SULLE ARMI CHIMICHE E SUL BOMBARDAMENTO AMERICANO

E su alcune altre cose

Ve ne siete accorti? È tornato di moda il complottismo selvaggio, con nuovi personaggi e interpreti: fino a ieri figurati se ci credo che le torri siano crollate per l’impatto con gli aerei, figurati se ci credo che l’attentato sia stato fatto dai musulmani, figurati se ci credo che i vaccini servano a prevenire malattie e non ad arricchire Big Pharma, figurati se ci credo alle balle della medicina ufficiale; oggi abbiamo i nuovi furbi superilluminati “che non se la bevono” e il nuovo protagonista: il bombardamento chimico di Assad: e dove sono le prove che ci sia stato, e dove sono le prove che sia stato lui (vabbè, c’è anche chi chiede le prove delle camere a gas, se è per quello: stare dalla parte dei carnefici è da sempre molto più figo), e figurati se non l’abbiamo capito che era tutta una scusa per… Ecco, propongo di leggere questo articolo di Daniele Raineri. È piuttosto lungo, ma vale la pena di leggerlo tutto, perché mi sembra che chiarisca bene tutti quei punti che i complottisti di turno stanno facendo di tutto per oscurare.

DOV’E’ LA GUERRA IMPERIALISTA?

