ISRAELE, LA COSTITUZIONE E DANIEL BARENBOIM

Ma prima di parlare della Costituzione israeliana, due parole su quella italiana. La seconda parte dell’articolo 1 recita: “La sovranità appartiene al popolo”. Domanda: a quale popolo? Quello mozambicano? Delle isole Salomone? Azzardo troppo se penso che chiunque risponderebbe “al popolo italiano”? Azzardo troppo se suppongo che non sia stato specificato per il semplice fatto che è scontato che lo stato italiano è la patria del popolo italiano? Ci sono minoranze etnico-linguistiche in Italia? Sì: albanesi, catalani, croati, francesi, francoprovenzali, friulani, germanici, greci, ladini, occitani, sardi, sloveni per un totale di circa due milioni e mezzo di persone, riconosciuti e tutelati; ma la lingua ufficiale è una: l’italiano. Qualcuno lo trova scandaloso? Discriminatorio? Razzista? Fascista?
L’Italia ha deciso di stabilire la sua capitale a Torino, poi l’ha spostata a Firenze e infine a Roma, dopo averla sottratta con le armi al Vaticano che vi risiedeva da oltre un millennio e che l’aveva dotata del più grande patrimonio artistico esistente al mondo: ha chiesto il permesso a qualcuno? Qualcuno ha messo in discussione il suo diritto di farlo?
E passiamo ora a quella israeliana.

Legge Fondamentale: Israele, Stato Nazione del Popolo Ebraico

1) Principi fondamentali

A. La Terra di Israele è la patria storica del popolo ebraico, in cui lo Stato di Israele si è insediato.
B. Lo Stato di Israele  è la patria nazionale del popolo ebraico, in cui esercita il suo naturale, culturale, religioso e storico diritto all’autodeterminazione.
C. Il diritto di esercitare l’autodeterminazione nazionale nello Stato di Israele è unico per il popolo ebraico.

2) Simboli dello Stato

A. Il nome dello Stato è “Israele.
B. La bandiera dello Stato è bianca con due strisce azzurre verso le estremità e una stella blu di David al centro.
C. Il simbolo dello Stato è una menorah a sette bracci con foglie d’ulivo ad entrambi i lati e la scritta  “Israele” sotto esso.
D. L’inno nazionale è l'”Hatikvah”.
E. Ulteriori dettagli sui simboli di stati saranno determinati da legge ordinaria.

3) La capitale dello Stato

Gerusalemme, integra e unita, è la capitale di Israele.

4) Lingua

A. La lingua ufficiale è l’ebraico.
B. La lingua araba gode di riconoscimento speciale nello stato. La legge regolamenterà l’impiego dell’arabo nelle istituzioni di stato.
C. Questa previsione non pregiudica lo status riconosciuto alla lingua araba dalle normative preesistenti.

5) Ritorno degli esuli

Lo Stato è aperto all’immigrazione ebraica e al ritorno degli esuli

6) Collegamento con il popolo ebraico

A. Lo Stato si impegnerà affinché sia garantita la sicurezza dei membri del popolo ebraico in pericolo o in cattività a causa della loro ebraicità o cittadinanza.
B. Lo Stato agirà nell’ambito della Diaspora per rafforzare l’affinità fra esso e i membri del popolo ebraico.
C. Lo Stato agirà per preservare il patrimonio culturale, storico e religioso del popolo ebraico fra gli ebrei della Diaspora.

7) Insediamenti ebraici

A. Lo Stato considera lo sviluppo di insediamenti ebraici come valore nazionale e agirà per incoraggiare e promuoverne l’insediamento e il consolidamento

8) Calendario ufficiale

Il calendario ebraico è il calendario ufficiale dello Stato, e sarà affiancato dal calendario gregoriano come calendario ufficiale. L’utilizzo del calendario ebraico e di quello gregoriano sarà disciplinato dalla legge.

9) Giornata dell’Indipendenza e commemorazioni

A. La Giornata dell’Indipendenza è la festività nazionale ufficiale dello Stato.
B. La Giornata della Memoria per i Caduti in tutte le Guerre di Israele, per le vittime dell’Olocausto, nonché la Giornata del Ricordo dell’Eroismo, sono giorni di commemorazione dello Stato.

