ESATTAMENTE LA STESSA COSA

Esattamente. Si raccomanda soprattutto l’esattamente (rubato qui).
vaccini razziali
A me viene la pelle d’oca (preferisco evitare di scrivere che cosa auguro alla signora Silvia, però glielo auguro di tutto cuore).

barbara

E RITORNO SULLA DIETA VEGANA

Abbastanza in tema con gli ultimi post (uno, due, tre, quattro, cinque, sei) perché molti vegani sono antivaccinisti e molti antivaccinisti sono vegani – sì, lo so, ci sono eccezioni, e ne conosco anche personalmente alcune, ma sono appunto eccezioni e non la regola, e neanche la confermano (giuro, ogni volta che di fronte alla parola “eccezione” sento partire tipo cane di Pavlov il fatidico “che conferma la regola” – il novantanove virgola nove periodico percento delle volte a sproposito – mi corre la mano alla pistola. Che vorrebbe dire che c’è una regola che obbliga ogni donna a sbavare di fronte a Roberto Bolle e io che gli trovo il sex appeal di una fetta di polenta la confermerei, ma vi rendete conto?! Ma torniamo alle cose serie). Due follie, dicevo, non di rado condivise dalle stesse persone, ed entrambe estremamente pericolose. Come conferma, per quanto riguarda il veganesimo, questo articolo.

Con la dieta vegana rischio danni neurologici al feto

Allarme esperti Bambino Gesù e Meyer, triplicati casi in due anni

Redazione ANSA ROMA

02 marzo 2018

Triplicati in due anni i casi di deficit di vitamina B12 in gravidanza con il rischio di danni neurologici permanenti per il neonato: dieta vegana e vegetariana tra le cause. L’allarme arriva dagli esperti dell’ ospedale Bambino Gesù di Roma e dell’ospedale Meyer di Firenze che hanno individuato, attraverso lo screening neonatale esteso, negli errati regimi alimentari della madri uno dei motivi del deficit dell’importante vitamina. Si è passati, spiegano gli esperti, dai 42 casi del 2015 ai 126 del 2016.
I numeri in assoluto sono bassi, spiegano gli specialisti, perché siamo di fronte a una malattia rara, ma “è la crescita a destare allarme”. I dati dei rapporti tecnici Simmesn (Società Italiana per lo studio delle Malattie Metaboliche Ereditarie e lo Screening Neonatale) sono inquietanti. “La vitamina B12, o cobalamina, è contenuta negli alimenti di origine animale, ha un importante ruolo nello sviluppo del sistema nervoso centrale e il suo fabbisogno aumenta in gravidanza. Se la madre non ne assume abbastanza, o peggio non ne assume affatto, può creare al neonato danni neurologici già in utero, che proseguono e peggiorano nei mesi successivi, con l’allattamento”, spiega Carlo Dionisi Vici, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Patologia Metabolica dell’ospedale Bambino Gesù di Roma.
“Il deficit materno di vitamina B12 oggi colpisce circa 1 neonato su 4.000, conta quindi più di 100 casi l’anno in Italia, che non sono affatto pochi – aggiunge – questa condizione si riscontra nei figli degli immigrati provenienti da Paesi come il Pakistan, il Bangladesh o l’India, che per tradizione hanno una dieta prevalentemente vegetariana. Quello che sempre più frequentemente stiamo osservando è la scelta di molte donne italiane di seguire la dieta vegana anche in gravidanza, senza mettere in conto i pericoli che fanno correre ai loro bambini”.
Sull’argomento interviene anche Giancarlo la Marca, presidente Simmesn e direttore del Laboratorio Screening Neonatale Allargato dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Meyer di Firenze: “I mezzi di comunicazione e quelli istituzionali dovrebbero segnalare subito e con forza la pericolosità di una dieta vegetariana o vegana in gravidanza. Le madri carenti di questa vitamina nella loro alimentazione, devono assumere degli integratori durante la gravidanza e l’allattamento, perché i loro figli sono gravemente a rischio di malattia”. Il direttore dell’Osservatorio Malattie Rare, Ilaria Ciancaleoni Bartoli commenta che “trattandosi di una malattia molto grave, ma in molti casi anche facilmente evitabile, fare corretta informazione diventa un dovere etico che spetta a medici, media e istituzioni: una campagna di informazione seria e condivisa potrebbe salvare molte vite”. (qui)
RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

Poi, restando in tema, viene fuori la militante vegana che esulta per l’uccisione del macellaio nel supermercato di Trèbes ad opera del terrorista islamico Radouane Lakdim: “Vi chocca che un assassino si faccia uccidere da un terrorista? Io ho zero compassione per lui. Alla fine esiste pure una giustizia”.

