SIAMO GIÀ ALLE LISTE DI PROSCRIZIONE

E anche oltre.

Omotransfobia, domande ai legislatori e quell’utile suggerimento dell’art. 61 [E l’app Shinigami proposta da Google per le utenti bollate come Terf], di Marina Terragni, Aldo Ungari e Marco Tarquinio

– Scritto da Redazione de Gliscritti: 21 /07 /2020
terf-marchiati
Caro direttore,

alla vigilia della discussione sulla legge sull’omotransfobia, tra le molte preoccupazioni, insieme al concetto di “identità di genere” e al presunto allargamento alla misoginia che nessuna ha mai richiesto, emerge anche il fatto che la nuova normativa consentirebbe di perseguire le opinioni “gender critical”.
Bene, sta già succedendo anche in assenza di questa legge specifica ai danni di molte di noi, già segnalate in Terf Black List (la “lista nera” delle Femministe Radicali Trans Escludenti, a loro dire).
Ma ora siamo proprio marchiate a fuoco, con possibili rischi per la nostra sicurezza: c’è una estensione di Google, già scaricata da più di 20mila persone, che fa comparire in rosso (lettere scarlatte, guarda caso) i nomi delle e degli utenti di Facebook bollate e bollati come Terf.
Così viene definita (e, per estensione, definito) chi pensa che l’utero in affitto sia una abominio, chi ritiene che la prostituzione non sia un lavoro come un altro, chi lotta contro la somministrazione di ormoni a bambine e bambini dal comportamento non conforme, chi si oppone al cosiddetto self-id: la libera determinazione del genere a cui appartenere senza alcun atto pubblico.
Torno, direttore, sull’estensione di Google di cui ho detto: si chiama Shinigami, fa riferimento a un famoso manga (cioè un fumetto): “Death Note”. Qui un ragazzo entra in possesso di un quaderno “magico”, che appartiene a uno shinigami, letteralmente un “dio della morte”. Scrivendo il nome di una persona su quel quaderno, la persona morirà. Si può inoltre stringere un patto con questi shinigami: in cambio di metà della propria vita si possono avere “gli occhi dello shinigami”, cioè il potere di vedere il vero nome di ogni persona che si incontra (in modo da poterlo scrivere sul quaderno e così ucciderla) e controllare il conto alla rovescia della vita che le resta da vivere.
In sostanza, è una minaccia di morte. In questi giorni, la vigilanza social sulle/sui “gender critical” è molto stretta… Una petizione internazionale “Change.org” che dichiarava «Siamo donne, non mestruatori» (e che in poche ore aveva raccolto oltre 3 mila firme) è stata cancellata perché avrebbe «istigato all’odio».
“Reddit” cancella o limita tutti i gruppi che parlano di cose solo femminili, dal parto all’ovaio policistico. Molti account twitter vengono chiusi perché «violano gli standard». Un esempio per tutti, l’account di GlassHammer, cancellato senza appello per avere scritto: «Solo le donne hanno il cancro alla cervice uterina». Siamo a questo. E io chiedo: a che cosa serve segnalarci? Che uso si intende fare di questa segnalazione? E che cosa pensano di tutto questo i proponenti e sostenitori di questa legge sulla omotransfobia?

Marina Terragni

Caro direttore,

anche dal piccolo e grazioso angolo della Valle Camonica (dove mi trovo per una gradevole vacanza) seguo assiduamente il nostro bel giornale. I numerosi articoli che trattano della disforia di genere e della cosiddetta omotransfobia mi hanno posto molti interrogativi sul piano etico, su quello ecclesiale, su quello civico-politico. Qui ne pongo uno: se un rettore di un seminario in accordo con il suo vescovo, allontanasse un seminarista perché omosessuale, correrebbe il rischio di essere punito dalla nuova legge se il testo non sarà emendato? Con viva cordialità.

Aldo Ungari

Le lettere alle quali ho scelto oggi di dare risposta – quella incalzante della scrittrice e giornalista Marina Terragni e quella, altrettanto acuta, di un nostro abbonato – danno voce a due diverse, ma complementari ed egualmente serie preoccupazioni.
Esse vengono laicamente proposte in forma di domanda a quei legislatori che appaiono determinati a introdurre nel nostro ordinamento sanzioni penali che, quasi per inerzia, si continua a definire «contro l’omotransfobia».
Come è ormai evidente a chi vuol vedere e non si ferma alla scorza della questione, corriamo il rischio di trovarci tutti a fare i conti anche con molto di più. Non si tratta – lo ripeto ancora una volta – soltanto di valutare se rafforzare il giusto contrasto ai violenti e agli istigatori alla violenza, in questo caso contro persone omosessuali o transessuali: infatti, chi potrebbe essere civilmente e cristianamente favorevole a crimini di questo tipo?
Si tratta di altro: di libertà civili e di civili affermazioni e punti di vista cui si tenta di imporre la maschera storta dell’odio, come se non ce ne fosse già abbastanza di odio vero assurdamente e sfrontatamente in circolazione. Altro, sì, e purtroppo non da immaginare, ma attivo e da scongiurare già adesso a legislazione e a indifferenza vigenti.
Le domande di Terragni e Ungari non sono mere ipotesi. Sono tollerabili “liste nere” scritte con inchiostro scarlatto contro coloro che si battono per fermare pratiche come l’utero in affitto? Sarebbe concepibile una denuncia penale, anche solo a scopo “propagandistico”, su scelte della Chiesa cattolica o di altre religioni?
Il relatore Zan ha assicurato in un’intervista a questo giornale che tali timori sarebbero stati fugati dalla versione definitiva della “sua” pdl. Il testo base che abbiamo letto, pur corredato da una relazione con affermazioni molto interessanti, non ha centrato questo risultato. Ma, visto che in Parlamento si intende procedere, buoni e saggi emendamenti potranno sgombrare l’orizzonte e rasserenare il dibattito.
Se l’obiettivo non è esclusivamente quello di piantare, a qualunque costo, la “bandierina” (e la mina) del concetto di “identità di genere” nel nostro codice, la strada c’è. E per quanto mi riguarda coincide con quella saggiamente indicata su queste pagine dal presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli: lasciare immutata la cosiddetta Legge Mancino (art. 604 bis del Codice penale) e puntare su un’integrazione delle aggravanti previste all’art. 61. Un ostinato, utile suggerimento. (qui)

Siamo a un tale livello di delirio che mancano perfino le parole per commentarlo (Grazie a Francesca per la segnalazione).

barbara

PROSEGUO CON LA CARRELLATA DI DELIRI

HORRESCO REFERENS.

Cito da “EX” , rivista degli emofilici e talassemici di Ravenna.
Numero del 4 maggio 2020.
Presso il centro emofilia e trombosi” A. Bianchi-Bonomi” di Milano svolge la sua attività la Dottoressa XXX, fisioterapista, OSTEOPATA e POSTUROLOGA.
La Dottoressa XXX si occupa della riabilitazione di tutti i pazienti emofilici con un trattamento riabilitativo\OSTEOPATICO adeguato.
Res ipsa loquitur. (Commento lasciato qui)

Trattamento osteopatico per l’emofilia. Poi si lamentano se qualche medico li tratta da ignoranti. Di osteopatia avevo già parlato qui. E a proposito di ciarlatanerie può essere utile questa cosa qui
fuffa
Tornando ai nostri temi consueti:
islam schiavista
Come mai nessuno dice che i più grandi schiavisti di neri sono stati i Musulmani?

Si crede che la schiavitù nei confronti delle popolazioni di colore sia stata soprattutto opera degli Occidentali. Non si parla degli Islamici, eppure questi dal VII secolo (quando è nato l’Islam) fino al XX secolo sono stati autori della schiavitù di circa 20 milioni di neri. Un motivo? Il Corano legittima la schiavitù!
A riguardo abbiamo selezionato un interessante articolo (“L’Islam e la tratta degli schiavi neri”) di Marco Di Matteo, pubblicato su “Il Timone”
Tra le tante menzogne storiografiche c’è la convinzione che la tratta degli schiavi rappresenti una pagina nera della storia umana da addebitare solo all’Occidente cristiano, mentre le comunità musulmane sarebbero state immuni da discriminazioni e pregiudizi razziali. [Anzi, di discriminazioni e pregiudizi si spacciano per vittime, ndb]
In realtà, come riconosce lo storico francese Pétré-Grenouilleau, «ci sono tanti esempi, sparsi nel tempo e nello spazio, che ci indicano come la presenza di schiavi non fosse di minore importanza nel mondo musulmano». Anzi, ribadisce l’economista belga Paul Bairoch, «rispetto al commercio di schiavi neri organizzato dagli Europei, il commercio di schiavi del mondo musulmano è iniziato prima, è durato più a lungo e, cosa più importante, ha colpito un numero maggiore di schiavi». D’altra parte il Corano legittima la schiavitù dei non musulmani (cfr. box). (continua)

E non solo gli schiavi neri sfruttati dai musulmani sono stati molti di più di quelli sfruttati dai bianchi, non solo quelli sfruttati dai bianchi venivano venduti loro dai musulmani, frutto di razzie condotte in parte personalmente da loro, in parte dai capitribù neri che poi li vendevano loro, ma va aggiunto che gli schiavi bianchi, sempre catturati e sfruttati dai musulmani, arabi o turchi, sono stati decisamente più numerosi di quelli neri (qui)

E poi guardate un po’ questa foto incredibile: esistono profughi senza smartphone di ultima generazione, senza magliette firmate, senza berrettini all’ultima moda! E niente ammucchiate di trentenni palestrati bensì mucchi di vecchi, donne, bambini.
profughi cristiani
Il perché di questa bizzarra anomalia ce lo spiega

Lorenzo Capellini Mion

Alla fine della preghiera serale in una moschea nella zona est di Al-Jerif, sulla sponda orientale del fiume Nilo Blu, gli imam hanno chiesto agli abitanti di cacciare i cristiani provenienti dal Sudan del Sud dalla “zona musulmana”.
Una fonte che ha richiesto l’anonimato ha raccontato tutto al Morning Star News.
Gli attacchi ai cristiani della zona sono arrivati a partire dalla sera stessa.
Così in un attacco Omdurman a ovest di Khartum, gruppi di giovani musulmani gridando lo slogan jihadista Allahu Akbar hanno pugnalato a morte un cristiano per strada e ne hanno ferito altri quattro.
Uno dei feriti versa in condizioni gravissime mentre il martirizzato si chiamava Mariel Bang aveva 35 anni e lascia la moglie e quattro figli di età compresa tra 1 e 4 anni.
In seguito sono state attaccate e ferite altre 3 donne.
“Bruceremo questo posto”, ha detto uno degli assalitori.
Intanto a Khartoum venivano attaccati altri cristiani, uno dei quali è in condizioni critiche dopo aver riportato ferite alla testa.
I musulmani che considerano l’area territorio Islamico e non accettano i rifugiati sud sudanesi vogliono cacciarli con la forza.
E sono i leader delle moschee ad incitare la folla chiamando alla guerra santa contro i sud sudanesi indicandoli come infedeli, criminali e produttori di alcolici.
Il giorno successivo, il 20 giugno, un altro gruppo di giovani musulmani ha dato fuoco a 16 tende di un campo dove vivevano i rifugiati nell’area di Al-Jerif East costringendo decine di poveri cristi ad una nuova fuga.
Nell’attacco sono rimasti feriti 10 cattolici sudanesi tra cui donne, giovani e vecchi.
Una donna cattolica rimasta ferita, di nome Achoul Deng, ha affermato che gli uomini musulmani hanno molestano sessualmente tutte le donne cristiane della zona.
“Questo problema ci disturba e non è accettabile ma cosa possiamo fare, mio Dio?”
In seguito gli attaccanti si sono autoproclamati come i Comitati di resistenza di Al-Jerif East (Hai-Gerief Shriq) attraverso i social media hanno rivendicato gli attacchi e i roghi ai campi dei rifugiati sud sudanesi. Nella loro dichiarazione di Facebook, criticano la polizia per non aver arrestato i cristiani per il crimine di essere cristiani.
Niente inchini per questi neri figli di un Dio minore, il razzismo deve essere declinato a senso unico ma ce accorgeremo presto, quando tutti vedranno e sarà tardi per tutto.

