ARMI ALL’UCRAINA

Per difendersi dall’invasore russo? Non diciamo puttanate per favore

14 settembre

17 settembre

E nel frattempo si vota per il referendum, nonostante la pioggia battente e i continui bombardamenti ucraini per tentare di dissuadere la popolazione

Ho visto in giro un sacco di commenti sarcastici sul “referendum farsa” sotto la sorveglianza di soldati armati, fingendo di credere che siano lì per intimidire i votanti, fingendo di ignorare che sono lì per sventare i più che probabili, se non ci fossero loro, attentati terroristici da parte degli ucraini.
Nel frattempo c’è chi si dà da fare per evitare che la guerra possa finire.

L’UCRAINA È IN MACERIE, MA LA UE RILANCIA L’ESCALATION

Nuovo massiccio invio di armi a Kiev. I russi soffrono, ma alla Von der Leyen non basta: “Zelensky deve vincere”. E l’Italia è ormai appaltata da Washington

La nuova, cervellotica campagna di guerra lanciata dalla sig.ra Ursula Von der Leyen sulla pelle degli ucraini, non lascia spiragli a una (eventuale) trattativa che possa condurre verso una tregua. Così, per la gioia di Blinken – al quale Draghi ha poche ore fa giurato fedeltà ribadendo, in sostanza, che l’Italia è un appalto della Nato – e per il riarmo di Zelensky, che è al riparo nel suo bunker di Kiev e continua a mandare in onda i suoi show televisivi, la UE dichiara ancora guerra a Mosca. «L’Ucraina vincerà», ha affermato la Presidente della Commissione europea a seguito di alcuni territori rioccupati da Kiev e da cui, per la verità, i militari russi hanno presumibilmente spostato le loro operazioni. Ipse dixit. Una Russia sconfitta sappiamo tutti che è un’evenienza che non potrà in alcun modo verificarsi, a meno di un ricorso all’arma nucleare e l’interessamento di paesi terzi. Europa che ha lasciato intendere, tra l’altro, di voler cacciare l’Ungheria di Orban perché non allineata al piano anti-Putin commissionato da Washington (la scusa dell’antiabortismo è una pagliacciata). Entriamo nel merito, riportando, come è nostro uso, fatti e riscontri.
La nuova escalation promossa dalla Casa Bianca, ratificata da Bruxelles e messa a punto dai singoli membri della UE (l’Italia, tanto per cambiare, è scattata sull’attenti), ha i suoi risvolti nei nuovi pacchetti di armi in partenza per Kiev e nella discriminante relativa alla messa al bando dall’Ungheria di Orban, rea di non seguire alla lettera le politiche militariste e sanzionatorie euroatlantiche. Per Budapest, si prospettano i tagli dei fondi del Pnrr e l’eventuale proposta di esclusione dall’unione, magari per lasciare spazio proprio all’Ucraina, che di diritti civili ha ancora molto da imparare. Ma veniamo al punto. Lascia un tantino perplessi, ancora una volta, la quasi totale inconsistenza di una iniziativa autonoma da parte dei singoli stati, a fronte di una situazione che va purtroppo peggiorando di giorno in giorno. La Germania si trova in difficoltà ed è oggetto di un crescente dissenso della sua opinione pubblica, con il quale dovrà prima o poi fare i conti; la Francia, salvo l’ipotesi di tagliare le forniture elettriche all’Italia per due anni, è tra i pochissimi superstiti a riuscire a confrontarsi (telefonicamente) ancora con Mosca, ma sembra piuttosto immobile e in balia degli eventi; abbiamo già detto di Draghi, per cui però bisogna apporre una postilla. Il 25 settembre in Italia ci saranno le elezioni, e ciò che si prospetta è solo un rimpasto che porterà a ricalcare in fotocopia la linea degli ultimi 6 mesi. Questa è la sensazione, nata da una serie di indizi derivati dai proclami e dalle politiche messe in atto dai partiti maggiori e dai loro consimili. L’ex Goldman Sachs ha soltanto preparato il terreno.
I movimenti di destra, centro e sinistra sono letteralmente appiattiti, salvo poche voci isolate, su posizioni che non fanno presagire un cambio di passo circa la diplomazia internazionale e le (enormi) difficoltà di undici milioni di italiani che Eurostat ha definito “in povertà”. Proprio in queste ore di campagna elettorale, infatti, stanno per essere inviati – si parla del decreto aiuti – altri settecento milioni di euro a Kiev, mentre nelle Marche si è verificata un’alluvione che ha messo in ginocchio interi paesi e località. Sarebbe curioso sapere quanto intende stanziare in merito il dimissionario governo, che evidentemente sembra di nuovo più concentrato su ciò che accade agli ucraini anziché ai suoi connazionali. Se queste sono le premesse, compreso l’acquisto di materiali energetici in ordine sparso (anche dall’Iran, dove poche ora fa è stata linciata un’altra ragazza perché con il velo in disordine), a prezzi maggiorati e non certo dalle più illuminate democrazie, l’autunno sarà sanguinoso. Ma tutto fa brodo, purché venga danneggiata Mosca. In questa maniera, ci si chiede, quale tipo di supporto potranno ricevere gli italiani di fronte alla dilatazione delle bollette, del caro-vita che non accenna a ridimensionarsi o di fronte all’aumento dei carburanti?
UCRAINA, ALTRE PURGHE – La Procura generale ucraina ha autorizzato l’arresto dell’ex ministro degli Esteri Konstantin Grishchenko e del ministro della Giustizia Oleksandr Lavrynovych, accusati di alto tradimento. Dopo questa decisione verranno avviate le procedure di richiesta dell’estrazione dei due ex ministri, che vivono all’estero. Grushe ko e Lavrynovich, in sostanza, sono considerati traditori per aver ratificato, nel 2010, i cosiddetti Accordi di Khar’kiv, che estendevano di 25 anni il diritto della flotta russa a servirsi del porto ucraino di Sebastopoli. Questo, secondo la Procura, Avrebbe consentito alla Russia di rafforzare la propria presenza in Crimea, contribuendo così alla riannessione del 2014.
Marco Giuliani, qui.

E nel frattempo:

Ucraina: lo scambio di prigionieri e la scomparsa dei crimini di Izyum

La denuncia di Putin sul sabotaggio dei negoziati di pace con l’Ucraina da parte dell’Occidente ad aprile viene confermata da un articolo pubblicato sul Ron Paul Institute. Ne avevamo già scritto in note pregresse, ma tale articolo riferisce ciò che scrivono Fiona Hill e Angela Stent su Foreign Policy, un media più che autorevole degli Stati Uniti. Da qui l’importanza della conferma.

Febbraio 2022: le condizioni per l’accordo

Così sul FP: “Secondo diversi ex alti funzionari statunitensi con cui abbiamo parlato, nell’aprile 2022, i negoziatori russi e ucraini sembravano aver concordato provvisoriamente i contorni di un primo accordo negoziato: la Russia si sarebbe ritirata nella sua posizione il 23 febbraio, quando già controllava parte del Donbass e tutta la Crimea, e in cambio, l’Ucraina si impegnava a non chiedere l’adesione alla NATO e a ricevere invece garanzie di sicurezza da un certo numero di paesi”.
Non solo, il sito di Ron Paul rilancia anche quanto scrisse a inizi maggio Ukrainska Pravda, media vicino al governo di Kiev, in un articolo dal titolo: “Le possibilità di un colloquio tra Zelenskyy e Putin è decaduta dopo la visita di Johnson” [a Kiev].
Così nell’articolo: “Fonti vicine a Zelenskyy” hanno affermato che “la posizione di [Boris] Johnson era che l’Occidente… ora percepiva che Putin non era davvero così potente come avevano immaginato in precedenza, e che c’era l’opportunità per ‘pressarlo’”. L’articolo proseguiva spiegando che “tre giorni dopo il ritorno di  Johnson in Gran Bretagna, Putin ha detto pubblicamente che i colloqui con l’Ucraina ‘‘erano finiti in un vicolo cieco‘”.
Tale finestra di opportunità, aperta a fine aprile, verrà sigillata da un evento traumatico: la scoperta delle torture e delle esecuzioni sommarie di civili ucraini da parte dei russi a Bucha, rivelata ai primi di maggio.
Una messinscena raffazzonata in modo volgare da parte dei registi di questa guerra per procura contro la Russia, tanto rozza che induce a pensare che sia stata improvvisata sul momento, per rafforzare la pressione di Johnson e chiudere ogni possibilità al dialogo (sul punto abbiamo scritto in note pregresse, ad esempio questa: cliccare qui).
Scambi di prigionieri e contropartite
Convincere il mondo che quei crimini fossero stati effettivamente perpetrati non è stato difficile. A tale scopo è stata mobilitata la stessa arma di persuasione di massa che aveva già convinto il mondo che Saddam era un pericolo globale da eliminare.
Se in questa nota ricordiamo quanto avvenuto a Bucha è perché il teatro messo in scena in quella località stava per essere replicato a Izyum: per giorni i media occidentali hanno ripetuto di come gli ucraini, sottratta tale cittadina al controllo dei russi, vi avevano rinvenuto una fossa comune con cadaveri che presentavano segni di torture. Crimini che sarebbero stati confermati anche dalle testimonianze raccolte sul posto.
Insomma, tutto presagiva che ci sarebbe stata una replica di Bucha. Ma da ieri tale notizia, nonostante fosse ribadita e accreditata come assolutamente veritiera, è sparita dai media. Semplicemente non se ne parla più.
Immaginare che i registi occulti di questa guerra abbiano cambiato idea è ingenuo. Per capire cosa è successo bisogna stare alla cronaca, la quale dice che proprio in questi giorni si è svolto “uno scambio di prigionieri a sorpresa”, come enfatizza la Reuters, tra Ucraina e Russia. I russi hanno riportato a casa 55 soldati, gli ucraini 215, tra i quali “tre britannici, due americani, un croato e uno svedese”, aggiunge l’agenzia di stampa britannica.
In realtà, lo scambio è stato di più alto livello. Gli ucraini hanno concesso la libertà anche al leader del partito di opposizione ucraino, arrestato all’inizio delle ostilità, Viktor Medvedčuk, ma alla controparte è stato concesso molto di più.
L’elenco dei prigionieri liberati dai russi si può leggere sul sito succitato, Ukrainska Pravda, e comprende 10 cosiddetti volontari stranieri, tra i quali si annoverano alcuni “condannati a morte” (probabile che siano i britannici catturati alle Azovstal, da tempo al centro di un’accesa controversia tra Mosca e Londra).
Non solo, tra i liberati ci sono anche “Denis Prokopenko “Redis”, Sergei Volynsky “Volina”, Svyatoslav Palamar, Denis Shlega, Oleg Khomenko – comandanti delle Azovstal – i quali sono già al sicuro”, spiega ancora UP. Si tratta dei comandanti del battaglione Azov, anch’essi pressi a Mariupol. Sempre del battaglione Azov, continua UP, sono stati liberati “Nikolai Kushch (Frost) e Konstantin Nikitenko (Fox), che gli invasori volevano giustiziare”.
Insomma, uno scambio asimmetrico e alquanto inquietante, se si tiene presente la statura criminale degli ucraini liberati. che interpella sul contraccambio ricevuto dai russi, evidentemente squilibrato. Probabile, quindi, che oltre a questo manipolo di soldati e al leader politico, Mosca abbia chiesto anche la rinuncia di fare di Izyum una nuova Bucha.
D’altronde, non c’è una necessità urgente di una nuova Bucha: quella messinscena servì a far proseguire la guerra e a macchiare d’infamia l’immagine di Putin e dell’esercito russo. Ora queste cose sui media vanno di default…
Il referendum. Il Dombass diventa “Russia”?
Chiudiamo con una considerazione banale, ma non troppo. A fine settimana, nelle regioni del Donbass controllate dai russi, si svolgeranno dei referendum per l’annessione di tali territori alla Russia, cosa che sarà sicuramente sancita.
Un passo verso il quale urgevano da tempo le comunità russe che abitano tali regioni, alle insistenze dei quali Putin ha dovuto cedere, nonostante le complicazioni che tale evoluzione comporta,
Infatti questo sviluppo se da una parte rende impossibile l’ipotesi di un ritorno di tali territori all’Ucraina, dal momento che Mosca sarà costretta a tenerle a tutti i costi, dall’altra potrebbe cambiare la natura della guerra. Le armi Nato, infatti, saranno usate contro il territorio russo, cosa che comporta nuovi rischi.
Così veniamo alle recenti dichiarazioni del presidente della Serbia Aleksandar Vucic: “Ritengo che dalla prima fase, caratterizzata da un’operazione militare speciale ci stiamo avvicinando a una grande guerra; adesso la domanda che si pone è dove siano i confini di tale conflitto e se nel futuro prossimo, un mese o due, ci troveremo coinvolti in un grande conflitto mondiale” (Anadolu).
Continuare a ripetere che l’Occidente deve sostenere l’Ucraina per consentirgli di vincere sui russi è semplicemente folle. Un piccolo barlume di speranza resta acceso in Francia, con Macron che, unico leader d’Occidente, continua a ribadire la necessità di un dialogo con Mosca. (Qui)

A proposito dei “crimini” di Izyum, state a sentire questa quanto è carina:

IZYUM – Amnesty International ha fatto sapere di non poter verificare le notizie sulle “stragi russe” a Izyum: non ha accesso al sito perché il ministero della Difesa ucraino ha revocato l’accredito dell’organizzazione. https://t.me/azmilitary11/21689 (qui)

Capito? L’Ucraina racconta di una strage efferata, crimini di guerra, fosse comuni e chi più ne ha più ne metta, Amnesty International raccoglie il grido di dolore e decide di verificare e le vittime del crimine cosa fanno? Non glielo permettono. Esattamente come per la “strage di Bucha” la Russia ha chiesto all’Onu di indagare e la Gran Bretagna ha opposto un netto rifiuto. Quousque tandem Ucraina abutere patientia nostra? E quousque tandem coglioni teste di cazzo immonde continuerete a credere alle menzogne naziste? Siete gli infami fratelli di sangue di quelli che si sono serenamente bevuti la messinscena di Theresienstadt e ad Auschwitz non hanno visto gli scheletri ambulanti e non hanno sentito il puzzo di tonnellate di carne umana bruciata, vi si possano putrefare le budella da vivi.

Ancora un’analisi della situazione da parte di uno del mestiere.