E ricordate sempre: Gesù era onnivoro, Hitler e Beria vegetariani.

barbara

SUL DISCORSO DELLE RAZZE E SU ALCUNI ALTRI MASSIMI SISTEMI

Direi che può essere utile cominciare da qui, che coi disegnini si capisce meglio:
razze
E proseguo invitandovi a leggere questo post del sempre magistralmente preciso Giovanni Ciri.
Vado avanti con un episodio personale già altre volte citato: mi è accaduto di essere accusata di razzismo per non averla data seduta stante a un tizio che mi aveva abbordata per strada. [Piccolo inciso. Non per vanteria, ma solo per chiarire il contesto: in altri tempi ero una gnocca da sballo, con due gambe che avrebbero irretito san Francesco. Ho cominciato a essere abbordata a tredici anni (in realtà anche prima. Molto prima, per essere precisi, ma questa è un’altra storia) e ho continuato fino a cinquant’anni suonati. Naturalmente non ho idea di quante volte sono stata abbordata, ma sicuramente tante, ma proprio tante. Non mi sono mai sognata di rispondere a un abbordaggio] L’accusa derivava dal fatto che il tizio in questione era nero. Ora, se un nero mi considera razzista pensando che lo abbia respinto a causa del suo colore, posso ragionevolmente ritenere che lui consideri il suo colore come identificativo di una razza diversa dalla mia? (Noto, per inciso, che con questa convinzione che, se non fosse per il colore, avrebbe tutti i numeri per farsi raccattare all’istante, dimostra quanto sia vero che gli imbecilli sono sempre anche presuntuosi). Ma naturalmente nessuno si sognerebbe di dare del razzista a un nero che crede all’esistenza delle razze, mentre se lo fa un bianco sì, misteri della logica dei progrediti progressisti. Ricordo per inciso, per chi è nuovo da queste parti, per chi non lo ricorda, per chi si è distratto, per chi non l’ha visto e per chi non c’era e per chi quel giorno lì inseguiva un’altra chimera, che la famosa “razza umana” di Einstein è una colossale bufala, sapevàtelo. E andiamo avanti, con un breve cenno alle origini. Alle origini c’era il razzismo, cioè la mia razza è superiore, la tua inferiore, e quindi comando io. Credo che molti immaginino che questo faccia parte del pensiero occidentale, bianco, tanto per restare in tema: niente di più sbagliato: i miei studenti somali per esempio, non più di una trentina d’anni fa, mi spiegavano che “se Allah avesse voluto che fossimo uguali, ci avrebbe fatti uguali, se ci ha fatti diversi vuol dire che voleva che si capisse che siamo diversi” e, coerentemente con questa teoria, mostravano il massimo disprezzo per i bantu – più scuri dei somali (e pertanto da loro chiamati negri), di ossatura grossa per non dire grossolana e, oggettivamente, molto meno belli, per usare un eufemismo – e li consideravano una razza inferiore; i musulmani arabi in Darfur hanno per anni sterminato i musulmani neri; gli esquimesi chiamano se stessi “inuit”, che significa uomini, qualifica che riconoscono unicamente a se stessi. E si potrebbe continuare a lungo. Comunque. In altre parti del mondo il razzismo ha continuato a prosperare; nel corrotto e degradato per non dire marcio Occidente abbiamo invece maturato la convinzione che non possano esistere differenze gerarchiche fra le varie razze, non esistono razze superiori e razze inferiori, razze per decreto divino dominanti e razze per decreto altrettanto divino succube: la superiorità si stabilisce in base alla cultura, all’intelligenza, all’etica, non al colore della pelle. Bene. Ma poiché il progresso non si ferma, si è pensato bene di fare un ulteriore passo avanti: da “non esistono razze superiori e inferiori” si è passati a “non esistono le razze”. Qualcuno ha addirittura genialmente proposto di abolire la parola razza, in modo da rendere concretamente impossibile la mentalità razzista (e dunque adesso abbiamo il piacere di sapere che ci basterà abolire la parola fucile per rendere concretamente impossibile l’omicidio). Invenzione stupida ma innocua? Mica tanto. Perché il progresso ha continuato inesorabilmente ad avanzare, e dal superamento del razzismo si è passati al superamento dello specismo: non esiste alcuna differenza gerarchica fra l’uomo e qualunque altra specie animale, la dignità del moscerino è esattamente pari alla mia, sono nati comitati per la difesa dei diritti degli animali perché i diritti degli animali sono esattamente pari ai miei. Dalla – giusta – attenzione a non provocare agli animali sofferenze inutili si è passati, con argomentazioni di inaudita ignoranza, oltre che non di rado deliranti, al rifiuto della sperimentazione animale per i farmaci che ci salvano la vita, perché la mia vita non vale quella di un topo, con del vero e proprio terrorismo informativo, con orripilanti truculente foto tarocche (chi ha la pur minima conoscenza della materia, sa che se l’animale soffre, l’esperimento perde qualunque validità, per dirne una), con “notizie” inventate di sana pianta, tra l’altro chiamando vivisezione qualunque