QUESTA NON POSSO NON RUBARLA

“Fantozzi e Filini arrivarono con due micidiali frac presi in affitto: Filini sembrava un mutilato, Fantozzi praticamente in bermuda…”

Novantadue minuti di applausi al genio che ha trovato la citazione adeguata.

E visto che siamo in vena di supermegacazzate, vi regalo anche Cicciolina che offre una notte di sesso a Putin in cambio della pace (e viene in mente Madonna che offriva pompini a chi avesse votato per la Clinton). Ora, già l’idea che uno statista possa cambiare la propria politica per una scopata è da demenza all’ultimo stadio; aggiungiamo che come immagine pubblicitaria ci ha messo questa,

che già così è un orrore che dubito farebbe gola a qualcuno, ma se poi andiamo a cercare qualche foto un po’ meno taroccata troviamo roba così

e ho idea che le tempeste ormonali di Putin saranno abbastanza contenute, e giustamente uno nei commenti ha scritto che

va bene che Putin merita una lezione, ma infilarlo nel letto di un’attempata porno attrice sarebbe infierire.

Poi magari consideriamo che la sua amante è questa tizia qui

e non so, vedete un po’ voi.

Restando in parte in tema aggiungo quest’ultima chicca, raccolta fresca fresca di prima mano. Sabato mattina, reparto di radiologia. Il sabato mattina la radiologia è aperta, e funziona per le urgenze. Arrivano due bambine di dieci anni, che devono essere sedate per la risonanza, una con una pancreatite e una con menarca precoce. E con l’anestesista si svolge il seguente dialogo:

– Bene, fammi passare quella con la pancreatite.
– No, devi fare prima l’altra.
– Ma la pancreatite è più urgente.
– Sì, ma l’altra è ucraina.
– E chi se ne frega da dove viene: l’altra è più urgente e quella più urgente viene prima cazzo!
– Non hai capito: viene dall’Ucraina, è arrivata dieci giorni fa, devi fare prima lei.

Non c’è stato niente da fare: quella con la pancreatite non gliel’hanno fatta passare, e ha dovuto sedare e far fare la risonanza per prima all’ucraina.

Tornando al primo tema, rifacciamoci gli occhi e le orecchie con un concorso d’altri tempi, in cui si vinceva con le canzoni e con la voce, e per vestirsi si passava dal sarto, non dallo straccivendolo.

barbara

DUE PAROLE SULL’ANPI

O forse un po’ più di due ma, come dice quella deliziosa storiella ebraica, chi sta a contare?

  • ANPI significa Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. PARTIGIANI. Non figli dei partigiani. Non eredi dei partigiani. Non amici dei partigiani. Non seguaci ideologici dei partigiani, no: Partigiani. Partigiani e basta. Ora, quanti saranno i partigiani ancora vivi? Mettendo in conto anche la più giovane staffetta, diciamo almeno tredici anni all’inizio del ’45, oggi ne ha 90. Se vogliamo considerare solo i combattenti, almeno un paio in più, dai 92-93 in su. E quanti di quelli ancora vivi sono in grado di partecipare alle manifestazioni? La concentrazione, mi sa, è più o meno pari a quella del principio attivo in un prodotto omeopatico. Quindi la domanda fondamentale è: che senso ha la persistenza dell’ANPI, e, a maggior ragione, la sua partecipazione a qualsivoglia manifestazione?
  • I partigiani sono “nati” durante la guerra per combattere (anche) gli occupanti tedeschi [poi ci sarebbe, volendo, quella fastidiosa faccenda delle stragi di partigiani monarchici, di partigiani cattolici, insomma di tutti quelli che non stavano combattendo per instaurare la dittatura del proletariato conquistando la rossa primavera dove sorge il sol dell’avvenir

 – che, per inciso, è questa la canzone dei partigiani, non Bella Ciao, che ha tutt’altra origine (canzone delle mondine), tutt’altra storia, e solo dopo la guerra è stata decretata honoris causa “canzone dei partigiani” – ma per il momento lasciamo stare. Fine della digressione]. A quel tempo erano “i partigiani”, non un’”Associazione partigiani”, la quale, già di per sé, non avrebbe avuto alcuna ragione di nascere: al massimo sarebbe potuta nascere una nostalgica “associazione ex partigiani”, più o meno come quelle degli “ex alunni della IIID, per riunirsi periodicamente a celebrare le antiche glorie e poi estinguersi una volta che gli ultimi superstiti fossero diventati troppo vecchi per partecipare. In realtà alcuni gruppi di partigiani (per la precisione quelli di cui alla digressione precedente) sono rimasti attivi per un certo periodo – vedi il famigerato “triangolo rosso dell’Emilia” (una nota importante anche nei commenti) e tutta la serie di vendette e regolamenti di conti personali – anche dopo la guerra, ma anche tutto questo è cessato dopo un deciso intervento di Togliatti. Da quel momento i partigiani hanno cessato di esistere, quindi un’associazione partigiani non sarebbe mai dovuta nascere, essendo cessata la funzione storica, militare, politica dei partigiani. Invece è nata, e sta continuando a esistere anche quando gli ex partigiani non ci sono più, e continua non solo a partecipare, ma anche a dettare legge, come per esempio imporre la presenza delle bandiere palestinesi, ossia di coloro che hanno combattuto dalla parte dei nazisti, vietare la presenza delle bandiere della Brigata Ebraica, ossia di coloro che hanno combattuto e sono morti per liberare l’Italia, e, immediatamente dopo l’11 settembre, raccomandare caldamente di non portare le bandiere americane perché sarebbero state sentite come una provocazione – le bandiere di quelli che hanno lasciato in Italia 32 mila tombe, e che dell’11 settembre erano stati unicamente vittime.

• Adesso stiamo assistendo a una commedia grottesca nella commedia grottesca: l’ANPI, quella cosa che non dovrebbe esistere e che, una volta venuta a esistere, dovrebbe però avere cessato da un pezzo di esistere, che nella guerra in corso, di cui la NATO è indiscutibilmente il primo responsabile, si è schierata dalla parte della Russia, dice che non si devono portare bandiere della NATO, e magari sarò io che con l’età sto cominciando ad avere qualche problema con la memoria ma mi chiedo, e chiedo a chi mi legge: ma quando mai alle cerimonie e alle parate del 25 aprile ci sono state le bandiere della NATO? E perché mai avrebbe dovuto partecipare un’istituzione che con la seconda guerra mondiale e la liberazione dell’Italia non ha avuto niente a che fare  per la buona ragione che è nata quattro anni dopo la fine della guerra? E a questo punto intervengono gli altri, quelli dall’altra parte della barricata da tutti i punti di vista, a dire: e perché le bandiere palestinesi sì? Ma care grandissime teste di calicantus del bengala, che razza di ragionamento sarebbe? Certo, non c’è da meravigliarsi che facciate il tifo per i nazisti, se questo è il vostro modo di ragionare? Cioè, siccome non siete capaci di far restare fuori delle bandiere che con la ricorrenza non hanno niente da spartire, pretendete di farci entrare delle bandiere che parimenti non hanno niente da spartire con la ricorrenza e che in più a nessuno è mai passato per la testa, in questi 77 anni, di far partecipare, solo perché il vostro nemico storico cazzone ha detto che non vuole che partecipino?! Io veramente non ho parole (sì, lo so, adesso state correndo a stappare la vostra migliore bottiglia per brindare al lieto evento).

