JOE BIDEN ALLA PRESIDENZA DEGLI STATI UNITI È LA PEGGIORE SCIAGURA CHE POTESSE CAPITARE AL MONDO

Ecco perché.

No, Biden è solo un piccolo Carter, fa danni agli Usa e al mondo intero

Seguito a pensare che noi – in Europa e specialmente in Italia – abbiamo una visione ridotta e deformata dell’America e di tutto ciò che accade in quel grande paese da cui ci arrivano soltanto echi deformati e filtrati, in modo tale da poter soddisfare due o tre tipi di palati, non di più. Cosi è successo con il caso Biden. Biden più che un presidente è un enigma della storia americana. Il Presidente del passato che gli somiglia di più, ma con alte capacità visionarie fu Jimmy Carter; l’uomo nuovo che avrebbe vendicato la sinistra dopo le arroganze repubblicane, ma che portò il paese alla rovina avendo avuto anche la sfortuna di trovarsi di fronte all’insediamento dell’ayatollah Khomeini in Iran, alla cattura degli ostaggi americani nell’ambasciata e al più sfortunato blitz della storia di quel paese quando gli elicotteri dei corpi speciali mandati a soccorrere gli rovinarono tutto per una diabolica serie di errori e guasti meccanici. Oggi è diverso. Biden è il successore di Donald Trump. I lettori del Riformista probabilmente ricordano e ancora si indignano per questa mia scandalosa opinione, ma il tycoon è stato per me l’uomo che scelse di esporsi in maniera ustionante all’opinione pubblica cosi da attirarsi i fulmini, le maledizioni e l’odio ideologico delle sinistre che lo volevano al rogo. I fatti: Donald Trump aveva deciso di ritirare le truppe americane da tutto il mondo dichiarando che l’America non avrebbe più fatto da babysitter (mandando a morire i propri soldati in ogni angolo del mondo) a chi risparmia sulla propria difesa e spendendo i miliardi di dollari così risparmiati – il riferimento era agli europei e soprattutto alla Germania – per promuovere industrie concorrenti a quelle americane. Tutto fu condensato nello slogan “America First” che voleva dire: per noi americani viene prima l’America, gli altri si arrangino. Questa posizione non poteva piacere alle Cancellerie ma aveva una logica evidente e brutalmente pacifista. L’America prima del Covid toccava i massimi picchi di occupazione di afroamericani e di tutte le minoranze emarginate grazie a un taglio delle tasse drastico usato dalle aziende per espandersi e assumere. Tutto ciò in Europa era visto più o meno come i conservatori potevano vedere la Rivoluzione Russa dai loro consigli d’amministrazione nella City di Londra e nella Wall Street di un secolo fa: un pessimo esempio di stroncare. Trump stava dando un pessimo esempio della utilità sociale del più brillante (e regolato) capitalismo che tra l’altro ha prodotto in tempi fulminei i vaccini che ci stanno salvando la pelle. Gli stessi vaccini su cui Trump contava per poter essere rieletto. Biden è stato riciclato da uomo d’apparato e di rappresentanza ai cocktail come antagonista vendicatore delle sinistre di tutto il mondo unite. In realtà Biden non è nessuno. È stato scelto come il più anziano candidato degli Stati Uniti perché si portava in ticket Kamala Harris, una donna che finge di essere nera mentre è soltanto figlia di un funzionario indiano dell’ex impero inglese. La Harris, come Obama, non discende dagli schiavi acquistati dagli inglesi presso i mercanti arabi anche alla Serenissima Repubblica di Venezia (che cosa pensate che fossero tutti quegli africani in livrea e scimmietta sulle spalle nei quadri del Canaletto?).
I progettisti della vittoria di Biden (l’unico presidente eletto con una maggioranza di voti postali recapitati per camion, tutti soltanto col suo nome) sono stati i clan Obama e Clinton, desiderosi di insediare un presidente traballante sulla cui longevità nessuno scommette, e di piazzare automaticamente, insieme a lui, non solo una donna, ma una donna che finge di essere nera: «I’m not a socialist – disse la Harris in un’intervista – but just a mother of a black child». «Non sono una socialista, sono soltanto la mamma di un bimbo nero». Quanto alle sue proprie qualità, oltre a un lifting facciale da neonato, è una che perde la parola e che dà distrattamente del killer al presidente. Per la Harris in Italia stravedono tutti per riflesso pavloviano. È colorata? È il nostro idolo. Perché? perché prevale un pregiudizio razziale, prudentemente espresso in maniera inversa. lo ho due figli americani con cui parlo ogni giorno, e loro e i loro amici detestano Kamala Harris perché come Procuratore ha mandato in galera il più alto numero di ragazzi di colore solo per aver fumato marijuana. Biden ha combinato una catastrofe in Afghanistan di proporzioni ancora ignote. L’Afghanistan produce due beni: la più grande quantità di eroina destinata ai mercati mondiali che frutta ai talebani fra i tre e i quattrocento miliardi di dollari l’anno. Ma c’è dell’altro e Biden lo sa. O dovrebbe saperlo. L’Aghanistan produce minerali, detti “terre rare”, con cui varare la futura generazione dei cellulari, dei sistemi d’arma, del tiro dei carri armati, dei satelliti. La Cina è già in Afghanistan, ben piantata insieme ai russi e al Pakistan. I cinesi sono i nemici già scelti della prossima guerra americana che Trump aveva disegnato come possibile e che Biden ha fatto riclassificare come “probabile” in quel mare del Sud della Cina che non è della Cina ma dove la Cina si è piazzata armando abusivamente gli atolli per spingere i confini oltre i limiti già rifiutati dal tribunale dell’Aja. In quel mare la Cina ha varato una flotta che per qualità e quantità supera quella degli Stati Uniti. L’India è permanente terra di frontiera con la Cina, che a sua volta si è riavvicinata alla Russia con cui compie continue esercitazioni militari. Il mondo è dunque una polveriera minacciato da una guerra di cui non abbiamo la più pallida idea. La Cina grazie a Biden è in trattativa con i talebani per un faraonico programma di industrializzazione, sapendo che i narcotrafficanti travestiti da santissimi uomini della sharia pagheranno in narco-dollari. Tutti gridiamo il nostro sdegno per il mostruoso dramma delle donne e delle bambine afghane che già vengono uccise e cacciate dalle scuole. Ma non abbiamo visto una sola grande manifestazione nelle città italiane perché al di là di quattro parole di circostanza la sinistra italiana non se la sente di scendere in piazza contro le pratiche islamiche nemiche della donna e della democrazia. Quanto al fatto che le democrazie non si esportano con le armi, il Giappone è il lampante esempio del contrario: il generale americano MacArthur, dopo aver imposto al Giappone la resa senza condizioni e dopo averne impiccato i criminali di guerra, dette ordine di edificare un Parlamento, poi scrisse la Costituzione del Giappone e disse: da oggi, e in nome delle nostre armi, questa è una democrazia parlamentare libera con elezioni libere. Da quel momento il Giappone è diventato una delle più perfette e funzionanti democrazie del mondo.
Ma la sinistra italiana imbavagliata e legata come un salame dai propri pregiudizi seguita a fare il tifo per un uomo come Biden, che ha dato dei vigliacchi ai poveri afghani (che hanno avuto settantamila morti in combattimento, mentre gli americani sono stati poco più di mille) vittime di un’invasione esterna, quella talebana, e che accusa di incapacità. Abbiamo visto che gli afghani forse non volevano ancora la democrazia non sapendo bene che cos’è ma avevano imparato qualcosa come la libertà, il rispetto per le donne, la pubblica istruzione, l’umanità. I nostri soldati in Afghanistan avevano le braccia legate dietro la schiena quanto a uso delle armi perché non potevano far altro che rispondere al fuoco se attaccati ma hanno fatto miracoli incredibili per aiutare le persone e difenderle. Gli afghani hanno assaggiato la libertà dalla paura e oggi si passano i bambini attraverso il filo spinato, che è il filo spinato di Biden il quale rischia di portare l’umanità sull’orlo della catastrofe e – udite, udite – i democratici hanno deciso di metterlo sotto inchiesta davanti al Senato e alla Camera bassa per indagare con quali criteri abbia agito il loro Presidente per produrre un danno così devastante all’immagine degli Stati Uniti, agli ideali degli Stati Uniti, al prestigio degli Stati Uniti, alla vittoria del male contro il bene. Biden balbetta. Fa discorsi carichi di odio nei confronti dei perdenti e ammette di aver ordinato la rotta dall’Afghanistan perché doveva pagare la cambiale elettorale all’estrema sinistra socialista che lo aveva votato. E non sapendo come chiudere un discorso imbarazzante per il mondo intero, dopo una lunga pausa e strizzando gli occhi per far capire che è molto arrabbiato, assicura che se i talebani si comporteranno male, be’, allora la sua vendetta sarà devastante. Il corpo dei giornalisti accreditati si è chiesto a base di quale bevanda fosse stato l’aperitivo.
Paolo Guzzanti, qui.

