OGGI SOLO FIGURE

Molte volte in passato ho pubblicato foto e video dei campi estivi di hamas, in cui bambini dai sette anni in su vengono educati all’odio antiebraico e addestrati all’uso delle armi per uccidere gli ebrei, e degli asili in cui le “feste” consistono nel vestire alcuni da ebrei e inscenare simulazioni di accoltellamenti, sgozzamenti, spari, lanci di bombe a mano da parte degli altri. Bene, qui invece siamo in Ucraina

Come si può vedere dall’abbigliamento, non sono foto di questi giorni di guerra, per prepararli a sostituire i padri o i fratelli più grandi fra qualche anno: qui siamo in piena estate. Infatti queste foto risalgono al 2015: è da allora che stanno preparando i bambini alla guerra.

Meglio coltivarli da piccoli, che non ti vadano a crescere col vizio della pace e della compassione.

Intanto insegniamogli a fare la faccia da cattivi, poi il resto arriverà.

Se non sbaglio, la prima riga dice “ideia (dovrebbe essere il congiuntivo del verbo andare) v (preposizione di moto a luogo) nazii”.

Libro e moschetto in versione nazista?

Poi c’è la foto dei macellai di Bucha, il battaglione responsabile della strage

Peccato che la foto sia stata scattata durante il servizio di leva, che la maggior parte di loro non sia più in servizio nell’esercito e che almeno due di loro, rintracciati e interrogati, non abbiano mai messo piede in Ucraina.

Poi ci sono le proscrizioni: dopo le liste dei giornalisti che osano porsi domande, soprattutto su questioni che appaiono decisamente ambigue o sospette, e dopo le liste dei politici che non si scherano anima e corpo con l’Ucraina e non chiedono la testa di Putin su un vassoio d’argento, pubblicate e poi riprese da quella cloaca che è ormai diventata informazione corretta, dopo la proscrizione dei russi in quanto russi e di tutto ciò che è russo in quanto russo, eccoci arrivati alla proscrizione di chi si rifiuta di condannare tutto ciò che è russo in quanto russo, e così ci sono queste due

E poi c’è il balletto ucraino che si dovrebbe esibire in Italia con Il lago dei cigni, ma da Kiev arriva il niet, e lo spettacolo non ci sarà (cioè un’autorità straniera decide che cosa si può o non si può fare IN CASA NOSTRA: a proposito di stato di diritto… Ormai siamo diventati lo stato fantoccio di uno stato fantoccio di uno stato governato da un demente, vedi un po’ tu come siamo ridotti).

Qui invece siamo a Napoli, piazza Cavour, dove gli ucraini hanno messo questi enormi poster con nomi e foto di persone che ritengono colpevoli di non avere denunciato quelli che ritengono i crimini russi, con invito aperto a punirle

E, sempre restando in Italia, pare che ci sia anche questa cosuccia qui

E concludo con questo splendido discorso, meritevole soprattutto per lo spettacolo dato dall’ascoltatore

(NOTA: la maggior parte di queste immagini le ho rubate a Fulvio Del Deo)

barbara

E TORNIAMO A PARLARE DELLA GUERRA

Tv e giornali e politici e Vaticano e umanitaristi: gli Armeni sono decapitati dai vostri nuovi “amici”

L’Italia a Baku per il gas. Al governo nessuno fiata sulla “Bucha armena”, civili e soldati Armeni fatti a pezzi dai soldati Azeri, tutto ripreso in video che nessuno ha avuto il coraggio di mostrare

