LA SIGNORA UCRAINA E LA RAGAZZA RUSSA

La moglie dell’ex membro del parlamento ucraino Ihor Kotvytskyy ha tentato di lasciare il Paese al confine ungherese con 28 milioni di dollari e 1,3 milioni di euro in contanti, secondo la stampa ucraina. Il denaro comunque è stato trovato dalle guardie di frontiera ungheresi. (qui)

La russa più forte del mondo a Schwarzenegger: “Vieni nel Donbass”

È una delle star del sollevamento pesi mondiale, Maryana Naumova, a rispondere da Mosca all’appassionato appello di Arnold Schwarzenegger a Vladimir Putin perchè fermi la guerra

AGI – “Non hai letto le lettere dei bambini nel Donbass, ora non deluderli: vieni a vedere con i tuoi occhi la realtà delle cose”.

È una delle star del sollevamento pesi mondiale, Maryana Naumova, una bella 23enne bruna alta e dai muscoli scolpiti, famosa per aver scalato giovanissima vette mondiali, a rispondere da Mosca all’appassionato appello di Arnold Schwarzenegger a Vladimir Putin perchè fermi la guerra. 
E l’appello di Maryana, una lunga lettera, in risposta al video visto da milioni di persone, non è meno coinvolgente perchè chiama in causa i bambini che hanno vissuto per anni sotto le bombe nel Donbass. 
Maryana Naumova divenne famosa da adolescente quando fu la prima donna sotto i 18 anni a competere in gare di sollevamento pesi, gare tra cui anche la famosa competizione di forza organizzata proprio da Arnold Schwarzenegger.
Proprio in quell’occasione conobbe Terminator consegnandogli le lettere dei bambini del Donbass.
A distanza di anni, quando ormai a causa del Donbass è scoppiata una guerra che fa vacillare la pace mondiale, Maryana ricorda a Terminator proprio quell’episodio e lo coglie in fallo. 
Nel 2015, alla competizione Arnold Classic negli Stati Uniti, io, una ragazza russa di 15 anni, stabilii un record mondiale sollevando un bilanciere del peso di 150 chilogrammi. Ti congratulasti con me, chiedendo della Russia e io piangevo di gioia. Mi sembravi così premuroso, gentile e intelligente. Le portavo, signor Schwarzenegger, lettere e foto dei bambini del Donbass in guerra, una zona che a marzo 2015 avevo già visitato due volte.
Sì, non potevo stare a casa, a Mosca, quando l’Ucraina aveva dichiarato guerra al Donbass, quando per i miei coetanei del Donbass la campanella della scuola significava non solo una pausa scolastica, ma anche l’inizio di bombardamenti. In ogni scuola dove mi sono esibita e ho incontrato i bambini -continua la lettera appello- ho parlato prima di tutto di te, del mio idolo sia nello sport che nella vita: un ragazzo qualunque di una povera famiglia austriaca diventato un famoso atleta, poi un attore cinematografico, infine un politico; e tutto questo grazie allo sport e alla dedizione.

Naturalmente, quei bambini del Donbass ti conoscevano e guardavano i tuoi film: dissi loro che sarei tornata negli Stati Uniti e che ci saremmo visti. E quei bambini, normali alunni delle repubbliche di Luhansk e Donetsk, iniziarono a scrivermi lettere e inviarmi foto con la richiesta di darvele. Raccontavano a Terminator come vivono in guerra e volevano il consiglio più semplice: come fare sport in condizioni così difficili, come crescere, come diventare una persona di successo. I bambini di Donetsk ti consideravano un eroe forte che speravano sarebbe stato in grado di proteggerli. Ho stampato le foto, tradotto le lettere, ti ho consegnato una busta e ti ho detto: ‘Arnold, sono stata di recente in Donbass con una missione sportiva umanitaria, c’è una guerra in corso e i bambini, gli scolari, mi hanno chiesto di consegnarti questi lettere’.
Tu hai risposto: ‘Ucraina, sì, sì, lo so. Darò un’occhiata, ci lavorerò’, e hai passato la busta al tuo assistente. Schwarzenegger, ho visto il tuo appello ai miei concittadini russi. Ovviamente non hai ‘lavorato’ sulle lettere che ti ho dato, anche se l’avevi promesso. La verità su quello che è successo, Arnold, è nelle lettere che sono state conservate dai tuoi assistenti dal 2015. La vera realtà, Arnold, è sul memoriale del ‘Vicolo degli angeli’, a Donetsk, dove tutti possono leggere i nomi dei bambini che sono stati uccisi da proiettili e bombe dell’esercito ucraino. La realtà, Arnold, è che Terminator non solo non ha protetto, non ha aiutato, non ha salvato i bambini del Donbass, ma non ha nemmeno letto le loro lettere e non ha cercato di capire la situazione”.
“Signor Schwarzenegger – è la conclusione – ho visitato il Donbass più di 20 volte dal 2014, ho visitato le zone di combattimento più pericolose. Ho visitato più di 120 scuole, parlato con migliaia di bambini, tenuto più di cento eventi sportivi per bambini, anche se sono una normale ragazza russa, non una feroce guerriera Terminator. Arnold, a volte è molto difficile da capire, essendo a migliaia e migliaia di chilometri da noi, ma hai ancora quelle lettere e quelle foto del 2015, vero? In effetti, potresti semplicemente venire a vedere tutto di persona, sei un uomo coraggioso”.
Nuccia Bianchini, qui.

E magari mettiamoci anche la giornalista francese

Lorenzo Capellini Mion

Western Democracy

La giornalista di guerra francese Anne-Laure Bonnel – Reporter, attualmente in Ucraina, da tempo filma le scene di guerra che si svolgono nel Donbass e ci ricorda costantemente che questa guerra è iniziata nel 2014 e che da allora l’esercito ucraino bombarda i russofoni.
“Il mio lavoro non ha un messaggio politico. Filmo e fotografo solo dozzine di morti e feriti ogni giorno”, ha detto Bonnel all’outlet CNews dicendo che il governo di Kiev considera queste persone come terroristi solo per il fatto di essere russofoni.
Sabato scorso Le Figaro ha cancellato dal sito e dalla pagina FB un suo articolo dal titolo “Il Donbas, dove tutto ebbe inizio” in cui parla della vita della popolazione civile di quelle tormentate zone .
«Da oltre otto anni queste persone rimaste indietro vivono in cantine, (sotto le bombe) senza accesso a un lavoro e ad altri diritti fondamentali per il pieno godimento di una vita dignitosa».
Le Figaro non ha ancora spiegato il motivo della censura.
Anne-Laure ora non ha più nemmeno accesso al suo profilo Twitter e, mentre farà del suo meglio per trovare una piattaforma alternativa,
ringrazia per il sostegno ma annuncia che dopo le minacce e le pressioni subite se ne starà in silenzio almeno per un po’; deve pensare a se stessa e a chi ama perché teme per la sua vita.
Intanto in Ucraina esiste una sola tv megafono del regime e l’opposizione è stata definitivamente spazzata via.
È questa la democrazia a difesa della quale vogliono portarci in guerra?

Una considerazione sulla bellezza del vivere in democrazia.

Raffaele Zagni

Da Hanna Zyskowska: Non so se anche per voi è stato bello così come lo è stato per me vedere in Parlamento gli affiliati dei partiti alzarsi in piedi e applaudire Zelensky il giorno dopo che lui, in Ucraina, i partiti li ha sciolti tutti. Non so se anche per voi è stato bello così come lo è stato per me ascoltare le sviolinate dei conduttori televisivi dopo che lui, sempre ieri, ha chiuso tutte le TV tranne la sua. A me la cosa ha regalato un momento di allegria, sopra tutto dopo che Draghi e prima di lui Fico e la Casellati ci hanno parlato dei valori inalienabili della democrazia occidentale, non come in Russia dove troneggia l’Autocrate.

E infine un altro bel documentario che regalo ai soliti amici negazionisti amanti del guitto in calzamaglia.

barbara

SGRANOCCHIANDO PISTACCHI 2

Sgranocchiando pistacchi è un post di tre anni e mezzo fa che ne riprendeva uno scritto tredici anni prima (guardatelo, non prende più di due minuti, e serve per capire quello che segue). E dunque, abbiamo continuato a sgranocchiare pistacchi mentre, per un intero quarto di secolo, la NATO violava tutti gli impegni formalmente presi. Abbiamo continuato a sgranocchiare pistacchi mentre Putin, periodicamente, avvisava che si stavano pericolosamente avvicinando a quella linea rossa che la Russia non si poteva permettere di lasciar loro oltrepassare – e quando da un pezzo avevano superato quella che fin dall’inizio Biden aveva indicato come estremamente pericolosa e foriera di tempeste. Abbiamo continuato a sgranocchiare pistacchi quando, per otto anni, il Donbass veniva bombardato, devastato, massacrato.  E abbiamo continuato a sgranocchiare pistacchi mentre in quella “democrazia” per la quale oggi ci si strappano le vesti

Beatrice Carpenito

BREVE STORIA TRISTE :

