TROVA LA DIFFERENZA

 

Questa invece è la manifestazione di protesta contro il governo di oggi (questa è una sola piazza, poi ci sono le vie intorno e il resto), organizzata in quattro e quattr’otto in un giorno lavorativo..
proteste roma
E poi beccatevi anche questa

E per chiudere in bellezza
esteri
barbara

Annunci

25 APRILE, FESTA DELLA LIBERAZIONE NAZIONALE

Cari amici, oggi è il 25 aprile, festa della Liberazione. È il settantunesimo anniversario dell’insurrezione di Milano contro i nazisfascisti, che è stata presa come data per la liberazione del nostro paese dall’occupazione nazista (e dall’oppressione dei fascisti che li assistevano). Il caso vuole che quest’anno il 25 aprile sia anche il terzo giorno della festa ebraica di Pesach, che ricorda un’altra liberazione accaduta circa trentacinque secoli fa: quella del popolo ebraico dal Faraone. È un caso naturalmente, ma fra le due liberazioni c’è più di un nesso: la fine del tentativo del genocidio degli ebrei ad opera di un potere che si sentiva invincibile, ma minacciato dal popolo di Israele è senza dubbio una relazione importante, con la conseguenza che gli ebrei furono in prima linea nell’antichità come durante la seconda guerra mondiale per combattere il dispotismo. Un altro è la contrapposizione fra libertà dei popoli, diritto alla dignità e alla vita degli individui, affermazione della giustizia tramite la legge e dunque dell’uguaglianza dei diritti da un lato e dispotismo, violenza, “principio del capo” dall’altro. Di solito si pensa a Roma come patria del diritto (almeno in Italia), ma non è vero: la Torah precede di dieci o venti secoli (a seconda di come la si dati) il codice di Giustiniano, è socialmente assai più avanzata e, anche grazie alla mediazione del cristianesimo, ha impregnato tutto il nostro mondo.
Vi è dunque un nesso di principio fra ebraismo e libertà che rende gli ebrei (almeno quelli capaci di ricordare davvero la loro identità) naturalmente antifascisti e dovrebbe renderli anche anticomunisti per la stessa identica ragione: il rifiuto della dittatura. Ma c’è molto di più. I regimi nazifasciti oppressero i loro paesi e tolsero loro la libertà, commisero crimini efferati contro i loro nemici, cercarono di liberarsi delle persone che vedevano come una violazione del loro ordine: gay e rom, ma anche malati genetici e mentali. Contro gli ebrei si proposero qualcosa di più e di diverso: il progetto esplicito di distruggere una “razza” che essi definivano non solo nemica ma inquinante, ostacolo “metafisico” alla loro missione storica (per citare l’antisemita Heidegger, che fu il più “grande” teorico del nazismo). L’odio nazifascista per gli ebrei fu implacabile, non si fermò di fronte ai feti e ai neonati, ai vecchi e ai malati, a coloro che di ebraico non avevano né cultura né