UCCISO UN TERRORISTA NE SPUNTA SUBITO UN ALTRO

Lo hanno detto quando è stato eliminato Abu Musab al-Zarqawi, lo hanno ridetto quando è stato eliminato Bin Laden, lo stanno ridicendo adesso che è stato eliminato Abu Bakr al-Baghdadi, con la fatale conclusione: “non serve a niente”. Vero: di terroristi, e di capi terroristi, ce ne sono tanti, eliminato uno, sicuramente un altro prenderà il suo posto. E a chi fa questa geniale osservazione io rispondo: e dunque? La cosa giusta da fare sarebbe di lasciare vivi e liberi tutti i terroristi? E magari anche tutti i boss mafiosi? E anche tutti i mafiosi non boss perché quando il boss in carica morirà di morte naturale o di piombo concorrente qualcuno salirà al trono al posto suo? E giunta a questo punto inserisco un’altra riflessione: e con la criminalità comune come ci dovremmo comportare? Truffatori ladri assassini stupratori papponi pedofili spacciatori strozzini rapinatori: cosa ne facciamo di questi? Li mettiamo in galera perché, non essendo una criminalità organizzata, tolto dalla circolazione uno stupratore c’è effettivamente uno stupratore in meno? Oppure, per doverosa equità, li lasciamo liberi e indisturbati dal momento che lo facciamo con chi è responsabile di crimini mille volte più gravi? Non so, vedete un po’ voi.

PS: qui comunque è stato eliminato anche il diretto successore di al-Baghdadi.

PPS: il traditore, amico solidale complice della Turchia, Donald Trump, ha fatto quello che ben 17 suoi predecessori si erano ben guardati dal fare: il riconoscimento del genocidio armeno – perpetrato, giusto per puntualizzare, con il consistente aiuto dei curdi, che hanno materialmente fatto una grossa parte del lavoro sporco. Pare che il signor Erdogan si sia un pelino innervosito.

barbara

L’ENNESIMO REGALO DI TRUMP A ISRAELE

Cronaca: il ritiro di Trump allontana le forze anti-israeliane dal confine del Golan

Di David Israel 14 Tishri 5780 – 13 ottobre 2019

Secondo il NY Times, la decisione del presidente Donald Trump di aprire una strada per un’invasione turca di una larga striscia di terra sul lato siriano del confine tra i due paesi è stata presa sul momento, in una telefonata con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Durante la notte, Trump ha aperto le porte a un massiccio assalto turco ai curdi siriani, e i media sono stupiti da questo apparente tradimento di un alleato chiave che aveva sacrificato migliaia di vite nella guerra contro l’ISIS.

Il commentatore politico israeliano ed esperto del Medio Oriente Guy Bechor non è impressionato dalla difficile situazione dei curdi, che secondo lui collaborano da diversi anni con il regime siriano. Inoltre, Bechor ritiene la mossa degli Stati Uniti, seguita dall’incursione turca, utile agli interessi di sicurezza israeliani.

Descrivendo la situazione relativa all’eterno conflitto sunnita-sciita che divide il mondo islamico da 1.300 anni, decennio più decennio meno, Bechor ha suggerito sabato che questa invasione turca (sunnita), con migliaia – che presto saranno decine di migliaia —di soldati sunniti ben addestrati e ben armati, crea problemi all’esercito del presidente Bashar al-Assad, e anche, soprattutto, le milizie sciite satellite dell’Iran (che presto includeranno Hezbollah) che hanno ricevuto l’ordine di abbandonare il confine meridionale con Israele e spostarsi a nord per costruire difese contro l’invasione.

In altre parole, la mossa di Trump, che ha portato alla mossa di Erdoğan, ha spostato la guerra civile siriana e il vortice che attira la violenza araba da tutta la regione. E questo, per quanto riguarda Israele, è un’ottima cosa.

Il cambiamento creato dal presidente Trump ritirando alcune decine di soldati statunitensi è stato così massiccio, che sabato il presidente russo Vladimir Putin, in un’intervista con Al Arabiya, Sky News Arabia e RT, ha affermato che “coloro che si trovano illegalmente in [ …] La Siria dovrebbero lasciare la regione”, vale a dire tutti i Paesi coinvolti. In effetti, Putin si è offerto di ritirarsi anch’egli dalla Siria se il governo siriano avesse deciso che le truppe russe devono partire.

La straboccante generosità di quest’uomo …

Il presidente Trump, da parte sua, respinge l’affermazione secondo cui la sua mossa sarebbe stata un colpo di testa, insistendo sul fatto che il ritiro è l’adempimento della sua promessa elettorale:

“Sono stato eletto col compito di uscire da queste ridicole guerre senza fine, dove il nostro grande esercito esegue un’operazione di polizia a beneficio di gente che neppure ama gli Stati Uniti”, ha twittato il 7 ottobre. “I due paesi più scontenti di questa mossa sono la Russia e la Cina, perché adorano vederci impantanati a sorvegliare un pantano e spendere un sacco dollari per farlo. Quando ho preso il controllo, il nostro esercito era completamente impoverito. Ora è più forte che mai. Le guerre infinite e ridicole stanno FINENDO! Ci concentreremo sul quadro generale, sapendo che possiamo sempre tornare indietro e farci sentire!”

Domenica mattina, in risposta agli attacchi bipartisan sulla sua decisione di lasciare la Siria settentrionale, Trump ha twittato: “Le stesse persone che ci hanno trascinato nelle sabbie mobili del Medio Oriente, al costo di 8 trilioni di dollari e di molte migliaia di vite (e milioni di vite contando anche l’altra parte), ora stanno lottando per tenerci lì. Non ascoltate le persone che non hanno idea di che cosa si tratta: hanno dimostrato di essere inetti!”

Intendeva, più precisamente, il vecchio partito repubblicano, così come la senatrice Hillary Clinton (D-NY) e la maggior parte dei democratici del Senato, che nel 2003 appoggiarono la decisione del presidente GW Bush di invadere l’Iraq e sbarazzarsi di un uomo che una volta era stato “il più fedele alleato” degli Stati Uniti, Saddam Hussein. Facendo debiti, l’amministrazione Bush ha distrutto la minoranza sunnita al potere, trasformando l’Iraq in uno stretto alleato sciita dell’Iran, anche quando i sunniti si sono riorganizzati come ISIS, gettando paura nel cuore di ogni leader occidentale e musulmano per un decennio.

