IN MEMORIA DI UN CAPODANNO

Il Capodanno Rai è il circo per un’Italia di pecore

La serata di San Silvestro targata servizio pubblico è la solita minestra riscaldata

Uno vede Amadeus ancora lì, sempre lì, a volte con moglie incorporata, li chiamavano i Civitillos, lo vede a Capodanno, dopo averlo appena visto nel giochino dei premi, in attesa di Sanremo, ma come fa? Ma dove la trova la forza? E si domanda con la testa fra le mani: ma come faccio io a pensare anno nuovo vita nuova? Uno sente Caro amico ti scrivo, ancora quella, sempre quella, son riusciti a farcela odiare, e pensa di buttar giù una lettera minatoria.
Uno vede la serata di san Silvestro Rai e gli viene voglia di sovrapporla ad una qualsiasi delle ultime trenta, quaranta, tanto non si coglie differenza. A parte la lochescion, a lungo Matera, per ragioni di corridoi, adesso Perugia, “il cuore dell’Italia”, ma tanto l’Italia medievale la puoi confondere ad arte. Uno vede sempre quelli, ancora quelli, e pensa che altrove non so, ma questo è proprio il paese dei climatologi che son come i virologi. Uno poi scorre le agenzie con le dichiarazioni spiazzanti, ficcanti di “Ama”, e lo odia, e dopo l’Ansa gli viene l’ansia: “Serata scintillante”, “Serata di riappacificazione per gli italiani verso un 2023 che si spera più sereno”. Ah, sì? Tralasciando che il discorsetto pare fregato al Mattarella di fine anno (o viceversa, chissà), davvero gli italiani devono riappacificarsi? E per cosa? E come mai si aspetta un anno più sereno? Per colpa di chi, chi, chi, chi?
Ma Zucchero stasera non c’è. Ci sono: Iva Zanicchi, 82 anni e non sentirli, beata lei, Donatella Rettore, da Castelfranco Veneto con furore, i Ricchi & Poveri “formato duo” (per forza, santa Madonna), tutta una carrellata di cavalli di battaglia, il più fresco ha 55 anni. Per non farci mancare niente hanno chiamato Sandy Marton, con la stessa messa in piega del 1984, ma Orwell gli spiccia casa, la faccia purtroppo raddoppiata, un ibrido tra Mickey Rourke e una ricottina comprata a Londra. People from Ibizia diventa una specie di marcia grottesca. Quanto a Tracy Spencer, che chi ha meno di 40 anni non può ricordare, chi ne ha di più preferirebbe dimenticare. L’anno che verrà? No, l’anno che è venuto l’anno scorso, e quello prima, e quello prima ancora, e indietro, e indietro, ci stanno pure i Modà, che nessuno ha mai capito cosa fossero in verità, c’è un criptico LDA, che starebbe per Luca D’Alessio e infatti è proprio figlio di quello là, il neomelodico. Perché qua è tutta ‘na famiglia, però non faccio per dire, non perché è figlio ammè, ma ‘o guaglione è buono davvero. Le canzoni, comunque, erano uno schifo, come i fagioli di Trinità. Capodanno prepara Sanremo e il Nasone è il filo conduttore, onnipresente, un presente continuo.
Insomma il futuro ha un cuore avvizzito. Come fa la Rai a voler così male a quelli che la mantengono? Perché gli dà ogni anno e ogni anno di più questo eterno ritorno dell’imbarazzo senza vergogna? C’è un numero agghiacciante di due che imitano quelli che hanno vinto a Sanremo l’anno scorso, Blanko e Mahmood, come se non bastassero gli originali, solo che ricordano più dei Righeira scoppiati, tanto per restare in epoca (poi uno crede di fare dell’ironia, ma il Righeira, uno solo, alla fine esce davvero, con la gonna e gli anfibi, ed è pure più inquietante, addosso non gli sono passate 4 decadi ma 4 secoli). Di peggio i due riusciranno a fare con la parodia di Elton John e Ru Paul: il punto più abissale di una serata irreale. Perché, Signore, perché? Perché bisogna fare la marchetta a Sanremo che verrà e anche all’amico Carlo Conti per il solito programma degli imitatori. E anche al talent della Rai, giurati i due Ricchi & Poveri, “e Antonella è fantastica”, la Clerici, tutta una autocelebrazione circolare, io parlo di te che parli di lei che parla di lui che parla di te che parli di me: siamo tutti fenomeni, applausi.
Difatti non può mancare l’appendice di Ama, Fiore, che in collegamento registrato fa il Fiore, cioè la sagra dei cliché ma bisogna dire che è bravissimo, un mostro, tra Chaplin, Noschese e Walter Chiari. Fiorello è un dogma, come il non binario, Greta e la macchina elettrica. E c’è un tale Dargen d’Amico che, a proposito, è quello che la farà da padrone al Festival perché sta alle canzoni come “Ama” alla direzione, insomma sta in mezzo a tutto, fa i pezzi, li produce, impone gli – ugh! – artisti, dicono sia un genietto del pop, ma cazzo se non fa che bofonchiare. Poi arriva Raf, altro che cosa resterà di questi anni ’80, è rimasto lui con quell’aria da commercialista della vecchia Milano da bere. E lì uno si accorge di due cose: una, che Raf canta come un pizzaiolo, l’altra che scorrono in sovrimpressione le parole, la Rai ricorda senza pietà che il suo pubblico medio è sordo per raggiunti limiti di età.
Prendono in giro pure Anna Oxa, ma son quelle imitazioni parrocchiali che ti mettono l’angoscia in cuore. Però tutti saltano e esultano e fingono di divertirsi, devoti a quella liturgia dell’allegria obbligatoria che ti ammazza come una coltellata all’anima. A questo punto, dato l’evento-standard, l’articolo standard dovrebbe tirare in ballo il personaggio-standard, il Maestro Canello di Fantozzi, ma io non lo farò. Lo giuro. Possano cascarmi le mani se lo faccio. Passano altri graditi ospiti: Nek, Raf, ci stavan bene pure Ric e Gian, invece c’è Noemi, tutta roba sanremese, vedi un po’. Compare Rettore col cobra che non è un serpente, sì ma cazzo, ha lo stesso parrucchiere di Sandy Marton, Tozzi e Tiamoti, Francesco Renga che sembra Maradona grasso. E basta! Come diceva Bud Spencer “Bambino”. Ma ecco Pelù, il rocker mascherinato, pluritamponato e oversierato, roba che deve avergli fatto male visto che ieri ha twittato un delirio su Pelù che è come Pelé o forse era il contrario. Da lapidarlo a pallonate. Difatti tanto in palla non dev’essere, tira fuori la bandiera della pace, forse crede di essere al Concertone sindacale. Canta roba in saldo di tre o quattro anni fa, sempre con quelle liriche strampalate. Questa roba, al di là delle critiche più o meno scherzose, ha un difetto di rabbrica, risente dell’età del conduttore, è concepita come uno dei programmi classici dei sessantenni Amadeus, Conti, Panariello eccetera, che hanno in testa la discoteca anni ’80-’90 e giocano su un effetto nostalgia che non ha più ragion d’essere, che è se mai effetto patetismo.
Passano minuti come spine di un calvario e Amadeus a forza di strabuzzare gli occhi e contorcere la faccia si va trasformando in Jack la Cayenne, quello che inghiottiva le tazzine. A inghiottire le padelle sono invece gli spettatori, alcune del millennio scorso, altre fresche di Ama, cioè quello che li manda a Sanremo, via Capodanno. Qui son tutti raccomandati, cosa credete, tutti, senza scampo, sapeste voi le manovre, le macumbe, l’invidia di chi stasera non fa passerella perché l’impresario non è arrivato alla benevolenza del Moloc nasuto.
Caro amico ti scrivo, così m’intristisco un po’, e siccome c’è “vola vola con me”, magari m’impiccherò. Da quando sei partito, c’è una grossa novità, l’anno vecchio è finito ormai, ma quest’altro uguale sarà. Sarà tre volte Sanremo, uguale a Capodanno, quest’anno torna Madame, i Jalisse invece non ci vanno. Ma la televisione, ha detto che il nuovo anno, porterà una trasformazione e tutti quanti ci stiamo toccando: fosse mai che sti cazzi di vaccini c’hanno davvero dentro il grafene, il grafite e gli intrugli della Baronessa Ursula che sembra uscita da un pornazzo anni ’70.
Ma non ridendo e un po’ scherzando, ci siamo arrivati: ce lo ricorda l’Ama-Deus, “cominciate a prepararvi”, ahò ma niente niente questo si credesse il ministro Schillaci. Tre, due, uno, via col tappo, un altro strappo al calendario, un altro brindisi a fondo perduto e quei cialtroni maledetti, là dentro lo schermo, che fanno il quando quando quando e il cacao meravigliao, e allora ditelo che il Maestro Canello me lo volete tirar fuori per forza, e fanno il battito animale e Raf che comanda, “su le mani!”, e il Nasone non sembra neanche reale mentre ulula “Auuguuri” e pare già all’Ariston, e la Iva Zanicchi fuori controllo, più gasata del Pelù, racconta pure le barzellette da trivio, alla Berlusconi e tu con gli occhi pieni di lacrime che finiscono nel bicchiere senti che la tua puttana vita è andata, fottuta, passata per sempre. Falsa come una puttana. E niente ti sembra abbia più senso, non l’anno che verrà, non quelli che sono già passati come treni bastardi, carichi di illusioni, neanche una che si sia realizzata, e odi tutti i tuoi amori e detesti te stesso ma a quello ci sei abituato, è solo che anche questo san Silvestro ti senti scricchiolare un po’ di più, ma soltanto a una certa età.
Certo però che possono fare tutti i loro trenini della minchia, ma se solo provano a rimettere in mezzo greenpass, lockdown e tutta la faccenda, altro che riappacificazione, stavolta prendo su il fucile: alzi la mano chi non l’ha pensato. All’una si materializza Marzullo che si fa l’autoparodia, con tanto di domande astruse, un altro reperto e qui il vostro cronista si arrende. Vedi caro amico, cosa ti scrivo e ti dico, e come sono contento di essere qui in questo momento, a inventarmi cazzate sempre più ridicole per tamponare questa vita sempre più tragica. La mia, la tua, quella di tutti quelli che si sentono addosso un macigno di più mentre vedono sfilare tutti quei Nosferatu e inorridiscono al pensiero di scoprirsi come loro, e la vita gli è passata davanti e non l’hanno acchiappata e non capiscono, davvero non capiscono che senso abbia questa macchina del tempo scassata e crudele, questo fingere di sperare, di credere che da domani sarà diverso, ma vedrai che tanto ci richiudono, no stavolta no, non possono, lo dici tu che non possono, se vogliono possono tanto gli italiani sono pecore, non si ribellano mai, no questa volta scoppia la rivoluzione te lo dico io, e intanto ti sale qualcosa in gola, non riesci più a bere, ti viene da piangere, hai bisogno d’aria, di non farti vedere, esci a fumare sul balcone anche se fa un freddo boia.
Max Del Papa, 1º gennaio 2023, qui.

