E LA SETTIMANA PROSSIMA TUTTI A GINEVRA!

Il 29 giugno teniamoci liberi, c’è da difendere Israele. A Ginevra

ANTEFATTO:

COMMISSIONE “SCHABAS”
È una commissione istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, ed è chiamata così dal nome della persona a cui era stata affidata la conduzione della commissione: il giurista canadese William Schabas.
La Commissione aveva già tutte le premesse per diventare una nuova “Commissione Goldstone” (la commissione che “indagò” sui “crimini” commessi da Israele durante l’operazione a Gaza “Piombo Fuso” a cavallo fra 2008 e 2009).
Questa commissione, invece, è stata incaricata di “indagare” sui “crimini” commessi da Israele durante l’operazione a Gaza “Margine di Protezione” dell’estate 2014. Una commissione creata ad hoc su pressione della solita maggioranza automatica anti-israeliana al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, con delle tesi e dei verdetti già scritti e precostituiti, in cerca solo di legittimarli internazionalmente sotto la veste di “report” di una commissione d’inchiesta.
Solo che Goldstone aspettò molto tempo dopo l’uscita del rapporto da lui firmato, per “disconoscerlo” e ammettere che non era stato obiettivo e neutrale. Schabas, invece, si è dimesso ancora prima di iniziare, lo scorso febbraio, per delle accuse di parzialità (a sfavore di Israele, ovviamente) nei suoi confronti, dopo le notizie emerse su alcune sue passate consulenze (quindi a pagamento) per conto dell’OLP!
Lo Stato d’Israele ha deciso di non partecipare ai lavori della Commissione, proprio per la sua palese parzialità e per le sue conclusioni già precostituite; di contro ha condotto nei mesi scorsi indagini e inchieste interne autonome, pubblicando, alla fine, risultati e conclusioni che portano alla luce i veri crimini commessi invece da Hamas.
Ovviamente, la Commissione d’inchiesta dell’ONU è andata avanti lo stesso, anche senza Schabas, e adesso, a fine mese, sarà presentato il suo rapporto finale, a Ginevra, alla sede del Consiglio per i diritti umani dell’ONU.

INIZIATIVA:

Si sta organizzando una manifestazione di sostegno a favore di Israele, per quel giorno, il 29 giugno prossimo, davanti alla sede del Consiglio per i diritti umani dell’ONU a Ginevra.
Vari gruppi si stanno organizzando già localmente, in Svizzera, e si sta verificando la possibilità di organizzare anche dei gruppi di sostenitori provenienti dalle regioni limitrofe di Francia e Italia.
Vi saranno due punti di partenza per l’Italia: Torino e Milano. La manifestazione è prevista a Ginevra per le ore 11.00 in tarda mattinata. La partenza da Milano e Torino, in pullman, è prevista intorno alle ore 8:00 di mattina. Il rientro in Italia è previsto in giornata stessa, dopo la conclusione della manifestazione.
Le spese di viaggio con il pullman da Milano e Torino (andata e ritorno) sono coperte. Sarà fornito anche un pranzo al sacco.

PER PRENOTAZIONI GRATUITE SUI PULLMAN DA MILANO: SCRIVERE A eyal-m@amicidisraele.org LASCIANDO IL PROPRIO NUMERO DI CELLULARE.

PER PRENOTAZIONI GRATUITE SUI PULLMAN DA TORINO: SCRIVERE A segreamar@gmail.com LASCIANDO IL PROPRIO NUMERO DI CELLULARE.