Il 9 maggio in Ucraina si festeggiava la giornata della “Liberazione dal Nazismo”, era l’equivalente del nostro 25 aprile. Per tradizione, tutti i “veterani” scendevano in piazza, assieme alle famiglie e sfilavano in divisa, con le proprie bandiere, i propri simboli ed in mano le foto dei compagni e dei parenti caduti nella guerra di liberazione contro i Nazifascisti.
Dal 2015 questa ricorrenza è severamente vietata, perché considerata “fortemente divisiva”, in quell’anno il Parlamento ucraino ha infatti emanato una legge che, oltre a prevedere la cancellazione del 9 maggio come “festa della Vittoria”, ha vietato anche l’attività del partito comunista e l’uso di simboli comunisti in Ucraina.
Da quel momento in poi è stato impedito con la forza dalla polizia (con la collaborazione dei militanti ultranazionalisti “pro-ucraina”) ai veterani di andare in piazza con simboli e bandiere . Qualsiasi tentativo di scendere in strada, nonostante il divieto, è stato duramente represso. Da quel momento la festa ha cambiato nome, ora si chiama festa “della memoria e della riconciliazione” (sic).
A partire dal 1 gennaio 2019, il parlamento di Kiev ha invece deciso di celebrare ufficialmente il compleanno di Stepan Bandera, leader dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (Oun) e stretto collaboratore dei nazisti. Bandera aveva guidato l’Oun dal 1941 al 1956.
Durante la Seconda guerra mondiale l’Oun (attraverso il suo braccio militare, l’Upa) aveva partecipato, assieme ai tedeschi, alle operazioni di guerra contro l’unione sovietica e, a partire dal febbraio del 1943, aveva cominciato ad aggredire militarmente anche la popolazione civile soprattutto nella zona dell’oblast di Volyn’, attaccando tutti i villaggi e sterminando oltre centomila persone (in maggioranza donne, bambini e anziani polacchi) in una sorta di vera e propria azione pianificata di pulizia etnica. Dopo la liberazione aveva continuato a combattere contro i soldati dell’Armata rossa e l’attività delle divisioni dell’Oun-Upa era cessata formalmente il 3 settembre 1949, ma piccoli gruppi indipendenti rimasero attivi fino all’inizio del 1956.
In Polonia Bandera è considerato un criminale di guerra, nel 2016 il parlamento polacco ha emanato una disposizione in cui i crimini dell’Oun vengono riconosciuti come genocidio.
A dispetto di quanto sopra, a partire dal gennaio 2019, Stepan Bandera, viene solennemente commemorato, con tanto di benedizione da parte del capo di Stato ucraino, in occasione della festa a lui dedicata nel giorno della sua nascita. Nella risoluzione del parlamento ucraino che la istituisce si legge: “Stepan Bandera fu figura di rilievo e teorico del movimento di liberazione”. È considerato eroe nazionale ucraino.

Poi un bel giorno, prima che quell’ultima linea rossa venisse superata, Putin ha detto basta, e improvvisamente i pistacchi sono finiti. Solo quelli di una marca, però. Perché mentre i nostri mass media e social uniti come un sol uomo ci raccontano dell’eroica resistenza all’invasore del popolo ucraino con le armi che gli abbiamo generosamente fornito,

Julia Samarina

Ukrainian army is still bombing Donbass heavily as Ukrainian Army was going to attack Donbass in the beginning of March in a very special way, they’ve congregated the largest part of Ukrainian Army over there to kill everybody in Donbass, but Russian Army has prevented that – although Ukrainian army is still bombing it is nearly in a circle and doesn’t want to let civilians go to defend itself and continue bombing. That’s a kind of last evil to bomb everything in this region before the end.

e anche questo (continuando a sgranocchiare pistacchi).

Vi invito ora a guardare questo video, che probabilmente avrete già visto (qui articolo con riflessione)

Ora, vedendo questo video che, se non sapessimo che si tratta di propaganda, potremmo benissimo prendere per un vero bombardamento su Parigi, e avendo visto decine di immagini e video che pretendono di raccontare le distruzioni perpetrare dall’esercito russo in Ucraina e che sono in realtà fotomontaggi, videogiochi o immagini rubate da altri scenari, quale strana follia dovrebbe indurci a credere che tutte le immagini e tutti i filmati che ci vengono quotidianamente ammanniti siano autentici?

Spostando leggermente il bersaglio, leggo anatemi e parole di fuoco contro Luciano Canfora. Luciano Canfora non l’ho mai frequentato, il suo nome è l’unica cosa che conosco di lui, ne ignoro posizioni, opinioni e parte politica. Adesso ho letto l’intervista incriminata e, perplessa, continuo a chiedermi: che cosa c’è in questa intervista che non va?

“Zelensky salito al potere con un colpo di Stato, guerra è tra Russia e Nato”, intervista a Luciano Canfora

Una voce fuori dal coro. Per “vocazione”. Controcorrente, anche quando sa che le sue considerazioni si scontrano con una narrazione consolidata, mainstream. Luciano Canfora, filologo, storico, saggista, professore emerito dell’Università di Bari, membro del Consiglio scientifico dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana e direttore della rivista Quaderni di Storia (Dedalo Edizioni), è così. Sempre stimolante, comunque la si pensi. E le sue riflessioni sulla guerra d’Ucraina ne sono una conferma.

Professor Canfora, in queste drammatiche settimane, in molti si sono cimentati nel definire ciò che sta avvenendo ad Est. Qual è la sua di definizione?
Punto uno, è un conflitto tra potenze. È inutile cercare di inchiodare sull’ideologia i buoni e i cattivi, le democrazie e i regimi autocratici… Ciò che sfugge è che il vero conflitto è tra la Russia e la Nato. Per interposta Ucraina. Che si è resa pedina di un gioco più grande. Un gioco che non è iniziato avanti ieri ma è cominciato almeno dal 2014, dopo il colpo di Stato a Kiev che cacciò Yanukovich. È una guerra tra potenze. Quando i vari giornaletti e giornalistucoli dicono ecco gli ex comunisti che si schierano… Una delle solite idiozie della nostra stampa. Io rivendico il diritto di dire che le potenze in lotta sono entrambe lontane dalla mia posizione e dalle mie scelte, perché le potenze in lotta fanno ciascuna il loro mestiere. E né gli uni né gli altri sono apprezzabili. Nascondere le responsabilità degli uni a favore degli altri è un gesto, per essere un po’ generosi, perlomeno anti-scientifico.

C’è chi sostiene che per Putin la vera minaccia non era tanto l’ingresso dell’Ucraina nella Nato o la sua adesione all’Ue, quanto il sistema democratico che in quel Paese ai confini con la Russia si stava sperimentando. Lei come la pensa?
Usiamo un verso del sommo Leopardi: “Non so se il riso o la pietà prevale” dinanzi a schemi di questo tipo…

Dalla poesia alla prosa…
Se dobbiamo ritenere che sia democratico chi arriva al potere dopo un colpo di Stato, perché quando in Ucraina fu cacciato il governo in carica quello era un golpe, come quello di al-Sisi in Egitto contro i Fratelli Musulmani. Ognuno è libero di dire le sciocchezze che vuole ma adoperare queste categorie per salvarsi la coscienza, è cosa poco seria. Il figlio di Biden è in affari con Zelensky. Zelensky è un signore che dice di voler combattere per degli ideali, ma questi ideali hanno anche dei risvolti meno idealistici…

Vale a dire?
Il Guardian, non la Pravda, nell’ottobre del 2021 fece un ritratto di Zelensky, dal punto di vista affaristico, molto pesante. Incitiamo i nostri simpatici gazzettieri ad andarsi a leggere il Guardian dell’anno passato per avere un ritratto realistico di Zelensky. Dopodiché non mi scandalizzo, perché quando si usano le parole libertà e democrazia c’è odore di propaganda lontano un miglio. O parliamo seriamente o facciamo propaganda. La propaganda peraltro è cosa molto seria, basta non crederci.

C’è chi accusa la Russia di disinformatia…
Beh, anche il nostro apparato informativo è spaventoso, da quel punto di vista lì. Non ho nessuna tenerezza per la disinformatia russa, però lo spettacolo della nostra stampa, cartacea e televisiva, è peggio del Minculpop. A confronto il Minculpop è un’Accademia dell’Arcadia. Una stampa con l’elmetto, in cui dalla mattina alla sera non si fa altro che blaterare, urlare, protestare, piangere, sentenziare, per creare una psicosi di massa. Devo confessarle che nonostante ne abbia viste tante in vita mia, sono rimasto piuttosto stupito di cotanta prontezza, che fa pensare ad a ordini precisi, con cui la stampa si sia messa l’elmetto. Una cosa francamente penosa. Anche nella psicologia diffusa. Le racconto questa: l’altro ieri ho incontrato un tizio per la strada che mi ferma e mi dice: “Professore, ma lei cosa pensa di quel pazzo di Putin?”. “Qualche responsabilità c’è anche dall’altra parte”, gli rispondo. “Ah”, dice, “ma allora lei la pensa come me”. Questo è un episodio emblematico. Siamo arrivati all’autocensura per timore di scoprirsi. Come durante il fascismo, quando si diceva ma allora anche Lei è contro… Siamo ridotti a questo. Lanciamo almeno un campanello d’allarme affinché la stampa ridivenga dignitosa. Se ce la fa.

I pacifisti che hanno manifestato sabato scorso a Roma, sono stati additati da più parti come dei “filo-Putin”…
È maccartismo puro. Non mi stupisce questo, una volta si diceva sono pagati per questo. È talmente in malafede dire una cosa del genere che non merita neanche un’argomentazione complessa. Perché rivela da sé la natura maccartistica, persecutoria, isterica, di falsa coscienza di una tale valutazione. È chiaro che tutti auspichiamo che si torni a una vera situazione pacifica. Ma ricordiamoci il passato, però…

Ricordiamolo, professore.
Gorbaciov auspicò la Casa comune europea. E fu respinto. Aggiungiamo anche che dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, nacque la Comunità degli Stati Indipendenti, di cui facevano parte l’Ucraina, i Paesi baltici, l’Asia centrale russa, la Georgia. La Comunità degli Stati Indipendenti è un concetto. Comunità vuol dire qualche cosa. Se tu dopo un colpo di Stato, quello del 2014, cominci a chiedere di entrare nella Nato, stai disattendendo un impegno preso non molti anni prima. Ci vuole una Conferenza per la sicurezza europea. Una via di uscita. Se esistesse l’Unione Europea, che purtroppo non esiste, la soluzione sarebbe quella di prendere una iniziativa per una Conferenza per la sicurezza in Europa. Di cui gli Stati Uniti non fanno parte. Invece l’Europa è ingabbiata dentro la Nato il cui vertice politico e militare sta negli Stati Uniti. Il comandante generale della Nato per statuto deve essere un generale americano. Il segretario generale della Nato per entrare in carica, anche se si chiama Stoltenberg ed è norvegese, deve avere il placet del governo degli Stati Uniti. Imbavagliati così, balbetteremo sempre.