10) Giorni del riposo e Shabbath

Lo Shabbath e le festività di Israele sono i giorni di riposo fissati per lo Stato. I non ebrei hanno diritto a rispettare i loro giorni di riposo e le loro festività. I dettagli di questo tema saranno fissati dalla legge.

11) Immutabilità

Questa legge fondamentale non può essere emendata che da un’altra legge fondamentale, approvata dalla maggioranza dei membri della Knesset. (Traduzione a cura di Il borghesino)

Forse può essere interessante dare un’occhiata ad alcuni articoli della costituzione palestinese, tenendo presente che per “Palestina” o “terre palestinesi” non si intende Giudea-Samaria (“Cisgiordania”) e Gaza, bensì tutto il territorio di Israele.

Articolo (2) Il popolo palestinese ha un’identità indipendente. Essi sono l’unica autorità che decide il proprio destino e hanno completa sovranità su tutte le loro terre.
Articolo (3) La rivoluzione palestinese ha un ruolo guida nella liberazione della Palestina.
Articolo (4) La lotta palestinese è parte integrante della lotta mondiale contro il sionismo, colonialismo e imperialismo internazionale.
Articolo (5) La liberazione della Palestina è un obbligo nazionale che ha bisogno del supporto materiale e umano della Nazione Araba.
Articolo (6) Progetti, accordi e risoluzioni dell’Onu o di singoli soggetti che minino il diritto del popolo palestinese nella propria terra sono illegali e rifiutati.
Articolo (9) La liberazione della Palestina e la protezione dei suoi luoghi santi è un obbligo arabo religioso e umano.
Articolo (17) La rivoluzione armata pubblica è il metodo inevitabile per liberare la Palestina.
Articolo (19) La lotta armata è una strategia e non una tattica, e la rivoluzione armata del popolo arabo palestinese è un fattore decisivo nella lotta di liberazione e nello sradicamento dell’esistenza sionista, e la sua lotta non cesserà fino a quando lo stato sionista non sarà demolito e la Palestina completamente liberata.  (Enfasi mia, qui, traduzione mia)

Tornando invece alle democrazie – democrazie autentiche, indiscusse, riconosciute come tali da tutti (la precisazione è d’obbligo, dato che per il signor Ovadia Salomone, in arte Moni – e non sghignazzino i veneti – “Arafat non è un terrorista e chi dice questo è un pazzo. Arafat è il democratico e legittimo rappresentante del suo popolo”), può essere il caso di dare un’occhiata qui.

E veniamo ora al nostro Cicciobello.

Barenboim: «Mi vergogno di essere israeliano»

La legge sullo Stato nazionale del popolo ebraico

«Oggi mi vergogno di essere israeliano»: lo afferma il direttore d’orchestra Daniel Barenboim con un polemico intervento su Haaretz in seguito alla approvazione alla Knesset della legge che qualifica Israele come «lo Stato nazionale del popolo ebraico». Il significato di quella legge, sostiene, è che «gli arabi in Israele diventano cittadini di seconda classe. Questa è una forma molto chiara di apartheid». Barenboim sostiene che il parlamento ha tradito gli ideali dei Padri fondatori. Loro puntavano «alla giustizia, alla pace … promettevano libertà di culto, di coscienza, di lingua, di cultura». Ma 70 anni dopo, accusa, «il governo israeliano ha approvato una legge che sostituisce il principio di giustizia ed i valori universali con nazionalismo e razzismo». Barenboim conclude: «Non mi capacito che il popolo ebraico sia sopravvissuto duemila anni, malgrado le persecuzioni ed infiniti atti di crudeltà, per trasformarsi in un oppressore che tratta crudelmente un altro popolo».
(Il Messaggero, 24 luglio 2018)

Barenboim non si capacita e si vergogna. Non si capacita che Israele sia potuto sopravvivere duemila anni (in realtà sono molti di più), e quando un artista geniale non si capacita, non cerca di capacitarsi studiando e riflettendo un po’ di più, ma dà di piglio alla sua arte ed esprime ad alta voce il suo non aver capito niente. Poi aspetta gli applausi, che spesso, soprattutto quando si parla male di Israele, non tardano a venire. Ma oltre a non capacitarsi, lui si vergogna. Non del fatto di non aver capito niente, ma di essere israeliano. Nessuno gli dica che probabilmente in Israele sono molti di più quelli che si vergognano di lui.
Marcello Cicchese

E mi viene bene di riproporre questa cosetta a quattro mani fatta un po’ di anni fa.

