E ANCHE DEBORAH FAIT PER L’ENNESIMA VOLTA

è stata messa in castigo da facebook. Il crimine? Questo:
sono musulmano
Eh sì, stavolta è stata proprio cattiva cattiva cattiva. Epperò, nonostante la sua immensa cattiveria nonché giudaica perfidia, quelli di facebook invece sono stati smisuratamente buoni: invece del solito mese di sospensione le hanno fatto lo sconto e le hanno dato solo ventinove giorni.

PS: ma ve lo immaginate se oggi…

barbara

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AMOS OZ 3

Per cominciare bene l’anno e perché non si creda che si siano perse le buone abitudini

Amos Oz, il talento e l’utopia

Non andavo d’accordo con Amos Oz, gli scrissi varie volte e lui mi rispose sempre, da quell’ uomo educato che era. Era convinto di poter fare la pace con gli arabi palestinesi e si illudeva talmente tanto da mentire a se stesso. Una delle sue risposte alle mie contestazioni fu “La penso come te ma dobbiamo cercare in tutti i modi di arrivare alla pace”. A quale pace pensasse è un mistero, dopo tutte le esperienze tragiche vissute con i palestinesi. Era un uomo leggero e sorridente, credeva nell’umorismo, come disse durante un’intervista con Fabio Fazio in occasione della presentazione del suo romanzo “Giuda”, credeva che dare una pillola quotidiana di Sense of Humor ai fanatici avrebbe sconfitto il terrorismo. Un illuso, un sognatore che, forse senza rendersene conto, diede ai filoarabi di tutto il mondo la scusa per odiare quell’Israele che non seguiva i suoi consigli di pace a tutti i costi, anche di fronte all’annientamento. Lui era l’ebreo buono, tutti gli altri, quelli che volevano difendere Israele tutto intero, erano gli ebrei cattivi. Fu molto criticato, anche da me, quando mandò al terrorista ergastolano Marwan Barghouti, il suo libro “Una storia di amore e di tenebra”, fu accusato di tradimento e questa macchia gli rimase incollata addosso anche se, pare, lui se ne fregasse altamente. Mandare a un pluriassassino del proprio popolo un libro con dedica è stato un atto incomprensibile, mi auguro se ne sia pentito anche se non lo ha mai ammesso. Mi ha sempre fatto infuriare la consapevolezza che rifiutasse di capire quanto il terrorismo degli arabi fosse dovuto NON a frustrazione ma all’odio senza confini che hanno sempre provato per gli ebrei e per Israele. Il suo limite fu di non credere alle ragioni di Israele e di voler considerare come vittima il nemico che, a parer suo, ammazzava ebrei perché povero e sottomesso. Questo è purtroppo un pensiero comune in molte ONG sinistroidi israeliane e non, tipo l’orrida B’Tselem che Oz difendeva a spada tratta. Come la maggior parte delle persone di sinistra colpevolizzava il proprio paese per sentirsi solidale con coloro che interpretavano come grandi attori il ruolo dei poveretti maltrattati dalla potenza sionista. Amava Israele ma non era un patriota, avrebbe rinunciato volentieri a parte del paese nell’illusione di trasformare il nemico in amico, l’odio in amore, il terrorista in alleato. Utopie malate e soprattutto pericolose. La fortuna è che Amos Oz non abbia mai intrapreso la carriera politica, se lo avesse fatto e, data la sua popolarità, fosse diventato premier, probabilmente Israele non esisterebbe più come stato degli ebrei ma come ennesimo stato arabo. Mi è sempre risultato inspiegabile come persone intelligenti, intelligentissime e colte, possano considerare un nemico che non fa altro che ammazzare e distruggere, come possibile alleato nella pace. Amos Oz ha vissuto in Israele tutta la sua vita, ha visto i morti, ha partecipato alle guerre, ha visto bambini linciati come accadde a Tekoa dove Kobi Mandell e Yosef Ishran, tredicenni, che furono fatti a pezzi mentre giocavano. Ha visto neonati come Shalhevet presi di mira dai cecchini palestinesi, ha visto mamme pugnalate al ventre, ha visto famiglie intere con bambini piccoli massacrati mentre transitavano in macchina. Come chiunque in Israele, Amoz Oz ha vissuto queste e tante altre tragedie compiute da quelli che lui chiamava “vittime della frustrazione”. Avrà seguito gli orribili attentati organizzati da Arafat e altri boss del terrorismo arabo-palestinese in Europa, la strage di Monaco, l’assassinio di Stefano Tachè a Roma, gli aerei esplosi a Fiumicino, i dirottamenti. In Israele saltavano in aria autobus e ristoranti con migliaia di vittime di ogni età. Come poteva pensare che quelle belve sarebbero diventate amichevoli? Sono convinta che, nel suo intimo, non lo credesse possibile, sapeva e riconosceva la crudeltà delle guerre e del terrorismo arabo eppure lui continuava a credere, cocciutamente, nell’empatia e nella tolleranza, infatuato irresponsabilmente da una pace impossibile o, forse, dal desiderio di essere popolare nel resto del mondo. E’ un peccato davvero grande che avesse buttato alle ortiche quei suoi nobili sentimenti, rivolgendoli a chi non avrebbe meritato che il suo disprezzo. Pensando invece allo scrittore, al suo enorme talento, alle sue opere, mi stupisce e mi indigna che non sia mai stato candidato al premio Nobel per la letteratura. Il suo capolavoro assoluto “Una storia di amore e di tenebra”, che ricorda i grandi autori russi, con uno stile lineare, conciso, accurato nei minimi particolari, avrebbe meritato il massimo riconoscimento. Pensando ai suoi libri, uno mi viene alla mente per il titolo e la storia che potrebbe sembrare una premonizione “Finché morte non sopraggiunga”, la storia di un uomo che, di fronte al proprio declino, constata di aver perduto molte occasioni. Per Amos Oz l’occasione di non aver usato il proprio talento per seppellire intellettualmente i nemici di Israele, cosa che, con la sua preparazione, avrebbe potuto fare senza sforzo e molto onore. E’ stato comunque un grande uomo che ha fatto amare il popolo ebraico da chi aveva il cuore pulito e del quale Israele va orgoglioso. Che la terra gli sia lieve.

Deborah Fait

Naturalmente, come già detto altrove, non concordo sull’altissimo valore letterario del soggetto, addirittura da premio Nobel. E quando ad amare il popolo ebraico (e Israele), chi aveva il cuore pulito lo amava anche senza di lui. Per tutto il resto, condivido anche le virgole.

barbara

E QUESTA È UN’ALTRA

Un gioiello di articolo, da leggere tutto d’un fiato.

L’Arca di Noa

di Gerardo Verolino – 1 gennaio 2019

Achinoam Nini, la quarantanovenne cantante israeliana meglio conosciuta solo come Noa, quella della famosa canzone “Beautiful That Way” tema principale della colonna sonora del film “La vita è bella” di Benigni, insignita, un anno fa, del titolo di Commendatore della Repubblica italiana dal Presidente Mattarella, oltre che di altre numerose onorificenze: Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, ambasciatrice di buona volontà della Fao, Artista per la pace dei frati francescani (ammappela) solo per citarne alcuni; nonché fervente pacifista che, addirittura, spera che Gerusalemme sia non la capitale d’Israele ma “la capitale internazionale della pace” (boh?) cioè “un network interreligioso e pacifista” (ari-boh?) sullo stile di New York come “casa delle Nazioni Unite” (figuriamoci!), ha dichiarato in un’intervista al “Corriere della sera” di aspirare a diventare Ambasciatore di Israele all’Onu.

