C’ERA UNA VOLTA IN HONG KONG

C’è oggi in Hong Kong  (attenzione: all’interno del video c’è una scena piuttosto violenta)

Così la barbarie dei peggiori genocidi del pianeta si appresta ad assassinare la libertà, ad assassinare la democrazia per arrivare, passo dopo passo, ad assassinare tutte le democrazie del mondo. Con la complicità di alcuni governi.

barbara

NEL NOME DI ALLAH

Tanto mi sono innamorata di 2084, quanto mi ha delusa questo, scritto qualche anno dopo, che racconta la nascita del totalitarismo estremista. E che ci spiega, tanto per cominciare, che l’islamismo ha corrotto l’islam, che è un fulgido messaggio di amore e di pace, e che quindi dobbiamo stare attenti a non confondere mai islam con islamismo. Sennonché  ad un certo punto passa a dire che per difenderci dall’islamismo estremo dovremmo sostenere l’islamismo moderato (sic!) che, come dice la parola stessa, è moderato, appunto. Poi ci racconta della meravigliosa esperienza della Turchia, lampante dimostrazione, con Erdogan, di come l’islam più rigoroso possa perfettamente sposarsi con la democrazia più completa. È vero che il libro è di qualche anno fa, ma è anche vero che Erdogan ha cominciato fin dall’inizio a decapitare i vertici dell’esercito, unico baluardo contro la deriva islamica, ad avere il record mondiale di giornalisti in galera, a malmenare e imprigionare gli studenti, a modificare le leggi fino a concentrare su di sé un potere pressoché assoluto e a imporre sempre più il rigore islamico, con conseguente riduzione degli spazi di libertà.  Per non parlare delle “reazioni” alla pubblicazione delle vignette su Maometto da parte del giornale danese Jyllands-Posten, al cui proposito scrive:

La “piazza araba” ha reagito solo varie settimane dopo la pubblicazione delle caricature, come se aspettasse un ordine che tardava ad arrivare. […]
la “piazza islamista” si è imposta, occupando quasi quotidianamente le televisioni e Internet, e ha forgiato non solo nei paesi arabi e musulmani, ma nel mondo intero, un’opinione pubblica islamista che intende insorgere ed esprimere la sua rabbia ogniqualvolta l’Islam venga criticato, ovunque accada e chiunque se ne renda responsabile.

Innanzitutto la “reazione” è iniziata cinque mesi, e non varie settimane, dopo; in secondo luogo, stando alla narrazione di Sansal, dovremmo credere che milioni di individui analfabeti o semianalfabeti avrebbero letto il giornale danese, si sarebbero indignati, ma avrebbero aspettato  gli ordini superiori prima di lasciare via libera alla propria rabbia devastando, assassinando, e bruciando migliaia di bandiere danesi spuntate da chissà dove. In realtà sappiamo benissimo che quei cinque mesi sono stati impiegati dagli attivisti per fabbricare la rabbia presso gente che della Danimarca ignorava persino l’esistenza. Ancora più grottesca, se possibile, l’affermazione che segue:

Osservo, ed è un paradosso, che comunque gli unici veri dibattiti sull’Islam e sul suo Profeta si svolgono proprio nei paesi musulmani, con critiche talvolta audaci.

E tutti gli impiccati e i lapidati per avere manifestato il più modesto dissenso nei confronti dell’islam, ce li siamo inventati noi?

Pur contenendo anche pagine utili, nel complesso direi che il libro è sostanzialmente da bocciare, soprattutto per l’inganno che opera nel presentare come religione di luce e di pace un’istituzione politica nata con la violenza, cresciuta con la violenza, nutritasi di violenza e che la violenza, per quattordici secoli, non ha mai smesso di perpetrare, predicando l’odio nei confronti di tutto il resto dell’umanità.

Boualem Sansal, Nel nome di Allah, Neri Pozza
nel nome di allah
barbara

DEMOCRAZIA E LIBERTÀ

“La democrazia sono due lupi e un agnello che votano su che cosa avere per cena. La libertà è un agnello bene armato che contesta il voto”
Benjamin Franklin, (1706-1790) uno dei Padri Fondatori degli USA e firmatario della Dichiarazione d’Indipendenza e della Costituzione Americana.

Ma sembra che molti, troppi, abbiano dimenticato la seconda parte e si diano un gran da fare a sostenere il voto dei lupi.

barbara

TUTTI IN PIAZZA PER LA LIBERTÀ E PER LA DEMOCRAZIA!

