LETTERA APERTA ALL’OMS

Trovata in rete e molto apprezzata.

L’allarme carne arriva da buon ultimo di una serie infinita e legittima di raccomandazioni. Sono una lettrice “esperta”, per mestiere faccio comunicazione e credo di avere una buona cultura, ma mi pongo dalla parte del lettore medio, desideroso di sapere, ansioso di proteggere la propria salute, fiducioso degli esperti. Se mangia carne rischia il cancro, se si butta sui cereali trova il killer aflatossine, non parliamo del latte. Se ama gli zuccheri è fottuto, con i formaggi ammazza le coronarie. Per non parlare del pesce, dove lo mettiamo il mercurio? E la frutta poi. Aiuto! Un ricettacolo di pesticidi. E l’olio di palma? Il digiuno alla fine non è certo la scelta più sensata. Ergo, un po’ di sano equilibrio e soprattutto di informazioni non parziali, ma organizzate non sarebbero più etiche? Abbiamo il diritto di essere informati, non terrorizzati. Super esperti mondiali, ditemi quale deve essere la mia dieta senza che mi senta una aspirante suicida. Ma poi non cambiatemela il giorno dopo. Lo stress provoca il cancro.
Daniela Boresi
carne
E poi vai a leggerti un po’ di considerazioni sensate e interessanti qui, e poi magari anche questo.

barbara

A SAN COLOMBANO IL TEATRINO DEI BOICOTTATORI CONTINUA

Sul quotidiano Il cittadino il 2 ottobre è stato pubblicato un articolo firmato “Coordinamento BDS Lombardia” (già, non una semplice lettera: loro possono permettersi di farsi pubblicare articoli – e poi quelli della potentissima lobby saremmo noi!) che potete leggere qui Il Cittadino 2.10.2015 Coordinamento BDS Lombardia
Quella che segue è la lettera che, in quanto persona chiamata direttamente in causa, ho inviato al giornale. Staremo a vedere se verrà pubblicata.