Ed è quando si leggono queste cose che si apprezza a pieno la bellezza del non guardare la televisione da oltre 40 anni. Per risollevare il morale, in coda a questo articolo, vi regalo una Giorgia Meloni alle prese con una giornalista sinistrorsa

E niente, proprio non ce la fanno: nei rave si devastano terreni, si spaccia droga, si picchia, si stupra, capita anche che si uccida, ma siccome sono solo tre o quattro all’anno che bisogno c’è di intervenire d’urgenza?
Che poi, così a occhio, mi sa che da giovane deve essere stata bella un bel po’: evidentemente vivere a sinistra fa male, oltre a tutto il resto, anche all’estetica.
E infine un po’ di bella musica, sicuramente migliore di quella del capodanno RAI

barbara

QUALCHE POSTILLA AL POST PRECEDENTE

Postilla in merito al contenuto del post

Domenica sera a teatro. Decine (molte molte decine) di persone con la mascherina: non la banale chirurgica, bensì la più “sicura” ffp2. Per inciso c’erano anche un sacco di persone che dopo avere messo lo smartphone in modalità silenziosa, continuavano ad attivarlo per leggere l’ultimo messaggio su FB o sulla posta e rispondere, fregandosene del fastidio provocato da quello schermo luminoso nel buio della sala. In particolare ne avevo due nella fila davanti e la signora di fianco a me, quella ha praticamente continuato quasi ininterrottamente per tutte le due ore dello spettacolo (mentre suo marito ha passato più o meno metà del tempo a guardarsi le mani). Gli uni e gli altri da ricovero coatto.

Postilla in merito a tutto ciò che ci è stato imposto con covid e altro

con l’argomentazione che “ce lo chiede l’Europa”:

E poi direi che ci sta bene anche questo

Postilla in merito al contenuto di alcuni commenti

Sabato sera all’inaugurazione di una mostra fotografica. Mostra molto bella, che partendo dall’isolamento in parte imposto e in parte autoimposto quando è esploso il covid con la motivazione della difesa dal contagio, spazia poi ad altre forme di isolamento nella società. Ad un certo punto uno degli autori, invitato a dire qualcosa sull’insieme delle opere, nell’illustrare una foto dice: “Qui vediamo un uomo, o meglio, diciamo una persona, non vogliamo essere sessisti”. Ora, quella persona che era nella foto, per il messaggio che la foto voleva dare, poteva essere chiunque, uomo o donna, giovane o vecchio, adulto o bambino, quindi se avesse detto “diciamo una persona perché può essere chiunque” avrebbe detto una cosa vera, giusta, sacrosanta. Ma se mi dici che preferisci dire persona perché non vuoi essere sessista, sei una testa di cazzo, perché quella persona – senza volto perché in tutte le foto in cui compare è sempre ripresa di spalle – aveva la corporatura di un uomo, era inconfondibilmente un uomo, e oltretutto era anche presente all’inaugurazione ed è stato indicato come il soggetto ripreso, e oltre alla corporatura, aveva anche la faccia da uomo, con la barba rasata ma visibile, e con moglie al seguito, se, dicevo, quest’uomo lo chiami persona per non essere sessista, sei una mastodontica testa di cazzo al soldo della lobby di merda del politically correct.

Postilla in merito alla postilla del post

con l’omaggio a Tatiana Totmianina scesa in pista da incidentata col ginocchio ancora non guarito e dolorante. Ecco, ne ho trovata un’altra:

Non è fenomenale?

barbara

DISTANZIAMENTO SOCIALE

È stato col covid che abbiamo sentito inaugurare questa orrida espressione. Che a me, poi, “distanziamento sociale” fa pensare cose tipo “non dare confidenza alle classi inferiori”, cosa per me impossibile dato che provengo dal sottoproletariato urbano, cioè proprio l’ultima, per cui di inferiori da tenere a distanza non ne ho. Comunque. Qualcuno a un certo momento ha stabilito che la distanza di sicurezza per non infettare e non infettarsi è di un metro, ma anche uno e mezzo, ma anche due, dipende, e ha deciso che quella (quelle) era (erano) le distanze a cui stare dalle altre persone (perché è la distanza a cui arrivano le goccioline quando si starnutisce, ci è stato spiegato. Ma voi avete mai visto persone starnutire dritto in faccia alla gente? Mah). E poi improvvisamente questa cosa che doveva essere una (presunta) distanza di sicurezza è stata ribattezzata distanziamento sociale, e non so voi, ma io ho sentito immediatamente puzza di manipolazione. Perché “sociale” ha a che fare con la società, con le persone, con i rapporti umani, non con le malattie, non con i contagi, non con la salute. E infatti la vita sociale l’hanno letteralmente annientata. A partire dalla nascita: una ragazza mi ha raccontato che aveva smesso di portare la bambina al nido: “Le educatrici senza faccia, gli altri bambini non li può abbracciare, non li può toccare, loro non possono toccare lei, non può toccare i loro giocattoli e loro non possono toccare i suoi, cioè ognuno sta nel proprio angolo a giocare da solo: che razza di socialità può sviluppare? Che razza di visione può avere dei rapporti con gli altri?” E fino alla morte: vedi le RSA, vedi i vecchi a cui non è stato mai più permesso di abbracciare, o anche solo di vedere figli e nipoti. Per il loro bene, dice. Ma qualcuno si è preoccupato di chiederlo a loro, che cosa desiderano per sé? E mi piace riportare questa testimonianza trovata su FB:

