DUE PAROLE SUL BOICOTTAGGIO

Come uomo politico giordano mi sento obbligato ad esprimermi contro il movimento per il boicottaggio il disinvestimento e le sanzioni anti israeliane (BDS).
Io rappresento il punto di vista e gli interessi del popolo giordano e nel farlo godo di una libertà che molti non hanno. Il mio punto di vista sul BDS è equilibrato e senza preconcetti perché io non sono un israeliano e nessuno può accusarmi di essere anti-arabo. Permettetemi di essere chiaro: il BDS è una atto avventato di odio che minaccia la sicurezza e la stabilità non solo di Israele, ma anche del mio paese, la Giordania, e dell’intero Medio Oriente. Il BDS cerca di attaccare e di isolare Israele. Ma qual è l’importanza di Israele per la Giordania e per il mondo? Perché qualcuno dovrebbe preoccuparsi se Israele viene colpito? Il presidente della opposizione giordana, Mudar Zahran, ha scritto lo scorso anno: “Se un giorno Israele dovesse cadere, la Giordania, l’Egitto e molti altri paesi cadrebbero con esso e l’occidente dovrebbe elemosinare il petrolio dall’Iran. Possiamo odiare Israele quanto vogliamo, ma dobbiamo capire che senza di esso anche noi saremmo finiti”.
Israele è capofila nella guerra contro il terrore nella nostra regione, e se Israele fosse colpito anche noi soffriremo, e la Giordania più di tutti. Per questo il BDS è una minaccia per noi tutti – una minaccia per l’America almeno quanto è una minaccia per Israele, la Giordania, e per i nostri fratelli palestinesi. Il BDS sostiene di voler colpire Israele perché opprime i palestinesi. Se è così, perché il BDS non prende mai di mira il governo giordano che opprime e distrugge le vite della maggioranza giordana di origine palestinese, e lascia nella fame molti del mio popolo, i beduini giordani? Perché il BDS non boicotta mai il Libano dove ai palestinesi è proibito persino di guidare un taxi? Perché non boicotta la Siria, dove il presidente Assad ha ucciso migliaia di palestinesi nel campo di Yarmouk?
BDS, ammettetelo: voi siete razzisti ed antisemiti. Le vostre attività sono una minaccia per la Giordania e la mia missione di ministro del commercio ombra della Giordania è di favorire, espandere, rinforzare e promuovere il commercio tra il mio paese e Israele.
Ma il BDS non è solo. Non potrebbe sopravvivere senza sostegno finanziario e politico, e noi della opposizione giordana sappiamo bene che esso riceve il sostegno di molti dittatori arabi. Da sempre i governanti arabi ci raccontano che Israele è il nemico e che dovremmo dimenticare i nostri bambini affamati e i nostri governi violenti per concentrarci esclusivamente sull’odio e l’uccisione degli ebrei. Il BDS promuove questi stessi concetti fallimentari.
Io vi dico, BDS: vergognatevi! Vergognatevi di attaccare il solo paese che offre posti di lavoro ai miei fratelli palestinesi. Vergognatevi di attaccare il paese che offre cure gratuite ai palestinesi ammalati di cancro. Vergognatevi di aver venduto le vostre anime ai regimi arabi. Come musulmano so bene che il mio Profeta Maometto fu accolto a Medina dagli arabi e dagli ebrei, commerciò con loro e firmò perfino un patto di reciproca difesa con gli ebrei. Come giordano e come membro dell’opposizione in Giordania, vi dico che è tempo di smettere di parlare di pace e di vivere invece la pace attraverso la prosperità economica; questa è la nostra promessa e la nostra missione. Il BDS è non solo odioso e vergognoso, ma rafforza i dittatori arabi che in modo ipocrita criticano Israele per presunte violazioni dei diritti umani mentre essi stessi sono i massimi violatori dei diritti umani nel mondo. Un uomo si riconosce dalla compagnia che frequenta; se il BDS riceve il massimo sostegno dai dittatori arabi e musulmani, cosa ci dice questo del BDS? Noi arabi abbiamo boicottato Israele per 70 anni. Dove c’ha portato tutto questo? Siamo anni luce dietro Israele nella tecnologia e nell’economia. Dobbiamo fermare questa cosa in Giordania e incominciare a imparare dai nostri amici israeliani. Questo sogno non è nuovo. Era il sogno del primo ministro Yitzhak Rabin, che vedeva nella prosperità economica la via per la pace. Ecco perché fui onorato di organizzare un evento in suo ricordo al Congresso degli Stati Uniti dopo la sua morte più di 20 anni fa.
Facciamo rivivere la sua memoria attraverso le azioni. Trasformiamo le speranze perdute in una bella realtà e la delusione in felicità. E buttiamo il BDS dove merita, nel secchio dell’immondizia della storia. Presto nel futuro la Giordania sarà libera e costruiremo un nuovo sistema di stretta collaborazione con Israele attraverso associazione e non competizione, attraverso una vera cooperazione piuttosto che attraverso una pace fredda.
Trasformeremo la Giordania in un modello da seguire per i paesi arabi attraverso la cooperazione con i nostri fratelli e sorelle israeliane e con la benedizione dei nostri amici americani.
Am Yisrael Chai. Am Yarden Chai.

