E IL VAMPIRO HA MORSO ANCORA

e la giugulare, ormai semivuota, si sta afflosciando. Di cose da dire e citare ne avrei da qui all’eternità, ma per oggi mi accontento di questi due importanti articoli.
Le immagini che troverete inserite negli articoli, sono prese dalla rete e inserite da me
, e lo stesso vale per i video.

Così il Palazzo e i media complici cercano di screditare la protesta: i ceti invisi alla sinistra diventano fascisti e camorristi

È in atto un processo di cinesizzazione: i nuovi ultimi, piccoli imprenditori, bottegai e filistei invisi alla sinistra, non possono nemmeno lamentarsi. A Napoli, a Roma scendevano in piazza, miti anche da spaventati, da esasperati, ma con la complicità dell’informazione organica conviene dire che ogni protesta è infiltrata dalla delinquenza organizzata e dai fascisti, mai da altre forme. La sinistra sovversivista che sostiene le rivolte del Black Lives Matter in America, qui tiene i dimostranti in sospetto di criminali, di carogna e vuole sparargli addosso

L’infiltrazione è la strategia del potere quando vuole bloccare il malcontento. Ce la ricordiamo, noi figli del secolo scorso, avevamo imparato a sgamarli subito i personaggi targati alle manifestazioni sul terrorismo, la buonanima di Cossiga teorizzava apertamente la sedizione inscenata per poter domare quella vera. Serve a paralizzare la protesta ma, prima e meglio ancora, a ritorcerla, a strumentalizzarla. Roba da professionisti, ma l’hanno imparata subito gli avventizi attuali, che possono dire: avete visto, non siete affidabili; tumulti a Napoli, tumulti a Roma e noi chiudiamo tutto; lo facciamo per voi, per tenervi in sicurezza. È un colpo basso e lo sanno e lo sappiamo: a Napoli, a Roma scendeva in piazza la gente comune, i bottegai e i precari a vita, miti anche da spaventati, da esasperati, ma conviene dire che erano tutte escandescenze fasciste e camorriste. La verità essendo che in ogni adunata c’è una quota fisiologica di mattocchi o di provocatori e anche a Napoli, a Roma, a quelli di Forza Nuova si saldavano gli altri balordi dei centri sociali e la manovalanza delle famiglie di malaffare. A Napoli, poi! Dove i centri sociali sono tenuti in palmo di mano dal sindaco De Magistris che ha fatto assessora una di loro e di fronte allo spettacolo dei Masanielli magari si leccava i baffi.

e a proposito di infiltrati

Bello, vero?

Ma come la mettiamo col piazzale di Montecitorio, blindato ai cittadini e perfino agli operatori dell’informazione già sere prima degli scontri napoletani e romani, come ha fatto vedere Barbara Paolombelli? La mettiamo che il Potere – per una volta lasciatecelo identificare con la retorica maiuscola, pasoliniana – il Potere sa di essere inviso ai cittadini, per quanto l’informazione organica propali il contrario, e si premunisce; sa che le misure assurde, grottesche in gestazione potranno scatenare autentiche rivolte e agisce per neutralizzarle e per dirottarle.
C’è una tecnica del colpo di stato, ma anche una tecnica dello stato che colpisce, che protegge se stesso. Oggi la tecnica è elementare, sta in questo: dire che ogni protesta è infiltrata dalla delinquenza organizzata e dai fascisti – mai da altre forme. La sinistra sovversivista che sostiene le rivolte del Black Lives Matter in America, qui tiene i dimostranti in sospetto di criminali, di carogna e vuole sparare sulla feccia, come dice quell’esponente piddino.

occhio però, che a mandare le forze dell’ordine per sparare potrebbe andare a finire così

e per voi potrebbe non mettersi troppo bene

Annuncia la titolare del Viminale, la Lamorgese degli sbarchi incontrollati: sono pronta a militarizzare tutto il Paese.

Segnali preoccupanti, che l’informazione controllata non raccoglie e, se li raccoglie, è per legittimarli, per propagandarli. Il ministro Speranza va da Fazio a gettare il suo ballon d’essai, quasi a far intendere che si potrebbe mandare la polizia politica casa per casa, contando sullo spionaggio diffuso. Com’è ovvio ci rimette la faccia ma niente paura, c’è pronto lo Scanzi non più antipiddino il quale lo ospita nel suo piccolo talk show, gli stende rossi tappeti d’amore.

Ai tempi si chiamava collaborazionismo, oggi conviene dire senso di responsabilità. Come i testimonial del Covid, cantanti, sportive, perfino politiche in fama di gossippare che annunciano orgasmiche: anche io sono positiva! Sono spontanee o ispirate simili pagliacciate? Lo sanno o non lo sanno che così facendo contagiano di isteria somatizzante migliaia di anime semplici? Ma sì, ma quante storie, l’importante è esserci, mettersi in mezzo, ci può sempre scappare un affare, la logica influencer ha contagiato anche loro, ha contagiato tutti.
Il ceto medio che fu, la borghesia mercadora sempre in fama di meschina e farabutta, non ha più voce in capitolo; se scende in piazza la confondono coi fascisti e i mafiosi, se protesta in televisione la prendono in giro, la zittiscono. Pierluigi Bersani, che proviene dal PCI, ha fatto capire senza timor di vergogna che non meritano alcun sostegno perché tanto sono più o meno tutti evasori. Il governo che chissà perché si ostinano a definire rosso-giallo quando è semmai rosso antico, cambogiano o socialfascista, per l’intera filiera produttiva ha stanziato l’elemosina di 6 miliardi e il Pd è chiaramente per un atteggiamento punitivo, basta sentirli parlare. E più ci si sposta all’estrema e più si avallano misure concentrazionarie: chi è che spalleggia senza scrupoli le trovate devastanti e repressive di Conte? La sinistra fantasma delle sigle evanescenti di Liberi e UgualiSinistra e Libertà.
È in atto un processo di cinesizzazione, o, come diceva il Mussolini proveniente dal socialismo massimalista rivoluzionario: “Tutto nello stato, nulla al di fuori dello stato, niente contro lo stato”. Ma lo stato è in braghe di cartone e i soldi dell’Europa non arriveranno. I nuovi ultimi, i piccoli imprenditori, i bottegai e filistei invisi alla sinistra, e purtroppo anche alla destra romantica e parolaia, muoiono senza potersi neppure lamentare, ma solo chi ci è passato sa che abbassare una saracinesca per l’ultima volta non è la morte di un’attività ma della propria vita, dei propri sforzi, delle speranze, della fatica, della libertà di una vita.
Max Del Papa, 26 Ott 2020, qui.

Una Caporetto sanitaria, economica, giuridica. Ma ora guai a farsi tentare da “governissimi”

Che il governo fosse allo sbando, del tutto inadeguato ad affrontare questa emergenza, noi di Atlantico Quotidiano l’avevamo ben chiaro già dal marzo scorso [beh, non solo voi, ma chiunque avesse occhi da vedere, orecchie da sentire e neuroni da connettere]. Che l’uso, anzi l’abuso dei Dpcm fosse una deriva pericolosa, uno strappo allo stato di diritto e alla dinamica democratica, anche. Sulla comunicazione irresponsabile di Palazzo Chigi siamo tornati più volte. Ma tutto si sta ripetendo.

Sì, ma non proprio proprio uguale:

La linea dello scaricabarile sugli italiani non cambia: il governo è capace solo di scaricare l’emergenza su cittadini e attività economiche, cioè sulla sfera privata, prima imputando loro l’aumento dei contagi, poi disponendo obblighi e divieti, mentre continua a dimostrarsi totalmente incapace di occuparsi di ciò di cui è responsabile: la sfera pubblica. Le misure contenute nell’ultimo Dpcm – il terzo in dieci giorni! – ne sono la prova. Dopo nemmeno un mese di risalita dei contagi, il sistema sanitario (e di protezione civile) si trova nuovamente del tutto impreparato dinanzi a ciò che era ampiamente e da tutti previsto, nonostante il governo abbia avuto 5-6 mesi di tempo per rafforzarlo e riorganizzarlo.
Quello che andava fatto, e non è stato fatto, è sotto i nostri occhi

e oggi, a differenza della primavera scorsa, è sotto gli occhi dei cittadini, aumentandone l’esasperazione. Non sono state aumentate a sufficienza le terapie intensive né create strutture temporanee idonee a ospitare malati Covid; non è stato potenziato a sufficienza il personale negli ospedali e nelle Asl, per cui l’esito dei test non è ancora tempestivo come dovrebbe, il tracciamento dei contatti è lento ed è andato subito in tilt; non è stato potenziato il trasporto pubblico locale né sono stati implementati test rapidi per le scuole; non esistono protocolli per seguire nelle loro case i pazienti meno gravi, che invece vanno a intasare gli ospedali con ricoveri al 20-30 per cento non necessari.
Ad agosto, ricorderete, la telenovela del bando per i banchi a rotelle… Non sapevamo, all’epoca, che il bando per le nuove terapie intensive sarebbe arrivato solo a ottobre. E solo sabato scorso, 24 ottobre, la Protezione civile si è degnata di far partire i bandi per 1.500 unità di personale medico e sanitario e 500 addetti amministrativi a supporto del contact tracing.
Insomma, un disastro. Il conto, salato, è arrivato con il Dpcm di ieri a cittadini e imprese. Subdolamente: un inizio di lockdown senza chiamarlo lockdown.
Misure adottate con l’unico scopo di far vedere che il governo sta facendo qualcosa, purchessia. Il loro impatto sulla diffusione del virus sarà probabilmente trascurabile, visto che non sono supportate dai dati dei contagi nelle attività che si vanno a chiudere e limitare.

Si tratta quindi di misure prive di logica, ragionevolezza e proporzionalità, principi cardine che dovrebbero guidare le decisioni quando sono in gioco limitazioni così profonde delle libertà fondamentali. Esiste una stima dei contagi avvenuti nei locali di quelle attività, nelle ore in cui saranno obbligate a chiudere? Una rapida verifica si potrebbe fare: quanti ristoranti e locali sono stati chiamati dalle Asl per risalire ai contatti di un positivo tramite i loro registri? L’emergenza Covid sembra ormai autorizzare in astratto qualsiasi limitazione di diritti che, al pari della salute, sono tutelati dalla Costituzione. E per di più, con atto amministrativo, non avente forza di legge.
Bar e ristoranti, piscine e palestre, cinema e teatri, che in questi mesi hanno investito tempo e denaro per adeguare i loro locali, applicato i protocolli, insomma si sono preparati a tenere duro, rispettando le regole e accettando di dover comunque perdere clienti e fatturato, ora sono costretti di nuovo a chiudere da un governo che invece non ha fatto la propria parte, li ha (e ci ha) traditi.

Ieri il presidente del Consiglio Conte ha assicurato che le “misure di ristoro” per i titolari delle attività interessate dalla chiusura saranno in Gazzetta Ufficiale “già martedì” [con potenza di fuoco, immagino]. Ma quanto? Entro quando? In che forma? Con quali criteri? Ha parlato addirittura di accredito in conto corrente. Ma se si può fare oggi, perché non si è fatto la primavera scorsa?
Il ministro dell’economia e delle finanze Gualtieri ha parlato di indennizzi “entro metà novembre” per 350 mila aziende, credito di imposta sugli affitti, eliminazione della rata Imu, cassa integrazione per i dipendenti e 1.000 euro per i collaboratori.
Sono evidentemente consapevoli che la rabbia sta montando. Ma quale residua credibilità hanno, visto che le “misure di ristoro” promesse nei mesi scorsi, e introdotte con il “Decreto Agosto”, convertito in legge il 13 ottobre, non sono ancora arrivate?
Il Paese è una pentola a pressione pronta ad esplodere. Avrebbero dovuto immaginare – Daniele Capezzone, dalle trasmissioni tv in cui è ospite, lo ripete da mesi, fino alla noia – che in autunno i nodi di misure di “ristoro” gravemente insufficienti sarebbero venuti al pettine, e la crisi economica e sociale si sarebbe manifestata in tutta la sua drammaticità.
E per quanto il Palazzo e i media compiacenti possano chiamare in causa criminalità organizzata e fascisti per screditare le proteste, come spiega bene Max Del Papa oggi, sarebbe un grave errore sottovalutare l’esasperazione diffusa – e acuita dalla ormai palese inadempienza delle istituzioni. Sapevamo che il lockdown era una misura “one shot”, che un secondo sarebbe stato insostenibile, ma l’hanno sprecato…
Uno degli effetti dell’uso dei Dpcm, combinato con un sistema mediatico “corrotto”, perché militante,

è anche un processo decisionale deviato e un dibattito politico schiacciato sulle dinamiche interne alla maggioranza. Esautorato il Parlamento, le opposizioni si trovano in un cono d’ombra. Le misure da inserire nei Dpcm sono discusse in riunioni informali tra il premier, alcuni ministri e i capi delegazione dei partiti di maggioranza, poi tra governo e presidenti di regione,

e se i presidenti di regione – TUTTI i presidenti di regione – sono contrari, nessun problema: li si ignora, e si procede oltre:

quindi anticipate e commentate dalla stampa, e infine diventano esecutive senza passare per le aule parlamentari (che vengono “edotte” solo diversi giorni dopo). Le obiezioni di chi è fuori da questo circuito valgono quasi zero.
Da qui derivano, per esempio, le difficoltà del leader della Lega Matteo Salvini nel formulare una linea coerente, che rischia di venire contraddetta nella dialettica tra i governatori leghisti e il governo. E d’altra parte, farebbe il gioco dei suoi avversari se entrasse in conflitto aperto con essi su questa o l’altra misura. Non si parlerebbe d’altro.
In questa situazione di emergenza sanitaria ed economica, e di estrema debolezza del governo Conte, non sorprende che si torni a parlare di governo di unità nazionale – anche se ci sembra che non stiano arrivando segnali in questo senso dagli ambienti della maggioranza o dal Quirinale, e che si tratti più di un wishful thinking di alcuni commentatori e di settori dell’opposizione ansiosi di tornare in gioco.
Ma dopo essere state emarginate per mesi, le opposizioni dovrebbero davvero mettere la faccia nella gestione di un simile disastro? E per fare cosa esattamente?
Non vediamo all’orizzonte un “Dream Team” in grado di fare in 2-3 settimane ciò che si sarebbe potuto e dovuto fare in 5-6 mesi. La prima misura da adottare, condividendone la responsabilità, sarebbe un nuovo lockdown. L’unità nazionale sarebbe stata auspicabile all’inizio di questa emergenza, o al più tardi alla fine del lockdown della primavera scorsa, fissando una data certa entro cui tornare al voto. Ma oggi, se dovesse giungere un simile invito, sarebbe unicamente perché Pd e 5 Stelle non vogliono essere i soli a intestarsi il secondo lockdown. Hanno fatto un disastro e le opposizioni dovrebbero arrivare in soccorso per spartirsi le colpe? Ricordiamo, tra l’altro, che l’ultima volta, dopo le “larghe intese”, ci siamo ritrovati con un certo movimento prima al 25, poi al 33 per cento…
Basta isteria. Non si può ridurre alla fame metà della popolazione, i partiti di maggioranza e più alti sponsor di questo governo si assumano per intero la responsabilità della totale impreparazione alla seconda ondata, dei decessi e dei fallimenti, e si voti in primavera. Un governo di unità nazionale, oggi, servirebbe solo ad annacquare le responsabilità, non certo per trovare ricette miracolose.
“Quella di far passare gli anti-lockdown per negazionisti è forse una delle truffe intellettuali più miserabili degli ultimi decenni”, ha osservato su Twitter il nostro Enzo Reale. E, ha aggiunto:

“Se sul merito delle misure adottate o da adottare le opinioni possono essere divergenti, è stupefacente come si accetti senza fiatare la loro imposizione al di fuori delle minime garanzie costituzionali, rinunciando in nome dell’emergenza ai principi dello stato di diritto. Ancora più sorprendente se si pensa che questa rinuncia proviene da quella parte dello spettro politico che ha fatto della legalità la sua bandiera contro gli avversari politici negli ultimi tre decenni. Ma evidentemente è una legalità selettiva, come la memoria”.
Federico Punzi, 26 Ott 2020, qui.