“Sono lieto di annunciare che oggi gettiamo le basi per un ulteriore rafforzamento della cooperazione fra Italia e Azerbaijan, che auspico conduca a un ulteriore consolidamento del nostro partenariato economico e commerciale”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in visita a Baku (l’Azerbaijan ha anche annunciato l’apertura di “centri culturali azeri” in Italia). 10 miliardi: tanto vale l’interscambio fra Azerbaijan e Italia. Di Maio ha anche siglato la nascita di una università italo-azera a Baku. Poi il nostro capo della diplomazia è intervenuto su Bucha: “Crimini di guerra, la Corte penale internazionale li punirà”. In attesa che si faccia luce su quanto successo in questa piccola città dell’Ucraina, l’indignazione è d’obbligo. Ma gli Armeni decapitati non hanno meritato un secondo e una riga sulle nostre tv e giornali per aver subito lo stesso. Paolo Mieli sul Corriere della Sera di oggi critica il presidente ucraino Zelensky per aver evocato un “genocidio”. Non so se sia un termine adatto, ma so che c’è un popolo, quello Armeno, che un genocidio lo ha davvero subito, il primo del Novecento, e che continua a subire nell’indifferenza europea. Ma se ad esempio il presidente francese Emmanuel Macron il 9 marzo annunciava un “sostegno incrollabile all’Armenia”, nessuna alta carica italiana ha mai fatto menzione del piccolo stato cristiano nel Caucaso.
Anche senza evocare la sproporzione di perdite militari (1.300 soldati ucraini caduti su 40 milioni di abitanti contro 3.800 soldati armeni caduti su 2.9 milioni di abitanti), restiamo all’orrore per i civili. Mentre l’Italia negoziava a Baku, l’Armenia diffondeva un rapporto: “Ci sono ancora 187 soldati armeni e 21 civili armeni dispersi, mentre l’Azerbaigian tiene ancora 38 armeni prigionieri di guerra, tre dei quali civili”. Sappiamo anche che i soldati azeri hanno ucciso 19 soldati e civili armeni dopo la fine delle ostilità, quando erano loro prigionieri, protetti dalla Convenzione di Ginevra. Abbiamo anche i nomi dei morti ammazzati.
Eppure, tv e giornali potevano vedere tutti i video degli anziani armeni decapitati dalle forze azere nel Nagorno-Karabakh. Decapitati da uomini in uniforme delle forze azere, non bande o miliziani no, ma dall’esercito regolare. “È così che ci vendichiamo, tagliando le teste”, dice un soldato azero fuori campo. Genadi Petrosyan, 69 anni, non voleva lasciare il villaggio mentre le forze azere si avvicinavano. Come Yuri Asryan, 82enne che si era rifiutato di lasciare il villaggio. Nessuno conosce il nome di Victoria Gevorkyan, una bambina armena di 9 anni prima vittima della seconda guerra lanciata dall’Azerbaijan.
Abbiamo orrore dei mercenari usati da Vladimir Putin nella guerra in Ucraina, ma non dei mercenari di Recep Tayip Erdogan nella stessa guerra. Gli stessi mercenari che turchi e azeri avevano chiamato per uccidere gli armeni nel Karabakh, come ha appena raccontato Armenpress: “La Turchia ha inviato 2.000 militanti siriani rimasti nel Nagorno Karabakh dopo aver combattuto per l’Azerbaigian contro le forze armene in Ucraina per combattere contro la Russia”.
In una pagina sono raccolti video atroci realizzati dagli stessi soldati azeri contro gli armeni, civili e militari: un giovane armeno decapitato e i soldati azeri che ridono, esultano e celebrano mentre uno di loro usa un coltellaccio da cucina per tagliargli la gola; un anziano armeno che implora per la vita, mentre un soldato azero lo tiene e gli taglia la gola; soldati azeri che trascinano civili armeni fuori dalle case sul marciapiede e poi li uccidono; soldati azeri che mutilano i soldati armeni, tagliando loro parti del corpo; soldati azeri che bruciano il corpo di un armeno. E così via, di orrore in orrore.
Impossibile dimenticare che quando nel 1988 in Armenia un terremoto fece 25.000 morti, in Azerbaijan ci furono feste e danze di giubilo per ringraziare Allah di aver colpito i vicini “infedeli”.
Una delle vittime armene dei soldati azeri si chiamava Alvard Tovmasyan, disabile che soffriva di malattie mentali. I parenti hanno identificato il suo corpo nel cortile della sua casa a Karin Tak, un villaggio dell’Artsakh. Suo fratello Samvel l’ha riconosciuta dai vestiti. Piedi, mani e orecchie di Tomasyan erano stati tagliati.

Il presidente azero decora Ramil Safarov, l’ufficiale azero che a Budapest a un corso di inglese della Nato ha decapitato Gurgen Margaryan, un altro partecipante, mentre dormiva. Il movente? “Margaryan era armeno”. (NOTA: sotto la pecetta bianca c’è la testa mozzata dell’armeno tenuta per le orecchie)