E dunque abbiamo visto Carter abbandonare l’Iran nelle mani degli ayatollah e fallire penosamente il tentativo di liberare gli ostaggi, e abbiamo pensato che quello è stato indubbiamente il peggior presidente degli Stati Uniti e che difficilmente si sarebbe potuto fare di peggio. Poi abbiamo visto Obama prendere a calci gli alleati e baciare i nemici, lo abbiamo visto devastare l’intero Medio Oriente con le cosiddette primavere arabe, abbandonare gli studenti iraniani senza pronunciare una sola parola, regalare l’atomica all’Iran, rifiutarsi di ricevere il Dalai Lama per non irritare la Cina, mettere ripetutamente in pericolo Israele – nei cui confronti non ha mai nascosto il proprio incontenibile odio – con l’aggiunta di tutta una serie di pesanti sgarbi diplomatici nei confronti di Netanyahu, e abbiamo pensato che sì, peggio di Carter era possibile e che lui lo aveva abbondantemente superato. Poi è arrivato Biden… Certo che vedere sotto inchiesta il capo di quelli che hanno passato quattro interi anni e speso decine di milioni di dollari nel tentativo di mettere sotto inchiesta Trump è veramente una cosa da festeggiare col migliore champagne.
Se però, arrivati fin qui, pensate di avere visto tutto, beh, vi sbagliate di grosso. Leggete un po’ qui.

Ritiro dall’Afghanistan: secondo le rivelazioni di Reuters, ciò che ha fatto Biden è peggio di quanto pensassimo

Questo giovedì 19 agosto, i giornalisti Idrees Ali, Patricia Zengerle e Jonathan Landay hanno riportato informazioni inquietanti, accompagnate dall’immagine qui sopra.