Daniele Raineri, Il Foglio

A questo punto l’imbarazzo per alcuni commentatori dev’essere terribile. Per tutta la settimana intercorsa tra la strage di civili siriani con armi chimiche di sabato 7 aprile a Duma e l’azione militare di sabato 14 mattina hanno spiegato che era in arrivo una nuova guerra di aggressione americana. Che i civili uccisi erano una messinscena, un pretesto per imporre un altro capitolo di interventismo imperialista in medio oriente. Che i morti soffocati erano “fake news per creare il casus belli”. Che era tutta una riedizione dell’Iraq 2003, quando l’invasione americana fu preceduta dalla falsa notizia delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein (che poi non era proprio del tutto pulito, chiedere alle famiglie dei non meno di tremiladuecento curdi sterminati con il gas dall’esercito iracheno nel marzo 1988 a Halabja durante la campagna genocida Anfal). Che era una replica dell’intervento Nato in Libia del 2011. Che era una manovra dei sauditi o degli israeliani oppure di entrambi per buttare giù il presidente siriano Bashar el Assad – tesi suggestiva che attira clic e lettori e condivisioni sui social media e tuttavia è offerta ai lettori creduloni senza l’ombra di una prova. C’è addirittura chi ha avvertito che la Nato sarebbe stata trascinata nella guerra, e con essa anche l’Italia. L’unico precedente che contava qualcosa è stato ignorato: si tratta del raid missilistico americano contro l’aeroporto militare di al Shayrat nell’aprile 2017 dopo un bombardamento con il gas nervino che aveva ucciso cento civili vicino Idlib, un raid così limitato che non ottenne alcun effetto di deterrenza.
La ritorsione militare contro la Siria è arrivata alle quattro del mattino locali e ha raso al suolo tre obiettivi che fanno parte del programma siriano per la produzione e lo stoccaggio delle armi chimiche. A differenza della guerra in Iraq durata otto anni e dell’intervento Nato in Libia durato otto mesi è durata meno di un’ora. Gli edifici erano deserti perché erano stati evacuati. Il governo francese ha detto di avere avvertito in anticipo i russi ed è possibile che i russi abbiano condiviso l’avvertimento con i loro alleati siriani e iraniani. Il numero delle vittime varia tra zero e uno. Il Pentagono nel primo briefing in contemporanea con la fine dell’attacco ha spiegato che si era trattato di un colpo singolo, “one shot”, e che non si sarebbe ripetuto. Dodici ore dopo la fine dei bombardamenti, nel pomeriggio italiano, ci sono state manifestazioni sparse contro “la guerra imperialista”– forse il primo caso nella storia di proteste per fermare una guerra che cominciano quando la guerra è già finita.
La logica fallata di chi diceva che la strage era una messinscena organizzata per provocare una guerra è stata messa a nudo. Nessuno vuole un regime change a Damasco in questo momento e questo vale specialmente per i tre governi che hanno partecipato all’azione militare, America, Francia e Gran Bretagna. L’Amministrazione Trump insegue una politica molto nazionalista e molto poco universale, il suo motto è America First, e non ha interesse a gestire un’ipotetica deposizione di Assad a Damasco. Il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro inglese Theresa May non hanno semplicemente le forze – oltre che la volontà politica – per vagheggiare un regime change da soli in medio oriente nel 2018.
C’è una vecchia boutade che dice che i generali sono sempre perfettamente preparati a vincere l’ultima guerra, per dire che ogni conflitto è diverso e dev’essere studiato come un fatto nuovo. Forse vale anche per gli altri, per chi è rimasto fermo al marzo 2003 e si ostina ad applicare lo stesso schema e gli stessi slogan alla Siria del 2018. La guerra non c’è stata, nessuno era a caccia di un pretesto, nessuno ha le forze per deporre Assad adesso: perché allora qualcuno avrebbe dovuto inscenare un bombardamento con armi chimiche? I commentatori faranno finta di nulla.
Il governo russo ha preso due posizioni a proposito dell’inchiesta internazionale sulla strage di Duma: prima e dopo il raid punitivo. Fino a due giorni prima del raid la linea ufficiale del governo russo era che il 7 aprile non c’è stata alcuna strage di civili con armi chimiche a Duma. I russi sono stati i primi ad arrivare e a occupare il sito del bombardamento dopo la resa dei ribelli e l’evacuazione dei civili e a dispetto della mole di testimonianze dirette, delle centinaia di casi di soffocamento accertati dai medici, dei cadaveri, delle immagini e dei video hanno detto che non c’era alcun segno di un bombardamento chimico. Tre giorni dopo, quando Trump ha annunciato l’intervento militare, il governo siriano ha invitato a Duma gli ispettori dell’Opcw (l’Organizzazione internazionale per la proibizione della armi chimiche) e il governo russo ha detto che gli americani avrebbero dovuto aspettare i risultati dell’inchiesta prima di lanciare un attacco punitivo. Venerdì il governo russo ha rettificato la versione, ha detto che la strage è stata una messinscena organizzata e diretta dal governo inglese e ha anche detto di avere “prove certe” che però non ha mostrato. A partire da sabato mattina però, una volta che il raid si è consumato senza troppi danni, la posizione russa è mutata. Il lavoro degli ispettori Opcw doveva funzionare come ritardante per guadagnare tempo e come elemento da citare con i media – “Gli americani non aspettano i risultati delle analisi!” – mentre adesso potrebbe essere controproducente.
Poche ore dopo i missili occidentali Mosca ha detto che il rapporto dell’Opcw sul caso Skripal – è uscito giovedì e conferma l’uso di un agente nervino inventato dall’Unione sovietica nel tentato omicidio di un disertore dell’intelligence russa vicino Londra – è falso e che l’Opcw non è un’organizzazione credibile. Nel frattempo gli ispettori dell’Opcw invitati martedì erano atterrati a Damasco. Ieri la Russia e il governo siriano li hanno bloccati e non hanno consentito loro l’accesso a Duma perché – hanno detto – “manca il permesso delle Nazioni Unite e la situazione è poco sicura”, pur sapendo che nelle indagini di questo tipo il fattore tempo è importante. L’ultima volta che una missione Opcw aveva indagato su una strage con armi chimiche in Siria aveva stabilito la colpevolezza del regime siriano, è successo a ottobre 2017. Un paio di settimane dopo la Russia mise il veto al Consiglio di sicurezza sul prolungamento della missione e di fatto la sciolse.
In Italia si è parlato del fatto che la crisi siriana avrebbe potuto imprimere un’accelerazione alla formazione del governo e che la base aerea di Sigonella avrebbe avuto un ruolo centrale nelle operazioni di guerra – e che questa partecipazione rischiava di diventare un caso politico lacerante. In realtà ci siamo attribuiti più importanza di quella che effettivamente abbiamo. I bombardieri B-1 americani che hanno partecipato al raid di sabato mattina sono partiti dalla base di al Udeid, in Qatar – come del resto fanno tutti gli aerei americani che bombardano le posizioni dello Stato islamico in Siria dal settembre 2014. I Rafale francesi sono partiti dal territorio francese e sono stati riforniti in volo. I Tornado e i Typhoon inglesi sono decollati dalla base di Akrotiri, a Cipro. Per quanto riguarda i missili, sono stati lanciati da unità in navigazione nel Golfo, nel mar Rosso e nel settore est del Mediterraneo.
Gli israeliani non commentano mai – o quasi mai – i loro raid aerei in Siria ma è probabile che siano affascinati dalla reazione così selettiva dell’opinione pubblica internazionale. Due dei tre centri colpiti dalla ritorsione occidentale. Barzeh e Jamrayah, erano già stati bombardati – ma non distrutti – dai loro jet negli ultimi otto mesi, a settembre e poi ancora a dicembre e febbraio, e in pratica non ne ha parlato nessuno. E’ dal gennaio 2013 che gli israeliani bombardano in Siria, un raid circa ogni venti giorni, con lo stesso obiettivo dei governi occidentali: prevenire l’accumulo e il trasferimento di armi sofisticate o di distruzione di massa, ma tutte le loro operazioni combinate suscitano una frazione infinitesima dell’attenzione sollevata da un singolo tweet di Donald Trump. Di sicuro hanno notato da tempo che i due centri per la produzione e lo stoccaggio delle armi chimiche colpiti a ovest di Homs – come dice l’analista Michael Horowitz – sono a pochi chilometri dal confine libanese e a poca distanza dalla strada che taglia attraverso le montagne e porta in Libano, dove c’è il cuore territoriale del gruppo armato Hezbollah alleato degli iraniani e del governo siriano. Che quella posizione sia stata scelta per rendere più facile un trasferimento d’emergenza delle armi chimiche dalla Siria al Libano?
Il giorno dopo la strage di Duma gli israeliani hanno bombardato la base T-4, nel deserto siriano vicino Palmira e hanno ucciso una squadra delle Guardie della rivoluzione iraniane che si occupa di missioni con i droni, incluso il colonnello che li comandava – e come al solito questa è un’informazione che Israele non riconosce ufficialmente, tanto che il raid è stato scambiato per una reazione americana. Thomas Friedman ha scritto sul New York Times ieri che il drone iraniano che a febbraio è stato abbattuto mentre varcava il confine israeliano non era soltanto da ricognizione, ma era armato. Da mesi guardiamo molto la punta del dito, come l’intervento “one-off” di sabato mattina, e non vediamo la luna, israeliani e iraniani che cominciano a combattere e a uccidersi direttamente senza più agire tramite alleati e partner locali.
Il governo russo ha detto sabato che il sistema di difesa aerea siriano ha abbattuto 71 dei 105 missili occidentali. Ieri ha corretto la stima e ha detto che soltanto i bersagli non coperti dalla difesa aerea sono stati colpiti, per il resto le intercettazioni hanno funzionato al cento per cento. In pratica i russi dicono che se vogliono possono bloccare tutti i missili lanciati dagli americani, ed è terribilmente poco credibile. Il Pentagono dice invece che i siriani hanno sparato 40 contro-missili quando ormai però era troppo tardi, in pratica hanno cominciato a reagire mentre l’ultima bordata di missili stava colpendo i bersagli. E’ una ovvia guerra di versioni contrastanti, ma i russi fin dal settembre 2015 giocano sul fatto che la loro presenza in Siria funziona come un ombrello protettivo contro qualsiasi attacco esterno ed è chiaro che non è così. Non solo, ma se contavano sul fatto che l’operazione in Siria fosse una buona occasione per esibire la loro tecnologia bellica di fronte a possibili acquirenti adesso devono rifare i conti, perché gli aggressori hanno centrato gli obiettivi lanciano di missili da tre mari diversi e non c’è stata alcuna capacità solida di deterrenza – a dispetto del fatto che mercoledì l’ambasciatore russo in Libano avesse minacciato: “Abbatteremo tutti i missili e colpiremo i siti di lancio”, quindi le navi americane. Simpatizzanti del presidente Assad fanno circolare presunte fotografie dei resti di missili americani intercettati e abbattuti, ma gli esperti hanno già smontato questo tentativo: sono fotografie di resti di missili russi SS 21 Tochka.
Siamo stati testimoni di un evento molto raro: un’azione militare lampo di tre governi occidentali giustificata da un motivo pratico puramente umanitario, la necessità di evitare la “normalizzazione della guerra chimica”. Naturalmente si possono individuare altri motivi di fondo, la voglia di Donald Trump di deflettere l’attenzione dai suoi guai giudiziari, l’obbligo di conservare la credibilità davanti al resto del mondo, il tentativo riuscito di lanciare un messaggio anche per quanto riguarda altre aree – dai Paesi baltici che si sentono minacciati dalla vicinanza con la Russia fino alla Corea del nord – l’avvertimento all’Iran che sta usando la Siria come una base militare. Ma il significato politico rimane, l’occidente non è totalmente inerte e le stragi di civili possono ancora avere conseguenze.

