E ANCORA UCRAINA

Speravo potesse bastare ma invece no.

Un po’ di pre-storia.

Fulvio Del Deo

Capisco che in tanti nel 2014 dormissero.

(di Claudia Monteverdi)

Un colpo di stato è stato attuato in Ucraina sostenuto ovviamente dagli Usa. Biden all’epoca era agli esteri e la cara Hillary Clinton alla difesa [errore: Biden era vicepresidente, Hillary Clinton è stata ministro degli esteri fino al 2013, seguita, dopo il disastro della strage di Bengasi per la quale è stata direttamente responsabile, da John Kerry; e alla presidenza indovina chi]. Hanno tolto di mezzo il presidente filorusso e grazie al battaglione Azov e al Pravy sector, costole della destra hitleriana ucraina finanziati da Soros, hanno preso il potere.
L’Ucraina è divisa in due dal Dneper. Da una parte ucraini, nazionalisti e vicini all’Europa, dall’altra, compresa la Crimea, i russi. La Crimea indisse un referendum e poiché il 90% (per l’esattezza il 95,32% nota di FDD) decise di voler stare con la Russia, senza colpo ferire, ci fu l’annessione.
Mentre per le altre province sono passati otto anni di lacrime e sangue e di persecuzioni. Sono persino arrivati a fare multe se si parlava in russo e a sparare a chi pregava in russo.
Dati OSCE riferiscono di 14000 morti, fra civili e militari nel Donbas in questi anni. Informatevi di cosa sia stata la famosa strage di Odessa, che ovviamente i media occidentali se ne sono guardati bene di raccontare nei dettagli [informazioni qui, qui e soprattutto qui]. Gli squadristi nazisti incendiarono un sindacato in cui si erano riuniti uomini donne e bambini che, non appena hanno cominciato a darsi alla fuga, vennero impallinati dai cecchini.
Arrivò la presidenza Trump. Egli fece mancare ogni appoggio all’Ucraina in quanto a lui “non interessavano” le loro questioni. Venne attuato il cessate il fuoco e furono fatti gli accordi di Minsk che prevedevano il riconoscimento da parte dell’Ucraina delle due repubbliche come regioni a statuto speciale. Purtroppo questi accordi rimasero solo sulla carta.
Appena eletto, il presidente Biden attaccò Putin definendolo un killer e che gliela avrebbe fatta pagare. Chiese l’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Ma secondo voi è accettabile che il nemico ti possa puntare missili con testate nucleari da una posizione che dista 300 km da Mosca?!?!?.
Da dicembre, gli esportatori di democrazia d’oltreoceano hanno iniziato a esaltare quel pupazzo di Zelensky, a promettergli sostegno militare, e così ha iniziato a bombardare di nuovo il Donbas per riprenderselo. Come un pollastro è cascato nel trappolone tesogli dai Dem americani che si sono così costruiti il pretesto per poter attaccare adesso quel cattivone di Putin, al quale peraltro è stato negato ogni tentativo di accordo. La risposta è sempre stata che l’Ucraina ha il diritto di entrare nella Nato.
A questo punto fate i vostri ragionamenti e se vedete in giro la coatta della Garbatella provate ad erudirla e se ci riuscite raccontate questa storiella anche a quello che mangia Nutella. Forse è meglio.
(Claudia Monteverdi)

Olga Juravlyova

Per otto anni, il mondo democratico ha guardato senza passione il bombardamento del Donbass. Salutando via le case distrutte, i quartieri residenziali distrutti, uccisi e feriti donne, bambini e anziani.
Nei miei sentimenti, il punto di non ritorno è stato superato quando le parole di Vladimir Putin, Cancelliere tedesco, Olaf Scholz, hanno cominciato a raccontare con sorriso quanto è divertente. Si è divertito a guardarci, con gli occhi di Alley Angels a Donetsk e Gorlovka, lastre di marmo, lavate con i nomi dei bambini, accanto ai giocattoli di peluche.
Parallelamente, in tutti questi otto anni, ci hanno detto senza esitazione come avrebbero distrutto la Russia. Combatti la Crimea, arma Ucraina, Georgia e altri paesi secondo gli standard della NATO. I politici ucraini, senza essere confusi, hanno parlato di attacchi terroristici in territorio russo, hanno strangolato la Crimea con un blocco di acqua, energia e trasporti. Minacciato la diffusione della NATO e fatto questo.
E la Russia è stata strangolata dalle sanzioni. Per Skripali, per interferenze nelle elezioni, per Navalny, per qualsiasi cosa, se fosse possibile sfruttare gli interessi della Russia, non danneggiare i tuoi.
All’inizio eravamo colpevoli. Russo significa, puoi sparare e persino uccidere. I nostri media possono essere chiusi, i nostri progetti (anche puramente economici) possono essere strangolati. Puoi intervenire apertamente nei nostri rapporti con la Cina e qualsiasi altro paese, senza esitare a interrompere nessuno dei nostri piani.
E la Russia taceva. Ho continuato a preservare il mondo con tutte le mie forze. Ha fornito oltre il 40 per cento del gas necessario per sopravvivere all’Europa – la stessa Europa che, senza confusione, ce la bloccherebbe, se ne avesse l’opportunità. Ma noi non siamo loro. Non combattiamo per la pace. Non blocchiamo l’acqua alle città.
Il 24 febbraio 2022, l’Occidente collettivo ha finalmente risvegliato l’orso russo. La stessa cosa di cui proprio questo occidente si è dimenticato da tempo e se ha menzionato, poi con un sorriso e una battuta.
Sette ore e mezza per arrivare a Kiev. Battuto i carri armati con i bruchi e disperso la polvere degli investimenti multimiliardari di otto anni degli Stati Uniti e della NATO in Ucraina. Che doveva diventare la punta d’acciaio della lancia, diretta nel cuore della Russia, e si è rivelata uno straccio imbevuto d’acqua.
È ora di parlare con USA e NATO alla pari. Per una ragione del genere, “dimenticheremo” i loro brillanti risultati in Afghanistan e certamente non li paragoneremo all’operazione in Ucraina, per non allontanare “partner costosi” nella pittura e nell’invidia.
Sì, siamo forti. Sì, abbiamo un numero enorme di risorse. Sì, abbiamo uno degli eserciti più potenti e moderni per proteggerci. E no, non siamo timidi al riguardo.
Igor Mityushkin da LinkedIn

Già: quanti programmi televisivi sono stati dedicati alle stragi dei russi da parte degli ucraini? Quante pagine di giornale? Quanti inviatiti di guerra sono andati a coprire le vicende? Quante condanne dall’Onu o da Amnesty (ah no, a loro non si può chiedere: sono troppo occupati a tempo pieno col loro stato-canaglia preferito)? Quanti sit in davanti all’ambasciata? Quanti gessetti colorati? Quanti utenti di social selvaggiamente scatenati? E poi i paragoni, quei grossi, grassi e succulenti paragoni che riempiono così bene la bocca!

Lorenzo Capellini Mion

History Reminder

Se fosse come Hitler oggi Kiev sarebbe ridotta come ridussero Coventry.
Se fosse come gli “Alleati” oggi Kiev sarebbe ridotta come ridussero Dresda.
Se fosse come Stalin oggi Kiev sarebbe ridotta come ridussero Berlino.
Se fosse come Bush jr oggi Kiev sarebbe ridotta come ridussero Kabul.
Se fosse come Clinton oggi Kiev sarebbe ridotta come ridussero Belgrado.
Se fosse come Obama oggi Kiev sarebbe ridotta come ridussero Aleppo o Tripoli .
Se fosse.
Demilitarizzandola, denazificandola e portando l’Ucraina alla neutralità l’intervento armato, oltre a proteggere i perseguitati del Donbass, potrebbe davvero prevenire la Terza Guerra Mondiale.
Certamente chi è interessato a certi traffici tra i quali quelli di virus, danaro sporco, organi ed esseri umani etc non sarà contento.
Preghiere per le vittime innocenti di una e dell’altra parte

E poi le traduzioni:

Da sempre, quando hanno a che fare con lingue poco conosciute, i nostri giornalisti danno libero sfogo alle proprie fantasie – e ideologie. Ricordo tanti anni fa una manifestazione di protesta di israeliani contro i continui tiri palestinesi su Gilo, e qualcuno aveva un cartello con scritto “shalom”. Naturalmente tutti sanno che cosa significa questa parola, ma il cartello era scritto in ebraico, e non molti erano in grado di leggerlo, così il giornalista ha pensato bene di raccontare che era scritto “Morte agli arabi”.
E adesso vediamo un po’ di figure, che coi disegnini si capisce meglio. Innanzitutto vediamo la prova inconfutabile che Putin, con la sua ossessiva sindrome di accerchiamento, è proprio paranoico pazzo demente eccetera eccetera

Poi ci sono questi due signori, molto più furbissimi assai di tutti noi, che hanno capito che cosa VERAMENTE sta dietro all’improvvida mossa di Putin

E da Babbe bibbo bu Boccuccia di rosa ve lo faccio anche sentire,

(certo che con una faccia così, non se la meriterebbe una bella Patente pirandelliana?)

e per finire una cosa finalmente seria, serissima

Gli attacchi di isteria senile di Biden col chiodo fisso del nemico nemicissimo mi hanno fatto venire in mente la moglie di un collega, tanti (tanti tanti tanti) anni fa, che si era messa in testa di avere motivo di essere gelosa di me; non ne aveva, in realtà, ma ero talmente diventata un’ossessione per lei, che non faceva altro che parlare di me, e questo povero collega, che mi vedeva servita a colazione pranzo e cena, ha cominciato a guardarmi con occhi diversi, e ad un certo punto ha finito per succedere quello che senza l’ossessione di sua moglie con tutta probabilità non sarebbe successo mai.
Un’ultima considerazione (ultima di questa puntata). Da quando è iniziata la pandemia, e ancora di più, molto di più, da quando sono arrivati i vaccini, siamo circondati da una marea di gente che si fa un vanto di non credere una sola parola di quello che dicono i mass media e le varie autorità: non “so che a volte (tante, poche) mentono, quindi verifico ogni parola che dicono, cerco prove, faccio controlli incrociati”, no: lo dicono i mass media? Allora sono matematicamente sicuro che è falso. Lo dice il governo? Allora sono matematicamente sicuro che è falso. Lo dicono gli esperti o sedicenti tali? Allora sono matematicamente sicuro che è falso. E ora? Mass media governo ed esperti gridano che Putin è un criminale di guerra? Tutti a strillare che è un criminale di guerra e a sperare che qualcuno lo uccida. Mass media governo ed esperti parlano di distruzioni immani e immani ecatombi? Distruzioni ed ecatombi sono verità di vangelo. Per non parlare di questa spettacolare inviata di guerra con elmetto che con indomita fierezza e sprezzo del pericolo sfida la morte per informarci

o di questa altrettanto spettacolare notizia che qualcuno ha fortunatamente colto al volo:
ore 11:30. abbattuti 4 carri armati russi.
abbattuti?? carri armati volanti??

Con tutto questo sto dicendo che Putin è un santo, che in Ucraina è tutto tranquillo, che la Russia è il paradiso in terra? No. Sto semplicemente dicendo che primo, per poter giudicare correttamente il presente bisogna conoscere – e ricordare – la storia; secondo, stabilire a priori di non credere una parola di quanto dicono i mass media e, alternativamente, di bersi avidamente ogni parola di quanto dicono i mass media, non è segno di grandissima intelligenza; terzo, se vi indignate a morte per quanto sta accadendo a mezza Ucraina oggi e non vi siete indignati almeno altrettanto per quanto sta succedendo all’altra metà da otto anni, se vi indignate per il colpo di mano di Putin oggi e non vi siete indignati altrettanto per il colpo di stato di otto anni fa, siete solo dei maledetti ipocriti. Vergognatevi.

barbara

SE PER ESEMPIO

Se per esempio sostituissimo davvero tutte le auto vere con le auto elettriche. Prima una riflessione di puro buon senso.