Di solito non condivido esperienze lavorative personali ma quella di oggi mi ha emozionato e mi andava di raccontarla:
Giornata di vaccinazione particolare oggi. Tra i tanti anziani perplessi e alcuni arrabbiati perché avrebbero ricevuto la prima dose Astra zeneca, mi ha emozionato un amorevole nonnino, uno di quelli ruspanti, col viso bruciato dal sole dei campi, di quelli che ancora provano un timore reverenziale nei confronti di medici, preti e autorità. Il simpatico nonnino completate le pratiche burocratiche presso la mia postazione, prima di allontanarsi per  ricevere la sua seconda dose, non senza imbarazzo, mi si è avvicinato e mi ha chiesto: “Ma adesso sono a posto”? E io,”sì ha finito è a posto può andare dall’infermiere per la puntura”. Lui a quel punto si è avvicinato ancora un po’, non contento della mia risposta e sempre più imbarazzato mi ha chiesto: “allora sono a posto? li posso riabbracciare i miei nipoti?”

Ma quelli bloccati nelle RSA, impossibilitati a spostarsi, si è preferito separarli d’autorità dai loro affetti, e per qualcuno il tempo del riabbracciarsi non è mai arrivato, condannati a morire soli come cani.

Contemporaneamente è andato sviluppandosi l’uso delle app, utilissime fino a quando usarle è una scelta, castranti quando vengono imposte come unica opzione, e resta il fatto indiscutibile che annullano i contatti umani. La scorsa estate ho dovuto rifare il passaporto perché il vecchio era scaduto e avevo in programma il viaggio in Israele. Per il precedente dieci anni fa, a Brunico, il lunedì sono andata alla polizia, dove mi hanno detto che l’ufficio passaporti era aperto il martedì e il giovedì, il giorno successivo sono tornata e mi hanno detto che cosa serviva, il giovedì sono andata a portare tutto e farmi prendere le impronte e due settimane dopo sono andata a ritirarlo. Adesso qui le informazioni si ricevono solo dal sito, per andare a portare le cose che servono bisogna prendere appuntamento e l’appuntamento si può prendere solo online, cioè il contatto tra le persone è stato ridotto al minimo possibile. Tra l’altro per prenderlo occorre avere lo spid, e per avere lo spid occorre avere lo smartphone, che io rifiuto, e quindi per poter avere l’appuntamento ho dovuto fare i salti mortali. E mi sa che il prossimo, fra altri dieci anni, non potrò averlo neanche coi salti mortali tripli avvitati carpiati scaravoltati.

E poi è arrivato il momento di partire per Israele. È stato un viaggio un po’ zingaresco, decidendo di tappa in tappa come proseguire e cercando di volta in volta dove dormire; per Tel Aviv però, dove saremmo arrivati di sera tardi, bisognava prenotare qualcosa prima. Avendo esigenze diverse, io e cdv abbiamo scelto alloggi diversi; io ho preso un monolocale in Ben Yehuda, prenotato e pagato online; poi per entrare il giorno dell’arrivo mi è stato fornito un codice con il quale aprire lo sportellino della scatoletta in cui si trovava la chiave del portone e un altro codice per recuperare la chiave dell’alloggio. Nell’edificio niente reception, niente personale, niente di niente, quindi il tutto senza vedere una sola persona. Con una persona dell’amministrazione ho dovuto parlare per telefono per la faccenda della carta di credito clonata e quindi bloccata, per cui non potevano ottenere il pagamento col numero che avevo fornito, ma senza questo intoppo i contatti sarebbero stati a zero. Ho visto anche un McDonald’s (non li frequento, ma per mettere qualcosa sotto i denti a un prezzo decente quando sono in viaggio può andare bene) in cui non c’era il banco a cui fare l’ordinazione, e magari chiedere qualche eventuale spiegazione, ma degli aggeggi tipo bancomat in cui si digitava il numero delle cose che si volevano e, immagino, qualcosa con cui identificarsi, e da lì l’ordinazione arrivava direttamente alla cucina. Me ne sono andata senza mangiare: mi rifiuto di trasformare anche i pasti in operazioni asettiche in cui non ci sia una sola faccia umana da guardare. E ieri, in un blog che frequento, l’amico WC (no, non nel senso che sia un cesso: sono le sue iniziali) ha scritto “Senza smartphone in pratica in Danimarca non puoi fare nulla. È tutto gestito da app online…” Cioè si sta sempre più andando verso l’obbligatorietà, verso la spersonalizzazione, verso la disumanizzazione. Intendiamoci, io non sono pregiudizialmente contro il progresso, ma mi rifiuto di vivere in un mondo artificialmente – e programmaticamente – privato degli umani.

C’è da dire che questo processo sembra essere allegramente sostenuto da una fetta consistente della popolazione. Penso per esempio alle persone che dopo avere convintamente accettato reclusione, coprifuoco, chiusura di ogni sorta di locali e attività e cancellazione della faccia, tuttora, col covid che, tranne che per gli ottantenni cardiopatici diabetici ipertesi ipercolesterolemici, raramente è qualcosa di più di un raffreddore, girano ancora privi di faccia. Forse sono davvero convinti di farlo per proteggersi – anche se in realtà stanno semplicemente distruggendo la propria fabbrica di anticorpi – ma la verità è che stanno cancellando il mondo intorno a sé, sono stati offerti loro gli strumenti per poterlo fare, e ci si sono avidamente buttati sopra. E penso, sempre a questo proposito, a quelli che girano costantemente con gli auricolari infilati nelle orecchie, isolati dal mondo, isolati dalla società, isolati dalla vita reale, autentici zombie oltre che bersaglio prediletto di ogni sorta di predatori, aspiranti scippatori, stupratori, o dispensatori di violenza gratuita che siano.

Restando sostanzialmente in tema, un’altra causa di autentico distanziamento sociale è la “musica” – rigorosamente fra virgolette – a palla che esplode nelle orecchie ormai nella maggior parte dei locali, bar, ristoranti, negozi, supermercati. Per quanto mi riguarda la trovo una cosa di una violenza inaudita, che rende praticamente impossibile dialogare, chiacchierare, discutere, intollerabile l’impossibilità di scegliere, di scegliere se ascoltarla o non ascoltarla, di scegliere, in caso, il tipo di musica, di scegliere il volume. Le persone per sentirsi sono costrette a gridare, obbligando le altre a gridare di più in un infinito crescendo. Quanto a me, se posso scegliere mi rifiuto categoricamente di entrare in questo genere di locali, che diventano purtroppo sempre più numerosi; se proprio sono costretta a entrarci, non riesco a fare altro che rannicchiarmi in un angolo con le mani sulle orecchie, incapace di mangiare, incapace di bere, incapace di fare qualunque cosa, con una sofferenza che mi devasta. Se è a volume basso la sopporto (se proprio devo) però mi dà ugualmente fastidio: mi disturba il fatto che mi venga imposta. Il punto è, mi fa notare l’amica Moon, che la maggior parte delle persone apprezza la musica, che il locale che la mette paga la Siae, e di sicuro non lo farebbe se i clienti non la gradissero. Cioè, per un bel po’ di gente, questa roba rappresenta un incentivo. Cioè un sacco di gente gradisce che le cose le vengano imposte. Gradisce che le vengano imposte cose che le impediscono di pensare, di comunicare, di dialogare. Secondo qualcuno il rumore è vita; no: il pensiero è vita, e il pensiero si sviluppa unicamente nel silenzio. La comunicazione è vita, e con un rumore di fondo la comunicazione è disturbata, falsata, quando non resa impossibile.