Aggiungo due parole a proposito dell’equivoco che tuttora perdura a proposito delle armi chimiche dell’Iraq e del mantra delle “armi chimiche inventate” dato che “gli ispettori non le hanno trovate” e che quindi sarebbero state “un pretesto” per permettere all’America di intromettersi nell’area. Si tratta di un totale capovolgimento della realtà: gli ispettori NON dovevano trovare le armi chimiche (quelle che erano notoriamente in suo possesso, quelle con cui aveva sterminato cinquemila curdi a Halabja il 16 marzo 1988); NON era questo il loro mandato. Era Saddam che doveva dimostrare di averle distrutte. Che cosa è successo invece? Che per molti anni agli ispettori sono stati vietati molti siti, ossia tutti quelli “sensibili”, poi sono stati cacciati e tenuti fuori per dieci anni, poi alla vigilia dell’intervento americano del 2003 fatti rientrare ma con un elenco dei siti che non avevano il permesso di controllare, con severe limitazioni alle verifiche consentite nei siti permessi, divieto – fatto rigorosamente rispettare mediante la presenza costante di personale governativo – di interrogare chicchessia. Nel frattempo tredici scienziati che avevano lavorato alla produzione di armi chimiche sono stati assassinati un settimana prima che arrivassero gli ispettori, poi ci sono state quelle ventimila tonnellate di gas fatte passare in Giordania, più altri movimenti sospetti di notevoli trasporti. Naturalmente Saddam NON ha dimostrato – non poteva dimostrare – di avere distrutto le armi chimiche, dato che NON le aveva distrutte. E, ripeto, era questo il mandato degli ispettori: farsi fornire da Saddam le prove di averle distrutte, NON trovare le armi.

barbara

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DUE PAROLE SUI TERREMOTI

Alcuni chiarimenti su fraintendimenti comuni in caso di terremoto.

1) Gli animali non prevedono i terremoti. Alcuni possono avvertire solo pochi secondi prima gli infrasuoni, che noi non udiamo, ma nulla di più. Se al tg dicono “i cani abbaiavano ben mezz’ora prima” non vuol dire niente, è pieno di cani che non hanno abbaiato affatto, solo che non fa notizia dirlo.

2) Il sito INGV può andare offline perché saturato di richieste allo stesso momento, se tutti si collegano contemporaneamente il server va in sovraccarico. Loro non ne hanno colpa.

3) Esistono differenti scale di misurazione. La magnitudine locale (Ml) è una, la magnitudine di superficie (Ms) è un’altra e la magnitudine momento (Mw) è un’altra ancora. Sono vari modi matematici di calcolare l’energia di un sisma e possono non coincidere. Ci sono motivazioni storiche e tecniche del perché non sono la stessa cosa e non è certo per confondere la gente. Inoltre non hanno nulla a che vedere con la scala Mercalli che misura i danni causati dal terremoto. Un sisma Mw 8 nel deserto del Sahara non farà danni e sarà grado Mercalli 0. Un sisma Mw 4 in una città costruita con le carte da gioco spianerà tutto e sarà grado Mercalli massimo.

4) Il fatto che la magnitudine segua una scala logaritmica vuol dire che un sisma di grado 7.0 è circa 30 volte più forte di un sisma di grado 6.0. Se vi sembra che da 6.1 a 6.5 non cambi molto, in realtà cambia per davvero in termini di energia sprigionata, anche se la percezione inganna. Però se un sito allarmistico titola “omg terremoti 30 volte più potenti!!!”, occhio che non intende dire che ci sarà un terremoto di grado 30×6=180 (che sarebbe equivalente a una piccola supernova più o meno), sta sfruttando la vostra paura per guadagnare visite.

5) Non esiste alcuna legge Monti che dice “se il grado è inferiore a 6.1 lo stato non risarcirà i danni”. Per due motivi: il primo è che il governo Monti fece un disegno di legge nel 2012, prima del terremoto emiliano, che contemplava questa parte, ma questa disposizione non passò, quindi letteralmente non c’è nulla, è invenzione; il secondo è che il riferimento è ai danni valutati dalla scala Mercalli, quindi non c’entra niente in ogni caso la magnitudo misurata da INGV (vedere punto 3 sopra).

6) Strumenti diversi possono dare valori diversi a seconda di vari fattori. La magnitudine non si misura come il peso su di una bilancia, ma ci vogliono alcuni calcoli triangolando più strumenti e i calcoli sono suscettibili a rettifiche man mano che sono disponibili dati più accurati. Per questo INGV tende ad aggiornare la magnitudine. Inoltre i siti delle agenzie geologiche straniere sono leggermente meno attendibili di INGV, sia perché a distanze maggiori c’è un margine di errore lievemente maggiore, sia perché sono tarati per suoli dalle caratteristiche geomorfologiche diverse (per stimare correttamente la magnitudine di un luogo bisogna tenere conto anche di varie caratteristiche del suolo). Aspettate sempre qualche minuto e fate riferimento solo a INGV per aggiornamenti.

7) Le valutazioni sulla sicurezza degli edifici le può fare solo un ingegnere strutturale sul posto, non chiedete su internet e non affidatevi a chi non ha un titolo di studio consono.

