PER LA SERIE: NON SANNO PIÙ COSA INVENTARSI

Usa: Melania Trump fra spa e cene, snobba l’impeachment

Cioè, in che senso? Voglio dire: che cosa dovrebbe fare per non snobbarlo, o almeno dare l’impressione di non snobbarlo? Indire quotidiane conferenze stampa per dire oddio quanto sono preoccupata per l’impeachment di mio marito? Andare in giro con la faccia da funerale e le occhiaie e le ciabatte da camera per mostrare che non ci dorme la notte?

L’ex First Lady irritata per l’attenzione a Jill Biden

Ve l’ha detto lei o le avete letto nel pensiero? O nei fondi di caffè?

Redazione ANSANEW YORK

12 febbraio 202114:01NEWS

(ANSA) – NEW YORK, 12 FEB – Melania Trump trascorre le sue giornate fra la spa e pranzi e cene, incurante nella maggior parte del tempo del processo per il secondo impeachment del marito, l’ex presidente Donald Trump.

Ambè, meno male: se ne frega nella maggior parte del tempo ma non proprio in tutto. E nella minor parte del tempo in cui non è incurante, che cosa fa esattamente per curarsene? Così, giusto per avere un’idea su cosa fare, casomai dovesse capitare anche a me di ritrovarmi con un marito ex presidente impicciato.

Secondo indiscrezioni,

beh, almeno siamo sicuri che le fonti sono autorevoli e affidabili

l’ex First Lady visita la spa di Mar-a-Lago anche due volte al giorno

nooooo, non ci posso credere, secondo me per una simile mostruosità dovrebbero istituire la pena di morte

e si mantiene lontano dai riflettori.

e per quest’altra l’esecuzione dovrebbe essere preceduta dalla tortura con l’olio bollente: tenersi addirittura lontano dai riflettori! Ma come osa?! How dare you, direbbe una che se ne intende.

La sera cena con il marito e spesso con i genitori, che abitano nelle vicinanze.

Terribile. Di lei ho sempre pensato il peggio ma che potesse arrivare addirittura a questo, guarda, supera ogni mia peggiore fantasia.
Melania però talvolta non riesce a nascondere la sua freddezza nei confronti del marito

infatti il matrimonio è ormai finito e lei è in procinto di lasciarlo, lo sanno tutti, è sotto gli occhi di tutti

o a trattenere la sua irritazione verso Jill Biden, che nella East Wing della Casa Bianca ha intrapreso una strada opposta alla sua e che ha conquistato molta attenzione da parte dei media.

Di nuovo: ve lo ha detto lei o le avete letto nel pensiero? O avete consultato qualche veggente? E che cosa fa esattamente per manifestare tale irritazione? Digrigna i denti? Fa le smorfie? Stringe i pugni sibilando Jill Biden maledetta Jill Biden maledetta?
A proposito: anche Melania Trump ha intrapreso una strada molto diversa da quella della superpresenzialista Michelle Obama: anche su di lei avete a suo tempo pubblicato articoli per raccontare se fosse o non fosse irritata e come passasse il suo tempo e con chi cenasse e quali sentimenti non riuscisse a nascondere?

Verso Trump è talvolta dura perché consapevole dei danni alla sua immagine causati dal marito.

Quali danni esattamente? In relazione a cosa? E – per l’ennesima volta – ve lo ha detto lei che ne è consapevole e che per questo si mostra dura col marito?

Melania aveva infatti previsto di partecipare all’inaugurazione di Joe Biden

Ve lo ha detto? Lo ha comunicato per iscritto? Aveva già preparato il vestito per l’occasione?

ma poi non ha potuto farlo quando il marito ha twittato che non ne avrebbe preso parte. (ANSA, qui).

Non “ha potuto” farlo perché lui glielo ha proibito o perché lei non lo ha ritenuto opportuno (sempre ammesso che sia vero che avesse avuto l’intenzione di parteciparvi)? Ed è stata l’impossibilità di partecipare (“infatti”) ad avere causato danni alla sua immagine?

L’invito consueto per “giornalisti” di questo calibro è quello di andare a zappare la terra, ma temo che a questo livello, per mandarle zappatori come questi bisognerebbe proprio odiarla, quella povera terra. Quindi l’unica è mandarli direttamente a cagare.

Comunque, cari Trumps, fate attenzione, che il vostro avversario vi tiene gli occhi addosso ben aperti.

barbara

COME AMPIAMENTE PREVISTO,

dopo quattro anni di sostanziale pace in Medio Oriente, ecco che in meno di tre settimane…

La spinta di Biden alla guerra in Medio Oriente

Lunedì, l’Iran ha testato un nuovo razzo . Il razzo Zuljanah è un razzo a tre stadi di 25 metri (82 piedi) con un motore a combustibile solido per i primi due stadi e un razzo a combustibile liquido per il terzo stadio. Può trasportare un carico utile di 225 kg (496 libbre).
La spinta dello Zuljanah è di 75 kilotoni, che è molto più di quanto richiesto per lanciare il satellite in orbita. La grande spinta rende lo Zuljanah più paragonabile a un missile balistico intercontinentale che a un veicolo di lancio spaziale. L’ICBM terrestre statunitense LGM-30G Minuteman-III, ad esempio, ha una spinta di 90 kilotoni. Lo Zuljanah può raggiungere un’altezza di 500 chilometri per l’orbita terrestre bassa o, se lanciato come un missile, la sua portata è di 5.000 chilometri (3.100 miglia), abbastanza lontano per raggiungere la Gran Bretagna dall’Iran.
Esperti missilistici israeliani stimano che l’Iran abbia pagato 250 milioni di dollari per sviluppare il progetto Zuljanah. Il solo lancio del razzo di lunedì è costato probabilmente decine di milioni di dollari.
L’Iran è oggi in profonda difficoltà economica. Tra la recessione globale del COVID-19, la corruzione e la cattiva gestione endemiche dell’Iran e le sanzioni economiche statunitensi, il 35% degli iraniani oggi vive in condizioni di estrema povertà. Il rial iraniano ha perso l’80% del suo valore negli ultimi quattro anni. I dati ufficiali collocano il tasso di disoccupazione al 25%, ma si ritiene che il numero sia molto più alto. L’anno scorso l’inflazione è stata complessivamente del 44%. I prezzi del cibo sono aumentati del 59%.
Se visto nel contesto dell’impoverimento dell’Iran, l’investimento del governo in un programma di missili balistici intercontinentali è ancora più rivelatore. Con il 35% della popolazione che vive in condizioni di estrema povertà e il prezzo del cibo in forte aumento, il regime ha scelto i missili balistici intercontinentali anziché nutrire la sua gente.
La maggior parte della copertura mediatica del lancio di Zuljanah non ha registrato l’importanza del progetto sia per quanto riguarda le capacità dell’Iran sia per ciò che rivela sulle intenzioni del regime. Invece, la copertura si è concentrata sulla tempistica del test. Gli iraniani hanno condotto il test mentre violano clamorosamente i limiti delle loro attività nucleari che hanno accettato quando hanno sottoscritto l’accordo nucleare del 2015.
Gli iraniani stanno ora arricchendo l’uranio al 20% di purezza, ben oltre il 3,67% consentito dal cosiddetto Piano d’azione globale comune (JCPOA). Stanno usando centrifughe avanzate proibite per l’arricchimento a cascata nel loro impianto nucleare di Natanz. Stanno iniziando le cascate di uranio con centrifughe di sesta generazione nel loro reattore nucleare sotterraneo di Fordo in totale sfida al JCPOA. Stanno accumulando scorte di uranio giallo ben oltre le quantità consentite dall’accordo. Stanno producendo uranio metallico in violazione dell’accordo. E stanno facendo lanci di prova con razzi che possono essere facilmente convertiti in missili balistici intercontinentali nucleari.
Il reportage sul nucleare aggressivo iraniano lo ha presentato nel contesto della nuova amministrazione Biden a Washington. Si sostiene che l’Iran stia adottando questi passi aggressivi per fare pressione sull’amministrazione Biden affinché mantenga la sua parola di far tornare gli Stati Uniti al JCPOA e abrogare le sanzioni economiche contro l’Iran. Nel 2018, l’allora presidente Donald Trump ha abbandonato il JCPOA e ha reintrodotto le sanzioni economiche che erano state abrogate nel 2015 con l’attuazione dell’accordo. L’idea dell’Iran è che per paura dei suoi rapidi progressi nucleari, il team di Biden si precipiterà a compiacere l’Iran.
In particolare, il test di Zuljanah ha messo in luce la follia strategica al centro dell’accordo, che è stato concepito, portato avanti e concluso dall’allora presidente Barack Obama e dai suoi consiglieri.
Il principale presupposto strategico che ha guidato Obama ei suoi consiglieri era che l’Iran fosse una potenza stabile e responsabile e dovesse essere visto come parte della soluzione – o “la soluzione” – piuttosto che del problema in Medio Oriente. La sponsorizzazione del terrorismo da parte dell’Iran, le sue guerre per procura e il suo programma nucleare, secondo Obama, erano spiacevoli conseguenze di un equilibrio di potere regionale che metteva troppo potere nelle mani degli alleati degli Stati Uniti – in primo luogo Israele e Arabia Saudita – e troppo poco nelle mani dell’Iran. Per stabilizzare il Medio Oriente, sosteneva Obama, occorreva potenziare l’Iran e indebolire gli alleati degli Stati Uniti. Come disse l’allora vicepresidente Joe Biden nel 2013, “Il nostro problema più grande erano i nostri alleati”.
Un nuovo equilibrio di potere, sosteneva Obama, rispetterebbe le “azioni” dell’Iran in Siria, Iraq, Libano e Yemen. Quanto al programma nucleare, che era illegale ai sensi del Trattato di non proliferazione nucleare, firmato dall’Iran, era del tutto comprensibile: dato che Pakistan, India e presumibilmente Israele hanno arsenali nucleari, hanno detto i consiglieri di Obama, il desiderio dell’Iran di costruirsene uno era ragionevole.
Con questa prospettiva che informa i suoi negoziatori, la legittimazione da parte del JCPOA del programma nucleare iraniano ha un senso. Lo scopo dell’accordo non era impedire all’Iran di diventare una potenza nucleare, bensì “bilanciare” Israele delegittimando qualsiasi azione israeliana per impedire all’Iran di diventare una potenza nucleare.
Mentre Israele e gli altri alleati dell’America sarebbero stati gravemente danneggiati da questo nuovo equilibrio di potere, Obama ei suoi partner europei hanno valutato che sarebbero stati più sicuri. Erano convinti che una volta al sicuro nella sua posizione di egemone regionale, l’Iran li avrebbe lasciati in pace. [Indubbiamente: lasciamogli rimilitarizzare la Ruhr e lui ci lascerà in pace, lasciamogli prendere l’Austria e lui ci lascerà in pace, lasciamogli prendere mezza Cecoslovacchia e lui ci lascerà in pace, lasciamogli prendere l’altra mezza Cecoslovacchia e lui ci lascerà in pace… E mi raccomando: che non ci venga in mente di voler morire per Danzica]
L’accordo rifletteva questa visione. Una clausola non vincolante del JCPOA chiedeva all’Iran di limitare la portata dei suoi missili balistici a 2.000 chilometri (1.240 miglia), che teneva gli Stati Uniti e la maggior parte dell’Europa fuori portata.
Molti commentatori considerano l’amministrazione Biden nient’altro che il terzo mandato di Obama. E dal punto di vista delle sue politiche iraniane, questo è certamente il caso. La politica iraniana del presidente Joe Biden è stata concepita e viene attuata dalle stesse persone che hanno negoziato il JCPOA sotto Obama.
A parte lo stesso Obama, il funzionario più responsabile del JCPOA è stato Rob Malley, che ha guidato i negoziati con l’Iran. In un articolo dell’ottobre 2019 su Affari esteri, Malley ha illustrato come dovrebbe essere la politica iraniana della prossima amministrazione democratica [Nell’ottobre 2019, mesi prima della comparsa del covid che ha indebolito la posizione di Trump, era talmente sicuro che la prossima amministrazione sarebbe stata democratica da prepararci addirittura dei programmi? Senti senti…]. Ha affermato che la strategia di massima pressione di Trump stava portando la regione sull’orlo della guerra perché si basava sul potenziamento degli alleati degli Stati Uniti – in primo luogo Israele e Arabia Saudita – per combattere l’aggressione regionale dell’Iran e il suo programma nucleare. In altre parole, si basava sul ripristino e sul rafforzamento dell’equilibrio di potere regionale che Obama si era prefissato di minare a vantaggio dell’Iran e a scapito degli alleati regionali dell’America.
Malley ha scritto che l’unico modo per prevenire la guerra era tornare al JCPOA e alla politica di Obama di rafforzare l’Iran a spese degli alleati degli Stati Uniti – in particolare Israele e Arabia Saudita.
Il test di Zuljanah lunedì ha dimostrato che l’Iran non condivide il punto di vista di Malley sulla sua posizione. Non ha speso $ 250 milioni per un razzo/missile che può colpire l’Europa perché ha paura di Israele e dell’Arabia Saudita. Ha sviluppato la Zuljanah perché vuole la capacità di attaccare l’Europa. E vuole attaccare l’Europa perché non è un regime stabile, bensì rivoluzionario, che cerca il dominio globale, non la stabilità regionale.
Per quanto riguarda i tempi, lo Zuljanah è stato testato nel febbraio 2021 anziché nell’ottobre 2020 perché l’Iran è stato scoraggiato da Trump e dalla sua strategia di massima pressione ed è autorizzato da Biden e dalla sua strategia di massimo appeasement. La prospettiva di una guerra è diminuita sotto Trump. Ora aumenta con ogni dichiarazione fatta dal Segretario di Stato americano Anthony Blinken e dal consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan. Negli ultimi giorni, entrambi gli alti funzionari hanno avvertito che l’Iran si sta avvicinando pericolosamente a capacità nucleari militari indipendenti. Ed entrambi hanno chiarito che per affrontare il problema, l’amministrazione intende tornare al JCPOA.
Questa politica è irrazionale anche se valutata all’interno del circolo cognitivo chiuso del team Biden/Obama. Intendono fare una concessione irrevocabile all’Iran: miliardi di dollari di entrate che confluiranno nelle sue casse una volta rimosse le sanzioni. E in cambio chiedono all’Iran di fare un gesto revocabile. L’Iran ha ripristinato il suo arricchimento nucleare a Fordo e innalzato il suo livello di arricchimento al 20% a Natanz in un batter d’occhio. Se spegne gli interruttori per ottenere lo sgravio delle sanzioni, può riaccenderli subito dopo che il denaro avrà iniziato a fluire.
Ciò avverrà quasi sicuramente al più tardi a giugno. Il 18 giugno l’Iran terrà le elezioni presidenziali. Il presidente Hassan Rouhani e il ministro degli Esteri Javad Zarif lasceranno entrambi l’incarico. Tutti gli attuali candidati possibili provengono dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie e si può garantire che abbandoneranno il JCPOA. Quindi, nella migliore delle ipotesi, la durata in vita del JCPOA è di quattro mesi.
Biden, Blinken, Sullivan, Malley e i loro colleghi devono tutti essere consapevoli che questo è ciò che succederà. Il fatto che stiano andando avanti con la loro strategia fallita indica comunque che sono ideologicamente impegnati nel loro piano e si atterranno ad esso anche se porterà la regione alla guerra.
Questo ci porta in Israele. Durante gli anni di Trump, Israele e Stati Uniti sono stati pienamente coordinati nelle loro azioni sia congiunte che separate per minare il programma nucleare iraniano e le sue operazioni in Siria e Iraq. Come ha spiegato di recente un alto funzionario del Consiglio di sicurezza nazionale di Trump: “Lavorando insieme, le agenzie di intelligence di entrambi i paesi sono state in grado di realizzare più di quanto avrebbero potuto da sole”.
Ovviamente quei giorni adesso sono finiti. E mentre la squadra di Biden fa sentire pienamente la sua presenza, le opzioni di Israele per impedire all’Iran di diventare una potenza nucleare stanno diminuendo.
Quando il capo di stato maggiore dell’IDF, il tenente generale Aviv Kochavi, ha annunciato il mese scorso di aver ordinato ai relativi comandanti dell’IDF di preparare piani operativi per colpire le installazioni nucleari iraniane, la maggior parte dei commentatori ha ritenuto che il destinatario fosse il regime iraniano. Altri hanno ipotizzato un avvertimento all’amministrazione Biden. I primi ritengono che abbia cercato di far retrocedere l’Iran dal baratro nucleare. Gli altri sostengono che stava chiedendo all’amministrazione Biden di prendere sul serio le posizioni di Israele prima di procedere con l’abrogazione delle sanzioni.
Ma di fronte al fanatismo strategico della squadra di Biden e alla corsa dell’Iran al traguardo nucleare, è almeno altrettanto probabile che il destinatario di Kochavi non fossero né gli iraniani né gli americani. Potrebbe invece aver avvertito gli israeliani di essere preparati per ciò che sta arrivando. E potrebbe anche aver detto ai partner regionali di Israele che il momento per un’azione comune è adesso.
Caroline Glick, 02/05/2021, qui (traduttore automatico con correzioni e aggiustamenti miei)

