DEDICA PER IL PRIMO MAGGIO

Ricevo e pubblico

Oggi, Primo Maggio, Festa dei lavoratori, il mio pensiero è andato a Roberto Mancini,
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il poliziotto scomparso ieri, ucciso da un tumore
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sviluppato per aver fatto bene il proprio lavoro. Da commissario della Criminalpol, negli anni ’90 Mancini aveva indagato sul traffico di rifiuti tossici in Campania e fatto continui sopralluoghi nella Terra dei fuochi. Già nel 1996 aveva denunciato un traffico di rifiuti consistente e pericoloso, facendo nomi e cognomi delle persone coinvolte. Uno dei protagonisti assoluti di quel traffico, l’avvocato Cipriano Chianese, oggi è agli arresti domiciliari dopo che – secondo le accuse – avrebbe smaltito illegalmente rifiuti provenienti dal Nord in queste terre, costruendo così un impero economico. A Chianese sono stati confiscati beni per 82 milioni di euro; Mancini ricevette dallo Stato solo 5mila euro come indennizzo per il cancro che alla fine l’ha portato alla morte.
Oggi il tema Terra dei fuochi è scomparso dai dibattiti o affrontato con due atteggiamenti sbagliati: esagerazione isterica da un lato e sottovalutazione miope e connivente dall’altro. C’è ancora chi nega il problema e blatera di invenzioni mediatiche.
La vita di Roberto Mancini è stata una vita di analisi, ricerca e dedizione per dimostrare che il lavoro è strumento per cambiare la realtà. E’ a lui che dovremmo dedicare questo Primo Maggio.
Roberto Saviano

Credo sia giusto ricordare che oltre ai poliziotti dal manganello facile (e penso anche a Francesco Badano), e oltre ai colleghi dei poliziotti dal manganello facile che accolgono con un caloroso applauso il loro rientro in servizio, ne esistono anche altri. Roberto Mancini aveva 53 anni, era malato da dodici.

barbara

RUTH

Eccola
Ruth F
Si muove. Sta in piedi. Cammina col solo aiuto di un bastone e riesce anche a fare le scale. Muove la mano sinistra così agilmente da compensare, almeno in parte, la temporanea (sì, sono sicura che sarà solo temporanea) latitanza della mano destra. E, soprattutto, la sua testa funziona come meglio non potrebbe.

barbara

RUTH AGGIORNAMENTO

Sta facendo un bombardamento a tappeto, miratissimo, di chemio, radiazioni e cortisone. Alla fine del primo ciclo ha iniziato a muovere un pochino il piede e a riacquistare un minimo di controllo su alcune funzioni vitali che prima, a causa della totale paralisi, erano completamente anarchiche.
Fra non molto il suo gruppo di lavoro effettuerà un viaggio in Grecia, e lei è seriamente intenzionata a prendervi parte. (Sempre detto che quella ragazza è speciale, fin da quando aveva undici anni e quando si parlava della Shoah ad un certo momento, boccheggiando e premendosi le mani sullo stomaco, supplicava di smettere perché non riusciva a reggere tutto quel dolore)

barbara

RUTH AGGIORNAMENTO

Per l’età avevo capito male: compie oggi 28 anni. E domani comincia con la chemio.
Come avevo già detto, il primo sintomo è stato l’intorpidimento delle dita della mano destra; poi, nel giro di qualche giorno, ha perso la sensibilità a tutta la mano, poi anche il movimento, poi a tutto il braccio… Adesso, già da due settimane, ha tutta la parte destra del corpo completamente paralizzata. Il tumore è annidato nel tronco encefalico. Come avevo immaginato, si trova a Vienna, in una clinica specializzata in questo tipo di patologia: ci era entrata per analisi un mese fa, alla comparsa dei primi sintomi, e non ne è più uscita. Sua madre, pur addolorata, è serena: si è convinta che chemioterapia significa automaticamente guarigione, e quindi è certa che di qui a non molto potrà riportarsela a casa perfettamente guarita. Evidentemente ha bisogno di questa illusione per trovare la forza di andare avanti, e naturalmente nessuno cerca di disilluderla.

barbara

RUTH

È stata in assoluto, in 36 anni, la più brillante dei miei scolari. Intelligentissima, appassionata, determinata, una sensibilità più unica che rara. Brillantemente laureata in biologia, in dirittura d’arrivo per il dottorato di ricerca. Sempre lavorando perché il padre professore con quatto figli non ha certo da scialare.
Quattro settimane fa improvvisamente ha sentito le dita delle mani intorpidite. Ieri ha avuto il referto della biopsia: cancro al cervello. Non operabile. Ha compiuto qualche giorno fa 28 anni.
Ruth
barbara