Come no: è proprio la persona più indicata. Ma ci faccia il piacere direbbe Totò. Una che dice che “Gerusalemme deve essere la capitale congiunta di Israele e della Palestina”. Su quale cartina la signora ha scovato uno stato chiamato Palestina? Una che, un tempo, desiderava, addirittura, ardentemente che Gerusalemme fosse la capitale unica ed indivisibile dello stato di Palestina (arieccola).
D’altronde, una volta, ha anche affermato che Abu Mazen le ha fatto una buona impressione perché “è serio e dice cose interessanti” e che il leader di Al Fatah “vuole veramente la pace con Israele, mentre non posso dire lo stesso del mio premier”.
Una che ha messo sullo stesso piano l’occupazione dei territori da parte degli israeliani con l’apartheid sudafricana “due situazioni odiose” ha affermato, a suo parere distinte e parallele.
Una che sostiene che i palestinesi hanno ragione ad essere arrabbiati visto “il furto di terra” che hanno subito. Una che definisce “caduti” i terroristi che seminano le bombe tra i civili e che vorrebbe commemorarli (sic) nel Giorno del Ricordo dei caduti d’Israele.
Una che si è detta “completamente contraria” alla scelta di Trump di trasferire la sede dell’Ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme” ritenendolo un gesto “arrogante e stupido”.
Una che accusa il suo popolo di simpatie autoritarie perché in Israele “si respira un clima di odio, paura, razzismo, istigazione come nel periodo del maccartismo americano degli anni ’50”. E che vorrebbe “prendersi la testa tra le mani e scomparire sulla Luna quando leggo le incredibili parole di razzismo scritte da alcuni miei connazionali, le urla di gioia quando i bambini palestinesi vengono uccisi, il disprezzo per la vita umana”.
Una che vorrebbe togliere il premio assegnato dal sindacato degli artisti Emi al suo connazionale Ariel Zilber perché troppo “di destra” frutto “del periodo più nero del nero” che vivrebbe il suo Paese “investito da violenza, razzismo e odio” e “in cui di giorno in giorno sintomi di fascismo reincarnato tornano a sollevare il loro brutto volto”.
Una che, in pratica, si esprime proprio come la peggior attivista palestinese che assomma menzogna su menzogna a fini di propaganda.
Il risultato è che tutte le volte che va in Israele Noa è accolta da un clima ostile. Il 19 Gennaio dovrebbe esibirsi a Tel Aviv ma a migliaia sui social e in televisione si dicono contrari a riceverla. L’aria è pesante e c’è chi le ha detto “Muori, nemica di Israele”. Qualche anno fa è stata minacciata all’aeroporto di Tel Aviv da uno sconosciuto che le ha urlato contro: “Ti tratteremo come Yehonatan Gefen” (uno scrittore percosso fin dentro la sua abitazione).
Lei non stempera il clima, ma si presenta come vittima sui social rinfocolando l’astio. In un’altra circostanza, la Adel-Wizo, l’associazione delle donne ebree d’Italia si vede costretta a cancellare un concerto in suo onore a Milano a causa delle sue improvvide e inopportune dichiarazioni di livore verso lo Stato d’Israele che inducono anche gli sponsor a disertare la manifestazione. Si dirà, almeno è ammirata negli ambienti filopalestinesi? Niente affatto.
È apprezzata e vezzeggiata solo negli ambientini della sinistra kaviar (quelli di Ovadia, Lerner, Augias, Vera Pegna, per intenderci) mentre, ironia della sorte, è attaccata dai duri e puri filopalestinesi nonché dai boicottatori di Israele, gli attivisti del movimento Bds, che l’accusano di essere comunque ebrea e le rinfacciano le sue precedenti dichiarazioni contro le organizzazioni terroristiche. Succede, nel 2015, in Spagna quando appaiono dei manifesti che invitano al suo boicottaggio.
Succede a Londra quando ad un concerto alcuni militanti filopalestinesi cercano di strapparle il microfono di mano per impedirle di cantare. Succede a Firenze dove circolano volantini contro di lei. Succede a Napoli dove le organizzazioni filopalestinesi marciano compatte per chiederne il boicottaggio ai concerti. Succede a Palermo, a Lecce, e in altre svariate occasioni. È criticata anche dal regista israeliano Udi Alona che  le rinfaccia di essere stata troppo tenera nei confronti del governo Netanyahu legittimando, nel 2009, l’operazione Piombo Fuso e criticando l’azione di Hamas, definita “un cancro, un virus, un mostro imbottito di fanatismo”.
Così come il movimento ism-italia, di appoggio e solidarietà alla causa palestinese, la definisce “un’ignobile razzista trasformata dalla fabbrica del falso israeliano in un’infame pacifista”. Sulla stessa linea, Samantha Comizzoli la più grande odiatrice italiana d’Israele, che la apostrofa, senza mezzi termini, come una “merda sionista”.
Noa ms
Questo è il risultato dell’essersi investita, da israeliana, del ruolo di paladina, ad ogni costo, delle ragioni dei palestinesi, sostenuta nel gravoso e nobile (ahah) compito dalla cricca dei fintopacifisti da salotto che le hanno così permesso di ricevere le svariate onorificenze di messaggera, araldo, pellegrina, apostola, sorella, amica, protettrice, etc., della pace: in pratica di Ambasciatrice del nulla. (qui)

Della signora Noa si era già parlato qui.

barbara

UN COMMENTO AL COMMENTO DI DEBORAH

Chi è George Soros?
Commento di Deborah Fait

Chi è George Soros?
Uno dei più ricchi magnati del mondo, il suo capitale è stimato in 25 miliardi di Dollari. Nato a Budapest da una famiglia ebraica, completamente assimilata, che viveva anche molto male il proprio ebraismo, sopravvisse al nazismo grazie a documenti falsi. Emigrò negli USA nel 1947 si iscrisse all’università e incominciò la sua carriera di abilissimo investitore.
Quale è la filosofia di Soros?
La sua visione del mondo è monolitica, abolire i confini, essere tutti uguali, sostituire le popolazioni con una forte immigrazione. E’ fautore di una società aperta e di un nuovo ordine mondiale che in realtà limiterebbe la libertà delle persone. Per alcuni complottisti, che però a volte la imbroccano, Soros vuole omologare la società, liberalizzare le droghe, l’eutanasia e influenzare il modo di pensare di milioni di persone. Caroline Glick, giornalista e intellettuale ebrea, sionista, israelo-americana, ha scritto sul Jerusalem Post:” “La natura megalomane del progetto filantropico di Soros ha come obiettivo di sovvertire le democrazie occidentali e rendere impossibile per i governi mantenere l’ordine o per le società mantenere la propria identità e i propri valori unici”. Ha aggiunto inoltre che Soros, con le sue Ong, alimenta l’immigrazione clandestina in Europa e in Usa “per minare l’identità nazionale e la composizione demografica delle democrazie occidentali” con lo scopo di “indurre il caos”. La Glick non è certo una complottista ma tutte le ONG finanziate dal magnate sono la prova di quello che scrive.
Quali sono le maggiori ONG finanziate da Soros?
Finanzia da anni movimenti e organizzazioni palestinesi o ebraiche anti-israeliane. La sua Open Society Fundation con sede in Giordania, distribuisce soldi a palate al BDS che tutti conosciamo, a Adalah che promosse la condanna di Israele per crimini di guerra, Breaking the Silence che diffama l’esercito di Israele senza portare prove ma che è presente ormai un po’ in tutto l’occidente. Le associazioni antisemite e antisioniste che il magnate finanzia sono innumerevoli.
Perché Soros odia Israele?
Soros è contro ogni nazione del mondo, lui odia proprio l’idea di nazione, ogni realtà che difenda la propria sovranità, le proprie tradizioni, la propria identità culturale. Israele sente fortemente tutti questi valori che lui aborre perciò, unita al fatto che è la patria degli ebrei, popolo in cui non si riconosce, è forse il paese che odia di più, Israele è il nemico. Per Soros non esistono i popoli, non esiste la patria che considera una parolaccia, lui, filoislamico, vorrebbe, esattamente come l’islam, creare un enorme califfato tra MedioOriente, senza israeliani, e Europa, ripulita dagli europei. Siccome aborrisce anche le religioni questo enorme califfato dovrebbe diventare ateo (un bel problema) e assomigliare di più a un gigantesca Cina stile MaoTsè Tung, tutti uguali, vestiti di grigio, in marcia come tanti robot, senza pensieri, senza valori, senza patria.

Soros è un intellettuale?