Pubblicato originariamente in Israel Hayom.

Quindi, se vedete qualcuno avvicinarsi alla vostra casa con una tanica di benzina e un accendino, la cosa migliore che possiate fare per salvarvi è regalargli un carro di paglia. Parola di Obiden e Harrinton. In ogni caso prepariamoci tutti, perché quando inizia una guerra, nessuno può sentirsi al sicuro, soprattutto se chi la scatena usa tutti i propri capitali per finanziare il terrorismo internazionale.

barbara

RIFLESSIONI SPARSE

Allora, c’è stato quel tizio in sedia a rotelle stramultato perché si era fermato un momento dentro un bar per scaldarsi rendendosi così responsabile dei prossimi centomila morti. Sì, ok la legge è legge, ma anche le teste di cazzo sono teste di cazzo. E comunque un dpcm non è una legge e neanche le assomiglia.

Enrico Richetti

come ha osservato, mi pare, Aldo Cazzullo, fissare una sanzione di 400 euro per la violazione dei DPCM è frutto di quella assurda mentalità per la quale, se si vuole che le norme vengano rispettate, bisogna applicare sanzioni altissime, assurde, sproporzionate. Quindi non solo colpa di Conte, mai dei legislatori degli ultimi quarant’anni, in molti campi.
Io penso che, se avessero previsto una sanzione di 50 euro, o dai 20 ai 400 euro a seconda della gravità del caso, sarebbe stato molto meglio.
Per il disabile multato con 400 euro perché beveva un caffè tutta colpa di Conte quindi, e non dei due agenti?
No.
Un nonno ha rubato qualche barretta di cioccolata in un supermercato per fare un regalo ai nipotini. Fermato, non è stato denunciato dal titolare del supermercato, e i carabinieri hanno chiuso la vicenda pagando di tasca propria il valore della merce. Si fa così quando si ha un cuore.
Invece i due agenti in borghese non hanno capito che per un disabile prendere il caffè al bar, allontanarsi e berlo prima che sia ghiacciato è più difficile che per gli altri.
Avrebbero potuto far finta di niente. Invece hanno applicato la Legge, anzi il DPCM. Persone squallide, come l’esponente del PD che li difende.

Immagino che Richetti si riferisca a questo:

E, a proposito di teste di cazzo:

Paolo Messina

Concita De Gregorio, con la sua boccuccia a culo di gallina, sta conducendo una polemica niente male.
In pratica Concita si chiede per quale motivo nel PD i democristiani la fanno da padrone mentre i comunisti sembrano spariti, perché Conte ne è diventato l’azionista di maggioranza e addirittura si sono ridotti a frugare nel cassonetto dei responsabili.
E dopo giorni che scrive articoli e post ancora non glielo ha spiegato nessuno.
Provo a dirlo con parole semplici.
Concituccia, tu eri direttore dell’Unità quando l’Unità non la leggeva nessuno. Concituccia io mi ricordo quando l’Unità la andavo a vendere porta a porta. Concituccia, ma non ti sei accorta che l’Unità te l’hanno chiusa? Che l’hanno venduta a degli imprenditori di dubbia fama? Che ti sono rimaste le sentenze di diffamazione da pagare?
E lo sai perché?
Perché l’Unità non la leggeva più nessuno.
E adesso i comunisti non c’hanno i voti. U capisti?
Siete rimasti in due, tu e uno al dopolavoro ferroviario a Barberino di Mugello a sospirare ogni tanto “ci vorrebbe il piccì”.
Ma peggio di Concituccia è riuscito a fare Fabio Fazio che con Concituccia in collegamento chiede ad Antonio Di Bella: “ma secondo te questo problema che dice Concita, che non ci sono le classi dirigenti, lo può risolvere Biden?” E Di Bella: “Secondo me sì”.
Marziani, sono marziani.

Per la verità non ho idea del perché questo signor Messina ce l’abbia tanto coi marziani da volerli offendere con simili paragoni: ma vi sembra che vi siano paragoni possibili con una faccia simile?

E, a parte questo, avete mai sentito un marziano sparare cazzate?
A proposito poi del signor Biden, prestanome della sacra Trimurti Obama-Clinton-Harris:

Simone Pillon 

Lei è Allyson Felix.

Ha vinto qualunque cosa. Ha più medaglie d’oro di Bolt. Corre 400 metri in 49,26 secondi.
Da qualche giorno le sue medaglie non valgono più un fico secco.
Perché?
Perché Biden, imponendo tra i suoi primi atti le lagnose ideologie Gender (che non esistono) ha stabilito che i maschi (a patto che in quel momento si sentano femmine) possano liberamente concorrere nelle competizioni femminili.
Sarebbe come stabilire che un atleta (maschio quindi senza apostrofo) di 25 anni possa competere con gli under 14 o gli over 65, in base all’età autopercepita.
A occhio e croce, solo nei college americani ci sono almeno 300 ragazzi capaci di fare meglio di Allyson, senza contare il resto del mondo…
Ciò significa che nessuna donna potrà più vincere una gara di atletica.
Se lo avessi proposto io, avrebbero detto che Pillon vuole confinare le donne alle gare di cucina e ricamo ma, siccome lo hanno imposto loro, diranno che le torte sono squisite e i merletti bellissimi.
Vergogna! Fermiamo questa idiozia.
Noi stiamo con Allyson e con il suo sorriso.
Evviva le ragazze che si impegnano nello sport, e hanno tutto il diritto di poter competere con altre ragazze, e non con maschi in cerca di facili medaglie.
PS. questo post potrebbe esser considerato discriminatorio in base alla approvanda legge Zan, e costare fino a 6 anni di reclusione, oltre al divieto di svolgere attività politica, di avere patente, passaporto e licenza di caccia.
Se mi arresteranno, portatemi arance di Sicilia.

Per il momento comunque, non potendo ancora contare sulla legge, è stato gratificato di questo grazioso disegnino

E a proposito di donne e “donne”, trovo questa signora Leandra Medina Cohen che si esibisce in questa cosa qui:

Che fa oggettivamente un po’ schifo, ma a me è venuto da chiedermi se per caso non stia in realtà mascherando una cosa che, se detta apertamente, potrebbe costarle carissima, ossia una sfida a quelle che esibiscono cartelli che affermano “Alcune ragazze hanno il cazzo, fatevene una ragione” e simili. Ecco, io sto aspettando gli strilli alla discriminazione da parte di quelle “donne” che, non per età o per qualche patologia bensì per iperipsilonite congenita, la gonna macchiata non la potranno esibire mai. E veniamo a qualche riflessione sul nostro governo più bello del mondo.

Sen. Enrico Aimi

Vaccino: AIMI (Fi), è caos progetti, Arcuri è un incapace (ANSA) – ROMA, 31 GEN – “Alcune nazioni hanno riattivato le procedure di produzione conformandole a quelle in tempi di guerra, ciò per fronteggiare l’emergenza sanitaria, riconvertendo assetti industriali e servizi statali. In Italia assistiamo invece ad un caos progettuale totale, prima con la pletora delle task forces coordinate dal fantasma Colao, poi con la vetrina mediatica degli Stati Generali, infine con il super commissario Arcuri. Ma l’uomo solo al comando ha partorito molti errori e idee elefantiache”. Lo dichiara il senatore Enrico AIMI, Commissario Regionale di Forza Italia Emilia-Romagna. “L’ultima: il mega progetto “Primula”, che prevede la costruzione di punti vaccinali con padiglioni architettonici da Expo e non da crisi sanitaria. Basterebbe mettere in linea Fiere, palazzetti dello sport, caserme, come previsto dai protocolli della protezione civile per le calamità naturali, oltre alle discoteche, che si sono rese disponibili recentemente. Ulteriore sperpero di soldi pubblici quando mancano le cose più essenziali: dai vaccini alle strutture sanitarie, peraltro carenti di personale e risorse. Sul fronte rifornimento vaccini una Caporetto annunciata tra improbabili ricorsi giudiziari sui contratti, suddivisione regionale disomogenea, distribuzione spesso improvvisata. Consigliamo di fare una seria riflessione su Domenico Arcuri che, se fosse stato manager di una normale azienda privata, sarebbe stato già licenziato in tronco per manifesta inadempienza agli obiettivi di mercato”, conclude. (ANSA). ESP 31-GEN-21

Oddio, di riflessioni su faccia-da-maialino mi pare che abbiamo cominciato a farne un anno fa, e vanno tutte nella stessa direzione, e da licenziare sarebbe tutta la banda, ma purtroppo non si può, e il perché ce lo spiega l’ineffabile Corrado Augias, quello che, fedele al detto che chi sa fa e chi non sa insegna, ci ha insegnato come si fa a non cadere nei tranelli che ci vengono tesi nella rete