Buon giorno. Io sono quella tale “una certa Barbara”, citata nell’articolo firmato “Coordinamento BDS Lombardia”, e in quanto persona chiamata in causa vorrei fare alcune precisazioni.
È scritto nell’articolo: “Definire l’ISM un movimento terroristico come scritto da una certa Barbara”. Falso, anzi, doppiamente falso: primo, non ho scritto “movimento terroristico” bensì “organizzazione pesantemente collusa col terrorismo”; secondo, non l’ho affermato, bensì DOCUMENTATO, linkando un documento in cui gli stretti legami tra ISM e terrorismo sono dimostrati con fatti e foto, come chiunque può verificare, essendo stato riportato nell’articolo il link al mio post. Se io fossi tipo che, come i signori firmatari dell’articolo, si diletta a minacciare querele, non so se ne sia più passibile io per avere documentato un fatto o i suddetti signori per avermi accusata di dichiarazioni rispondenti al falso.
“Accusare Vittorio Fera, membro dell’ISM, di essere un contestatore di professione”: giusto per amor di precisione, ho scritto “professionista della provocazione”, che non è un’accusa, bensì una constatazione: essendo il signor Fera sempre in giro a partecipare a manifestazioni di ogni sorta, e dovendo, presumibilmente, anche lui mangiare, e non avendo, evidentemente, tempo di esercitare altre professioni, è chiaro che la sua professione è quella – come lui stesso del resto, in almeno una occasione a me nota, ha apertamente ammesso.
“Ribaltare completamente i fatti accaduti a Nabi Saleh”: nel post in questione ho linkato una documentazione completa dei “fatti accaduti a Nabi Saleh”, che dimostra inequivocabilmente che al soldato israeliano è stata tesa un’imboscata (e la cui moderazione nel reagire e gestire la situazione è stata ammirata da tutta la stampa araba, ma questo si preferisce ignorarlo, vero?). Il ribaltamento dei fatti è stato invece operato dalla propaganda palestinese e filopalestinese, operando un’accurata selezione delle immagini disponibili, per far loro dimostrare ciò che faceva comodo dimostrare.
“Nei Territori Palestinesi Occupati”: chi conosca la storia e la legislazione internazionale sa perfettamente che quei territori (Giudea e Samaria in italiano, Yehuda ve Shomrom in ebraico, Yahud was Samara in arabo) non sono mai stati palestinesi, e non sono, in base a nessuna norma di diritto internazionale – se non quello inventato dalla propaganda anti-israeliana – occupati. Inventare nomi e leggi non aiuta ad avvicinare alla pace.
“Un ragazzino di 12 anni col braccio ingessato” che ogni tanto si confonde ed esce col gesso infilato nell’altro braccio, come documentato da alcune foto.
“Furto di terra e sorgenti d’acqua degli abitanti autoctoni a favore dei coloni che vivono illegalmente, secondo il diritto internazionale, su quella terra occupata”: devo parzialmente ripetere quanto scritto sopra: l’unico furto di terra (e di acqua) è quello perpetrato dagli arabi immigrati ai danni degli ebrei, che su quella terra, secondo il diritto internazionale, vivono legalmente – e su questo non perderò tempo a fornire documentazioni: chi le vuole trovare non avrà difficoltà a trovarle.
Tralascio, perché non intendo dare a questa lettera le dimensioni dell’Enciclopedia Britannica, come avverrebbe se provvedessi a contestare ogni inesattezza, tutta una serie di affermazioni per arrivare a “prendono una posizione molto forte contro l’antisemitismo, l’islamofobia e il sionismo”: per la serie il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. A parte il fatto che non ricordo prese di posizione dell’ISM contro l’antisemitismo – ma forse mi sono distratta, e sarò grata ai signori BDS se vorranno gentilmente rinfrescarmi la memoria – sembrerebbe che questi signori ignorino totalmente il significato del termine “sionismo”. Oppure lo conoscono ma fingono di ignorarlo perché ciò è più utile alla “causa”. Perché sionismo significa, semplicemente, esistenza dello stato di Israele, nient’altro che questo. E “prendere una posizione molto forte contro il sionismo” significa, semplicemente, auspicare “molto fortemente” la cancellazione di Israele, nient’altro che questo. E arrivati a questo punto, tutto il resto diventa dettaglio senza importanza, su cui non vale la pena di perdere tempo a discutere.
Cordialmente
barbara mella

Chi può, chi ha tempo, chi ha voglia, chi dispone di qualche argomento, aggiunga il proprio contributo e scriva. Grazie

barbara

AGGIORNAMENTO: lettera pubblicata! Il Cittadino 7.10.2015

ECCO QUA

Guardate come sto bene nella mia casa con vista mare!
casa nuova
E ora, poiché non c’è rosa senza spine, andate a leggere questa sfolgorante sfilata di intrepidi animalisti. Poi salta sempre fuori qualcuno a dire ah ma questi qua non sono mica veri animalisti, i veri animalisti non sono mica così… Beh, sono esattamente come quelli che, ogni volta che qualcuno uccide e massacra – dichiaratamente – in nome dell’islam, ci vengono a spiegare che quello, no, non è il vero islam.

barbara

CHI SPECULA SUGLI ANIMALI? (PARTE TERZA)

E veniamo all’affaire “Green Hill”. Se andiamo a guardare i FATTI anziché lasciarci incantare dagli strilli isterici degli animalari di professione (professione molto redditizia, come è stato precedentemente dimostrato), incontriamo diverse cose interessanti: testimoni totalmente ignoranti della materia su cui dovrebbero testimoniare in qualità di esperti; raddoppio della mortalità di cani – più tutta una serie di altri disastri – dopo che sono stati sottratti agli “assassini” di Green Hill; la delirante leggenda dei cani mutanti; una interessante rassegna di bufale diffuse sul caso in questione; le incredibili invenzioni e ribaltamenti, a scopo sensazionalistico, delle associazioni animaliste che, come quando i pallestinari esibiscono foto di bambini siriani uccisi, bambini iracheni uccisi, bambini israeliani uccisi spacciandoli per bambini palestinesi uccisi, ci inducono a chiederci: ma se c’è una così incredibile mole di misfatti a carico di questi efferati criminali, perché non ci documentano quelli invece di continuare a propinarci tutta questa paccottiglia di colossali balle?
Chi volesse saperne di più, comunque, vada qui e digiti “Green Hill” nell’apposito spazio, e potrà leggere tutti i documenti prodotti su questa vergognosa vicenda.