Abdel Almaala è membro della Coalizione di Opposizione in Giordania.
Fonte: israelhayom (ignoro di chi sia la traduzione)

Sì, cari signori boicottatori: raccontate pure a voi stessi tutte le favole che volete, ma la verità è chiara come il sole: non siete altro che dei luridi, infami antisemiti. Fratelli di sangue di questi qua


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barbara

GUARDATE QUEST’UOMO

Dov Moran
Guardatelo bene. Si chiama Dov Moran. È l’inventore della chiavetta USB. Imprimetevi bene nella memoria la sua faccia e il suo nome perché È ISRAELIANO! DOVETE BOICCOTTARLO!
Poi se avete un paio di minuti date un’occhiata qui,

che forse ci trovate qualche altro ghiotto boccone da boicottare.
Nel frattempo continua a regnare sovrano lo spirito olimpico. La stretta di mano, da sempre consuetudine alla fine di un incontro tra due avversari, non è però obbligatoria. L’inchino invece sì, e per questo l’atleta egiziano viene richiamato e rispedito indietro a farlo. E almeno questo, come possiamo vedere, lo fa con grandissimo slancio ed entusiasmo.

barbara

LETTERA A 168 INFAMI

Ma soprattutto imbecilli.

2 febbraio 2016

Cari amici,

ieri è apparsa sul web una nuova campagna di boicottaggio contro il Technion, il Politecnico di Haifa (Israele), campagna che è stata firmata da 168 docenti e ricercatori accademici italiani. La campagna è dotata di un appello dove vengono spiegate le motivazioni del boicottaggio.
Il mio problema è che comincio a non capire una cosa: chi dobbiamo boicottare? Dalla TV ho appreso nei mesi scorsi che bisogna segnalare e boicottare i prodotti israeliani provenienti dai territori occupati, mentre per le strade della mia città vedo manifesti che invitano a boicottare Israele in generale. Ora un gruppo di 168 accademici ci dice che dobbiamo boicottare il Technion.