Poi chi ha ancora un po’ di tempo ed è interessato ai numeri completi e non taroccati, può magari andare a dare un’occhiata qui.
Ricordiamo, in ogni caso, che il mondo ci guarda e ci ammira, ma proprio tanto tanto tanto

Comunque non è il caso di preoccuparci eccessivamente, dal momento che adesso sappiamo esattamente come si diffonde il contagio

e abbiamo a disposizione un modo sicurissimo per evitarlo

e sappiamo con certezza che prima o poi smetterà di piovere e sorgerà l’arcobaleno

So che c’è poi una domanda, di carattere lessical-giuridico, che vi tormenta, ma io ho trovato la risposta, eccola:

Un’altra ottima notizia è che, alla faccia di quel genio del virologo (VIROLOGO eh, ho detto VIROLOGO!) Fabrizio Pregliasco che raccomanda alle coppie sposate o comunque conviventi l’astinenza o il fai-da-te (separato, mi raccomando, non reciproco!) perché lì è tuttotuttotutto pericolosissimo, anche le variazioni sul tema, anche le posizioni diverse che permettono di non respirarsi in faccia, il pericolo è annidato ovunque, alla facciaccia sua, dicevo, il sesso sicuro esiste anche al tempo del coronavirus

e comunque dobbiamo stare tranquilli, perché sappiamo con certezza che

ANDRÀ TUTTO BENE!

barbara

UN PASSO AVANTI E DUE ANCORA PIÙ AVANTI – PARTE SECONDA

E ricomincia il carosello delle norme pasticciate, confuse, buttate là alla ‘ndo cojo cojo, che a voler pensare male – cosa che noi assolutamente non facciamo. Dico solo che se per caso uno fosse così malizioso da volere a tutti i costi pensare male – sembrerebbero studiate apposta per indurre la gente a fare la cosa sbagliata (tranne quelli che portano la mascherina anche in casa, anche se vivono soli, anche a letto, e quando parlano con qualcuno al telefono ne aggiungono una seconda per sicurezza) in modo da recuperare con le multe tutto quello che a causa della loro imbecillità, della loro incosciente cialtroneria e del loro criminale egocentrismo hanno perso di tasse. E del tutto indifferenti al piccolo dettaglio che le multe le estorcono a quelle stesse persone che non hanno pagato le tasse perché non hanno guadagnato.

Il pasticcio delle mascherine all’aperto: no se si fa jogging o si va in bici, sì per chi passeggia all’aperto

Sono esentati solo gli atleti impegnati in attività sportive. Intanto aumentano le multe in tutta Italia 

Anche chi fa attività motoria all’aperto dovrà indossare obbligatoriamente la mascherina. Lo scrive il Viminale in una circolare firmata nella serata di ieri dal capo di Gabinetto Bruno Frattasi con la quale vengono dati chiarimenti ai prefetti sul decreto legge approvato il 7 ottobre scorso. La disposizione che prevede l’uso della mascherina «esenta dall’obbligo di utilizzo – scrive Frattasi – solo coloro che abbiano in corso l’attività sportiva e non quella motoria, non esonerata, invece, dall’obbligo in questione». Nelle bozze del decreto circolate nei giorni scorsi era scritto che dall’obbligo di utilizzare la mascherina erano esentati «i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva o motoria» ma nel testo pubblicato in Gazzetta l’esenzione è rimasta solo per coloro che fanno attività sportiva. 
Poi, però, oggi pomeriggio è arrivata una ulteriore precisazione. Secondo una circolare del Viminale è esentato dall’obbligo di indossare la mascherina all’aperto solo chi fa sport mentre chi svolge ”attività motoria”, come ad esempio passeggiando, dovrà indossarla. La precisazione è contenuta in una circolare del capo di Gabinetto Bruno Frattasi, inviata ai prefetti, che fornisce alcuni chiarimenti in merito ai profili più strettamente legati ai controlli amministrativi sulla corretta applicazione del quadro regolatorio statale e regionale. Sulla disposizione che introduce l’obbligo dell’uso all’aperto di dispositivi di protezione delle vie respiratorie, la circolare precisa che, tra i soggetti esentati, rientrano solo coloro che stiano svolgendo l’attività sportiva e non quella motoria, non esonerata, invece, dall’obbligo in questione.
La circolare evidenzia, inoltre, che il decreto legge 125 interviene anche sulla facoltà delle Regioni di introdurre misure derogatorie rispetto a quelle previste a livello nazionale, nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Modificando la precedente previsione, la novella legislativa stabilisce che tale facoltà derogatoria sia innanzitutto esercitabile ai fini dell’introduzione di misure restrittive, mentre quelle di carattere eventualmente ampliativo potranno essere adottate nei soli casi e nel rispetto dei criteri previsti dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e d’intesa con il ministro della Salute

Le multe
La circolare richiama inoltre l’attenzione su possibili condotte elusive in merito alla sospensione delle attività di ballo, all’aperto e al chiuso, previste dall’ordinanza del ministero della Salute, evidenziando sul punto che l’eventuale offerta di attività danzanti da parte di esercenti di altra tipologia (ristoranti, bar, pub, e simili) è da ritenersi anch’essa interdetta e passibile di sanzioni.
Intanto sono arrivate le prime multe nel weekend per chi non indossa la mascherine a Torino. In Lungo Po Cadorna, un 21enne è stato multato dalla polizia per non aver utilizzato il dispositivo. Il giovane è stato anche denunciato per resistenza, in quanto ha aggredito gli agenti. Senza mascherina anche due ventenni di origini marocchine, multati. 
Sono 50 le multe elevate ieri a Palermo per il mancato uso della mascherina in strada e nei pressi dei locali. Venerdì erano state 40. Gli agenti di polizia, insieme a carabinieri e guardia di finanza, stanno intensificando i controlli. Le multe soprattutto tra i giovani davanti ai locali del centro storico. 

C’è chi dice no
Fermano due persone invitandole a indossare le mascherine ma uno dei due li prende a calci e pugni poi scappa con ai polsi le manette. E’ successo a Savona, ieri sera, nei giardini delle Trincee. Nonostante le botte, i poliziotti sono riusciti a ammanettare l’uomo che però si è divincolato e è riuscito a fuggire. Le manette, che inizialmente sembrava gli fossero rimaste applicate al polso, sono state trovate in terra, poco distante dal luogo del fatto. Nel frattempo, in pochi istanti, i poliziotti si sono visti circondare da altre sei-sette persone, in atteggiamento aggressivo. Uno dei due poliziotti è stato costretto a esplodere due colpi di pistola in aria per indurre il gruppo ad allontanarsi, ma il gruppo lo ha fatto solo dopo l’arrivo di un’altra volante. L’uomo scappato, un trentatreenne di origine ecuadoriane, è stato arrestato stamani. Denunciato un suo connazionale e una ragazza italiana di 20 anni per violenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale. Gli agenti aggrediti hanno prognosi di15 e 10 giorni.
Ad Arezzo, poi gli agenti della polizia locale hanno invitato un 17enne a mettere la mascherina e per tutta risposta lui li ha aggrediti. Il fatto è accaduto ieri sera durante i controlli sulla movida in centro. Il giovane, fanno sapere gli investigatori, era in evidente stato di alterazione da alcol ed èstato denunciato. La situazione tuttavia è stata giudicata difficile dalla polizia municipale che lancia un appello ai genitori. “Occorre che le famiglie intervengano – sottolinea il comandante Aldo Poponcini – la situazione anche alla luce dei recenti provvedimenti restrittivi, non è soddisfacente. Troppi minori senza controllo che rendono difficili i controlli”.  (qui)

Torna il one man show di Conte

Winston Churchill, tranchant: “Date a un idiota un briciolo di potere e ne farete un tiranno”. Ora, il lettore si sarà già convinto di dove si vada a parare: ma il lettore si sbaglia. Conte, infatti, è tutto fuorché un idiota, e non è per niente uno sprovveduto, anzi è un parvenu che ha dato prova di una capacità manovriera, di una durata rotta a tutte le malizie.

Innamorato di sé

Una mano gliel’ha data il Covid: a gennaio, stava come d’autunno sugli alberi le foglie, a ottobre è diventato una sequoia e nessuno riesce a sradicarlo, tanto più che l’opposizione sembra non averne la minima voglia. Per cui, Churchill potrebbe essere riletto come segue: “date a un vanesio un briciolo di potere e ne farete un tiranno”. Vanitas vanitatum et omnia Giuseppi. Conte si piace un sacco, si ammira, si ama, si invita a cena: è innamorato di sé. E, siccome nel mondo il 99% delle cose è politica ma il 99% della politica in fondo è egolatria, a questo segno siamo dunque giunti. Decreto dopo decreto, l’avvocato del popolo è diventato il padre della patria: con un piccolo aiuto dal nonno: Mattarella.
Finché c’è virus c’è speranza; Conte dura più dell’omino Duracell quello delle pile: quando le cose si mettono male, lui spara un altro dipiciemme, lo presenta in una conferenza stampa glamour all’ora del vespro, e tira innanzi: chi tira la cinghia, sono gli italiani, che ormai si sentono rivolgere le raccomandazioni più patetiche, tipiche dell’autoritarismo paternalista: il dovere morale, la mascherina anche al cesso, vi strangolo dolcemente ma lo faccio per voi, razza d’ingrati; e il mondo me lo riconoscerà. Apres Giuseppy le deluge.
Conte è un uomo chiamato lockdown, un supereroe dei nostri tempi: così azzimato dietro la mascherina candida, giusto un accenno di patriottico tricolore, pare il babbo marpione che telefona di nascosto alle fidanzate dei figli. Conte è il maledetto gatto di Battisti: un poeta ma per poco, giusto per un platonico ricatto, maledetto d’un premier. The show must go on: e l’one man show è lui, Giuseppi. Attualmente su tutti i social, il brandello di stoffa sotto lo sguardo che fissa l’orizzonte: “La storia mi assolverà”, sembra pensare, alla Fidel Castro. Sì, ma ce ne vorrà, perché lo sfascio che sta accumulando è colossale.
Ma i dittatori, che si piacciono sempre tanto, non si preoccupano di certo dettagli e pensano: la storia sono io, attenzione, nessuno si senta escluso. Dalla clausura. Elegante, contenuto, un po’ ironico, garbato, misterioso, interessato, imbroglione, subdolo matto: maledetto d’un premier. Fesso il mio paese, quanto ingenuo non lo so, ti vorrei avvisare ma far questo non lo so, paternalista a questo punto non divento no, potresti incazzarti, ieri a chi scrive uno ha rivolto la seguente carineria: “spero che ti muoiano tutti quelli che ti stanno vicino, ammesso che ti sia rimasto qualcuno”. Si definiva “da sempre comunista”, ma era pleonastico, non sussistevano dubbi. Chi tocca Giusy se ne pente, perché lui si siede e lavora per noi. E ci raccomanda prudenza. E, la notte, non spegne mai la luce. E non si toglie mai la mascherina. E ha sempre ragione. Un intruso? Ma chi l’ha mai detto, maledetto d’un premier.

Lockdownman

Conte è un supereroe, è Lockdownman: ha il potere di bloccare qualunque cosa, attività, comparti industriali, distretti, filiere; con un dito, calmo e sereno, neutralizza un paese pieno; gli basta un balenar di mascherina per marmificare qualsiasi essere vivente, amici, nemici e semplici conoscenti. La sua autostima si nutre di restrizioni, si specchia nelle inibizioni, si riflette nelle proibizioni al popolo sovrano di obbedire; è un uomo intelligentissimo, ma buono: “Il paese si salva se è sano”, scolpisce. Perché è il tampone che traccia il contagio, ma è la mascherina che lo difende.
Anche Giusy sa bene che “governare gli italiani non è difficile, è inutile”, e, per non sbagliare, li incamicia a forza. E potrebbe ridurre l’aula sorda e grigia del Parlamento a un bivacco di manipoli: difatti l’ha fatto. Ed è a tanto così dal proclamare affacciato al balcone: “I popoli che non amano portare le proprie mascherine finiscono per portare le mascherine degli altri”. I cinesi, nella fattispecie.
Chi si ferma è perduto e Conte non è l’imbalsamatore di un passato ma l’anticipatore di un avvenire: agli arresti domiciliari. Egli sa bene che “l’avvenire della civiltà dipende dal compito che i cinesi si assumeranno in questo secolo”. Lui li asseconda senza limiti. Non dimentica che “Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire. La sovranità gli viene lasciata solo quando è innocua o è reputata tale, cioè nei momenti di ordinaria amministrazione”. Non sia mai che al popolo spetti di decidere: per questo, dopo la consueta raffica di impedimenti serali, ha concesso, magnanimo, alle regioni: se volete, potete farne anche di più severe. Conte ha in testa un’idea meravigliosa, una personalissima Costituzione in tutto ottriata: io son ciò che vi ho concesso. E un giorno mi ringrazierete, ammesso che restiate vivi.
È sempre questo il dramma, quando un uomo solo al comando, un uomo della provvidenza si convince troppo, a tutti gli altri non resta che adeguarsi: l’avvocato foggiano ci ha preso gusto e non vuole tornare nel cono d’ombra, è un influencer del concentramento, non risponde a nessuno se non a Casalino, e i suoi selfie sono già leggenda: ti conosco, mascherina, e ti obbedirò alle prime luci della ribalta. La tua, solo la tua. Le sue tricoteuses sono i virologi del comitato tecnico scientifico, le sue milizie i troll e gli scalmanati su Twitter, le sue groupie le bimbe di Conte.
C’è da stupirsi se uno non voglia tornare nell’anonimato di provincia a cavillare per quattro capponi? Perché mai accontentarsi se i capponi possono essere 60 milioni e per giunta grati? Prepariamoci dunque a sostenere questo nostro Giusy fino a Natale, Capodanno, al 31 gennaio, in un eterno ritorno dello stato d’emergenza, fino alla fine del tempo e del mondo: finché c’è Covid c’è certezza che non ne usciremo, tutti clarisse, felici e impotenti. Ma niente paura, c’è chi veglia sulle nostre notti: Lockdownman è il nostro affezionato vicino di casta. Da un grande (anzi pieno) potere derivano grandi irresponsabilità.