Veicoli militari trasferiti dagli Stati Uniti all’Esercito Nazionale Afghano nel febbraio 2021

Si tratta del materiale militare che gli Stati Uniti hanno consegnato all’esercito afghano nel febbraio 2021 e che ora è nelle mani dei talebani. Ma l’informazioni più scioccante si trova nell’introduzione dell’articolo, in cui i giornalisti ricordano che gli elicotteri sono stati consegnati dall’amministrazione Biden solo un mese fa!
Circa un mese fa, il ministero della Difesa afghano ha pubblicato sui social le foto di sette elicotteri nuovi fiammanti consegnati dagli Stati Uniti e arrivati a Kabul, dice l’articolo.
Ma secondo le indagini l’amministrazione Biden non ha consegnato all’esercito afghano solo sette elicotteri nuovissimi nel luglio 2021, poche settimane prima del ritiro totale, lasciando tutto ai talebani, è peggio di così!
• Oltre a sette elicotteri UH60, poco prima del ritiro sono stati consegnati quattro elicotteri da combattimento MD 530 e tre aerei da combattimento rimessi a nuovo,
• E «nove elicotteri Mi-17 arriveranno entro fine settembre»
Abbiamo iniziato a consegnare [a Kabul] gli aerei di cui vi abbiamo parlato in precedenza. Tre di questi, recentemente rinnovati, sono atterrati a Kabul venerdì, e continueranno ad avere un analogo sostegno regolare in futuro», ha detto ai giornalisti venerdì 21 luglio al Pentagono il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin.
https://www.rev.com/blog/transcripts/defense-sec-lloyd-austin-gen-mark-milley-press-conference-transcript-july-21

INCOMPETENZA AI VERTICI DELLO STATO

Generale McKenzie, 12 luglio 2021: «In realtà stiamo per consegnare aerei in modo piuttosto massiccio laggiù»
Sapevamo che Joe Biden non controlla più il paese. L’economia si sta sgretolando e lui non ne è consapevole, il confine sud è un disastro e Kamala Harris si nasconde per non gestirlo, il costo della vita sale come non accadeva da molto tempo. Biden non ha più capacità cognitive sufficienti, non sa più che cosa sta succedendo intorno a lui. Mangia gelati.

Non sapevamo quanto fosse incompetente anche l’entourage del presidente Biden. La tragica fuga dall’Afghanistan ce ne ha appena dato la prova. Una cosa è infischiarsene della cultura Woke imposta al Pentagono, delle mutande LGBT e dei colori delle unghie consentiti nelle forze armate, un’altra è guardare in faccia le decisioni di generali e ministri piazzati dall’amministrazione Biden.
Il generale Mark Milley, presidente dei capi di stato maggiore, ha detto ai legislatori statunitensi lo scorso giugno che sarebbe «sbagliato credere ai discorsi dei talebani secondo cui le forze di sicurezza afghane stanno scomparendo di fronte al conflitto.»
Il generale Frank McKenzie, comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, da parte sua, in occasione del suo viaggio a Kabul l’11 luglio 2021 ha detto:
«La maggior parte delle nostre informazioni sui talebani provengono dal governo afghano. Hanno un sistema di intelligence abbastanza buono. Continueranno ad avere un apparato di intelligence piuttosto buono.»
Https://www.msn.com/en-us/news/world/us-finds-intel-a-struggle-in-afghanistan-as-troops-withdraw-and-taliban-surges/ar-AAM2Pvk
E ha aggiunto:
«In realtà stiamo consegnando aerei in modo piuttosto massiccio lì», ha detto McKenzie. Questo mese verranno consegnati sette elicotteri UH60 e quattro elicotteri da combattimento MD 530 e nove elicotteri Mi-17 arriveranno entro la fine di settembre.
Lo ha confermato l’esercito afghano, aggiungendo che altri saranno consegnati nei prossimi mesi:
«Gli elicotteri sono stati consegnati oggi a Kabul e devono essere ufficialmente consegnati all’aviazione durante una cerimonia speciale. In conformità con il piano, nei prossimi mesi verranno consegnati all’Afghanistan altri elicotteri», ha affermato il portavoce del 209° Corpo Shokhin dell’Esercito Nazionale Afghano(ANA) in una dichiarazione pubblicata da Interfax.
https://www.defenseworld.net/news/30041/Taliban_Shoots_Down_Afghan_Helicopter_Even_as_U_S__Delivers_New_Attack_Choppers#.YR_ksy0RoeY
I generali e il segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin non sono gli unici membri incompetenti. Anche il Segretario di Stato Blinken vive in una realtà virtuale. Il 25 giugno ha dichiarato :
«Stiamo esaminando con molta attenzione la sicurezza sul campo in Afghanistan e ci chiediamo anche se i talebani siano davvero seri in merito a una risoluzione pacifica del conflitto», ha dichiarato il segretario di Stato in un’altra conferenza stampa.
https://www.reuters.com/world/asia-pacific/talebans-actions-inconsistent-with-pursuit-peace-afghanistan-says-blinken-2021-06-25/
Meno di un mese dopo ha fatto consegnare a Kabul degli elicotteri nuovi di zecca, quando 700 camion militari erano appena caduti nelle mani dei talebani.
Quando vi dicevo che è una cosa grave, non è tutto…

Obama e ISIS stagione 2
Non osiamo bombardare le attrezzature per paura che ciò possa irritare i talebani

La velocità con cui i talebani hanno spazzato via l’Afghanistan ci ricorda un precedente doloroso, sempre sotto la guida di un presidente democratico: i militanti dello Stato Islamico che hanno preso le armi dalle forze irachene appoggiate dagli Stati Uniti che hanno offerto poca resistenza nel 2014, e hanno catturato in poco tempo vasti territori.
E ricordate, in quell’occasione il presidente Obama si rifiutò di bombardare i pozzi di petrolio caduti nelle mani dell’ISIS per paura di causare danni ecologici, e dichiarò di essere in grado solo di «contenere» l’ISIS. Donald Trump, appena giunto al potere, li liquiderà in pochi mesi tra l’indifferenza dei media, che lo detestano al punto da non riconoscergli alcun merito per i suoi successi.
L’amministrazione Biden, in parte ereditata dalla squadra di Obama, è sulla stessa linea, e si è detta riluttante a bombardare le attrezzature cadute nelle mani dei talebani «per paura di irritarli» – Non sto inventando niente, ecco testualmente quanto scritto nell’articolo della Reuters:
L’amministrazione del presidente Joe Biden è così preoccupata per queste armi [sequestrate dai talebani] che sta valutando un certo numero di opzioni da perseguire.
I responsabili hanno dichiarato che il lancio di attacchi aerei contro le attrezzature più importanti, come gli elicotteri, non è stato escluso, ma che si teme che ciò possa irritare i talebani in un momento in cui l’obiettivo principale degli Stati Uniti è l’evacuazione delle persone.

