NOBEL: PRE-VENTIVI E POST-VENTIVI

Non avendo più tanti capelli (eufemismo) il mio barbiere non ha il tempo necessario per aggiornarmi sul mondo, costringendomi a fare in proprio le ricerche di cui godevo in modo felicemente parassitario da giovane.
Così facendo, ho appreso che Boris Johnson, Ministro degli Esteri britannico, adombra la possibilità di un Premio Nobel per la Pace per il Presidente USA Donald Trump, nel caso che addivenisse alla pace con la Corea del Nord e riuscisse a modificare l’accordo con l’Iran senza abrogarlo.
Se così fosse, avremmo il caso, inedito, di due Presidenti USA premiati uno dopo l’altro. Il Nobel a Barack Obama fu dato sulla fiducia, per ciò che avrebbe fatto, mentre quello eventuale a Trump verrebbe attribuito per ciò che ha fatto in passato. Ne consegue che l’uomo di sinistra non avrebbe bisogno di impegnarsi per essere premiato, mentre quello di destra dovrebbe, per contro, portare a casa dei risultati. Si tratta di una grave discriminazione, che perlomeno contrasta con l’art. 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Tant’è che ho avviato una raccolta di firme per far cessare quest’infamia; ho già la firma del mio barbiere – il quale non ha avuto il tempo per leggere il testo della proposta, per la sacrosanta paura di ferirmi col rasoio, e infatti ho solo un graffio – le altre firme seguiranno.
Emanuele Calò, giurista, 8 maggio 2018, pagine ebraiche

A giudicare da quanto scrive abitualmente, il signore qua sopra deve essere parecchio di sinistra, e infatti non concordo quasi mai con quanto scrive. Tuttavia questo pezzo (qui) dimostra che l’ironia (anche auto-) non gli manca. E che – e questo è ancora più raro – esistono addirittura giuristi con uno spiccato senso della giustizia. Onore al merito, dunque. E quanto alla questione trattata, direi proprio che ha ragione da vendere.

barbara

IL LIBRO NERO DELLA DONNA

Gli aborti selettivi (circa cento milioni di donne mancanti nel mondo solo a causa di quelli), gli infanticidi selettivi, le bambine non uccise direttamente ma morte perché intenzionalmente lasciate con meno cibo, meno cure quando si ammalano (ed essendo denutrite si ammalano molto di più dei loro fratelli maschi), meno attenzione riguardo a possibili incidenti. E poi le mutilazioni genitali, che provocano spesso infezioni, a volte mortali, e parti molto più a rischio, gli stupri etnici, le violenze familiari – regolarmente impunite – giustificate da tradizioni claniche e religiose, matrimoni imposti, non di rado in età prepubere, che si risolvono in una infinita serie di stupri e in pericolosissime – a volte mortali – gravidanze precoci. Femminicidio è un termine brutto, ma il fenomeno esiste. Qualcuno, guarda caso uomo, lo ritiene un termine assurdo, ritiene che l’uccisione di un essere umano debba essere qualificata sempre e comunque come omicidio. Ma se io uccido qualcuno che non mi ha fatto alcunché di male, che addirittura magari neanche conosco, unicamente perché negro, o ebreo, o zingaro, non concorderebbe chiunque sul fatto che questo assassinio debba esser classificato in una categoria a parte, e non assimilato a un omicidio commesso per vendetta o per interesse? E dunque perché mai l’assassinio di una donna dovuto unicamente al fatto che si tratta di una donna non dovrebbe essere considerato come una categoria a sé, separata dal “normale” omicidio?
E poi ancora i diritti politici negati, i diritti civili negati (donne, magari ministro, che non possono lasciare il Paese per gli impegni relativi al proprio mandato senza l’autorizzazione del marito), minore scolarizzazione, discriminazioni sul lavoro e in molti altri ambiti… L’analisi della condizione femminile in tutto il mondo contenuta in questo corposo volume è davvero esaustiva, e impressionante. Con qualche – non troppo sorprendente – bizzarria, come le violenze domestiche sopportate dalle donne palestinesi addebitate all’occupazione e soprattutto all’intifada, ripetutamente nominata senza mai dire che cosa sia, sicché chi non segua le vicende di quella parte del mondo potrebbe tranquillamente immaginare che si tratti di qualche diavoleria vessatoria inventata da Israele, e comunque la cosa funziona così: per colpa dell’intifada gli uomini sono senza lavoro; siccome sono senza lavoro devono stare tutto il giorno a casa; siccome devono stare tutto il giorno a casa si annoiano a morte; e siccome si annoiano a morte, per fare qualcosa e per scaricare il nervosismo pestano le mogli. E anche gli incesti sono da attribuire alla stessa causa:
La televisione via cavo e l’accesso a internet hanno introdotto nelle case programmi e siti pornografici fino a quel momento vietati o di difficile accesso in una società tradizionalista e pudibonda. «Confinati in casa dalla disoccupazione, gli uomini, giovani e meno giovani, passano molto tempo davanti alla tv. Quello che vedono gli riempie la testa di idee, e poi passano all’azione con quello che hanno “sottomano”, la loro figlia o la loro sorella» spiega Shaden Bustami, direttrice dell’Associazione per la difesa della famiglia (Adf).
C’è anche qualche clamorosa ingenuità, come quella di accreditare al pur restrittivo e misogino Iran l’assenza degli aborti selettivi, quando dovrebbe essere noto a chiunque che in Iran non vengono effettuati aborti né selettivi né ciechi, dal momento che l’aborto è vietato per legge; e c’è un astioso attacco a 360° contro George W. Bush Ma a parte queste e alcune altre cose su cui si può dissentire, è un libro che dovrebbe davvero essere letto, perché magari si segue la cronaca, si leggono i giornali e si crede di sapere tutto e invece no: ce ne sono di cose che non sappiamo, e quante ce ne sono.

Il libro nero della donna, A cura di Christine Ockrent, Cairo editore
Il libro nero della donna
barbara