Nel frattempo, in quel di Bologna:

Bologna, organizzano festa Liberazione: aggrediti, minacce da ucraini…

I pacifici ucraini della porta accanto. Bologna, festa per celebrare la Liberazione parla dei massacri in Donbass. Vengono aggrediti da ucraini

di Antonio Amorosi

Bologna, celebrano la Resistenza antifascista parlando del Donbass. Aggrediti da ucraini con simboli neonazisti

Per ricordare la Battaglia della Bolognina del 15 novembre 1944 , dove si trova una delle sedi storiche della sinistra italiana (chi non ricorda “la svolta della Bolognina” del 1989), evento simbolico in cui persero la vita una decina di partigiani uccisi da nazisti tedeschi “Oltre il Ponte”, associazione di sinistra, organizza un festival antifascista a Bologna il 23 aprile scorso. Una giornata di festa popolare per aspettare la Liberazione che gli organizzatori arricchiscono con incontri, musica, dibattiti, stand gastronomici, bancarelle in tutta l’area della zona Bolognina.
Alla festa è presente un banchetto di un gruppo “Comitato Ucraina Antifascista” che fa informazione su quanto stia accadendo nelle zone di guerra o almeno dà la sua legittima versione di cosa stia accadendo in quei territori. Il Comitato ha partecipato anche alle altre edizioni della festa per sensibilizzare sui massacri in Donbass, ma allora quasi a nessuno fregava niente di cosa stesse accadendo in Ucraina e quindi il loro lavoro restava pressoché nell’anonimato. Sul banchetto capeggia la bandiera della Repubblica di Lugansk. Sono circa le 19.00 e un giovane ucraino, passante di lì, comincia a discutere animatamente con una delle organizzatrici. La situazione degenera in fretta, fino a che la donna è costretta a chiudere lo stand del Comitato per evitare il peggio. Il ragazzo viene allontanato dagli organizzatori ma passa alle telefonate.
Dopo poco piombano alla festa una ventina ucraini che parlano perfettamente italiano. Vero o falso che sia, due di loro con abbigliamento da motociclisti, si dicono esponenti di Pravyj Sektor, organizzazione paramilitare ucraina di estrema destra. A loro si aggiunge un terzo che si presenta con i simboli del Battaglione Azov, associato ai neonazisti. C’è tra i presenti anche chi dice di ispirarsi al collaborazionista dei nazisti tedeschi Stepan Andrijovič Bandera. L’alterco rischia di degenerare in qualcosa di più grave. Alla fine, dopo oltre un’ora di urla, aggressività, insulti, minacce e provocazioni i gestori della festa allontano gli ucraini, evitando una degenerazione dello scontro verbale.
L’evento sembra aver colto di sorpresa i partecipanti. In rete, negli ambienti della sinistra bolognese se ne discute: “Tutto questo è successo a Bologna nel 2022 in una festa il cui intento era celebrare la Resistenza antifascista in vista del 25 aprile. Cioè… avete capito?”, si chiede Giuseppe che racconta di essere stato testimone oculare dell’accaduto, “nazifascisti che entrano di prepotenza per dettare le regole ad una celebrazione per la Liberazione contro il nazifascismo. C’è bisogno di dire altro?”.
E poi commenta: “Mi ha colpito l’arroganza con cui si mostravano padroni in un contesto che non era il loro ed anche quel mix di vittimismo e violenza che istituzioni e media mainstream stanno avallando”. Un quadro non proprio rassicurante.
“Se quello che è accaduto ieri sera in Bolognina fosse successo anche solo pochi anni fa”, si chiede Daniele, “sono certa che tutti lo avrebbero considerato come qualcosa di assolutamente inaccettabile ed inaudito. Oggi invece forse la reazione non è esattamente la stessa e su questo ci si dovrebbe interrogare”.
Tra gli altri si interroga l’attore e attivista Riccardo Paccosi, preoccupato dell’acritica versione dei fatti ucraini avallati dai media e partiti italiani e del possibile trasferimento sul nostro territorio della “logica di conflitto” in stile ucraino, fondata sulla violenza. Paccosi: “La storia ci ha insegnato che lo squadrismo diviene forza inarrestabile quando ha l’appoggio dei poteri economici e quando lo si sottovaluta all’inizio”.
C’è chi in rete racconta di altre aggressioni avvenute in Italia, principalmente ai danni di cittadini russi, chi si chiede come possa accadere un fatto del genere nell’indifferenza generale e chi, come Anna, pone un interrogativo sulla superficialità di far passare per martiri dei sedicenti neonazisti: “E cosa vedremo dopo aver sdoganato e fatti passare per eroi quelli del battaglione Azov?”. (Qui)

Nel frattempo al di là dell’Atlantico, a pochi giorni dall’episodio precedente

Nel frattempo in Ucraina il dittatore nazista sedicente ebreo… (mi raccomando: leggete bene il testo del discorso. E, oltre a tutto il resto, mi chiedo: ma come ha fatto a fare l’attore con una voce così schifosa, così monocorde e mal impostata, così inespressiva?)

Nel frattempo in Russia (prevedibilmente e comprensibilmente – per non dire giustamente)

Rosalba Diana

L’ambasciatore russo Serghey Razov, da grande professionista della diplomazia – altro che quel venditore ambulante di Di Maio – spiega pacatamente ai giornalisti come le 450 imprese italiane che attualmente lavorano in Russia verranno a breve sostituite da imprese di altri paesi. Naturalmente imprese, impiegati e operai al loro rientro in Italia potranno sempre fare domanda per il reddito di cittadinanza….
Dalla pagina di Alberto G.

Nel frattempo nel mio blog

barbara

SE PER ESEMPIO

Se per esempio sostituissimo davvero tutte le auto vere con le auto elettriche. Prima una riflessione di puro buon senso.

Fabrizio Santorsola

L’auto elettrica – la più grande truffa che il mondo abbia mai visto?
Qualcuno ci ha pensato?
“Se tutte le auto fossero elettriche… e dovessero restare bloccate in un ingorgo di tre ore nel freddo di una nevicata, le batterie si scaricherebbero tutte, completamente.
Perché nell’auto elettrica praticamente non c’è riscaldamento.
Ed essere bloccato in strada tutta la notte, senza batteria, senza riscaldamento, senza tergicristalli, senza radio, senza GPS per la batteria tutta scarica, non deve essere bello.
Puoi provare a chiamare il 911 e proteggere le donne e i bambini, ma non potranno venire ad aiutarti perché tutte le strade sono bloccate e probabilmente tutte le auto della polizia saranno elettriche.
E quando le strade sono bloccate da migliaia di auto scariche, nessuno potrà muoversi. Le batterie come potranno essere ricaricate in loco?
Lo stesso problema durante le vacanze estive con blocchi chilometrici.
Non ci sarebbe in coda la possibilità di tenere accesa l’aria condizionata in un’auto elettrica. Le tue batterie si scaricherebbero in un attimo.
Naturalmente nessun politico o giornalista ne parla, ma è questo che accadrà.
Testo da me liberamente tradotto, ripreso da Marian Alaksin (Repubblica Ceca)

Poi un articolo con un po’ di calcoli.