“Sarà”? Io ho l’impressione che sia già tardi per tutto. Convinzione che si rafforza ulteriormente con quello che arriva adesso:

Fulvio Del Deo

Gli vomiterei in faccia, a queste facce di culo. Le stesse che non battono ciglio per i ragazzini impiccati dal regime iraniano, che se ne fottono altamente delle ragazze cristiane violentate e uccise dai musulmani in Nigeria, che non muovono un dito contro la mattanza di omosessuali in Cecenia e in tutto il mondo avvelenato da maometto, che trovano usanze pittoresche da rispettare gli scafandri imposti alle donne somale, infibulate come Aisha, la moglie di 6 anni del pedofilo fondatore dell’islam.

Ed eccoli qui, ammirateli in tutta la loro bellezza:
so sorry
Qualcuno recentemente ha ipotizzato che si arriverà alle processioni di flagellanti: tranquilli, ci stiamo avvicinando a grandi passi. E qualcuno, a proposito dell’islam e delle sue nefandezze, tirato proditoriamente in ballo in tutta la faccenda, giustamente prende posizione
arcangelo gabriele
Poi abbiamo un episodio di censura per pornografia, e in effetti, per quanto la censura ci dispiaccia, dobbiamo riconoscere che qui la pornografia è VERAMENTE pesante:
FB paleolitico
Che altro? Ah sì, Gesù. Come sapete, è stato proposto di eliminare tutte le immagini di Gesù, che l’iconografia raffigura razzisticamente bianco. Quindi se fosse raffigurato nero andrebbe bene? Ehm… ecco…
madonna nera
E sempre in tema di razzismo e discriminazione:
polizia sessista
E ora una domanda: voi che mi state leggendo siete per caso di razza bianca? (Sì lo so, le razze non esistono, ma quella bianca è comunque una razza inferiore) Ebbene, in tal caso sappiate che le vostre vite non valgono più della merda di cane che vi capita occasionalmente di pestare, sentenza legittimata e garantita dall’università di Cambridge:
whitness
E concludo con questo pezzo dedicato a tutti quelli che “non respirano” in nome di George Floyd.

“Io non respiro.”

Ermanno, Alessandro e Daniele non respirano più, sono stati massacrati da Kabobo (Ghana) a picconate.

Vincenzo e Mercedes non respirano più: uccisi da Kamara (Costa d’Avorio): Vincenzo morì sgozzato, Mercedes violentata e poi lanciata dal balcone.

Pamela non respira più, drogata, violentata e fatta a pezzi da Oseghale (Nigeria).

Desiree non respira più, violentata e uccisa da Chima, Gara, Salia e Minthe (Senegal e Nigeria).

Stefano non respira più, sgozzato alle spalle da Said (Marocco), era invidioso del suo sorriso.

Pierluigi e Matteo non respirano più, uccisi da Alejandro (Repubblica Domenicana).

Ulderico non respira più, ucciso a mani nude da Idimudia (Nigeria).

Potremmo andare avanti per giorni a ricordare i Nostri connazionali trucidati.
Senza contare stupri, rapine e spaccio, altrimenti ci vorrebbe un anno.
Loro non respirano più, per colpa di chi in questi anni ha favorito l’ingresso clandestino in Italia di numerosi criminali.
Molti di quelli che si sono inginocchiati portano sulle spalle queste atroci morti.
Ma la cosa che ci inorridisce di più è che non ne sentono il peso, fanno finta di nulla, per Loro questo continuo massacro è del “tutto normale”. Per Loro l’invasione indiscriminata deve continuare ad ogni costo.
Maledetti ipocriti. Corrotti nel DNA.
Leonardo Santi, qui.

Bene, ora, almeno per il momento, mi fermo davvero. La tortura è finita, andate in pace.

barbara

CONTINUANDO A DELIRARE

Qualcuno leggero, qualcuno pesante, qualcuno buffo, qualcuno tragico. Li metto così, in ordine sparso, come li ho raccattati.

Ho appena appreso di un caso veramente straordinario nella sua stupidità: in occasione della 500 miglia di Talladega, gara della serie automobilistica NASCAR (quella di ‘giorni di tuono’ con Tom Cruise, per intenderci) i meccanici di Darrell Wallace, unico pilota nero della serie trovano un ‘cappio’ penzolante dalla porta dei box.
Ovviamente parte la campagna di indignazione: gli organizzatori fanno tuoni, fulmini e saette, viene assegnata una scorta al pilota, arriva in pista il team prinicipal del pilota, l’ottantaduenne leggenda della NASCAR ‘King’ Richard Petty, che sfida il Coronavirus per sostenere il proprio pilota, si propongono per il colpevole dell’orrendo crimine punizioni che vanno dalla radiazione a vita alla crocifissione in sala mensa, ad indagare arriva persino l’FBI…
E alla fine dopo tante sbroccate si scopre che il’cappio’ nient’altro è che una corda da utilizzare per la chiusura dei box, che è stata installata già parecchi mesi fa ed è presente in molti dei box dell’autodromo…
No, non è un articolo di Lercio, allego qui il link che rivela l’assurdo finale di questa stupidissima storia (sul sito, se vi interessa potete seguire l’intera vicenda…)
https://www.italiaracing.net/Un-colossale-malinteso-che-aiuta-i-razzisti-il-cappio-a-Bubba-Wallace/241103/35 (qui)

Poi li voglio vedere quando il lupo arriverà davvero – perché il lupo c’è, poco ma sicuro, e garantito che prima o poi arriva – e non solo nessuno accorrerà più in aiuto, ma verranno pure spernacchiati.

Angelo Michele Imbriani

Ne ho lette tante in questi mesi sulla pagina di De Luca, ma questa le supera tutte: una signora (seriamente) vuole sapere che sintomi hanno gli asintomatici…

Embè, mi sembra giusto: se non mi spieghi che sintomi hanno, come faccio a riconoscerli e guardarmene.

Churchill giù, Lenin su  Pagliacci di tutto il mondo, unitevi

di Giovanni Sallusti

Le statue ormai sono il termometro della contemporaneità, dei suoi vezzi, delle sue psicosi. E per certificarne lo stato febbrile, basta la seguente immagine: Churchill giù, Lenin su. E la fine della storia, ma opposta a quella che Francis Fukuyama certificò con faciloneria liberal all’inizio degli anni Novanta: non l’eterno trionfo della democrazia liberale, ma il suo spettacolare suicidio pubblico.

Così, accade che mentre i teppisti cocchi dell’establishment intenti a devastare le città d’Occidente si accaniscono in nome dell’antirazzismo sul busto di Sir Winston (un colonialista alcolizzato che ebbe perfino il cattivo gusto di non arrendersi a Hitler quando costui era il padrone d’Europa), nel cuore del Vecchio Continente viene edificato un monumento alla memoria imperitura di Vladimir Ul’janov, detto… Lenin. Precisamente, nel cuore di quella che fu la Germania occidentale (ed è la prima volta!), l’ultima landa libera prima della tirannide per tutta la Guerra Fredda, a Gelsenkirchen.
A più di trent’anni dal crollo del Muro, un grugnito balordo della Storia, una surreale rivincita ideologica che danza su milioni di cadaveri. L’iniziativa è del Partito Marxista-Leninista Tedesco, che detto così sembra una burla vintage, in realtà oggi è il più grande partito della sinistra radicale teutonica.
I cadaveri sono quelli fabbricati in serie dalla macchina sterminatrice del comunismo sovietico, di cui Lenin fu teorico principe e primo attuatore. In questo senso, sl, si può dire che “era un pensatore in anticipo sui tempi”, come ha blaterato il presidente del Partito Gabi Fechtner in occasione della presentazione della statua (alta 2,15 metri, originariamente realizzata nella Repubblica Ceca nel 1957, poi finita all’asta perché i cechi ovviamente non volevano nemmeno più sentirne pronunciare il nome): ha anticipato tutto il canovaccio dell’ideologia più mortifera del secolo scorso, e per distacco.
La dittatura del proletariato, l’omicidio politico di massa, il Terrore istituzionalizzato dal Partito/Stato. C’era già tutto in Lenin, gli allievi successivi, da Stalin a Mao a Pol Pot, possono aver superato il maestro nella contabilità della strage, ma non hanno fatto che replicarne la ricetta. Solo qualche pillola del leninismo: «I tribunali devono non già abolire il terrore, bensì, all’opposto, sancire il terrore in linea di principio, in modo chiaro e netto, senza ipocrisie e senza orpelli». «L’obiettivo comune e unico: ripulire il suolo della Russia di qualsiasi insetto nocivo, delle cimici: i ricchi». «I kulalki.. questi ragni velenosi, queste sanguisughe hanno succhiato il sangue dei lavoratori… A morte!».
Fu proprio Lenin a massacrare per primo questa classe di piccoli contadini-proprietari (un’eresia vivente per il bolscevismo) col «comunismo di guerra», poi Stalin ultimò la pratica internandone 2,5 milioni nei campi di concentramento.
La stessa istituzione dei campi, questo non-luogo che segnerà tutto il Novecento (e che sopravvive tuttoggi, pensiamo ai 1400 lager cinesi di cui ormai è démodé raccontare) fu collaudata dal padre della Rivoluzione d’Ottobre nelle isole Solovki, nel Mar Bianco, dove andò in scena tutto il campionario di fame, tortura, sadismo, perfino antropofagia, che sarà poi la costante del gulag e del lager.
Crimini per cui nessuno si è mai inginocchiato o si inginocchierà, infamie per cui nessuno assalterà il monumento eretto dai compagni, morti sempre considerati minori dall’intellighenzia cresciuta a champagne e Soviet, se non rivendicati come effetti collaterali nella faticosa ascesa al paradiso socialista («per fare una frittata bisogna rompere delle uova», è d’altronde un vecchio detto leniniano). Questa è la biografia politica e umana dell’unico che oggi, nel mondo “civile”, riesce ad andare in controtendenza, a farsi erigere, e non ad essere abbattuto.
In America hanno preso a martellate i busti di Cristoforo Colombo, Thomas Jefferson, Abramo Lincoln. Ma quello di Lenin esposto nel quartiere hippie di Seattle è ancora intatto.
In Europa imbrattiamo la memoria di Churchill (l’uomo grazie a cui questo articolo non è scritto in tedesco, e sottoposto al vaglio preventivo della Gestapo) e glorifichiamo quella del “rivoluzionario di  professione”. Non sta tramontando, l’Occidente, si sta capovolgendo in farsa: pagliacci di tutto il mondo, unitevi. (qui)

Già: mentre si abbatte la statua dell’uomo che per oltre un anno e mezzo ha tenuto testa, letteralmente da solo, a Hitler e all’esercito più potente del mondo,  non solo viene lasciato là dove c’è, [Siattle]
Lenin-a-Seattle
ma viene addirittura messo dove non c’era, [Gelsenkirchen]
Lenin
il capostipite del comunismo reale, due miliardi di schiavi e cento milioni di morti, a tenerci bassi.

