SPIGOLATURE

Isole a confronto

Eh sì, brutta cosa il capitalismo

con la sua orribile logica del mercato

E veniamo al nostro governo

il quale ormai

Visto coi miei occhi: “Siamo come il Cile di Pinochet”, “No, peggio”; “Siamo peggio della Corea del Nord”… Ma perché non ci andate cazzo!
E parlando del governo non possiamo esimerci da

E qualcuno, a proposito della seconda, ha chiesto se non ci sia per caso un doppio senso… No, non c’è un doppio senso: ce n’è uno solo.
Ora due parole sul razzismo

E infatti

Una brutta notizia per gli amici vegani

E una buona per la scienza: finalmente scoperta la causa dell’estinzione dei dinosauri

Qualche istruzione per l’uso per chi si trova ad avere a che fare con una donna congenita

Un suggerimento in merito ai vaccini

(ma non ci sarà qualche conflitto di interessi?)

Un’importante messa in guardia

E infine un’importante riflessione sull’imminente ricorrenza di Halloween

Continua.

barbara

QUANDO UN CUBANO

entra per la prima volta in un supermercato americano e vede quello che per noi, tutti noi, è normalità quotidiana.

Dai, forza, gridate abbasso il capitalismo infame, inneggiate al comunismo (o socialismo, se preferite chiamarlo così, convinti che nei fatti siano due cose diverse) che porta libertà. giustizia, uguaglianza sociale: su, forza.

Credo che valga poi la pena di leggere questo articolo.

Cuba Libre?

Negli Stati Uniti, “Cuba Libre” significa rum e coca. A Cuba stessa, significa qualcosa di molto più inebriante: libertà. Stiamo vedendo quel grido di libertà ora nelle strade de L’Avana.
I regimi non cedono il potere volentieri, e le proteste popolari potrebbero non fare alcuna differenza. Basta chiedere al regime di Maduro in Venezuela, che ha schiacciato ripetutamente le rivolte. Eppure, le dimostrazioni a Cuba sono abbastanza grandi che l’amministrazione Biden ha finalmente offerto qualche elogio pacato dopo essere rimasta in silenzio per giorni (proprio come fece l’amministrazione Obama quando gli iraniani protestarono contro il regime dei mullah nel 2009).
I manifestanti cubani devono ancora sentire un messaggio inequivocabile di sostegno dalla Squad o da Bernie Sanders, che periodicamente ha tessuto gli elogi alla dittatura di Castro. A Sanders è piaciuto il programma di alfabetizzazione. Ottima osservazione, Bernie. Forse anche alla moglie di Abramo Lincoln era piaciuta l’uscita al teatro.
Anche se il fattore principale che guida le proteste è un desiderio di libertà (e la frustrazione per la mancanza di vaccini COVID-19 a Cuba [? Come mancanza di vaccini? Non ne avevano due pronti fabbricati da loro che intendevano regalare al mondo intero? Dai, c’era scritto su tutti i giornali!]), c’è anche una dimensione economica.
Questa dimensione economica può essere illustrata con un fatto sorprendente: I cubano-americani, con una popolazione di 2,38 milioni, guadagnano più dell’intera isola di Cuba, con 11,3 milioni di persone.
Questo non è perché i cubano-americani siano un gruppo di immigrati particolarmente ricco. Al contrario. Sono al 73° posto, ben dietro gruppi di immigrati come gli americani dall’India o i cinesi. Nonostante il 73° posto tra i gruppi etnici degli Stati Uniti, le famiglie cubano-americane guadagnano più, in totale, di tutte le famiglie cubane messe insieme, perché quelle negli Stati Uniti guadagnano più di otto volte tanto. È una differenza sbalorditiva, ed è successo in una sola vita.
Questo fatto illumina una verità profonda e potente. Mostra come i risultati economici dipendano dai diritti di proprietà, dallo stato di diritto e da altre caratteristiche fondamentali del sistema politico-economico americano. I sistemi competitivi e capitalistici non producono solo risultati migliori; producono risultati molto migliori, vite molto più prospere per i cittadini comuni.
Quanto più prospera? Ecco un’altra piccola illustrazione. In Unione Sovietica, Stalin mostrava al suo popolo il film del 1940 “The Grapes of Wrath“, perché illustrava potentemente la povertà degli americani durante la Grande Depressione. Smise di mostrarlo quando il pubblico notò che anche la povera famiglia Joad aveva un furgone. Un furgone! Nessuno nella gloriosa Unione Sovietica poteva permettersi un furgone. Molte fattorie collettive non potevano permetterselo. Eppure una famiglia povera in America poteva. Brutto messaggio per il nuovo uomo sovietico.
Ma è un buon messaggio da mandare all’ultima generazione di socialisti romantici d’America, compresa la quasi metà della più giovane generazione di elettori che preferisce il socialismo al capitalismo.
Naturalmente, l’estrema sinistra e i successori di Castro danno la colpa dei problemi economici di Cuba all’embargo statunitense. Si sbagliano. Sì, l’embargo ha contribuito, ma il problema fondamentale del paese è un sistema economico che strangola l’iniziativa e le opportunità del suo popolo, insieme alla sua libertà.
Per approfittare delle opportunità economiche intorno a loro, gli imprenditori hanno bisogno di sapere che raccoglieranno la maggior parte dei frutti, non di essere derubati dai cleptocrati al governo. Hanno bisogno di diritti di proprietà sicuri e di un ambiente politico stabile per fare investimenti a lungo termine. Hanno bisogno di limiti alla tassazione e alla corruzione pubblica in modo che tutti i profitti non vengano spogliati dai predatori. Hanno bisogno di un governo che fornisca alcune infrastrutture essenziali, come strade, ponti e porti. Hanno bisogno di poter competere sul mercato, vincere o perdere, e non avere il governo che riserva tutti i premi scintillanti ai suoi sostenitori politici. Hanno bisogno di un regime che non ingombri ogni iniziativa privata con pagine e pagine di regolamenti, che non solo soffocano l’innovazione, ma incoraggiano anche la corruzione, rendendo facile per i politici accattivarsi gli uomini d’affari e dire: “Posso aiutarti ad aggirare queste regole per un piccolo compenso. Meglio ancora, posso scrivere nuove regole solo per te”.
Per quanto banali siano questi punti, in realtà funzionano. Si sono dimostrati più e più volte. Quando i regimi predatori li violano, come fa Cuba da decenni, gli stessi punti diventano ostacoli insormontabili alla prosperità. Anche il popolo cubano lo sa. Meritano la libertà. Meritano un sistema economico che li faccia prosperare. E meritano il pieno sostegno di tutti. (qui)
Newsweek.com