Le Monde rivela di un’altra dozzina di video che mostrano scene che vanno da calci in faccia a civili armeni coscienti ad accoltellamenti in faccia a cadaveri con l’uniforme armena. La BBC ha il video di altri due civili armeni uccisi a sangue freddo. Come Valera Khalapyan e sua moglie Razmela, assassinati nella loro casa dai soldati azeri, che poi hanno tagliato loro le orecchie. Uccisi come “cani” (il dittatore azero Alyev così chiama gli armeni) dai soldati azeri non in tempo di guerra, ma di “pace”.
Eppure, il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, Cardinale Gianfranco Ravasi, ha stretto un accordo con la Fondazione Aliev. Il Segretario di Stato della Santa Sede, Cardinale Pietro Parolin, aveva già consegnato al primo Vicepresidente della Repubblica dell’Azerbaigian, Mehriban Alieva, che è anche la moglie del dittatore azero, il nastro con la Gran Croce dell’Ordine di Pio IX, la più alta onorificenza ecclesiastica a un non cattolico. Nel 2013, Ravasi era andato a Baku per organizzare una mostra di arte aver nei Musei Vaticani.
Ieri il ministro degli Esteri dell’Ucraina ha chiesto all’Unesco di espellere la Russia perché in questa guerra una ventina di chiese sono state colpite e danneggiate. Richiesta che è molto facile che venga accolta. Peccato, ancora una volta, per il doppio standard. “Conoscete la chiesa di Santa Maria a Jibrail? È improbabile che l’abbiate visitata in passato, ma non potrete più farlo: è stata completamente rasa al suolo dagli azeri”, scrive su La Croix Nathalie Loiseau, ex ministro degli Affari europei francese. “Siete mai stati a Shushi? Se i vostri passi vi portano lì, non troverete più la Chiesa Verde, profanata e distrutta, come la Cattedrale di San Salvatore che è stata bombardata. A Mataghis, la chiesa di San Yeghishe è stata vandalizzata. Ogni giorno, lapidi, statue e cimiteri armeni vengono demoliti”. Loiseau ha lanciato un appello: “Faccio appello ai presidenti del ‘gruppo di Minsk’, Francia, Stati Uniti e Russia, affinché intervengano con l’Azerbaigian. Faccio appello all’Unione europea affinché ottenga da Baku chiare assicurazioni che il patrimonio culturale armeno sarà preservato. Faccio appello all’Unesco…Non lasciamo che le chiese armene siano distrutte”. Se non fosse che l’Azerbaigian ha ipotecato l’Unesco. Nel 2004 alla vicepresidente dell’Azerbaigian Mehriban Aliyeva (e moglie del presidente Ilham Aliyev) è stato dato il titolo di Ambasciatore di buona volontà dell’Unesco, una posizione che organizzazioni come il Centro europeo per la libertà di stampa e dei media hanno chiesto l’Unesco di ritirare. L’Unesco, a corto di denaro, quando ha perso il 22 per cento del suo budget l’Azerbaigian gli ha dato un contributo di 5 milioni di dollari. Nessun paese europeo, mentre gli Azeri distruggevano le chiese armene, si sono mai sognati di chiedere di cacciarli dall’Unesco.
E la pulizia etnica degli Armeni, la distruzione delle loro chiese e cimiteri quindi della loro memoria, le stragi di civili inermi, hanno avuto il risultato sperato: l’Armenia potrebbe essere sul punto di cedere quel che resta del Karabakh, incapace di difenderlo dall’Azerbaijan.
Non una sola trasmissione televisiva in 44 giorni di guerra contro gli armeni. Non un solo fotogramma apparso sui grandi quotidiani. Non un solo appello della società civile, degli scrittori, dei politici, degli intellettuali, di tutti quelli che si abbeverano ai report di Amnesty International. Eppure ce ne erano. “Ci sono voluti quattro giorni per bandire la Russia dalle principali competizioni sportive, mentre i leader occidentali hanno assistito con gioia al campionato europeo a Baku, quando centinaia di prigionieri di guerra armeni erano ancora detenuti illegalmente e spesso torturati”, scrive questa settimana l’Armenian Spectator. Un doppio standard che si spiega forse con il fatto che “l’Armenia è un paese di 3 milioni di abitanti e ha un Pil simile al Madagascar, di contro l’Azerbaijan è uno dei principali fornitori di idrocarburi in Europa”.
Da qui la totale impunità denunciata da Simon Maghakyan su Time Magazine sempre di questa settimana: “Aliyev ha completato la cancellazione di 28.000 monumenti armeni medievali a Nakhichevan, che avrebbero dovuto essere protetti dall’Unesco ma che secondo Aliyev non sono mai esistiti. Ha promosso un ufficiale azero che aveva ucciso il suo compagno di classe armeno addormentato durante un addestramento della Nato in Ungheria. Akram Aylisli, un tempo l’autore più venerato dell’Azerbaigian, ora vive agli arresti domiciliari per aver scritto un romanzo che commemora l’antichità armena del suo luogo di nascita. I cimiteri armeni recentemente occupati dall’Azerbaigian sono demoliti. Lo scorso marzo, quando il giornalista italiano Claudio Locatelli ha intervistato un soldato azero volontario in Ucraina, quello che Aliyev chiama ‘il modello azero di multiculturalismo’ è stato in piena mostra. ‘Siamo tutti fratelli: musulmani, ebrei, cristiani’, si vantava il soldato. Ma quando gli è stato chiesto degli armeni, ha detto ‘sono peggio degli animali’. Ma tale politica richiede una tacita approvazione internazionale sotto forma di un silenzio quasi universale”.
E quel silenzio glielo abbiamo garantito a dovere. Io invece non sono disposto, in nome della guerra politica, morale ed economica alla Russia, a lasciare che il nostro silenzio, le nostre complicità e le nostre collusioni morali ed economiche ci facciano accettare la guerra di annientamento e di logoramento di 100 milioni di turchi e azeri con cui stanno cancellando uno dei due piccoli paesi che mi stanno a cuore (oltre a Israele): la piccola Armenia. Un paese, come l’Ucraina, che è stato terra di confine tra civiltà diverse, fra alterne vicende e aspri conflitti e che dovettero spesso protettorati, invasioni e devastazioni.
I “massacri hamidiani” contro gli armeni iniziarono alla fine del 1894 e si protrassero fino all’estate del 1896. Il sultano Abdul Hamid decise di dare al problema armeno una “soluzione finale”. Un testimone oculare, l’ambasciatore Alberto Pansa, ci ha lasciato una descrizione terrificante: “Gli armeni non si difendono: per le strade quando si trovano davanti al turco si buttano in ginocchio: queste bande armate di un grosso bastone con una punta ferrata con la quale colpiscono alla testa l’armeno che cade insanguinato, passano delle carrette che raccolgono cadaveri, li buttano accatastati su tali carri, il sangue cola ed i cani seguono questo lugubre carro leccando il sangue. Arrivano al Bosforo e ve li buttano. Questo barbaro massacro continua per tre giorni per ordine del sultano che vuol sterminare gli armeni”. Solo in quell’occasione furono trucidati a Costantinopoli migliaia di armeni. Grande fu il lavoro della Conferenza degli ambasciatori per cercare, inutilmente, di far cessare i massacri. L’Italia vi era rappresentata da Pansa, piemontese. Ospitò nell’ambasciata e nei consolati moltissimi armeni, si aggirò per le strade allo scopo di salvarne altri, tanto che per il suo coraggio venne decorato al valor civile. Saverio Fera, presidente del Comitato “Pro Armenia”, disse che occorreva cacciare il “turco dall’Europa” e sostituire l’impero ottomano con una confederazione di popoli liberi. Al tempo l’Italia aveva ancora coraggio. Il presidente del Consiglio Crispi spedì ai Dardanelli due corazzate, la “Umberto I” e la “Andrea Doria”. Crispi ordinò di mettersi a disposizione del comandante inglese, che venne informato che l’Italia aveva pronto un corpo di 50.000 soldati per l’attacco ai Turchi. Ma gli Armeni alla fine vennero abbandonati a se stessi.
Oggi non saremmo neanche più in grado di pronunciare le parole di Francesco Crispi alla notizia dei primi massacri di armeni: “L’Italia ha dei doveri speciali verso gli armeni, la cui cultura intellettuale e religiosa ha in Italia radici più estese e più profonde che in qualsiasi altro Paese d’Europa”.
Oggi la nostra pusillanimità non è neanche più celata.
Giulio Meotti

