E DA UN CANTO ALL’ALTRO D’AMERICA UN SOL GRIDO RISUONA

Qui con commenti. E mentre il morbo infuria e il pan ci manca, soprattutto agli ispanici che Trump aveva almeno un po’ innalzato dalle loro spesso misere condizioni e Biden nuovamente affondato, e sul ponte di Del Rio sventola la bandiera bianca più bianca che mai occhio umano abbia visto, da tutti i riconteggi portati a termine sta inconfutabilmente emergendo ciò che fin da quella prima notte era apparso chiaro come il sole, e che del  resto sia Nancy Pelosi che Joe Biden avevano preannunciato ancora prima: senza i brogli quella vittoria non ci sarebbe mai stata. E con tutto questo tocca anche sperare che resista il più possibile, perché con Kamala diventerà tutto molto peggio.

barbara

I GENI DI CASA NOSTRA

Parlo di Pino Arlacchi, che chi ha un po’ di anni sulle spalle sicuramente ricorderà. Comincio con un vecchio articolo, per inquadrare la situazione.

AFGHANISTAN / FALLITO IL PIANO ONU

Così Arlacchi perse la guerra dell’oppio

Distruzione dei papaveri in cambio di 400 miliardi. Lo propose lo zar antidroga ai talebani. La produzione, al contrario, è raddoppiata

Sulla carta sembrava proprio un progetto bello e possibile: ridurre in dieci anni del cinquanta per cento le coltivazioni di droga nel mondo, sostituendole con colture alternative. Spesa prevista 500 milioni di dollari (mille miliardi di lire attuali).
L’ideatore dell’ambizioso piano, com’è noto, è l’italiano Pino Arlacchi, vicesegretario delle Nazioni Unite in quanto direttore dell’Undcp (United nations drug control programme). Ma a tre anni dalla crociata dello “zar dell’antidroga”, come è stato soprannominato, il progetto ha fatto flop. E proprio in Afghanistan, il paese dove fin dall’inizio le prospettive di successo erano tutt’altro che rosee. Ma lui, da buon calabrese cocciuto, ha voluto lanciare la sua sfida. Con un risultato finora tutto al negativo.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Onu, nel paese al crocevia dell’Asia, retto dai talebani, i campi di papavero si sono talmente estesi nel corso dell’ultimo anno da produrre 4.600 tonnellate di oppio. Una cifra record che non ha precedenti e corrisponde al doppio del raccolto del 1998. Un balzo in avanti per l’Afghanistan che dal cinquanta per cento è passato a coprire per due terzi il mercato globale dell’eroina. E che fa impennare del 60 per cento la produzione mondiale della polvere bianca. Una montagna di droga mai raggiunta prima e che attraverso l’antica via della seta, dove una volta passavano carovane cariche di tessuti, spezie, gemme, porta la morte coprendo per l’80 per cento i mercati europei.
Arlacchi, pur essendo stato allertato fin dall’inizio dai media di mezzo mondo, ha voluto credere alle promesse dei talebani. A suo tempo si recò a Kandahar, la storica capitale dell’Afghanistan, per incontrarli. Promise oltre 400 miliardi di lire in dieci anni se avessero sradicato le coltivazioni di papavero. Non ti fidare gli dicevano in molti, quei soldi servono a comprare armi, a prolungare la guerra civile e a esportare il credo oscurantista degli studenti islamici al potere a Kabul. «Non finanziare un regime integralista che annulla le libertà e mortifica le donne», diceva l’allora commissario europeo Emma Bonino. Ma a tutti Arlacchi, dal suo quartier generale al settimo piano del palazzo dell’Onu a Vienna, dove ha varato programmi, impartito ordini, spostato uomini, cambiato organigrammi, ha risposto duramente agli attacchi di ieri, ostentando sicurezza e ottimismo.
E oggi? Proprio in questi giorni il problema Afghanistan è stato messo sul tappeto dal comitato tecnico dell’Onu. Ma Arlacchi non demorde, e per bocca del suo portavoce Sandro Tucci risponde che l’incremento della produzione del papavero è dovuto sì «a un aumento del 23 per cento della superficie coltivata ma anche alle ottime condizioni climatiche». Prevede una forte riduzione, attorno al 30 per cento per il prossimo raccolto, questa volta per le «avverse condizioni climatiche». Insomma sembrerebbe proprio un piano in gran parte affidato ai capricci di Giove.
Su quel 23 per cento di superficie in più coltivata e non distrutta, Arlacchi ha la sua risposta. Le colture servono a «sfamare un milione e 400 mila contadini». Di conseguenza lo Stato, ovvero il governo dei talebani, non può distruggere quelle coltivazioni, presenti in dieci delle 29 province afghane su un totale di 60 mila ettari di terreno e per il 96 per cento sotto il loro controllo. E allora perché continuare a finanziare piani che vengono disattesi? «C’è la guerra, e possiamo fare poco. E per rendere più difficile il contrabbando, avremmo bisogno di più soldi per aiutare i paesi limitrofi a combatterlo», dice Tucci. «Inoltre il leader dei talebani ci ha assicurato di aver emesso un editto che invita a ridurre la produzione di oppio».
Rimane il fatto che il regime teocratico dei talebani alla fin fine vorrebbe la scomparsa non tanto delle piantagioni di papavero quanto degli «infedeli», ovvero degli occidentali.
Dina Nascetti, 18.05.2000, qui.

Già: credere alla parola dei talebani non è proprio una buonissima idea, e l’arlacchino nostro ci ha sbattuto pesantemente il naso – anche con quelle sue tremende arrampicate sugli specchi. E ora, ventun anni dopo, che cosa ci racconta il nostro genietto di casa?

Pino Arlacchi: “E’ con l’invasione Usa che esplose la produzione illecita di oppio in Afghanistan”

Cari amici, interrompo il mio lungo silenzio, dovuto alla scrittura di un nuovo libro, per un commento sull’#Afghanistan dopo la vittoria talebana.
Mi occupo di quel paese da quasi 25 anni, ed ho formulato due proposte di soluzione dei suoi problemi più impellenti. La prima è stato il piano di eliminazione delle coltivazioni di oppio che ho elaborato durante il mio mandato ONU. Piano coronato da completo successo nell’estate del 2001. [Questo articolo di fine ottobre 2001 dice esattamente il contrario]
I talebani al potere, pressati dal programma che dirigevo e dal Consiglio di sicurezza, decisero di far rispettare la proibizione di coltivare l’oppio con il risultato di azzerarla quasi totalmente. [Eh, una paura si sono messi con le tue pressioni, ma una paura guarda…]
L’invasione americana dell’ottobre di quello stesso anno sloggiò i talebani dal governo e fu seguita da un accordo con i signori della guerra che riportò in pochi anni la produzione illecita ai livelli precedenti il 2001.
Nel gennaio del 2011 il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la mia proposta per una soluzione non militare della crisi afghana. Sul mio sito https://pinoarlacchi.it/en/mission-in-afghanistan potete leggere il testo della mia “Nuova strategia dell’Unione Europea per l’Afghanistan”.
A differenza del mio piano sull’oppio di dieci anni prima, questa strategia non ha avuto alcun seguito. È stata ignorata dalla Commissione europea e dagli Stati membri, che hanno persistito nel seguire le direttive americane. Il risultato finale (disastroso) è ora sotto i nostri occhi. [Il tuo risultato finale (disastroso) invece, sotto quale tappeto lo hai spazzato? E quante armi hanno comprato i talebani coi tuoi 400 miliardi di dollari? Quante persone hanno ammazzato con quelle armi? Quanto sangue hai sulle mani?]
In alcuni post successivi commenterò i principali temi sul tappeto.
Pino Arlacchi, 20/08/2021, qui.

E prosegue, sempre autoincensandosi.

Pino Arlacchi – Cosa succede in Afghanistan al di là del delirio mediatico

 Invito chiunque mi legga e mastichi una qualsiasi lingua straniera a informarsi sull’ Afghanistan evitando di leggere i maggiori quotidiani italiani. Quel paese sembra essere stato vittima di una invasione di mostri pervenuti dallo spazio e dotati di poteri sconfinati. Mostri che sono riusciti a far scappare da Kabul, terrorizzate, le forze del bene. Mostri assetati di vendetta e di sangue, soprattutto femminile, e che si apprestano a far diventare l’Afghanistan il santuario del narcotraffico e del terrorismo mondiale. [E pensare che invece sono tanto buoni, soprattutto con le donne, che trattano con una delicatezza che neanche i trovatori del dolce stil novo, che non farebbero male a una mosca, vendetta poi non sanno neanche come si scrive]

Delirio mediatico.

Cosa è successo invece, e cosa sta accadendo in Afghanistan in questi giorni?
Non c’è stata, innanzitutto, alcuna invasione di alieni, ma lo sbocco finale di due guerre. Una guerra civile tra i talebani ed i loro avversari iniziata quasi trent’anni fa, ed una guerra di liberazione contro una potenza occupante iniziata venti anni fa esatti. 
I talebani sono degli integralisti islamici estremi, portatori di un’ideologia oscurantista che implica la violazione di diritti fondamentali, in primis quelli delle donne. Ma sono anche una forza che ha finito col prevalere contro ogni genere di nemico grazie a un rapporto con la popolazione rurale afghana migliore di quello stabilito dai loro avversari. [Ecco, ve l’avevo detto, benefattori sono, angeli custodi, praticamente la mano destra di Dio]
I talebani che ho conosciuto non erano guerriglieri marxisti e neppure nazionalisti. Non combattevano per i poveri e neppure per costruire uno Stato-nazione. Si ispiravano, e si ispirano, ad una società di virtuosi, governata da precetti coranici, inaccettabile e odiosa ai nostri occhi [mentre agli occhi degli afghani è il paradiso in terra. È per quello che stanno accorrendo a Kabul da tutte le parti del Medio Oriente, per godere anche loro del paradiso]. Ma la società dei talebani è una società di afghani, non la Umma universale di altri estremisti. Gli studenti del Corano, perciò, non hanno mai operato al di fuori del loro paese e non sono interessati ad esportare il loro credo altrove [e dunque?].
Come sono allora riusciti a godere di quel minimo di consenso dal basso, o di semplice neutralità, che ha consentito loro di conquistare il Paese ed entrare a Kabul senza sparare un colpo?
Finanziamenti, armi e aiuti dall’estero? 
Quasi zero [ehm… La domanda, come si suol dire, è d’obbligo: ci sei o ci fai?], visto che il rubinetto saudita si è chiuso dopo il 2001 e visto che le grandi potenze regionali sono state a guardare aspettando che il frutto afghano cadesse nelle loro mani dopo la debacle euroamericana. 
Puntualmente avvenuta. Questa sì che è intelligence! O era sufficiente solo leggere i giornali e fare due più due? [Cioè adesso l’Afghanistan è caduto in mano alle grandi potenze regionali? Me la spieghi meglio, che non l’ho mica tanto capita questa?]
È bastato perciò ai talebani sedersi sulla riva del fiume ed aspettare. [I talebani?! Come i talebani? Ma non è nelle mani delle grandi potenze regionali che è caduto l’Afghanistan? Sei sicuro, come si dice dalle mie ex parti, di avere tutte le tazze nella credenza?]
Cioè resistere, garantire ordine e sicurezza alle zone sotto il loro controllo, assicurarsi perlomeno la neutralità della popolazione. Ed attendere ciò che era prevedibile già dieci anni fa: il crollo della baracca di corruzione, inettitudine militare ed amministrativa, indifferenza per i bisogni dei civili, messa in piedi dalle forze di occupazione. [Veramente Trump ha deciso il ritiro all’inizio del 2019 perché aveva stabilito che non avevano più niente da fare lì; tutto il resto, baracca di corruzione eccetera si trova nella fervida fantasia del signor Arlacchi. E davvero questo signore ha l’impressione che gli afghani, e le donne in particolare, preferissero i talebani agli americani? E come le spiega le fughe? Come spiega gli assalti all’aeroporto? Come spiega le madri che lanciano i figli oltre il filo spinato dell’aeroporto nella speranza di sottrarli all’inferno che aspetta tutti loro – come le madri ebree nel disperato tentativo di salvarli dai nazisti? Di disonestà intellettuale ne stiamo vedendo tanta, ma quella di quest’uomo le supera tutte]
L’analisi che avevo fatto nel 2011 per il Parlamento europeo parlava chiaro. Non c’era speranza di una soluzione militare, e senza una svolta radicale delle politiche occidentali l’Afghanistan sarebbe caduto nelle mani dei talebani. [Eh già, l’unico che ha capito tutto, ma vaffanculo, va’] [Ma poi perché “caduto”? Non hai appena finito di dire che non è vero che sono dei mostri, che hanno il sostegno popolare, che la gente preferisce loro agli americani?]
L’unica cosa che non avevo considerato nel mio rapporto era l’identità del vero futuro vincitore della guerra dell’Afghanistan: la Cina. [Ah, non le grandi potenze regionali? Non hai appena detto che è nelle loro mani che è caduto il frutto afghano?]
Pino Arlacchi, 22/08/2021, qui.