Quanto all’embargo, la questione è molto semplice: se cessa la dittatura, cessa anche l’embargo, ma se cessa l’embargo non cessa di conseguenza la dittatura, che è causa del 90% delle carenze alimentari, sanitarie ecc. ecc. Come sempre, per risolvere il problema bisogna rimuovere la causa, non le conseguenze secondarie della causa.
Poi se hai ancora tempo e voglia, ti manderei a leggere queste vecchie cose.

barbara

FINE DI UN’ERA?

Almeno la fine di un capitolo, sicuramente sì.

“I Castro ci torturavano per non gridare ‘morte al comunismo’”

Da Pedro Boitel, che fecero morire di sete, ad Armando Valladares, ventidue anni di carcere. L’intellighenzia italiana, infatuata del comunismo caraibico, ha censurato i dissidenti cubani

Con le dimissioni di Raul finisce la lunga era del clan Castro. Mezzo milione di esseri umani passati attraverso il Gulag cubano. Dal momento che la popolazione totale dell’isola è di undici milioni, il regime dei Castro detiene uno dei più alti tassi di carcerazione pro capite al mondoMigliaia le esecuzioni, non sapremo mai quante. La tortura istituzionalizzata contro gli “elementi antisocialisti”. Senza contare la repressione sistematica, brutale e sproporzionata nei confronti della minima manifestazione di dissenso, con punizioni periodiche nelle quali gli oppositori sono giudicati in processi grotteschi e condannati a pene feroci. 
Un gruppo di dissidenti ha tenuto testa in questi decenni a questa feroce dittatura che ha stregato le sinistre di tutto il mondo.
Il dottor Oscar Biscet, il “Gandhi del Caribe”, che iniziò la sua lunga e agonizzante resistenza al regime quando scoprì che a Cuba si praticava l’infanticidio e gli aborti indiscriminati. Il muratore e idraulico Orlando Zapata Tamayo, morto in carcere per uno sciopero della fame. Guillermo Fariñas, premio Sakharov per la libertà di coscienza, che è facile ricordare per le fotografie in cui assomiglia a uno spettro, psicologo e giornalista costretto alla sedia a rotelle da una polinevrite. Jorge Luis Pérez “Antúnez”, che si è fatto diciassette anni di carcere. Il leader cattolico Julián Antonio Monés Borrero. E Pedro Luis Boitel, un leader degli studenti e coraggioso avversario di Batista e di Castro, che ordinò personalmente che a Boitel fosse negata l’acqua potabile. Boitel morì di sete, in una agonia orribile, cinque giorni dopo.
E poi il più celebre dissidente cubano, Armando Valladares, che nelle segrete castriste ci ha trascorso ventidue anni e che Amnesty International (quando era ancora Amnesty) nominò “prigioniero di coscienza”. Fu lui, nel 1982, a scioccare il mondo con il libro “Contro ogni speranza: ventidue anni nel gulag delle Americhe”, scritto dal suo esilio a Parigi (in Italia uscì per la minuscola Spirali edizione e mai ristampato, sotto censura da parte dell’intellighenzia di sinistra). Nel libro, Valladares raccontava la dittatura cubana, di come tappassero la bocca ai condannati perché al momento della scarica non gridassero “viva Cristo Rey!” o “muérte al comunismo!”, in una epopea di dolore che gli sarebbe valso l’appellativo meritato di “Solgenitsin cubano”. 
Valladares e gli altri furono tenuti in isolamento completamente nudi in piccole celle dall’alto delle quali i secondini gettavano sui prigionieri palate di escrementi fino a ricoprirne il corpo. Fa impressione pensare che negli stessi periodi in cui nelle prigioni della Cabana accadeva tutto questo, non pochi cronisti andavano e venivano dall’Avana sempre nella speranza di essere scelti da Fidel Castro per un’intervista. Lo arrestarono che Valladares aveva 22 anni nel dicembre del 1960 e ne sarebbe uscito nell’ottobre del 1982. Faceva l’impiegato presso la Cassa di risparmio postale. “Avevo solo espresso qualche dubbio sul futuro della rivoluzione”. Una paralisi gli bloccò le gambe, nel 1974, dopo che i dirigenti del carcere della Cabana gli rifiutarono il cibo per 46 giorni, non avendo Valladares accettalo di sottoporsi alla “rieducazione”. 
Ci hanno raccontato tutto dei gusti personali del Líder Máximo. Ma niente di questi eroi. Come Valladares, che dirà: “Eppure mi sentivo libero. La libertà è un atteggiamento interiore”.

Giulio Meotti

Bellissimo e sconvolgente il libro di Valladares, se riuscite a procurarvelo dovete assolutamente leggerlo.
Di Cuba in questo blog si è parlato spesso, tra l’altro qui, qui e qui
.

