UN PO’ DI ATTUALITÀ POLITICA

Questa per la verità è di quasi tre anni fa, ma se dicessi che è di ieri pomeriggio nessuno se ne accorgerebbe.

Restando in casa nostra e all’attualità più attualissima, è bello sapere che abbiamo tante persone capaci di stare dalla parte giusta,

che hanno le idee giuste per fare tante cose bellissime pagate dallo stato,

perché lo stato, come tutti sanno, ha il cassetto dei soldi e, come lo zio ricco che paga il gelato a tutti i nipotini, ci regala tutto quello che vogliamo, ma soprattutto un sacco di gente con delle idee che neanche Leonardo Pico della Mirandola e Einstein insieme riuscirebbero a partorirne di così geniali

Eh? Vero che sono dei geni? Ma ci pensate a tutta la gente che sta dietro alla manutenzione e al funzionamento dei jet privati? Tutti che restano senza lavoro, ed essendo senza lavoro non pagano più le tasse, e non avendo soldi riducono drasticamente gli acquisti, così che i negozianti guadagnano di meno e di conseguenza pagano meno tasse e a loro volta… Niente, la fabbrica dei geni abbiamo, che ce li invidiano tutti, come con la gestione del covid che il mondo intero pendeva dalle labbra di Conte e prendeva lezione da noi. Che poi comunque l’idea di prendere i ricchi a randellate sulle gengive l’aveva già avuta qualcun altro, quindi i risultati non abbiamo bisogno di ipotizzarli, perché li conosciamo già per esperienza.

Anche in fatto di politica internazionale abbiamo un po’ di cose interessanti, a cominciare dalla wannabe primo ministro britannico, che oltre a essere pronta a sganciare le bombe atomiche sulla Russia vuole anche dichiarare guerra alla Cina.

Poi c’è mister “poscia più che il digiun poté il partito”

Per fortuna in mezzo a tanta desolazione qualche cervello funzionante ancora rimane

Sahra Wagenknecht 

“Siamo pronti a pagare un caro prezzo economico per la sicurezza dell’Ucraina”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Baerbock a febbraio. Ormai è chiaro che questo prezzo arriva alla rovina personale per molti. Allo stesso tempo, le compagnie petrolifere e del gas stanno realizzando profitti astronomici. Insieme a Christian Leye, faccio il punto della guerra economica finora sul quotidiano “Die Welt” e spiego perché la fine delle sanzioni, dei negoziati di pace e dell’apertura di Nord Stream 2 non deve più essere un tabù. Le proteste “soft-washed” che mirano da sole al FDP non bastano: vanno citate le cause centrali dell’esplosione dei prezzi dell’energia, ovvero le sanzioni economiche e la rinuncia alle iniziative diplomatiche per porre fine alla guerra: https://www.sahra-wagenknecht.de/de/article/3193.%C3%B6ffnung-von-nord-stream-2-als-signal-der-entspannung-in-diesem-wirtschaftskrieg.html

E poi c’è questa cosa strepitosa: la Germania addestra i soldati ucraini e la Russia, pensate un po’, li spia! Capite che faccia tosta?! Vuole sapere che cosa esattamente fanno quelli che vengono addestrati per ammazzare i russi: roba da non credere.

La Russia spia l’addestramento dei soldati ucraini in Germania

Il servizio di controspionaggio militare ha prove [wow! Ha le prove!] che Mosca si intrufola [si intrufola! Mosca!] nelle basi tedesche, usando i droni [nel senso che i droni passeggiano fra soldati ucraini e istruttori tedeschi fischiettando con aria indifferente per non dare nell’occhio?]
Una delle misure per aiutare l’Ucraina attuate dal governo tedesco è l’accoglienza [accoglienza in che senso?] e l’addestramento dei soldati ucraini, che sono addestrati nel suo territorio a utilizzare armi più moderne e sofisticate di quella sovietica su cui contava il loro esercito.
Il servizio di controspionaggio militare ha prove che la Russia ha spiato queste sessioni di addestramento nelle basi tedesche [teribbile!], iniziata poco dopo l’invasione, utilizzando droni. Secondo un rapporto a cui ha avuto accesso il settimanale ‘Der Spiegel’, il Servizio di protezione militare (MAD) ha rilevato veicoli sospetti poco dopo l’inizio dei corsi per soldati ucraini nelle vicinanze dei siti militari di Idar-Oberstein, nella Renania -Palatinato, e Grafenwoehr, in Baviera, da dove partono le strade di accesso [ha rilevato veicoli sospetti = ha le prove?].
A Idar-Oberstein, la Bundeswehr addestra i soldati ucraini all’uso del Panzerhaubitze 2000 , mentre a Grafenwoehr i militari statunitensi addestrano gli ucraini nei sistemi di artiglieria occidentali.
Secondo il servizio di intelligence militare, le aree di addestramento sono state sorvolate più volte con piccoli droni per osservare l’attività e si sospetta negli ambienti di sicurezza che i servizi russi possano anche aver tentato di accedere ai dati dei telefoni cellulari dei soldati ucraini con scanner radio .
Lo stesso rapporto rileva che i membri dell’opposizione fuggiti dalla Russia in Germania sono potenzialmente a rischio e potrebbero essere presi di mira dai servizi segreti russi.
Lo stesso vale per i soldati russi disertori e gli agenti di sicurezza che potrebbero fuggire in Germania con il progredire della guerra.
Giovanni Ficchy, qui.