8) L’Italia è un paese ad alto rischio sismico, lo è sempre stato e se la penisola esiste è perché il pianeta è geologicamente attivo e ci troviamo in un punto in cui le placche continentali si scontrano. La domanda non è cosa fare se ci sarà un terremoto, ma quando. Non si può affrontare un terremoto senza conoscerlo e senza un adeguato monitoramento. Siamo giovanissimi da un punto di vista geologico: 65 milioni di anni fa, per esempio, non esisteva alcuna Italia, era tutto ancora sommerso dalle acque. Se non fosse così, non esisterebbero la tettonica a placche con la deriva dei continenti, il campo magnetico terrestre che ci scherma dalle radiazioni cosmiche e trattiene l’atmosfera, le Alpi, le Hawaii, la vita stessa. Marte non è geologicamente attivo ed è quello che è.

9) In Italia non si pratica fracking.

10) I terremoti non uccidono. Gli edifici che crollano sì. La prevenzione prima di tutto.

Di Alessandro Mattedi, via Buseca.

Ecco qui. Un po’ perché mi sono stufata di sentire cazzate, anche del filone complottista, un po’ perché, avendo il culo praticamente sopra l’epicentro, in questo momento il terremoto è un tema molto “mio”, ritengo utile proporre questi chiarimenti.

barbara

MA NE HA AMMAZZATI DI PIÙ RENZI O BEPPE GRILLO?

Grillo: «Renzi ne ha ammazzati 68mila»

INCREDIBILE: IL COMICO ACCUSA IL PREMIER INVENTANDOSI 68MILA MORTI PER LO SMOG. MA VIENE SMENTITO DALLO STESSO SCIENZIATO CHE CITA

di Mauro Suttora

Oggi, 31 dicembre 2015

Non piove, governo ladro. Basterebbe qualche goccia o un po’ di vento per spazzar via la cappa di smog dall’Italia. E invece, come al solito, i politici la buttano in politica. «Premier e ministri passeggiano incuranti sui cadaveri di 68mila italiani che non hanno saputo proteggere», urla Beppe Grillo. Come? Matteo Renzi avrebbe ammazzato 68mila persone? Il comico, per corroborare l’incredibile accusa, cita Gian Carlo Blangiardo, 67 anni, professore di demografia all’università di Milano. Il quale ha evidenziato i dati Istat sui morti in Italia, aumentati appunto dai 598mila del 2014 ai 666mila di quest’anno.  Ma è lo stesso Blangiardo a smontare la bufala del capo del Movimento 5 stelle: «L’incremento delle morti c’è stato eccome. Ma di qui a imputarlo solo all’inquinamento ce ne vuole. Le cause sono tante. Innanzitutto l’invecchiamento della popolazione. L’incremento più vistoso dei decessi si è avuto per gli ultra85enni: almeno in 20mila casi il motivo è l’età sempre più avanzata». A 70 anni dalla fine della guerra, infatti, sono scomparse le generazioni falcidiate in gioventù dal conflitto. Le classi che rimangono sono improvvisamente più numerose, e quindi – nonostante l’aumento della vita media – anche i decessi.  Abituiamoci: nei vent’anni del baby boom, dal 1945 al 1965, le nascite sono aumentate da mezzo milione a un milione all’anno. Speriamo che nessun demagogo, nei prossimi anni, incolpi i governanti per l’inevitabile aumento delle morti. «Un altro motivo della mortalità in crescita», prosegue il professor Blangiardo, «è il crollo delle vaccinazioni contro l’influenza nel 2015 rispetto al 2014. Questo perché, come tutti ricordiamo, un anno fa si diffuse un vero e proprio panico da vaccino. E naturalmente i soggetti più deboli sono state le prime vittime». È curioso che proprio Grillo dimentichi questo fattore: fra gli adepti al suo movimento abbondano i nemici dei vaccini, e lui ha spesso contribuito alla diffidenza contro medici e scienziati. I maggiori decessi per le complicazioni dell’influenza sono stimabili attorno ai 10-15mila. C’è stato poi il tremendo caldo della scorsa estate. Per tre mesi interi l’Italia è rimasta nella morsa dell’afa, e anche qui purtroppo le vittime sono stati gli anziani: tremila morti in più in giugno, diecimila in luglio e seimila in agosto, secondo l’Istat: in tutto 19mila. Totale: 54mila decessi in più rispetto al 2014. «Aggiungiamo la crisi del sistema sanitario», conclude Blangiardo, «perché a furia di tagliare, risparmiare e spostare si è finiti col costringere i pazienti a pagare di tasca propria gli esami in strutture private. Le fasce più povere sono state messe fuori. E hanno dovuto rinunciare o spostare troppo oltre indagini cliniche che in molti casi sarebbero state salva-vita. Infine, anche le rivendicazioni sindacali dal fronte della Croce Rossa ci hanno messo lo zampino: hanno ridotto le unità operative che prestano i primi soccorsi». Insomma, nessuno nega la pericolosità delle polveri sottili per i nostri polmoni e il nostro sangue. Ma forse sarebbe meglio che i politici non strumentalizzino i dati scientifici per i propri tornaconti elettorali.  Il professor Blangiardo è severissimo: «Quella di giocare con i numeri è una pratica orrenda, ma molto diffusa in politica. Il dovere di noi studiosi è informare in modo corretto, affinché chi ha il potere di intervenire per migliorare le cose possa farlo. Se c’è chi manipola i dati per fini partitici, non so che dire».
Mauro Suttora (qui)

E per completare il quadro dell’Incommensurabile Nostro, adesso correte a leggere qui.