religione, ma solo un quarto o un ottavo del loro “sangue”. Per questo alcuni ebrei quando poterono fuggirono il nazifascismo e altri, molti altri, lo combatterono. Sui 40 mila ebrei italiani, ottomila furono le vittime delle deportazioni e duemila i partigiani attivi: cifre enormemente più grandi del resto della popolazione. Se la proporzione rispetto alla popolazione fosse stata la stessa (5%), i partigiani italiani avrebbero dovuto essere circa due milioni, mentre furono 223.000 (il dato è di una fonte insospettabile, Luigi Longo, in “Un popolo alla macchia”).
Bisogna anche tener conto che l’Italia non fu davvero liberata dai partigiani, che non ebbero mai una forza lontanamente paragonabile a quella tedesca, ma dagli alleati, innanzitutto gli angloamericani. E che nell’esercito inglese fu costituita nel 1942, dopo infinite insistenze della dirigenza sionista (Weizmann e Jabotinsky innanzitutto), una Brigata ebraica (http://www.bellaciaomilano.it/1945/46-ventanni-fascisti/deportazione/173-la-brigata-ebraica.html),
Brigata ebraica
che combatté nel ‘44-’45 proprio in Italia, risalendo la penisola lungo l’Adriatico. Erano tutti volontari, alcuni fra i 30 mila sui 550 mila ebrei residenti nel mandato di Palestina (ancora il 5%), che furono arruolati in varie armi. I membri della brigata furono circa 5000 e 42 di essi caddero in combattimento in Italia e sono sepolti oggi in un cimitero in Romagna (http://www.museofelonica.it/doc/stampa/Sermidiana/feb08.pdf).
Per tutte queste ragioni, il 25 aprile è una festa anche degli ebrei, forse soprattutto degli ebrei italiani: se il 27 gennaio è Giornata della memoria per l’apertura di Auschwitz, il 25 aprile è l’apertura di tutti i carceri e i luoghi di tortura e di concentramento dove passò più di un quarto degli ebrei italiani e dei nascondigli dove cercarono di salvarsi gli altri. È un momento di memoria sionista, perché la Brigata ebraica si costituì, con l’insegna della stella di Davide per volontà e stimolo della dirigenza sionista, che voleva che gli ebrei con la loro bandiera avessero un luogo esplicito nella lotta contro Hitler. Questo rapporto è stato chiaro e incontestato per decenni. Io personalmente ricordo che la mia vita politica è iniziata più di cinquant’anni fa, nel segno dell’antifascismo, proprio a ragione del mio ebraismo; e nessuno si sognava allora di discutere tale nesso. Ma da una decina d’anni la festa della Liberazione è stata progressivamente dirottata e sequestrata, certamente in concomitanza con la progressiva sparizione dei partigiani veri, dei deportati e della loro memoria (chi aveva vent’anni nel ‘45 oggi ne deve avere 91 e purtroppo non sono tanti); ma anche con il rifluire dell’estrema sinistra politicamente sconfitta ed emarginata su una falsa memoria e su movimenti sempre più marginali.