(Vedo che non permette di vederlo, provate ad andarlo a vedere qui) Come si sa, se il popolo non vota nel modo giusto, bisogna non farlo votare mai più. Oppure destituirlo e nominare un altro popolo. Comunque è vero che i 5 stelle rappresentano qualcosa di unico nel panorama politico italiano

Partito che annovera fra i suoi illustri esponenti anche questa graziosa fanciulla

(neppure io sono un politico locale. E si noti il ritocco fotografico sulla pelle butterata). E concludo il capitolo governativo con quella che stando a tutti i precedenti sembra l’ipotesi più probabile

Poi c’è questa chicca spettacolare: l’organizzazione terroristica Black Lives Matter, erede naturale dei Black Panther, che per settimane ha messo a ferro e fuoco numerose città statunitensi, devastando, saccheggiando, rubando, bruciando, terrorizzando, pestando, stuprando, assassinando, è stata proposta per il nobel per la pace, che dopo quello ad Arafat e Kofi Annan mi sembra ci stia come la ciliegina sulla torta.
Poi guardate questo video

e pensate che il Kosovo, dopo avere allacciato relazioni diplomatiche con Israele, aprirà la propria ambasciata, primo Paese a maggioranza musulmana, a Gerusalemme. E ringraziate mille e mille volte ancora Donald Trump. E chiudo con una domanda: ma perché nei miei voli non succede mai?

barbara

CENSURA E DINTORNI PARTE SECONDA

Qualcuno, molto molto ingenuo, crede che Trump sia stato bloccato perché è cattivo, perché incita alla violenza, perché a lasciarlo parlare potrebbe scatenare una guerra civile o addirittura una guerra nucleare. Qualcun altro, un po’ meno ingenuo ma non ancora del tutto consapevole di quello che sta succedendo, si preoccupa che, come è stato silenziato Trump, potrebbero in futuro essere silenziati anche altri che risultassero sgraditi a chi detiene le chiavi del regno. Sbagliato. Trump è stato nient’altro che un mero pretesto per dare via a un vastissimo programma già da tempo accuratamente studiato e pianificato. E non siamo noi “complottisti” a dirlo, bensì proprio colui che detiene le chiavi del regno, il signor Jack Dorsey.

Trapela online video “riservato” del Ceo di Twitter: “Trump è l’inizio dell’operazione”

In un video “riservato” trapelato in rete, il Ceo di Twitter Jack Dorsey ha spiegato ai suoi dipendenti che la sospensione degli account di Donald Trump è definitiva e che l’obiettivo della piattaforma sarà “molto più ampio”

La discussa sospensione degli account di Donald Trump da Twitter, in seguito ai disordini del 6 gennaio a Capitol Hill, sta assumendo dimensioni decisamente più grandi e inquietanti.
In una registrazione diffusa in rete da un insider e pubblicata dall’account Project Veritas, Jack Dorsey, Ceo della piattaforma dell’uccellino, spiega ai dipendenti del piano di cancellazione degli account considerati pericolosi per il loro contenuto, e conferma che il ban dalla piattaforma del presidente uscente degli Stati Uniti, sarà definitiva.
“Per ora siamo concentrati su un account, ma ciò prenderà una forma molto più grande di un solo account”, ha affermato Dorsey durante una video call con i suoi dipendenti, riferendosi al profilo di Trump. Il Ceo prosegue spiegando la strategia della piattaforma, che non si limiterà a silenziare un account, ma molti altri. “E non si fermerà ad oggi, a questa settimana o a quelle a venire. Andrà avanti anche dopo l’inaugurazione. Quindi il nostro focus va a questo account, che ha incitato alla violenza, ma dobbiamo pensare che queste dinamiche andranno avanti per molto tempo”. Le parole di Jack Dorsey sono più o meno le stesse che il Ceo ha pubblicato sul suo profilo Twitter, dove ha affermato che lo scopo del gruppo “è disarmare il più possibile ed essere sicuri di costruire una maggior comprensione comune e un’esistenza pacifica sulla Terra”.
Ma per quanto il discorso scritto da Dorsey confermi in parte quanto trapelato dalla registrazione messa in rete, le sue parole svelano un obiettivo molto più invasivo. “Le mosse che oggi stiamo attuando riguardo agli account QAnon, sono un esempio dell’approccio molto più ampio che dovremo adottare in futuro”. Non solo gli account di Donald Trump sono sotto attacco, quindi, ma tutti quelli considerati sovversivi e complottisti. In questi giorni infatti sono stati sospesi i profili di alcuni promotori della teoria QAnon, come quello dell’avvocato di Trump Sidney Powell e del colonnello Mike Flynn. Stando al discorso di Dorsey, in futuro ci sarà una pulizia di massa degli account che potrebbero minare la stabilità e la democrazia non solo nei social, ma “nel mondo” reale.
Quello che Dorsey ha dichiarato ai suoi dipendenti è un cambiamento epocale del ruolo dei social media all’interno della nostra società. Mentre prima il ban era riservato e si limitava agli account che trasgredivano le regole di buona condotta, ora dalle parole del Ceo appare lampante che la politica giocherà un ruolo chiave. I social network si stanno trasformando in “giudici” della rete, stabilendo cosa è giusto e cosa è sbagliato, compiendo un passo che porterà inevitabilmente, verso una censura della libertà di espressione.
Mariangela Garofano – 16/01/2021, qui.

Una volta c’era la Santa Inquisizione, che stabiliva che cosa era consentito fare e che cosa no, che cosa era consentito dire e che cosa no. I suoi occhi erano dappertutto e nulla poteva sfuggire alla sua santa sorveglianza. Chissà che incubo deve essere stato vivere in quella maniera. Meno male che oggi non esiste più niente del genere, nessuno più spia i nostri discorsi e i nostri pensieri, nessuno ci denuncia, nessuno ci punisce se diciamo qualcosa che a qualcuno non piace. (Poi una volta c’era anche il parroco, che nelle prediche della domenica terrorizzava i fedeli con truculente descrizioni dell’inferno, col fuoco eterno che brucia le carni e i calderoni di pus bollente, e i diavoli coi forconi… Adesso abbiamo Galli e Crisanti)
Quanto a Dorsey, non so se sono solo io che…

Poi ci sono quegli orrendevolissimi Paesi fascisti populisti sovranisti eccetera, che per definizione non riconoscono le libertà fondamentali (opinione parola stampa) che presso di noi liberali e progressisti godono pieno diritto di cittadinanza.:

Lorenzo Capellini Mion

Varsavia, PL
Il governo polacco sta predisponendo una legge rivoluzionaria che vieterà agli amministratori dei social media di inibire arbitrariamente gli utenti dal poter esprimere le proprie opinioni.
Chi ha conosciuto gli orrori del nazismo e del comunismo le dittature le riconosce da lontano.
E le previene.
Dobra robota Polska  [Buon lavoro Polonia]
Prenderei appunti

E a proposito di dittature, vi ricordate quando in Unione Sovietica i dissidenti venivano classificati come pazzi (ovvio: chi, se non un pazzo, potrebbe rifiutare il paradiso comunista?) e spediti in manicomio? Ecco

Niram Ferretti

DIAGNOSI

Finalmente è arrivata anche l’expertise “scientifica”, non poteva mancare. Ma c’è poco da fare dell’ironia. Secondo la psichiatra Bandy X. Lee, intervistata su “Scientific American”, psichiatra forense alla scuola di medicina di Yale, Trump e i suoi sostenitori sono soggetti da curare.
“Le ragioni sono molteplici e varie, ma nel mio recente libro di servizio pubblico, Profile of a Nation, ho delineato due principali pulsioni emotive: la simbiosi narcisistica e la psicosi condivisa. La simbiosi narcisistica si riferisce alle ferite dello sviluppo che rendono magneticamente attraente la relazione leader-seguace. Il leader, affamato di adulazione per compensare una mancanza interiore di autostima, proietta una grandiosa onnipotenza, mentre i seguaci, resi bisognosi dallo stress sociale o dalle lesioni dello sviluppo, desiderano una figura genitoriale. Quando a tali individui feriti vengono assegnate posizioni di potere, suscitano patologie simili nella popolazione che creano una relazione “serratura e chiave. ‘Psicosi condivisa’ – che è anche chiamata ‘folie à million’ quando si verifica a livello nazionale o “illusione indotta” – si riferisce alla contagiosità dei sintomi gravi che va oltre la normale psicologia di gruppo. Quando un individuo altamente sintomatico è posto in una posizione influente, i sintomi della persona possono diffondersi nella popolazione attraverso legami emotivi, aggravando le patologie esistenti e inducendo deliri, paranoia e propensione alla violenza, anche in individui precedentemente sani. Il trattamento è la rimozione dall’esposizione”.
Chiaro no? Lo psicotico, in questo caso, Trump che con la sua patologia narcisistica compensatoria, ha indotto una psicosi generale nei suoi elettori tutti, ovviamente, alla ricerca di una figura genitoriale, deve essere rimosso.
Riassumiamo. Trump e i suoi seguaci sono tutti affetti da psicosi. Per il primo è auspicabile la rimozione, e di fatto, Twitter ha già provveduto insieme a Facebook. “Per la guarigione, di solito raccomando tre passaggi: (1) Rimozione dell’agente offensivo (la persona influente con sintomi gravi)…
Possiamo, credo, fermarci al primo passaggio…
A parte il livello diremmo amatoriale della “diagnosi”, nulla del genere era venuto alla luce quando venne eletto Barack Obama. I suoi elettori, infatti, erano, evidentemente, tutti adulti e nessuno aveva bisogno della “figura genitoriale”.
La Lee è contraria alla linea guida dell’American Psychiatric Association introdotta negli anni Settanta, la quale scoraggia il parere degli psichiatri relativamente a personalità pubbliche che non abbiano esaminato in prima persona.
“Tutte le volte che viene citata la regola Goldwater bisognerebbe riferirsi alla Dichiarazione di Ginevra che autorizza gli psichiatri a prendere una posizione nei confronti di governi distruttivi. Questa dichiarazione venne creata in risposta al nazismo”.
Il nazismo, ecco… Insomma, perché non creare una bella commissione psichiatrica che stabilisca se un candidato alla presidenza degli Stati Uniti, sia idoneo a ricoprirla con la Lee come presidente?
Se ci fosse stata già Trump non sarebbe mai passato, Obama sicuramente e anche Joe Biden, non ci sono dubbi.
La Lee, nell’ex Unione Sovietica, avrebbe avuto una carriera folgorante.

E qualcuno ha ricordato che

Qualche anno fa, da noi, Corbellini, propose l’utilizzo dell’ossitocina per guarire i leghisti.

Ossia drogarli per costringerli ad amare i clandestini (contro gli immigrati regolari, integrati e onesti, tranne forse qualche sparuto razzista, non risultano avere obiezioni).
E proseguiamo.

Niram Ferretti

INTIMIDAZIONE ED EPURAZIONE

L’offensiva di stampo sovietico contro chi supporta Trump sta proseguendo a tutto spiano. I giganti della Silicon Valley, l’oligarchia digitale, hanno deciso l’eutanasia di Parler, l’applicazione che, a giudizio insindacabile di Apple, Google e Amazon avrebbe legittimato il “golpe” da vaudeville del 6 gennaio.
Il Parler CEO di Parler, John Matze ha dichiarato che le compagnie si sono riunite in modo da “Essere sicure che nello stesso momento perdessimo l’accesso non solo alle nostre applicazioni, ma che venissero chiusi anche tutti i nostri servers online. Hanno tentato non solo di eliminare le app, ma addirittura di distruggere l’intera azienda. Ma non sono solo queste tre società; tutti i fornitori, dai servizi di messaggi di testo, ai provider di posta elettronica ai nostri avvocati, ci hanno abbandonato, lo stesso giorno, e stanno cercando di affermare falsamente che siamo stati in qualche modo responsabili degli eventi del 6 gennaio”.
Non sono previste difese. Nessun appello. Nemmeno un processo farsa. Nulla. Si agisce subito. A Norimberga i gerarchi nazisti ebbero la possibilità di difendersi, ma oggi non è più così. Twitter elimina l’account di Trump, Amazon, Google, Apple eliminano Parler.
Questa sì che è vera democrazia. Decidono loro cosa si può vedere o no. Tanta tanta buona pornografia, incitazioni alla distruzione di Israele, tanto buon suprematismo islamico, negazionismo, antisemitismo, ecc. Tutto questo è ok, ma Trump e un sito che lo sostiene sono da togliere di mezzo.
Quello che sta accadendo negli Stati Uniti non ha precedenti nella storia delle democrazie moderne, ma era già annunciato. Lo ha annunciato la santificazione di George Floyd, l’esaltazione di BLF come organizzazione portatrice di giustizia, lo ha annunciato la distruzione delle statue di militari della Confederazione e di personaggi storici, tra cui Cristoforo Colombo, accusati di essere razzisti e quindi simboli del male, lo ha annunciato l’isteria delle vaiasse fallocastranti di “Metoo”, lo ha annunciato la crociata contro opere fondamentali della cultura occidentale, come “L’Odissea” considerate anche esse razziste, per non parlare di film di vera propaganda razzista come “Via col Vento”.
Questo radicalismo è ora scatenato contro l’unico uomo politico che, a livello mondiale, rappresentava ciò che lo contrastava, Donald Trump.
E Joe Biden, l’incolore travet della politica, che se non ci fosse stato il Covid 19 e la possibilità di un massiccio voto postale, avrebbe continuato a fare il nonno [e il pedofilo. Ma quello continuerà a farlo ancora], Joe Biden, qualcuno pensa veramente che potrà arginare questa onda micidiale?
Risum teneatis. [Il punto non è se possa, caro Niram: il punto è che non gli passa neanche per la testa di provarci perché quello è esattamente lo stagno in cui sguazza]
La speranza è che Trump tenga duro e si riorganizzi velocemente, che con lui restino i 75 milioni di americani che lo hanno votato. Qui è in gioco la possibilità stessa di esprimere il dissenso, perché quanto succede negli USA, si riverbera sempre alle periferie dell’impero, Italia inclusa.