Certamente e questo è il guaio.  E’ uno che pensa, il problema è che pensa male. Se fosse semplicemente una macchina per soldi si limiterebbe a contarli e a fare beneficienza, lui invece è, a modo suo, un idealista pericoloso, vuole cambiare il mondo, plasmarlo a modo suo. E’ un idealista nefasto che, se riuscisse a portare avanti il suo sogno, tutto il mondo occidentale sarebbe invaso dall’islam
Criticare Soros significa essere antisemiti? 
No. Innanzitutto perché lui non si sente ebreo, anzi credo che odi esserlo. Lui è criticabile perché pericoloso, ha portato al potere Obama, il peggior presidente nella storia degli Stati Uniti, finanzia tutti o quasi tutti i movimenti di protesta, quelli che vogliono dare un grande scossone alla società civile e produrre il caos. E’ lui stesso che alimenta l’antisemitismo con tutte le sue organizzazioni antigovernative filopalestinesi che vorrebbero la fine di Israele e del popolo ebraico. Soros è nemico di tutti i popoli che rivendicano le proprie tradizioni e la propria cultura. Per questo criticarlo non è antisemitismo, un’accusa che i suoi sostenitori diffondono in sua difesa e che purtroppo gode di vasta popolarità. Ebreo suo malgrado, combatterne le iniziative non solo è lecito ma doveroso.

Link di un mio precedente articolo su George Soros.

Leggendo questo articolo mi è venuto in mente Stalin: a volte accadeva che “venisse alla luce” una congiura per ucciderlo; centinaia di persone venivano arrestate, operai semianalfabeti, interrogati con le dovute maniere, confessavano di avere avuto intensi contatti con agenti nemici americani, francesi, tedeschi, di avere lungamente complottato insieme a loro e di avere ricevuto da loro la pistola per ucciderlo, grigi professori confessavano di avere per anni insegnato ai loro allievi a odiare il compagno Stalin eccetera eccetera; il tutto si concludeva, tra esecuzioni e deportazioni in Siberia, che nel 99% dei casi equivalevano a esecuzioni differite, con un migliaio di vittime. Accurati studi posteriori rivelavano che il tutto aveva avuto lo scopo di eliminare un unico nemico, confondendo le acque in modo che nessuno potesse capire quale fosse l’obiettivo. E torniamo a Soros: il sospetto, che sempre più prepotente mi si affaccia alla mente, è che l’obiettivo di cancellare popoli e nazioni e culture sull’intero pianeta, abbia in realtà lo scopo di annientarne uno in particolare, quello che gli fa ribollire il sangue e contorcere lo stomaco: il suo, il popolo ebraico, la cultura ebraica, e lo stato di Israele. Con l’aggiunta del fatto che, per quanto rinnegato, è pur sempre, per tutti gli antisemiti, “Soros l’ebreo”, che compie azioni abominevoli in modo che si possa dire: “Vedi che gentaglia immonda sono gli ebrei” (a pensar male, come diceva quel tale che di male se ne intendeva eccome…)

barbara

E TORNIAMO AI TEMI CALDI DI ISRAELE E DINTORNI

Entrambi ripresi da Informazione Corretta. Il primo è di Ugo Volli, che ci invita a riflettere su alcune questioni da quasi tutti trascurate, quando non del tutto ignorate.

La stranezza più strana
Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici,
strane cose stanno accadendo nel mondo palestinista e dei loro sostenitori. Vale la pena di pensarci un po’, per non farsi sorprendere dagli eventi.
La prima stranezza è la malattia di Mohammed Abbas, il dittatore dell’Autorità Palestinese. E’ stato ricoverato tre volte in ospedale nell’ultima settimana, ufficialmente per “un’operazione all’orecchio” non si capisce dovuta a quale patologia (se vi interessano le possibilità più comuni, qui c’è un elenco: http://www.otorinolaringoiatria.org/ORL/Nuovo%20sito/AU%20otosclerosi,%20cofochirurgia%202.html). Il 22 febbraio si era fatto fare un “normale check up” all’ospedale di Baltimora. Ha 83 anni un fumatore compulsivo e sovrappeso, ha subito interventi al cuore e alla prostata, sembra che abbia una polmonite (ma non ci sono comunicati ufficiali, tutte le notizie vengono da voci, come nell’Unione Sovietica di Breznev). Comunque al momento in cui scrivo è ancora ricoverato in ospedale, benché “lucido” (https://www.timesofisrael.com/abbas-still-in-hospital-but-doing-well-palestinian-health-official-says/). E si è sempre rifiutato di nominare un successore, facendosi di recente rieleggere capo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, anche se il suo mandato quadriennale come presidente dell’Autorità Palestinese è scaduto da più di nove anni (gennaio 2009) e si è sempre rifiutato di tenere nuove elezioni. Non è detto che muoia questa volta, naturalmente, ma è difficile pensare che abbia vita lunga. Che cosa accadrà dopo non lo sa nessuno. E chiaro che Hamas si sta giocando tutte le carte per prenderne il posto, ed è altrettanto chiaro che Israele non è disposto ad accettare un colpo di stato a Ramallah. La cosa bizzarra è che nessuno parla di questo problema. Anche la notizia del ricovero è stata data quasi solo dalla Stampa (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=70697).
Seconda stranezza e secondo silenzio dei media. Avete sentito parlare del campo profughi di Yarmouk? E un quartiere alla periferia di Damasco che fino a qualche mese fa conteneva oltre 100 mila palestinesi o dichiarati tali dall’AP e dall’UNRWA. Attualmente è sotto bombardamento da parte delle forze governative che cercano di riprenderne il controllo, ci restano alcune migliaia di persone, i morti palestinesi sono stati almeno 10 mila: una catastrofe umanitaria enorme (https://www.jpost.com/Middle-East/Catastrophic-destruction-as-Syrian-regime-pounds-Palestinian-refugee-camp-557901). Ma nessuno ne parla, come nessuno parla in generale delle vittime degli attacchi russo-iraniani e di Assad. Chissà perché.
La terza stranezza è il ruolo della Turchia. Occupante di metà del territorio di un paese dell’Unione Europea (Cipro), negazionista del genocidio armeno, autrice di provocazioni militari contro la Grecia, la Turchia di Erdogan sta conducendo una guerra imperialistica contro i Curdi in Siria e Iraq, di proporzioni minori di quella iraniana, ma pur sempre un’invasione. E appoggia rumorosamente Hamas, minacciando una forza di spedizione a Gerusalemme. Anche qui, non siamo ai livelli dell’Iran, ma la strada è quella. Di recente la marina turca ha fermato con la minaccia delle armi navi italiani dell’Eni incaricate di esplorazioni petrolifere da Cipro: un vero e proprio atto di pirateria, di cui nessuno ha parlato. E’ una generica impunità islamista o più specificamente il privilegio che spetta ai filo-palestinisti? Non lo so, ma vale la pena di chiederselo.
Infine la stranezza di cui si è parlato troppo, Gaza. A tutte le persone intellettualmente oneste è chiaro che si è trattato di un tentativo di invasione e attacco terroristico mascherato da manifestazioni “popolari” i cui partecipanti erano un po’ pagati, un po’ obbligati a fare gli scudi umani. Lo ha ammesso anche Hamas che si trattava di operazioni “militari” (cioè terroristiche) coperte dalle sue armi e che la grande maggioranza dei morti erano suoi “militanti” (cioè terroristi). Sono usciti i film, la foto, le dichiarazioni che non vi riproduco qui per evitare la saturazione. E allora perché la stampa, i politici e anche i papi non hanno voluto dire questa evidente verità? Anche qui io la mia idea ce l’ho, si chiama antisemitismo. Ma non ditelo ai giornalisti italiani, ai politici della sinistra, al Vaticano, al presidente francese e a tanti altri. Perché l’antisemitismo contemporaneo vuole sì comportarsi da antisemita, ma ne rifiuta con sdegno l’etichetta. E se mi permettete, questa è la stranezza più strana di tutte.

Il secondo pezzo che propongo è di Deborah Fait.

Siamo circondati: le parole di Gramellini e la ‘Terra Santa’ di papa Bergoglio
Commento di Deborah Fait

“Le parole della settimana”, conduttore Massimo Gramellini.
Domenica 20 maggio.
Ultimi 5 minuti della trasmissione.