LETTERA APERTA A DANIEL BARENBOIM

Stimatissimo e veneratissimo Maestro,
abbiamo appreso con dolore, con mestizia e anche, dobbiamo dirlo, con un po’ di vergogna, che un deplorevolissimo attacco mediatico è stato scatenato contro di Lei da parte di vari personaggi israeliani e anche da parte di altri ebrei del mondo libero. Questo è ciò che ci ha spinti a scriverLe questa lettera aperta, che cercheremo di pubblicizzare il più possibile: esprimerLe la nostra totale, incondizionata solidarietà. E la nostra sconfinata ammirazione per tutto ciò che Lei sta facendo, per la Sua coraggiosa opera a favore del meraviglioso popolo di Gaza, non ultimo mettendo a disposizione di questo popolo generoso la Sua sublime musica – tutte qualità, queste del popolo di Gaza, che i Suoi nemici non vogliono riconoscere. Che dire, per esempio, del fatto che da cinque anni stanno ospitando quel sionista, Gilad: cinque anni, cinque anni che gli provvedono vitto e alloggio e mai, mai una volta in cinque anni hanno chiesto un centesimo di rimborso spese? E sì che ne avrebbero bisogno, di contributi: basti pensare a quel missile teleguidato che hanno tirato sullo scuolabus: duecentoottantamila dollari per eliminare un unico, giovanissimo nemico! Quanti miliardi ci vorranno prima di liberare la Palestina dal fiume al mare? Eppure quelle anime generose continuano a ospitare il sionista completamente gratis! E i compatrioti di quel loro ospite cosa fanno invece di ringraziarli? Li criticano. E criticano Lei che generosamente si esibisce, immaginiamo gratis, di fronte a loro e di fronte agli eroici combattenti di Hamas che si dedicano senza risparmio alla loro lotta di liberazione – e sembra che la Sua presenza sia stata foriera di benefici effetti, visto che subito dopo Hamas e Fatah hanno trovato la forza di mettere una pietra sopra alle loro quotidiane carneficine reciproche occasionali piccoli dissidi e decidere uno storico accordo per combattere uniti contro l’unico vero, eterno nemico comune. Abbiamo saputo che questa volta, in questa Sua magnanima spedizione di pace, non ha potuto dirigere la Sua orchestra storica, la Divan – pare che ci fosse qualche difficoltà a far entrare nella Striscia i musicisti israeliani – ma ciò che conta è il risultato, no? E il risultato indiscutibile è stato l’entusiasmo di Hamas. Lei è talmente bravo, Maestro, da occultare persino i Suoi difetti congeniti: “Non sapevo che fosse ebreo”, pare abbia infatti detto un ragazzo palestinese per giustificare la propria presenza al concerto. Ed è vero: Lei è talmente bravo, talmente buono, talmente generoso, che non sembra neppure ebreo. E tanta è la nostra ammirazione per Lei che ci permettiamo di darLe due consigli: stracci il suo passaporto israeliano, Maestro: quegli ingrati sionisti non La meritano, non meritano di avere un concittadino come Lei. E si converta il più presto possibile alla religione di pace: non vorremmo davvero che ci dovesse capitare, dopo avere pianto il povero Juliano Mer-Khamis e il povero Vittorio Arrigoni, che ai loro e Suoi comuni amici avevano dedicato tutta intera la propria vita, di ritrovarci a piangere anche Lei.

Barbara Mella
Emanuel Segre Amar

07/05/2011

Sì, direi che ci sta proprio bene.

barbara

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INTENZIONI DI VOTO

Ho deciso che è arrivato il momento di dire anch’io la mia. E siccome sono pigra, vi schiaffo giù la sua che mi va benissimo.