Eyal Mizrahi – Presidente ADI e responsabile del movimento sionista Over The Rainbow Italy

Per quei quattro gatti che ancora non fossero stati raggiunti dall’informazione. Io, naturalmente, ci sarò.

barbara

DUE PAROLE SULLA MORTE DI SIMONE CAMILLI

La morte del giovane fotoreporter pitiglianese è sconvolgente, ma è indicativa del modo in cui Hamas conduce la guerra

di UMBERTO MINOPOLI

Media italiani, fate bene a nascondere dietro la retorica la morte del nostro giovane connazionale. Dovreste porvi altrimenti delle domande. E sarebbero imbarazzanti per voi. State cantando da tempo la tragedia di Gaza con il metro logoro del racconto epico della lotta tra Davide e Golia. Vi state assumendo la responsabilità di trattare quelle strade polverose e minate di Gaza come un normale teatro di guerra. Dove mandate a rischiare la vita giovani cronisti a cui fate credere di fare un lavoro eroico. E invece voi, direttori di giornali, di TV, di struttura associate di stampa, state facendo solo un lavoro sporco. Sì, sporco. Perché vi state prestando, senza battere ciglio, all’idea insopportabile della guerra, della vita e della morte di una banda di terroristi. Perché quel nostro cronista era lì? Cosa c’è da comunicare nel disinnesco di una bomba? E perché non farlo da lontano, come sempre si fa in questi casi? Non diteci balle: non era un’azione di guerra da riprendere. Era un’operazione di sminamento normalissima dappertutto e che si svolge dappertutto osservando banalissime regole di sicurezza. La prima? Sul posto ci stanno solo gli artificieri. Invece a Gaza una pericolosissima ma ordinaria azione di sminamento si svolge sotto telecamere e taccuini. Pazzesco! Perché quello che è normalissima regola dappertutto, non lo è a Gaza? Perché solo a Gaza governanti assatanati e terroristi concepiscono la guerra come spettacolo di propaganda. E misurano la vittoria in termini di numero di vittime civili della propria gente. Questa è Hamas. Per loro il teatro di guerra devono essere case, ospedali, scuole. Per loro le scene di guerra, anche uno sminamento, vanno amplificate con video e servizi che emozionino il mondo perché mettono davanti le vittime civili, le case distrutte, le bombe inesplose nei cortili. Tutto da riprendere con foto e video per emozionare. Hamas ha ideato, a tavolino, una guerra che deve svolgersi non in campo aperto o intorno ad obiettivi militari come avviene nella terribile convenzione della guerra. Ed esponendo “al minimo” i civili, dandosi cioè regole di ingaggio che espongano al minimo i civili (compresa la regola di allontanare giornalisti e curiosi durante azioni di sminamento). No! Hamas concepisce la guerra come spettacolo della morte dei civili. Ha trasformato strade, scuole, ospedali nel teatro di guerra. Ha inventato gli scudi umani, i soldati-bambino. Costringe la gente durante gli attacchi a stare sotto le bombe. Ha costruito centinaia di canali per colpire Israele ma non li usa come rifugio per i civili ma, solo, per i capi terroristi. Hamas massimizza il rischio per i civili perché concepisce l’esibizione di morti civili come successo militare: perché così mostrifica l’avversario e punta ad isolarlo confidando sull’emozione del mondo per le vittime civili. Perché non figurano mai combattenti di Hamas tra i morti palestinesi? Perché gli israeliani morti sono solo soldati e i palestinesi solo civili? Primo: perché Hamas trucca i dati per emozionare il mondo. Secondo: perché Hamas ha trasformato la popolazione civile in combattenti ma indifesi. Solo esponendoli allo spettacolo della morte. Perché quella è la guerra per Hamas. E i morti civili sono il suo trofeo. E i media internazionali consentono tutto questo. Tacciono la denuncia dei metodi di Hamas. Titillano questa concezione bestiale, primitiva, odiosa della guerra-spettacolo e del sacrificio ricercato dei civili. Tacciono perché lo spettacolo è anche il loro scopo. Loro non dovrebbero solo raccontare e filmare. Dovrebbero contribuire a denunciare la miserabile concezione della guerra, della vita e della morte che hanno i terroristi. Per contribuire ad isolarli. E a perdere. Invece se li fanno amici per raccontare lo spettacolo. Ignobile. E per niente eroico. Continuate pure a criticare Israele, se vi aggrada, ma fate il vostro dovere e dite la verità su Hamas.