Stefano Burbi

Dal centro di accoglienza per richiedenti asilo di Bari sono numerosi i tentativi di fuga e le evasioni di migranti giovani e forti provenienti da paesi che non sono in guerra ed addirittura sono mete turistiche di grande attrazione: le loro domande, quindi, molto prevedibilmente verranno respinte in un prossimo futuro e nel frattempo questi signori sfruttano il nostro welfare sottraendo le scarse risorse a italiani e immigrati regolari.
Per loro nessun drone o pattuglia con il chiaro mandato di intercettarli in quanto trasgressori di chiare e precise regole: evadendo, questi soggetti senza identità certa e dalle intenzioni poco chiare, commettono infatti un reato, e, soprattutto in periodo di pandemia, potrebbero costituire un pericolo per la salute pubblica.
Ricordo ancora lo zelo con cui forze dell’ordine e polizia locale multavano gli italiani – spesso anziani o cittadini chiaramente inermi – rei di correre per i parchi deserti, di sedersi su una panchina, di andare a fare la spesa “troppo spesso”, di accompagnare la moglie al lavoro. Ieri l’altro un treno regionale diretto a Cosenza da Napoli è rimasto 2 ore fermo a Sapri perché una donna tossiva troppo ed i passeggeri hanno dato l’allarme temendo un caso di Covid-19: bene, non si è mai troppo prudenti, ma allora perché questa indifferenza alla libera circolazione di soggetti perfettamente sconosciuti entrati illegalmente in Italia?
Se qualche nostro amministratore ha a cuore la sorte di cittadini extracomunitari, che meritano rispetto come chiunque altro, PIU’ del benessere dei cittadini che amministra, si dimetta e si candidi in Tunisia, Marocco, Nigeria, Senegal, o dove più gli aggrada: se gli permetteranno di presentarsi alle elezioni e se lo voteranno, potrà finalmente fare in modo più semplice ed immediato quello che in realtà vuole fare qui, senza far ricadere su altri le proprie scelte.
Solo un paese sano e prospero può essere di aiuto per se stesso, prima di tutto, e poi per il mondo intero.
Siamo tutti esseri umani: benissimo. Tutti. Anche i nostri concittadini.
E se qualcuno è in difficoltà, non va lasciato indietro: diciamolo ai capi dei governi di quei paesi che evidentemente non fanno abbastanza per i propri amministrati.
E se qualcuno, dall’esterno, ostacola il processo di sviluppo di tali paesi, diciamogli di smettere.

P.S. Nei prossimi mesi è probabile un collasso vero e proprio della nostra economia con ricadute sulla tenuta sociale. Non giochiamo con il fuoco.

Stefano Burbi

Il problema, caro Burbi, è che noi il fuoco lo vediamo, “loro” no.

La gaffe di Cancelleri: «Sono tornati i turisti». Invece era la nave dei migranti

22/06/2020

Il viceministro delle Infrastrutture a Porto Empedocle scambia la Moby Zazà (affittata dal suo ministero) per una nave da crociera.

Beh, cosa c’è da meravigliarsi: se non fosse scemo, mica lo avrebbero fatto entrare nel governo. E giusto a proposito di governo:

E dopo questa montagna di cacca retorica io chiedo: e dunque? In conclusione? Da questa vagonata di soldi che ci avete sfilato dalle tasche, che cosa è sortito?

Dite che può bastare? Che la vostra dose quotidiana massima di deliri è stata raggiunta? OK, per oggi mi fermo qui, e continuo domani.

barbara

SPECCHIO, SPECCHIO DELLE MIE BRAME

dimmi, chi è il più cretino del reame?

I redattori dei bollettini quotidiani sul coronavirus?

Che tutti i giorni, ma proprio tutti tutti tutti tutti, non sia mai che il pianeta esploda se una volta se ne dimenticassero, ripetono che i numeri della Lombardia sono spaventosamente alti, che la Lombardia ha più contagiati di tutti, che la Lombardia ha più malati di tutti, che la Lombardia ha più persone in terapia intensiva di tutti, che la Lombardia ha più ricoverati di tutti, che la Lombardia ha più morti di tutti (se ne è già parlato qui) e se per caso un giorno il numero di morti è modesto ti spiegano che però forse non sono arrivati tutti i dati da tutte le province, o forse hanno cambiato criterio e non sono stati conteggiati tutti, o forse qualche medico ha sbagliato diagnosi… tutti alla caccia disperata del morto lombardo. E anche oggi… Spaventoso numero di contagiati in Lombardia! Spaventoso aumento rispetto a ieri! La Lombardia resta un caso! “Un dato che significa solo una cosa: il virus circola e quindi il dato dei contagi lombardi si abbassa solo se si fanno pochi test.” Poi provi a fare due conti e trovi che i tamponi sono stati 6,6 volte quelli di ieri e fra questi i positivi sono stati 4,78 volte quelli di ieri, cioè ieri è risultato positivo un testato su 35,7, oggi uno su 49,75, con uno straordinario decremento di 14,05. E il 18 maggio era positivo un testato su 29.

Il signor Bersani Pier Luigi?

Già smacchiatore di leopardi e pettinatore di bambole oggi esperto in densità cimiteriali (qui).
Bersani
Il futurgerundiatore?

Roberto Saviano?

“Chi rompe il negozio e ruba una Nike o un Rolex, lo fa per sottolineare il suo disperato bisogno di sentirsi integrato.”

Quindi anche  chi stupra, immagino.

PS: integrato con chi poi? Io per esempio non ho mai avuto né l’una né l’altro, e non credo di sbagliare di molto se penso di non essere l’unica.

Myrta Merlino?

Che si inginocchia di fronte al nome di un’organizzazione terroristica al servizio di loschi figuri e di giochi sporchissimi.
Myrta Merlino
Gli antirazzisti?
antirazzismo
Quelli che hanno trasformato un delinquente seriale in un santo?
Floyd

L’UCEI?

Ossia l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, il cui organo ufficiale scrive

Il contagio della violenza 
Guerriglia urbana a Minneapolis dove, complice anche l’entrata in scena dei suprematisti bianchi [eh già, chi altro mai poteva essere stato], la tensione sociale è ormai alle stelle. Una situazione che, a detta degli analisti, rischia di costituire una polveriera non solo per gli Stati Uniti.
Scrive il Corriere a proposito delle proteste degli afroamericani: “Le marce, i sit-in sono onde increspate, imprevedibili. C’è chi si limita a gridare gli slogan. ‘No justice, no peace’, il più ricorrente. Ma molti ragazzi e ragazze si spingono fino al limite della provocazione [ecco, “al limite”, precisiamolo bene, che qualcuno non si vada a immaginare che arrivino anche alla provocazione vera e propria]. Premono sui cordoni degli agenti. Agitano il dito medio a dieci centimetri dalle visiere, dagli scudi [ma cattivi proprio eh?]. Fanno vibrare le transenne, le strappano dalle mani dei poliziotti. Li sfidano a usare lo spray urticante. Rispondono lanciando gavettoni”. [Noooooo! Addirittura i gavettoni! Ma non ci posso credere! Dai, ditelo che mi state coglionando]
Ad aumentare il caos l’infiltrazione di militanti dell’estrema destra [poteva forse mancare l’estrema destra, fascista nazista razzista?]. Lo scrittore André Aciman, intervistato dalla Stampa, accusa il presidente Trump di soffiare sul fuoco [qualcuno mi potrebbe cortesemente spiegare per quale bizzarra ragione l’opinione su ciò che sta accadendo di un egiziano naturalizzato americano esperto di Marcel Proust dovrebbe essere più autorevole di quella della mia fruttivendola?] e per il futuro vede scenari particolarmente cupi: “C’è questa minoranza armata di suprematisti bianchi, che vuole avvenga qualche disastro, perché così potrebbe attaccare il sistema messo in piedi all’epoca del movimento per i diritti civili. Dall’altra parte ci sono persone così arrabbiate e danneggiate, che vogliono la rivoluzione anche loro”. [Cioè, ricapitolando: ci sono questi suprematisti bianchi, persone a cui fanno schifo – proprio fisicamente schifo – negri ebrei asiatici arabi ispanici, tutto ciò che non è rigorosamente WASP insomma e questi qui sono andati a mescolarsi fisicamente alle orde di negri per fomentarli. E poi ci sono questi negri arrabbiati che dal momento che i suprematisti bianchi stanno andando a fare la rivoluzione hanno detto spettampò che ci andiamo a fare la nostra rivoluzione anche noi… no, aspe’… Prima si sono mossi i negri incazzati per il tizio negro ammazzato per motivi razziali da un poliziotto bianco mentre, sempre per motivi razziali, stavano a guardare senza intervenire i suoi colleghi: un bianco, un negro, un ispanico e un asiatico
presenti
4xFloyd
e poi i suprematisti che sono in agitazione da quando in America ci sono i diritti civili… no aspe’… prima c’erano i diritti civili e i suprematisti contrari e poi il bianco ha ammazzato il negro e allora i ne… Oddio, mi gira la testa!]

Per il politologo Marc Lazar, che ne parla con Repubblica, “non si possono escludere repliche in Europa di quella che potremmo definire ‘sindrome di Minneapolis’, laddove possono verificarsi anche da noi episodi di violenza e razzismo della polizia in zone in cui si concentra la vulnerabilità economica, sociale e, in questo ultimo periodo, anche sanitaria”. [Polizia razzista anche da noi, certo, tutti i giorni lì a sprangare e ammazzare negri dalla mattina alla sera. Meno male che in compenso abbiamo i city angels nigeriani che controllano che nessun italiano infame spacci droga, che nessun italiano scellerato vada in giro ad ammazzare ragazze, farle a pezzi e infilarle nelle valigie per farle sparire, che nessun italiano pervertito si metta a stuprare donne ragazze bambine, magari gridando Gesù akhbar…E soprattutto, tenetelo bene a mente, magari scrivetevelo così andate sul sicuro, la polizia italiana – non qualche mela marcia, no: la polizia in generale – non è che si accanisca con particolare ferocia contro i più violenti, mammancopeccappero!, no no, la nostra polizia si accanisce contro i poveri, contro le classi inferiori e contro i malati, questo fa, lo sanno tutti] Tra i paesi più esposti Lazar vede anche l’Italia.
“I negazionisti di destra”: così Repubblica presenta i gruppi di estrema destra scesi in piazza a Milano e Roma per protestare contro le misure intraprese nella lotta al Covid-19. “Militanti neofascisti, disoccupati più o meno organizzati, lavoratori imbufaliti. Un fronte – si legge – solo in apparenza disomogeneo, gravitante intorno all’ultradestra populista che, per cavalcare la protesta e soffiare sulla rabbia sociale, da un paio di mesi abbraccia deliranti posizioni negazioniste”. [E qui rinuncio a commentare, perché il mio pur ricco turpiloquio di figlia del sottoproletariato urbano non arriva a coprire tutte le necessità, e d’altra parte trovare argomenti razionali per confutare un tale delirio sarebbe come provare a dimostrare l’esistenza di Babbo Natale con le leggi della meccanica quantistica (che per la verità non so esattamente che cosa sia, però mi suona bene, vero che suona bene?].

D’altra parte ricordiamo che fin dal primo momento l’UCEI ha sostenuto a spada tratta il magnifico governo Conte bis che ci ha salvati dal fascismo di Salvini e ha posto fine alla deriva antisemita a cui Salvini ci stava conducendo, e che un giorno sì e uno no leva alti lai sul fascistissimo Victor Orban che ha instaurato la dittatura – e il cui stato è l’unico, credo, in Europa a non avere bisogno della protezione della polizia davanti a sinagoghe e scuole ebraiche. E naturalmente si sprecano anche gli attacchi a Trump. In tutto questo, beninteso, sono in buona e ricca compagnia, ma credo che loro, più di chiunque altro, dovrebbero conoscere, e ricordare, che cosa succede quando per distogliere l’attenzione dai problemi di cui si è responsabili, si fabbrica un capro espiatorio.

Parafrasando (di molto) quel tale bardo non privo d’ingegno, ci sono più cretini in terra, Orazio, di quanti ne possa sognare il più fantasioso romanziere.

barbara

XYZ AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Dove XYZ sono le cose che si fanno normalmente ma che ai tempi del coronavirus possono riservare qualche sorpresa. E dunque cominciamo con questa testimonianza fornitami direttamente dall’amico “Finrod”.