Allora facciamo il punto:
è vero, con la riforma costituzionale non si risparmierà una cippa. Votate no e cosa risolvete? Niente è vero, la gente è incazzata. C’entra qualcosa con il referendum? no.
è vero, c’è il problema dell’immigrazione. C’entra qualcosa con il referendum? no. Votate no e lo risolvete? No
è vero, c’è il problema della crisi economica, del lavoro e della disoccupazione. C’entra qualcosa con il referendum? no. Votate no e cosa risolvete? Niente
Pensate che il problema non sia questo? ovvio, ma non c’è il referendum su come magicamente far diventare questo paese il Giardino dell’Eden. Difficile che qualcuno possa farlo, anche vincesse mille referendum
è vero, votate sì e cosa risolvete dei problemi del paese? molto poco o meglio, qualcosa in prospettiva molto lunga, in teoria, in potenza, sulla fiducia e sulla considerazione di quanto adesso le cose non funzionino e su cosa si potrebbe cambiare per far funzionare qualcosina in più. Se votate no, per risolvere gli stessi problemi vi affiderete alla stessa prospettiva, in teoria, sulla fiducia dei prossimi vincitori. è vero: non vi piacciono le politiche di questo governo? non vi piace Renzi in persona? vi sta sul culo la Boschi di suo? votate no e fate cadere il governo.
E dopo? ci avete pensato un momento? muoia Sansone e tutti i Filistei? Avete dato un’occhiatina a chi fa campagna per il no? a chi uscirà vincente da questa vostra vittoria? vi pare che ci sia qualcuno in grado di risolvere tutti i problemi che accusate Renzi di non riuscire a risolvere? E non parlo nemmeno di programmi o capacità ma proprio di semplice forza numerica.
Votanti di sinistra, volete davvero un PD spezzato con un segretario accoltellato alle spalle e le fazioni interne in lotta fra i cadaveri? Votanti di destra… vabeh inutile nemmeno parlare, per carità di patria. Chi uscirà vincente da questa sfida al “fanno tutti schifo! buttiamoli fuori!”? ecco, bravi, pensateci.
Non è niente di epocale, questo referendum. Non è la prima riforma costituzionale che viene affossata nella culla, e nemmeno la prima che si prova e poi si decide di cambiare.
Il “mandiamoli tutti a casa” dà lo sfogo momentaneo ma cosa cambia? niente.
Ma, per favore, non state salvando la patria, non siete in pericolo, non offrite il petto alle baionette delle forze oscure. Non siete eroici salvatori della patria, tanto quanto non lo sono quelli che votano sì. La differenza è che chi vota sì pensa: “massì, dai, proviamoci”, uno sguardo possibilista, magari illuso, magari semplicemente meno pessimista. E un simile modo di vedere le cose, magari, quello sì, fa bene.

Per questi motivi e per alcuni altri che non sto a dire perché sono le sei di mattina passate e devo ancora andare a letto, andrò a votare e voterò sì.

barbara

FINITO IL RAMADAN, APERTA LA CACCIA




La caccia alle donne, come abbiamo appreso in questi giorni, come giusto coronamento per l’evento più religioso, più spirituale, più sublime del calendario islamico. E le femministe tacciono.
Nel frattempo apprendiamo anche che in Inghilterra avvengono MIGLIAIA di mutilazioni genitali ogni anno, senza che la legge intervenga, ossia, sembra di capire, almeno di fatto se non (ancora) di diritto, legalmente. E le femministe tacciono.
E in Iran improvvisamente si scopre che le studentesse hanno risultati migliori di quelli dei loro compagni. Come rimediare a questa ingiustizia che, come si usava dire una volta, grida vendetta al cospetto di Dio? Semplicissimo: le ragazze vengono escluse da buona parte dei corsi universitari. E le nostre femministe, qualcuno le ha sentite fiatare? No, tacciono.
E in Tunisia la nuova costituzione nata dalla meravigliosa primavera araba toglie alle donne quella parità di cui – grazie al presidente-padre-padrone-dittatore Burguiba – godevano da oltre mezzo secolo. Le donne tunisine scendono in piazza per protestare. E le nostre femministe? Tacciono, naturalmente.

barbara