Max Del Papa, 9 ottobre 2020, qui.

Una cosa che ho verificato all’università, in particolare in occasione degli esami, sia prima a lettere che poi a medicina: i docenti veramente validi, di solida cultura, di grande competenza, di forte personalità, possono essere esigenti, possono essere severi, anche molto, ma rarissimamente sono delle carogne; quella è una caratteristica specifica delle mezze calzette, sia sul piano professionale che su quello umano. Valendo da 0 a 0,1, per darsi consistenza esercitano tutta intera quella microscopica briciola di potere che hanno, terrorizzando, bocciando, abbassando i voti, obbligando gli studenti a sgobbare, per passare i loro esami, il doppio di quello che fanno per gli altri docenti. Nient’altro che miserabili mezze calzette, che godono nel rendere la vita degli altri un inferno e magari, se ci riescono, a rovinargliela del tutto, perché solo così possono darsi l’impressione di valere qualcosa. Poi ogni tanto interviene anche qualche circostanza che gli dà una mano:

E ora leggete questa cosa straordinaria.

Solženicyn

Una volta non osavamo fiatare, far sentire un fruscio. Adesso scriviamo per il «Samizdat», lo leggiamo, e ritrovandoci nei fumoir degli istituti di ricerca diamo sfogo al nostro malcontento: Quante ne combinano quelli, dove ci stanno portando! L’inutile smargiassata cosmica, con lo sfasciume e la povertà che c’è nel paese; rafforzano folli regimi all’altro capo del mondo; attizzano guerre civili; hanno dissennatamente tirato su (a spese nostre) quel Mao Tse-tung, e ancora una volta manderanno noi a combatterlo, e ci toccherà andarci, cosa vuoi fare? Mettono sotto processo chi vogliono, la gente sana la fanno diventare matta – loro, sempre loro, e noi siamo impotenti.
Stiamo ormai per toccare il fondo, su tutti noi incombe la più completa rovina spirituale, sta per divampare la morte fisica che incenerirà noi e i nostri figli, e, noi continuiamo a farfugliare con un pavido sorriso:
– Come potremmo impedirlo? Non ne abbiamo la forza.
Siamo a tal punto disumanizzati, che per la modesta zuppa di oggi siamo disposti a sacrificare qualunque principio, la nostra anima, tutti gli sforzi di chi ci ha preceduto, ogni possibilità per i posteri, pur di non disturbare la nostra grama esistenza. Non abbiamo più nessun orgoglio, nessuna fermezza, nessun ardore nel cuore. Non ci spaventa neppure la morte atomica universale, non abbiamo paura d’una terza guerra mondiale (ci sarà sempre un angolino dove nascondersi), abbiamo paura soltanto di muovere i passi del coraggio civico. Ci basta non staccarci dal gregge, non fare un passo da soli, non rischiare di trovarci tutt’a un tratto privi del filoncino di pane bianco, dello scaldabagno, del permesso di soggiornare a Mosca.
Ce l’hanno martellato nei circoli di cultura politica e il concetto ci è entrato bene in testa, ci assicura una vita comoda per il resto dei nostri giorni: l’ambiente, le condizioni sociali, non se ne scappa, l’esistenza determina la coscienza, noi cosa c’entriamo? non possiamo far nulla.
Invece possiamo tutto! Ma mentiamo a noi stessi per tranquillizzarci. Non è affatto colpa loroè colpa nostra, soltanto NOSTRA!
Si obietterà: ma in pratica che cosa si potrebbe escogitare? Ci hanno imbavagliati, non ci danno retta, non ci interpellano. Come costringere quelli là ad ascoltarci?
Fargli cambiare idea è impossibile.

[…] Davvero non c’è alcuna via d’uscita? E non ci resta se non attendere inerti che qualcosa accada da sé?
Ciò che ci sta addosso non si staccherà mai da sé se continueremo tutti ogni giorno ad accettarlo, ossequiarlo, consolidarlo, se non respingeremo almeno la cosa a cui più è sensibile.
Se non respingeremo la MENZOGNA.
Quando la violenza irrompe nella pacifica vita degli uomini, il suo volto arde di tracotanza ed essa porta scritto sul suo stendardo e grida: «IO SONO LA VIOLENZA! Via, fate largo o vi schiaccio! ». Ma la violenza invecchia presto, dopo pochi anni non è più tanto sicura di sé, e per reggersi, per salvare la faccia, si allea immancabilmente con la menzogna. Infatti la violenza non ha altro dietro cui coprirsi se non la menzogna, e la menzogna non può reggersi se non con la violenza. Non tutti i giorni né su tutte le spalle la violenza abbatte la sua pesante zampa: da noi esige solo docilità alla menzogna, quotidiana partecipazione alla menzogna: non occorre altro per essere sudditi fedeli.
Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: IL RIFIUTO DI PARTECIPARE PERSONALMENTE ALLA MENZOGNA. Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini PER OPERA MIA!
È questa la breccia nel presunto cerchio della nostra inazione: la breccia più facile da realizzare per noi, la più distruttiva per la menzogna. Poiché se gli uomini ripudiano la menzogna, essa cessa semplicemente di esistere. Come un contagio, può esistere solo tra gli uomini.
Non siamo chiamati a scendere in piazza, non siamo maturi per proclamare a gran voce la verità, per gridare ciò che pensiamo. Non è cosa per noi, ci fa paura. Ma rifiutiamoci almeno di dire ciò che non pensiamo.
È questa la nostra via, la più facile e accessibile, data la nostra radicata e organica codardia, una via molto più facile che non (fa spavento il nominarla) la disubbidienza civile alla Gandhi.
La nostra via è: NON SOSTENERE IN NESSUN CASO CONSAPEVOLMENTE LA MENZOGNA. Avvertito il limite oltre il quale comincia la menzogna (ciascuno lo discerne a modo suo), ritrarsi da questa cancrenosa frontiera! Non rinforzare i morti ossicini e le squame dell’Ideologia, non rappezzare i putridi cenci: e saremo stupiti nel vedere con quale rapidità la menzogna crollerà impotente e ciò che dev’essere nudo, nudo apparirà al mondo.
Ognuno di noi dunque, superando la pusillanimità, faccia la propria scelta: o rimanere servo cosciente della menzogna (certo non per inclinazione, ma per sfamare la famiglia, per educare i figli nello spirito della menzogna!), o convincersi che è venuto il momento di scuotersi, di diventare una persona onesta, degna del rispetto tanto dei figli quanto dei contemporanei.  (Continua a leggere qui)

Mosca, 12 febbraio 1974 [Giorno dell’arresto di Solženicyn, precedente all’espulsione dall’URSS].

In realtà nessuno si illude di poter far cessare la menzogna e far cadere i falsari solo rifiutandosi di propagarla, però sarebbe già un buon inizio, considerando poi che questa non è una predica da un qualche pulpito, ma viene da qualcuno che, come tanti altri simili a lui, per il rifiuto di propagare la menzogna e servire i potenti ha affrontato la Siberia, e la Lubjanka, e i sotterranei della Lubjanka.

barbara

UN PASSO AVANTI E DUE ANCORA PIÙ AVANTI – PARTE PRIMA

Era previsto da mesi – molti mesi – almeno da chi avesse occhi da vedere, orecchie da ascoltare, e neuroni da elaborare ciò che occhi e orecchie registravano. Diciamo che i primi dubbi sono sorti all’inizio di marzo, si sono rafforzati un paio di settimane dopo per diventare certezza all’inizio di aprile. E da allora in poi ne abbiamo avuto ogni giorno una nuova conferma. Sicuramente ci saranno persone – molte persone – che anche di fronte al nuovo maoistico Grande Balzo In Avanti si benderanno gli occhi, si tapperanno le orecchie e spegneranno il cervello, e continueranno a farlo anche dopo avere visto – o essersi rifiutate di vedere – questi numeri

E ricordiamo che da luglio a oggi è rimasto stabile il rapporto fra numero di tamponi e numero di positivi (2-4%), fra numero di positivi e numero di sintomatici (~5%) e di terapie intensive (0,5%), anche dando per buono che tutti costoro siano in terapia intensiva a causa del covid. Ma se dessero TUTTI i numeri e non solo quelli utili a seminare terrore, non potrebbero, appunto tenere soggiogata la popolazione col terrore della Morte Nera in agguato. E tutto questo mi fa venire in mente il pedofilo che aveva rapito due bambine, e mentre le stuprava a turno, ripetutamente, le terrorizzava raccontando loro di un vicino tanto cattivo che sicuramente sarebbe saltato loro addosso se avessero tentato di scappare, mentre lui era tanto buono, tanto gentile (“credete forse che un altro si prenderebbe la briga di usare il lubrificante?”). Ecco, vedo un sacco di gente che continua ad essere convinta che sì, lui è davvero buono e si preoccupa del nostro bene, e per giunta usa anche il lubrificante.

Io però non tacerò: IO VEDO, IO SENTO, IO PARLO.

Ora e sempre Emergenza! La strisciante deriva antidemocratica al tambureggiare dei media compiacenti

Ora e sempre Emergenza! sembra diventato lo slogan che mette d’accordo maggioranza di governo e media compiacenti, coll’ossessivo tambureggiamento dei numeri dei positivi e lo stillicidio di decreti-legge, voti di fiducia, ma soprattutto Dpcm. Ormai molti giornalisti della carta e della tv sono allineati sull’idea che qualche violazione costituzionale, se anche non resa strettamente necessaria dalla pandemia, va sottovalutata, per non mettere in discussione la tenuta di una maggioranza parlamentare che ben potrebbe rivelarsi minoranza in caso di elezioni politiche anticipate.

1. Otto e mezzo di martedì scorso, un accorato Massimo Cacciari insiste sulla presenza di una deriva antiparlamentare, accentuata dalla stessa gestione della pandemia; parla con tutta evidenza dell’Italia; ma, faccia a faccia con una Lilli Gruber – come sempre aggressiva rispetto ad ogni opinione dissenziente rispetto alla sua, caratterizzata da una partigianeria esibita spavaldamente – ripiega rassegnato su una tendenza generale, comunque interpretabile come una malattia comune anche a noi. D’altronde, questa è un’ipotesi condivisa da commentatori di diverse sponde, ma soprattutto fatta propria dalla seconda carica dello Stato, la presidente del Senato, in una intervista che un gentiluomo come Giuseppe Conte ha liquidato dicendo di “non averla letta”, trovando conforto nel rilievo ovattato concessole da gran parte dei mass media. Ormai molti giornalisti della carta e della tv sono allineati sull’idea che qualche violazione costituzionale, se anche non resa strettamente necessaria dalla pandemia, va sottovalutata, per non mettere in discussione la tenuta di una maggioranza parlamentare che ben potrebbe rivelarsi minoranza in caso di elezioni politiche anticipate.

Riecheggia nelle sedi dell’informazione lo slogan di Borrelli, “resistere, resistere, resistere”, a qualunque costo, all’onda populista, dove il nostro Salvini viene messo in compagnia di personaggi diversissimi, come Boris Johnson, Victor Orban, Donald Trump, Jair Bolsonaro, tutti eletti regolarmente, ma accomunati solo dal non piacere alla sinistra internazionale. Piccola e veniale dimenticanza quella di non citare anche i leader dei 5 Stelle, a cominciare dal loro guru, Beppe Grillo, che a conferma del Dna del movimento, ha continuato a contrapporre la democrazia rappresentativa a quella diretta.

Lo stillicidio continuo di decreti-legge, leggi delega, l’uso e l’abuso del voto di fiducia, ma soprattutto il ricorso extra ordinem ai decreti del presidente del Consiglio hanno finito per ridurre il Parlamento a mero organo di ratifica di decisioni preconfezionate dal governo, sulla base di faticose mediazioni fra i vari partiti della maggioranza parlamentare. L’effetto del tutto intenzionale è stato quello di tagliar fuori la minoranza, di cui pure si invoca con faccia ipocrita la partecipazione, in una variazione del tutto edulcorata della solidarietà nazionale di fronte alla pandemia.

2. Esemplare in tal senso è l’utilizzo dei decreti del presidente del Consiglio – a prescindere dalla loro sicura incostituzionalità, trattandosi di limitare libertà fondamentali sottoposte nella loro essenza ad una riserva assoluta di legge, c’è da vederne tutta la ricaduta in chiave di concentrazione formale (discrezionale al limite dell’arbitrio) di tutto il potere in capo allo stesso presidente. Così destinato a vivere di rendita sulla stessa paura creata dal perpetuarsi dello stato di emergenza, con una onnipervasiva e ossessiva campagna mediatica che lo segue in ogni sua esternazione, facendone una specie di “uomo della provvidenza”.

Ma in questo senso si veda anche l’ultimo decreto del presidente del Consiglio, che già predefinito in ogni suo punto è stato presentato alle Camere, senza che ve ne fosse una previa conoscenza e senza che ne venisse spiegata dal Ministro della salute la continuità di una emergenza, certo significativa nel numero degli infettati, in gran parte asintomatici, ma non nel numero dei ricoverati ospedalieri, soprattutto quelli in terapia intensiva (ad oggi circa 330 a fronte di quasi 8.000 posti disponibili in tutta Italia). Cui prodest? Non solo all’amico del popolo, Giuseppi, che si è tenuto furbescamente al riparo durante il confronto elettorale, per non pagare dazio in caso di un risultato negativo; ma subito dopo è tornato ad intasare il video, sempre sfruttando il ruolo istituzionale per far calare le sue decisioni, facendosi scudo di un Comitato tecnico-scientifico, che la pubblicazione dei verbali ha dimostrato a volte poco o niente ascoltato. No, è servito, anche e soprattutto, alla tenuta di una maggioranza parlamentare messa in pericolo dalla crisi elettorale dei 5 Stelle, che il Pd, che ne è l’assoluto beneficiario con il ritorno dei suoi elettori al paesello natio, nobilita interpretandola come salutare nella faticosa ma necessaria trasformazione da movimento a partito con la luminosa prospettiva di una alleanza strutturale.

3. Ora e sempre emergenza, coll’ossessivo tambureggiamento del crescendo dei numeri dei positivi, senza distinguere fra sintomatici e asintomatici che costituiscono la percentuale largamente maggioritaria, fra asintomatici a carica virale debole e forte, essendo i primi non in grado di diffondere il virus; nonché senza evidenziare la incredibile progressione della conoscenza e della terapia. Tutto ciò provoca una impressione estremamente traumatica, sì da vivere la pandemia come inarrestabile e invincibile.