Comincio a sentire un po’ di confusione.
Ecco, vorrei dire a questi 168 accademici che prima di dare un giudizio su qualcosa, è bene che si informino su quella cosa.
Lasciando da parte la millenaria disputa dei territori contesi o occupati, ed anche quella di chi c’era prima e cosa c’era dopo, vorrei raccontare ai 168 accademici che cosa è il Technion, oggetto del loro boicottaggio, visto che ho avuto il piacere di laurearmi al Technion in Ingegneria Informatica ed Ingegneria Gestionale, nei lontani anni ‘80.
Il Technion è un Istituto Tecnologico che comprende 18 facoltà di ingegneria e medicina, biologia ed architettura, fisica e chimica, in cui circa 1200 docenti insegnano a 13000 studenti materie tecnologiche e non solo.
Nel Technion studiano studenti di tutte le etnie e le religioni, circa il 20% degli studenti è arabo, e naturalmente ci sono anche ebrei, buddhisti ed anche tanti atei. Tra i vari palazzi di questa città-studi ci sono le facoltà universitarie, le case dello studente, le mense, le biblioteche, la piscina, il campo da calcio e le sale informatiche.
Il Technion è stato fondato nel 1912, ma l’erogazione dei corsi è iniziata solo nel 1923. Il primo rettore del Technion si chiamava Albert Einstein. Eccolo in ispezione al Technion nel 1925:
technion-haifa-1925
Nel 1962 al Technion apre la Facoltà di Informatica. Nel 1969 quella di Ingegneria Biomedicale. Nel ranking mondiale delle università tecniche, il Technion è posizionato al posto numero 29. Diversi sono i premi Nobel usciti da questa scuola.  Migliaia sono le invenzioni inventate in questa scuola, e milioni sono i posti di lavoro creati da tecnologie nate in questa scuola.
Negli anni ‘80 frequentai il Technion per sei anni. In una delle costruzioni c’era un corridoio con tanti uffici con porte aperte e dentro due sedie e un tavolo. Il corridoio si chiamava “Incubator”, incubatore. Li nell’incubatore, chiunque si poteva presentare con una idea di business ed il sistema scuola gli dava una sede, un micro budget, un ricercatore di fondi (oggi si chiamano Seed Capital), uno o più persone di supporto per sviluppare l’idea. Se l’idea prendeva piede, l’ufficio si spostava in una zona industriale più o meno vicina, liberando così un micro ufficio per la prossima idea.
Se fate un giro per la zona industriale di Haifa, vedrete palazzi che si chiamano Google e Microsoft, Facebook e Intel, Yahoo e Waze. Mica noccioline…
Oggi questa roba si chiama “startup economy”, ed è la cosa più rivoluzionaria che sia successa nella storia del pensiero economico dopo la definizione del plusvalore da parte di “Carletto” Marx.
L’economia delle startup ha infatti dimostrato che lavoro e ricchezza si sviluppano là dove c’è innovazione e tecnologia, ricerca e sviluppo, diversità e disciplina organizzativa.
Può darsi che 168 accademici italiani vogliano boicottare il Technion, ma vorrei far notare loro una cosa: probabilmente ognuno di loro usa un computer o cellulare dove vi sono dentro decine se non centinaia di prodotti e algoritmi israeliani, magari realizzati proprio dal Technion e dai suoi laureati. Se comprate un prodotto in una farmacia italiana, avete il 10% di probabilità di comprare un prodotto israeliano, magari realizzato proprio dai tecnici usciti dal Technion. Se vai in ospedale, rischi che ti salvino la vita con un macchinario o un software israeliano, inventato proprio al Technion…
Negli ultimi anni le campagne di boicottaggio hanno fatto molti danni, soprattutto ai palestinesi, quelli che lavoravano nelle fabbriche boicottate. Ad esempio alcune settimane fa 90 famiglie palestinesi hanno perso il lavoro che li sosteneva, quando, grazie proprio al boicottaggio, la fabbrica israeliana Sodastream ha dovuto chiudere i battenti.
Ora che volete boicottare il Technion, sappiate che anche li c’è gente di tutte le etnie e le religioni che non ha nessuna voglia di perdere il proprio posto di lavoro, per cui se ne strafrega altamente del vostro boicottaggio: un mese fa il Technion ha aperto una mega sede in Cina, e migliaia di cinesi ed altri asiatici vengono a imparare come si crea innovazione in Israele.
E ben vengano anche gli accordi tra le migliori università italiane ed il Technion, e auguriamoci che i risultati della collaborazione tecnologica Italia-Israele diano presto importanti frutti che creino sviluppo e lavoro per i due popoli e per il mondo intero.
E mi chiedo però una sola cosa: voi 168 accademici, siete in Italia, che vista da Israele è un bellissimo posto, e da lì a qui o da lì alla Siria, più o meno è la stessa distanza.
Io non so che cosa vi raccontano nei media oltre al fatto che i soldati israeliani mangiano i bambini arabi, ma a pochi chilometri da qui, in Siria, sta succedendo da anni un massacro che non si allontana molto da un paio di mesi di Auschwitz. In Siria ci sono stati 300 mila morti e dieci milioni di profughi negli ultimi anni. Noi israeliani abbiamo costruito un ospedale da campo al confine siriano, dove 1653 siriani feriti sono sinora venuti a farsi curare. Inoltre vi sono nel paese organizzazioni umanitarie che collaborano alacramente con i nuovi campi profughi che sono sorti, ad esempio, in Giordania e diamo anche una mano con team paramedicali sull’isola di Lesvos.
Voi 168 accademici italiani, che cosa state facendo di realmente operativo per aiutare la tragedia umanitaria che si sta svolgendo in quel luogo che era chiamato “Siria”?
Avete boicottato Assad, che ha fatto gettare barili riempiti di dinamite sui condomini dei propri concittadini a Damasco?
Avete protestato per le strade di Milano quando l’ISIS ha massacrato migliaia di Yazidi e Cristiani?
Avete manifestato contro i bombardamenti turchi che stanno uccidendo centinaia di curdi?
Vi state muovendo contro l’impiccagione di centinaia di gay all’anno in Iran?
No, non vi state muovendo, voi vi svegliate solo quando si può accusare Israele o gli Stati Uniti. Avete lasciato il terreno libero a Salvini.
Quando vedo Salvini protestare contro l’impiccagione dei gay, mi rendo conto che in Italia la destra si è presa il ruolo della sinistra….
Come se protestare contro gli Ayatollah fosse “di destra”: Salvini quando dice NO alla Shariya, è più di sinistra di chi non la vuol veder arrivare.
Protestare contro l’integralismo islamico non è di destra, ma è una azione di sinistra: l’integralismo islamico, la Shariya, è la più depravata, fascista, nazista, totalitaria e pericolosa legislazione diffusa al mondo. E protestare contro il fascismo non è di destra. La Shariya è di destra, non Salvini o Geert Wilders. Allora, cari 168 accademici, vi auguro solo che i vostri nomi non diventino famosi come quelli degli “scienziati” italiani che firmarono il “Manifesto della razza” nel lontano 1938…