Generale Mini a l’AD: “Offensiva ucraina significativa per la propaganda, ma sul terreno le condizioni non sono mutate di molto. Anzi…”

L’Intervista

Generale dopo l’offensiva ucraina è arrivata la risposta russa contro le infrastrutture elettriche del paese. Siamo ufficialmente passati, dal punto di vista russo, dall'”operazione speciale” alla guerra propriamente detta? 
Non ancora ma ci stiamo avvicinando. Non si tratta di una questione formale, come molti pensano, e nemmeno di un pleonasmo, dato che ciò che vediamo è una guerra de facto, come molti altri affermano. Non è neppure una guerra che riguarda “altri”, come s’illudono la Nato e tutti i suoi azionisti. Per la Russia il passaggio è sostanziale e Putin lo sa bene, per questo resiste alle insistenze dei suoi falchi. Il solo parlare di guerra per ogni Stato serio è una cosa grave. Uno Stato in guerra deve adottare provvedimenti eccezionali anche se si tratta di una guerra che si intende combattere ad un basso livello. Uno Stato in guerra non ammette e non può ammettere dissidenze interne, deve derogare a molte prerogative e diritti dei cittadini, deve chiedere e pretendere sacrifici, deve trovare le risorse per sostenerla e le coperture internazionali per non cadere  nell’illecito giuridico che aggiungerebbe crimine al crimine della guerra stessa. La Russia finora non ha chiesto nulla di ciò ai propri cittadini in maniera esplicita e diretta anche se ha già adottato molte misure necessarie per lo stato di guerra. L’Ucraina stessa non ammette di essere in guerra contro la Russia ma dichiara di resistere ad una “aggressione” e si guarda bene dal colpire obiettivi all’interno dello stato “nemico”. Gli Stati Uniti e gli altri membri della Nato  e dell’Unione Europea sono anche più ambigui e ipocriti. Sono state adottate misure di guerra aperta e diretta contro la Russia; siamo apertamente cobelligeranti con l’Ucraina ma non è stata adottata nessuna misura giuridica, economica e politica per riconoscere tale status. La fornitura di armi è un atto di guerra, le sanzioni economiche sono atti di guerra ai quali la Russia risponde con altrettanti atti di guerra, ma i provvedimenti sembra riguardino una semplice congiuntura transitoria, come si potrebbe fare in caso di sciopero dei distributori o dei trasportatori per il rinnovo del contratto di lavoro. Gli Stati Uniti, un po’ per la lontananza dal teatro bellico e un po’ per convenienza politico-sociale, non hanno emesso un solo provvedimento analogo o similare a quelli eccezionali adottati in occasione della dichiarata “guerra al terrore”. Eppure la popolazione, a causa di questa guerra da essi preparata, voluta e sostenuta,  sta sostenendo sacrifici e disagi ben più gravi di quelli provocati dalla guerra al terrore dall’ 11.9 in poi.

Sull’offensiva ucraina. Vede paralleli con la ritirata russa dall’area di Kiev e dal punto di vista militare è una grave sconfitta strategica?
Più che paralleli, vedo lo stesso modo di operare. D’altra parte queste manovre di arretramento e riposizionamento sono classiche specialmente quando si vuole sbloccare una situazione di stallo. I russi si sono ritirati in disordine, ma su ordine. La fretta nel lasciare le posizioni è evidente da ciò che si sono lasciati dietro, ma più che una sorpresa tattica degli ucraini dimostra che l’ordine è stato impartito in ritardo. In ogni caso, il caos delle ritirate non ci deve sorprendere. Sono finiti i tempi di Rommel che con un esercito più volte decimato si ritirò dall’Egitto alla Tunisia continuando a combattere. Da Saigon a Kabul le ritirate di eserciti “imbattibili” sono sempre state caotiche. Lo stesso risultato ottenuto dagli ucraini è senz’altro molto significativo in termini di propaganda, ma sul terreno le condizioni non sono mutate di molto. Anzi, in un certo senso peggiorano per gli ucraini che in uno spazio vuoto dovranno sostenere il fuoco russo. Il valore della manovra dovrà essere valutato quando il soldato eroico e vittorioso tra le macerie e sotto i bombardamenti si porrà la domanda: e adesso?

– Come confermato dal NYT l’offensiva ucraina ha avuto il supporto decisivo dell’intelligence Nato. Considerando le armi inviate e i tantissimi mercenari Nato che combattono sul campo, si può dire che ha ragione Papa Francesco quando parla di terza guerra mondiale iniziata?
Il supporto decisivo dell’Intelligence Nato è un eufemismo: gli ucraini possono accontentarsi delle medaglie, ma il supporto degli Stati Uniti (più di quello di tutti gli altri paesi della Nato) è stato il vero motore dell’operazione. Non solo sono state fornite informazioni e armi, ma anche piani, obiettivi e la direzione stessa delle operazioni. Papa Francesco parla della guerra moderna avendone colto il vero senso universale, che prescinde dalla teconologia e dalle tattiche: l’uso della forza non è più uno strumento, ma il fine. La violenza, l’inganno e la disumanità sono fini. Sono cose che molti politici e anche molti generali faticano a comprendere. Il Papa è tuttavia ottimista: pensa che la terza guerra mondiale sia appena cominciata e possa essere fermata. A me sembra che proprio nel senso indicato la prima e la seconda non siano mai finite.– Il conflitto in Ucraina è praticamente assente dalla campagna elettorale in corso in Italia, nonostante sia chiaramente l’evento che più condizionerà le vite degli italiani nei prossimi mesi. Da che cosa deriva questo silenzio? E come può l’Italia farsi volano di pace nei prossimi mesi
La posizione assunta dal nostro paese nella questione ucraina è talmente imbarazzante da costituire un brutto argomento elettorale.  Per tutto il mese di febbraio potevamo fare qualcosa perché la guerra non cominciasse. Sarebbe bastato discutere sulla politica, gli interessi e la sicurezza dell’Europa invece di accettare ad occhi chiusi una versione distorta della realtà come quella prospettata dagli Usa, dalla Ue e dalla Nato. Sarebbe bastato leggere le norme  del Trattato atlantico e quello dell’Unione  per rendersi conto che chi si professava atlantista ed europeista le stava calpestando. Volevamo il ripristino della sovranità dell’Ucraina, il disimpegno dalla dipendenza energetica dalla Russia, maggiore sicurezza in Europa? Tutto questo si poteva ottenere discutendo e negoziando. Se non altro per guadagnare tempo. È stata scelta la strada della guerra, l’abdicazione della diplomazia, la rinuncia alla politica di sicurezza per far prevalere Cultura, Valori e interessi altrui su quelli nostri e quelli genuinamente europei. Una guerra vile, fatta fare agli altri, per le loro fobie e le loro vendette. Ora, gli autori di questo scempio si dovrebbero svergognare da soli spiegandolo agli italiani e implorando il loro voto? Meglio tacere. Poi, dopo le elezioni, un modo per favorire la pace ci sarebbe: leggere i trattati, assolvere gli impegni assunti per la pace e denunciare quelli che pur parlando di pace e sicurezza conducono inesorabilmente alla guerra. 
Alessandro Bianchi, qui.

E in Ucraina nel frattempo continuano le purghe, fabbricando norme retroattive – casomai dovessimo dimenticare che quella è una democrazia per la quale dobbiamo essere pronti a sacrificare tutto, anche la nostra vita.

UCRAINA, ALTRE PURGHE – La Procura generale ucraina ha autorizzato l’arresto dell’ex ministro degli Esteri Konstantin Grishchenko e del ministro della Giustizia Oleksandr Lavrynovych, accusati di alto tradimento. Dopo questa decisione verranno avviate le procedure di richiesta dell’estrazione dei due ex ministri, che vivono all’estero. Grushe ko e Lavrynovich, in sostanza, sono considerati traditori per aver ratificato, nel 2010, i cosiddetti Accordi di Khar’kiv, che estendevano di 25 anni il diritto della flotta russa a servirsi del porto ucraino di Sebastopoli. Questo, secondo la Procura, Avrebbe consentito alla Russia di rafforzare la propria presenza in Crimea, contribuendo così alla riannessione del 2014. (qui)

Perché la NATO, Biden e la sua cricca e l’Unione Europea hanno deciso che dobbiamo morire: segniamocelo. Ma dal momento che il Titanic è destinato ad affondare, concediamoci almeno di ballare un po’ nel tempo che ci rimane (GUARDATELO FINO ALLA FINE, CHE C’È UN PICCOLO DELIZIOSO BIS)

C’era una volta in America, My fair Lady, Voci di primavera

barbara

QUALCUNO SI PONE DELLE DOMANDE

Che è una cosa che non fa mai male.

PERCHÉ I SOLDATI UCRAINI SI FANNO MASSACRARE DA ZELENSKY CHE A SUA VOLTA PRENDE ORDINI DA WASHINGTON E LONDRA?

Chi mi legge abitualmente s’informa tramite i media indipendenti nel web e quindi presumo sia al corrente dell’offensiva che Zelensky ha lanciato a fine agosto contro l’oblast di Cherson nel sud dell’Ucraina.
Ha voluto essere di parola, anche se ha scelto l’ultimo giorno dopo numerosi rinvii, aveva ripetutamente promesso da mesi una controffensiva entro agosto che avrebbe spazzato via i russi dai territori conquistati, almeno quelle erano le intenzioni.
Tutti gli analisti militari e geopolitici seri e indipendenti lo deridevano, pensando a un bluff, invece anche i comici e buffoni, seppur criminali, corrotti e incapaci, possono essere di parola, soprattutto quando la vita la fanno rischiare ad altri.
Appena sono riusciti a raccogliere il maggior numero possibile di mezzi corazzati (soprattutto polacchi) e concentrare circa 40mila soldati nell’area, Zelensky nonostante la netta contrarietà dello Stato Maggiore Militare che poneva scarsa o nulla fiducia nella riuscita del piano, ha ordinato l’offensiva, commettendo il classico errore dello stratega da salotto, addestrato a giocare a Risiko (forse manco a quello).
Anziché concentrare tutte le forze in un solo punto per avere maggior impatto e possibilità di sfondamento, li ha divisi in cinque aree e quindi cinque direzioni di attacco diverse, disperdendo le forze che già non sarebbero state sufficienti per un solo attacco in un unico punto, considerando la potenza di fuoco dell’artiglieria e aviazione russa. Così ha disperso la forza d’attacco su un fronte di poco meno di 200 km. Considerando che di solito ad attaccare sono il 50% delle forze, l’altra metà rimane di riserva nelle retrovie per compensare le perdite o rinforzare i punti deboli, se dividete per cinque 20mila soldati su 200 km, vi renderete conto che l’impatto non poteva che essere lieve per i russi, i quali applicano la stessa tattica da mesi, a ogni offensiva ucraina.
Arretrano e li lasciano avanzare e poi man mano che si trovano sempre più allo scoperto in un territorio pianeggiante, senza riuscire ad arrivare a centri abitati (l’unico modo che hanno per trovare riparo e trincerarsi), i russi iniziano a bombardarli senza tregua arrecando loro gravissime perdite.

Cliccare l’immagine per ingrandire (c’è anche il video, ma non è scaricabile)

E’ la tecnica militare del “tritacarne”, una tattica di logoramento lenta e inesorabile che riduce gradatamente il numero dei soldati e dei mezzi degli ucraini fino a che saranno costretti alla resa o a far intervenire le forze di altri paesi della NATO, che in questo caso non potrebbero invocare l’articolo 5 del Trattato Atlantico, perché non sono loro a essere attaccati ma ad attaccare.
Com’è possibile che Zelensky ripeta sempre gli stessi errori? E soprattutto come mai gli ucraini si prestano a farsi massacrare, anziché fuggire, per non essere arruolati oppure finire in prigione per essersi rifiutati di indossare la divisa? Cercherò di rispondere a entrambe le domande essenziali per capire l’esito e lo sviluppo di questo conflitto.
Zelensky non ha alcuna capacità strategica, gli unici ordini che sa impartire sono quelli di attaccare e resistere senza cedere un metro, combattere fino all’ultimo uomo. Vi ricorda qualcuno? Un certo Hitler, quando ormai era impazzito e drogato fino al midollo (altra analogia con Zelensky) e psichicamente alterato perché l’esito della guerra non corrispondeva alle sue attese e tutti i suoi comandanti lo deludevano e li sostituiva in continuazione.
Zelensky prende decisioni a scopo politico, per influenzare i suoi sponsor angloamericani e UE, che ultimamente lo stanno sostenendo sempre meno.
Ha assolutamente bisogno di una vittoria, seppur minima, per continuare a mungere i suoi finanziatori, ben sapendo che una cospicua parte di questi finanziamenti non finisce al fronte ma nelle tasche dei numerosi oligarchi e comandanti corrotti, a tutti i livelli, che vendono le armi ricevute facendo finta siano andate distrutte dai bombardamenti russi.
E questo in parte spiega anche la seconda domanda, come vedremo meglio in seguito.
Inoltre una cospicua parte di questi lauti finanziamenti sono utilizzati per pagare tutto l’apparato militare, con stipendi che per i canoni ucraini sono piuttosto elevati.
Zelensky compie scelte ciniche e spietate esclusivamente per motivi economici, personali e del suo entourage di sostenitori interni, neonazisti e nazionalisti in primis. Della vita dei suoi soldati non gliene frega nulla, per cui non esita a mandarli a morte certa.
Ora veniamo al perché i soldati si prestano a farsi massacrare.
L’Ucraina è da parecchio tempo in miseria, in particolare dall’inizio del conflitto che dura ormai da sei mesi, il paese vive prevalentemente di un’economia di guerra, gli unici soldi che arrivano e circolano sono quelli che alimentano la guerra. E per convincere la gente a combattere, occorre prima averli ridotti nella miseria, privi di scelte di lavoro, ai limiti della sopravvivenza, dopo di ché gli fornisci degli incentivi convincenti perché si arruolino, oltre all’obbligo, che però funziona poco, perché molti si sottraggono emigrando e nascondendosi o rifugiandosi all’Estero, Russia compresa (ne ospita circa due milioni).
Quelli rimasti in patria che scelta hanno per sopravvivere economicamente se non arruolandosi?
Per comprendere perché sono disposti a rischiare la vita, facciamo un paragone con la situazione italiana, così vi sarà più chiaro.
Un Carabiniere appena assunto in Italia percepisce uno stipendio netto di circa 1200 euro mensili, un maresciallo maggiore anziano poco meno di 2000 euro mensili e un capitano poco più di 2000, gli scatti di grado non sono particolarmente rilevanti in termini salariali, poche centinaia di euro l’anno.
Nell’esercito ucraino in seguito allo stato di guerra gli stipendi sono tutta un’altra cosa, proporzionalmente al potere di acquisto che si ha nel loro paese. Utilizzando l’esempio italiano sarebbe come se un soldato ucraino prendesse in Italia 2800 euro al mese, un maresciallo maggiore anziano circa 10mila, e un capitano 15mila. A queste somme erogate diciamo legittimamente dalle istituzioni governative, aggiungiamo la corruzione diffusa capillarmente, cioè le rendite che provengono dai saccheggi, dalle estorsioni ai civili, dalla vendita di armi, ecc., e ci rendiamo meglio conto di quanto possano accumulare i combattenti, soprattutto sottufficiali e ufficiali, che riescono a sopravvivere (magari ricorrendo a cinismo, furberie e sotterfugi), facendo perlopiù rischiare la vita ai loro sottoposti.
In due o tre mesi di guerra, se sopravvivono, possono accumulare una piccola fortuna che gli consentirà di vivere agiatamente per tutto il resto della loro vita (inflazione permettendo).
Quindi la motivazione primaria è l’avidità e la mancanza di alternative. Ecco perché gli ucraini combattono una guerra per procura, è l’unico lavoro di cui dispongono, l’Occidente li foraggia per questo scopo, combattere e morire al posto degli occidentali.
Ma c’è un problema che si sta facendo sempre più grave, diventa sempre più difficile sopravvivere alla guerra.
Prendiamo l’esempio degli ultimi due giorni, tra fine agosto e inizio settembre.
Zelensky ha appunto ordinato l’attacco in cinque aree diverse, e inoltre ha ordinato l’incursione notturna alla centrale nucleare di Zaporižžja, da parte delle forze speciali ucraine, per cercare di riprenderla prima che arrivasse la delegazione dell’AIEA dell’ONU che doveva ispezionare la centrale, probabilmente per poi utilizzare la delegazione come scudo umano contro i russi, come fanno abitualmente gli ucraini, che di crimini di guerra ne hanno commessi a iosa.
L’incursione è finita malissimo, nonostante pensassero che il piano fosse ottimo, utilizzando imbarcazioni silenziose con motori elettrici e poi delle chiatte che trasportavano il grosso delle forze e dei mezzi da sbarco.
Tutte le imbarcazioni e le chiatte sono state distrutte e affondate dalle forze aeree russe, la maggioranza degli incursori sono morti o fatti prigionieri. Si stima fossero circa 500, il minimo necessario per compiere un’operazione di questa portata, considerando che la centrale nucleare di Zaporižžja è la più grande d’Europa, estendendosi su una superficie gigantesca.
Anche le forze attaccanti nel resto del fronte non hanno subito una sorte migliore. Si stima che le perdite in vite umane subìte dall’esercito ucraino siano di oltre mille al giorno. Molto probabilmente fra qualche giorno saranno costretti a ritirarsi, lasciando sul campo quasi tutti i mezzi corazzati impiegati.
A Zelensky non rimarrà altro da giocare che la carta della commiserazione: “Avete visto con quale coraggio combattono gli ucraini?” “Come si sacrificano per il bene dell’Occidente?” “Meritano di essere sostenuti di più, dovete aumentare le risorse e i finanziamenti!”
Una carta cinica e ignobile ma l’unica che gli rimane, possibilmente prima che i comandi militari si stanchino di lui e lo facciano fuori con un colpo di stato. Magari con il beneplacito degli anglosassoni. Altrimenti non rimarrà che far combattere anche i polacchi e i baltici, i più fanatici russofobi che ci siano in Europa. I polacchi e i baltici saranno fanatici ma non sono stupidi, sono consapevoli che se non ci sono riusciti gli ucraini a sconfiggere i russi, che dopo otto anni di addestramento e armati fino ai denti erano diventati l’esercito più potente d’Europa, come potrebbero riuscirci loro che sono anche inferiori di numero (militarmente) rispetto agli ucraini? Perché mai dovrebbero seguirne la sorte? Solo per fanatismo? No. Per farlo prima dovrebbero essere ridotti alla fame anche loro, e sono sulla buona strada per riuscirci, dopo le ultime demenziali mosse politiche ed economiche che hanno compiuto contro la Russia e contro la Cina, le cui ritorsioni si stanno facendo sentire pesantemente.
I porti baltici ad esempio non lavorano più. Tra non molto anche loro potranno sopravvivere solo tramite l’economia di guerra. Una tale situazione diverrà insostenibile da mantenere per l’Occidente, diventerà peggiore di un “buco nero” per le finanze già travagliate dei paesi occidentali.
Ormai i paesi occidentali hanno oltrepassato il precipizio e come riferisce l’aneddoto “ se guardi a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te …”. E probabilmente stiamo già precipitando nell’abisso, dobbiamo solo toccare il fondo.
CLAUDIO MARTINOTTI DORIA, 11/09/22, qui.