Giancarlo Lehner

A proposito della moda del green, qui e subito, una delle più strampalate mistificazioni della storia, cito i seguenti inoppugnabili dati dall’articolo di Dario Rivolta, uno studioso che ragiona e non vende fumo:
«Un parco eolico da 100 megawatt richiede trentamila tonnellate di minerali ferrosi, cinquantamila tonnellate di cemento e almeno novecento tonnellate di plastica e resina.
In un impianto solare della stessa potenza, il ferro e l’acciaio necessari sono tre volte tanto e solo il cemento sarà impiegato in quantità minore che nell’eolico.
Nel progetto lanciato dall’Ue la produzione di energia elettrica derivante da questi impianti dovrebbe passare dai 1500 gigawatt di oggi ad 8000 GW entro il 2030. Il calcolo dei materiali necessari che bisognerà estrarre dalla terra è presto fatto. E lo si dovrà fare con i vecchi metodi industriali.
Inoltre, molti dei componenti che dovranno essere utilizzati appartengono al gruppo di quei minerali che vanno sotto il nome di “terre rare”.
Alcune di loro portano nomi sconosciuti come i lantanidi, lo scambio, l’ittrio, l’eurobio, il lutezio ecc.
Di altri minerali abbiamo forse già sentito parlare:
niobio
tantalio
tungsteno
litio
tellurio
selenio
indio
gallio
Oltre a queste, per creare l’elettricità e stoccarla nelle batterie occorrono anche grandi quantità di cobalto, manganese, nickel, stagno, grafite, rame ecc.
Nella maggior parte dei casi, nonostante l’aggettivo (rare) attribuito ad alcune di queste materie, non si tratta di presenze scarse sul nostro pianeta ma sono minerali dispersi all’interno di rocce che devono essere estratte e lavorate.
Per ottenere un chilo di vanadio bisogna lavorare otto tonnellate di rocce; per un chilo di gallio ne occorrono cinquanta, mentre per ottenere il lutezio in eguale quantità bisogna raffinarne ben duecento tonnellate.
Tutte queste lavorazioni si fanno con l’impiego di grandi quantità di acqua e solventi.
La lavorazione necessaria è così deleteria per l’ambiente circostante che si spiega perché la maggior parte dei Paesi del mondo ha rinunciato ad estrarli, lasciando che sia la Cina ad occuparsi della produzione (e relativa fornitura) di almeno due terzi della domanda mondiale.
Un altro esempio: in una macchina a propulsione elettrica circa duecento chili di quanto pesa in totale sono indispensabili per il funzionamento della batteria e per la sua protezione.
Si tratta di un quantitativo corrispondente a sei volte quello presente nelle auto tradizionali.
Bisogna aggiungere che per la trasmissione dell’elettricità derivante dagli impianti solari, eolici e dall’idrogeno, le reti di distribuzione oggi esistenti saranno riutilizzabili solo in parte.
Serviranno enormi quantità extra di rame per gli elettrodotti e migliaia di tonnellate di acciaio per le nuove tubature necessarie al trasporto dell’idrogeno.
I prezzi schizzeranno alle stelle, causando una nuova e lunga inflazione anche su tutti i prodotti a valle.
Al nuovo ingente sfruttamento delle risorse naturali per procedere verso la “transizione verde” vanno aggiunte le conseguenze socio-economiche all’interno delle nostre società. L’Europa (così come- forse- gli Stati Uniti) si è data l’obiettivo di passare ai nuovi sistemi entro il 2030 e completare il processo entro il 2050, mentre la Cina ha dichiarato che raggiungerà il picco delle proprie emissioni di CO2 solo nel 2030 e raggiungerà l’obiettivo finale non prima del 2060. Per l’India il passaggio richiederà ancora più tempo.
È allora evidente che, negli anni che faranno la differenza, si creerà un divario crescente nei costi di produzione industriali tra i due mondi e certo non a vantaggio delle imprese europee. Con conseguenti crisi che colpiranno molti lavoratori e molte aziende.
Sotto l’aspetto politico va anche aggiunto che, pur riuscendo a liberarci dall’oligopolio dei produttori di gas e petrolio, ci metteremmo, noi europei, totalmente nelle mani dei nostri nuovi fornitori di minerali rari e materie prime.
Va aggiunto che gli utenti dovranno sostituire le loro caldaie per il riscaldamento, tuttora a gas o gasolio, con pompe di calore azionate dall’ energia elettrica da fonti rinnovabili.
Gli automobilisti dovranno rottamare i loro veicoli a benzina, a gasolio o ibridi per sostituirli con autovetture solo elettriche che però, con la tecnologia attuale, non consentiranno loro di andare da Milano a Roma senza fermarsi qualche ora per ricaricare le batterie».
L’imperialismo del regime comunista cinese evidentemente ha pagato e strapagato politici, scienziati (quelli non mercenari non vengono ascoltati) e addetti all’informazione, per montare la mitologia del green.

E tutto questo bordello sarebbe per fermare i “cambiamenti climatici” per via del fatto che ci sarebbe in atto una “emergenza climatica”. Siccome so che purtroppo c’è ancora in giro gente che crede a questa ridicola favola, ricordo che le cose che strilla istericamente la piccola analfabeta ritardata psicopatica mitomane allo scopo preciso di terrorizzare le masse (“voglio che siate terrorizzati” – e riuscendoci perfettamente), ossia che abbiamo ancora dieci anni prima che sia troppo tardi, come già è stato ripetutamente documentato in questo blog, venivano strillate anche dieci anni fa, e venti anni fa, e trenta anni fa, e quaranta anni fa, e cinquanta anni fa. E se i signori della dittatura del terrore climatico avessero ragione, ciò significherebbe che da quarant’anni il pianeta non esiste più  e noi siamo zombie vaganti nello spazio. Fermo restando che, se anche un’emergenza climatica ci fosse – ma non c’è – il solo pensare di poter intervenire sul clima sarebbe puro delirio di onnipotenza. E qualcuno farà bene a cominciare a ridimensionarsi.

barbara

VACCINO TRA COMPLOTTISMO E REALTÀ

Un po’ di numeri letti bene. Perché i numeri, come ha detto qualcuno, sono come gli uomini: se li torturi abbastanza puoi fargli dire quello che vuoi. E di torture, a questi poveri numeri, i complottisti vaccinofobi di questi tempi ne stanno infliggendo davvero tante.

L’apparente paradosso dei vaccinati positivi al Covid-19

Ecco perché i numeri della quarta ondata della pandemia confermano l’efficacia dei vaccini

Nel corso delle ultime settimane, sui social media e non solo, si è discusso molto del presunto aumento dei casi di positivi tra le persone vaccinate per Covid-19.  

Per molti questi casi dimostrerebbero che i vaccini stanno diventando meno efficaci nel proteggerci dal virus. Per fortuna, però, si tratta solo di un apparente paradosso, un vero e proprio inganno statistico. Del resto, se non sappiamo come leggerli, i numeri possono giocarci brutti scherzi.

Il fatto che i vaccinati positivi siano in crescita è normale: significa che la campagna vaccinale sta funzionando, che ci avviciniamo a una circolazione del virus nella popolazione endemica, ma normalizzata e che riusciremo a mantenere basso il numero di ricoveri e decessi.

Cerchiamo di capire perché insieme a Massimo Clementi, professore ordinario di Microbiologia e Virologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e Direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

I vaccini sono un successo, lo dicono i numeri

Partiamo dalle statistiche sul vaccino, relative proprio ai casi Italiani, pubblicate di recente dall’Istituto Superiore di Sanità. Secondo questi dati, il vaccino, se somministrato in modo completo (quindi dopo 2 dosi, se richiesto dal tipo di vaccino):

  • riduce le diagnosi di Covid-19 di oltre l’88%
  • riduce le ospedalizzazioni del 94%
  • riduce gli ingressi in terapia intensiva del 97%
  • riduce i decessi del 96%.

“I dati confermano che i vaccini a disposizione sono straordinariamente efficaci, non solo nel proteggerci dall’ospedalizzazione e quindi dalle forme gravi della malattia, ma anche dalle sintomatologie più lievi, come dimostra la riduzione della probabilità di diagnosi, ovvero di chiedere un tampone e ottenere risultato positivo – spiega Massimo Clementi -. E, ancor più importante, questa efficacia è confermata anche nel caso della variante Delta di SARS-CoV-2.”

