CORREVA L’ANNO 1987

e durante un viaggio in Unione Sovietica ebbi l’occasione di vedere, in un teatro di San Pietroburgo che all’epoca si chiamava Leningrado, una rappresentazione di Giselle. Alla fine dello spettacolo un pietroburghese mi domandò se mi fosse piaciuto. Bello, risposi, però, senza offesa, ho visto di meglio. Con chi? Con Carla Fracci. Sguardo quasi sbalordito del mio interlocutore: e lei, dopo avere visto una Giselle con Carla Fracci, ne va a guardare un’altra?

Aveva ragione, in effetti: Carla Fracci non è una danzatrice: Carla Fracci è LA DANZA, e non è paragonabile con nessun’altra. Buon compleanno, splendida ottantenne!
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barbara

IL RE È NUDO

E qualcuno, per fortuna, ha il coraggio di dirlo.

21/06/2013

Mazel Tov, Mister Peace!

Beh, Israele non è abituata a questo. Sto parlando dei festeggiamenti per il 90° compleanno di Shimon Peres, nostro Presidente!
Da non credere, personalità americane importanti, artisti di Hollywood, cantanti ebree americane del calibro di Barbra Streisand, gente straricca e famosa, che non si è mai sognata di metter piede in Israele quando qui si moriva ogni giorno di terrorismo, per farci sentire un po’ di solidarietà, e arriva adesso, bella bella e sorridente, per festeggiare Shimon Peres.
Anni fa avevo scritto qualcosa sull’argomento, molto delusa e piena di rabbia, perché, mentre i palestinesi ci ammazzavano e personalità americane e europee andavano dal terrorista Arafat a dirgli quanto lo amassero e quanto noi ebrei fossimo tanto perfidi da volerci persino difendere dai suoi kamikaze, nessuno, dico nessuno, veniva in Israele dove si saltava per aria ogni giorno.
Intorno a noi solo morte seguita da silenzi e accuse.
Tra i più noti amici di Arafat: Oliver Stone, Josè Saramago che non si vergognarono di urlare ai microfoni delle TV mondiali che Israele era uno stato nazista… perché, aggiungo io, per non essere nazisti avremmo dovuto lasciarci ammazzare senza reagire.
In quel periodo dunque, durato 5 anni, non 5 giorni, nessuna personalità del mondo ebraico americano ha pensato di venire a metterci una mano sulla spalla per dirci “non siete soli” ed è per questo motivo che non sono per niente emozionata che la Streisand, che ammiro molto  come cantante, si sia degnata di arrivare in Israele dopo 30 anni. Dicono che il suo concerto in onore di Peres, a Gerusalemme, sia stato meraviglioso e sono convinta che ascoltare “Avinu Malkeinu” cantato dal vivo dalla voce meravigliosa della cantante sia un’esperienza indimenticabile.
Benissimo! Brava Barbs!
Se fosse venuta a cantare questa preghiera nel 2001 o nel 2004 sarebbe stato ancor più commovente e significativo, come dire, ha perso un treno importante la Streisand ma ormai è inutile recriminare.
E che dire dei 500.000 dollari chiesti da Clinton per una conferenza di una sera?
Vergogna chiederli e vergogna pagarli!
Dicevo che Israele non è abituata ai culti di personalità e siamo tutti un po’ sorpresi che Shimon Peres  sia arrivato a tanto dopo aver detto, tempo fa, di aver imparato da sua moglie Sonja la grande lezione della modestia. Se tanto mi dà tanto… chissà cosa accadrà al suo centesimo compleanno.
Non si può dire che Peres sia molto amato in Israele dove viene chiamato The looser per non aver mai vinto un’elezione ed essere sempre arrivato secondo a qualcun altro. Qui ancora non gli perdoniamo  quell’immagine che fece il giro del mondo,
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provocando in Israele non pochi mal di stomaco da nausea, quando fu ripreso mentre saliva sul palco del Nobel tenendo affettuosamente per manina l’assassino di migliaia di ebrei, Yasser Arafat il terrorista.