In realtà non è da sei mesi, come detto nell’articolo, che la Russia usa quella tattica, bensì da 320 anni, avendo cominciato esattamente nel 1700 con Carlo XII di Svezia, per proseguire poi con Napoleone e in seguito con Hitler, ma la storia, evidentemente, è maestra di vita solo per chi ha la voglia di studiarla e l’intelligenza di capirla. Mancano soprattutto, la voglia e l’intelligenza, a chi ora sta esultando per i grandi successi della controffensiva ucraina che “sta riconquistando i territori invasi dalla Russia” e magari arriva addirittura a citare “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.” Fenomenale poi Lorenzo Cremonesi – che non a caso è stato per anni uno dei peggiori disinformatori e demonizzatori di Israele – che scrive impavido: “Gli esperti del Pentagono cominciarono a parlare delle difficoltà russe attorno a Kiev già a fine febbraio”. Poi è passato marzo poi è passato aprile poi è passato maggio poi è passato giugno poi è passato luglio poi è passato agosto poi è passato quasi metà settembre…
E quanto la fatidica
reconquista ucraina sia una buffonesca messinscena – la miliardesima messinscena da parte del buffone di corte -, c’è chi per fortuna ha provveduto a documentarlo: il nostro Vittorio Rangeloni

e Graham Phillips, quello a cui ha dichiarato guerra la primiera (carte denari e settebello) Liz Truss a causa delle sue documentazioni sulla guerra in Donbass

Entrambi i video sono di oggi

Nel frattempo in giro per l’Europa

GERMANIA – Centinaia di cittadini tedeschi sono scesi in strada per protestare contro la fornitura di armi all’Ucraina. A Kassel, hanno bloccato l’ingresso della fabbrica di armi Rheinmetall AG. La polizia ha usato manganelli e gas lacrimogeni contro i manifestanti. L’autunno non e’ ancora iniziato ma le proteste contro i governi che stanno conducendo l’Europa al suicidio si fanno gia’ sentire. Dalla Moldavia alla Repubblica Ceca, dalla Germania alla Francia, dall’Inghilterra all’Italia, l’onda del malcontento e della protesta cresce e potrebbe travolgere una classe politica inetta e asservita. Anche se chiamarla “classe politica” e’ improprio, trattandosi in realta’ di imbonitori e propagandisti manovrati da un’elite sovranazionale. @LauraRuHK

https://t.me/contrinform/605

Mentre nella democraticissima Ucraina, per la cui democrazia ci stiamo svenando e per giunta annientando il futuro dei nostri figli e nipoti

Una cosa è certa: ci faremo tutti molto molto male, ma qualcuno se ne farà di più. Molto di più. Quando il  Terzo Reich è ignominiosamente crollato, parecchi di quelli che con fede religiosa avevano creduto nella sua incrollabilità e nella sua possibilità di vincere, si sono suicidati: non mi dispiacerebbe se un po’ dei nazisti di casa nostra ne seguissero l’esempio (è noto che le situazioni eccezionali tirano fuori da qualcuno il meglio e da qualcuno il peggio: io per oggi ho deciso di lasciar sgorgare il peggio: è una questione di salutare equilibrio psicofisico).

POST SCRIPTUM molto OT, ma lo devo mettere: in almeno una cosa gli inglesi sono di sicuro infinitamente superiori a noi: non applaudono i cadaveri

barbara

PARTIAMO DA DARYA DUGINA

Da quando è iniziata la guerra russa (giusto chiarire, perché la guerra ucraina è iniziata otto anni e mezzo fa, nel silenzio quasi generale del mondo), sentiamo parlare di Aleksandr Dugin come dell’ideologo di Putin: ecco, se qualcuno si immagina che Putin possa avere un ideologo che gli suggerisca cosa e come fare e soprattutto lo suggestioni con le proprie idee, non ha capito un cazzo di Putin, né di nessun’altra cosa al mondo. E passo ad alcuni articoli che rappresentano piuttosto bene il mio pensiero.

Andrea Cecconi

L’assassinio, probabilmente, da parte dei servizi segreti ucraini della giovane giornalista figlia del filosofo russo Aleksandr Dugin segna per sempre una macchia indelebile sul conflitto ucraino, questo orribile delitto ci obbliga ad una profonda riflessione.
Questo vero e proprio atto di terrorismo ci ripropone fatti di cronaca vissuti nel periodo fascista e nazista dove i sicari del governo venivano incaricati di eliminare personaggi scomodi anche se residenti all’estero.
Il clima antirusso scatenato da tutti i governanti europei, fatta eccezioni degli ungheresi e da pochi altri, sta alimentando questo terribile clima razzista.
La popolazione russa residente fuori dai propri confini sta subendo forti discriminazioni, sono stati congelati conti correnti, sequestrati beni, case, navi, si è impedito di viaggiare bloccando visti, sono avvenute espulsioni a pacifici e innocui turisti e viaggiatori.
Il governo italiano è responsabile di aver contribuito con queste nuove “leggi razziali” alla vergogna, al clima di odio, che ci riporta indietro nel tempo a rivivere incredibili momenti bui, che violano la carta costituzionale fondamento dei principi repubblicani.
I rifugiati ucraini in Italia sono circa 100 mila, è urgentissimo scoprire se fra di loro ci siano infiltrati dei servizi segreti del loro paese che potrebbero compiere crimini, dobbiamo assolutamente proteggere i cittadini russi che vivono in Italia.
Mi dissocio totalmente dal governo italiano per aver creato queste vergognose leggi e rinnovo la mia grande amicizia e fratellanza al popolo russo, per le sue tradizioni, per la sua cultura, per le opere d’arte che i suoi grandi artisti hanno donato all’intera umanità.
Vigliacchi! Ignobili! Governanti.
Vergogna! Vergogna! Vergogna!
Il popolo italiano si è sempre distinto per la solidarietà, l’accoglienza, per la fratellanza e fraternità fra i popoli, questi politici non ci rappresentano, cacciamoli via, chi voterà i vecchi partiti sarà responsabile di questo razzismo strisciante, non potrà più essere denominato “un italiano” ma un servo della macchina diabolica della guerra che semina paura, sdogana comportamenti di rancore che poi viene trasmesso alle nuove generazioni.
Non un solo politico italiano questa mattina ha espresso cordoglio e ha condannato questo grave atto criminale, viscidi luridi burocrati italiani non siete degni di occupare i banchi del parlamento dove erano seduti i padri fondatori della nostra Repubblica.

“Fintanto che ciascun uomo non sarà diventato veramente fratello del suo prossimo, la fratellanza non avrà inizio. Nessuna scienza e nessun interesse comune potrà indurre gli uomini a dividere equamente proprietà e diritti. Qualunque cosa sarà sempre troppo poco per ognuno e tutti si lamenteranno, si invidieranno e si ammazzeranno l’un l’altro.”
(Fëdor Dostoevskij)

Paolo Di Ruzza

Lucida analisi dell’amica H(S)V:

“I russi hanno l’ennesima conferma che non hanno scelta, devono vincere e annientare l’élite occidentale. Altrimenti saranno a loro volta annientati.
Leggo di possibili rappresaglie russe al terribile attentato terroristico avvenuto ieri a Mosca nel quale ha perso la vita la figlia di Alexandr Dugin che (erroneamente) viene definito “l’ideologo di Putin”. Non ci sarà nessuna rappresaglia da parte russa, ci sarà solo l’aumento delle misure di sicurezza su tutta l’élite russa sia politica che militare che intellettuale e ovviamente sui loro familiari.
Questo ovviamente non significa che non cambierà nulla: i russi hanno l’ennesima conferma che non hanno scelta, devono vincere e annientare l’élite occidentale. Altrimenti saranno a loro volta annientati. E allora cosa faranno? Continueranno a fare quello che stanno facendo, una lentissima guerra di conquista del Donbass palmo a palmo. Continueranno a piccarsi di rispettare i contratti per le forniture del gas sin nel minimo dettaglio e quindi il 30 Agosto staccheranno l’ultima turbina che alimenta il gasdotto NorthStream1 e faranno la loro manutenzione: se troveranno anche la più piccola imperfezione (come da protocollo Siemens) non riattaccheranno la turbina e la Germania rimarrà del tutto senza gas. Poi attenderanno che i gasdotti passanti per l’Ucraina siano spillati dagli ucraini che hanno la necessità di riscaldarsi; a quel punto denunceranno “i furti di gas” e chiuderanno anche questi gasdotti (che alimentano anche l’Italia). Il gas, già a prezzi impossibili, a quel punto schizzerà ancora di più alle stelle facendo collassare il nostro sistema produttivo.
A cosa serve ai russi bombardare il distretto delle ceramiche di Sassuolo, dell’acciaio di Brescia, l’acciaieria di Taranto e via discorrendo…se sono tutti siti produttivi già ampiamente fuori mercato e al limite della chiusura? A niente…sono già siti dismessi, come si sta dismettendo tutto il nostro tessuto produttivo, basta vedere le migliaia di bollette che dall’esercente del bar al piccolo industriale stanno postando sui social.
I russi per questo vile attentato di stampo mafio-nato saranno ancora più risoluti a lasciare che il loro più grande alleato – il Generale Inverno – faccia la sua parte.”

Fabio Federico Secondo

In Ucraina esiste un sito governativo nel quale sono schedati i “nemici della nazione”, personalità di tutto il mondo -militanti, giornalisti, politici, artisti- che hanno osato mettere in discussione l’operato del governo ucraino, da Maidan in poi.
ANDREA ROCCHELLI, reporter italiano, era su Myrotvorets.
DARJA DUGIN, filosofa e giornalista, era su Myrotvorets.
GIORGIO BIANCHI, giornalista italiano, è su Myrotvorets.
《LIQUIDATI》, è la dicitura apparsa sul sito quando Andrea Rocchelli e Darja Dugin sono stati ammazzati.
Il governo di un Paese europeo che riceve finanziamenti e considerazione dalla UE addita cittadini italiani come personalità da colpire e quando vengono uccisi li “liquida” come problema risolto e i governi italiano e della UE tacciono?
Nella lista nomi, cognomi e dettagli personali di professionisti che non si sono macchiati di alcun reato, dalle vite irreprensibili, esposti al rischio di essere ammazzati per istigazione dei nazionalisti ucraini.

E mettiamoci anche il papa.

Ucraina – Pochi dicono la verità (e anche il Papa viene censurato)

Papa Francesco ha definito la morte della figlia Daria del “filosofo eurasiatico” Alexander Dugin “un esempio della follia della guerra”, riferisce RIA Novosti . Il Papa ha chiesto misure concrete per porre fine al conflitto e scongiurare la minaccia di una catastrofe nucleare a Zaporozhye. “Conservo nel mio cuore i prigionieri, soprattutto quelli che si trovano in condizioni difficili, e chiedo alle autorità responsabili di adoperarsi per la loro liberazione”, ha aggiunto Francesco.
L’ambasciatore ucraino in Vaticano Andriy Yurash ha espresso il suo disappunto per i commenti di papa Francesco sulla morte di Daria Dugina. “Penso alla povera ragazza che è stata fatta saltare in aria da una bomba sotto un sedile di un’auto a Mosca. Gli innocenti pagano per la guerra. E quelli che fanno soldi con la guerra e con il commercio di armi sono criminali”, ha detto il Papa durante l’udienza.
Questo è un esempio plastico di come ormai oggi l’Ucraina possa dare giudizi su ogni cosa e verso chiunque. La sua versione dei fatti sarà avvallata anche quando palesemente falsa e giustifica il puro banditismo.
Infatti, il Papa dicendo che Daria Dugina è una innocente che ha pagato ingiustamente, ha detto la sacrosanta verità. Mentre la reazione dell’ambasciatore ucraino dimostra una connivenza, almeno morale, con il crimine.
È chiaro che non si tratta solo di Daria Dugina. Possiamo notare che nell’intero corso della guerra, qualsiasi azione della parte ucraina è giustificata, anche se lontana dagli ‘standard occidentali’.
È altrettanto chiaro che finché sarà SOLO il Papa a dire la verità sulla guerra in corso (seppure in maniera saltuaria ma non per questo meno incisiva), non cambierà granché nella deriva in corso che non è solo dal lato militare ma anche antropologico e spirituale.
Sarebbe interessante sapere:

  • Cosa pensano i giornalisti occidentali dell’uso mirato delle loro armi contro i civili, come i colpi di Himars su obiettivi non militari o la disseminazione di mine antiuomo nelle città di Donetsk in Donbass e Belgorod in Russia??
  • Perché le organizzazioni occidentali per i diritti umani tacciono e non se ne accorgono?
  • Perché si giustificano azioni ingiustificabili e sanzionate dalle leggi internazionali?