Viaggiare ai tempi del coronavirus

Sono arrivato in Giordania con un volo notturno dal Marocco (altrimenti non sarei neppure potuto entrare, fossi arrivato dall’Italia) venerdì 13, in serata mi sono incontrato con l’americano con cui avrei dovuto passare i successivi 11 giorni in giro per il paese a cercare fiori e uccelli. Prima di andare a dormire gli ho detto che avremmo dovuto tener sotto controllo la situazione covid per non rischiare di rimanere bloccati lì.
Alle 4 del mattino è venuto a bussare alla mia porta perché British Airways l’aveva chiamato per avvertirlo che o usciva quel giorno stesso col volo del mattino o rimaneva lì per chissà quanto perché avrebbero a brevissimo cancellato tutti i voli.
Levataccia e l’ho portato in aeroporto, tornato in albergo ho subito contattato il mio capo in UK per dirgli che forse era il caso di cercare un volo anche per me. Il primo volo diretto da Amman per l’UE era previsto per lunedì 16, Aegean Airlines per Atene e siamo rimasti d’accordo che lui in giornata mi avrebbe fatto il biglietto. Io sono tornato a dormire un po’ e poi sono partito per la località e l’albergo previsti dal nostro itinerario. Tra l’altro sono sceso nella valle del Giordano e mi sono fatto un pezzo di Mar Morto, così in lontananza ho anche visto il paese che lì non si può nominare 😉
Anzi, in teoria dal Monte Nebo si vede anche Gerusalemme, ma era così nuvoloso e nebbioso che non si vedeva neppure ad un km… Purtroppo durante la giornata il primo ministro ha annunciato la chiusura di aeroporto e frontiere a partire da martedì 17, così mentre io guidavo ignaro e il mio capo si occupava di altro, è iniziato il fuggi fuggi e il volo per Atene è andato in sold out nel giro di meno di niente.
Per fortuna c’erano ancora posti su un volo per Istanbul, sempre di lunedì 16, alle 2 del mattino (!), coincidenza nel nuovo mega aeroporto (fantastico) e poi altro volo per Atene, da dove con la low-cost rumena Blue Air (ma il volo era operato da Alitalia, con suoi aerei e anche il codice del volo era Alitalia) sarei dovuto rientrare a Roma in serata: dato che il volo partiva a dette ore antelucane, ho passato la notte in aeroporto, dove c’era un caos “importante”, gente che urlava, aggrediva gli addetti al check-in…
Una volta superato il controllo sicurezza però tutto bene, e i voli della Turkish Airlines sono andati bene, anzi servizio super, migliore di qualsiasi compagnia europea (e appunto, aeroporto tra i migliori mai visti, se non il migliore).
Fun fact: erano almeno 11 o 12 anni che non volavo con Turkish, è sempre stata un’ottima compagnia ma adesso è ancora migliorata, ma non solo: negli anni zero nel pasto c’era sempre un cartellino con la certificazione halal, ora non più.
Arrivato ad Atene ho scoperto (da me, nessuna comunicazione ufficiale da Blue Air o Alitalia) che i voli per Roma erano annullati, ho prima pensato di andare a Patrasso in treno o autobus e prendere un traghetto per Brindisi, ma ho scoperto che avevano fermato anche quelli. L’unica per avvicinarmi all’Italia erano i voli di Aegean per Zagabria e Marsiglia, ho scelto quest’ultima perché i collegamenti con l’Italia sono più diretti, avevano ancora posti disponibili, ho pagato e via. Sono arrivato a Marsiglia nel tardo pomeriggio, troppo tardi per proseguire per Nizza e anche troppo tardi per prendere l’ultimo volo per Roma che era ancora al terminal quando sono arrivato col mio volo… Mi sono fermato a dormire in un albergo davanti alla stazione centrale, dove mi sono comprato un biglietto sul primo treno per Nizza (alle 12 di martedì 17) e poi un altro per il treno per Ventimiglia, anche se l’addetto delle ferrovie mi ha avvertito che forse si sarebbe fermato a Mentone.
In serata, cenando da solo nella mia camera (tutti i ristoranti erano già chiusi, e non facevano neppure servizio da asporto) mi sono sentito il discorso di Macron alla nazione in cui annunciava la chiusura del paese a partire dalle 12 e sono andato a dormire senza sapere se il giorno dopo avrei trovato o no il mio treno (l’alternativa era prendere una macchina in affitto, e lasciarla a Mentone).
Per fortuna il treno c’era, e anche quello da Nizza che è arrivato fino a Ventimiglia. Altro pernotto, in uno dei pochi b&b ancora aperti, e il mattino dopo ho preso un InterCity poco dopo le 6 del mattino e senza cambi nel pomeriggio sono arrivato a Termini.
Superato il check point dell’esercito, stazione semi deserta, metropolitana con meno gente del solito ma assolutamente non vuota e infine sono arrivato a casa, per chiudermi 2 settimane nella mia cameretta 😉
Ma appunto almeno sono arrivato, perché il rischio di rimanere bloccato per un periodo indefinito ad Atene, Marsiglia o peggio (anche per il problema dell’assistenza sanitaria, se mai ne avessi avuto bisogno) Istanbul o Amman è stato reale.

Girare per la rete ai tempi del coronavirus

Scusate se insito ma questa notizia apparentemente buona è in realtà un brutto, bruttissimo segno, UNA NOTIZIA DI UNA GRAVITÀ INAUDITA , che dimostra l’assoluta falsità della pandemia Corona Virus, dimostra che una regia molto precisa e segreta condotta dall’ ‘OMS, a sua volta mossa segretamente dalle grandi imprese del farmaco, come ha spiegato proprio su questa chat il professor Livio Giuliani, cito :
“…. l’OMS, l’organizzazione pagata per un quarto dagli Stati dell”Onu e per il resto dal Bill Gate, Warren Buffet e dalla famigerata Gavi che nel settembre del 2014 nominò la Lorenzin leader mondiale delle politiche vaccinali 2016-2020;…”,
dimostra dicevo che una precisa regia sta organizzando la vaccinazione di massa in Italia e forse in Francia e qualche altro paese europeo che già sanno non si ribellerà, mentre il governo inglese, ma in realtà L’OMS, ha già deciso che in Inghilterra l’immunità di gregge si farà attraverso la malattia e NON con il vaccino, che invece inoculeranno a noi, e non sarà un vaccino per scongiurare una pandemia CHE NON ESISTE, ma un vaccino che ci renderà sicuramente più ammalati di quanto siamo ora, che ci renderà ancora più sottomessi e rassegnati allo strapotere delle oligarchie che governano i popoli con due pesi e due misure… un vaccino che forse si tradurrà nella vera morte di massa :
“… Ora è tutto chiaro.
La popolazione italiana è in una situazione che assomiglia molto agli arresti domiciliari generalizzati, con l’aggravante che spesso perde il lavoro senza possibilità di recuperarlo e che, se ha bisogno di comprarsi un paio di calzini o di tagliarsi i capelli, non ne ha più possibilità. Restano aperti i tabaccai, e questo grazie alla “saggezza” dei nostri timonieri.
È evidente che tra un po’ la gente non ne potrà più e sarà disposta a fare non importa che pur di recuperare qualcosa della propria vita, e quel qualcosa sarà ciò che il regime mondiale sta preparando: il VACCINO.
Dal punto di vista farmacologico quel vaccino non ha la minima possibilità di funzionare, e questo banalmente perché non solo il virus muta velocemente ed ha caratteristiche differenti, tanto che la varietà italiana è diversa da quella tedesca e diversa da quella cinese, ma perché la malattia non conferisce alcuna immunità. E se non la conferisce la malattia è impossibile che lo possa fare un vaccino. Qualunque farmacologo lo sa, ma la farmacologia deve piegarsi al regime.
Giusto a margine, non ci sarà nessuna sperimentazione e nessun controllo ma, del resto, sperimentazioni e controlli sui vaccini non sono mai fatti. Insomma, il solito atto di fede.
Così, tutti correranno a farsi il vaccino e correranno anche se non sono proprio entusiasti. Correranno perché vaccinarsi sarà obbligatorio e, se si vorrà ottenere o rinnovare la patente di guida, la carta d’identità, il passaporto, la licenza di pesca o qualunque altro documento, ci si dovrà sottoporre alla magica punturina.
Questo sarà il business più grande della storia dell’umanità e lo sarà a spese dell’umanità, un business che avrà a margine la possibilità d’inoculare a miliardi di persone qualche cosa. Che cosa? Certo non lo vengono a dire a me.”
Dottor Stefano Montanari, 12 marzo 2020

Questa l’ho trovata nel profilo di un ex collega, collega di materia ma non della stessa scuola, per fortuna. La prima volta che l’ho visto, nel lontano 1977, ho immediatamente pensato oddio, speriamo che non abbia mai figli. Purtroppo il mio desiderio non è stato esaudito, e suo figlio a 13 anni era già un delinquente fatto e finito, ripetutamente segnalato al tribunale dei minori. Una volta ho dovuto fare una supplenza nella sua (del figlio) classe: quando sono arrivata alla porta, fermo a braccia e gambe larghe a bloccarmi il passaggio, mi ha guardata fissa negli occhi e ha detto: “Troia”. Giusto il giorno dopo in centro ho incrociato lui, il padre e gli ho detto del fatto, e lui: “Ma tu cosa gli avevi fatto?”. Adesso che è in pensione può finalmente dedicarsi a tempo pieno, anima e corpo, alle battaglie che salveranno l’umanità: contro le scie chimiche (ricordo, qualche anno fa, una foto di un cielo con una serie di scie di condensa che si incrociavano e il commento: “Voglio proprio vedere se di fronte a questo avranno ancora il coraggio di negare!”), i vaccini e altre analoghe calamità fabbricate per la distruzione della specie umana. Naturalmente non frequento il suo profilo, erano anni che non ci entravo, ma qualche ora fa mi è venuta la curiosità di vedere come “affrontasse “ l’epidemia, sicura che avrei trovato cose interessanti, e non mi sbagliavo. E la prima cosa che ho trovato entrando è stata questa:

NON COMPRERò nè indosserò mai la mascherina:non opero come chirurgo, bensì respiro come ho sempre fatto e anzi ancora imparo a fare, non solo automaticamente e inconsapevolmente, bensì anche volutamente, con gratitudine, annusando odori (anche miei!!)*** Sono nato LIBERO, ho vissuto con rispetto per me stesso e per gli altri [soprattutto quando si faceva le canne in classe] e LIBERO morirò. Ora un regime corrotto, disumano e ignorante, vorrebbe togliermi perfino questo diritto e piacere naturale?? Ehh!!! già!!* un tempo esisteva la definizione di “tizio/tipo che GODE di buona salute”. Infatti, appunto hanno capito che quella goduria, non andava bene, poteva farti nascere nel cervello strane idee di libertà e di PIACERE.*..E hanno voluto toglierci anche il PIACERE di affollare, vicini/vicini un concerto ROCK, dove era commuovente [sic! Professore di italiano] per me potermi sentire anche un po’ terrestre come gli altri.Ma non provocatemi su questo punto: solo a 4 occhi

Quanto all’autore del pezzo, di cui finora avevo ignorato l’esistenza, potete provare gran messe di informazioni in rete.