Ecco: da una parte sembrerebbe proprio, visti certi provvedimenti assurdi e controproducenti presi con la scusa del covid, e vista l’imposizione sempre più stretta di sistemi che fanno sbrigare ogni sorta di pratiche senza alcun contatto umano (anche telefonando alle carte di credito o alle compagnie telefoniche si parla in linea di massima con un robot), che si voglia cancellare dall’alto i contatti umani, ossia imporre un “distanziamento sociale” sempre più diffuso e capillare, dall’altra sempre più persone, al di là della comodità di sbrigare certe pratiche da casa con qualche clic, anche nella loro vita quotidiana abbracciano entusiasticamente questo distanziamento: escono con gli amici e passano il tempo a smanettare sullo smartphone, entrano in locali in cui si viene assordati da un frastuono che viene chiamato musica, vanno per strada con le orecchie tappate dagli auricolari, sorde e cieche alla VITA che le circonda. In poche parole, ci stiamo avviando a un mondo popolato da zombie. Che a me fa paura.

Anche se stavolta non c’entra col tema, voglio rendere omaggio a Tatiana Totmianina, 41 anni, due figli, incidentata pochissimi giorni fa (hanno dovuto portarla fuori di peso – e i segni sono ancora ben visibili) e tuttavia di nuovo in pista, rispettando gli impegni presi e il pubblico che l’aspettava. Godiamoci questo delizioso “Tenerezza”.

(L’ho già detto ma lo ridico: per un uomo con questa faccia posso fare qualunque follia. Perché col cavolo che mi distanzio, io)

barbara

DAI, RACCONTATECI QUELL’AMENA STORIELLA CHE DA NOI È COME IN CINA

Sentita un sacco di volte: critichiamo tanto la Cina, ma faremmo meglio a guardare in casa nostra, che siamo messi uguale, se non peggio.

Tutto identico, vero?

Come quando da noi chiedevano il green pass per entrare al bar, preciso sputato.
E magari mettiamoci anche questo

(Qui)

Dov’è la gente inginocchiata? Don’t yellow lives matter?

barbara

COVID, UNA LEZIONE DAGLI STATI UNITI

Perché in Florida sono tutti così felici?

Tratto e tradotto da un articolo di opinione di Jeffrey A. Tucker per The Epoch Times

Negli ultimi sei anni, la Florida aveva dominato nelle statistiche sul guadagno netto di abitanti per mezzo della migrazione interna diretta verso lo Stato, con New York e la California che hanno invece perso il maggior numero di residenti. La follia del COVID-19 ha solamente accelerato drasticamente questa tendenza.
Il governatore della Florida, Ron DeSantis, ha commesso alcuni errori all’inizio, cedendo alle sirene del lockdown – errori per i quali si è effettivamente scusato – ma poi ha riaperto completamente lo Stato già più di due anni fa. Ha imparato dalla scienza vera e propria e ha deciso di mettere la libertà al primo posto. Questo ha portato ad un enorme guadagno per l’intero Stato.
I media nazionali americani hanno gridato all’orrore e previsto una moria di massa (l’hashtag #deathsantis aveva fatto tendenza su Twitter) che non è mai arrivata.
La Florida e la California hanno ottenuto risultati approssimativamente simili, in particolare per quanto riguarda le statistiche su contagio e morti da COVID-19, pur avendo adottato politiche opposte. Questo perché il rigore non ha fatto alcuna differenza nel modo in cui il virus ha attaccato la popolazione.
La grande differenza riguarda la cultura e l’impresa. Ora lo Stato della Florida pullula di nuovi residenti. Il livello di prosperità che si percepisce qui – una prosperità che va a vantaggio di tutti – è in sorprendente contrasto rispetto al New England, che soffre ancora in modo massiccio dei suoi terribili errori sulle chiusure e sulle restrizioni.
Le perdite a livello educativo tra i ragazzi nelle scuole sono state minime. Le imprese si sono riprese rapidamente. Le imprese non sono mai rimaste fondamentalmente traumatizzate. La salute pubblica ha sofferto pochissimo, perché il sistema sanitario è tornato rapidamente a funzionare normalmente. Oggi le mascherine sono molto rare nello Stato, a differenza del New England che pullula ancora di cittadini spaventati che si nascondono da un virus.
Sembra che una persona su tre che si incontri a Miami sia un nuovo residente e che sorrida da un orecchio all’altro per questa decisione. Molte di queste persone se ne sono scappate dalla California, da New York, dal Massachusetts, dal Connecticut e da altri Stati chiusuristi per pura esasperazione. Le chiusure erano già abbastanza tristi, ma alla fine sono stati gli obblighi ad aver fatto prendere questa decisione a centinaia di migliaia di persone.
Perché vivere in uno Stato in cui il governo non ha alcun rispetto per la libertà e i diritti? Non ha senso. Nel frattempo, in Florida, il governatore ha pubblicizzato in modo aggressivo la sua alta considerazione per la libertà ed ha preso misure attive per cacciare la polizia anti-COVID dallo Stato, arrivando persino a vietare l’uso delle mascherine a scuola.
Per molti di coloro che si sono trasferiti, è stata una decisione molto difficile. Per molti versi, questo Paese, nonostante la sua vastità e la mancanza di restrizioni ai viaggi, è ancora molto campanilistico. Molti abitanti del Massachusetts occidentale non sono mai stati a New York, tanto meno hanno visitato il Sud. Lo stesso vale per la California. Questa tendenza sostiene una forma di bigottismo geografico.
Vivevo nel New England quando la Florida ed il Texas hanno riaperto completamente ed in rapida successione nell’agosto del 2020. Gli atteggiamenti che ho incontrato sono stati davvero scioccanti. Gli abitanti del New England consideravano gli Stati che avevano riaperto come chiaramente infestati dalle malattie ed i loro governatori come dei bifolchi di destra a cui non importava nulla della morte e della sofferenza. Le spaccature politiche negli Stati hanno esacerbato i pregiudizi regionali, cosicché la gente del New England si immaginava pulita e libera dal virus, mentre nei luoghi primitivi del Sud la malattia circolava ancora incontrollata.
Lo si percepisce leggendo il New York Times: i giornalisti parlano della Florida come se fosse su Marte.
Questo pregiudizio si è intensificato quando l’amministrazione Biden si è messa sul piede di guerra contro i non vaccinati. Lo hanno fatto in parte e proprio perché così facendo avrebbero incoraggiato l’odio ed il disgusto per gli Stati Repubblicani che hanno sostenuto Donald Trump. Non era sufficiente che l’amministrazione Biden si opponesse alle loro politiche; ha dovuto fare un ulteriore passo avanti per annunciare alla nazione che anche loro erano degli immondi diffusori di malattie.
È davvero imbarazzante. Ciò che invece i newyorkesi che si sono sradicati hanno scoperto trasferendosi in Florida è stato glorioso. Hanno trovato giornate di sole, città prospere, uno degli skyline più belli al mondo a Miami, spiagge ovunque, palme a bizzeffe, una popolazione estremamente variegata ma totalmente integrata, prezzi molto più bassi per tutto, arte e musica, oltre a persone sorridenti con una bellissima etica del servizio.
Nessuno dei miei amici che si è trasferito in Florida se ne è pentito. Si chiedono perché abbiano aspettato tanto! Guardano la città scintillante, si godono la vita notturna, si godono il palcoscenico musicale ed artistico, conoscono le spiagge che sono davvero calde e meravigliose e si stupiscono di aver ritardato il trasferimento. In effetti, rispetto alla sporca e squallida New York, per non parlare della stanca e malconcia Boston, Miami ha l’aria del paradiso terrestre.
In questo momento la Florida è in testa alla classifica nazionale nella creazione di nuove imprese, ma a parte la situazione economica, anche la cultura trasuda salute e ottimismo. Il motivo: i residenti non hanno subito due anni di abusi da parte del loro governo. Questo tende a far bene allo spirito umano.
La verità è che il futuro della crescita economica degli Stati Uniti favorisce il Sud in generale. Persiste ancora l’opinione che il Nord-Est sia il posto giusto per le persone ambiziose, ma quanto potrà durare ancora quando non sarà più vero?
L’aria condizionata fu installata per la prima volta alla Borsa di New York nel 1902, ma alla fine degli anni ’40 si era diffusa in tutto il Paese. L’invenzione stessa provocò un cambiamento drammatico nella vivibilità del Sud. Non c’era più alcun aspetto negativo nella migrazione ed oggi i migliori sistemi di condizionamento dell’aria del mondo prosperano nelle regioni più calde come la Florida.
Riflettendo sulle implicazioni di questo fenomeno, ci si rende conto che è solo per questioni di viaggio e di tecnologia della climatizzazione che il centro della cultura americana sia finito a Boston e a New York piuttosto che a Miami o a Dallas. Lo shock delle chiusure ha indotto milioni di persone a ripensare a tutto e a fuggire dai despotismi stagnanti del Nord-Est (New Hampshire escluso, naturalmente) per provare cosa significa libertà in Florida.
Il contrasto culturale ed economico non potrebbe essere più netto. Ciò suggerisce che le tendenze continueranno proprio in questa direzione, dato che gli interessi radicati negli Stati Democratici continuano a far crollare le loro economie e a tagliare le opportunità ai loro cittadini. Finché gli americani avranno la libertà di muoversi, migreranno gradualmente da Stati meno liberi a Stati più liberi, come quelli del Sud e dell’Ovest, rifuggendo dalle tasse e dai controlli del Vecchio Mondo.
Come nota finale, e forse la caratteristica più sorprendente della Florida di oggi, è che i visitatori incontrano qualcosa che oggi manca in molte parti del Paese: persone felici. Sorrisi. Le buone maniere. Gioia. Fiducia. Esuberanza. Ottimismo. Queste cose sono contagiose e tanto difficili da misurare quanto ovvie per chi le vede per la prima volta. Non c’è da stupirsi che così tante persone si siano trasferite. Il baricentro culturale ed economico degli Stati Uniti si è spostato. La Florida di oggi assomiglia al futuro.

