MI SEMBRA UN’IPOTESI ASSOLUTAMENTE PLAUSIBILE


dal solito irriverentissimo toscano.

(Satira? Mica tanto…)
(Per quanto riguarda i soldi, voglio dire)

barbara

NEL CASO QUALCUNO NUTRISSE ANCORA QUALCHE DUBBIO

sulla provenienza:
Acco
Ashkelon
Bat Yam
Cesarea
Eilat
Gerusalemme
Herzliya
Jaffa
mar Morto
Masada
Mitzpè Ramon
Negev
Tel Aviv
Valle di Hula
Quattordici località israeliane, E NON UNA SOLA SCIA CHIMICA. Fate un po’ voi i vostri conti (foto rubate qui)

barbara

MALEDETTI!!!!

Sì, maledetti, maledetti e stramaledetti! Hanno inventato anche le sciechimiche surgelate, pronte per essere velocemente trasportate dove ce n’è bisogno:
s.c.surgelate
D’altra parte c’è per fortuna chi si era già accorto delle sciechimiche prefabbricate e portate in loco già pronte. E perciò sappiatelo, o voi potenze occulte che volete inchimicarci i cieli per farci cadere tutti in vostro potere: NON AVRETE IL NOSTRO SCALPO! Se poi aggiungete che abbiamo dalla nostra parte anche una sublime cantante che si è dedicata anima e corpo a prestare il proprio volenteroso aiuto a Giulietto nostro nello smascherare tutti i terrificanti complotti che quotidianamente vengono orditi dalle forze più oscure, possiamo essere più che certi che no pasaran.

barbara

HA UNA SUA COERENZA, PERÒ

DEMENZA DIGITALE – PELÙ, L’ISIS E IL GRANDE COMPLOTTO

“Io non ci credo che la Cia, il Mossad e i servizi segreti di tutto il mondo occidentale non sapessero nulla della nascita dell’Isis. Io non ci credo che non sappiano come debellarlo in una settimana senza far scoppiare l’ennesima Terza guerra mondiale. Io non ci credo che non si sappia come interrompere i fiumi di miliardi di dollari che alimentano questa nuova Jihad. Io non ci credo ai governi occidentali”. Musicista sul viale del tramonto con velleità di politologo ed esperto di conflitti internazionali, Piero Pelù torna a colpire attraverso il proprio profilo Facebook. Non pago di essersi coperto di ridicolo già a sufficienza nel recente passato, il volto storico dei Litfiba entra nel vivo di nuove questioni diffondendo sulla rete il peggior campionario complottista del terzo millennio. “Io credo che l’Isis sia l’immagine riflessa amplificata e distorta dell’arroganza colonialista occidentale reiterata per secoli e sempre peggiore. Io non ci sto che il mio destino sia in mano a un esercito di aguzzini guerrafondai assetati di denaro e sangue”, scrive l’artista fiorentino aggiungendo alle parole l’immagine di due mani insanguinate che si stringono. Nelle maniche di camicia le bandiere di Israele e Stati Uniti, mentre le gocce di liquido vitale cadono sopra una cartina artificiosa della Palestina che assorbe i confini dello Stato ebraico e non ne contempla l’esistenza. E viene da chiedersi: ma è lo stesso Piero Pelù che la scorsa estate si faceva fotografare sorridente davanti alla sinagoga di Firenze assistendo compiaciuto al successo del Balagan Cafè o si tratta in realtà di un suo sosia alla disperata ricerca di attenzioni e visibilità? (17 febbraio 2015, qui)

D’altra parte ricordiamo come abbia iniziato la sua carriera con un possente rutto: perfettamente logico, dunque, che la concluda con una scorreggia. Loffia, oltretutto. (Interessante, tra l’altro, quella “ennesima terza guerra mondiale”: voi quante terze guerre mondiali ricordate?)

barbara

SOPRATTUTTO COERENZA, LOGICA E IDEE CHIARE

Mi raccomando!