barbara

APPIATTIMENTO AL BASSO

Alcune aziende hanno cominciato a vaccinare i propri dipendenti. Qualunque persona di buon senso direbbe bene! Sappiamo che ci sono un sacco di vaccini non “evasi” perché le istituzioni pubbliche non riescono a organizzarsi per smaltirli, così alcune aziende private si fanno carico di ciò che lo stato non è in grado di fare. Non stanno rubando vaccini a medici e anziani, stanno semplicemente prendendo dei vaccini inutilizzati, ogni persona vaccinata in un’azienda è un lavoro in meno per lo stato e una persona a rischio di infettare in meno in circolazione, e ogni persona vaccinata in azienda è anche un vecchio o un medico in più che lo stato può vaccinare, visto che non deve più vaccinare quelli lì. Intervistato in merito, Cofferati protesta vivamente. Perché? Perché così si creano divisioni e disparità: siccome ci sono aziende che non vaccinano e i cui dipendenti, di conseguenza, non si possono vaccinare, allora non si devono vaccinare neanche gli altri. Classico appiattimento verso il basso tipicamente comunista: se tutti non possono essere ugualmente ricchi, allora tutti devono essere ugualmente poveri. O, nel caso specifico, a rischio covid.
Il che mi ha riportato alla mente un vecchio episodio. Avevo raccontato a una collega comunista di una coppia di amici, entrambi insegnanti al liceo, che quando andavano in gira con le rispettive classi erano soliti portarsi dietro i figli, in modo da offrire loro un’opportunità in più di vedere e imparare. Subito la collega insorge indignata: “E il preside dei ragazzi gli dà il permesso di assentarsi?! Io non lo permetterei mai!” “E perché?” “Perché non tutti hanno queste opportunità, quindi non vedo perché le debbano avere loro”. Naturalmente non trovava niente da ridire sul fatto che, con lo stesso stipendio, io dovessi pagare l’affitto che me ne portava via oltre un terzo, e lei no perché mamma e papà le avevano regalato l’appartamento. Che io dovessi comprare il cibo e tutto ciò che serviva per la manutenzione della casa e lei no perché prendeva tutto dall’albergo dei suoi genitori. Eccetera. Ma queste sono quisquilie, così come per Cofferati sarà sicuramente una quisquilia la disparità fra la sua pensione e quella di un metalmeccanico che ha sgobbato per quarant’anni. L’importante è che gli altri siano tutti livellati verso il basso, e nessuno possa avere opportunità, neppure quelle di studio e di apprendimento se non le hanno tutti gli altri. Lei, per inciso, era questa tizia qui.
E adesso godetevi il Cofferati in tutto il suo splendore.

barbara

QUOS VULT PERDERE IUPITER…

Li fa diventare comunisti. Quelli che seguono sono articoletti del sinistrissimo organo ufficiale della sempre più sinistra UCEI, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

A cosa punta Donald. Fa discutere l’ultimo azzardo di Trump, che ieri su Twitter è arrivato ad auspicare il rinvio delle elezioni fino a quando “le persone potranno votare come si deve, con le dovute garanzie e in sicurezza”. Per Repubblica l’obiettivo principale di Trump non sarebbe però un rinvio, prerogativa del Congresso, ma “bloccare, per quanto gli è possibile, il voto per posta che (secondo lui e secondo i sondaggi) favorirebbe troppo il suo avversario Joe Biden”.

Cioè, quelli che riportano senza commenti (come in questo caso del resto), il che significa che concordano, l’articolo che dichiara “inevitabile” il prolungamento dell’emergenza deciso dall’avvocato dal curriculum fasullo, col pretesto che il virus circolerebbe ancora – ignorando evidentemente che ci sono miliardi di virus che circolano sistematicamente da quando è nata la vita sulla Terra – e all’unico scopo di continuare a impedirci di votare, con l’attiva complicità del figlio di Bernardo, hanno la faccia come il cubo di attribuire a Trump, senza una sola prova a favore, gli stessi sporchi obiettivi. Esattamente come a suo tempo hanno denunciato la grave deriva autoritaria e dittatoriale di Orban, salvo dimenticare che lui aveva chiesto i pieni poteri al parlamento, a differenza del nostro avvocaticchio, e dimenticarsi poi, quando, a emergenza finita, ha restituito al parlamento i suddetti pieni poteri, di darne notizia.

Mascherine e sicurezza. “Sbagliato guardare alle frontiere. Tre positivi su quattro sono italiani”, spiega al Corriere il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia in merito all’accusa rivolta ai migranti sbarcati in queste settimane di essere un pericolo perché positivi al Covid-19. “I migranti falso pericolo”, le parole riportate dal quotidiano del ministro che invita gli italiani a continuare a mantenere le più elementari misure di prevenzione dal contagio, tra cui l’uso delle mascherine.

Ancora giochini coi numeri! Oltre ai giochini con le parole: prima parla di “italiani”, il che dovrebbe far supporre che “gli altri” siano stranieri (tutti, circa l’8% della popolazione) residenti in Italia, ma poi parla esplicitamente dei “migranti [ossia clandestini, perché le cose vanno chiamate col loro nome] sbarcati in queste settimane”, ossia 14.438 persone da gennaio ad agosto. Questo significa che il 99,976% è responsabile del 75% dei contagi, e lo 0,024 è responsabile del restante 25%, ossia oltre mille volte la loro consistenza numerica. Ma non dobbiamo gridare al pericolo clandestini, no no no, quello è un falso pericolo percepito da noi fascisti, razzisti, populisti, sovranisti dalla fervida fantasia.

Ieri era il quarantesimo anniversario della più sanguinosa strage fascista avvenuta nel dopoguerra in Italia, quella del 1980 di Bologna.

E questa è la storica Anna Foa, e perfino gli storici, se sono comunisti, preferiscono cancellare i fatti quando questi si permettano di configgere stupidamente con l’ideologia.

Contrasto a omotransfobia e misoginia. Oggi approda nell’Aula della Camera il ddl contro l’omotransfobia e la misoginia. Il testo della legge modifica gli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, spiega La Stampa. Più precisamente, basandosi sulla legge Mancino del 25 giugno 1993, verranno estesi agli episodi d’odio fondati sull’omofobia e sulla transfobia i reati già previsti nel codice penale, aggiungendo alla discriminazione “razziale, etnica e religiosa” quella fondata “sul genere e sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

Come ha giustamente osservato qualcuno, esistono leggi che puniscono qualunque tipo di violazione dei diritti delle persone, dall’aggressione fisica a quella verbale, dallo stalking al mobbing eccetera; ora, se qualcuno sente il bisogno di una legge speciale che tuteli i diritti dei froci (se penso che non ci sia niente di male a essere froci, non vedo in che modo la parola froci possa essere intesa come offensiva e, di conseguenza, perché non dovrei usarla) non vorrà per caso dire che per questo qualcuno i froci non sono persone? Cioè, tutti i sostenitori della legge non saranno per caso degli omofobi della peggior specie che tentano di mascherarsi fingendo di essere dalla loro parte e volerli proteggere?