In queste settimane di guerra, ci si è molto esercitati nella decodificazione dei vari discorsi pronunciati da Putin, nei quali il presidente russo ha evocato la Grande Guerra Patriottica, la Madre Terra Russia, il panrussismo etc. Da storico: non c’è da temere quando un politico, soprattutto se questo politico ha in mano una potenza nucleare, sembra voler riscrivere la Storia?
Questo mi pare evidente. Solo che il paragone storico più calzante sarebbe un altro…

Quale?
Quello che un ottimo studioso italiano, Gian Enrico Rusconi, quando la Nato si affrettò a disintegrare la Jugoslavia, intitolò un suo libro, un bel libro, a riguardo Rischio 1914. Ci siamo dimenticati che dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, la Nato ha voluto, pezzo a pezzo, mangiarsi lo spazio intermedio fino ai confini della Russia? E il primo ostacolo era la Jugoslavia. E quando ci fu la secessione della Croazia, analoga se vogliamo alla secessione del Donbass, il primo a riconoscere il governo croato fu il Papa e il secondo fu il governo federale tedesco. E tutti applaudivano. La secessione della Croazia era un gioiello, una bellezza. Adesso la secessione del Donbass è un crimine. Rischio 1914. Lo dico con allarme. Sul Corriere della Sera, una voce sensata, quella di Franco Venturini, dice: ma ci rendiamo conto che Zelensky sta continuando a chiedere l’intervento militare della Nato, cioè vuole la Terza guerra mondiale…Ce ne rendiamo conto o no?

Lei come giudica la decisione del governo italiano di inviare equipaggiamenti militari all’Ucraina?
L’Unione europea, che purtroppo non esiste, avrebbe dovuto avere una politica unica su questo come su altri terreni. È piuttosto sconcertante e politicamente sbagliato che ognuno vada per conto suo. Nel caso particolare l’Italia vuole fare la prima della classe. Spero che si mantenga entro limiti accettabili per la controparte, stante che noi abbiamo in casa le basi Nato. Se continuiamo a scherzare col fuoco, facciamo quello che Zelensky insistentemente chiede. A questo proposito mi permetto di raccontare una cosa che peraltro è verificabile. Giorni fa, sulla Rete Tre della televisione, in un talk show c’è in studio una studiosa ucraina, e viene mandato in onda un discorso di Zelensky che viene tradotto, in simultanea, in italiano. A un certo punto, la studiosa ucraina dice “attenzione, la traduzione è sbagliata”, perché lui sta dicendo altro. “E che sta dicendo, le chiede la conduttrice?”. “Sta dicendo che bisogna che la Nato intervenga militarmente”. La traduzione voleva occultare questo. Figuraccia della televisione italiana. Rischiamo di raccontarle queste cose, perché tra breve, non so, leggeremo il Vangelo secondo Riotta? Spero di no.

Se qualcuno alzasse l’indice accusatorio e dicesse: ecco, il professor Canfora ha svelato di essere un nostalgico del tempo che fu… Come risponderebbe?
Io non credo di aver manifestato nostalgie nel momento che mi sono più volte espresso intorno agli scenari conseguenti alla sconfitta dell’Unione Sovietica nella Guerra Fredda. Nessuno, però, può toglierci il diritto di dire quello che ha scritto, poco prima di morire, Demetrio Volcic. E cioè che la situazione di equilibrio esistente al tempo delle due super potenze, garantiva la pace nel mondo. Demetrio Volcic. Spero che sia considerato al di sopra di ogni sospetto.
Umberto De Giovannangeli — 12 Marzo 2022, qui.

Concludo con due piccole cose.
La prima decisamente spassosa: un tizio che da quando ho letto per la prima volta un suo commento ho inquadrato come un cretino integrale, e mai, nel corso dei mesi e degli anni, mi ha dato occasione di ricredermi, ha dottamente spiegato che quelli che stanno dalla parte di Putin non è che lo difendano: è che ne hanno una paura folle e per questo consigliano la resa (e uno che confonde un trattato in cui ognuna delle parti in causa accetta un compromesso rinunciando a qualcosa, con una resa, ho o non ho ragione a definirlo un cretino integrale?) per salvarsi il culo da una guerra mondiale, che ovviamente sarebbe una bazzecola, a occhio e croce non dovrebbe fare più di tre-quattro miliardi di morti e non dovrebbe distruggere più del 50% del pianeta. Cioè, dopo averci doviziosamente spiegato che cosa esattamente c’è nella testa di Putin, adesso ci spiegano anche che cosa c’è nella nostra: fenomeni.
La seconda invece è semplicemente agghiacciante:

Alessandro Perrone

Stiamo selezionando i veri amici in questa circostanza. Se tutto finirà sapremo su chi abbiamo puntato sbagliando clamorosamente. Sarà tutto da rivedere…

Cioè gli “amici” sono dei cavalli su cui puntare, e alla fine della corsa sapremo se abbiamo puntato sul cavallo giusto o su quello sbagliato. E chi ha un’opinione diversa dalla propria su una questione di straordinaria complessità che ha cominciato a snodarsi un quarto di secolo fa e si è via via arricchita di nuovi attori e nuove complicazioni, è né più né meno che un nemico. E mi chiedo: se alla fine “vinceranno” “loro”, verremo giustiziati?

E chiudo definitivamente con la tragedia di Romeo e Giulietto

barbara

NARRATIVA BATTE REALTÀ DIECI A ZERO

Su tutti i media e quasi tutti i social leggiamo continuamente della mostruosa disinformazione diffusa dalla Russia, veniamo messi in guardia dal credere alle menzogne russe, si grida allo scandalo per l’odiosa disinformazione russa… Ora, io e alcuni altri abbiamo inoppugnabilmente documentato molte bufale ucraine, alcune delle quali veramente criminali, come quella del  bombardamento del memoriale della Shoah di Kiev, criminale e pienamente consapevole, perché chi ha ripreso la “notizia” qui può anche ignorare come stiano realmente le cose (anche se non è mai del tutto innocente chi fa girare una notizia senza un minimo di verifica), ma il buffone che da attore di professione consumato annuncia sconvolto al mondo – e soprattutto al mondo ebraico – lo scempio antisemita (“è stato colpito intenzionalmente come atto di antisemitismo”), il memoriale lo ha in casa: lui ha mentito intenzionalmente sapendo perfettamente che il memoriale era intatto. Altre invece, come il videogioco spacciato per bombardamento che la televisione italiana si è bevuta come il peggiore dei polli, sono semplicemente cretine. Ecco: dove sono le documentazioni della disinformazione russa? Intendiamoci: non mi passa neanche per la testa di pensare che uno stato in guerra dica la verità, sempre la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità: la disinformazione è parte integrante sia della tattica che della strategia; ma il punto non è questo, il punto non è se e quanto menta la Russia: il punto è che la disinformazione ucraina è stata documentata, quella russa è stata raccontata: ossia, siamo a livello di chiacchiere da bar sport, e ciononostante tutti continuano a riprendere e diffondere tutte le notizie di fonte ucraina con l’assoluta certezza che si tratti di verità assodata e garantita. E, a proposito: com’è che tutti parlano dei mercenari chiamati da Putin e nessuno di quelli chiamati da Zelensky? Come mai si inorridisce per il fatto che Putin ha mandato a combattere – almeno così è stato raccontato – i militari di leva (“ragazzini di vent’anni”. E chi altro dovrebbe essere mandato a combattere se non i militari, scusate? E invece che ragazzini di vent’anni dovrebbe mandare gli ottantenni che tanto fra poco muoiono lo stesso?) e si parla con ammirazione del fatto che Zelensky mandi a combattere i civili, sorvolando sul fatto che i civili in fuga vengono setacciati e gli uomini mandati indietro perché devono andare a combattere?

