SUPREMATISTA BIANCA

sovranista fascista razzista eccetera aggredisce a calci e pugni poveri immigrati africani, colpevoli unicamente di essere del colore sbagliato

No, sul serio, se non fermiamo Salvini al più presto, finiamo peggio della Germania nazista, peggio dell’America del KKK, peggio del Sudafrica di Pieter Botha. E come se non bastasse ci si mettono anche quei nazisti di triestini che buttano fuori tutti i negri dalla mezza maratona. Roba da vergognarsi di essere italiani. Per fortuna c’è ancora qualcuno che, oltre a esporre coraggiosamente la propria fiera indignazione per il razzismo rosicone (sic!) che stiamo indecorosamente esibendo, ci mette anche quel pizzico (badilate, le chiama lei) di cultura che non guasta mai (nei commenti c’è anche un interessante scambio, che probabilmente verrà presto eliminato, come succede regolarmente a tutti gli scambi in cui non riesce a convincere l’interlocutore della propria intelligenza superiore e sconfinata cultura).

barbara

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RAZZA UMANA UNA BELLA SEGA

Come direbbe Einstein se fosse nato a Livorno. Siccome invece era nato a Ulma, ha detto: “Menschliche Rasse eine schöne Säge”.
Mi ero sempre chiesta come fosse possibile che un uomo di scienza avesse potuto dire una simile puttanata, anzi, non solo detta ma addirittura scritta. Poi un dubbio espresso dall’amico Giovanni mi ha indotta a fare una ricerca, che ha dato immediatamente frutto: la frase, che mai il buon Einstein si è sognato di proferire, è una colossale bufala. La prova? I moduli compilati al momento dell’ingresso negli Stati Uniti nei tre viaggi effettuati nel 1921, nel 1930 e quello definitivo dopo la salita al potere di Hitler, nel 1933.
1921
1930
1933
Come si può chiaramente vedere, nel primo e nel terzo la razza è indicata come “ebraica”; il secondo è illeggibile, e sfido chiunque a vederci un “human”. E se vogliamo fermarci solo un momento a riflettere, ha senso che uno che scappa dalla Germania nazista perché discriminato e in pericolo in quanto appartenente alla “razza ebraica”, si presenti con una richiesta di accoglienza dichiarando qualcosa di diverso da “razza ebraica”? Solo ai soliti buonisti (non aggiungo coglioni, però ci starebbe di un bene, ma di un bene…) italiani (già: pare che la storiella della “razza umana” abbia avuto mercato solo in Italia) poteva venire in mente una simile corbelleria. E guardate come se la ride, alla facciaccia degli imbecilli.
Einstein_laughing
barbara

SCANDALO A CORTE?

Scheletri nell’armadio? Elisabetta nazista? Io, con tutta la buona volontà, riesco a vedere solo una bambinetta che con la sorellina più piccola saltella e si sbraccia a salutare verso la telecamera (sì, c’è anche un momento – forse un secondo, forse due – in cui si ferma e il braccio rimane teso in alto: sfido chiunque a giurare di non essersi mai mai mai mai mai nel corso della propria vita trovato in quella posizione).

Bambinetta che, una volta cresciuta, volle a tutti i costi arruolarsi per dare il proprio personale contributo alla guerra contro il nazismoElizabeth 1
e servì, in tutta umiltà, come camionista.
Elisabeth 2
barbara

CHI SPECULA SUGLI ANIMALI? (PARTE PRIMA)

Chi li adopera? Chi li sfrutta? La via per saperlo ce l’ha insegnata il grande Giovanni Falcone: follow the money. E seguendo la scia del denaro arriviamo, per esempio alla LAV, la centrale operativa di tutti gli animalari in circolazione: a farle un po’ di conti in tasca, si scoprono cose interessanti. Sempre seguendo la via del denaro incontriamo la colossale bufala, che da un po’ impazza per la rete, della “depenalizzazione dei maltrattamenti agli animali”, con appelli – accorati o isterici a seconda dei soggetti – ad opporsi e a firmare petizioni contro di essa. Qui viene dettagliatamente spiegato perché è una bufala e quanto hanno da guadagnarci le associazioni animalare. E ficcando un po’ il naso nei loro affari, possiamo anche apprendere quanto siano pronte, le associazioni animalare, LAV in testa, a sacrificare senza scrupoli i loro beneamati animali quando sono in gioco i loro sporchi interessi.
vegan
(continua)