Jeffrey A. Tucker è fondatore e presidente del Brownstone Institute ed autore di molte migliaia di articoli sulla stampa scientifica e popolare, oltre che di dieci libri tradotti in cinque lingue, il più recente dei quali è “Liberty or Lockdown”. È anche l’editore di The Best of Mises. Scrive una rubrica quotidiana di economia per The Epoch Times e parla diffusamente di economia, tecnologia, filosofia sociale e cultura. (Qui)

E qui siamo ancora a mascherine distanziamento precauzioni e “ci aspettiamo un picco di centocinquantamila casi al giorno” e senza soldi per pagare le bollette e le ditte che falliscono però bisogna trovare soldi per mandare armi ai nazisti e per pagare i loro insegnanti, andassero affanculo tutti quanti.

barbara

DUE PAROLE SUL COVID

Da una parte e dall’altra.

Ogni giorno leggiamo i terrificanti bollettini con stratosferici numeri di contagi, ricoveri e terapie intensive in aumento, sfracelli di morti eccetera. Partiamo dal cosiddetto numero di contagi, per il quale ripeto quello che vado dicendo da due anni: non lo conosciamo. Non abbiamo la più pallida idea di quante siano le persone positive in circolazione, né abbiamo modo di averla: l’unica cosa ch conosciamo è il numero di quanti sono risultati positivi fra quelli che sono stati testati, e il numero di quelli che risultano positivi è in funzione di due fattori: quanti vengono testati, e con quale criterio (se si testano quelli che hanno qualche sintomo compatibile con il covid, è ovvio che la percentuale di positivi sarà maggiore che in un campionamento casuale). Quanto a ricoveri e decessi, sappiamo perfettamente che vengono calcolati come pazienti covid e decessi covid tutti coloro che, qualunque sia la loro patologia, siano risultati positivi al tampone, quindi sono numeri privi di qualunque significato, numeri che sulla diffusione del contagio non ci danno alcuna informazione.

Dall’altra parte ci sono quelli che, con questi numeri, “dimostrano” che con la vaccinazione a tappeto che ha raggiunto la maggior parte della popolazione i “casi” e i decessi sono raddoppiati, triplicati o qualunque altro fattore la fantasia voglia suggerire: è la stessa identica cazzata, dato che questi calcoli vengono basati su numeri che non hanno alcun rapporto con la diffusione della malattia e con la sua maggiore o minore gravità.

Quindi piantiamola, tutti, di occuparcene, piantiamola di leggere i bollettini, piantiamola di specularci sopra, e regaliamoci piuttosto una bella mattina di carnevale.

barbara

MISTIPOST

Non in senso inglese, post nebbioso, e neanche in senso tedesco, post di merda, ma semplicemente italiano: post misto, con argomenti vari. E mescolando parole e immagini.

E comincio con quella che un sacco di teste di cazzo continuano a chiamare “abolizione del diritto all’aborto”; le possibilità sono due: o sono analfabeti funzionali, o sono analfabeti e basta. E comunque, in entrambi i casi, sono teste di cazzo. E ritardati. Perché no, non è successo assolutamente niente del genere: la Corte Suprema ha, molto semplicemente, preso atto che quello all’aborto non è un “diritto costituzionalmente garantito” per il semplice motivo che questa cosa nella Costituzione americana non c’è. C’è il diritto di parola, il diritto a possedere armi, il diritto a non rispondere in determinate situazioni ma il diritto all’aborto, spulciate pure la Costituzione americana quanto volete, non ce lo trovate. E dunque? Dunque ogni stato legifererà per conto proprio, come per tutte le cose che non rientrano nella Costituzione. Ci saranno stati che lo vieteranno? Sì, ci saranno. Perché ogni stato è governato dalla maggioranza democraticamente eletta, e le istanze di quella parte politica sono risultate condivise dalla maggioranza degli elettori: si chiama democrazia, nel caso qualcuno lo ignorasse. La cosa scontenterà qualcuno? Naturalmente: non esistono leggi che non scontentino nessuno. Se io dovessi essere stuprata e non avere prove documentali sufficienti a far condannare il mio stupratore, sarei sicuramente furibonda a vederlo in circolazione e magari sghignazzarmi in faccia, ma non credo che qualcuno troverebbe ragionevole stabilire che basti la mia parola per sbattere qualcuno in galera, anche se in questo caso la mia parola corrisponde alla verità e quello è realmente colpevole. A parte questo, una legge che consenta di abortire ci sta, ma parlare di diritto è roba che mi fa crescere otto metri di pelle d’oca: il corpo è tuo? Quello tuo sì, quello di tuo figlio no. E adesso vi svelo un segreto: esiste la contraccezione. Vuoi scopare come una coniglia e non avere figli? Puoi farlo, senza alcuna limitazione, senza alcuna controindicazione, gratis o quasi. Dici che il corpo è tuo? Certo, quello tuo sì; quello di tuo figlio no, fattene una ragione. Quanto ai refrattari al rispetto della legge, andate su youtube a dare un’occhiata: altro che il famoso assalto del 6 gennaio con cui ancora la stanno menando per cercare di buttare fuori Trump.

E passiamo al covid, che mi ricorda tanto una filastrocca di mia nonna: Questa zè ea storia del sior Intento, che dura poco tempo, che mai no se distriga, vuto che te a conta o vuto che te a diga? – Cóntemea – No se dize mai cóntemea parché questa zè ea storia del sior Intento, che dura poco tempo, che mai no se distriga, vuto che te a conta o vuto che te a diga? – Dìmea – No se dize mai dìmea parché questa zè ea storia del sior Intento, che dura poco tempo, che mai no se distriga, vuto che te a conta o vuto che te a diga? – Cóntemea – No se dize mai cóntemea parché questa zè… Ospedali vuoti, intensive vuote, malati praticamente zero, ma l’allarme si rialza perché crescono i contagi, e io dico ok, figli di puttana i virologi con la sindrome dell’abbandono se l’epidemia finisce o anche solo cala, figli di puttana i giornalisti che cavalcano l’onda del terrore da fare concorrenza a Dario Argento, ma che dire delle teste di cazzo che continuano a spararsi tamponi come se piovesse? Tipo l’oca signorina che soffre di rinite allergica e come finisce l’inverno attacca a starnutire, e dato che la concentrazione di pollini, dipendendo da tanti fattori, non è sempre identica, ogni volta che fa uno starnuto in più si precipita a tamponarsi, e tra un dìmea e un cóntemea riusciranno a protrarre l’epidemia fino al giorno del giudizio magari aggiungendoci, per precauzione, un po’ di vaiolo primatesco e anche – la prudenza non è mai troppa come saggiamente ricorda il pregliasco che raccomanda niente sesso tra fidanzati e chissà se avrà sdoganato, dopo due anni e mezzo, quello tra sposati – un po’ di polio, meglio se di fogna, che profuma di più. Ecco, giusto per restare in tema: andate a cagare.

