro, anche solo uno osa, tutti diventano bersaglio della rappresaglia, anzi, i più piccoli lo diventano per primi. Perché Israele sa. Sa che la disperazione e la guerra perpetua producono follia e odio e questo non porterà mai pace e convivenza. E allora meglio programmare scientemente l’eliminazione del popolo convivente che non si assoggetta a essere brutalmente recluso”. Sull’Iran, Grillo accusa l’occidente di bramare per la guerra: “Bomba o non bomba, arriveremo a Teheran. Lo scienziato nucleare iraniano Mostafa Ahamadi-Roshan è stato ucciso con un ordigno collegato alla sua auto. Non è il primo. La caccia agli scienziati nucleari iraniani è aperta sin dal 2007. È in atto lo strangolamento economico dell’Iran attraverso l’embargo. A Palazzo Chigi comanda Obama”. Grillo non soltanto nega che il nucleare iraniano abbia una origine bellica: “Nessuna delegazione internazionale ha dimostrato che Teheran abbia altri scopi per il nucleare che non siano civili”. Ma rivendica apertamente il diritto di Teheran a un programma atomico: “Mi sembra una barzelletta che i cinque paesi membri permanenti (Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti) abbiano deciso di deferire l’Iran al Consiglio di sicurezza Onu per il suo programma nucleare. E che chiedano all’Iran di ‘ripristinare la sospensione delle attività collegate all’arricchimento dell’uranio’. Ma forse per entrare nel club delle atomiche bisogna avere alcune buone qualità che ancora mancano all’Iran. Come, ad esempio, essere membro permanente dell’Onu, o una superpotenza o, meglio ancora, alleato degli Stati Uniti”. Per Grillo non è l’Iran che minaccia di distruggere Israele, l’Iran è vittima del famelico Israele: “Perché scoppi una guerra è necessario un nemico da odiare. È indispensabile che la macchina dei media manovrata dai governi crei il mostro (…) L’ultimo chiodo nella bara sarà l’Iran, che è l’obiettivo principale di Israele”. E ancora: “La macchina della guerra non può fermarsi, il pil sprofonderebbe. Sotto a chi tocca, come nei saloon del Far West. In lista ci sono Siria e Iran. Quest’ultimo nel mirino di Israele”. E se non bastasse: “Qualunque stato, quando gli ammazzano gli scienziati nucleari o lo attaccano coi virus informatici, si sente sotto attacco”. La guerra d’Israele contro Hamas a Gaza nel 2009? “Una tonnara con i palestinesi chiusi tra mare e terra”. Oppure: “La Palestina è sotto il tallone di Israele, alleata degli Stati Uniti”. A Beppe Grillo è capitato persino di difendere Mel Gibson. Il regista e attore viene arrestato dalla polizia nei pressi di Los Angeles perché trovato al volante con un tasso di alcol elevato nel sangue. Una volta fermato, Gibson inizia a bestemmiare e a comportarsi in modo violento, lanciandosi in una violenta tirata antisemita. “F…ti ebrei, gli ebrei sono responsabili per tutte le guerre del mondo”, “Anche tu sei ebreo?”, chiede l’attore all’agente di polizia. Scrive Grillo: “Hollywood lo vuole mettere al bando. Alcuni opinionisti americani dicono che le scuse non bastano. Mel Gibson ha sbagliato e deve pagare. E i produttori di origine ebraica, e anche gli altri se ci sono, non devono dargli una seconda opportunità. Se avesse detto: ‘Israele è responsabile della guerra in Libano’, oppure: ‘Israele con il suo comportamento può fare scoppiare la terza guerra mondiale’ forse avrebbero riaperto Alcatraz solo per lui e buttato via le chiavi. Israele fa paura. Il suo comportamento è irresponsabile. Ecco, l’ho detto. E non sono neppure ubriaco”. Per questo il portavoce della sinagoga milanese Beth Shlomo, Davide Romano, ha detto che “Grillo è sicuramente in buona fede ed è anche un non violento, però forse ha un problema, non solo con Israele, ma anche con gli ebrei”. Persino nella guerra in Ossezia Grillo ha visto ovunque stelle di David: “La Georgia è armata da Israele e dagli Stati Uniti. (…) Dietro Israele ci sono gli Stati Uniti o dietro gli Stati Uniti c’è Israele, chi è la causa e chi l’effetto?”. Ancora su Israele: “Il regime cinese si dimostrò più umano”. Qui il paragone è con la strage di piazza Tiananmen. Dal novembre 2011: “Dopo Bin Laden e Gheddafi ora vogliono lo scalpo di Mahmoud Ahmadinejad. Aspettare per credere”. Oppure: “Gli Stati Uniti fanno le guerre a quegli stati che sono passati dal dollaro all’euro. L’Iraq vendeva in euro, la Corea del nord vende in euro, l’Iran vende in euro. Gli americani hanno capito che il mondo può fare a meno di loro, ma loro non possono fare a meno del mondo”. Fosse per Grillo, Israele sarebbe già in giudizio al tribunale dell’Aia: “Si può dire, gridare che chi uccide i bambini, in modo deliberato, ovunque nel mondo, è un assassino? E che va giudicato per crimini contro l’umanità da un tribunale internazionale?”. Israele ossessiona a tal punto Grillo che il comico la usa come metafora delle vicende italiane: “La Val di Susa è diventata la Striscia di Gaza dell’Europa. I suoi abitanti sono tenuti nella stessa considerazione dei palestinesi, la loro volontà è ignorata (…) I valsusini sono i palestinesi d’Italia”. Nel gennaio 2004, alla presentazione di un libro di Nicolò Scialfa, Grillo criticò “l’industria dell’Olocausto”. “Chi è che gridava ‘dopo di me non crescerà più l’erba’?”, diceva in uno show del 2000. “Chi? Ve lo ricordate? Attila. Oggi gli israeliani cosa dicono, ‘dopo di noi non cresceranno più palestinesi’?”. La migliore definizione di Grillo l’ha fornito Richard Hofstadter nel 1965, quando dissezionò lo “stile paranoico” in politica. La paranoia come “delirio di persecuzione o di grandezza”. La grandezza, perché chi ha la fissa del complotto finge di sentirsi perseguitato. In realtà lo cerca, lo brama. E’ un megalomane che non tollera anonimato. Pretende che il mondo si occupi di lui. Anche nella forma del complotto? Meglio di niente. Perché la paranoia, ci dicono gli psicoanalisti, è una forma molto accentuata di noia. (Giulio Meotti, Il Foglio)