barbara

NOVE ANNI FA

well..
Nove anni fa, in occasione dell’evento di cui oggi ricorre l’anniversario, componei (compobbi, componsi, componetti, compocqui …) quest’ode immortale (in breve: ho sciolto all’urna un cantico che forse non morrà) che ora vi ripropongo:

Ei fu.
Siccome impavida
dopo la lunga attesa
Suha staccò la spina
e andò a fare la spesa
così i miliardi immobili
in Francia se ne stan.

Naturalmente era opinione comune che la causa della morte fosse l’AIDS, per via, oltre che della compatibilità dei sintomi con la sindrome in questione, delle sue note attitudini sessuali, degli splendidi stalloni che regolarmente si sceglieva come guardie del corpo, degli ululati che, a detta dei testimoni, uscivano dalla sua stanza durante le ammucchiate notturne. E invece no, pare che le cause fossero altre:
Arafat's death
Poi, naturalmente, va assolutamente letto questo.
E infine, giusto per puntualizzare
arafat-rossi
e per rimettere le cose al loro posto

death-arrafat
barbara

AGGIORNAMENTO: qui.

SE C’È UNA COSA CHE MI FA PIÙ SCHIFO DELLE BUFALE

sono le bufale fabbricate sulle tragedie. Soprattutto quando sono fabbricate in maniera tanto sgangherata. Un po’ più di un anno fa ha preso a girare questa immonda cloaca, che sono andata a ripescare. Ora la ripropongo, inserendo in corsivo i miei commenti, perché credo che finora nessuno abbia provveduto a farlo, e l’idea che qualcuno possa prendere per buona una simile fogna mi fa star male fisicamente.

UNA STORIA VERA: LA COLLANA

Notare la precisazione: “una storia vera”, e già questo dovrebbe suggerire se non la certezza, almeno una forte probabilità che non lo sia.