ANCHE CON I CAPELLI

Ai malati di cancro, come ben sappiamo, spesso la chirurgia non è sufficiente, ed è necessario intervenire anche con la chemioterapia, che ha pesanti, a volte pesantissimi, effetti collaterali. Uno di questi è, spesso, la perdita dei capelli. Visto da fuori potrebbe sembrare un problema minore, se non del tutto insignificante, a fronte della sfida che queste persone si trovano ad affrontare, e dalla quale ancora non sanno se ce la faranno a uscire vincitrici, ma provate a immaginarlo: vivevate la vostra vita tranquilla e improvvisamente ha fatto irruzione la malattia, ha cambiato la vostra vita, i vostri progetti, le vostre attività, vi ha costretti a cure fastidiose e dolorose, non sapete se per voi ci sarà un futuro, e adesso vi trovate privati anche del vostro aspetto, della vostra immagine, in un certo senso perfino della vostra identità: davvero, non è una cosa da poco.
Noi non possiamo fare molto per queste persone: non possiamo garantire loro un futuro, non possiamo guarire la loro malattia, non possiamo alleviare la loro sofferenza. Ma una cosa si può fare, e in Israele si sta facendo: donare i propri capelli per queste persone, per permettere loro di guardarsi allo specchio e riconoscersi, per farli sentire a posto almeno nell’aspetto (qui). Un modo per aiutare, quando si vuole, si trova sempre.
cheveux
barbara

CHE FORTUNA PER I BOICOTTATORI!

Adesso ne hanno una nuova da boicottare!

Gli scienziati israeliani offrono la soluzione alla fame

Vediamo che cosa dirà il movimento di boicottaggio di Israele se Israele riuscirà a sviluppare nuove tecnologie per ridurre la fame, rendendo possibile la crescita delle colture nella siccità. Forse incolperà Israele per la riduzione dei prezzi del cibo.

Da: Aryeh Savir, Tazpit News Agency
Pubblicato: 19 agosto 2013

Un team di scienziati israeliani ha sviluppato una nuova tecnologia in grado di minimizzare carestie e conflitti, consentendo coltivazioni in tutto il mondo anche in condizioni di siccità.
Il professor Shimon Gepstein, cancelliere del Collegio Kinneret, dirige un gruppo di lavoro con l’obiettivo di modificare geneticamente una pianta in modo che possa resistere alla siccità per mezzo di una “autoibernazione” dopo un determinato periodo senza acqua e poi “resuscitare” quando riceve nuovamente acqua, senza che la struttura fisica della pianta subisca alcun danno.
Un portavoce del Collegio Kinneret ha detto alla Tazpit News Agency, che i risultati si stanno già mettendo in pratica e che aziende internazionali hanno espresso interesse per questa tecnologia.
La scoperta è avvenuta per caso durante la conduzione di esperimenti per prolungare la longevità delle piante e la durata di conservazione delle verdure. Sperimentando su foglie di tabacco, gli scienziati sono riusciti a sviluppare una pianta che vive due volte più a lungo, producendo fiori e frutti molto tempo dopo che le piante regolari sono appassite e morte. Quando le punte delle foglie vengono tagliate, le piante regolari ingialliscono e muoiono dopo una settimana, mentre le piante geneticamente modificate rimangono verdi per 21 giorni.
La svolta si è avuta quando alcune piante sono state lasciate nella serra incustodite per quattro settimane. Le piante di tabacco devono essere bagnate ogni due o tre giorni.
Quando il team ha scoperto che le piante erano rimaste inalterate e non avevano perso la loro vitalità, ha deciso di effettuare una serie di test su piante modificate e regolari che non sono state innaffiate per tre settimane. Le piante regolari sono morte, e quelle modificate hanno ripreso a crescere dopo aver ricevuto l’acqua, senza avere subito alcun danno durante la “siccità”.
La nuova tecnologia, se commercializzata, creerebbe una rivoluzione dato che gli scienziati prevedono che i cambiamenti climatici aumenteranno il numero e la gravità delle siccità in tutto il mondo.
In Israele e in altre zone aride, il grano piantato all’inizio dell’inverno e i germogli sviluppatisi dopo una pioggia precoce saranno in grado di sopravvivere a una successiva siccità.
La nuova tecnologia potrebbe anche alleviare una crescente carenza di acqua globale, in quanto le piante sopravvissute all’esperimento necessitano di appena un terzo della quantità normalmente necessaria. (qui, traduzione mia)