La violenza dei manifestanti filo-palestinesi, già alleati di Hitler, contro chi ricorda le imprese della Brigata ebraica
Andare alla manifestazione del 25 aprile con i simboli ebraici, fossero pure quelli dei liberatori della Brigata ebraica, è diventato sempre più difficile; la nostra semplice presenza è stata definita dai sequestratori “provocatoria”. Perché uso un termine forte come “sequestratori”? Perché c’è stato un tentativo piuttosto riuscito di mettere al centro del 25 aprile non un generico “internazionalismo”, che già sarebbe discutibile, perché il tema della festa è la liberazione NAZIONALE italiana; ma addirittura la “questione palestinese”. Ora non solo è indubitabile che nella Resistenza nessuno si occupasse del destino delle terre fra il Giordano e il Mediterraneo, se dovessero essere mandato britannico, stato ebraico o arabo. Ma resta il fatto indubitabile che i leader arabi (tutti, ma in primo luogo quelli “palestinesi” ante litteram – perché non si sognavano di chiamarsi così, allora, – come il Muftì di Gerusalemme Muḥammad Amīn al-Ḥusaynī) erano schierati dalla parte dei nazisfasciti (http://www.kore.it/CAFFE/rosselli/hitler-mufti.htm). Al Husseini dopo aver provocato tutti i pogrom antiebraici che poteva nel mandato britannico fra il 1920 e la fine degli anni Trenta, allo scoppio della guerra per non essere arrestato dagli inglesi scappò a Bagdad, dove causò altre stragi di ebrei, poi fu recuperato da un aereo italiano (fascista) e portato a Roma, si stabilì a Berlino, fece amicizia con Hitler e Himmler, tenne discorsi di propaganda alla radio nazista, contribuì ad organizzare una feroce divisione di SS musulmane bosniache (https://en.wikipedia.org/wiki/13th_Waffen_Mountain_Division_of_the_SS_Handschar_(1st_Croatian), fu consulente di Eichmann per l’organizzazione della Shoà, intervenne ripetutamente sui governi dell’Asse perché non rilasciassero neppure un ebreo, sfuggì per un pelo al processo di Norimberga e negli anni Cinquanta e Sessanta fu fra i padri nobili del terrorismo palestinese, rivendicato da Arafat come suo parente e ispiratore (http://www.focusonisrael.org/2010/01/21/nazismo-hitler-mufti-gerualemme/). Il caso di Amin Al Husaini è ben noto e non insisto sul tema; ma se uno allarga lo sguardo è evidente che tutto lo schieramento islamista della seconda guerra mondiale è filonazista, mentre gli ebrei sono antinazisti. La ragione non è solo banalmente tattica (l’occupazione inglese di buona parte dei paesi arabi), come si vede anche dal fatto che gli arabi dei territori occupati dalla Francia non si schierarono affatto contro Petain. Semplicemente c’è una profonda omogeneità fra l’antisemitismo e il principio autoritario del capo del nazismo e dell’islamismo, come c’è omogeneità fra l’organizzazione democratica, il principio della libera discussione intellettuale e lo spirito imprenditoriale delle comunità ebraiche e il liberalismo occidentale.
Resta il fatto indubitabile che il 25 aprile segna la vittoria delle forze alleate sui nazifascisti e i militari ebrei, l’organizzazione sionista e il popolo ebraico erano dalla parte degli alleati mentre i militari islamisti e pre-palestinisti col loro popolo erano dalla parte dei nazisti. Portare a spasso la bandiera palestinista nelle manifestazioni del 25 aprile è come esibire la svastica; insultare la stella di Davide della Brigata Ebraica, sotto il cui segno da anni si raccolgono gli ebrei è insultare la resistenza. Il 25 aprile è stato sequestrato dai filonazisti. Contro di loro è necessaria una nuova resistenza. Oggi, come tutti gli anni, io andrò a manifestare, a prendermi l’insulto e l’odio probabilmente dei nipoti di coloro che contribuirono a perseguitare le famiglie ebraiche fra il ’38 e il ’45 (sono stati tanti, quasi tutti gli italiani, regalate questi libri agli amici che non lo sanno: http://www.baldinicastoldi.it/libri/di-pura-razza-italiana/, http://www.feltrinellieditore.it/opera/opera/i-carnefici-italiani/), comunque di coloro che sostengono ora i palestinisti antisemiti, discendenti diretti delle SS. Veniteci anche voi, nelle diverse modalità decise dalle comunità (a Milano in manifestazione, a Roma fuori di essa per evitare lo scontro fisico). Perché resistere ai neonazisti che hanno sequestrato il 25 aprile è un imperativo politico e morale.
Ugo Volli (pubblicato su Informazione Corretta)