La scadenza dell’emergenza è stata prorogata fino alla fine del prossimo gennaio, ma se si drammatizza una possibile convivenza col virus, questa potrebbe essere ulteriormente prorogata, sempre con una notarile presa d’atto da parte del Parlamento. Ma c’è ben dell’altro, perché se l’ultimo  decreto del presidente Conte ha tenuto un livello volutamente basso, niente ci assicura che, nell’arco di questi tre mesi e mezzo, non possa intervenire un nuovo decreto fino a un lockdown, fatto passare con qualche rumor da parte dell’opposizione, ma senza alcun sindacato istituzionale: se è vero che c’è un giudice a Madrid, che dichiara il lockdown contrario alle libertà fondamentali; questo giudice non c’è di certo a Roma.

L’aver imposto il livello di misure previste dal decreto come il minimo da rispettare da parte di tutte le Regioni, sì che è loro permesso solo di irrigidirlo ulteriormente, comporta una centralizzazione che ne lede l’autonomia, che la sinistra aveva enfatizzato con quella riforma del Titolo V passata per il rotto della cuffia. Ma anche ne mortifica l’intensa azione di contrasto alla pandemia condotta dalle Regioni del Nord, che, per una strana peculiarità, sono tutte governate dal centro-destra, tranne l’Emilia-Romagna. Adesso che la palla sembra passare alle Regioni del Sud, con le più grandi gestite dal centro-sinistra, l’uniformità a prescindere dalla effettiva capacità di risposta, diventa la regola.

4. Rimane sempre sospesa la domanda circa l’assenza del presidente della Repubblica, che pur ci delizia ogni giorno con sagge paternali nella continua sequenza delle giornate mondiali dedicate a questo e a quello. Può essere che si limiti a esercitare la moral suasion, ma lo deve fare in maniera così morbida da non risultare evidente. Sono convinto da tempo che Mattarella sia del tutto tollerante rispetto a quello che il buon Sabino Cassese ritiene uno sgarro costituzionale, perché pure lui, convinto che questo sia il costo inevitabile da sostenere per fermare una destra, che, per la sua storia di uomo della sinistra democristiana, traslocato passo a passo nel Pd di Renzi, protagonista della sua elezione, gli è rimasta sullo stomaco: qualunque destra da Berlusconi a Salvini.

Franco Carinci, 9 Ott 2020, qui.

E alla sua storia di democristiano col gesuitismo nel sangue, io aggiungerei la sua storia di figlio di Bernardo Mattarella con l’omertà nel DNA.

Se la libertà uccide

Il governo ha prolungato lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021 così da fargli compiere un anno tondo. È scontato che sarà prorogato ancora visto che il trend dei contagi è in crescita e raggiungerà un massimo (vedremo se assoluto o relativo) proprio a gennaio, mese critico per le malattie a trasmissione influenzale e quindi anche per il Covid. Caso mai sarebbe stato luglio il mese giusto per la sospensione dello stato di emergenza e per il ritorno alla normalità: contagi in forte calo, decessi quasi azzerati, UE che con il Next Generation ragionava in termini di scampato pericolo, la proroga (definita, ai tempi, come “naturale” dal premier) era all’epoca poco spiegabile con valutazioni di pericolosità basate sui dati attuali e venne giustificata solo con il pericolo che in futuro la crescita dei casi riprendesse. Si ricordano, di quell’epoca, vaghi mormorii quirinalizi trasformatisi, pochi giorni fa, in un discorso di via libera basato sul ricordo dei defunti della scorsa primavera destinati a diventare, fra non molto, novelle icone del progressismo dopo i partigiani ed i deportati dei lager orami ridotti, causa età, ai minimi termini numerici.

È vero che le anticipazioni dei giorni scorsi lasciavano intravvedere uno scenario ancora più cupo con obblighi, divieti e limiti più simili a quelli della fase uno mentre invece tutto pare ridursi all’obbligo di indossare la mascherina anche all’esterno ma, pare di capire, solo in situazioni di vicinanza (1). Diciamolo chiaramente: la mascherina ha una sua efficacia sanitaria e, passati i mesi del caldo rovente, portarla non comporta fastidi eccessivi per cui si tratta di un adempimento tutto sommato utile e tollerabile. Tuttavia quello che dà fastidio è la logica che ispira il provvedimento. A parte la scarsa trasparenza delle norme, evidentemente ispirate come sempre alla metodologia dell’ibis redibis, la voglia di normare minuziosamente i comportamenti delle persone porta a risultati illogici: l’obbligo di tenere la mascherina in una strada non affollata contrasta logicamente con la possibilità accordata di togliersela in una classe scolastica con 20 persone stipate in 40 metri quadrati mentre non si capisce quale sia l’utilità di imporla per l’ingresso e l’uscita da locali pubblici in cui per la maggior parte del tempo la si toglie per mangiare e bere. E ancora di più inquieta il retropensiero politico illustrato da Conte nel suo discorso ad Assisi (trovo, fra l’altro, patetico che uno segua le orme del Papa con 24 ore di ritardo e che i religiosi locali si prestino a questo teatrino) e che inaugura un nuovo filone di contrapposizione della tutela della salute rispetto ad altre dimensioni della vita sociale. Se a primavera Conte aveva interpretato la vicenda in termini di scontro fra le ragioni della salute e quelle dell’economia, semplicisticamente identificate in quelle del profitto, adesso l’alternativa è fra salute e libertà individuali. Non soltanto ad Assisi il premier ha testualmente dichiarato che “Siamo ancora in piena pandemia e il costante aumento dei contagi in tutta Italia, seppur ancora sotto controllo, ci impone di tenere l’attenzione altissima e di continuare a essere molto prudenti” anche “rinunciando ad alcune libertà”, ma tutta la propaganda comunicazione degli ultimi giorni è stata ispirata al concetto di mettersi adesso la mascherina e sopportare qualche altra vessazione per evitarne di peggiori nel prossimo futuro. Di fatto le motivazioni che vengono proposte dalla comunicazione non attengono assolutamente all’efficacia sanitaria dell’oggetto, di cui dopo mesi si potrebbe anche cominciare ad avere qualche riscontro statistico (del tipo, usando la mascherina si sono evitati Xmila contagi), ma soltanto all’esistenza di sanzioni pesanti ed alla prospettiva di un altro restringimento delle libertà qualora i contagi dovessero ulteriormente aumentare a causa degli inadempimenti dei cittadini, dato peraltro scontato perché andiamo verso la stagione fredda, perché un fisiologico 5% di violazioni c’era anche durante il lockdown, perché se anche tutti la portassero non ci sarebbe mai la dimostrazione assoluta che questo è effettivamente avvenuto e perché tutta la strategia governativa è volta alla ricerca di positivi di fatto sani visto che il grosso dei tamponi viene effettuato per tracciamento (si può cominciare a dire “rastrellamento”?) e non per sospetto diagnostico: sarà un caso che proprio ieri si siano fatti 125.000 tamponi, quasi il record giornaliero, per sparare in TV la cifrona di 3.700 positivi senza dire che il tasso di positività era sceso, rispetto al giorno prima, dal 3,75% al 2,95%? [E ci sarebbe poi da aggiungere che un 10% circa di quelli risultati positivi non sono nuovi positivi, bensì vecchi positivi risultati ancora positivi al secondo tampone, quello che in nessun’altra parte del mondo si fa più da tempo, considerando semplicemente non più contagiose le persone dopo il quinto giorno senza sintomi. Perché in Italia invece si continua a fare? Semplice: per far risultare le persone positive anche per mesi dopo la rilevazione del contagio, e incrementare così i numeri del terrore, ndb].

A parte che la prospettiva di aggravamento delle limitazioni non è assolutamente scongiurata dalle norme che entrano in vigore oggi visto che il PdC pare essere in grado di operare solo in modalità “democratura” e quindi è probabile che le prossime settimane, caratterizzate da un presumibile aumento di contagi, saranno contrassegnate da un progressivo aumento delle restrizioni, lascia molto perplessi lo scambio libertà/sicurezza apertamente proposto da Conte e lascia ancora più perplessi la mancanza di qualsiasi reazione da parte delle cariche istituzionali, dell’opposizione e anche dalle forze di governo che – correva il 2001 e l’emergenza allora era quella terroristica – inchiodarono Berlusconi alle parole sostanzialmente simili che aveva pronunciato. L’emergenza sanitaria e quella economica sono probabilmente meno gravi della crisi intellettuale ed etica del Paese e dei suoi rappresentanti che sembrano ormai assuefatti, entrambi, ad una deriva autoritaria tanto pericolosa quanto mediocre.

Mattarella si è dileguato e si accorge di essere, probabilmente e non a caso, in un gioco più grande di lui. Lui, ex costituzionalista invero molto loquace e preciso quando c’era da intervenire sui decreti Salvini [e per rifiutare Paolo Savona come ministro dell’economia ndb], non solo non interviene sui contenuti dei provvedimenti e non dice neanche una parola per stigmatizzare concetti eversivi di riduzione delle libertà ma si accontenta adesso solo di non essere formalmente coinvolto in questo massacro delle regole costituzionali condotto per atti che non portano la sua firma e, laddove può, esterna timori a questo punto prevalentemente geriatrici che supportano l’azione del governo. Sarà forse troppo pretendere di sentirsi dire che la riduzione delle libertà individuali è il male assoluto ma almeno ci aspetteremmo una parola che disconoscesse che essa sia la panacea di tutti i mali. Oltre che nel merito, il PdR non trova niente da obiettare neanche sul metodo che riduce il Parlamento ad un palcoscenico su cui il PdC può decidere di esibirsi ma anche, per suo capriccio, di ritrarsi.

Nel silenzio dell’opposizione, che ha perso a febbraio-marzo il momento buono per innalzare i vessilli della difesa della libertà e della democrazia (quelli sì temi all’altezza della svolta verso un “nuovo liberalismo”) e che da allora ha visto iniziare il suo declino, dilaga la propaganda di regime che recupera gli stilemi della scorsa primavera: conferenza stampa in orario da TG, terrorismo diffuso H24 con tutti i media disponibili e stranamente tutti allineati nella narrazione, criminalizzazione dei cittadini in genere e/o di specifiche categorie (i runner all’inizio ma poi gli imprenditori avidi, gli amanti della movida, i vacanzieri, adesso larvatamente studenti e docenti), richiami paternalistici al diritto alla salute e alla tutela dei nonnini che frazionavano per 10 la spesa per essere sempre fuori mentre i nipotini si isterizzavano in salotto, tentativi insistenti di entrare nei salotti e nelle camere da letto per denunciare il congiunto fedifrago che tromba senza mascherina, minacce di sanzioni e lockdown. Che poi quest’ultimo è l’obiettivo finale visto che “Winston” Conte si è dimostrato totalmente incapace di operare in contesti diversi: prima bloccato dai dissidi fra Lega e 5S e poi, dopo il ribaltone, fermo in attesa delle elezioni dell’Emilia, poi di quelle della Toscana, adesso del Recovery. Sempre fermo, salvo quando c’è da fare strame della Costituzione più bella del mondo. (INVIATO DA AVERAGE JOE ⋅ 8 OTTOBRE 2020, continua a leggere)

E mentre in Campania il signor De Luca fa ricoverare all’ospedale gli asintomatici per poter poi gridare all’allarme intasamento e porre di nuovo mano al lanciafiamme (a proposito, come mai con tutto quell’uso del salutare lanciafiamme, oggi la Campania, come numero di contagi, è la regione peggio messa d’Italia?), in tutta Italia si muore a rotta di collo di tumore, di infarto, di ictus, di complicazioni da diabete, di tutte le patologie di cui è stata in questi mesi raddoppiata, quando non triplicata, la mortalità in nome della lotta al covid. E quindi tranquilli: avremo sì molte più probabilità di prima di morire di infarto o di tumore, vale a dire che molte più persone moriranno di queste patologie, sempre che non ci ammazzi prima la fame, e per giunta soli come cani – perché, ci avete fatto caso?, dal distanziamento siamo passati all’isolamento, e non oso pensare a quale, in questa collaudata tecnica della rana bollita, sarà il prossimo traguardo -, e reclusi in casa, però ci avranno eroicamente impedito di morire di covid: vuoi mettere la soddisfazione? E poi tranquilli anche perché prossimamente

barbara

CRONACA DI UNA BANCAROTTA

Sociale, morale, politica, legale, economica, sanitaria, mentale. Totale.

Restrizioni ed esercito nelle strade per Dpcm. E meno male che amiamo libertà e serietà…

Nel Regno Unito i deputati Tories mettono alle strette il loro primo ministro perché le misure anti-Covid non sono sufficientemente dibattute ai Comuni, mentre in Italia basta un atto amministrativo per schierare l’esercito. E meno male che “amiamo la libertà ma anche la serietà”: maggioranza silente, misure anticipate sui media, opposizione sonnolenta

Da diversi giorni il primo ministro britannico Boris Johnson ha un vero grattacapo da risolvere e non riguarda Brexit. Il malumore tra le fila del Partito conservatore sulla gestione dell’emergenza Covid si è fatto sempre più rumoroso, al punto che si pronosticano un’ottantina di deputati pronti alla battaglia contro il loro leader perché le misure di prevenzione annunciate diventino oggetto di dibattito alla Camera dei Comuni: tra queste c’è la possibilità di avvalersi dell’esercito per rafforzare i controlli. Scrutiny è la parola d’ordine: un esame minuzioso delle misure proposte per poi procedere con una votazione.
Particolarmente interessante è anche lo spunto offerto sulle pagine dello Spectator da Petronella Wyatt che ha ricordato al suo ex direttore Johnson una massima di Benjamin Franklin che amava citare quando era alla guida della rivista d’animo conservatore: “Chi rinuncia alla libertà, allo scopo di raggiungere una piccola e temporanea sicurezza, non merita né l’una e l’altra”

A Roma però sono molto più seri. Il meccanismo ormai è consolidato: prima ancora che il nuovo, ennesimo Dpcm firmato dal premier Giuseppe Conte diventi realtà, i mezzi d’informazione hanno fornito diversi retroscena e interpretazioni degli umori che si respirano a Palazzo Chigi e dintorni. Si sonda il terreno: l’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto in tutto il Paese e non solo in alcune regioni, l’idea di imporre un coprifuoco ai locali a partire dalle 23, il piano per limitare il numero di invitati ad occasioni quali matrimoni, battesimi e altre cerimonie. L’opinione pubblica reagisce, si aggiusta il tiro – la chiusura anticipata di bar e ristoranti pare essere rientrata, ma perché, assicurano i soliti bene informati, si vuole procedere con cautela, quindi potrebbe essere solo rimandata – e alcuni punti restano, tra i quali l’impiego dell’esercito per evitare forme di assembramento e monitorare la situazione. In un Paese che può vantare polizia, polizia locale, carabinieri e guardia di finanza [e la guardia costiera: è stata usata anche quella per dare la caccia al tipo in canoa e a quello che faceva sub al largo, in assoluta solitaria], che in regime di lockdown davano la caccia ai trasgressori con droni ed elicotteri, a favor di telecamere… Evidentemente non bastano.
Il dispiegamento dell’esercito, dunque, sarebbe previsto da un atto amministrativo, non avente forza di legge, che non richiede dunque firma del capo dello Stato né passaggi parlamentari vincolanti. Tutto ciò sta avvenendo con lo scontato disinteresse della maggioranza (i grillini poi sono troppo presi dalle beghe sulla proprietà del blog delle stelle, al punto che il ministro degli esteri pare essersi scordato pure dei 18 pescatori siciliani sequestrati in Libia), tanto che nemmeno il numero legale alla Camera sulle comunicazioni del ministro Speranza è riuscita a garantire, e la sonnolenza di un’opposizione che, superate le elezioni amministrative, ha sotterrato l’ascia di guerra. Il Quirinale più che super partes, si mantiene alla larga e non proferisce parola: evidentemente è il nuovo codice della strada a mostrare molte più criticità, d’altronde i monopattini sono davvero un pericolo per tutti…
Dev’essere iniziata la nuova fase auspicata da Conte con il discorso di domenica scorsa ad Assisi, in cui accennava alla necessità di una “rigenerazione interiore” e di una “radicale mutazione di passo e prospettiva, anche sul piano culturale”. Per essere liberi, ma soprattutto seri. Ci auguravamo avvenisse con mezzi e modalità diverse, ma è chiaro che gli ingenui siamo noi…
Ps: se vi capitasse di visitare una delle località del Basso lodigiano rinchiuse nella famosa e triste zona rossa, chiedete a chi vi abita quali siano i ricordi che più hanno lasciato il segno di quei giorni. In molti vi risponderanno indicando la presenza dei militari a delimitare i confini entro i quali potevano muoversi.
Dario Mazzocchi, 7 Ott 2020, qui.