E a proposito di chiacchiere da bar sport, una delle barzellette più strepitose in merito è che il motivo vero per cui Putin ha attaccato l’Ucraina (cazzo, loro conoscono IL motivo vero!!!!) è che l’Ucraina sarebbe una democrazia (HAHAHAHAHAHAHA) e allora (HAHAHAHAHAHAHA. Scusate, ma non riesco a smettere di ridere) Putin ha paura che la democrazia ucraina (HAHAHAHAHAHAHA) contagi anche la Russia e che questa a sua volta pretenda di diventare uno stato libero e democratico: non è spettacolare?
E a proposito di Ucraina democratica:

Ucraina e Democrazia, l’ossimoro che trascina l’Europa verso la catastrofe nucleare

Di Maurizio Merlo

L’ultimo momento di mobilitazione popolare internazionale che si ricordi contro una guerra, è del 2003, in occasione dell’invasione militare dell’Iraq ad opera degli Stati Uniti e dei loro alleati, sulla base di notizie inventate di sana pianta, ovvero che Saddam fosse in possesso di armi di distruzione di massa [beh, no, questa non era una notizia inventata, anche se i pacifisti hanno scelto di credere che così fosse] e fosse pronto ad utilizzarle. Allora milioni di persone marciarono in tutto il mondo per chiedere agli Usa di non intervenire in Iraq. Eppure in quei tragici momenti nessun corteo pacifista al mondo osò sfidare la propaganda di guerra, sventolando bandiere irachene o chiedendo di armare il popolo iracheno contro l’invasore.
Oggi invece i cortei “pacifisti” chiedono apertamente di fornire armi a Kiev o, in alternativa di intervenire con la Nato per creare una No fly zone, scatenando così una guerra mondiale.
Poco importa se il presidente ucraino abbia fatto tutto il possibile per far precipitare il paese in guerra con la Russia, con azioni irresponsabili, sempre più sprezzanti nei confronti della sicurezza del paese confinante, tanto da arrivare a dichiarare, durante la conferenza sulla Sicurezza, tenutasi a Monaco il 20 febbraio 2022, che l’Ucraina avrebbe abbandonato il patto di non proliferazione nucleare, dotandosi così di armi atomiche. Se ciò non fosse sufficiente, l’8 marzo arriva la conferma sia dagli Usa che dalla Russia che in Ucraina sono presenti laboratori militari per la produzione di armi batteriologiche di distruzione di massa. Altro che paese aggredito, l’Ucraina si stava preparando ad aggredire, prima il Donbass e poi la Russia.
Il problema però non è solo Zelensky, ma il sistema politico repressivo estremamente violento e razzista ucraino, che coltiva l’odio nei confronti dei russi e dei russofoni, con un progetto chiaro: ripulire etnicamente il paese da qualsiasi influenza russa. Subito dopo il colpo di stato del 2014, la prima legge approvata riguardava la lingua ucraina e poneva forti limitazioni all’uso di quella russa, nonostante l’est del paese fosse abitato prevalentemente da russofoni. Un’ulteriore spaccatura, in un paese ancora scioccato dal massacro di Odessa e dalla violenta presa del potere dei nazisti.
Se la narrazione ufficiale dipinge l’Ucraina come una democrazia aggredita dall’imperialismo russo, beh in tutta onestà bisogna dire che Ucraina e democrazia sono un ossimoro, l’una esclude l’altra. Come potrebbe esserci democrazia in un paese che ha riabilitato i carnefici nazisti della seconda guerra mondiale, che ha legalizzato le squadre fasciste che per otto anni, hanno seminato il terrore in tutto il paese, sequestrando e torturando, a volte uccidendo, oppositori politici? La guerra del regime di Kiev al Donbass ha provocato circa 14000 morti e probabilmente, senza l’intervento russo, avremmo assistito ad una invasione su larga scala dell’esercito ucraino già alla fine di febbraio. A testimonianza di questa ipotesi, c’è l’alto numero di effettivi dell’UAF al confine con le due repubbliche indipendentiste e il fitto lancio di colpi di artiglieria sulle città orientali nei giorni precedenti l’operazione militare russa.
Tutti questi fatti sono stati semplicemente censurati dai media occidentali, che hanno l’esigenza di arruolare i popoli europei contro il popolo russo. Negli ultimi giorni, molti eventi hanno dimostrato ancora una volta il carattere fascista del governo e delle istituzioni ucraine, ma i media li hanno ignorati o, nella peggiore delle ipotesi, hanno rilanciato la propaganda di Kiev.
Il 5 marzo avviene l’esecuzione di uno dei mediatori ucraini, Denis Borisovich, ucciso nel centro di Kiev dagli uomini del servizio segreto ucraino, per presunto tradimento. Immaginiamo se ciò fosse avvenuto a Caracas o a Mosca.  La stampa occidentale però, ha ripreso senza alcuna analisi critica, la versione di Kiev, giustificando l’omicidio del banchiere. Se Borisovich fosse una spia russa non lo sapremo mai con certezza. Nessun processo verrà mai celebrato per appurarlo, nessuno si chiederà più perché quell’uomo fosse nella delegazione ucraina.
All’omicidio di Borisovich, si aggiunge il sequestro di un parlamentare ucraino il 4 marzo scorso, Nestor Shufrich, già più volte colpito dalla violenza fascista per le sue posizioni di contrasto al pensiero unico nazionalista. Etichettato come spia russa, Nestor Shufrich è stato tratto in arresto e allo stato attuale non si hanno sue notizie.
Un’altra vittima presunta del regime di Kiev è il sindaco del villaggio di Kremennayam, Vladimir Struk trovato morto il primo marzo scorso. Aveva proposto ai deputati locali di avviare comunicazioni con la Russia. Secondo la moglie, è stato sequestrato da uomini armati. Il suo corpo è stato ritrovato con un colpo di arma da fuoco al cuore.
Un altro caso è quello dei fratelli Mikhail e Aleksander Kononovich dell’Unione Giovanile Comunista Leninista dell’Ucraina, arrestati il 7 marzo dal regime neofascista ucraino e accusati di essere spie russe e bielorusse. Probabilmente saranno uccisi nelle prossime ore.
Questo è quello che sappiamo, ma gli omicidi mirati, i sequestri di persona, le torture, rappresentano un fenomeno molto più ampio, ormai fuori controllo dopo la distribuzione di armi alla popolazione e la dichiarazione della legge marziale che hanno aumentato a dismisura le violenze sulla popolazione russofona. Chiunque sia solo sospettato di essere una spia, viene spesso ucciso sul posto o incarcerato e torturato senza alcun processo. Inoltre le città sono teatro di saccheggi e scorribande di gruppi criminali, che esercitano violenza su chiunque.
A dispetto della propaganda occidentale che mostra presunti civili ucraini che rifocillano i soldati russi catturati, sul campo si assiste al pestaggio, alla tortura e all’esecuzione dei prigionieri. Le autorità ucraine utilizzano gli avversari catturati come vessilli di propaganda, costringendoli a chiamare i propri congiunti per spingerli a protestare contro il governo russo.
A questi episodi, non certo isolati, si aggiungono le documentate pratiche dei battaglioni nazisti, di utilizzare i civili come scudi umani, per impedire l’avanzata russa nei centri urbani, anche attraverso il sabotaggio dei corridoi umanitari, l’esecuzione di intere famiglie che cercano di scappare, di disertori o di uomini che cercano di evitare l’arruolamento. Una pratica più che logica, dato che dopo l’evacuazione dei civili, i coraggiosi combattenti fascisti dovrebbero vedersela con le truppe regolari russe. L’esito sarebbe scontato.
Tutti questi eventi non disegnano i tratti di una democrazia matura sotto attacco, ma di una feroce dittatura fascista, pronta a tutto pur di combattere la Russia e trascinare il mondo in una terza guerra mondiale. I popoli dell’Ucraina sono utilizzati come agnello sacrificale in uno scontro tra Russia e Nato, già in atto sin dai primi giorni di conflitto e presto o tardi, la narrazione hollywoodiana del coraggioso popolo che lotta contro l’occupante cadrà come un castello di carte, al primo soffio di vento. (Qui)

Quanto all’improvvisa inaspettata immotivata aggressione, questo spezzone di un’intervista di quattro ore di Oliver Stone è di cinque anni fa

E ancora:

Più o meno come dire che Lorena Bobbit ha depisellato il marito così, perché un bel giorno le è saltato il ghiribizzo di dedicarsi all’arte del découpage.

E tornando alla questione della democrazia

E ora vorrei tornare ancora un momento al fatidico 2014. Con una precisazione: non amo granché byoblu: è un canale totalmente libero, vale a dire che chiunque può andare lì e dire quello che gli pare, senza nessun controllo né verifica, e non è raro che vi si sentano giganteschi complottismi e ciarlatanerie. Ma a volte vi si trovano anche cose interessanti  che non trovano spazio altrove. In questo caso il giornalista presenta fatti confermati da altri testimoni e ripresi qui in diretta, per cui ho deciso di proporlo.

E ora vi faccio fare un salto a casa nostra e vi propongo, con qualche giorno di ritardo, il discorso del nostro draghetto preferito, nel caso ve lo foste perso.

“Putin come i nazisti nel ’39”. Cosa ha detto Draghi in Senato

Il duro intervento del premier in Senato sulla situazione della guerra in Ucraina. L’attacco a Putin
Signor Presidente,
Onorevoli Senatrici e Senatori,
L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia segna una svolta decisiva nella storia europea.
Negli ultimi decenni, molti si erano illusi che la guerra non avrebbe più trovato spazio in Europa. Che gli orrori che avevano caratterizzato il Novecento fossero mostruosità irripetibili.
Che l’integrazione economica e politica che avevamo perseguito con la creazione dell’Unione Europea ci mettesse a riparo dalla violenza. Che le istituzioni multilaterali create dopo la Seconda Guerra Mondiale fossero destinate a proteggerci per sempre [ehm… dal 1945 a oggi ci sono state 82 guerre con diverse decine di milioni di morti, signor presidente, di cui 24 negli ultimi due decenni: lei dov’era?]. In altre parole, che potessimo dare per scontate le conquiste di pace, sicurezza, benessere che le generazioni che ci hanno preceduto avevano ottenuto con enormi sacrifici.
Le immagini che ci arrivano da Kiev, Kharkiv, Maripol e dalle altre città dell’Ucraina in lotta per la libertà dell’Europa segnano la fine di queste illusioni. L’eroica resistenza del popolo ucraino, del suo presidente Zelensky, ci mettono davanti una nuova realtà e ci obbligano a compiere scelte fino a pochi mesi fa impensabili. Voglio ribadire, ancora una volta, tutta la mia solidarietà, quella del Governo e degli italiani [li hai interpellati? Tutti 60 milioni?] al Presidente Zelensky, al Governo ucraino e a tutte le cittadine e cittadini dell’Ucraina.