I comunicati del governo al tempo del coronavirus

L’amore per gli statisti di valore al tempo del coronavirus

Claudio Alito

Siamo stati così tanto abituati ad identificare il ruolo del leader in determinati altri meccanismi da diventarne assuefatti ed identificarli come giusti o quantomeno normali. Così da dimenticarci che esiste anche il garbo.
Ci ricorda quotidianamente che la forma, spesso, è sostanza e soprattutto che si può apparire senza discostarsi da una parte fondamentale: essere.
E lui ha educazione, un concetto che a causa dei salotti dei principali talk show avevamo dimenticato negli anni, con platee sempre più simili a bolge infernali che a luoghi di dibattito e confronto.
Piace perché non alza la voce, è calmo ed elegante, non fa dirette Facebook o selfie su Instagram e quando un bambino gli chiede un autografo gli sorride dicendogli che non è un calciatore, ma un politico, un professore. E non va idolatrato, semmai stimato, criticato, ma mai reso VIP.
Non si erige a difensore della patria, mantenendo un’autorità che non assume mai connotazioni dittatoriali. Non andrebbe sottolineato se la storia più recente non ci avesse inondato di determinati atteggiamenti, in cui ogni contesto rappresenta un pretesto per fare demagogia, puntando il dito contro tutti e tutto, vivendo in una perenne propaganda elettorale. Sarà candidato? Sarà eletto? Probabile, forse sicuramente, ma ci saranno momenti e sedi per discuterne.
Piace, dicevamo, perché ha contenuti, perché non svia le domande ripetendo come un mantra frasi fatte da Seconda Repubblica. E i contenuti diventano condivisibili o meno, ma almeno ci sono. Non ne parleremo adesso. Qui è in atto un cambiamento comunicativo, in risposta a tanta, troppa teatralità che riempie i Palazzi. Le opinioni, giuste o sbagliate, si possono dire anche senza essere offensivi. Comunicazione verbale e atteggiamento fisico mai violenti o volgari, un linguaggio diretto e chiaro, sempre mirato, mai fatto di luoghi comuni. Ed ecco che entrano in scena ironia e sarcasmo come armi, come risposte che spesso strappano un sorriso e ammorbidiscono i toni. Un volto pulito che in un mondo di Filippo Argenti riesce a mettere tutti in riga uno per uno. Senza spade o mazze chiodate.
É la rivalsa di chi sembra non avere carattere o prendere posizioni semplicemente perché non urla, offende o discrimina urbi et orbi sui social e nelle piazze.
E aggiungo che se piace, se affascina anche, forse c’è un cambiamento a livello sociale in atto. Siamo stanchi di leader di governo playboy in andropausa. Non fanno sorridere più neanche nelle barzellette. Stanchi di millantatori e ancor più stufi di chi fa “politica” mettendo carne al fuoco continuamente, ma senza spiegare mai come cuocerla. E allora meglio così, che alle ragazze piaccia il Presidente del Consiglio e non Fabrizio Corona. [che è oggettivamente un cesso, ma non credo che abbia migliaia di morti sulla coscienza]
Forse abbiamo bisogno semplicemente di più umanità, perché è più vicino a noi un uomo che piange pensando ai decessi continui che aumentano nel suo Paese, rispetto a chi è sempre in cerca di un nuovo spauracchio collettivo da mandare al massacro.
Sta ricordando a tutti il valore atavico della politica, intesa come arte di ben governare la polis. Non è per tutti.
“Rimaniamo distanti oggi per abbracciarci domani. Fermiamoci oggi per correre più veloci domani” non avrà la valenza eterna di “I have a dream”, ma sono certo che questa frase resterà impressa nelle nostri menti a lungo.
Sarà l’uomo che annuncerà che è tutto finito. Colui che, suo malgrado, in punta di piedi, finirà nella storia di questo Paese.
Lo statista che non sapeva ancora di esserlo.

Difficile fabbricare una retorica più melensa e stantia, insulsa e cieca, nullaloquente e delirante. Non a caso l’ho trovato sul profilo di mia cugina, quella che fa la psicologa e non a caso è una delle persone più disturbate, instabili, isteriche, arroganti, incapaci di dialogare, incapaci di ascoltare, incapaci di valutare che abbia mai incontrato – comunque in buona compagnia degli altri psicologi che ho conosciuto.

Gli “eroi” al tempo del coronavirus

 

L’arte, al tempo del coronavirus

Dedicato ai guerrieri che combattono in prima linea

E infine la scienza al tempo del coronavirus

Quella vera.

Virus e verità graduali

Perché dovremmo credere alle istituzioni scientifiche che ci hanno detto che la mascherina serviva solo per gli infetti, ed oggi sembrano tornare sui loro passi?
Come facciamo a sapere se quello che ci dicono oggi sul fatto che gli animali domestici non sono un pericolo non risulti falso domani?
Se la comunità scientifica si è inizialmente divisa tra chi diceva che il pericolo non era superiore a quello di una influenza e chi invece annunciava l’arrivo di una pericolosa pandemia, che utilità ha starla ad ascoltare in occasione di ulteriori divisioni?
Se in Giappone un panel scientifico ha valutato di iniziare la prova clinica dell’antinfluenzale Avigan, perché in altri paesi come la Corea invece si è giudicato che fosse inutile, ed in Italia ci si divide tra chi non vuole iniziare una prova clinica sullo stimolo di un video farlocco su YouTube e chi invece non capisce perché dovremmo privarci di una possibile opzione terapeutica?
Ma il virus permane a lungo in aria, infettando gli ignari passanti, oppure no?
Tutti noi – a volte persino i ricercatori – ci aspettiamo che la ricerca scientifica dia delle risposte univoche, rapide e precise a queste domande. Ci aspettiamo, cioè, di avere risposte nette e di non vedere se non sporadiche divisioni tra i ricercatori, preferibilmente su dettagli tecnici, non su questioni di vitale importanza come quelle elencate.
Ho una cattiva notizia per tutti: non funziona così, e chi in tempi come questi cerca risposte rapide e nette tende ad affidarsi proprio a quelli che danno risposte senza fondamento (non importa se con il camice o senza).
E non perché la scienza non sia mai in grado di fornire certezze immutabili – la grossolana ed inadatta spiegazione che gli oppositori della scienza forniscono a questo fatto.
In realtà, il punto sta nell’essenza stessa della ricerca scientifica: solo i dati raccolti ed analizzati con un metodo rigoroso possono fornire risposte, e solo la replicazione multipla di un risultato da parte di più gruppi indipendenti dà un minimo di garanzia che non si stiano cacciando farfalle.
Nella attuale emergenza, siamo nella fase di raccolta di un numero elevatissimo di osservazioni e dati su una nuova minaccia, ma prima che si possa rispondere alle domande elencate e ad altre, bisogna che si faccia pulizia di tutto ciò che ci può fuorviare, delle osservazioni condotte in presenza di troppi bias, di quelle ottenute su campioni troppo piccoli e di quelle influenzate da fretta e metodi sbagliati.
Questo, naturalmente, richiede analisi in uno spazio di tempo incompatibile con le notizie dell’ultima ora: ecco perché proprio le novità che emergono portano a domande le quali, quando rivolte ad uno scienziato, ottengono risposte il cui grado di affidabilità è più basso del solito, e che potranno cambiare rapidamente con l’accumularsi dei dati. Il che non vuol dire che non sappiamo già rispondere a moltissime domande sulla base di ciò che già è consolidato in epidemiologia: vuol dire solo che le risposte saranno inizialmente qualitative e via via più affidabili nello spazio di questi mesi, oltre a cambiare eventualmente perché l’iniziale base su cui poggiavano viene rovesciata da dati di maggior qualità e consistenza.
Bisogna che tutti impariamo a convivere con una incertezza inizialmente ampia e gradualmente ristretta, senza preoccuparci troppo se le indicazioni della comunità scientifica date nelle prime ore dell’epidemia dovessero cambiare. Il che, naturalmente, significa che ogni affermazione di qualunque ricercatore va fornita dati alla mano – per pochi che siano – senza inventare ipotesi o teorie da dare in pasto al pubblico prima di avere l’evidenza necessaria per supportarle.

Enrico Bucci7 Aprile 2020, qui

Articolo pubblicato su Il Foglio.

E ricordiamoci sempre, che SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA.
stessa barca
barbara

COME PROTEGGERSI DAL VIRUS, ISTRUZIONI PER L’USO

La prima lezione ci viene da Napoli: se vedete qualche criminale senza mascherina, non limitatevi a redarguirlo severamente: pestarlo dovete, di santa ragione, e fare una bella rissa tutti ben attorcigliati

La seconda ci viene dalla Giordania: vi siete ammalati, vi hanno fatto il test, siete risultati positivi e adesso dovete andare all’ospedale: mi raccomando, fatelo nel modo giusto.

La terza ci viene da Codacons: se volete fare qualcosa di utile dovete dare soldi a loro, più ne date e meglio è.

Nel frattempo da Bergamo un tale signor Giorgio Gori, quello molto più preoccupato di combattere i pregiudizi che il virus, ci spiega che per salvare l’Italia bisogna fare venire almeno 200.000 extracomunitari.

E infine bisogna fare i tamponi a tutti quelli che ne hanno bisogno… ah no, che stupida, quelli li stanno già facendo, vero signor Borrelli? Vero dottor Villani? Vero signor Miozzo?

Non è il momento di dire bugie

Durante la conferenza stampa di mercoledì, il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli ha detto:

I tamponi – così come prevede l’OMS, poi mi correggerà se sbaglio il professor Villani – sono effettuati solo quando ci sono sintomi. Sintomi evidenti, difficoltà respiratorie. Quindi sotto questo profilo possono esserci anche delle persone lievemente sintomatiche che non fanno i tamponi. Questo è quello che penso, giusto professore?

Il professore Alberto Villani, presidente della Società italiana di pediatria, ha quindi risposto:

Confermo. A coloro che hanno realmente bisogno del tampone, il tampone viene eseguito. Quindi se non viene eseguito evidentemente non c’è l’indicazione a farlo.

Questa cosa non è vera. Ma proprio clamorosamente. Decine di migliaia di persone in Italia – e probabilmente di più – lo sanno bene perché è capitato a loro, o a una persona a loro vicina. Ed è doloroso ascoltare una bugia di queste proporzioni da persone di questa responsabilità in un contesto così delicato.

Una volta per tutte: le raccomandazioni del ministero, diffuse con una circolare del 27 febbraio e poi con una del 9 marzo, dicono che devono essere sottoposte a tampone le persone con infezione respiratoria acuta, cioè «insorgenza improvvisa di almeno uno tra i seguenti segni e sintomi: febbre, tosse e difficoltà respiratoria». È chiaramente specificato che il tampone è raccomandato in presenza di questi sintomi indipendentemente dal ricovero ospedaliero («che richieda il ricovero o meno», dice la circolare). Le raccomandazioni dell’OMS, poi, sono «fate i test, fate i test, fate i test». Siamo stati sgridati per questo: ampliare il numero di test è considerato cruciale per contenere l’epidemia e prendere le migliori decisioni sul percorso di uscita da questa crisi.

Eppure in Italia ci sono sicuramente moltissime persone che pur ricadendo nelle categorie indicate dal ministero e dall’OMS – pur trovandosi in situazioni in cui esisteva eccome «l’indicazione a farlo», per usare le parole del professor Villani – non sono state sottoposte al tampone.

Lo dimostrano le testimonianze drammatiche che tutti i mezzi di informazione, tra cui il Post, raccolgono da giorni da decine di medici di basemedici ospedalieriinfermieri e anestesisti in Lombardia; lo dimostrano le migliaia di persone morte in casa o nelle case di riposo con sintomi gravi compatibili con la COVID-19 e mai sottoposte al tampone, nonostante le ripetute richieste rivolte alle autorità sanitarie; lo dimostrano le esperienze di tantissime persone – disponibili ovunque, dai giornali ai social network fino probabilmente al vostro condominio, se vivete in Lombardia – che pur manifestando sintomi importanti e a volte anche convivendo con una persona risultata positiva al coronavirus, non sono mai riuscite a farsi testare. Qui non si parla della questione del tampone alle persone asintomatiche o lievemente sintomatiche: si parla di persone con sintomi acuti – migliaia di queste sono addirittura morte – che non sono mai state testate.

Non è la prima volta che gli italiani sono costretti ad ascoltare questa bugia. La regione Lombardia continua a sostenere di aver «rigorosamente seguito i protocolli che sono stati dettati dall’Istituto Superiore di Sanità», quando in realtà è più facile ottenere una radiografia ai polmoni – che permette ai medici di riconoscere i sintomi della COVID-19 e arrangiarsi di conseguenza – che un tampone. Addirittura in molti casi non si riescono a fare nemmeno i tamponi di controllo, quelli necessari per accertare la guarigione dei pazienti, che intanto aspettano per giorni di tornare alle loro vite. Il molto annunciato aumento del numero di tamponi effettuati in Lombardia ancora non si è visto. Non è solo una questione di correttezza, sia chiaro: le carenze della Lombardia sui test compromettono il contenimento dell’epidemia, e le modalità e i percorsi con cui potremo uscire da questa situazione e tornare alle nostre vite.