Il contagio nei vaccinati

Tutto ciò non esclude che chi è vaccinato possa contagiarsi e, anzi, il modo in cui il vaccino è somministrato (per via intramuscolare) fa sì che gli anticorpi in grado di riconoscere SARS-CoV-2 circolino nel sangue, ma non si trovino in sufficiente quantità nelle mucose delle vie respiratorie.

“Ciò significa che chi è vaccinato può comunque contrarre il virus, che riesce poi a compiere alcuni cicli di replicazione nelle alte vie respiratorie prima di venir intercettato dagli anticorpi – continua Clementi -. Tutto questo, come dimostrano le percentuali di efficacia, avviene quasi sempre senza alcun sintomo nel vaccinato.

Per fortuna, però, i numeri ci dicono anche che chi è vaccinato, pur contraendo il virus, ha una ridotta probabilità di trasmetterlo a sua volta.”

Secondo gli ultimi dati a disposizione infatti la probabilità di un vaccinato di contagiare altre persone si riduce di almeno il 70% rispetto a quella di un non vaccinato (valore che raggiunge l’85% in alcuni studi, anche in base al tipo di vaccino). Insomma, non è vero che il vaccino protegge solo chi lo fa, ma tutta la comunità.

L’apparente paradosso dei positivi tra i vaccinati

Ma allora perché, se i vaccini continuano a funzionare così bene nel ridurre il rischio di ammalarsi e nel ridurre la circolazione del virus, il numero di positivi tra i vaccinati è in crescita?

La risposta alla domanda è quasi ovvia: perché è in crescita il numero delle persone vaccinate. Se anche la probabilità di risultare positivo per un vaccinato è un decimo di quella di una persona non vaccinata, il numero totale di positivi giornalieri tra le fila dei vaccinati è destinato ad aumentare con l’aumento del totale dei vaccinati nella popolazione.

“Si potrebbe arrivare al punto (paradossale, ma solo in apparenza) in cui rimangono così pochi italiani non vaccinati che la maggior parte dei positivi al Covid-19 avranno fatto la vaccinazione. Del resto se vaccinassimo tutta la popolazione, avremmo solo già vaccinati tra i positivi al coronavirus,” spiega Massimo Clementi.

“Lungi dall’essere una cattiva notizia, sarebbe la vittoria finale contro il virus, visto che grazie ai vaccini questi casi sarebbero comunque pochissimi rispetto a quelli che si avrebbero altrimenti e quasi sempre asintomatici o paucisintomatici.”

La quarta ondata, in prospettiva

Anche il fatto di essere all’inizio di una nuova ondata pandemica in Italia, se si guarda ai numeri, è la dimostrazione che i vaccini funzionano: il virus corre nella fascia dei più giovani, che ha ancora una copertura vaccinale bassa: sotto i trent’anni la copertura è appena il 34%.

Questa è una buona notizia, ma è anche il segnale che dobbiamo vaccinare i più giovani, e in fretta. Benché infatti la probabilità di ricovero o decesso sia bassissima per chi ha meno di trent’anni (del tutto simile a quella dell’influenza stagionale), i più giovani, se non vaccinati, contribuiscono alla circolazione del virus, mettendo a rischio gli ultra sessantenni non vaccinati, che sono ancora il 14%.

Avere una maggiore circolazione del virus, quindi con i casi in crescita, ma pochi ricoveri e decessi è, in un certo senso, il risultato fisiologico (e auspicato) della campagna vaccinale: il segno che ci stiamo avvicinando a una presenza endemica, ma controllata, del virus nella popolazione – conclude Massimo Clementi -.

Non dobbiamo abbassare la guardia proprio adesso però: occorre vaccinare di più e più velocemente, recuperando gli over-60 ancora senza alcuna dose, che in alcune regioni supera il 20%, e i più giovani. Se riusciremo a farlo entro l’inizio di ottobre, potremo davvero sperare di tornare presto a una vita normale. (qui)

Poi c’è il Veneto, in cui i no-vax proliferano, e guarda un po’ che cosa succede:

Aumentano in Veneto i ricoveri in terapia intensiva: 33 intubati su 35 non si erano vaccinati

Le statistiche confermano: in Veneto in terapia intensiva finiscono quasi esclusivamente i non vaccinati. E non sono solo vecchi. «In questi giorni abbiamo anche dei trentenni», dice il dottor Paolo Rosi, responsabile regionale delle rianimazioni del Veneto. Che fornisce un dato che dovrebbe far riflettere i no vax e i recalcitranti al siero.

Abbiamo sentito Draghi e Burioni coi loro candidati alla morte e i loro topi rinchiusi, esternazioni gravissime, provenendo da personalità istituzionali, ma vogliamo parlare delle espressioni che circolano in rete da parte dei vaccinofobi ossessionati?

la sharia nazivaccinistica
la propaganda nazivax
nazivax folle
la banalità del male
Con il Covid è tramontata per sempre la narrazione del nazismo come aberrazione isolata e inspiegabile.
Si tratta di essenze non umane. Di devoti al male, razza di acefali… praticamente idioti senza un minimo di conoscenza supportata da studi. acefalo troglodita. Merdine, Ecco cosa siete … siete delle merdine. Io ripeto un’altra volta: mer-di-ne!

E vogliamo parlare di quelli che addirittura chiamano in causa Hitler e Mengele e l’olocausto e i campi di concentramento e le camere a gas? Non è terrorismo quello? E questa è una splendida rappresentante della categoria

Quella che si vanta di avere avuto il cancro e di esserne guarita con la dieta vegana e bevendo il proprio piscio. E non dimentichiamoci che un’altra identica a questa l’abbiamo addirittura in parlamento! Quest’altra invece è Maria Paola Grisafi, un’ex testa di cazzo che ha sbattuto il naso e il colpo, fortunatamente, è riuscito a svegliarla.

Certo che se qualcuno si svegliasse un po’ prima di sbattere il naso sarebbe meglio, no?

barbara

DIFENDIAMOCI DA CHI STA CERCANDO DI DISTRUGGERCI!

Ecco il mostro “green” Ue del Commissario Stranamore: una minaccia mortale per famiglie e imprese