Mentre agli ucraini non serve neppure disertare per essere fatti fuori: è sufficiente ritenere che la pace sia cosa migliore della guerra.
Ora un po’ di testimonianze da Severodonetsk

E infine due parole su Gorbaciov, per il quale stanno scorrendo fiumi di parole d’amore. Era molto amato, in Italia, come peraltro era stato immensamente amato prima di lui Nikita Krusciov, il rude contadino che sbatteva le scarpe sul tavolo all’Onu (e che provava a mettere i missili a Cuba, do you remember? Mossa d’altra parte effettuata in risposta all’installazione di missili americani in Italia – ben dieci basi – e in Turchia, nelle vicinanze della frontiera russa, giusto per puntualizzare) e prima ancora, se non proprio amato, almeno in qualche misura ammirato perfino Stalin (anche dai fascisti capitava di sentire il fatidico “addavenì baffone”). In Unione Sovietica – ci sono stata due volte durante la sua presidenza – era odiato a morte, e non certo senza ragione. Solo a nominarlo, la faccia della gente si deformava. Niente, giusto per rimettere un po’ di cose al loro posto.

Infine un paio di cose di attualità non politica.

L’incredibile titolo di Repubblica sui funerali di Balocco

Il Pd ha deciso di suicidarsi, anche giornalisticamente. Non bastava la demenziale comunicazione social di “scegli”, ovviamente fra alternative o suicide o truffaldine: già così perde colpi l’ammucchiata sinistra, sempre più simile agli Wackey Races, la squinternata compagnia motorizzata di Dick Dastardly, Penelope Pitstop, Clyde e la sua banda (il Pd ciociaro) e tutti gli altri, con Blubber Letta che ovviamente guida con i piedi e sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Ma son proprio le testate di riferimento, che il Paròn Rocco avrebbe probabilmente definito “testate de gran casso”, a dare il meglio.
Sentite come hanno titolato il racconto dei funerali di Alberto Balocco, il disgraziato imprenditore dolciario folgorato da un fulmine: “Fossano, addio ad Alberto Balocco: le lacrime si mescolano al profumo di biscotti”. Tutto vero, purtroppo, nessun fake. Ovviamente su Twitter si sono scatenati: “Il titolista è un alcolista, vero?” chiede Anna. Un altro: “Saranno state gocciole di pianto”. Un altro ancora: “Per fortuna non allevava maiali”. Molti si rifiutano di crederci, “ma è un profilo parodia?”.
Perché ne circolano alcuni, a dire il vero, sul sempre meno giornalone diretto da Molinari, che non è quello della Sambuca anche se si potrebbe essere tentati di sospettarlo. E invece no, è tutto reale, ufficiale, niente coloranti e conservanti e non serve chiamare Puente, quello che vede tutto ma all’occorrenza fa finta di niente, per certificarlo. Del resto, sulla stessa sciagura sempre Rep si era già prodotta in un altro titolo epocale: “Balocco, per gli esperti fatto accidentale”. Ora, definire accidente un fulmine che ti centra, non è pleonastico, non è tautologico, e non è neanche situazionista: è repubblichino, riferito al fondatore Scalfari. Resta solo un dubbio: ma a Repubblica, che ci mettono nei biscotti?
Max Del Papa, 30 agosto 2022, qui.