È come se la leadership ucraina conoscesse solo la storia del 24 febbraio, quella dell’invasione. Mentre nel silenzio colpevole dell’occidente, finge di non sapere che nelle guerre ci sono regole anche per la parte aggredita, regole che Kiev calpesta abbondantemente (vedi ad esempio qui).
In altri termini, il fatto che l’ONU abbia riconosciuto che l’Ucraina è stata aggredita dalla Russia, non solleva affatto Kiev dai suoi obblighi militari ed umanitari.  Il riconoscimento internazionale non cancella le proprie responsabilità odierne e passate, che sono tante e gravissime. Questo il Papa ha detto ed il frastuono della risposta dell’ambasciatore ucraino alla Santa Sede, non trasformerà una menzogna in verità.
Patrizio Ricci, VPNews, qui.

E ora guardiamo e ascoltiamo lei in persona. Eccola

(E non parlerò di quelli che “lei comunque la pensava come suo padre” per cui bisogna festeggiare il fatto che l’abbiano fatta fuori, perché mi viene troppo da vomitare)
Nel frattempo le armi americane continuano a distruggere e uccidere

e Liz Truss, probabile futuro primo ministro inglese, si dichiara pronta a usare le armi nucleari:

chissà se le hanno detto che di quei giocattolini Putin ne ha 37,7 volte più di lei e che la Russia è grande 81,68 volte l’Inghilterra, vale a dire che ha uno svantaggio di 3079,336 volte. Brutta cosa non saper fare i conti e in più essere una testa di cazzo.
E restando in tema di confronti

Per non parlare di quello che c’è adesso. E un’altra cosa interessante da guardare:

https://t.me/letteradamosca/8103

Com’era quella delle selvagge aspirazioni espansionistiche della Russia?

barbara

DONBASS, A CHE PUNTO SIAMO

Si continua a sparare e bombardare, come possiamo sentire; vi risparmio le ore di video disponibili con analoghe documentazioni, e passo invece a mostrarvi Mariupol, a due mesi dalla resa dei nazisti, tutta un fermento di vita e di ricostruzione – e stendiamo un velo pietoso sulla barzelletta dell’Italia che aveva anch’essa promesso di ricostruire, ma solo a condizione che l’area tornasse sotto sovranità ucraina, con buona pace del diritto di autodeterminazione, in particolare dei popoli massacrati.

Proseguo con un appello dei giovani di Donetsk

E con la commemorazione dei bambini vittime dei nazisti ucraini.

A Donetsk si celebra il ricordo dei bambini morti nella guerra del Donbass

Il 27 luglio a Donetsk si è tenuta per la prima volta la “Giornata del ricordo dei bambini vittime della guerra in Donbass”. Questa data verrà commemorata ogni anno.
La data non è occasionale, ricorda quando il 27 luglio del 2014 un improvviso bombardamento sulla città di Gorlovka dilaniò i corpi di una giovane mamma Cristina che teneva tra le braccia la figlioletta Kira mentre passeggiavano al parco. 
Le foto che allora circolarono (ancora visibili sul web), mostrano i due corpi scomposti nell’erba, anneriti e dilaniati da questa morte atroce. Iniziarono subito ad attribuire a Cristina la definizione di “Madonna di Gorlovka”: una “Pietà”, per il materno istinto nel difendere dalla morte la propria creatura con le braccia. Gli autori di questo mostruoso crimine rimangono impuniti.

prima
dopo

Nella giornata, davanti al monumento “Alleya Angelov”, il “Viale degli Angeli” situato nel parco centrale di Donetsk, sono stati posti giocattoli e fiori. Il monumento che consiste in una lastra di marmo dove sono incisi i nomi di tutte le piccole vittime è sempre circondato da fiori, peluche e piccoli giocattoli. 
Nella tarda mattinata il Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare di Donetsk Natalia Nikonorova, ha diretto una conferenza dedicata al ricordo di questi bambini, i relatori, numerosi, erano in presenza, ma anche in modalità on-line. I boati delle esplosioni che si udivano, seppur all’interno dell’edificio, non hanno intimidito i presenti e sono diventati il “sottofono” acustico di questo evento.
In serata nel parco centrale di Donetsk con un raggio laser proiettato su un palazzo adiacente è stata raffigurata la tragedia di questi bambini, sono stati mostrati tutti i loro nomi.. Veramente un momento toccante: ogni nome – una giovane vittima innocente stroncata.
Nel corso della giornata, a Gorlovka, era poi prevista l’installazione di un monumento metallico dedicato alla “Madonna di Gorlovka”. La scultura, opera di Viktor Mikhalev, un fabbro di Donetsk, è stata realizzata usando come materiale i frammenti metallici delle bombe, dei missili che cadono sulla città.
Purtroppo i combattimenti in corso nei pressi di Gorlovka hanno reso impossibile, per ragioni di sicurezza, l’installazione e l’inaugurazione del monumento.
Dal 2014, sotto le bombe ucraine hanno perso la vita 130 bambini e 512 sono rimasti feriti. Crimini impuniti che chiedono giustizia davanti agli uomini e davanti a Dio. Forse gli autori di questi crimini saranno processati, o forse no! In ogni caso, non potranno sottrarsi al giudizio di Dio. 
L’Occidente continua a non sentire, a non vedere e non ha il coraggio di parlare e denunciare questi crimini. 
Questa, senza dubbio, è una grande vergogna, ma la vergogna ancor più grande sta nel fatto che l’Occidente continua a rifornire di armi il regime di Kiev, armi con le quali l’esercito ucraino colpisce il territorio del Donbass e commette questi crimini.
Ogni giorno sulla città di Donetsk in maniera assolutamente indiscriminata cadono le bombe, nessuno sa prevedere né dove, né quando.. Ma, nonostante queste condizioni di terrore e di pericolo costante la vita scorre e assume una sorta di “normalità”.
Non si contano i boati che si sentono più o meno distanti.. Nei giardinetti tra i palazzi i bambini si ritrovano e giocano normalmente e nemmeno pare ci facciano più caso.. Egor cinque anni (mentre ero ospite della sua famiglia) ogni volta che sente il boato di un’esplosione sorride e dice, “dalekò” (“è lontano”) come per tranquillizzare tutti i presenti. Questa è la normalità di Donetsk!
Ma qual è il senso di questi bombardamenti indiscriminati? Di fatto vengono solo colpite persone e infrastrutture civili!
Di cosa possono essere colpevoli i bambini del Donbass agli occhi di Kiev? Un bambino non rappresenta mai una minaccia e nemmeno un obbiettivo militare!
Perché a questi bambini viene negato il diritto ad un’infanzia normale, il diritto alla felicità, il diritto ad avere un futuro, semplicemente il diritto di vivere? 
L’Occidente sempre pronto a denunciare la violazione di qualsiasi diritto per tutti, semplicemente, davanti a questi crimini si gira dall’altra parte.
Il silenzio dell’Occidente diventa complice e uccide una volta di più questi bambini: la prima dalle bombe ucraine, la seconda dai media mainstream che non parlandone, ne insabbiano la morte, quindi la memoria.
Siamo davanti alla perdita dei più basilari principi morali. C’è realmente da chiedersi quali elementi di degrado e di perversione abbiano mai potuto portare così in basso l’Occidente che, al contrario, ama pomposamente definirsi la culla dei diritti, della democrazia, della libertà! 
Nonostante tutto Donetsk è sempre in piedi e va avanti. In questi otto anni di guerra la popolazione del Donbass si è temprata a ogni sofferenza, a ogni sacrificio ed è determinata a raggiungere il proprio obiettivo: vivere in pace, costruire la propria vita e il proprio futuro sulla propria terra. 
Eliseo Bertolasi, qui.

E voi, assassini, continuate a mandare armi per continuare a uccidere innocenti, e vi vantate nei parlamenti e sui social delle vostre mani grondanti di sangue – che possa ricadere tutto su di voi, maledetti.

barbara

HAI DETTO 24 FEBBRAIO?

Ti sbagli, c’è un errore. O meglio: c’è un gigantesco imbroglio.

UCRAINA – Ecco (dai rapporti OSCE) cosa è successo al 16 febbraio 2022 (una settimana prima dell’invasione russa)

Fonte: Missione speciale di monitoraggio dell’OSCE in Ucraina

Riporto di seguito dalla pubblicazione di geopolitica Kanekoa, un interessante articolo corredato dalla documentazione OSCE in Donbass, che testimonia come “l’Ucraina ha iniziato a bombardare il popolo di lingua russa del Donbas il 16 febbraio 2022, mentre Joe Biden è andato in televisione e ha detto al popolo americano che la Russia stava per invadere l’Ucraina”.

A mio avviso, è impossibile non ravvisare in tutto questo se non una deliberata intenzione di innalzare il livello di confronto e far precipitare una situazione già deteriorata.
Ma ecco l’articolo in questiono tradotto in italiano, nelle sue parti più significative:
La missione di osservatore dell’OSCE fornisce mappe nei rapporti giornalieri che documentano l’ubicazione delle violazioni del cessate il fuoco e delle esplosioni lungo la linea di contatto tra l’esercito ucraino e le repubbliche del Donbas.
Queste mappe mostrano chiaramente che l’Ucraina ha iniziato attacchi di artiglieria contro le repubbliche del Donbas il 16 febbraio 2022.
In altre parole, l’Ucraina ha iniziato a bombardare le repubbliche indipendenti di Donetsk e Luhansk nove giorni prima che la Russia annunciasse la sua “operazione militare speciale” in Ucraina.
Mentre i media corporativi occidentali sono rimasti completamente in silenzio, le esplosioni documentate dall’OSCE sono aumentate da 76 il 15 febbraio, a 316 il 16 febbraio, a 654 il 17 febbraio ea 1.413 il 18 febbraio.
Se si osservano attentamente le mappe quotidiane di queste esplosioni [cliccare sull’immagine per ingrandire], è chiaro che la stragrande maggioranza delle esplosioni si è verificata sul lato separatista russo della linea del cessate il fuoco.

14 febbraio : 174 violazioni del cessate il fuoco, 41 esplosioni
15 febbraio : 153 violazioni del cessate il fuoco, 76 esplosioni
16 febbraio : 509 violazioni del cessate il fuoco, 316 esplosioni
17 febbraio : 870 violazioni del cessate il fuoco, 654 esplosioni
18 febbraio : 1.566 violazioni del cessate il fuoco, 1.413 esplosioni
19-20 febbraio : 3.231 violazioni del cessate il fuoco, 2.026 esplosioni
21 febbraio : 1.927 violazioni del cessate il fuoco, 1.481 esplosioni
21 febbraio : la Russia riconosce l’indipendenza di Donetsk e Luhansk
22 febbraio : 1.710 violazioni del cessate il fuoco, 1.420 esplosioni
24 febbraio: la Russia lancia “operazione militare speciale” [o invasione che dir si voglia].

Jacques Baud, un ex analista dell’intelligence della NATO, ha scritto sui rapporti dell’OSCE: “Il 17 febbraio, il presidente Joe Biden  ha annunciato  che la Russia avrebbe attaccato l’Ucraina nei prossimi giorni. Come ha fatto a saperlo? È un mistero. Ma dal 16, i bombardamenti di artiglieria contro la popolazione del Donbas sono aumentati drammaticamente, come mostrano i rapporti quotidiani degli osservatori dell’OSCE”.
Mentre i media occidentali hanno trascorso l’ultimo anno a riferire sull’accumulo di truppe russe al confine ucraino, non hanno informato il pubblico sul fatto che l’Ucraina ha accumulato “metà del suo esercito o 125.000 soldati ” lungo la zona di conflitto del Donbas durante lo stesso periodo di tempo.
L’Ucraina ha iniziato a riposizionare le sue forze lungo il Donbas già il 24 marzo 2021, quando Volodymyr Zelensky  ha emesso un decreto  per la  riconquista della Crimea e ha iniziato a dispiegare le sue forze nel sud del paese.
È improbabile che Zelensky faccia un decreto così aggressivo senza prima aver ricevuto l’approvazione degli Stati Uniti e della NATO.
Nell’aprile 2021, il governo ucraino ha annunciato pubblicamente che avrebbe cercato armi nucleari se non avesse ottenuto l’adesione alla NATO.
Ciò significava inoltre che l’Ucraina intendeva attraversare la linea di Vladimir Putin nella sabbia unendosi alla NATO o piazzando armi nucleari alle porte della Russia.
Nello stesso mese, il ministro della Difesa russo Sergey Shoygu ha accusato gli Stati Uniti e la NATO di spostare truppe ai confini della Russia.
“In Polonia e negli stati baltici, le forze statunitensi vengono rafforzate … l’intensità della ricognizione aerea è stata raddoppiata rispetto allo scorso anno e l’intensità della ricognizione navale è aumentata di una volta e mezza”, ha affermato.
Il ministro ha accusato gli Usa ei suoi alleati di svolgere attività militari attive “con un chiaro orientamento anti-russo”.
“Nella primavera di quest’anno, le forze armate congiunte della NATO hanno iniziato la più grande esercitazione degli ultimi 30 anni, Defender Europe 2021”, ha affermato.
Mentre entrambe le parti accusano l’altra parte di essere l’aggressore, le mappe dell’OSCE mostrano chiaramente che la parte ucraina, sostenuta dagli Stati Uniti e dalle forze della NATO, ha iniziato a bombardare la parte russa il 16 febbraio 2022.
Questo bombardamento è corroborato dal videogiornalismo sul campo di un giornalista indipendente di nome Patrick Lancaster (vedi qui: https://youtu.be/icgYDrUfpmQ ) che ha intervistato i civili nella zona di guerra dell’Ucraina orientale negli ultimi otto anni. (…)
L’Ucraina ha iniziato a bombardare il popolo di lingua russa del Donbas il 16 febbraio 2022, mentre Joe Biden è andato in televisione e ha detto al popolo americano che la Russia stava per invadere l’Ucraina.

(Tutto l’articolo è reperibile per intero qui: https://kanekoa.substack.com/p/osce-reports-reveal-ukraine-started )

Altri video:

https://youtu.be/cFl2IDsHsYk
https://youtu.be/aSimLXmcmWw

Patrizio Ricci, qui, con mappe e grafici.

E, come infinite volte documentato in questo blog, continuano, continuano, continuano…

“Proteggete la vita dei bambini del Donbass”: giornalista tedesca esorta gli europei a protestare contro l’invio di armi all’Ucraina
La giornalista freelance tedesca Alina Lipp, che vive nella città di Donetsk da oltre un anno e mezzo, ha esortato gli europei a opporsi all’invio di armi all’Ucraina da parte dell’Occidente, con le quali i civili del Donbass vengono uccisi “ogni giorno”.
“Perché l’Occidente invia armi qui? Perché finanzia queste uccisioni di civili?”, ha chiesto Lipp. “Popoli d’Europa! Per favore, esprimetevi contro l’invio di queste armi. Proteggete le vite dei bambini nel Donbass”, ha esortato.
Lipp, che sta affrontando un’indagine penale nel suo Paese per il suo “sostegno” alla “guerra aggressiva illegale” di Mosca contro Kiev, ha anche denunciato che i bombardamenti ucraini colpiscono i civili. “Qui siamo sotto tiro ogni giorno. I civili vengono uccisi ogni giorno”, ha detto. “E i bombardamenti non sono affatto diretti verso obiettivi militari”. 