Come dicevo, siamo circondati, non c’è giornalista, non esiste intellettuale che non condanni e denunci la perfidia di Israele che spara a raffica sui poveri angioletti palestinesi, quei giocherelloni che in fin dei conti lanciano solo qualche bombetta, distruggono la terra bruciando decine di migliaia di copertoni e fanno svolazzare degli aquiloni. Si è vero, gli aquiloni, che oltre ad essere disegnati con delle svastiche (simbolo di quello che è Hamas), sono adornati di bombe incendiarie, particolare insignificante di cui nessuno parla. Meno male che ogni tanto gli italiani sono, come dire, un po’ distratti dalle elezioni e dal totopremier. Se non avessimo questi pochi minuti di tregua, il linciaggio di Israele da parte di questi adoratori della religione della sinistra, il propalestinismo, ci bombarderebbe h24. Ho letto da qualche parte sul web che Enrico Mentana ha definito “imbecilli” tutti quelli che hanno protestato per le sue esternazioni alla radio, tipo definire i soldati di Israele “uomini armati con la stella di Davide” oppure che Israele è nata come premio di consolazione per la Shoah. Io ne ho scritto addirittura un articolo quindi faccio, orgogliosamente, parte degli imbecilli.
Quello che lascia interdetti di questi “grandi” della disinformazione è la boria che hanno, è il non saper chiedere scusa per gli errori, voluti o non voluti, che fanno. Quello di Mentana sulla Shoah e la conseguente nascita di Israele è una menzogna talmente madornale, smentita dalla storia, che il giornalista avrebbe dovuto sentirsi obbligato a chiedere umilmente scusa. Invece, per lui, siamo degli imbecilli! Grazie, altrettanto! Bene, continuando la lunga lista dei conduttori televisivi incapaci di vedere al di là dei loro nasi e di uscire dalla prigione mentale del filopalestinismo a tutti i costi, arriviamo a domenica 20 maggio con la trasmissione settimanale “Le parole della settimana” condotto da Massimo Gramellini. Programma noioso che personalmente non guardo mai ma che mi è stato segnalato da una gentile lettrice di informazionecorretta. Gramellini ha aspettato gli ultimi 5 minuti della trasmissione per tirare la sua sciabolata al cuore di Israele. E cosa poteva coinvolgere di più il pubblico se non la storia di una bambina palestinese morta, secondo lui e tanti altri, a causa dei lacrimogeni del cattivo Israele? Ma sentite come l’ha raccontata questo campione di tiralacrime targato RAI Radio Televisione Italiana. “La bambina era a casa, poi la mamma l’ha lasciata a uno zio per correre al confine dove si svolgevano gli scontri (è normale, vero, che una madre lasci a casa una neonata malata per andare a tirar bombe molotov contro Israele! Boh!). Siccome la bambina piangeva -continua il Gramellini con espressione funerea- lo zio l’ha presa ed è corso anche lui al confine dove la bambina ha respirato il gas dei lacrimogeni israeliani”
Dunque, come pare sia normale che una mamma lasci una figlia neonata e malata di cuore…. (secondo la versione israeliana…dice..quindi non credibile?) a casa con un parente per correre a fare la guerra, è altrettanto normale che questo zio prenda la bimba e corra anche lui sul luogo degli scontri? A questo punto mi chiedo come sia possibile che un giornalista, se dotato di senso critico, non si renda conto delle cazzate che dice. E poi, perché la bambina dovrebbe essere morta a causa dei lacrimogeni e non a causa del muro di fumo nero provocato da migliaia di copertoni bruciati che tutti hanno visto in Tv, Gramellini escluso? I medici palestinesi hanno parlato di gravi problemi al cuore, infine è uscita la verità, la morte è stata indotta per avere i soldi promessi da Hamas per ogni martire. Quale miglior martire di una bambina di otto mesi che tanto sarebbe comunque morta di suo? Insomma, un giornalista, anziché indignarsi per il cinismo e la barbarie di certi genitori, cosa fa? Espone alla vista di un pubblico pronto a bere ogni panzana purché contro Israele, una gigantografia stile caravaggesco, evidentemente manipolata con photoshop, nelle luci e negli abiti rosso fuoco della “supposta” mamma, definita “come una madonna” dal giornalista. “Passa differenza tra un numero e un essere umano” conclude Gramellini. Verissimo. La cosa strana è che quando vengono ammazzati bambini ebrei, sia in Israele che in Europa (ricordiamo i tre bambini della scuola ebraica di Tolosa ammazzati da Mohammad Merah con un colpo di pistola in testa), non ricevono nemmeno l’onore di essere nominati nei telegiornali.


Papa Bergoglio

Lasciamo Gramellini per finire con Papa Bergoglio che nell’omelia della messa di Pentecoste si è messo a citare gli Atti degli Apostoli in cui si parla di “una strada deserta, da Gerusalemme a Gaza” e ha aggiunto “Come suona doloroso questo nome. Lo Spirito Santo cambi i cuori e porti pace in Terra Santa”. Vorrei dire al Papa che pronunciare la parola Israele non gli dovrebbe procurare una sincope. Possibile che non ci riesca? Non vuole dirla a causa della sua evidente avversione per lo stato ebraico o per paura di offendere i suoi amici e fratelli musulmani? Israele, Bergoglio, si chiama Israele, non mi stancherò mai di dirglielo. Da più di un mese i terroristi di Gaza hanno attaccato Israele, non un’ immaginaria e inesistente terra santa. Non è una parolaccia, Bergoglio, è il nome di una nazione democratica che i suoi amici e fratelli musulmani vogliono eliminare dalla carta geografica. Si chiama Israele e io mi permetto di pretendere che lei rispetti quel nome.

Ogni tanto trovo in qualche blog citazioni di Gramellini presentate come profondissime perle di saggezza: a me sembrano regolarmente banalità al cubo, cazzatine degne di un bambino un po’ tonto di seconda elementare,  scemenze meno saporite di un martello da maniscalco, prodotte da un emerito coglione. Non mi ero sbagliata nel giudicare il soggetto. Quanto al signor Bergoglio, ormai non c’è più da sorprendersi di niente.
A Gerusalemme, comunque, alla faccia dei nemici che vivono di odio e sputano fiele a tempo pieno, dopo quella americana è stata inaugurata l’ambasciata del Paraguay.

barbara

SOLO UN PICCOLO APPUNTO, SIGNOR MAHMUD ABBAS,

nom de guerre Abu Mazen, giusto per ricordare che lei è un uomo di pace.

Dal suo recente fluviale discorso al concilio nazionale palestinese: “Vi sfido a trovare un singolo incidente contro gli ebrei, solo perché erano ebrei, in 1.400 anni, in qualsiasi paese arabo.”