Per sapere perché il ritiro si è trasformato in una rotta disastrosa [Caporetto? Adua?] è meglio leggere qualcosa di più serio.

Niram Ferretti

EXIT STRATEGY

“Sono abbastanza vecchio per avere bene in mente la caduta di Saigon nel 1975…ce l’ho nel mio archivio dei ricordi”, ha dichiarato il generale Jim Jones, che ha servito come consigliere per la sicurezza nazionale sotto il presidente Barack Obama. “Fu molto doloroso da guardare. Questo è, almeno finora, ancora più doloroso”.
Costernazione.
“Quando si fanno questo tipo di cose, per quanto grandi o piccole siano, la prima cosa che si è fa è di evacuare i civili e le famiglie, poi il personale del governo degli Stati Uniti se necessario. E in seguito le ultime persone che se ne vanno sono generalmente i militari che forniscono la sicurezza per una evacuazione ordinata. Mi risulta che abbiamo fatto esattamente il contrario e non so perché.”
La risposta, per quanto sconcertante, è, per palese incompetenza. Inutile cercare improbabili moventi oscuri, ricorrere a fantasiose dietrologie. Il modo in cui gli Stati Uniti si sono lasciati dietro l’Afghanistan consegnandolo nelle mani dei talebani, resterà nei libri di storia come un degli esempi più clamorosi di come non si effettua un ritiro militare.
Il responsabile principale di tutto ciò è, ovviamente, il Commander in Chief, ovvero il presidente, colui che alla fine ha dato il via all’operazione, l’ha avallata, ha posto il suo sigillo.
Uscire di scena così non è degno di una grande potenza, non è degno di una piccola potenza. E’ semplicemente grottesco e surreale.

Incompetenza, senza dubbio. Ma non solo.

Parla Mike Pence: Biden ha rotto il nostro accordo con i Talebani

Mike Pence: Questa è un’umiliazione di politica estera diversa da qualsiasi altra cosa il nostro paese abbia mai sopportato sin dalla crisi degli ostaggi in Iran.

“La probabilità che ci siano i Talebani a dominare tutto e a controllare l’intero paese [l’Afghanistan] è altamente improbabile”, ha proclamato fiduciosamente Joe Biden a luglio. “Non ci saranno circostanze in cui vedrete persone sollevate dal tetto dell’ambasciata”.
Un mese dopo, lo scenario che il signor Biden riteneva impossibile è diventato una realtà terrificante. Negli ultimi giorni, il mondo ha visto civili in preda al panico aggrapparsi ad aerei militari statunitensi nel disperato tentativo di sfuggire al caos scatenato dalla ritirata sconsiderata del signor Biden. I diplomatici americani hanno dovuto implorare i nostri nemici di non prendere d’assalto la nostra ambasciata a Kabul. I combattenti talebani hanno sequestrato decine di veicoli militari americani, fucili, artiglieria, aerei, elicotteri e droni.
Il disastroso ritiro dell’amministrazione Biden dall’Afghanistan è un’umiliazione di politica estera diversa da qualsiasi altra cosa il nostro paese abbia mai sopportato sin dalla crisi degli ostaggi in Iran.
Ha messo in imbarazzo l’America davanti alla scena mondiale, ha portato gli alleati a dubitare della nostra affidabilità ed ha incoraggiato i nemici a mettere alla prova la nostra determinazione. Peggio di tutto, ha disonorato la memoria degli eroici americani che hanno aiutato a consegnare i terroristi alla giustizia dopo l’11 settembre, e tutti coloro che hanno servito in Afghanistan negli ultimi 20 anni.
Nel febbraio 2020, l’amministrazione Trump aveva raggiunto un accordo che richiedeva ai Talebani di porre fine a tutti gli attacchi al personale militare americano, di rifiutare ai terroristi un porto sicuro e di negoziare con i leader afgani la creazione di un nuovo governo. Finché queste condizioni fossero state soddisfatte, gli Stati Uniti avrebbero condotto un graduale e ordinato ritiro delle forze militari.
Approvato all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’accordo ha immediatamente portato in Afghanistan una stabilità mai vista da decenni. Negli ultimi 18 mesi, gli Stati Uniti non hanno subito una sola perdita in combattimento.
Quando abbiamo lasciato l’incarico, il governo afgano e i Talebani controllavano ciascuno il proprio territorio, nessuno dei due stava montando grandi offensive, e l’America aveva solo 2.500 truppe statunitensi nel paese – la più piccola presenza militare dall’inizio della guerra nel 2001.
La guerra infinita dell’America stava arrivando a una fine dignitosa, e la base aerea di Bagram ci assicurava la possibilità di condurre missioni antiterrorismo fino alla conclusione di quella guerra.
I progressi della nostra amministrazione per ottenere la fine di quella guerra sono stati possibili perché i leader Talebani hanno capito che le conseguenze della violazione dell’accordo sarebbero state rapide e gravi. Dopo che i nostri militari avevano eliminato il terrorista iraniano Qasem Soleimani, e le forze speciali statunitensi avevano ucciso il leader dell’ISIS, i Talebani non avevano dubbi che avremmo mantenuto la nostra promessa.
Ma quando il signor Biden è diventato presidente, ha rapidamente annunciato che le forze statunitensi sarebbero rimaste in Afghanistan per altri quattro mesi senza una chiara ragione per farlo. Non c’era alcun piano per trasportare i miliardi di dollari di attrezzature americane recentemente catturate dai Talebani, o per evacuare le migliaia di americani che ora si affannano a fuggire da Kabul, o per facilitare il reinsediamento regionale delle migliaia di rifugiati afgani che ora chiederanno asilo negli Stati Uniti con poco o nessun controllo.
Piuttosto, sembra che il presidente semplicemente non volesse mostrare di rispettare i termini di un accordo negoziato dal suo predecessore.
Una volta che il signor Biden ha rotto l’accordo, i Talebani hanno lanciato una grande offensiva contro il governo afgano e hanno preso Kabul. Sapevano che non c’era alcuna minaccia credibile di un atto di forza da parte di questo presidente. L’hanno visto inchinarsi a gruppi terroristici antisemiti come Hamas, ripristinare milioni di dollari di aiuti all’Autorità Palestinese e stare a guardare all’inizio di quest’anno mentre migliaia di razzi piovevano sui civili israeliani.
La debolezza istiga il male – e la grandezza del male che ora sta sorgendo in Afghanistan la dice lunga sulle debolezze del signor Biden. Per limitare la carneficina, il presidente ha ordinato più truppe in Afghanistan, triplicando la nostra presenza militare durante un presunto ritiro.
Dopo 20 anni, più di 2.400 americani morti20.000 americani feriti e oltre 2.000 miliardi di dollari spesi, il popolo americano è pronto a riportare a casa le sue truppe.
Ma il modo in cui il signor Biden ha eseguito questo ritiro è una vergogna, indegno dei coraggiosi uomini e donne americani in servizio il cui sangue macchia ancora il suolo dell’Afghanistan.
Luca Maragna, qui.

Piuttosto, sembra che il presidente semplicemente non volesse mostrare di rispettare i termini di un accordo negoziato dal suo predecessore.”
Esattamente come ha fatto con tutto ciò che aveva fatto Trump (a cominciare dalle tasse che T. aveva tagliato, permettendo così di favorire le assunzioni e abbassare drasticamente la disoccupazione, soprattutto fra neri e ispanici, che non a caso hanno votato per lui con percentuali mai viste prima nei confronti di un candidato repubblicano). No, questo non è il marito che si taglia i coglioni per fare dispetto alla moglie: questo è uno che ha tagliato i coglioni a un’intera nazione per fare dispetto a chi, quei coglioni, glieli aveva messi. E adesso, notate bene, si sta cercando di limitare la carneficina. Che difficilmente sarà evitata del tutto.

barbara

DUE PAROLE SUL DISASTRO AFGHANO

E sul perché Kabul è diventata una seconda Saigon. Riprendo tre articoli che mi sembrano chiarire bene i fatti e le cause.

Mike Pompeo: Biden non è riuscito ad eseguire il ritiro dall’Afghanistan

Joe Biden avrebbe supplicato i Talebani di rallentare la loro avanzata verso Kabul.

L’ex segretario di Stato Mike Pompeo reagisce all’invio di truppe americane di rinforzo in Afghanistan su “The Story”, Fox News.