E poi beccatevi anche questo.

barbara

OGGI SI VA PER COMPLOTTI

Che sarebbero quella faccenda per cui la realtà non è mai quella che sembra, la verità non è mai quella “ufficiale” (anzi, ne è mille miglia lontana), e “dietro” c’è sempre qualcosa o qualcuno. Meglio qualcuno. Meglio ancora se con una identità, diciamo così, “particolare”. Non so se ho già avuto occasione di dire – ma non è un problema: se non l’ho ancora detto provvedo adesso, se l’ho già detto non morirete di sicuro per una ripetizione – che sono discretamente allergica ai complottismi: il solo sentire o leggere la parola “complotto” mi provoca di quegli attacchi di orticaria che neanche ve li immaginate. Però ogni tanto ci metto le mani, perché le teorie complottiste si dividono in due categorie: quelle solo cretine (TUTTE le teorie complottiste, senza eccezione, sono la quintessenza della cretinitudine) e quelle che oltre ad essere cretine fanno anche scompisciare dalle risate. Una di queste l’ho incontrata giusto un paio di giorni fa. Si parlava di papa Luciani e del fatto che nessuno, credo, può avere dubbi sul fatto che sia stato assassinato (nel caso qualcun ne avesse, suggerisco la lettura di In nome di Dio di David Yellop, ed. Pironti). Lui* però sapeva una cosa in più: a Roma, mi ha spiegato, lo sapevano tutti che sarebbe stato ammazzato, anzi facevano scommesse su quando sarebbe avvenuto. Perché i giornali non ne hanno mai parlato, ma a Roma un prete gli ha detto [notare la precisione, l’identificabilità e soprattutto la verificabilità delle fonti] che una settimana prima il papa era andato a prendere un caffè [perché – questo lo sapete tutti, vero? – quando un papa ha voglia di un caffè, prende e va al bar] e il barista ha messo il caffè sul banco e un monsignore che era lì ha creduto che fosse il suo e lo ha bevuto ed è caduto a terra morto stecchito [ovvio: se c’è da far fuori un papa si dà l’incarico a un barista di mettere del veleno nel caffè la prima volta che capita che il papa passi di lì] [almeno a Pisciotta hanno provveduto a portarlo di persona, il caffè, per non rischiare di sbagliare il bersaglio] [no, non tiratemi fuori Licio Gelli, Gelli non c’entra niente: a) non è stata trovata traccia di cianuro nel caffè, né nella tazzina, né nel thermos; b) se ingerisci cianuro non hai il tempo di alzarti, correre alla porta e gridare mi hanno avvelenato mi hanno avvelenato, e meno che mai di capire che cosa ti sta succedendo; c) da anni, nell’eventualità di essere processato e condannato, Gelli portava con sé una fialetta di cianuro perché non riconosceva ad alcuna autorità, né umana né divina, il diritto di giudicarlo – e ricordo ancora che quando hanno dato la notizia della condanna mio padre mi ha telefonato per commentare il fatto e io ho detto: scommettiamo che entro pochi giorni muore avvelenato col cianuro?] Il papa ha capito subito che quel veleno era destinato a lui, e che ci avrebbero riprovato e che quindi aveva i giorni contati [e naturalmente non ha fatto niente di niente, non ha preso alcuna precauzione, è stato semplicemente lì con le mani in mano ad aspettare che lo facessero fuori. E nel frattempo nessun parente o amico del monsignore – di cui non conosciamo l’identità dal momento che, come vi ho già detto prima, nessun giornale ha parlato della vicenda – ha pensato di denunciarne l’assassinio, nessuno ha pensato di aprire un’inchiesta, nessuno ha incriminato il barista per avere messo del veleno nel caffè di un avventore] E tutti i romani, che sapevano la storia del caffè avvelenato e del monsignore morto per sbaglio perché sarebbe dovuto toccare al papa [tutti i romani tranne i giornalisti, evidentemente, perché è un po’ difficile immaginare che tutti i giornalisti romani siano immuni dalla tentazione di uno scoop del tipo “ASSASSINIO AL BAR: TENTANO DI AVVELENARE IL PAPA MA MUORE PER SBAGLIO UN MONSIGNORE”. Resterebbe da capire come lo abbiano saputo tutti i romani, visto che nessun giornale ne aveva parlato. Forse è stato proprio il barista che, a costo di rischiare l’ergastolo per omicidio volontario premeditato, per vantarsi della sua bravata ha battuto tutta Roma, quartiere per quartiere, strada per strada, palazzo per palazzo, piano per piano, appartamento per appartamento, per informare i concittadini del fattaccio] e quando si incontravano per strada facevano scommesse sulla data in cui sarebbe stato ammazzato il papa.
Forte, eh? Sempre da lui viene quell’altra grande verità che “la cura per il cancro esiste da tanto tempo, ma le case farmaceutiche non vogliono che si sappia per non perdere i soldi”. E noi possiamo facilmente – moooolto facilmente – immaginare tutte quelle persone (docenti universitari medici biologi microbiologi farmacologi anatomo-patologi assistenti tecnici borsisti laureandi: quanti saranno nel mondo? Milioni? Decine di milioni?) che sanno, ma tacciono. Tutti, dal primo all’ultimo. E intanto fanno finta di continuare a lavorare alla ricerca della cura del cancro e le case farmaceutiche li pagano per fare finta di continuare a lavorare alla ricerca della cura del cancro. E col passare del tempo, mese dopo mese, anno dopo anno, decennio dopo decennio, si ammalano le loro mamme, si ammalano le loro mogli (o mariti), si ammalano i loro figli, e loro guardano stoicamente morire mamme mogli e figli, ma non parlano. Si ammalano loro, e stoicamente muoiono, ma non parlano. Perché il Grande Complotto è più forte perfino della paura della morte. Tutto chiaro, tutto logico. Solo una cosa mi è un pelino oscura: che soldi è che perderebbero le case farmaceutiche se avessero (LORO!) in mano la cura del cancro? Ma sicuramente dipenderà dalla mia pochezza, e dal fatto che non sono sufficientemente illuminata.
Il resto alla prossima puntata; nel frattempo, sempre in tema di complotti e dintorni, vai a leggere qui.