Cronologia delle principali persecuzioni subite dagli ebrei nei paesi arabi

  • 624- tribù ebraiche vengono sterminate da Maometto
  • 628- gli ebrei di Khaibar (Arabia Saudita) devono versare tributi altissimi e ogni ebreo che  compie 15 anni deve pagarlo.
  • 700- intere comunità ebraiche vengono massacrate dal re Idris I del Marocco.
  • 845- vengono promulgati in Iraq decreti per la distruzione delle sinagoghe.
  • 845-861- El Mutawakil ordina che gli ebrei portino un abito giallo, una corda al posto della cintura e delle pezze colorate sul petto e sulla schiena.
  • 900- col Patto di Omar gli ebrei vengono spegiativamente chiamati dhimmi. In base a tale Patto era proibito agli ebrei di costruire case più alte di quelle dei musulmani, salire a cavallo o su un mulo, bere vino, pregare a voce alta, pregare per i propri morti o seppellirli in modo da offendere i sentimenti dei musulmani. Dovevano portare abiti atti a distinguerli dai musulmani. Nasce qui e non in Europa il segno distintivo degli ebrei, e l’obbligo di portare pezze sugli abiti si diffonderà in tutti i paesi arabi
  • 1004- Il Cairo: gli ebrei sono costretti a portare legato al collo un piccolo vitello di legno e in seguito palle di legno del peso di tre chili.
  • 1006- Granada: massacro di ebrei.
  • 1033- Fez, Marocco: proclamata la caccia all’ebreo. 6000 ebrei massacrati.
  • 1147-1212- persecuzioni e massacri in tutto il nord Africa.
  • 1293- Egitto e Siria: distruzione delle sinagoghe.
  • 1301- i Mammelucchi costringono gli ebrei a portare un turbante giallo.
  • 1344- Distruzione delle sinagoghe in Iraq.
  • 6 giugno 1391, pogrom di Siviglia (ndb)
  • 1400- Pogrom in Marocco in seguito al quale si contano a Fez solo undici ebrei sopravvissuti.
  • 1428- vengono creati i ghetti (mellaha) in Marocco.
  • 1535- Gli ebrei della Tunisia vengono espulsi o massacrati.
  • 1650- Anche in Tunisia vengono creati i ghetti, qui si chiamano hara (in arabo significa merda )
  • 1676- distruzione delle sinagoghe nello Yemen.
  • 1776- vengono sterminati gli ebrei di Basra, Iraq.
  • 1785- massacri di ebrei in Libia.
  • 1790-92- distruzione delle comunità ebraiche in Marocco.
  • 1805-15-30- Sterminio degli ebrei di Algeri.
  • 1840- persecuzioni e massacri a Damasco.
  • 1864-1880- continui pogrom a Marrakesh
  • 1869- massacri di ebrei a Tunisi.
  • 1897- massacri di ebrei a Mostganem, Algeria.
  • 1912- pogrom a Fez.
  • 1929- massacro della comunità ebraica a Hebron e distrutta la sinagoga.
  • 1934-il governo iracheno vieta agli ebrei lo studio dell’ebraico.
  • 1936- In Iraq gli ebrei vengono esclusi dagli uffici pubblici e pogrom a Bagdad.
  • 1938-44- Persecuzioni a Damasco; gli assassini diventano cronici.
  • 1941- in concomitanza con la festa di Shavuot pogrom a Bagdad. E poi pogrom a Tripoli, ad Aleppo, ad Aden, al Cairo, ad Alessandria, a Damasco ecc. ecc.
    (da una ricerca di Deborah Fait)

Si prega cortesemente di osservare che quanto sopra esposto è tutto avvenuto rigorosamente PRIMA della nascita di Israele. Si prega di notare che queste sono le principali persecuzioni, non tutte le persecuzioni subite dagli ebrei nei Paesi arabi. Si prega di notare che l’islam, religione di pace, è nata nel 622: il primo massacro di ebrei è del 624.
E ancora una considerazione: quasi tutta l’area invasa e occupata, arabizzata e islamizzata dalle orde di Maometto in espansione dalla penisola araba, era in gran parte cristiana, oltre che ebraica; oggi i cristiani in tutto il Medio Oriente e in tutto il nord Africa sono sparuta minoranza, oppressa, perseguitata, massacrata, in costante diminuzione. Quello che mi chiedo è: come mai a nessun cristiano è venuto in mente di stilare un elenco analogo a questo sulle persecuzioni subite dai cristiani nel mondo arabizzato e islamizzato, sulle stragi, sulle sparizioni di intere comunità? A Betlemme, quando era sotto la spietata occupazione israeliana, fascista razzista colonialista praticante apartheid, i cristiani erano il 60%: oggi sono meno del 12%: perché nessuno ne parla? D’accordo che essere cristiani non è di moda, ma è possibile che i massacri di esseri umani, la sparizione di intere comunità di esseri umani sterminati per l’unica colpa della loro fede religiosa non interessi a nessuno?
Qui un altro po’ di cose.

barbara

UN’EBREA ITALIANA CITA PER DANNI MORALI MONI OVADIA E IL MANIFESTO

Alla cortese attenzione del direttore de Il Manifesto

Le scrivo riguardo al Commento di Moni Ovadia pubblicato ieri, 26 aprile, sul suo giornale.
Non le scrivo il merito al contenuto dell’articolo. Il libero arbitrio è alla base della fede ebraica, ognuno è libero di vivere e pensare come preferisce, ognuno può andare incontro al proprio destino come meglio crede.
Ma è sulla forma di uno scritto pubblicato sulla sua testata che dovrebbe, in quanto direttore, riflettere.
L’articolo di Moni Ovadia non spiega al lettore cosa sia successo, cosa gli abbia causato di svegliarsi al mattino del 26 aprile in preda a un tale cattivo umore.
E così senza una introduzione né spiegazione che contestualizzino gli eventi, si viene annegati fin dalle prime righe da aggettivi violenti, da descrizioni nervose, da frasi grondanti di rabbia e paragrafi sovrabbondanti di furore.
La scena si apre con la parola ‘pantomima’ accostata alle azioni e decisioni delle comunità ebraiche. Pantomima è definita come ‘esibizioni false, con le quali convincere, impietosire o commuovere’. E’ questo il giudizio che il giornale dei comunisti, quale viene definito Il Manifesto, esprime su chi la pensa in maniera diversa?
A questa pantomima Ovadia fa seguire ‘deliranti motivazioni’ degli ebrei che non desiderano sfilare accanto a chi inneggia alla loro morte. Delirante è uno stato di alterazione mentale di chi immagina realtà inesistenti. Il Manifesto ritiene deliranti le motivazioni dei parenti di Mireille Knoll, dei genitori dei quattro ragazzi uccisi nell’Hypercasher, delle famiglie distrutte dall’attentato alla scuola ebraica di Tolosa, della madre di Ilan Halimi torturato e assassinato nelle periferie di Parigi? Pensa che sia delirante chi teme per la propria vita quando accompagna i figli alla scuola ebraica ogni giorno?
Moni Ovadia prosegue raccontando che Netanyahu fa una ‘propaganda pagliaccesca’, facendo dimenticare al lettore che questo premier è stato eletto democraticamente da milioni di persone o forse pagliacci.
Le comunità ebraiche non vogliono sfilare accanto ai palestinesi. ‘E perché no?’ si domanda l’attore. ‘Per pedissequo ossequio allo scellerato progetto segregazionista e razzista del premier israeliano Netanyahu’. E’ possibile definire scellerato un progetto che prevede un milione di arabi integrati all’interno dello stato? E’ segregazionista un progetto secondo il quale nel parlamento siedono arabi accanto ad ebrei? Oppure scellerato e segregazionista è il progetto che ha reso quasi tutti gli stati arabi judenfrei?
Il Manifesto desidera che il lettore si faccia l’idea che in Israele ci sia ‘un’alleanza con i peggiori fanatici religiosi’ come dice Ovadia, che si immagini un regime teocratico mentre Israele è una democrazia come l’Italia?
Il Manifesto è d’accordo con il definire gli ebrei che si rifiutano di sfilare accanto a persone che urlano ‘a morte gli ebrei’, ‘ufficio stampa e propaganda del governo ultrareazionario e segregazionista oggi in carica in Israele’?
No, Moni Ovadia, non pensiamo che ‘questi siano i pensieri del solito estremista, veterocomunista, ebreo antisemita solo perché condanna la politica di Netanyahu e dei suoi fanatici alleati colonizzatori compulsivi’ come lei conclude nell’articolo.
Pensiamo che se Il Manifesto si considera ancora una testata giornalistica e crede nel confronto civile tra parti che la pensano in maniera diversa, i suoi direttori dovrebbero delle scuse agli ebrei italiani.
Non siamo ‘degli imbecilli che scambiano critiche politiche ed etiche per antisemitismo’. Siamo persone che crediamo nella libertà di pensiero, nel libero arbitrio di pensarla diversamente da lei, da voi, persone che hanno verso il proprio vissuto, verso la storia e gli eventi recenti, una opinione e dei sentimenti diversi. Non siamo imbecilli. E sappiamo ancora distinguere tra un pezzo degno di venire pubblicato su un giornale che si definisca tale e un insieme di righe dettate dall’odio, dalla rabbia e dalla mancanza di rispetto assoluta.