Il deputato del Movimento 5 stelle Paolo Bernini è intervenuto alla Camera dei deputati e ha parlato anche dell’attentato delle Torri Gemelle, dicendo: “La verità ufficiale è palesemente falsa” e aggiungendo “è stato un inside job”; “la verità non la sapremo mai ma è sicuramente molto diversa da quella che i media mainstream ci raccontano”. A marzo 2013, Bernini aveva dichiarato a Ballarò di aver visto il documentario Zeitgeist e, sopratutto: “Non so se lo sapete ma in America hanno già iniziato a mettere i microchip all’interno delle persone, è un controllo di tutta la popolazione”. (qui, dove potrete avere anche il piacere di vedere e ascoltare la sua magistrale interpretazione, roba da far impallidire Ruggero Ruggeri)

Ricapitolando: non sappiamo né mai sapremo che cosa è successo, ma sappiamo perfettamente come sono andate le cose. E il motivo per cui lo sappiamo è che è palese. Non vi viene da piangere a pensare che questa gente è pagata coi nostri soldi?

P.S.: certo che da uno con una faccia così…
Paolo-Bernini
barbara

E ANCHE OGGI SI VA PER COMPLOTTI

Il complotto, si diceva; quella cosa che “non vogliono che noi sappiamo” e “ci riescono benissimo perché controllano l’informazione”. E poi tutte quelle bizzarre fantasie quali le scie chimiche e i microchip sottopelle e l’11 settembre autoprodotto e lo sbarco sulla luna mai avvenuto e quella ridicolissima (e perfino ancora più stupida e rozza) versione moderna dei già oltremodo stupidi e rozzi Protocolli dei Savi Anziani di Sion che sono “le 10 tecniche per dominare l’umanità” (se qualcuno non avesse ancora letto i Protocolli lo faccia: il procedimento è esattamente lo stesso), e le morti di personaggi famosi che, anche se non c’è un solo dettaglio che sia rimasto oscuro, sono dovute a complotti (Kennedy, Pasolini****-), oppure non sono mai avvenute (Elvis Presley, Michael Jackson, Moana Pozzi, Bin Laden). Eccetera.
Come nascono, e perché, le teorie complottiste? Di solito qualcuno le fabbrica, o per noia o per ideologia; molti ci credono, perché fa fico sentirsi parte dei furbi che “non se la bevono mica”; e poi scrittorelli, giornalistini e registucoli ci marciano alla grande. Se gli capita il colpo gobbo, c’è il caso che ci si facciano pure i miliardi. A chi non ama farsi infinocchiare ma non è sicuro di avere strumenti sufficienti per smascherare bufale e complottismi suggerisco due ottimi blog: questo per le bufale (il blog per gli aggiornamenti e il sito per le ricerche, quando vi viene il dubbio che l’ennesimo appello o segnalazione che vi arriva per email possa non essere una cosa seria) e questo per i complotti. Da cui vi propongo l’ultima perla pubblicata, ossia

Il complotto dell’Enterprise

La Perla di cui ci occupiamo oggi è un po’ datata (risale infatti al 2012) ma ci è stata segnalata solo recentemente e comunque i suoi protagonisti sono sempre in prima linea quando si parla di imbecillità complottista.

Si tratta di un esempio davvero illuminante di come i complottisti riescano a vedere complotti perfino in eventi che ancora non si sono verificati e a rivendicare il merito di averli sventati allorquando è chiaro che non si verificheranno mai.

In particolare, in un articolo ripreso sul quel coacervo di complottismo d’accatto qual è il sito Luogocomune (degna creatura partorita dalla fantasia del regista Massimo Mazzucco) e tradotto dall’utente Sertes (alias di Riccardo Pizzirani, un altro complottista senza speranza di recupero alla vita normale), si sostiene che la portaerei americana Enterprise sarebbe stata inviata nel Golfo Persico al fine di farsi affondare dagli iraniani o addirittura di auto-affondarsi per dare la colpa agli iraniani.