L’aggressione premeditata di Putmin

L’aggressione – premeditata e immotivata [di cui TU sei tanto cieco e ottuso da non vedere i motivi] – della Russia verso un Paese vicino ci riporta indietro di oltre ottant’anni, all’annessione dell’Austria, all’occupazione della Cecoslovacchia e all’invasione della Polonia. Non si tratta soltanto di un attacco a un Paese libero e sovrano [chiedere a Biden per chiarimenti], ma di un attacco ai nostri valori di libertà e democrazia e all’ordine internazionale che abbiamo costruito insieme. (…) L’Italia non intende voltarsi dall’altra parte.
Il disegno revanscista del Presidente Putin si rivela oggi con contorni nitidi, nelle sue parole e nei suoi atti. Nel 2014, la Russia ha annesso la Crimea con un referendum illegale [illegale in che senso? In base a quale legge?], e ha incominciato a sostenere dal punto di vista finanziario e militare le forze separatiste nel Donbass.
La settimana scorsa, ha riconosciuto – nel più totale sprezzo della sovranità ucraina e del diritto internazionale [come quando parlate di diritto internazionale a proposito di Israele?] – le due cosiddette repubbliche di Donetsk e Lugansk. Subito dopo, in seguito a settimane di disinformazione, ha invaso l’Ucraina con il pretesto di “un’operazione militare speciale”. Le minacce di far pagare con “conseguenze mai sperimentate prima nella storia” chi osa essere d’intralcio all’invasione dell’Ucraina, e il ricatto estremo del ricorso alle armi nucleari, ci impongono una reazione rapida, ferma, unitaria. Tollerare una guerra d’aggressione nei confronti di uno Stato sovrano europeo vorrebbe dire mettere a rischio, in maniera forse irreversibile, la pace e la sicurezza in Europa. Non possiamo lasciare che questo accada. (…) [Pare di sentire i film Luce del fascismo: stessa roboante retorica, stessa vagonata di falsità, stesso vuoto di contenuti]

La risposta militare dell’Italia

In seguito all’intensificarsi dell’offensiva russa, abbiamo adottato una risposta sempre più dura e punitiva nei confronti di Mosca. Sul piano militare, il Comandante Supremo Alleato in Europa ha emanato l’ordine di attivazione per tutti e 5 i piani di risposta graduale che ho illustrato la settimana scorsa. Questo consente di mettere in atto direttamente la prima parte dei piani e incrementare la postura di deterrenza sul confine orientale dell’Alleanza con le forze già a disposizione. Mi riferisco al passaggio dell’unità attualmente schierata in Lettonia, alla quale l’Italia contribuisce con 239 unità. Per quanto riguarda le forze navali, sono già in navigazione e sotto il comando NATO. Le nostre forze aeree schierate in Romania saranno raddoppiate in modo da garantire copertura continuativa, assieme agli assetti alleati. Sono in stato di pre-allerta ulteriori forze già offerte dai singoli Paesi Membri all’Alleanza: l’Italia è pronta con un primo gruppo di 1.400 militari e un secondo di 2.000 unità. (…) [nel caso qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul fatto che abbiamo dichiarato guerra alla Russia; tipo che mi arrabbio con Mike Tyson e faccio la faccia cattiva cattiva cattivissima e poi gli do anche un pestone su un piede]
L’Italia ha risposto all’appello del Presidente Zelensky che aveva chiesto equipaggiamenti, armamenti e veicoli militari per proteggersi dall’aggressione russa. È necessario che il Governo democraticamente eletto sia in grado di resistere all’invasione e difendere l’indipendenza del Paese.
A un popolo che si difende da un attacco militare e chiede aiuto alle nostre democrazie, non è possibile rispondere soltanto con incoraggiamenti e atti di deterrenza. Questa è la posizione italiana, dell’Unione Europea, dei nostri alleati. (…) [E poi hanno anche la faccia da culo di mandare da Putin il gigetto in missione diplomatica][E adesso arrivano le randellate sulla testa degli italiani]

Le sanzioni alla Russia

Abbiamo adottato tempestivamente sanzioni senza precedenti, che colpiscono moltissimi settori e un numero importante di entità e individui, inclusi il presidente Putin e il ministro Lavrov.
Sul piano finanziario le misure restrittive adottate impediranno alla Banca centrale russa di utilizzare le sue riserve internazionali per ridurre l’impatto delle nostre misure restrittive. In ambito UE si sta lavorando a misure volte alla rimozione dal sistema SWIFT di alcune banche russe. Questo pacchetto ha inflitto già costi molto elevati a Mosca. Nella sola giornata di lunedì, il rublo ha perso circa il 30% del suo valore rispetto al dollaro. La Borsa di Mosca è chiusa da ieri e la Banca centrale russa ha più che raddoppiato i tassi di interesse, passati dal 9,5% al 20%, per provare a limitare il rischio di fughe di capitali. Stiamo approvando forti misure restrittive anche nei confronti della Bielorussia, visto il suo crescente coinvolgimento nel conflitto. La Russia ha subito anche un durissimo boicottaggio sportivo, con l’annullamento di tutte le competizioni con squadre russe in ogni disciplina. [Così gli facciamo vedere, a quel buzzurro di Putin, cosa significa democrazia e libertà e stato di diritto, tiè]
L’Italia è pronta a ulteriori misure restrittive, ove fossero necessarie. In particolare, ho proposto di prendere ulteriori misure mirate contro gli oligarchi. L’ipotesi è quella di creare un registro internazionale pubblico di quelli con un patrimonio superiore ai 10 milioni di euro.
Ho poi proposto di intensificare ulteriormente la pressione sulla Banca centrale russa e di chiedere alla Banca dei Regolamenti Internazionali, che ha sede in Svizzera, di partecipare alle sanzioni.
Allo stesso tempo, è essenziale mantenere aperta la via del dialogo con Mosca. [E ci vengono a raccontare che questo sarebbe uno statista]
Ieri, delegazioni russe e ucraine si sono incontrate in Bielorussia, al confine con l’Ucraina.
Auspichiamo il successo di questo negoziato, anche se siamo realistici sulle sue prospettive.

Le forniture di Gas

Il governo è inoltre al lavoro per mitigare l’impatto di eventuali problemi per quanto riguarda le forniture energetiche. Al momento non ci sono segnali di un’interruzione delle forniture di gas. [al momento… Ricordiamo che stiamo avendo l’inverno più freddo da decenni, con temperature da gennaio a metà marzo]]
Tuttavia è importante valutare ogni evenienza, visto il rischio di ritorsioni [ah, potrebbe esserci il rischio di ritorsioni? Ma va?] e di un possibile ulteriore inasprimento delle sanzioni. L’Italia importa circa il 95% del gas che consuma e oltre il 40% proviene dalla Russia [un  sentito grazie a tutti i governi che ci hanno sottratto tutte le risorse che avevamo]. Nel breve termine, anche una completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia a partire dalla prossima settimana non dovrebbe comportare problemi. L’Italia ha ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e l’arrivo di temperature più miti dovrebbe comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie [cioè ci affidiamo alla sorte, come nel medioevo]. La nostra previsione è che saremo in grado di assorbire eventuali picchi di domanda attraverso i volumi in stoccaggio e altra capacità di importazione [e visto che con le previsioni vi siete sempre mostrati dei fenomeni…].
Tuttavia, in assenza di forniture dalla Russia, la situazione per i prossimi inverni rischia di essere più complicata.
Il Governo ha allo studio una serie di misure per ridurre la dipendenza italiana dalla Russia.
Voglio ringraziare il Ministro Cingolani per il grande lavoro che sta svolgendo su questo tema. Le opzioni al vaglio, perfettamente compatibili con i nostri obiettivi climatici, riguardano prima di tutto l’incremento di importazioni di gas da altre fornitori – come l’Algeria o l’Azerbaijan; un maggiore utilizzo dei terminali di gas naturale liquido a disposizione; eventuali incrementi temporanei nella produzione termoelettrica a carbone o petrolio, che non prevedrebbero comunque l’apertura di nuovi impianti.
Se necessario, sarà opportuno adottare una maggiore flessibilità sui consumi di gas, in particolare nel settore industriale e quello termoelettrico [cioè?].
La diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico è un obbiettivo da perseguire indipendentemente da quello che accadrà alle forniture di gas russo nell’immediato. Non possiamo essere così dipendenti dalle decisioni di un solo Paese [e questa sì che è una scoperta geniale!]. Ne va anche della nostra libertà, non solo della nostra prosperità. Per questo, dobbiamo prima di tutto puntare su un aumento deciso della produzione di energie rinnovabili [VAFFANCULO] – come facciamo nell’ambito del programma “Next Generation EU”. Dobbiamo continuare a semplificare le procedure per i progetti onshore e offshore – come stiamo già facendo – e investire sullo sviluppo del biometano. Il gas rimane un utile combustibile di transizione. Dobbiamo ragionare su un aumento della nostra capacità di rigassificazione e su un possibile raddoppio della capacità del gasdotto TAP [ma vorrai scherzare! Non te l’hanno detto che TAP è Satana in persona?].