tipo di sperimentazione animale, dimostrando di non avere la minima idea del significato della parola (chissà se lo sanno che quando vanno a farsi estrarre un dente si stanno sottoponendo a una vivisezione in piena regola); si è passati non solo al vegetarismo, ma addirittura a quel vero e proprio delirio che è il veganesimo (salvo poi far castrare il gatto e dire che è per il suo bene, tenerlo chiuso in un bilocale e dire che è perché lo amano. Eccetera). E dunque succede che il leone ha il diritto di mangiare la gazzella, ossia secondo la sua natura, ma noi – selezionati nel corso di milioni di anni come onnivori – no; vale a dire che tutte le specie animali sono titolari di pari diritti, tranne quella umana, ogni animale fa parte della catena alimentare di qualche altro animale, ma la catena per qualche insondabile motivo non può arrivare fino all’uomo. E qui emerge un’altra di quelle curiose bizzarrie a cui i cultori del pensiero etico ci hanno abituati. È giusto, dicono, perché gli animali seguono il proprio istinto, mentre noi siamo dotati di pensiero razionale e possiamo scegliere (pensiero razionale noi sì e loro no? Ma non eravamo uguali in tutto e per tutto?) Ok, ma allora perché dicono che gli animali sono migliori degli umani, per esempio il cane è fedele fino alla morte e oltre mentre l’amico ti tradisce, come se l’animale scegliesse coscientemente i propri comportamenti? E perché se si parla invece delle femmine che si mangiano i cuccioli appena partoriti tornano a invocare l’istinto per spiegare che non possono essere considerate cattive per questo? Perché il marito umano fedifrago è un farabutto mentre il capobranco che monta tutte le femmine del branco sarebbe ridicolo chiamarlo farabutto perché segue il suo istinto, ma il gatto che ti fa molte più coccole di tuo marito è buono per scelta? Eccetera. Riassumendo: quando un animale fa quelle che presso gli umani sono considerate cose buone, è perché sono buoni (migliori di noi), quando fa quelle che presso gli umani sono considerate cattive sono innocenti perché quello è il loro istinto. Insomma, non esistono culture inferiori ma la cultura cosiddetta occidentale lo è (non ho trattato il tema in questo post, ma è argomento di stringente attualità); le razze non esistono perché abbiamo deciso che non esistono, le specie animali hanno tutte pari dignità ma la specie umana è enormemente inferiore alle altre sotto tutti gli aspetti. Siamo arrivati al capolinea? Ma neanche per sogno! L’ultima – per ora – frontiera è la shoah degli animali. Già nel 2003 la PETA, People for the Ethical Treatment of Animals (sulla quale, se avete voglia di fare un po’ di ricerche, ne troverete delle belle), ha organizzato una mostra dal titolo “La Shoah nel tuo piatto”, accostando immagini dei campi di sterminio a immagini di animali in aziende agricole
Shoah animali 1
Shoah animali 2
Shoah animali 3
quest’ultima, oltretutto, assolutamente ridicola, oltre che malamente fotoshoppata: quello scheletrino senza un filo di carne addosso dovrebbe rappresentare un animale che uccidiamo per mangiare?!
Come vedete, il discorso che parte dalle sacrosante battaglie per l’abolizione della schiavitù (da parte di noi corrotti occidentali bianchi capitalisti: in molte parti del mondo è tuttora praticata di fatto, e in alcuni paesi africani è praticata dai mercanti di schiavi arabi anche di diritto, con “regolari” compravendite sulla piazza del mercato) e l’abbattimento del pregiudizio razzista, ha portato molto lontano e, come non di rado accade alle battaglie iniziate con le migliori intenzioni e coi migliori ideali, ha preso strade, diciamo così, discutibili: la rivoluzione francese iniziata per togliere potere e privilegi ad aristocrazia e clero improduttivi e darli alla ricca borghesia produttiva, si è risolta in un mare di sangue e 15 anni dopo ha sostituito la monarchia con l’impero; la rivoluzione russa nata in febbraio per porre fine alla guerra e alla più oscurantista e oppressiva monarchia d’Europa è sfociata nel colpo di stato di ottobre e ha dato vita al più terrificante inferno che il mondo abbia mai conosciuto. La lotta per la dignità di ogni essere umano ha portato, in una delle sue ramificazioni, a sputare su milioni di esseri umani strappati alle loro case, depredati di ogni loro avere, costretti a vedere la sofferenza dei loro cari essendone pienamente consapevoli (quel famoso pensiero razionale di cui sopra, che noi abbiamo e le altre specie animali no – e speriamo che fra un po’ non ci contestino anche questo), deportati, torturati, sterminati. Il tutto non solo senza vergogna, ma sentendosi anche eticamente superiori.
Naturalmente non è accettabile che qualcuno proclami di voler di salvaguardare “la razza bianca”: si difende una cultura, non un colore, e sarebbe ora che qualcuno si decidesse a rimboccarsi le maniche e a farlo seriamente. Ma non è certo negando la realtà che si combattono le derive razziste.