Michael Sfaradi (pubblicato qui)

Ben poco di nuovo sotto il sole, del resto: questa, per esempio, LETTERA APERTA DEI DOCENTI DELL’UNIVERSITÀ DI BOLOGNA è una roba di tredici anni fa, esatti esatti.

barbara

ANCHE BOTTEGA VERDE

Bottega Verde è una ditta di erboristeria cosmetica, che lavora soprattutto per corrispondenza: prodotti buoni, prezzi ragionevoli, offerta vastissima; ho cominciato a servirmene, dopo che una collega me l’aveva fatta conoscere, nel lontano 1994. Da sempre tra le offerte di questa ditta ci sono i prodotti del mar Morto che, a differenza di altri che nascono, crescono e infine muoiono, non sono mai tramontati e sono sempre rimasti in catalogo: sali da bagno, fanghi, creme, maschera per il viso… Accanto al nome del prodotto, una volta campeggiava la dicitura “importati da Israele”. Poi un bel giorno l’aggiunta è scomparsa, e non c’era modo di sapere se volessero semplicemente risparmiarsi i fastidi procurati dai boicottatori, o se avessero cambiato fonte di approvvigionamento. Siccome però, oltre alla vendita per corrispondenza, hanno anche alcuni negozi, qualche giorno fa ho avuto l’occasione di vederne uno, e ne ho subito approfittato. Ho preso una maschera per il viso, sono andata al banco e ho detto alla commessa scusi, questa viene da Israele o dalla Giordania? Lei ha fatto un gran sorriso e ha detto: dalla Giordania. Io ho fatto un gran sorriso e ho detto: grazie. Ho rimesso la maschera sullo scaffale e sono uscita. E chiuso anche con Bottega Verde.

barbara

A SAN COLOMBANO IL TEATRINO DEI BOICOTTATORI CONTINUA

Sul quotidiano Il cittadino il 2 ottobre è stato pubblicato un articolo firmato “Coordinamento BDS Lombardia” (già, non una semplice lettera: loro possono permettersi di farsi pubblicare articoli – e poi quelli della potentissima lobby saremmo noi!) che potete leggere qui Il Cittadino 2.10.2015 Coordinamento BDS Lombardia
Quella che segue è la lettera che, in quanto persona chiamata direttamente in causa, ho inviato al giornale. Staremo a vedere se verrà pubblicata.