La difesa militare dell’Ue

L’Europa ha dimostrato enorme determinazione nel sostenere il popolo ucraino. Nel farlo, ha assunto decisioni senza precedenti nella sua storia – come quella di acquistare e rifornire armi a un Paese in guerra [e se ne vanta pure!]. Come è accaduto altre volte nella storia europea, l’Unione ha accelerato nel suo percorso di integrazione di fronte a una crisi. Ora è essenziale che le lezioni di questa emergenza non vadano sprecate.
In particolare, è necessario procedere spediti sul cammino della difesa comune, per acquisire una vera autonomia strategica, che sia complementare all’Alleanza Atlantica. La minaccia portata oggi dalla Russia è una spinta a investire nella difesa più di quanto abbiamo fatto finora. Possiamo scegliere se farlo a livello nazionale, oppure europeo. Il mio auspicio è che tutti i Paesi scelgano di adottare sempre più un approccio comune. Un investimento nella difesa europea è anche un impegno a essere alleati. (…)
In caso di interruzioni nelle forniture di gas dalla Russia, l’Italia avrebbe più da perdere rispetto ad altri Paesi europei che fanno affidamento su fonti diverse. Questo non diminuisce la nostra determinazione a sostenere sanzioni che riteniamo giustificate e necessarie [tanto non ci stai mica tu al freddo, pezzo di merda. Tanto non resti mica tu con la macchina ferma, pezzo di merda]. È però importante muoverci nella direzione di un approccio comune per lo stoccaggio e l’approvvigionamento di gas. Farlo permetterebbe di ottenere prezzi più bassi dai Paesi produttori e assicurarci vicendevolmente in caso di shock isolati.
La guerra avrà conseguenze sul prezzo dell’energia, che dovremo affrontare con nuove misure a sostegno delle imprese e delle famiglie. È opportuno che l’Unione Europea le agevoli, per evitare contraccolpi eccessivi sulla ripresa. Nel lungo periodo, questa crisi ci ricorda l’importanza di avere una visione davvero strategica e di lungo periodo nella discussione sulle nuove regole di bilancio in Europa. A dicembre, insieme al Presidente francese Macron, abbiamo proposto di favorire con le nuove regole gli investimenti nelle aree di maggiore importanza per il futuro dell’Europa, come la sicurezza, o la difesa dell’ambiente. Il disegno esatto di queste regole deve essere discusso con tutti gli Stati membri. Tuttavia, questa crisi rafforza la necessità di scrivere regole compatibili con le ambizioni che abbiamo per l’Europa [cioè, fammi capire: tu saresti convinto di poterti permettere di avere delle ambizioni?! Ma veramente veramente?].
L’invasione da parte della Russia non riguarda soltanto l’Ucraina. È un attacco alla nostra concezione dei rapporti tra Stati basata sulle regole e sui diritti [perché non lo hai detto alla NATO in tutti gli ultimi 25 anni in cui ha ininterrottamente violato tutti i patti sottoscritti?] Non possiamo lasciare che in Europa si torni a un sistema dove i confini sono disegnati con la forza. E dove la guerra è un modo accettabile per espandere la propria area di influenza. Il rispetto della sovranità democratica è una condizione alla base di una pace duratura. Ed è al cuore del popolo italiano che, come disse Alcide De Gasperi, è pronto ad associare la propria opera a quella di altri Paesi, “per costruire un mondo più giusto e più umano”. La lotta che appoggiamo oggi, i sacrifici che compiremo domani sono una difesa dei nostri principi e del nostro futuro.
Ed è per questo che chiedo al Parlamento il suo sostegno.
Grazie.

Non so a voi, ma a me tutta questa retorica bolsa fa venire il vomito. Comunque prepariamoci, perché una volta che Putin avrà finito di saldare il conto con l’Ucraina, poi tocca a noi. Nel frattempo, in attesa che il Titanic finisca di affondare, balliamo. Balletti russi, naturalmente.

barbara

OGNI MEDAGLIA HA SEMPRE DUE FACCE

La Svezia per esempio ha questa

E poi ha questa

La Svezia apre alle spose bambine per “motivi speciali”

La socialdemocrazia capitola alla sharia e rigetta l’abolizione totale del matrimonio con minorenni. “E’ realtà nel paese”. Il relativismo morale li ha resi ciechi e paralizzati  

Il governo svedese dice sì ai matrimonio con le minorenni se ci sono “ragioni speciali”. E’ quanto afferma un disegno di legge che dovrebbe entrare in vigore il 1 luglio. L’opposizione di destra aveva chiesto il divieto totale di tutte le forme di matrimonio precoce. “Abbiamo ragazze e ragazzi in Svezia oggi, cioè cittadini svedesi, che convivono, che fanno sesso, che vivono insieme e che hanno figli insieme”, ha commentato invece il deputato socialdemocratico Hillevi Larsson.
La nuova proposta di legge abolisce l’attuale requisito di 18 anni per i matrimoni contratti in base al diritto straniero. Il governo lascerà alla magistratura decidere quali dovrebbero essere i “motivi speciali”. Secondo il testo giuridico, l’esenzione si applica se entrambe le parti hanno oggi più di 18 anni e la sposa era minorenne quando è stata sposata in Siria o in Afghanistan o in Somalia, prima di arrivare in Svezia. Nel 2016 si registrarono 132 matrimoni in cui la sposa era minorenne. In molti paesi africani si arriva a tassi del 50 per cento di matrimoni con minorenni. “È del tutto malato che non si possa semplicemente dire di no a qualcosa di così bizzarro come uomini adulti che hanno il diritto di sposare le bambine”, aveva detto Jimmie Åkesson, leader della destra dei Democratici svedesi. 
“Sentiamo parlare di questi casi tutto il tempo”, ha detto Sara Mohammad, fondatrice di GAPF, un’organizzazione svedese che si batte contro i matrimoni precoci. “Dobbiamo proteggere queste ragazze e abbiamo bisogno che la Svezia mostri al mondo che i matrimoni precoci non vanno bene”. Sara è arrivata in Svezia nel 1993 dopo essere fuggita dall’Iraq, dove suo fratello ha cercato di spararle dopo che era scappata dal suo matrimonio precoce. “Se la Svezia dimostra che questi matrimoni non sono consentiti, la maggior parte delle ragazze in matrimoni forzati non sceglierà di tornare dai propri mariti”, aveva detto alla Reuters. “Il governo deve dimostrare a queste ragazze che le proteggerà”.
Ma il relativismo morale li ha resi ciechi e paralizzati.
Giulio Meotti

Che è la stessa che abbiamo visto una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette (ma forse anche di più) volte.

barbara

LA PEGGIORE EMERGENZA NELLA STORIA DELL’ITALIA REPUBBLICANA

Natale chiuso per Dpcm: non c’è un’emergenza Covid, c’è un’emergenza comunisti al governo