barbara

CHI SPECULA SUGLI ANIMALI? (PARTE SECONDA)

E passiamo alla disinformazione a manetta messa in atto da LAV e animalari vari misti, cominciando da quella sulla sperimentazione animale. Disinformazione che comincia con il lessico, ossia col vizio congenito di chiamare vivisezione qualunque tipo di sperimentazione animale, così, pour épater la bourgeoisie e farla saltare inorridita. Come se qualcuno mi desse una pacca sul culo e io mi mettessi a strillare che sono stata stuprata: che cosa ne direste? Premesso che chi si è azzardato a toccarmi il culo senza la mia autorizzazione si è ritrovato permanentemente vaccinato dalla tentazione di riprovarci, uno stupro è uno stupro e una pacca sul culo è una pacca sul culo. E se dopo esservi mobilitati in seguito alla mia denuncia di essere stata stuprata scopriste che in realtà mi è stata data una pacca sul culo, continuereste a solidarizzare con me? Continuereste a credere ciecamente a tutto quello che dico? Senza neppure provvedere a verificare? Che poi, volendo, ci sarebbe anche quel tizio che mi ha ficcato una mano sul culo per spingermi verso riva mentre rischiavo di annegare perché nella posizione in cui si trovava il culo era l’unica parte del mio corpo che poteva raggiungere. O quello che mi ha energicamente schiaffato una mano sul culo a bordo di un aereo sovietico (c’era ancora l’Unione Sovietica, all’epoca) per bloccarmi mentre stavo per sedermi sul sedile sporco di vomito – che poi, quando siamo atterrati, ho capito perché potesse capitare che qualcuno vomitasse. Cioè, ci sono anche toccate di culo così, per dire. Ecco, LAV e animalari vari misti fanno esattamente così, strillano allo stupro per ogni toccata di culo, fatta magari per salvarvi dal peggio. E con questo improprio uso del lessico e con tutti gli altri mezzi a disposizione fanno, come detto, disinformazione a manetta. Sulla sperimentazione animale, come dicevo, ci hanno ormai abituati a quelle famose cose che voi umani eccetera eccetera, di cui è assolutamente impossibile dare una panoramica completa, e quindi darò solo un microscopico campione, invitandovi a leggere uno, due, tre e quattro.
Un altro esempio di attivismo la LAV lo dà nel diffamare e calunniare Telethon: il problema, evidentemente, è che Telethon lavora in maniera decisamente più seria di loro, e per questo dà fastidio. Tanto, di imbecilli pronti a bersi qualunque idiozia, se ne trovano a carrettate.
(continua)

barbara

ERIC SALERNO

Qualche mese fa vi avevo proposto una mia recensione di circa dodici anni fa del libro su Israele di Ugo Tramballi. Adesso vi propongo quella, all’incirca contemporanea, del libro di Eric Salerno.

