QUANDO È TROPPO È TROPPO

Sto percorrendo il marciapiede per arrivare a una carrozza di seconda, dato che quella che ho davanti arrivando dal sottopassaggio è una prima, quando mi si affianca “lui”, che allunga la mano verso la maniglia del trolley. Dico bruscamente “no”, e proseguo, senza accorgermi che, mezzo passo dietro di me, continua a seguirmi. Appena mi fermo davanti alla porta, mi strappa il trolley di mano e lo carica sul treno, e mi chiede dove lo deve portare. Da nessuna parte, rispondo, e mi riapproprio della mia valigia. A questo punto, visto che il suo servizio è finito, allunga la mano e mi chiede soldi. Naturalmente non gli do un accidente e lui insiste. Al che io, a voce ben alta, dico: “Amico, te l’avevo detto che me la portavo da me. Adesso fila!” Se n’è andato imprecando a bassa voce, probabilmente mandandomi ogni sorta di maledizioni – ma tanto con noi vecchie streghe le maledizioni tornano indietro. Eccheccazzo, mi strappi le mie cose di mano e poi pretendi anche che ti paghi?! Ma vaffanculo, va’.

Poi comunque ho avuto una botta di culo perché mi ero dimenticata di timbrare il biglietto (mi sa che sto cominciando a dimenticare un po’ troppe cose, ultimamente: cinque minuti prima ero andata in bagno; mentre mi sto lavando le mani arriva una signora che fa per entrare a sua volta nella toilette, si gira e dice: “È vostra quella borsa?” L’avevo lasciata appesa al gancio; c’erano dentro passaporto patente carta d’identità carta di credito bancomat mio e quello di mia madre un po’ di gioielli medicine macchina fotografica kindle soldi – parecchi – e varie altre cose). Arriva il controllore, prende i biglietti di quelli dei primi sedili. Chiede se sono italiani, quelli dicono di no, e lui dice: “Ah, ecco. In Italia bisogna timbrarli, c’è un macchinetta e si devono infilare nella fessura. Stavolta ci scrivo io data e ora, ma la prossima volta ricordatevi, se no sono 75 euro di multa”. Un controllore che lavora con la testa, evidentemente, perché io di quelle famose cose che voi umani eccetera eccetera ne ho viste a carrettate, in fatto di controllori. Vabbè, arriva a me, io gli do il biglietto e dico che mi sono dimenticata di timbrarlo. Ci pensa su un momento, poi, a quanto pare, gli sembra brutto lasciar correre con gli stranieri e multare gli italiani, anche se la logica in effetti ci sarebbe, così anche a me, anziché darmi la multa, scrive data e ora a penna.

barbara