Bechor sostiene che ritirandosi dalla Siria settentrionale – ma mantenendo i circa 2000 soldati che ha nella Siria orientale, proteggendo lì i curdi e, cosa più importante, i giacimenti di gas ad ovest dell’Eufrate – Trump sta effettivamente ripristinando l’equilibrio religioso nella regione e indebolendo la presa dell’Iran sulle aree lungo il confine con Israele. (qui, traduzione mia)

Aggiungo una breve considerazione di puro buon senso, per ricordare quello che tutti oggi sembrano dimenticare

Che I Curdi abbiano “combattuto e sconfitto da soli l’Isis” è falso. Sono stati supportati da 22.000 missioni aeree USA. I Curdi avanzavano dopo che gli americani avevano fatto terra bruciata con le bombe (colpendo anche civili, inevitabilmente). Non ricordo però gli applausi dei pacifisti per questo sostegno militare ai valorosi combattenti curdi, alle fiere donne col mitra, che senza l’aviazione USA sarebbero forse finite col burka negli harem dei jihadisti. Ricordo anzi le proteste, gli slogan – “con la guerra non si risolve mai niente” – le invettive contro gli imperialisti a stelle a strisce, ricordo i ginostrada nei talk show dei conduttori sinistrati. Ora, ecco le stesse invettive antiamericane, ma non perché gli USA invadono, occupano, bombardano, ma perché non lo fanno più.
I pacifisti dovrebbero invocare la pace innanzitutto nel proprio cervello.
Angelo Michele Imbriani

e poi la raccomandazione di leggere questo.

E per concludere, abbiate pazienza, ma in mezzo a questo scomposto latrare e ringhiare, non posso farne a meno

e poi beccatevi anche questo (sì lo so, la scena della gomma è disgustosa, ma il resto merita)

E guardando – anche guardando – le facce di questi ragazzi mentre ascoltano il loro inno nazionale capiamo perché l’America è una nazione tanto grande.

barbara

LA TURCHIA, I CURDI, TRUMP, E ALCUNE ALTRE COSE

Premessa

“imbecille, coglione, omofobo, razzista, incompetente e bipolare, ignorante, idiota, improvvisatore, pericoloso, traditore, irresponsabile, inaffidabile, inetto, imbarazzante, megalomane, pig-president, mossa assurda, mossa insensata, una pugnalata alla schiena, una minchiata inenarrabile, decisione inopportuna brusca e indecorosa, errore di calcolo miope, strategia suicida, STIA ATTENTO DONALD TRUMP. C’È SEMPRE LA FINE CHE FECE IL CATTOLICO JOHN FITZGERARLD KENNEDY…”

Ecco, io mi sono rotta i coglioni. Non ne posso più di questa orgia di insulti, giudizi, valutazioni (per non parlare della bufala ripresa da tutte le testate del mancato aiuto dei curdi nella seconda guerra mondiale – frase tolta dal contesto stravolgendone completamente il senso, come chiunque può verificare ascoltando direttamente l’audio completo), non se ne può più di questi attacchi rabbiosi, sbavanti, livorosi, di questo linciaggio, tutti superesperti di strategia militare, di politica internazionale, pronti a spartirsi le spoglie, a me il fegato a te la milza a lui l’intestino crasso all’altro i reni. E basta cazzo, datevi una calmata!
E ora cedo la parola ad altri che, come me, prima di chiedere l’intervento del boia vorrebbero aspettare per capire meglio.

Senti, io non capisco questo improvviso risveglio. Erdogan è al potere dal 2003, poco dopo essere uscito di prigione, durante questi 16 anni ne ha fatte di cotte e di crude, e nessuno ha mai mosso un dito, nemmeno quando ha fatto massacrare i suoi stessi soldatini di leva diciannovenni accusandoli di essere stati al fianco dei golpisti, e nemmeno quando ha cinto d’assedio la base NATO di Incirlik, costringendo gli USA a portare in Romania le armi nucleari, per sicurezza. Ora che non sta facendo nulla di più o di meno di quello che ha fatto finora, solo perché Trump ha detto che il suo paese si è rotto i coglioni di mandare a morire suoi giovani in guerre tribali infinite dall’altro lato del mondo, solo adesso tutti si indignano e si scoprono “amici dei curdi”? Ma di quali curdi, visto che sono una quarantina di milioni, che parlano lingue differenti, che sono di diverse religioni e, soprattutto, che ce ne sono di pacifici, ma anche di molto feroci?
Fulvio Del Deo

E vorrei che non si dimenticasse che nel genocidio armeno una grossa fetta del lavoro sporco sono stati i curdi a compierlo, esattamente come ucraini e lituani hanno dato una robusta mano ai nazisti negli stermini di massa nell’Europa dell’est. E aggiungerei che quando Saddam Hussein ha gassato 5000 curdi, nessuno ha fiatato.

Ok, siamo tutti preoccupati, commossi e indignati per i poveri Curdi. Ok. Se si vuole esprimere un umanissimo e civilissimo sentimento, va bene. Ma se si pretende di fare una critica, una osservazione, una denuncia politica, no che non va bene. In questo caso non basta inveire contro Trump e contro la stessa Europa, che “abbandonano” e “tradiscono” i Curdi: bisogna indicare quale sarebbero l’alternativa e la soluzione. E fare i conti con questa eventuale alternativa, che magari potrebbe essere poco piacevole.
Che cosa dovrebbe fare, ad esempio, Trump? Occupare militarmente per decenni quella regione? Iniziare una operazione Enduring Freedom a favore dei Curdi? Lanciare un po’ di bombe umanitarie su Ankara? Occupare la Turchia e costringere Erdogan a nascondersi in qualche buca per poi catturarlo, processarlo sommariamente e impiccarlo? Forse sono film già visti. Con le relative marce della pace e le bandiere a stelle e strisce incendiate da coloro che ora sbraitano contro Trump.
Se si indica una alternativa si può pretendere che la propria sia una posizione politica. In caso contrario è solo moralismo. Inutile.
Poi certo possiamo sempre cavarcela boicottando le noci e i melograni turchi sugli scaffali dei supermercati. E stiamo a posto.
Angelo Michele Imbriani