L’appello della giornalista tedesca dal Donbass arriva proprio nella giornata in cui il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, ha nuovamente ripetuto la colossale bugia che le armi inviate al regime di Kiev servono all’Ucraina per difendersi dall’aggressione russa. 
Le armi inviate a Kiev provocano ulteriori morti, spargimento di sangue, distruzioni, vittime civili. L’Ucraina continua a bombardare, come da otto anni a questa parte, le popolazioni civili residenti nel Donbass. 
La Redazione de l’AntiDiplomatico, 20 Luglio 2022 12:32, qui.

Poi ci sono i coglioni di casa nostra in grande festa perché “l’Ucraina è in grande riscossa ed è riuscita a fermare i russi”: ecco, no, non è esattamente questo che sta succedendo. E lo sapreste anche voi se non foste così coglioni da castrarvi tutto ciò che viene dalla Russia, dalle informazioni alle dichiarazioni perché siete troppo vigliacchi per avere il coraggio di guardare in faccia la realtà.

La guerra per procura ha trasformato l’Ucraina in uno Stato fantoccio

Le forze della Nato sono ben presenti in Ucraina e stanno supportando attivamente, anche se nel segreto, l’esercito di Kiev. Così un articolo del New York Times, che dettaglia come nel territorio ucraino vi siano “soldati delle forze speciali e personale dell’intelligence” anche se lavorano “non in uniforme e molti di essi operano sotto varie coperture, tra le quali affiliazioni, a volte vaghe, con ambasciate straniere e ONG”.
Questa la sintesi dell’articolo del NYT commentato da Philip Giraldi in una nota per il Ron Paul Institute (titolo: “La guerra segreta di Biden in Ucraina“), nella quale si legga: “Sempre secondo il Times, anche se gli Usa e altri Stati della Nato non ammettono la presenza dei loro soldati paramilitari in ruoli operativi in ​​Ucraina, la Russia e altri servizi di intelligence nel mondo ne sono consapevoli”.
Insomma, il segreto di Pulcinella, che Giraldi commenta con le parole del tenente colonnello in pensione Karen Kwiatkowski, ex analista del Dipartimento della Difesa Usa: il dispiegamento di agenti e soldati non in uniforme, che possono essere disconosciuti in qualsiasi momento, “indica che siamo nelle fasi iniziali di una lunga guerra sostenuta dagli Stati Uniti, inoltre [tale presenza straniera, ndr] è utile per manipolare la politica a lungo termine del paese bersaglio”, cioè a fare dell’Ucraina uno Stato fantoccio.
“Questo è il futuro che gli ‘strateghi’ neoconservatori di Washington e i loro alleati britannici ed europei immaginano per l’Ucraina. Piuttosto che lavorare per una conclusione negoziata, con un nuovo ruolo per l’Ucraina come paese neutrale e produttivo, indipendente dalle influenze politiche, russe e statunitensi, il governo degli Stati Uniti e la CIA [e la Gran Bretagna, ndrvedono l’Ucraina come una satrapia tanto sacrificabile quanto utile per la loro sfida contro la Federazione Russa“.
“L’ex analista della CIA Larry Johnson – continua Giraldi – parla di tale attività in termini duri, aggiungendo che la CIA non ha vinto una guerra semi-clandestina contro forze ribelli in quarant’anni. Inoltre, osserva che l’Ucraina è diventato il terminale di una guerra per procura [cioè non è più uno Stato indipendente, particolare sul quale c’è molto da riflettere… ndr]. L’Occidente sta cercando di distruggere la Russia… è così semplice. E un conto è se la Russia fosse il regime più malvagio, oppressivo e autoritario del mondo. Ciò non è nemmeno vicino alla realtà, anche se l’Occidente continua a cercare di descrivere la Russia in questo modo. Il fatto è che l’Occidente vuole le risorse della Russia e intende controllarla”. Ma non accadrà, conclude l’analista CIA.

Questa la conclusione dell’articolo di Giraldi, che poi si interpella sul perché il NYT abbia pubblicato un articolo tanto sorprendente e perché l’abbia fatto in questo momento: “Finora i media mainstream hanno avuto il ruolo di cheerleader del sostegno aggressivo degli Stati Uniti all’Ucraina e a Zelensky, ma adesso iniziano a fare un passo indietro, così come è avvenuto anche per il Washington Post e altri mezzi di comunicazione. Forse si stanno convincendo che il gioco di Washington e dai suoi alleati europei difficilmente avrà successo senza che le loro economie paghino un caro prezzo”.
Larry Johnson la mette così: “Penso che lo scopo di questo articolo […] sia solo quello di gettare le basi per spiegare perché non possiamo né dobbiamo inviare personale militare statunitense o agenti della CIA in Ucraina; perché […] sta diventando troppo rischioso a causa del successo della Russia sul campo di battaglia”. Si potrebbe anche aggiungere che è anche molto pericoloso. Un passo falso o una false flag intenzionale di una delle parti potrebbe facilmente trasformare il conflitto in guerra nucleare”.
Concludiamo con due osservazioni ironiche, ché l’ironia aiuta a stemperare la tragedia della guerra. La prima riguarda un articolo del Wall Street Journal che lamenta come gli ucraini abbiano scoperto che maneggiare le armi Nato è più complicato di quanto immaginavano e il loro utilizzo presenta tante criticità, a iniziare dalla mancanza di pezzi di ricambio e di munizioni.
Insomma, sono davvero tanti i problemi logistici, che i più interessati al tema possono leggere nell’articolo citato, il cui titolo appare più che significativo:  “L’Ucraina affronta diverse difficoltà nel portare le armi occidentali in prima linea“.
L’altra osservazione riguarda le dichiarazioni rese ieri da Zelensky, il quale, nonostante la perdita di territori e le tante difficoltà, ha rilanciato con forza la magia delle armi Nato. Tali armamenti, ha detto, stanno iniziando a fare la “differenza” sul campo di battaglia, aggiungendo soddisfatto: “Siamo riusciti a stabilizzare la situazione” (Ansa).
Ripresa con enfasi da tutti i media d’Occidente, la versione di Zelensky serve a rilanciare la propaganda e, ovviamente, ad allontanare la diplomazia, non necessaria dal momento che è arrivato il momento della riscossa.
Peccato che solo pochi giorni fa, dopo aver annunciato il successo della campagna russa nella regione di Lugansk, ormai sotto il controllo russo, Putin abbia dichiarato una pausa delle operazioni per i militari impegnati in tale regione, per ripristinare la macchina bellica e concedere loro un po’ di riposo (BBC). Essendo le forze russe concentrate in tale regione, è ovvio che ciò determina un forte rallentamento della campagna anche altrove.
Insomma, Zelensky si è rivenduto questa pausa come un successo del suo esercito e delle magiche armi Nato.
La propaganda è parte essenziale della guerra, e ci sta che il presidente ucraino ne usi e abusi. Ma se la propaganda prende il posto della realtà e diventa la base sulla quale prendere decisioni cruciali, come aprire un negoziato o meno, il disastro è assicurato. Purtroppo, è il caso ucraino.

E c’è chi si scandalizza e inorridisce per le dichiarazioni di Putin che “non ci fermeremo al Donbass”. Ma veramente vi sempre così strano? Veramente vi sembra così scandaloso? Se l’obiettivo del comico e dei suoi pupari fosse quello di riprendersi il Donbass sarebbe perfettamente ovvio che quello della Russia fosse di tenerlo, come era all’inizio, ma essendo l’obiettivo dichiarato della controparte quello di sconfiggere e disintegrare la Russia, mi pare perfettamente logico che la Russia provveda a ricalibrare il tiro: solo dei ritardati in malafede possono non vederne la logica. E, soprattutto, i responsabili.
E a questo punto direi che ci sta più che bene un bell’inno sulla Piazza Rossa (Krasnaja Plosciad: quella che mi sono distratta e sono scesa dalla metropolitana una fermata prima e mi sono persa, che avventura ragazzi!)

barbara

MA COME POTETE STARE DALLA PARTE DELLA RUSSIA?!

A voi, proprio non è ancora suonato un campanello d’allarme? Due domandine non ve le volete porre?

Ucraina: Tass, notte di attacchi forze Kiev su Donetsk

‘Solo ieri una cinquantina di violazioni della tregua a Lugansk’

(ANSA) – ROMA, 20 FEB – Le truppe ucraine hanno continuano a bombardare per tutta la notte il territorio della Repubblica popolare di Donetsk (DPR) inclusa la città principale dell’autoproclamata repubblica: lo afferma, riferisce la Tass, la missione della DPR presso il Centro congiunto per il controllo e il coordinamento (JCCC).
Gli attacchi sono iniziati alle 2.16 ora di Mosca (0,16 in Italia) e hanno preso di mira l’insediamento di Staromikhailovka, alla periferia occidentale di Donetsk, ed è stato il sesto bombardamento nell’area dalla mezzanotte russa.
Colpiti anche gli insediamenti di Zaytsevo Yuzhnoye e Spartak, bersagli di colpi di mortaio.
Dopo le 3 ora di Mosca, secondo la missione, ci sarebbero stati altri sei bombardamenti, e altri due attacchi avrebbero colpito Dokuchayevsk e Yelenkovka alle 4.25 e alle 4.37 ora locale.
Ieri l’altra repubblica separatista, quella di Lugansk, avrebbe subito una cinquantina di attacchi da parte delle truppe di Kiev in violazione del cessate il fuoco, secondo la missione locale presso il Centro congiunto per il controllo e il coordinamento (JCCC). Gli attacchi hanno preso di mira – riferisce la Tass – 27 aree residenziali. (ANSA, qui).

RUSSIA UKRAINE DONETSK EVACUATION

20 febbraio: non stavano rispondendo ad attacchi russi, non stavano reagendo all’«invasione» russa: stavano bombardando i civili del Donbass, come stavano facendo da otto anni, con attacchi che, come da più parti testimoniato e documentato, negli ultimi giorni si erano ulteriormente e fortemente intensificati in preparazione dell’attacco finale. Quello che Putin, con il suo provvidenziale (anche se in ritardo di otto anni) intervento ha sventato. Qui un’altra documentazione:

E veniamo a oggi.

Il massacro di Kherson

Ieri le forze armate ucraine hanno lanciato un attacco missilistico sul deposito di nitrato di potassio (fertilizzante) di Novaya Kakhovka, nel distretto di Kherson.
A causa del carattere altamente infiammabile del prodotto, l’esplosione è stata catastrofica.
Gli edifici circostanti sono stati rasi al suolo nel raggio di trecento metri e danneggiati nel raggio di due chilometri (edifici residenziali, tra cui un ospedale). Il numero dei morti (tutti civili) è imprecisato, visto che si è appena iniziato a scavare sotto le macerie.
Siccome non guardo più i telegiornali non ho idea di quale eco riceverà un fatto del genere, se ne avrà.
Ad occhio e croce è il più grave attacco esplicitamente diretto su un’area civile nel corso della guerra ad oggi (e ce ne sono stati già molti).
Beninteso, il fatto che formalmente la Russia miri sempre ad obiettivi militari non significa affatto che i “danni collaterali” in forma di vite civili siano meno morte per questo, o che i loro cari le piangano di meno.
La Russia ha rinunciato oramai a cercare di vincere la battaglia sul piano del soft power mediatico in occidente, in quanto si dà per scontato che le notizie non arriveranno o arriveranno manipolate. SI ritiene che questa come altre notizie relative a bombardamenti ucraini mirati alle popolazioni civili (i bombardamenti su Donetsk sono quasi quotidiani) o non passerà o passerà in modo distorto.
Tuttavia, come si vede frequentando qualcuno dei canali russi ancora accessibili, queste notizie circolano eccome in Russia e nell’Ucraina russa, e il livello di odio allo stato puro, di desiderio di vendetta, che viene così suscitato rimane completamente al di fuori dai radar occidentali.
E questo doppio registro intorno alle informazioni che arrivano alle rispettive popolazioni, come sempre accade in guerra, è il segreto di tutte le escalation, perché ciascuna parte si percepisce come vittimizzata.
Bugie e distorsioni (le nostre come quelle altrui) non sono crimini senza vittime, sono ciò che arma le mani che poi uccideranno.
Andrea Zhok, qui

Qualche ulteriore dettaglio trovato in rete:

Danni ricevuti: ospedale, mercatino e edifici residenziali. Le finestre sono volate via nel raggio di due chilometri.
Questo è stato dichiarato a Izvestia dal capo di Novaya Kakhovka, Vladimir Leontiev. Secondo lui, i magazzini con fertilizzanti minerali sono stati sparati usando MLRS HIMARS americana.

Qui il momento dell’esplosione

A proposito di esplosioni, vi ricordate quella spaventosa e catastrofica del porto di Beirut due anni fa (4 agosto 2020, per la precisione)? Ecco…

Di queste mastodontiche e pacchiane (palestinian-style) appropriazione di disastri altrui ne ho documentate a dozzine fin dal primo giorno di guerra, ma questa credo le superi tutte. Aspettiamoci prima o poi di veder pubblicate quelle famose immagini delle gigantesche fosse comuni di Bergen Belsen quando sono arrivati gli inglesi spacciate come opera dei russi: dalla spudoratezza di quella gente possiamo davvero aspettarci qualunque cosa. Sempre restando a questi giorni, ci sono queste documentazioni e queste testimonianze dei quotidiani e sistematici bombardamenti di civili ucraini russofoni da parte dell’esercito ucraino:

Ma i nodi delle gigantesche balle della NATO generosamente diffuse dai mass media di mezzo mondo, stanno ormai venendo al pettine.