Il 14 luglio 2021, la Commissione europea se ne è uscita con un pacchetto di proposte volte a “ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 per cento entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990 … affinché l’Europa diventi il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050”. Variamente definita come Green Deal europeo ovvero Fit for 55, il pacchetto consiste in un groppo di proposte legislative e normative, giornalisticamente definito come il Mammut.
Alla grande industria pesante (imprese produttrici di energia elettrica e industrie ad alta intensità energetica) già oggi è imposto di acquistare speciali diritti (detti quote di emissione) per emettere CO2. Tale imposizione viene resa oggi assai più pesante e, al contempo, essa viene estesa ai distributori di combustibile per gli edifici: i quali, naturalmente, ne gireranno il costo su quelle imprese e quelle famiglie che ancora, d’inverno, ardiscono a riscaldare i propri uffici e le proprie case. E pure alle famiglie che ancora osano avere la cucina a gas.
Idem ai distributori di carburante per il trasporto stradale, con conseguente aumento del prezzo del pieno alla pompa. Ciò che vale per le famiglie, ma anche per camionisti, agricoltori e pescatori. Per questi ultimi, però, si aggiunge la revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia, che intende procedere “eliminando le esenzioni obsolete e le aliquote ridotte, che attualmente incoraggiano l’uso di combustibili fossili”: in pratica, pagherebbero il diesel come lo pagano i privati, cioè oggi il doppio, ma domani anche il triplo, considerato l’effetto combinato dei due provvedimenti. Per soprannumero, gli agricoltori dovranno, entro il 2035, “raggiungere la neutralità climatica, comprese le emissioni agricole diverse dal CO2, come quelle derivanti dall’uso di fertilizzanti e dall’allevamento”. Con tanti saluti alla spesa a buon mercato: al pesce fresco ed alla bistecca, ad esempio, che diverranno un bene di lusso per raffinati residenti in ZTL … tutti elettori del Pd, naturalmente.
Vero è che “tutte le autovetture nuove immatricolate a partire dal 2035 saranno a zero emissioni”. Sicché, forse è un bene che le famiglie cessino di scaldare le proprie abitazioni d’inverno … così risparmieranno abbastanza per comprarsi un’auto elettrica, a rate.
Pure in settori nei quali è già presente, l’imposizione delle quote di emissione per emettere CO2 verrà reso più stringente: nel settore aereo, ad esempio. Insieme all’altra misura del pacchetto (ReFuelEU Aviation), che impone ai “fornitori di combustibili di aumentare la percentuale di carburanti sostenibili per l’aviazione nel carburante per gli aviogetti caricato a bordo negli aeroporti dell’Ue”, con tanti saluti ad uno degli ultimi miti europei: i voli low cost.
Altrove, la misura assume toni sfacciatamente protezionistici: l’estensione al trasporto marittimo, ad esempio, non può che servire da volano alla de-globalizzazione. Tanto più in quanto unita all’altra misura del pacchetto (FuelEU Maritime), che impone “un limite massimo al tenore di gas a effetto serra dell’energia utilizzata dalle navi che fanno scalo nei porti europei”. Sempre ammesso che le si possa imporre pure alle flotte mercantili battenti bandiera di Stati abbastanza fortunati da non appartenere alla Unione europea, ad esempio: se una nave giunge a Napoli appena rifornita di gasolio nella libera Tunisi, la Ue le impone di vuotare i serbatoi?!
Così pure i dazi verdi (CBAM – carbon border adjustment mechanism), imposti al fine di compensare le quote di emissione pagate dall’industria che produce nella Ue ma non da quella che produce fuori dalla Ue. Ancorché il sempre patetico Gentiloni si sgoli a sostenere di agire “nel pieno rispetto degli impegni assunti nell’ambito del WTO”, fuori dal mondo fatato di Bruxelles i suoi dazi verdi sono interpretati per quello che sono: dei dazi. E, come tali, chiameranno la reazione del resto del mondo, in forma di contro-dazi. In un divertentissimo sforzo di dirlo senza dirlo, The Economist fa mostra di non volerli considerare dazi, ma solo per affondarli con un diverso argomento, questo: “attuare la politica in modo equo significherebbe accertare quanto carbonio è stato emesso nella produzione di una data importazione e fino a che punto i governi stranieri avevano già tassato tali emissioni. Nel 2018, la Commissione europea ha affermato che sarebbe chiaramente ingestibile. Non è cambiato molto da allora”.
È questo un problema ben noto a chi abbia gli occhi per guardare, sul quale regolarmente si infrangono le proposte di tassazione verde. A cominciare dalla italianissima plastic tax: siccome essa tasserebbe la plastica vergine ma non quella riciclata, teoricamente l’importatore alla frontiera dovrebbe dichiarare di quanta plastica vergine è fatto un determinato imballo (quello di un computer, ad esempio), ma senza che il doganiere abbia modo di effettuare alcuna verifica, sicché è scontato che tutti gli imballi importati verrebbero dichiarati in plastica riciclata e, per conseguenza, la produzione di plastica per imballo in Italia cesserebbe del tutto. Così è fatto il mondo dei gretini.
Questa marea di nuove tasse, andrà a finire: in parte nelle casse dell’Unione, la quale ci pagherebbe una quota del mitico Recovery Fund (a sua volta al 37 per cento destinato “all’azione per il clima”); in parte agli Stati membri (in particolare le quote di emissione). Ma, questi ultimi dovranno poi spendere la totalità delle tasse così raccolte “per progetti connessi al clima e all’energia”. Ad esempio, dovranno “installare punti di ricarica e di rifornimento a intervalli regolari sulle principali autostrade: ogni 60 km per la ricarica elettrica e ogni 150 km per il rifornimento di idrogeno”; “sarà tenuto a ristrutturare il 3 per cento dei suoi edifici ogni anno”; dovrà “produrre il 40 per cento della nostra energia da fonti rinnovabili entro il 2030”; si vedrà assegnato “obiettivi rafforzati di riduzione delle emissioni per quanto riguarda gli edifici, il trasporto stradale e il trasporto marittimo interno, l’agricoltura, i rifiuti e le piccole industrie”; tutti insieme, dovranno “piantare tre miliardi di alberi in tutta Europa entro il 2030” e assorbire “carbonio dai pozzi naturali, per 310 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 entro il 2030”.
Di particolare interesse, per l’Italia, la questione del patrimonio edilizio: la Commissione giudica “inefficiente dal punto di vista energetico” circa 3/4 del patrimonio edilizio dell’Unione. Laddove, per edificio efficiente da un punto di vista energetico, essa non può che intendere un edificio quanto di più lontano dalla tradizione edilizia latina (che è fatta di pietra) e vicina alla tradizione edilizia germanica (che è fatta di legno: come quelle migliaia di case in legno, anche a più piani, in questi giorni travolte dalle piene fra la Mosella ed il Reno). Immaginare come ciò sarà possibile in presenza delle nostre Soprintendenze, rende l’intera questione farsesca.
Senza dimenticare che la gran parte di tali spese, andrebbe nell’acquisto di materiale (batterie, impianti di ricarica, pannelli solari, …) di produzione non nazionale, ma estera: importati. In particolare dalla Cina e dalla Germania. Con conseguente sciupio del nostro avanzo commerciale: ingentissimo e che costituisce, oggi, la nostra vera forza.
Ciliegina sulla torta, “la direttiva sull’efficienza energetica fisserà, a livello di Ue, un obiettivo annuale vincolante più ambizioso di riduzione del consumo di energia”, intesa come consumo globale di energia, cioè pure l’energia elettrica. Casomai a qualcuno fosse venuto in mente che l’obiettivo dell’Unione sia l’elettrificazione: no, l’obiettivo dell’Unione è il ritorno all’età della pietra.
Fondamentalmente, il mostruoso pacchetto sarebbe stato scritto sotto dettatura tedesca: “la Germania ha avuto ciò che voleva” – scrive Politico. In uno sforzo che si dice elettorale: nel senso di sostegno alla campagna elettorale della CDU in vista delle elezioni nazionali tedesche di settembre, nelle quali l’avversario principale della CDU sono i Verdi.
Un altro indizio di germanicità del pacchetto è nell’enfasi, posta da Von der Leyen, nel dare per scontato che “l’economia basata sui combustibili fossili ha raggiunto i suoi limiti” (in ciò consiste la cosiddetta economia decarbonizzata). Ebbene, la Germania è, notoriamente, una potenza industriale priva di una propria grande industria petrolifera: Total è francese, Shell inglese, Eni italiana … ma una Eni tedesca non c’è. Dunque, per la Germania, cosa vi sarebbe di meglio che toglierla pure agli altri Paesi?
Di tale sospetto troviamo una sfolgorante conferma nelle parole di Jeffrey Sachs (quello che consigliava Eltsin) su La Repubblica: “l’epoca dei combustibili fossili è finita” … e qui fa il pappagallo della Von der Leyen; “bisogna smantellare la rete di potere e interessi sostenuta dall’industria dei combustibili fossili”; chi la difende è affetto da “corruzione, ignoranza e avidità”. Epperò la Ue “soffre meno della potenza dell’industria del fossile” … espressione che non può che riferirsi alla sola Germania.
Terzo indizio di germanicità troviamo nelle conclusioni logiche di Sachs: la Ue “potrebbe lavorare a un accordo con la Cina, visto che l’America si è incartata in una sorta di Guerra Fredda con Pechino, che distoglie attenzione ed energie dalla questione climatica”. Infatti, il maggiore produttore di CO2 al mondo è la Cina e di gran lunga. Sicché, ogniqualvolta Washington invita Berlino a riallinearsi contro Pechino, Berlino risponde che della Cina abbiamo bisogno “per affrontare la sfida del cambiamento climatico”. Che poi Berlino non abbia la benché minima intenzione di rompere con Pechino per motivi del tutto diversi, sarà certamente un caso.
La Commissione è la prima ad ammettere che il Mammut implica “trasformare radicalmente la nostra economia e la nostra società”. Anzi, se ne fa vanto. Timmermans, in particolare, vuole la “lotta contro la crisi climatica e la perdita di biodiversità” e, interrogato circa le conseguenze socio-economiche della propria follia, si dice “più preoccupato dalla crisi climatica, più preoccupato dall’ecocidio che ne può derivare”. In ogni caso: “We have no other option” … TINA, come un Mario Monti qualunque.
Grazie al cielo, il Commissario Stranamore si è trovato di fronte una mezza rivoluzione di palazzo. La Francia, in particolare, memore dei gilet gialli. Ma pure tutto l’est Europa e (pare, ma non è confermato) persino il governo italiano. Sicché, il meraviglioso piano verde rischia seriamente di trovarsi subito impantanato: “l’approvazione potrebbe richiedere anni”, fanno sapere diplomatici degli Stati membri.
Il che ci pare cosa buona e giusta. Perché non vogliamo tornare all’età della pietra e perché non vogliamo morire cinesi, anzitutto.
Ma pure per amore di buon senso: la rivoluzione normativa non può precedere una rivoluzione tecnologica, ma solo seguirla. Non si può vietare per legge l’uso delle candele, se ancora non è stata inventata la lampadina. Non si può vietare per legge l’uso delle carrozze a cavallo, se ancora non è stato inventato il motore a scoppio. Il che è, però e precisamente, ciò che pretenderebbe di fare l’Ue. Così il commissario per l’energia: “Dobbiamo trasformare l’evoluzione delle energie rinnovabili in una rivoluzione” … come se Volta lo avesse creato per decreto Napoleone, come se Edison lo avesse creato per legge il presidente Rutherford B. Hayes. La Ue vuole aiutare una rivoluzione tecnologica? Allora, investa prima decine di miliardi nella ricerca sull’idrogeno, ne attenda i risultati e solo dopo modifichi le normative. Nel frattempo evitando di dissanguare i propri sudditi con tasse nuove e tiranniche.
Musso, 19 Lug 2021, qui.