Non direi che gli Stati Uniti si sono serviti dei curdi, hanno combattuto insieme contro l’isis; del resto i Curdi combattono per il loro stato no? L’Europa c’entra perché è INEFFICENTE, ma CONDANNA TRUMP che si ritira! e lo dico ancora una volta dove sono le forze italiane, le forze di tutti gli stati europei? Gli italiani sanno sempre condannare e giudicare, ma chi cazzo sono internazionalmente parlando? dove sono i suoi soldati? se tanto amano i curdi che si facciano valere come gli americani e che cambino la guardia! L’America è in Medio Oriente dal 2001… che l’ Europa mollusca si vergogni di fronte a TRUMP.
Deborah Politi-Kornfeld

Siria. «Noi cristiani abbiamo paura della Turchia, ma i curdi ci usano»

@LeoneGrotti 11 ottobre 2019

La Turchia ha bombardato i quartieri cristiani di Qamishli, ferendo un’intera famiglia. Ma la vera storia è più complessa: «I curdi hanno sparato dai nostri quartieri per farci attaccare ed ergersi così a difensori dei cristiani agli occhi dell’Occidente. Ma non lo sono affatto»

«I cristiani in Siria sono spaventati, non sanno dove andare o dove nascondersi. I turchi hanno attaccato i loro quartieri di Qamishli, ma lo hanno fatto per rispondere al fuoco curdo, che sta usando i cristiani per combattere una guerra mediatica». [Esattamente come i palestinesi sparavano su Gilo dalle chiese e dalle case di cristiani di Beit Jala, in modo che il fuoco di risposta israeliano andasse a colpire i cristiani o addirittura le chiese (ricordate il grido di dolore “gli ebrei sparano alla Madonna!” quando nella risposta è stata colpita una statua?) Non c’è niente da fare: musulmani gli uni, musulmani gli altri, e le tattiche sono identiche] La situazione nel Nord-est della Siria, dopo l’inizio dell’offensiva turca, è grave ma è molto più complessa di come viene raccontata in questi giorni sui principali quotidiani, come testimonia a tempi.it Afram Yakoub, direttore generale della Confederazione assira.

L’INVASIONE TURCA DELLA SIRIA

Il 9 ottobre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ottenuto il benestare del suo omologo americano Donald Trump, ha lanciato l’operazione militare “Fonte di pace”. L’obiettivo del Sultano è creare una zona cuscinetto in un’area profonda 30 chilometri lungo tutto il confine settentrionale siriano di 450 chilometri, dove poi ricollocare un milioni di rifugiati siriani scappati in Turchia. L’area, abitata da diverse etnie, è attualmente controllata dai curdi e dalle milizie Ypg, che hanno aiutato gli Stati Uniti a riconquistare le città occupate dallo Stato islamico, e che fin dal 2012 hanno creato in tutto il Nord-est della Siria una regione autonoma ribattezzata Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale o Rojava. La Turchia accusa le milizie Ypg di essere terroristi affiliati al Pkk e l’invasione ha anche lo scopo di cacciarle dal confine.

«I CURDI USANO I CRISTIANI»

Mercoledì l’esercito turco ha bombardato un quartiere di Qamishli. Sul web sono circolate le foto dei cristiani feriti. Le immagini sono autentiche, ma non dicono tutto: «Le milizie Ypg hanno bombardato le postazioni turche dai quartieri cristiani», spiega Yakoub a tempi.it. «Lo hanno fatto per provocare i turchi, che infatti hanno colpito le case cristiane. Sono i curdi ad aver diffuso le immagini dei cristiani feriti: la loro strategia infatti è di guadagnarsi l’appoggio dell’Occidente atteggiandosi a difensori dei cristiani. Ma i curdi sono tutto tranne che nostri protettori. Ci usano per combattere la loro battaglia mediatica, che in guerra può essere importante tanto quanto quella armata».

Nei bombardamenti turchi è stata ferita un’intera famiglia cristiana. Il padre e i bambini hanno riportato ferite lievi, la madre invece è in gravi condizioni (come si vede nella foto pubblicata sopra). Yakoub, 39 anni, originario di Qamishli e accolto in Svezia nel 1989, ha una fitta rete di contatti nella sua città natale, dove vivono ancora molti suoi parenti. «Cristiani e curdi hanno una relazione molto tesa», continua. «Bisogna ricordare che i curdi sono una minoranza nel Nord-est della Siria, ma vogliono creare una regione autonoma sotto il loro controllo. Per riuscire nel loro intento, usano i cristiani come moneta di scambio».

«I CURDI VOGLIONO CACCIARE I CRISTIANI»

L’anno scorso, come raccontato da tempi.it, i curdi hanno chiuso quattro scuole cristiane nel Nord-est del paese perché si erano rifiutate di adottare i provvedimenti di politica dell’educazione emanati dal governo locale, che prevede testi ispirati al nazionalismo curdo. Monsignor Jacques Behnam Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi, da anni ripete che «i curdi vogliono sradicare la presenza cristiana da questa regione della Siria».

Ieri è tornato a dichiarare ad Acs:

«Qui ognuno ha i propri interessi e i cristiani ne pagano le conseguenze. Ho invitato i curdi a desistere dai loro piani di creare una regione autonoma, cui non hanno alcun diritto. Ora il conflitto è divenuto ancor più grave di prima e temo che saranno in tanti ad emigrare. Dall’inizio della guerra in Siria il 25 per cento dei cattolici di Qamishli ed il 50 per cento dei fedeli di Hassaké hanno lasciato il Paese assieme al 50 per cento degli ortodossi. Temo un simile esodo se non maggiore. L’Europa dovrebbe fare mea culpa».

La situazione, insomma, è molto complessa. La soluzione, secondo il direttore generale della confederazione assira, è solo una: «La minoranza assira ha paura tanto dei curdi quanto dei turchi. L’unica modo di uscirne sarebbe avere una vera democrazia in Siria e uno Stato unito. Nel frattempo i cristiani sono spaventati e non sanno dove andare».