Oggi vogliamo lanciare ai nostri lettori una sfida da trecentomila miliardi di dollari: leggete questo libro e trovateci UNA frase benevola nei confronti di Israele o degli israeliani, o UNA frase che contenga anche un solo frammento di verità.
Gli israeliani, tanto per cominciare, sono maleducati e arroganti. E violenti: la violenza nelle scuole, per esempio, sembra non avere pari in nessun altro stato. E razzisti, beninteso: incredibile quanto piaccia, al nostro Salerno, rotolarsi in bocca la parola “razzisti” appioppata agli israeliani, non perdendo occasione per continuare a ripeterla. Razzisti – va da sé – nei confronti degli arabi, ma razzisti anche fra di loro, fra askenaziti e sefarditi; gli ortodossi sono sempre e solo “questa gente” o “quella gente”: “Quella gente vestita di nero che ricorda tanto la gente vestita di nero di Teheran e quella dell’Afghanistan, che ha imposto alle donne di coprire testa e volto e tutto il resto in nome di non si capisce quale pudore”. E Israele come stato? È in prima fila nel riciclaggio del denaro sporco (e qui Salerno dà anche il voto: zero in condotta), è nella classifica mondiale dei paesi a più alta corruzione nell’apparato dello stato, e molto altro ancora.
Ciò che più di tutto colpisce in questo libro, definito dalla nota di copertina “un intenso sguardo dall’interno”, è l’estrema superficialità: un piatto quadro bidimensionale, un presente senza passato, una serie di eventi senza causa. Gli israeliani opprimono i palestinesi, i palestinesi soffrono, gli israeliani fanno la guerra, i palestinesi la subiscono, così, senza un perché. Il conflitto israelo-palestinese, pur essendo sempre presente, non è il protagonista del libro: protagonisti sono Israele e gli israeliani. E vediamo come Salerno interpreta la storia e la cronaca che coinvolgono Israele e gli israeliani.
Guerra dei sei giorni: “Dopo mesi di scontri minori nella regione, alle 7,45 del 5 giugno l’aviazione israeliana si levò in volo e attaccò l’Egitto distruggendo nel giro di poche ore l’intera forza aerea del più potente dei nemici dello Stato ebraico. Stessa sorte toccò agli aerei siriani e giordani mentre le truppe di terra israeliane sfondavano le difese arabe penetrando in Sinai, sul Golan siriano e in ciò che conosciamo oggi come Cisgiordania, ossia quella parte della Palestina allora amministrata dalla Giordania che comprendeva anche la parte orientale di Gerusalemme”. Non si sa in che cosa consistessero questi “scontri minori”, non si sa perché improvvisamente Israele decida di attaccare, la Cisgiordania con Gerusalemme est occupata e annessa illegalmente dalla Giordania viene blandamente definita “amministrata”.
Massacro di Pesach: “A Netanya, una cittadina balneare sulla costa mediterranea poche decine di chilometri a nord di Tel Aviv, un kamikaze semina lutto e terrore. La sala da pranzo di un albergo. Famiglie riunite intorno ai tavoli. Un massacro. Ventotto morti, a conti fatti, decine di feriti. Sharon non aspetta altro”: vorremmo parlare di cinismo, ma il termine è così assolutamente inadeguato che rinunciamo a qualificare l’atteggiamento del signor Salerno. Il quale si prodiga anche in citazioni di giornali israeliani e di testimonianze raccolte dalle sue attente orecchie. Per avere un’idea di come proceda, immaginiamo che qualcuno, per spiegare l’Italia a chi non la conosce, citi il manifesto per parlare del governo [all’epoca c’era Berlusconi] e Libero per illustrare l’opposizione, e riporti discorsi di Umberto Bossi per mostrare come si esprime il popolo italiano, e del sindaco di Treviso (quello che ha invitato i suoi concittadini a trattare gli extracomunitari come leprotti, sparandogli addosso) per chiarire come la pensa. Cita per esempio, fra tutti gli archeologi presenti in Israele, Ze’ev Herzog: ” ‘Gli israeliti non sono mai stati in Egitto, non hanno compiuto peregrinazioni nel deserto, non conquistarono questa terra con una campagna militare e non la trasferirono alle dodici tribù di Israele’. Le gesta dei patriarchi sono leggende e non vi sono tracce di un impero di Davide e Salomone, né delle fonti del credo nel Dio di Israele”. Altre dichiarazioni