I CONTI DEL PASSATO

Una città industriale in Germania. Un caso di pirateria informatica, brillantemente risolto dall’immancabile brillante investigatore privato. Una morte archiviata come incidente. Nuove indagini del suddetto investigatore. E dalle indagini cominciano, a poco a poco, ad emergere frammenti di passato. Di QUEL passato. E vengono fatti emergere con una tecnica che ricorda molto da vicino quella impiegata nel capolavoro cinematografico “L’uomo del banco dei pegni”: prima un solo fotogramma, che disturba gli occhi ma non si lascia registrare; poi un paio, che permettono di intravvedere un’immagine, ma non di individuarne l’oggetto, non di capirne il nesso con il contesto – e che cosa potrà mai avere a che fare una spettrale fila di mani levate contro un filo spinato, con una ragazza incinta che va a impegnare l’anello di fidanzamento? – E a mano a mano il numero dei fotogrammi aumenta, le immagini si delineano più chiaramente, la scena si allarga, fino a riproporci, alla fine, l’intero episodio, in tutta la sua devastante e spietata crudezza.
Da leggere in un fine settimana senza altri impegni, con una buona scorta di panini e bevande a portata di mano.

Bernhard Schlink – Walter Popp, I conti del passato, Garzanti
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barbara

LA CITTÀ DELLE DONNE INVISIBILI

Questo romanzo è opera della fantasia. Qualsiasi analogia con fatti, eventi, luoghi e persone vive o scomparse, è puramente casuale.

Ma l’autrice americana di questo romanzo ambientato a Jeddah, in Arabia Saudita, è vissuta a lungo in questa città, presso la comunità beduina cui apparteneva l’ex marito saudita-palestinese: non saranno reali le identità delle persone e i dettagli degli avvenimenti narrati, ma sicuramente reale è il tessuto sociale, sicuramente reale è l’atmosfera, sicuramente reale è la cultura in esso rappresentata. La struttura è quella del giallo; anzi, di due gialli intrecciati: il rinvenimento del cadavere, orrendamente sfigurato, di una donna e la scomparsa di un americano. Le indagini, già difficili di per sé, sono ulteriormente complicate dalle regole locali: un poliziotto uomo non può interrogare una donna; una donna poliziotto per poter lavorare deve essere sposata, e se si scopre che non lo è, non importa quanto sia brava, deve essere allontanata; una donna difficilmente può viaggiare con un uomo che non appartenga alla sua famiglia, e non può mostrare il viso. E tuttavia saranno proprio queste donne obbligate per legge a restare invisibili, a dare la propria impronta allo snodarsi degli eventi.
È un libro bello, scritto bene, coinvolgente e appassionante. Insomma, io ve lo consiglio.

Zoë Ferraris, La città delle donne invisibili, Piemme
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barbara