“Don’t let it dominate your life”. Il messaggio di Trump e la vera emergenza in Italia: economica e democratica

Mentre Trump cerca di ribaltare una narrazione a lui sfavorevole e lanciare un messaggio di ottimismo e vigore (si può convivere con il virus senza chiudere il Paese come vorrebbe fare Biden), qui in Italia, dove “amiamo la libertà ma anche la serietà”, dopo otto mesi si procede ancora a colpi di Dpcm e restrizioni… Ma l’emergenza non può essere un jolly che governo e maggioranza (e Quirinale) giocano all’infinito per addomesticare l’opposizione

Noi di Atlantico Quotidiano siamo stati tra i primi a non sottovalutare il virus di Wuhan. Sebbene privi di competenze scientifiche e mediche, ne abbiamo intuito la pericolosità semplicemente sulla base delle misure drastiche adottate dal regime di Pechino, che apparivano del tutto sproporzionate rispetto ai numeri (evidentemente falsi) che dichiarava a metà gennaio [anch’io. Sulla base del fatto che conosco la Cina, e se loro dicono che non c’è pericolo, sapendo con assoluta certezza che mentono, so anche con altrettanta certezza che il pericolo c’è]. Tra i primi abbiamo denunciato con una lunga serie di articoli il cover up firmato Cina/Oms e compreso che l’ondata del virus sarebbe arrivata e ci avrebbe travolti. Chi oggi governa l’emergenza a colpi di restrizioni e obblighi, anche senza basi scientifiche, implicitamente scaricando sulla cittadinanza la responsabilità dell’aumento dei contagi e diffondendo il panico, all’epoca assicurava che eravamo pronti [“prontissimi”, per la precisione] anche se non lo eravamo affatto, abbracciava cinesi, mangiava involtini, beveva spritz nella “Milano non si ferma”, e accusava di razzismo chi chiedeva rigorose quarantene per chiunque arrivasse dalla Cina.
E siamo stati tra i primi anche a denunciare l’emergenza democratica, i rischi di deriva autoritaria, non tanto per le misure di restrizione in sé, ma soprattutto per le modalità con le quali venivano adottate (i Dpcm) e per il protrarsi di uno stato d’emergenza che da troppi mesi concentra “pieni poteri” nelle mani di pochissimi uomini senza una adeguata e tempestiva azione di controllo da parte del Parlamento. Ieri, qualcuno si è scandalizzato perché le opposizioni hanno esultato quando alla Camera è mancato il numero legale sulla risoluzione di maggioranza in merito alle comunicazioni del ministro Speranza sull’ennesimo Dpcm. Ma perché la maggioranza non era in aula a votare la sua risoluzione? L’emergenza non può essere un jolly che governo e maggioranza (e Quirinale) giocano all’infinito per addomesticare l’opposizione. Dopo ben otto mesi d’emergenza, si può, anzi si deve fare opposizione anche su una gestione del Covid a colpi di Dpcm e Parlamento “edotto”.
Dopo quasi dieci mesi di pandemia, un lockdown estremo di quasi tre mesi che ha messo al tappeto le attività economiche, e considerando che conosciamo meglio la malattia, le cure sono più efficaci ed è, quindi, meno letale, dovrebbe essere pacifico che occorre trovare un modo per convivere con il virus se non vogliamo distruggere milioni di vite ammazzando la nostra economia e trascurando malattie altrettanto se non più pericolose e letali.
Eppure, chiunque osi mettere in dubbio l’approccio adottato o le singole misure – tra l’altro non sempre supportate dai pareri del Cts, come si è visto – viene demonizzato, ricorrendo allo straw man argument. Chi non si allinea all’allarmismo imperante è “negazionista”, come se sostenere un approccio diverso, più attento alle ricadute economiche e sociali, significasse negare o sottovalutare la pericolosità o l’esistenza stessa del virus.
Tra chi ne ha fatto le spese in questi mesi, nella narrazione manipolatoria dei media mainstream, è senz’altro il presidente Donald Trump, appena tornato alla Casa Bianca dopo un ricovero di qualche giorno, al Walter Reed General Hospital, per Covid-19.
Nel video di poco più di un minuto diffuso lunedì sera al suo rientro, è condensato il suo approccio, a nostro avviso equilibrato:

“Non abbiate paura. Non lasciate che il virus domini la vostra vita. Abbiamo le migliori attrezzature mediche, abbiamo i migliori medicinali, abbiamo bravissimi medici e infermieri … So bene che c’è un rischio, che c’è un pericolo, ma non lasciatevi dominare dal virus. Uscite, state attenti… abbiamo i migliori medicinali e i vaccini arriveranno molto presto”.
[A proposito di Trump: una riflessione

di uno che difficilmente potrà essere accusato del famigerato suprematismo bianco]

Smentiamo innanzitutto una menzogna che i media mainstream sono riusciti a inculcare nella mente del loro pubblico: Trump non è mai stato “negazionista” (così come Boris Johnson non ha mai pensato all’immunità di gregge come strategia contro il coronavirus). Ha prontamente chiuso il Paese ai voli dalla Cina, ancor prima della dichiarazione d’emergenza dell’Oms, scelta per cui fu criticato da Biden e dai Democratici con la solita accusa di “razzismo”. Ha disposto le quarantene, si è mobilitato per le navi ospedali e l’acquisto dei dispositivi sanitari, ha spinto la ricerca sui vaccini. Ha stanziato le risorse necessarie perché test e terapie fossero gratuite per tutti [alla faccia della leggenda dei tamponi a 4000 dollari] e si è battuto per far sì che le cure sperimentali fossero disponibili a tutti prima possibile. Infine, ha duramente accusato la Cina e l’Oms per aver ingannato il mondo e contribuito alla diffusione del virus. Non sembra proprio una condotta da “negazionista”.
Ricordiamo anche che non è di competenza federale decidere le misure restrittive e i lockdown nei singoli stati, né la responsabilità di organizzare e preparare le strutture sanitarie. A Trump si può certo imputare qualche leggerezza: per esempio, non aver voluto esibire in pubblico l’uso di dispositivi di protezione come le mascherine, o non aver rinunciato ad eventi pubblici, ma questo non perché negasse la pericolosità del virus, ma perché il suo obiettivo, da imprenditore che sa bene quanto il mood influenzi l’economia, è sempre stato quello di non deprimere e gettare nel panico il Paese. La sua posizione è sempre stata di cercare di convivere con il virus senza fermare le attività economiche e, laddove si sono dovute fermare, per farle ripartire al più presto, consapevole che la Cina è lì pronta ad approfittare delle difficoltà economiche dell’Occidente. Viceversa, molti governatori Democratici sono apparsi quasi tifare per il virus per mero calcolo politico, alcuni arrivando a prospettare la completa riapertura dei loro stati solo dopo le elezioni presidenziali.
Ora il messaggio di Trump è chiaramente volto a ribaltare una narrazione per lui estremamente negativa: se la notizia della positività, il ricovero in ospedale, avvaloravano l’accusa dei suoi avversari di aver sottovalutato il virus, rimettersi presto e bene, a 74 anni, significa dimostrare quanto ha sempre sostenuto, e cioè che con il virus si può convivere senza chiudere il Paese come vorrebbe fare Biden. Significa potersi presentare come vincitore, rafforzare la sua immagine di leader combattente, persino sprezzante del pericolo, che non si è nascosto, non si è rinchiuso dentro la Casa Bianca, ma ha sfidato il virus come milioni di americani che non si sono fermati. Non sappiamo se basterà a garantirgli la rielezione, ma è uno storytelling senz’altro meno penalizzante di quello che vedeva il presidente rinchiuso in ospedale, “punito” per aver sottovalutato il virus…
Ma nel suo messaggio di ieri c’è anche tutto l’ottimismo, fondato sulla fiducia nei progressi della scienza e della medicina, che fa parte della cultura profonda americana. Vedremo se e quanto il coronavirus ha intaccato e piegato, almeno temporaneamente, quello spirito. In tal caso, il messaggio di Trump avrà toccato le corde sbagliate e risuonerà stonato alle orecchie della maggioranza degli americani.

Se invece noi in Italia ci troviamo con un governo che vuole impiegare l’esercito contro gli assembramenti, che ci obbliga alle mascherine all’aperto, nella totale assuefazione dei media e sonnolenza delle opposizioni, allora non possiamo troppo lamentarci se ci dicono che amiamo la libertà meno di altri popoli…
L’obbligo di indossare le mascherine anche all’aperto viene giustificato in queste ore con la necessità di “recuperare il livello di attenzione”, dare un “segnale psicologico di allerta” (Zingaretti). In sostanza, ci pare, stanno ammettendo che vogliono creare allarmismo. Peggio che inutile, significa lanciare il messaggio che il pericolo è ovunque, che stiamo tornando al dramma di marzo-aprile scorsi, alimentando un clima di paura che rischia di avere sull’economia effetti simili a quelli del lockdown.
E certo, però, fa comodo a chi ci governa, da Palazzo Chigi o a livello regionale, scaricare la responsabilità dell’aumento o meno dei contagi sui comportamenti dei cittadini, distrarre il dibattito pubblico dalla propria inefficienza e impreparazione.
A Roma assistiamo a code di chilometri, centinaia di auto in fila per i tamponi drive-in. I mezzi pubblici sono di nuovo affollati, mentre come ha osservato il direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani, Francesco Vaia, “dovrebbero essere raddoppiati”, ma a quanto pare otto mesi di emergenza e 100 miliardi di debito extra non sono stati sufficienti per potenziarli. La distribuzione del vaccino antinfluenzale è in ritardo, molte regioni non hanno aumentato a sufficienza il numero di terapie intensive, di medici e infermieri, e non hanno ancora predisposto strutture dove accogliere positivi che non richiedono il ricovero ma che per le loro condizioni non possono nemmeno essere lasciati a casa.
Sul lato economico, molti lavoratori e le loro famiglie aspettano ancora la cassa integrazione di maggio, molte imprese falliscono, il Recovery Fund è una “favola” che dobbiamo dimenticarci, ammettono anche i giornalisti che l’hanno venduta ai loro lettori, arriverà nella seconda metà del 2021, sempre che arrivi (e bisogna vedere quanti italiani, nel frattempo, non ce l’avranno fatta: e non per il Covid…). Per non parlare della scuola…
Ma di tutto questo, che ha a che fare con l’inettitudine di un governo che si è dimostrato capace solo di chiudere e vietare, non si parla, se non marginalmente. La priorità è l’obbligo delle mascherine all’aperto e chi dissente è “negazionista”…
Federico Punzi, 7 Ott 2020, qui.

E poi mettiamoci il De Luca che fa ricoverare tutti gli asintomatici per poi strillare all’intasamento degli ospedali che “conferma” la situazione di emergenza con conseguente necessità di rinchiuderci di nuovo tutti quanti e metterci l’esercito sulla porta di casa nel caso ci venisse la malaugurata idea di voler uscire.
E per concludere guardiamoci questo:

barbara

AGGIORNAMENTO

Finalmente, con 125.314 tamponi, al posto della manciata di migliaia che si facevano al tempo dell’epidemia, ci sono riusciti.

Da domani chi esce di casa dovrà sempre portare con sé una mascherina. “C’è una risalita dei contagi. Abbiamo varato un decreto per prorogare lo stato di emergenza e introdotto l’obbligo dell’uso della mascherina all’aperto. Non va solo portata ma anche indossata. Dobbiamo essere più rigorosi”. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, parlando con i giornalisti, ha spiegato quali sono le nuove misure anti Covid previste, che saranno in vigore da domani e fino al prossimo 15 ottobre, quando probabilmente le regole anti Covid saranno aggiornate con un nuovo dpcm.
Il rischio, ha spiegato Conte, è che la netta risalita dei contagi possa comportare una necessità di varare nuove misure più restrittive per le attività sociali e commerciali. Per questo è stata prorogato lo stato d’emergenza fino al prossimo 31 gennaio. Il nuovo provvedimento varato oggi allunga l’effetto delle misure già disposte con il dpcm del 7 settembre in scadenza alla mezzanotte oggi, e limita i poteri dei presidenti delle Regioni: “Abbiamo ritenuto opportuno e necessario recuperare quel rapporto tra Stato e Regioni che avevamo costruito nella fase più dura. D’ora in poi le Regioni potranno adottare misure più restrittive rispetto a quelle a livello nazionale. Invece saranno limitate nell’adozione di misure di allentamento. Lo potranno fare solo d’intesa con il ministro della Sanità”, ha aggiunto il premier durante la breve conferenza stampa. [Capito? Se un De Luca vuole tirare fuori il lanciafiamme è liberissimo di farlo, ma se uno volesse dire qui non c’è nessuna situazione di allarme quindi allento un pochino no, quello non lo può fare]
La mascherina bisogna insomma averla sempre con sé, a meno che non ci si trovi in una situazione di continuativo isolamento. Per il resto la mascherina va portata e indossata, anche quando si è per strada e all’aperto insieme ad altre persone che non siano congiunti, quindi anche con gli amici. Se si viola questa norma si rischia una multa da 400 a 1000 euro; si tratta comunque una cifra inferiore al periodo del lockdown, quando le multe potevano arrivare fino a 3000 euro. Ci sarà però una stretta nei controlli. Sono previste però alcune eccezioni nell’utilizzo della mascherina, vediamo quali.