E sempre più appare evidente che i filo ucraini – o, per meglio dire, filozelenskiani, talmente affascinati dal guitto (che compare unicamente con l’abito di scena, ossia la maglietta verde militare: deve averne ordinato uno stock di 180 capi per fronteggiare i primi sei mesi di guerra) da avere cominciato a chiamarlo eroe fin dal primo giorno di guerra, esattamente come a suo tempo veniva dai suoi fans chiamato eroe il terrorista Arafat, e non a caso qualche mente geniale ha pensato bene di proporre anche lui per il Nobel per la pace – sono esattamente come i filo palestinesi: del popolo “invaso”, del popolo “oppresso”, del popolo “martire” non gliene frega una cippa, il loro unico motore è l’odio: odio per Israele gli uni, odio per la Russia gli altri. L’importante, per avere sostenitori, è scegliersi il nemico giusto: tirare missili su Israele, rapire israeliani, massacrare israeliani, guardandosi bene dal rispettare gli accordi firmati, e appena Israele reagisce ecco scatenarsi il latrato dei cani rabbiosi e la pioggia di miliardi ai poveri palestinesi vittime dell’oppressore; bombardare massacrare bruciare vivi i russi, guardandosi bene dal rispettare gli accordi firmati, e appena la Russia reagisce ecco scatenarsi il latrato dei cani rabbiosi e la pioggia di miliardi e di armi (oltre a tutti i miliardi e a tutte le armi piovute negli ultimi anni) ai poveri ucraini vittime dell’invasore. E tutte le altre vittime del mondo che si sono scelte i nemici sbagliati, si fottano.