E naturalmente, come da programma, le bandiere della Brigata Ebraica che ha combattuto per liberare l’Italia, sono state contestate sventolando le bandiere dei nipoti degli attivi complici di Hitler, che da allora non hanno mai smesso di dichiarare – provandoci con tutte le loro forze – di voler portare a termine il lavoro di sterminio totale del popolo ebraico iniziato da Hitler.

barbara

CARA NOA

Lettera aperta di Deborah Fait

Cara Noa,
Ero fresca di aliyah quando, nel lontano 1996, a Tel Aviv, sono andata al teatro Habima per un tuo concerto. La tua voce ti aveva già resa famosa in Italia, paese da cui venivo, e l’idea di vedere dal vivo un’artista che, per la sua bravura, portava lustro a Israele, mi emozionava. Quando sei apparsa sul palcoscenico, tutta vestita di bianco, mi sono resa conto che c’era qualcosa che non andava, il teatro era stracolmo ma gli applausi non arrivavano, sei stata accolta da un gelo che si poteva tagliare col coltello. Hai cantato una prima canzone, benissimo come sempre, e sei tornata dietro le quinte seguita da qualche fischio. Io mi sentivo imbarazzatissima perché non capivo bene il motivo di tale freddezza nei confronti di un’artista così brava e per giunta israeliana.
Il mio vicino di poltrona mi ha spiegato l’arcano: avevi fatto alcune dichiarazioni molto forti incolpando praticamente tutto Israele per l’assassinio di Izhak Rabin, avvenuto un paio di mesi prima, e avevi in un certo senso giustificato il terrorismo palestinese. Israele che per quella tragedia aveva pianto tutte le sue lacrime, non te lo aveva perdonato e da quel momento ebbe inizio il difficile e sofferto rapporto con il tuo popolo. Poi sei tornata sul palcoscenico con un foglio in mano, nel silenzio generale e con voce un po’ tremante, hai letto una lettera di scuse a Israele. All’improvviso, come una cannonata, è scoppiato un applauso così forte da far tremare il teatro. Eravamo tutti in piedi a gridare il tuo nome colla gola chiusa e le lacrime agli occhi.
Quanto poco ci vuole per commuovere gli israeliani, basta un po’ d’amore in mezzo all’odio che ci circonda. Era tutto finto? Erano scuse interessate? La tua storia di questi ultimi 20 anni dice di sì. Dopo quel concerto hai continuato imperterrita a fare la pacifinta e a esprimere giudizi velenosi contro Israele. Da alcuni giorni i media italiani e soprattutto i social network, parlano di come tu sia stata contestata al tuo ritorno in Israele, sei stata apostrofata a male parole e, sempre a parole, minacciata. Non doveva accadere ma, come si dice, chi la fa l’aspetti!
Nessuno ti ha sfiorata eppure in Italia parlano di “Noa aggredita, Noa assalita all’aeroporto di Tel Aviv”. Sono incapaci di usare le parole giuste, ai nostri nemici fa gioco imbrogliare la gente. Gad Lerner, dal suo blog, fa anche di più e di meglio, se no non sarebbe Gad Lerner cioè uno che non sopporta Israele, che come altri ex comunisti odia la nostra democrazia, che al pari di altri ritiene Israele responsabile di ogni male del mondo. Lerner, oltre a strepitare istericamente che eri stata aggredita in Israele, non incolpa solo i due che ti hanno insultata, ma tutti gli israeliani, ci accusa di razzismo e arriva a demonizzare, senza nominarlo, l’unico premier democraticamente eletto, con voti liberi e democratici, di tutto il Medio Oriente e anche di qualche nazione europea… e chi ha orecchie da intendere intenda!
Nessuno ti ha aggredita, Noa, nessuno ti ha assalita, tu lo sai e dovresti dirlo, dovresti gridarlo forte per farti sentir bene fino in Italia dove vanno a nozze ogniqualvolta possono accusare Israele. Sei stata presa a male parole, “nemica di Israele” ti hanno gridato, “ la pagherai”. Io al posto tuo incomincerei a farmi un sano e doveroso esame di coscienza. Cara Noa, perché ti consideriamo, e mi ci metto anch’io, “nemica di Israele”? Per quale motivo un’artista del tuo calibro, che dovrebbe renderci gonfi di orgoglio, ci fa vergognare?
Vediamo un po’:
Anni fa hai cantato davanti al Papa la più bella canzone israeliana, quella che tocca nel profondo il cuore di tutti noi, “Jerushalayim shel Zahav – Gerusalemme d’oro”, eravamo felici, ecco la Noa che amiamo, avevamo pensato, e poi? Poi hai usato la censura, con un colpo di forbici, hai profanato il capolavoro di Naomi Shemer, hai offeso la sua memoria e tutto il popolo di Israele, togliendo l’ultima strofa, quella che fa:

”Siamo ritornati alle cisterne d’acqua, al mercato e alla piazza,
uno shofar risuona sul Monte del Tempio, nella Città Vecchia.
E nelle grotte che ci sono nella roccia splendono mille soli:
torneremo a scendere verso il Mar Morto, sulla strada di Gerico”.