(guardate che male, poverino: mi sa che qualcuno deve avergli strizzato i cocomeri)
beppe-grillo
barbara

DACCI OGGI IL NOSTRO FURBO QUOTIDIANO

È stato nel negozio di scarpe. Ero andata a comprare un paio di sandali Birkenstock, e volevo il modello che porto da un quarto di secolo, ma non c’era. Non è più in produzione, dice la commessa. Peccato, dico io, era così comodo, e, a modo suo, anche elegante. Anche il modello tale della firma talaltra, dice lei: era uno dei più venduti e lo hanno tolto dalla produzione. Difficile capire che razza di politiche ci siano dietro a certe scelte di mercato, dico io. Meglio non cercare di capire, dice lei. Come con le medicine, dico improvvidamente io: una volta c’erano le punture di glicocinnamina, qualunque bronchite in tre giorni spariva (e talmente poco dolorose, aggiungo adesso, che riuscivo a farmele da sola senza alcuna difficoltà). Eh, dice lei (sorrisino furbetto, occhiatina ammiccante), se no come farebbero a vendere i farmaci? (No, un momento, perché le punture di cui parlavo io cosa sarebbero, nanetti da giardino?) No no, continua (sorrisino furbetto, occhiatina ammiccante), meglio non cercare di capire. Per esempio (sorrisino furbetto, occhiatina ammiccante), ogni anno vengono fuori diecimila nuovi ceppi di influenza: e da dove vengono fuori? (sorrisino furbetto, occhiatina ammiccante) Credono davvero che siamo tutti scemi? (sorrisino furbetto, occhiatina ammiccante). In effetti no, non siamo tutti scemi per fortuna. Per nostra fortuna ogni mattina c’è un furbo che si sveglia e sa che deve correre se vuole raggiungere il leone che sa che deve correre se vuole mangiare la gazzella che sa che deve correre se vuole sopravvivere, per avvertirlo di guardarsi dalla kattivissima multinazionale del farmako che magari gli ha modificato geneticamente la gazzella per i suoi loschissimi scopi.
E tu, che furbo non sei – e infatti sei qui a leggere e non nella savana a correre – vai a leggerti qui e qui.

barbara

 

FANTASCIENZA? FORSE…

Primo gennaio 2016, ore 9
L’Iran sgancia una atomica tattica su Israele. Per fortuna il razzo non è molto preciso e la bomba esplode sull’estrema periferia di Tel Aviv. Ad una prima, sommaria, valutazione si calcola che le vittime possano ammontare a due, tre decine di migliaia.
Primo gennaio 2016, ore 11
Tutte le forze politiche italiane esprimono sdegno ed orrore per il brutale attentato terroristico. Giuliano Ferrara fa notare che non di terrorismo ma di guerra si tratta.
Due gennaio 2016, ore 10.
Il santo padre condanna l’inumano atto di violenza, invita i fedeli a pregare per le vittime ed esorta tutti a lavorare per la pace. “la pace è sempre possibile!” esclama.
Due gennaio 2016, ore 15.
A Roma grande corteo di solidarietà per le vittime del terrorismo. Migliaia di manifestanti marciano in silenzio, portano in mano dei lumini accesi. In testa al corteo un grande striscione: NO ALLA VIOLENZA, NO ALLO SCONTRO DI CIVILTA’.
Tre gennaio 2016, ore 10.
la direzione del PD approva un documento in cui si condanna il vile attentato terroristico e si invitano tutti i governi a non agire se non dietro esplicito mandato dell’ONU.
Tre Gennaio 2016, 0re 11.
La presidente della camera Laura Boldrini lancia a tutti un accorato invito a non confondere i terroristi criminali con l’Islam che è una religione di pace. Sul “Foglio” appare un articolo in cui si evidenzia che l’attacco nucleare è stato organizzato non da cellule terroristiche ma dal governo iraniano.
Tre gennaio 2016, ore 22.
Il governo iraniano dichiara di non aver ordinato alcun attacco nucleare. In un comunicato tuttavia sottolinea che questo attacco era da preventivare viste le continue provocazioni anti islamiche della entità sionista.
Tre gennaio 2016, ore 23,30.
Il leader israeliano Nattanyau in un messaggio alla nazione dichiara che sono possibili nuovi attacchi contro Israele e che lo stato ebraico è intenzionato ad evitarli con qualsiasi mezzo.
Quattro gennaio 2016, ore 4.
Il presidente Obama riesce a far approvare dal consiglio di sicurezza dell’ONU una ferma condanna dell’Iran. Nel documento tuttavia non si fa accenno ad azioni militari.
Quattro gennaio 2016, ore 5.
Il governo israeliano dichiara che Israele è pronto ad agire anche da solo.
Quattro gennaio 2016, dalle ore 7 in poi.
Niki Vendola lancia un accorato appello per la pace. “Una azione militare contro l’Iran aggiungerebbe solo morti ai morti” afferma con la voce rotta dall’emozione. Gli fa eco Laura Boldrini: “occorre spezzare la spirale della violenza, aprire la porta al dialogo”. Gianni Vattimo, Dario Fo ed altri 34 intellettuali firmano un appello per la pace in cui si mette in evidenza che la responsabilità dell’attacco va fatta risalire alla politica aggressiva, razzista, sciovinista e xenofoba dello stato di Israele. In un talk show serale Michele Santoro dice che sarebbe un gravissimo errore dimenticare, in questo tragico momento, i bambini uccisi a Gaza.
Cinque gennaio 2016, ore 8.
Beppe Grillo pubblica sul suo blog un lungo articolo dal titolo OCCORRE VEDERCI CHIARO. “L’attacco nucleare contro Tel Aviv favorisce la destra israeliana, inoltre sappiamo, da fonti sicure, che alcune multinazionali legate ad Israele stavano da tempo mettendo gli occhi sul petrolio iraniano. Da qualsiasi punto di vista si guardino le cose la conclusione è sempre la stessa: l’attacco fa il gioco di Israele. Non voglio lanciare accuse”, conclude Grillo, “ma tutti sappiamo quanto sia potente il Mossad…”
Cinque gennaio 2016, ore 10.
Parlando ad una TV locale Giulietto Chiesa fa una sconvolgente rivelazione. “Ho esaminato attentamente la forma del fungo atomico, mi sono consultato con un mio amico, eminente professore di fisica, e sono giunto alla conclusione che l’esplosione atomica non c’è mai stata. Si tratta con tutta evidenza della esplosione di alcuni quintali di tritolo. Chi li ha fatti esplodere? Di certo non l’Iran” Da successivi accertamenti risulterà che l’eminente professore di fisica era in realtà uno studente fuori corso della facoltà di chimica.
Sei gennaio 2016, ore 2.
Uno stormo di caccia bombardieri israeliani raggiunge, volando a bassa quota per sfuggire ai radar, gli impianti nucleari iraniani, li bombarda e li distrugge completamente. Nell’azione molti militari e civili iraniani perdono la vita. Il governo israeliano annuncia: “restiamo pronti a reagire con la massima fermezza ad ogni attacco”
Sei gennaio 2016, ore 10.
Il presidente Obama definisce “inopportuno ma comprensibile” l’attacco israeliano. La UE condanna l’azione israeliana che allontana la prospettiva di una pace equa. In Italia Massimo D’Alema dichiara che “nel suo stesso interesse Israele deve rinunciare ad ogni uso della forza.”
Sei gennaio 2016, ore 18
Filtra la notizia che la procura di Milano sta indagando. Pare che le azioni mediaset abbiano subito un rialzo nelle ore immediatamente successive alla esplosione nucleare. “I PM vogliono vederci chiaro” titola il fatto quotidiano in edizione straordinaria.
Sette gennaio 2016, ore 8 e successive.
In tutto il mondo mussulmano folle enormi manifestano contro la vile aggressione della entità sionista all’Iran. Vengono prese d’assalto chiese cattoliche, uccisi occidentali a caso, bruciate vive alcune suore, massacrati ebrei. Il papa ripete. “la pace è sempre possibile”.
Otto gennaio 2016, ore 10.
A Roma grande manifestazione pacifista contro il brutale attacco israeliano al popolo dell’Iran. Prende la parola, fra gli altri, Gad Lerner che afferma: “sono ebreo ma non posso non dirmi schifato dallo sciovinismo imperialista degli israeliani. Il vero nemico degli ebrei è oggi lo stato di Israele”. Al termine viene abbracciato da Moni Ovadia e Gianni Vattimo.