E poi devi andare a leggere questo. E poi non riscrivo quello che penso di chi l’ha votato, perché tanto non ho cambiato idea: penso sempre quella cosa lì.

barbara

ALMENO UNO GLIELO DEVO DEDICARE

Non sono mai stata una fan di Michele Serra, ma questo pezzo, pubblicato sull’ultimo numero dell’Espresso, merita davvero di essere letto. In rete l’ho trovato qui, pubblicato da una certa Tiziana, che ringrazio per avermi risparmiato la fatica di scannarlo io.

Grillino esperto in chiuse fluviali

La grande novità di queste elezioni politiche sono i parlamentari delle Cinque Stelle. Rappresentano l’avanguardia delle nuove generazioni, i trenta/quarantenni che si sono formati in Rete. Mettiamo da parte ogni pregiudizio e conosciamoli meglio.

BERTO ANTONAGNI Trentaseienne, ingegnere idraulico, ambientalista, magro e stempiato, single, onestissimo, è esperto di grate semoventi per chiuse fluviali. Ha deciso di impegnarsi personalmente nel movimento perché i partiti non hanno alcuna competenza di grate semoventi per chiuse fluviali. “Fascismo, comunismo, democrazia – scrive sulla sua pagina Facebook – sono solo pretesti per non occuparsi concretamente della riforma delle chiuse fluviali”. Sul Web è stato animatore di un lungo dibattito, durato mesi, sulle grate semoventi per chiuse fluviali, che gli è valso grande popolarità e autorevolezza. Intende raggiungere Roma su un kajak a due posti lungo il Tevere con la fidanzata Wally, anch’essa deputata delle Cinque Stelle. Al suo esordio alla Camera indosserà eccezionalmente la cravatta sopra la tuta di caucciù da canoista.