Restando in tema di persone che Giove ha deciso di perdere, ecco il nostro meraviglioso manlietto nazionale che
libici
E giustamente qualcuno prevede per il futuro
zoccole
E per finire vi offro questa meravigliosa collana di perle che l’amico Fulvio Del Deo ha pazientemente infilato per noi.

Fulvio Del Deo

Qultura a 5 stelle.

  1. Pinochet dittatore del Venuezuela (Luigi Di Maio)
  2. Napoleone combatté ad Auschwitz (Alessandro Di Battista)
  3. I Mille sbarcarono a Quarto (Carlo Sibilia)
  4. Matrimoni fra specie diverse purché consenzienti (Carlo Sibilia)
  5. L’Irlanda è un Paese mediterraneo (Angelo Tofalo)
  6. In America microchip nel corpo umano (Paolo Bernini)
  7. Il 50% della popolazione romena è criminale (Luigi Di Maio)
  8. Il pil cresce con l’uso dei condizionatori (Barbara Lezzi)
  9. Per sostituire l’economia dell’Ilva si può rilanciare la produzione di mitili (Barbara lezzi)
  10. Stato civile: italiano (Filippo Gallinella)
  11. Difendiamo il cibo italiano, no al grano saraceno (Filippo Gallinella)
  12. Possiamo dare 5.000 euro al mese ad ogni pensionato (Giulia Sarti)
  13. Per la pace mondiale per fortuna c’è Putin (Alessandro Di Battista)
  14. Sul Ponte Morandi si potranno fare i picnic (Danilo Toninelli)
  15. In 3 giorni Dio creò il mondo (Carlo Sibilia)
  16. Lo sbarco sulla luna è una farsa (Carlo Sibilia)
  17. Andiamo a dire a Gillet Gialli che siamo al loro fianco (Luigi Di Maio & Alessandro Di Battista)
  18. Il Restitution day è l’evento politico più importante dagli omicidi di Falcone e Borsellino (Carlo Sibilia)
  19. Il tunnel del Brennero lo usano in tanti (Danilo Toninelli)
  20. Abbracciamo gli amici libici per la tragedia di Beirut (Manlio Di Stefano)

barbara

CONTINUANDO A DELIRARE

Qualcuno leggero, qualcuno pesante, qualcuno buffo, qualcuno tragico. Li metto così, in ordine sparso, come li ho raccattati.

Ho appena appreso di un caso veramente straordinario nella sua stupidità: in occasione della 500 miglia di Talladega, gara della serie automobilistica NASCAR (quella di ‘giorni di tuono’ con Tom Cruise, per intenderci) i meccanici di Darrell Wallace, unico pilota nero della serie trovano un ‘cappio’ penzolante dalla porta dei box.
Ovviamente parte la campagna di indignazione: gli organizzatori fanno tuoni, fulmini e saette, viene assegnata una scorta al pilota, arriva in pista il team prinicipal del pilota, l’ottantaduenne leggenda della NASCAR ‘King’ Richard Petty, che sfida il Coronavirus per sostenere il proprio pilota, si propongono per il colpevole dell’orrendo crimine punizioni che vanno dalla radiazione a vita alla crocifissione in sala mensa, ad indagare arriva persino l’FBI…
E alla fine dopo tante sbroccate si scopre che il’cappio’ nient’altro è che una corda da utilizzare per la chiusura dei box, che è stata installata già parecchi mesi fa ed è presente in molti dei box dell’autodromo…
No, non è un articolo di Lercio, allego qui il link che rivela l’assurdo finale di questa stupidissima storia (sul sito, se vi interessa potete seguire l’intera vicenda…)
https://www.italiaracing.net/Un-colossale-malinteso-che-aiuta-i-razzisti-il-cappio-a-Bubba-Wallace/241103/35 (qui)

Poi li voglio vedere quando il lupo arriverà davvero – perché il lupo c’è, poco ma sicuro, e garantito che prima o poi arriva – e non solo nessuno accorrerà più in aiuto, ma verranno pure spernacchiati.

Angelo Michele Imbriani

Ne ho lette tante in questi mesi sulla pagina di De Luca, ma questa le supera tutte: una signora (seriamente) vuole sapere che sintomi hanno gli asintomatici…

Embè, mi sembra giusto: se non mi spieghi che sintomi hanno, come faccio a riconoscerli e guardarmene.

Churchill giù, Lenin su  Pagliacci di tutto il mondo, unitevi

di Giovanni Sallusti

Le statue ormai sono il termometro della contemporaneità, dei suoi vezzi, delle sue psicosi. E per certificarne lo stato febbrile, basta la seguente immagine: Churchill giù, Lenin su. E la fine della storia, ma opposta a quella che Francis Fukuyama certificò con faciloneria liberal all’inizio degli anni Novanta: non l’eterno trionfo della democrazia liberale, ma il suo spettacolare suicidio pubblico.