Come già detto in altre occasioni, l’ecologismo è una religione fondamentalista estremamente pericolosa, e il paragone più vicino è quello con l’islam: i sacerdoti, tramite il lavaggio del cervello, convincono i propri fedeli che per avere il paradiso l’unica via è il terrorismo suicida. Riusciremo a uccidere i cattivi maestri prima che loro uccidano noi?
PS: quanto alle auto elettriche, l’elettricità si raccoglie sugli alberi, giusto?

barbara

QUALCUNO VORREBBE NEGARE CHE I SINISTRI HANNO IL BACO NEL CERVELLO?

Ricapitolando: da un anno e mezzo a questa parte in Italia abbiamo avuto un governo di destra che ha fatto politica di destra e tutte le decisioni sono state prese dalla destra. È stata la destra a ordinare “abbraccia un cinese”, favorendo così la diffusione del virus. È stata la destra a rifiutare la messa in quarantena di chi arrivava dalla Cina proposta dalla sinistra, favorendo così la diffusione del virus. È stato un governatore di destra a dare un pessimo esempio organizzando aperitivi di massa e favorendo così la diffusione del virus. È stata la destra a vietare di isolare quel paio di focolai particolarmente virulenti, causando così direttamente l’esplosione dei contagi che ha messo l’Italia in ginocchio. È stata la destra a sconsigliare fortemente l’esecuzione delle autopsie che, se effettuate prontamente, avrebbero permesso di evitare quegli errori che sono costati un numero considerevole di morti. È stata la destra a condurre la politica della “tachipirina e vigile attesa”, che tanti disastri ha prodotto. Inoltre: la destra ha costretto a tenere tutto aperto, ha impedito di indossare la mascherina, ha impedito agli italiani di vaccinarsi, ha organizzato dei mostruosi assembramenti, soprattutto in due occasioni che adesso non ricordo bene, verso la fine di aprile e l’inizio di maggio, mi pare. In conclusione: Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno assassinato 130.000 persone. Cambiamo la Costituzione e ripristiniamo la pena di morte, che per due assassini simili mi pare proprio il minimo minimissimo.

barbara

SE ESISTE UN NOBEL DELLE CAZZATE

garantito che questa lo merita. Inserisco qualche commento in corsivo.

Lorenzo Capellini Mion

È un po’ lungo per gli standard di attenzione a cui siamo abituati ma vale la pena.
“siamo” chi?
Di sicuro ce ne è abbastanza per mettersi nei guai e per incorrere nella censura, in un’epoca in cui vale solo la “scienza ufficiale” asservita ai mercanti del terrore
e a qualunque persona di buon senso, questa premessa sarebbe più che sufficiente per fermarsi qui e buttare tutto nel cesso, ma siccome ho deciso di sacrificarmi per voi, butto giù un paio di bicchieri di Maalox e proseguo
ma questo è un articolo troppo, troppo interessante.
E quindi ci provo.
A gennaio, un rapporto dell’intelligence delle forze di difesa israeliane aveva avvertito che il programma di vaccinazione di massa di Israele avrebbe potuto creare una mutazione israeliana che si è poi dimostrata resistente ai vaccini COVID-19.
? Intelligence delle forze di difesa? Ma virus, vaccini, mutazioni non sono materia per biologi, virologi, infettivologi, epidemiologi? Siamo sicuri di sapere di che cosa stiamo parlando? A parte questo, la variante emersa è indiana, quindi, anche se tutto questo fosse vero, nel prevedere una variante israeliana avrebbero comunque toppato alla grande.
Preparato per il Coronavirus National Information and Knowledge Center, il rapporto affermava che “La campagna di vaccini di massa che si svolge parallelamente all’epidemia attiva in Israele può portare a una ‘pressione evolutiva’ sul virus”.
Qualche fonte, qualche link, qualche documento? Qualche nome? E stendiamo un velo pietoso sulla formulazione del “pericolo” che sovrasta gli israeliani vaccinati.
A maggio, Luc Montagnier dell’Istituto Pasteur, il virologo la cui scoperta dell’HIV è valsa un premio Nobel nel 2008,
l’uomo che crede all’omeopatia. L’uomo che crede alla memoria dell’acqua. L’uomo convinto che i vaccini – tutti i vaccini in sé, non uno in particolare – rappresentino un tentativo di genocidio. Uno delle cui sentenze ci possiamo fidare, insomma
ha avvertito che i vaccini COVID-19 stanno stimolando varianti più letali.
su quale base? Con quali elementi? Con quali prove?
“Sto facendo esperimenti all’Istituto con pazienti che si sono ammalati di Corona dopo essere stati vaccinati.
Esperimenti di che genere?
Vi mostrerò che stanno creando le varianti resistenti al vaccino”, ha affermato in un’intervista alla stampa francese.
E perché non lo mostra, invece che annunciare che lo mostrerà?
“Sono gli anticorpi prodotti dal virus che consentono a un’infezione di diventare più forte. …
Siamo sicuri che quest’uomo sappia che cos’è un’infezione e che cosa sono gli anticorpi?
È chiaro che le nuove varianti vengono create … a causa della vaccinazione”.
È chiaro a chi? È chiaro in base a che cosa?