E a proposito dei brogli che Trump si è inventato per rifiutare puerilmente di riconoscere la sconfitta:

Lorenzo Capellini Mion

San Antonio, Texas

La signora Rachel Rodriguez è stata arrestata con l’accusa di aver portato a termine un massiccio programma di raccolta di schede elettorali con il fine di alterare i risultati.
Alcune riprese video, fatte sotto copertura, dimostrano le modalità della manipolazione.
È solo la punta dell’iceberg ma non è proprio vero che la giustizia non stia facendo il suo corso.
La frode non è una teoria cospirativa e qui ne abbiamo una delle tante evidenze.
Il problema è sempre stata la scarsa, o nulla, volontà di fare luce su verità scomode.
L’integrità delle elezioni verrà ristabilita, forse quando sarà troppo tardi.
Forse.
Defend the Election

E difendiamo la verità.
Quanto a FB, tanto per cambiare:

barbara

CENSURA E DINTORNI PARTE PRIMA

Vedo in giro mandrie di gioiosi plaudenti all’iniziativa di oscurare Trump, per la quale l’unica cosa che trovano da criticare è che non sia stato fatto prima. Le possibilità sono quattro: a) sono pazzi, b) sono criminali, c) sono ritardati, d) sono tutte e tre le cose insieme (l’Oca Signorina rientra nel caso d, probabilmente anche con qualche aggiunta).

Perché c’è da avere paura della guerra di Big Tech alla libertà di espressione

La sospensione degli account di Donald Trump sui maggiori social network e il parziale oscuramento della piattaforma Parler rappresentano dei fatti enormi per come si configura e sviluppa la politica ai nostri giorni, probabilmente più importanti degli stessi fatti di Washington del 6 gennaio.
È in atto una partita importantissima sulla libertà di espressione che potrebbe avere una valenza fondamentale per il futuro della nostra democrazia.
Gli eventi del Campidoglio hanno probabilmente rappresentato solo il “casus belli” per avviare un’ampia strategia di de-platforming della destra americana che era in preparazione da tempo.
Il blocco di Trump su Facebook e Twitter è stato giustificato da una presunta sua violazione delle regole di tali piattaforme. Tuttavia, è difficile ritenere che siano posizioni sopra le righe da parte di Trump a giustificare la sospensione dell’account del presidente, nel momento in cui i maggiori social network ospitano senza problemi Hamas, Khamenei, Erdogan o le fonti ufficiali cinesi che in questi giorni disinvoltamente indoravano campi di concentramento e pulizia etnica come opportunità di sviluppo e di emancipazione civile.
Particolarmente significativa è, del resto, la posizione assunta dall’importante dissidente russo Alexey Navalny che ha duramente stigmatizzato l’oscuramento di Donald Trump pur essendo notoriamente un suo feroce critico.
“A mio modo di vedere, la decisione di bannare Trump è stata basata su emozioni e su preferenze politiche di parte. Non ditemi che è stato bannato per aver violato le regole di Twitter. Io ricevo da anni minacce di morte ogni giorno e Twitter non ha mai bannato nessuno. Tra le persone che hanno account Twitter ci sono assassini (Putin e Maduro), bugiardi e ladri (Medvedev). Da molti anni TwitterFacebook e Instagram sono stati usati come base dalla troll factory di Putin e da gruppi simili in paesi autoritari. Certo Twitter è una società privata, ma abbiamo visto tanti esempi in Russia e in Cina di come questo tipo di società private divengono i migliori amici dello Stato e gli effettivi attuatori delle politiche di censura. Se sostituisci la parola Trump con la parola Navalny nel dibattito di oggi, ottieni un buon 80 per cento dell’argomentazione del Cremlino sul perché io non debba essere menzionato sui media e non mi debba essere consentito di partecipare alle elezioni”.
Se si pensa all’uso libero delle piattaforme fatte dai movimenti di sinistra radicale che nell’ultimo anno hanno messo a ferro e fuoco le città americane, appare chiaro che la decisione di silenziare Trump non è giustificabile secondo nessun criterio “oggettivo” di preservazione di un dibattito politico democratico e pacato.
Il ban di Trump è semplicemente funzionale alla partita del progressismo per conseguire una incontrastata egemonia culturale e mediatica sugli Stati Uniti e, più in generale, sull’Occidente. Niente altro interessa. Xi Jinping o Putin non sono un pericolo perché sono fuori dall’ambito di azione del progressismo occidentale e quindi con loro una convivenza, basata su una sorta di “cujus regio, ejus religio”, non è assolutamente problematica – anzi in qualche modo dalle collaudate strategie cinesi di controllo sociale e di “purificazione” del dibattito pubblico c’è persino da imparare.
C’è chi finora ha sottovalutato le implicazioni di tutto questo, anche sulla base di argomentazioni strettamente “liberiste”. In fondo le piattaforme sono private e quindi dovrebbero avere il potere di decidere le proprie politiche di moderazione, fossero anche apertamente discriminatorie. E se a qualcuno non sta bene, che si fondi la propria piattaforma! Tuttavia, questi giorni hanno segnato una profonda escalation della strategia censoria. Non solamente Donald Trump è stato allontanato dai social media tradizionali, ma subito dopo gli app store di Google e di Apple hanno rimosso l’applicazione della piattaforma alternativa Parler, in modo che non possa più essere scaricata, mentre Amazon sta minacciando di rimuovere lo hosting del sito web della stessa Parler.
Questo viene a determinare uno scenario gravissimo, in cui non solamente politici sgraditi vengono rimossi dai social network “di massa”, ma viene anche impedita la possibilità di far ricorso a strumenti di comunicazione indipendenti alternativi.
Siamo, forse per la prima volta nella storia, in una condizione di effettivo oligopolio e di effettivo cartello nel campo dei mezzi di comunicazione e, per molti versi, è ironico come questa condizione abbia la totale benedizione proprio di quella sinistra che per decenni si è scagliata contro il pericolo per la libertà rappresentata dalle “concentrazioni di mercato”.
Quello che maggiormente fa paura oggi è il movimento sostanzialmente coordinato di tutti i principali player che sarebbe difficilmente spiegabile in una chiave prettamente “economicistica”. In effetti, nel caso in cui un’azienda compia una scelta controversa che si ponga fortemente contro i desideri di parte importante del pubblico, il comportamento normale che ci si aspetterebbe dalle altre imprese sarebbe quello di andare a controbilanciare quella scelta con dei posizionamenti che coprano gli spazi di mercato lasciati scoperti. In altre parole, se l’azienda A sceglie di non dare più voce al politico più popolare di metà dell’America, l’azienda B concorrente dovrebbe logicamente muoversi per offrire un prodotto diverso e strappare alla prima gigantesche fette di mercato.
L’assoluto coordinamento tra i principali attori (FacebookTwitterGoogleAmazon) fa chiaramente intravedere come le scelte emergano da quella che è de facto una regia politica, che nasce da una saldatura manifesta tra Big Tech e Big Government. E purtroppo è una dinamica molto simile a quella a cui assistiamo nei paesi autoritari.
In questo conteso limitarsi a dare una lettura esclusivamente “privatistica” delle scelte dei giganti dei nuovi media appare poco convincente. Sembra evidente che ci troviamo di fronte ad uno scenario che non è minimamente paragonabile alle scelte editoriali “partigiane” di un giornale o di una singola televisione.
Siamo in una fase storica in cui la nostra “identità digitale” rappresenta una parte importante di noi. Vale per i maggiori politici, ma vale anche per ogni singolo cittadino. Nel mondo di oggi, cancellare un’identità digitale vuol dire, di fatto, condannare ad una morte civile. Il fatto che Big Tech con pochi click possa spegnere dei cittadini o interi gruppi e i loro rappresentanti è qualcosa, per molti versi, di agghiacciante.
Il peggio che si possa fare è non comprendere il carattere assoluto del pericolo che stiamo correndo e ridurre la questione a un tifo a favore o contro Trump – o comunque di ricondurre la vicenda solo ad una “risposta” a specifici atteggiamenti del presidente uscente. La questione è molto più importante e ci parla del futuro della libertà di espressione, anche perché se accettiamo di buon grado che Trump sia silenziato dobbiamo prepararci a vedere ridotta sempre più nel tempo la finestra di Overton delle opinioni accettabili sui “social”.
Non importa amare Trump e non importa essere particolarmente “di destra”, per comprendere la gravità della situazione. Per parafrasare la famosa poesia di Martin Niemöller – e senza nessuna volontà di trivializzare la tragedia della Seconda Guerra Mondiale – “prima cancellarono gli account dei fascisti ed io feci salti di gioia perché hanno idee ignobili, poi cancellarono quelli della Religious Right ed io tutto sommato fui contento perché in fondo sono solo bigotti e omofobi, poi cancellarono quelli di Donald Trump e dei suoi e penso che fecero bene perché in fondo Trump era uno sbruffone e uno screanzato, poi cancellarono quelli dei leader del centro-destra italiano e me ne feci una ragione perché sognavo un centro-destra migliore, poi cancellarono il mio e non c’era rimasto più nessuno su internet che potesse difendermi”.

Marco Faraci, 11 Gen 2021, qui.

Lorenzo Capellini Mion

Por la Libertad

“Non mi piace che qualcuno venga censurato o che gli venga tolto il diritto di postare un messaggio su Twitter o Facebook.
Non sono d’accordo con questo, non lo accetto.
Come puoi censurare qualcuno: ‘Vediamo, io, in qualità di giudice della Santa Inquisizione, ti punirò perché penso che quello che dici è dannoso.’
Dov’è la legge, dov’è il regolamento, quali sono le norme?
Questa è una questione di pertinenza governativa, non è un affare per le aziende private “.
Andres Manuel Lopez Obrador , Presidente del Messico

Il Presidente messicano è di sinistra ma qui non è questione di visioni politiche.
Qui è in gioco la libertà di espressione e la democrazia.
Gracias AMLO

#enemedia #KAG #MAGA

C’è una cosa, fra quelle dette dal presidente messicano, che sto pensando da quando è cominciata tutta questa storia: la Santa Inquisizione. I social (i padroni del socialvapore) hanno esattamente preso il posto dell’Inquisizione (e Galli e Crisanti hanno preso il posto del parroco che nella predica della domenica descriveva in maniera terrificante e terrorizzante l’inferno che aspettava i peccatori che osavano trasgredire le regole).
Ma qual è esattamente l’obiettivo di questo attacco concentrico a Trump?

Roberto Lorenzetti

SI DELINEA L’OBIETTIVO FINALE

Forbes (rivista economica) afferma che nessuno dei membri dello staff che ha lavorato per l’Amministrazione Trump potrà trovare un lavoro dopo quell’esperienza e che se un qualsiasi azienda ne assumesse anche solo uno, Forbes farà una campagna per affermare che quell’azienda, la sua proprietà e tutte le persone che lavorano in quell’azienda sono complici di una menzogna.
Non si sta parlando di pochi superprofessionisti, ma mi qualche migliaio di persone “colpevoli” di aver partecipato al governo del loro Paese.
Con questa mossa, che si affianca a VISA, Mastercard, American Express che hanno bloccato la possibilità di donare alle fondazioni che fanno capo a Trump, a FB e Twitter che hanno addirittura bloccato galantuomini come Ron Paul o minorenni come il 14enne Barron Trump, si delinea il punto d’arrivo del Nuovo Ordine Americano, ed è un modello molto più simile a quello cinese di quanto si possa immaginare: un modello in cui business e politica si sostengono vicendevolmente eliminando sia l’opposizione politica che gli elementi di concorrenza, non solo con il silenzio ma anche con l’impossibilità economica.
Il modello capitalistico è stato piegato alla cooptazione forzata e, senza alcun dubbio, ci troviamo in una situazione nella quale un nuovo corpus giuridico fattivo è stato scritto dalle Corporations in forma di Standard della Comunità, di Principi Etici, di Regola per la Responsabilità Sociale.
Un nuovo codice votato da nessuno, rispondente a nessun principio costituzionale, ma molto più pervasivo e applicato in modo immediato, automatico, asettico, impersonale e sotto le bandiere di un’Etica superiore a quella delineata dalle leggi dello Stato.
Benvenuti nel 2021, l’Anno dell’Incubo che diventa sempre più reale.
Cit  Paolo Bardicchia

Poi qualcuno dice ma con tutti i soldi che ha Trump, perché non si apre una piattaforma sua con server suoi e ci fa tutto quello che vuole?