barbara

PER APPROFONDIRE ANCORA UN PO’

Alcune riflessioni di Toni Capuozzo

Alcune riflessioni di Fausto Biloslavo

Per chi ha più tempo, un’analisi approfondita

Quest’ultima cosa non la metto in chiaro, perché già il fermo immagine iniziale non credo sia per tutti. C’è un video, che NON ho guardato, accompagnato da questa descrizione:

These are Russian paratroopers lying on the ground, they were ambushed while retreating on March the 30th.
So they were held captive, strapped and then the Ukrainians cut their throats, that is why you can hear that horrendous rattle.
After that Ukrainian thugs were mocking helpless prisoners of war listening to them gasping for air through cut open throats and only after that killed them off with a gun.

Lo guardi chi se la sente.
Quanto a me, concludo con la domanda che le persone più ragionevoli si sono poste: è davvero credibile, pensabile, che un esercito in ritirata – ritirata, non la rotta di Caporetto – e che è sotto la lente d’ingrandimento del mondo intero, si lasci dietro centinaia di cadaveri massacrati per farsi accusare di crimini di guerra e costringere – guarda caso… – la NATO a intervenire direttamente?

barbara

VI RICORDATE LA STRAGE DI JENIN?

«Si parla di fosse comuni con i bulldozer dell’esercito che cercano di nascondere le prove come a Srebrenica» (clic)

«A Jenin vi erano esecuzioni e fosse comuni, corpi anneriti e straziati, brandelli di carne umana … 1200 profughi sono ancora dispersi … sono almeno 150 i corpi delle vittime che sono già state identificati. Nessuno conosce il destino dei 500 partigiani che per otto giorni difesero Jenin dallo strapotere militare israeliano. Secondo la gente del campo molti corpi sono stati gettati dai bulldozers nella rete fognaria, altri sono stati bruciati o sepolti in fosse comuni in uno speciale cimitero dove l’Idf seppellisce i corpi di forze nemiche o terroristi». (clic)

Migliaia di morti seppelliti con le ruspe nelle fosse comuni, giornalisti testimoni oculari che hanno visto personalmente mucchi di centinaia di cadaveri, titoli urlati su tutti i giornali, maledizioni urlate contro gli infami nazisionisti, condanne dell’Onu, condanne di Amnesty International… Alla fine i morti erano 52, di cui 42 terroristi e la maggior parte dei rimanenti 10 erano civili di cui i terroristi si erano fatti scudo.

Adesso è il turno della strage di Bucha, dell’orrore di Bucha, titoli urlati su tutti i giornali, maledizioni urlate contro i russi infami (la cosa più spettacolare che ho trovato è che la cosa è credibilissima perché… i sovietici a suo tempo si sono resi responsabili della strage di Katyn! Che uno dice non ci credo, ditemi che è uno scherzo, ditemi che è una battuta, ditemi che l’ha detto un ubriaco, non può essere vero, non è possibile…) E chi sono i primi a buttarsi sulla “notizia” come cani famelici? Gli infami negazionisti delle stragi ucraine, quelli che negano che quei quattordicimila morti siano mai esistiti, quelli che pretendono che tutte le notizie, tutte le testimonianze, tutte le documentazioni delle distruzioni deliberate, dei bombardamenti di case scuole asili ospedali, tutti i massacri, tutti i morti siano propaganda russa. E in una spettacolare giravolta che neanche Yuri Chechi nei suoi momenti migliori, accusano di negazionismo chi si azzarda a far notare che in questa “strage” di Bucha c’è qualche conto che non torna.