Fantascienza? Forse….
(rubato qui)

barbara

MA SIAMO VERAMENTE TERRIBILI!

Sono nato bianco, il che fa di me un razzista.
Non voto a sinistra, il che fa di me un fascista.
Sono eterosessuale, il che fa di me un omofobo.
Non sono sindacalizzato, il che fa di me un traditore della classe operaia e un alleato del padronato.
Sono di religione cristiana, il che fa di me un cane infedele.
Ho più di sessant’anni e sono in pensione, il che fa di me un vecchio rimbambito.
Rifletto, senza prendere per buono tutto ciò che mi dice la stampa, il che fa di me un reazionario.
Tengo alla mia identità e alla mia cultura, il che fa di me uno xenofobo.
Vorrei vivere in sicurezza e vedere i delinquenti in galera, il che fa di me un agente della Gestapo.
Penso che ognuno debba essere ricompensato secondo i suoi meriti, il che fa di me un antisociale.
Ritengo che la difesa di un Paese sia compito di tutti i cittadini, il che fa di me un militarista.
Amo l’impegno e lo sforzo di superare se stessi, il che fa di me un ritardato sociale.

Pertanto ringrazio tutti i miei amici, che hanno ancora il coraggio di frequentarmi, nonostante tutti questi difetti.

(Fonte ignota, traduzione mia)

E poi vai a leggere questo, che è lungo lungo lungo ma quando lo avrai finito vedrai che sarai contento di averlo letto.

barbara

RESTANDO IN TEMA DI IMBECILLITUDINE

Ricorderete sicuramente che quando la stella di Gheddafi era ormai al tramonto, odiato da tutti, abbandonato da tutti, è improvvisamente saltata fuori la leggenda che sarebbe stato ebreo – cosa che, da quelle parti, è molto peggio che essere ladro, stupratore, assassino, e anche tutte e tre le cose insieme. A tirarla fuori, a dire la verità, era stata solo una signora israeliana che raccontava di una bisnonna in comune, che avrebbe abbandonato il marito ebreo per seguire lo sceicco arabo di cui si era innamorata (sceicco? Ma Gheddafi non era di modestissima famiglia beduina, nato in una tenda, talmente abituato a quel tipo di abitazione da preferirla alle abitazioni in muratura e portarsela dietro anche nelle visite di stato?). E pensa un po’: decenni sulla scena e mai nessuno aveva avuto sentore di questa sua ebreitudine, e nel momento in cui cade in disgrazia, improvvisamente salta fuori questa storia bizzarra e, incredibilmente, un sacco di gente se la beve, la pubblicano blog e siti e forum. Dimenticata l’immediata espulsione, subito dopo aver preso il potere, degli ultimi ebrei ancora rimasti in Libia, dimenticata la requisizione di tutti i loro beni, dimenticate le requisitorie contro Israele responsabile di tutti i mali e di tutte le guerre del mondo, evviva Gheddafi ebreo. Qualcosa del genere, se non ricordo male, era venuta fuori anche con Saddam Hussein. Ecco, adesso che il “male assoluto” di turno è l’ISIS, viene fuori questa cosa qua:
isis
che tu ti aspetti che chiunque sia dotato di mezzo neurone, ma anche un quarto, un ottavo, un sedicesimo, un trentaduesimo, reagisca con un pernacchio da fare impallidire quello di Eduardo al duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari. E invece no, giù blog e pagine facebook a rivelare la strepitosa scoperta, raccomandando di diffonderla, perché “i giornali di sicuro non ve lo racconteranno” – tutti in mano alla famigerata lobby ebraica, as you know, quella che seguendo le direttive del primo Rothschild magistralmente spiegate nei Protocolli, adesso stanno organizzando il Nuovo Ordine Mondiale (quello talmente segreto che un miliardo di blog hanno pubblicato i loro “Dieci modi per dominare il mondo”) – ma per noi che siamo infinitamente più furbi dei furbissimi giudei, smascherarli è un giochetto da ragazzi, tzè! Smascheriamo e riveliamo, così come riveliamo che è dal 1931 che è stata scoperta la VERA causa del cancro ma non ve la vogliono dire, così come riveliamo quello che il 90% di voi ignora (che sondaggi precisi, cazzarola!) ossia che l’acqua ossigenata è praticamente la panacea di tutti i mali, raccomandata soprattutto per usi orali (giuro che non me la sto inventando: sta girando in un bordello di blog e pagine FB, con la viva raccomandazione di diffondere perché, appunto, il 90% di voi lo ignora, e dopo che avrà fatto il giro dell’orbe terracqueo, continuerete a leggere che voi ignoranti siete ancora il 90%, fatevene una ragione), e i vaccini che provocano l’autismo e guai a dimenticarsi le scie chimiche. E in mezzo a tutto questo bordello ti casca l’occhio su un post intitolato “Dubbi sulla vicenda del giornalista americano”. Si parla della decapitazione di James Foley, naturalmente, e tu ti chiedi: dubbi da parte di chi? Qualche servizio segreto? Controspionaggio? No, niente, è il titolare del blog che vedendo il video della decapitazione, così, a naso, ha l’impressione che non sia autentico, che ci sia qualcosa di stonato, che qualcuno sicuramente è stato decapitato ma va’ a sapere chi sarà in realtà. E qui mi sa che non basta neppure il pernacchio di cui sopra.
Quanto a quelli dell’ISIS, comunque, ma quali cattivi? Quali feroci? Quali spietati? Ma se li avevano anche avvertiti prima, li avevano!

barbara

AGGIORNAMENTO SULLA BUFALA DELL’ACQUA OSSIGENATA: qui.

