E PER DARE UN’ULTERIORE SISTEMATA ALLA CARMEN

Direi di far fuori anche lui, in nome della lotta all’omicidio degli animali (giuro che l’ho visto scritto proprio così: omicidio degli animali!)

Che a guardarlo giureresti che sia spagnolo purosangue, e invece è russo purosanguissimo.

barbara

E MI SEMBRA GIUSTO, MI SEMBRA

carmen
Rubato qui. Poi, con calma – ma non troppa però -, ci occuperemo anche dell’Otello, di Francesca da Rimini e via via tutte le altre opere che vergognosamente discriminano e umiliano e martirizzano le donne. Per quanto riguarda il calcio, però, non me ne voglia il mitico Vujadin, ma per chiunque abbia almeno sessant’anni la priorità assoluta fra le onte da lavare spetta indiscutibilmente a Italia-Corea 1966.

E poi guardate anche questa, con una Carmen (che finirà anche male, ma vive, fin che vive, con una libertà, una vitalità, una esplicita e calda sensualità che boldrine e bonine si sognano, altro che liberazione sessuale!) dalle diverse ma altrettanto gustose provocazioni, e con in più il crimine assoluto: LE SIGARETTE! (a morte! a morte! Anzi, oltre al finale bisognerà cambiare anche mestiere e ambientazione) e quindi doppiamente da rifare.

PS: un sospetto però mi sovviene: e se in realtà non l’avesse ammazzata per gelosia bensì per non rischiare che dopo vent’anni quella se ne uscisse a dire che l’aveva violentata? In questo caso secondo me si tratterebbe di legittima difesa preventiva, e una discreta botta di attenuanti le meriterebbe.

barbara

CARA ROSARIA APREA,

che qualcuno evidentemente deve considerare bella, dal momento che, leggo, sei una miss, anche se a me non sembrerebbe mica tanto
rosaria_aprea
(e qualcuno sicuramente dirà che la mia è tutta invidia. Lo dicono sempre, quindi non è il caso di badarci granché), avrei due parole da dirti. Ma prima, nel caso qualcuno dei miei lettori fosse stato distratto, o non avesse la memoria pronta, riporto l’articolo pubblicato dal Corriere della Sera di ieri.

CASERTA – Getta la spugna il legale che nelle ultime settimane ha assistito Rosaria Aprea, la ventenne della provincia di Caserta picchiata dal fidanzato tanto da rimetterci la milza, eppure convinta di volerlo perdonare e tornare con lui. Dopo aver ripetutamente cercato di convincere Rosaria che stava facendo la scelta sbagliata, l’avvocato Carmen Posillipo ha deciso di rinunciare al mandato. Perché il comportamento della Aprea, «collide con la mia etica professionale e con le mie strategie difensive», spiega. E per essere più chiara aggiunge: «Non voglio assistere all’anteprima di un omicidio».
Da quando la ragazza è finita in ospedale dopo essere stata presa a calci dal ventisettenne Antonio Caliendo (ora in carcere con l’accusa di lesioni gravissime e in attesa della decisione del Tribunale del riesame che proprio ieri ha affrontato il caso), l’avvocato Posillipo le è stato accanto come e più di una amica. È andata a trovarla ogni giorno, le ha parlato cercando di calmarla quando Rosaria cominciava ad agitarsi, e anche dopo che lei se n’è uscita con la storia che voleva tornare con Antonio («perché lui mi ama e cambierà sicuramente») ha continuato ad assisterla. E ha dovuto spiegarle molte cose. Per esempio che non bastava che Rosaria ritirasse la denuncia per far scarcerare Antonio, perché il reato era troppo grave e il magistrato decide autonomamente, non si basa sul perdono della vittima. Poi quando la ventenne le ha fatto capire che avrebbe rilasciato volentieri qualche intervista a pagamento in modo da avere i soldi per pagare la cauzione e far uscire il fidanzato, l’avvocato con pazienza le ha spiegato che le cose in Italia funzionano diversamente dai telefilm che Rosaria vede in tv. Ma alla fine, quando ha capito che l’intenzione della ragazza, dimessa ieri  dall’ospedale, era di andare a Casal di Principe, dove vivono i familiari di Antonio e dove c’è una casa pronta per lei, il fidanzato e il loro bambino di un anno, l’avvocato Posillipo non se l’è sentita più di continuare. (Fulvio Bufi)

Ecco, quello che voglio dirti, mia cara Rosaria, è che sono immensamente dispiaciuta. Mi dispiace veramente tantissimo che quell’impiastro del tuo fidanzato, dopo anni di allenamento a menarti, sia riuscito solo a spappolarti la milza, col bel risultato di far spendere a noi contribuenti un sacco di soldi per curarti e di condannare quella povera creatura innocente di tuo figlio a continuare a vivere con una criminale che, pur di continuare a farsi sbattere dall’energumeno, non si fa il minimo scrupolo a farlo vivere in un inferno e ad esporlo ad ogni sorta di violenze. Mi auguro con tutto il cuore che la prossima volta – perché NATURALMENTE ci sarà una prossima volta – il suo lavoro sia più accurato.

Poi, visto che ci sono, vorrei dire due parole anche alla madre di Fabiana Luzzi, 15 anni, colpita con venti coltellate e poi bruciata viva dal fidanzato, che ha dichiarato che «anche quel ragazzo è una povera vittima» (capisco che il dolore possa anche far impazzire, ma anche nel dolore dovrebbe esserci un limite all’indecenza), e all’avvocato della “povera vittima”, Giovanni Zagarese che ha provveduto a informare che il ragazzo «è molto provato»: egregi signori, sono alla ricerca di due piccoli razzi, diciamo dieci centimetri di diametro e una trentina di lunghezza. Dotati di una piccola testata nucleare. La vostra fantasia vi aiuterà sicuramente a indovinare dove ve lo dovete infilare.
fabiana-luzzi
barbara