LA MORTE CIVILE: IL CREATORE DI GAB E LA SUA FAMIGLIA TUTTI BANNATI DA VISA. Ora capite il pericolo dei pagamenti elettronici? 

Per chi ancora non lo conoscesse GAB è una sorta di twitter alternativo, abbastanza diffuso e funzionante, che pratica la libertà di espressione in modo piuttosto ampio. Nonostante come lo presentino i soliti  mass media (“Ultradestra” etc etc,) non troverete nulla di particolare . Dopo il ban da twitter molti trumpiani si sono mossi su quelle sponde, piuttosto bene accolti
Fatta questa premessa adesso capirete cosa succede ad opporsi al sistema mainstream.  Applicando alla lettera il sistema del social credit cinese, cioè dando ujn altissimo credito a chi si allinea esattamente alle volontà del partito, ma mettendo socialmente agli arresti chi non si allinea, la VISA, il sistema di pagamento e di carte di credito, ha bannato dal proprio network GAB. Non è il primo caso del genere, ma la società di pagamenti non si è fermata a questo. Come scrive il CEO di Gab, Andrew Torba, VISA ha fatto le cose per bene:

Questa settimana ci è stato detto che non solo Gab è nella lista nera di Visa come azienda, ma anche il mio nome personale, numero di telefono, indirizzo e altro sono stati inseriti nella lista nera da Visa. Se domani volessi lasciare Gab (cosa che non accadrà) e avviare un chiosco di limonate, non sarei in grado di ottenere i pagamenti elettronici per questo business. Semplicemente perché il mio nome è Andrew Torba. Se mia moglie vuole avviare un’impresa non potrà ottenere la partecipazione al sistema dei pagamenti perché vive al mio stesso indirizzo e verrebbe segnalata da Visa.

Torba sottolinea come non è una questione di affidabilità finanziaria, dato che il suo “Fico score”, il suo punteggio di affidabilità, è quasi il massimo, (800 su 850), paga le sue bollette ed ha una vita normale con moglie e figlia. Ora, in un processo molto simile a quelli staliniani , la colpa per aver creato un sistema social alternativo ai quelli accettati dalle grandi corporation viene a cadere anche sui suoi figli, come una sorta di peccato originale.
Il Governo sta cercando in ogni modo di incentivare l’uso della moneta elettronica ma questo, ricordatevelo, vi espone agli arbitri di un pugno minuscolo di società di pagamento che possono togliervi l’accesso ai soldi da un momento all’altro, non per problemi di affidabilità, ma, magari, perché non la pensate esattamente come loro. Per questo motivo il contante è libertà, perché quando lo avete potete pagare indipendente dal vostro pensiero politico, credo religioso, razza, età. Il famoso “Cashback”, cioè i soldi regalati ai ricchi, non sono solo un errore sociale e di politica economica, sono anche un vero e proprio attacco la libertà personale. Ricordatevi che oggi colpiranno una persona a voi indifferente, ma domani potreste essere voi.
Guido da Landriano, qui.

Il fatto è che avere i soldi non basta: bisogna anche poterli spendere, e ricevere da chi acquista i tuoi prodotti. E c’è un piccolo manipolo di delinquenti che ha il potere di impedirtelo.

CHI CENSURA AVVELENA ANCHE TE: DIGLI DI SMETTERE

barbara

QUANDO LA SACRALITÀ ERA MOLTO MENO SACRA

Ovvero: quando ad assaltare il Campidoglio erano i comunisti

Profanazione. Sacrilegio. Attacco al cuore della democrazia. Fatto inaudito. Mai capitato prima a memoria d’uomo… Una sola domanda: ci siete o ci fate?

Machiavelli – Centro Studi Politici e Strategici

QUANDO AD ASSALTARE IL CAMPIDOGLIO USA ERANO I COMUNISTI
di

Daniele Scalea

“Inusitato”. “Senza precedenti”. “Un orrore mai avvenuto prima”. Sono alcuni dei termini ricorrenti nei media per descrivere quanto successo a Washington, dove il 6 gennaio alcuni facinorosi pro-Trump hanno assaltato violentemente il Campidoglio. Un’azione gravissima e da condannare, rispetto alla quale il Presidente uscente non è scevro di responsabilità. Ma davvero non era avvenuto mai nulla del genere? Mai era stata violata la “sacralità” dell’edificio che ospita il Congresso? Mai… se si eccettuano tutte le altre volte che è già successo – a opera di estremisti di sinistra. Però stavolta c’entra il presidente. In qualche modo, tuttavia, anche le vicende passate lambiscono le biografie e l’operato d’altri presidenti, stavolta di matrice democratica.
Era l’1 marzo 1954 quando un commando di terroristi portoricani, ispirati dall’ideale indipendentista e da quello comunista, aprirono il fuoco all’interno del Campidoglio ferendo cinque deputati. Tra il 1978 e il 1979 tutti e quattro gli attentatori furono graziati dal presidente democratico Jimmy Carter. Alcuni decenni fu pensato un film biografico e celebrativo su Lolita Lebron, comandante del commando: il progetto non si concretizzò, ma a interpretarla avrebbe dovuto essere Eva Longoria, attrice oggi attivista pro-democratica.
Un altro 1 marzo, questa volta del 1971, vide il Campidoglio nuovamente sotto attacco. Una bomba esplose, non provocando vittime ma danni per centinaia di migliaia di dollari. Artefice dell’attentato l’organizzazione comunista Weather Underground, costola violenta dell’organizzazione radicale di sinistra (e fucina di futuri professori universitari…) Students for a Democratic Society. Bill Ayers, uno dei fondatori dei Weathermen, fu implicato in questo ed altri attentati dinamitardi o azioni violente. Ma, provvidenzialmente per lui, nel 1974 uno scandalo colpì l’FBI: aveva usato metodi illeciti per contrastare l’azione di questi terroristi. Il Governo decise allora di abbandonare i capi d’accusa contro Ayers, che poté uscire da una lunga clandestinità. Non finì però nell’anonimato: negli anni ’80 si costruì una carriera accademica che lo portò a diventare professore all’Università (pubblica) dell’Illinois e dirigente dell’AERA (organizzazione professionale dei ricercatori in ambito educativo).
Da tale posizione, nel 1995, Ayers ospitò a casa propria un evento elettorale a favore di un giovane candidato al Senato di nome: Barack Obama. Negli anni seguenti col futuro presidente degli Stati Uniti condivise anche il palco in una manciata di conferenze accademiche (una organizzata da Michelle Obama) e, per 36 mesi, ne fu collega all’interno del direttivo di una fondazione benefica.
Alcuni irriducibili Weathermen, che nel frattempo si facevano chiamare Resistance Conspiracy, colpirono ancora una volta il Campidoglio con un attacco dinamitardo, il 7 novembre 1983. Tra i terroristi responsabili di questa ed altre azioni c’erano anche due donne, Linda Evans e Susan Rosenberg, che furono arrestate e condannate. Quando, il 20 gennaio 2001 (suo ultimo giorno in carica), il presidente democratico Bill Clinton concesse la grazia a ben 140 persone, oltre al fratello e a vari democratici condannati per corruzione e frode decise di perdonare pure le due terroriste comuniste. Anche la Rosenberg riuscì ad approdare nel mondo accademico: per un paio d’anni insegnò al John Jay College, parte dell’Università (pubblica) della Città di New York. A seguito delle polemiche cessò l’attività di docente, malgrado una nuova offerta dal Hamilton College. Oggi l’ex terrorista è dirigente dell’ong Thousand Currents, che si occupa di raccogliere fondi e sostenere altre realtà associative, tra cui Black Lives Matter.
Non sappiamo se la “sacralità” del parlamento si trasferisca dal Campidoglio che lo ospita ai deputati e senatori che lo compongono; ma se così fosse andrebbero citati numerosi altri casi, quelli di rappresentanti repubblicani insultati e molestati per strada da attivisti di sinistra. Il caso più eclatante avvenne nel 2017, quando James Hodgkinson, un volontario nella macchina elettorale del senatore democratico Bernie Sanders, aprì il fuoco contro i parlamentari repubblicani durante una partita di beneficienza, ferendo gravemente il deputato Steve Scalise. Meno tragici, ma comunque significativi, sono altri avvenimenti: come quelli dell’agosto del 2020, quando numerosi estremisti di sinistra si radunarono nei pressi del Congresso Nazionale Repubblicano per minacciare e insultare i partecipanti: tra le vittime anche i parlamentari Rand Paul e Brian Mast. Poche ore prima la democratica Nancy Pelosi, presidente della Camera, aveva definito i repubblicani “nemici interni”. [A proposito di Nancy Pelosi: meno male che il pazzo squilibrato pericoloso che assalta il popolo americano è Trump]
Negli ultimi anni svariati politici repubblicani hanno dovuto affrontare insulti e minacce, e non mentre tenevano comizi o svolgevano altre attività pubbliche, ma mentre entravano o uscivano da casa o provavano ad avere un pasto in un ristorante. È successo a Mitch McConnell a casa propria, a Steve Bannon in una libreria, a Kirstjen Nielsen e Scott Pruitt in un ristorante. In molte occasioni i politici erano in compagnia della moglie o dei figli. Sarah Sanders, portavoce presidenziale, fu addirittura buttata fuori da un ristorante dal proprietario che aveva in antipatia Trump. Dopo quest’ultimo episodio, l’influente deputata democratica Maxine Waters, lungi dall’invitare alla civiltà, incitò i seguaci a molestare i repubblicani “se li vedete al ristorante, al negozio o dal benzinaio”.
O ci sfugge qualcosa, oppure il moralismo dei progressisti sembra funzionare a corrente alternata.

https://www.centromachiavelli.com/…/campidoglio…/

Quello che vedete nel video che segue è un edificio del Senato, occupato da bande comuniste. Quando? Nel 2018. Se non ricordate neppure questo, o avete l’Alzheimer o siete in malafede: tertium non datur.


E a proposito dell’«assalto» al Campidoglio:

Lorenzo Capellini Mion

Ultimo giro di valzer a Washington [E senza neanche il burro]

‘Come la maggior parte degli americani, sono rimasto assolutamente inorridito dalla violenza che ho visto mercoledì al Campidoglio degli Stati Uniti.
Ma ho avuto difficoltà a cercare di capire a cosa stavo assistendo. I sostenitori di Trump sono quasi sempre estremamente pacifici, ma molti di quelli che stavano prendendo d’assalto il Campidoglio erano molto violenti. Non aveva senso per me.
E come hanno fatto i manifestanti a entrare nel Campidoglio degli Stati Uniti in primo luogo?
Bene, si scopre che la polizia ha effettivamente aperto le barricate che circondavano il Campidoglio degli Stati Uniti e ha volutamente permesso ai manifestanti di prendere d’assalto l’edificio.
Non ho mai visto niente del genere in tutta la mia vita.
E una volta all’interno dell’edificio, sono stati indirizzati verso aree particolari. Ad esempio, si può vedere una “guardia” che guida i manifestanti su per diverse rampe di scale proprio qui.
O il Congresso degli Stati Uniti ha il peggior personale di sicurezza che si sia mai visto, o è stato permesso che ciò accadesse apposta.
E ci sono molteplici rapporti che gli attivisti Antifa sono stati portati in autobus. In effetti, un patriota ha effettivamente registrato un video degli autobus Antifa che sono stati portati nel cuore di Washington D.C. con la scorta …
Allora chi ha fatto in modo che quegli autobus dell’Antifa avessero quel tipo di scorta?
È quasi come se qualcuno fosse estremamente determinato a portare quegli attivisti Antifa nella loro posizione in modo che potessero fare il loro lavoro.
Una volta entrati in Campidoglio, gli attivisti di Antifa avrebbero potuto fare un lavoro molto migliore nel camuffarsi.
In effetti, uno è già stato identificato positivamente come membro di Philly Antifa (due ndr)
E se avesse veramente passare come “sostenitore di Trump”, probabilmente avrebbe dovuto coprire la falce e il martello che sono tatuati sul dorso della sua mano…
Forse il più famoso “manifestante” del caos mercoledì è “il ragazzo con le corna vichinghe”.
Bene, si scopre che è stato fotografato a un raduno BLM in Arizona indossando lo stesso identico vestito a giugno …
Oltre che ad un evento per il “clima” nel 2019.
Sembra che il suo nome sia Jake Angeli ed è un “praticante sciamanico”. Ma mercoledì si è presentato come un sostenitore accanito di Trump.
Allora perché i media mainstream non possono mettere insieme nessuno di questi pezzi?
Non dovrebbe richiedere troppo lavoro investigativo per identificare molte di queste persone.
Allora perché non lo fanno?
E avete notato che la polizia ha lasciato andare la stragrande maggioranza dei “manifestanti” senza arrestarli una volta che tutto fosse finito?
I media mainstream insistono sul fatto che “verranno arrestati più tardi”, ma molte persone non se la stanno bevendo.
Tutto questo mi sembra molto strano.
Proprio mentre nelle aule del Congresso stava per iniziare un dibattito sulle prove delle irregolarità elettorali, questi disordini scoppiarono per convenienza.
I membri del Congresso sono stati rapidamente evacuati e milioni di americani che stavano guardando non hanno mai avuto modo di assistere a un dibattito onesto sulle elezioni del 2020.
Quando finalmente il procedimento è ripreso, l’atmosfera era completamente cambiata e all’improvviso quasi nessuno si è interessato a discutere se i risultati delle elezioni fossero legittimi o meno.
Quindi chi ha effettivamente beneficiato delle rivolte?
Inoltre, è importante notare che queste rivolte hanno inferto un duro colpo a qualsiasi futuro politico che il presidente Trump sperasse di avere.
Quindi, con una pietra, gli attivisti hanno neutralizzato il dibattito sulla legittimità delle elezioni e hanno devastato anche il movimento Trump.
Sembra che qualcuno stesse davvero giocando a “scacchi 3D”, e non erano Trump e i suoi sostenitori.
E questo è solo l’inizio. Come continuo ad avvertire, la sinistra radicale non sarà mai soddisfatta finché non raggiungerà tutti i suoi obiettivi.
Eleggere Joe Biden è stato solo un modo per sbarazzarsi di Trump. Alla sinistra radicale in realtà non piace nemmeno Biden, e lo combatteranno aspramente se Biden non seguirà il loro programma completo.
Alla fine, quello che vogliono è una vera e propria “rivoluzione” in questo paese. E come abbiamo visto mercoledì, faranno di tutto per ottenere ciò che vogliono.’