APPELLO URGENTE

CERCASI CON LA MASSIMA URGENZA CONSISTENTE STOCK DI PRESERVATIVI PER UNA POVERA MAMMA SFINITA CHE NON NE PUÒ PIÙ
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È venuto su quello del piano di sotto, che aveva da chiedermi un favore. Poi, siccome ci trovavamo proprio davanti a una bandiera israeliana (in effetti in casa mia è praticamente impossibile non trovarsi di fronte o di fianco a una bandiera israeliana) mi fa: “Visto che a lei interessano gli ebrei, come è andata a finire con Priebke?” Si parla un po’ della questione, io dico che secondo me la cosa migliore sarebbe stata di fare come con Eichmann (anche se va detto che Eichmann non aveva un avvocato adoratore pronto a muovere mari e monti pur di suscitare il massimo clamore intorno a lui e a ogni cosa che lo riguardasse); si parla un po’ di Eichmann e dell’operazione del Mossad per catturarlo (lui è italo-argentino, la cosa in qualche modo lo tocca abbastanza da vicino), e di Peron e dell’assistenza da lui fornita ai nazisti. Mi dice che Peron alla fine della guerra ha firmato personalmente quarantamila passaporti in bianco perché venissero consegnati ai criminali nazisti in fuga (mai sentito che di firmare i passaporti si occupino presidenti e affini, ma insomma vabbè). E poi mi fa la grande rivelazione: “C’è mio figlio che è in Inghilterra e ha letto un articolo proprio l’altro giorno, non so se l’ha sentito anche lei (più o meno in questo tono qui), che hanno scoperto che Hitler non è mica morto nel bunker: hanno scavato un tunnel e da lì l’hanno fatto scappare, l’hanno imbarcato su un sottomarino e lo hanno portato in salvo in Argentina. Lo sapeva lei?” Ho detto ah sì, ne girano tante di queste leggende, ogni tanto ne inventano una nuova. Mi ha guardata come voi guardereste un quarantenne convinto che la Befana scenda ogni anno dal camino per appendere la calza coi dolci.
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barbara

E ANCHE OGGI SI VA PER COMPLOTTI

Il complotto, si diceva; quella cosa che “non vogliono che noi sappiamo” e “ci riescono benissimo perché controllano l’informazione”. E poi tutte quelle bizzarre fantasie quali le scie chimiche e i microchip sottopelle e l’11 settembre autoprodotto e lo sbarco sulla luna mai avvenuto e quella ridicolissima (e perfino ancora più stupida e rozza) versione moderna dei già oltremodo stupidi e rozzi Protocolli dei Savi Anziani di Sion che sono “le 10 tecniche per dominare l’umanità” (se qualcuno non avesse ancora letto i Protocolli lo faccia: il procedimento è esattamente lo stesso), e le morti di personaggi famosi che, anche se non c’è un solo dettaglio che sia rimasto oscuro, sono dovute a complotti (Kennedy, Pasolini****-), oppure non sono mai avvenute (Elvis Presley, Michael Jackson, Moana Pozzi, Bin Laden). Eccetera.
Come nascono, e perché, le teorie complottiste? Di solito qualcuno le fabbrica, o per noia o per ideologia; molti ci credono, perché fa fico sentirsi parte dei furbi che “non se la bevono mica”; e poi scrittorelli, giornalistini e registucoli ci marciano alla grande. Se gli capita il colpo gobbo, c’è il caso che ci si facciano pure i miliardi. A chi non ama farsi infinocchiare ma non è sicuro di avere strumenti sufficienti per smascherare bufale e complottismi suggerisco due ottimi blog: questo per le bufale (il blog per gli aggiornamenti e il sito per le ricerche, quando vi viene il dubbio che l’ennesimo appello o segnalazione che vi arriva per email possa non essere una cosa seria) e questo per i complotti. Da cui vi propongo l’ultima perla pubblicata, ossia

Il complotto dell’Enterprise

La Perla di cui ci occupiamo oggi è un po’ datata (risale infatti al 2012) ma ci è stata segnalata solo recentemente e comunque i suoi protagonisti sono sempre in prima linea quando si parla di imbecillità complottista.

Si tratta di un esempio davvero illuminante di come i complottisti riescano a vedere complotti perfino in eventi che ancora non si sono verificati e a rivendicare il merito di averli sventati allorquando è chiaro che non si verificheranno mai.

In particolare, in un articolo ripreso sul quel coacervo di complottismo d’accatto qual è il sito Luogocomune (degna creatura partorita dalla fantasia del regista Massimo Mazzucco) e tradotto dall’utente Sertes (alias di Riccardo Pizzirani, un altro complottista senza speranza di recupero alla vita normale), si sostiene che la portaerei americana Enterprise sarebbe stata inviata nel Golfo Persico al fine di farsi affondare dagli iraniani o addirittura di auto-affondarsi per dare la colpa agli iraniani.

Leggiamo insieme il testo che correda l’articolo:

Con il fallimento dell’embargo petrolifero per obbligare l’Iran ad uno scontro sullo stretto di Ormuz, gli Stati uniti e Israele stanno cercando un altro modo per dare inizio ad una guerra con l’Iran che vanno cercando da tempo.
Ma soprattutto devono far sembrare che sia stato l’Iran a dare inizio alle ostilità, per rendere politicamente più difficile per Russia e Cina appoggiare l’Iran.