Leggiamo insieme il testo che correda l’articolo:

Con il fallimento dell’embargo petrolifero per obbligare l’Iran ad uno scontro sullo stretto di Ormuz, gli Stati uniti e Israele stanno cercando un altro modo per dare inizio ad una guerra con l’Iran che vanno cercando da tempo.
Ma soprattutto devono far sembrare che sia stato l’Iran a dare inizio alle ostilità, per rendere politicamente più difficile per Russia e Cina appoggiare l’Iran.

L’ipotesi è affascinante ma ha un grosso punto debole: né gli americani né gli israeliani sono interessati a scatenare una guerra contro l’Iran. In particolare, gli americani hanno un bel da fare per tirarsi fuori dall’Afghanistan e dall’Iraq e non possono permettersi il lusso di impegnarsi in altre avventure simili. Quanto agli israeliani, se e quando decidessero di colpire l’Iran lo farebbero e basta, senza preoccuparsi delle reazioni russe o cinesi, come insegna la storia degli ultimi 60 anni.

Ora, ricordiamo che Israele ha dei precedenti nell’attaccare navi da guerra americane, dando la colpa ad altri, per indurre gli Stati Uniti ad attaccare i nemici di Israele. L’attacco israeliano alla USS Liberty, inizialmente attribuito all’Egitto, è l’esempio più conosciuto.

Dopo aver introdotto l’argomento con una premessa strampalata e infondata, ecco arrivare la prima menzogna mascherata da informazione storica, in ossequio al tipico modus operandi complottista.
E’ del tutto falso, infatti, che gli israeliani abbiano cercato di incolpare l’Egitto dell’attacco.
Anzi, subito dopo l’attacco informarono le autorità americane di aver colpito la Liberty e si offrirono di prestare soccorso. Infatti furono gli israeliani a scambiare l’unità americana per una nave egiziana e non viceversa.

Oggi abbiamo la USS Enterprise, la nave più anziana della flotta, che ormai è alla fine, ed è programmata per essere smantellata il prossimo anno. Il suo nome è molto conosciuto anche per la serie televisiva di “Star Trek”. 

Altra serie di bufale. La USS Enterprise è entrata in servizio nel 1962, mentre il primo episodio in assoluto della serie Star Trek è stato proiettato nel 1966, ossia quattro anni dopo. Quindi, semmai, sarebbero stati i produttori di Star Trek a ispirarsi al nome della portaerei e non viceversa.

Smantellare una portaerei nucleare è un’operazione estremamente costosa. La Enterprise è alimentata da 8 reattori nucleari, che vanno eliminati come tutti gli altri materiali di scarto nucleari, insieme a tutti i macchinari correlati.

Costosa finché si vuole, da oltre mezzo secolo questa è una prassi normale per l’US Navy, che ha in servizio numerose unità a propulsione nucleare e le smantella regolarmente al momento della radiazione. In questo momento l’US Navy ha in servizio oltre settanta sottomarini nucleari e 10 portaerei nucleari.

La Marina americana risparmierebbe una gran quantità di denaro, più di quanto vale l’acciaio da riciclare, se la Enterprise affondasse nel Golfo Persico, dove il disastro radioattivo diventerebbe un problema che riguarda qualcun altro.

L’acciaio di una nave non vale mai il costo di smantellamento. Ad esempio, lo smantellamento dei sottomarini nucleari russi costa intorno ai 10 milioni di dollari e i metalli recuperati (e l’acciaio dei sottomarini è di qualità molto più elevata rispetto a quello delle navi) hanno un valore di appena il 20% di quel costo. Non risulta però che ogni volta che c’è da smantellare una nave o un sottomarino, si scateni una guerra per farla affondare ed evitare di smantellarla! Non fosse altro perché una guerra costa molto, molto di più… solo un complottista può essere così idiota da immaginare una scemenza di tali proporzioni.