Fabrizio Santorsola

L’auto elettrica – la più grande truffa che il mondo abbia mai visto?
Qualcuno ci ha pensato?
“Se tutte le auto fossero elettriche… e dovessero restare bloccate in un ingorgo di tre ore nel freddo di una nevicata, le batterie si scaricherebbero tutte, completamente.
Perché nell’auto elettrica praticamente non c’è riscaldamento.
Ed essere bloccato in strada tutta la notte, senza batteria, senza riscaldamento, senza tergicristalli, senza radio, senza GPS per la batteria tutta scarica, non deve essere bello.
Puoi provare a chiamare il 911 e proteggere le donne e i bambini, ma non potranno venire ad aiutarti perché tutte le strade sono bloccate e probabilmente tutte le auto della polizia saranno elettriche.
E quando le strade sono bloccate da migliaia di auto scariche, nessuno potrà muoversi. Le batterie come potranno essere ricaricate in loco?
Lo stesso problema durante le vacanze estive con blocchi chilometrici.
Non ci sarebbe in coda la possibilità di tenere accesa l’aria condizionata in un’auto elettrica. Le tue batterie si scaricherebbero in un attimo.
Naturalmente nessun politico o giornalista ne parla, ma è questo che accadrà.
Testo da me liberamente tradotto, ripreso da Marian Alaksin (Repubblica Ceca)

Poi un articolo con un po’ di calcoli.

Giancarlo Lehner

A proposito della moda del green, qui e subito, una delle più strampalate mistificazioni della storia, cito i seguenti inoppugnabili dati dall’articolo di Dario Rivolta, uno studioso che ragiona e non vende fumo:
«Un parco eolico da 100 megawatt richiede trentamila tonnellate di minerali ferrosi, cinquantamila tonnellate di cemento e almeno novecento tonnellate di plastica e resina.
In un impianto solare della stessa potenza, il ferro e l’acciaio necessari sono tre volte tanto e solo il cemento sarà impiegato in quantità minore che nell’eolico.
Nel progetto lanciato dall’Ue la produzione di energia elettrica derivante da questi impianti dovrebbe passare dai 1500 gigawatt di oggi ad 8000 GW entro il 2030. Il calcolo dei materiali necessari che bisognerà estrarre dalla terra è presto fatto. E lo si dovrà fare con i vecchi metodi industriali.
Inoltre, molti dei componenti che dovranno essere utilizzati appartengono al gruppo di quei minerali che vanno sotto il nome di “terre rare”.
Alcune di loro portano nomi sconosciuti come i lantanidi, lo scambio, l’ittrio, l’eurobio, il lutezio ecc.
Di altri minerali abbiamo forse già sentito parlare:
niobio
tantalio
tungsteno
litio
tellurio
selenio
indio
gallio
Oltre a queste, per creare l’elettricità e stoccarla nelle batterie occorrono anche grandi quantità di cobalto, manganese, nickel, stagno, grafite, rame ecc.
Nella maggior parte dei casi, nonostante l’aggettivo (rare) attribuito ad alcune di queste materie, non si tratta di presenze scarse sul nostro pianeta ma sono minerali dispersi all’interno di rocce che devono essere estratte e lavorate.
Per ottenere un chilo di vanadio bisogna lavorare otto tonnellate di rocce; per un chilo di gallio ne occorrono cinquanta, mentre per ottenere il lutezio in eguale quantità bisogna raffinarne ben duecento tonnellate.
Tutte queste lavorazioni si fanno con l’impiego di grandi quantità di acqua e solventi.
La lavorazione necessaria è così deleteria per l’ambiente circostante che si spiega perché la maggior parte dei Paesi del mondo ha rinunciato ad estrarli, lasciando che sia la Cina ad occuparsi della produzione (e relativa fornitura) di almeno due terzi della domanda mondiale.
Un altro esempio: in una macchina a propulsione elettrica circa duecento chili di quanto pesa in totale sono indispensabili per il funzionamento della batteria e per la sua protezione.
Si tratta di un quantitativo corrispondente a sei volte quello presente nelle auto tradizionali.
Bisogna aggiungere che per la trasmissione dell’elettricità derivante dagli impianti solari, eolici e dall’idrogeno, le reti di distribuzione oggi esistenti saranno riutilizzabili solo in parte.
Serviranno enormi quantità extra di rame per gli elettrodotti e migliaia di tonnellate di acciaio per le nuove tubature necessarie al trasporto dell’idrogeno.
I prezzi schizzeranno alle stelle, causando una nuova e lunga inflazione anche su tutti i prodotti a valle.
Al nuovo ingente sfruttamento delle risorse naturali per procedere verso la “transizione verde” vanno aggiunte le conseguenze socio-economiche all’interno delle nostre società. L’Europa (così come- forse- gli Stati Uniti) si è data l’obiettivo di passare ai nuovi sistemi entro il 2030 e completare il processo entro il 2050, mentre la Cina ha dichiarato che raggiungerà il picco delle proprie emissioni di CO2 solo nel 2030 e raggiungerà l’obiettivo finale non prima del 2060. Per l’India il passaggio richiederà ancora più tempo.
È allora evidente che, negli anni che faranno la differenza, si creerà un divario crescente nei costi di produzione industriali tra i due mondi e certo non a vantaggio delle imprese europee. Con conseguenti crisi che colpiranno molti lavoratori e molte aziende.
Sotto l’aspetto politico va anche aggiunto che, pur riuscendo a liberarci dall’oligopolio dei produttori di gas e petrolio, ci metteremmo, noi europei, totalmente nelle mani dei nostri nuovi fornitori di minerali rari e materie prime.
Va aggiunto che gli utenti dovranno sostituire le loro caldaie per il riscaldamento, tuttora a gas o gasolio, con pompe di calore azionate dall’ energia elettrica da fonti rinnovabili.
Gli automobilisti dovranno rottamare i loro veicoli a benzina, a gasolio o ibridi per sostituirli con autovetture solo elettriche che però, con la tecnologia attuale, non consentiranno loro di andare da Milano a Roma senza fermarsi qualche ora per ricaricare le batterie».
L’imperialismo del regime comunista cinese evidentemente ha pagato e strapagato politici, scienziati (quelli non mercenari non vengono ascoltati) e addetti all’informazione, per montare la mitologia del green.

E tutto questo bordello sarebbe per fermare i “cambiamenti climatici” per via del fatto che ci sarebbe in atto una “emergenza climatica”. Siccome so che purtroppo c’è ancora in giro gente che crede a questa ridicola favola, ricordo che le cose che strilla istericamente la piccola analfabeta ritardata psicopatica mitomane allo scopo preciso di terrorizzare le masse (“voglio che siate terrorizzati” – e riuscendoci perfettamente), ossia che abbiamo ancora dieci anni prima che sia troppo tardi, come già è stato ripetutamente documentato in questo blog, venivano strillate anche dieci anni fa, e venti anni fa, e trenta anni fa, e quaranta anni fa, e cinquanta anni fa. E se i signori della dittatura del terrore climatico avessero ragione, ciò significherebbe che da quarant’anni il pianeta non esiste più  e noi siamo zombie vaganti nello spazio. Fermo restando che, se anche un’emergenza climatica ci fosse – ma non c’è – il solo pensare di poter intervenire sul clima sarebbe puro delirio di onnipotenza. E qualcuno farà bene a cominciare a ridimensionarsi.

barbara

ANCORA CLIMA E AMBIENTE

Iniziamo con due parole ai giovani manifestanti anti-blablabla. Perché “no more blablabla” significa “basta chiacchiere a vuoto e passiamo ai fatti”, giusto?

-Ciao papi, allora me li dai i soldi per il nuovo telefono?
-No.
-Ma come no? Hai detto che forse me li davi se prendevo la sufficienza in Storia!
-E’ vero, ma è successo prima che tu andassi alla manifestazione Friday For Future.
-MA CHE C’ENTRA SCUSAAA?!!
-Intanto non urlare che provochi inquinamento acustico ed emetti anidride carbonica in quantità anomala. Ti spiego: vedi amore di papà, tu e tutti quei ragazzi in piazza mi avete fatto riflettere e ho capito che fino a oggi ho agito da irresponsabile, quindi farò qualcosa per il tuo futuro, proprio come avevi scritto sul tuo cartellone.
-MA IO HO BISOGNO DI QUEL TELEFONO!!!!
-Intanto non ti agitare, che la tua termogenesi aumenta, causando un notevole dispendio energetico. Ti spiego: il tuo telefono funziona ancora?
-NO!!! CIOE’ SI’, MA E’ RALLENTATO E POI E’ UN MODELLO DI UN ANNO FA!!
-Visto? Funziona, dunque è un falso bisogno, indotto dal consumismo esasperato che in piazza dicevate di volere abbattere. Pensa che grazie al tuo sacrificio ci sarà un telefono in meno da smaltire come rifiuto. Brava! Sono fiero di te!
-MA NOOO! DAI PAPI PERO’!!!!! GUARDA CHE LO COMPRO CON I SOLDI DELLA GITA SCOLASTICA AD AMSTERDAM EH…
-Ah. A proposito di gita, ti informo che non ci andrai.
-COOOOSAAA?!!!!
-Amore di papà, io mi sento così in colpa per quello che abbiamo fatto al pianeta che vi lasceremo, che mi sono informato e ho letto che il traffico aereo è uno dei maggiori fattori di inquinamento dell’aria. Ogni giorno più di 100.000 aerei rilasciano tonnellate di CO e UHC che danneggiano vegetazione ed ecosistemi, con un’azione climalterante che contribuisce in modo incisivo al surriscaldamento del pianeta.. Quindi non ci andrai. Brava! Sono fiero del tuo impegno per un’aria più pulita!
-NOOOO!!!! IO CI VADO IN GITA!!!
-Io non credo.
-SI’ INVECE!!!
-No tesoro, non ci andrai. Ma perché ti arrabbi che poi mangi troppo per il nervoso contribuendo alla sovralimentazione delle popolazioni dei paesi sviluppati? Hai chiesto tu che si facesse qualche sacrificio per l’ambiente e io sono molto fiero della tua coerenza!
-MA CHE C’ENTRO IO?!!!! DILLO AI POLITICI NO?!!!
-E cosa pensi debbano fare i politici?
-MA CHE NE SO IO! …ELIMINARE LA PLASTICA, GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI…’STA ROBBA QUA INSOMMA…
-Bravissima amore di papà! Allora niente più scarpe da ginnastica in plastica, soprattutto quelle prodotte all’altra parte del mondo da persone della tua età, sfruttate e impoverite dal consumismo occidentale. E niente più Mac Donald’s, che deforesta e usa troppa chimica nei suoi prodotti.
– PAPAAAA!!! SMETTILA!!!
-Amore, non sbattere i piedi a terra in quel modo, che piccole variazioni in questo spazio fisico producono grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un altro spazio fisico.
-IO TI ODIO!!
-Per amore tuo lo sopporterò. Aggiungo che l’odio è un atteggiamento che innalza alcuni ormoni a sfavore di altri, poi dobbiamo andare dall’endocrinologo che sta dall’altra parte della città, e in bicicletta sai, è una bella pedalata! Te l’ho già detto che per salvaguardare l’ambiente e ridurre i consumi di combustibili fossili, ho deciso che la macchina si userà solo se la destinazione da raggiungere supera i dieci chilometri di distanza, come da raccomandazioni ecologiste? Dunque a scuola ci andrai a piedi. Tre chilometri sono una passeggiata salutare in fondo e sarai contenta che non ti accompagnerò più con l’inquinante automobile fino a davanti la porta della classe.
-Papi, dimmi la verità…ti stai drogando? Hai iniziato a bere?
-Ma no amore di papà. Anche noi andavamo ad Amsterdam con la scusa della gita, ma poi la cosa finiva lì.
-IO NON CI STO CREDENDO! MA FAI SUL SERIO?!!
-Sì amore di papà. Voi avevate ragione e noi torto, per questo cambierò i nostri comportamenti criminali nei confronti dell’ambiente. C’è un’altra cosa, da oggi in poi niente più capi colorati, perché per tingere i tessuti si utilizzano ogni anno 9 trilioni di litri di acqua e tonnellate e tonnellate di oltre 8000 sostanze chimiche che poi vanno nel terreno, nei fiumi e nel mare. Quindi vestiremo solo tessuti ecosostenibili, naturali, non tinti…Hai presente quel grigiolino, avanino? Al limite il giallino dei capi sbiancati al bicarbonato o il verdolino di quelli colorati con le erbe? E niente zainetti nordeuropei, visto che i tessuti sintetici come il Nylon creano ossido di azoto, un gas a effetto serra 310 volte più potente dell’anidride carbonica. La shopper in tela grezza del negozio di fiori andrà benissimo.
-MA PAPA’…C’E’ SCRITTO “DITELO CON UN BAOBAB”!!!
-Bello. Etnico, equosolidale, multiculturale, proprio come piace a noi… Ah! E basta anche con quei coloranti assurdi che usi per farti i capelli da disadattata, che sono un fattore inquinante considerevole visto che se ne usano 1.300 tonnellate l’anno solo nel nostro paese.
-BASTAAA! MAMMAAAA!!! PAPA’ E’ IMPAZZITO!!!
-Amore di papà, già che ci sei, dì alla mamma che la nuova macchina per il caffè la può vendere, perché si calcola che ogni giorno si debbano smaltire milioni e milioni di quelle capsule in alluminio colorate estremamente inquinanti.
-……….VOGLIO MORIRE!!!
-E gli assorbenti… Quelli, in stoffa. Da lavare e riutilizzare. Meno alberi abbattuti, meno sbiancanti, meno colla, meno ali, meno rifiuti.
-AAAAAHHHHHH!!!!!
-Ah, un’ultima cosa amore di papà, per una ragazza che voglia sembrare impegnata e responsabile come te, il 6 a Storia dopo mesi e mesi di insufficienze è un autentico VOTO DI MERDA!!, (ma visto che parliamo di un concime organico naturale, hihihhihihihi!!! Una goduria questo ecologismo.)