Bene, fra un momento mi mostrerò un’altra bella paccata di documenti molto molto interessanti, ma siccome probabilmente i soliti noti si rifiuteranno di guardarli  dando per scontato che sia la “solita” propaganda russa, provvedo prima a informare che

LA RUSSIA HA CHIESTO DI CONVOCARE UNA RIUNIONE URGENTE DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU PER ESAMINARE GLI EVENTI DI BUCHA, MA LA PRESIDENZA BRITANNICA HA RIFIUTATO: culo che trema? Paura di quello che emergerebbe da un’indagine VERA? Non dovrebbero essere ansiosi di inchiodare la Russia con prove schiaccianti, inoppugnabili, inattaccabili da qualunque tentativo di smontarle? O non sarà che in realtà sanno già benissimo che cosa emergerebbe da un’indagine che andasse al di là di un paio di immagini date in pasto alle scimmiette dello zoo?(clic)

E ora guardate questo video: è il sindaco di Bucha che parla dopo che i russi se ne sono andati. Non importa capire che cosa dica: il suo viso e il suo tono esprimono tutta la felicità, tutto il sollievo per il ritiro dei russi: vi sembra uno che ha trovato le strade piene di morti con le mani legate? Vi sembra uno che sta parlando di una strage?

https://m.facebook.com/watch/?v=451837926737228

E ora guardate quest’altro video: è del 2 aprile, tre giorni dopo il ritiro russo, e vi si vedono le forze speciali della Polizia Nazionale che passano dove sono passati i russi. Contate i morti che vedete sulla strada, ma contate bene, mi raccomando, magari prendete un pallottoliere e spostate una pallina alla volta continuando a guardare, così non rischiate di distrarvi o di imbrogliarvi coi conti

E ora vi metto la traduzione automatica del testo che accompagna il video. Facciamo bene attenzione a che cosa dice esattamente:

Forze speciali della Polizia Nazionale per ripulire l’area di Bucha
Polizia nazionale dell’Ucraina
In città lavorano i soldati del reggimento costituito del riconoscimento speciale della Polizia Nazionale “SAFARI”, al cui magazzino i rappresentanti degli agenti di polizia del riconoscimento speciale, i soldati del KORD e del Tor, nonché gli specialisti del servizio vibuhotecnico, sono andati al magazzino.
Oggi, 2 aprile, vicino alla città fortificata di Bucha, nella regione di Kiev, le forze speciali della Polizia nazionale ucraina hanno iniziato a ripulire il territorio dai sabotatori e complici dell’esercito russo. Gli specialisti del servizio vibuhotecnico conducono un’ispezione della milizia dei mali militari nella Federazione Russa ed esaminano oggetti e munizioni vibro-insicuri che non sono esplosi.
Pravokhorontsi rivede la pelle della porta e ukrittya, collaborando con le persone e dando aiuto ai residenti locali.
Mistani, che ha avuto la possibilità di sopravvivere all’occupazione dell’occupazione, per quanto possibile per proteggere le forze dell’ordine.
Gli agenti di polizia possono fare qualsiasi cosa per stabilire la legge e l’ordine nei territori selvaggi, ma gli scudieri potrebbero tornare nel posto giusto.

Quello che segue è un commento al video:

You “cleanse” the city that the Russian troops left, you show the streets. Where are the hundreds of corpses that the Russians supposedly left behind? You cleared Bucha of people with white armbands, which meant a neutral or positive attitude towards the Russians, you used precisely these killed people to shoot a provocation – people with armbands lay on the streets and in the basement, where they were allegedly tortured by Russians. The Russians help with humanitarian aid to civilians in other cities, but it was in Bucha that hundreds of people were killed. Who are you trying to fool with this?

Poi, completato il lavoro di “ripulitura”, il giorno dopo, 3 aprile, ecco le strade piene di morti, non irrigiditi come dovrebbero essere dei corpi uccisi almeno quattro giorni prima, con molto meno sangue di quanto ci si aspetterebbe su gente ammazzata da bestie selvagge, come su molti social vedo dipingere i russi, e il sangue che c’è non è ancora rappreso.

Parecchi altri documenti qui

Aggiungo questo compendio che fa un po’ il punto della situazione in italiano.