Sempre in tema di allarmismo catastrofismo terrorismo mediatico, torniamo a parlare di Chernobyl. E di Orvieto. Che cosa c’entra Orvieto con Chernobyl? C’entra, fidatevi, c’entra.

Trova la differenza

Sport: finalmente si comincia a impedire alle persone uccellofore di gareggiare come donne. Io a dire la verità le butterei fuori da tutto: non sei un uomo dato che ti dichiari donna, non sei donna dato che hai l’uccello, quindi non sei assumibile né come operaio né come operaia, né come commesso né come commessa, né come impiegato né come impiegata, quindi fuori dai coglioni, zitt* e a cuccia. Poi ci sarebbe quella scuola additata al pubblico ludibrio con tanto di inchiesta ordinata dal ministro per avere indotto al suicidio “Cloe” sospendendolo/a dall’insegnamento. Ma abbiate pazienza, un uomo che si presenta a scuola vestito da donna con parrucca e tette posticce e tutto il resto, voi nella classe dei vostri figli lo vorreste? Se hai problemi di identità te li vai a risolvere per conto tuo cazzo, non vieni a scaricarli sui miei figli.

E a proposito di figli su cui si scaricano i problemi: la cazzata del secolo, se non del millennio, ossia l’auto elettrica, che già è una cazzata di per sé se viene proposta come soluzione di un problema e diventa una cazzata alla quattrocentesima potenza se con questa si pretende addirittura di controllare il clima (delirio di onnipotenza allo stato puro), ma arrivare addirittura a imporla per legge è roba da ricovero coatto. Le cose che funzionano non hanno bisogno di essere imposte per legge, e se qualcosa deve essere imposto per legge significa che non funziona. Un esempio banale, la plastica: nessuno ha avuto bisogno di leggi per convincersi ad adottare un materiale molto più economico, leggero, resistente, duttile rispetto ai materiali che è andato a sostituire, mentre si vuole ricorrere a leggi per indurre la popolazione ad abbandonarla – leggi che comunque non funzioneranno mai. Questo articolo, di cui non condivido parecchie cose, dall’Europa come soluzione al sostenere comunque, sia pure con riserva, la validità dell’auto elettrica, ha comunque il merito di mettere in fila alcune criticità.

Ma voi vi fareste fare un pompino da un simile canotto di plastica che probabilmente non ha neanche più abbastanza sensibilità da distinguere un pezzo di carbone da uno spaghetto? Che poi comunque sempre racchia rimane

Non posso trascurare del tutto la guerra in corso, e propongo questa bella serie di domande che ho trovato in rete:

Chi ha organizzato un golpe nel 2014? Chi ha promesso ai russi etnici del Donbass che i loro figli avrebbero vissuto nelle cantine, mantenendo poi la promessa? Chi ha mandato aviazione e artiglieria a bombardare civili? Chi ha tagliato le pensioni agli ucraini del Donbass, Chi ha tagliato l’acqua alla Crimea? Chi ha finto l’intenzione di rispettare Minsk? Chi ha ammassato ingenti forze, armi, munizioni, fortificazioni nel Donbass? Chi ha minacciato di procurarsi armi nucleari? Chi ha concesso alla NATO di costituire una testa di ponte NATO prima ancora dell’adesione alla NATO?
E chi ha espanso la NATO per 30 anni violando promesse e minacciando la profondità strategica difensiva russa? Chi l’ha rapinata di tutto negli anni ’90? Chi non ha voluto che partecipasse all’architettura di sicurezza europea? Chi non ha voluto considerare le legittime istanze russe anzi spregiandole? Chi ha emarginato la Russia per anni? Chi l’ha espulsa dal G8? Chi ha costretto gli atleti russi a gareggiare senza bandiera? Chi ha accusato ingiustamente la Russia di stupidaggini alla Litvinenko, Skripal, Navalny?
E soprattutto : chi non ha capito che la guerra alla Russia per procura è la rovina dell’Europa e l’inutile sacrificio dell’Ucraina e del suo popolo?

A proposito delle complicazioni di guerra

E giusto per dimostrare urbi et orbi che loro non sono nazisti no no no assolutamente no, è stata decretata la distruzione di TUTTI i libri di autori russi e bielorussi – entartete Kunst si chiamava 88 anni fa: arte degenerata: proprio non vogliono rischiare di restare indietro neanche di un millimetro rispetto ai fratelli maggiori, nonché rispettati maestri.

E a proposito di influencer:

E infine godiamoci questo mirabile Bach danzato da questi due mirabili artisti russi.

barbara

IL GRANDE COMPLOTTO

Le cose che mi accingo a scrivere mi girano per la testa da molto tempo, ma lo spunto per metterle per iscritto e farne un post mi è venuto da una citazione inviatami da un’amica:

Ci si può forse domandare se sia giusto dedicare studi approfonditi, e tutto il tempo e l’energia che questi comportano, a una ridicola farsa come i Protocolli, e a figure oscure come il romanziere da strapazzo Herman Goedsche, l’impostore da quattro soldi Osman-Bey, il mezzo pazzo pseudo mistico Sergej Nilus e altri personaggi della stessa risma. Eppure è un grave errore supporre che i soli scrittori che contino siano quelli che la gente colta può prendere sul serio nei suoi momenti di maggiore equilibrio. Esiste un mondo sotterraneo in cui fantasticherie patologiche camuffate  da idee vengono agitate da imbroglioni e fanatici semicolti a beneficio degli ignoranti e dei superstiziosi. Ci sono momenti in cui questo mondo emerge dagli abissi  e subito affascina, conquista e domina moltitudini di persone di solito equilibrate e responsabili, che di conseguenza perdono il loro equilibrio e il loro senso di responsabilità. E di tanto in tanto succede che questo mondo  sotterraneo diventi un potere politico e cambi il corso della storia. E’ un fatto incontestabile che gli eccentrici dimenticati descritti nella prima metà di questo libro costruirono il mito che, dopo molti anni, i capi di una grande nazione  europea avrebbero usato come una licenza di genocidio.  (Norman Cohn, Licenza per un genocidio).