Quando è consentito non portare la mascherina
Come ha spiegato la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa, “Le mascherine non sono previste quando si è lontano dagli altri, per esempio se si va in campagna, in giardino, nel proprio orto”, in momenti cioè in cui si è da soli per un periodo di tempo continuato.

Categorie esentate
Non sono obbligati a indossare il dispositivo di protezione i bambini di età inferiore ai sei anni e i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina (devono però esibire un certificato medico valido).

In spiaggia o nel bosco
Se si sta facendo una camminata, da soli o con i conviventi, in un luogo all’aperto nella natura, in spiaggia o in un bosco per esempio, non è necessario portare la mascherina.

In macchina con i congiunti
È inoltre possibile togliere la mascherina se si va in bici, in moto o in auto da soli o con i propri congiunti. Anche chi guida un monopattino può abbassare la mascherina, ma va usata non appena si scende dal mezzo.

Lo sport senza mascherina
I runner, o chi fa attività sportiva o motoria nei parchi o per strada, non devono portare la mascherina, purché sia rispettato il distanziamento sociale.

Nei locali pubblici all’aperto
Nei bar o nei ristorante che hanno a disposizione un dehors, si può togliere la mascherina per consumare cibo o bevande. [Nooooo! Veramente posso mangiare e bere senza mascherina?! Ma com’è umano lei! Ma fra un sorso e l’altro e un boccone e l’altro la devo rimettere, vero?]

In casa e nei luoghi chiusi
Nei luoghi pubblici al chiuso la mascherina è sempre obbligatoria, come nelle palestre (rimangono infatti i protocolli anti-contagio previsti per specifiche attività economiche e produttive) o in auto con gli amici. In casa chiaramente lo Stato non può imporre delle regole, ma il presidente del Consiglio Conte ha voluto fare una forte raccomandazione, ribadendo che proprio i contatti con amici e parenti sono secondo gli esperti il principale veicolo di contagio: “Ci sono persone anziane, fragili, vulnerabili: rispettiamo la distanza, proteggiamo anche loro con le mascherine se ci avviciniamo”, perché “lo Stato non può entrare nelle abitazioni private, lo ritengo un principio sacrosanto. Le regole non esistono per l’aspetto sanzionatorio, ma più importante è la realizzazione di un progetto comune”. Sono inoltre fatti salvi i protocolli e linee-guida anti-contagio previsti per le attività economiche, produttive, amministrative e sociali. Ciò significa che nei luoghi di lavoro continuano ad applicarsi le vigenti regole di sicurezza, antecedenti al nuovo decreto del governo. (qui)

Una pallottola a frammentazione nel culo. Mezzo etto di cianuro nella macedonia. Due quintali di tritolo sotto la macchina. Una colata di cemento a presa rapida nel gargarozzo. Una bomba atomica sulla casa. In una nazione con tutte le malattie mortali di questo mondo tranne il covid quel lurido figlio di puttana ha inventato un’epidemia che non c’è per ridurre in schiavitù sessanta milioni di persone e ridurre sul lastrico un’intera nazione. Ci stava lavorando da mesi e finalmente ci è riuscito. E chi lancia l’allarme dittatura si prende del fanatico complotti sta, vi possano inculare tutti dal primo all’ultimo.

PROVE TECNICHE DI COLPO DI STATO

Verso la militarizzazione per Dpcm: strategia della tensione e macchina delle restrizioni già a pieno regime

Neppure l’inizio dell’inverno si è atteso. Sono stati appena chiusi gli ultimi ombrelloni, in molte parti d’Italia fa ancora caldo ma la girandola delle nuove restrizioni alle nostre libertà personali è già ripartita. Con l’alibi dell’aumento dei contagi, scontato dal momento che si fanno tantissimi più tamponi da quando sono riaperte le scuole, ci si impone l’uso della mascherina all’aperto, il divieto di assembramenti (chi stabilisce quando è assembramento?) e si torna a ipotizzare la presenza dell’esercito nelle strade. Per Dpcm, cioè con un atto amministrativo, non di legge, si manderebbe l’esercito a far rispettare le misure anti-Covid… Riuscite ad immaginare cosa accadrà quando cominceranno le influenze vere e proprie?
In questo scenario, pochi giorni fa, mi ha colpito la notizia, riportata da tutti i tg nazionali, del rapporto di Legambiente sull’inquinamento. Cosa dice, fra le altre cose, Legambiente, senza che nessuno la smentisca? Che in Italia, udite udite, lo scorso anno sono morte 60 mila persone per malattie causate dall’inquinamento. Sessantamila, cioè quasi il doppio dei 36 mila morti ufficialmente per coronavirus. Allora mi chiedo, uno Stato che ci vuole così bene, che si preoccupa tanto della nostra salute da metterci agli arresti domiciliari e da imporre la chiusura e la rovina di tante attività economiche, perché di fronte alla notizia dell’inquinamento killer non fa lo stesso? Le malattie causate dall’inquinamento atmosferico le si prendono semplicemente andando in giro, respirando l’aria e lavorando in posti insalubri. Perché allora, per salvare questi 60 mila italiani, non blocchiamo la circolazione delle auto, non chiudiamo le industrie e non costringiamo a casa almeno tutti quei cittadini che vivono in zone particolarmente inquinate? Forse ci sono malattie di serie A ed altre di serie B, forse alcune sono più funzionali alla presa dei pieni poteri ed altre no?
Altro dato ufficiale comunicato da tutte le televisioni pubbliche a maggio del 2019, attraverso un rapporto di OsservaSalute: ogni anno (si badi bene ogni anno e non solo quando c’è un’eccezionale pandemia) muoiono circa 49 mila italiani per malattie infettive contratte negli ospedali. Quindi è conclamato che chi va in ospedale rischia seriamente di morire perché lì viene contagiato da batteri e virus di vario genere. Ma di fronte ad una notizia di questo genere, un governo che non dorme la notte per studiare le misure che non facciano ammalare neppure un italiano di Covid, perché non corre ai ripari cambiando radicalmente la vita e la gestione degli ospedali? Perché la notizia che le malattie infettive prese nei nostri nosocomi uccidono ben più del coronavirus non provoca una pioggia di Dpcm tesi a salvarci? Perché non c’è un angosciante bollettino di conteggio giornaliero di questi italiani che si ammalano per queste cause, così da far aumentare l’ansia e la paura della popolazione? E ancora, i 109 mila morti l’anno di inquinamento e malattie infettive ospedaliere perché non intasano i reparti e le terapie intensive? Muoiono tutti di colpo senza che prima vi sia un decorso ed un aggravamento delle condizioni di salute?
A questo proposito, tornano utili le dichiarazioni odierne di De Luca, il presidente della Campania con il lanciafiamme. De Luca si lamenta perché sostiene che i reparti degli ospedali campani sono al limite del collasso causa i tanti ricoverati asintomatici di coronavirus, e proprio per questo lo stravotato sceriffo De Luca propone i “Covid Resort”. Spiega l’ineffabile governatore: “Non si tratta di alberghi a 5 stelle ma palazzine da 200 stanze che impiegheremo totalmente ad accogliere pazienti asintomatici che, anziché stare negli ospedali ad occupare centinaia di posti come fanno ora, possono stare lì a passare queste due settimane di isolamento”. Cominciate a capire perché qualcuno parla di dittatura sanitaria? Prima si intasano gli ospedali, in modo demenziale, di gente sana o con piccoli sintomi e poi si grida all’emergenza e si propone di rinchiuderli in queste palazzine. È chiaro che il virgolettato di cui sopra non si riferisce a dichiarazioni del dottor Goebbels negli anni ’30 del secolo scorso, ma all’appena supervotato De Luca? Siamo o no dentro un delirio collettivo di cui abbiamo perso i contorni della gravità?
Sia chiaro, il coronavirus esiste ed è una malattia che, selettivamente, può colpire a morte la popolazione molto anziana e alcune persone con patologie gravi pregresse. Le persone sane e giovani decedute sono pochissime eccezioni, sebbene strombazzate abbondantemente sui media. Questo è ciò che incontrovertibilmente emerge dai dati ufficiali. Emerge anche altro però dalle dichiarazioni del presidente della Regione Veneto, che è tutt’altro che un negazionista. Luca Zaia, nel corso della conferenza stampa del 27 agosto 2020, fa il punto della situazione sul Covid e spiega cosa avviene nei pazienti che entrano in ospedale per altre patologie, ma risultano poi positivi al tampone. La procedura prevede infatti che il paziente venga considerato malato di Covid e per tale ragione venga conteggiato tra i positivi, ed eventualmente fra i morti, della giornata di riferimento. Il governatore della Regione Veneto ha infatti spiegato che il primo step, quando si ha un paziente, è distinguere tra paziente positivo e negativo. Nel caso in cui il paziente risulti positivo, spiega Zaia, diventa un paziente Covid: “In Italia si decide che un paziente in ospedale positivo diventa paziente Covid, poi magari è lì per altre patologie […] Il timbro di fabbrica te lo dà la positività”. Zaia spiega quindi come non si prenda in esame il motivo del ricovero, elemento che porta poi ad avere un problema per quel che riguarda il conteggio delle vittime. Nel corso della conferenza stampa Zaia ha infatti spiegato: “Se nell’evoluzione della sua malattia ha negativizzazione, resta comunque un paziente Covid per le statistiche, quindi se perde la vita andrà nella contabilità del paziente Covid che ha perso la vita. È un assurdo, ma oggi si ragiona così”.
Insomma, Luca Zaia spiega che, in base a come si procede in questo momento nel nostro Paese, non viene esaminata con attenzione la cartella clinica e in base a quella si effettuano i conteggi. Se il paziente è positivo e, a causa di complicazione insorte per la patologia per cui è ricoverato perde la vita, anche se diventato negativo nel frattempo, viene comunque considerato come decesso Covid. Ovviamente però ciò accade solo se il paziente rimane in ospedale.
Questa è la verità che emerge da dati e dichiarazioni ufficiali di istituzioni e uomini di governo: il coronavirus è da tenere sotto controllo e va arginato ma vi sono malattie e cause di morte ben più pericolose che vengono totalmente ignorate. La domanda da porsi è: perché? Perché le precauzioni fino al parossismo, all’ossessività e alla distruzione dell’economia e delle nostre relazioni sociali valgono solo per il coronavirus? L’ansia e il terrore, oltre che la propaganda dei media, hanno completamente obnubilato la capacità critica degli italiani su quanto sta avvenendo e sul regime che si sta instaurando. Il sonno della ragione genera mostri…

Davide Rossi, 5 Ott 2020, qui

Già: come vado dicendo ormai da mesi, la mente di un gran numero di italiani è stata soggiogata, ipnotizzata, addormentata, ibernata, resa incapace di pensiero autonomo sotto l’abile direzione del Gran Burattinaio che ha reso un’intera nazione schiava della sua delirante sete di potere assoluto. L’esercito in strada – perché i misfatti di vigili polizia carabinieri finanza guardia costiera e squadre di solerti delatori evidentemente non bastano allo psicopatico criminale che governa la vita finanche intima (ricordate gli “affetti stabili”?) di sessanta milioni di sudditi inermi e impotenti, legati e imbavagliati – unito all’ennesimo prolungamento dello stato di emergenza in assenza della più microscopica emergenza, sarà il sigillo finale del potere assoluto, e l’ultimo chiodo sulla bara della libertà, della costituzione, della democrazia.
E, a proposito dello psicopatico criminale in questione, state a sentire questa:

Tra una modella di Gucci, una copertina della Incontrada e il giochino dei 36 morti in una stanza, vi è saltato all’occhio che Il papa ha un conto “di carità” personale di 20 milioni di euro e che l’avvocato che ha difeso l’affarista dell’attuale scandalo vaticano-londinese nell’affaire Retelit era Giuseppe Conte, che da lì a qualche giorno sarebbe diventato premier?

Quindi dicevamo, ….è bella o brutta la modella di Gucci?

MariaCristina Lani (qui)

Com’era quella storia, un indizio, due indizi, tre indizi…?

barbara

GLI EFFETTI COLLATERALI DELLA MENZOGNA

È stato ampiamente documentato in questo blog – ma non certo solo qui, naturalmente – quanto il governo, con la complicità dei mass media di regime e di un certo numero di “esperti” prezzolati (marchettari, in termini tecnici) menta spudoratamente sull’attuale “epidemia” di covid: dai morti per infarto ictus cancro incidente annegamento spacciati per morti covid (idem per i ricoverati in terapia intensiva), alle decine di positivi inventati di sana pianta eccetera. Una parte consistente della popolazione ha bevuto come acqua fresca ogni sorta di menzogne, si è lasciata fare senza reagire il lavaggio del cervello, ha introiettato il terrore e lo vive come condizione normale, e li vedi girare con la mascherina anche per la strada, e in bicicletta, o in macchina da soli, addirittura in spiaggia a dieci metri dalla persona più vicina. E li vedi tremare ogni giorno all’uscita del quotidiano bollettino che proclama con voce da padreterno che caccia dal paradiso dopo il peccato: “salgono a 1500 i nuovi contagiati!” “Mai così tanti dal 20 aprile!” “Nessuna regione senza contagio!” E sono convinti che sia tutto vero, che quei 1500 siano realmente “nuovi contagi”, che la situazione attuale abbia davvero qualcosa a che fare con quella di aprile, che le terapie intensive si stiano di nuovo riempiendo di pazienti covid e via farneticando.

Poi ci sono gli altri. Quelli che sanno che è incontrovertibilmente dimostrato e documentato che queste sono clamorose menzogne. Quelli che sanno che i cosiddetti esperti sono dei gran peracottari mangiasoldi che non ne hanno mai azzeccata una. Ma questi ultimi non sono tutti uguali. Purtroppo, girando per blog e siti e profili FB sto sempre più vedendo, in parecchie persone, alcune finora stimate, finora ragionevoli, finora razionali, una deriva pazzesca, una sorta di lavaggio al cervello di segno contrario, che le portano a un delirio forse addirittura peggiore dell’altro. Cioè, stabilito che il governo mente inventando, oggi, un’epidemia che oggi non c’è, ne derivano che siccome non bisogna credere a tutto, allora non dobbiamo credere più a niente, e dunque il governo, sull’epidemia, mentiva anche prima e che quindi l’epidemia in realtà non c’era, che anche i morti sono inventati. E mi ritrovo a leggere deliri come “Non ci sono le prove, quindi a quei 35.000 morti non ci credo”, “Li hanno portati via di notte coi camion di nascosto: che cosa avevano da nascondere?”, “I morti veri sono circa un terzo” (sic! Stabilito in base a chissà quale machiavellico algoritmo), “Hanno impedito le autopsie perché non si sapesse di che cosa erano realmente morti”. In realtà sappiamo benissimo che le autopsie non sono state affatto vietate bensì fortemente sconsigliate. Per un motivo che più assurdo e, diciamolo, anche criminale, non si potrebbe, ossia il rischio di contagio. Motivo doppiamente idiota, primo perché se non si fanno autopsie di fronte a un agente patogeno sconosciuto per cui non si sa che cosa esattamente abbia ucciso le persone, non so proprio quando altro si dovrebbe fare, secondo perché, essendo ragionevolmente certo che il virus si trasmette con la respirazione, è davvero difficile immaginare qualcosa di più innocuo di un morto. Comunque non erano vietate e immaginare che le abbiano vietate per nascondere la “vera” causa della morte è delirio allo stato puro, complottismo della peggior specie.