Si chiama coazione a ripetere; cominci come per gioco a fare figure di merda e poi non riesci più a smettere.
E poi quest’altro articolo, che dire osceno è dire poco.

Choc a Monza, neonata abbandonata in una scatola nel parcheggio dell’ospedale

Roma, 30 ago – Episodio sconcertante a Monza, dove una neonata è stata abbandonata nei pressi dell’ospedale San Gerardo [eccerto, sconcertante: quando mai è capitato che un neonato venisse abbandonato]. La piccolina è stata trovata in una scatola, collocata sul cofano di un auto, da un’infermiera. La donna ha immediatamente dato l’allarme, chiamando la polizia e avvertendo il pronto soccorso pediatrico. Gli agenti, giunti immediatamente sul posto, hanno poi ricostruito come l’infermiera ha trovato, fortunatamente, la neonata mentre si stava recando a lavoro [cosa sicuramente di primaria importanza].

Monza, neonata abbandonata in una scatola: le indagini della polizia

Alle 5:20 di mattina, l’infermiera, ha sentito dei gemiti e si è avvicinata al veicolo da cui provenivano, trovando la neonata avvolta in una piccola coperta all’interno di una scatola. Il personale del pronto soccorso pediatrico si è subito preso cura della bimba, risultata nata poche ore prima il ritrovamento da parte dell’infermiera, in buone condizioni di salute e dai tratti somatici ispanici. Gli agenti della questura di Monza stanno adesso indagando per ricostruire l’accaduto e rintracciare i genitori della piccola. Non è escluso che la piccola sia nata proprio nell’ospedale San Gerardo di Monza e subito dopo abbandonata dai genitori, considerato il breve intervallo di tempo intercorso tra la sua nascita e il ritrovamento da parte dell’infermiera. E’ però presto per dirlo con certezza, si attendono gli accertamenti della polizia. Nel frattempo però, siamo di fronte a un altro scioccante caso di neonato abbandonato dai genitori.

Non potrebbe essere che, molto più semplicemente, l’abbiano portata lì perché volevano essere sicuri che la bambina fosse trovata in tempi brevissimi e soccorsa immediatamente? Davvero sembra credibile che una sia in grado di scappare a poche ore dal parto? E che dopo esserci entrata ed essere stata registrata, con successiva registrazione della nascita della neonata, vada a lasciare la bambina proprio davanti a quell’ospedale lì? Trovo poi assolutamente indecente l’accostamento al caso linkato alla fine dell’articolo: sembra evidente che questa bambina sia arrivata per sbaglio a persone che non sono in grado di tenerla, e che però hanno scelto di farla nascere invece che farla macellare in utero, e di metterla in condizione di poter continuare a vivere, cosa ben diversa da chi il bambino lo ha voluto ad ogni costo, e poi lo rifiuta in quanto difettato. E mi disturba molto il tono di giudice che si mette in cattedra e sentenzia e condanna, esattamente come era avvenuto per il bambino di Brescia. Oltre a non saper fare i giornalisti, non sono capaci neppure di fare gli esseri umani.