“Sebbene altri non siano d’accordo, che le vaccinazioni di massa nel mezzo di una pandemia possano creare varianti questa è scienza di base”,
1. I casi sono due: o è un dato di fatto, e quindi non esiste l’essere o non essere d’accordo, o è questione di opinioni, e allora di scientifico non c’è niente.
2. Se vaccinare durante una pandemia è sbagliato, quale sarebbe la cosa giusta da fare? Aspettare che si sia del tutto esaurita, che chi doveva morire sia morto, chi doveva guarire sia guarito e nessuno si ammali più perché il virus è scomparso e allora finalmente cominciare a vaccinare?
3. TUTTI i virus mutano, in continuazione, senza sosta, fin dal giorno in cui compaiono, con o senza vaccinazioni. Affermare che il virus muta perché si sta vaccinando è cosa che può fare solo un cretino integrale

ha affermato il virologo belga Dr. Geert Vanden Bossche, le cui credenziali nell’industria dei vaccini includono posizioni presso GSK Biologicals, Novartis Vaccines, Global Alliance for Vaccines and Immunization (GAVI) e la Fondazione Bill & Melinda Gates.
Qualcosa di concreto invece di una ridicola sfilza di istituzioni? È pretendere troppo?
In un discorso al vertice sui vaccini in Ohio e in una lettera all’Organizzazione Mondiale della Sanità, Bossche ha delineato il pericolo.
Immagino che “un discorso” e “una lettera” siano inoppugnabili argomenti scientifici
Poiché i vaccini COVID-19 non sono in grado di uccidere rapidamente il virus COVID-19,
uccidere il virus?! Uccidere il virus?!?! UCCIDERE IL VIRUS?!?!?! Il vaccino servirebbe a uccidere il virus?! E questo sarebbe un virologo? Questo è un analfabeta che non ha neanche la seconda elementare!
creano un terreno fertile per le varianti, proprio come accade con i batteri che non vengono uccisi quando i pazienti non assumono un ciclo completo di antibiotici.
Ehm, no. I “batteri che non vengono uccisi quando i pazienti non assumono un ciclo completo di antibiotici” non creano varianti, semplicemente restano vivi perché sono più resistenti, e quando poi si moltiplicano, anche i loro “figli“ sono automaticamente più resistenti di quelli ammazzati dall’antibiotico. Confondere batteri e virus, antibiotici e vaccini, resistenza e mutazione è cosa che avrebbe potuto forse – forse – fare mia madre che aveva la terza elementare e non ha mai letto un libro in vita sua; dalla prima media in poi non esiste perdono possibile per chi spara simili cazzate.
Il virus ha quindi il tempo di adattarsi e mutare – ciò che non lo uccide rapidamente rende la sua prole più forte – portando alle varianti apparentemente infinite che stiamo vedendo ora.
Cosa faccio, mi sforzo di ignorare questa ennesima cazzata o gli sparo direttamente una pallottola in testa?
Il pericolo di questa “fuga immunitaria”,
maqquanto mi piacciono queste frasi ad effetto, maquanto maqquanto maquanto!
ha affermato Bossche, è enormemente accresciuto dai lockdown, che impediscono al sistema immunitario innato del corpo
il sistema immunitario è congenito, non innato, deficiente idiota cretino ritardato!
di essere adeguatamente sfidato da agenti patogeni casuali e altri agenti ambientali per mantenerlo allenato e in forma, simile al decondizionamento che si verifica quando non facciamo esercizio fisico adeguato per mantenere in forma cuore, polmoni, altri muscoli e organi.
Sì ok, questa è vera, ma questa la sapeva anche la mia fruttivendola, senza bisogno di liste di credenziali
La tempesta perfetta di un sistema immunitario innato inadatto e vaccini COVID-19 inefficaci contro virus mutanti sempre più virulenti di loro creazione vedrà quindi quelli precedentemente infettati da COVID-19 e gli stessi vaccinati soccombere all’infezione dalle varianti, ha affermato Bossche che ha aggiunto che i vaccinati sono particolarmente a rischio poiché gli anticorpi specifici a lunga vita prodotti dalla vaccinazione sono particolarmente abili nell’inabilitare gli anticorpi generali dell’organismo.
Se il tema non fosse fin troppo serio, verrebbe spontanea la solita battuta “Cambia pusher”.
La teoria
teoria? Ma non era una cosa sicura?
secondo cui i vaccini non sono altrettanto efficaci contro le varianti è stata rafforzata
rafforzata: non provata, dunque
in uno studio non sottoposto a revisione paritaria
ah ecco…
a maggio da 14 ricercatori
chi?
di cinque scuole e università di medicina tedesche
quali?
che hanno scoperto che la variante altamente trasmissibile Delta (indiana) B.1.617, una delle quattro che l’OMS classifica come una “variante di preoccupazione a livello globale” – è più in grado del virus originale di infettare i pazienti che erano stati precedentemente vaccinati o precedentemente infettati.
Ma se questa variante è indiana, come ha fatto a essere provocata dalle vaccinazioni fatte in Europa, Israele eccetera?
Gli autori hanno concluso che la capacità della variante Delta di eludere specifici anticorpi COVID-19 “può contribuire alla rapida diffusione di questa variante”, aggiungendo che “In popolazioni con un’alta percentuale di individui con risposte immunitarie preesistenti contro SARS-CoV-2 (COVID-19) le varianti virali che possono eludere il controllo immunitario hanno un vantaggio selettivo”. Gli scienziati
Quali?
hanno notato che un fenomeno simile potrebbe essersi verificato con la variante sudafricana, B.1.351, e una mutazione brasiliana chiamata P.1, che sembrano prosperare anche nelle popolazioni che hanno acquisito l’immunità al COVID-19.
Quelli con l’immunità a COVID-19, in altre parole, potrebbero essere ancora vulnerabili a varianti più trasmissibili e/o mortali del virus.
Un altro studio non sottoposto a revisione paritaria che rafforza la teoria è arrivato dai Clalit Health Services e dall’Università di Tel Aviv in Israele.
Qui hanno analizzato 800 persone che erano state infettate da COVID-19, 400 delle quali precedentemente vaccinate e 400 non vaccinate, per scoprire che coloro che erano stati completamente vaccinati con due iniezioni Pfizer avevano contratto la variante sudafricana a un tasso otto volte superiore a quello non vaccinato (sebbene la dimensione del campione fosse molto piccola).
Lo studio, che ha abbinato i due gruppi in base a dati demografici come età e sesso, ha anche scoperto che coloro che hanno ricevuto un’iniezione Pfizer hanno contratto la variante britannica più spesso di coloro che non ne hanno ricevuto.
Ancora più preoccupazioni sono state espresse in un articolo di Science all’inizio di quest’anno intitolato “Nuove mutazioni sollevano lo spettro della ‘fuga immunitaria’”, che descriveva come mutazioni più mortali potrebbero imparare a eludere la risposta immunitaria sia nelle persone precedentemente guarite che in quelle vaccinate,
no un momento, come sarebbe? Non avete detto finora che è il vaccino a provocare la mutazione? Cos’è dunque quest’altra storia?
dando la mutazione un vantaggio nelle popolazioni con elevata immunità. In un esempio, Jesse Bloom, un biologo evoluzionista presso il Fred Hutchinson Cancer Research Center, ha mostrato che E484K, una mutazione di una preoccupante variante sudafricana chiamata 501Y.V2, ha ridotto la potenza di anticorpi specifici di un fattore fino a 10.
Ha mostrato in che modo? Con che genere di esperimenti? Verificati da chi?
Per combattere le ondate di mutazioni COVID-19, molti esperti insistono sulla necessità di nuovi vaccini per contrastare le mutazioni che i vaccini COVID-19 hanno stimolato.
Ma se quei vaccini vengono somministrati durante una pandemia, avvertono altri,
Altri chi?
potrebbero semplicemente perpetuare un circolo vizioso di nuove varianti che generano la necessità di nuovi vaccini che generano nuove varianti.
Lawrence Solomon, Epoch Times
La cura peggiore del male

Amen. Credo che il migliore commento a questo delirio siano questi due brevi post di Enrico Richetti che, a causa di legami famigliari, ha sempre notizie di prima mano da Israele.