UNIONE EUROPEA, LA GRANDE ASSENTE

Un dramma di cui l’Unione Europea, che si sta completamente disinteressando dell’invasione turca, dovrebbe occuparsi: «In Europa vivono mezzo milione di assiri e mezzo milione di curdi», dichiara a tempi.it Attiya Gamri, della confederazione assira dell’Ue. Gamri risiede in Olanda e la sua famiglia è originaria di Qamishli, dove si è stabilita oltre cent’anni fa dopo il genocidio turco. «È triste che Bruxelles non prenda posizione. Non si è alzata una voce quando i curdi hanno chiuso le nostre scuole a Qamishli e ora non parlano mentre i turchi ci attaccano. Abbiamo sofferto molto negli ultimi anni, vogliamo rispetto, democrazia e diritti umani». (qui)

Per quanto grave sia la situazione, non sembra tuttavia che siamo in presenza di un genocidio, come molti strepitano, svilendo sempre più questa parola a forza di spararla a destra e a manca, e sempre a sproposito. Per concludere, invito a leggere questo articolo di Caroline Glick, che dimostra inconfutabilmente che quella di Trump è stata la decisione più giusta, più ragionevole, più sensata, più razionale che potesse prendere nella situazione in cui, non per propria scelta, si trovava, e che tutte le contumelie che ho diligentemente elencato più sopra sono puri e semplici deliri.

Certo che guardare la Turchia di oggi
donne-turche-oggi
e pensare che appena 13 anni fa si poteva vedere una cosa come questa…

barbara

TUTTO COME DA PROGRAMMA

I porti aperti fanno aumentare le partenze, l’aumento delle partenze fa aumentare i morti in mare. Se a bordo ci sono donne e bambini bisogna farli sbarcare subito, quindi si provvede a caricare su ogni barca un numero di donne e bambini sufficiente a far sbarcare tutti. Poi, nel caso in questione, a provocare l’annegamento non è stata una disgrazia bensì i clandestini stessi, che quando si è avvicinata la nave della ONG si sono spostati tutti su un lato facendo rovesciare la barca (come quelli, tempo fa, che hanno dato fuoco alle coperte e poi per sfuggire al fuoco si sono spostati tutti su un lato e hanno fatto rovesciare la barca, finendo tutti in mare). Forzando un pelino, ma proprio un pelino microscopico, si potrebbe dire che se non fosse arrivata la nave ONG loro non si sarebbero spostati, la barca non si sarebbe rovesciata e loro non sarebbero annegati.

Restando in tema di clandestini e negrieri, almeno uno con le palle all’Unione Europea c’è:

Cambiando invece totalmente tema, andando molto controcorrente rispetto a tutti quelli con cui normalmente concordo, dico che ho piena fiducia in Trump. Oltre al fatto sacrosanto che non si vede perché debba essere sempre e solo l’America a mandare i suoi uomini a morire per le cause giuste mentre l’Europa se ne sta col culo al caldo a guardare e a criticare, c’è che è già successo altre volte che si è detto ma cosa gli viene in mente ma è impazzito questo è un tradimento dei più fedeli alleati, dimenticando che Trump non è un giocatore d’azzardo bensì di scacchi, che calcola le mosse sulla lunga distanza, e finora è sempre risultato che alla fine aveva avuto ragione lui. E dunque anche stavolta sono ragionevolmente sicura che sa quello che fa, e mi fido di lui.

barbara

MISCELLANEA GRETIANA

(Post lungo. Vi ho fatto battere la fiacca più che a sufficienza, adesso è ora di tornare al lavoro)

Inizio con qualche foto, partendo con la rabbiosa accusa della nostra martire, rivolta, suppongo, a tutti noi
infanzia
Proseguo con questa, che dimostra inconfutabilmente che il livello di delirio si sta pericolosamente alzando
super
Il Toscano irriverente commenta:
“Telling bullshit is not a superpower”, io osservo che da superpower a Übermensch il passo non è lunghissimo, e i toni messianici che, da buona commediante fortemente indottrinata, esibisce nelle sue seguitissime rappresentazioni, mostrano che vi si è avviata di buona lena. E tra il Savonarola e il profeta Geremia, la sentiamo declamare, passando dall’una all’altra di queste terrificanti espressioni
facce
cose come questa

”People are suffering, people are dying, entire ecosystems are collapsing. We are in the beginning of a mass extinction and all you can talk about is money and fairytales of eternal economic growth.”

Ma vediamo questo breve video

Parecchie cose impressionano: l’insulsa retorica delle frasi che sputa fuori, la recitazione (difficile pensare che rabbia e odio – soprattutto odio – siano davvero spontanei quando vengono manifestati mentre si sta leggendo) decisamente eccessiva, i coglioni che applaudono, forse non avendo capito che è esattamente di loro che sta parlando, i due burattini seduti al suo fianco che fanno sì sì con la testolina come i cagnetti sul lunotto posteriore della macchina, e quell’allucinante “non vi perdonerò mai” che fa venir voglia di dire oh oh oh, sveglia! Ma chi cazzo credi di essere? E se avete ancora una manciatina di minuti provate a fare un esperimento che ho fatto io: togliete l’audio e riguardatelo: il viso contratto, gli occhi sbarrati, le parole sputate, i gesti concitati… No, non scriverò che cosa mi ricorda, però me lo ricorda. Poi arriva il momento drammatico:

Trump incrocia Greta Thunberg: lo sguardo che fulmina il Presidente Usa (qui)

e infatti si vede benissimo che il povero Trump si sta cagando addosso, mentre nei commenti al video qualcuno ha scritto: “Reports are saying that her cold stare just lowered the planet by 2 degrees” (viene riferito che il suo sguardo freddo ha appena abbassato la temperatura del pianeta di due gradi). Su Trump invece penso che valga la pena di leggere questo.
Ma lasciamo per il momento la cialtroncella ignorante, per dedicarci alla scienza vera.