Tiriamoci un po’ su con qualcosa di bello

barbara

TORNIAMO UN MOMENTO IN VIETNAM

Protestò contro la richiesta giunta da Washington di ridurre le vittime civili: nel 1968 il ritmo mensile delle sortite dei B-52 contro gli obiettivi in Vietnam del Sud e nel Laos quasi raddoppiarono, salendo a millecinquecento, e nel marzo del 1969 i giganteschi aeroplani scaricarono centotrentamila tonnellate di bombe. […] Ciò nonostante, nell’aprile del 1969 Abrams disse a un giornalista: «Quando abbiamo tenuto l’iniziativa… il nostro tasso di uccisioni è stato spettacolare». Il più aggressivo dei suoi subordinati, e il più notoriamente indifferente agli interessi vietnamiti, era il maggior generale Julian Ewell, un ferino veterano della divisione aviotrasportata nella seconda guerra mondiale. Nel 1968-1969 Ewell comandò la 9ª divisione nel delta del Mekong, quindi assunse il comando della II Field Force. Scrisse: «Sarebbe ora di finirla con l’approccio “cuori e menti”. Nel delta l’unico modo per avere la meglio sul controllo e il terrorismo VC è la forza bruta». Ewell non accettò i dati raccolti dall’ispettore generale del MACV, ovvero che durante i sei mesi dell’operazione Speedy Express, compiuta dalla sua formazione, fossero morti settemila civili. Nell’aprile del 1969, il drenaggio illegale di carburante dall’oleodotto dell’esercito a nord di Phu Cat raggiunse i ventitremila ettolitri al mese, e a livello nazionale le perdite toccarono i centosettantamila ettolitri. Durante la riunione settimanale del MACV si discusse di punire qualche ladro a mo’ di esempio. Un ufficiale obbiettò: «Non si può sparare alla gente per qualche furtarello». Ewell rispose: «Stron-za-te». Abrams espresse il proprio disagio per le uccisioni indiscriminate. Ewell disse: «Non sono d’accordo, generale. Trovi un’unità di guastatori che sta minando la strada e ne uccidi due o tre, e quelli la piantano. Questa gente sa contare. E diamine, quando li metti in fila [i corpi] il loro entusiasmo cala parecchio. È così che abbiamo sgomberato la Route 4: facendoli fuori». Abrams fece ridere tutti i presenti al tavolo dicendo: «Va bene, esamineremo la proposta». A ogni modo esortò a prestare attenzione ai civili: «Non vogliamo un tasso di terrorismo statunitense superiore a quello VC». Ma Ewell continuò a fare a modo suo. Il pilota di un elicottero d’assalto Huey si trovò a lavorare per un generale di brigata della 9ª divisione, John “Mal Hombre” Geraci: «I suoi ordini erano: uccidi tutto quello che si muove». Geraci portava con sé un bastone da ufficiale che era solito puntare al petto degli altri ufficiali per sottolineare: «Voglio dei morti». La 9ª divisione perfezionò una tecnica che prevedeva di isolare una zona con la fanteria per poi tempestare con l’aviazione e l’artiglieria tutto ciò che conteneva. Il numero dei morti era certamente notevole, ma esageratamente maggiore rispetto a quello delle armi sequestrate, l’indicatore più plausibile del fatto che stessero morendo le persone giuste. Il 12 novembre 1969, i cablogrammi dell’Associated Press riportarono il primo resoconto del giornalista d’inchiesta freelance Seymour Hersh, secondo cui alcuni uomini della 23ª divisione di fanteria “Americal” avevano perpetrato un massacro di civili a My Lai, a pochi chilometri dal mare nella provincia di Quang Ngai, per il quale massacro sarebbero finiti davanti alla corte marziale. Nei mesi e negli anni che seguirono, emerse che il 16 marzo 1968 almeno 504 contadini di tutte le età e di entrambi i sessi erano stati assassinati senza motivo dalla compagnia C, 1° battaglione del 20° reggimento di fanteria – per la maggior parte a “My Lai 4”, una borgata che in realtà si chiamava Tu Cung. Si ritiene che My Lai – nota come Pinkville fra alcuni grunts – abbia visto il maggior numero di uccisioni ingiustificate fra le molte avvenute durante la guerra, anche se c’è chi sostiene che le truppe stanziate in Corea del Sud abbiano combinato cose ancora peggiori. Il capitano Ernest Medina, che comandava la compagnia C, aveva in precedenza ordinato di sparare a sangue freddo a due marinai al largo, e gli uomini dell’unità massacrarono altri civili senza incorrere in provvedimenti. Chi stuprava non era soggetto ad azioni disciplinari. […] Nei mesi successivi a My Lai, ancora più scioccante del massacro fu il suo insabbiamento istituzionalizzato. I comandanti ignorarono il vivido rapporto a caldo del pilota di elicottero warrant officer Hugh Thompson, che il giorno stesso sollevò coraggiosamente un putiferio su quello che aveva visto, e continuò a sollevarlo anche in seguito. Il comandante dell’unità operativa, il tenente colonnello Frank Barker, liquidò le manifestazioni di disagio dovute alle affermazioni del 1° battaglione del 20° reggimento, che sosteneva di aver ucciso 128 nemici senza aver catturato una sola arma, dicendo: «È una tragedia aver ucciso queste donne e bambini, ma è successo in una situazione di combattimento». Nel marzo del 1969 Ronald Ridenhour, mitragliere di elicottero, scrisse a trenta membri del Congresso, descrivendo le atrocità che i suoi compagni gli avevano raccontato in modo credibile, suscitando in patria una piccola ondata di sconcerto che in seguito diventò un’alluvione. Tuttavia, l’ufficiale di stato maggiore della 23ª divisione, il maggiore Colin Powell, poi segretario di Stato degli Stati Uniti, produsse un memorandum per l’aiutante generale che costituiva la più totale copertura della vicenda. […] Dalle indagini su My Lai emersero le prove di altri crimini di guerra perpetrati nello stesso periodo dalla compagnia Bravo del 4° battaglione del 3° reggimento di fanteria, per i quali non fu mai condannato nessuno. Quando il tenente generale William Peers condusse un’indagine completa e tardiva nel novembre del 1969, le sue conclusioni citavano ventotto ufficiali, compresi due generali e quattro colonnelli, che egli accusava di 224 reati militari gravi, dalla falsa testimonianza all’omissione di denuncia di crimini di guerra alla cospirazione per insabbiare le informazioni possedute, e per aver partecipato a crimini di guerra o per non averli impediti. Si scoprì che più di quaranta dei centotré uomini della compagnia C avevano preso parte al massacro, e non uno dei soldati di fanteria aveva provato a impedirlo, né a fermare gli stupri collettivi. Anche se il comandante della 23ª divisione, il maggior generale Samuel Koster, fu, seppur tardivamente, degradato a generale di brigata, la corte marziale non inflisse condanne per nessun crimine grave, eccezion fatta per il comandante del 1° plotone, il tenente William Calley, il 29 marzo 1971. Benché Calley fosse stato condannato alla reclusione, il presidente intervenne immediatamente per ordinare che fosse semplicemente «confinato nei suoi alloggi». Quando il capitano Medina fu assolto, il giudice gli augurò buon compleanno. Dei cinquemila telegrammi inviati alla Casa bianca sulla condanna a Calley, quelli a favore del tozzo tenente erano circa cento contro uno, e il dirigente nazionale dei Veterans of Foreign Wars disse: «Per la prima volta nella nostra storia abbiamo processato un soldato per aver eseguito il suo dovere». Nel novembre del 1969, quando la stampa dedicava le prime pagine alla vicenda di My Lai, Nixon esclamò più volte a un addetto militare della Casa bianca: «Ci sono dietro quegli stramaledetti ebrei di New York». Le reclute che marciavano a Fort Benning intonavano: «Calley… Calley… È uno dei nostri». AFN Saigon trasmise più volte una ballata registrata da un gruppo vocale dell’Alabama che si faceva chiamare C Company: «Mi chiamo William Calley, sono un soldato di questa terra / avevo giurato di fare il mio dovere e di avere la meglio, / ma hanno fatto di me un cattivo / mi hanno appiccicato un’etichetta». Alla fine il MACV ordinò alla stazione radio di cessare la messa in onda del disco, che pur vendette duecentomila copie, ma non poté eliminare le scritte come «Uccidi un gook per Calley» tracciate dai grunts a Saigon.