Sabato sera alle ore 22 avrà luogo al teatro Elfo Puccini di Milano uno spettacolo del cantante israeliano Idan Raichel. Naturalmente i soliti diversamente intelligenti, diversamente democratici, diversamente amanti della giustizia, della libertà, della pace e – decidiamoci a dirlo chiaro e forte, una buona volta – dei palestinesi (con le loro coraggiose azioni hanno messo sul lastrico novecento famiglie palestinesi che lavoravano a Maalè Adumim, per dirne solo una) si sono mobilitati per boicottarlo (qui, per chi non sia debole di stomaco, uno dei loro deliri).
Poiché noi, a differenza di loro, non amiamo la violenza, non amiamo gli scontri, non amiamo le provocazioni, non andremo a scontrarci con loro nel corso della loro manifestazione, ma andremo a far sentire la nostra presenza, la nostra voce a favore della democrazia, della pace e della libertà e, non ultimo, la nostra solidarietà a Idan Raichel, la sera alle ore 20.30 (cioè – NOTA per gli ebrei osservanti – dopo l’uscita di Shabbat), davanti al teatro.
Boicott
stop
odiano la democrazia
zittire
barbara

POI DICE AH MA NOI DOBBIAMO DARCI DA FARE PER INTEGRARLI

Muslims-abstain-vote

Pro Sharia Law Demonstration outside Downing Street, London, UK, 20 June 2010

Pro Sharia Law Demonstration outside Downing Street, London, UK, 20 June 2010

Poi dal momento che non hai niente da fare vai a leggere qui, che tanto sono poche righe.

POST SCRIPTUM: oggi ho visto delle bellissime nuvole. Chissà se dove è in vigore la legge di Allah sarà consentito ammirarle e bearsene.

barbara

 

DEMOCRAZIA E LEGALITÀ

“Hasdarà” è una parola poco nota in ebraico ma in questi giorni la si è usata moltissimo. Ieri la Knesset ha respinto a larga maggioranza la legge sulla “Hasdarà” dimostrando ancora una volta che Israele è uno Stato democratico fondato sul rispetto dei diritti fondamentali e sul riconoscimento della divisione fra i tre poteri costituzionali: esecutivo, legislativo, e giudiziario. “Hasdarà” – derivativo di “séder” che vuol dire “ordine” – significa “sistemazione” o “regolamentazione”, ma si potrebbe anche dire “rimpolpettamento” oppure “pastetta”: nel senso di dare valenza legale a una cosa manifestamente illegale. Era successo che ai bordi del paese di Bet El (7000 abitanti) in Cisgiordania, un imprenditore aveva costruito cinque case su un terreno di proprietà di un palestinese, falsificando i permessi o comunque ingannando le venti o più famiglie che in buona fede avevano preso possesso delle abitazioni. La Corte Suprema decretava lo sgombero e la demolizione delle case abusive entro il 1° luglio. Le correnti più militanti in parlamento proponevano allora un provvedimento di sanatoria dell’atto illegale, sostenendo che non si demoliscono costruzioni abusive se il proprietario del terreno offeso non ne fa richiesta entro quattro anni. Era una legge intesa ad annullare retroattivamente una sentenza della Corte Suprema – legge che peraltro sarebbe stata subito impugnata davanti alla stessa Corte Suprema. Il significato poteva anche essere questo: se un palestinese costruisce illegalmente sul terreno di un ebreo, la casa si demolisce subito; se invece un ebreo costruisce illegalmente sul terreno di un palestinese, la casa resta in piedi. Bibi Netanyahu sembra abbia capito in tempo i limiti e le regole dello stato di diritto, e non ha accettato il gioco. Ha minacciato di licenziamento chi nel suo governo avesse votato a favore della proposta di legge. Alcuni ministri e deputati della coalizione hanno fatto la voce grossa, poi al momento del voto si sono squagliati tutti: due erano all’estero, altri al bar, altri ancora gravemente malati. E la legge della “Hasdarà” è stata respinta. Interessante in proposito il voto contrario dei deputati di Degel Hatoràh, una delle fazioni molto religiose-ortodosse. Secondo la legge ebraica, “non si può obbligare un uomo a vendere un campo se lui non vuole venderlo”. Questo l’ebraismo tradizionale lo sa da millenni. Ma tra i politici c’è sempre chi vuole fare un di più.
Sergio della Pergola

Strani scherzi fa la memoria, vero? Ogni volta che viene demolita una costruzione abusiva di palestinesi o di arabi israeliani, i nostri solerti giornalisti si dimenticano di dire che la costruzione era abusiva; ogni volta che viene demolita una costruzione abusiva di ebrei israeliani si dimenticano di dare la notizia: curioso, no? Ho l’impressione – correggetemi se sbaglio – che si dimentichino anche di dire di quella legge dell’Autorità Palestinese, sempre rigorosamente applicata, che prevede la pena di morte per chi vende proprietà agli ebrei. Forse, chissà, se ne dimenticano per via del fatto che le regole sono queste, e sgarrare può costare piuttosto caro. Se volete un compendio completo delle regole da rispettare, comunque, lo potete trovare qui:

con qualche altra precisazione qui. E infine un invito alla riflessione qui.

barbara