Perché mandare una vecchia nave da guerra giunta alla fine della sua vita in una zona di pericolo? Per lo stesso motivo per cui Franklin Roosevelt spostò un gruppo di navi da guerra obsolete da San Diego a Pearl Harbor, mentre le portaerei e le navi più nuove erano ben lontane dalle Hawaii il 7 dicembre 1941.

Vecchia nave da guerra? L’Enterprise è indubbiamente vecchia, ma mantiene un valore militare immenso. Infatti nessun paese al mondo è in grado di costruire una portaerei nucleare di quelle dimensioni e persino le portaerei a propulsione convenzionale sono un sogno per molte marine.
L’Enterprise è grande il doppio rispetto alle portaerei avversarie più grandi (che sono solo due, una russa e una cinese), può operare fino a un centinaio tra aerei ed elicotteri da combattimento e ha un equipaggio di circa 5000 uomini. E’ più potente della stragrande maggioranza delle forze aeree del mondo. Non è esattamente una bagnarola inutile. Semplicemente, gli americani possono permettersi di sostituirla con portaerei ancora più potenti, e lo fanno.
Ridicola anche la lettura complottista dell’attacco a Pearl Harbor. Le corazzate americane, nel 1941, erano navi moderne e allo stato dell’arte. La corazzata era considerata la regina dei mari e quasi nessuno aveva capito l’importanza che avrebbero assunto le portaerei nel prosieguo della guerra (non a caso, né i tedeschi né gli italiani ne possedevano). La flotta americana (portaerei e sottomarini compresi) fu spostata alle Hawaii proprio per fronteggiare le tensioni con il Giappone. Non solo le navi obsolete: tutta la flotta americana del Pacifico fu spostata da San Diego alle Hawaii. Si può essere più ignoranti? Come no: non c’è alcun limite alla capacità dei complottisti di peggiorare…

Israele ha 3 sottomarini Dolphin che gli ha fornito la Germania. Sono stati visti transitare nel Canale di Suez in passato, e potrebbero tranquillamente stare operando nel Golfo di Amman, o persino nel Golfo Persico a questo punto, in attesa di una vecchia e obsoleta nave da guerra, più utile come agnello sacrificale che come arma vera e propria.

Come si è detto, l’Enterprise è un’arma micidiale, altro che agnello sacrificale. I Dolphin (peraltro non sono tre, ma quattro), non sono battelli nucleari ma sottomarini a propulsione convenzionale, che pertanto devono periodicamente emergere in superficie per ricaricare le batterie. La loro presenza nel Golfo Persico sarebbe subito rilevata. (continua)

Come avevo detto all’inizio del post precedente, a volte vale la pena di perdere un po’ di tempo a leggerle, queste teorie complottiste, perché sono così sceme che fanno scompisciare. Peccato solo che quelli che sono propensi a bersele siano gli stessi che quando qualcuno gli racconta che gli ebrei sono la causa della sconfitta in guerra e dell’economia in ginocchio della Germania, trovano immediatamente giusto prendere gli ebrei e infilarli nei forni.

barbara

NOSTALGIA DELL’UNIVERSITÀ?

Di quelle belle lezioni in cui, ad ogni parola del docente sentivamo crescere la nostra sapienza? O forse non avete avuto la possibilità di andarci e lo rimpiangete? Niente paura: sono qua io! Sissignori, sono qua io ad offrirvi una splendida lezione universitaria. E prendete appunti, mi raccomando.

Grande l’Iran, vero? Talmente grande da darci lezioni di ogni sorta e in ogni campo.
Quanto agli agenti sionisti Tom e Jerry, comunque, per fortuna non sono stati solo gli iraniani a smascherarli, come possiamo vedere qui.

Piccola nota a margine: un paio d’anni fa mi è capitato di raccontare a una collega la storia di questo video sulla lezione universitaria in Iran. A metà racconto si è avvicinata un’altra collega che, non avendo sentito la prima parte ha chiesto: “Di che cosa si tratta?” E l’altra collega: “Siccome gli ebrei hanno in mano tutta Hollywood…”

barbara