Hai avuto paura Noa? Hai temuto che ti considerassero troppo sionista? Andiamo avanti con le perle uscite dalla tua bocca. Durante la commemorazione dei caduti nel giorno del ricordo, Yom haZikaron, hai detto di voler ricordare anche i “caduti” palestinesi! Quali caduti, Noa? Quelli che venivano in mezzo a noi per farci esplodere? Hai offeso le famiglie “orfane” di figli, padri, sorelle, madri, tutti i morti in guerra e per terrorismo, hai di nuovo offeso tutto Israele. Perché? Sei diventata la paladina del pacifismo israeliano, cieco come tutti i pacifismi del mondo. Quel pacifismo ipocrita, che urla al razzismo se Netanyahu invita legittimamente ad andare a votare per contrastare il voto arabo che avrebbe potuto far vincere la sinistra, e poi, senza vergogna, insulta i religiosi ebrei, li demonizza, li accusa di essere un pericolo per Israele, invita la gente a non fare offerte, come si usa, per le famiglie indigenti, se ebree ortodosse. E’ questo il tuo pacifismo, Noa? Come puoi essere complice di un simile orrore?
La tua indiscussa bravura, la tua voce, la tua musica avrebbero potuto far amare Israele nel mondo invece hai scelto l’altra strada, quella del “mi vergogno di quella che sono… perdonatemi se sono israeliana… cercherò di farvelo dimenticare…”
Ma non ti è servito a niente, Noa, chi odia Israele odia anche te e lo dimostrano tutte le contestazioni di cui sei stata oggetto in Italia:
-Ti hanno contestata a Lecce durante la notte della Taranta, il comunicato dice: “Ci chiediamo perché la direzione artistica della Notte della Taranta avalli la complicità di Noa con i crimini dell’esercito di Israele. Ci chiediamo perché le amministrazioni pubbliche (Regione Puglia e Provincia di Lecce), finanzino questo evento senza prendere in considerazione il fatto che la presenza di Noa legittimi il regime di apartheid israeliano.” Questo perché avevi scritto ai tuoi “amici palestinesi” mettendoli in guardia dal fanatismo di Hamas. Che ingenua, Noa, come potevi pensare che i palestinesi considerassero fanatico un gruppo di terroristi che tanto amano! http://www.forumpalestina.org/news/2009/Agosto09/24-08-09NoaContestata.htm
– Ti hanno contestata al San Carlo di Napoli per lo stesso motivo. http://osservatorioiraq.it/campagne-e-iniziative/la-cantante-israeliana-noa-contestata-al-san
– Ti hanno contestata a Firenze. C’erano tutti, estrema sinistra, sinistra moderata, fascisti storici, filopalestinesi, neonazisti del BDS, associazioni pacifiste toscane, tutti a strillare del “genocidio di Gaza”. http://www.controradio.it/cantante-noa-contestata-firenze-durante-concerto/
Perché non hai mai avuto il fegato, Noa, di metterti a gridare che non esisteva nessun genocidio, che era guerra, che sono loro, gli arabi, a voler eliminare noi! Perché non lo hai mai avuto questo coraggio? Perché chi può far sentite la voce giusta di Israele, non solo agli addetti ai lavori, politici e media, ma anche al popolo, a tanti tutti insieme durante un concerto, non lo fa? Perché? Ci vuole coraggio è vero, ma, cara Noa, alla fine il coraggio paga, non ha cachè, non aumenta il conto in banca ma ti fa sentir bene, felice, soddisfatta, orgogliosa di te. Purtroppo a te questo coraggio manca e hai scelto la strada più facile, quella del “io non sono come loro, i sionisti guerrafondai… io amo i nemici di Israele…”