E c’è anche di peggio. Fatta salva la ragionevole diffidenza, che condivido totalmente, nei confronti di un vaccino che ancora non esiste e che, nel giorno in cui arriverà a esistere (se arriverà a esistere), non avrà le garanzie di sicurezza che hanno quelli in uso da decenni, e anche la parziale diffidenza nei confronti di quello per l’influenza stagionale che, essendo basato sul virus dell’anno precedente, ha inevitabilmente un’efficacia limitata, fatto salvo questo, dicevo, vedo sempre più persone fino all’altro ieri ragionevoli e razionali tirare fuori i peggiori deliri dei novax più arrabbiati, quelli che portano in piazza i bambini con la stella gialla, quelli delle donne incinte che dicono se mi obbligano a vaccinarlo piuttosto abortisco, quelli così. Ho visto ritirare fuori il delirio dei vaccini fatti con pezzi di feti abortiti. Ho visto ritirare fuori i metalli pesanti che vi sarebbero contenuti. Ho visto ritirare fuori il delirio del sistema immunitario del neonato che sarebbe troppo fragile per poter reggere i vaccini. Ho visto proclamare il diritto al ragionevole dubbio (e perché non invocare il diritto al ragionevole dubbio sulla convinzione diffusa che due più due faccia quattro, allora?), il diritto a pretendere di sapere che cosa esattamente contengano i vaccini – perché finora, a quanto pare, non è stato dato saperlo. Ho visto addirittura – e questo mi ha lasciata veramente sgomenta – citare come voce autorevole la “dottoressa” Gabriella Mereu, finalmente da qualche anno radiata dall’albo, ma attiva più che mai. Quella che “cura” con la voce, e quindi anche per telefono, perché le malattie non esistono, le malattie sono unicamente la manifestazione di un disagio psicologico. L’epilessia, per esempio: la “cosiddetta” crisi epilettica non è altro che un modo per attirare l’attenzione (anche nei neonati, sì), e il modo per farla cessare è semplicissimo, basta dire al bambino “ma quanto sei brutto quando fai così, proprio non ti si può guardare” e il bambino smette immediatamente (dimostrando tra l’altro di non avere la più pallida idea dei meccanismi che agiscono nelle azioni e nei comportamenti dettati dal bisogno di attenzione: se io, per bisogno di attenzione, mi metto a ballare nuda davanti a un uomo e quello mi dice “ma quanto sei racchia, ma quanto sei sfatta, ma quanto fai schifo”, non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di smettere e andarmi a coprire, perché la reazione dell’uomo, che evidentemente mi ha notata, mi ha guardata, ha reagito alla mia presenza e me lo ha dimostrato rivolgendosi direttamente a me – ma sarebbe lo stesso se rivolgendosi a qualcun altro avesse detto a voce alta “ma guarda quella quanto è racchia…” – ha pienamente soddisfatto il mio bisogno di attenzione). E il cancro. C’è stato per esempio il caso del ragazzo che aveva un melanoma alla schiena e lei ha detto “È un posto nascosto. Qual è il segreto che non vuoi che si scopra?” e lui ha detto “Sono omosessuale e non ho il coraggio di dirlo a mio padre” e lei ha detto: “Diglielo, vedrai che andrà tutto bene” e lui glielo ha detto e suo padre lo ha abbracciato e – indovinate un po’ – il melanoma è scomparso all’istante. Comunque ha anche terapie concrete, oltre a quelle vocali, per esempio per le patologie genitali prescrive alle pazienti di andare in chiesa con una medaglietta della Madonna infilata nella vagina, ascoltare la messa, fare la comunione (senza essersi confessate), tornare a casa, seppellire il tutto e la guarigione istantanea è garantita (tiè, e adesso beccatevela voi, maschi fottuti, l’invidia della vagina, che voi non l’avete e non vi potrete mai curare!). Chi volesse saperne di più, o dubitasse di quanto sto dicendo, non deve fare altro che cercarla su youtube e troverà decine di ore di video in cui la “dottoressa” si esibisce in tutta la sua scienza e sapienza. Un piccolo saggio delle sue prodezze comunque ve lo voglio offrire. Dura quasi mezz’ora, ma vale la pena di vederlo tutto.

E quando Nadia Toffa ha avuto il malore, primo sintomo del tumore al cervello che poi, nonostante chirurgia, chemio, radio, meno di due anni dopo se l’è portata via all’età di quarant’anni, la Mereu si è scatenata contro di lei, godendo come un riccio, affermando che il male sarebbe stato provocato dalle “bugie” che la Toffa aveva detto contro di lei. Ecco, questa persona, dai soggetti di cui sopra, è presentata come dottoressa senza virgolette da cui farsi indirizzare e guidare sulla strada della salute e soprattutto insegnare i trucchetti sordidi per evitare di far vaccinare i propri bambini.

E a me, sinceramente, questa gente fa paura. La gente che si lascia indottrinare e che è pronta a bersi qualunque sparata e a lasciarsi infinocchiare dal primo ciarlatano da marciapiede, si chiami governo, si chiami medicina alternativa, si chiami Adolf Hitler, a me fa paura: esattamente come i primi, che credono ciecamente a tutte le menzogne che ci vengono quotidianamente propinate (e a un governo che dopo avere inventato un’emergenza che non c’è sta continuando a prolungare ancora e ancora lo stato di emergenza e i propri pieni poteri per soddisfare il proprio patologico delirio di onnipotenza) sono pronti a diventare i servi di qualunque dittatura, i secondi sono pronti a diventare i servi di qualunque complottismo e, direttamente o indirettamente, di qualunque dittatura. E dovrebbero fare paura a tutti.

E naturalmente non li giustifico. Resta però il fatto che l’innesco di tutto questo sono state le vergognose e criminali menzogne del governo, che anche di queste pericolose derive porta la pesantissima responsabilità.

barbara

PROVE TECNICHE DI TERRORISMO

con contorno di dittatura in carpione.

E cominciamo coi morti: se diventano troppo pochi per poter terrorizzare la gente, cosa si fa? Ci si organizza, logico!
falso 1
falso 2
E siccome i morti saranno anche pochi ma i positivi sono riusciti a farli aumentare, un po’ per il motivo spiegato nel post precedente e un po’ perché li importiamo a rotta di collo,
sbarchi
e poi vengono lasciati girare liberamente
e si permette che nelle moschee si ammucchino anche senza mascherina, si coglie l’occasione per un bel giro di vite: chiuse le discoteche, perché si sa che è solo lì che la gente si ammucchia e si ammala
affollamento
tanto i giornali mica lo scrivono che su 3000 discoteche italiane si è verificato un unico caso di contagio, così come eviteranno accuratamente di dirvi questo:
deceduti
E poi un bel coprifuoco mascherato, anzi mascherinato, e visto che nessuno scende in piazza coi forconi, la prossima puntata riguarderà le elezioni, quelle già sospese prima e ora previste per settembre.

Il Covid è il nuovo spread

L’intuizione fulminante l’ha avuta su Twitter Matteo Brandi (@mat_brandi): “Covid is the new spread”. Sì, è proprio così: come nel 2011 l’operazione di creazione del panico – per conseguire un effetto politico – è avvenuta attraverso un indicatore che fino a qualche tempo prima era pressoché sconosciuto al grande pubblico, e che invece, d’un tratto, veniva sparato dai media in modo ansiogeno e martellante, allo stesso modo adesso (mutatis mutandis, naturalmente) il giochino si ripete con i dati dei contagi da Coronavirus.
Si badi bene: dati spesso non rilevanti, perché il puro e semplice conteggio dei semplici contagi, di per sé, non dice nulla. I dati significativi, invece, vengono regolarmente occultati: i ricoverati in terapia intensiva (secondo i dati costanti di molte settimane, si tratta di non più di 40-50 persone in tutta Italia) e i morti (sono in tutto 3 o 4 al giorno, contro gli oltre 600 morti quotidiani di infarto e gli oltre 500 per cancro).
Eppure il pallottoliere dei contagi gira vorticosamente, creando nuovi incubi e nuovi nemici: chi è andato a fare una vacanza all’estero, chi va in discoteca, i ragazzi della “movida”, che – apprendiamo – è una specie di Sodoma e Gomorra moderna, con inevitabile punizione biblica e imminente distruzione. I toni accalorati sui media, con rare eccezioni, sono gli stessi del 2011: allora lo spread “s’infiammava, s’incendiava, s’impennava”; adesso la medesima funzione è svolta dalla caccia agli untori, agli “irresponsabili”, a chi fa “calare la tensione”.
L’obiettivo politico di allora era far saltare un governo e imporre una giunta tecnocratica (gradita a Bruxelles); l’obiettivo politico di ora è mantenere vivo il pur traballante esecutivo esistente (gradito a Bruxelles). Governa male? L’economia è stata ridotta a pezzi proprio da un lockdown mal gestito? E allora tanto vale prospettare l’incubo della “seconda ondata”, tenere tesa la corda dell’emergenza, non dare mai il senso di un possibile ritorno alla normalità.
Con uno spiegamento di mezzi mediatici così massiccio, è inevitabile che molti italiani ci caschino. Ma tutti – chi la beve e chi non la beve – dovremo fare i conti con gli effetti economici di questo clima: uno tsunami di fallimenti e licenziamenti. Già conosciamo la prossima puntata, il prossimo capitolo del copione: a chi lo farà notare, a noi “cattivi”, si darà dei contabili senza cuore.
Loro, invece, i “buoni”, ci starebbero salvando la vita, dicono e diranno. È sempre più necessario smontare questo racconto falso, artificioso, che sfrutta le comprensibili paure delle persone per assuefarci a un sistema in cui la libertà tout-court, e la libertà economica che ne è il presupposto, sono in una posizione sempre più fragile e precaria.

Daniele Capezzone, 17 agosto 2020, qui.

E quella successiva toccherà alla scuola.

Caos scuola e Caporetto elettorale: cosa c’è dietro la guerra alle discoteche

Con un’ordinanza scriteriata e passibile d’interpretazioni arbitrarie, il governo ha imposto la serrata delle discoteche e l’uso della mascherina negli orari della movida. Una mossa ridicola, che arriva  dopo un’intera stagione – vivaddio – di balli scatenati, di cui a Roma si sono accorti, guarda caso, solo passato il Ferragosto. L’impressione è che l’esecutivo fosse in cerca dell’ennesima arma di distrazione di massa, ora che rischia di andare a schiantarsi su un autunno di clamorosi fallimenti. Insomma, dietro la misura draconiana assunta ieri e per la quale il giornale unico del virus ha preparato accuratamente il terreno, si celano motivi politicamente più subdoli della salute pubblica o del desiderio di «difendere i giovani», come ha dichiarato Roberto Speranza. Ed è proprio il ministro che, evocando il tema della riapertura delle scuole, ci suggerisce il primo.
Il problema è che, in vista del 14 settembre, data in cui i ragazzi dovrebbero rientrare negli istituti di ogni ordine e grado, il governo teme un flop memorabile. E allora deve cercare un colpevole – i giovani indisciplinati – cui imputarlo. I banchi a rotelle, cavallo di battaglia di Lucia Azzolina, non arriveranno in tempo per l’inizio delle lezioni. Le «aule nuove», promesse dal premier il 3 giugno scorso, rimangono una chimera. Così, il Comitato tecnico-scientifico, che si è capito essere uno specchietto per le allodole del BisConte, è andato in soccorso dei giallorossi, spiegando che, se proprio non si riesce a mantenere il famoso metro di distanza tra le «rime buccali» dei ragazzi, basta far indossare loro la mascherina. Per tutta la giornata scolastica. Cambiandola ogni 4 ore. Non c’è che dire, una soluzione agevole: immaginate che piacere stare stipati nelle solite classi pollaio, respirando per ore da dietro una chirurgica, con gli insegnanti ridotti a poliziotti sanitari, che controllano il corretto utilizzo dei Dpi. Dove gli alunni sono più piccoli e più difficilmente gestibili, si rischia il caos totale.
L’alternativa è la prosecuzione della didattica a distanza, che è sinonimo di nessuna didattica. Ma in quel caso, ai genitori che dovranno tornare a lavoro e si ritroveranno con i figli in casa tutto il giorno, di certo non si riuscirà a vendere la balla della «ripartenza». Il più evocativo simbolo del ritorno alla normalità, che è il rientro in aula, si potrebbe trasformare in una debacle storica per il governo dei peracottari. Perciò, l’esecutivo e la sua grancassa mediatica hanno individuato nel popolo della notte un utilissimo capro espiatorio. Come, in primavera, i morti erano colpa dei runner o di chi allestiva l’arrostata di Pasquetta, adesso, se Giuseppe Conte e l’Azzolina pasticciano con la scuola, la colpa è dei giovinastri festaioli e negazionisti.
La linea l’ha dettata, nel nome dell’indipendenza degli scienziati, Franco Locatelli, numero uno del Consiglio superiore di sanità. Il quale, per prevenire l’obiezione di chi nota che mentre qualcuno prova a rinchiudere di nuovo gli italiani, gli immigrati infetti continuano a sbarcare e fuggire dai centri d’accoglienza, specifica: il 40% dei nuovi casi dipende da italiani rientrati dalle vacanze, mentre agli immigrati si può imputare solo il 3% dei contagi [e il restante 57%?]. Giusto, dottor Locatelli: lasciamo liberi di scorrazzare per il Paese i nostri fratelli clandestini, punendo invece i connazionali che, dopo mesi di domiciliari, hanno ballato nei locali che il governo stesso ha riaperto, o che sono andati in villeggiatura all’estero, approfittando della possibilità di varcare frontiere che sempre il governo ha riaperto.
A questo scenario, va aggiunta la prospettiva che i giallorossi perdano 4-2 le elezioni regionali. Così, otteniamo il ritratto di un governo che rischia la bancarotta. Ci vuole tanta, troppa malizia per immaginare che la farsetta sulle discoteche serva a rinviare la data del voto. Ma di sicuro può essere usata per congelare la campagna elettorale, o per stemperare l’eco di una sconfitta netta alle urne. Bisogna ricreare le condizioni di un’emergenza che per ora, fortunatamente, non esiste, affinché, all’uopo, magari a macchia di leopardo, nelle zone economicamente meno centrali, si possa ricorrere a nuovi lockdown. È l’emergenza preventiva – che, come ripetono illustri giuristi, nel nostro ordinamento non sarebbe contemplata – come premessa dell’emergenza permanente.
Fermo restando che nessuno nega la pericolosità del Covid-19 né la necessità di essere prudenti, l’unica reazione a tale scempio della democrazia liberale sarebbe la disobbedienza civile. Ma a questo punto, va girata ai lettori e a noi tutti italiani una domanda: siamo pronti ad assumerci la responsabilità della resistenza al regimetto sanitario?