Michael Snyder

Sottoscrivo tutto. Senza parlare dell’esecuzione di Ashli.
Al resto hanno pensato il giornale unico, politici mediocri, i traditori e le pecore programmate.

#enemedia #KAG #MAGA

Le foto di vari “manifestanti pro Trump” ripresi in manifestazioni BLM e Antifa si trovano in rete: se non avete voglia di andarvele a cercare e poi negate che sia vero perché non le avete viste, non venite a invocare la buona fede.
E se avete ancora un po’ di pazienza, suggerisco la lettura di questo post.

barbara

AMERICA, QUALCHE FATTO E QUALCHE RIFLESSIONE

Per partire dal principio bisogna ricordare la feroce guerra scatenata contro Trump fin dal momento in cui, nel 2016, ha annunciato di volersi candidare alle elezioni presidenziali: guerra senza quartiere, condotta con tutti i mezzi leciti e illeciti – soprattutto illeciti – da parte dei mass media, del mondo dello spettacolo (vogliamo ricordare la “marcia delle donne contro Trump” guidata da una signora che aveva promesso pompini a chi avesse votato la Clinton? Vogliamo ricordare l’intensa partecipazione di quell’altra signora che sul palco si fa agguantare la passera dagli spettatori? E si potrebbe continuare a lungo), mentre i politici hanno passato tutti interi questi quattro anni a fabbricare macchinazioni e inventare favole, per sostenere le quali hanno pagato testimoni e coinvolto innocenti a cui hanno distrutto carriera ed esistenza – al costo di decine di milioni di dollari – per poterlo esautorare. E bisogna ricordare come la metà abbondante dell’America che stava dalla sua parte è stata trattata da fascista, troglodita, ignorante, mentre il consenso per Trump aumentava di pari passo con l’aumento dell’occupazione nera e ispanica e dei loro salari. E bisogna ricordare come, per danneggiarlo, siano state scatenate le rivolte delle bande razziste e terroriste degli Antifa e dei Black Lives Matter. Bisogna ricordare, in poche parole, come la politica dem – e solo quella – abbia letteralmente spaccato l’America in due.

E come alla fine, sapendo benissimo che la maggioranza era per Trump, abbia messo in piedi la gigantesca macchina dei brogli che abbiamo visto, e come la magistratura e la pubblica amministrazione abbiano semplicemente rifiutato di prendere in esame tutte le documentazioni che in questi due mesi sono state presentate in merito ai brogli – cosa che non si spiegherebbe se non col fatto che tutti sapevano esattamente che cosa sarebbe successo se quei documenti fossero stati studiati in maniera onesta e se fosse stato verificato il funzionamento delle macchine di voto.
Alla fine la corda troppo tirata si è rotta. E come sempre, i mass media semplicemente capovolgono i fatti, o li addomesticano, come la famosa telefonata di un’ora dalla quale sono stati selezionati ed estratti quei quattro minuti da dare in pasto al pubblico – tipo noccioline alle scimmie dello zoo, che se le mangiano di gusto senza che venga loro in mente di chiedersi e chiedere da dove vengano quelle noccioline – sistema col quale è un gioco da ragazzi far dire a chiunque qualunque cosa. E uno splendido esempio di disinformazione e capovolgimento dei fatti lo abbiamo da Paolo Guzzanti sul Giornale:

I membri del Congresso e il presidente eletto hanno chiesto invano al Presidente di richiamare la folla. Si sa che il Presidente, ancora per pochi giorni, si sarebbe limitato ad un blando invito a «calmare gli animi». Lo stato delle cose purtroppo non consente di evitare il sospetto di una insurrezione armata contro lo Stato federale, sostenuta da un presidente che già viene dai media definito traditore [che i manifestanti NON fossero armati è, ovviamente, un dettaglio di nessuna importanza]. Biden ha implorato Trump di andare davanti alle telecamere e richiamare la rivolta, ma finora nulla del genere è accaduto. (qui)

E infatti

Per non parlare di Mentana

che come se non bastasse si compiace del bando decretato a Trump da FB, e qualcuno, giustamente…

Diciamo che il rapporto fra i fatti e la rappresentazione dei fatti che danno i mass media è sostanzialmente questo

Per quanto riguarda i fatti di sangue:

Cullà: è certo che a sparare sia stata la Capitol Police, la donna era una manifestante trumpiana, 14 anni nell’Areonautica, e disarmata.
Myollnir: Non so voi, io ho fatto in tempo a vedere il video dello sparo, prima che lo facessero sparire (forse si può ancora trovare su zerohedge o simili). Impressionante, un colpo al collo da un metro di distanza. Volontario, una cosa alla Jack Ruby. Impressionante.

Ma il pericolo viene da Trump e dai suoi sostenitori, naturalmente. E quanto all’irruzione in Campidoglio

Nino Pepe

Non credo che chiedere di ricontare i voti sia un atto eversivo. A Washington c’è stato il trappolone. Con quella marea impressionante di persone, mettere a guardia del Campidoglio soltanto una ventina di agenti, che poi si sono fatti da parte e hanno fatto entrare delle persone comunque disarmate, mi puzza di cosa organizzata dai democratici. Domanda retorica: a quale scopo?

E magari non sarà stata programmata e organizzata in anticipo, ma per puzzare puzza proprio, eccome se puzza.
Aggiungo una risposta di Giovanni Bernardini a una sua lettrice, ma che risponde anche a tanti altri.

Giovanni Bernardini

1) Le prove non si riducono affatto a semplici dichiarazioni di Trump e dei sui legali. Ci sono filmati, centinaia di affidavit, dichiarazioni scritte giurate (e chi mente in un affidavit finisce in galera) pareri di tecnici, testimonianze prestate di fronte ai parlamenti di vari stati (che hanno convinto tali parlamenti a non convalidare i voti per Biden). C’è l’incredibile andamento della notte elettorale, con il blocco dello spoglio in tutti gli stati contestati e la ancora più incredibile rimonta di Biden.

2) Ovviamente il rifiuto dei giudici di prendere in esame le montagne di materiale probatorio si basa su leggi e regolamenti, ma di certo i magistrati potevano interpretare leggi e regolamenti in maniera tale che si potesse entrare nel merito delle varie contestazioni. Nessuno era obbligato a fare il muro di gomma. Due giudici della corte suprema del resto si sono espressi affinché si entrasse nel merito delle contestazioni del Texas e di altri 19 stati. Se il materiale non è stato esaminato è solo, a mio parere, perché i giudici non volevano assumersi una responsabilità troppo grossa.

3) Se fossero entrati nel merito la soluzione sarebbe stata molto più soddisfacente per tutti, non ci sarebbe stata nessuna serie infinita di ricorsi. Se ad esempio le macchine dominium fossero state esaminate da un team di tecnici e trovate affidabili il discorso si sarebbe chiuso. E ora non ci sarebbe mezza America che si ritiene truffata.

4) Concordo sull’assalto al parlamento, un atto inqualificabile, ma di certo non è stato Trump ad organizzarlo. Tra l’altro gli si è rivoltato contro, cosa ampiamente prevedibile.

5) Un presidente dovrebbe esser garante della legalità, non assumere atteggiamenti eversivi. Beh…il primo attacco alla legalità è avvenuto nella notte fra il 3 ed il 4 novembre. Quanto ai toni accesi di Trump, come dimenticare che questi è da 4 anni costantemente sotto assedio? Che è stato fatto di tutto per impallinarlo? Che abbiamo assistito allo spettacolo questo si unico, di un presidente censurato, addirittura oscurato, da social e reti televisive? C’è molto poco di legale nel modo in cui per anni i dem hanno tentato tutto pur far fuori il loro nemico…

6) Non credo proprio che Trump avesse, o abbia in mente di tentare un golpe. Lo dimostra tra l’altro l’appello di oggi affinché i suoi seguaci tornino a casa. E poi, se vuoi un golpe organizzi per bene le cose, mobiliti l’esercito, non quattro imbecilli scalmanati.

Direi che basta… 

E una di

Flavio Gastaldi

In sintesi:

– il conteggio dei voti viene bloccato per ore e quando riprende i voti sono stati attribuiti al 100% ad uno solo dei candidati
– c’è il sospetto gravissimo di brogli elettorali
– il potenziale danneggiato chiede di verificare i voti, come dovrebbe avvenire in tutte le democrazie, vari tribunali non glielo concedono senza entrare mai nel merito e dichiarandosi tutti fondamentalmente incompetenti
– la gente si sente defraudata e protesta
– le autorità locali fanno entrare senza alcuna resistenza in Campidoglio chi protesta salvo freddare una giovane disarmata con addirittura accanto decine di militari con mitra spianati

Risultato:

– l’eversivo è quello che ha semplicemente chiesto di ricontrollare i voti.

(Alfonso Maria Avitabile, trovato e riproposto grazie a Betta Maselli)

In molti dicono: se aveva le prove doveva portarle in tribunale, non fare la rivoluzione. Giusto, ma se anche da Berlino sono spariti tutti i giudici, cosa si deve fare? Rassegnarsi a restare cornuti e mazziati?

Aggiungo ancora questa riflessione

Noi con Trump

LA NOSTRA RIFLESSIONE SULL’INCREDIBILE GIORNATA DI IERI

Abbiamo modificato il post che avevamo scritto a caldo perché la situazione nel frattempo si è evoluta, abbiamo riflettuto e al netto che confermiamo ciò che pensiamo, ci è sembrato doveroso riscrivere facendo delle distinzioni e delle precisazioni.
Come associazione

Noi con Trump 

abbiamo dato fin dal primo giorno il nostro supporto al presidente

Donald J. Trump

e alla sua amministrazione perché crediamo fermamente che la sua sia stata una politica straordinariamente rivoluzionaria e che i risultati ottenuti non sarebbero stati possibili con nessun’altra persona al posto di comando in USA.
Noi quindi ci occupiamo di politica e di proposte politiche rivoluzionarie, osservandone gli effetti nella più grande e antica democrazia del mondo. Quel che sta succedendo in queste ore, però, non ha nulla a che vedere con la politica. Questa è qualcosa che somiglia più ad una guerra.
Soprattutto, abbiamo la certezza di come questo scontro fosse incredibilmente difficile da evitare. Noi siamo convinti che ci siano stati dei brogli elettorali ma, anche prendendo per buoni i risultati, in America ci sono quasi 160 milioni di persone che hanno espresso il proprio voto, una percentuale incredibilmente alta, un numero mai raggiunto da nessun’altra elezione nella storia del paese, il tutto con dei dubbi che serpeggiano e spesso evidenziati da logiche di numeri. Il risultato è un’America spaccata a metà, lacerata, con oltre 70 milioni di persone che hanno visto il proprio sogno infrangersi nel giro di poche ore, quello di avere altri 4 anni di benessere e di crescita, di sicurezza e di opportunità, attraverso un secondo mandato del presidente Trump.
Quello di ieri è stato un evento catastrofico, mortificante per la democrazia americana, ma è comunque solo uno dei sintomi di questo malcontento diffuso in tutto il paese. Ci sono persone che hanno dato tutto quel che avevano fiduciosi nella rielezione di Trump, hanno lottato, hanno resistito agli attacchi e alle critiche. Trump ha rappresentato per loro l’unica vera salvezza in un panorama politico che ha perso sempre più interesse per i più deboli. Questo è successo perché Trump ha reso forti quei deboli, ha dato loro speranza, li ha fatti rialzare e reagire e lo ha fatto attraverso delle politiche di tutela del cittadino. Oggi quelle persone si sentono tradite, truffate, in pericolo e sono arrabbiate e sono pronte a combattere con la propria vita perché grazie a Trump hanno scoperto che non fa bene avere paura ma che bisogna “stand your ground”.
Trump ha emancipato un’intera fascia sociale completamente abbandonata dalla politica e queste persone sono prima tornate alle urne per la prima volta dopo decenni e oggi sono pronte a fare una rivoluzione.
Come associazione, vi invitiamo a non lasciare che sia solo la narrazione dei media mainstream a spiegarvi cosa stia davvero succedendo in America ma di provare a sentire anche altri punti di vista, cercando di schivare gli sciacalli delle fake news e chi oggi vuole sfruttare il sensazionalismo degli eventi in corso.
Stiamo assistendo ad una delle pagine più importanti, controverse ed articolate della storia contemporanea mondiale.
Noi ci impegneremo, come sempre, a riportare gli eventi dal punto di vista dei supporter di Trump perché mai come oggi siamo stati convinti che questo possa essere uno spunto di confronto necessario per tutti.