OLTRE 2.000 VEICOLI CORAZZATI CATTURATI

Secondo l’attuale valutazione dell’intelligence, i talebani hanno già preso il controllo di oltre 2.000 veicoli corazzati, inclusi Humvee, e fino a 40 velivoli, tra cui UH-60 Black Hawk, elicotteri d’attacco e droni militari ScanEagle.
Le armi leggere sequestrate dai terroristi, come mitragliatrici, mortai, nonché pezzi di artiglieria, compresi i lanciagranate, rappresentano un vantaggio per i talebani contro qualsiasi resistenza che possa sorgere in storiche roccaforti anti-talebane come la valle del Panjshir, a nord-est di Kabul.

REGALI A CINA, RUSSIA, ISIS E AL QAEDA

Reuters conclude così il suo rapporto:
Funzionari statunitensi, precedenti e attuali, temono che queste armi possano essere utilizzate per uccidere civili, sia che vengano sequestrate da altri gruppi militanti come lo Stato Islamico per attaccare gli interessi degli Stati Uniti nella regione, sia che vengano consegnate ad avversari come Cina e Russia.
Funzionari statunitensi hanno dichiarato che prevedono che la maggior parte delle armi siano utilizzate dagli stessi talebani, ma che era troppo presto per dire cosa avessero intenzione di fare, inclusa la possibile condivisione di attrezzature con stati rivali come la Cina.
Andrew Small, esperto di politica estera cinese presso il German Marshall Fund degli Stati Uniti, ha dichiarato che è probabile che i talebani concedano a Pechino l’accesso a tutte le armi americane che potrebbero ora controllare.
Siamo lontani dall’aver visto la fine di questo incubo,e ancora meno di tutte le sue ricadute.

Retrait d’Afghanistan : selon les révélations de Reuters, ce qu’a fait Biden est pire que ce que nous pensions

Riproduzione autorizzata con la menzione seguente : © Jean-Patrick Grumberg per Dreuz.info. (qui, traduzione mia)

Com’era quella cosa del sonno della ragione? Ragazzi, prendiamone atto: siamo nella merda. Tutti.

barbara

TUTTO IL BIDEN MINUTO PER MINUTO

Iniziamo con questa gustosa miscellanea di alcuni dei suoi momenti top

E passiamo alla recente conferenza stampa, chiamiamola così, con alcune annotazioni dell’amico Myollnir

ho appena visto la cd Conferenza stampa di Biden, la prima da quando è in carica. Penosa. E’ la prima volta che vedo qualcuno leggere le risposte ad un conferenza stampa (guai a pensare che le domande fossero concordate con la stampa amica…)

E subito dopo

Ci sono sviluppi. Guarda qua: fra gli “appunti” c’è la scheda dei (pochi) giornalisti ammessi, con la foto per non sbagliarsi e con evidenziati quelli da ammettere alla domanda, con il numero d’ordine con cui chiamarli.
Allucinante. E nessuno dei presenti ha nulla da obiettare.
https://nypost.com/2021/03/25/biden-used-cheat-sheet-during-his-first-press-conference/

E perfino così riesce a incasinarsi, come potete vedere nel video che trovate al link. Qui alcune interessanti riflessioni, a cui aggiungo alcune considerazioni di

Lorenzo Capellini Mion

The White House

Ad ogni conferenza stampa il Presidente Trump si trovava di fronte dei pitbull ringhianti e dei lupi ululanti. Il Presidente Biden si è trovato degli agnellini scelti accuratamente che ponevano domande pre concordate.
Dopo due mesi e mezzo senza concedersi alla stampa per un confronto teoricamente senza filtri è apparso stanco, senza verve, con poche idee e spesso confuse. Fatti zero, a parte lamentarsi e addossare colpe all’amministrazione precedente, persino per il disastro da lui creato al confine sud. The blame game a cui gioca da 48 anni.
Ha ammesso di non poter sapere se i bambini migranti separati dai genitori alla frontiera siano davvero i loro figli.
E ha ammesso che in larga parte siano maschi prossimi alla maggiore età, cioè quella militare.
Dovranno tornare alle politiche di Trump se non vogliono la guerra civile, prima del previsto.
Timidissimo sulla Cina vago su tutto il resto, dando l’impressione che senza appunti sarebbe stato perso. E in effetti non è riuscito a completare più di qualche concetto.
Alla domanda sul controllo delle armi, e quindi sul secondo emendamento, ha risposto dettagliatamente riguardo al piano per le infrastrutture. Senza che nessuno lo incalzasse, come si confà con i dittatori, mi ha ricordato l’ultimo Breznev.
I nemici degli Stati Uniti e del mondo libero si saranno goduti lo spettacolo, compresi quelli che vivono alla Casa Bianca. E sono tanti.
In una parola è stato avvilente.