Mentre Greta sbrocca all’Onu, ascoltiamo gli scienziati: in 500 dicono che la nostra casa non è in fiamme

di Federico Punzi [lo conosco da una vita: è una garanzia]

Ieri, al vertice sul clima in occasione della 74esima sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu, Greta Thunberg ha pronunciato un discorso che qualcuno ha definito “iconico”, ma che ad un osservatore disincantato è apparso solo molto scomposto, squilibrato, ai limiti del parossismo (guardare per credere).

Tra smorfie e lacrime di rabbia, Greta ha letteralmente perso il controllo, qualsiasi freno, scagliandosi contro i leader mondiali – a molti dei quali in questi mesi ha stretto la mano e sorriso lei stessa – e confermando tutte le peggiori impressioni, di cui abbiamo scritto ieri, sul movimento di cui è ispiratrice e testimonial: il suo fanatismo, il catastrofismo, i toni apocalittici, millenaristici, e il pregiudizio anti-capitalistico.

“Venite a chiedere la speranza a noi giovani? Come vi permettete? Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote”, ha tuonato esibendo una retorica davvero degna di miglior causa, pensando ai milioni di bambini nel mondo a cui davvero, tutti i giorni, vengono “rubati sogni ed infanzia”. Bambini che tribolano nella fame, nella miseria, nello sfruttamento sessuale, nelle guerre. Anzi, come abbiamo cercato di spiegare ieri, è proprio la religione di Greta che rischia di “rubare i sogni” di miliardi di persone, negando loro la possibilità di sviluppo, di benessere, con ricette che in nome dell’ambiente sacrificano la crescita economica. Ed è lei stessa a rivendicarlo, rimproverando ai leader “tutto ciò di cui parlate sono soldi e favole di eterna crescita economica? Come vi permettete?”.

Quindi, il pentitevi o morirete tutti: “Le persone stanno soffrendo, stanno morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa… Il mio messaggio è che vi teniamo gli occhi addosso”.

Ma almeno una cosa, ieri, Greta l’ha detta giusta: “Non dovrei essere qui, dovrei essere a scuola, dall’altro lato dell’oceano”.

A proposito di scuola, sempre ieri in Italia il ministro dell’istruzione Fioramonti (quello che vuole tassare le merendine) ha pubblicato una sua circolare in cui si invitano le scuole a giustificare le assenze degli studenti che venerdì 27 settembre parteciperanno al Global Strike di Greta, “stante il valore civico che la partecipazione riveste”, si legge. E se gli studenti vorranno partecipare a scioperi contro la guerra il lunedì, contro la povertà il martedì e via dicendo di nobile causa in nobile causa, godranno della stessa giustificazione? Come ciascuno può facilmente comprendere si tratta di un precedente scivoloso, dato che ciascun ministro potrebbe in futuro riconoscere lo stesso “valore civico” nella partecipazione alle manifestazioni politiche che condivide.

Dai FridaysForFuture ai sabati fascisti è un attimo.

Ma mentre tutti i riflettori sono puntati sulla giovane attivista svedese, facciamo come dice Greta, ascoltiamo gli scienziati. Nell’indifferenza delle istituzioni e dei media mainstream, 500 di loro hanno indirizzato al segretario generale dell’Onu Guterres una lettera contro l’allarmismo climatico. Lanciata da Guus Berkhout, geofisico e professore emerito presso l’Università dell’Aia, l’iniziativa è il risultato di una collaborazione tra scienziati e associazioni di 13 Paesi. Pubblicato in un momento in cui l’agenda internazionale pone di nuovo il clima in cima alla lista delle preoccupazioni, questa “Dichiarazione europea sul clima” ha lo scopo di far sapere che non c’è urgenza né crisi climatica. Chiede quindi che le politiche climatiche vengano completamente ripensate, riconoscendo in particolare che il riscaldamento osservato è inferiore al previsto e che l’anidride carbonica, lungi dall’essere un inquinante, ha effetti benefici per la vita sulla Terra.

Di seguito riportiamo una traduzione della lettera:

Eccellenze,

Non c’è emergenza climatica

Una rete mondiale di oltre 500 scienziati e professionisti esperti del clima e di campi correlati hanno l’onore di inviare alle Vostre Eccellenze l’annessa “Dichiarazione europea sul clima”, di cui i firmatari di questa lettera sono gli ambasciatori nazionali.

I modelli di divulgazione generale sul clima su cui si basa attualmente la politica internazionale sono inadeguati. È pertanto crudele nonché imprudente sostenere la perdita di trilioni di dollari sulla base dei risultati di modelli così imperfetti. Le attuali politiche climatiche indeboliscono inutilmente il sistema economico, mettendo a rischio la vita nei Paesi a cui è negato l’accesso all’elettricità permanente a basso costo.

Vi invitiamo a seguire una politica climatica basata su solida scienza, realismo economico e reale attenzione a coloro che sono colpiti da costose e inutili politiche di mitigazione.

Vi invitiamo inoltre a organizzare con noi all’inizio del 2020 un incontro costruttivo di alto livello tra scienziati di fama mondiale di entrambe le parti del dibattito sul clima. Questo incontro renderà effettiva l’applicazione del giusto e vecchio principio di buona scienza e giustizia naturale secondo il quale le due parti devono poter essere ascoltate in modo completo ed equo. Audiatur et altera pars!

Rispettosamente,

Gli ambasciatori della Dichiarazione europea sul clima:
Guus Berkhout, professore (Paesi Bassi)
Richard Lindzen, professore (Stati Uniti)
Reynald Du Berger, professore (Canada)
Ingemar Nordin, professore (Svezia)
Terry Dunleavy (Nuova Zelanda)
Jim O’Brien (Irlanda)
Viv Forbes (Australia)
Alberto Prestininzi, professore (Italia)
Jeffrey Foss, professore (Canada)
Benoît Rittaud, docente (Francia)
Morten Jødal (Norvegia)
Fritz Varenholt, professore (Germania)
Rob Lemeire (Belgio)
Viconte Monkton of Brenchley (Regno Unito)

Dichiarazione europea sul clima

Non c’è emergenza climatica
Questo messaggio urgente è stato preparato da una rete globale di 500 scienziati e professionisti. La scienza del clima deve essere meno politicizzata, mentre la politica del clima deve essere più scientifica. Gli scienziati devono affrontare apertamente le incertezze e le esagerazioni nelle loro previsioni sul riscaldamento globale, e i leader politici devono valutare in modo spassionato i benefici e i costi reali dell’adattamento al riscaldamento globale, nonché i costi reali e i benefici attesi della mitigazione.