Così, accade che mentre i teppisti cocchi dell’establishment intenti a devastare le città d’Occidente si accaniscono in nome dell’antirazzismo sul busto di Sir Winston (un colonialista alcolizzato che ebbe perfino il cattivo gusto di non arrendersi a Hitler quando costui era il padrone d’Europa), nel cuore del Vecchio Continente viene edificato un monumento alla memoria imperitura di Vladimir Ul’janov, detto… Lenin. Precisamente, nel cuore di quella che fu la Germania occidentale (ed è la prima volta!), l’ultima landa libera prima della tirannide per tutta la Guerra Fredda, a Gelsenkirchen.
A più di trent’anni dal crollo del Muro, un grugnito balordo della Storia, una surreale rivincita ideologica che danza su milioni di cadaveri. L’iniziativa è del Partito Marxista-Leninista Tedesco, che detto così sembra una burla vintage, in realtà oggi è il più grande partito della sinistra radicale teutonica.
I cadaveri sono quelli fabbricati in serie dalla macchina sterminatrice del comunismo sovietico, di cui Lenin fu teorico principe e primo attuatore. In questo senso, sl, si può dire che “era un pensatore in anticipo sui tempi”, come ha blaterato il presidente del Partito Gabi Fechtner in occasione della presentazione della statua (alta 2,15 metri, originariamente realizzata nella Repubblica Ceca nel 1957, poi finita all’asta perché i cechi ovviamente non volevano nemmeno più sentirne pronunciare il nome): ha anticipato tutto il canovaccio dell’ideologia più mortifera del secolo scorso, e per distacco.
La dittatura del proletariato, l’omicidio politico di massa, il Terrore istituzionalizzato dal Partito/Stato. C’era già tutto in Lenin, gli allievi successivi, da Stalin a Mao a Pol Pot, possono aver superato il maestro nella contabilità della strage, ma non hanno fatto che replicarne la ricetta. Solo qualche pillola del leninismo: «I tribunali devono non già abolire il terrore, bensì, all’opposto, sancire il terrore in linea di principio, in modo chiaro e netto, senza ipocrisie e senza orpelli». «L’obiettivo comune e unico: ripulire il suolo della Russia di qualsiasi insetto nocivo, delle cimici: i ricchi». «I kulalki.. questi ragni velenosi, queste sanguisughe hanno succhiato il sangue dei lavoratori… A morte!».
Fu proprio Lenin a massacrare per primo questa classe di piccoli contadini-proprietari (un’eresia vivente per il bolscevismo) col «comunismo di guerra», poi Stalin ultimò la pratica internandone 2,5 milioni nei campi di concentramento.
La stessa istituzione dei campi, questo non-luogo che segnerà tutto il Novecento (e che sopravvive tuttoggi, pensiamo ai 1400 lager cinesi di cui ormai è démodé raccontare) fu collaudata dal padre della Rivoluzione d’Ottobre nelle isole Solovki, nel Mar Bianco, dove andò in scena tutto il campionario di fame, tortura, sadismo, perfino antropofagia, che sarà poi la costante del gulag e del lager.
Crimini per cui nessuno si è mai inginocchiato o si inginocchierà, infamie per cui nessuno assalterà il monumento eretto dai compagni, morti sempre considerati minori dall’intellighenzia cresciuta a champagne e Soviet, se non rivendicati come effetti collaterali nella faticosa ascesa al paradiso socialista («per fare una frittata bisogna rompere delle uova», è d’altronde un vecchio detto leniniano). Questa è la biografia politica e umana dell’unico che oggi, nel mondo “civile”, riesce ad andare in controtendenza, a farsi erigere, e non ad essere abbattuto.
In America hanno preso a martellate i busti di Cristoforo Colombo, Thomas Jefferson, Abramo Lincoln. Ma quello di Lenin esposto nel quartiere hippie di Seattle è ancora intatto.
In Europa imbrattiamo la memoria di Churchill (l’uomo grazie a cui questo articolo non è scritto in tedesco, e sottoposto al vaglio preventivo della Gestapo) e glorifichiamo quella del “rivoluzionario di  professione”. Non sta tramontando, l’Occidente, si sta capovolgendo in farsa: pagliacci di tutto il mondo, unitevi. (qui)

Già: mentre si abbatte la statua dell’uomo che per oltre un anno e mezzo ha tenuto testa, letteralmente da solo, a Hitler e all’esercito più potente del mondo,  non solo viene lasciato là dove c’è, [Siattle]
Lenin-a-Seattle
ma viene addirittura messo dove non c’era, [Gelsenkirchen]
Lenin
il capostipite del comunismo reale, due miliardi di schiavi e cento milioni di morti, a tenerci bassi.

Stefano Burbi

Dal centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari sono numerosi i tentativi di fuga e le evasioni di migranti giovani e forti provenienti da paesi che non sono in guerra ed addirittura sono mete turistiche di grande attrazione: le loro domande, quindi, molto prevedibilmente verranno respinte in un prossimo futuro e nel frattempo questi signori sfruttano il nostro welfare sottraendo le scarse risorse a italiani e immigrati regolari.
Per loro nessun drone o pattuglia con il chiaro mandato di intercettarli in quanto trasgressori di chiare e precise regole: evadendo, questi soggetti senza identità certa e dalle intenzioni poco chiare, commettono infatti un reato, e, soprattutto in periodo di pandemia, potrebbero costituire un pericolo per la salute pubblica.
Ricordo ancora lo zelo con cui forze dell’ordine e polizia locale multavano gli italiani – spesso anziani o cittadini chiaramente inermi – rei di correre per i parchi deserti, di sedersi su una panchina, di andare a fare la spesa “troppo spesso”, di accompagnare la moglie al lavoro. Ieri l’altro un treno regionale diretto a Cosenza da Napoli è rimasto 2 ore fermo a Sapri perché una donna tossiva troppo ed i passeggeri hanno dato l’allarme temendo un caso di Covid-19: bene, non si è mai troppo prudenti, ma allora perché questa indifferenza alla libera circolazione di soggetti perfettamente sconosciuti entrati illegalmente in Italia?
Se qualche nostro amministratore ha a cuore la sorte di cittadini extracomunitari, che meritano rispetto come chiunque altro, PIU’ del benessere dei cittadini che amministra, si dimetta e si candidi in Tunisia, Marocco, Nigeria, Senegal, o dove più gli aggrada: se gli permetteranno di presentarsi alle elezioni e se lo voteranno, potrà finalmente fare in modo più semplice ed immediato quello che in realtà vuole fare qui, senza far ricadere su altri le proprie scelte.
Solo un paese sano e prospero può essere di aiuto per se stesso, prima di tutto, e poi per il mondo intero.
Siamo tutti esseri umani: benissimo. Tutti. Anche i nostri concittadini.
E se qualcuno è in difficoltà, non va lasciato indietro: diciamolo ai capi dei governi di quei paesi che evidentemente non fanno abbastanza per i propri amministrati.
E se qualcuno, dall’esterno, ostacola il processo di sviluppo di tali paesi, diciamogli di smettere.

P.S. Nei prossimi mesi è probabile un collasso vero e proprio della nostra economia con ricadute sulla tenuta sociale. Non giochiamo con il fuoco.

Stefano Burbi

Il problema, caro Burbi, è che noi il fuoco lo vediamo, “loro” no.