Gheula Canarutto Nemni

qui di seguito l’articolo di Moni Ovadia

Il Manifesto 26 aprile 2018

Moni Ovadia

La pantomima delle comunità ebraiche (di Roma e non solo) che non partecipano alla Manifestazione unitaria del 25 aprile, giorno della liberazione dal nazifascismo, si ripete mestamente. Uguale il gesto sdegnato, uguale la delirante motivazione.
E la delirante motivazione è che «nella manifestazione sfilano le bandiere di coloro che settanta anni fa furono alleati dei carnefici nazisti». Quali? Quelle dei risorgenti partiti neonazisti est europei polacchi, ungheresi, ucraini?
No, quelle dei palestinesi, che secondo la pagliaccesca propaganda di Benjamin Netanyahu avrebbero convinto il «mansueto» Führer Adolf Hitler, contro la sua volontà e disponibilità verso gli ebrei, a sterminarne invece sei milioni.
Anche 500.000 Rom e Sinti, tre milioni di slavi, decine di migliaia di disabili (inferiori rispetto alla «razza pura»), di antifascisti, migliaia di omosessuali, testimoni di Geova e di socialmente emarginati, senza dimenticare milioni e milioni di civili sovietici. Ma costoro poco interessano ai dirigenti delle comunità ebraiche. Che accetterebbero volentieri i vessilli di ogni altro popolo oppresso che volesse sfilare nelle manifestazioni del 25 aprile per rivendicare i propri diritti. Ma i palestinesi no! E perché no? Per pedissequo ossequio allo scellerato progetto segregazionista e razzista dle premier israeliano Netanyahu.
Che in alleanza con i peggiori fanatici religiosi intende far sparire i palestinesi in quanto popolo e nazione, per dare legittimità alla grande Israele fondata sul logoro mitologema della «Terra promessa» e poi ridurli in minuscoli bantustan concessi dall’effendi israeliano.
Ho già scritto a questo proposito, proprio sul manifesto in occasione della stessa manifestazione dello scorso anno.
Ma in questo anniversario vorrei aprire una prospettiva altra. Gli organizzatori dell’evento del 25 aprile dovrebbero disinteressarsi delle decisioni della comunità ebraica di Roma o di altre comunità ebraiche. Dichiarino la piena e naturale apertura alla partecipazione del mondo ebraico ma non si facciano condizionare da esso su chi debba partecipare o meno al corteo. Il 25 aprile è soprattutto e più di tutto il giorno degli antifascisti di qualsivoglia orientamento.
Le comunità dell’ebraismo siano le benvenute in quanto tali, ma se non tali e se si comportano da ufficio stampa e propaganda del governo ultrareazionario e segregazionista oggi in carica nello stato di Israele, non hanno motivo di sfilare con l’antifascismo.
Un governo antifascista non opprimerebbe mai un altro popolo, non lo deprederebbe delle sue legittime risorse, non ruberebbe il futuro ai suoi figli, non colonizzerebbe le terre assegnategli dalla legalità internazionale come sistematicamente e perversamente fa il governo Netanyahu sorretto dal presidente americano Trump che si appresta all’affronto di spostare l’ambasciata Usa a Gerusalemme (occupata a Est).
E se qualcuno pensa che questi siano i pensieri del solito estremista, veterocomunista, «ebreo antisemita», si legga le dichiarazioni del presidente del Congresso Mondiale Ebraico, Ronald Lauder, ebreo americano aderente al partito repubblicano, pubblicate dal New York Times in questi giorni con questo titolo: Israel’s self inflicted wounds (le ferite autoinflitte di Israele), nel quale cui dopo una premessa fatta di dichiarazioni d’amore legittimo per Israele e captazio benevolentiae, condanna la politica di Netanyahu e dei suoi fanatici alleati colonizzatori compulsivi come suicidaria e invisa alla vasta maggioranza di ebrei della diaspora.
Alla faccia degli imbecilli che scambiano critiche politiche ed etiche per antisemitismo. (qui)

Aggiungo il commento che ho lasciato al post di Gheula.

Veterocomunista ideologizzato? No, niente del genere. Che cos’è M.O. l’ho capito la volta che, parlando dei miei eterni drammatici problemi finanziari, mi ha suggerito di trovarmi un amante ricco. Non credo di avere attitudine alla prostituzione, ho detto. No, ha risposto, quale prostituzione, intendevo un amante fisso. Avevo capito che intendeva un amante fisso, ovviamente, solo che per me darmi a un uomo in cambio di qualcosa che non sia amore o piacere, è prostituzione: che sia su un marciapiede a dieci uomini per sera, o in un appartamento a uno solo, sempre lo stesso, una volta la settimana, non vedo differenze. E’ stato allora che ho capito: se non è prostituzione andare a letto con un settantenne decrepito repellente ricco per farmi mantenere, allora non è prostituzione neanche svendere il proprio popolo, svendere la verità, svendere la dignità in cambio di un ricco ingaggio e di un applauso in più. Questo è moni ovadia: un prostituto in vendita al miglior offerente. E se gli offerenti sono quelli che sgozzano i neonati nella culla, pazienza: Parigi val bene qualche messa nera.
Ah, dimenticavo: vorrei che fosse chiaro che non ho assolutamente niente contro le oneste prostitute che si guadagnano onestamente il pane su un onesto marciapiede, senza atteggiarsi a maestre di virtù, senza spacciarsi per combattenti per la giustizia, senza vomitare veleno su chi, avendo già avuto il piacere, a lasciarsi un’altra volta giustiziare non ci pensa proprio.

Aggiungo ancora un’annotazione, a proposito della cosa che porta in testa. È stato un po’ più di vent’anni fa che, vedendola, ho notato la stranezza di quella kippà: no no, ha risposto, non è una kippà, è una berretta da integralista islamico. Se lo cercate in google immagini, potrete vederne almeno una quindicina di esemplari.
E concludo riportando una mail inviata a Deborah Fait diciassette anni fa

Intanto ti racconto questa. In luglio tutti gli anni c’è il festival di musica klezmer di Ancona, presidente onorario Moni Ovadia, e io ci vado sempre. Quest’anno il festival era dedicato alla pace, e lui, che si esibiva l’ultima sera, ha dedicato tutta la sua serata alla pace: gruppo musicale arabo e cantante palestinese. E io mi sono preparata all’incontro: mi sono comprata una sciarpa bianca, un barattolino di colore per stoffa azzurro, un pennello …
Lo spettacolo poi è stato il perfetto emblema di quello che lui intende per pace: una decina di canzoni arabe, in una delle quali lui ha rivendicato l’onore di cantare in arabo, tre canzoni sefardite e due ebraiche, nelle quali il cantante palestinese NON ha rivendicato l’onore di cantare in ebraico o in giudeo-sefardita. L’ultima era una canzone di Simchat Torah: lui ha cantato in ebraico e il palestinese ha cantato – suppongo le stesse cose – in arabo. Solo che il palestinese aveva la voce otto volte più potente della sua e così l’ebraico è stato totalmente sommerso dall’arabo. Fine della serata e applausi scroscianti per il politically correct Moni Ovadia e per i suoi amici. E io sono andata a salutarlo, con al collo la mia doppia bandiera israeliana (l’ho dipinta ad entrambe le estremità) raccogliendo un’infinità di sguardi tra lo schifato e il furibondo da parte del pubblico che andava in senso contrario per uscire – manifestare così spudoratamente simpatia per Israele è decisamente politically incorrect! Poi avevo una stella di David di strass appuntata alla scollatura del vestito e da mettermi al collo ho scelto quella che mi ha portato la mia amica Paola da Parigi perché ha i colori giusti: in argento smaltato, fondo azzurro e stella bianca. Per un attimo gli si è vetrificato lo sguardo, poi ha diplomaticamente ignorato il tutto, ma almeno un crampo allo stomaco sono sicuramente riuscita a farglielo venire.