Un riscaldamento è causato da fattori naturali e antropici
La documentazione geologica rivela che il clima della Terra varia da quando esiste il pianeta, con fasi naturali fredde e calde. La piccola era glaciale si è conclusa solo di recente, intorno al 1850, quindi non sorprende che oggi stiamo vivendo un periodo di riscaldamento.

Il riscaldamento è molto più lento del previsto
Il mondo si è riscaldato con un ritmo inferiore alla metà di quanto era stato inizialmente previsto, e meno della metà di ciò che ci si poteva aspettare basandosi sulla forzatura netta umana e allo squilibrio radioattivo. Questo ci dice che siamo lungi dal comprendere il cambiamento climatico.

La politica climatica si basa su modelli inadeguati
I modelli climatici presentano molte carenze e sono difficilmente sfruttabili come strumenti decisionali. Inoltre, probabilmente esagerano gli effetti dei gas serra come la CO2. Infine, ignorano il fatto che arricchire l’atmosfera con CO2 è benefico.

La CO2 è il cibo delle piante, il fondamento di tutta la vita sulla Terra
La CO2 non è un inquinante. È essenziale per tutta la vita sulla Terra. La fotosintesi è una benedizione. Più CO2 fa bene alla natura, rende la Terra verde: l’aggiunta di CO2 nell’aria ha portato ad un aumento della biomassa vegetale globale. È anche buono per l’agricolutura, aumentando i raccolti in tutto il mondo.

Il riscaldamento globale non ha per forza causato disastri naturali
Non ci sono prove statistiche che il riscaldamento globale stia intensificando uragani, alluvioni, siccità o altri disastri naturali simili, né che li renderebbe più frequenti. Al contrario, le misure di mitigazione della CO2 sono devastanti quanto costose. Le turbine eoliche uccidono uccelli e pipistrelli e le piantagioni di olio di palma distruggono la biodiversità delle foreste tropicali.

L’azione politica deve rispettare le realtà scientifiche ed economiche
Non c’è emergenza climatica. Non vi è quindi motivo di panico e di allarmarsi. Ci opponiamo fermamente alla politica inutile e irrealistica di neutralità carbonica proposta per il 2050. Fino a quando non emergeranno approcci migliori, il che certamente accadrà, abbiamo ampio tempo per riflettere e adattarci. L’obiettivo della politica internazionale deve essere quello di fornire energia affidabile ed economica, permanentemente e in tutto il mondo. (qui)

Avrei voluto tradurre e postare uno splendido articolo segnalato ieri dall’amico Myollnir, ma purtroppo è stato rimosso: conteneva un elenco di una cinquantina di catastrofiche previsioni climatiche fatte nell’ultimo mezzo secolo che il clima ha puntualmente (per pura cattiveria secondo me) evitato di realizzare: se faremo questo e non faremo quest’altro entro dieci anni le calotte polari saranno completamente sciolte, interi stati saranno sommersi eccetera eccetera. Come Greta, insomma, che oltre a tutto il resto non è neanche capace di essere originale. È stato rimosso, dicevo; cercando in rete ne ho trovato uno che presenta le stesse cose, solo che invece dell’elenco delle catastrofiche previsioni ci sono le foto degli articoli che le contengono, comunque se avete voglia di vederlo – è straordinariamente interessante, e utilissimo come promemoria per quando il prossimo messia verrà ad annunciarci un’altra volta che abbiamo i giorni contati – lo trovate qui. E per chiudere in bellezza, è arrivato el merendinero
assenze
POST SCRIPTUM: ho visto che qualcuno ha preso a chiamarla Cassandra; niente di più sbagliato: Cassandra preannunciava cose vere e nessuno le credeva, Greta dice puttanate senza fondamento e le credono tutti.

POST POST SCRIPTUM, FUORI TEMA: stasera ho brindato.

barbara

TUTTO QUELLO CHE SAI SUL POPULISMO È FALSO

(Impegnata, praticamente a tempo pieno, dal momento del mio rientro, nelle prove della rappresentazione per la fine del corso di teatro, che avrà luogo stasera, non ho tempo di scrivere post miei, per cui vi propongo questo ottimo articolo, che condivido totalmente)

La definitiva consacrazione della Lega di Matteo Salvini a queste elezioni europee ha loro malgrado costretto i commentatori ed osservatori politici a tornare a commentare un tema per loro ostico: quello del populismo e del sovranismo. Diciamo ostico perché, benché dall’esplosione di questo fenomeno politico – risalente al 2016 con la Brexit e la vittoria elettorale di Donald Trump -, siano ormai passati anni, non pochi seguitano a relazionarsi ad esso con chiavi di lettura del tutto inadeguate, che vanno dalla presunta pericolosità delle fake news all’ignoranza, fino razzismo e addirittura al neofascismo che serpeggerebbero minacciosi tra l’elettorato anti-sistema. Bufale che è arrivato il momento di smascherare una volta per tutte. Perché, anche se non sarà forse esaustivo per comprenderne che cosa sia, capire una volta per tutte che cosa il populismo non ècostituirebbe comunque, a ben vedere, un passo avanti. Passiamo dunque ora ad esaminare, in una breve rassegna critica, i maggiori miti antipopulisti.