L’ex Segretario di Stato Mike Pompeo ha criticato l’amministrazione Biden per quella che ha descritto come una debole pianificazione ed una cattiva esecuzione del ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan.
Pompeo, che ha aiutato a pianificare ed eseguire le prime fasi dello spiegamento verso il ritiro delle truppe dal paese, dopo 20 anni lì, ha detto a “The Story” che lui e il presidente Donald Trump si erano assicurati che ci fossero molteplici e applicabili “modelli di deterrenza” che avrebbero impedito il disastro che sta invece di fronte all’attuale Casa Bianca.
“[Sembra] che non siano stati in grado di eseguirlo”, ha detto. “La strategia dipende dalla pianificazione e dall’esecuzione. Sembra che ci sia stato un po’ di panico. Spero che abbiano il giusto numero di persone e che arrivino rapidamente. Spero che possano proteggere gli americani nel modo in cui l’amministrazione Trump aveva tutte le intenzioni di fare”.
Pompeo ha detto che Donald Trump aveva avvertito il negoziatore talebano Mullah Abdul Ghani Baradar che ci sarebbero state “brusche e severe conseguenze” se qualche americano fosse stato minacciato o ferito nel corso del ritiro.
“Se minacciate un americano, se anche solo spaventate un americano, e certamente se farete del male ad un americano, metteremo in campo tutta la potenza americana per assicurarci di arrivare fino al vostro villaggio, alla vostra casa”, ha ricordato ciò che era stato detto al negoziatore talebano.
“Eravamo stati molto chiari sulle cose che eravamo pronti a fare per proteggere le vite americane. Da quando abbiamo iniziato quei negoziati, all’inizio del 2020, non c’è stato un solo americano ucciso dai Talebani mentre il negoziato era in corso. Avevamo stabilito un modello di deterrenza. Spero che non l’abbiamo perso, per gli americani ancora sul campo lì a Kabul”.
Pompeo ha detto che la vera preoccupazione in Afghanistan non sono i Talebani in sé. La paura principale è che un ritorno dei Talebani riporti l’Afghanistan ad essere un nuovo “focolaio” per Al Qaeda e l’ISIS, come lo era prima dell’11 settembre 2001.
“La minaccia non viene dai Talebani. È dal fatto che i Talebani giocheranno a footsies con terroristi come Al Qaeda”, ha detto, aggiungendo che ad oggi, si stima che ci siano 200 o meno terroristi di Al Qaeda nel paese.
“Il presidente Trump ha fatto sempre capire chiaramente a me e al Dipartimento di Stato, che la nostra missione era chiara. Volevamo assicurarci che le nostre analisi fossero sempre basate sulle condizioni che avrebbero protetto meglio l’America, o almeno di ridurre il rischio che ci potrà mai essere un attacco da quel posto”, ha detto.
In precedenza, giovedì, il repubblicano più importante del Comitato per i Servizi Armati della Camera, il rappresentante Mike Rogers dell’Alabama, ha avvertito che Biden sta rischiando una “Nuova Saigon” – in riferimento agli Stati Uniti che fuggono dal Vietnam mentre l’esercito nordvietnamita entra nella proprietà del Palazzo Presidenziale sudvietnamita il 30 aprile 1975.
“Per mesi, ho fatto pressione sul presidente Biden per un piano per evitare proprio la situazione che sta accadendo ora in Afghanistan. Ora, le vite americane sono a rischio perché il presidente Biden non ha ancora un piano“, ha detto Rogers in una dichiarazione.
“Settimane fa, il presidente Biden ha promesso al popolo americano che non avremmo avuto un’altra Saigon in Afghanistan. Ora, stiamo guardando quella la nuova Saigon del presidente Biden svilupparsi davanti a noi”.
Un alto funzionario della Casa Bianca ha detto a Fox News che Biden ha tenuto una riunione sulle mosse da fare mercoledì sera, incaricando i suoi capi, e poi li ha incontrati di nuovo giovedì mattina. Anche il segretario alla difesa ed il consigliere per la sicurezza nazionale hanno informato Biden giovedì mattina, e lui ha dato l’ordine di schierano nuove truppe in Afghanistan per aiutare l’evacuazione degli americani. Biden avrebbe parlato poi separatamente con il segretario di stato per discutere la strategia diplomatica, ha detto il funzionario. (qui)

Mike Pompeo: In Afghanistan, la squadra di Biden sembra nel panico, avrebbero avuto bisogno di fare due cose…

Una strategia così complessa dipende dalla pianificazione e dall’esecuzione.

L’ex segretario di Stato Mike Pompeo reagisce all’invio di truppe americane di rinforzo in Afghanistan su “The Story”, Fox News.

Facciamola semplice. La mia missione rispetto al terrorismo in Afghanistan come segretario di stato nell’amministrazione Trump aveva solo due obiettivi, dice Mike Pompeo.
Primo, ridurre la minaccia del terrorismo radicale islamico in quel paese ed assicurarsi di fare tutto il possibile per evitare che si ripetano gli eventi, ormai accaduti quasi esattamente 20 anni fa, che hanno ucciso 3.000 persone negli Stati Uniti. Secondo, riportare a casa i nostri coraggiosi e giovani soldati, aviatori e marines e concentrarci sul terrorismo in tutto il mondo e sulla grande lotta per il potere che viene dalla Cina. Questo è tutto.
Tutto questo è iniziato con incontri chiari e diretti con i Talebani che stabilivano le condizioni che avrebbero dovuto essere soddisfatte per la partenza finale di tutti gli americani. Ho lavorato per negoziare queste intese.
Non ci siamo fidati del mullah Barader, il capo negoziatore talebano e dei suoi emissari. Non abbiamo dovuto farlo perché avevamo messo subito in chiaro il prezzo che sarebbe stato pagato se avessero violato i nostri rigidi paletti. Non abbiamo implorato i Talebani. Invece, a partire dal presidente Trump e proseguendo in basso per tutta la catena di comando, abbiamo sempre ricordato il prezzo che sarebbe stato chiesto per il loro cattivo comportamento.
Dal 29 febbraio 2020, il giorno in cui abbiamo firmato il nostro primo accordo con i Talebani, non un solo americano è stato ucciso da loro. Nemmeno uno.
Oggi, invece, l’amministrazione Biden starebbe supplicando i Talebani di non uccidere i nostri diplomatici alla loro partenza. Non è semplice debolezza, è anche pericoloso.
Il nostro modello per tenere al sicuro gli americani era la deterrenza – metti un americano a rischio, verremo al tuo villaggio, troveremo te e tutta la tua unità e ti faremo passare un giorno molto brutto fino a quando non ci implorerai di smetterla. Pensate a Quassem Soleimani.
Una strategia così complessa dipende dalla pianificazione e dall’esecuzione. Avevamo iniziato non solo a ridurre ordinatamente il rischio militare, ma anche a ridurre il numero di diplomatici nella nostra ambasciata a Kabul. Tutto per ridurre il rischio. Avevamo un piano ed eravamo determinati ad eseguirlo per raggiungere il duplice obiettivo che il presidente Trump aveva stabilito per noi.
Al contrario, sembra che il Team di Biden non abbia pianificato adeguatamente. Sembrano in preda al panico. Questo incoraggerà i Talebani ed incoraggerà Al Qaeda. 
L’invio da parte dell’amministrazione Biden di oltre 3.000 truppe americane in Afghanistan è il risultato di una cattiva pianificazione e di una scarsa leadership messa in atto nel tentativo di eseguire un’operazione che era stata impostata per avere successo dall’amministrazione Trump.
Sono sicuro che i nostri militari comprendono la missione che è stata stabilita: proteggere la patria da un attacco proveniente dall’Afghanistan. Ma l’amministrazione ha la volontà di imporre quella missione e portare una fine ordinata alla guerra in Afghanistan, mantenendo la deterrenza con i Talebani contro gli attacchi alle nostre truppe e alla nostra ambasciata mentre ci ritiriamo?
La minaccia in Afghanistan non viene solo dai Talebani. Proviene anche dai Talebani che consentono un rifugio sicuro ai gruppi terroristici come Al Qaeda.
Quando ho lasciato l’ufficio, c’erano meno di 200 militanti di Al Qaeda rimasti in Afghanistan. I leader di Al Qaeda erano fuggiti dall’Afghanistan a causa della pressione americana e non si nascondevano in Iran. Dobbiamo fare in modo che il numero di terroristi radicali islamici si riduca soltanto.
È tempo di ridurre le nostre operazioni in Afghanistan, ma deve essere fatto con forza, coraggio e pianificazione. Non è necessario che un ritiro americano porti a una disfatta. I due obiettivi possono ancora essere raggiunti, spero che questa amministrazione ci riesca. (qui)

Byron York’s Daily Memo – L’umiliazione in Afghanistan

Il governo dell’Afghanistan è crollato rapidamente di fronte a una nuova offensiva talebana. Gli Stati Uniti hanno esortato gli americani a “lasciare immediatamente l’Afghanistan”. L’amministrazione Biden ha inviato una piccola unità di truppe per accelerare l’evacuazione. In uno sviluppo particolarmente significativo, gli Stati Uniti hanno chiesto ai Talebani – per piacere – di non prendere di mira l’ambasciata americana una volta che avessero preso il controllo della capitale Kabul.
Al Pentagono, mercoledì, un giornalista ha chiesto al portavoce John Kirby, un ammiraglio della Marina fuori servizio, se il Dipartimento della Difesa “avrebbe potuto fare un lavoro migliore… nell’articolare quali fossero gli obiettivi in Afghanistan e come dovrebbero svolgersi le cose o come non dovrebbero quando ce ne saremo andati?”
La risposta è stata dolorosamente rivelatrice. Ha iniziato dicendo che non poteva parlare per tutti i 20 anni di storia della guerra afgana. Ha ammesso che “gli obiettivi sono cambiati nel tempo”. E poi ha detto: “Sarebbe sbagliato per noi non riconoscere che abbiamo contribuito a consentire alcuni progressi in Afghanistan. Più bambini nelle scuole, comprese le ragazze, opportunità economiche, politiche e sociali per le donne. Un governo democraticamente eletto – non dico che non sia impeccabile, ma almeno un governo. E condizioni di vita molto migliori, compresa l’aspettativa di vita”.
Kirby ha fatto eco ad una dichiarazione fatta quasi cinque anni fa, nell’ottobre 2016, dall’allora segretario di Stato John Kerry. Dall’inizio della guerra, ha detto Kerry, “la mortalità delle madri a causa del parto in Afghanistan è scesa del 75 per cento. L’aspettativa di vita media è passata da 42 anni a 62 anni. L’accesso all’assistenza sanitaria di base è salito alle stelle, dal 9 per cento al 67 per cento. Nel 2001, c’era solo una stazione televisiva, ed era di proprietà del governo. Ora, ci sono 75 stazioni e tutte tranne due sono di proprietà privata. Allora non c’erano praticamente telefoni cellulari, zero. Oggi, ci sono 18 milioni di telefoni cellulari, che coprono circa il 90% delle aree residenziali e collegano gli afgani al mondo”.
Potrebbe mai esserci un’affermazione più vivida di quanto sia andata terribilmente male la missione degli Stati Uniti in Afghanistan? Abbiamo reso l’Afghanistan un posto migliore! I telefoni cellulari! Le stazioni TV! Le ragazze nelle scuole! L’impegno degli Stati Uniti in Afghanistan è diventato forse l’esempio più spettacolare di costruzione di una nazione che non esiste. E ora sta finendo in un fallimento spettacolare perché una missione per costruire una nazione che non esiste è destinata a fallire.
Osama Bin Laden e i suoi scagnozzi hanno usato l’Afghanistan come quartier generale per pianificare gli attacchi dell’11 settembre. Dopo gli attacchi, che hanno ucciso 3.000 persone tra New York, Washington e Pennsylvania, il governo degli Stati Uniti aveva l’obbligo solenne di rintracciare ed uccidere ogni singolo terrorista che avesse avuto un ruolo nella pianificazione e nell’esecuzione di quegli attacchi. La missione non era quella di rendere l’Afghanistan un posto migliore. Non era ridurre la mortalità delle donne a causa del parto. Non era costruire cliniche sanitarie. Non era distribuire telefoni cellulari. Era uccidere i terroristi che avevano attaccato gli Stati Uniti. Poi si sarebbe trattato di mantenere quella presenza minima di intelligence che avrebbe avvertito il governo degli Stati Uniti di qualsiasi futura pianificazione terroristica in loco, e fermare anche quella.