Anche il direttore della Protezione Civile, Agostino Miozzo, durante la conferenza stampa di mercoledì della settimana scorsa ha detto che «si fanno i tamponi che il Sistema Sanitario Nazionale ritiene necessario fare sulla base delle indicazioni che ci sono suggerite dalle organizzazioni internazionali». Non è vero.

In Lombardia non si fanno i tamponi che il sistema sanitario ritiene necessario fare, ma quelli che il sistema sanitario riesce a fare, a prescindere dai protocolli: e quindi molti meno di quelli che sarebbe necessario fare se si volessero seguire le indicazioni nazionali e internazionali. In altre regioni si sono visti approcci diversi e grandi miglioramenti su questo fronte: in Lombardia no. Poco dopo Miozzo ha aggiunto, parlando dei tamponi, che «c’è una policy di ricerca dei pazienti soprattutto sintomatici o dei loro contatti stretti». Non è vero neanche questo. Al contrario, la stampa in questi giorni ha ottenuto decine di testimonianze di familiari e conviventi di persone affette da COVID-19 che pur manifestando i sintomi della malattia non sono mai state testate, e a cui le autorità sanitarie hanno dato la sola istruzione di restare a casa come tutti.

Sempre durante la conferenza stampa di ieri, Borrelli ha detto anche un’altra cosa purtroppo non vera:

A me non è arrivata alcuna segnalazione di persone che non sono riuscite a entrare in terapia intensiva. Almeno per quello che è dato constatare a me, e non credo che sia arrivata all’opinione pubblica questo tipo di informazione. […] Con il lavoro dei medici, dei rianimatori, si soccorre – credo, a mio giudizio – tutti coloro i quali ne hanno bisogno.

Sono stati purtroppo proprio i medici e i rianimatori i primi a raccontare dolorosamente che in Lombardia per settimane non ci sono stati posti per tutti in terapia intensiva, e forse solo negli ultimi giorni le cose stanno cominciando a migliorare. Di nuovo, in Lombardia ci sono addirittura migliaia di persone – migliaia di persone – che sono morte in casa: che avrebbero avuto bisogno eccome di soccorsi, eppure non è stato possibile soccorrere. Residenze per anziani che si sono svuotate in pochi giorni e in cui le ambulanze non sono mai arrivate. Pazienti che non è stato possibile curare finché le loro condizioni non si sono deteriorate in modo irreparabile. Non uno o due: tanti. Il comprensibile desiderio di rassicurare la popolazione non può trasformarsi in una licenza a dire cose che non sono vere, peraltro da pulpiti così importanti e ufficiali.

Verrà il momento di discutere di cosa sia andato storto in Lombardia, che è stata travolta dall’epidemia con una forza maggiore che in qualsiasi altro posto d’Italia e forse del mondo. Così come verrà il momento di capire come mai a oltre un mese dall’inizio dell’epidemia non siamo ancora in grado di avere dei dati che permettano di misurare con una qualche affidabilità il numero di persone contagiate e il numero di persone morte. Può darsi che non si potesse fare più di così. Possiamo accettare che, pur avendo tutti le migliori intenzioni, in una situazione così straordinaria questo sia il massimo che fosse possibile fare. Ma allora sarebbe rispettoso e onesto dire questo, e non una bugia.

E mi auguro che quando questo cataclisma sarà finito, chi deve pagare paghi fino in fondo, senza sconti e senza pietosi buonismi.

barbara

AVETE PRESENTE LA FACCENDA DEL “GENDER”?

Cioè quella storia che il sesso è quello che uno si sente di avere? Che il possesso di passera o pisello non ha niente a che vedere con il genere di una persona? Che l’abbinamento pisello-maschio e passera-femmina è tutto un costrutto sociale basato su sporchi giochi di potere? Ecco, è esattamente di quello che stiamo parlando.

Lo studioso del gender ammette: “Mi sono inventato tutto”

Christopher Dummitt, professore canadese della Trent University e autore di alcuni importanti saggi sul gender, ammette i propri errori: “Faccio mea culpa”

Roberto Vivaldelli – Mar, 05/11/2019

Non solo l’ideologia gender esiste, ma chi l’ha sponsorizzata per anni ora si pente e ammette di aver falsificato le conclusioni delle sue ricerche.
Parliamo del docente canadese Christopher Dummitt*, professore associato di storia presso la Trent University di Peterborough, autore di due libri: The Manly Modern: Masculinity in the Postwar Years (Vancouver 2007) e Contesting Clio’s Craft: New Directions and Discussates in Canadian History (London, 2009). Il primo, in particolare, è definito “il primo grande libro sulla storia della mascolinità in Canada” e “si rivolge a studiosi e studenti di storia, studi di genere e studi culturali“, nonché ai “lettori interessati alla storia e alla costruzione sociale del genere“. Il “genere” inteso dunque come una costruzione sociale e culturale, in una visione dei sessi in cui nulla è determinato: anche il corpo e la biologia sarebbero sottoposti all’agire umano, secondo una prospettiva post-moderna e costruttivista.
Ora Dummitt, ideologo del gender e docente di fama, ammette di essersi profondamente sbagliato. In un articolo intitolato Confessioni di un costruttivista sociale pubblicato su Quillette e tradotto da Le Pointe, il professore osserva che, inizialmente, “molte persone non erano della mia opinione. Chiunque – quasi tutti – non fosse pratico delle teorie sul genere aveva difficoltà a credere che il sesso fosse un costrutto sociale, tanto era contro il buon senso. Ma oggi le mie idee sono ovunque. Nei dibattiti sui diritti dei transessuali e sulla politica da adottare in merito ai trans nello sport“. Per molti attivisti, sottolinea, “dire che il sesso è una realtà biologica equivale a hate speech” e gli ultra-progressisti “accusano chiunque lo affermi di negare l’identità delle persone transessuali e ciò equivale a voler causare danni a un altro essere umano. A tal proposito, il cambiamento culturale è stato stupefacente“.
Piccolo problema: lo studioso del gender ammette di essersi sbagliato e di aver, in buona parte, essersi inventato tutto dalla A alla Z. È lo stesso professore canadese a illustrare la fallacia delle sue argomentazioni sugli studi di genere. “Innanzitutto – afferma – ho sottolineato come storico che il genere non è stato sempre e ovunque definito allo stesso modo. Come ho scritto in The Manly Modern, il genere è una raccolta di concetti e relazioni storicamente mutevoli che danno senso alle differenze tra uomini e donne“. Secondo aspetto: il potere, quello che, secondo gli studi di Dummitt, era alla base di tutto. “Pertanto – prosegue – se qualcuno negava che il sesso e il genere fossero variabili, se insinuava che c’era qualcosa di intramontabile o biologico nel sesso e nel gender, allora stava effettivamente cercando di giustificare il potere. E quindi legittimare le oppressioni“.
Nell’articolo-confessione pubblicato su QuilletteDummitt ammette: “La mia ricerca non ha dimostrato nulla, in un modo o nell’altro. Supponevo che il genere fosse un costrutto sociale e ricamavo tutte le mie ‘argomentazioni’ su quella base”. Le uniche critiche che il professore ha ricevuto, racconta lui stesso, cercavano di rafforzare ulteriormente il paradigma gender o di lottare per altre identità o contro altre forme di oppressione. In buona sostanza, in questa prospettiva costruttivista c’era (e c’è, ancora oggi), molta ideologia e pochissima scienza. Studi che si sono perfettamente sposati con il politically correct e con la politicità dell’identità imperante nelle università liberal canadesi e americane. Le conseguenze devastanti di questa deriva le spiega lo stesso professore: “Il mio ragionamento rozzo e altre opere accademiche che sfruttano lo stesso pensiero errato sono ora ripresi da attivisti e governi per imporre un nuovo codice di condotta morale“. (qui)

* In tedesco “dumm” significa stupido, imbecille, idiota: sarà un caso?

Nel frattempo… (qui)
levatrici
(ma con il popolo dalla dura cervice come la mettiamo?)

E in un ulteriore frattempo si denuncia con sconforto, con dolore, con tristezza una cosa assurda, una caduta nell’abisso, brividi, una vergogna, una giornata atroce per il mondo della cultura, ossia che in un paesucolo del Veneto degli individui ignoranti, oscurantisti, pazzi, che andrebbero denunciati, ovviamente appartenenti alla Lega, hanno chiesto che dalla biblioteca vengano rimossi i libri per bambini che insegnano la teoria gender. E qualcuno giustamente ricorda che chi brucia libri brucerà anche gli uomini, giusto per non dimenticare che fra Salvini e Hitler l’unica differenza è la barba.

barbara

PRATICAMENTE IL PARADISO IN TERRA

“L’Arabia Saudita è una superpotenza non solo nell’economia ma anche nella cultura, nel turismo, nell’innovazione e nella sostenibilità”. Parole che non fanno una piega, specie pensando alla sorte dello scrittore dissidente Jamal Khashoggi: l’economia ha permesso di mandare in Turchia un manipolo di killer, il medico che l’ha sezionato dopo l’assassinio era coltissimo, il turismo è quello che hanno fatto i suoi resti dopo la morte, in direzione Ryad, la sostenibilità è averli fatti sparire senza lasciare traccia. Ma la domanda è un’altra: essendo l’Arabia Saudita una teocrazia in cui i basilari diritti umani sono negati, chi può aver detto un’enormità del genere? E dove? E davanti a chi? Il luogo è facile: appunto in Arabia Saudita, al Future Investment Initiative Forum. Il consesso erano i maggiorenti locali, una fauna di investitori, e relatori tra i quali gli ex premier Cameron (conservatore) e Fillon (sarkozysta). Ancora niente? L’ultimo aiuto: è così multitasking che mentre lodava l’Arabia Saudita è riuscito a bombardare il Governo. Bravi, indovinato. Ora #statesereni.

Oggi qui, domani Allah
renzino
Ai miei tempi si predicava “la fantasia al potere”. Adesso lo abbiamo, uno che mette le proprie fantasie al posto della realtà. E sicuramente ne trarremo tutti gran giovamento.

barbara

COMMISSIONE CONTRO L’ODIO DOVE SEI?

L’era dei fascisti rossi 

Salvatore Clemente October 28, 2019
sbirri
Impediscono comizi politici, manifestazioni culturali, presentazioni di libri, di film, o convegni su temi scomodi come la difesa della famiglia tradizionale. Si considerano numi tutelari della democrazia, ma intellò e centri sociali ormai sono diventati censori violenti: dall’ostracismo degli editori sgraditi come Altaforte alle sedi di Lega e Fratelli d’Italia vandalizzate, dai militanti di destra malmenati ai divieti di commemorare gli infoibati. Tutta la prepotenza della Sinistra Inquisizione.

Si impongono con violenza, a parole e nei fatti. I «fascisti rossi» attaccano, censurano, silenziano voci, idee, iniziative non allineate al politicamente corretto. O semplicemente non gradite al pensiero unico. Poco gliene importa se nella volontà di criminalizzare a ogni costo prendono cantonate clamorose, come è accaduto con il boicottaggio del libro di Mario Giordano che doveva essere presentato qualche settimana fa al Comune di Sesto San Giovanni. Per l’ex consigliera comunale, Olga Talamucci, si sarebbe trattato di un grave affronto alla memoria del padre partigiano, cui è intitolata la sala. Contro l’invasore Giordano ha chiamato alla resistenza tutti i compagni antifascisti, senza sapere che L’Italia non è più italiana racconta quanto il nostro Paese sia finito nelle mani delle multinazionali, che fanno razzie di aziende lasciando a casa i lavoratori. Un tema che avrebbe infiammato anche attivisti di sinistra.