Fake news

Il primo mito antipopulista è quello delle fake news senza le quali, assicurano in molti, la nuova bizzarra stagione politica – a partire dall’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca – non avrebbe mai avuto luogo. D’accordo, ma quali sono le prove che le bufale internettiane siano in grado di orientare il voto? Semplice: non ce ne sono. Anzi, è probabile che quella sulle pericolose fake news sia essa stessa una fake news. Questo almeno viene da pensare alla luce di un studio pubblicato sul Journal of Economic Perspective da due economisti – Matthew Gentzkow, dell’Università di Stanford, e Hunt Allcott, della New York University – che ha messo in evidenza come, alle presidenziali Usa del 2016, le bufale sui social media abbiano avuto un impatto molto più piccolo di quanto si possa immaginare, comunque non del tutto quantificabile esattamente e, in ogni caso, ridotto se raffrontato alla capacità persuasiva di uno spot elettorale televisivo. Sulla stessa lunghezza d’onda si pone una ricerca commissionata dall’agenzia Reuters all’università di Oxford, che ha messo in luce come in Italia, in un dato arco di tempo, non più del 3,5% degli internauti avesse consultato siti di fake news, mentre quelli di Repubblica e Corriere raggiungevano rispettivamente il 50,9 % e il 47,7 % degli utenti. Attenzione, non si vuole qui sminuire l’importanza della Rete né, tanto meno, quella dei social. Le fake news però sono altra cosa e ritenerle una minaccia per la democrazia è posizione legittima ma non suffragata da riscontri oggettivi, anzi da essi smentita.

Ignoranza

Immancabile tormentone, quando si parla di populismo, è poi quello secondo cui i partiti anti-sistema godrebbero dell’appoggio di un elettorato profondamente analfabeta, non formato e poco istruito. Sfortunatamente per quanti la sposano, anche quest’idea non solo non è accompagnata da riscontri, ma risulta clamorosamente sconfessata. Lo prova un’accurata analisi a cura di Ipsos Public Affairs che dopo, le elezioni italiane del 4 marzo 2018, ha elaborato dati propri e del Ministero dell’Interno, «spacchettando» il voto. Ebbene, esaminando il voto dei laureati italiani si è scoperto come «il 29,3% di laureati» avesse «messo una croce sul movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, distanziando di ben otto punti il Pd (21,8%), nell’immaginario collettivo il partito dei ceti più colti». Anche la Lega ha una quota di laureati nel proprio elettorato ma ciò che colpisce, in questa analisi di appena un anno fa, è soprattutto il M5S, partito che a detta di taluni dovrebbe essere supportato in prevalenza da creduloni, scemi del villaggio e terrapiattisti. Ma la realtà dice altro. Curioso peraltro che a muovere l’accusa di ignoranza alle forze populiste sia spesso il Pd, che aveva per Ministro dell’Istruzione una certa Valeria Fedeli e il cui leader, Nicola Zingaretti, laureato non è. Per non parlare dell’inglese di renziana memoria. Viceversa, tra i parlamentari della vituperata Lega, oggi, capita di imbattersi in figure come Giuseppe Basini, fisico nucleare che ha lavorato al Cern e alla Nasa…

Razzismo

Oltre che creduloni e semianalfabeti, a detta di alcuni gli elettori populisti e sovranisti sarebbero pure razzisti. Manco a farlo apposta, anche questa affermazione risulta smentita dalla realtà. Da anni, se consideriamo il fenomeno politico leghista. Come dimenticare, infatti, gli esiti del IX Rapporto degli Indici di integrazione degli immigrati in Italia curato qualche anno fa dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e dal Ministero del Lavoro. Esiti che incoronarono come regione avente, con un punteggio di 62.8/100, il più alto indice di potenziale di integrazione degli stranieri il Piemonte. Piccolo particolare: allora, si era nel 2013, quella regione era governata da Roberto Cota, un leghista. Esattamente come leghista è stata la prima sindaca di colore d’Italia, Sandy Cane, e leghista è il primo senatore di colore della storia repubblicana, Toni Iwobi. Il bello è che se l’associazione tra sovranismo e razzismo è assai dubbia in Italia, appare invece completamente smentita negli Usa, dove Daniel J. Hopkins e Samantha Washington, due studiosi sociologi dell’Università della Pennsylvania, hanno deciso di «misurare» con un’indagine accurata gli effetti dell’elezione di Trump sui pregiudizi contro neri e ispanici, selezionando in maniera del tutto casuale un campione di 2.500 americani le cui opinioni sono state studiate e monitorate sin dal 2008. Risultato: dall’elezione trumpiana, il razzismo yankee è risultato in calo.

Neofascismo

Il quarto ed ultimo mito antipopulista concerne la presunta natura neofascista dell’elettorato sovranista che, come tale, sarebbe intrinsecamente antidemocratico. Un’affermazione, anche questa, che per quanto riguarda l’Italia risulta categoricamente smentita. Infatti forze di estrema destra e inquadrabili – con qualche semplificazione – come neofasciste nel nostro Paese esistono, e sono CasaPound e Forza Nuova. Peccato che alle elezioni europee non abbiano raggiunto, sommate, neppure lo 0,5% dei consensi. Se pur avendo la possibilità di farlo gli Italiani non votano le forze politiche neofasciste o come tali considerabili, come si spiega allora l’allarmismo, sollevato dalla stampa progressista, sull’«onda nera» che starebbe travolgendo il nostro Paese? Mistero. Tra l’altro, che il populismo non sia affatto antidemocratico è suffragato dalle risultanze di un sondaggio internazionale del Pew Research Center che volto a sondare il tasso di sostegno alla democrazia rappresentativa confrontandolo in persone inclini al populismo nazionale e nei loro oppositori. Cosa si è scoperto? «I populisti nazionali», hanno scritto gli studiosi del think tank statunitense con sede a Washington commentando quanto rilevato, «sono in effetti a favore della democrazia rappresentativa […] in Gran Bretagna, Polonia, Italia, Olanda, Ungheria, Germania. L’80-90% di questi elettori pensa che la democrazia sia un ottimo modo di governare i rispettivi Paesi». Gli antidemocratici, verrebbe da commentare, sono semmai coloro i quali vorrebbero limitare il diritto di voto ai laureati, a coloro che vivono in grandi metropoli o, più semplicemente, a quelli che la pensano come loro.

