VOGLIAMO TUTTO E SUBITO

Quella che segue è una delle famose “Cartoline da Eurabia” di Ugo Volli, risalente a qualche anno fa, che in questo specifico momento ho ritenuto utile ripescare.

Non so a voi, ma a me resta sempre la curiosità di capire come sono finite le storie di cui i giornali danno notizia, magari con grande rilievo, e di cui poi tacciono. Che ne è stato della Cecenia? E’ davvero finita la guerriglia in Sri Lanka? La Georgia? Il conflitto fra presidente e primo ministro in Ucraina? Si è chiusa davvero la storia di Cogne, su cui i giornali hanno speso letteralmente migliaia di pagine? E dei pirati in Somalia, che ne è? L’influenza aviaria, crudelmente soppiantata da quella suina? Mah. Forse in realtà nulla termina mai…
Però ogni tanto qualche puntata successiva alla sparizione delle notizie si può trovare. Per esempio, la faccenda del giornale svedese “Aftonbladet”, di proprietà dei sindacati, quello per cui i soldati israeliani letteralmente strappano il cuore ai ragazzi palestinesi (ma anche a quelli algerini, abbiamo capito nel frattempo). Vi ricordate: di fronte all’orrida calunnia il governo israeliano aveva chiesto spiegazioni a quello svedese, che le aveva rifiutate, in nome della libertà di stampa. I più ottimisti fra noi avevano pensato: magari gli scandinavi, così equilibrati e virtuosi hanno ragione, non vogliono che il governo giudichi delle calunnie, ci sono i tribunali apposta. E infatti, qualcuno aveva presentato delle regolari querele ai tribunali svedesi. Be’ adesso gli ottimisti confidenti nella giustizia svedese hanno avuto la loro risposta. La fonte è l’agenzia AFP:
“Two complaints were filed with the Swedish Department of Justice over the Aftonbladet report, asking that it determine whether it was a case of racial provocation that violated Swedish law. [But] Sweden’s Chancellor of Justice Göran Lambertz decided that the article[…] did not violate Swedish law, and therefore, Aftonbladet will not face a legal probe over the article.” [Dopo che erano state presentate due querele contro il giornale “Aftonbladet” accusandolo di aver violato la legge svedese contro le provocazioni razziali, il Cancelliere di giustizia svedese Göran Lambertz ha deciso che l’articolo non violava la legge svedese e che pertanto il giornale non sarebbe stato indagato.” C’è un piccolo dettaglio significativo che ho lasciato per ultimo: il signor Lambertz non è un giudice indipendente ma “an official representing the Swedish government in legal affairs” il funzionario che rappresenta il governo svedese negli affari giudiziari. Per chi sogna la democrazia socialdemocratica nordica, ecco un piccolo bagno di realtà: le cause giudiziarie sensibili non vanno direttamente in tribunale, ma sono previamente scrutinate dal governo – un po’ peggio, sul piano formale, di quel che accadeva nella Russia di Stalin o nell’Italia di Mussolini.
Per chi crede invece nell’astuzia della storia di hegeliana memoria, ecco invece una consolazione. E’ un articolo dell’ “Avvenire” già pubblicato da IC, che vi riporto qui in parte, perché merita di essere meditato:

“«Vogliamo tutto e subito». In questo slogan si può riassumere la protesta che da alcune settimane si è scatenata in Svezia sotto forma di centinaia di auto incendiate, centri sociali devastati, agenti di polizia feriti e vigili del fuoco fatti segno di sassaiole violente durante l’opera di spegnimento. Autori delle violenze collettive sono i giovani immigrati – o figli di immigrati – che stanno trasformando le periferie delle maggiori città svedesi in campi di battaglia che ricordano i furiosi scontri nelle banlieue parigine. Ma chi sono, dunque, questi giovani e che cosa vogliono? La risposta è contenuta nella frase riportata all’inizio. Vogliono tutto, cioè ottenere gli stessi beni e privilegi di cui godono gli svedesi senza tener conto del fatto che case, automobili, imbarcazioni ed altri “status symbol” sono il frutto di intere vite di lavoro, talvolta nell’arco di più generazioni.
Difficile cercare motivazioni nei loro gesti. Basta interrogarli per capirlo. Alla domanda che cosa volete, rispondono: «Voglio guidare una Saab turbo ed abitare in una bella villa». Quasi tutti sono senza lavoro e difficilmente lo troveranno visto che hanno abbandonato la scuola dopo la quinta elementare. E se chiedete loro che cosa sanno fare, vi rispondono: «Sono un cannone ai videogiochi, a scuola invece non ci si divertiva». E questo è il guaio maggiore per questo gruppo di giovani che stenta ad orientarsi in una società altamente tecnologica. Sono pochi i giovani immigrati che finiscono la scuola dell’obbligo con una media che consenta loro di accedere al liceo. Non frequentano corsi di addestramento al lavoro e si rifiutano di lavorare da apprendisti. Ad un certo punto spariscono, ingoiati da quella malavita sommersa che fa di loro degli individui asociali a vita. Le “bande” che stanno mettendo a ferro e fuoco le città svedesi sono composte da giovani fra i 16 e i 23 anni. La loro ira si sfoga con aggressioni agli agenti di polizia, sia con pietre, sia con insulti feroci marcati di maschilismo islamico alla volta delle poliziotte che vengono chiamate «prostitute in divisa» e anche peggio. Ieri è stata data alle fiamme, a Helsingborg, una schiera di case, lasciando senza tetto quattordici famiglie. Eppure le famiglie di questi ragazzi vivono nei quartieri periferici di Stoccolma, Goteborg, Malmö, Uppsala che difficilmente si possono chiamare “ghetti” essendo formati da appartamenti moderni, dotati di ogni conforto. E i sussidi che questi individui ricevono sono pari alla paga media di un operaio. Ma loro vogliono ben altro. Vogliono tutto subito. E se non l’ottengono, appiccano il fuoco.”
Svezia 1
Svezia 2
Svezia 3
Svezia 4

Bene, questa è la Svezia razzista verso gli ebrei e ospitale verso gli islamici, quella per cui è lecito dire che gli israeliani rapiscono i palestinesi per strappar loro gli organi vitali, ma non si può ridere del Profeta. Chi è causa del suo mal…

Ugo Volli

PS: Ah sì, c’è un’altra ragione di consolazione. Davanti a un tribunale di Manhattan pende una causa per danni contro Aftonbladet per alcuni milioni di dollari. E’ vero che in America regna Hussein Obama, ma per fortuna non decide lui che cause si possano discutere in tribunale. E forse ci sarà una giustizia su questa storia. Se accadrà o se ci saranno nuove puntate, vi terrò informati.

Restando in Svezia, vi invito a riguardare (a guardare per gli amici di più recente data) questo post (il cannocchiale va e viene: se cliccando doveste trovare not found o qualcosa del genere, riprovate in un altro momento), e poi quest’altro più recente.
Perché riproporlo in questo momento? Perché un recentissimo articolo ci informa, tramite la testimonianza di Isabell Sittner, coordinatrice della politica di accoglienza per la Baviera, che la domanda più frequente che pongono gli immigrati è “Quando riceverò la mia casa e la mia auto?”, mentre in Carinzia hanno messo in atto uno sciopero della fame per ottenere un sussidio di 2000 euro al mese (qui). Le cose più o meno analoghe che succedono da noi le conosciamo già, quindi è inutile riparlarne. E non è certo di conforto constatare che il male è comune perché, ben lungi dall’essere mezzo gaudio è, al contrario, tragedia moltiplicata.

barbara

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