Dobbiamo di nuovo ringraziare @nonexpedit per il suo tweet che abbiamo preso in prestito per dare un titolo a questo articolo, perché, francamente, dopo nove mesi che vediamo ripetersi lo stesso film, siamo un po’ a corto di idee. È dalla primavera scorsa, quando ancora tutti sembravano frastornati dall’impennata di casi e morti, dal primo uso e abuso dei Dpcm per limitare le nostre libertà personali, che Atlantico Quotidiano denuncia l’emergenza giuridica e democratica nel nostro Paese, ben oltre l’emergenza sanitaria.
Con lo show di ieri sera, l’ennesimo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha cominciato a scavare sul fondo che aveva già toccato nelle scorse settimane. Si presenta in prime time davanti agli italiani per snocciolare le restrizioni pensate ad hoc per le festività natalizie e di fine anno: coprifuoco dalle 22, quindi niente cenoni. Vietati gli spostamenti da regione a regione dal 21 dicembre al 6 gennaio, anche per raggiungere le seconde case, e persino tra comuni diversi il 25, 26 dicembre e il primo di gennaio.
Risultato: famiglie divise, messe di Natale abolite. Con esiti paradossali, per cui genitori, figli, nonni che abitano in due piccoli comuni confinanti, magari di un migliaio d’anime e a pochi chilometri di distanza [vedi per esempio qui], non possono ricongiungersi, mentre i più fortunati che vivono a Roma, Milano e Napoli possono attraversare l’intera città.
Misure deliranti, prive di logica, ragionevolezza e proporzionalità, principi cardine che devono sempre guidare le decisioni del legislatore e le azioni della pubblica amministrazione, in particolar modo quando incidono così profondamente sulle libertà fondamentali tutelate dalla Costituzione.
Misure che confermano quello che fin dal primo momento, e più volte, abbiamo sottolineato. La linea dello scaricabarile sugli italiani non cambia: il governo è capace solo di scaricare l’emergenza su cittadini e attività economiche, cioè sulla sfera privata, prima imputando loro l’aumento dei contagi, poi disponendo obblighi e divieti, mentre continua a dimostrarsi totalmente incapace di far funzionare ciò di cui è responsabile: la sfera pubblica.
Il paradosso, infatti, è che i Dpcm risultano efficacissimi nel tenere in casa le persone e chiudere le attività economiche, ma a quanto pare non altrettanto nell’accelerare quanto necessario la risposta pubblica. L’emergenza vale in un senso, verso i cittadini, ma non per la macchina burocratica statale.
A fine ottobre, annunciando l’ennesima stretta, il premier aveva spiegato che le nuove misure servivano a contenere il contagio così da “trascorrere le festività natalizie con maggiore serenità”. L’obiettivo, come ricorderete, era “salvare il Natale”. Evidentemente non hanno funzionato come dovevano, se ora si chiude proprio per Natale, ma nessuno ne chiederà conto.
Si rafforza quindi il sospetto [“sospetto”?] che le restrizioni, sempre più orwelliane e a casaccio, servano ormai solo da cinico diversivo: scaricare tutto sui cittadini, spostare l’attenzione di volta in volta su giovani, movide, bar, ristoranti, ora anche sui posti a tavola in famiglia [hai dimenticato i vecchietti che pretenderebbero di fare ginnastica per il mal di schiena]. Avete notato? Da settimane non si parla d’altro: cosa potremo o non potremo fare a Natale? Tutto, purché dal dibattito pubblico sparisca o quasi l’operato del governo rispetto al fattore davvero decisivo: organizzare e rafforzare il fronte sanitario. Di tamponi, tracciamento, terapie intensive, trasporti pubblici, scuole, carenze di personale e strutture, quasi non si parla più.
Ma ieri almeno tre circostanze non hanno giocato a favore del nuovo show del premier. Nelle ultime 24 ore un nuovo record di deceduti: 993. Il governo britannico ha approvato per primo il vaccino Pfizer/BioNTech e comincerà la campagna di vaccinazioni la prossima settimana. Brexit o non Brexit, dove sono le nostre prime dosi, annunciate da Conte per dicembre? Terzo, il premier ha ancora una volta ignorato il Parlamento, scegliendo di annunciare in uno dei suoi proclami tv le nuove misure anziché presentarle alle Camere. Le opposizioni, come vedremo, non l’hanno presa bene.
Presidente Conte, siamo in semi-lockdown da oltre un mese, scuole chiuse per metà, regioni rosse e arancioni, e ieri ci sono stati 993 morti (novecentonovantatre!). A chi li dobbiamo imputare stavolta? Alla movida? Ai ristoranti che chiudono alle 18? Alle palestre chiuse? In effetti, un “modello italiano” c’è: siamo riusciti nell’impresa, tra i Paesi avanzati, di massimizzare la perdita di vite umane e, allo stesso tempo, massimizzare i danni economici. Non era facile, ma con la sua Pandenomics, il micidiale mix di sistema sanitario impreparato, chiusure e assistenzialismo, il governo italiano c’è riuscito.
Ma no, il presidente Conte in conferenza stampa ha sorvolato sui 993 decessi delle ultime 24 ore (ma non sugli “attacchi personali”, a cui ha voluto rispondere). Nemmeno un accenno. E, ben più grave, nemmeno una domanda dai giornalisti-comparse. Una vergogna, roba da media cinesi. Eppure, non ci voleva un genio per formulare una semplice domanda, quella che credo sia sulla bocca di tutti: se continua a scendere il numero dei ricoveri e delle terapie intensive, com’è possibile che registriamo ancora record su record di decessi?
È questo uno degli aspetti più squallidi, questo sì un vero e proprio sciacallaggio: la contabilità dei decessi giornalieri su cui far leva per alimentare il senso di colpa degli italiani e portarli a rassegnarsi senza resistenze alla perdita delle loro libertà fondamentali: come potete pensare di festeggiare il Natale mentre muoiono mille persone al giorno?
Una contabilità tra l’altro molto discutibile se, come ammesso in una intervista a La Stampa, poi ritrattata in altre, da un autorevole esponente dell’ISS, “mentre da noi tutti coloro che muoiono e risultano positivi al tampone vengono classificati come decessi per Covid, non è così in altri Paesi”.
E i numeri di ieri in effetti fanno riflettere. Se nelle ultime 24 ore sono entrate 217 persone in terapia intensiva, ma il saldo giornaliero è negativo di 19, vuol dire che dalla terapia intensiva sono uscite 236 persone. Anche ipotizzando che tutte ne sono uscite perché decedute, assai improbabile, ne mancano 757 per arrivare al bilancio totale di ieri di 993 deceduti. Sappiamo che purtroppo molte persone anziane muoiono ancor prima di arrivarci in terapia intensiva, ma addirittura nell’80 per cento dei casi?
Il caso ha voluto che mentre il presidente Conte decideva di annunciare in diretta tv, e non in Parlamento, le restrizioni natalizie, la Camera fosse riunita per l’approvazione finale del decreto che modifica i decreti Salvini. Insomma, da una parte si chiudono gli italiani in casa per Natale, dall’altra si riaprono i porti agli immigrati irregolari e ai loro traghettatori. E Parlamento di nuovo scavalcato. Comprensibile la rabbia delle opposizioni, che hanno bloccato i lavori.
Eppure, avevano appena votato l’ultimo scostamento di bilancio richiesto dal governo Conte… E per tutta ricompensa, il premier va in tv ad annunciare le restrizioni natalizie senza passare per il Parlamento, nemmeno un colpo di telefono… Quale migliore dimostrazione dell’errore commesso?
E non si dica che si tratta di due partite diverse, perché in gioco i “ristori” alle categorie colpite dalle chiusure. Il punto è politico: non si tende la mano a un governo che si è attribuito “pieni poteri” nel senso più deteriore, che da nove mesi dispone delle libertà fondamentali dei cittadini per Dpcm, calpesta la Costituzione e il Parlamento.
Occorre però rilevare il silenzio-assenso del Quirinale su una gestione non solo della comunicazione, ma anche normativa in totale spregio dello stato di diritto. Altro che Ungheria e Polonia!
È questo l’aspetto più preoccupante: sono saltati gli argini. L’emergenza Covid sembra ormai autorizzare in astratto, non sulla base di evidenze e dati scientifici, qualsiasi limitazione di diritti che, al pari della salute, sono tutelati dalla Costituzione. E per di più, con atto amministrativo, non avente forza di legge.
Ciò che sorprende, e inquieta, di questi mesi, è come sia stato estremamente facile limitare le libertà personali e d’impresa. Il governo non deve ricorrere nemmeno ai decreti legge, gli bastano i Dpcm. E non ha incontrato alcuna resistenza, né da parte delle istituzioni poste a difesa della Costituzione, come la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale, né da parte del sistema mediatico, che al contrario ha accompagnato i provvedimenti governativi somministrando le necessarie dosi di terrore nella popolazione.
Se una delle caratteristiche dei regimi è che una maggioranza dei cittadini sia convinta che la sospensione delle loro libertà fondamentali sia necessaria, causa di forza maggiore, ebbene oggi questo criterio è soddisfatto in Italia.
Una volta creato il precedente, il rischio del piano inclinato è concreto: qualsiasi scusa in futuro potrebbe essere buona.

E così si torna al tweet di @nonexpedit:

“Finito il Covid, ci sarà qualcos’altro: ecologia, salute pubblica, diseguaglianze, quello che volete. Ma vi entreranno in casa, restringeranno la vostra libertà di azione e di parola coi pretesti più vari. Non abbiamo un’emergenza Covid, abbiamo un’emergenza comunisti”.

E ieri sera, quasi en passant, il premier Conte si è avvicinato ad un nuovo limite, evocando il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) per costringere i cittadini a vaccinarsi: “Se noi siamo in una condizione di gestire la curva del contagio, non sarà necessario imporre un TSO del vaccino ai cittadini”.

Federico Punzi, 4 Dic 2020, qui

E abbiamo ormai imparato, nel corso di questi nove lunghissimi mesi, che quando il conticino dice che spera di non dover fare X, sta semplicemente cominciando a far entrare nelle nostre teste l’idea di X, che arriverà puntualmente, come sono puntualmente arrivate tutte le minacce profferite in tutti questi mesi.
Aggiungo un paio di annotazioni in merito alla questione economica

Flavio Gastaldi

ALL’ASTUZIA DELLA BANDA BASSOTTI

Per poter far slittare il pagamento delle tasse ad aprile, bisognava aver perso oltre un terzo del fatturato e trovarsi in zona rossa.
E lì ti accorgi che Conte ha trasformato la Lombardia da zona rossa in zona arancione solo 24 ore prima.
Del resto la Lombardia rappresenta quasi il 23% del PIL italiano… come farselo sfuggire?
Non sono meravigliosi?
Intanto Bergoglio, incazzato nero, minaccia i ricchi che contestano la patrimoniale incombente. Gli sbarchi non bastano.

Stefano Burbi

A Palermo un’albergatrice ha ricevuto un avviso di pagamento della TARI per oltre 12.000 (Dodicimila) Euro, come se la quantità dei rifiuti smaltiti nel 2020 fosse uguale a quello dell’anno precedente, e, si badi bene,dopo avere garantito la cassa integrazione ai suoi dipendenti, dimenticati dallo stato.
A San Clemente, vicino a Rimini, il Fisco ha multato per 6.500 Euro una coppia titolare di una Piadineria mobile, perché non crede che vengano vendute piadine vuote a prezzo ridotto e presume (ma che presuntuosi) che in realtà quei piccoli imprenditori vogliano frodare lo stato e che smercino piadine farcite di prosciutto e formaggio a prezzo ovviamente maggiore ma non dichiarato.
Tutto ciò in piena emergenza proclamata dal governo: eh, le regole sono le regole, se si deve pagare si paga e zitti. E poi il cittadino è sempre presunto colpevole, fino a prova contraria, per cui, se si esce in zona rossa, non basta una spiegazione verbale all’agente preposto all’eventuale controllo, ma ci vuole un’autocertificazione debitamente compilata sull’apposito modulo e comunque ti può sempre colpire una sanzione, perché una legge ha mille interpretazioni.
Ma lo stato pensa al nostro bene, e c’è anche chi lo crede.

E uno splendido commento dello splendido e lucidissimo ultranovantenne Silvio Garattini

Chiudo con una intensa interpretazione di ciò che tutti noi stiamo intensamente pensando

barbara

PROGRESSISMO VS CONSERVATORISMO RETROGRADO OSCURANTISTA

Parto con la destra, l’orrendissima destra illiberale, intrinsecamente fascista, nemica della democrazia, che vorrebbe riportarci al medioevo (che nessuno sa che cosa diavolo voglia dire, ma è un modo di dire che riempie bene la bocca). Parto da quella perché poi potrete rialzarvi il morale con la parte migliore della società.

Visto che brutta roba? (Anche eccellente attore, tra l’altro) A proposito, per chi se lo fosse perso, l’invito di Sgarbi lo trovate qui. Ma adesso rallegratevi, che arrivano le magnifiche sorti e progressive ad opera di chi va a conquistar la rossa primavera dove sorge il sol dell’avvenir.

Visto che meraviglia lo spettacolo di vauretto nostro che di fronte al coro di proteste per la puttanata che ha detto, recita la parte del martire del Libero Pensiero? (Che poi, a dirla proprio tutta, questo Vauro ciccione non vi sembra che abbia l’aria un po’…?) E a proposito di Babbo Natale e quindi Natale, che ormai non è più lontanissimo, e quindi Gesù Bambino e quindi presepe, eccovi qualche suggerimento utile

E poi succede, in questa nostra epoca strana, di sentire un signore molto molto sinistro che dice cose tremendamente sensate

E poi abbiamo un altro signore talmente universale, talmente bravo, talmente poliedrico, da riuscire a farsi perculare da tutti, di destra come di sinistra

E infine una cosa da leggere, che se no mi ci perdete l’abitudine e questo non va bene.