E infatti i terroristi hanno immediatamente ripreso a colpire, la Corea del Nord ha ripreso a lanciare missili, la Cina sbertuccia l’America di santa ragione, l’Iran si è reimpossessato del manico del coltello e, giusto per chiarire chi stabilisce le regole del gioco, ha bombardato due navi israeliane nel giro di tre settimane, ma niente sembra scalfire l’amore cieco di Biden per i macellai iraniani, al cui altare appare pronto a sacrificare gli accordi di Abramo, ossia la pace del Medio Oriente, che se decade trasformerà l’intero Medio Oriente in una macelleria, in aggiunta alle numerose macellerie create da Obama con le cosiddette primavere arabe, le cui vittime si contano – per ora – in centinaia di migliaia (quando si dice “mani grondanti di sangue”), da far scomparire, per numero di vittime ottenute, i successi di Arafat, per non parlare di pidocchietti quali Totò Riina e Tano Badalamenti.
E poi i bambini nelle gabbie, già, che nessuno può visitare. Ma si sa che poche cose sono veramente impossibili se uno è davvero determinato ad arrivarci. E infatti

Qui

Quanto al ritornello che gli stragisti in America siano “per la grande maggioranza bianchi” queste sono le foto segnaletiche di tutti i responsabili di attentati o sparatorie in cui sono rimaste uccise almeno 4 persone per singolo episodio dal 2019 a oggi.

E infine la nave incagliata, che apprendo ora essere di Taiwan ma con carico cinese. Nel momento stesso in cui ho appreso la notizia mi sono chiesta: ma sarà stato davvero un incidente? A quanto pare non sono stata l’unica a pormi la domanda, e qualcuno si è preso la briga di tracciare il percorso della nave prima di andarsi a incagliare: lo potete vedere qui. Tuttavia, anche se le navi bloccate sono centinaia e non si prevede quando la situazione potrà essere sbloccata e nel frattempo il prezzo del greggio sale vertiginosamente, io non sarei poi così pessimista

barbara

DUE PAROLE SU VACCINI E DINTORNI

Dedicato in particolar modo ai vaccinofobi. Che almeno sappiano di quale banda fanno parte.

Ecco perché la Germania è la patria dei “no-vax”

Religione, salutismo, razzismo e politica: i nemici delle inoculazioni sono storicamente gli stessi

Berlino. È scienziata di formazione con una laurea in fisica e un dottorato in chimica quantistica. Ad aprile del 2020 ha dato sfoggio delle sue competenze spiegando in diretta tv il modello matematico della progressione dei contagi da coronavirus.
Un mese prima si era messa in quarantena dopo essere entrata in contatto con un medico poi risultato positivo al Covid-19: l’uomo l’aveva visitata per somministrarle il vaccino contro lo pneumococco, che in Germania è facoltativo. Eppure, quando lo scorso 21 gennaio Angela Merkel ha affrontato in conferenza stampa il tema dei vaccini è stata molto attenta a misurare le parole. Tutti i cittadini «che desiderano ricevere l’iniezione ha detto potranno farlo entro il 21 settembre». Toni cauti che tradiscono la natura elettorale di quest’anno. Domenica si vota in Renania-Palatinato e in Baden-Württemberg, a giugno in Sassonia-Anhalt e a metà settembre in Bassa Sassonia. Il 26 dello stesso mese, infine, ci saranno le legislative: un calendario fitto che non permette alla cancelliera di immolarsi sulla causa dei vaccini. Non certamente in Germania, patria storica del movimento no-vax.
Oggi i tedeschi che si oppongono all’obbligo vaccinale vengono definiti «Impfgegner», ma ieri uno dei nomi con cui venivano associati era quello della «Lebensreform». La «riforma della vita» è stato un movimento diventato popolare alla fine del XIX secolo con l’obiettivo di promuovere la cura «naturale» dell’individuo, dove per naturale si intendeva non immunizzato, non avvelenato dalla medicina «artificiale» dei vaccini. Irrobustirsi, mangiare bio, «farsi» le malattie infantili, stare all’aria fresca, fare esercizio fisico e prendere il sole sul corpo nudo erano considerati medicine migliori dei farmaci. «La Lebensreform è strettamente collegata al movimento dell’omeopatia, che era popolare nel Baden-Württemberg e nella sua capitale Stoccarda», spiega al Giornale Malte Thießen, docente di Storia della Medicina all’Università di Münster. Popolare ma non per tutti, il movimento aveva una casa editrice di riferimento che pubblicava gli scritti degli anti-vaccinisti ed era diffuso fra i ceti più abbienti. «D’altro canto, la medicina omeopatica, le cure dell’aria e del sole non erano proprio per tutti», ricorda lo storico.
Ieri come oggi, la Lebensreform era solo una delle isole nell’arcipelago no-vax. Le vaccinazioni non riguardano solo la salute dell’individuo ma quella della società: di conseguenza assumono sempre una connotazione politica, «e nella critica ai vaccini si mescolano argomenti di estrema destra ed estrema sinistra». Se oggi c’è chi crede che assieme ai vaccini anti-Covid ci vengano inoculati dei microchip oppure si cerchi di manipolarci geneticamente, «nel 1796», anno del primo vaccino anti vaiolo in terra tedesca, «c’era chi temeva che i vaccinati si sarebbero trasformati in mucche», dalle quali il vaccino prendeva sostanza e nome. Fra i no-vax d’antan si contano anche alcuni politici liberali, favorevoli all’autodeterminazione umana e perciò contrari all’obbligo vaccinale. Alla fine del XIX secolo, continua l’accademico, la resistenza era anche dovuta agli effetti collaterali dei vaccini: d’altronde, i sieri muovevano i primi passi e potevano recare danni anche gravi. Da allora il timore degli effetti collaterali è rimasto, ma oggi che i vaccini funzionano meglio, e molte malattie sono scomparse, le rare complicazioni pesano ancora di più. I vaccini insomma «sono vittime del loro stesso successo».
Anche i motivi religiosi hanno giocato un ruolo importante: le vaccinazioni erano considerate come un’interferenza con l’opera divina: macchinazioni del diavolo contro malattie vissute come prove o punizioni celesti. Così, ricorda Thießen, in alcune comunità protestanti le vaccinazioni erano ritenute uno strumento usato dai cattolici contro i bambini. Per lo storico, insomma, non c’è quasi nulla di nuovo sotto il sole «e anche oggi in alcuni paesi musulmani le campagne di vaccinazione sono respinte come una crociata cristiana». Tornando in terra tedesca, un altro filo conduttore fra passato e presente è l’antisemitismo, per la cui manifestazione non bisogna aspettare il Terzo Reich. Già nel XIX secolo i vaccini erano considerati lo strumento di una cospirazione mondiale ebraica per indebolire il «corpo nazionale» tedesco. Una teoria che da un lato può essere fatta risalire al Medioevo, quando gli ebrei erano accusati di avvelenare i pozzi e di spargere i germi della peste, mentre dall’altro arriva dritta ai tempi moderni. Thießen cita il teorico della cospirazione Attila Hildmann, un cuoco vegano di origine turca, ma profondamente xenofobo, animatore delle recenti Hygiene-Demo, le manifestazioni tedesche contro mascherine e distanziamento sociale. Anche Hildmann, ricorda l’accademico, «sostiene che gli ebrei stanno avvelenando l’acqua potabile di Berlino». Gli ebrei, osserva ancora, forniscono il perfetto schema di proiezione per i no-vax, che li vedono come un’élite che ordisce piani segreti contro la salute della nazione con il sostegno della finanza internazionale. Perché anche la critica al capitalismo è un elemento ricorrente: «Dal XX secolo, c’è chi sostiene che le aziende farmaceutiche usino le vaccinazioni per condurre esperimenti sugli esseri umani o addirittura per diffondere epidemie al fine di vendere i vaccini».