D’accordo, ma se non è figlio delle fake news, dell’analfabetismo, del razzismo e neppure del neofascismo, il populismo che cos’è? Da dove viene, soprattutto? Per rispondere a questa domanda, occorrerebbe molto spazio. Ci limitiamo perciò, in questa sede, a lanciare uno spunto riprendendo quanto scritto al riguardo Luca Ricolfi, sociologo tutto fuorché di destra: «Per chi vota il popolo? Primo. In molti paesi avanzati i ceti popolari, spesso confinati nelle periferie delle città e delle campagne, non votano più i partiti di sinistra riformista. Secondo. La sinistra riformista raccoglie soprattutto il voto dei ceti medi urbani, dei dipendenti pubblici, dei professionisti del mondo della cultura e dello spettacolo. Terzo. Il popolo vero e proprio preferisce i partiti populisti [….] dietro l’ascesa dei partiti populisti c’è una crescita importante della domanda di protezione, che a sua volta deriva dalla sempre più vasta diffusione di sentimenti di insicurezza, preoccupazione, paura. Ansie che i partiti populisti prendono estremamente sul serio» mentre la «sinistra impegna le sue migliori energie comunicative per dissolvere i problemi che la gente normale percepisce come tali» (Sinistra e popolo, Longanesi 2017, pp-164-165). Volendo sintetizzare, potremmo quindi concludere che la difficoltà di tanti giornalisti e osservatori progressisti e liberal nel comprendere il populismo sta nel fatto che essi, per capirlo, studiano i leader populisti e i loro elettorati, mentre basterebbe che facessero un esercizio molto più semplice e difficile al contempo. Guardarsi allo specchio.

Giuliano Guzzo (qui)

Da leggere, da incorniciare, da far studiare a scuola – soprattutto alle professoresse che sponsorizzano e propongono come materia di studio i video deliranti dei propri alunni, che evidentemente  hanno fatto tesoro delle sue lezioni.

barbara

PER TRUMP È LA FINE

In attesa della inevitabile caduta del razzista fascista populista criminale eccetera eccetera Netanyahu, godiamoci questa breve retrospettiva della catastrofica caduta del suo amico razzista fascista populista sessista criminale eccetera eccetera Donald Trump. (E godiamo come ricci)

È l’inizio della fine. È spacciato. Via libera all’impeachment. Trump è finito. Eccetera.

barbara

AGGIORNAMENTO ISRAELE 25/03/19

Prevedibile. Prevedibile come la pioggia quando il cielo è coperto di nuvole nere. Dopo giorni e giorni di Gaza in fiamme contro hamas, che la feroce repressione (qui un piccolo assaggio
repressione Gaza
se avete sufficiente pelo sullo stomaco potete trovarne altri qui) non riesce a domare bisognava trovare una via d’uscita, che naturalmente è stata trovata, la solita di sempre: ripresa degli assalti contro il confine, ripresa dei lanci di palloncini incendiari col consueto corollario di terreni distrutti e qualche ferito, e infine la ripresa del lancio di missili. Il primo, all’alba di ieri, è caduto nel moshav Mishmeret , vicino a Kfar Saba, poco a sud di Natanya, qui
zona colpita
e ha centrato (che più “centrato” di così si muore) questa villetta
casa 1
casa 2
casa 3
casa 4
in cui sono rimaste ferite sette persone. Qui vista dall’alto.

Quelli delle ore successive sono arrivati qui.
zone colpite
Come previsto è immediatamente iniziata la risposta israeliana: confine con Gaza dichiarato “zona militare chiusa”, partenza dei carri armati verso il confine

(io li ho incrociati di giorno, nel dicembre del 2008, e avevano un effetto molto rassicurante, quello del tranquilli bambini, che adesso arriva papà e sistema tutto lui), decollo di questi gioiellini
caccia
per colpire tutte le centrali del terrore, un certo numero – per ora limitato – di riservisti richiamati, fermato il traffico ferroviario verso Be’er Sheva, fra Ashkelon e Sderot, e verso Ofakim e Netivot, le piste di atterraggio dell’aeroporto Ben Gurion sono state cambiate. In vari distretti intorno alla striscia di Gaza sono stati aperti i rifugi pubblici, sospese le lezioni e attività giovanili. E hamas può finalmente tirare il fiato: con Israele che bombarda, i crimini di hamas passano in secondo piano.

Voi comunque dormite pure i vostri sonni tranquilli, che i vostri soldi sono arrivati a destinazione.
soldi
Piace, bisogna che lo dica, la coincidenza, anche se la cosa era stata già programmata, della firma di Trump del riconoscimento della sovranità israeliana sulle alture del Golan.
Trump Golan 1
Trump US Israel
A chi ritenesse abusiva la presenza israeliana lì, ricordo che esse sono state conquistate nella guerra di difesa contro l’aggressione siriana nel 1967 (in guerra funziona così ragazzi, chi perde paga pegno. Fatevene una ragione), e che quando erano in mano siriana venivano usate dai cecchini per sparare dentro i kibbutz sottostanti e ai pescatori nel lago di Tiberiade. E oggi rappresentano l’unica possibilità per Israele di controllare e arginare le manovre offensive dell’Iran in territorio siriano. Ed è motivo di grande conforto avere a che fare con Donald Trump, dopo certi sordidi personaggi del passato.

E ricordiamoci che la conclusione, non importa quante volte si venga attaccati, sarà sempre questa.

barbara

A PROPOSITO DI GRETA E DEL NOBEL PER LA PACE

che qualcuno ha proposto di assegnarle: pur con tutta la disistima che provo nei confronti di quella ragazzina invasata e ignorante e di quell’oscena pagliacciata mediatica, equipararla al terrorista Arafat, o a Obama che ha sulle coscienza (vabbè, si fa per dire) le centinaia di migliaia di morti di quell’immenso macello che ha attivamente contribuito a creare in tutto il Medio Oriente, mi sembra decisamente esagerato. Comunque per riempire almeno un pochino uno dei centomila abissi di ignoranza della bimba (ma avrà davvero 16 anni? L’aspetto è quello di una bambina di otto anni!) che chiama Trump pazzo pericoloso, considerandolo evidentemente l’unico responsabile dell’imminente morte del pianeta, potrebbe essere utile mostrarle questo
inquinamento nel mondo
sempre che non risponda che è una bufala fabbricata da Trump.
Poi suggerisco di leggere anche questa ragionata riflessione. E concludo con una domanda, che mi sembra pertinente.
controllo clima
barbara