Buon giorno. Io sono quella tale “una certa Barbara”, citata nell’articolo firmato “Coordinamento BDS Lombardia”, e in quanto persona chiamata in causa vorrei fare alcune precisazioni.
È scritto nell’articolo: “Definire l’ISM un movimento terroristico come scritto da una certa Barbara”. Falso, anzi, doppiamente falso: primo, non ho scritto “movimento terroristico” bensì “organizzazione pesantemente collusa col terrorismo”; secondo, non l’ho affermato, bensì DOCUMENTATO, linkando un documento in cui gli stretti legami tra ISM e terrorismo sono dimostrati con fatti e foto, come chiunque può verificare, essendo stato riportato nell’articolo il link al mio post. Se io fossi tipo che, come i signori firmatari dell’articolo, si diletta a minacciare querele, non so se ne sia più passibile io per avere documentato un fatto o i suddetti signori per avermi accusata di dichiarazioni rispondenti al falso.
“Accusare Vittorio Fera, membro dell’ISM, di essere un contestatore di professione”: giusto per amor di precisione, ho scritto “professionista della provocazione”, che non è un’accusa, bensì una constatazione: essendo il signor Fera sempre in giro a partecipare a manifestazioni di ogni sorta, e dovendo, presumibilmente, anche lui mangiare, e non avendo, evidentemente, tempo di esercitare altre professioni, è chiaro che la sua professione è quella – come lui stesso del resto, in almeno una occasione a me nota, ha apertamente ammesso.
“Ribaltare completamente i fatti accaduti a Nabi Saleh”: nel post in questione ho linkato una documentazione completa dei “fatti accaduti a Nabi Saleh”, che dimostra inequivocabilmente che al soldato israeliano è stata tesa un’imboscata (e la cui moderazione nel reagire e gestire la situazione è stata ammirata da tutta la stampa araba, ma questo si preferisce ignorarlo, vero?). Il ribaltamento dei fatti è stato invece operato dalla propaganda palestinese e filopalestinese, operando un’accurata selezione delle immagini disponibili, per far loro dimostrare ciò che faceva comodo dimostrare.
“Nei Territori Palestinesi Occupati”: chi conosca la storia e la legislazione internazionale sa perfettamente che quei territori (Giudea e Samaria in italiano, Yehuda ve Shomrom in ebraico, Yahud was Samara in arabo) non sono mai stati palestinesi, e non sono, in base a nessuna norma di diritto internazionale – se non quello inventato dalla propaganda anti-israeliana – occupati. Inventare nomi e leggi non aiuta ad avvicinare alla pace.
“Un ragazzino di 12 anni col braccio ingessato” che ogni tanto si confonde ed esce col gesso infilato nell’altro braccio, come documentato da alcune foto.
“Furto di terra e sorgenti d’acqua degli abitanti autoctoni a favore dei coloni che vivono illegalmente, secondo il diritto internazionale, su quella terra occupata”: devo parzialmente ripetere quanto scritto sopra: l’unico furto di terra (e di acqua) è quello perpetrato dagli arabi immigrati ai danni degli ebrei, che su quella terra, secondo il diritto internazionale, vivono legalmente – e su questo non perderò tempo a fornire documentazioni: chi le vuole trovare non avrà difficoltà a trovarle.
Tralascio, perché non intendo dare a questa lettera le dimensioni dell’Enciclopedia Britannica, come avverrebbe se provvedessi a contestare ogni inesattezza, tutta una serie di affermazioni per arrivare a “prendono una posizione molto forte contro l’antisemitismo, l’islamofobia e il sionismo”: per la serie il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. A parte il fatto che non ricordo prese di posizione dell’ISM contro l’antisemitismo – ma forse mi sono distratta, e sarò grata ai signori BDS se vorranno gentilmente rinfrescarmi la memoria – sembrerebbe che questi signori ignorino totalmente il significato del termine “sionismo”. Oppure lo conoscono ma fingono di ignorarlo perché ciò è più utile alla “causa”. Perché sionismo significa, semplicemente, esistenza dello stato di Israele, nient’altro che questo. E “prendere una posizione molto forte contro il sionismo” significa, semplicemente, auspicare “molto fortemente” la cancellazione di Israele, nient’altro che questo. E arrivati a questo punto, tutto il resto diventa dettaglio senza importanza, su cui non vale la pena di perdere tempo a discutere.
Cordialmente
barbara mella