Poi, tra l’altro, viene fuori che

Sulla Stampa online di ieri [13.08, ndb]: “Per le prime versioni locali l’ordigno era una bomba inesplosa di un F-16 israeliano, ma altri testimoni locali hanno precisato che si trattava di un barile di esplosivo TNT adoperato da Hamas come trappola per i tank israeliani. Secondo quest’ultima versione, la polizia di Gaza voleva recuperare l’esplosivo impegnato nella trappola anti-tank ma qualcosa è andato storto e vi è stata la violenta esplosione. Quattro ingegneri sono rimasti uccisi assieme a Camilli e Abu Afash mentre il fotografo dell’Ap Hatem Moussa ha subito gravi ferite.”

E quando è sfumata la possibilità di incolpare, almeno indirettamente, Israele, la notizia è più o meno scomparsa. Comunque, bomba israeliana o tritolo palestinese che fosse, la sostanza di quanto contenuto nell’articolo non cambia. La zona in cui vivo io, durante la prima guerra mondiale era tutta prima linea, e fino a pochi anni fa si continuavano a trovare bombe inesplose. In quei casi il sabato l’intera popolazione nel raggio di almeno due chilometri veniva avvertita che la domenica mattina avrebbero dovuto evacuare l’area fino al completamento delle operazioni. Due chilometri. Perché quelli che dovevano intervenire erano artificieri esperti, che di errori non ne commettevano, ma quando si maneggiano esplosivi od oggetti potenzialmente esplosivi, non si lasciano estranei nei paraggi. D’altra parte qui abbiamo a che fare con gente che, per i motivi chiaramente esposti nell’articolo, lascia gli esplosivi a mezzo metro dalla culla dei figli
esplosivo-culla
e, in previsione di un bombardamento israeliano, piazzano sui tetti i propri civili, bambini compresi.
scudi umani
Come stupirsi se per la causa sono pronti a sacrificare a cuor leggero qualche giornalista, così come era accaduto, dodici anni e mezzo fa, a Raffaele Ciriello? CIRIELLO 

barbara

ECCO, ADESSO È TUTTO CHIARO

Roma, 31 lug. – (Adnkronos) – «L’attacco della notte del 29 luglio contro una scuola elementare della Striscia di Gaza, che ha causato almeno 20 morti e decine di feriti, può costituire un crimine di guerra e dev’essere oggetto di un’indagine indipendente». Lo sostiene Amnesty International.
[…]
«Se l’attacco alla scuola fosse il risultato dell’azione dell’artiglieria israeliane, si tratterebbe di un attacco indiscriminato e come tale di un crimine di guerra – denuncia Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty – L’artiglieria non dovrebbe mai essere usata contro obiettivi situati in zone densamente abitate […]

Perfetto. Se invece fosse il risultato dell’azione dell’artiglieria palestinese, NON si tratterebbe di un attacco indiscriminato e NON vi sarebbe alcun crimine di guerra. Lo dice chiaramente il direttore stesso.

barbara

FORTUNA CHE ALMENO CI SONO GLI INDIANI

a mostrarci quello che i nostri mass media non hanno il coraggio di far vedere.

E qui trovate la spiegazione del perché sparano da in mezzo alla gente (qui l’originale).

barbara

AGGIORNAMENTO: anche a France 24 qualcuno finalmente si ricorda di che cosa significa fare il giornalista

NEL CASO VI INTERESSASSE SAPERE PERCHÉ GLI ISRAELIANI “BOMBARDANO GLI OSPEDALI”

potete farvene un’idea andando a guardare questo.
Qui invece potete vedere l’accurata documentazione di un altro orrendissimo crimine sionista.
E che non vi venga in mente di dire che l’Onu è faziosa
Onu faziosa
L’Onu è buona e santa, e guarda ciò che è giusto guardare
hamas-war-crimes
E la sproporzione, comunque, c’è
sproporzione
barbara

AGGIORNAMENTO
E se quelli sono gli ospedali, queste sono le scuole
lanciarazzi
Quanto al numero dei morti