Perché è un fatto che una gran parte dei ragazzotti che seguono Greta all’unico scopo di saltare un giorno di scuola, fanno i gretini col culo degli altri, o meglio, credono di fare i gretini col culo degli altri, perché siccome per andare a manifestare non vanno a scuola, restano ignoranti e non si rendono conto che prima o poi le conseguenze della religione ecologica toccheranno anche il loro, di culo

Perché, come già detto, l’ecologismo è una religione fondamentalista estremamente pericolosa per quanto riguarda i fedeli, ma è un affare da miliardi di miliardi di euro per quanto riguarda i gran sacerdoti. E le tasche da cui dovrà uscire tutta quella immensa montagna di soldi  sono le nostre. Però vuoi mettere la gioia di poter tornare a vivere come ai ben tempi di una volta, liberi e felici e con l’aria pulita…

Giovanni Bernardini

IL SIGNOR MALTHUS

Gli esseri umani si procurano oggi ciò che è necessario alla loro esistenza usando tecniche, strumenti, modi di lavorare e produrre che hanno un impatto ambientale enormemente superiore rispetto a quelli usati in passato. Questa è una delle idiozie più largamente diffuse e propagandate dai mistici dello pseudo ambientalismo. La sostengono un po’ tutti, da papa Bergoglio a Greta Thunberg. In passato esisteva una dolce armonia fra uomo e natura, questa è stata brutalmente rotta dalla rivoluzione industriale. Da allora è iniziata la marcia dell’umanità verso la distruzione.
Ma stanno così le cose? Vediamo.
I nostri antichissimi progenitori erano cacciatori e raccoglitori. Si procuravano il cibo cacciando i più disparati animali e mangiando frutti erbe e bacche che trovavano sul loro cammino.
Proviamo a fare un esperimento mentale. Tralasciamo ogni considerazione su tutti i beni diversi dal cibo di cui oggi disponiamo. Limitiamoci alla pappa e facciamoci la seguente domanda: cosa succederebbe se noi OGGI ci procurassimo il cibo usando solo caccia e raccolta? La risposta è incredibilmente semplice: nel giro di pochissimo tempo distruggeremmo ogni traccia di vita animale e vegetale sul pianeta e morremmo a centinaia di milioni. Lo stile di vita dei cacciatori- raccoglitori era quanto di più distruttivo per l’ambiente si possa immaginare. Come mai allora qualche millennio fa l’ambiente non era a rischio? La risposta di nuovo è semplicissima: l’ambiente non era a rischio perché il modo usato dagli umani per procurarsi da vivere impediva lo sviluppo demografico. Gli uomini erano pochissimi, la mortalità altissima, la vita breve e difficile. Per questo caccia e raccolta, per quanto distruttive, avevano effetti molto limitati.
Le grandi rivoluzioni nei modi di produzione, a partire dalla invenzione dell’agricoltura e dell’allevamento nel neolitico, hanno introdotto modi di produrre più efficaci ed efficienti e a minor impatto ambientale. Questo e solo questo ha permesso il miglioramento delle condizioni di via degli esseri umani, l’allungamento della speranza di vita e lo sviluppo demografico.
I veri ambientalisti oggi dovrebbero chiedere che vengano introdotti modi di produrre energia e beni sempre più efficaci ed efficienti che, proprio per questo, hanno un minore impatto ambientale. Il nucleare è uno di questi. Produce enormi quantità di energia a costi limitati e ad impatto ambientale zero. L’eolico fa l’esatto contrario: produce poca energia a costi elevatissimi e ad altissimo impatto ambientale.
Non proseguo in un discorso che potrebbe diventare lunghissimo. Aggiungo solo una cosa: do per scontato che nessuno si proponga di ridurre di qualche miliardo di persone il genere umano. Molti mistici dello pseudo ambientalismo lo fanno: i più coerenti fra loro auspicano l’estinzione volontaria del genere umano (spero siano sinceri quando usano il termine “volontaria”). Altri, meno coerenti, a cominciare da Greta Thunberg, non arrivano a tanto ma questo è il senso delle loro farneticazioni: dobbiamo diventare tutti più poveri e ridurre drasticamente il nostro numero. Punto e basta. Resta aperto un problemino: CHI deve abbandonare questo mondo brutto e consumistico?
Ovviamente non scoprono nulla di nuovo. Il vecchio signor Malthus li ha anticipati di oltre due secoli. E dire che la sinistra del suo tempo lo considerava un terribile reazionario!

Ma naturalmente non lo chiederanno, perché se la religione è l’oppio dei popoli, l’ecologismo ne è il crack, che ha l’effetto di spappolare il cervello. E ora, prima di chiudere, ascoltiamo che cosa ha da dire il nostro pianeta, che tanto i signori ecologisti si affannano a voler salvare, a costo della distruzione dell’umanità.

(segue alla prossima puntata)

barbara

ECCO DOVE CI VOGLIONO PORTARE

Clima, ci vogliono imporre il maoismo energetico

Nelle giornate di conferenza sul clima svoltesi la settimana scorsa a Milano è apparsa chiara la volontà di imporre una rivoluzione economica ed energetica dall’alto, con il pretesto dell’emergenza climatica. E spuntano idee che rimandano al “Grande balzo in avanti” che Mao impose alla Cina nel 1958 e che creò una vera catastrofe economica e umanitaria.

Un passaggio non deve sfuggire di questi giorni di “Circo del Clima” che si è esibito a Milano come antipasto della Cop26 (Conferenza Internazionale sul Clima) di novembre a Glasgow. E la chiave ce la fornisce ancora una volta il presidente del Consiglio italiano Mario Draghi. Nel suo discorso davanti ai giovani di Youth4Climate il 1° ottobre ha detto che sul clima l’Italia è «pronta a scelte audaci» perché «dobbiamo agire adesso». Ma cosa vuol dire «scelte audaci»? Rimanendo in discorsi astratti, l’affermazione suona bene, dà l’idea di una svolta che finalmente farà fare cose buone che uniscono il benessere delle persone al bene dell’ambiente; sa di investimenti fatti a fin di bene e non per arricchire pochi speculatori, e così via.

Ma se entriamo nel concreto, Draghi suggerisce ben altro. Teniamo presente che tutti i discorsi sentiti in questi giorni a Milano (almeno quelli seri, non i bla bla di Greta e Vanessa) parlano di una transizione ecologica ed energetica che è in realtà, almeno nelle intenzioni, una vera e propria rivoluzione che intende rifondare da zero l’intero sistema economico. La novità sta nel fatto che dopo anni ed anni in cui si è venduta l’idea “green” con la promessa di tanti, nuovi posti di lavoro che avrebbero realizzato un mondo idilliaco fatto di aria profumata e tanti soldi per tutti, il nostro presidente del Consiglio ha fatto capire come stanno effettivamente le cose.

E cioè: «La transizione è una necessità: o la affrontiamo ora o pagheremo un prezzo ancora più alto in futuro». Tradotto: la transizione ecologica sarà un bagno di sangue (economicamente parlando), ma serve per evitare che tra 30-50 anni siamo tutti spazzati via dalle catastrofi naturali. Dunque, dichiarare lo stato di emergenza climatica serve per spingere le persone ad accettare grossi sacrifici ora, reali (il clamoroso aumento delle bollette di luce e gas è solo l’antipasto), per evitare ipotetici e non meglio identificabili sacrifici futuri. Del resto, si sa, se c’è una emergenza tutto diventa lecito da parte dei governi.

Eppure, malgrado la propaganda ecocatastrofista, nessuno può dire oggi cosa accadrà al clima tra 20-30-100 anni e che conseguenze avrà sulla vita delle persone; e le previsioni degli scorsi decenni, che alla prova dei fatti si sono rivelate sballate, inducono almeno alla cautela nel prendere per oro colato gli scenari drammatici che ci vengono prefigurati.

Di sicuro vediamo che c’è oggi una volontà di ridisegnare l’economia dall’alto; far vivere l’opinione pubblica nella paura e nell’emergenza rafforza il potere dello Stato sul cittadino e anche sulla libertà d’impresa. Al riguardo si faccia memoria del discorso con cui Draghi ha presentato il governo alle Camere: con la pandemia – era il concetto espresso – tante attività economiche vengono azzerate o messe in difficoltà, noi aiuteremo a farle ripartire; ma non tutte, solo quelle che sono utili. Chiaro no? È il trionfo del modello cinese, l’economia socialista di mercato. La presunta emergenza climatica serve solo a imprimere la svolta definitiva, e ora si può cominciare a dire che i costi della transizione saranno molto alti, perché la gente nell’emergenza Covid ha già dato prova di essere pronta a sopportare e supportare le «scelte audaci» che il governo ci imporrà.