E un articolo di Fiamma Nirenstein

“Questo finale rovina tutta la storia di una presidenza diffamata per anni”. Intervista a David Wurmser

 Il Giornale, 08 gennaio 2021

Seduti uno di qua e uno di là dall’Oceano, da Washington e da Gerusalemme, contempliamo con la testa fra le mani, insieme a David Wurmser, il disastro di Capitol Hill, la parabola del presidente che ha trasformato la conclusione del suo mandato in un circo di leoni impazziti. David è uno dei migliori intellettuali conservatori degli Stati Uniti, è stato consigliere speciale al Dipartimento di Stato di John Bolton, e prima di Dick Cheney, vicepresidente degli Stati Uniti, membro dell’American Enterprise Institute.
Cos’è successo a Capitol Hill? «E successo un disastro. Tutta la storia della presidenza Trump sarà ricordata soprattutto per questa conclusione, e la sua memoria ne sarà interamente compromessa».
Le critiche a Trump erano già insistenti, asfissianti… «Di più, ed è stata proprio la persecuzione totalizzante del personaggio e dei suoi che ha portato al discorso scandaloso di due giorni fa. Trump è stato sempre un’antenna dello stato d’animo della sua folla, non di violenti, ma di cittadini su cui il fatto di non essere di sinistra è diventato un’accusa di essere una sorta di “nazisti”. Una parola che non ammette replica, perché implica storicamente la sua totale indecenza. Trump e la sua gente in questi anni sono stati bombardati da accuse di ignominia: ci sono stati licenziamenti, fratture familiari, messe al bando di vecchi amici, odio, disgusto e shaming sui media, attacchi fisici al ristorante, per la strada ai trumpiani. La legittimazione appartiene a gruppi che per altro negli ultimi 8 mesi hanno distrutto migliaia di negozi, ferito cittadini, sparato ai poliziotti…».
La campagna elettorale ha peggiorato molto. «Non è stata nemmeno una campagna elettorale, ma un coro di diffamazione mentre agli altri tutto veniva condonato, la violenza, i rapporti del figlio di Biden coi cinesi».
Ma Trump ha sbagliato a reclamare ancora la vittoria e a chiederla alla folla. «Sì ha sbagliato, ha compiuto svariati errori, anche col Covid mentre faceva politiche giuste proclamava posizioni sbagliate. E induce oggi con gli ultimi fatti all’oblio dei molti errori storici che aveva curato con azioni giuste: aveva sgominato la paura paralizzante della Cina, l’ubbidienza ai no palestinesi promuovendo una serie di processi di pace; aveva posto fine alla pretesa che con l’Iran qualsiasi accordo sia migliore di un non accordo e alla passività di fronte all’ostilità di Onu ed Europa. E in politica interna ha promosso la riabilitazione in base alle regole di un mercato libero ma nazionalista di una larghissima classe sociale vilipesa. Da questa via Trump ha guadagnato sempre più consensi».
Adesso possiamo dire che siamo in mezzo a un disastro? «I disastri sono due: il primo è quello legato agli scontri, il secondo è quello della Georgia. E’ una tragedia per Biden non avere un Senato conservatore dietro cui nascondersi per bloccare l’estremismo del suo partito».
Il problema è la democrazia americana: si potrà ricostruire una situazione in cui governo e opposizione si confrontano serenamente? «C’è sempre stato molto in comune nelle due parti politiche, nell’idea che ogni individuo è un depositario di “diritti inalienabili” dati da Dio o dalla Storia o dalla natura, cda qualcosa di più grande di lui. Ma ora la sinistra si è staccata da questa sponda, la sua propensione è verso una deriva socialista alla Bernie Sanders».
Pensi che nei prossimi giorni Trump possa fare ancora qualcosa che possa sconvolgere il mondo? «Non direi. Trump ha abdicato all’interventismo Usa, lasciando a ciascuno i suoi guai e le sue scelte. Ha anche posto fine alla scelta politica di un inutile restraint internazionale. E così ha avviato parecchi cambiamenti positivi, ma…».
Ma ha rovinato tutto. «Diciamo danneggiato».

E infine la conclusione.

Gerardo Verolino

Attenzione, il famoso colpo di Stato messo in atto, a Washington, dai Village People, gli indiani Arrapaho di Ciro Ippolito, i trapezisti del circo Togni, i mandriani, gli hillibilly, Buffalo Bill e i guerrieri vichinghi con le corna di Bisonte, (come sostenevano tutti quelli che avevano preso un colpo di sonno o un colpo di Sole) è già finito. È durato la bellezza di cinque ore: meno del tempo di un reality show e più di una puntata di Dallas. Informiamo allora i telespettatori che non è stata istituita la corte marziale, non girano i carri armati per le strade, non esistono i dpcm di Conte né i proclama del generale Jaruzelsky, non c’è coprifuoco e non esiste la polizia politica a controllarti. Ieri, l’Aula ha lavorato come sempre e ha decretato l’elezione del presidente e della sua vice.
La notte nera della democrazia americana, l’ora più buia, la dittatura, la fine della democrazia liberale sono rinviate a data da destinarsi. Augh!

Ecco, sull’ultima frase ho purtroppo qualche dubbio: La notte nera della democrazia americana, l’ora più buia per l’America e per il mondo intero, stanno in realtà cominciando adesso. E chissà se dalle macerie, alla fine, sarà ancora possibile ricostruire qualcosa. (Se vi resta ancora un po’ di tempo e di energia e di pazienza, suggerirei di leggere anche questo e questo)

barbara

VACCINO E DINTORNI

Italia
27 dicembre 2020
Vaccino ai primi tre italiani allo Spallanzani

Israele
25 dicembre 2020
[…] Intanto prosegue a tutto ritmo la campagna vaccinale: solo ieri sono state circa 74 mila le persone immunizzate con la prima dose per un totale, ad oggi, di oltre 200mila soggetti.

E a proposito di numeri

Simbolo, appunto

E comunque

Ovviamente sappiamo già come andrà a finire: non arriveremo neanche al 10% del minimo degli altri, e non riusciremo a mandare a casa nessuno, come non siamo riusciti a mandarli a casa col massimo dei morti e il massimo del disastro economico e il massimo della cancellazione dei diritti costituzionali, della legalità e della libertà.
Oltre a questo, c’è anche la barzelletta del trasporto

Ma tranquilli: tutto il mondo ci ammira e ci prende a modello.

Ragione Critica

Sul Washington Post è uscito un reportage firmato dal corrispondente Chico Harlan sulla situazione di Roma. Il quadro che ne esce fuori è desolante.
Ciò che colpisce il giornalista è il contrasto tra un passato ricco di vita ed un presente fatto di povertà e disoccupazione. È l’Italia del lockdown: un Paese tenuto fermo, senza alcun aiuto.
Tintorie e negozi storici chiusi, boutique costrette a mettere il cartello “vendesi”, ristoranti una volta colmi di clientela ridotti a raccogliere qualche soldo con gli ordini d’asporto. Strade come Via dei Banchi Vecchi, da sempre traboccanti di vitalità, divenute silenziose e vuote.
E poi l’immagine più straziante: la fila di persone davanti ad una chiesa, in cerca di un posto per dormire e di un pasto caldo. Famiglie che hanno perso tutto: il lavoro, i soldi, la casa.
Questo racconto sembra essere ambientato nell’Italia del dopoguerra, invece ci troviamo nei giorni nostri. È la realtà che in molti non vogliono neppure vedere, per paura di veder crollare le proprie sciocche certezze.
D’altronde l’ISTAT ha già fotografato la situazione con la freddezza dei numeri: negli ultimi mesi, 73.000 imprese hanno dovuto chiudere e di queste ben 17.000 non riapriranno più. Capite questo cosa significa? Significa che intere famiglie saranno trascinate nel vortice della povertà e dei debiti.
È stato il Covid? No. Sono state le scelte criminali di un esecutivo che ha puntato a distruggere le piccole e medie imprese, ovvero il 95% del tessuto imprenditoriale italiano. Sono state le menzogne vendute come “potenza di fuoco”, aiuti mai giunti e soldi insufficienti. Sono state le bollette che hanno continuato a tartassare gli italiani, le limitazioni che hanno azzoppato gli esercizi, le chiusure insensate, le multe, le spese aggiuntive.
Andrà tutto bene? No. Non finché avremo a capo del Paese gente nemica dell’interesse nazionale. Non finché saremo privi della nostra moneta e di una Banca Centrale in mano allo Stato, prestatrice di ultima istanza come nel resto del mondo libero e sovrano. Non finché continueranno a rifilarci impunemente la storiella del “non ci sono i soldi.”
Fino ad allora, possiamo solo puntare a rimanere a galla.
Matteo Brandi, 27 DICEMBRE 2020

Sempre restando in materia di Covid, andiamo in America, dove, ci informa TGCOM24:

Covid, Trump non firma la legge per gli aiuti economici: milioni di americani senza sussidi

Terribile, vero? Mostro infame, delinquente, farabutto, affamatore del popolo! Solo cliccando ed entrando nella pagina – e non tutti lo fanno – apprendiamo che il motivo per cui non ha firmato è che

Il presidente insiste per innalzare gli assegni da 600 a 2mila dollari, ma sono gli stessi repubblicani ad opporsi mentre i Dem sono favorevoli

Non ha firmato perché gli aiuti proposti sono elemosina da fame. E sapete perché i soldi per chi ha avuto gravissime perdite a causa dell’epidemia, sono una tale miseria? Premesso che il motivo per cui è passato tanto tempo dai precedenti aiuti erogati è che i democratici ne hanno bloccato la discussione e l’andata in porto nella speranza di farla approvare in “era Biden” per attribuirne a lui il merito (tipo il vaccino, per intenderci), e che una parte dei democratici sono favorevoli alla revisione (e tocca addirittura trovarsi d’accordo con Alexandria Ocasio Cortez, roba da non credere) e una parte dei repubblicani è contraria, quindi anche il sottotitolo è almeno parzialmente falso, premesso questo, il motivo per cui per gli aiuti è stata approvata quella miserabile elemosina da fame è che il grosso dei fondi disponibili per il programma “aiuti per il covid” è stato stanziato per aiuti alla Cambogia, Burma, Egitto, Pakistan, Belize, El Salvador, Costa Rica, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panana, finanziamenti al Tibet per determinare il prossimo leader spirituale, per il Kennedy Center, per gallerie d’Arte, per la costruzione di edifici per l’FBI, per i pesci della barriera corallina e per la carpa asiatica, per contare le seriole del Golfo del Messico, per la riproduzione di pesci in incubatrici federali, per l’allevamento dei polli, per l’impatto degli alberi caduti, sconti fiscali aggiuntivi per i produttori di alcolici e per le piste di corse di automobili, cambiamenti della legge sul copyright, una riduzione delle penalità per il trasporto dei giacinti (cazzo, pare quasi di essere in Italia!) eccetera. Qui il video con dati completi (è una piattaforma nuova e non sono riuscita a trovare il modo di incorporarlo).
Qui altri dati interessanti sullo scenario che si prospetta se davvero alla fine il presidente risultasse Biden – e non mi sento di condividere la speranza dell’estensore sull’effetto benefico che il “moderato” Biden potrebbe esercitare sugli estremisti.
E per concludere, torno brevemente alla questione dei vaccini in casa nostra.