Il fallimento è stato interamente bipartisan.

Ma il presidente repubblicano George W. Bush porta il peso della colpa maggiore per aver indirizzato la guerra afgana sulla strada sbagliata. Sebbene Bush abbia inflitto grandi danni ad Al Qaeda, ha anche dato inizio a quell’esercizio di “nation building“. E nel processo, non è riuscito a trovare e a uccidere Osama Bin Laden, o il suo vice Ayman al-Zawahiri, o il Mullah Omar, il leader talebano che ha aiutato e favorito gli attacchi. Quando, nel 2003, le forze statunitensi catturarono Khalid Sheikh Mohammed, il principale pianificatore dell’11 settembre, l’amministrazione Bush non riuscì a consegnargli la giustizia rapida che meritava. Khalid Sheikh Mohammed, che avrebbe dovuto essere giustiziato dagli Stati Uniti molti anni fa, è ancora vivo oggi, detenuto nella struttura americana di Guantanamo, a Cuba.
Il presidente Barack Obama, a suo grande merito, ha trovato e ucciso Osama Bin Laden. Ma le forze statunitensi non hanno mai preso Zawahiri, e nessuno oggi sembra sapere se sia ancora vivo o morto. Anche il Mullah Omar è sfuggito alla punizione degli Stati Uniti e, secondo quanto riferito, è morto di tubercolosi nel 2013.
D’altra parte, però, l’uso dei telefoni cellulari in Afghanistan è salito alle stelle…
Le forze statunitensi sono rimaste in Afghanistan durante gli anni di Bush, gli anni di Obama, gli anni di Trump e ora per la prima parte dell’amministrazione Biden. Date al presidente Joe Biden il merito di aver messo fine a questa vicenda mal concepita. Naturalmente, sapeva che l’Afghanistan sarebbe crollato quando gli Stati Uniti se ne fossero andati. Il fatto che si sia sgretolato così rapidamente è un’indicazione abbastanza buona che non fosse affatto pronto a stare in piedi da solo.
Nel frattempo, quello che viene definito il momento della “caduta di Saigon” si sta avvicinando. Alcuni daranno la colpa a Biden per aver abbandonato l’Afghanistan. Ma questo fallimento è durato 20 anni. L’attuale presidente, almeno, ha appena deciso di porvi fine.
Luca Maragna, qui.

In realtà a decidere di porvi fine era stato l’ex presidente: l’unica cosa che ha fatto quello attuale è stata di stravolgere il programma e trasformare il ritiro in una rotta disastrosa. Eppure per evitare un simile disastro sarebbe bastata una cosa sola: seguire il programma di Trump, che fino a quando è stato condotto da lui ha funzionato alla perfezione. Certo che se uno invece di imporre ai terroristi condizioni di ferro li supplica vi prego vi prego non fatemi male, gli sta, letteralmente, offrendo il  proprio culo su un piatto d’argento. D’altra parte coi democratici è sempre così che va a finire: con Obama le cosiddette primavere arabe costate finora centinaia di migliaia di morti e chissà quanti ancora ne costeranno, e il sacrificio degli studenti dell’«Onda verde» con l’aggiunta della strage di Bengasi perpetrata da Hillary Clinton (perpetrata alla lettera: per tre volte dalla CIA che aveva la postazione a cento metri dall’ambasciata è arrivata la richiesta di autorizzazione a intervenire, e per tre volte l’autorizzazione è stata negata), e con Biden lo smantellamento degli Stati Uniti e il disastro afghano, in soli pochi mesi. Ah, e a proposito di Obama, ci sono anche tutte le menzogne sull’Afghanistan. Per quanto riguarda il futuro della regione, comunque, non abbiamo motivo di preoccuparci: l’Onu è già intervenuto e ha pensato a tutto:

Loro, nel frattempo, ricominceranno presto ad andarsi a prendere le mogli così.

barbara

MINESTRONE DI VERDURE POLITICAMENTE CORRETTE

Anzi correttissime. Comincio con la gravissima emergenza omofobia, che ci sta togliendo il sonno

ll

E infatti

Una splendida lezione di correttezza al malefico BoJo:

E anche il mondo dei motori si adegua alla correttezza politica:

e quello delle favole

e dei rapporti famigliari

(ma com’è che a nessuna vedova o ragazza madre è mai venuto in mente di chiedere l’abolizione della festa del papà?)

per non parlare delle manifestazioni sociali,

dei giochi dei bambini

dei criteri per concedere le interviste

(certo che anche con le cozze vale il detto che Dio le fa e poi le accoppia)

e nella politica americana

Poi vi mostro un magnifico esempio di educazione politicamente corretta

di emoticons politicamente corretti

di diritto alla difesa politicamente corretto

Proseguo con quattro importanti lezioni

(giusto e sbagliato non dipendono dai numeri)

e le profezie dei nostri due migliori profeti

(in Italia abbiamo circa 9000 posti in terapia intensiva; il 28 maggio i posti occupati erano 1142; il 29 maggio 1095; il 30 maggio 1061; il 31 maggio 1033; il 3 giugno 989)

Concludo con una lezione sui sintomi del covid

un’esibizione di striptease estremo

un saluto molto molto politicamente corretto, inclusivo e zaniano (zanoso? zanesco? azzannato?)

e una pazza scriteriata talmente folle da credere che solo le donne abbiano il ciclo, al punto da metterlo addirittura nel titolo

Roba da matti.

barbara

LE CASE DELLA DISCORDIA

Quelle da cui, secondo la narrativa filo terrorista, gli ebrei vorrebbero sfrattare gli abitanti arabi. Quello che vediamo in questo breve filmato è un episodio del film “Collina 24 non risponde” girato nel 1955 da Thorold Dickinson, e mostra ciò di cui raramente si sente parlare. Guardate questo video. Guardate queste scene. Guardate questi vicoli. Guardate queste case. Guardate queste pietre.

Ecco, queste sono le case da cui gli ebrei sono stati cacciati, con gli stracci che avevano addosso, nel 1948. Queste sono le case in cui, grazie all’occupazione illegale giordana, si sono insediati gli arabi. Queste sono le case che adesso gli arabi continuano a rivendicare come proprie. E che usano come pretesto per la guerra di missili da Gaza e i pogrom casa per casa nelle città, che hanno scatenato in questi ultimi giorni. Della tragedia dei poveri palestinesi tutti si riempiono la bocca, ma di questo tragico esodo (oltre a quello del milione di ebrei cacciati dai Paesi arabi) quanti sentono parlare?

Poi, oltre ai criminali terroristi, ritengo doveroso ricordare anche i complici – per non dire mandanti.

Cristina Buonomo

Poco prima di cadere Trump twittò: voglio solo impedire al mondo di suicidarsi. In quel momento stava tessendo una rete diplomatica tra Israele e mondo arabo dopo aver disinnescato le tensioni con la Corea del Nord e aver abbandonato de facto i nazisti ucraini al loro destino tentando il dialogo con Putin.
Arriva Biden e in cento giorni riesplodono tutte le tensioni del mondo.
Molti fra noi hanno ampiamente capito che la mostrificazione di Trump è stato il più grande fake del XXI secolo assieme alla beatificazione di Obama.
Ma la Storia darà ragione a Trump.
(cit.)Alfonso m.

Cui vanno aggiungi gli utili idioti.

Inevitabile che Israele risponda alla violenza dei terroristi di Gaza, sottolinea Della Pergola. Evitabile invece secondo il demografo fomentare un clima di tensione come accaduto nei giorni precedenti l’esplosione di violenza. “Ci troviamo di fronte a una situazione molto complicata. Da giorni c’erano risse alla Porta di Damasco. Personaggi estremisti come Itamar Ben Gvir, esponente kahanista entrato in parlamento con l’appoggio di Benjamin Netanyahu, hanno cercato di creare disordini e scontri. E francamente anche la sfilata organizzata per il Giorno di Gerusalemme, fatta in quel modo, per me è stata una provocazione inutile.

Capito? Adesso che si sono scatenati bisogna per forza difendersi, però a scatenare gli arabi sono stati gli ebrei. Siccome “c’erano risse” (Risse a che livello di violenza? Risse iniziate da chi? Risse con quali conseguenze? Non si sa. Non è importante, evidentemente, saperlo). Mai una volta che si smentisca, quell’uomo, neanche per sbaglio.

Concludo il post odierno con la documentazione del fatto che perfino la faziosissima televisione palestinese riesce a essere più onesta delle televisioni europee

Qui spiegazioni e traduzione in italiano.

barbara

SGANGHERATA MISCELLANEA

Messe a caso, come viene viene.

Parole sante!
materasso bodyform
Questa non è una vignetta satirica: è realmente successo che un incontro antirazzista sia stato vietato ai bianchi
Avete presente i nostri parcheggi sul lungomare? Una fila lungo il marciapiede e fine. Questi sono i parcheggi della spiaggia di Haifa, in Israele.
È vecchia di tre mesi ma l’ho vista solo adesso, e non posso rinunciare a proporla
Per i non tirolesofoni: In Alto Adige ci sono oltre 200 tipi di pane. Il preferito fra tutti è “Questo qui!” seguito di stretta misura da: “No, quello vicino!” (i tedeschi – o almeno i tirolesi – gli altri in effetti non so – fanno un uso spropositato del punto esclamativo, che schiaffano praticamente dappertutto)
Quelli che l’orrendissimo Trump “teneva nelle gabbie“. Ma adesso per fortuna c’è “il nonno giovanile che ora serve all’America”, come l’ha splendidamente definito Beppe Severgnini, e ci pensa lui
E se sui pavimenti delle gabbie non c’è più posto? Niente paura, ci sono sempre i ponti, con degli spaziosi “sotto i ponti” in cui vivere nella massima comodità

E per inquadrare meglio la faccenda, ve lo faccio dire da Giulio Meotti.