Se poi andiamo nel dettaglio, vediamo delle proposte concrete decisamente inquietanti, una in particolare vorremmo segnalare: le “comunità energetiche”. Tutti sappiamo che al cuore del programma contro i cambiamenti climatici sta la rinuncia ai combustibili fossili entro 10, 30 o 40 anni secondo i diversi programmi. Il problema è che tale proposito – dati alla mano – appare semplicemente irrealizzabile, essenzialmente perché solare ed eolico, checché se ne dica, sono destinate a rimanere fonti energetiche marginali. Ma invece che prendere atto della realtà, i nostri grandi strateghi sono alla ricerca di soluzioni per realizzare l’obiettivo.

Ed ecco dunque l’idea: trasformare tutti i cittadini da consumatori a produttori di energia. Lo ha ben spiegato nei giorni scorsi dalle colonne di Avvenire Leonardo Becchetti, che è uno degli economisti italiani più in vista, molto ben inserito sia negli organismi internazionali sia nella Chiesa (è anche nel Comitato promotore delle Settimane sociali dei cattolici italiani). È stato coniato anche un nuovo termine per definire il cittadino modello: prosumer, ovvero l’unione tra le due parole producer e consumer (produttore e consumatore, in pratica una crasi energetica). Così condomini e quartieri possono avere la loro mini-centrale elettrica, piazzando pannelli solari sui tetti o turbine eoliche negli spazi verdi e immagazzinando questa energia (che non è continua e stabile) in appositi accumulatori. In questo modo i condomini possono consumare l’energia che producono e possibilmente vendere il di più prodotto immettendolo nella rete nazionale. 

Non entriamo in questa sede nel dettaglio tecnico di questo progetto, ma siamo sicuri che i lettori più attenti avranno a questo punto la sensazione di aver già sentito qualcosa del genere tanti anni fa. Esatto: era il 1958 e Mao Zedong lanciava il piano quinquennale che avrebbe dovuto garantire alla Cina comunista “Il grande balzo in avanti”. Il piano si prefiggeva un rapido sviluppo agricolo e industriale basato su collettivizzazione agraria e produzione dell’acciaio. E come sfidare l’Occidente sul terreno dell’acciaio, visto che Mao prevedeva che in 15 anni la Cina avrebbe prodotto tanto acciaio quanto l’Inghilterra? Con gli “altiforni da cortile”. Cioè, ogni piccolo villaggio o agglomerato doveva dotarsi di piccole fornaci in cui fondere tutto il metallo possibile per produrre l’acciaio necessario.
Decine di milioni di agricoltori e operai furono obbligati a dedicarsi a questa impresa (visto che le fornaci, così come le centrali elettriche, non funzionano da sole). Chiunque può andare a leggersi come andò a finire: nel giro di tre anni si consumò un vero disastro economico, e “Il grande balzo in avanti” provocò una carestia che provocò dai 15 ai 40 milioni di morti [su una popolazione, all’epoca, di circa 600 milioni, ndb].

Qualsiasi persona di buon senso poteva capire che il piano di Mao – sostenuto dagli esperti del tempo – era una vera e propria follia, ma l’ideologia acceca e rende possibile qualsiasi disastro. Anche l’ecologismo è una ideologia, e sta accecando le élites occidentali. A fare veramente paura non dovrebbero essere i cambiamenti climatici, ma questi esperti che ripropongono oggi, come fossero una novità geniale, gli stessi concetti che già tante catastrofi hanno provocato nella Cina di Mao.

Riccardo Cascioli, qui.

Come già detto in altre occasioni, l’ecologismo è una religione fondamentalista con vocazione terroristica, da parte degli adepti, e un colossale affare da miliardi di miliardi per i gran sacerdoti. E la convinzione che l’uomo possa determinare il clima ha un nome ben preciso: delirio di onnipotenza, patologia grave ed estremamente pericolosa, per sé e per gli altri. E adesso state a sentire questa chicca.

Emanuel Segre Amar

E adesso gli ebrei controllano anche il clima: lo sapevate? Questo tipo che afferma questa assoluta verità spera di diventare il sindaco della capitale degli USA, Washington.

Un membro del consiglio di Washington, D.C., che ha suscitato clamore quando ha insinuato che i finanzieri ebrei controllano il clima, è in corsa per diventare il prossimo sindaco della capitale degli Stati Uniti.
Trayon White Sr., un democratico, ha confermato che sperava di spodestare l’attuale sindaco Muriel Bowser, che deve ancora confermare se si candiderà per un terzo mandato.
“Ha un enorme sostegno che gli sta arrivando perché è intenzionato a parlare e a difendere coloro che hanno più bisogno della leadership” ha detto mercoledì uno dei consiglieri di White.
White ha fatto notizia a marzo 2018 quando si è filmato mentre guidava nella neve nel centro di Washington, D.C. e ha affermato che i “Rothschilds controllano il clima per creare disastri naturali per i quali possono pagare per possedere le città.”
Il commento si riferisce alla famiglia ebrea Rothschild, che è stata oggetto di numerose teorie della cospirazione antisemite.

D’altra parte, cosa aspettarsi da un fervente sostenitore di Louis Farrakhan?
(segue alla prossima puntata)

barbara

RISCALDAMENTO CIODUE EMERGENZA CLIMATICA E BLABLABLA

Dell’imminente glaciazione anzi no dell’imminente scioglimento di tutti i ghiacciai della terra anzi no ci stiamo raffreddando ma è per colpa del caldo lo stesso e comunque ci sono i cambiamenti climatici e comunque c’è l’emergenza climatica e da almeno una sessantina d’anni abbiamo dieci anni per invertire la rotta prima che il mondo sia distrutto, di questo abbiamo già abbondantemente parlato in questo blog. Oggi torno sul tema per dimostrare che OGGI ci sono i cambiamenti climatici, come possiamo vedere qui

clic per immagine ingrandita

Ah no, forse mi ero sbagliata, quelli c’erano anche mille anni fa, duemila anni fa, tremila anni fa, quattromila anni fa… No vabbè, però adesso ci sono gli eventi estremi di cui una volta quando non c’era il malefico essere umano o almeno quando non c’era questo consumismo selvaggio degli ultimi anni non c’era traccia. Giusto?

Ehm, no forse mi sono sbagliata di nuovo, non ci sono neanche quelli. PERÒ C’È LA CIODUE, LA FAMIGERATA CIODUE! Provate a negarlo se avete il coraggio. La ciodue che distruggerà il pianeta e tutta la vita su di esso. Guardate, lo dice anche questo signore qui che siamo pieni di ciodue.

MUTANDE PAZZE

PUBLISHED ON 19 AGOSTO 2021BY ROBERTO

Autore: Massimo Lupicino
Data di pubblicazione: 17 Agosto 2021
Fonte originale:  http://www.climatemonitor.it/?p=55496

Un giorno gli alieni atterreranno sulla Terra. Probabile che la troveranno ricoperta in buona parte di ghiacci, come ciclicamente accade al nostro Pianeta, che ha passato più tempo a battere i denti dal freddo nelle ere glaciali, che a godersi un piacevole tepore  durante i fortunati periodi inter-glaciali come quello che stiamo vivendo (pur lamentandocene).
Per ritrovare testimonianze di una civiltà umana ormai purtroppo estinta, gli alieni ricorreranno a carotaggi nel ghiaccio, che restituirà loro vestigia del passato di una gloriosa civiltà la cui auto-distruzione sarà diventata materia di studio presso tutte le università aliene della Galassia.
Eh sì, perché gli alieni saranno davvero affascinati alla scoperta del modo originalissimo in cui una civiltà in apparenza progredita come quella umana riuscì a suicidarsi nell’incredibile convincimento che la CO2, il cibo delle loro piante e il mattone elementare della loro vita, fosse invece un pericoloso inquinante capace di alterare in modo catastrofico il clima del loro Pianeta. Da lì seguirono una serie di scelte economiche sciagurate che gettarono le economie occidentali nella depressione economica e nel caos, e prepararono le basi per un conflitto mondiale senza vincitori.
In una missione dedicata a quella che fu l’Italia, i carotaggi avverranno nelle valli alpine, che saranno ricoperte da strati di ghiaccio spessi centinaia di metri, come accadde all’apice dell’ultima glaciazione. Gli alieni scopriranno anche in Italia (come negli altri paesi europei) gli stessi segni e testimonianze di come, a fronte di un cambiamento del clima terrestre verso condizioni molto più fredde, la “comunità scientifica” negò con forza l’evidenza.
Ci si dedicò infatti inizialmente a raffinatissimi esercizi di “omogeneizzazione” dei data-set climatici per dimostrare che il passato era stato ancora più freddo, anche se nessuno se n’era accorto. Infine, si attribuì il troppo freddo al troppo caldo, in un inspiegabile esercizio oratorio che con la scienza non aveva niente a che vedere, ma che era perfettamente in linea l’approccio da “scienza molle” che si era deciso di dare alla ricerca in campo climatico.
Ma la narrativa era dettata dai media, e la scienza si era messa diligentemente al servizio di chi i media li governava (e le ricerche sul clima le finanziava), come accade in tutte le civiltà in cui la concentrazione di poteri, ricchezze e associate influenze supera un livello critico ben noto agli studiosi e ai politici alieni.
E poi quel finale tragicomico, con la popolazione intirizzita chiamata a sbrinare le pale eoliche e a rimuovere la neve dai pannelli solari, in un tentativo disperato di rendere utilizzabili le stesse fonti energetiche che già mostravano tutta la loro inefficienza in condizioni climatiche più favorevoli. Le stesse fonti energetiche su cui gli umani facevano incredibilmente affidamento per salvarsi dalla morte imminente per “troppo caldo” profetizzata dagli scienziati di allora.
Ma tra tutti i carotaggi ce ne sarà uno che lascerà gli alieni decisamente interdetti.
Si tratterà di un manifesto pubblicitario di un “body contenitivo”: un capo di biancheria che gli alieni liquideranno irrispettosamente come un paio di mutandoni elastici per terrestri con problemi di linea. Ma ad attrarre l’attenzione sarà una nota sul manifesto pubblicitario, in apparenza criptica: “Emissioni CO2 compensate”. Un vero rompicapo per gli alieni, inizialmente incapaci di comprendere l’associazione tra l’acquisto di un bene voluttuario come un paio di mutandoni smagrenti, e la questione scientifica politico-economica delle emissioni di CO2.
Trattandosi di una civiltà progredita, gli alieni riusciranno comunque a capire che il riferimento alla “compensazione” andava inteso come una forma di auto-tassazione dei produttori di mutande per flagellarsi davanti ai loro clienti del fatto di emettere CO2 nel processo produttivo della lingerie. Ridicolo e grottesco, certo, ma comunque comprensibile alla luce del fatto che i terrestri, sulle fondamenta di quella scemenza assoluta del pericolo-CO2, avessero costruito un monumento alla stupidità che non risparmiava assolutamente nulla, nemmeno la biancheria intima.
Semmai gli alieni ne faranno una questione di marketing: considerata l’ignoranza media dell’essere umano (ritenuta dagli alieni la causa prima della sua propensione ad accettare come realistiche e credibili le ridicole profezie climatiche veicolate dai media di allora), cosa avrebbe potuto capire l’acquirente di mutande da quel riferimento alle emissioni “compensate”? Intrigati dal mistero, e solleticati dall’argomento invero pruriginoso (anche gli alieni indosseranno le mutande per nascondere e al tempo stesso valorizzare le loro vergogne?) avranno fatto alcune ipotesi:

  • Il terrestre avrà colto l’essenza del messaggio pubblicitario? Ovvero che il produttore di mutande con quella curiosa espressione intendeva in effetti avvertirlo che il costo della biancheria sarebbe aumentato a causa delle tasse sulle emissioni di CO2? Gli alieni concluderanno di no: perché sarebbero state necessarie conoscenze economiche che il terrestre medio decisamente non aveva.
  • Allora forse il terrestre avrà ritenuto che le mutande servissero a contenere inopinate e imbarazzanti flatulenze? In effetti il produttore avrebbe potuto “compensarle” grazie ad un sistema di contenimento a micro-filtri adsorbenti collocato nella parte posteriore della mutanda… Col risvolto climaticamente virtuoso di ridurre le emissioni in atmosfera di gas-serra di origine intestinale.
  • Oppure il terrestre avrà pensato ad un sistema di sconti per chi era afflitto da problemi di meteorismo? Qualcosa del tipo: compra le mie mutande e ti ri-compenso se emetti molte flatulenze? Sarebbe servito un certificato medico per usufruire dello sconto? O piuttosto una dimostrazione dal vivo in negozio in appositi stanzini dotati di gas detector?
  • O al contrario, il potenziale acquirente le avrà viste come qualcosa di minaccioso? Del tipo: guarda che se emetti troppe flatulenze finirai per far aumentare i gas-serra. E quindi le mutande me le paghi di più! Una interpretazione non lontana dal punto 1) ma più alla portata del terrestre medio.
  • E infine un’ultima ipotesi: ovvero che l’acquirente di mutande avrebbe liquidato la pubblicità con una alzata di spalle, come l’ennesima clima-cazzata. E come l’ennesimo, goffo esempio di “virtue-signalling” da parte dell’azienda di turno.