Ucraina: la propaganda della Nato è alla corda

Gli obiettivi dichiarati dalla Russia nella sua invasione dell’Ucraina rimangono il cambio di regime a Kiev e la fine della sovranità ucraina in qualsiasi forma essa sopravviva all’attacco russo, nonostante le battute d’arresto dei militari russi e la retorica che allude a una riduzione degli obiettivi della guerra dopo tali sconfitte”. Questo sarebbe il significato delle dichiarazioni rese ieri dal segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev, secondo l’Institute for the Study of War, il think tank dal quale i media mainstream Usa, e a ricasco quelli europei, dipendono per le loro notizie e analisi di guerra.
La nota dell’ISW, fedele al suo obiettivo guerrafondaio, conclude così la sua analisi: “La dichiarazione di Patrushev aumenta notevolmente l’onere per coloro che suggeriscono che sia possibile un cessate il fuoco tramite compromesso o addirittura una pace basata su limitati guadagni territoriali russi, anche se fosse accettabile per l’Ucraina o desiderabile per l’Occidente (e non è questo il caso)”. Così, quindi, il think tank guidato dai noti guerrafondai neocon sotto la guida di Kimberly e Frederick Kagan, Bill Kristol e i loro compagni di merende.
In realtà, alla notizia della conquista di Severodonetsk, Putin ha dichiarato esplicitamente che l’obiettivo della campagna russa è il Donbass (AdnKronos), facendo seguire a tali parole il ritiro da Snake Island, la porta di Odessa, confermando con i fatti le parole.
Ma alla follia neocon non c’è limite, né si riscontra un limite, se non in via eccezionale, nella dipendenza dei media mainstream dalle loro direttive (a proposito di autoritarismi e democrazie).
Si può riscontrare tale dipendenza da un particolare: per mesi i media hanno accusato la Russia di bloccare il grano ucraino nei porti del Mar Nero (con riferimento specifico a quello di Odessa) e, in tal modo, di essere responsabili del dilagare della fame nel mondo.
Dopo il ritiro da Snake Island, cioè la liberazione del porto di Odessa, questo tema è stato semplicemente rimosso dalla narrazione, nulla importando che, nonostante lo sblocco della situazione, nessuna nave ucraina sia partita col suo carico di grano dal porto in questione per sfamare il mondo; né si hanno notizie di uno sminamento da parte degli ucraini delle acque antistanti, che loro stessi hanno disseminato di tali ordigni… Tant’è.
Intanto, la Russia annuncia che ha distrutto due batterie di lanciamissili HIMARS nella regione di Lugansk… La Nato aveva assicurato, tramite politici e media, che tali sistemi d’arma avrebbero ribaltato le sorti del conflitto (vedi ad esempio AdnKrons: “Lanciarazzi Himars in Ucraina: perché possono cambiare la guerra”).
E su tale assunto hanno fondato la necessità di continuare questa guerra che, se invece è persa, sarebbe inutile, anzi controproducente, proseguire (inutile strage, inutili le sofferenze globali causate delle sanzioni, sprecati i soldi dati alle industrie delle armi).
Ad oggi pare siano stati inviati in Ucraina una decina di HIMARS, otto americani e due britannici (almeno stando agli annunci, troppo spesso caotici). Ma alcuni di essi potrebbero non essere ancora arrivati o, se giunti, non ancora pervenuti al fronte, da cui la possibilità che siano distrutti prima ancora di essere usati in battaglia, come capita ad altri armamenti Nato,
D’altronde era ovvio immaginare che, se anche fossero stati risparmiati dal fuoco preventivo, una volta che fossero giunti destinazione e avessero iniziato a sparare venissero subito individuati, diventando così il target più rilevante per i missili russi.
Invano abbiamo cercato la notizia della distruzione di tali armamenti su fonti d’Occidente, essendo stata rilanciata solo dall’ignoto bulgarianmilitary.com.
Tale oblio può essere spiegato facilmente: non si tratta solo di un rovescio sul piano militare, ma del crollo dell’intera narrativa sulle magnifiche sorti e progressive di questa guerra per procura, che gli HIMARS hanno rilanciato.
Se vera la notizia (e tale sembra), c’è da inventarsi un’altra narrativa sulla vittoria ucraina, ma dopo mesi passati a contrabbandare quella legata all’invio dei magici lanciarazzi, è davvero arduo.
Così trattare col nemico resta l’unica via per evitare un’inutile ulteriore distruzione dell’Ucraina e che la frustrazione di neocon e compagni spinga la Nato a interventi più diretti e incisivi, cioè all’escalation. Non si tratta di essere pacifisti a oltranza, ma semplicemente realisti, come nel caso di Henry Kissinger*. (Qui)

*Tenendo però presente, come già ricordato, che Kissinger, come ha precisato il giorno successivo a quell’intervento, intende che il completo ritiro della Russia sia condizione preliminare al negoziato.

E vedo con piacere che sempre più gente sta aprendo gli occhi, sempre più gente ha smesso e sta smettendo di bersi come acqua fresca l’infame propaganda di regime. Certo, lo zoccolo duro, simile a coloro che fino alla fine e anche oltre la fine hanno continuato a credere alla bontà di Stalin e del regime sovietico, o a quella di Hitler e degli ideali nazisti, continueranno fino alla fine e oltre la fine a credere nel loro Messia, e quando saranno costretti a sbattere il naso contro il muro, ne daranno la colpa al muro, non al naso, però ad avere male sarà il naso, non il muro. A proposito,. probabilmente avrete visto in molti quell’oscena e orrida vignetta con Hitler e Stalin in veste di padre e madre che si chinano teneramente su Putin in veste di figlia (sì, con abiti e lineamenti da bambina: come dire che fa talmente schifo che deve per forza essere una femmina), per indicare che ha ereditato difetti e crimini di entrambi. E tutti sappiamo che agli oppositori di Putin capita a volte di sparire. Ecco…

Il governo ucraino ha organizzato l’eliminazione dei ‘collaborazionisti’

Ma Il metodo dell’eliminazione fisica degli oppositori non è iniziato con l’invasione russa.

Varie fonti rivelano – alcune con corredo fotografico – che in Ucraina sono in corso omicidi extragiudiziali ordinati dal governo centrale verso ucraini che nelle città occupate dalla Russia stanno collaborando alla gestione della vita pubblica, ma anche blogger e addirittura poeti che auspicano la pace, sono detenuti.

Nella città di Veliky Burluk, nella regione di Kharkiv, una squadra di killer ucraini hanno ucciso il capo dell’amministrazione militare-civile Yevgeny Yunakov con un’autobomba (https://t.me/rybar/35321).
Serhiy Bratchuk, portavoce dell’amministrazione militare regionale di Odessa, ha rivelato l’attentato. Successivamente, l’attentato è stato confermato dal deputato della Verkhovna Rada dell’European Solidarity Oleksiy Goncharenko.
Il vice capo della direzione principale del ministero degli Affari interni nella regione di Zaporozhye, Alexei Selivanov, ha affermato che è stato fatto un tentativo per eliminare il capo del distretto di Melitopol della regione di Zaporozhye, ma egli è uscito indenne dall’attentato.
In precedenza, il consigliere del ministro degli affari interni dell’Ucraina Anton Gerashchenko e altri alti funzionari delle autorità di Kiev hanno affermato che in Ucraina opera un servizio speciale, che si occupa degli omicidi di persone discutibili.
Gerashchenko, in una conversazione con la giornalista Natalia Vlashchenko, ha affermato che in Ucraina è stato creato un “Mossad ucraino”, un servizio speciale che opera nei territori occupati dalle forze armate della Federazione Russa e uccide militari e “traditori” russi senza processo o indagine: “Chi è morto nei territori occupati è opera delle nostre agenzie di intelligence . Gerashchenko ha anche minacciato altri leader, dicendo che “il sindaco di Balakliya è un traditore, il sindaco di Kupyansk è un traditore… Non potranno più vivere”.
Ricordo che l’esercito russo hanno appena arrestato i membri delle forze operative speciali dell’Ucraina Vitaliy Rostetsky e Oleksiy Bandera, che hanno ricevuto l’ordine di uccidere il capo dell’amministrazione statale regionale di Kherson Volodymyr Saldo e il suo vice Kirill Stremousov.“Per questo è stata acquistata un’auto usata, che avrebbe dovuto essere estratta e consegnata su ordinazione al momento giusto e nel posto giusto “, hanno detto i terroristi detenuti.
Ecco una cronaca degli atti terroristici del regime di Kiev nei territori liberati dalle Forze armate di RF:
01.03.2022 – Nella Regione di Lugansk controllata da Kiev, il sindaco di paese ucciso perché ha invitato a collaborare con la Russia. Anton Gerashchenko , consigliere del ministro degli Interni d’Ucraina, ha annunciato via social la morte di Vladimir Struk, sindaco di Kremennaya, paesino nella regione di Lugansk sotto il controllo ucraino. «In Ucraina c’è un traditore in meno. Nel 2014 ha sostenuto la “LNR” – scrive Gerashenko. (https://t.me/vn_rangeloni)
– Il 2 marzo 2022 è stato ucciso il sindaco della città di Kremennaya Vladimir Struk, che sosteneva la pace e il dialogo, è stato preso e giustiziato in modo dimostrativo, e prima sottoposto a tortura (https://t.me/radioradionotizie/431220 );
–  5 marzo – Denis Kireev un parlamentare e giornalista ucraino è stato ucciso da agenti della SBU, il servizio di sicurezza ucraino, durante un tentativo di arresto. Stava partecipando ai negoziati, ma era accusato di cercare un accordo con i russi.
– Il 20 marzo è stato ucciso a Kherson un assistente dell’ex sindaco Pavel Slobodchikov;
– Il 24 marzo sono state rapite le figlie del sindaco di Kupyansk, Gennady Matsegora, nonché un deputato del consiglio comunale di Kupyansk;
– Il 20 aprile, il blogger Valery Kuleshov è stato ucciso a Kherson (https://t.me/radioradionotizie/473426);
– Il 29 aprile, nella città di Novoaidar, è stato trovato il corpo con molte ferite di un personaggio pubblico locale Pavel Sharogradsky;
– Il 19 maggio sono ricomparsi a Kherson volantini che minacciavano di uccidere Kirill Stremousov, vice capo della nuova amministrazione della regione di Kherson, e la sua famiglia, compresi i bambini;
– Il 22 maggio è stato fatto un attentato alla vita del sindaco di Energodar Andrey Shevchik. A seguito dell’esplosione, lo stesso Shevchik e due delle sue guardie sono rimasti feriti;
– Il 30 maggio si è verificata una potente esplosione nel centro della città di Melitopol. Tre civili sono rimasti feriti;
– Il 3 giugno, un ufficiale della Milizia popolare della Repubblica popolare di Donetsk, Volodymyr Demchenko, ha riferito che rappresentanti delle forze di sicurezza ucraine avevano rapito sua figlia e suo genero a Kharkiv;
– Il 7 giugno c’è stata un’esplosione in un bar nel centro di Kherson. Inizialmente, alcuni rappresentanti delle autorità di Kiev hanno riferito che i soldati russi erano stati uccisi, ma si è scoperto che una cameriera era rimasta ferita;
– Il 12 giugno, nella città di Melitopol, un ordigno esplosivo è stato depositato in un bidone della spazzatura vicino ai locali della polizia locale. Nessuno degli agenti di polizia è rimasto ferito nell’esplosione. I civili di Melitopol furono gravemente feriti: una ragazza e un uomo;
– Il 18 giugno si è verificata un’esplosione nel parcheggio dell’auto del capo del dipartimento di Kherson del servizio penitenziario Yevgeny Sobolev. Sobolev è in ospedale con ferite;
– Il 21 giugno 2022 l’auto del capo della nuova amministrazione del villaggio di Chernobaevka, Yury Turulev, è stata fatta saltare in aria. Lo stesso Turulev è leggermente ferito (https://www.facebook.com/thedailybeast/posts/10160548003079203);
– Il 22 giugno, un’auto è stata fatta saltare in aria a Kherson da un membro della Verkhovna Rada dell’Ucraina Oleksiy Kovalyov, membro del partito al governo del Servo del popolo in Ucraina, che collabora con le autorità russe;
– Il 24 giugno, a Kherson, a seguito di un atto terroristico, è stato ucciso il capo del dipartimento della famiglia, della gioventù e dello sport dell’amministrazione locale Dmitry Savluchenko (https://t.me/sputnik/7276);
– Il 26 giugno, l’auto di Irina Makhneva, capo del dipartimento di istruzione e cultura dell’amministrazione locale, è stata fatta saltare in aria nella città di Kakhovka. La stessa Makhneva non è stata ferita (https://t.me/lamiarussia/11493).
Molti di coloro che invocavano la pace sono scomparsi senza lasciare traccia. Ad esempio il poeta 70enne Jan Taksyur, che ha scritto molte poesie contro la guerra, è stato sequestrato dai servizi di sicurezza, derubato e ora si trova nel centro di detenzione preventiva Lukyanovsky a Kiev (https://t.me/radioradionotizie/431220).
Gli autori del canale Telegram Resident affermano che Zelensky “ha organizzato più di 50 atti di terrorismo, il cui scopo è intimidire l’élite locale e minare l’influenza delle autorità russe”.
Il metodo dell’eliminazione fisica degli oppositori non è iniziato con l’invasione russa. Ad esempio nel 2015 fu ucciso il capo negoziatore delle Repubbliche indipendentiste per gli accordi di Minsk.
“La nostra fonte nell’OP ha affermato che il GUR ha organizzato più di 50 atti di terrore, il cui scopo è intimidire l’élite locale e minare l’influenza delle autorità russe nella regione. Per l’Ufficio del Presidente, l’organizzazione della guerriglia è il lavoro principale in quest’area”, dice il messaggio.
… tutto bene, vero?
Patrizio Ricci, VPNews, qui.

Sì, lo so, Putin ne ha fatti sparire da 5 a 6 volte di più: ma in 22 anni, non in quattro mesi!

E ora una piccola sorpresa: ho scoperto il segreto delle ballerine russe che scivolano sul pavimento! L’ho scoperto grazie a un video in cui i vestiti non arrivano fino a terra e si vedono i piedi: scivolano perché camminano in punta di piedi! Ci pensate? Balletti di cinque minuti, dieci minuti o anche più, sempre con tutto il peso del corpo su una base di non più di quattro-cinque centimetri! E voi vorreste far perdere la guerra a questa gente qui?! Pazzi siete.

barbara


MISTIPOST

Non in senso inglese, post nebbioso, e neanche in senso tedesco, post di merda, ma semplicemente italiano: post misto, con argomenti vari. E mescolando parole e immagini.

E comincio con quella che un sacco di teste di cazzo continuano a chiamare “abolizione del diritto all’aborto”; le possibilità sono due: o sono analfabeti funzionali, o sono analfabeti e basta. E comunque, in entrambi i casi, sono teste di cazzo. E ritardati. Perché no, non è successo assolutamente niente del genere: la Corte Suprema ha, molto semplicemente, preso atto che quello all’aborto non è un “diritto costituzionalmente garantito” per il semplice motivo che questa cosa nella Costituzione americana non c’è. C’è il diritto di parola, il diritto a possedere armi, il diritto a non rispondere in determinate situazioni ma il diritto all’aborto, spulciate pure la Costituzione americana quanto volete, non ce lo trovate. E dunque? Dunque ogni stato legifererà per conto proprio, come per tutte le cose che non rientrano nella Costituzione. Ci saranno stati che lo vieteranno? Sì, ci saranno. Perché ogni stato è governato dalla maggioranza democraticamente eletta, e le istanze di quella parte politica sono risultate condivise dalla maggioranza degli elettori: si chiama democrazia, nel caso qualcuno lo ignorasse. La cosa scontenterà qualcuno? Naturalmente: non esistono leggi che non scontentino nessuno. Se io dovessi essere stuprata e non avere prove documentali sufficienti a far condannare il mio stupratore, sarei sicuramente furibonda a vederlo in circolazione e magari sghignazzarmi in faccia, ma non credo che qualcuno troverebbe ragionevole stabilire che basti la mia parola per sbattere qualcuno in galera, anche se in questo caso la mia parola corrisponde alla verità e quello è realmente colpevole. A parte questo, una legge che consenta di abortire ci sta, ma parlare di diritto è roba che mi fa crescere otto metri di pelle d’oca: il corpo è tuo? Quello tuo sì, quello di tuo figlio no. E adesso vi svelo un segreto: esiste la contraccezione. Vuoi scopare come una coniglia e non avere figli? Puoi farlo, senza alcuna limitazione, senza alcuna controindicazione, gratis o quasi. Dici che il corpo è tuo? Certo, quello tuo sì; quello di tuo figlio no, fattene una ragione. Quanto ai refrattari al rispetto della legge, andate su youtube a dare un’occhiata: altro che il famoso assalto del 6 gennaio con cui ancora la stanno menando per cercare di buttare fuori Trump.