L’ipotesi è affascinante ma ha un grosso punto debole: né gli americani né gli israeliani sono interessati a scatenare una guerra contro l’Iran. In particolare, gli americani hanno un bel da fare per tirarsi fuori dall’Afghanistan e dall’Iraq e non possono permettersi il lusso di impegnarsi in altre avventure simili. Quanto agli israeliani, se e quando decidessero di colpire l’Iran lo farebbero e basta, senza preoccuparsi delle reazioni russe o cinesi, come insegna la storia degli ultimi 60 anni.

Ora, ricordiamo che Israele ha dei precedenti nell’attaccare navi da guerra americane, dando la colpa ad altri, per indurre gli Stati Uniti ad attaccare i nemici di Israele. L’attacco israeliano alla USS Liberty, inizialmente attribuito all’Egitto, è l’esempio più conosciuto.

Dopo aver introdotto l’argomento con una premessa strampalata e infondata, ecco arrivare la prima menzogna mascherata da informazione storica, in ossequio al tipico modus operandi complottista.
E’ del tutto falso, infatti, che gli israeliani abbiano cercato di incolpare l’Egitto dell’attacco.
Anzi, subito dopo l’attacco informarono le autorità americane di aver colpito la Liberty e si offrirono di prestare soccorso. Infatti furono gli israeliani a scambiare l’unità americana per una nave egiziana e non viceversa.

Oggi abbiamo la USS Enterprise, la nave più anziana della flotta, che ormai è alla fine, ed è programmata per essere smantellata il prossimo anno. Il suo nome è molto conosciuto anche per la serie televisiva di “Star Trek”. 

Altra serie di bufale. La USS Enterprise è entrata in servizio nel 1962, mentre il primo episodio in assoluto della serie Star Trek è stato proiettato nel 1966, ossia quattro anni dopo. Quindi, semmai, sarebbero stati i produttori di Star Trek a ispirarsi al nome della portaerei e non viceversa.

Smantellare una portaerei nucleare è un’operazione estremamente costosa. La Enterprise è alimentata da 8 reattori nucleari, che vanno eliminati come tutti gli altri materiali di scarto nucleari, insieme a tutti i macchinari correlati.

Costosa finché si vuole, da oltre mezzo secolo questa è una prassi normale per l’US Navy, che ha in servizio numerose unità a propulsione nucleare e le smantella regolarmente al momento della radiazione. In questo momento l’US Navy ha in servizio oltre settanta sottomarini nucleari e 10 portaerei nucleari.

La Marina americana risparmierebbe una gran quantità di denaro, più di quanto vale l’acciaio da riciclare, se la Enterprise affondasse nel Golfo Persico, dove il disastro radioattivo diventerebbe un problema che riguarda qualcun altro.

L’acciaio di una nave non vale mai il costo di smantellamento. Ad esempio, lo smantellamento dei sottomarini nucleari russi costa intorno ai 10 milioni di dollari e i metalli recuperati (e l’acciaio dei sottomarini è di qualità molto più elevata rispetto a quello delle navi) hanno un valore di appena il 20% di quel costo. Non risulta però che ogni volta che c’è da smantellare una nave o un sottomarino, si scateni una guerra per farla affondare ed evitare di smantellarla! Non fosse altro perché una guerra costa molto, molto di più… solo un complottista può essere così idiota da immaginare una scemenza di tali proporzioni.

Perché mandare una vecchia nave da guerra giunta alla fine della sua vita in una zona di pericolo? Per lo stesso motivo per cui Franklin Roosevelt spostò un gruppo di navi da guerra obsolete da San Diego a Pearl Harbor, mentre le portaerei e le navi più nuove erano ben lontane dalle Hawaii il 7 dicembre 1941.

Vecchia nave da guerra? L’Enterprise è indubbiamente vecchia, ma mantiene un valore militare immenso. Infatti nessun paese al mondo è in grado di costruire una portaerei nucleare di quelle dimensioni e persino le portaerei a propulsione convenzionale sono un sogno per molte marine.
L’Enterprise è grande il doppio rispetto alle portaerei avversarie più grandi (che sono solo due, una russa e una cinese), può operare fino a un centinaio tra aerei ed elicotteri da combattimento e ha un equipaggio di circa 5000 uomini. E’ più potente della stragrande maggioranza delle forze aeree del mondo. Non è esattamente una bagnarola inutile. Semplicemente, gli americani possono permettersi di sostituirla con portaerei ancora più potenti, e lo fanno.
Ridicola anche la lettura complottista dell’attacco a Pearl Harbor. Le corazzate americane, nel 1941, erano navi moderne e allo stato dell’arte. La corazzata era considerata la regina dei mari e quasi nessuno aveva capito l’importanza che avrebbero assunto le portaerei nel prosieguo della guerra (non a caso, né i tedeschi né gli italiani ne possedevano). La flotta americana (portaerei e sottomarini compresi) fu spostata alle Hawaii proprio per fronteggiare le tensioni con il Giappone. Non solo le navi obsolete: tutta la flotta americana del Pacifico fu spostata da San Diego alle Hawaii. Si può essere più ignoranti? Come no: non c’è alcun limite alla capacità dei complottisti di peggiorare…

Israele ha 3 sottomarini Dolphin che gli ha fornito la Germania. Sono stati visti transitare nel Canale di Suez in passato, e potrebbero tranquillamente stare operando nel Golfo di Amman, o persino nel Golfo Persico a questo punto, in attesa di una vecchia e obsoleta nave da guerra, più utile come agnello sacrificale che come arma vera e propria.

Come si è detto, l’Enterprise è un’arma micidiale, altro che agnello sacrificale. I Dolphin (peraltro non sono tre, ma quattro), non sono battelli nucleari ma sottomarini a propulsione convenzionale, che pertanto devono periodicamente emergere in superficie per ricaricare le batterie. La loro presenza nel Golfo Persico sarebbe subito rilevata. (continua)

Come avevo detto all’inizio del post precedente, a volte vale la pena di perdere un po’ di tempo a leggerle, queste teorie complottiste, perché sono così sceme che fanno scompisciare. Peccato solo che quelli che sono propensi a bersele siano gli stessi che quando qualcuno gli racconta che gli ebrei sono la causa della sconfitta in guerra e dell’economia in ginocchio della Germania, trovano immediatamente giusto prendere gli ebrei e infilarli nei forni.

barbara