Daniel Mosseri, 14/03/2021, qui

Bene, se la compagnia vi piace restateci, e buon pro vi faccia.
Poi c’è questa meravigliosa notizia che arriva – tanto per cambiare – da Israele. Fin dall’inizio quelli col baco nel cervello ci hanno massacrato i marroni con la storia che il vaccino è pericoloso per le donne incinte. Ovviamente – ed è stato ripetutamente spiegato, ma nei cervelli col baco le spiegazioni non entrano – nessuno ha mai sostenuto una simile idiozia: semplicemente non c’erano dati sui possibili effetti su donne incinte perché non erano state vaccinate donne incinte (eh sì lo so, sono concetti difficili, non alla portata di tutti). Ebbene, in Israele sono state vaccinate donne incinte, che sono rimaste in perfetta salute (sì lo so, qualcuno adesso ci perderà il sonno), hanno partorito figli perfettamente sani e – questa è la notizia meravigliosa – è stato verificato che i figli delle donne vaccinate, se allattati al seno, attraverso il latte ricevono gli anticorpi. Non è fantastico?
E infine guardate questa tabella, che mette a confronto le “reazioni avverse” fra coloro che hanno ricevuto il vaccino e un numero quasi uguale di persone che hanno ricevuto il placebo:

Quanto all’inquietante fenomeno delle morti post vaccino, SVEGLIA GENTE! Ogni giorno nel mondo muoiono 150.000 persone, più di 100 al minuto, quasi due ogni secondo: persone vecchie e persone giovani, persone malate e persone sane, persone che hanno preso qualche medicina e persone che non ne hanno prese. Mi spiegate per quale diavolo di motivo le persone che hanno fatto un vaccino dovrebbero essere le uniche persone al mondo che non possono morire? Ma cosa avete nella testa?! E non chiamatemelo principio di precauzione: questo è principio di demenza!

barbara

JOE DEMENZA, LA SAGA CONTINUA

I risultati delle sue prime ore di lavoro.

Lorenzo Capellini Mion

USA, Bidenstan

Bloccata la costruzione dell’oleodotto Keysyone XL, e di fatto cancellati migliaia di posti di lavoro e il futuro di altrettante famiglie. In un’epoca in cui un lavoro equivale alla vita.
Oltre ai sindacati e alcuni Stati americani, come il Sud Dakota, è furioso pure il Canada del noto clown che ha chiesto un incontro con l’uomo del sottoscala.
Bloccati tutti i rimpatri ed inoltrata la richiesta ai centri di identificazione di lasciare liberi di vagare tutte le persone immigrate illegalmente nel territorio. Nel colloquio con il Presidente del Messico ha subito delineato le nuove linee guida che se unite allo stop dei lavori per completare il muro al confine significa una chiamata all’invasione.
Se vi può far piacere secondo il South China Morning Post le aziende manifatturiere cinesi con il suo avvento professano un rinato ottimismo.
Ora Biden non urterà i vostri meravigliosi ed immacolati sentimenti con i suoi Tweet, come faceva l’uomo arancione cattivo, ma distruggerà gli Stati Uniti portandosi con se quello che resta del mondo libero.
We miss you Donald J. Trump

Emanuel Segre Amar

In meno di 72 ore di gestione di questa magnifica coppia che non rispetta né il distanziamento, né l’uso della mascherina (non mi risulta infatti che siano conviventi, anche se la moglie di Biden è rientrata in casa sua solo perché la Casa Bianca attirava troppo per trascurarla) ecco i primi risultati:

– 70000 posti di lavoro perduti
– sport femminile in grosse difficoltà
– invasione di una zona della Siria
– la Guardia Nazionale, dopo la cerimonia del 20 gennaio, abbandonata al freddo in un garage
– mancanza di un piano contro il COVID-19 (e lo credo, col ministro della sanità che ha nominato…)
– indipendenza energetica degli USA a grave rischio
– immigrazione illegale incoraggiata (e i lavoratori americani senza lavoro che diranno?)
L’articolo completo disponibile su Dreuz

E come se non bastasse

Lorenzo Capellini Mion

“La tribù indiana Ute della Riserva Uintah e Ouray richiede rispettosamente di modificare immediatamente l’ordine n. 3395 per fornire un’eccezione per i permessi energetici e le approvazioni sulle Terre Indiane.
La tribù indiana Ute e altre tribù produttrici di energia fanno affidamento sullo sviluppo energetico per finanziare i propri governi e fornire servizi ai propri membri.
Il Suo ordine è un attacco diretto alla nostra economia, alla nostra sovranità e al nostro diritto all’autodeterminazione.
Le terre indiane non sono terre pubbliche federali.
Qualsiasi azione sulle nostre terre e sui nostri interessi può essere intrapresa solo dopo un’efficace consultazione tribale.
L’ordine n. 3395 viola il trattato degli Stati Uniti e le relazioni fiduciarie nei confronti della Comunità Indiana Ute e viola importanti principi di sovranità tribale e autodeterminazione.
Il Suo ordine è stato emesso anche in violazione dei rapporti intergovernativi; Ordine Esecutivo n. 13175 sulla consultazione e il coordinamento con i governi tribali indiani e la politica interna degli interni sulla consultazione con i governi tribali.
L’ordine deve essere ritirato o modificato per conformarsi alla legge e alle politiche federali. Grazie per la Sua attenzione su questa questione.
Restiamo in attesa di cordiale riscontro”.
Luke Duncan,
Presidente della Ute Indian Tribe Business Committee

Ci ha messo poco la realtà a presentare il conto e ad ora la risposta è stata: “Trovatevi un altro lavoro”

Però almeno si dà da fare per unire il Paese dopo che l’uomo arancione cattivo lo ha diviso, giusto?

Falsa partenza di Biden: dice di voler unire il Paese, ma i primi decreti promuovono l’agenda radicale