Lorenzo Capellini Mion

Bucha, Ucraina
Il corrispondente militare “KP” Alexander Kots ripristina la cronologia di ciò che è accaduto nella periferia di Kiev: i civili di Bucha sono stati fucilati dai nazisti “Boatswain”, come da video già rilasciato.
“Il 2 aprile (4 giorni dopo che il Ministero della Difesa della Federazione Russa aveva annunciato il raggruppamento e le nostre truppe hanno lasciato la città e la Polizia Nazionale dell’Ucraina è entrata a Bucha.
Sul web è stato rilasciato un lungo video del loro lavoro per “ripulire” la città. (vd link tra i commenti)
C’è tutto per capire l’atmosfera lì: macchine accartocciate, edifici distrutti, gente del posto gioiosa, uno dei quali dice che volevano sparargli per i simboli ucraini, ma per qualche motivo ha cambiato idea.
Non ci sono corpi sparsi per la città.
Lo stesso giorno, le unità della Terodefense di Kiev sono entrate a Bucha per ripulire.
Tra questi c’è un distaccamento di un certo comandante e proprio nel filmato della loro videocronaca, uno dei militanti gli pone la domanda: “Ci sono ragazzi senza bracciali blu, si possono sparare?” “Puoi!” – risponde felicemente l’altro.
E questo è il punto chiave.
Il capo è un noto neonazista Sergei Korotkikh. È stato lui a dare il via libera a sparare su persone prive di contrassegno (i bracciali blu sono il contrassegno che distingue un “amico o nemico” delle forze ucraine).
È evidente dal sangue non rappreso e dai corpi non ancora irrigiditi che non furono uccisi il 30 marzo.
I nazisti hanno ucciso persone per strada senza sapere se avevano armi o meno.
E qualcuno è stato catturato e torturato.
Tra i morti ci sono persone con bracciali bianchi molto probabilmente uccisi come “agenti delle truppe russe” o “collaboratori” che collaboravano con le “autorità di occupazione”.
Qui per altro abbiamo il video del sindaco ucraino di Bucha al suo rientro molto felice che la sua città abbia visto partire i russi.
Non parla di carneficina… E sembra sereno e orgoglioso.
Poi è iniziata la grande macabra messa in scena, anche secondo il giornalista americano Michael Tracy utilizzando il materiale propagandistico sugli omicidi di Bucha, Kiev vuole attirare Washington e i paesi della NATO a partecipare alle ostilità scatenando la terza guerra mondiale.
Andrà peggio.

Spiacente ragazzi, ma ho passato più di vent’anni a fare le pulci alle notizie su Israele: queste puttanate dovete andarle a raccontare a qualcun altro.
Aggiungo ancora una riflessione a mio avviso meritevole di attenzione.

Fabrizio Agnocchetti

Personalmente sono di gran lunga più preoccupato dalla potenziale implosione del millenario impero russo, che dell’integralità territoriale dello Stato ucraino. Sono mille volte più sensibile ai malumori della collettività russa, che allo spirito revanscista di polacchi e rumeni.
Sarò tacciato di cinismo dalle anime belle dei salotti pseudo-progressisti con la erre moscia, ma io non ci penserei un secondo a sacrificare le (legittime) aspirazioni del popolo ucraino per salvaguardare la stabilità del pianeta da un cataclisma dagli effetti totalmente imprevedibili nel loro grado di disastrosa gravità per l’intera umanità.
Non è cinismo, ma realismo. O cinico realismo, chiamatelo come vi pare.
E la mia preoccupazione non è cominciata all’improvviso, da un giorno all’altro, il 24 febbraio. E neanche con il golpe del 2014.
È cominciata con l’entrata nella NATO dei Paesi Baltici nel 2004. Cioè da quando gli apparati americani hanno cominciato a giocare al gatto col topo con gli apparati russi.
Da allora è stato un crescendo senza freni nella più totale irresponsabilità. Come fare esercizi ginnici con una torcia di fuoco su una distesa di benzina.
E la catastrofe cui ci ha portato non sembra affatto interrompere il pericolosissimo gioco. Il Pentagono sta trattando la più grande potenza nucleare mondiale come una Serbia, un Iraq o una Libia qualunque. Io faccio fatica a capire dove vogliano arrivare…a vedere la prima atomica russa sganciata su un villaggio ucraino? Così poi non saranno più solo gli americani a essere ricordati nella storia per averla usata?
Altrimenti a cosa punta il Pentagono?
Sono sincero, io non l’ho capito…
Mentre i Fubini con i loro appassionati accoliti fanno il tifo per Zelensky, io spero ogni giorno che la CIA abbia la meglio sul Pentagono, nel braccio di ferro tra i due più potenti apparati americani, da cui dipendono le sorti del mondo.

Alla fine della prima guerra mondiale si sono disintegrati l’impero asburgico e quello ottomano, ed è imploso quello zarista. I decenni successivi non sono stati proprio felicissimi.

E concludo con questi due russi meravigliosi

barbara

VIA DALL’INFERNO

Via dall’inferno per i residenti di Mariupol, finalmente liberati dall’esercito russo

https://t.me/RVvoenkor/6402

“Grazie per averci tirato fuori da questo inferno!” – residenti di Mariupol
Dopo aver trascorso più di un mese negli scantinati, i residenti dei quartieri liberati di Mariupol escono per incontrare i nostri militari. Grazie e chiedi una foto (traduttore automatico)

Via dall’inferno per Anna Ivanova Malygina, 97 anni, tenuta in ostaggio dai neonazisti di Azov per 23 giorni. In sedia a rotelle. Per una settimana ha bevuto solo acqua.