Cosa resta di “liberale” in Italia? Il declino economico va di pari passo con il declino della libertà

Chiunque abbia letto Hayek potrà dirvi che è un film già visto: lo Stato che si aggrappa all’emergenza per espandere i propri poteri, il ricorso agli “esperti” che nessuno può contraddire, la totale subordinazione delle assemblee democratiche al potere dell’esecutivo e di quelle figure “speciali” scelte per affrontare l’emergenza. È proprio questo il modo in cui uno Stato si avvicina al totalitarismo, su una strada lastricata di buone intenzioni, di “competenze”, di “necessità di protezione”

I difficili giorni che stiamo vivendo, mentre affrontiamo una seconda ondata di contagi da coronavirus, ci presentano un Paese profondamente diviso, inquieto e confuso. Mentre la recessione minaccia la nostra economia, il caos regna sovrano anche nelle istituzioni, come mostrano i battibecchi continui tra Stato e Regioni. E non si possono tacere grandi perplessità, da un punto di vista liberale, circa l’opportunità e la legittimità morale del modo in cui il governo sta intervenendo per fronteggiare l’emergenza. 
La totale assenza di chiarezza e sensatezza nei provvedimenti presi (basti pensare al barista di Catanzaro, che chiude a mezzanotte e riapre a mezzanotte e un quarto, nel pieno rispetto del Dpcm) richiede una volta di più una riflessione su quello che è diventato il nostro Paese: siamo ancora una democrazia liberale?
La prima vera domanda che dovremmo porci è se lo siamo mai stati: una Costituzione profondamente rigida che mette il lavoro prima della libertà, che non concede ai popoli che fanno parte del Paese di decidere democraticamente di percorrere strade diverse, che addirittura non vuole che i cittadini si esprimano sulle tasse, sulle questioni internazionali e sulla forma dello Stato, non pone le migliori premesse per quella che dovrebbe essere una democrazia liberale.
Questo governo però sta riuscendo, con i suoi metodi, con la sua comunicazione e con l’aiuto di drappelli di esperti e giornalisti, a estirpare qualsiasi residuo germe di libertà rimasto in Italia, e la mia non è una “sparata”, qualcosa per “alzare i toni”, ma la semplice constatazione del fatto che il declino di questo Paese sta andando di pari passo con il declino delle sue libertà. Ho parlato di “declino” perché è proprio questa la parola che Hayek, uno dei padri del liberalismo di scuola austriaca, usa nella sua opera “La società libera” per descrivere la situazione di uno Stato in cui avere opinioni diverse da quella corrente costituisce motivo di riprovazione.
Se pensiamo a quello che succede in Italia, dove a comandare non è più la politica ma l’opinione di questo o quel virologo, stiamo arrivando alla fotografia perfetta del declino. In Hayek c’è tutto: lo Stato che si aggrappa all’emergenza per espandere i propri poteri, il ricorso agli “esperti” che nessuno può contraddire, addirittura (ed è il nostro caso) la totale subordinazione delle assemblee democratiche (in cui dovrebbe risiedere il potere vero, quello emanato dal voto popolare) alle decisioni e al potere dell’esecutivo e di quelle figure “speciali” scelte per affrontare l’emergenza. È la democrazia che si mangia da sola cancellando ogni tratto liberale e cedendo ai nuovi valori della “competenza”, della “pianificazione” e del “controllo”. La competenza peraltro è davvero un valore, ma non quando viene sventolato per mettere a tacere gli altri.
Cosa rimane quindi di “liberale” al nostro Paese? Ben poco ormai: accanto a larghe fasce di popolazione stufe di questo modo di fare ci sono ampie schiere di esperti, giornalisti e quant’altro pronti a difendere ogni mossa del premier e ad accusare chiunque la pensi in modo diverso di “negazionismo” e ignoranza. Lo Stato si inserisce prontamente emanando Dpcm confusi e pieni di falle, prolungando lo stato di emergenza per poi non garantire una effettiva preparazione alla seconda ondata, giustificando atti e affermazioni liberticide con la retorica del “è necessario”.
Chiunque abbia letto Hayek e la scuola austriaca potrà dirvi che è un film già visto: è proprio questo il modo in cui lo Stato si avvicina al totalitarismo, ossia su una strada lastricata di buone intenzioni, di “competenze”, di “necessità di protezione”. È lo stesso meccanismo per cui, in economia, lo Stato cresce sempre senza mai fermarsi: trovando di volta in volta un’azienda decotta da salvare, un’ingiustizia da sanare o una disuguaglianza da “riequilibrare”, lo Stato continua a spendere i soldi dei contribuenti e se possibile a ingigantire la mole del debito. Questo è frutto del pericolo di cui parlava Hayek in “La via della schiavitù”, una delle sue opere più celebri: scambiare la democrazia per un “fine” politico, quando essa in realtà è solo uno dei molteplici strumenti utilizzabili per arrivare alla libertà. Se la “legittimazione democratica” di uno Stato porta lo Stato stesso a potersi permettere provvedimenti illiberali e a mettere a tacere chi la pensa in modo diverso, la schiavitù diventa un dato di fatto, il totalitarismo una realtà.

Francesco Zanotti, 21 Ott 2020, qui.

E ormai, infatti, lo è.

barbara

C’ERA UNA VOLTA IN HONG KONG

C’è oggi in Hong Kong  (attenzione: all’interno del video c’è una scena piuttosto violenta)

Così la barbarie dei peggiori genocidi del pianeta si appresta ad assassinare la libertà, ad assassinare la democrazia per arrivare, passo dopo passo, ad assassinare tutte le democrazie del mondo. Con la complicità di alcuni governi.

barbara

NEL NOME DI ALLAH

Tanto mi sono innamorata di 2084, quanto mi ha delusa questo, scritto qualche anno dopo, che racconta la nascita del totalitarismo estremista. E che ci spiega, tanto per cominciare, che l’islamismo ha corrotto l’islam, che è un fulgido messaggio di amore e di pace, e che quindi dobbiamo stare attenti a non confondere mai islam con islamismo. Sennonché  ad un certo punto passa a dire che per difenderci dall’islamismo estremo dovremmo sostenere l’islamismo moderato (sic!) che, come dice la parola stessa, è moderato, appunto. Poi ci racconta della meravigliosa esperienza della Turchia, lampante dimostrazione, con Erdogan, di come l’islam più rigoroso possa perfettamente sposarsi con la democrazia più completa. È vero che il libro è di qualche anno fa, ma è anche vero che Erdogan ha cominciato fin dall’inizio a decapitare i vertici dell’esercito, unico baluardo contro la deriva islamica, ad avere il record mondiale di giornalisti in galera, a malmenare e imprigionare gli studenti, a modificare le leggi fino a concentrare su di sé un potere pressoché assoluto e a imporre sempre più il rigore islamico, con conseguente riduzione degli spazi di libertà.  Per non parlare delle “reazioni” alla pubblicazione delle vignette su Maometto da parte del giornale danese Jyllands-Posten, al cui proposito scrive:

La “piazza araba” ha reagito solo varie settimane dopo la pubblicazione delle caricature, come se aspettasse un ordine che tardava ad arrivare. […]
la “piazza islamista” si è imposta, occupando quasi quotidianamente le televisioni e Internet, e ha forgiato non solo nei paesi arabi e musulmani, ma nel mondo intero, un’opinione pubblica islamista che intende insorgere ed esprimere la sua rabbia ogniqualvolta l’Islam venga criticato, ovunque accada e chiunque se ne renda responsabile.

Innanzitutto la “reazione” è iniziata cinque mesi, e non varie settimane, dopo; in secondo luogo, stando alla narrazione di Sansal, dovremmo credere che milioni di individui analfabeti o semianalfabeti avrebbero letto il giornale danese, si sarebbero indignati, ma avrebbero aspettato  gli ordini superiori prima di lasciare via libera alla propria rabbia devastando, assassinando, e bruciando migliaia di bandiere danesi spuntate da chissà dove. In realtà sappiamo benissimo che quei cinque mesi sono stati impiegati dagli attivisti per fabbricare la rabbia presso gente che della Danimarca ignorava persino l’esistenza. Ancora più grottesca, se possibile, l’affermazione che segue:

Osservo, ed è un paradosso, che comunque gli unici veri dibattiti sull’Islam e sul suo Profeta si svolgono proprio nei paesi musulmani, con critiche talvolta audaci.

E tutti gli impiccati e i lapidati per avere manifestato il più modesto dissenso nei confronti dell’islam, ce li siamo inventati noi?

Pur contenendo anche pagine utili, nel complesso direi che il libro è sostanzialmente da bocciare, soprattutto per l’inganno che opera nel presentare come religione di luce e di pace un’istituzione politica nata con la violenza, cresciuta con la violenza, nutritasi di violenza e che la violenza, per quattordici secoli, non ha mai smesso di perpetrare, predicando l’odio nei confronti di tutto il resto dell’umanità.

Boualem Sansal, Nel nome di Allah, Neri Pozza
nel nome di allah
barbara

DEMOCRAZIA E LIBERTÀ

“La democrazia sono due lupi e un agnello che votano su che cosa avere per cena. La libertà è un agnello bene armato che contesta il voto”
Benjamin Franklin, (1706-1790) uno dei Padri Fondatori degli USA e firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza e della Costituzione Americana.

Ma sembra che molti, troppi, abbiano dimenticato la seconda parte e si diano un gran da fare a sostenere il voto dei lupi.

barbara