Sicché il presidente Biden dovrebbe essere l’uomo dell’unità e della riconciliazione nazionale? A parte il suo discorso inaugurale, tutt’altro che unificante (come ha analizzato Federico Punzi su queste colonne), la sua presidenza prende il via con una falsa partenza che già dice molto: la pagina Twitter dell’ambasciata Usa in Israele viene ribattezzata “Ambasciata statunitense di Israele, Cisgiordania e Gaza”. Due governi insultati in un colpo solo: Israele che non riconosce l’indipendenza né della Cisgiordania né di Gaza e anche l’Autorità Palestinese che non riconosce certamente la Gaza controllata da Hamas (movimento terrorista, secondo la classificazione Usa). La pagina è stata cambiata di nuovo, dopo un paio d’ore, ed è tornata ad essere “Ambasciata di Israele”. A Gerusalemme non l’hanno presa benissimo. Difficile che sia stato un hacker, come si usa dire ormai nella politica romana, oppure solo una svista. Senza essere complottisti è comunque un segnale su come viene inteso il Medio Oriente nella nuova amministrazione.
La seconda falsa partenza riguarda invece l’alleanza con il Regno Unito ed è simbolicamente più importante: per prima cosa, Biden ha “esiliato” dallo Studio Ovale il busto di Winston Churchill, dopo quattro anni che aveva sorvegliato la scrivania di Trump. Anche Obama lo aveva fatto, sollevando non poche critiche sia in patria che nel Regno Unito (Boris Johnson, allora sindaco di Londra, aveva risposto con una dura reprimenda e per questo era ovviamente stato accusato di razzismo). Questa volta lo spostamento del busto del vincitore della guerra contro il nazismo è passato maggiormente in sordina, probabilmente per timore. Perché le statue di Churchill, il suo monumento a Londra eretto nei pressi del Parlamento, sono state oggetto di contestazioni violente da parte del movimento Black Lives Matter, che accusa di “razzismo” lo statista britannico. Con una campagna terzomondista che parte da lontano, la vittoria di Churchill è stata eclissata da episodi a lui (ingiustamente) attribuiti, come la terribile carestia del Bangladesh, e in generale dalla sua strenua difesa dell’Impero Britannico, oggi vista come inaccettabile espressione del suprematismo bianco. La sua rimozione è dunque un tributo a questa ideologia, tanto più che, ora, nello stesso Studio Ovale, sono stati trasferiti i busti degli eroi del movimento per i diritti civili: Rosa Parks, Robert Kennedy, Eleanor Roosevelt e Martin Luther King.
Ma è sul fronte interno e delle relazioni con le istituzioni sovranazionali che la politica di Biden sta partendo con un piglio radicale. Prima di tutto nel metodo: una pioggia di ordini esecutivi. Il presidente lascia intendere che la legge sarà emanata direttamente dal potere esecutivo, senza troppe discussioni o passaggi al Congresso, e scavalcando anche le prerogative degli Stati. “Il presidente eletto Biden sta assumendo l’incarico in un momento in cui la nostra nazione attraversa una crisi profonda – si legge nella nota del suo capo di Gabinetto Ron Klain – Stiamo affrontando quattro crisi che si sovrappongono e si sommano: la crisi del Covid-19, la conseguente crisi economica, la crisi climatica e la crisi razziale. Tutte e quattro le crisi richiedono azioni urgenti. Nei suoi primi dieci giorni di presidenza, il presidente eletto Biden intraprenderà azioni decisive per affrontare queste quattro crisi, per prevenire altri problemi urgenti altrimenti irreversibili e per ripristinare il prestigio americano nel mondo”. Dove tutto è inteso come “crisi”, gli atti straordinari dell’esecutivo diventano ordinari.
Una sfida agli Stati sarà costituita dalla (apparentemente secondaria e doverosa) “sfida dei 100 giorni con la mascherina” e consiste nell’imporre l’obbligo di mascherina su scala nazionale, in tutte le proprietà federali e nei viaggi fra Stati. Già nei dibattiti presidenziali, Trump aveva contestato al suo rivale democratico l’idea di federalizzare l’obbligo di mascherina: la sanità è una prerogativa degli Stati, infatti. La “sfida” è dunque un compromesso: obbligo sì, ma solo quando si è in transito fra due Stati (quindi fra due regolamenti e sistemi sanitari diversi) oppure nelle proprietà del Governo federale. In barba al ruolo della Cina nell’Oms e ai danni che ha creato a tutto il resto del mondo, con un altro ordine esecutivo gli Usa entreranno di nuovo nel novero dei grandi finanziatori dell’agenzia Onu per la sanità.
Ma è sul clima e sull’equità razziale che Biden punterà le sue carte nei primi dieci giorni di governo. Quanto al clima, la prima azione sarà quella di riportare gli Usa negli Accordi di Parigi. Il Trattato imporrà agli Usa di ridurre le emissioni di gas serra del 26-28 per cento rispetto ai livelli del 2005, entro il 2025. Gli imprenditori energetici temono di affrontare costi enormi di adeguamento e trasformazione, in un periodo in cui sono già in crisi a causa della pandemia. La prima vittima, ormai accertata, è l’oleodotto strategico Keystone XL, lungo la costa occidentale, duramente contestato da ecologisti e associazioni di nativi americani. Benché la compagnia avesse assicurato, nei giorni scorsi, di realizzare un’opera “a zero emissioni”, fra gli ordini esecutivi di Biden c’è, appunto, anche la cancellazione del progetto. Biden ha apertamente promesso di voler superare la produzione energetica con energie fossili, mettendo a rischio tutta l’industria petrolifera e carbonifera. Proprio in un periodo in cui, almeno dal 2018, gli Usa sono diventati Paese esportatore di petrolio.
Quanto al fronte razziale, con un’altra mossa simbolica molto importante, Biden cancella la neocostituita “Commissione 1776”, volta a preservare la storia nazionale nei programmi scolastici. Al suo posto, Biden ordina alle agenzie di sviluppare programmi scolastici improntati sull’eguaglianza razziale, anche qui, forse, per accontentare gli studenti che abbattono le statue di Cristoforo Colombo e di Thomas Jefferson senza fare troppi distinguo. Oltre a ciò, sul fronte dell’immigrazione, proprio mentre è partita un’altra “carovana” dall’America Centrale, Biden ordina la fine della costruzione del muro al confine col Messico, l’abolizione del divieto di accesso da sette Paesi musulmani considerati a rischio terrorismo (mentre i voli da e per Brasile, Regno Unito e Ue restano bloccati, causa Covid) e la cancellazione delle nuove misure restrittive sull’immigrazione. L’obiettivo è regolarizzare il più possibile degli 11 milioni di immigrati irregolari presenti negli Usa.
In questo elenco, tutt’altro che esauriente e in fase di espansione, dei primi ordini esecutivi di Biden, troviamo buona parte del programma della sinistra radicale. Di che unità parliamo, allora?
Stefano Magni, 22 Gen 2021, qui.

E mentre firma i decreti…

E sarà bene non dimenticare che

Resta comunque, di buono, che il suo predecessore era cattivo e tutti gli altri no, ecco.

Cristina Buonomo

Joe Biden dice che vuole picchiare il Presidente.
– Cory Booker dice che vuole prendere a pugni il Presidente.
– Robert De Niro dice che vuole colpire Trump in faccia.
– Jimmy Kimmel e altri ospiti a tarda notte scherzano sull’assassinio del Presidente.
– Snoop Dog fa un video sull’assassinio del Presidente.
– Johnny Depp parla di un attore che assassina il Presidente.
– Kathy Griffin posa con una testa sanguinaria mozzata del Presidente.
– Tom Arnold dice: ′′ Non fare troppo c…. traditore, si sono presentati anche per JFK ′′
– Gaetz è minacciato da qualcuno che ha avvertito che farà saltare la testa al deputato.
– Scalise viene quasi ucciso.
– ANTIFA attacca abitualmente e ora uccide i conservatori.
– Hollywood fa un film sull’uccisione dei sostenitori di Trump.
– Tucker Carlson ha attivisti di sinistra a casa sua minacciando di bruciare la sua casa con dentro moglie e figli.
– Madonna parla di voler far saltare in aria la Casa Bianca.
– McConnell è minacciato da attivisti di sinistra a casa sua di essere pugnalato al cuore.
– La vita del professore democratico costituzionale Jonathan Turley è minacciata per la sua opinione opposta all’impeachment.
Eppure, i socialdemocratici, CNN, MSNBC, ABC, CBS, NBC, TDIP, Media Matters e il DNC dicono tutti che …
′′Trump sta incitando alla violenza.”
Da un commento di Piero Vallero

E niente, se nasci dalla parte giusta sei buono, e resterai buono qualunque cosa tu faccia, compreso il mettere le mani addosso alle bambine. Praticamente così

barbara