HANNA GREENFIELD: L’EROINA DELLA STORIA DELL’OLOCAUSTO

Prof. Livia Bitton-Jackson

Il 16 agosto 1943 le SS deportarono gli ebrei del ghetto di Bialystok al campo di sterminio di Treblinka. Per qualche ragione sconosciuta 1.196 bambini furono strappati dalle braccia dei loro genitori e trasferiti nel ghetto di Terezin in Cecoslovacchia. “La storia di questi bambini è stato oggetto della mia ricerca negli ultimi 50 anni,” ha scritto la ricercatrice ed editore, Hannah Greenfield.
Ma il campo delle ricerche di Hannah Greenfield include molti altri aspetti dell’Olocausto – uno straziante arazzo di eventi, persone e dolore. Hannah Greenfield, nata Hannah Lustigova, era parte integrante, l’anima stessa, del soggetto che lei indagava.
A differenza di altri sopravvissuti, molti dei quali rifiutano di affrontare il doloroso compito di ricordare, Hannah ha coraggiosamente sondato i più angoscianti recessi della memoria e li ha registrati per le generazioni future. Hannah credeva che si debbano studiare i mali del passato, in modo da non ripeterli. Era un’educatrice per eccellenza, impegnata in molti diversi aspetti dell’educazione, non solo scrivendo.
Hannah Greenfield era un membro del Consiglio del Museo del Ghetto di Terezin, dove un programma da lei istituito per insegnare ai bambini cechi la tolleranza ed educarli sull’Olocausto, è stato utilizzato con migliaia di giovani ogni anno. Come fondatrice del fondo Greenfield Hana, la sua attività si è estesa in numerosi campi di ricerca. Sue pubblicazioni sono apparse in molte lingue, tra cui: ebraico, polacco, francese, yiddish, inglese, tedesco e ceco. Il suo originale studio sul destino dei bambini di Bialystock fu pubblicato per la prima volta in Inghilterra alla conferenza dell’Università di Oxford del 1988 con i titoli: “Assassinio a Yom Kippur,” “Documenti” e “Scambio e rapina”, pubblicati poi nel suo libro di memorie, “Frammenti di memoria da Kolin a Gerusalemme” (Gefen Jerusalem 1998; edizione riveduta, 2006). Lei e suo marito Murray Greenfield sono stati co-fondatori della casa editrice Gefen.
Nata a Kolin, Cecoslovacchia, Hanko Lustigova era giovane quando per la prima volta si trovò esposta a terribili avvenimenti. Quando il governatore nazista dei territori occupati di Boemia e Moravia, Reinhard Heydrich, venne assassinato nel maggio 1942, ci fu un’ondata di brutali rappresaglie. Molti cechi furono rastrellati e fucilati e l’intero villaggio di Lidice fu cancellato dalla carta geografica.
Ma un crimine di guerra commesso sulla scia dell’assassinio è meno conosciuto. Il 10 giugno 1942, fu emanato l’ordine di uccidere 1.000 ebrei. Tuttavia, poiché il trasporto era stato organizzato in fretta, vennero messe sul treno 1050 persone. Dato che l’efficienza tedesca era quella che era, 50 persone furono fatte scendere dal treno, fra cui Hannah, la madre e la sorella. Loro e gli altri 47 furono fatti marciare per tre chilometri fino al ghetto di Terezin; degli occupanti del treno non si seppe più nulla.
A Terezin la madre di Hannah lavorò come infermiera in una casa per bambini. Amava i bambini e sentiva un profondo bisogno di prendersi cura di loro. E così accadde che alla vigilia di Yom Kippur, il 7 ottobre 1943, fu tra i 53 medici e infermieri che accompagnarono i 1.196 bambini dal ghetto di Bialystok e dal ghetto di Terezin alle camere a gas di Auschwitz.
Sei mesi più tardi, Hannah fu deportata ad Auschwitz, impreparata all’orrore che la accolse lì. Quando  chiese cosa ne fosse stato dei trasporti arrivati prima di lei, ricevette la risposta classica: “Su per il camino”. La risposta l’ha spinta a dedicare il resto della sua vita a cercare e registrare l’orrore della storia dell’Olocausto.
Hannah è scomparsa quest’anno il 27 gennaio a Tel Aviv dopo una lunga malattia.
Yehi zichrah baruch. (Qui, traduzione mia)
Greenfield
barbara