riportate: “Gli ebrei sono tornati dopo duemila anni per rivendicare il diritto a una terra ormai abitata da altri e da trentacinque anni Israele sopprime un intero popolo, quello palestinese” (ed è un po’ arduo capire come ci siano ancora palestinesi vivi, dopo trentacinque anni di “soppressione”); “È una classe, quella degli arabi d’Israele, contro la quale vige, sottolinea il geografo, e non soltanto lui, ovviamente, una sorte di discriminazione e questa discriminazione, spiega, è sancita dalle leggi dello stato e messa in pratica dai suoi dirigenti”. Ripesca anche Deir Yassin: “un massacro ammesso e cinicamente giustificato dai suoi autori”. Peccato che studi recenti, anche di studiosi arabi, abbiano dimostrato che non ci fu alcun massacro, ma solo una violentissima battaglia, e che i morti siano stati circa un quinto di quelli riportati da Salerno, e quasi tutti combattenti. Peccato che proprio Salerno, che accusa Israele di trasformare in storia miti e leggende, peschi a piene mani fra tutti i miti e tutte le leggende in grado di demonizzare Israele. Al punto da ricordarci che se gli ebrei hanno avuto la Shoah, i palestinesi in compenso hanno avuto Sabra e Chatila. Cita naturalmente Benny Morris, salvo evitare accuratamente ogni riferimento alle sue prese di posizione più recenti. E ci racconta che Israele ha espropriato in gran quantità case e terre dei palestinesi approfittando della mancanza di documenti catastali; il fatto è che noi sappiamo che gli archivi del catasto ottomano erano estremamente accurati: e che cosa significherà dunque il fatto che proprio quei palestinesi che denunciano espropriazioni siano privi di documenti atti a comprovare i loro presunti diritti? Ma questo non è ancora tutto, e non è neanche il peggio. Salerno ci spiega anche le cause del fallimento di Camp David: è fallito per gli errori di Clinton, che aveva troppa fretta di far dimenticare lo scandalo Lewinsky, e per gli errori di Barak, che “ha la grinta del generale e non la finesse dello statista”. E Arafat? No, lui niente. Lui, poverino, era solo, e gli israeliani “non intendevano concedergli altro spazio”, qualunque cosa ciò significhi. E ancora. A proposito delle dicerie sul complotto sionista che sarebbe dietro agli attentati dell’11 settembre: “Troppi dubbi, troppe incertezze, troppe domande resteranno senza risposta nei mesi a venire”. L’ebrea russa, residente in Israele da oltre trent’anni e che si identifica con Israele è “irritante”, il ragazzo israeliano che lo invita a riflettere sul fatto che i palestinesi vogliono la distruzione di Israele è uno che “infila la testa sotto la sabbia per non dover più ragionare (…) Uno slogan dietro l’altro senza veramente capire o approfondire”. A proposito dei profughi: ” ‘Non li abbiamo cacciati noi, se avessero voluto sarebbero potuti restare’ è il ritornello tedioso e acritico della maggior parte degli israeliani”, incurante del fatto che siano proprio i giornali arabi dell’epoca a documentare il fatto che sono stati gli arabi a indurli ad andarsene. E su Durban: israeliani e americani “sostengono che gli arabi vogliono delegittimare lo stato ebraico” – e qui sfioriamo veramente il ridicolo. E, a proposito di ridicolo, non mancano amenità come “Pesach, la cosiddetta pasqua degli ebrei” o “le cosiddette forze dell’ordine”. E quest’altra chicca: “Il giorno dell’esplosione al Dolphinarium centinaia di ebrei sottolinearono rabbia e razzismo attaccando una moschea davanti al luogo dell’attentato”: e poco male se si accontentasse di dirlo; il fatto è che questo episodio viene riportato per ben tre volte, in modo da dare al lettore l’impressione che le moschee assaltate siano tre. E che dire di questa perla? A Hebron vivono “cinquecento fanatici, compresi i poveri bambini”: giusto per non essere razzisti!
Un libro, per concludere, di disinformazione pura, un collage di menzogne e stereotipi, frasi fatte e luoghi comuni, slogan e proclami. E infine, pur consapevoli del fatto che questo spazio non è dedicato alla critica letteraria, ci sia consentita un’ultima nota: se il signor Salerno volesse prendere qualche lezione di italiano, non gli farebbe niente male.

