DACCI OGGI IL NOSTRO FURBO QUOTIDIANO

È stato nel negozio di scarpe. Ero andata a comprare un paio di sandali Birkenstock, e volevo il modello che porto da un quarto di secolo, ma non c’era. Non è più in produzione, dice la commessa. Peccato, dico io, era così comodo, e, a modo suo, anche elegante. Anche il modello tale della firma talaltra, dice lei: era uno dei più venduti e lo hanno tolto dalla produzione. Difficile capire che razza di politiche ci siano dietro a certe scelte di mercato, dico io. Meglio non cercare di capire, dice lei. Come con le medicine, dico improvvidamente io: una volta c’erano le punture di glicocinnamina, qualunque bronchite in tre giorni spariva (e talmente poco dolorose, aggiungo adesso, che riuscivo a farmele da sola senza alcuna difficoltà). Eh, dice lei (sorrisino furbetto, occhiatina ammiccante), se no come farebbero a vendere i farmaci? (No, un momento, perché le punture di cui parlavo io cosa sarebbero, nanetti da giardino?) No no, continua (sorrisino furbetto, occhiatina ammiccante), meglio non cercare di capire. Per esempio (sorrisino furbetto, occhiatina ammiccante), ogni anno vengono fuori diecimila nuovi ceppi di influenza: e da dove vengono fuori? (sorrisino furbetto, occhiatina ammiccante) Credono davvero che siamo tutti scemi? (sorrisino furbetto, occhiatina ammiccante). In effetti no, non siamo tutti scemi per fortuna. Per nostra fortuna ogni mattina c’è un furbo che si sveglia e sa che deve correre se vuole raggiungere il leone che sa che deve correre se vuole mangiare la gazzella che sa che deve correre se vuole sopravvivere, per avvertirlo di guardarsi dalla kattivissima multinazionale del farmako che magari gli ha modificato geneticamente la gazzella per i suoi loschissimi scopi.
E tu, che furbo non sei – e infatti sei qui a leggere e non nella savana a correre – vai a leggerti qui e qui.

barbara

 

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