barbara

E MI SEMBRA GIUSTO, MI SEMBRA

carmen
Rubato qui. Poi, con calma – ma non troppa però -, ci occuperemo anche dell’Otello, di Francesca da Rimini e via via tutte le altre opere che vergognosamente discriminano e umiliano e martirizzano le donne. Per quanto riguarda il calcio, però, non me ne voglia il mitico Vujadin, ma per chiunque abbia almeno sessant’anni la priorità assoluta fra le onte da lavare spetta indiscutibilmente a Italia-Corea 1966.

E poi guardate anche questa, con una Carmen (che finirà anche male, ma vive, fin che vive, con una libertà, una vitalità, una esplicita e calda sensualità che boldrine e bonine si sognano, altro che liberazione sessuale!) dalle diverse ma altrettanto gustose provocazioni, e con in più il crimine assoluto: LE SIGARETTE! (a morte! a morte! Anzi, oltre al finale bisognerà cambiare anche mestiere e ambientazione) e quindi doppiamente da rifare.

PS: un sospetto però mi sovviene: e se in realtà non l’avesse ammazzata per gelosia bensì per non rischiare che dopo vent’anni quella se ne uscisse a dire che l’aveva violentata? In questo caso secondo me si tratterebbe di legittima difesa preventiva, e una discreta botta di attenuanti le meriterebbe.