WALLY BRUSALBRIGHI Fidanzata di Antonagni, trentaseienne, assistente universitaria alla Facoltà di psicologia di Ferrara, ha pubblicato numerosi studi sulla depressione indotta dalle conversazioni noiose. Non si è mai interessata di politica, anzi la detesta, ma si è ritrovata capolista alla Camera grazie ai suoi amici di Facebook che volevano farle uno scherzo e l’hanno votata in massa alle primarie via Web delle Cinque stelle. Sperava di essersi liberata del fidanzato, eletto deputato, invece si ritrova capogruppo alla Camera. Ha chiesto se è necessaria la presenza a Roma o se si può sbrigare il lavoro via mail.

GIOVANNI STUCHIS Magro e stempiato, questo ambientalista trentaseienne, progettista di un avveniristico sistema di riscaldamento a fiato bovino, è considerato il più autorevole esponente dell’ala dura del movimento. È contro la Tav, contro l’euro, le banche, le caste, l’industria, i surgelati, la plastica, gli assegni, i porti turistici, le autostrade, gli edifici di più di tre piani, le cromature e i pantaloni con il risvolto. Considera oscena ogni forma di  potere e di autorità, e quando ha saputo di essere diventato senatore si è sputato in faccia davanti allo specchio e si è dimesso. Lo sostituirà la trentaseienne Paujjjg56xxk4, prima dei non eletti, i cui programmi non sono noti perché il suo computer ha un virus.

GIANLUIGI BAZZANTIS Incarna l’anima naïf del movimento. Trentaseienne, magro e stempiato, non si è mai occupato di politica ma ha lavorato molto nel sociale come accompagnatore in rete di disabili. Non esce di casa dal 2004. Per recarsi al seggio a votare si è fatto accompagnare dalla madre. È tra quelli che hanno messo in Rete la foto che li immortalano mentre votano. Non sapeva che fosse reato, anzi era convinto che il voto fosse valido solo se veniva mipiacciato in rete. È rimasto molto sorpreso quando ha saputo che gli italiani avevano già votato in precedenti occasioni, e dunque questa non era la prima volta che si andava alle urne. Non sa se andrà in Parlamento perché è rimasto molto scosso dalla notizia che ci sono anche deputati di altri partiti.

GAVINO MIRTILAO Questo trentaseienne della provincia di Oristano, magro e stempiato, è diventato celebre in Rete con il suo blog “mandiamoli tutti a casa”, nel quale chiede che vengano immediatamente destituiti tutti i parlamentari e i sindaci, magistrati, carabinieri, poliziotti, primari, medici ospedalieri e ostetriche, arbitri di calcio, farmacisti, commercialisti, veterinari. Una volta azzerati tutti gli incarichi, Mirtilao e i suoi amici provvederanno ad amministrare il Paese grazie a una nuova app per smartphone di sua invenzione, “Et voilà!”, un sistema facile e divertente per regolare la vita sociale di sessanta milioni di italiani nei ritagli di tempo.

Concediamoci questo attimo di cazzeggio, che fra un po’ saranno cazzi per davvero. Perché quello ha veramente intenzione di farcelo così: a noi, alla democrazia, alla giustizia, all’onestà, alla civiltà.
beppe-grillo-enna

AGGIORNAMENTO: questi invece sono quelli veri (e fanno quasi rimpiangere quelli di Serra…)

barbara

E IL CERCHIO SI CHIUDE

È stato repubblichino quando era più conveniente essere repubblichini. È diventato comunista quando era più conveniente essere comunisti. Ora, alla fresca età di ottantasette anni (con tanta gente per bene che muore giovane, porca puttana!), con un piede ormai nella tomba, invece di attendere dignitosamente il momento di infilarci anche l’altro piede ha scelto di tornare agli amori di sua gioventù (eh, l’hanno sempre detto che il primo amore non si scorda mai) ed è andato a fare il compagno di merende del complice dei nazisti di Casa Pound. Un vecchio malvissuto, l’avrebbe definito un noto scrittore.

barbara