Accade sempre più spesso. Avversari da ridurre al silenzio siamo tutti, basta pensarla diversamente. I pregiudizi ideologici riescono a impedire non solo comizi politici, ma incontri culturali, convegni sulla famiglia, spettacoli, partecipazioni a eventi culturali.

Clamoroso esempio è la seconda esclusione in un anno della casa editrice Altaforte (clic, clic) da una manifestazione letteraria. Dopo il no degli organizzatori del Salone internazionale del libro di Torino alla casa editrice, perché vicina a Casapound e perché avrebbe presentato il libro Io sono Matteo Salvini, intervista allo specchio di Chiara Giannini, un altro veto è arrivato per la sua partecipazione alla fiera di Roma «Più libri più liberi», in programma dal 2 al 5 dicembre prossimi.

Gli organizzatori hanno parlato di indisponibilità di stand, mentre l’editore Francesco Polacchi assicura di aver fatto domanda «nei giusti tempi proprio per avere la sicurezza di partecipare». Il fondatore di Altaforte è convinto che l’esclusione sia per evitare nuove polemiche e lamenta che non ci sia «una formula di garanzia nei confronti di una casa editrice già oggetto di censura da parte degli organizzatori di altre fiere del libro». Se davvero uno stand non salterà fuori per la Fiera nazionale della piccola e media editoria (gli organizzatori non vogliono fornire l’elenco delle case editrici accettate), Polacchi presenterà i suoi libri all’esterno.

Restando nell’ambito editoriale, vale la pena ricordare che, a margine del Salone del libro, il consulente della kermesse, Christian Raimo, attribuì a Pietrangelo Buttafuoco, Alessandro Giuli, Francesco Borgonovo, Adriano Scianca e all’editore/scrittore Francesco Giubilei la colpa di diffondere un «razzismo esplicito». Raimo si è scusato pubblicamente, ma solo con Giuli. Peraltro, la sede della libreria Cultora di Giubilei, nel quartiere Tuscolano di Roma, è stata imbrattata a marzo scorso: sulla saracinesca è comparsa la scritta «servi di una cultura idiota e borghese», con tanto di falce e martello e firma «Partito comunista italiano, sezione Antonio Gramsci».

E come non ricordare le polemiche, le minacce di morte con le quali nel marzo 2018 venne accolto a Padova l’annuncio del fumetto Foiba rossa. Norma Cossetto, storia di un’italiana, che racconta la tremenda violenza contro una studentessa istriana, stuprata nell’ottobre del 1943 da 17 partigiani jugoslavi e poi gettata, legata mani e piedi, nell’abisso di Villa Surani, sulle pendici del monte Croce? L’Asu, il sindacato degli studenti patavini diffuse un delirante comunicato in cui si affermava: «Dietro a una patina di presunta storicità, l’incontro ha un chiaro significato politico di revisionismo neo fascista». Avanzarono dubbi sullo stupro «vero o presunto» della giovane italiana che studiava all’Università di Padova e «come antifascist* e come antisessist*» [addirittura l’asterisco su termini invariabili fra maschile e femminile! Nel caso qualcuno non avesse abbastanza chiaro fino a che punto sono coglioni, hanno gentilmente provveduto a togliere ogni dubbio, ndb] riuscirono a far annullare la presentazione del libro.

Dodici mesi dopo, la Regione Veneto ha finanziato con 15.000 euro la diffusione del racconto a fumetti nelle scuole secondarie di primo grado. «Quella pagina di storia, colpevolmente taciuta, è ancora assente dai libri di testo e dai programmi scolastici», dichiarò Elena Donazzan, assessore regionale all’Istruzione, finita un mese fa in un fotomontaggio su Instagram. Il Coordinamento studenti medi (Csm) di Padova, ispirandosi alla scena finale di Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, l’aveva ritratta con una svastica insanguinata sulla fronte, per protesta contro la sua annunciata partecipazione a una manifestazione di Casapound. Giorgia Meloni aveva twittato: «I partiti di sinistra prenderanno le distanze o per loro donne di destra non meritano rispetto?». Silenzio assoluto, la risposta dei dem.

Anche un concerto diventa fascista se a organizzarlo è un’amministrazione di centrodestra. Lo scorso luglio, collettivi studenteschi irruppero nella centralissima piazza dei Cavalieri a Pisa, dove si stava esibendo Vinicio Capossela. Il suo chitarrista, Peppe Frana, su Facebook appoggiò l’operato degli antagonisti: «Non ci paga la Lega ma comunque, se ci sta un leghista talmente cretino da dare soldi a me, ai miei colleghi, a Vinicio o a voialtri, ce li dobbiamo pigliare fino all’ultimo centesimo, senza senso di colpa e senza fa’ i moralisti, comprarci il cappio a cui sarà appeso quando si farà la rivoluzione e fargli vedere lo scontrino mentre si strozza». Dopo le proteste sui social, Frana aveva corretto il post: «Siccome qualcuno si è un po’ impressionato per l’immagine un po’ forte della forca per leghisti del post precedente volevo rassicurarvi, non lo penso davvero, è un’iperbole. Ovviamente si procederà per fucilazione, mica siamo nel Medioevo. Non si può proprio più scherzare». No infatti, c’è poco da scherzare. Bisogna preoccuparsi.

Perfino la Congregazione degli Stimmatini, che gestisce il Teatro Stimate di Verona, si era lasciata intimidire dalle proteste antifasciste per il concerto in ricordo della morte di Jan Palach, lo studente che 50 anni fa si diede fuoco a Praga contro la dittatura sovietica. Aveva promesso di ospitare l’evento a gennaio, cambiò idea. E che dire della contestazione contro Fausto Biloslavo del Giornale, allontanato dal dipartimento di sociologia dell’Università di Trento al grido «fuori i fascisti dall’Ateneo» e con uno striscione opera del Cur, il Collettivo universitario refresh? La conferenza a cui doveva partecipare venne cancellata un’ora prima dell’orario previsto. «L’aspetto tragicomico è che a invitarmi era stato un gruppo studentesco di centrosinistra, che voleva parlare della crisi in Libia», aveva commentato il giornalista.

Bersaglio di chi predica libertà culturale, ma in realtà denigra e minaccia chi agisce fuori dal coro, sono anche le Ong che hanno il torto di non occuparsi di migranti, bensì di famiglia e diritti dei bambini. Un anno fa Sabrina Alfonsi, presidente dem del I Municipio di Roma, guidò l’assalto alla sede di Pro vita, coprendo un grande manifesto in difesa del nascituro con striscioni in difesa dell’aborto e che dichiaravano: «Sul mio corpo decido io». «Si è trattato di un atto di azione civica contro chi era già andato contro la legge, esponendo al pubblico cartelli ritenuti lesivi della libertà individuale», difende ancora quell’azione la Alfonsi. «Il nostro agire sarà stato magari poco istituzionale, ma ci sono gesti che valgono più di mille parole». Per la presidente non si trattò di violenza contro una sede che aveva diritto di esporre l’immagine di un bimbo di 11 settimane nel grembo materno. «Siamo in democrazia», ribadisce la presidente, che però rivendica solo il suo diritto di manifestare un’idea. Pro vita, invece, non poteva manifestare il suo pensiero contro l’aborto, in difesa della vita? No, per Sabrina Alfonsi, perché era una «provocazione forte. Bisogna rispettare le regole. L’associazione aveva messo anche insegne non autorizzate. Per lo stesso motivo mi muovo a togliere i tavolini abusivi dei bar». Quindi manifestare contro una legge, la 194, che si considera ingiusta, è come occupare abusivamente il demanio? E allora è vietato anche manifestare contro i decreti Sicurezza?

E perché mai doveva scendere in campo la Rete antifascista, per contestare la conferenza sui valori della famiglia dello scorso aprile a Civitanova Marche, con invitato il senatore leghista Simone Pillon? Raccolse decine di adesioni da parte delle associazioni più disparate, dal collettivo Nate intere Ancona a Giovani democratici Marche, da Antifa Macerata a Comitato love pride. Tutti uniti nel tentare di impedire un incontro pubblico, manifestando in massa fuori dalla sala del convegno. Questo accadeva poche settimane dopo il XIII Congresso mondiale delle famiglie di Verona, riuscitissimo quanto vituperato incontro perché temi quali valore e difesa della vita, della donna, del bambino risultano odiosi alla sinistra culturale. L’associazione nazionale partigiani, che si ritaglia ovunque brandelli di visibilità, aveva marciato per le vie scaligere con sindacati, femministe e gruppi Lgbt, mettendo a disposizione le proprie sedi per tavole rotonde come «Conosci il tuo nemico».

Una Ong pro life: ecco l’avversario da abbattere cantando Bella ciao. Se poi ripercorriamo l’offensiva politica degli ultimi mesi contro «il fascismo di ritorno», che giustifica attacchi e intimidazioni perché in difesa di una democrazia in pericolo, il quadro della violenza rossa si completa.

Lo scorso aprile, il pestaggio in un bar di Padova di un ex consigliere comunale leghista definito dagli antagonisti «un lacchè di Salvini», e di un militante di Casapound, veniva giudicato «legittima ed estemporanea reazione» dal centro sociale occupato Pedro, che ricordava: «I partigiani non si sono mai fatti scrupolo di utilizzare la violenza per combattere il nazifascismo». Pronta la giustificazione anche per il gruppo di otto epuratori che a luglio aggredirono a Pomposa un ragazzo modenese attivista della Lega: la sua colpa era aver partecipato a una manifestazione di genitori sul caso Bibbiano, lo scandalo che non fa arrossire il Pd.

Innumerevoli gli attacchi contro le sedi della Lega in Lombardia. I «sinceri democratici» cercano di dar fuoco ai locali dopo averli imbrattati con scritte del tipo: «Razzisti e assassini dovete morire». Altre volte, come ad aprile a Fino Mornasco (Como), le sezioni vengono prese a sassate. Non si salvano, ovviamente, neppure i circoli cittadini di Fratelli d’Italia. Vernice rosso sangue sui manifesti della leader, Giorgia Meloni, aggressione al gazebo di Fdi a Milano, sfregio sulla porta della sede di Albano Laziale con una falce e martello, sono alcune delle ultime manifestazioni della violenza di sinistra.

Brutale quella di inizio ottobre contro Danilo D’Amico, esponente di Fratelli d’Italia e fondatore dell’associazione Punto di svolta, impegnata a favore dei disabili. Sfregiato al volto, ha raccontato che si trattava della seconda aggressione dopo che per mesi avevano cercato in ogni modo di fermarlo «fra calunnie, derisioni, querele e minacce contro me e la mia famiglia». «Davamo fastidio perché stavamo raccogliendo firme contro lo ius soli», racconta alla Verità la portavoce di Fdi di Treviglio, Valentina Tugnoli, che due settimane fa ha trovato sulla saracinesca della sede, in provincia di Bergamo, la scritta: «Siete solo altra merda da pulire».

«L’hanno fatto di notte perché da vigliacchi non hanno il coraggio delle loro azioni. Non contenti, due giorni dopo si sono presentati in gruppo, insultandoci e agitando volantini scritti anche in arabo». Tugnoli non ha dubbi, c’entrano gli attivisti del collettivo Tana liberi tutti, nel quale trovano spazio studenti, sindacalisti e anche migranti.