barbara

LA CHIUSURA DEL SANTO SEPOLCRO: COME STANNO REALMENTE LE COSE

L’affitto di casa

di Luciano Assin

Clamorosa protesta di tutte le confessioni cristiane oggi a Gerusalemme. Con un atto senza precedenti i vari rappresentanti del cristianesimo hanno chiuso, fino a nuovo ordine, i battenti del Santo Sepolcro, uno dei maggiori simboli di una religione che abbraccia oltre un miliardo di fedeli nel mondo.
Nonostante la protesta venga rappresentata come un “attentato alla libertà di culto dei luoghi cristiani” ed “un tentativo di indebolire la Chiesa riportandoci così a periodi bui attraversati dagli ebrei in Europa neanche molto tempo fa”, le motivazioni sono molto più banali e profane.
Anche se con enorme ritardo l’attuale sindaco di Gerusalemme si è improvvisamente ricordato che tutte le confessioni religiose cristiane della città godono di una doppia esenzione immobiliare. La prima riguarda chiese, monasteri e tutti i luoghi di culto presenti nella città santa, e fin qui niente da eccepire. La seconda, molto consistente dal punto di vista economico, riguarda tutte le attività commerciali e immobiliari in mano alle diverse confessioni. Stiamo parlando di alberghi più o meno di lusso, ostelli, ristoranti ed altro ancora per un totale di oltre 887 proprietà in mano non solo alle chiese ma anche all’ONU.
Il mancato pagamento dell’IMU israeliana viene calcolato in qualcosa come più di 160 mln di euro annui, una cifra che nessun amministratore comunale vorrebbe farsi scappare. Nonostante esistano delle regolamentazioni fra Israele e le diverse chiese cristiane, lo stato ebraico ha chiuso fino ad oggi occhi e orecchie per motivazioni prettamente diplomatiche, così che la decisione di Nir Barkat, l’attuale sindaco di Gerusalemme, può essere paragonata all’entrata di un elefante in un negozio di cristalli.
Barkat minaccia le chiese cristiane ma in realtà mira alle casse del tesoro. Il sindaco Gerosolomitano non è uno sciocco ed è perfettamente conscio delle ripercussioni diplomatiche che una decisione del genere possa provocare. Ma essendo la capitale di Israele una città relativamente povera, ogni mezzo è lecito per ingrossare le casse comunali.
La situazione fra chiese cristiane e governo israeliano si fa ancora più tesa se si tiene conto che la deputata Rahel Azaria ha recentemente presentato una proposta di legge tesa a poter confiscare terreni di proprietà delle varie confessioni ecclesiastiche qualora fossero vendute a privati per scopi di lucro.
Ed è proprio questo il caso che più preoccupa Gerusalemme. Il Patriarca greco della città, Teofilo terzo, è infatti sospettato di aver venduto centinaia di appartamenti di proprietà della Chiesa greco ortodossa ad ancora sconosciuti investitori privati. Il Patriarca è accusato dai suoi stessi fedeli di aver effettuato la transazione per scopi di lucro, mentre il governo israeliano non è affatto tranquillo, ignorando chi possano essere i futuri proprietari di oltre 1500 appartamenti che sorgono su appezzamenti di terreno dati in affitto dai greci al governo israeliano negli anni ’50. Un affitto lungo 99 anni, e trent’anni possono essere pochi o tanti per porre rimedio ad una situazione per il momento ingarbugliata.
Vai a vedere che alla fine la lotta per Gerusalemme è solo una questione di affitti? (qui)

Poi, se volete qualcosa di più sanguigno, potete trovare qui il pezzo di Deborah Fait.
PS: Ma se, come ha detto San Basilio, il denaro è lo sterco del diavolo, possiamo dire che il clero gerosolimitano è fatto di mosche stercorarie?

barbara

UNA DEBORAH FAIT IN GRANDISSIMA FORMA

Signora Mogherini,

 Molti anni fa partecipai, con un banchetto di brochures su Israele, ad un Congresso del Partito Radicale all’Hotel Ergife di Roma, di fronte a me avevano preso posto dei cubani che, al posto dei depliant o delle medagliette, avevano in esposizione una barca. Si, Federica Mogherini, proprio una barca, un’imbarcazione molto insolita, scavata in un enorme blocco di polistirolo. Curiosa e interessata chiesi cosa rappresentasse e la risposta mi fece venire la pelle d’oca. Quel blocco ormai grigio e molto rovinato per l’uso, serviva ai cubani per scappare dall’isola infernale di Castro verso la libertà, verso la Florida. Naturalmente, mi spiegarono, solo pochissime di quelle imbarcazioni arrivavano alla meta, al sogno di una vita senza terrore e morte, la maggior parte si rovesciava dando in pasto ai pescecani il loro carico di umanità disperata. Erano uomini, donne, bambini, vecchi che anelavano ad una vita decente e libera e trovavano la morte nel mar dei Caraibi fuggendo dall’orco che portava il nome di Fidel Castro.
Molti anni prima ero a Boston e ricordo Joan Baez cantare “Comandante Che Guevara” e “Que linda es Cuba” e i giovani che urlavano “Hasta la Victoria siempre! Viva Cuba, Viva Fidel!” Ancora inconsapevoli (erano gli anni 60) di gridare la loro ammirazione a dei criminali assassini, Guevara e Castro. Perché le racconto questo, Federica Mogherini? Semplicemente perché lei, pur essendo giovane, è rimasta a quei tempi, ai tempi in cui la propaganda comunista aveva lavato i cervelli della gioventù americana e mondiale. Ho letto che è andata in visita ufficiale a Cuba “per costruire ponti e aprire le porte al dialogo e alla cooperazione”. Bellissimo, davvero encomiabile, se non fosse per un particolare di grande importanza. Lei, Mogherini ama costruire ponti e aprire porte con le peggiori dittature del mondo, con i paesi più canaglia che esistano con i quali sembra trovarsi completamente a suo agio e lo dimostra snobbando chi contro questi inferni in terra cerca di ribellarsi. A Cuba lei ha snobbato i dissidenti cubani, gli oppositori del regime, quelli i cui genitori, i cui nonni, annegavano tra le acque dell’oceano, ed è andata dire che Cuba e UE “condividono principi come la giustizia, la libertà la solidarietà”.
Ma con quale faccia tosta? Con quale impudenza ha osato dire quelle parole così false? Con quale coraggio lei ha sputato in faccia ai cubani perseguitati perché contro la dittatura, con quale sfacciataggine e crudeltà lei ha offeso la memoria dei loro morti! Cuba non è che l’ultima vergogna di cui lei si è macchiata, Alto Commissario Mogherini. Ha incominciato la sua carriera di ammiratrice di orchi quando, giovane fanciulla, è andata ad abbracciare Yasser Arafat per esprimergli tutto il suo amore e la sua solidarietà. Ammazzava più ebrei che poteva? Particolare di poco conto per lei che odiava Israele, paese che continua a odiare forse perché una democrazia, forse perché pieno di ebrei che, oltre ad essere ebrei, rifiutano persino, guarda un po’ che sfrontatezza, di essere le vittime sacrificali di una società che trasuda odio antisemita e che li vuole morti e annegati nel Mediterraneo. Dopo che il suo primo amore, l’orco egiziano diventato il raiss dei palestinisti, è, per fortuna, defunto, lei ( il lupo perde il pelo ma non il vizio) ha trovato conforto negli ayatollah iraniani. Si è completamente dedicata a quei pretacci schifosi, che hanno trasformato un paese meraviglioso come la Persia in un inferno dove vengono imprigionati e torturati i dissidenti, dove vengono appesi alle forche gli omosessuali e le donne accusate di infedeltà [crimine nel quale rientrano anche le donne stuprate. Ricordo ancora, tanti anni fa, il caso di una bambina di dodici anni stuprata dal fratello. La cosa è emersa quando è rimasta incinta. Condannata a morte, hanno aspettato che partorisse e poi l’hanno lapidata, a tredici anni. Il fratello si è fatto due mesi di galera; se non ricordo male, deve avere preso anche un paio di decine di frustate, ndb] o ribellione ai mariti padroni. Ormai pare che l’Iran dei preti neri sia la sua seconda patria dove si reca sempre tutta velata, intabarrata in palandrane senza forma, ossequiosa, direi untuosa, piena di sorrisi melliflui. C’è stata una rivolta in Iran, sono state ammazzate 30 persone, altre centinaia sono scomparse, la giovane che si è tolta il velo stando in equilibrio su una cassetta è stata arrestata, non se ne sa più niente e lei, Mogherini, che fa? Nulla, è stata solo capace di dire parole offensive, false e ipocrite oltre che crudeli, del tipo «dimostrazioni pacifiche e libertà di espressione sono diritti fondamentali che si applicano a ogni Paese, e l’Iran non fa eccezione».
Una presa in giro e non se ne vergogna? Ricordo perfettamente la sua felicità, la sua soddisfazione al giuramento di Rouhani quando, tutta velata, è andata a rendere omaggio a un regime che calpesta quotidianamente i diritti civili e di vita del popolo iraniano. Lei era raggiante e non la finiva più di farsi selfie su selfie con gli ayatollah. Era l’unica donna in mezzo a un mare di palandrane nere con barba. Uno schifo davvero, Mogherini, lo stesso schifo di quando si è fatta paladina dell’accordo nucleare col paese più pericoloso del mondo, quello, per intenderci, che quotidianamente minaccia di annientare Israele con i suoi missili. Ma a lei che importa? E’ una vita che dimostra il suo odio contro lo stato degli ebrei. Durante il disperato tentativo del popolo e soprattutto delle donne iraniane di manifestare contro il regime, mentre le strade delle città bruciavano, lei non ha detto una sola parola, oltre alle stupidaggini offensive sulla libertà di espressione, per difendere i dimostranti dalle leggi islamiche che li soffocano. Lei ha reso l’Europa un paese di ciarlatani senza spina dorsale ma è in buona compagnia, non c’è che dire, ha dalla sua parte la Boldrini, la Bonino, le deputate svedesi, donne che dovrebbero aiutare altre donne a spezzare le catene che le tengono prigioniere di un sistema arcaico e feroce, di una legge islamica che permette di darle in sposa a 9 anni per essere stuprate e, molte, ridotte in fin di vita dalle lacerazioni, da mariti criminali. Voi donne europee col velo in testa state infamando la civiltà.
Ma lei, Federica Mogherini, Alto commissario per la politica estera europea, lei che, nella sua posizione, avrebbe il dovere di difendere chiunque si batta per la libertà, per i diritti fondamentali degli esseri umani, ha abbandonato senza vergogna le donne musulmane che, ovunque si trovino, sono costrette a sopportare ogni tipo di umiliazioni e violenze. Lei dovrebbe essere la prima ad avere l’orgoglio e il rispetto di sé da gettare via quello straccio che ha in testa quando si presenta agli ayatollah. Lo fece Oriana Fallaci davanti a Khomeini [per la precisione, Oriana Fallaci raccontò di averlo fatto. Pare che l’eroico gesto sia disgraziatamente stato compiuto nell’unico secondo, in tutta l’intervista, in cui non c’erano fotografi né cameramen a immortalare – e documentare – lo storico evento, ndb], Melania Trump in visita ufficiale in Iran non si sognò nemmeno di metterlo quel velo della sottomissione. Ahhh, ma ha ragione, ho appena nominato due vere donne, non delle patetiche marionette che, senza un minimo di decenza, si inchinano a chi opprime e uccide la democrazia e chi la reclama. E’ triste e sconfortante vedere una donna europea che, dopo nazismo e comunismo, in un’ Europa che ha passato due guerre mondiali e una Shoah, dovrebbe sentirsi paladina di libertà, cadere così in basso fino ad essere complice di chi calpesta tutto e tutti, di chi uccide e opprime la vita di quelle che dovrebbero essere “l’altra metà del cielo” e sono invece tristi figure vestite di nero, tre passi dietro all’uomo che le comanda e che, se vuole, le può anche ammazzare.