Durante la Shoah un grande numero di donne ebree furono radunate in una piccola cittadina
quale cittadina? E quando esattamente? E quando mai ci sono state deportazioni di sole donne?
per essere inviate alle camere a gas. Appena il gruppo mise insieme i propri affetti personali da portare nel campo,
“affetti”? Mariti zii, cugini, amiche del cuore? A parte il ridicolo refuso, se le donne erano state radunate lì, e dunque non erano di lì, non dovrebbero avere già provveduto a prendere con sé le proprie cose? E se stavano andando alle camere a gas, perché parla di campo? E non sa, l’autore di questa produzione fecale, che le persone che andavano nei campi le proprie cose le portavano fino a lì? Mai sentito parlare dei grandi mucchi di scarpe vestiti giocattoli occhiali eccetera di Auschwitz?
gli ufficiali nazisti chiamarono gli abitanti del villaggio che stavano lì vicino a guardare quello che stava succedendo, e dissero loro: “Potete prendere qualsiasi cosa gli ebrei lasceranno dietro di sé,
chi ha fabbricato questa troiata evidentemente ignora che tutte le proprietà degli ebrei erano patrimonio del Reich, e che chiunque avesse preso anche solo uno spillo era passibile di essere giustiziato sul posto
in quanto certamente essi non torneranno indietro a riprendersi le proprie cose”.
I nazisti provvedevano a informare ufficialmente che si stavano accingendo a sterminare gli ebrei?!
Due donne polacche che stavano lì, videro una donna dietro al gruppo che indossava un grande, pesante, bel cappotto. Non volendo aspettare di vedere se qualcun altro voleva prendere il cappotto,
se la gente era stata invitata a prendere quello che voleva, perché mai si sarebbero dovute preoccupare di vedere se qualcun altro voleva quella roba?
esse corsero verso la donna la colpirono, la fecero cadere a terra, le strapparono il cappotto
ma non è più semplice sfilare un cappotto a una persona in piedi piuttosto che a una a terra?
e se ne andarono. Appena la donna fu portata via, queste due donne polacche frugarono nel cappotto per dividere tra loro il contenuto delle tasche.
? Hanno aspettato che venisse portata via? Avevano paura che chiamasse i carabinieri?
Trovarono all’interno delle tasche gioielli d’oro, candelabri d’argento ed altri oggetti preziosi,
cioè almeno un mezzo quintale di roba, per un volume di mezzo metro cubo, o giù di lì
ma sentivano che il cappotto continuava a pesare più di quanto avrebbe dovuto. Dopo un ulteriore controllo, scoprirono una grande tasca nascosta ed al suo interno videro una piccola bambina!
E qui uno, letteralmente, si piscia addosso dal ridere. Si accorgono della bambina solo per via del fatto che il cappotto pesa troppo, e per trovarla hanno bisogno di “un ulteriore controllo”, e la bambina, dopo che la madre con il cappotto e lei addosso era stata scaraventata per terra, dopo che il cappotto era stato sbatacchiato di qua e di là, era ancora viva e, presumibilmente, in buona salute. Oltre, ovviamente, a non avere mai pianto durante tutti quegli sbatacchiamenti.
Scioccata dalla scoperta, una delle due donne insistette nel
insistette “nel”?
prendere la bambina, dicendo all’altra: “Io non ho figli e sono troppo vecchia ormai per averne. Prendi tu l’oro e l’argento e lasciami tenere la bambina”.
Il patto fu concluso e la donna polacca portò la nuova “figlia” a casa a suo marito che ne fu entusiasta. Essi crebbero la bambina ebrea proprio come fosse la loro, trattandola molto bene, ma non le dissero mai nulla della sua vera storia. La ragazza eccelleva negli studi e divenne una pediatra di successo nel migliore ospedale della Polonia.
Notare “nel migliore ospedale della Polonia”: come “in vendita nei migliori negozi”.
Dopo alcuni anni, la “madre” della ragazza morì. Una settimana più tardi ella sentì bussare alla porta. Entrò una vecchia donna che le disse: “Voglio che tu sappia che la donna che è morta la scorsa settimana non è la tua vera madre”, e le raccontò l’intera storia.
“Una” vecchia donna? Da decenni vivono nello stesso villaggio ed è una perfetta sconosciuta? E parlando di quella che l’interlocutrice da sempre crede essere sua madre, si dice “la donna che è morta la settimana scorsa”?
All’inizio la ragazza non le credette, ma la vecchia donna le disse: “Quando ti abbiamo trovato, indossavi un ciondolo d’oro bellissimo con una strana scritta su di esso che deve essere ebraico. Sono certa che tua madre tenne la collana: trovala”; dopo di ciò la vecchia donna se ne andò.
La ragazza andò a guardare nella scatola dei gioielli della madre e trovò la collana che era proprio come la donna gliel’aveva descritta.