Ipotesi, quest’ultima, scartata con decisione dagli alieni. Perché se ci fosse stata una coscienza vera e diffusa della ridicolaggine e della ascientificità della narrativa allora dominante sul “Climate Change”, forse gli esseri umani si sarebbero salvati. E forse, delle clima-cazzate del ventunesimo secolo avrebbero potuto ancora raccontare di persona, tra le risate generali degli umani e degli alieni stessi. (qui)

Poi guardate qui

e ditemi se possono sussistere dubbi sul fatto che sia ritardata, per non parlare di quel ghigno da psicopatica – da psicopatica pericolosa, maligna, perfida, sadica, così, insomma. E tocca perfino assistere a questo

Precisando che la ritardata bianca, anche se dimostra 11 anni, ne compirà 19 fra tre mesi, mentre la ritardata nera ne ha 23. Mala tempora currunt, fratelli, e nessuno che vada in giro ad agitare qualche campanello per svegliare il branco di idioti che si accoda a queste pericolose stronzette analfabete.
E alla fine di tutto, non resterà che questo:

barbara

GRETA ,IL CLIMA, LA CINA E IL KGB

Essendo passato da appena due giorni il giorno della memoria (nome completo: “Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime della Shoah”. E chi viene a cianciare di altre vittime e altre tragedie si impicchi al primo albero. Quelli che hanno ritenuto di dover commemorare le foibe si sono fatti il loro giorno, senza rompere le palle a nessuno. Prendete esempio), ritengo doveroso ricordare anche la piccola Greta, sorella spirituale di Anna Frank, come hanno intelligentemente ricordato le menti più illuminate.

La Cina sfrutta l’ambientalismo alla Greta Thunberg per indebolirci tutti

Il cambiamento climatico è una minaccia alla nostra sicurezza nazionale – ma non nel modo in cui pensano i vertici politici e l’opinione pubblica.

Le tendenze di cui parleremo oggi non sono assolutamente iniziate con lo sfortunato avvenimento dei “Fridays for Future“, le colorate manifestazioni dei “gretini“, i sostenitori di Greta Thunberg, che in epoca pre-Covid si divertivano a fare il weekend lungo per chiedere agli Stati (e già qui vien da ridere) di “risolvere” il problema del cambiamento climatico.
Tutti i gruppi ambientalisti, più o meno “mainstream“, si sono sempre schierati  contro  gli  interessi dell’Occidente. Già durante il periodo della Guerra Fredda, gruppi ambientalisti utilizzarono lo spauracchio del cosiddetto “inverno nucleare” (ovvero la drastica riduzione delle temperature a seguito di un conflitto atomico globale) per tentare di impedire a Ronald Reagan di portare avanti il rinnovamento dell’arsenale nucleare statunitense, che serviva come deterrente contro l’Unione Sovietica. Nel corso degli anni si scoprì l’intrusione del KGB, il servizio segreto dell’URSS, nelle questioni ambientaliste, che riuscì persino a sfruttare l’influenza dei membri della Rockefeller Family Fund. Si tenne così nel 1983 una conferenza sul tema dell’inverno nucleare sostenuta, tra gli altri, dall’Environmental Defense Fund, dai Friends of the Earth e dal Natural Resource Defense Council (NRDC).
Questa tendenza a sfruttare le ONG e gli “scienziati preoccupati” per minare gli interessi dei paesi e delle società occidentali è prassi quotidiana ancora oggi, sopratutto a Pechino. Un report di Patricia Adams per la Global Warming Policy Fundation con sede a Londra, mostra esattamente la “tattica” cinese per spingere l’Agenda verde nei programmi dei partiti politici, e di come questa influenza serva anche come strumento di propaganda per Pechino.
Questo è il motivo per il quale la divisione asiatica del Natural Resource Defence Council (NRDC), citato prima, abbia pubblicato qualche anno fa un libro intitolato “Will China Save the Planet?” (La Cina salverà il Pianeta?) definito addirittura “visionario” dai funzionari di stato cinesi… forse l’unica sorpresa è perché abbiano messo un punto interrogativo nel titolo. Ma verrebbe anche da chiedersi di quali sostanze abbiano abusato all’NRDC per avere queste “visioni”. Ed ecco perché…
La Cina, infatti, ha un’economia interamente basata sullo sfruttamento degli idrocarburi, che generano l’86% dell’energia prodotta internamente. Nel 2020 sono stati aggiunti 11,4 Gigawatt, tutti interamente provenienti dalla combustione del carbone (mentre gli Stati Uniti, nel 2019, sono scesi a 15.1 Gigawatt di energia prodotta da questo combustibile fossile).
Le SOE (aziende statali, n.d.r.) di Pechino che operano in ambito energetico aumenteranno di circa il 10% il numero di centrali a carbone nei prossimi anni, e al momento il paese ha anche una forte capacità di raffinamento del petrolio, secondi solo agli Stati Uniti.
Sempre per rimanere in tema carbone, Pechino sta aumentando l’output delle proprie miniere, investendo circa 90 miliardi di dollari in 35 progetti petrolchimici che avranno un impatto ambientale nettamente superiore ai cicli classici.
Per quanto riguarda il gas naturale, in un accordo del 2014 con la russa Gazprom, Pechino importerà 0.04 trilioni di metri cubi di “oro blu” attraverso il gasdotto “Power of Siberia” fino al dicembre del 2049.
Secondo il ridicolo Accordo di Parigi sul clima, la Cina può liberamente raggiungere il picco di emissioni entro il 2030, avendo dunque paradossalmente un incentivo – per giunta riconosciutogli e messogli per iscritto dalla comunità internazionale – ad inquinare liberamente. Un qualsiasi Stato occidentale sarebbe già stato messo alla graticola dalle ONG-Verdi, additato come un “criminale climatico” che mette in pericolo la sopravvivenza del Pianeta. Ma per la Cina non conta. “Dare la priorità alla sostenibilità cementerà l’eredità della Cina quando assumerà un ruolo più importante sulla scena globale”, se ne è uscita fuori Greenpeace.
Inoltre, la Cina, con una legge del 2017 ha trasformato le proprie ONG operanti all’estero in “strumenti della propaganda del regime”. Devono essere sponsorizzate da un’agenzia designata o da un dipartimento governativo che controlli e supervisioni le loro attività; devono presentare piani di lavoro e budget annuali a questi organismi. E, ovviamente, il mancato rispetto delle regole può comportare il sequestro dei beni, la detenzione del personale ed il divieto di condurre attività in Cina per 5 anni – e senza diritto di appello.
Ma c’è di più, Pechino non ha nemmeno bisogno di pagare di tasca sua per il lavoro di propaganda che vuole fare negli Stati Uniti! La ONG con sede a San Francisco, Energy Foundation China, ha erogato oltre 330 milioni di dollari a organizzazioni registrate negli Stati Uniti che operano in Cina, finanziamenti forniti da fondazioni multimiliardarie come la William and Flora Hewlett Foundation e la Catherine T. MacArthur Foundation. Si pensi che l”amministratore delegato di questa ONG è un ex-funzionario del governo cinese e fa il negoziatore per gli accordi sul clima.
Per la Cina il dibattito sul cambiamento climatico è evidentemente una “opportunità“. Mentre il mondo si decarbonizza, loro possono portare avanti indisturbati i propri piani industriali, ad un costo decisamente più basso rispetto alle potenze occidentali. Decarbonizzare il resto del mondo, infatti, rende l’economia cinese più forte [Biden lo ha capito, e andarle in aiuto è stata una delle sue primissime mosse] – indebolisce le economie dei suoi rivali, riduce il costo dell’energia per la sua economia basta interamente sullo sfruttamento degli idrocarburi, ed affonda l’India – ancora povera di energia – come potenziale rivale nell’area dell’Indo-Pacifico. E, a differenza dell’economia sclerotica dell’Unione Sovietica, quella cinese è ben lontana dal collasso, dato che è l’unica grande economia ad essere riemersa dal baratro del Covid già alla fine dello scorso sciagurato 2020 – ed è probabile che lo sarà ancora di più nel 2021. Il cambiamento climatico offre dunque un’opportunità strategica che verrà colta.
Il cambiamento climatico è dunque effettivamente un problema per la nostra sicurezza nazionale, ma non perché scompariranno gli orsi polari, semplicemente perché è nata una  retorica  che  criminalizza l’inquinamento dei soli paesi occidentali (tra l’altro in costante riduzione) ma che al tempo stesso tollera e asseconda quello cinese, [in sostanza così,

per intenderci] il che è utile a Pechino per rafforzarsi geo-economicamente sia nella propria regione che, in un futuro non lontano, sul mondo intero.
L’attenzione ossessiva e spasmodica al cambiamento climatico minaccia dunque gli interessi vitali sia degli Stati Uniti, che dell’Europa, che del nostro paese, distraendo i vertici politici e l’opinione pubblica dalle minacce incombenti sulla nostra sicurezza nazionale dalle realtà geopolitiche mondiali, subordinando ogni pensiero ed azione all’illusione di star “salvando il pianeta”. State pur certi che la Cina ed i suoi alleati nelle ONG non faranno assolutamente nulla per distogliere te ed il tuo rappresentante politico da questa illusione.
Ovviamente una delle soluzioni per decarbonizzare “in fretta” – non essendo sufficiente mettere semplicemente dei pannelli solari qua e là tra la Pennsylvania e la Pianura Padana, visto lo scarso utilizzo invernale – sarebbe quella di puntare maggiormente sull’energia nucleare, unica fonte ad “emissioni Zero”, sicura e con la possibilità di impiegare un elevato numero di addetti. Ma per farlo, ovviamente, è necessario che la rete elettrica sia messa in sicurezza dai vari attacchi cibernetici.
La domanda per l’amministrazione Biden, dunque, riguarda come l’America ha intenzione di rispondere a tutto questo: Come un piccolo paese o come una grande potenza? Sul tema della  sicurezza  cibernetica delle reti elettriche potete anche non chiederglielo: Joe Biden ha già detto di stare dalla parte di Pechino.