E il pensiero corre, spontaneamente, alla Germania, 1918: la Germania, la grande Germania, il Paese guerriero per eccellenza, il Paese abituato a vincere e stravincere, ha perso la guerra. Nessuno avrebbe mai immaginato che potesse succedere, eppure è successo. Come se non bastasse, ci sono i francesi, nazione tignosa e vendicativa che ancora non ha dimenticato il 1870, quando erano partiti al grido di “A Berlino! A Berlino” e una settimana dopo i prussiani erano a Parigi. Le condizioni di pace sono le più spaventose mai viste, almeno nella storia moderna, le riparazioni di guerra così astronomiche da distruggere praticamente la Germania, l’inflazione non ha limiti, il marco è polverizzato, un uovo arriva a costare un miliardo di marchi ma solo se lo compri subito, perché fra un’ora ne costerà due. Miseria, fame, fallimenti, suicidi, disgregamento della società… Come è possibile che sia successo tutto questo? La spiegazione in realtà è molto semplice: sono stati gli ebrei. Loro hanno tradito, loro hanno venduto la patria al nemico, come altro sarebbe potuto succedere, altrimenti, che i tedeschi – quelli veri, quelli puri – venissero sconfitti in guerra? Umiliati in questo modo? Ridotti sul lastrico? Impensabile. Inimmaginabile. Gli ebrei sono stati.
E l’idea è talmente affascinante, e soprattutto confortante e rassicurante (non è stata colpa nostra!) che l’intero Paese se ne lascia sedurre: loro ci hanno fatto perdere la guerra, loro ci hanno ridotti in miseria, loro hanno messo in ginocchio un intero stato. Loro sono la serpe che ci siamo allevati in seno e che dobbiamo estirpare, se vogliamo sopravvivere. Come sia poi andata a finire, non ho bisogno di ricordarlo.
Passano pochi decenni, e a rifare il giochetto – con le stesse vittime (perché di giochetti analoghi ce ne sono stati diversi, da quelle parti), ma con una categoria particolare di quelle vittime – provvederà Stalin, con il complotto dei medici ebrei. Un po’ per liberarsi di Berija, diventato troppo potente, o almeno ridimensionarlo, accusando l’apparato di sicurezza di negligenza, un po’ per rinfocolare l’antisemitismo – che un po’ di antisemitismo viene sempre buono per indirizzare il malcontento di un popolo oppresso e affamato – dà vita al “complotto dei medici ebrei”, accusati di avere organizzato un complotto finalizzato ad assassinare le più alte cariche del partito, dello stato e dell’esercito per mezzo di metodi di cura notoriamente sbagliati. Immediatamente sono partiti gli arresti, istantaneamente seguiti dalle “confessioni” ottenute mediante la tortura. E nonostante questi giochi infami perseguiti con metodi infami fossero in uso da ormai tre decenni e quindi ben conosciuti, l’intera Unione Sovietica ci ha creduto, l’intera Unione Sovietica è rimasta inorridita di fronte alle “prove” della criminale perfidia giudaica, e grandi sono stati lo stupore e lo sgomento quando, all’indomani della morte di Stalin, i medici ebrei sono stati frettolosamente scarcerati e la verità sulla loro totale innocenza ed estraneità a qualunque complotto è stata rivelata.
Questo complotto è passato alla storia col nome di “complotto dei camici bianchi” (teniamola a mente, questa espressione). E con questo veniamo ai giorni nostri – e parlo naturalmente di covid e dintorni. La prima accusa delirante che ho sentito è stata: siamo troppi, hanno inventato un virus apposta per sfoltirci; idea semplicemente ridicola, ma che ha affascinato e conquistato non pochi.
La seconda: li intubano e muoiono tutti, li intubano apposta per ucciderli. Ora, da sempre le consuete influenze stagionali possono attaccare i polmoni e provocano, soprattutto in persone anziane e con patologie predisponenti, difficoltà respiratorie. Che cosa si fa con una persona che non ce la fa a respirare da sola? Si intuba. Anch’io, come tutti, sono stata regolarmente intubata tutte le volte che ho subito un intervento in anestesia generale perché in quello stato non si è capaci di respirazione autonoma. I primi pazienti covid sono stati intubati, molto semplicemente, perché era la cosa più logica da fare, quella che si è sempre fatta e che ha sempre funzionato. E proprio il fatto che in questo caso non funzionasse ha fatto capire ai rianimatori che si trovavano di fronte a qualcosa di diverso, che quelle polmoniti non erano le consuete polmoniti a cui da sempre erano abituati, e hanno cominciato a cercare di capire meglio che cosa fosse questa malattia. La spiegazione è molto semplice, logica, razionale, ma quella arzigogolata ha affascinato e conquistato non pochi.
La terza: tachipirina e vigile attesa. Il covid è una patologia che provoca infiammazione, e per affrontare un’infiammazione la soluzione migliore è la tachipirina, lo sanno tutti. Facendo attenzione a come procede la cosa (“vigile attesa”), perché se l’infiammazione non diminuisce bisogna andare al pronto soccorso. Quindi le indicazioni date erano assolutamente logiche e giuste. Folle è stato mantenerle quando è emerso chiaramente che con questa patologia, ormai riconosciuta come diversa da quelle note, non era la cosa giusta da fare, ma nel momento in cui queste direttive sono state date, erano le più logiche. Naturalmente la stupidità, l’ignoranza e l’incompetenza di tutta la marmaglia che ha guidato la sanità in questi due anni e rotti non sono dati da poter mettere in discussione, ma questo ci porta anche, automaticamente, ad escludere che questa gente possa essere in grado di macchinare in intrigo che porti intenzionalmente a far morire i vecchi per non dovergli pagare la pensione, e tuttavia quella sorta di pensiero magico che si astrae dalla realtà, al pari di terrapiattismo scie chimiche memoria dell’acqua agricoltura biodinamica energizzazione intrugli vari che curano ogni sorta di malattie dal raffreddore al cancro alla cirrosi epatica nuovo ordine mondiale eccetera eccetera ha affascinato e conquistato non pochi, persone non di rado di grande cultura e grande intelligenza, ma dalla personalità evidentemente fragile e predisposta (così come il mio povero cugino, evidentemente già fragile e predisposto di suo, messo a terra da un lutto famigliare particolarmente drammatico e traumatico, si è lasciato affascinare, conquistare, in una parola: adescare, da una banda di “arancioni”. Adesso fa di mestiere il guaritore – guarisce con le “energie sottili” – è assolutamente sicuro che il mestiere dei medici consiste nel fare ammalare le persone e che tutte le medicine siano studiate per fare ammalare e che la cura per il cancro – un’erba di cui ha pubblicato la foto su FB – che funziona al 90%, esiste da decenni ma BigPharma non vuole che si sappia, e che a 56 anni, per sapere se il giorno dopo può o no accompagnare da qualche parte mia zia, novantacinquenne, semicieca e in sedia a rotelle, deve aspettare le dieci di sera, quando i suoi “capi” gli telefonano per dirgli che cosa dovrà fare, dove e in che orario, in modo che non possa mai decidere autonomamente i propri movimenti neanche con 24 ore di anticipo). Non a caso, a proposito del libro da cui ho riportato la citazione all’inizio di questo post, è reperibile su Amazon un libro pubblicato mezzo anno fa intitolato I Protocolli di Sion e il Nuovo Ordine Mondiale: Si compie il Piano di dominio del 1905, e fra le recensioni dei lettori  se ne trovano (non molte) come queste: “La prima parte è degna di lettura… Poi si perde in argomentazioni che non condivido, ufo, rettiliani, pianeta terra come ologramma… Delusione totale…” “Questo libro è un falso storico costruito ad arte dalla polizia segreta zarista in funzione antiebraica per giustificarne le persecuzioni. AMAZON deve vergognarsi di vendere libri come questi che la pongono in complicità con l’antisemitismo.” ma anche “Un libro che si apre la verità” (e stendiamo un velo pietoso sulla competenza linguistica) e altre di aperto apprezzamento, più articolate e argomentate. È l’indubbio fascino del sentirsi dalla parte dei migliori, dei più furbi, di quelli che hanno capito tutto a differenza dei pecoroni che non hanno capito niente e si accodano docili all’ordine del padrone, il fascino del sentirsi quelli diversi, quelli che vanno controcorrente (e chissà se si accorgeranno di quanto è affollata quella loro corrente-controcorrente), gli eroi che sfidano i poteri forti.
Tralascio di fare un’analisi analoga a quella sopra di tutto ciò che si è sviluppato intorno alla questione dei vaccini, perché non mi basterebbe una settimana per farlo approfonditamente, e comunque se ne è già parlato a sufficienza in questo blog e altrove, e ritorno invece a Stalin e al suo “complotto dei camici bianchi”. Ci avete fatto caso? Sempre più spesso, di nuovo, quando gli affascinati e conquistati dalle peggiori – e più ridicolmente menzognere – teorie complottiste fanno riferimento ai medici che praticano o consigliano i vaccini, non li chiamano medici bensì “camici bianchi”: la categoria identificata tramite la propria uniforme, come le camicie nere di Mussolini, le camicie brune di Röhm, le croci frecciate di Ferenc Szálasi: il male metonimicamente rappresentato, togliendo personalità e identità a chi dentro quella divisa opera, non più un essere umano, non più una mente con le sue scelte, ma unicamente un marchio. E ora per favore guardate questo video, guardatelo prima di continuare a leggere