La foto dei bambini migranti sotto un ponte che i media pro Biden non faranno vedere

E’ la foto che non vedremo sui nostri telegiornali e quotidiani. Famiglie di migranti e minori non accompagnati provenienti dall’America centrale in un centro per migranti degli Stati Uniti improvvisato sotto il ponte di Anzalduas a Granjeno, in Texas, dopo aver attraversato il fiume Rio Grande.
Il presidente americano Joe Biden ha scoraggiato gli aspiranti migranti a entrare negli Stati Uniti. “Posso dire abbastanza chiaramente: non venite”, ha detto Biden. “Non lasciate la vostra città”. C’è stato un drammatico aumento nel numero di bambini migranti in custodia negli Stati Uniti. Il segretario per la sicurezza interna, Alejandro Mayorkas, ha dichiarato che “siamo sulla buona strada per incontrare più persone sul confine che negli ultimi 20 anni”. Si sono diretti verso gli Stati Uniti credendo che l’amministrazione Democratica sarebbe stata più accogliente rispetto a quella del suo predecessore, Donald Trump.
Nel 2019, Biden aveva detto: “Le politiche di Trump sull’immigrazione sono un attacco alla dignità umana. Non siamo un Paese che nega ai bambini il sapone e lo spazzolino da denti”. Adesso, racconta la CBS, che non è certo un media trumpiano, “i bambini dicono di essere affamati, che fanno la doccia solo una volta ogni sette giorni e che le condizioni sono così sovraffollate che hanno dovuto dormire a turno sul pavimento”. Le condizioni descritte sono nel centro per bambini migranti a Donna, in Texas.
I bambini migranti in custodia sarebbero 13.000, scrive sempre la CBS. I minori non accompagnati, racconta il Wall Street Journal, “aspettano in celle di detenzione anguste con pavimenti e panche di cemento” e dove le “luci rimangono accese 24 ore”. Che questi bambini dormano per terra lo scrive anche il New York Times, il megafono dei Democratici. 
Nessun moralismo o ipocrisia. Una democrazia che affronta una simili crisi migratoria alle frontiere fa quello che può. Ma ricordiamo nel 2019 quando i media di tutto il mondo e i Democratici parlarono di catastrofe morale e di un nuovo nazismo? Ora che non c’è più Trump, per i migranti non ci sono neanche più telecamere e lacrimucce. Era solo politica.

Naturalmente è sempre stato chiaro che dei cosiddetti migranti, esattamente come dei palestinesi, delle donne, degli omosessuali, dei negri non frega niente a nessuno e che i proclami sono pura propaganda politica, ma non fa male ricordarlo ogni tanto.

barbara

CHI BEN COMINCIA È A METÀ DELL’OPERA

Poi il titolo ve lo spiego dopo.

Biden Hiden riscrive la storia sul Coronavirus mentendo pubblicamente agli americani nel suo primo discorso alla nazione

Joe Biden parla della pandemia di COVID-19 durante un discorso in prima serata dalla East Room della Casa Bianca, giovedì 11 marzo 2021, a Washington, D.C.
Nel suo primo discorso alla nazione in prima serata, Biden Hiden ha parlato del Coronavirus e di come è stata gestita la pandemia, criticando pesantemente quanto fatto dall’Amministrazione di Donald Trump, ma finendo per mentire spudoratamente, come evidenziato dal The Washington Times in suo articolo, di cui riportiamo la traduzione integrale.

Biden reinventa la storia, le bugie nel primo discorso in prima serata

“Un anno fa, siamo stati colpiti da un virus che è stato accolto con il silenzio e si è diffuso senza controllo. Negazionismi per giorni, settimane, poi mesi, che hanno portato a causare ancora più morti”, ha detto il Joe Biden nel suo primo discorso alla nazione giovedì sera.
Menzogne palesi.
Già il 6 gennaio del 2020, il Centers for Disease Control and Prevention (CDC), sotto la guida dell’allora presidente Trump, ha emesso un avvertimento sui viaggi per Wuhan, in Cina, a causa della diffusione del Coronavirus.
Il 20 gennaio, il giorno in cui i cinesi hanno finalmente ammesso che il virus poteva essere trasmesso da uomo a uomo, gli Stati Uniti hanno annunciato che stavano già lavorando allo sviluppo di un vaccino.
Il 29 gennaio, Donald Trump ha formato una task force sul Coronavirus alla Casa Bianca e due giorni dopo ha dichiarato un’emergenza per la salute pubblica e ha limitato i viaggi da e verso la Cina.
Forse il signor Biden non stava prestando attenzione in quel momento – i Democratici, dopo tutto, erano ossessionati dall’impeachment di Donald Trump.
Quando il Coronavirus ha finalmente catturato l’attenzione dei Democratici (dopo l’assoluzione del signor Trump nel processo di impeachment) sono andati all’attacco, compreso il signor Biden, che ha definito “xenofobe” le azioni del presidente che vietavano i viaggi da e verso la Cina.
“Questo non è il momento per i record di isteria e xenofobia di Donald Trump – xenofobia isterica – e dell’allarmismo a guidare le scelte invece della scienza”, aveva detto il signor Biden al tempo.
Ron Klain, ora capo dello staff della Casa Bianca, aveva invece applaudito la Cina. “Penso che quello che si dovrebbe dire della Cina è che è stata più trasparente e più candida di quanto non sia stata durante le epidemie passate”, ha detto. Il signor Biden e il signor Klain non avrebbero potuto avere più torto. Il signor Trump ha subito pesanti colpi dal punto di vista delle pubbliche relazioni, ma così facendo ha salvato migliaia di vite americane.
A febbraio, mentre il signor Trump aveva giurato nel suo discorso sullo Stato dell’Unione di “prendere tutte le misure necessarie” per proteggere gli americani dal Coronavirus e lavorava con la FDA e sull’ampliamento di una partnership con il settore privato per “accelerare lo sviluppo” di un vaccino contro il Coronavirus, il signor Klain aveva minimizzato la gravità dell’epidemia.
“Una grave epidemia – ora, il Coronavirus può essere questo o può non essere questo. Le prove suggeriscono che probabilmente non lo sia”, aveva detto il signor Klain.
Il dottor Zeke Emanuel, che era consigliere della campagna di Biden, ha detto che “molti degli esperti stanno dicendo, ‘bene, il periodo caldo sta per arrivare e, proprio come con l’influenza, il Coronavirus sta per scemare e può spostarsi nell’emisfero meridionale’”.
E ha aggiunto, “al momento, la maggior parte delle persone sta pensando che ci potrebbe essere un po’ di reazione eccessiva da parte di molti, forse anche del nostro stesso paese. Se si guardano i numeri spassionatamente, ci sono poco più di 1.000 casi fuori dalla Cina”.
Sbagliato e ancora più sbagliato.
Il 24 febbraio, l’amministrazione Trump ha inviato una lettera al Congresso chiedendo almeno 2,5 miliardi di dollari per aiutare a combattere la diffusione del Coronavirus. Nello stesso periodo, la presidente della Camera Nancy Pelosi passeggiava per la Chinatown di San Francisco “alleviando le paure della gente” sul virus.
A marzo, quando molti media stavano ancora minimizzando il virus e criticando la risposta “xenofoba” del Presidente, il signor Trump ha donato il suo stipendio del quarto trimestre per combattere il Coronavirus e la sua amministrazione ha annunciato l’acquisto di circa 500 milioni di respiratori N95 in un periodo di 18 mesi per rispondere all’epidemia.
Il 4 marzo, il giorno in cui la CNN ha finalmente ammesso che il Coronavirus potrebbe essere più mortale dell’influenza, l’allora segretario alla salute e ai servizi umani Alex Azar annunciava che l’HHS stava trasferendo 35 milioni di dollari al CDC per aiutare le comunità statali e locali più colpite dal Coronavirus. Quattro giorni dopo, il signor Trump ha firmato una legge da 8,3 miliardi di dollari per combattere l’epidemia, con la maggior parte dei soldi da destinare alle agenzie federali, statali e locali.
Il 9 marzo, il signor Biden ha tenuto un comizio al chiuso in Michigan, apparentemente disinteressato al problema del virus che si stava diffondendo. Il 12 marzo, sempre il signor Biden aveva twittato: “Un muro non fermerà il Coronavirus. Vietare tutti i viaggi dall’Europa – o da qualsiasi altra parte del mondo – non lo fermerà”.
Di nuovo, sbagliato.
Mentre la maggior parte dei media mainstream e la campagna di Joe Biden erano troppo preoccupati a disquisire sull’origine del virus e perché fosse sbagliato che alla Casa Bianca fosse stato soprannominato “il virus della Cina” o “il virus di Wuhan”, l’amministrazione Trump stava lavorando per accelerare i test, accelerare lo sviluppo di potenziali vaccini e sviluppare un piano di distribuzione, ottenere attrezzature di protezione personale (PPE) per distribuirle agli Stati che ne avevano bisogno e stava preparandosi all’uso del Defense Production Act.
Sì, ci sono stati degli intoppi lungo la strada. Sì, ci sono state alcuni falsi ricorsi alla speranza rispetto ad alcune terapie. Sì, il signor Trump si è concentrato più sulle cose positive nelle sue dichiarazioni pubbliche che sul quelle negative. Eppure, la sua amministrazione stava lavorando instancabilmente e tenacemente per arginare la diffusione del virus, e per sviluppare un vaccino in tempi record.
E l’hanno fatto. L’operazione Warp Speed è stata un successo sorprendente – un successo di cui l’attuale presidente Joe Biden si sta giovando. Anche se non si può dire che non ci siano stati degli scettici all’epoca.
“Il vaccino contro il Coronavirus potrebbe arrivare quest’anno“, aveva detto Donald Trump. “Gli esperti dicono che avrebbe bisogno di un ‘miracolo’ per avere ragione”, riportava l’NBC il 15 maggio.
Meno male che il miracolo è arrivato.
Invece di incolpare l’amministrazione Trump nel suo primo discorso alla nazione, il signor Biden avrebbe dovuto dire solo “grazie“.
Ma immagino che questo avrebbe richiesto di voler effettivamente unire il paese – non di cogliere l’opportunità per demonizzare il suo avversario politico.

WashingtonTimes.com

LUCA MARAGNA, 12 MARZO 2021, qui.

E se ne avete tempo e voglia, potete ammirarlo in tutto il suo fulgore.