barbara

E COME SE NON BASTASSE

non vaccinato
LA STELLA GIALLA CONTRO I VACCINI, L’IGNOBILE PARAGONE CON LA SHOAH

Stella gialla e vaccini. L’ignobile paragone sta andando in scena su Facebook, dove circola il simbolo imposto agli ebrei perseguitati dai nazisti con la scritta: bambino non vaccinato. Secondo una corrente degli antivaccinisti, i bambini che non vengono fatti iscrivere a scuola perché non vaccinati sarebbero come gli ebrei discriminati e gasati durante la Seconda Guerra Mondiale.
La differenza è talmente eclatante che facciamo fatica a scriverla. A prescindere da come la si pensi sui vaccini, qualsiasi persona dotata di buon senso e coscienza civile non può permettersi di accostare bambini vivi a bambini morti. Non può permettersi di accostare bambini non vaccinati e bambini marchiati dalla stella gialla, sinonimo di vera discriminazione e condanna a morte.
L’assurda teoria  non si esaurisce con la stella gialla, prosegue. E lo fa nei peggiori dei modi. Caricature del Ministro Lorenzin in uniforme nazista, infatti, vengono postate sempre su Facebook,  come se l’obbligo di vaccinare fosse una pratica nazista.
Anche in questo caso, la differenza è talmente eclatante che facciamo fatica a scriverla. Ma tant’è. Come si può fare un parallelo tra il vaccino obbligatorio e gli esperimenti su esseri umani fatti dai nazisti?
Sulla vicenda è intervenuto Davide Romano, assessore alla Cultura della Comunità ebraica di Milano:
“Trovo assolutamente di cattivo gusto che la stella gialla, simbolo di discriminazione prima, e morte poi, per 6 milioni di ebrei, venga usata per campagne politiche. Così come i fotomontaggi del ministro Lorenzin con divisa da SS. Usare i morti nelle camere a gas è una pratica ripugnante e offensiva, soprattutto per coloro che non ci sono più e non possono dire nulla. Chiedo l’immediata cessazione di questa campagna che non solo sminuisce e banalizza la Shoah, ma contribuisce a avvelenare l’intera società civile con un linguaggio estremo. Ricordo infatti che chi non cura la parola non ha cura delle persone, avere cura della parola significa avere cura degli altri. Inizino dunque gli antivaccinisti a dimostrare, con l’interruzione di questa campagna, di avere rispetto per gli altri, prima di chiederlo per loro e le loro idee”.

Il presente articolo non ha voluto entrare nel merito della questione dei vaccini, ma solo in questi assurdi paragoni tra la discriminazione dei non vaccinati e gli ebrei mandati a morte dai nazisti.

Redazione

23 giugno 2017

Si ha l’impressione che facciano a chi scende più in basso nella scala del degrado. Se poi si considera che nel caso specifico quelli che fanno i morti sono loro…

barbara

 

SIAMO AL DELIRIO

La follia del politicamente corretto ha raggiunto Melbourne in Australia, dove la città ha speso cifre pazzesche per sostituire le immagini dei passaggi per pedoni mettendovi delle donne, perché c’erano solo uomini. (qui)

Poi magari andiamo anche a leggere qui qualche informazione in merito al cosiddetto sciopero delle donne, dato che non sono del tutto sicura che avrete trovato tale informazione sui giornali e alla televisione.

barbara

ULTIMA SU DACIA VALENT

E questa, scusate l’immodestia, non poteva mancare, perché qui si parla di me medesima in persona, dove si può constatare che quando passa dai massimi sistemi alle minime persone, non è che il suo stato mentale migliori granché.
NOTA: grassetti, corsivi e sottolineature sono tutti suoi.

La cosa che non mi spiego è una: perché, se le cose che dicono e scrivono sono così giuste, sentono il bisogno di nascondersi dietro un nick di facciata? Chennesò… Barbarella per esempio, sembrerebbe una tipa tosta, un po’ tonta è vero, ma tosta. Ma perché scrivere su Ebraismoedintorni con lo pseudonimo Barbara Mella e poi sul suo blog come Barbara e basta e poi su altri siti con il suo nome vero, Claudia Collina (che magari non è la stessa persona ma le piacerebbe tanto esserlo…)? Mi pare un po’ strano, insomma, questi sono davvero gli stessi che se la sono presa per Halima Barre quando hanno una che di personalità ne usa almeno 3 (non so cos’altro faccia in giro, magari potrebbe anche fingere di essere Samantha la Porkona su gangbang.com o Deborah (con l’acca come direbbe lei) su docilischiavettesadomaso.net?