E questo è uno che è pagato per informare… Interessante comunque, per ricollegarci all’attualità, che un radicale nemico di Israele non abbia il minimo problema a chiamarlo “lo stato ebraico” mentre veri o presunti amici di Israele inorridiscono all’idea che possa essere definito tale: ma sarà poco buffo il mondo che ruota intorno a Israele, ovverosia il “National home for the Jewish people”, che è la ragione sociale dell’esistenza di Israele?

barbara

INFORMAZIONI A CONFRONTO 2

Silvio Cerulli, giornalista di Liberazione, ha raccontato ai suoi lettori tutto ciò che egli aveva “visto” coi propri occhi: «A Jenin vi erano esecuzioni e fosse comuni, corpi anneriti e straziati, brandelli di carne umana … 1200 profughi sono ancora dispersi … sono almeno 150 i corpi delle vittime che sono già state identificati. Nessuno conosce il destino dei 500 partigiani che per otto giorni difesero Jenin dallo strapotere militare israeliano. Secondo la gente del campo molti corpi sono stati gettati dai bulldozers nella rete fognaria, altri sono stati bruciati o sepolti in fosse comuni in uno speciale cimitero dove l’Idf seppellisce i corpi di forze nemiche o terroristi».

ANALISI E DOCUMENTAZIONE DELL’OSSERVATORIO ONU DI GINEVRA

Mercoledì 1 maggio 2002, Pubblicazione n 81

Notizie:

La commissione incaricata di indagare su Jenin dell’ex premier finlandese Martti Ahtisaari, dell’ex alto commissario per i rifugiati Sadako Ogata e dell’ex capo della CRI Cornelio Sommaruga è a Ginevra aspettando il raggiungimento di un accordo tra Onu e lo stato di Israele sui termini della missione.

Analisi:
Mentre si continua la discussione politica a New York e i 3 della commissione aspettano a Ginevra, l’ONU è già al lavoro per valutare la situazione a Jenin.
In data 29 aprile 2002 l’ufficio dell’Onu per il coordinamento delle relazioni umanitarie (OCHA) ha rilasciato un resoconto intitolato “Statistiche e informazioni dal campo di Jenin”.
Questo rapporto conferma che il numero delle vittime tra il 4 aprile, quando l’operazione israeliana è cominciata, e il 20 aprile ammonta a 53.
44 palestinesi sono stati uccisi nel campo profughi di Jenin e 9 nella città di Jenin.
260 sono stati feriti.
Quale è la fonte dell’ONU? L’ufficio del governatore di Jenin.
Se i governanti locali palestinesi non sostengono che è stato un massacro e l’Agenzia dell’Onu sul posto conferma questi dati, perché bisogna dare credito alle accuse di Yasser Arafat e dei suoi seguaci su un omicidio di massa?
E per quanto riguarda le accuse palestinesi su centinaia di persone che mancano all’appello e che sono state seppellite in fosse comuni segrete? L’ufficio per il coordinamento per i diritti umani dell’Onu (OCHA) ha riferito la mancanza di 8 persone dal campo profughi e 17 persone dalla città. Qual è la loro fonte? UNRWA, l’agenzia dell’Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi. Il comitato internazionale della Croce e l’UNRWA hanno intervistato 150 famiglie di Jenin. Oltre a questi numeri non risulta mancare nessuno.
L’ONU è attualmente in possesso delle prove che le leggi umanitarie sono state violate dai combattenti palestinesi in Jenin, in specifico con l’uso di mine e trappole esplosive in aree civili densamente popolate. L’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari ha documentato i seguenti fatti:
“Ci sono molti ordigni inesplosi e molti ordigni esplosivi improvvisati nel campo (esempio: in 4 giorni sono stati scoperte 285 trappole esplosive) che devono essere urgentemente rimossi”. Alcune squadre internazionali hanno compiuto accertamenti ma questi non potevano ancora essere rimossi. UNRWA ha richiesto all’ufficio del coordinamento per gli affari umanitari di fornire l’assistenza di esperti per sminare il campo profughi. L’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari ha creato i contatti con il servizio sminamento dell’ONU per ottenere l’impiego immediato di un esperto (già arrivato sul posto) per provvedere allo sminamento a Jenin.
In particolare è un esperto di trappole esplosive improvvisate.”
Immaginatevi quanto intensamente il campo era minato se l’ONU ha scoperto 285 trappole esplosive e ha richiesto un esperto di trappole improvvisate.
Anche l’agenzia dell’ONU per i bambini UNICEF si trova nel campo.
Loro avevano lo spiacevole compito di informare l’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari che un bambino è stato ucciso da una di queste bombe improvvisate. Altri 5 bambini e 8 adulti sono stati feriti da questi ordigni, secondo l’UNICEF.
Hanno inventariato anche le palazzine distrutte e pericolanti e i servizi di acqua, elettricità e le fogne distrutti.
In conclusione le agenzie dell’ONU sul terreno hanno confermato il numero dei morti, dei feriti e dei mancanti, confutando il mito dei palestinesi di un massacro e di fosse comuni.
Il campo di battaglia è stato esaminato e le accuse israeliane di minare massivamente una zona densamente popolata, da parte dei palestinesi è stato confermato.
Mentre si discute ancora sul mandato della commissione, i fatti sul campo sono ormai chiari.