Chi può, chi ha tempo, chi ha voglia, chi dispone di qualche argomento, aggiunga il proprio contributo e scriva. Grazie

barbara

AGGIORNAMENTO: lettera pubblicata! Il Cittadino 7.10.2015

LA SAGRA DELL’UVA DI SAN COLOMBANO AL LAMBRO

Resoconto di Eyal Mizrahi

Alla fine è andato tutto bene, al mattino dopo aver montato i gazebo e sistemato i vini e il tavolo ADI eravamo un po’ preoccupati, vista la posizione un po’ defilata rispetto ai centri della festa (anche se si trattava di 60 – 70 metri). Passava poca gente ma tutti ci hanno confermato che al pomeriggio sarebbe arrivato il grosso del pubblico ed effettivamente così è stato perché la via era un passaggio obbligato per il centro della festa. Abbiamo lavorato tanto al pomeriggio fino alle 18.30 e posso dire che siamo più che soddisfatti sia del passaggio della gente che dell’interessamento per i vini Israeliani. Abbiamo offerto assaggi a centinaia di persone e tanti hanno anche comprato. L’atmosfera era tranquilla e di pace e il fatto di essere fuori dalla mischia ci ha offerto l’occasione di parlare con la gente in pace senza i rumori molesti delle vie centrali e senza la calca della gente. Insomma una bella giornata passata in compagnia, fra amici e senza l’ombra di contestazione di nessun genere, anzi i cittadini che sono passati a trovarci erano tutti contenti e incuriositi dalla novità dei vini Israeliani e ci hanno fatto tantissimi complimenti della loro qualità. Abbiamo vinto questa battaglia, ma la guerra contro il boicottaggio e contro la campagna di terrorismo atta a indurre la gente a rigettare per paura qualsiasi cosa che riguarda Israele, è appena iniziata.

E noi la combatteremo fino alla fine, senza lasciarci intimidire e senza sconti per nessuno.

Aggiungo un’annotazione in merito alle foto: alle quattro circa del pomeriggio il grossista israeliano, essendo osservante, se n’è andato perché stava per iniziare la festa di sukkot; a partire da quel momento è stato Eyal a provvedere agli assaggi e alle vendite e di conseguenza, essendo impegnato lì, non gli è stato possibile provvedere a fare foto, proprio nei momenti di maggiore affluenza. Quelle che vedete qui sono quelle scattate la mattina, quando l’affluenza era modesta in tutta la sagra.
sagra 1
sagra 2
sagra 3
sagra 4
sagra 5
barbara

TUTTI IN PIAZZA PER LA LIBERTÀ E PER LA DEMOCRAZIA!

Sabato sera alle ore 22 avrà luogo al teatro Elfo Puccini di Milano uno spettacolo del cantante israeliano Idan Raichel. Naturalmente i soliti diversamente intelligenti, diversamente democratici, diversamente amanti della giustizia, della libertà, della pace e – decidiamoci a dirlo chiaro e forte, una buona volta – dei palestinesi (con le loro coraggiose azioni hanno messo sul lastrico novecento famiglie palestinesi che lavoravano a Maalè Adumim, per dirne solo una) si sono mobilitati per boicottarlo (qui, per chi non sia debole di stomaco, uno dei loro deliri).
Poiché noi, a differenza di loro, non amiamo la violenza, non amiamo gli scontri, non amiamo le provocazioni, non andremo a scontrarci con loro nel corso della loro manifestazione, ma andremo a far sentire la nostra presenza, la nostra voce a favore della democrazia, della pace e della libertà e, non ultimo, la nostra solidarietà a Idan Raichel, la sera alle ore 20.30 (cioè – NOTA per gli ebrei osservanti – dopo l’uscita di Shabbat), davanti al teatro.
Boicott
stop
odiano la democrazia
zittire
barbara