[…]

Questa gente è strana forte, per esempio, questa è una chicca che trovate nel template del Blog di Claudia Collina a.k.a. Barbara/Barbara Mella, giusto per farvi capire quanto paura dovrebbe farvi, soprattutto se doveste incontrarla in una città abbandonata nel cuore della notte, che si aggira furtiva tipo Harry Pioggia di sangue: “Questo è il mio blog. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio. Il mio blog è il mio migliore amico, la mia vita. Devo dominarlo come domino la mia vita. Senza di me il mio blog non è niente. Senza il mio blog io sono niente. Devo saper segnalare i post degli altri blogger. Devo dare * prima che il mio nemico dia *****. E lo farò. Al cospetto di Dio giuro su questo credo; il mio blog e me stesso siamo i difensori del Cannocchiale, i dominatori dei nostri nemici, i salvatori della nostra vita. E così sia. Finché non ci sarà più nemico, ma solo quello che pare a me in homepage. Amen.” Brrrrrrrrrr…

E qui penso che qualche parola di spiegazione la dovrò spendere. Il fatto che nel mio blog mi limiti a firmare Barbara mentre in un sito in cui scrivevo articoli firmassi anche col cognome, per qualcuno evidentemente è una bizzarria talmente incomprensibile da togliere il sonno. Poi c’è il mistero di Claudia Collina. La signora in questione è la moglie di un dentista israeliano che risiede a Bologna. Non l’ho mai incontrata, non ci siamo mai parlate neanche per telefono, non abbiamo mai avuto scambi di email privati, non so che faccia abbia. Anche lei all’epoca era attiva per Israele e mandava in giro cose. Scritte in uno stile molto diverso dal mio. Come diavolo a qualcuno possa essere venuto in mente che fossimo la stessa persona, lo sa solo il diavolo – appunto – che aveva preso possesso della sua animaccia nera. Quanto al blog che dice questo è il mio blog ce ne sono tanti come lui ma questo è il mio eccetera, dopo essermici rotta la testa per non so quanto tempo mi è venuto in mente che potrebbe essere quello condominiale in cui ho scritto da fine gennaio a inizio ottobre 2005, messo su da due ragazzi molto giovani che ad un certo punto mi hanno invitata a scriverci anch’io. Quella presentazione è ovviamente opera di uno di loro; che potesse essere una cosa ironica è evidentemente troppo complicato per le meningi della signora. Va da sé che per quel blog Claudia Collina non ci è mai passata neanche per sbaglio, e dubito fortemente che ne conoscesse l’esistenza. Certo che fra scoppi di Mach 4, DNA storici e candele di Purim, ce n’erano di cose in quella testa. E con questo chiudo definitivamente il discorso su quello squallido personaggio, che ha avvelenato la vita a tanta gente, senza neppure guadagnarci qualcosa. Con una lucidità mentale che fa concorrenza a questa qui

barbara

MALEDETTI!!!!

Sì, maledetti, maledetti e stramaledetti! Hanno inventato anche le sciechimiche surgelate, pronte per essere velocemente trasportate dove ce n’è bisogno:
s.c.surgelate
D’altra parte c’è per fortuna chi si era già accorto delle sciechimiche prefabbricate e portate in loco già pronte. E perciò sappiatelo, o voi potenze occulte che volete inchimicarci i cieli per farci cadere tutti in vostro potere: NON AVRETE IL NOSTRO SCALPO! Se poi aggiungete che abbiamo dalla nostra parte anche una sublime cantante che si è dedicata anima e corpo a prestare il proprio volenteroso aiuto a Giulietto nostro nello smascherare tutti i terrificanti complotti che quotidianamente vengono orditi dalle forze più oscure, possiamo essere più che certi che no pasaran.

barbara

ISRAELE NOVE (4)