Questo documento lo abbiamo mandato a tutti i giornali: nessuno lo ha pubblicato.

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Tornando ai giorni nostri, un’altra notizia che difficilmente i giornali pubblicheranno, è quella relativa all’ospedale che Israele ha costruito a ridosso della frontiera con Gaza per curare gli abitanti di Gaza feriti, i quali però hanno grosse difficoltà ad accedervi perché Hamas lo impedisce: i bambini morti fanno audience, quelli curati da Israele no.

barbara

LE TRE SCIMMIETTE

Ricevo e inoltro

Tutti conosciamo le statuette delle tre scimmiette, una che non vede, un’altra che non sente e la terza che non parla. Gaza e i giornalisti internazionali sono così.

1.  I direttori e gli insegnanti delle scuole ONU, NON hanno VISTO immagazzinare decine di  missili di hamas (lunghi fino a 5 metri e che portano ognuno 200 kg di esplosivo) nei loro locali… cosine che si mettono giusto in tasca e poi si ripongono in un cassetto qualsiasi o dietro le lavagne.

2. Il direttore e i medici dell’ambulatorio medico dell’UNRWA, (ONU) dove sono appena morti 3 soldati israeliani di 20 anni, NON si sono accorti (UDITO) che dall’interno dei loro locali era stato scavato un tunnel che arrivava fino ad Israele, tunnel riempito di esplosivo, con assoluto sprezzo del pericolo per i pazienti dell’ambulatorio, sempre ammesso che questo fosse il reale uso della struttura finanziata con gli aiuti umanitari [infatti non lo era, ndb].

3. In particolare MARILÙ LUCREZIO nel riferire al TG1 delle 08:00 di oggi la morte dei 3 soldati di leva si è ben guardata dal riferire il particolare che il tunnel partiva dall’interno di un ambulatorio ONU (TACIUTO),  riferito invece da tutti i media israeliani ed internazionali.

Potete trovarlo qui:

http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/183542#.U9np9mMghco
http://www.thegatewaypundit.com/2014/07/three-isreali-soldiers-killed-in-booby-trapped-unrwa-clinic/
http://www.timesofisrael.com/3-idf-soldiers-killed-in-booby-trapped-unrwa-clinic/
http://www.jihadwatch.org/2014/07/three-idf-soldiers-killed-at-booby-trapped-unrwa-health-clinic

EBBENE il mondo deve sapere che quei 3 ragazzi appena ventenni sono stati sacrificati dal governo israeliano proprio perché NON voleva bombardare quello che avrebbe dovuto essere un ambulatorio dell’ONU e che proprio ciò sia censurato dai giornalisti della TV del servizio pubblico È VERGOGNOSO. Ditemi: PERCHÉ dovremmo continuare a pagare il canone? Quando le notizie non solo su Rai Gaza News24 ma anche su Rai Uno sono così manipolate? Dove è lo sdegno che viene sparso tutte le volte che una bomba cade su una “scuola” ONU?
sigla

FINE DELL’INOLTRO e aggiunta mia: poi uno dice bastardi giudei che bombardano perfino i luoghi di preghiera!