Mi è stato inviato, con l’accattivante titolo: “Svegliatevi bambini!!!”La bambina da svegliare ero chiaramente io, tramite la rivelazione della verità che da sola non ero capace di vedere. Quella che segue è la mia interpretazione del video.
Non c’è ombra di dubbio che la signora padroneggi da maestra l’arte dell’ipnosi – ossia della manipolazione della mente (un po’ meno la lingua italiana, e meno ancora la storia, ma tralasciamo pure questi dettagli): occhi puntati fissi su di te, discorso ciclico che torna sempre, ipnoticamente, al punto di partenza per poi ripartire per un altro cerchio, ripetizione continua, ipnotizzante, per ben dieci volte, delle parole-mantra “ipnosi di massa” più un’altra mezza dozzina di ipnosi senza massa, con la voce che su quelle parole vibra, spingendotele dentro la testa, il focus che si restringe sempre di più fino a inchiodarti a un unico punto: sei vittima di un’ipnosi di massa. Un gioco esattamente speculare a quello del governo. Con la differenza che quelli sono dei cialtroni dilettanti, e la maggior parte degli italiani si rendono perfettamente conto delle balle che raccontano, del numero dei morti gonfiato, dei provvedimenti che ben poco hanno a che fare col contenimento del contagio – quando non sono addirittura controproducenti -, delle pesanti violazioni della costituzione eccetera. Questa tizia invece, esattamente come tutti gli altri che fanno questo genere di giochetti, è una professionista esperta, e nell’ipnosi esercitata da lei ne cascano molti di più, e ben pochi si rendono conto della ben più raffinata manipolazione della mente che subiscono (l’ha detto lei: quando sei vittima dell’ipnosi non te ne accorgi, addirittura lo neghi se qualcuno te lo fa notare). Una frase poi salta proprio agli occhi – per lo meno agli occhi di chi non si lascia catturare dalla “magia” dell’ipnosi, e conserva la capacità di vedere e ascoltare, e soprattutto di pensare con la propria testa: “la materia dell’ipnosi (quella eriksoniana, per il bene delle persone)”: le stesse, identiche, parole, citate da lei stessa, di quelli che impongono la clausura, e le mascherine anche all’aperto, e hanno messo in ginocchio l’economia, e hanno distrutto la vita sociale vietando addirittura alle persone di abbracciarsi e darsi la mano: lo fanno per il bene delle persone! Usano le parole del nemico per fare lo stesso identico gioco dalla sponda opposta, vi ipnotizziamo per il vostro bene, noi perseguiamo unicamente il bene del paziente – e va da sé che lo decidiamo noi, quale sia il suo bene. E c’è un sacco di gente che non se ne accorge e si beve tutto questo come acqua fresca, grata di essere stata illuminata! “Il video parla di molte cose”, mi ha detto la persona che me l’ha inviato: falso. Il video parla di una cosa sola: l’ipnosi di massa di cui vuole convincerci che saremmo vittime da parte del Grande Fratello. Tutto il resto ha la stessa funzione delle spezie forti su una carne un po’ troppo vecchia per mascherare l’odore e il sapore che cominciano a sentire di marcio, la stessa funzione delle parole del prestigiatore che invita a guardare la sua mano destra, a guardare la sua mano sinistra per impedirvi di guardare là dove il trucco sta venendo effettuato: serve a distrarre. Chi è predisposto a lasciarsi ipnotizzare è convinto che parli di quelle altre cose, delle dittature, delle azioni del governo, del fatto che la questione non è solo vaccino e, cosa tipica dell’ipnosi che funziona, non si rende conto di essere ipnotizzato, non si rende conto di stare reagendo a comando, non si rende conto che sta vedendo unicamente quello che lei, al pari del prestigiatore, vuole che veda.

In conclusione, questa gente – e sono tanti, ma veramente tanti tanti, e molto molto rumorosi, nonostante il loro continuo frignare che non li lasciano parlare e che vengono censurati a manetta, e fortemente invadenti e aggressivi nei confronti delle scelte diverse dalle loro – sta praticando un autentico terrorismo, uguale e contrario a quello del governo. Con la differenza che le balle del governo c’è sempre meno gente che se le beve, mentre le loro – che al confronto quelle del governo sono palline da ping pong vicino a palloni da calcio – quelli della confraternita se le bevono tutti. E fanno paura.

barbara

LA BUFFONATA DEI POSITIVI

“I nuovi positivi di oggi sono xyz, 10.000 più di ieri”.
Prima buffonata: non sono “nuovi” positivi, o almeno non lo puoi sapere, quelli sono semplicemente i positivi scoperti oggi: possono essersi positivizzati un’ora fa, due giorni fa, due settimane fa, TU NON LO SAI.
Seconda buffonata: fra quelli che oggi hai calcolato come nuovi positivi, ci sono quelli che erano positivi al controllo precedente e che lo sono ancora a quello di oggi, quindi il numero del totale di “casi” che mi proponi NON corrisponde al numero di persone controllate e trovate positive.
Terza buffonata: dato che non fai sessanta milioni di tamponi al giorno, non abbiamo la più pallida idea, né tu né io, di quante persone positive ci siano in Italia in questo momento: quindi a chi serve sapere quante ne hai trovate tu? Che cosa ce ne facciamo dei tuoi numeri?
Quarta buffonata: se mi sono positivizzata oggi, ho tot% di probabilità di contagiare se non sono vaccinata, tot-30% se lo sono (le cifre le sparo a caso: quello che mi interessa è il ragionamento); se mi sono positivizzata dieci giorni fa le probabilità scendono rispettivamente a tot-20% e tot-50%; se mi sono positivizzata venti giorni fa siamo a tot-70% e tot-95% (mi riferisco a persone positive senza sintomi). Ma siccome nessuno sa quando mi sia positivizzata, non c’è modo di sapere se e quanto io possa essere pericolosa per gli altri in questo momento e, quindi, se le misure che mi vengono imposte siano adeguate, o eccessive, o insufficienti.

QUINDI: dato che in questo momento in Italia potrebbero benissimo esserci dieci o quindici o venti milioni di persone positive in circolazione (no, non vale il discorso che se hai trovato positive il 10% di quelle che hai controllato, i positivi totali possono essere al massimo 6 milioni: tu hai controllato per lo più le persone con sintomi, i loro contatti stretti, i conviventi di quelli trovati positivi a un controllo casuale, i compagni di classe di uno che si è ammalato eccetera, ossia persone fra cui c’è una probabilità di trovare positivi molto maggiore che nella media della popolazione, quindi i positivi nella popolazione totale sono sicuramente molti di più del 10%, aggiungendo che tu conti quelli di quel determinato giorno, ma i positivi restano tali per diversi giorni e quindi si sommano a quelli trovati nei giorni precedenti e successivi) – in circolazione perché perfettamente sane – quale sarebbe il vantaggio di mettere in quarantena le 50.000 – altrettanto sane – che avete trovato voi? Se lasciate circolare anche quelle, cambia la situazione sanitaria in Italia?
Questo è il motivo per cui tutte le volte che, nei mesi scorsi, ho avuto un raffreddore o attacchi di tosse, mi sono ben guardata dall’andare a fare un tampone per verificare qualcosa su cui non nutro la minima curiosità: mi sono risparmiata un fastidio, mi sono risparmiata una spesa, e il risultato è lo stesso. Adesso a fine mese dovrò per forza farne uno perché devo affrontare un intervento chirurgico (e incrociamo le dita per il risultato), ma mai e poi mai ne farei uno di mia iniziativa, solo per lo sfizio di sapere se sono positiva o no, e andare a incrementare la quotidiana tabella del terrore. Anche se non ho mai portato mascherine all’aperto, non ho mai rispettato il coprifuoco, non ho mai, in tutti interi questi due anni, usato un igienizzante per le mani, non ho mai smesso di dare la mano e abbracciare gli amici, anche così, di favori a questo governo di merda ne ho già fatti anche troppi, e col piffero che gliene faccio degli altri.

barbara