Il titolo si riferisce all’obiettivo di Biden – o meglio dei suoi burattinai – che è chiaramente quello di smantellare gli Stati Uniti. Iniziando da quello che aveva made America great again. E dunque ha cominciato il lavoro cancellando la persona, cancellando dalla memoria propria e degli americani tutto ciò che aveva fatto. Ed è stato proprio un esordio col botto. Dopodiché si passa a smantellare l’esercito, l’economia e il benessere, e poi anche

Lorenzo Capellini Mion

Lafayette, Louisiana

Con una furia ideologica senza precedenti la nuova Amministrazione continua a perseguire un’agenda politica a discapito dei propri cittadini e ha annullato la vendita di 80 milioni di acri (circa 32 milioni di ettari) di contratti di locazione petrolifera del Golfo del Messico distruggendo migliaia di posti di lavoro.
Una mossa devastante per uno Stato in cui circa 250.000 persone, che equivalgono ad altrettante famiglie, lavorano nell’industria petrolifera e non è un caso isolato visto che sono già 21 gli Stati che si stanno opponendo alla nuova politica energetica che come punta di diamante ha visto il folle blocco del progetto Keystone XL Pipeline che ha mandato su tutte le furie anche il Canada.
Nel frattempo il prezzo dei carburanti ha subito un impennata impressionante e gli Stati Uniti stanno perdendo la piena indipendenza energetica conquistata sotto l’Amministrazione dell’uomo arancione cattivo che nel contempo aveva migliorato tutti i parametri con cui si calcolano i danni ambientali.
E normalmente questa è la strada che conduce ad un’altra guerra su vasta scala in Medioriente, dove per esempio le forze statunitensi si stanno nuovamente riversando in massa in Siria.
Però non twitta nulla che disturba le anime belle.

il territorio nazionale, la diplomazia internazionale (Interessante il fatto che l’articolo sembra dare credito alla leggenda che Trump sarebbe stato eletto grazie alla Russia. Il giorno che i dem si inventeranno che è stato eletto grazie all’azione combinata di gatto Silvestro e Braccio di ferro finanziati da Cenerentola, i giornali lo pubblicheranno come verità di vangelo). Con conseguenze immediate, naturalmente:

Mosca richiama il proprio ambasciatore a Washington, “allo scopo di analizzare a fondo cosa fare riguardo le relazioni con gli Usa. Per noi la cosa importante è capire in quale maniera si possano riallacciare legami russo-americani, condotti in sostanza da Washington in un vicolo cieco. Non vorremmo che si giungesse a un degrado irreparabile.”

Potrebbe bastare definirlo assassino? Potrebbe, ma non al signor Biden:

“Il prezzo che pagherà, beh, lo vedrete a breve”

È una minaccia? Un’intimidazione? La bravata del bambino scemo che dice a quello più grande “ti do un pugno che ti spacco la faccia”? Un po’ poco, qualunque cosa sia, per impressionare un funzionario del KGB, che risponde, con la gelida imperturbabilità del funzionario del KGB

(i sottotitoli in realtà non sono corretti: non dice “chi lo dice sa di essere” come dicevamo noi da bambini, bensì “io gomma, tu colla”, vale a dire che le offese che mi lanci, su di me rimbalzano e si attaccano a te. Più qualche altra imprecisione) L’augurio di buona salute comunque ha immediatamente prodotto i suoi effetti:

Ma volendo si potrebbe anche dire “… e come è duro calle lo scendere e salir per l’altrui scale”. Guarda per esempio questa come è carina

Dopodiché arriva l’ineffabile organo ufficiale dell’Unione delle Comunità ebraiche che ineffabilmente scrive:

“Biden sta mantenendo le promesse”. In una intervista con La Stampa, lo scrittore Nathan Englander esprime il proprio apprezzamento per Joe Biden: “Ha trovato un Paese diviso e fatto a pezzi da Trump, dove i neonazisti manifestavano impuniti a Charlottesville e un’ordata di folli criminali ha invaso indisturbata Capitol Hill con la bandiera degli Stati Confederati. Di fronte a questa situazione spaventosa Biden sta mantenendo le promesse fatte in campagna elettorale”. (qui)

E, a proposito della lotta al Covid:

“Partita male (con Trump) ha pagato un prezzo alto ma si riprende e recupera” (qui)

(I sinistri, cristiani, ebrei o atei che siano, non si smentiscono mai)
Per quanto riguarda il caso Putin, naturalmente Putin è un assassino, nessuna persona ragionevole potrebbe avere qualche dubbio. Ma il punto non è se Putin sia o non sia un assassino, o se fra i personaggi a cui Biden ha stretto e stringerà la mano ce ne siano di peggiori: il punto è che io posso dire che Putin è un assassino, un capo di stato – ma anche un qualsiasi politico di rango inferiore – no. Sono tuttavia convinta che la triade che tira i fili stia lasciando intenzionalmente che faccia una gaffe dietro l’altra, crei un incidente dietro l’altro, si renda ridicolo e si mostri inaffidabile, in modo che il mondo intero, quando sarà il momento, sia pienamente convinto che quell’uomo non è in grado di reggere uno stato – neanche se si trattasse di San Marino – e sia pronto a trovare ragionevole la sua messa a riposo e sostituzione. Forse, addirittura, senza neppure accorgersi che è esattamente a questo scopo che il burattino è stato messo sul palcoscenico. D’altra parte non c’era altro modo per fare arrivare a quel posto una donna che alle primarie è stata una delle persone meno votate. Perché per fare carriera i pompini possono indubbiamente essere utili, ma per arrivare ai vertici, se non hai le doti di una Teodora, ti servono giochi molto più sporchi.

barbara

PER LA SERIE: NON SANNO PIÙ COSA INVENTARSI

Usa: Melania Trump fra spa e cene, snobba l’impeachment

Cioè, in che senso? Voglio dire: che cosa dovrebbe fare per non snobbarlo, o almeno dare l’impressione di non snobbarlo? Indire quotidiane conferenze stampa per dire oddio quanto sono preoccupata per l’impeachment di mio marito? Andare in giro con la faccia da funerale e le occhiaie e le ciabatte da camera per mostrare che non ci dorme la notte?

L’ex First Lady irritata per l’attenzione a Jill Biden

Ve l’ha detto lei o le avete letto nel pensiero? O nei fondi di caffè?

Redazione ANSANEW YORK

12 febbraio 202114:01NEWS

(ANSA) – NEW YORK, 12 FEB – Melania Trump trascorre le sue giornate fra la spa e pranzi e cene, incurante nella maggior parte del tempo del processo per il secondo impeachment del marito, l’ex presidente Donald Trump.

Ambè, meno male: se ne frega nella maggior parte del tempo ma non proprio in tutto. E nella minor parte del tempo in cui non è incurante, che cosa fa esattamente per curarsene? Così, giusto per avere un’idea su cosa fare, casomai dovesse capitare anche a me di ritrovarmi con un marito ex presidente impicciato.

Secondo indiscrezioni,

beh, almeno siamo sicuri che le fonti sono autorevoli e affidabili

l’ex First Lady visita la spa di Mar-a-Lago anche due volte al giorno

nooooo, non ci posso credere, secondo me per una simile mostruosità dovrebbero istituire la pena di morte

e si mantiene lontano dai riflettori.

e per quest’altra l’esecuzione dovrebbe essere preceduta dalla tortura con l’olio bollente: tenersi addirittura lontano dai riflettori! Ma come osa?! How dare you, direbbe una che se ne intende.

La sera cena con il marito e spesso con i genitori, che abitano nelle vicinanze.

Terribile. Di lei ho sempre pensato il peggio ma che potesse arrivare addirittura a questo, guarda, supera ogni mia peggiore fantasia.
Melania però talvolta non riesce a nascondere la sua freddezza nei confronti del marito

infatti il matrimonio è ormai finito e lei è in procinto di lasciarlo, lo sanno tutti, è sotto gli occhi di tutti

o a trattenere la sua irritazione verso Jill Biden, che nella East Wing della Casa Bianca ha intrapreso una strada opposta alla sua e che ha conquistato molta attenzione da parte dei media.

Di nuovo: ve lo ha detto lei o le avete letto nel pensiero? O avete consultato qualche veggente? E che cosa fa esattamente per manifestare tale irritazione? Digrigna i denti? Fa le smorfie? Stringe i pugni sibilando Jill Biden maledetta Jill Biden maledetta?
A proposito: anche Melania Trump ha intrapreso una strada molto diversa da quella della superpresenzialista Michelle Obama: anche su di lei avete a suo tempo pubblicato articoli per raccontare se fosse o non fosse irritata e come passasse il suo tempo e con chi cenasse e quali sentimenti non riuscisse a nascondere?

Verso Trump è talvolta dura perché consapevole dei danni alla sua immagine causati dal marito.

Quali danni esattamente? In relazione a cosa? E – per l’ennesima volta – ve lo ha detto lei che ne è consapevole e che per questo si mostra dura col marito?

Melania aveva infatti previsto di partecipare all’inaugurazione di Joe Biden

Ve lo ha detto? Lo ha comunicato per iscritto? Aveva già preparato il vestito per l’occasione?

ma poi non ha potuto farlo quando il marito ha twittato che non ne avrebbe preso parte. (ANSA, qui).

Non “ha potuto” farlo perché lui glielo ha proibito o perché lei non lo ha ritenuto opportuno (sempre ammesso che sia vero che avesse avuto l’intenzione di parteciparvi)? Ed è stata l’impossibilità di partecipare (“infatti”) ad avere causato danni alla sua immagine?

L’invito consueto per “giornalisti” di questo calibro è quello di andare a zappare la terra, ma temo che a questo livello, per mandarle zappatori come questi bisognerebbe proprio odiarla, quella povera terra. Quindi l’unica è mandarli direttamente a cagare.