Poi, sempre per quanto riguarda l’informazione, va assolutamente letto il resoconto di Angela Polacco:


Ieri volevo prendermi una pausa perché mi sento esausta, aspetto gli sviluppi della situazione, soprattutto le decisioni da parte dei nostri politici. Ho sentito una notizia però che penso possa interessarvi perché sono di quelle che non sentirete: oggi hanno espulso da Gaza due inviati arabi. Hanno avuto la sfrontatezza di riprendere un lancio di razzi da una rampa che era appostata vicino all’albergo dei giornalisti. Il piano prevedeva che prima o poi l’esercito avrebbe colpito quella zona ed i giornalisti sarebbero rimasti colpiti pure loro. Immagine di orrore e di condanna del mondo intero che pretende una libera informazione, che questi due malcapitati non hanno consentito a Hamas. Ricorderete che alcuni giorni fa vi avevo detto che la Goracci riportava di una colonna di fumo che si vedeva dalle immagini del suo fotoreporter, alle sue spalle e dietro l’albergo dove alloggiavano, ma che non sapeva , caso strano, interpretare, facendo intendere che fosse un bombardamento israeliano. Questa scena l’ho vista in almeno tre o quattro suoi stand up per diversi giorni e mi chiedevo anche per quale motivo non si prendesse la briga di girare l’angolo per andare a vedere perché ogni tanto si alzava una colonna di fumo. Non so se mai lo farà perché da ieri è rientrata in Israele. Oggi anche la notizia di un tunnel trovato sotto la casa di Adnan portavoce dell’Onu da Gaza, intervistato ogni giorno dalla tv israeliana Channel 2. Ci ha informati che l’edificio dove abitava non esiste più. Ecco, appunto questa è l’informazione da Gaza, quello che avreste potuto sapere ma che non saprete mai.
Angela Polacco Lazar, 31/07/14, Informazione corretta.

E poi Shijaiyah: tanto per cambiare non sono stati gli israeliani. Ecco le prove.

barbara

 

I CANI DI PAVLOV

La storia è vecchia, e la conosciamo bene: i giornalisti che vogliano lavorare nei territori controllati dall’Autorità Palestinese (o da Hamas) devono impegnarsi a rispettare un certo numero di regole – anche se, c’è da dire, la maggior parte dei giornalisti non ha affatto bisogno di imposizioni per incensare i terroristi e buttare fango su Israele. Ricordiamo tutti, credo, l’infame storia dell’infame Riccardo Cristiano (meno nota, ma altrettanto autentica, la vicenda del corrispondente belga che un bel giorno ha fatto le valigie ed è tornato a casa, spiegando poi ai telespettatori che gli era stata presentata l’alternativa: o raccontare quello che volevano loro o rischiare la pelle). Ultimamente il tema è stato trattato da Rightsreporter, ma se ne era già occupato, un po’ più di cinque anni fa, Ugo Volli, sotto forma di saggi consigli ai giornalisti impegnati a fare “informazione” sul Medio Oriente. Su questo suo lavoro due amici e io abbiamo fatto un video, nel quale compare questa schermata:
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(clic per ingrandire)

Ebbene, nella pagina FB di Arrigoni è comparso in questi giorni questo commento
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Sembrerebbe una barzelletta, o meglio, la caricatura di una barzelletta, e invece l’autore di quel commento è serissimo – ed è questa la cosa tragica! Convinti di essere quelli furbi, quelli che non si bevono la “verità ufficiale” (propagandata dalla famosa lobby ebraica, as you know), quelli che sanno “che cosa c’è dietro”, quelli che smascherano i complotti. E non sono che dei poveri cagnetti di Pavlov, che appena suoni il campanellino con l’etichetta “Israele” cominciano a sbavare il loro odio purulento.
Per chi fosse interessato a vederlo, comunque, il video è questo:

 

barbara