Hastings, Max. Vietnam: una tragedia epica 1945 -1975, Neri Pozza, pagg. 656-660.

Questa la dedico a quelli che “e l’Holodomor”, “e Katyn”, “e Stalin” per dimostrare che a tutti i massacri e stupri e crimini di guerra e crimini contro l’umanità di cui il cicciobello in mimetica accusa la Russia dobbiamo credere ciecamente, per via dei “precedenti”. Ecco, qui abbiamo l’America del Vietnam, e della Corea, e di tutto il resto che sappiamo: quindi è fuori discussione che quanto viene detto sul fatto che l’America sta combattendo la sua guerra da “Russia delenda est” per interposta Ucraina è meritevole di essere creduto ciecamente, giusto? Soprattutto ora che il pupazzo sembrerebbe disposto a concedere la Crimea e concludere la pace ma la NATO – ossia ovviamente chi regge i fili di tutto il teatrino – ha detto che non se ne parla neanche (com’era quella storiella dello stato sovrano?), e così come Ifigenia deve morire affinché le navi possano salpare, così devono morire gli ucraini affinché l’America possa continuare a combattere la Russia. E poi magari teniamo anche presente che loro le nefandezze della Russia stanno continuando a raccontarle, noi quelle dell’Ucraina le documentiamo.

A proposito, visto che molti sostenitori dell’Ucraina sono anche sostenitori di Israele e naturalmente oppositori del terrorismo palestinese, che cosa mi dite di questo?

E questo?

Poi vediamo questo, di due giorni fa

E beccatevi anche questo

(Campanello d’allarme ancora niente? Due domandine ancora niente?)