RealClearEnergy.org (qui)

Qui una cosa interessante da leggere, dedicata a quelli che per salvare il mondo basta fare così, basta eliminare cosà, basta cambiare cosù.
Quanto alla Cina, prima è arrivato questo

e adesso quest’altro

E non illudiamoci: stiamo permettendo alla Cina di conquistare il mondo – e l’unico che stava riuscendo ad arginare la sua avanzata è stato bloccato – e prima o poi sarà anche il nostro turno (ma avete mai sentito, fra i non anglofoni, una pronuncia inglese tanto incomprensibile?)

barbara

MENTRE L’ATTESA SI PROLUNGA 2

Comincio con questo sconvolgente episodio, assolutamente senza precedenti nella storia, che sicuramente rappresenterà un funesto precedente foriero di tragedie future. E questo lo dedico alle persone bizzarramente convinte che in America comandi Trump.

Qui l’articolo.

Proseguo con quest’altro video, che ci mostra da dove vengono i soldi per la campagna di Biden. E questo lo dedico alle persone che sembrerebbero bizzarramente convinte che, siccome in America comandano le corporation, ne sarebbe automaticamente avvantaggiato chi comanda al momento.

Quest’altro pezzo, preso dalla pagina di Jaime Andrea Jaime, residente negli USA, lo dedico alle persone bizzarramente convinte che col voto postale i brogli siano pressoché impossibili (l’ha detto Nature, mica il NYT o FoxNews!)

Allora, per i plancton.
Da sempre in USA si può votare per posta da casa con una scheda che si richiede espressamente al locale ufficio elettorale dove ci si deve preventivamente iscrivere mostrando documenti, identita’, Social Security e prova di residenza (normalmente un conto della energia elettrica o telefono o gas o mondezza).
Si chiama Absentee Ballot ed ovviamente e’ anche per i milioni di americani in giro per il mondo sia privati che TUTTI i militari e Diplomatici.
Quello che invece, con la scusa del Ciaina Vairus, si sono inventati e’ di inviare la scheda a tutti secondo liste di residenza e NON secondo quelle certificate degli uffici elettorali.
In pratica la mandano a tutti, cani e porci, morti, traslocati finiti in galera…., senza nessuna certificazione di identita’, come se uno andasse a votare senza nemmeno mostrare un documento comprovante chi realmente e’.
Chiare le truffe possibili che capirebbe un bambino dell’asilo?

Raccomando invece la lettura di questa ottima analisi di Mordechai Kedar a coloro che ancora non si rendono conto dell’immane catastrofe che incombe sull’intero Medio Oriente con la presidenza Biden – leggi Obama+Clinton+Kamala Harris.
Il prossimo articolo potrebbe forse fornire qualche spunto di riflessione a chi è fortemente critico su temi quali Cina, UE, clima. Da parte di un giornalista che non è mai stato un trumpiano a oltranza.

Giulio Meotti

Non sono mai stato un trumpiano tanto per fare, non ho mai amato certe sue mattane e familismi e che non abbia letto più di cinque libri in vita sua, ma ora che ha perso qualcosa va detto chiaro. Trump è stato eletto per porre fine ai cosiddetti interventi “umanitari” e lo ha fatto. Ha eliminato il Califfo Baghdadi e il Generale Soleimani senza farsi trascinare in nuovi Vietnam. Ha annullato l’”accordo” di Obama che avrebbe dato all’Iran una via alle armi nucleari, una nuova Monaco. È uscito dal ridicolo accordo sul clima di Parigi. Ha rafforzato la posizione di Israele in Medio Oriente e costretto Emirati Arabi, Sudan e Bahrain a farci la pace. Ha osteggiato l’Onu. Ha detto agli europei che dovevano contribuire di più alla propria sicurezza, oltre al proprio luna park sociale. Ha eletto giudici importanti alla Corte Suprema, nemesi della cultura progressista che vorrebbe l’America simile alla Svezia (penso ad Amy Barrett e alla sua famiglia [che ha preso il posto di quella, recentemente defunta, che per ventisette anni ha prostituito la legge all’ideologia]). Ha completamente cambiato il modo in cui gli americani pensano alla propria dipendenza dai prodotti cinesi a buon mercato. Mai prima la Cina ha sentito una minaccia al proprio dumping economico planetario. Quando un paese industriale avanzato non è in grado di produrre mascherine chirurgiche, guanti e gel per le mani e ibuprofene durante una pandemia, significa che la globalizzazione si è spinta troppo oltre. Va rivista per non morire in suo nome. E questo vale anche per l’Italia. Ma il più grande risultato di Trump è stato nell’economia. Durante i primi tre anni della sua presidenza, una quota importante di ricchezza è andata ai lavoratori più poveri. Ha portato crescita salariale agli svantaggiati. Ecco perché gli elettori nelle zone dimenticate del paese, i forgotten men che ho descritto due giorni fa, hanno votato per lui nel 2016 e in numero ancora più grande nel 2020. Ecco perché un numero sorprendente di afroamericani si è rivolto a lui quest’anno. Con la “giustizia sociale” le minoranze non mangiano. Le sue restrizioni all’immigrazione hanno ridotto la concorrenza per gli americani più poveri. Trump tornerà a giocare a golf in Florida. Quella che perde è una certa idea della realtà. E’ quella che ha portato molti immigrati che lavorano duro a votare Trump e quasi tutti i bianchi benestanti a votare Biden. Perdono i vecchi, sporchi rapporti umani e vince il Silicio dei social. Perde la nazione e vince il “villaggio globale”. Perde l’idea che la propria cultura conta e vince il multiculturalismo. Dopo questa festa di liberazione da Trump ci sarà da lavorare per l’Occidente. Se devo scegliere fra il mondo di Oprah, di chi butta giù le statue e degli accademici che lavorano per una società di individui indefiniti, e il mondo di un operaio americano dai denti consumati dal tabacco e di un messicano rispettoso delle regole e con il rosario in tasca, non ho dubbi.

Concludo la puntata odierna con questa breve, doverosa, riflessione:

e con un confronto fra i due candidati sul tema del razzismo. Questo è Biden

che faccia da mona anche da giovane!

e questo è Trump. Vedete un po’ voi.

barbara

PARAFRASANDO UN VECCHIO DETTO

Quando stupidità e ignoranza montano in scranno…

Quante gretinate a Davos

Ho voluto ascoltare il discorso pronunciato da Greta a Davos. Di mio non l’avrei fatto: Greta non è così importante da meritare queste attenzioni. Dovrebbe invece essere protetta da chi ha il dovere di farlo e invece la usa. Però, mi son detto, vista la messe di personaggi importanti che pendono dalle sue labbra, vista la farsa collettiva cui ci tocca assistere, perché non sentire che ha da dire ‘sta bimba?
Orpo… ha ragione, ha pienamente ragione Greta! Di colpo mi sto rendendo conto di essere l’unico al mondo che sta ascoltando Greta. Tutti i suoi stimatori, quelli che dicono che siamo sulla soglia di una catastrofe ambientale, stanno ignorando la piccola. Eccetto io, che però verso la bimba ho sentimenti di pietà. Quanto a stima, mi devo ricredere: la logica di Greta è stringente. Perché se (un colossale “se”) siamo in emergenza climatica e al soglio di una catastrofe planetaria per colpa della CO2, allora bisogna fare esattamente quel che a Davos Greta ha detto di fare. Ecco, dunque, cos’ha detto.

«Non vi stiamo dicendo di affidarci a tecnologie che oggi neanche esistono e che la scienza dice che forse mai esisteranno. Non vi stiamo dicendo di continuare a parlare di “zero emissioni nette” o di “neutralità carbonica”, continuare a imbrogliare e giocare coi numeri. Non vi stiamo dicendo di far finta di azzerare le vostre emissioni semplicemente pagando qualcun altro per piantare alberi in Africa, mentre allo stesso tempo in Amazzonia le foreste stanno sparendo ad una velocità infinitamente maggiore».
«Siamo chiari, una volta per tutte. Non è di una economia “a basso” valore di carbonio che abbiamo bisogno. Non dobbiamo “diminuire” le nostre emissioni. Le nostre emissioni devono in-ter-rom-per-si. Dobbiamo dimenticarci delle “nette” zero emissioni: noi abbiamo bisogno di reali zero emissioni. Perché obiettivi di nette zero emissioni, per giunta distanti nel tempo, non significheranno nulla. Qualunque vostro progetto che non include tagli radicali di emissioni a cominciare da oggi, è completamente insufficiente. A noi non ce ne può importar di meno della vostre politiche. Perché, nel caso non ve ne foste accorti, il mondo sta già bruciando. E allora noi chiediamo che sia immediatamente interrotta ogni azione di estrazione ed esplorazione di combustibili fossili, nonché ogni sussidio e investimento su essi. E ciò deve accadere non entro il 2050, il 2030 o perfino il 2021: noi vogliamo che tutto ciò sia fatto ora».
La piccola Greta ha pienamente ragione. Se (un colossale “se”) stiamo bruciando, se (altro colossale “se”) è assolutamente vitale che si rimanga entro gli 1.5 gradi dalle temperature pre-industriali [siccome un grado ce lo siamo già giocato, allora dovremmo evitare che le temperature aumentino di mezzo grado], e se (terzo colossale “se”) è la nostra CO2 ciò che fa aumentare le temperature, allora dobbiamo assolutamente interrompere le nostre emissioni da oggi. Non dal 2050 o dal 2030, e neanche dal 2021: da oggi.
Domattina, quando alle 6 vi svegliate, statevene a letto: inutile alzarsi, che la luce non s’accende e, se il tempo è bello, dovete attendere le 9. Non tentate di farvi un caffè: niente gas. Né provate a bere un bicchiere di latte freddo: potrebbe esser andato a male, perché il vostro frigo è spento da diverse ore. Digiuni andrete al lavoro a piedi. Quale lavoro? Ma per campi, a raccogliere qualche radice da masticare e a industriarvi (si fa per dire) a coltivare qualcosa di cui poi vi nutrirete. Tutti insieme dovremo riorganizzare le nostre vite e viverle come i nostri antenati di decine di generazioni fa. Niente gas, carbone, benzina o petrolio. E non dal 2050 o 2030, e neanche dal 2021: da oggi. Parola di Greta.

Franco Battaglia, 25 gennaio 2020, qui.