* Chi sia “lui” non lo rivelerò neanche sotto tortura.
complotto
barbara

I NUOVI SANTI

Una donna, bella e famosa, muore a 33 anni di cancro al fegato. Dispiace, naturalmente, e il fatto che la donna in questione sia una pornostar nulla toglie al dispiacere; a me, dopotutto, non ha mai fatto niente di male, e neppure a nessun altro, probabilmente. Ma, detto questo, è proprio necessario trasformarla in una santa? La missionaria dell’amore? Ma quale amore? Era una prostituta d’altissimo bordo, con molti più guadagni e molti meno rischi delle poveracce che, non sempre per liberissima scelta, battono il marciapiede. Rispetto sì, altari no, per favore.
Un ciclista sceglie di drogarsi e, come è facile prevedere, ad un certo punto crepa. Magari a qualcuno potrà anche dispiacere ma, a differenza del caso precedente, è una morte scelta e voluta, quindi non si può pretendere che dispiaccia proprio a tutti: a me per esempio non potrebbe fregare di meno. E dunque mi chiedo: è proprio il caso di precipitarsi alla santificazione? Di stracciarsi le vesti? Di scrivere titoli del pistacchio marinato come “Chi ha ucciso Marco Pantani?”? Di farne un martire di non si sa chi e non si sa che cosa? Ma per piacere! Rispetto, se proprio proprio insistete, magari sì, ma altari davvero no, per favore.
Un atleta viene squalificato alle olimpiadi perché dopato. Si dopano tutti? Probabilmente è vero, come è vero che a questo punto è quasi impensabile che qualcuno riesca ad essere competitivo restando pulito. Quindi la differenza non è fra chi si dopa e chi no, bensì fra chi viene beccato e chi no. E dunque il nostro è stato beccato perché ha avuto sfiga? No: è stato beccato perché si dopa. Quando mi hanno beccata a duecento all’ora non è stato perché ho avuto sfiga: è stato perché avendo l’abitudine di correre a duecento all’ora era inevitabile che prima o poi mi beccassero. Se proprio vogliamo chiamare in causa il caso, diciamo che ho avuto un culo stratosferico a non essere beccata tutte le altre volte. E dunque cosa diavolo è questa corsa alla beatificazione, al giustificazionismo (l’ha fatto solo una volta, gliel’ha prescritto il dottore, al massimo due, forse sì l’ha comprata anche all’estero di sua iniziativa, ma una volta sola, giurin giureta…), al poverino non lasciamolo solo, non facciamolo sentire in colpa, al propinarci le foto del bellimbusto frignolante per commuoverci ancora di più? Ma andate un po’ al diavolo tutti quanti, voi e i vostri altari.
  
barbara