GLI ARRESI

I sommersi, avrebbe forse detto qualcuno: coloro su cui troppo si è accanita la vita, fino a stroncarne ogni residua energia, ogni residua resistenza, ogni residua capacità di continuare a combattere. Coloro che troppo hanno dovuto lottare, e alla fine non ce l’hanno più fatta. Sullo sfondo, una guerra di cui, a differenza di altre, non si parla praticamente mai: quella di Korea (qui, per chi desiderasse informarsi); una guerra, come tutte le guerre, col suo carico di orrori – e il prezzo più alto finiscono sempre per pagarlo i più innocenti. E sullo sfondo dello sfondo un’altra vicenda di  cui troppo poco si parla: la presenza giapponese in Cina, le efferatezze e le crudeltà oltre ogni limite immaginabile imposte alla popolazione (se ne era dato qualche cenno qui). E la vita che dopo, dopo ciò che è stato fatto e ciò che è stato subito, dopo ciò che è stato impedito e ciò che non è stato possibile impedire, dopo che si è sbagliato e se ne è pagato il prezzo – e forse il prezzo era troppo alto, ma non siamo mai noi ad avere voce in capitolo, quando si tratta di stabilire i prezzi – la vita, dicevo, che dopo si continua a vivere, non si sa se davvero meriti di essere chiamata vita. E tuttavia bisogna viverla fino in fondo, fino al resoconto finale, quando tutti i nodi verranno al pettine e si sarà costretti, quantomeno, a guardarli in faccia.
L’ho comprato per sbaglio, questo libro, per via di una serie di malintesi, e scelto a caso. E mai caso e sbaglio sono stati più fortunati, perché è un libro bellissimo, da assaporare pagina per pagina, riga per riga, parola per parola, sillaba per sillaba. Tragedia per tragedia e riscatto per riscatto.

Chang-Rae Lee, Gli arresi, Mondadori
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barbara