La gaffe di Cancelleri: «Sono tornati i turisti». Invece era la nave dei migranti

22/06/2020

Il viceministro delle Infrastrutture a Porto Empedocle scambia la Moby Zazà (affittata dal suo ministero) per una nave da crociera.

Beh, cosa c’è da meravigliarsi: se non fosse scemo, mica lo avrebbero fatto entrare nel governo. E giusto a proposito di governo:

E dopo questa montagna di cacca retorica io chiedo: e dunque? In conclusione? Da questa vagonata di soldi che ci avete sfilato dalle tasche, che cosa è sortito?

Dite che può bastare? Che la vostra dose quotidiana massima di deliri è stata raggiunta? OK, per oggi mi fermo qui, e continuo domani.

barbara

SPIGOLATURONA SINGOLA MA PIUTTOSTO GROSSA

– certe misure sembrano eccessive anche a me. O meglio: mi sembrerebbero misure eccessive se gli italiani fossero disposto a seguire delle imposizioni ragionevoli, senza supervisione. […] Per riuscire a ottenere il rispetto di misure ragionevoli, le autorita’ italiane sono costrette a ricorrere a misure eccessive, forse anche ridicole per una persona razionale ma che non tiene conto della sostanziale irrazionalita’ dei propri concittadini. […] da tipici italiani allergici alle regole, ognuno di noi decide quali provvedimenti rispettare e quali no,

– la gravita’ attuale del problema impone, *anche* a causa della tradizionale indisciplina degli italiani, provvedimenti che, in paesi con diverso atteggiamento nei confronti di ordini e/o suggerimenti delle autorita’, converrei sarebbero eccessivi. […] rischi di contagio reciproco sia nei parchi che nelle strade cittadine per trasferirsi nel parchi.

– Chiaramente le restrizioni non hanno costretto la totalità della popolazione all’isolamento domiciliare (come certe espressioni pretestuose lagnavano) ma hanno soltanto ridotto parzialmente la circolazione delle persone senza annullarla.

– Se tutti gli aspiranti “sensitivi” andassero in spiaggia o al parco perché prevedessero di trovarli liberi si formeranno inevitabilmente assembramenti. […] Giacché anche un solo assembramento tra tutte le spiagge (o parchi) di Italia è stato ritenuto di troppo e l’intenzione era di prevenirli, non sarebbe stato sufficiente “consentire l’accesso a certi luoghi critici ma multare solo gli affollamenti” poiché ciò avrebbe richiesto più risorse umane che sarebbero ANCHE state esposte a maggiori rischi.

– Se la Federazione Svizzera raccomanda ai cittadini di stare il casa il piu’ possibile, forse (forse!) la stragrande maggioranza dei cittadini sta in casa il piu’ possibile e l’R0 precipita.

Se la Repubblica Italiana chiede, suggerisce, raccomanda o implora il cittadino (educato da secoli, dalla famiglia e dalla chiesa, a considerare lo stato un nemico e a considerare i relativi ordini dei semplici suggerimenti, vincolanti solo se imposti con la forza) di stare in casa il piu’ possibile, il numero di cittadini italiani che si adegua e’ elevato (causa paura) ma non tanto da far calare l’R0.

Queste sono alcune delle risposte che mi sono state date in una discussione in questo post (sì, sono frasi estrapolate dal contesto, ma non mettendo il contesto intero, credetemi, gli ho fatto un regalo, perché a leggere tutto ci fanno una figura ancora peggiore – chi ha tempo e voglia lo può verificare di persona comunque). Dunque apprendiamo che gli italiani, e solo loro, sia ben chiaro, sono indisciplinati, irragionevoli, irrazionali, allergici alle regole (toh, che strano, si sono dimenticati di dire che siamo tutti mafiosi, guarda un po’ che sbadati). Se gli dai il permesso di andare in un parco, garantito che ci fanno un assembramento. Se gli dai il permesso di entrare in una spiaggia – in aprile! – garantito che ci fanno un assembramento, e quindi non glielo puoi permettere. Senza contare che nella strada che percorrono per arrivare al parco ci puoi scommettere che seminano giù un bordello di contagi. Perché il popolo è imbecille, il popolo è un bambino dell’asilo, immaturo e anche un po’ ritardato, e parecchio stronzo, a dirla tutta, e quindi non gli puoi lasciare spazio, non puoi permettergli di decidere, non puoi permettergli di scegliere, bisogna che per lui decida, e con mano ferrea, lo stato, che sa molto meglio di lui che cosa è bene per lui (infatti, per dirne una, quando il popolo vorrebbe votare e lo stato sa che voterebbe in modo sbagliato, giustamente non gli permette di votare e decide lui, lo stato, chi è che deve comandare quella massa di ritardati), gli devi tenere il guinzaglio corto e la museruola. Apprendiamo anche che è assolutamente falso (“chiaramente”) che le restrizioni abbiano costretto all’isolamento domiciliare la totalità della popolazione, ma quando mai, e fare una simile affermazione non solo è pretestuoso, ma è anche una lagna: infatti posso perfino fare la spesa una volta la settimana (a condizione di non comprare vino, se no mi multano, e di non comprare meno di otto cose, se no mi multano, perché quel buon papà che è lo stato ha deciso che il vino non è un bene di prima necessità e quindi non lo devo comprare, e che se compro poche cose magari ci devo tornare dopo due tre giorni, e a condizione che il supermercato sia quello del mio quartiere), e posso anche andare dal medico, basta che non mi venga la bizzarra idea di farmi accompagnare in macchina da qualcuno, non importa se il qualcuno in questione è mio marito, che vive con me nella stessa casa, mangia con me alla stessa tavola, dorme con me nello stesso letto: se viaggiamo nella stessa auto siamo responsabili di strage. Naturalmente non mi si può permettere di camminare per strada senza motivo, perché sono italiana e me ne approfitterei. Non mi si può permettere di fare sport da sola all’aperto, perché sono italiana e me ne approfitterei. Non mi si può permettere di portare mio figlio a prendere un po’ di aria, perché sono italiana e me ne approfitterei. La costituzione violata? Non risultano denunce quindi non è vero che è stata violata. Il presidente emerito? Lui non conta nulla, non è nessuno. E comunque è necessario perché la situazione è grave. E poco importa se chi l’ha fatta diventare grave è lo stesso che oggi ha messo in piedi uno stato di polizia, licenziato il parlamento, abolito la costituzione grazie alla gravità che ha provocato. Poco importano le sagge prediche che l’unico virus era il razzismo. Poco importa che si sia rifiutato di mettere in quarantena chi tornava dalla Cina. Poco importa che si sia rifiutato di dichiarare zona rossa il peggior focolaio (salvato appena in tempo, prima che ne venisse fuori una carneficina, da un medico che si è rifiutato di rispettare le regole e obbedire agli ordini). Poco importano gli inviti ad abbracciarci tutti appassionatamente perché non c’era alcun pericolo. E poco importa che già allora vari medici di famiglia denunciassero un anomalo aumento di polmoniti alveolari, denunce lasciate cadere nel vuoto. Importa solo che lo stato ha sempre ragione, e il suddito che non è d’accordo ha sempre torto. Non le posso citare tutte, perché ci farei sera e poi mattina e poi di nuovo sera. Comunque il concetto è chiaro: lo stato comanda e il suddito deve obbedire senza fiatare, così come quando si ordina al bambino di tre anni di andare a letto, ci deve andare e basta, perché non si può lasciare a una creatura così immatura e incosciente la facoltà di decidere per sé, mai. E questa genìa è identica a quella che nei social plaude al poliziotto che ha multato la mamma che portava la figlia in macchina dal medico, “Ha fatto bene, le regole sono regole e vanno rispettate!” E plaudono al solerte cittadino che ha chiamato la polizia perché c’era uno che correva da solo nel parco, arrivano addirittura a chiamarlo eroe: le regole sono regole e vanno rispettate. E quando la regola sarà di denunciare il vicino che nasconde un ebreo in cantina, non esiteranno a denunciarlo, e faranno la ola alla Gestapo che porta il vicino in campo di concentramento e l’ebreo al gas, perché chi ha l’anima del servo non distingue tra padrone e padrone, tra regola e regola.