Alessandro Rico, 17 agosto 2020, qui.

Nel frattempo la dittatura più bella del mondo ha provveduto, col favore delle tenebre, zitto zitto quatto quatto, a mettere le mani anche sui servizi segreti. E a ottobre, che cosa succederà a ottobre? Ce lo spiega il dottor Matteo Bassetti

e qui potete leggere l’articolo. Per fortuna c’è chi ha avuto una brillantissima idea per rimediare alla chiusura delle discoteche
ballare nei porti
E per doppia fortuna abbiamo almeno un premier che, a differenza del Truce che è un buzzurro fatto e finito, è un autentico signore. E con un italiano, un italiano ragazzi…

barbara

SPIGOLATURE RACCATTATE QUA E LÀ

Enrico Richetti

TACI, IL VIRUS TI ASCOLTA!

Dopo la disfatta di Caporetto bisognava mantenere il segreto su come e dove sarebbe stata preparato la controffensiva. Lo avessero saputo gli austroungarici, non avremmo vinto la guerra.
Durante i terribili mesi della disfatta del Covid il comitato tecnico scientifico ha redatto verbali su come difendersi dal virus. Li ha secretati per impedire che il virus, che sa leggere, scrivere e far di conto, venute a sapere le misure, ci sconfiggesse anticipando le nostre difese.
E’ bellissimo avere come Capo del Governo l’uomo più intelligente del mondo. Novello Churchill, novello Armando Diaz.

Quel capo del governo che ha nutrito gli entusiasmi bagnati di un sacco di gallinelle, soprattutto quando ha magistralmente “asfaltato Salvini e la Meloni”, perché si sa che compito essenziale di un governo è asfaltare l’opposizione, e allora ricordiamo:
favore delle tenebre
Che a me fa venire in mente questa cosa qui

Negate, negate sempre, negate anche l’evidenza. Però prima infilatevi almeno gli slip. (Francesca Mazzantin, qui)

Ecco, il signor conte si è proprio dimenticato di infilarsi gli slip, e si è fatto sorprendere a negare l’evidenza coi pendagli al vento. E direi che ha ragione anche quest’altro signore qui:
stato di emergenza
Enrico Richetti

Abbiamo un ottimo capo del Governo e un’ottima ministra della pubblica istruzione. Hanno intuito quello che all’estero non hanno capito ancora.
Se gli alunni si siederanno, magari alternati, su banchi tradizionali, anche monoposto, saranno facile preda del virus. Se invece i banchi avranno le rotelle (che mancano a parecchi personaggi altolocati) gli studenti, vedendo il virus avvicinarsi, potranno scivolare in tutte le direzioni, e il virus, lanciatosi per infettare lo studente, sbatterà la testa contro il muro, morendo sul colpo.
Avere il capo del Governo più intelligente del mondo dà molti vantaggi….!

Giulio Galetti

SE NON ARRIVA SANGUE AL CERVELLO…

Roma, 29 lug. (askanews) – “Se non arrivano tutti i banchi richiesti… vorrà dire che l’offerta non ha raggiunto i livelli qualitativi e quantitativi rispetto alla nostra domanda”

SEARCH & REPLACE

“banchi” con “mascherine”

E se l’uva non vuole saperne di maturare, è evidente che la colpa è unicamente dell’uva.

Fabio Rampelli

LAMORGESE SCARICA CLANDESTINI NEL LAZIO E ZINGARETTI NON BATTE CIGLIO. PULLMAN ELUDONO TEST SOTTO NASO RAGGI. È EMERGENZA NELL’EMERGENZA

Oltre agli sbarchi incontrollati sulle coste italiane, con i Cara e gli hotspot in sofferenza, partono anche i trasferimenti dei clandestini da una regione all’altra.
Il ministro dell’Interno Lamorgese scarica 334 migranti dalla Sicilia alla Regione Lazio, di cui 15 positivi al Covid mentre 9 risulterebbero addirittura irreperibili. Il governatore Zingaretti non batte ciglio e accoglie, in un territorio dove la situazione potrebbe non reggere per stessa ammissione dell’assessore alla Sanità: ‘così il meccanismo non può funzionare, si rischia di sovraccaricare il sistema sanitario già sotto pressione da mesi’.
Il Lazio è già contaminato da focolai d’importazione estera, in particolare dal Bangladesh e dall’Est Europa. Una situazione che non sembra proprio sottocontrollo, come dimostra il mistero dei pullman spariti che sotto il naso della sindaca Raggi sfuggono al controllo dei test sierologici sulla Tiburtina per chi arriva a Roma. Ed il sospetto – come riportato oggi sulla stampa – è che molti viaggiatori si facciano lasciare altrove dagli autisti per eludere i tamponi. Siamo all’emergenza nell’emergenza, e il Governo Conte spalanca le porte all’immigrazione irregolare.

E tuttavia, nonostante l’intenso impegno a riempire l’Italia di clandestini positivi, distribuendoli accuratamente per tutta la penisola, lasciando loro la libertà di allontanarsi incontrollatamente dalle zone di quarantena, allo scopo evidente di scatenare la promessa seconda ondata, in previsione della quale è stato prorogato il regime di dittatura e dello stato di polizia, pare che la natura abbia deciso di frustrare i loro progetti
covid-clandestini
E chissà dunque che cosa si inventeranno ancora per provocare una nuova epidemia che permetta loro di tenersi ben salda la poltrona sotto il sedere.

Mutarella

Chiamiamolo Mutarella, Sergio Mutarella. Unico paese europeo, coi tassi attuali più bassi di ricoverati e deceduti per il virus, l’Italia subisce dal governo in carica un provvedimento che non ha precedenti nella nostra storia repubblicana, nemmeno al tempo più acuto del terrorismo: il prolungamento dello Stato d’emergenza. Non pochi costituzionalisti si espongono a dire che è una violazione della Costituzione, un abuso, un’inutile restrizione. Non c’è alcuna ragione sanitaria, confermano i medici e i virologi non allineati al potere politico-sanitario. In caso precipiti la situazione, si proclama lo stato d’emergenza. Ma tanti tacciono.
Su tutti, tace lui, il Garante della Repubblica, il Custode della Costituzione, il Capo dello Stato Mattarella. I suoi silenzi sono la vera polizza di sopravvivenza per il governo cialtronesco del nostro Paese. Quella polizza lui la firmò quando disse, minacciando non solo grillini e sinistre ma anche berlusconiani e renziani, che se fate cadere Conte non c’è che il voto. Paura, il voto. Allora, la paura del voto si combatte con la paura del virus.
Il Parlamento ha così votato con l’emergenza l’autoconservazione del posto per molti di loro; l’annunciato soccorso dei berlusconiani si configura nella stessa specie. Poi c’è l’inefficacia dell’opposizione, l’assenteismo sospetto alla Camera.
Ma la cosa più grave è il silenzio della Massima Carica prima che Conte portasse al voto sull’emergenza; il silenzio della Corte Costituzionale, e magari dell’Europa e le sue corti. Mattarella e la presidente della Corte Suprema Cartabia tacciono; sono le Zittelle, e non nel senso del romanzo di Tommaso Landolfi.
Ma tutti stanno zitti se non dice nulla lui, il Presidente, che è anche un giurista. E il Presidente lascia che un improvvisato premier, dal curriculum taroccato, mai eletto in parlamento e in altra assemblea elettiva, mai annoverato tra i tecnici e le risorse della Repubblica, che ha guidato due governi opposti, che porta a profitto individuale una tragedia nazionale, che governa a colpi di decreti, vanterie e conferenze stampa one-man-show, possa impunemente ridurre in cattività un Paese, mettere sotto tutela la Democrazia e la Libertà, violare i diritti (altro che Orban) e firmarsi una proroga allo sfratto da Palazzo Chigi. Perché altra ragione non c’è all’emergenza, che tende a farsi stato d’eccezione, anticamera delle dittature. E se viene proclamato quando non c’è virulenza epidemica, figuriamoci cosa accadrà quando ci sarà davvero qualche avvisaglia. Non dite che lui magari dispone di informazioni a noi ignote; perché quei dati allarmanti non li hanno nemmeno Merkel e Macron, se non hanno proclamato lo stato d’emergenza, figuriamoci se ce li ha solo lui.
La sua è una dittatura temperata dalla cialtroneria, finalizzata a conservarsi il posto più che a stravolgere il paese. Ma è una dittatura strisciante, come si dice dei vermi e delle forme implicite.
Il silenzio di Mattarella è davvero assordante. È il silenzio sull’indecente gazzarra della magistratura e del Csm; il silenzio sullo scempio scolastico, unico paese in Europa a chiudere per primi e a non aprire ancora le scuola; il silenzio sugli sbarchi di clandestini, e di infetti, con cui saltano tutti i rigori invece pretesi per gli italiani. È il silenzio sul Parlamento esautorato a lungo, e a lungo oltraggiato, silenzio sulle esternazioni debordanti del premier o davanti a decreti che gridano vendetta davanti a Dio e alla Costituzione, alla logica e alla grammatica. Lui si palesa solo per premiare scrittori negazionisti delle foibe, per celebrare quasi ogni giorno la Shoah e magari qualche strage su cui si può imbastire la solita lettura.
Qualcuno dice: ma lui è sobrio e taciturno, è siculo, non esterna, fa le cose nell’ombra, al riparo dalla ribalta. Vorrei crederci, me lo auguro, ma quando poi vedi che nulla cambia e nulla succede, quando vedi che Conte annuncia di voler prolungare l’emergenza e nessuno lo ferma, lui va in Parlamento e chiede il voto, allora hai l’impressione che la moral suasion di Mattarella, le sue pressioni sotterranee o sottocutanee siano inefficaci o addirittura inesistenti.
Ci stiamo avvicinando alla sua scadenza al Quirinale e ci auguriamo che non gli rinnovino il mandato; ma quando si sentono i nomi alternativi, le manovre in corso, e il vuoto spinto del centro-destra sui nomi e le strategie, capisci che accadrà quel che accade ormai da decenni: sarà eletto un Presidente voluto dalla sinistra, non super partes; non un PdR ma un Pd, o paraggi. Diciamo un Pd filo-grillino, magari frutto di un patto obliquo con Berlusconi.
Negli ultimi cinquant’anni è andata così: gli unici due presidenti che non obbedivano al coro guidato dalla sinistra, vale a dire Giovanni Leone e Francesco Cossiga, sono stati massacrati con un linciaggio mediatico-politico-giudiziario. Tutti gli altri, compreso il Presidente bigotto che veniva dalla Dc più conservatrice, Oscar Luigi Scalfaro, sono stati dalla parte opposta e non per la sola messaggeria istituzionale: hanno operato e manovrato in quella direzione, pilotando la nostra democrazia e i verdetti elettorali. Sandro Pertini fu più vicino ai comunisti che agli stessi socialisti da cui proveniva; Ciampi, almeno, fu corretto e infatti con lui un governo di centro-destra non fu rovesciato per ben cinque anni. Poi venne il gran manovratore Giorgio Napolitano e il gran silenziatore Mattarella. Il Quirinale è appannaggio della sinistra & C. Ed essendo la prima carica dello Stato, diventa il parametro per tutte le cariche decisive e l’arbitro di tutte le operazioni politiche e trame istituzionali. Infatti sono anni che il Pd perde le elezioni ma poi vince il governo, da un decennio c’è sempre un ribaltone e dopo un giro ce lo ritroviamo lì, al potere. Nel momento più difficile della nostra repubblica, al Quirinale hanno tolto il sonoro, ed è comparso Mutarella.

MV, La Verità 31 luglio 2020, qui.

Già, il figlio di Bernardo.
figlio di Bernardo
Vi regalo ancora Jonathan Isaac,
Jonathan Isaac
cristiano, nonostante nome e cognome ebraici, nero come tutti gli altri, sicuramente non meno antirazzista degli altri, ma con una dignità che gli altri, che si prestano alla consueta e ormai di moda pagliacciata (ma con un consistente ammortizzatore per terra, non sia mai che si facciano la bua ai ginocchietti) neanche si sognano.

E infine un avviso per chi ha bambini che vanno a scuola: preparatevi:
gender scuola
(ma voi, da uno con questa faccia, comprereste un’auto usata?)

barbara

BANCHI ULTIMO ATTO

Giulio Galetti

QUEL GENIO DI ARCURI

Mettete da parte tutto quello che avete letto sui BanchiScontro. Lasciate perdere i 21gg per produrre, assemblare, consegnare 1.500.000 banchi con e senza rotelle. Dimenticatevi pure i costi.

Il bando di gara per i BanchiScontro a 6 ruote da destinarsi alle medie superiori, menziona una norma UNI a cui fare riferimento per la necessaria certificazione.

Ebbene quella norma non esiste più da oltre 1 anno sostituita da una nuova norma UNI che specifica l’uso destinato agli adulti. La norma stessa per evitare ogni disquisizione capziosa, cita che l’uso non è consentito negli istituti scolastici.

E adesso? La ministressa più bella del reame e il commissario er mejo fico der bigonzo, quello con quella faccia un po’ così quell’espressione un po’ così
domenico arcuri
se ne accorgeranno? Ne terranno conto? O proseguiranno a testa bassa nel loro delirante proposito? Vero che con lo stato di totale illegalità in cui ci troviamo da sei mesi è come fare la cacca nel letamaio, che uno dice ma chi vuoi che se ne accorga? Tanto più che lo stato di illegalità, la dittatura dell’avvocariato, la sospensione dello stato di diritto è stata prorogata di altri tre mesi, ossia aumentata del 50%. Per poter continuare efficacemente il lavoro, dice. Peccato che 0 più il 50% di 0 fa sempre 0: io ho il pallino della matematica, ma credo che anche alle persone più negate questo risultato sia evidente. E naturalmente con questa geniale proroghetta salteranno, immagino, le elezioni di settembre, che è l’evidente obiettivo del golpe bianco perpetrato undici mesi fa dal figlio di Bernardo.

barbara

C’ERA UNA VOLTA IN HONG KONG

C’è oggi in Hong Kong  (attenzione: all’interno del video c’è una scena piuttosto violenta)

Così la barbarie dei peggiori genocidi del pianeta si appresta ad assassinare la libertà, ad assassinare la democrazia per arrivare, passo dopo passo, ad assassinare tutte le democrazie del mondo. Con la complicità di alcuni governi.

barbara