Ma nemmeno questo ti serve a niente perché hai il marchio, Noa, il marchio della “vergogna”, per loro: sei israeliana, sei ebrea. Dovunque tu vada a cantare in Italia, là sei, sei stata e sarai contestata solo perché israeliana, Noa, fattene una ragione. Loro, i tuoi contestatori, se ne fregano se tu predichi la pace, se ne strafregano se tu vuoi commemorare i terroristi palestinesi nel Giorno del Ricordo dei caduti per Israele. A loro, a quelli che tu consideri compagni, interessa solo una cosa: sei israeliana, sei ebrea e questo è sufficiente per odiarti e impedirti di cantare. Il boicottaggio dell’odio, Noa, il boicottaggio dei pacifascisti, Noa. Non ti fa schifo tutto questo? Non ti faceva schifo quell’Arafat che tu difendevi mentre ci ammazzava? Non ti fanno schifo quei palestinesi che ballano di gioia ad ogni morto israeliano, all’attentato alle Torri Gemelle e ad ogni disgrazia che accade nel mondo occidentale che tanto odiano? Non ti fa schifo sentire Abu Mazen parlare di pulizia etnica se Giudea e Samaria diventassero arabe? Non ti fa schifo sentir minacciare di distruzione il tuo Paese? Non ti fa schifo renderti conto di quanto il mondo ci odi solo perché esistiamo? Non ti fa schifo pensare che tutti, da Obama alla Merkel, stanno tentando di rendere nullo il voto popolare e democratico di Israele? Non ti fa schifo sentirti nemica del tuo Paese, dove sei nata, dove hai fatto il soldato, dove hai studiato canto per diventare l’artista che sei? Non ti fa schifo sapere che quelli cui ti assimili hanno, per la quarta volta, imbrattato la bandiera di Israele, la tua, la mia bandiera, esposta, tra le tante, a Milano per l’Expo? Non ti fa schifo sentirti vicina a quelle centinaia di fanatici andati ad applaudire Omar Barghouti, il capo di quel movimento fascista che vuole l’eutanasia di Israele?
Per quale pace ti batti, per quale pace offendi Israele, per quale pace tenti inutilmente di scrollarti di dosso quel marchio indelebile, Noa? Per me, e come me tanti, quello è un marchio di orgoglio. Quando qualcuno mi guarda male, quando qualcuno mi offende, lo guardo negli occhi, a testa alta: “Sì, sono israeliana, sono ebrea… problemi?”
Mi dispiace per te, Noa, sei disprezzata dai nostri comuni nemici perché israeliana e, a causa di un’ideologia malata e vigliacca, sei disprezzata anche dagli israeliani. Su una pagina facebook in ebraico, una giovane, Gila Avidan, pur condannando quelli che ti hanno offesa all’aeroporto Ben Gurion, suggerisce di considerarti “inesistente, invisibile”. Sì, diventerai invisibile per noi, Noa, e lo trovo molto triste. Non è un peccato?
Se tu usassi la tua arte e il tuo talento per far amare Israele, per renderci orgogliosi di te come avremmo voluto, se tu capissi che i nostri nemici sono anche i tuoi nemici, dei tuoi figli, di ogni ebreo e di Israele! Difendere Casa, Noa, è un dovere dell’anima, soprattutto se la casa è costantemente minacciata. Ognuno dovrebbe farlo come può, come sa, chi scrivendo, come me e altri meglio di me, chi rischiando la vita come i nostri soldati, fratelli e sorelle, figli e figlie di tutti noi. Per difendere anche te e i tuoi figli, la tua casa e la tua famiglia come quelle di tutti gli israeliani, anche arabi. Se tu capissi, Noa!

La vicenda di Noa, così come di tutti i vigliacchi suoi simili, dimostra nel modo più lampante che nutrire il coccodrillo, spesso, non serve neppure a farsi mangiare per ultimi: il coccodrillo non distingue tra cibo amico e cibo nemico. E va a finire più o meno come in quella faccenda della guerra e del disonore. E adesso guardatevi questo interessante scambio (clic per ingrandire)
scambio
POST SCRIPTUM: in una cosa dissento da Deborah: a me la sua voce non è mai piaciuta.

barbara