Comunque, cari Trumps, fate attenzione, che il vostro avversario vi tiene gli occhi addosso ben aperti.

barbara

COME AMPIAMENTE PREVISTO,

dopo quattro anni di sostanziale pace in Medio Oriente, ecco che in meno di tre settimane…

La spinta di Biden alla guerra in Medio Oriente

Lunedì, l’Iran ha testato un nuovo razzo . Il razzo Zuljanah è un razzo a tre stadi di 25 metri (82 piedi) con un motore a combustibile solido per i primi due stadi e un razzo a combustibile liquido per il terzo stadio. Può trasportare un carico utile di 225 kg (496 libbre).
La spinta dello Zuljanah è di 75 kilotoni, che è molto più di quanto richiesto per lanciare il satellite in orbita. La grande spinta rende lo Zuljanah più paragonabile a un missile balistico intercontinentale che a un veicolo di lancio spaziale. L’ICBM terrestre statunitense LGM-30G Minuteman-III, ad esempio, ha una spinta di 90 kilotoni. Lo Zuljanah può raggiungere un’altezza di 500 chilometri per l’orbita terrestre bassa o, se lanciato come un missile, la sua portata è di 5.000 chilometri (3.100 miglia), abbastanza lontano per raggiungere la Gran Bretagna dall’Iran.
Esperti missilistici israeliani stimano che l’Iran abbia pagato 250 milioni di dollari per sviluppare il progetto Zuljanah. Il solo lancio del razzo di lunedì è costato probabilmente decine di milioni di dollari.
L’Iran è oggi in profonda difficoltà economica. Tra la recessione globale del COVID-19, la corruzione e la cattiva gestione endemiche dell’Iran e le sanzioni economiche statunitensi, il 35% degli iraniani oggi vive in condizioni di estrema povertà. Il rial iraniano ha perso l’80% del suo valore negli ultimi quattro anni. I dati ufficiali collocano il tasso di disoccupazione al 25%, ma si ritiene che il numero sia molto più alto. L’anno scorso l’inflazione è stata complessivamente del 44%. I prezzi del cibo sono aumentati del 59%.
Se visto nel contesto dell’impoverimento dell’Iran, l’investimento del governo in un programma di missili balistici intercontinentali è ancora più rivelatore. Con il 35% della popolazione che vive in condizioni di estrema povertà e il prezzo del cibo in forte aumento, il regime ha scelto i missili balistici intercontinentali anziché nutrire la sua gente.
La maggior parte della copertura mediatica del lancio di Zuljanah non ha registrato l’importanza del progetto sia per quanto riguarda le capacità dell’Iran sia per ciò che rivela sulle intenzioni del regime. Invece, la copertura si è concentrata sulla tempistica del test. Gli iraniani hanno condotto il test mentre violano clamorosamente i limiti delle loro attività nucleari che hanno accettato quando hanno sottoscritto l’accordo nucleare del 2015.
Gli iraniani stanno ora arricchendo l’uranio al 20% di purezza, ben oltre il 3,67% consentito dal cosiddetto Piano d’azione globale comune (JCPOA). Stanno usando centrifughe avanzate proibite per l’arricchimento a cascata nel loro impianto nucleare di Natanz. Stanno iniziando le cascate di uranio con centrifughe di sesta generazione nel loro reattore nucleare sotterraneo di Fordo in totale sfida al JCPOA. Stanno accumulando scorte di uranio giallo ben oltre le quantità consentite dall’accordo. Stanno producendo uranio metallico in violazione dell’accordo. E stanno facendo lanci di prova con razzi che possono essere facilmente convertiti in missili balistici intercontinentali nucleari.
Il reportage sul nucleare aggressivo iraniano lo ha presentato nel contesto della nuova amministrazione Biden a Washington. Si sostiene che l’Iran stia adottando questi passi aggressivi per fare pressione sull’amministrazione Biden affinché mantenga la sua parola di far tornare gli Stati Uniti al JCPOA e abrogare le sanzioni economiche contro l’Iran. Nel 2018, l’allora presidente Donald Trump ha abbandonato il JCPOA e ha reintrodotto le sanzioni economiche che erano state abrogate nel 2015 con l’attuazione dell’accordo. L’idea dell’Iran è che per paura dei suoi rapidi progressi nucleari, il team di Biden si precipiterà a compiacere l’Iran.
In particolare, il test di Zuljanah ha messo in luce la follia strategica al centro dell’accordo, che è stato concepito, portato avanti e concluso dall’allora presidente Barack Obama e dai suoi consiglieri.
Il principale presupposto strategico che ha guidato Obama ei suoi consiglieri era che l’Iran fosse una potenza stabile e responsabile e dovesse essere visto come parte della soluzione – o “la soluzione” – piuttosto che del problema in Medio Oriente. La sponsorizzazione del terrorismo da parte dell’Iran, le sue guerre per procura e il suo programma nucleare, secondo Obama, erano spiacevoli conseguenze di un equilibrio di potere regionale che metteva troppo potere nelle mani degli alleati degli Stati Uniti – in primo luogo Israele e Arabia Saudita – e troppo poco nelle mani dell’Iran. Per stabilizzare il Medio Oriente, sosteneva Obama, occorreva potenziare l’Iran e indebolire gli alleati degli Stati Uniti. Come disse l’allora vicepresidente Joe Biden nel 2013, “Il nostro problema più grande erano i nostri alleati”.
Un nuovo equilibrio di potere, sosteneva Obama, rispetterebbe le “azioni” dell’Iran in Siria, Iraq, Libano e Yemen. Quanto al programma nucleare, che era illegale ai sensi del Trattato di non proliferazione nucleare, firmato dall’Iran, era del tutto comprensibile: dato che Pakistan, India e presumibilmente Israele hanno arsenali nucleari, hanno detto i consiglieri di Obama, il desiderio dell’Iran di costruirsene uno era ragionevole.
Con questa prospettiva che informa i suoi negoziatori, la legittimazione da parte del JCPOA del programma nucleare iraniano ha un senso. Lo scopo dell’accordo non era impedire all’Iran di diventare una potenza nucleare, bensì “bilanciare” Israele delegittimando qualsiasi azione israeliana per impedire all’Iran di diventare una potenza nucleare.
Mentre Israele e gli altri alleati dell’America sarebbero stati gravemente danneggiati da questo nuovo equilibrio di potere, Obama ei suoi partner europei hanno valutato che sarebbero stati più sicuri. Erano convinti che una volta al sicuro nella sua posizione di egemone regionale, l’Iran li avrebbe lasciati in pace. [Indubbiamente: lasciamogli rimilitarizzare la Ruhr e lui ci lascerà in pace, lasciamogli prendere l’Austria e lui ci lascerà in pace, lasciamogli prendere mezza Cecoslovacchia e lui ci lascerà in pace, lasciamogli prendere l’altra mezza Cecoslovacchia e lui ci lascerà in pace… E mi raccomando: che non ci venga in mente di voler morire per Danzica]
L’accordo rifletteva questa visione. Una clausola non vincolante del JCPOA chiedeva all’Iran di limitare la portata dei suoi missili balistici a 2.000 chilometri (1.240 miglia), che teneva gli Stati Uniti e la maggior parte dell’Europa fuori portata.
Molti commentatori considerano l’amministrazione Biden nient’altro che il terzo mandato di Obama. E dal punto di vista delle sue politiche iraniane, questo è certamente il caso. La politica iraniana del presidente Joe Biden è stata concepita e viene attuata dalle stesse persone che hanno negoziato il JCPOA sotto Obama.
A parte lo stesso Obama, il funzionario più responsabile del JCPOA è stato Rob Malley, che ha guidato i negoziati con l’Iran. In un articolo dell’ottobre 2019 su Affari esteri, Malley ha illustrato come dovrebbe essere la politica iraniana della prossima amministrazione democratica [Nell’ottobre 2019, mesi prima della comparsa del covid che ha indebolito la posizione di Trump, era talmente sicuro che la prossima amministrazione sarebbe stata democratica da prepararci addirittura dei programmi? Senti senti…]. Ha affermato che la strategia di massima pressione di Trump stava portando la regione sull’orlo della guerra perché si basava sul potenziamento degli alleati degli Stati Uniti – in primo luogo Israele e Arabia Saudita – per combattere l’aggressione regionale dell’Iran e il suo programma nucleare. In altre parole, si basava sul ripristino e sul rafforzamento dell’equilibrio di potere regionale che Obama si era prefissato di minare a vantaggio dell’Iran e a scapito degli alleati regionali dell’America.
Malley ha scritto che l’unico modo per prevenire la guerra era tornare al JCPOA e alla politica di Obama di rafforzare l’Iran a spese degli alleati degli Stati Uniti – in particolare Israele e Arabia Saudita.
Il test di Zuljanah lunedì ha dimostrato che l’Iran non condivide il punto di vista di Malley sulla sua posizione. Non ha speso $ 250 milioni per un razzo/missile che può colpire l’Europa perché ha paura di Israele e dell’Arabia Saudita. Ha sviluppato la Zuljanah perché vuole la capacità di attaccare l’Europa. E vuole attaccare l’Europa perché non è un regime stabile, bensì rivoluzionario, che cerca il dominio globale, non la stabilità regionale.
Per quanto riguarda i tempi, lo Zuljanah è stato testato nel febbraio 2021 anziché nell’ottobre 2020 perché l’Iran è stato scoraggiato da Trump e dalla sua strategia di massima pressione ed è autorizzato da Biden e dalla sua strategia di massimo appeasement. La prospettiva di una guerra è diminuita sotto Trump. Ora aumenta con ogni dichiarazione fatta dal Segretario di Stato americano Anthony Blinken e dal consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan. Negli ultimi giorni, entrambi gli alti funzionari hanno avvertito che l’Iran si sta avvicinando pericolosamente a capacità nucleari militari indipendenti. Ed entrambi hanno chiarito che per affrontare il problema, l’amministrazione intende tornare al JCPOA.
Questa politica è irrazionale anche se valutata all’interno del circolo cognitivo chiuso del team Biden/Obama. Intendono fare una concessione irrevocabile all’Iran: miliardi di dollari di entrate che confluiranno nelle sue casse una volta rimosse le sanzioni. E in cambio chiedono all’Iran di fare un gesto revocabile. L’Iran ha ripristinato il suo arricchimento nucleare a Fordo e innalzato il suo livello di arricchimento al 20% a Natanz in un batter d’occhio. Se spegne gli interruttori per ottenere lo sgravio delle sanzioni, può riaccenderli subito dopo che il denaro avrà iniziato a fluire.
Ciò avverrà quasi sicuramente al più tardi a giugno. Il 18 giugno l’Iran terrà le elezioni presidenziali. Il presidente Hassan Rouhani e il ministro degli Esteri Javad Zarif lasceranno entrambi l’incarico. Tutti gli attuali candidati possibili provengono dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie e si può garantire che abbandoneranno il JCPOA. Quindi, nella migliore delle ipotesi, la durata in vita del JCPOA è di quattro mesi.
Biden, Blinken, Sullivan, Malley e i loro colleghi devono tutti essere consapevoli che questo è ciò che succederà. Il fatto che stiano andando avanti con la loro strategia fallita indica comunque che sono ideologicamente impegnati nel loro piano e si atterranno ad esso anche se porterà la regione alla guerra.
Questo ci porta in Israele. Durante gli anni di Trump, Israele e Stati Uniti sono stati pienamente coordinati nelle loro azioni sia congiunte che separate per minare il programma nucleare iraniano e le sue operazioni in Siria e Iraq. Come ha spiegato di recente un alto funzionario del Consiglio di sicurezza nazionale di Trump: “Lavorando insieme, le agenzie di intelligence di entrambi i paesi sono state in grado di realizzare più di quanto avrebbero potuto da sole”.
Ovviamente quei giorni adesso sono finiti. E mentre la squadra di Biden fa sentire pienamente la sua presenza, le opzioni di Israele per impedire all’Iran di diventare una potenza nucleare stanno diminuendo.
Quando il capo di stato maggiore dell’IDF, il tenente generale Aviv Kochavi, ha annunciato il mese scorso di aver ordinato ai relativi comandanti dell’IDF di preparare piani operativi per colpire le installazioni nucleari iraniane, la maggior parte dei commentatori ha ritenuto che il destinatario fosse il regime iraniano. Altri hanno ipotizzato un avvertimento all’amministrazione Biden. I primi ritengono che abbia cercato di far retrocedere l’Iran dal baratro nucleare. Gli altri sostengono che stava chiedendo all’amministrazione Biden di prendere sul serio le posizioni di Israele prima di procedere con l’abrogazione delle sanzioni.
Ma di fronte al fanatismo strategico della squadra di Biden e alla corsa dell’Iran al traguardo nucleare, è almeno altrettanto probabile che il destinatario di Kochavi non fossero né gli iraniani né gli americani. Potrebbe invece aver avvertito gli israeliani di essere preparati per ciò che sta arrivando. E potrebbe anche aver detto ai partner regionali di Israele che il momento per un’azione comune è adesso.
Caroline Glick, 02/05/2021, qui (traduttore automatico con correzioni e aggiustamenti miei)

Pubblicato originariamente in Israel Hayom.