CRIMINI DI GUERRA

Sottotitolo: QUELLO CHE TUTTI DOVREBBERO SAPERE

Il libro espone ed esamina le norme che regolano, o dovrebbero regolare, i conflitti sia internazionali che interni, stabilite dalle convenzioni di Ginevra e dell’Aia, e mostra numerosi esempi di gravi violazioni di tali norme, ossia di crimini di guerra o di crimini contro l’umanità. Alla voce “Conflitto arabo-israeliano” apprendiamo che fra gli stati della terra non ce n’è uno infame quanto Israele: termini come orrori, massacri, atrocità ricorrono con una frequenza che non si riscontra per nessun altro stato, Cambogia e Ruanda compresi. Scopriamo che l’uso della tortura è “pratica sistematica” negli interrogatori; impariamo che nella guerra del ‘48 anche gli arabi si sono macchiati di atrocità, ma solo tre volte in tutto, e due su tre sono state in risposta alle atrocità commesse dagli ebrei (notare, non israeliani: ebrei!). Alla voce “Esecuzioni extragiudiziarie” due esempi: il massacro di circa 2800 vietnamiti ad opera dei vietcong nell’offensiva del Tet, in gran parte civili innocenti, donne e bambini, e l’eliminazione, ad opera dei servizi segreti israeliani, di un terrorista palestinese, fatta poi passare per uccisione in un conflitto a fuoco (ci sono le prove che dal conflitto a fuoco in realtà il terrorista era uscito vivo). I due episodi sono presentati in modo tale da apparire della stessa gravità (una differenza però, fra i due episodi c’è: la dichiarata simpatia che ispira il terrorista che, sconfitto e divenuto vittima, viene percepito in tutta la sua dolente umanità; simpatia che i duemilaottocento civili vietnamiti non sembrano invece suscitare affatto. O almeno non così tanta da far sentire il bisogno di esternarla). E non c’è praticamente capitolo in cui Israele non compaia: dagli attacchi indiscriminati contro obiettivi civili (le postazioni degli hezbollah – e il fatto che Israele avverta sempre prima di colpire, naturalmente, è un’aggravante: dimostra infatti che non si tratta di errori o incidenti ma di attacchi premeditati) alla deportazione; dalla distruzione alle punizioni collettive, al bombardamento a tappeto, alla detenzione illegale (ai detenuti amministrativi non viene MAI notificata l’imputazione, non viene MAI concesso il diritto alla difesa, NESSUNO ha mai avuto un processo con i presupposti minimi per poter essere definito anche solo vagamente equo, spesso il processo non c’è affatto e loro restano in carcere per anni e anni senza sapere perché), alla violazione degli ospedali… e potrei continuare fino a domani. A parte lo stupro etnico*, mi pare proprio che non ci sia un solo crimine di cui Israele non venga accusato. Viene spiegato che Israele invoca le eccezioni ammesse dalle stesse convenzioni nei casi di emergenza, ma naturalmente le invoca a sproposito: quando mai Israele si è trovato in una situazione di emergenza? C’è anche un paragrafo dedicato a un episodio di terrorismo palestinese: mezza pagina, su quattrocento. Credo che ogni commento sia superfluo.

* Come qualcuno ha saggiamente spiegato, i soldati israeliani non si dedicano allo stupro etnico perché, nel loro sconfinato razzismo, gli fa schifo scopare le donne di altre razze in generale, e le palestinesi in particolare.

Il libro non è recente. Ne posto adesso la recensione perché non l’avevo conservata, e solo adesso ne ho ripescata la pubblicazione.

Roy Gutman – David Rieff, Crimini di guerra, Contrasto internazionale

barbara