28 giugno:
213 nuovi contagiati
1 deceduto dopo parecchi giorni, se non settimane, senza decessi
21 malati gravi in tutto (non nuovi malati gravi da oggi, malati gravi attuali)

1 luglio:
204 nuovi contagiati, 27 malati gravi in tutto (non nuovi malati gravi, malati gravi attuali), una sola vittima qualche giorno fa… da settimane.
E se la variante Delta, per quanto contagiosa fosse davvero “una banale influenza”?

Prima della vaccinazione di massa le terapie intensive in Israele erano praticamente piene, e i morti in un anno e mezzo sono stati 6429. Individui come l’autore di questo delirio andrebbero arrestati per terrorismo psicologico e diffusione di notizie false, tendenziose ed estremamente pericolose, e messi in condizione di non nuocere.

barbara

FACCIAMO DUE CONTI?

Ogni giorno nel mondo muoiono 150.000 persone: lo 0,002% della popolazione mondiale.
In Gran Bretagna su 18 milioni e qualcosa vaccinati in tre mesi con AstraZeneca sono morte – non si sa per quale causa – 7 persone, lo 0,00004% delle persone vaccinate: 200 (DUECENTO) volte meno delle morti quotidiane nella popolazione in generale, che moltiplicato per i 90 (circa) giorni durante i quali si sono svolte le vaccinazioni fa 18.000 volte. Forse dire che AstraZeneca regala l’immortalità è un po’ esagerato, ma, anche nel caso fossero tutte morte propter e non solo post, direi che siamo sulla buona strada.
Un altro conto (avevo detto due, no?). In Italia, con popolazione leggermente inferiore a quella britannica, san Google mi dice che abbiamo 600.000 casi di trombosi all’anno, con 230.000 morti (cercando dati analoghi per la Gran Bretagna in questo momento si trovano solo le presunte morti per trombosi causate dal vaccino, per cui uso i dati italiani, che non penso si discosteranno troppo da quelli britannici). Dunque 600.000 trombosi in un anno fanno 150.000 in tre mesi, 230.000 morti in un anno fanno 57.500 in tre mesi, e rappresentano rispettivamente l’1% e lo 0,38% della popolazione in esame: confrontando questi numeri con lo 0,00016% delle trombosi e lo 0,00004% delle morti fra i vaccinati con AstraZeneca, possiamo dire che questo vaccino rappresenta la migliore prevenzione della trombosi mai messa a punto finora? A me sembra una conclusione più che ragionevole.

Aggiungo altre due considerazioni. Vedo in giro grande scandalo per l’obbligo vaccinale per i medici pena la radiazione dall’albo dei medici, paragoni immondi (“l’ultima volta che è successo è stato con le leggi razziali”, senza neppure rendersi conto dell’oscenità di simili affermazioni) e alti lai. Ebbene, per chi non lo sapesse, chi si iscrive alla facoltà di medicina deve immediatamente fare l’anti TBC: niente vaccino, niente studi di medicina. Qualcuno ha mai sentito proteste, lamentele, paragoni vergognosi?
Altro motivo di scandalo: il cosiddetto passaporto vaccinale: la discriminazione, la privacy, i miei dati resi pubblici… SVEGLIA GENTE!!!! Voi non lo avete il libretto vaccinale, quel librettino giallo in cui sono scritti tutti i vaccini che avete fatto? E lo sapete che quei dati sono tutti conservati negli archivi del servizio sanitario nazionale? La cosa vi ha mai creato problemi? Io senza tifo colera tetano e febbre gialla non sarei mai potuta andare in Somalia. È stata una libera scelta, mi è stato detto. Certo. Così come voi siete liberissimi di scegliere fra il vaccino e cinema/teatro/treno/aereo eccetera.

Un’ultima cosa. Lo scorso 16 marzo in un messaggio all’amica Maria Teresa ho scritto:

Te l’ho detto: è un delirio, che diventa sempre più isterico. Non mi stupirei che prima o poi arrivasse qualche squadrone armato a dare l’assalto a qualche centro in cui si vaccina.

Ecco

barbara

HO VISTO COSE CHE VOI UMANI

La caccia ai runner solitari, con elicotteri droni e pattuglie a terra. Al tizio che prende il sole sulla spiaggia deserta. Al vogatore. Al sub immerso a 300 metri dalla costa che quando riemerge si ritrova davanti i carabinieri che lo aspettano per multarlo. Credevate che con questo si fosse toccato il fondo? Beh, vi sbagliavate. E di grosso.

Covid, i carabinieri piombano a scuola

Ormai stiamo raschiando il fondo del barile pandemico. Ieri, a Casto, nel Bresciano, è successo l’incredibile. Sapete tutti che in quella provincia è emergenza variante inglese. Sono state adottate rigide misure di contenimento – e non vogliamo certo affermare che bisogni infischiarsene dell’epidemia, piuttosto che intervenire tempestivamente per limitare i danni. Ma certe manifestazioni, più che un mezzo di profilassi, sono l’anticamera della dissoluzione psicosociale.
Ebbene: in una scuola media del paesino, che doveva essere chiusa perché l’area è in zona arancione rafforzata, si sono addirittura precipitati i carabinieri. Sapete qual era il gravissimo illecito in atto? Nell’edificio c’era una quindicina di studenti, inclusi alcuni disabili. Evidentemente, ragazzi che le loro famiglie, fatte da genitori che non stanno a girarsi i pollici tutto il giorno, ma sono costretti a lavorare, non saprebbero come accudire. E allora, che si fa? L’unica cosa possibile per chi non ha il triplo stipendio da devolvere a baby sitter e assistenti domestiche, come l’alta borghesia delle metropoli: li si manda a scuola. Che nel caso dei giovani affetti da disabilità, non è solo un luogo di apprendimento, ma letteralmente di cura e assistenza.
E invece l’Italia, ormai, è la patria della didattica a distanza. È l’unico Paese d’Europa in cui, da un anno, i nostri figli trascorrono più tempo a casa che in classe. Così è stato anche oggi: i carabinieri hanno prelevato dieci di loro e li hanno rispediti dai genitori. Segnalati addirittura al tribunale dei minori, per omessa sorveglianza. Cos’altro ci aspetta? Le teste di cuoio in università?
Nicola Porro, 3 marzo 2021, qui.

Sì, abbiamo capito bene: mandare i figli a scuola è reato. Mandarli a scuola perché a casa, causa lavoro dei genitori, non c’è nessuno che se ne possa occupare, è reato con l’aggravante dell’abbandono di minore. E qui mancano non solo le parole per commentare, ma anche le parolacce per imprecare. Quanto ai carabinieri, direi che le possibilità sono due: o stavano obbedendo a un ordine, e allora sono cretini (credo che a Norimberga sia stato stabilito una volta per tutte che obbedire a un ordine non è mai una giustificazione, se l’ordine è criminale), o stavano usando quel milligrammo di potere che la divisa conferisce loro per sentirsi potenti, e allora sono criminali. Tertium non datur.

barbara