Quindi, se vedete qualcuno avvicinarsi alla vostra casa con una tanica di benzina e un accendino, la cosa migliore che possiate fare per salvarvi è regalargli un carro di paglia. Parola di Obiden e Harrinton. In ogni caso prepariamoci tutti, perché quando inizia una guerra, nessuno può sentirsi al sicuro, soprattutto se chi la scatena usa tutti i propri capitali per finanziare il terrorismo internazionale.

barbara

RIFLESSIONI SPARSE

Allora, c’è stato quel tizio in sedia a rotelle stramultato perché si era fermato un momento dentro un bar per scaldarsi rendendosi così responsabile dei prossimi centomila morti. Sì, ok la legge è legge, ma anche le teste di cazzo sono teste di cazzo. E comunque un dpcm non è una legge e neanche le assomiglia.

Enrico Richetti

come ha osservato, mi pare, Aldo Cazzullo, fissare una sanzione di 400 euro per la violazione dei DPCM è frutto di quella assurda mentalità per la quale, se si vuole che le norme vengano rispettate, bisogna applicare sanzioni altissime, assurde, sproporzionate. Quindi non solo colpa di Conte, mai dei legislatori degli ultimi quarant’anni, in molti campi.
Io penso che, se avessero previsto una sanzione di 50 euro, o dai 20 ai 400 euro a seconda della gravità del caso, sarebbe stato molto meglio.
Per il disabile multato con 400 euro perché beveva un caffè tutta colpa di Conte quindi, e non dei due agenti?
No.
Un nonno ha rubato qualche barretta di cioccolata in un supermercato per fare un regalo ai nipotini. Fermato, non è stato denunciato dal titolare del supermercato, e i carabinieri hanno chiuso la vicenda pagando di tasca propria il valore della merce. Si fa così quando si ha un cuore.
Invece i due agenti in borghese non hanno capito che per un disabile prendere il caffè al bar, allontanarsi e berlo prima che sia ghiacciato è più difficile che per gli altri.
Avrebbero potuto far finta di niente. Invece hanno applicato la Legge, anzi il DPCM. Persone squallide, come l’esponente del PD che li difende.

Immagino che Richetti si riferisca a questo:

E, a proposito di teste di cazzo:

Paolo Messina

Concita De Gregorio, con la sua boccuccia a culo di gallina, sta conducendo una polemica niente male.
In pratica Concita si chiede per quale motivo nel PD i democristiani la fanno da padrone mentre i comunisti sembrano spariti, perché Conte ne è diventato l’azionista di maggioranza e addirittura si sono ridotti a frugare nel cassonetto dei responsabili.
E dopo giorni che scrive articoli e post ancora non glielo ha spiegato nessuno.
Provo a dirlo con parole semplici.
Concituccia, tu eri direttore dell’Unità quando l’Unità non la leggeva nessuno. Concituccia io mi ricordo quando l’Unità la andavo a vendere porta a porta. Concituccia, ma non ti sei accorta che l’Unità te l’hanno chiusa? Che l’hanno venduta a degli imprenditori di dubbia fama? Che ti sono rimaste le sentenze di diffamazione da pagare?
E lo sai perché?
Perché l’Unità non la leggeva più nessuno.
E adesso i comunisti non c’hanno i voti. U capisti?
Siete rimasti in due, tu e uno al dopolavoro ferroviario a Barberino di Mugello a sospirare ogni tanto “ci vorrebbe il piccì”.
Ma peggio di Concituccia è riuscito a fare Fabio Fazio che con Concituccia in collegamento chiede ad Antonio Di Bella: “ma secondo te questo problema che dice Concita, che non ci sono le classi dirigenti, lo può risolvere Biden?” E Di Bella: “Secondo me sì”.
Marziani, sono marziani.

Per la verità non ho idea del perché questo signor Messina ce l’abbia tanto coi marziani da volerli offendere con simili paragoni: ma vi sembra che vi siano paragoni possibili con una faccia simile?

E, a parte questo, avete mai sentito un marziano sparare cazzate?
A proposito poi del signor Biden, prestanome della sacra Trimurti Obama-Clinton-Harris:

Simone Pillon 

Lei è Allyson Felix.

Ha vinto qualunque cosa. Ha più medaglie d’oro di Bolt. Corre 400 metri in 49,26 secondi.
Da qualche giorno le sue medaglie non valgono più un fico secco.
Perché?
Perché Biden, imponendo tra i suoi primi atti le lagnose ideologie Gender (che non esistono) ha stabilito che i maschi (a patto che in quel momento si sentano femmine) possano liberamente concorrere nelle competizioni femminili.
Sarebbe come stabilire che un atleta (maschio quindi senza apostrofo) di 25 anni possa competere con gli under 14 o gli over 65, in base all’età autopercepita.
A occhio e croce, solo nei college americani ci sono almeno 300 ragazzi capaci di fare meglio di Allyson, senza contare il resto del mondo…
Ciò significa che nessuna donna potrà più vincere una gara di atletica.
Se lo avessi proposto io, avrebbero detto che Pillon vuole confinare le donne alle gare di cucina e ricamo ma, siccome lo hanno imposto loro, diranno che le torte sono squisite e i merletti bellissimi.
Vergogna! Fermiamo questa idiozia.
Noi stiamo con Allyson e con il suo sorriso.
Evviva le ragazze che si impegnano nello sport, e hanno tutto il diritto di poter competere con altre ragazze, e non con maschi in cerca di facili medaglie.
PS. questo post potrebbe esser considerato discriminatorio in base alla approvanda legge Zan, e costare fino a 6 anni di reclusione, oltre al divieto di svolgere attività politica, di avere patente, passaporto e licenza di caccia.
Se mi arresteranno, portatemi arance di Sicilia.

Per il momento comunque, non potendo ancora contare sulla legge, è stato gratificato di questo grazioso disegnino

E a proposito di donne e “donne”, trovo questa signora Leandra Medina Cohen che si esibisce in questa cosa qui:

Che fa oggettivamente un po’ schifo, ma a me è venuto da chiedermi se per caso non stia in realtà mascherando una cosa che, se detta apertamente, potrebbe costarle carissima, ossia una sfida a quelle che esibiscono cartelli che affermano “Alcune ragazze hanno il cazzo, fatevene una ragione” e simili. Ecco, io sto aspettando gli strilli alla discriminazione da parte di quelle “donne” che, non per età o per qualche patologia bensì per iperipsilonite congenita, la gonna macchiata non la potranno esibire mai. E veniamo a qualche riflessione sul nostro governo più bello del mondo.

Sen. Enrico Aimi

Vaccino: AIMI (Fi), è caos progetti, Arcuri è un incapace (ANSA) – ROMA, 31 GEN – “Alcune nazioni hanno riattivato le procedure di produzione conformandole a quelle in tempi di guerra, ciò per fronteggiare l’emergenza sanitaria, riconvertendo assetti industriali e servizi statali. In Italia assistiamo invece ad un caos progettuale totale, prima con la pletora delle task forces coordinate dal fantasma Colao, poi con la vetrina mediatica degli Stati Generali, infine con il super commissario Arcuri. Ma l’uomo solo al comando ha partorito molti errori e idee elefantiache”. Lo dichiara il senatore Enrico AIMI, Commissario Regionale di Forza Italia Emilia-Romagna. “L’ultima: il mega progetto “Primula”, che prevede la costruzione di punti vaccinali con padiglioni architettonici da Expo e non da crisi sanitaria. Basterebbe mettere in linea Fiere, palazzetti dello sport, caserme, come previsto dai protocolli della protezione civile per le calamità naturali, oltre alle discoteche, che si sono rese disponibili recentemente. Ulteriore sperpero di soldi pubblici quando mancano le cose più essenziali: dai vaccini alle strutture sanitarie, peraltro carenti di personale e risorse. Sul fronte rifornimento vaccini una Caporetto annunciata tra improbabili ricorsi giudiziari sui contratti, suddivisione regionale disomogenea, distribuzione spesso improvvisata. Consigliamo di fare una seria riflessione su Domenico Arcuri che, se fosse stato manager di una normale azienda privata, sarebbe stato già licenziato in tronco per manifesta inadempienza agli obiettivi di mercato”, conclude. (ANSA). ESP 31-GEN-21

Oddio, di riflessioni su faccia-da-maialino mi pare che abbiamo cominciato a farne un anno fa, e vanno tutte nella stessa direzione, e da licenziare sarebbe tutta la banda, ma purtroppo non si può, e il perché ce lo spiega l’ineffabile Corrado Augias, quello che, fedele al detto che chi sa fa e chi non sa insegna, ci ha insegnato come si fa a non cadere nei tranelli che ci vengono tesi nella rete

(Vedo che non permette di vederlo, provate ad andarlo a vedere qui) Come si sa, se il popolo non vota nel modo giusto, bisogna non farlo votare mai più. Oppure destituirlo e nominare un altro popolo. Comunque è vero che i 5 stelle rappresentano qualcosa di unico nel panorama politico italiano

Partito che annovera fra i suoi illustri esponenti anche questa graziosa fanciulla

(neppure io sono un politico locale. E si noti il ritocco fotografico sulla pelle butterata). E concludo il capitolo governativo con quella che stando a tutti i precedenti sembra l’ipotesi più probabile

Poi c’è questa chicca spettacolare: l’organizzazione terroristica Black Lives Matter, erede naturale dei Black Panther, che per settimane ha messo a ferro e fuoco numerose città statunitensi, devastando, saccheggiando, rubando, bruciando, terrorizzando, pestando, stuprando, assassinando, è stata proposta per il nobel per la pace, che dopo quello ad Arafat e Kofi Annan mi sembra ci stia come la ciliegina sulla torta.
Poi guardate questo video

e pensate che il Kosovo, dopo avere allacciato relazioni diplomatiche con Israele, aprirà la propria ambasciata, primo Paese a maggioranza musulmana, a Gerusalemme. E ringraziate mille e mille volte ancora Donald Trump. E chiudo con una domanda: ma perché nei miei voli non succede mai?

barbara