L’AMORE PAZIENTE

Ogni autore ha un suo tratto caratteristico, una sua specialità: Gian Antonio Stella quella di aprirti ogni volta un mondo nuovo, Bat Ye’or di farti scoprire ciò che non avevi neppure sospettato, Carlos Ruiz Zafón di tenerti inchiodato finché non arrivi all’ultima pagina, Ida Magli di sproloquiare a vanvera su cose di cui non sa assolutamente niente, Silvana De Mari di incantarti… La specialità di Anne Tyler è quella di scrivere libri belli (il migliore di tutti, forse, Per puro caso), delicati e garbati, apparentemente semplici e tuttavia ricchi di vita osservata in tutti i suoi aspetti, e di saggezza, e di inventiva. Lo è anche questo (anche se non si capisce per quale strana perversione il più adeguato Celestial Navigation dell’originale si trasformi in questo amore paziente che è davvero molto ma molto tirato per i capelli. Vabbè). Anche questo, dicevo, è un libro bello, delicato e garbato, con le diverse vite che si snodano e avanzano e poi cambiano percorso e prendono strade strane e inaspettate e a volte vanno dove si vuol farle andare e a volte vanno dove davvero non avresti mai voluto, ma sempre narrando con delicatezza.
Poi arrivi all’ultima pagina e ti rendi conto che in realtà è un libro tremendo. Ma anche questo, effettivamente, succede nel mondo reale.

Anne Tyler, L’amore paziente, Guanda
l'amore paziente
barbara

IL PRIGIONIERO DEL CIELO

No, sai qual è il problema? Che i libri di quest’uomo non li puoi posare: non per mangiare, non per dormire, non per andare a fare quattro passi. Niente, quando attacchi la prima riga devi andare dritto fino all’ultima, facendoti accompagnare per mano attraverso le vie di Barcellona, e le sue case e i suoi palazzi e le sue bettole e i suoi bordelli. E le sue prigioni. Le prigioni, soprattutto. E i loro segreti che dovrebbero restare sepolti per sempre ma ogni tanto succede che no, che qualcuno riesce a sfuggire all’inferno e a far rivivere ciò che sembrava morto.
Come va a finire? Non lo so, perché

«Ti amo» dice, e la bacia, sapendo che la storia, la sua storia, non è finita.
È appena iniziata.

Appena riesco a mettere le mani sul prossimo – adesso che sono in pensione non avrò problemi a leggerlo tutto di fila – te lo saprò dire.

(Anche se, lasciatemelo dire, attribuire a uno nato nel 1937 un trisnonno ragazzo nel 1888, è roba da mandarlo in castigo dietro la lavagna coi ceci sotto le ginocchia per almeno 12 giorni di fila)

Carlos Ruiz Zafón, Il prigioniero del cielo, Mondadori
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