E passiamo al covid, che mi ricorda tanto una filastrocca di mia nonna: Questa zè ea storia del sior Intento, che dura poco tempo, che mai no se distriga, vuto che te a conta o vuto che te a diga? – Cóntemea – No se dize mai cóntemea parché questa zè ea storia del sior Intento, che dura poco tempo, che mai no se distriga, vuto che te a conta o vuto che te a diga? – Dìmea – No se dize mai dìmea parché questa zè ea storia del sior Intento, che dura poco tempo, che mai no se distriga, vuto che te a conta o vuto che te a diga? – Cóntemea – No se dize mai cóntemea parché questa zè… Ospedali vuoti, intensive vuote, malati praticamente zero, ma l’allarme si rialza perché crescono i contagi, e io dico ok, figli di puttana i virologi con la sindrome dell’abbandono se l’epidemia finisce o anche solo cala, figli di puttana i giornalisti che cavalcano l’onda del terrore da fare concorrenza a Dario Argento, ma che dire delle teste di cazzo che continuano a spararsi tamponi come se piovesse? Tipo l’oca signorina che soffre di rinite allergica e come finisce l’inverno attacca a starnutire, e dato che la concentrazione di pollini, dipendendo da tanti fattori, non è sempre identica, ogni volta che fa uno starnuto in più si precipita a tamponarsi, e tra un dìmea e un cóntemea riusciranno a protrarre l’epidemia fino al giorno del giudizio magari aggiungendoci, per precauzione, un po’ di vaiolo primatesco e anche – la prudenza non è mai troppa come saggiamente ricorda il pregliasco che raccomanda niente sesso tra fidanzati e chissà se avrà sdoganato, dopo due anni e mezzo, quello tra sposati – un po’ di polio, meglio se di fogna, che profuma di più. Ecco, giusto per restare in tema: andate a cagare.

Sempre in tema di allarmismo catastrofismo terrorismo mediatico, torniamo a parlare di Chernobyl. E di Orvieto. Che cosa c’entra Orvieto con Chernobyl? C’entra, fidatevi, c’entra.

Trova la differenza

Sport: finalmente si comincia a impedire alle persone uccellofore di gareggiare come donne. Io a dire la verità le butterei fuori da tutto: non sei un uomo dato che ti dichiari donna, non sei donna dato che hai l’uccello, quindi non sei assumibile né come operaio né come operaia, né come commesso né come commessa, né come impiegato né come impiegata, quindi fuori dai coglioni, zitt* e a cuccia. Poi ci sarebbe quella scuola additata al pubblico ludibrio con tanto di inchiesta ordinata dal ministro per avere indotto al suicidio “Cloe” sospendendolo/a dall’insegnamento. Ma abbiate pazienza, un uomo che si presenta a scuola vestito da donna con parrucca e tette posticce e tutto il resto, voi nella classe dei vostri figli lo vorreste? Se hai problemi di identità te li vai a risolvere per conto tuo cazzo, non vieni a scaricarli sui miei figli.

E a proposito di figli su cui si scaricano i problemi: la cazzata del secolo, se non del millennio, ossia l’auto elettrica, che già è una cazzata di per sé se viene proposta come soluzione di un problema e diventa una cazzata alla quattrocentesima potenza se con questa si pretende addirittura di controllare il clima (delirio di onnipotenza allo stato puro), ma arrivare addirittura a imporla per legge è roba da ricovero coatto. Le cose che funzionano non hanno bisogno di essere imposte per legge, e se qualcosa deve essere imposto per legge significa che non funziona. Un esempio banale, la plastica: nessuno ha avuto bisogno di leggi per convincersi ad adottare un materiale molto più economico, leggero, resistente, duttile rispetto ai materiali che è andato a sostituire, mentre si vuole ricorrere a leggi per indurre la popolazione ad abbandonarla – leggi che comunque non funzioneranno mai. Questo articolo, di cui non condivido parecchie cose, dall’Europa come soluzione al sostenere comunque, sia pure con riserva, la validità dell’auto elettrica, ha comunque il merito di mettere in fila alcune criticità.

Ma voi vi fareste fare un pompino da un simile canotto di plastica che probabilmente non ha neanche più abbastanza sensibilità da distinguere un pezzo di carbone da uno spaghetto? Che poi comunque sempre racchia rimane

Non posso trascurare del tutto la guerra in corso, e propongo questa bella serie di domande che ho trovato in rete:

Chi ha organizzato un golpe nel 2014? Chi ha promesso ai russi etnici del Donbass che i loro figli avrebbero vissuto nelle cantine, mantenendo poi la promessa? Chi ha mandato aviazione e artiglieria a bombardare civili? Chi ha tagliato le pensioni agli ucraini del Donbass, Chi ha tagliato l’acqua alla Crimea? Chi ha finto l’intenzione di rispettare Minsk? Chi ha ammassato ingenti forze, armi, munizioni, fortificazioni nel Donbass? Chi ha minacciato di procurarsi armi nucleari? Chi ha concesso alla NATO di costituire una testa di ponte NATO prima ancora dell’adesione alla NATO?
E chi ha espanso la NATO per 30 anni violando promesse e minacciando la profondità strategica difensiva russa? Chi l’ha rapinata di tutto negli anni ’90? Chi non ha voluto che partecipasse all’architettura di sicurezza europea? Chi non ha voluto considerare le legittime istanze russe anzi spregiandole? Chi ha emarginato la Russia per anni? Chi l’ha espulsa dal G8? Chi ha costretto gli atleti russi a gareggiare senza bandiera? Chi ha accusato ingiustamente la Russia di stupidaggini alla Litvinenko, Skripal, Navalny?
E soprattutto : chi non ha capito che la guerra alla Russia per procura è la rovina dell’Europa e l’inutile sacrificio dell’Ucraina e del suo popolo?

A proposito delle complicazioni di guerra

E giusto per dimostrare urbi et orbi che loro non sono nazisti no no no assolutamente no, è stata decretata la distruzione di TUTTI i libri di autori russi e bielorussi – entartete Kunst si chiamava 88 anni fa: arte degenerata: proprio non vogliono rischiare di restare indietro neanche di un millimetro rispetto ai fratelli maggiori, nonché rispettati maestri.

E a proposito di influencer:

E infine godiamoci questo mirabile Bach danzato da questi due mirabili artisti russi.

barbara

HANNO OCCHI E NON VEDONO, HANNO ORECCHI E NON ODONO

E qualunque cosa gli si metta davanti, continueranno e non vedere e non sentire. Mi viene in mente un’amica che a ogni attentato particolarmente feroce in Israele diceva: stavolta non possono non capire, stavolta devono vedere di chi è la colpa. E invece no, non capivano, non vedevano, non si accorgevano. Zero. E ricordo Lamberto Dini che dopo l’attentato del Dolphinarium, il primo giugno 2001, mentre gli israeliani erano ancora intenti a raccattare brandelli di carne e pezzi di cervello dei ragazzini fatti a pezzi spiaccicati su per muri, marciapiedi, finestrini di automobili, invitava entrambe le parti alla moderazione. Questi qui di oggi sono se possibile ancora peggio: questi armano chi da otto anni massacra e bombarda civili innocenti (oltre il 10% dei morti sono bambini) e intimano lo stop alla controparte. Ma veniamo agli ultimi fatti. Per cominciare vi affido al nostro Vittorio Rangeloni che vi porta a vedere l’ospedale pediatrico bombardato

Poi a Patrick Lancaster che vi ci porta dentro, nel rifugio in cui sono ammassate 200 donne tra puerpere coi bambini e prossime partorienti.

E infine ancora  a Lancaster per il  bombardamento successivo.

Anche chi non dovesse cavarsela troppo bene con l’inglese, potrà notare che quando i suoi interlocutori dicono che a bombardarli sono gli ucraini, regolarmente lui spiega che in America e in Europa dicono che a fare questo sono i russi, e la reazione degli interpellati è sempre la stessa, identica per tutti.

A proposito di Lamberto Dini, ho ripescato questo mio post di sedici anni e mezzo fa, che contiene diversi spunti interessanti.

Sul Corriere della Sera di oggi Gianna Fregonara un po’ intervista e un po’ racconta Lamberto Dini, l’uomo che possiede la risposta a tutte le domande. Innanzitutto Dini non crede che siano risolutivi «atti unilaterali da parte degli Stati Uniti o di Israele dopo le odiose dichiarazioni del presidente iraniano». Anzi, è convinto che chiedere sanzioni all’Iran da parte del Consiglio di Sicurezza «rischierebbe di spaccare la comunità internazionale di fronte a un problema così complicato come è l’Iran di Ahmadinejad». Lamberto Dini è un pragmatico, ci spiega la signora Fregonara, e ha sempre perseguito la via del dialogo con i Paesi islamici del Medio Oriente, ed è convinto che anche oggi il dialogo rimanga la migliore via d’uscita: e fin qui siamo nel campo delle opinioni, balorde finché si vuole, pericolose, quando a nutrirle è persona con responsabilità di governo, finché si vuole, ma pur sempre opinioni. Poi però il signor Dini pretende di passare ai dati di fatto: «Quando cominciammo la collaborazione economica c’era Khatami che pubblicamente riconosceva l’esistenza dello Stato di Israele e si dichiarava disposto ad accettare una pace purché andasse bene ai palestinesi» e qui non ci siamo proprio, perché il nostro, a quanto pare, ignora che Khatami, esattamente come Ahmadinejad, non ha mai pronunciato la parola Israele, ha continuato a costruire il nucleare, ha sempre scritto sui missili delle parate militari che erano destinati a Israele, ha sempre finanziato i gruppi terroristici attivi in Israele. E che dire di quando a Roma, durante una conferenza stampa, si rifiutò di rispondere a una domanda di un giornalista perché israeliano? A questo poi va aggiunto che il vero padrone dell’Iran, oggi con Ahmadinejad come ieri con Khatami, è Khamenei, la Suprema guida, e Khamenei si è sempre detto favorevole all’eliminazione di Israele e ha detto più volte che quando avranno i missili nucleari li utilizzeranno, perché se anche Israele dovesse rispondere, varrebbe comunque la pena di perdere milioni di vite islamiche in cambio della fine dello Stato di Israele. Ma di tutto questo il nostro lungimirante ex ministro degli Esteri non ha mai avuto sentore, e dunque «Abbiamo fatto un grande sforzo anche a livello di Unione Europea di convincere il governo iraniano che va bene il nucleare civile ma non hanno alcuna necessità di sviluppare ordigni nucleari. Abbiamo avuto alterni successi» anche se, bontà sua, «il dubbio sulle reali intenzioni dell’Iran non è mai cessato». Ciononostante «Durante i governi del centrosinistra i rapporti con l’amministrazione del presidente Khatami incrementarono i rapporti economici […] Finanziammo molti progetti per le infrastrutture […]». Ma adesso che Ahmadinejad ha detto quello che ha detto e nessuno si può più permettere di chiudere gli occhi, qual è la soluzione? Niente paura, all’immarcescibile la risposta non manca: «Se le parole di Ahmadinejad sono sconcertanti e tali da generare forti tensioni in Medio Oriente e nei rapporti con l’Europa e gli Usa, porre sanzioni potrebbe essere più pericoloso delle parole del presidente iraniano». Chiaro, no? E vediamo come si sia costruito quell’abito di “pragmatico” che la signora Fregonara gli attribuisce. Vi ricordate Camp David, luglio 2000? Già allora oltre il 90% della popolazione palestinese di Gaza e Cisgiordania viveva sotto amministrazione palestinese e non più sotto occupazione israeliana, e in quell’occasione Israele aveva proposto la consegna del 97% del territorio palestinese, la compensazione del 3% mancante con territori israeliani più densamente popolati da arabi e Gerusalemme est come capitale. La risposta di Arafat, come sappiamo, era stata la guerra. E che cosa suggerisce il nostro per uscire da questa situazione? Israele sta sbagliando tutto, dice: dovrebbe smettere di combattere e fare qualche proposta concreta. Vi ricordate l’attentato alla discoteca “Delfinario” di Tel Aviv, brandelli di ragazzini di tredici quattordici anni spiaccicati su per i muri? L’attentato è stato «un’atroce manifestazione di odio» scrive Dini nel suo messaggio di condoglianze al suo omologo israeliano Shimon Peres. E ora «È necessario un coraggioso e lungimirante sforzo da entrambe le parti in causa, per porre fine alla spirale di lutto e violenza, frutto di fanatismo ed esasperazione». E un anno più tardi, in un’intervista al Corriere: «Il governo Sharon sbaglia se pensa di mettere fine agli attacchi suicidi con la forza e l’occupazione militare. Finché i carri armati israeliani continuano a distruggere uomini, cose e infrastrutture, finché continuano a bruciare il futuro dei palestinesi, gli attacchi continueranno e potrebbero intensificarsi anche al di fuori della regione»Peccato che quando l’ondata di attentati era cominciata non ci fossero né carri armati, né occupazione. Anche in quel caso l’ineffabile aveva la soluzione pronta: «Una conferenza internazionale guidata da Usa, Europa e Russia, come a Oslo [che ha portato a un’impennata del terrorismo]. Alla presenza degli Stati arabi dovrà fissare confini sicuri per Israele e creare uno Stato palestinese, con regole che ne garantiscano il rispetto». Assolutamente perfetto: peccato che questo sia esattamente ciò che le risoluzioni Onu 242 e 338 chiedevano già dal tempo delle guerre dei Sei giorni e del Kippur, e che gli arabi le abbiano categoricamente respinte. E bisogna inoltre «ripartire dall’ultima risoluzione dell’Onu e dal piano di pace del principe saudita Abdallah, approvato all’unanimità da tutti i Paesi arabi». Assolutamente perfetto anche questo: peccato solo che fosse esattamente ciò che era stato proposto a Camp David, e che Arafat aveva rifiutato. Risparmio il resto dell’intervista, perché qualcuno potrebbe non avere una sufficiente scorta di Maalox sottomano, e aggiungo solo un’ultima perla: «Israele non ha mai fatto una proposta di pace». Ecco: questo è l’uomo che oggi ci offre la propria sapienza per risolvere la crisi iraniana.

E, a proposito di sanzioni: come mai a nessuno sono venute in mente negli otto ani in cui L’Ucraina massacrava e bombardava gli abitanti del Donbass?

E poi, quando gli anni saranno passati, e i capelli imbiancati, e le forze disperse…

barbara

CHE BRUTTA BESTIA OSTINATA CHE È LA VERITÀ!

Puoi sotterrarla quanto vuoi, ma prima o poi finisce per riemergere.

La Russia avanza nel Donbass, l’esercito ucraino è allo sbando

Una rara intervista del Washington Post al comandante di una compagnia di volontari ucraini in prima linea nel Donbass svela la realtà drammatica della guerra. «Non abbiamo armi né cibo. Ci mandano incontro a morte certa»

«Stiamo facendo tutto il possibile, ma la Russia è in vantaggio». Nell’ultima settimana l’avanzata russa nel Donbass ha avuto un’accelerata come mai accaduto negli ultimi tre mesi e anche il generale ucraino Oleksiy Gromov è costretto ad ammetterlo. La regione di Luhansk è al 95 per cento in mano a Mosca, l’accerchiamento di Severodonetsk è quasi completato e anche la presa di Slovyansk e Kramatorsk appare ora più probabile. Soprattutto perché le divisioni dell’esercito ucraino che combattono al fronte, molte delle quali composte da semplici volontari, sono demoralizzate, male equipaggiate, poco addestrate e soverchiate dalla superiore potenza russa.