E in tutti quegli anni (per essere diventata medico e poi pediatra e poi di successo, dovrà avere sicuramente almeno trentacinque anni) non l’aveva mai vista? E la donna, che le aveva tenuto nascosta la sua identità, aveva tenuto lì, nella scatola dei gioielli, a portata di mano, una simile prova?
La indossò senza più levarsela.
Evidentemente l’unica persona al mondo a non avere avuto problemi di identità nello scoprire di essere tutt’altro da ciò che aveva sempre creduto…
Un po’ di tempo dopo, ella andò in vacanza all’estero e vide due ragazzi Lubavitch.
Perché una persona che in tutta la sua vita non ha mai visto un ebreo – dal momento che per incontrarne uno le tocca andare all’estero – un bel giorno incontra dei Lubavitch e immediatamente capisce chi sono
Pensando fosse una buona occasione, raccontò loro l’intera storia e mostrò loro la collana. I ragazzi le confermarono che sul ciondolo era scritto un nome ebraico, ma non seppero dirle nulla di più.
Cioè, non sono neanche in grado di dirle che nome ci sia scritto!? Dei Lubavitch!?!?
Le consigliarono, comunque, di mandare una lettera al Rebbe dei Lubavitch spiegando tutta la faccenda.
E qui torno a pisciarmi addosso dal ridere (azz, sarà meglio che finché non ho finito questo lavoro mi metta addosso un pannolone)
Ella scrisse la lettera e ricevette una pronta risposta nella quale era scritto che dai fatti risultava chiaramente che lei era ebrea
“fatti”? Il rebbe ha in mano unicamente un racconto di terza mano!
e che, considerato il fatto che possedeva un particolare talento, avrebbe potuto usarlo in Israele, un posto dove c’era un bisogno disperato di bravi pediatri.
Embè, certo, lo sanno tutti che in Israele non trovi un pediatra neanche a pagarlo oro!
Ella seguì il consiglio del Rebbe e si trasferì in Israele, dove contattò un Beth Din, che la dichiarò ebrea.
Ehm… sicuro che funzioni così?
Fu accettata a lavorare in un ospedale.
Ovviamente senza perdere tempo in scemenze tipo imparare la lingua.
Presto, incontrò quello che sarebbe diventato suo marito, si sposò e si creò una famiglia.
Alcuni anni più tardi, quando venne compiuto l’attentato terroristico al caffè Sbarro nel centro di Gerusalemme ad agosto del 2001, questa donna stava camminando lì vicino con suo marito. Disse al marito di ritornare a casa dai bambini ed ella si precipitò sulla scena dell’attentato dove prestò i primi soccorsi ai feriti e li accompagnò all’ospedale.
Li accompagna con che cosa?
Quando arrivò all’ospedale, incontrò un uomo anziano che era in stato di shock. Stava cercando dappertutto sua nipote che non riusciva più a trovare. Lei cercò di calmarlo ed andò insieme a lui fra i pazienti nel tentativo di cercare la nipote. Chiese all’anziano come avrebbe potuto riconoscerla e lui le fece una rozza descrizione di un ciondolo d’oro che la bambina indossava.
Cioè, lei gli chiede di descrivere la nipote per poterla riconoscere, e lui le parla (rozzamente!!) del ciondolo?
Dopo aver cercato tra i feriti, essi finalmente trovarono la nipote che, infatti, indossava il ciondolo.
Ovviamente aveva provveduto a sbottonarsi la camicia, in modo che chiunque passasse avrebbe potuto riconoscerla dal famoso ciondolo.
Alla vista di tale ciondolo, la pediatra fu gelata. Si girò verso l’anziano e gli chiese: “Dove ha comperato questa collana?”.
“Non è possibile comperare questa collana” egli rispose, “Io sono un gioielliere ed ho fatto io questa collana. In realtà ne feci due identiche, una per ognuna delle mie due figlie. Questa è la figlia di una delle due, l’altra mia figlia non è sopravvissuta alla guerra”.
Così la ragazza ebrea polacca ritrovò suo padre.
PRIMO: l’uomo che nei primissimi anni Quaranta era già nonno, nel 2001 ha più di cento anni: e se ne va in giro per locali? E lavora ancora come gioielliere tanto da poter parlare del proprio lavoro al presente? SECONDO: se nel ciondolo era scritto il nome, come potevano i due ciondoli essere identici? TERZO: anche ammesso che l’altra figlia fosse sensibilmente più giovane di quella uccisa, non può comunque avere meno di settant’anni: e ha una figlia bambina? QUARTO: la pediatra che era già nata nei primi anni Quaranta, nel 2001 ha circa sessant’anni: un tantino troppi per poter essere definita ragazza, e anche per avere dei figli bambini (quelli lasciati a casa e da cui deve andare il marito). QUINTO: l’uomo, in ogni caso, sarebbe suo nonno, non suo padre.

CONCLUSIONE: all’infame individuo che ha fabbricato questo letamaio, auguro di mangiare tanta merda quanta quella che ha prodotto. E chi ha provveduto a diffonderlo, si vergogni.

barbara