PS: non c’entra niente (un po’ però anche sì), ma se vi avanzano ancora due minuti, andate a leggere anche questo.

barbara

CE N’È DI COVIDDI, MA CE N’È ANCHE DI MOLTO PIÙ PEGGIO ASSAI

Innanzitutto gli auguri di Natale di Donald Trump, che non ve li può fare direttamente perché Twitter lo ha censurato (evidentemente il Natale è una fake news) ma per fortuna qualcuno lo ha ripreso in tempo

Poi il gioco più tipico di queste festività

E a proposito del Natale:

Poi c’è questo signore che non ha paura di chiamare le cose col loro nome e dirle a chi di dovere

E un altro signore che da ormai quasi un anno sta sperperando (e incamerando) miliardi nostri e alle richieste di spiegazioni risponde – abitualmente, non occasionalmente (che sarebbe comunque gravissimo) con intimidazioni di tipo mafioso

Roberto Lorenzetti

#Arcuri ‘non ho voglia di giustificare’ perché abbiamo acquistato siringhe che costano il doppio.
‘Perché sono soldi pubblici’, risponde il giornalista.
E il supercommissario replica in toni mafiosi.
Non posso commentare oltre.

Qui la sequenza completa, con la domanda del giornalista. E poi domando: è solo a me che viene da vomitare, letteralmente, a vedere quella faccia da maiale all’ingrasso, quell’espressione sordida, e a sentire quella voce unta e untuosa da sottosacrestia cosanostresca? E vale la pena di guardare anche questo

clic per l’immagine ingrandita

Non sono sicura che ventimila anni di galera – previa restituzione del maltolto, beninteso, che con tutti quei miliardi forse qualche impresa si riuscirebbe a salvarla – basterebbero a punire in maniera equa quello che ha fatto questo individuo.

Sul coviddi e i problemi ad esso correlati ha voluto mettere bocca anche il sedicente papa sedicente cattolico

E poi c’è la “variante inglese”, già, la terribile mutazione del virus. E sapete perché lo chiamano virus inglese?

Angelo Michele Imbriani

La “variante inglese” si chiama così, non perché il virus sia mutato in Inghilterra ma perché la mutazione l’hanno scoperta i ricercatori inglesi. I quali hanno sequenziato 150.000 genomi di virus – il 60% di tutti i sequenziamenti effettuati nel mondo – a fronte di soli 976 in Italia.
Ma si sa che da noi vanno per la maggiore gli “esperti” che vanno in TV e che ottengono incarichi politici, non quelli che lavorano nei laboratori e negli ospedali.

E ricordando che di mutazioni finora se ne sono contate 4000, ma quella dei famigerati brexiter è ovviamente la più peggissima di tutte. Compresa la varietà cinese, ovviamente, che comunque non si può dire, solo il perfido Trump ha osato. E giustamente la Gran Bretagna va severamente punita bloccandole tutte le merci

Giovanni Bernardini

A suo tempo la UE si è letteralmente prostrata di fronte alla Cina.
Gli stessi che oggi parlano di “variante inglese” strillavano al “razzismo” quando qualcuno parlava di virus cinese.
In Italia si sono sprecate le esortazioni ad “abbracciare un cinese”.
Chi voleva mettere in quarantena tutti coloro che, cinesi e non cinesi, arrivavano dalla Cina è stato bollato di “razzismo”.
I traffici con la Cina non si sono mai interrotti. Di Maio ha spedito in Cina milioni di mascherine che in Italia mancavano.
I virus mutano spesso, lo sa anche un ignorante come me. Ma il virus “inglese”, anche se molto contagioso, non è, dicono gli esperti, più letale di quello già in circolazione.
Eppure basta ai burocrati della UE per mettere in atto una sorta di blocco economico nei confronti della Gran Bretagna.
Come spesso accade il virus è solo un pretesto. Si cerca di punire la Gran Bretagna per la brexit.
Gli euroburocrati però conoscono poco la storia. Napoleone cercò di strozzare la Gran Bretagna con il blocco economico, gli andò male. Ed andò male, un po’ di tempo dopo, ad un tale chiamato Adolf Hitler.
Non credo che il paese che ha sconfitto Napoleone ed Hitler si spaventi di fronte a Macron, alla signora Merkel o a … Giuseppe Conte!

Ah, e poi il vaccino. Sono sempre stata assolutamente favorevole, come ho sempre detto, anche se soffro di diverse allergie, però ho appena visto una notizia, che rimette in gioco tutto

(“Il primo vaccino che non guarda in faccia nessuno”, ha commentato qualcuno)

Nel frattempo per noi sono pronti 70.000 agenti con droni e ogni altra sorta di strumenti di repressione, mentre con loro, invece, le stelle stanno a guardare.

barbara

COMMENTI RACCATTATI IN GIRO

Partiamo con i deliranti provvedimenti del nostro governo cialtrone e assassino.

Matteo Brandi

Puro terrorismo. Ecco a cosa sono sottoposti gli italiani da mattina a sera.
“Paura”, “Terrore”, “Catastrofe”, “Incubo”… Queste le parole ripetute nelle orecchie di milioni di lettori e spettatori, trascinati quotidianamente nel vortice dell’ansia, dell’ipocondria e dello scontro sociale.
In questo modo, i pennivendoli ottengono tre risultati: spaventano il pubblico che ancora gli da credito, rinnovano la fedeltà alla narrazione dominante e accusano preventivamente coloro che non si lasceranno intimidire.
Ma dov’erano questi zerbini della carta stampata quando veniva massacrato il nostro sistema sanitario nazionale? Dov’erano quando ospedali e posti letto venivano polverizzati? Ovviamente a lodare quei tagli come giusto sacrificio per compiacere Santa Europa.
Il giornalismo in Italia è un morto che cammina. Di questo dovremmo davvero avere paura.

Diciamo “anche” di questo, che di cose di cui aver paura, in giro ne vedo parecchie – e fra queste il covid, per me, è l’ultimissimo della lista.
E, perfettamente in tema:

Giovanni Bernardini

ETEROGENESI DEI FINI

Penso sia quasi impossibile per una persona normale seguire la rete intricatissima, super particolareggiata di norme e contro norme, deroghe e contro deroghe partorite da Conte e dai suoi sodali per le festività natalizie.
Il governo dei buoni a nulla capaci di tutto cerca di realizzare l’incubo di Orwell: controllare sin nei minimi dettagli TUTTA la vita dei cittadini. Si potranno ricevere due persone ma solo una volta al giorno. Le persone ricevute possono portare con se i figli, ma solo se inferiori ai 14 anni (infatti si può contagiare qualcuno solo dai 15 anni in su…). Il grande timoniere poi ammonisce: anche all’interno della case è bene che si mangi in tavole separate. Come tutti sanno le case degli italiani sono una sorta di ristoranti. Comunque, niente paura, si tratta di un paterno consiglio, non di un obbligo. Per ora la polizia non può fare irruzione nelle case degli italiani per controllare in quanti sono a tavola. E neppure ci sono degli apparecchi televisivi che ci controllano dentro le nostre abitazioni. Forse saranno introdotti col prossimo DPCM…
Queste misure, mortali per l’economia, liberticide ed incostituzionali, non solo non servono a nulla contro l’epidemia, sono addirittura controproducenti dal punto di vista sanitario.
Un sacco di gente si sta mettendo in viaggio per raggiungere le seconde case, o ricongiungersi a genitori e parenti prima che le misure del governo dei cialtroni diventino operative. Il solo risultato della follia di Conte e dei suoi compari è proprio il formarsi di enormi assembramenti che favoriscono lo sviluppo dell’epidemia.
Si chiama eterogenesi dei fini. Molte azioni umane hanno conseguenze non previste, diverse e spesso opposte a quelle che si intendeva raggiungere. Questo capita quasi sempre quando si cerca di imporre a enormi quantità di persone una regolamentazione minuziosa della loro esistenza. E’ un fenomeno studiato con attenzione da filosofi, psicologi ed economisti, da Mandeville a Von Hayek. Ne parla anche Solgenycin in “arcipelago gulag”, quando evidenzia come la minuziosissima programmazione del lavoro forzato non otteneva nessuno dei mirabolanti fini economici proclamati; si traduceva invece in la pigrizia, corruzione, spreco di enormi risorse.
Ma pretendere che Conte, Di Maio o Boccia abbiano letto Hayek, Mandeville o Solgenycin è davvero una esagerazione…
Il guaio è che questa banda di cialtroni semi analfabeti sta distruggendo l’economia, facendo a pezzi la costituzione senza garantire in alcun modo la nostra salute.
Vanno fermati, il più presto possibile.

Vero che molte azioni umane hanno conseguenze non previste, ma se chiudo tutto e poi riapro per un giorno, anche l’ultimo degli imbecilli può prevedere che tutta la gente che in condizioni normali si sarebbe spalmata in un mese, adesso è costretta a concentrarsi in un giorno.

Enrico Richetti

se ho ben capito,
vietata la Messa di mezzanotte
andrà anticipata
vietato uscire di casa il 24 dicembre
ma si potrà farlo autocertificando che si sta andando alla Messa.
e se voglio celebrare una funzione religiosa diversa?
se voglio invocare Budda?
ci diranno anche se la Messa andrà svolta col rito preconciliare o post conciliare?

Eh, ma vogliamo invocare addirittura la libertà religiosa? Non è che fra un po’ ti metterai a pretendere anche di respirare?
E a proposito di orari…

Chiudo questa parte con un bell’intervento di Enrico Ruggeri, che dice letteralmente, parola per parola, quello che io dico da sempre:

Non si può rinunciare a vivere per paura di ammalarsi! E non mi si venga a dire che si tratta di rinunce temporanee, perché nessuno sa se sarà vivo fra sei mesi, fra sei settimane, fra sei giorni, fra sei ore: pensate che fregatura se accetto di rinunciare a vivere per sei mesi, e fra due crepo di qualcos’altro. E, come dice Ruggeri, certamente la vita non è il film al cinema, non è il concerto, non è la cena con gli amici, ma tutte queste cose insieme SONO la vita, e lasciarsele portare via significa rinunciare a vivere, né più né meno.

E ora spostiamoci oltre oceano.

Giovanni Bernardini

GIORNALAI MEDIASET

Ascolto, mentre faccio colazione, “prima pagina” del TG 5. Lo faccio per sapere se durante la notte è successo qualcosa di importante. Sono gli unici 5 minuti di telegiornale che seguo in tutto il giorno.
E faccio male. Sarebbe bene rinunciare anche a quelli, vista la loro insopportabile faziosità.
“Liberati i pescatori italiani in Libia” annuncia con un gran sorriso un giornalaio Mediaset. “Pare che i negoziatori italiani siano stati aiutati dagli 007 di JOE BIDEN”, aggiunge giulivo.
Sì, ha detto proprio così: gli 007 di BIDEN!!!
Lo sa questo giornalaio (mi scuso con i giornalai) che fino al 20 gennaio 2021 il presidente degli USA è Donald Trump? Che lo era a maggior ragione 100 giorni fa, quando è iniziata la vicenda dei pescatori che il “nostro” governo ha lasciato per oltre tre mesi in mani libiche? Lo sa che ci sono centinaia di ricorsi negli USA contro la vittoria alquanto sospetta del grande Biden?
Se gli 007 hanno dato una mano a Conte e Di Maio, questi non sono gli 007 di Biden, semmai lo sono dell’orco Trump.
Per chiunque sia capace di articolare un pensiero, non per i giornalai Mediaset.

E quindi, se questo è l’andazzo, aspettiamoci anche che

Giovanni Bernardini

SUPER NEMBO BIDEN

Il grande Joe Biden deve ancora diventare presidente, qualche maligno osa dubitare che lo divenga davvero, ma già i suoi meriti si moltiplicano, giorno dopo giorno.
Joe Biden ed i “suoi” 007 hanno parte del merito per la liberazione dei pescatori italiani in Libia.
E’ merito di Joe Biden la scoperta negli USA del vaccino anti covid.
Fra un po’ saranno merito di Joe Biden:
La caduta del muro di Berlino ed il crollo del comunismo.
Lo sbarco sulla luna.
Lo sbarco di Normandia e la vittoria nella seconda guerra mondiale.
La fine della schiavitù.
La dichiarazione di indipendenza.
Superman Nembo Kid è un cucciolo se paragonato a super nembo Biden!
Almeno per i giornalai Mediaset…

E poi questa, che è carina un sacco.

Giovanni Bernardini

UNA TELEFONATA DAGLI USA

Ieri sera mia moglie ha ricevuto una telefonata da una sua amica che vive negli Stati Uniti.
E’ una gran brava persona, divorata però da un autentico odio nei confronti di Donald Trump.
Ieri sera, come fa di solito, ha iniziato ad angustiare mia moglie con un lunghissimo pistolotto sulle malefatte dell’orco Trump. Con lui gli USA sono diventati un inferno, diceva.
Sperando di interrompere la sua filippica mia moglie le ha detto: “dai, coraggio, il 20 gennaio subentra Biden e voi vivrete tutti felici e contenti”.
“Io ho paura” le ha risposto l’amica. “Sai, qui la gente è per Trump. Quasi tutti i giorni ci sono cortei e manifestazioni a favore di Trump e contro Biden e ci va un sacco di gente. Sono scemi, tutti scemi”…
Spesso chi spara cazzate ha una funzione positiva. Fornisce involontariamente informazioni preziose. Le stesse che i media di regime cercano in tutti i modi di tener nascoste.

Ed eccoli qui, infatti: buona visione!

barbara