E ho lasciato per ultima questa strepitosa chicca:

– Lei si lamenta per non poter godere del privilegio di poter andare a passeggiare sulla spiaggia (perche’ di privilegio si tratterebbe, se fosse riservato solo a lei e pochi altri sulla base del fatto che vivete vicino al mare)?

Privilegio. Siccome io vivo al mare e altri no, andare in spiaggia è un privilegio, e dato che non tutti lo possono avere, mi deve essere tolto. State in montagna? È un privilegio, perché non tutti stanno in montagna, quindi vi si deve vietare di passeggiare in montagna. Avete nella vostra città, nel vostro paese un lago, un fiume, un ruscello, un torrente lungo cui camminare guardando il rilassante scorrere dell’acqua? È un privilegio, perché non tutti lo hanno, quindi vi si deve vietare di approfittarne. Avete una seconda casa? È un privilegio, perché non tutti hanno una seconda casa, quindi vi deve essere tolta. Vivete in una villa con parco e piscina? È un privilegio, perché non tutti ce l’hanno, quindi vi deve essere tolta. Vivete in un appartamento di proprietà? È un privilegio, perché non tutti ce l’hanno, quindi vi deve essere tolto. Perché l’obiettivo unico dello stato padre-padrone, come ci ha insegnato il Piccolo Padre, come ci ha insegnato il Grande Timoniere, come ci ha insegnato Pol Pot, è di rendere tutti uguali. E dato che non è possibile che tutti abbiano tutto, chiunque abbia una cosa, anche minima, ne deve essere privato, bisogna fare in modo che nessuno abbia niente, tutti con la stessa miseria, tutti con la stessa fame, cancellato ogni genere di privilegio, e allora finalmente sulla Terra regneranno la pace, la felicità e l’amore universale. E anche questi, quando la regola sarà di denunciare il vicino che nasconde un ebreo in cantina, non esiteranno a denunciarlo, e faranno la ola alla Gestapo che porta il vicino in campo di concentramento e l’ebreo al gas, perché chi ha l’anima del servo non distingue tra padrone e padrone, tra regola e regola. Meno che mai quando si è servi di un partito che ha fatto due miliardi di schiavi e cento milioni di morti (e che infatti sugli assembramenti con la bandiera rossa non ha niente da ridire). Per questo stanno così volentieri a 90° di fronte all’uomo che è riuscito a fare 60 milioni di schiavi e che presto avrà anche un bel botto di morti per fame, o per malattie che non saremo più in grado di curare, o di suicidi per la disperazione di non avere di che nutrire i propri figli.

E ora distraiamoci un momento da tanta bruttezza con questa piccola chicca.

barbara

E ORA PARLIAMO DELLA FAMIGERATA APP

Che personalmente non mi riguarda, dato che non possiedo uno smartphone, ma che non scaricherei, se lo avessi, perché la ritengo pericolosissima: pericolosissima di per sé, e pericolosa al cubo con questa specie di governo di un uomo che si è imposto come unico detentore del potere legislativo e ha instaurato uno stato di polizia. Ma dato che in materia sono totalmente analfabeta, lascio parlare gli altri.