Oggi Peres dice di non essersi pentito di aver voluto gli accordi di Oslo, peccato per lui visto che il seguito fu  un’ondata di terrorismo mai vista prima in Israele, ondata che precedette la seconda intifada durata fino alla morte dell’arciterrorista premio Nobel della vergogna.
Non solo Sonja avrebbe dovuto insegnare a Peres la modestia, potremmo citare Golda che riceveva i suoi colleghi della Knesset nella cucina di casa e preparava lei il caffè, potremmo citare Ben Gurion che festeggiò i suoi 80 anni nella sua casetta nel kibbuz di Sdè Boker, nel Neghev,  con due aranciate e qualche burekas.
Potremmo citare lo stesso Rabin rimasto soldato nonostante le manie di grandezza della moglie.
Altri tempi? Pare di sì e la prossima volta che mi recherò sulla tomba di Ben Gurion e Paula sua moglie glielo diro’: “altri tempi, caro David , oggi si usa così“.
Bisogna dire che non è tutta responsabilità di Peres, la verità à che dagli sfortunati accordi di Oslo, lui è riconosciuto dal resto del mondo come la “faccia buona” di Israele paragonata al resto di noi perfidi ebrei israeliani.
È il falso mondo pacifista che non riconosce a Israele il diritto di difendersi che ha fatto di Peres una specie di simbolo della pace, idealista e sorridente.
È l’ipocrisia del resto del mondo che si sbrodola con frasi del  tipo “fate un passo avanti nella pace, israeliani” oppure “fate un passo indietro e ritiratevi dai territori, israeliani”.
È l’odio del resto del mondo che coccola e difende i palestinesi e fa in modo che si sentano protetti e giustificati per quanto terrorismo facciano o per quanto rifiutino di sedersi intorno a un tavolo per parlare di qualcosa tipo la pacificazione, senza precondizioni.
Poco importa che Israele sia sempre sotto attacco terroristico da parte di Hamas, poco importa che Abu Mazen predichi che mai ricomincerà a parlare di “pace” con noi  finché non rinunceremo a Gerusalemme, finché non faremo entrare milioni di arabi in Israele, finché non ci ritireremo dietro le linee armistiziali (non sono confini!) del 1967.
Poco importa che il mondo ci boicotti e ci minacci.
Quello che importa, per soddisfare l’ipocrisia dei nostri tanti nemici, è dire che Peres sia l’anima “buona” di Israele, che questo sia costato migliaia di morti ebrei non interessa a nessuno.
Dobbiamo ammettere che grazie al nostro Presidente stiamo ospitando in Israele il Gotha  americano e europeo, roba mai vista prima: Bill Clinton, Barbra Streisand, Robert De Niro, Sharon Stone, Tony Blair, tutti insieme  qui a festeggiare e a intascare.
Beh, il mondo, per una volta, parla di Israele  senza cattiveria,  ci fa dimenticare, per un momento, quel cronista della RAI che, parlando dell’Under 21, disse che una della partite si stava svolgendo a Al Quds.
Gerusalemme? Boh, che è? Che Dio lo strafulmini… oops , mi perdoni, Mister Peace, signor Presidente,  sorridiamo, diventiamo un po’ idealisti  e diciamo che ci sarà la pace, che il Medio oriente diventerà una specie di paradiso dell’Eden, che i palestinesi sono buoni e tolleranti, che… che… che…
Del resto gli ebrei hanno sempre sperato, durante tutta la loro lunga storia, fino a titolare “La Speranza”, l’inno nazionale di casa loro, Israele!
Tanti auguri, fino a 120, e, a festeggiamenti conclusi, fra due mesi… chissà perché tanto anticipo se il suo compleanno è il 2 agosto… faccia un saltino su quella tomba che si trova a Sdè Boker, forse ricorderà qualcosa di importante per Israele, forse più importante di una falsa idea di pace: essere essenziale, semplice, diretta, coraggiosa e sionista.
Mazel Tov!

