SONO ANDATA IN GIUDEA E SAMARIA (13/3)

Che sarebbero quelle regioni che i nemici di Israele chiamano “i territori”, spesso con l’aggiunta di “occupati”, oppure “palestinesi”, essendo fermamente convinti che una roba che si chiama Giudea, coi giudei non può avere niente a che fare – e lo fanno dire pure all’Onu e all’UNESCO. Oppure Cisgiordania, o West Bank; io le chiamo col loro nome, Giudea e Samaria, in ebraico Yehuda VeShomron, in arabo al-Yahudiyyah was-Sāmarah, Samaria a nord e Giudea a sud.
Ci sono andata con un autobus blindato e dotato di schermo con telecamera a circuito chiuso con quattro riquadri, che riprendono la strada, la cabina di guida, la prima metà e la seconda metà dell’autobus,
autobus blindato
in modo da poter riprendere qualunque attacco, in qualunque parte dell’autobus o della strada esso avvenga, e che sia ben visibile all’autista, rigorosamente dotato di pistola infilata nella cintura: perché nei territori di coloro che le anime belle si ostinano a indicare come partner per la pace, solo così si può entrare con la ragionevole certezza di uscirne vivi, anche nelle aree C e B – e mi piacerebbe tanto tanto chiedere a quelli che strepitano di costruzioni illegali et similia se hanno una qualche idea di che cosa questo significhi, magari scommettendoci su qualcosa, che sarebbe la volta buona che divento ricca. In ogni caso, dovesse mai passare di qui qualche disinformato in buona fede, lo spiego io: in base agli accordi di Oslo, il territorio di Giudea e Samaria è stato suddiviso in tre diverse categorie: aree C, abitate da israeliani e sottoposte ad amministrazione israeliana, aree B, con popolazione palestinese e amministrazione (leggi soprattutto sicurezza) israeliana e aree A, con abitanti e amministrazione palestinesi. Va da sé che nelle aree C qualunque palestinese, salvo eventuali casi particolari, può entrare e circolare liberamente, mentre all’ingresso delle aree A si trova questo cartello.
cartello ingresso zona a
Si noti in particolare il “pericoloso per le vostre vite”: perché è ovvio che quando un palestinese si trova davanti un israeliano, la cosa più logica che può fare è di ammazzarlo. Vabbè, ci sono andata, dicevo, e ho visto tutte quelle cose che gli attivisti del boicottaggio si guardano bene dal voler vedere, non sia mai che si debbano accorgere che gli unici autentici nemici dei palestinesi sono loro.
Quanto a voi, mettetevi comodi, che adesso un po’ alla volta vi racconto.

barbara

AGGIORNAMENTO: un’aggiunta e due precisazioni. Avevo dimenticato di dire che mentre nelle aree A non possono vivere israeliani, nelle aree C vivono circa 100.000 palestinesi.
Nelle aree B l’amministrazione civile è sotto giurisdizione palestinese, mentre la sicurezza è sotto giurisdizione israeliana.
Il divieto di entrare nelle aree A (per gli israeliani ebrei: gli arabi israeliani possono entrare senza problemi) è israeliano, per non rischiare che qualcuno si trovi in situazioni di pericolo, costringendo l’esercito a entrare, con tutte le complicazioni che la cosa comporterebbe (ve lo immaginate un cartello al confine con la Svizzera che dicesse “Italiani non entrate che se no vi fanno la pelle”?
Grazie a Sharon per le precisazioni.

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VENT’ANNI FA, DI QUESTI GIORNI

Vent’anni fa, di questi giorni, andava in scena l’orrenda farsa di Oslo, che ha portato un’incredibile impennata del terrorismo palestinese con migliaia di morti e decine di migliaia di feriti e invalidi da entrambe le parti, la distruzione della società palestinese, il lavaggio del cervello a partire dall’età dell’asilo (come ampiamente documentato in questo blog) e una spietata persecuzione delle comunità cristiane di Gaza e Cisgiordania, che ha portato alla loro quasi totale scomparsa. La drammatica impennata del terrorismo come diretta conseguenza degli accordi di Oslo risulta chiaramente da questa tabella
oslo1
Interessante poi osservare in quest’altra tabella
oslo2
l’andamento del terrorismo palestinese in funzione dei diversi governi israeliani, che dimostra meglio di qualunque discorso quanto sia vero che i pacifisti sono in assoluto i peggiori nemici della pace (e l’eventualità che qualcuno di loro possa essere in buona fede, lungi dall’essere un’attenuante è, al contrario, la peggiore delle aggravanti).
Vi propongo poi una terza tabella, che piacerà sicuramente a tutti coloro che si preoccupano costantemente di precisare quanti, fra i morti, sono civili (volendo, magari, si potrebbe far presente che non esiste la “divisa da terrorista”, dal momento che la finalità del terrorista è appunto quella di terrorizzare, facendo arrivare la morte da dove nessuno se l’aspetta, ma chi sta a badare a questi dettagli)
Summary
E infine andate a rileggere questo lucido documento di Khaled Abu Toameh, prezioso e coraggioso giornalista arabo israeliano.

barbara