E, a margine della conferenza di Davos, giusto per non farci mancare niente

Le fake news contro Trump a Davos

Trump parla a Davos criticando l’allarmismo apocalittico di certi ambientalisti e vantando il clima economico positivo creato dalla sua amministrazione. Il giorno dopo, la BBC pubblica il fact checking al discorso di Trump. Forse è il caso di darci un’occhiata. Credo si capiscano due cose: a quale livello di faziosità siano arrivati i media mainstream nel nome della loro crociata anti-populista e come il fact checking, come era ovvio fin dall’inizio, sia spesso un’etichetta retorica per dare una parvenza di obiettività alle proprie opinioni.
Cominciamo con il primo punto analizzato dal fact checker. Il Presidente dichiara che “gli Stati Uniti sono tra i paesi con la miglior qualità dell’acqua e dell’aria”. Il fact checker conferma che sì, la qualità dell’aria negli Stati Uniti è considerata la 10ma al mondo. Idem per l’acqua. Ma solo dopo aver sottolineato e premesso che l’amministrazione Trump avrebbe allentato le leggi per la protezione dell’ambiente. È già questo fa un po’ cadere le braccia. L’affermazione di Trump è vera o no? Se è vera, come ammette lo stesso fact checker, perché intorbidire il tutto alludendo al fatto che sì, la qualità dell’aria sarà anche buona ma Trump non è un ambientalista?
Trump ha poi affermato che gli Stati Uniti sono nel mezzo di un boom economico e di aver creato sette milioni di posti di lavoro, il tutto ciò mentre gli “esperti avevano previsto decenni di bassa crescita e difficoltà economiche”. Il fact checker parte quindi a testa bassa con l’obiettivo evidente di smentire la narrativa del Presidente. La crescita del prodotto interno è stata tra il 2% e il 3% annuo con Trump. Attenzione però, avverte il fact checker, con Clinton aveva raggiunto il 4%. E una volta, sotto Obama, c’era stato un quadrimestre dove si era raggiunto il 5,5%. “Un picco mai toccato da Trump”, conclude, soddisfatto, il fact checker, dimenticando convenientemente di far notare tutti i quadrimestri dell’Obamanomics in cui l’economia ha fatto un bel -1% o peggio.
Per quanto riguarda i posti di lavoro, viene sottolineato che “Obama ne aveva aggiunti 7,8 milioni e che la crescita dell’occupazione negli Usa continua ininterrotta da 110 mesi. Trump quindi sta solo “continuando un trend”. Anche qui un’altra conveniente dimenticanza. Obama ha cominciato il suo mandato con la crisi subprime del 2008, la più grave crisi finanziaria dopo il crack del 1929 con la disoccupazione schizzata al 10%. Partendo da questo abisso, anche solo per semplice inerzia, l’economia non poteva che guadagnare posizioni anno dopo anno, con la disoccupazione scesa al 6%. Ma come come si può capire dalla legge dei rendimenti decrescenti, passare dal 10% al 6% di disoccupati (in 8 anni) è una cosa, scendere dal 6% al 3,5%, messo a segno da Trump, è obiettivamente un risultato eccezionale.
L’amministrazione Trump vanta il minor livello di disoccupazione negli ultimi 50 anni e l’incremento di posti di lavoro è ancora più rilevante nei riguardi dei non laureati (cioè della working class) e delle minorities, neri e ispanici (che “soffrirebbero terribilmente sotto Trump”, secondo alcuni giornalisti italiani). Tutti questi fatti non vengono menzionati nell’analisi fattuale del fact checker. In quanto all’ultima affermazione sulle previsioni negative degli esperti di economia, il fact checker ammette candidamente di “non sapere bene a quali esperti” si riferisca il presidente.
Viene il dubbio che sia vissuto in una grotta negli ultimi dieci anni. Perché, veramente, non è poi così difficile ricordare tutti i discorsi sulla “stagnazione secolare” e tutti i vari economisti illuminati, come Krugman o Stiglitz, pontificare su una nuova normalità, dove globalizzazione e l’automazione avrebbero prodotto bassi tassi di crescita e alta disoccupazione in tutte le economie avanzate. La crescita economia sotto Obama era stata decente, non certo travolgente, ma questo era il massimo di cui aspettarsi dopo la crisi del 2008.
Dopo la vittoria di Trump, questi stessi esperti avevano poi subito vaticinato il disastro economico e una borsa che non si sarebbe ripresa “mai più” (Krugman). Ora ci parlano invece di “continuazione del trend”. Ci fermiamo qui. C’è da chiedersi se i media mainstream sarebbero stati ugualmente critici e solerti se il Presidente in carica si fosse chiamato Hillary Clinton. Il giorno dopo, a Davos, ha parlato Greta Thunberg. Dalla BBC, guarda caso, nessun fact checking sul discorso dell’amabile Greta.

Stefano Varanelli, qui.

Non mi sembra ci sia molto da aggiungere. Sempre più vanno in scena stupidità, ignoranza, arroganza nel primo caso (con l’aggiunga di sfruttamento e abuso di minore a scopo di lucro e circonvenzione di incapace) e malafede ideologica nel secondo. E i “grandi della Terra”, come ha ricordato qualcuno, hanno calorosamente applaudito “la piccola Greta”, dopodiché sono risaliti sui loro jet privati e sono tornati alle loro confortevoli case.

barbara

UN PAIO DI COSE SU QUEI FAMOSI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Quelli brutti brutti, che ci condurranno alla catastrofe, che fanno piangere la piccola Greta e per fermare i quali da almeno mezzo secolo ci restano solo dodici anni che ormai saranno diventati undici e fra poco saranno dieci. Quelli.

Riscaldamento globale: la grande truffa?

Avevo già trattato il tema del riscaldamento globale in un precedente post del 27/7/2019 (https://politicaesocieta2015.wordpress.com/2019/07/27/le-balle-del-pensiero-unico-2-episodio-il-riscaldamento-globale/).

Prendo spunto dal fallimento della conferenza di Madrid sul clima (COP 25 – nel quale Cina, India, Stati Uniti e Russia di sono defilati dal sottoscrivere impegni sui futuri tagli delle emissioni di gas serra), per tornare sull’argomento.

A margine di quella conferenza l’Europa dal canto suo sta preparando il compitino a casa e sta lavorando all’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette entro il 2050. La stessa promessa è stata fatta a più riprese negli anni da vari politici in giro per il mondo. A questo riguardo apro subito una breve parentesi su cosa questo significhi in termini pratici perché fa molto trendy dire “zero emissioni entro il 2050” ma la realtà dei fatti è molto complicata. In base a quanto descritto in questo articolo di Forbes (https://www.forbes.com/sites/rogerpielke/2019/09/30/net-zero-carbon-dioxide-emissions-by-2050-requires-a-new-nuclear-power-plant-every-day/ ), per ottenere l’equivalente di energia prodotta dai combustibili fossili da qui al 2050, occorrerebbe costruire 3 centrali nucleari di nuova generazione ogni 2 giorni da oggi per i prossimi 31 anni per un totale di circa 17.000 nuovi impianti. Se consideriamo che il nucleare esiste da circa 70 anni e attualmente nel mondo ci sono 442 centrali nucleari operative abbiamo la misura della questione. In alternativa, dato che le centrali nucleari non piacciono a tutti, si potrebbero costruire pale eoliche: ne servirebbero 1.500 al giorno tutti i giorni sino al 2050. Totale 16.972.500 nuove pale eoliche.

Ce la possiamo fare? Lascio il giudizio a chi sta leggendo. Quando sentirete qualcuno che promette emissioni zero entro il 2050 ricordatevi di questo calcolo traendo le opportune conclusioni circa la serietà di chi vi sta probabilmente prendendo per il naso. Le utopie sono bugie molto dolci da raccontare.

Il calcolo di Forbes sarà attendibile? In ogni caso fornisce l’ordine di grandezza di un problema apparentemente enorme ovvero la necessità di escogitare misure alternative alle fonti non rinnovabili dato che per i catastrofisti dell’ambiente occorre “salvare il pianeta” dalla distruzione e dallo scioglimento dei ghiacciai che ci farà morire tutti annegati.

Ma le cose stanno veramente così? Siamo proprio sicuri i gas serra prodotti dall’uomo ci porteranno sull’orlo del baratro?

Qualche sospetto sulla attendibilità del pensiero dominante potrebbe sorgere nel momento in cui analizziamo la letteratura disponibile sull’argomento. La stragrande maggioranza dei testi reperibili in rete da siti specializzati a riguardo ci dicono:

  • che i gas serra sono la causa del riscaldamento globale
  • che i gas serra sono in aumento vertiginoso negli ultimi anni
  • che l’uomo produce quantità enormi di gas serra
  • che, di conseguenza, è colpa dell’uomo se le temperature aumentano e i ghiacciai si sciolgono perché producendo gas serra causiamo l’aumento delle temperature.

Insomma, sarebbe tutta colpa nostra, della nostra civiltà di irresponsabili che stanno “giocando col futuro delle generazioni a venire”.

Sarà un caso ma in nessuna pubblicazione delle numerose che ho consultato viene esposta dettagliatamente la reale percentuale di gas serra di produzione antropica (dell’uomo) rispetto alla mole di gas serra naturalmente presenti nell’atmosfera. Davvero singolare questa circostanza, come se non si volesse fornire ai più una informazione fondamentale per valutare la veridicità delle teorie dominanti sul riscaldamento globale in base alle quali esso sarebbe causato dalle attività umane. L’unica eccezione che ho riscontrato è un interessante articolo in lingua inglese (https://www.geocraft.com/WVFossils/greenhouse_data.html) ripreso anche in italiano dal sito centrometeo.com (http://www.centrometeo.com/articoli-reportage-approfondimenti/climatologia/5845-effetto-serra-attivita-umane-come-stanno-le-cose) che fornisce una misura esatta dell’impatto delle attività umane sui gas serra complessivamente presenti nell’atmosfera.

I dati presentati sono assolutamente sconvolgenti:

le percentuali di gas serra prodotti dalle attività umane, quelli che secondo la vulgata ormai genericamente accettata, sarebbero responsabili dell’innalzamento delle temperature del pianeta, sono ricomprese in un range tra lo 0,28% ed il 2,208%.

Questa forbice si ottiene considerando nel primo caso che il totale dei gas serra sia costituito da vapore acqueo al 95% e nel secondo caso che questa percentuale sia del 60%. La tabella seguente è estremamente esplicativa:

Dati basati sulla concentrazione (ppb) tenendo conto del GWP % di Effetto serra (caso: vapore acqueo al 95%) % Naturale % Man-made % di Effetto serra
(caso vapore acqueo al 60%)
% Naturale % Man-made
Vapore acqueo 95.000% 94.999% 0.001% 60.000% 59.999% 0.001%
Anidride Carbonica (CO2) 3.618% 3.502% 0.117% 28.948% 28.015% 0.934%
Metano (CH4) 0.360% 0.294% 0.066% 2.84% 2.32% 0.521%
Protossido di azoto (N2O) 0.950% 0.903% 0.047% 7.6% 7.225% 0.375%
Altri gas (CFC, ecc) 0.072% 0.025% 0.047% 0.574% 0.197% 0.377%
Totale 100.00% 99.72 0.28% 100.00% 97,756% 2.208%

Si rimanda alla lettura degli articoli citati per un eventuale interessantissimo approfondimento.

Che conclusioni si traggono?

  1. che la maggior parte del gas serra esistente è costituito da vapore acqueo (e su questo non possiamo intervenire);
  2. che la totalità o quasi del vapore acqueo è di origine naturale (e neppure qui possiamo intervenire);
  3. che la percentuale di anidride carbonica, metano, protossido di azoto ed altri gas presenti in atmosfera sono per la maggior parte di origine naturale (e anche su questo non possiamo farci niente)
  4. che la percentuale di gas serra prodotti dalle attività umane è insignificante.

Se questi sono i numeri, quanto possono incidere iniziative quali il Protocollo di Kyoto o di Parigi, che peraltro richiedono riduzioni solo parziali, rispetto alla variabilità naturale del sistema climatico terrestre?

“Non c’è alcun dubbio sul fatto che anche se puntualmente osservato, il Protocollo di Kyoto avrebbe un effetto impercettibile sulle temperature future – un ventesimo di grado entro il 2050”. [Dr. S. Fred Singer, atmospheric physicist Professor Emeritus of Environmental Sciences at the University of Virginia, and former director of the US Weather Satellite Service; in a Sept. 10, 2001 Letter to Editor, Wall Street Journal].

È abbastanza chiaro dove sta l’inganno? L’informazione mainstream continua a martellare l’opinione pubblica su quanto siano aumentate le emissioni di anidride carbonica negli ultimi decenni fornendo però il solo dato assoluto e non quello percentuale riferito a quanto “pesano” queste emissioni sia rispetto all’anidride carbonica di produzione naturale (l’uomo produce tra lo 0,117% e lo 0,934 dell’anidride carbonica complessiva, una quantità estremamente contenuta) sia rispetto alla totalità dei gas serra (come abbiamo visto tra un modestissimo 0,28% ed il 2,208%).