Deborah Fait

09/08/2013

Shimon Peres si dimetta!

Premetto che sono furibonda, sono offesa e umiliata e furiosa!
Mi sembra un incubo.
Vi chiederete perché e ve lo spiego subito .
Il Barcellona calcio, col genio fuoriclasse da 580 milioni di euro Messi, è venuto da queste parti per giocare una partita per la pace.
L’idea in origine era di disputare una partita con giocatori israeliani e palestinesi ma  la cosa fu scartata immediatamente per la durissima opposizione dei palestinesi.
Palestinesi? Sì , amici, quelli con cui dovremmo fare la pace, sapete.
Si sono opposti e allora, col grazioso  consenso di Israele, sempre pronto a dare una mano per avere una pacifica convivenza (purtroppo colle belve feroci dei nostri nemici non si può fare) gli organizzatori hanno optato per una partita  in Israele e una vicino a Betlemme, allo stadio Dura.
Benissimo direte! Certo benissimo, sono andati a giocare a Betlemme… peccato che sempre i palestinesi, i nostri cosiddetti partner per la pace, si siano rifiutati di far partecipare alla partita anche tifosi israeliani.
Un comportamento indegno ma degno di quello che sono i palestinesi tanto amati dagli europei!
E va bene, stiamo zitti, dobbiamo fare la pace, vi ricordate?
Hanno giocato senza nemmeno un israeliano sugli spalti e prima dell’inizio della partita hanno suonato, come d’uso in tutto il mondo, gli inni, quello palestinese e l’inno catalano.
Il giorno dopo  la squadra del Barcellona è venuta a giocare la “partita per la pace” a Tel Aviv, allo stadio Bloomfield dove Israele aveva fatto entrare 500 tifosi palestinesi dei territori.
Siamo o non siamo generosi e civili noi? Era o non era una partita per la pace?
Certo, era una partita per la pace, quella che vuole la sparizione di Israele e così è stato perché il presidente del Barcellona, di cui mi schifa persino scrivere il nome, ha preteso che non si cantasse l’inno nazionale di Israele, la Hatikva, ma soltanto l’inno catalano.
Il motivo?
Non me ne frega niente del motivo.
A Betlemme hanno suonato l’inno di una nazione inesistente, in Israele NON abbiamo potuto suonare l’inno nazionale dello STATO SOVRANO che ospitava la squadra spagnola.
Il presidente della squadra di cui sempre mi schifa scrivere il nome lo ha preteso dagli organizzatori che sarebbero quelli del Centro per la Pace di Shimon Peres e costoro hanno chinato la testa obbedienti e hanno detto “va bene, padrone”.
Il tutto è stato fatto con il consenso, anzi con l’entusiastico consenso del Presidente dello Stato di Israele. Tale Shimon Peres, nobel per la pace.
Credo che non si sia mai verificato un simile scandalo in tutto il mondo.
Una Nazione, uno stato sovrano che, attraverso il suo presidente, accetta di non suonare l’inno nazionale è una vergogna, uno scandalo che non può passare senza che la gente insorga.
Quindicimila spettatori si sono recati allo stadio per vedere la partita e sognare alla performance del “580milionidieuro”. Quindicimila spettatori che sognavano di cantare tutti insieme la Hatikva, come sempre accade quando gioca Israele.
Niente, sono stati tutti umiliati e gabbati dal premio nobel per la pace presidente della nazione Shimon Peres.
L’unica nota di orgoglio l’hanno data il Ministero della cultura e quello delle finanze che hanno detto al Centro per la pace di Shimon Peres “Adesso pagatevi voi il milione di shekel per le spese”.
Certo, Israele non c’entra, chissà perché dovrebbe pagare questa vergogna dopo essere stato cancellato dal suo stesso presidente.
Pace? Quale pace?
Pace con chi?
Con i  sedicenti palestinesi che praticano l’apartheid e vogliono judenrein persino uno stadio di calcio?
Pace perché?
Per non poter nemmeno avere l’orgoglio di suonare l’inno nazionale prima di una partita di calcio?
Pace per essere cancellati come nazione?
Pace per consegnare il nostro paese a chi ci vuole distruggere, con la complicità di colui che, anziché proteggerci, ci umilia  e ci delegittima di fronte ai nostri nemici e a tutto il mondo!
Per questo motivo io chiedo le dimissioni di Shimon Peres che ha coperto Israele di vergogna!

Deborah Fait


Qualcuno, una decina d’anni fa, ha detto: “È più facile che Arafat diventi ebreo ortodosso piuttosto che Shimon Peres rinunci a una poltrona”. O a un onore, aggiungo io, o a qualunque cosa, per quanto effimera, possa dargli lustro. Viene da pensare, osservando la storia di quest’uomo, a quanto ebbe una volta occasione di dire Mussolini a proposito di De Bono: “È un vecchio rincoglionito. Non perché è vecchio, ma perché rincoglionito lo è sempre stato, e adesso in più è anche vecchio”. Signor Peres, dia retta alla nostra Deborah: si dimetta.

barbara

ISRAEL DAY A LUGANO


Si terrà il prossimo giovedì 24 maggio, per celebrare il 64° anniversario dell’indipendenza di Israele. Nel pomeriggio in Piazza Dante ci saranno bancarelle informative con libri, cibo, immagini e musica ebraica.
Alla sera a partire dalle 18.45 (orari Svizzeri…) inizierà al Palazzo dei Congressi la conferenza di Fiamma Nirenstein. Oltre al Presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Marco Borradori, e all’Ambasciatore d’Israele a Berna, Shalom Cohen, saranno presenti altre personalità della cultura, del giornalismo e TV e del mondo della musica. Tra gli ospiti, Teddy Reno con la moglie Rita Pavone e la pianista Sylvia Pagni, che, alla fine delle discussioni, offriranno un momento di armonia.

barbara