Davvero niente da aggiungere a questa straordinaria appassionata requisitoria (però magari andate a dare un’occhiata qui).
deborah fait
Ho scelto questa foto perché la trovo bellissima (poi comunque i capelli sono ricresciuti).

Aggiungerò invece una piccola annotazione a margine. Su “Pagine ebraiche”, testata nata per rappresentare l’intero ebraismo italiano, e che ha sistematicamente, puntigliosamente, accuratamente estromesso tutti i collaboratori non aderenti alla più pura ortodossia sinistrorsa, ho letto un articolo (per la precisione, ne ho letto le prime righe: ad andare oltre il mio stomaco si è rifiutato), il cui autore mostrava perplessità nei confronti di questa rivolta in Iran, non riusciva a capirne il senso, lo scopo, non capiva che cosa questi giovani volessero perché, si chiedeva “chi c’è, in Iran, più moderato di Rouhani?” Cioè: avete il meglio che esista, il paradiso in terra, di meglio non potreste trovare a cercarlo col lanternino, come può venirvi in mente di protestare? Quos vult iupiter perdere dementat prius. Peccato che ad andare a fondo saremo tutti noi.

barbara

A PROPOSITO DI DEBORAH FAIT SOSPESA DA FACEBOOK

Ho ripescato dai miei sterminati archivi questi messaggi inviati a Deborah un po’ meno di quindici anni fa.

Salve ebrea di merda, lurida e sporca come tutti gli ebrei di merda, sei contenta della guerra ebreo-americana, vero? Sicuramente si, ma prima o poi verrà il vostro turno, e la pagherete con lo sterminio.
Ma quello che mi rassicura è che l’antisemitismo in Europa non crolla, hai visto quello che è successo allo sporco ebreo come te Paolo Mieli?

Prima che la redazione lo cancelli ti posto il messaggio pubblicato da me sul M.Oriente:

lapidazione

Lapidazione,ecco la pena per l’adulterio secondo la stessa Bibbia che secondo gli sporchi ebrei dovrebbe giustificare la nascita dello stato abusivo di Israele.
E la signora fait è un’adultera.
Infatti dovete sapere che la signora fait ha concepito un figlio fuori dal matrimonio, anzi, proprio non è sposata.
Lapidazione, gridiamo, lapidazione vogliamo!!!!

Saluti

Il Capo Ispettore

Salve ebrea di merda,
come al solito ti invio in anteprima il msg che invierò sul forum “Msg nella bottiglia”.
Cosa ne pensi dei tuoi amici, hai visto che bella fine hjanno fatto.
Io rido delle loro mogli vedove, rido del loro dolore, mi esalto alla vista del sangue dei soldati americani, spero che i prigionieri vengano seviziati con scariche elettriche nei testicoli o con il taglio della lingua e di arti.
Ecco il post
” Come sono spavaldi i bastardi invasori quando sono armati.
Avete visto i loro occhi,invece, ieri sera?
Uno dei bastardi ha avuto il coraggio di dire: “Se gli irakeni non mi fanno del male,io non ne faccio a loro”.
Come se fosse lì in vacanza.
Ma credono che gli altri siano stupidi?
Sicuramente fra un po’ cambierà idea.

Spaventati, erano dei pulcini bagnati, erano gli occhi delle bestie che devono andare al macello, e speriamo che ci vadano.
Con quale coraggio i bastardi americani chiedono il rispetto delle convenzioni internazionali, loro che normalemte se ne fregano.
No, Saddam, non devi essere magnanimo, uccidi i prigionieri, ma prima torturali,umiliali, mandali al mattatoio.

Saluti

Il Capo Ispettore”

CONTRO GLI U$a
CONTRO ISRAELE
SEMPRE E COMUNQUE
TOGLIETE LE BANDIERE ARCOBALENO
METTETE UNA BANDIERA ISRAELIANA E AMERICANA BRUCIATA
SIMBOLO DELL’ODIO E DEL DISPREZZO PER QUESTI BASTARDI

Salve sporca ebrea,
l’altro giorno ho parlato della pena che tu, come adulta, meriteresti.
Paradossalmente, io, Capo Ispettore propongo di salvarti la vita, ma non posso salvarti dalla pena. Propongo pertanto un utile strumento per punirti, strumento che consiglio al comandante Saddam Hussein di utilizzare con le soldatesse americane prigioniere.
Veniamo al dunque: prendere un ratto, vivo, e inserirlo nel tuo utero, sempre vivo.
Poi cucire e lasciar fare al dolce animale.
Mi scuserà il povero ratto se lo inserisco nel peggiore dei luoghi, ovvero nel luogo da dove una sporca ebrea fa uscire altri sporchi ebrei (spero sia in menopausa adesso, vista l’età), chiaramente i ratti sono superiori agli ebrei, ma il pocvero animale deve capire che si sta sacrificando per una giusta causa: portare all’estinzione il popolo deicida.
A tal proposito è inutile che ti informi che condivido in pieno il pensiero del grande raiss di Bagdad: Palestina libera, dalla montagna fino al mare, e quindi nessun posto per lo stato abusivo di Israele.
E gli ebrei, mi dirà? Semplice, dovranno sparire, non solo dalla Palestina ma anche dal mondo.

Cordiali saluti

Il Capo Ispettore

Giusto perché si sappia che cosa c’è in circolazione.

barbara