Questa è la seconda prigionia di Anna Ivanovna in mano ai nazisti: la prima volta è stata nel 1942 quando i nazisti tedeschi la portarono nella città tedesca di Birkenfeld; anche allora a liberarla furono i russi, nel 1945.

E questa è un’ambulanza ucraina

usata per trasportare i combattenti, esattamente come quelle palestinesi. Prepariamoci a sentire gli strilli sui crimini di guerra russi, quando ne colpiranno una. Tra l’altro hanno anche provato a mandare al macello i combattenti stranieri, che però non ci hanno messo molto ad aprire gli occhi e darsela a gambe.

Questo è invece l’attore, beccato per una volta senza essersi preparato la parte

(Un Ebreo che glorifica il collaboratore dei nazisti Stepan Bandera.
Un Russo che ha basato la sua carriera sulla derisione dei Russi per alimentare l’odio verso di loro.
Un Ucraino che ha portato il suo paese in guerra perché pagato profumatamente per farlo – FDD.
No, non sono tre persone, è sempre lui, la marionetta dei dem americani)

E pensare che già sette anni e mezzo fa Nigel Farage aveva fortemente raccomandato di smetterla di provocare Putin, perché a forza di insistere, prima o poi lo avrebbero costretto a rispondere, prima o poi si sarebbe arrivati alla guerra

E sembra davvero difficile dubitare del fatto che l’America, l’America dei democratici, l’America di Obama e Biden e Clinton e Pelosi e ora anche Harris abbia voluto e voglia la guerra con tutte le proprie forze, anche nucleare se necessario, pur di mettere in ginocchio la Russia. Una guerra da combattere fino all’ultimo ucraino – o anche fino all’ultimo europeo, tanto l’Atlantico è largo a sufficienza.

Quanto al “massacro di civili di Bucha” denunciato dai degni allievi dei pallestinari e, come quelli, immediatamente propagandato dai media compatti:

Mosca: “I video di Bucha sono un’altra produzione del regime di Kiev per i media occidentali”

Pubblichiamo la traduzione della dichiarazione del Ministero della difesa russo a proposito dei “crimini russi” a Bucha  in Ucraina divenuta virale attraverso i media filo Nato occidentali

 “Tutte le fotografie e i materiali video pubblicati dal regime di Kiev, che testimoniano i “crimini” del personale militare russo nella città di Bucha, regione di Kiev, sono un’altra provocazione.
Durante il periodo in cui quest’area era sotto il controllo delle forze armate russe, nessun residente locale civile ha subito azioni violente.
Vorremmo soprattutto sottolineare che tutte le unità russe si sono ritirate completamente da Bucha il 30 marzo, il giorno dopo il round di colloqui faccia a faccia tra Russia e Ucraina in Turchia.
Inoltre, il 31 marzo, il sindaco della città di Bucha, Anatoly Fedoruk, ha confermato nel suo video messaggio che non c’erano militari russi in città, ma non ha nemmeno menzionato alcun residente locale colpito nelle strade con le mani legate.
Pertanto, non è sorprendente che tutte le cosiddette “prove dei crimini” a Bucha siano apparse solo il quarto giorno, quando gli ufficiali dell’SBU (servizio di sicurezza ucraino) e i rappresentanti della televisione ucraina sono arrivati in città. Particolarmente preoccupante è il fatto che tutti i corpi delle persone le cui immagini sono state pubblicate dal regime di Kiev, dopo almeno quattro giorni, non si sono induriti, non hanno le caratteristiche macchie cadaveriche e c’è sangue sulle ferite.
Tutto questo conferma inconfutabilmente che le fotografie e i video di Bucha sono un’altra produzione del regime di Kiev per i media occidentali.” (Qui)

Pallywood in versione ucraina ha colpito ancora, e il pubblico beota come al solito si beve tutto. Non vi fidate delle fonti russe? Mi sembra giusto, si sa che i russi sono mentitori nati. E allora guardiamo questo video di cinque secondi in cui si vede un “cadavere” che muove una mano e un altro, inquadrato nello specchietto retrovisore, che appena passato il convoglio si tira su a sedere. Precisi identici a quelli palestinesi.

E ora, prima di chiudere, un bel ballo

Irina Rodnina (60 anni al momento di questo spettacolo, e due figli) e Aleksej Tikhonov

barbara