Safed (Zfat) e i cabalisti
Zfat 1

Zfat 2
Zfat 3
Ero già stata in un viaggio precedente, a Zfat, e vi avevamo incontrato un cabalista logorroico e squinternato. Supponendo che quello incaricato di incontrarci fosse un tipico esemplare di cabalista, ne ho dedotto – forse un po’ pregiudizialmente ma senza sentirmene minimamente in colpa – che i cabalisti in genere sono logorroici e squinternati. E per questo nuovo incontro mi aspettavo qualcosa di analogo all’incontro precedente, e invece no: stavolta è stato peggio. Molto peggio. Infinitamente peggio. Incommensurabilmente peggio. Inimmaginabilmente peggio. Perché oltre a una logorrea molto peggiore del precedente, oltre al saltare di palo in frasca, oltre a partire per tangenti che poi non rientravano più, oltre a perdere il filo del discorso senza neppure tentare poi di recuperarlo – probabilmente senza neppure ricordare che quel filo ci fosse mai stato – è toccato sentire autentici deliri. Come quello sulla Shoah, che è stata una cosa giusta e buona perché gli uomini si erano allontanati dalla Torah e quindi era necessario che D.o li punisse, ed era necessario che fosse eliminata tutta quella gente per poi ricominciare con gente migliore. Si fa notare che in realtà i 5/6 degli ebrei spazzati via erano quelli dell’Europa orientale, i più religiosi, i più devoti, i più scrupolosamente osservanti… Risponde no, non è vero, erano osservanti solo nella forma, ma nei loro cuori non c’era alcuna spiritualità. Che a questo punto la domanda ovvia sarebbe: ma tu cosa diavolo ne sai di cosa c’era nei loro cuori?! Ma la risposta, perfettamente adeguata al delirio di questa gente, è altrettanto ovvia: lo sappiamo per il fatto che c’è stata la Shoah. Se i loro cuori fossero stati puri, la Shoah non ci sarebbe stata. La Shoah come prova documentale del fatto che quegli uomini erano peccatori. E gli innocenti colpiti insieme ai reprobi? Qui la risposta è esattamente identica a quella degli stalinisti per le vittime innocenti di purghe e repressioni: quando si abbattono le foreste, le schegge volano. Senza nessuno che abbia un quarto di grammo di buon senso da chiedere ma scusate, qualcuno mi potrebbe spiegare perché diavolo si devono abbattere le foreste? Poi, se fosse gente con cui abbia senso discutere, si potrebbe anche chiedere come mai si sono salvati proprio quelli, come gli ebrei americani, che spesso non erano religiosi neanche formalmente, o quelli che si sono comprati la salvezza con soldi magari non sempre pulitissimi, ma poiché i deliri non sono esattamente il mio forte e il masochismo non compare fra le mie doti più spiccate, non mi è neanche passato per la testa di provare a interloquire. Certo è, si discuteva poi con una compagna di viaggio, che se la logica è quella di distruggere per ricostruire meglio, allora è molto più logico il diluvio: distruggo tutto, ma proprio tutto senza eccezioni, salvo un unico seme, il meno peggio disponibile, e riparto da zero.
Qualcuno ha anche chiesto come la mettiamo con gli arabi, con quel loro etereo vivere di studio e di amore e di armonia eccetera eccetera – intendendo beninteso quegli arabi che hanno come unico scopo nella vita di ammazzarli tutti. E lui è partito con un bellissimo luminoso discorso sull’amore che è contagioso, il bene che è contagioso, se tu fai così poi succede cosà ed elevandosi sempre più sulle vette eteree della sua vaporosa spiritualità fino a quando qualcuno, non ricordo se lo stesso di prima o un altro, ha detto: sì, va bene, ma se gli arabi vi attaccano? Seminare il bene perché fra duecento anni germogli va benissimo, ma se vi attaccano adesso? E lui è ripartito con un bellissimo luminoso discorso sull’amore che è contagioso, il bene che è contagioso, se tu fai così poi succede cosà ed elevandosi sempre più sulle vette eteree della sua vaporosa spiritualità e, ovviamente, senza dare alcuna risposta al cosa fare se un arabo ti aggredisce con un coltello per farti fuori.
Insomma, un altro articolo della serie “se lo conosci lo eviti”.
Detto questo, la cittadina di Zfat è un autentico gioiello, e se state attenti a non fare brutti incontri, vale davvero la pena di visitarla.

barbara