È certamente vero che la concentrazione di anidride carbonica abbia raggiunto i più alti livelli da 800.000 anni a questa parte ma la quota prodotta dall’uomo è così contenuta che se anche la razza umana si estinguesse domani, il clima non ne risentirebbe affatto. Però a voi raccontano che sono 800.000 anni che non stavamo messi così male e a sostegno della tesi vengono mostrati grafici come questi che esposti così non significano nulla perché non vengono messi in correlazione con i gas serra totali:
ct1
ct2
Qualcuno pensa veramente che una percentuale di gas serra prodotti dall’uomo nella misura dello 0,28% sia responsabile dell’aumento delle temperature globali? E il restante 99,72% non conta nulla? Conta solo ciò che produciamo noi? Immaginate la vostra scrivania di 2 metri per 1 metro e sopra quest’area disegnate un quadrato di 7,5 cm di lato; queste sono le proporzioni tra i gas serra antropici ed i gas serra totali.

Giova poi ricordare un aspetto non trascurabile ma che tuttavia non viene mai citato: l’anidride carbonica è il nutriente delle piante e non è inquinante; tutta la vita sulla Terra – piante e animali allo stesso modo – ne trae beneficio essendo questa basata sulla chimica del carbonio nella quale la CO2 è un elemento essenziale.

Se i numeri sono questi credo non ci siano molti dubbi ma attendo smentite e sono pronto a ricredermi.

Certamente è opportuno rendere l’aria respirabile soprattutto nelle città ma questo è un discorso completamente diverso: un conto è dire che i gas nocivi prodotti dall’uomo se concentrati nelle città fanno male alla salute e quindi vadano contenuti ma cosa ben diversa è dire che occorre limitare lo sviluppo economico di intere aree del pianeta che ancora oggi contano per il proprio progresso sullo sfruttamento delle fonti tradizionali paralizzando buona parte dell’economia mondiale perché altrimenti i ghiacciai si sciolgono. E il motivo è esattamente nei numeri esposti sopra. Ridurre lo 0,28% allo 0,14% o allo 0,08% che impatti avrebbe sulla temperatura del pianeta?

Verosimilmente nessuno.

La stragrande parte dei gas serra ha origine naturale e nulla possiamo fare per cambiare il corso delle cose. Mettiamoci il cuore in pace.

Dovremmo inoltre raccontare ai paesi in via di sviluppo che essi dovranno rinunciare a gran parte delle loro prospettive economiche basate sulle fonti tradizionali? Ciò causerebbe carestie di proporzioni bibliche e milioni di morti per fame. È questo che vogliamo?

Aggiungiamo inoltre che il programma di riduzione delle emissioni come previsto dal protocollo di Kyoto dovrebbe costare cifre iperboliche, di molto superiori all’intero PIL mondiale. Sarebbe come sentirsi dire dal proprio medico che dobbiamo ridurre il colesterolo da 10 a 5 (quando il limite è 200) assumendo un farmaco che costa il 99% del nostro stipendio. Chi inizierebbe una cura così costosa per ridurre un tasso di colesterolo già di per sé insignificante? Eppure questo ci stanno raccontando da anni. E la stragrande maggioranza delle persone si beve questa gigantesca bufala.

Sorgono spontanee almeno due domande:

  • se non sono i gas serra antropici, allora qual è la causa dell’aumento della temperatura del pianeta?
  • perché la comunità scientifica si è orientata sulla spiegazione “antropica” del riscaldamento globale e ci vengono propinate da anni bugie clamorose sulla responsabilità dell’uomo in relazione ad esso?

Alla prima domanda le risposte sono molteplici ma principalmente riconducibili o a fenomeni esogeni quali la variabilità periodica dell’attività solare e la variazione periodica dell’asse terrestre o a fenomeni endogeni quali l’attività vulcanica. Una buona spiegazione è fornita da questo articolo in lingua inglese https://www.geocraft.com/WVFossils/ice_ages.html. L’aumento delle temperature (o la loro diminuzione) non è assolutamente correlabile (se non in minima parte) con la produzione di gas serra antropici. Questo articolo ed altre fonti ipotizzano inoltre l’arrivo imminente di una nuova “piccola era glaciale” che potrebbe durare alcuni decenni e che farebbe sparire di colpo le preoccupazioni dei catastrofisti del riscaldamento globale e i loro seguaci https://www.ildolomiti.it/blog/tiberio-chiari/dallinverno-del-2020-le-temperature-potrebbero-abbassarsi-drasticamente-un-raffreddamento-causato-dal-ciclo-solare-in-arrivo-con-il-ritorno-di-una-piccola-era-glaciale

https://www.attivitasolare.com/la-piccola-era-glaciale-2020-2060/

Quando ciò avverrà il pensiero unico modificherà il proprio linguaggio passando dal “riscaldamento globale” ai “cambiamenti climatici” imputando questi ultimi come sempre all’uomo anche se in realtà la verità è ben diversa.

Alla seconda domanda ho già dato la mia risposta nel post precedente già citato (https://politicaesocieta2015.wordpress.com/2019/07/27/le-balle-del-pensiero-unico-2-episodio-il-riscaldamento-globale/) che ha a che fare esclusivamente con il concetto di potere. A quelle osservazioni potrei ora aggiungere che negli anni ’40 del secolo scorso l’opinione dominante era che ci saremmo avviati verso una nuova glaciazione (“raffreddamento globale”) ma poi, dopo una serie di rilevazioni consecutive per alcuni anni di lievi e costanti incrementi della temperatura media globale (misurata a terra) l’orientamento generale si spostò sulla tesi opposta che via via si è cristallizzata nel corso dei decenni rendendo difficile un ripensamento generalizzato che oggi ai climatologi costerebbe moltissimo in termini di fama, prestigio e sovvenzioni pubbliche.

Alla domanda “com’è possibile che una percentuale così modesta di gas serra antropici influisca sulle temperature del pianeta?” non so rispondere. Bisognerebbe porre lo stesso quesito ai fanatici della teoria del riscaldamento globale antropico.

Anzi, se qualcuno di essi leggesse queste righe, lo pregherei di fornirmi il suo punto di vista a riguardo supportato da dati precisi.

Non si tratta di fare dietrologie o complottismi.

Si tratta di numeri e se qualcuno è in grado di smentirli, si faccia avanti. Grazie. (qui)

E poi ci sono quei devastanti incendi in Australia, che naturalmente sono causati dai cambiamenti climatici che a loro volta sono causati da noi: lo sanno tutti, no?

Il governo australiano resiste all’ideologia eco-catastrofista: incendi dolosi

“Il governo australiano, nonostante la rabbia dell’opinione pubblica, l’angoscia delle vittime e i moniti degli scienziati, si ostina a sostenere che il cambiamento climatico non ha a che vedere con gli incendi che stanno devastando il Paese”. Esordisce così un articolo pubblicato il 7 gennaio dall’agenzia di stampa Reuters, intitolato: “I leader dell’Australia irremovibili sull’azione per il clima dopo gli incendi devastanti”. Nello stesso giorno un editoriale del Washington Post dal titolo “Gli incendi apocalittici dell’Australia sono un avvertimento al mondo” iniziava dicendo: “Questo è il futuro che l’umanità si sta preparando, proprio adesso, ogni giorno che i governi mondiali sprecano senza reagire al cambiamento climatico”.

Gli articoli su mass media e blog che mettono sotto accusa il governo australiano “insensibile ai disastri climatici” sono centinaia e se ne continuano a pubblicare, anche se il governo sostiene che il global warming non c’entri per un’ottima ragione: e cioè che gli incendi sono di origine dolosa, come d’altra parte succede quasi sempre. Le autorità australiane hanno infatti annunciato di aver già arrestato più di 180 persone. L’allarme lanciato – “questo è il futuro che l’umanità si sta preparando” – avrebbe piuttosto senso se si riferisse al fatto che sono minorenni ben il 70 per cento delle persone finora arrestate.

Ma prima o poi qualcuno forse finirà per dire addirittura che gli incendi non sono dolosi, che il governo australiano mente per non assumersi le proprie responsabilità. La colpa del governo australiano, che già dà “scandalo” per una politica inflessibile in materia di immigrazione illegale, e guai a portarlo invece ad esempio, è di mostrarsi determinato anche in fatto di politiche ambientali. Il primo ministro Scott Morrison e il ministro per la riduzione delle emissioni di gas serra Angus Taylor hanno infatti dichiarato che non c’è motivo di ridurre le emissioni di CO2 più di quanto il Paese non stia facendo. Hanno detto che, al contrario, l’Australia dovrebbe essere premiata perché sta tenendo fede all’impegno di ridurre entro il 2020 le proprie emissioni di gas serra secondo quanto stabilito. Fare di più andrebbe a danno dell’economia nazionale specialmente perché comporterebbe una riduzione delle esportazioni di carbone e gas naturale.

A chi gli rinfaccia che l’Australia anche se contribuisce solo all’1,3 per cento delle emissioni mondiali di anidride carbonica è però seconda, dopo gli Stati Uniti, per emissioni pro capite, e tuttavia alla Cop25, il summit mondiale sul clima svoltosi a Madrid all’inizio di dicembre, ha rifiutato insieme ad altri stati di votare un “ambizioso piano di riduzione delle emissioni di CO2”, il ministro Taylor ha risposto il 31 dicembre sulle pagine del quotidiano The Australian:

“Nella maggior parte dei Paesi è inaccettabile perseguire politiche di riduzione delle emissioni che incidano pesantemente sul costo della vita, provochino la perdita di posti di lavoro, riducano le entrate e impediscano lo sviluppo. È per questo motivo che non adotteremo gli obiettivi proposti dal partito laburista, impraticabili, sconsiderati e catastrofici per l’economia, che si risolvono sempre in tasse sull’energia, comunque le si vogliano chiamare”.

In precedenza, il primo ministro Scott Morrison nel corso di una intervista aveva affermato: “Non esistono prove scientifiche attendibili che ridurre le emissioni farebbe diminuire gli incendi”. Ma i mass media schierati con l’ideologia eco-catastrofista, o che quanto meno preferiscono non urtare i sentimenti di chi la condivide, se anche pubblicano le affermazioni dei politici australiani, sanno come manipolare l’opinione pubblica e ne approfittano. Il commento alle parole del primo ministro Scott Morrison è stato: “Gli scienziati del clima avvertono che l’entità e i danni degli incendi sono un chiaro esempio di come il cambiamento climatico (di origine antropica, n.d.A.) intensifica i disastri naturali”. L’articolo del The Australian, prima di riportare una serie di dichiarazioni fatte da esponenti dell’opposizione, afferma: “Gli scienziati sostengono che il cambiamento climatico (sempre di origine antropica, n.d.A.) gioca un ruolo decisivo negli incendi devastanti”.

Inutile replicare – inutile nei confronti di chi nega i fatti se contraddicono l’ideologia in cui crede – che quelli australiani non sono “disastri naturali”, ma disastri arrecati alla natura e che il “ruolo decisivo negli incendi” non lo svolge il cambiamento climatico, qualunque sia la sua origine, bensì l’azione di persone – ed è grave che per lo più si tratti di minorenni – che provocano gli incendi o per irresponsabile incuria o deliberatamente, forse per interesse, forse solo per divertirsi, magari convinti di fare una bravata.

Inoltre, per dovere di corretta informazione, si dovrebbe dire non che “gli scienziati”, ma che “degli scienziati” sostengono essere in atto un cambiamento climatico anomalo, provocato dall’uomo, causato da eccessive emissioni di gas serra, mentre altri scienziati non sono d’accordo, ritengono che quella del global warming di origine antropica sia una congettura sulla quale è irresponsabile e dannoso impostare la politica economica di un Paese, figurarsi del mondo.

Anna Bono, 10 Gen 2020 (qui)

E niente: fra 12 anni la Terra non esisterà più perché l’abbiamo scaldata troppo, e dunque:

barbara