Aggiungo un suggerimento che, anche se le api per me significano pericolo di morte, condivido:

Claudia Premi

Per aiutare le api servono aiuole così… il costo è basso… semi di fiori misti di campo!
Aiutate le api, non aiutate Zelensky.
Comunque, anche se le provocazioni nei confronti della Russia dovessero arrivare a un punto tale da indurla a usare un’arma atomica, noi possiamo dormire i nostri sonni tranquilli perché

anche se qualcuno fa notare che

Vabbè, adesso è il momento di fermarci con la cronaca e regalarci una bella polka.

barbara

HO PAURA CHE SIA VERA

Dove, visti i precedenti, la forma prudenziale di “Ho paura che” ha valore puramente estetico.

Sisto Ceci

“Come volevasi dimostrare , Arcuri anche con le siringhe ha combinato un enorme casino :
DAI BANCHI A ROTELLE ALLE SIRINGHE CON AGO AVVITABILE. ARCURI HA RACCONTATO BALLE AI GIORNALISTI CHE HANNO RICHIESTO SPIEGAZIONI
Io avevo già sentito qualcosa sui dubbi che erano stati sollevati riguardo al bando di Arcuri per l’acquisto delle siringhe necessarie a somministrare il vaccino anti Covid e la cosa mi aveva colpito.
Mezz’ora fa ho seguito Tagadà e in base a documenti scritti in possesso dei giornalisti della trasmissione e alla testimonianza resa da un responsabile dell’ azienda che fornisce la maggior parte delle siringhe agli ospedali italiani (comprandole dalla Cina), sono emersi questi elementi che a mio parere sono sconvolgenti:
1) esistono due tipi di siringhe; per un tipo, l’ago viene collegato alla parte contenente il serbatoio/stantuffo tramite una leggera pressione, mentre per l’altro tipo vi è necessità di un’avvitatura, manovra che ovviamente richiede più tempo;
2) la siringa con l’ago avvitabile serve solo per utilizzi particolari ad esempio quando il materiale da iniettare è viscoso e vi è pericolo che le due parti si scolleghino per la troppa pressione;
3) la siringa con ago avvitabile costa DUE VOLTE E MEZZO QUELLA DELL’ALTRO TIPO;
4) tutto il mondo utilizza per il vaccino Covid il tipo meno costoso;
5) le siringhe con avvitamento sono poco richieste e quindi la loro produzione è molto limitata per cui le aziende devono attrezzarsi per fabbricarle il che significa che quando arriverà il vaccino non avremo le siringhe per somministrarlo;
6) ARCURI HA DECISO CHE SI UTILIZZINO SOLO LE SIRINGHE CON L’AGO AVVITABILE E IL BANDO DI ACQUISTO RIGUARDA ESCLUSIVAMENTO TALE TIPO DI MANUFATTI;
7) Arcuri è stato interpellato e il suo portavoce ha risposto che il Commissario aveva seguito il parere del CTS il quale organismo ha smentito di essere mai stato interpellato sulla scelta da fare. Anche l’ Istituto Superiore della Sanità ha fornito la medesima risposta e pure la Pfizer, interpellata, ha scritto che possono essere usate siringhe normali.

CARISSIMI CI STANNO ANCORA UNA VOLTA PRENDENDO PER I FONDELLI PER CUI DOBBIAMO AGIRE PER OTTENERE LE DIMISSIONI DI UN PERSONAGGIO CHE CON QUESTA VICENDA DIMOSTRA LA PROPRIA INCAPACITA’ O QUALCOSA DI PEGGIO.”

Così a naso direi qualcosa di peggio. E dopo i banchi a rotelle pagati oltre dieci volte il loro valore e costati miliardi e in parte mai arrivati e gli altri mai usati, dopo le mascherine pagate e mai arrivate, dopo dieci mesi di devastazione economica, sanitaria, sociale, politica, non è davvero facile nutrire dubbi sulla veridicità della denuncia. D’altra parte, quando si ha a che fare con la più perfetta esemplificazione del concetto di “espressione bovina”,

cos’altro aspettarsi? In compenso ci è molto chiaro che cosa ci aspetta nel prossimo futuro:

Rubato qui

E dopo questa magnifica torta, poteva mancare la ciliegina? Ma no che non poteva mancare! Ed eccola, dunque

accompagnata da un’opportuna risposta

Come si suol dire, quando credi che abbiano toccato il fondo, hanno già cominciato a scavare. Il problema è che il culo che sta sprofondando sempre più è il nostro.

barbara