Il 16 novembre è prevista l’inaugurazione ufficiale della sede intitolata a Pino Rauti e la tensione sta crescendo in città. La portavoce conclude: «La nostra sola “colpa” è di fare politica dalla parte sbagliata».  (qui)

(Fonte: https://www.laverita.info/lera-dei-fascisti-rossi-2641125925.html)

Insomma, l’antifascismo è mio e me lo gestisco io, l’odio è mio e me lo gestisco io, e nessuno si azzardi a venirmi a dire che cosa è odio e che cosa no, perché se ti azzardi sei un fascista di merda e meriti di essere impiccato a testa in giù.
meloni odio
barbara

ANCORA UN PAIO DI COSE SULLA COMMISSIONE ORWELLIANA PER GLI PSICOREATI 1

Ho raccolto in giro un po’ di cose che spiegano pacatamente – beh, il primo non proprio tanto pacatamente, ma direi che ci sta – i motivi per cui la mozione Segre è un abominio e un gravissimo pericolo per la democrazia, per le libertà che dovrebbero essere garantite dalla Costituzione, e per tutti noi. Più un paio di cose che non sapevo, e che rendono questa ignobile farsa ancora più grave e pericolosa. Le pubblicherò in due volte (o forse tre) perché le cose meritevoli di essere lette sono parecchie, e non amo i post lunghi che arrivati a metà si è già stufi di leggere. E comincio col sanguigno Nicola Porro

per passare a due brevi riflessioni di Giovanni Bernardini

ISTIGAZIONE ALL’ODIO

La lotta contro l’antisemitismo, il razzismo, l’incitamento all’odio ed alla violenza è sacrosanta. E’ però più che fondato il sospetto che dietro a questo nobile obiettivo si nasconda qualcosa di molto meno nobile: il tentativo di bollare come “razzista” ed “istigatore di odio” chiunque non si riconosca nel pensiero unico politicamente corretto.

E’ “razzista” chi ritiene che l’immigrazione clandestina vada combattuta e bloccata?
Istiga all’odio chi non crede che l’Islam sia una religione di pace?
Un religioso che, a torto o a ragione, consideri “peccato” l’omosessualità è da considerare un istigatore di odio?
Se non si risponde in maniera chiarissima a simili domande diventa lecito il sospetto che dietro alla mozione approvata ieri al senato si nasconda solo una gran voglia di censura.

Gli estensori della mozione avevano un mezzo semplicissimo per fugare un simile sospetto: bastava aggiungere alla sacrosanta condanna dell’antisemitismo la condanna dell’antisionismo.
Una persona insospettabile come il presidente Napolitano ha affermato tempo fa che l’antisionismo è oggi il vero volto dell’antisemitismo. Non si può che concordare.
Chi detesta il sionismo nega ad Israele il diritto di esistere. Cosa può concepirsi di più violento che negare ad uno stato che esiste da oltre 70 anni il diritto di esistere?
Gli antisionisti affermano di non essere antisemiti, ma negano al popolo ebraico, e SOLO A QUESTO, il diritto di avere un proprio stato. Cosa si può concepire di più antisemita che negare agli ebrei lo stesso diritto che si riconosce a francesi ed italiani, brasiliani e cinesi, indiani e nigeriani, a TUTTI insomma?
Nella mozione approvata ieri al senato questa condanna non c’è. E questo fatto da solo giustifica ampiamente i peggiori sospetti. Forse sbaglio, ma per gli estensori di quella mozione un libro come “La rabbia e l’orgoglio” della compianta Oriana Fallaci andrebbe tolto dalla circolazione in quanto istigherebbe all’odio.
Tanto basta, direi. (qui)

GRATTA GRATTA…

Ho letto alcuni interventi in vari dibattiti sulla famosa mozione contro l’antisemitismo.
Molti iniziano con dichiarazioni del tutto condivisibili. L’antisemitismo è cosa orribile, gli ebrei sono nostri fratelli, gli insulti alla senatrice Segre assolutamente ignobili. Tutti siamo d’accordo, ovviamente.
Se però qualcuno, magari un cattivone come me, tira in ballo Israele le cose cominciano subito a cambiare.
Certo, Israele ha diritto di esistere, affermano, ma non deve commettere atti violenti, degni dei nazisti. Insomma, lo stato degli “ebrei nostri fratelli” si comporta da nazista.
Gli si fa osservare che Israele difende il suo diritto di esistere contro forze che lo negano.
Rispondono che Israele è nato da un furto di terre.
Si ricorda loro che questa è una colossale palla. Che le terre sono state comprate, che non è mai esistito alcuno stato palestinese ed altre cose che chiunque conosca anche un pochino la storia sa benissimo.
Si incazzano e sbottano che comunque gli ebrei non avevano il diritto di trasferirsi in Palestina.
Quindi Israele NON ha diritto di esistere.
Si parte dagli ebrei “nostri fratelli”, si prosegue dicendo che Israele ha diritto di esistere ma non di difendersi, si conclude dichiarando che Israele NON ha diritto di esistere.
E gli “ebrei nostri fratelli”? Devono vivere come minoranza nei vari paesi del mondo. Sperando che a qualcuno non venga in mente di sgozzarli.
Gratta gratta chi “lotta contro l’antisemitismo” e ci trovi l’antisemita perfetto! (qui)

E infatti…
antifapropal
Proseguo con alcune osservazioni, che condivido totalmente, indirizzate a Liliana Segre

Politica, morale e censura

novembre 1, 2019

di Davide Cavaliere –

La senatrice Liliana Segre venne deportata ad Auschwitz all’età di quattordici anni. Alla senatrice, alla sopravvissuta, alla testimone Liliana Segre va tutto il nostro rispetto. Siamo però liberi di dire, civilmente e democraticamente, che il suo ruolo politico è profondamente negativo e siamo altrettanto liberi di affermare, che la sua proposta di una commissione parlamentare contro l’odio non ci piace.
Nonostante l’esperienza tragica della Shoah, la senatrice rimane una donna, un essere umano che sbaglia e che si è reso protagonista di numerose iperboli che non sono piaciute a molti italiani. In occasione del voto di fiducia all’attuale governo, la Segre ha dichiarato in aula: «Mi hanno preoccupato i numerosi episodi susseguitisi durante l’ultimo anno che mi hanno fatto temere un imbarbarimento con casi di razzismo trattati con indulgenza, la diffusione dei linguaggi di odio. Anche con l’utilizzo di simboli religiosi in modo farsesco e pericoloso, un revival del Gott mit uns».
Viene da chiedersi in quale Italia viva la senatrice, visto che a ogni presunto caso di razzismo viene data una copertura mediatica abnorme, con tanto di speciali e dichiarazioni indignate. Basti pensare alla vicenda di Daisy Osakue, la ragazza nera colpita al volto da un uovo. Si parlò per giorni di episodio a sfondo razziale, ma alla fine si rivelò essere una mera «bravata» di ragazzi annoiati (di cui uno figlio di un esponente PD locale).
Davvero non si riesce a capire a cosa si riferisca la senatrice quando parla di «imbarbarimento», forse alla giovane Pamela Mastropietro, uccisa, fatta a brani e chiusa in una valigia da un africano. Non sono pervenute dichiarazioni della senatrice Segre in merito a questa vicenda, forse teme di prestare il fianco alla destra. Nemmeno sono arrivate parole di solidarietà dalla Segre, al poliziotto colpito in testa con un mattone da un «migrante».
Ciò che colpisce di più del suo discorso, è il paragone tra il crocifisso e il «Gott mit uns» ovvero «Dio è con noi», motto inciso sulle cinture e le fibbie delle spietate SS. Alla Segre andrebbero ricordate le parole di un’altra ebrea, Natalia Ginzburg, che decenni fa sulle colonne de L’Unità difese il valore e l’esposizione nei luoghi pubblici del crocifisso, così scriveva: «Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente» e così concludeva la Ginzburg: «Il crocifisso fa parte della storia del mondo». Della storia del mondo senatrice Segre, non del nazismo.
Durante quel nefasto discorso al Senato, la Segre ha affermato che il 25 Aprile si è trasformato in una festa faziosa, forse si sarebbe dovuta riferire alla sinistra e non alla Lega. La senatrice ignora o finge di ignorare, che ogni 25 Aprile i giovani antirazzisti e antifascisti fischiano e insultano la Brigata Ebraica. Un anno fa, i suddetti giovani contestarono e insultarono Alexander Meloni, rabbino di Trieste, alla Risiera di San Sabba. Dov’era la signora Segre? Non osiamo immaginare cosa sarebbe accaduto se quei ragazzi fossero stati leghisti o neofascisti.
La senatrice a vita presta il fianco all’osceno e storicamente falso parallelo tra immigrazione e Shoah. La sinistra vorrebbe farci credere che i «campi profughi» nati spontaneamente in Libia, siano paragonabili alle macchine della morte di Treblinka e Majdanek. Sempre la sinistra, ci dice che un movimento migratorio volontario è assimilabile alla deportazione forzata di milioni di ebrei. Queste sono gravi banalizzazioni della Shoah, in merito alle quali la Segre sembra non avere nulla da dire.
Il Senato ha approvato la mozione della senatrice volta a istituire una commissione parlamentare straordinaria per il contrasto ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Il centrodestra si è astenuto e ha ragione. Ogni giorno assistiamo alla demonizzazione di qualunque posizione non in linea col progressismo imperante, questa commissione produrrà un codice illiberale per silenziare, multare, imbavagliare chiunque abbia idee politicamente scorrette.
Tutti siamo contro il razzismo e l’antisemitismo, ma non è possibile accettare che queste nozioni siano usate come clava contro chiunque esprima delle riserve sull’immigrazione o il matrimonio omosessuale. La strategia portata avanti dalla Segre e dalla sinistra è molto conveniente: assimilare la destra al Male assoluto, delegittimando a priori l’avversario. Questo approccio demonologico, impedisce ogni analisi profonda e stronca sul nascere il dibattito. Trattare gli elettori sovranisti come nazisti, sulla base di una equivalenza fantasiosa e arbitraria, permette tacciare di indegnità pubblica i portatori di «idee malvagie» e, magari in futuro, escluderli dalla competizione elettorale.
Per combattere il «nuovo nazismo sovranista» tutto diventa lecito, siccome si tratta del Male, anche la soppressione della libertà di parola e la censura. Quando la commissione avrà terminato i suoi lavori, sarà ancora possibile dire che gli immigrati musulmani sono il principale vettore dell’antisemitismo contemporaneo? La senatrice Segre si è accomodata nel campo degli anti-italiani, quella schiera di politici e intellettuali attenti ai diritti di ogni minoranza ma indifferenti ai problemi e alle ansie dei loro connazionali. Alla Segre andrebbe ricordato che è senatrice a vita della Repubblica Italiana e non ambasciatrice dell’umanità o del Regno del Migrante.
Molti italiani hanno la forte impressione che non sia in buona fede, che usi il proprio dramma per suggestionare il pubblico e spingerlo verso determinate posizioni politiche. La senatrice Segre è molto rispettosa degli stranieri, ma ben poco degli italiani, soprattutto se votano a destra.
Bisognerebbe dire alla senatrice, che gli elettori del centrodestra la stimano come testimone, ma non le possono dare ragione a prescindere silenziando il loro senso critico; gli elettori del centrodestra (e non solo) espongono pubblicamente il crocifisso non per rastrellare gli ebrei, ma perché credono in colui che ha detto «io sono la Via, la Verità, la Vita»; gli elettori del centrodestra prima di addormentarsi magari leggono Primo Levi, non il Main Kampf. La Segre parla spesso di apertura e tolleranza, bene, si apra agli italiani e tolleri chi non condivide le sue vedute. (qui)

Se poi vogliamo guardare chi sta dalla parte di chi, lo possiamo vedere chiaramente qui
pro hamas
Qualcuno ha poi voluto notare questa curiosa coincidenza…
coincidenza
E se è sempre valida quella faccenda della proprietà transitiva, ecco qui una bella immagine:
segreorlando
Dunque c’è questo signor Orlando (clic, clic) che concede la cittadinanza onoraria ai suoi amici terroristi che hanno come unica ragione di vita ammazzare più ebrei possibile, e c’è questo stesso signor Orlando che concede la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. La quale corre a Palermo a prendersela. Ossia, ricapitolando: Liliana Segre è amica di Leoluca Orlando, Leoluca Orlando è amico dei terroristi palestinesi che fanno fuori gli ebrei, e Liliana Segre, incidentalmente ebrea, si fa promotrice di una legge liberticida per combattere chi odia gli ebrei. Non so, vedete un po’ voi. Sarà ancora vera quella faccenda che quos vult Iupiter perdere dementat prius?
continua

barbara