La app Immuni sarà la nostra fine

Questo “sgoverno” se ne deve andare. Ha sbagliato tutto il possibile. Ha promesso ed ha mentito. È stato incapace di cogliere una pandemia nel suo evolvere. Ha fatto prevalere l’ideologia al buon senso. Si dimostra incapace oggi di concepire una uscita dalla reclusione di massa, detta Fase 2, con la necessaria lucidità. Ha stretto sempre più le maglie del controllo, in una escalation delirante. Ha investito le forze dell’ordine di compiti odiosi, istigandone il lato aggressivo e irragionevole. Ha consegnato la politica nelle mani di virologi influencer, dimostratisi incompetenti, arroganti, ambiziosi. Ha lasciato un paese in un limbo allucinante per due mesi, così che chi non crepa di contagio rischia di crepare di inerzia e di inedia. Ha moltiplicato le task force, forze inconsistenti, che servono solo a moltiplicare prebende, farcite di competenti assai presunti, di maneggioni, di intriganti, di carrieristi, di parassiti, di marxisti d’accatto e di risacca. Ha puntato non sull’efficacia ma su una comunicazione reality, patetica, odiosa, falsa.
Ha usato la reclusione coattiva per arrendersi all’Europa usuraia nel modo più umiliante, castrando le (debolissime, e confuse) opposizioni, incamiciando qualsiasi protesta eventuale. Ha messo contro le regioni, i poteri decentrati, non si è assunto la minima responsabilità del disastro, ha aizzato i media contro i governatori avversi continuando a flirtare coi politici amici che mangiavano involtini e cercavano cinesi con cui fare sesso solidale, fino a che, come sempre accade quando le nullità comandano, non sono finiti a divorarsi tra loro. Ha aspettato paziente il fatale esito giudiziario per gli oppositori.
E alla fine, per mano del solito Mattarella, cui si deve molto dello sfascio attuale, ha imposto un tecnocrate che sta a Londra, il manager di telefonia Colao, col compito di imporci una app. “Sarà volontaria”, avevano mentito sapendo di mentire. E lo sapevano perché sapevano che i cittadini, già provati dalla lunga cattività, esasperati, sbigottiti al cospetto di tanta inconsistenza, si sarebbero ribellati in massa ad un programma dal controllo globale, che ovviamente sarebbe rimasto anche a pandemia smaltita.
La app “Immuni”, frutto di un trust fra i soliti arcinoti, non serve alla nostra salute, serve a sconfiggerci definitivamente come cittadini, come individui, come uomini dalla libertà almeno residuale. Serve a cinesizzarci, il sogno di questo “sgoverno” realmente comunista. E adesso, implacabile, arriva la conferma. Liberi di obbedire. Liberi di assumere la app. Altrimenti, destinati al braccialetto elettronico. Altrimenti in galera. Colpevoli di niente, condannati a vita per non aver commesso alcun fatto. E lo saremo, colpevoli, lo saremo tuttavia, se non ci ribelleremo a tutto questo.
Saremo complici della nostra rovina. Volonterosi carnefici di noi stessi. Saremo gli zimbelli del mondo libero e gli stracci di quello prigioniero. Saremo senza più dignità, legittimando ogni disprezzo tedesco, francese, eurodittatoriale. Saremo quello che ci siamo meritati. Già adesso l’informazione mainstream, di sinistra, proveniente da generazioni di piombo, di fanatici del potere e del controllo sotto le mentite spoglie dei rivoluzionari, già adesso questa sporca informazione di commissari del popolo, di spioni, di delatori, di leninisti spinge, sforma, stravolge: così come chi non mangiava involtini primavera era un razzista, chi restava a casa uno stragista (oggi lo sei se ti azzardi a uscire), chi non sottoscriveva l’immunità genetica dei migranti era un nazista, chi non vuole sfondare a calci Trump o Salvini è un violento, chi non scommette sul ripensamento del capitalismo, cioè una bella e sana società paleocomunista, è un porco da annientare, allo stesso modo chi non smania per infilarsi la app come una supposta è un miserabile, un verme, un sovranista, un infame, un monatto, un untore, la cimice borghese di cui parlava Gramsci, e merita l’eterno anatema di Marx: “Io ti schiaccerò”.
Ma noi non possiamo lasciarci schiacciare, dobbiamo ribellarci. Questa volta sì, questa volta cedere non ci è dato. Ne va della nostra decenza di uomini e donne; di esseri umani. Perché noi siamo l’ultima cosa che ci rimane, e dobbiamo esserne consapevoli. Mentre è questo che ci dicono quando ci insegnano che tutto dovrà cambiare, che noi dovremo cambiare: ci stanno già cambiando, siamo il loro esperimento sociale, siamo i criceti sulla ruota. Pagheremo per la nostra rovina. Pagheremo anche la app che ci immunizza. E invece non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo arrenderci né alla app, né al bracciale elettronico, né alle catene del controllo altrimenti, del conformismo, della sudditanza a un Paese di virologi che si divertono a mandare la morte a Trump o Boris Johnson, si insultano per una ospitata televisiva, come l’ultima delle troniste, e noi dovremmo prenderli sul serio.
Non dobbiamo sottovivere col peso addosso di un peccato originale mai commesso, ma che giustifica la nostra sudditanza concentrazionaria. Questa volta dobbiamo resistere. Noi da loro. In modo non violento, ma dobbiamo farlo, non importa il prezzo. Questa volta in culo no. Che non si arrivi a pensare di noi: potevano scegliere tra il disonore e il controllo, hanno scelto il disonore e hanno avuto il controllo. Questo “sgoverno” di questurini e di burattini, di manichini dai fili tirati dalla Cina, dalla Oms, da virologi vanesi e comici lugubri e comunisti truci, da informatici e manager, da avvocati esaltati, da presidenti distratti, questo “sgoverno” se ne deve andare.
Max Del Papa, 20 aprile 2020 (qui)

Poi vi metto una considerazione e un’altra considerazione di carattere tecnico ad opera di chi è del mestiere e un video di Luca Donadel

Restando ancora un momento al nostro amato governo e alle sue bizzarrissime bizzarrie, vi propongo questo pezzo con considerazioni che ritengo interessanti, e infine vorrei tornare ancora un momento sulla caccia all’uomo messa in atto dalle Forze dell’Ordine, e in particolare a questa foto,
Dronirimini31
sulla quale, da un post di straordinario interesse che vi raccomando di leggere, stralcio due brevi capoversi:

Adesso vorrei chiedermi perché questa specifica immagine ha colpito così tanto. Perché è stata scambiata così spesso sui social, commentata, memerizzata. Quali corde ha toccato. Cosa racconta, al di là delle apparenze. […]

Si tratta dell’inversione fra i fini e i mezzi che è propria dei regimi autoritari. Una comunità consapevole si dà regole utili a raggiungere uno scopo condiviso (difenderci tutti assieme dai rischi del virus) e ammette anche che ci siano sanzioni quando un trasgressore mette in pericolo quello scopo. Uno stato autoritario dà regole che possono anche avere uno scopo, ma applica le punizioni quando viene messa in pericolo l’obbedienza.

E con questo direi che abbiamo detto tutto. Anzi no, manca ancora questo:
comunismo marsigatto
di Marsigatto.

barbara