L’esercito ucraino è allo sbando nel Donbass

Lo hanno dichiarato al Washington Post in una rara intervista, che potrebbe costare loro un processo davanti alla corte marziale, il comandante Serhi Lapko e il suo luogotenente Vitaliy Khrus, a capo di una compagnia del quinto battaglione di fucilieri composta da 120 uomini e dislocata a Toshkivka, villaggio chiave per impedire il totale accerchiamento di Severodonetsk, nella regione di Luhansk.
I due ufficiali descrivono in modo realistico e drammatico le carenze dell’esercito ucraino e le enormi perdite che ha già subìto, anche se simili informazioni non vengono rilasciate ai media né dall’esercito né dal ministero della Difesa ucraino. Il battaglione di Lapko contava 120 uomini tre mesi fa, oggi ne sono rimasti appena 54. Molti sono morti, altri feriti, altri ancora sono fuggiti.

«Ci mandano incontro a morte certa»

«Il nostro comando non si prende alcuna responsabilità, non ci sostiene. Si prende solo il merito dei nostri successi», dichiara Lapko al Washington Post, descrivendo come i suoi uomini vivano stesi nelle trincee giorno e notte, con solo una patata al giorno da mangiare da due settimane, poca acqua e ancora meno armi, «mentre i russi ci attaccano con artiglieria, mortai, razzi, qualunque cosa».
I due ufficiali, entrati volontariamente nell’esercito, si sentono abbandonati e per questo si sono ritirati dal fronte con i loro uomini per sfuggire a un massacro che giudicano certo. E non sono gli unici. Il 24 maggio un plotone del terzo battaglione della 115esima brigata, vicino alla città di Severodonetsk, ha diffuso un messaggio su Telegram spiegando di non essere più disposto a combattere in mancanza di armi e adeguate istruzioni militari da parte dei superiori. «Ci mandano incontro a una morte certa. E non siamo solo noi in questa situazione, siamo in tanti».

«Ci hanno abbandonato. Non siamo disertori»

I vertici dell’esercito hanno definito gli uomini che hanno girato il video «disertori» e lo stesso hanno fatto con Lapko e Khrus: i due ufficiali e molti dei loro uomini sono già stati arrestati con la stessa accusa. «Ma non siamo noi i disertori», spiegano, «sono loro che ci hanno voltato le spalle».
Entrambi raccontano che il loro addestramento militare è durato appena mezz’ora. Il tempo di sparare trenta colpi con un AK-47 e subito sono stati inviati sul fronte nel Donbass. Alcuni volontari si sono rifiutati di essere scaraventati così in prima linea e sono stati arrestati.
Nelle trincee la compagnia di Lapko aveva appena qualche kalashnikov, una manciate di granate e quattro lanciarazzi che nessuno sapeva come utilizzare. «Non abbiamo difese di fronte all’esercito russo», continua, lamentando anche di non essere stato provvisto nemmeno di una radio per chiedere aiuto ai superiori.

«Nessuno dice la verità»

Nonostante questo hanno eliminato un centinaio di soldati russi, organizzando imboscate contro le loro unità mobili: «Khrus è un eroe», spiega. «La nostra fortuna è che dopo le imboscate i russi non ci hanno mai seguito. Se lo avessero fatto ci avrebbero sconfitto facilmente e ora non saremmo qui a raccontarlo».* Le perdite tra i suoi uomini però sono già tante e dovute per la maggior parte a ferite da guerra non curate prontamente: «Sulla televisione ucraina non si parla delle nostre perdite. Nessuno dice la verità».
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è quando la scorsa settimana, arrivato al quartier militare di Lysychansk, Lapko ha scoperto che il comandante del suo battaglione era stato spostato in un’altra città, portandosi via tutti i rifornimenti e senza dirgli niente. «Ci hanno abbandonati senza spiegazione. Ci hanno inviati qui per tappare un buco, a nessuno importa se viviamo o moriamo».
Per questo Lapko e Khrus, con molti membri della sua compagnia, sono andati via dal fronte per prendersi qualche giorno di riposo, convinti però a ritornare a combattere: «Proteggeremo ogni centimetro del nostro paese, ho giurato di difendere il popolo ucraino e lo farò. Ma abbiamo bisogno di comandanti adeguati, non di ordini irrealistici». Entrambi però sono stati arrestati con l’accusa di essere dei disertori. Al fronte, nel Donbass, regna il caos.

@LeoneGrotti, qui.

* Ma come? Ma cosa dice?! Dai, lo sanno tutti che i russi sono quelle belve assetate di sangue che sparano a tutto quello che si muove, che massacrano e stuprano e ammazzano gli ucraini a migliaia e li seppelliscono nelle fosse comuni! Avanti su, smettetela di raccontare balle!

Dice, ma come senza armi? Con tutti quei miliardi di tonnellate di armi di ogni sorta che gli stiamo mandando? Ma come sarebbe a dire? Beh, ecco, una spiegazione forse c’è, e ve la faccio dire da un comico – perché esistono anche i comici veri, quelli che fanno divertire e in mezzo al divertimento ci mettono anche un po’ di sana satira. E che soprattutto non soffrono della sindrome del demiurgo.

Conforta, comunque, sapere che le teste di cazzo in Italia non superano il 25%: sempre troppi, per carità, ma pur sempre molto meno di quello che quelle amebe immaginano di essere. Peccato che siano quelli che scrivono sui giornali, che parlano alla televisione, gli “intellettuali”, gli “opinion maker”, che però più di quel tanto non ce la fanno a convincere. Quanto al filmato di Report, ne è stato pubblicato uno in questo blog, che credo sia lo stesso, e non ho voglia di andarlo a cercare.
Poi c’è un altro motivo per cui l’Ucraina sta perdendo e alla fine perderà la guerra: come i tedeschi, quando non c’erano abbastanza treni per portare armi e rinforzi al fronte e carichi di ebrei ai campi di sterminio, davano la precedenza a quest’ultimo obiettivo, così i nazisti ucraini, anche mentre si trovano in guerra con l’esercito russo, scelgono di continuare ad ammazzare i civili del Donbass, come hanno fatto in tutti gli scorsi otto anni.

Donbass, chi sono i carnefici? La verità da censurare

Cinicamente i traditori scrivono che per i prigionieri dell’Azovstal la Russia prepara un “processo farsa stile Norimberga” (!!) e valuta il trattamento da riservare ai combattenti dell’acciaieria dalla forca al tribunale internazionale per fugare l’accusa di genocidio” – come se la penna traditrice non sapesse che da 8 anni gli ucraini stanno compiendo un genocidio nel Donbass!
Tali pseudo giornalisti eseguono gli ordini: l’Occidente esige indulgenza verso i sadici, assassini e violentatori nazisti dell’Azov. Scholz e Macron vogliono che siano messi in libertà!
E invece il popolo del Donbass vuole un giusto tribunale per chi ha le mani imbrattate di sangue, anche dei bambini. E tuttora nel Donbass la guerra dei nazi ucraini continua. Ma ovviamente tacciono di questo, come in tutti questi 8 anni. Con l’aiuto delle armi occidentali, Kiev continua a uccidere civili, donne, anziani, ci sono molti bambini feriti. I genieri russi hanno trovato mine anticarro tedesche. Nella cittadina Avdeevka: nella foto un’automobile brucia, colpita da una bomba ucraina, è morto così bruciato vivo il suo conducente.
L’altro ieri una donna di 73 anni colpita a morte e un uomo ferito, sotto una pioggia di 8 proiettili da 122 mm..
Sotto il fuoco anche la periferia di Donezk stanotte e oggi: nel quartiere Kujbyshevskij è morta una ragazza di appena 27 anni. Altri morti e feriti nel quartiere Petrovskij. 47 bombardamenti in 1 giorno, anche con i missili Grad. Nelle altre foto case e finestre già distrutte svariate volte vengono centrate ogni giorno.
Sono 125 morti negli ultimi 3 mesi.
Ciò dimostra la volontà degli ucraini di uccidere proprio i civili.
Una verità da nascondere, o la fanno passare per “propaganda russa” oppure scrivono che sono i russi a bombardare il Donbass.
Marinella Mondaini, qui con le immagini.

La menzogna, però, combatte senza esclusione di colpi, soprattutto là dove è più facile vincere: fra i meno preparati, fra i meno corazzati, fra i meno attrezzati. Ma che potrebbero essere ancora abbastanza aperti da poter accogliere la verità: in questo caso l’arma migliore è quella di impedire a questi soggetti di venire a contatto con la verità, per non rischiare che possano accorgersi che quella è davvero la verità, e non quella che raccontano loro.

Fulvio Del Deo

L’altroieri l’amico Giorgio Bianchi doveva parlare presso un Istituto Tecnico milanese (che non nomino per carità di patria) dove era stato invitato.
E’ accaduto che, prima dell’incontro, 50 docenti dell’istituto abbiano firmato un documento per chiedere che l’incontro stesso non avesse luogo.
Nonostante ciò l’evento programmato si è tenuto egualmente, tuttavia ad esso hanno partecipato soltanto due classi, mentre l’incontro veniva funestato da “incidenti tecnici” (blackout, impossibilità di usare l’amplificazione [e di mostrare le immagini raccolte in loco], – cose che – a detta di un docente – non erano mai avvenute prima).
Durante l’evento i docenti presenti (si suppone inclusi quelli che avevano espresso la propria censura) si sono limitati a criticare nelle retrovie, guardandosi bene dall’intervenire pubblicamente.
Ecco, il quadro che qui emerge è un’immagine abbastanza rappresentativa della società e cultura italiana odierna.
Essa si presenta come caratterizzata da tre fattori dominanti:
1) il più assoluto conformismo: ci si informa su cosa è permesso pensare e cosa no da canali sorvegliati e bollinati dal padrone di turno, politico o economico;
2) l’impreparazione più totale sia in termini di formazione che informazione, che non mette in grado davvero di affrontare mai discussioni nel merito (quando lo si fa ci si limita alla retorica e agli attacchi personali);
3) il desiderio di far tacere ogni voce dissenziente o eccentrica attraverso un fuoco di sbarramento a priori.
A guidare la formazione (docenti) e l’informazione (giornalisti) sono oggi con rimarchevole frequenza personaggi privi di qualunque formazione o informazione che non sia stata accuratamente fltrata e manipolata, e simultaneamente privi di ogni coraggio intellettuale, quel coraggio che anche a fronte della disinformazione consentirebbe di ampliare l’orizzonte e di accedere, magari per gradi, ad una visione critica.
Di fronte ad una potenza di fuoco come quella mediatica odierna – con la sua ulteriore capacità di innalzare a modelli culturali e intellettuali delle figurine di pongo – ogni cittadino può trovarsi in una posizione di sviamento e accecamento.
E’ una disgrazia, ma non è ancora una colpa.
La colpa, la tara morale, emerge però nel debordante conformismo censorio, quell’atteggiamento che non solo cerca sempre soltanto di incistarsi – allineati e coperti – sotto l’ombrello del potere di turno, ma che soccombe al terrore, incapace di reggere alcuna verità inattesa, e che perciò si sbraccia e sforza in tutti i modi per censurare gli altri, per denigrare, per impedire ad ogni difformità non prefiltrata di venire alla luce.
L’ignoranza non è una colpa, non necessariamente; la disinformazione non è una colpa, non necessariamente; ma la vigliaccheria che si erge a censura, questa sì che è una colpa, una colpa imperdonabile per chi di mestiere forma le menti altrui.
Andrea Zhok

Però, a pensarci bene, magari la guerra potrebbero anche vincerla, essendo stato documentato che qualcuno è anche capace di fare miracoli.

E ora godiamoci la tredicenne Sofia Titova.

barbara

LE COSE DI CUI NON CI SI CAPACITA

Qualcuno ha scritto questo articolo.

Nel 1936 la Germania – nel pieno del suo espansionismo politico ed economico – organizzò i giochi olimpici.
Il leader dell’epoca (innominabile oggi in democrazia pena la censura) aveva le sue idee – molto chiare – sia su paesi amici e nemici sia, soprattutto, su pigmentazioni ed analoghi segni caratterizzanti le varie etnie. Ma, nonostante le sue idee chiarissime, non gli passò neppure per la mente di boicottare paesi o pigmentazioni non gradite. Tant’è che le Olimpiadi di Berlino sono ricordate – con un po’ di ovvia retorica dei vincitori – come le Olimpiadi del trionfo dell’afroamericano Jesse Owens, il quale fra l’altro strinse nell’occasione una fortissima e duratura amicizia pubblica con Luz Long, il biondo atleta emblema della Germania di allora, senza alcun ostacolo da parte del regime. Se pensiamo che oggi la “democrazia occidentale” è riuscita ad escludere – per l’unica colpa di essere nati in un determinato paese – perfino le squadre dei ragazzini disabili russi, oltreché tutte le nazionali, i campioni, i musicisti, i direttori d’orchestra, i cantanti e gli artisti, perfino quelli come Dostoevskij morti da un secolo e mezzo, forse qualche domanda sull’essenza della democrazia dovremmo farcela…

Sembrerebbe perfetto, vero? Pienamente condivisibile da qualunque persona di buonsenso, vero? Ma evidentemente il buon senso non è un bene comune, e non tutti vi hanno accesso. Ed ecco dunque quest’altro articolo che lo commenta, e che io a mia volta commenterò tra le righe.

Semplicemente incredibile il post che riporto sotto! Val la pena di leggerlo, cercando di non incazzarsi troppo.- [Ecco, anche voi che vi accingete a proseguire la lettura, cercate di non farvi venire troppi rigurgiti acidi]

Hitler nel 1936, si dice, “permise” a neri americani ed ebrei di gareggiare alle Olimpiadi di Berlino, addirittura, aggiungo io, il tiranno nazista acconsentì che nella squadra nazionale tedesca ci fossero alcuni ebrei. [FALSO! Partecipò una sola “ebrea” tedesca, Helene Mayer, in realtà ebrea solo per parte di padre e quindi, per inciso, per la legge ebraica non era ebrea per niente. Fu richiamata dagli Stati Uniti dove si era rifugiata per sfuggire alle leggi razziali, unicamente perché si sapeva che senza di lei la squadra tedesca non avrebbe mai potuto vincere. Quanto agli ebrei di altre nazionalità (pochi) che parteciparono alle olimpiadi, nei documenti non era certo riportata l’indicazione “di razza ebraica”, quindi questa affermazione è un’emerita cazzata] Oggi invece il cattivissimo occidente discrimina ad ogni livello i russi. Li esclude da manifestazioni sportive e culturali di ogni tipo. Conclusione: l’attuale occidente di oggi è peggio della Germania nazista. Siamo dei “liberal nazisti”. Più o meno le conclusioni del filosofo di corte Alexandr Dugin. Perfetto.
Brevi considerazioni.
In primo luogo nel 1936 l’allentamento delle discriminazioni fu una condizione posta ad Hitler per poter ospitare le Olimpiadi a Berlino. [FALSO! Nessuna condizione è mai stata posta da chicchessia. Il fermare le persecuzioni per due settimane è stata un’iniziativa di Hitler per poter fare bella figura di fronte al mondo. La prova? L’assegnazione delle olimpiadi a Berlino era stata fatta nel 1931, due anni prima che Hitler fosse nominato cancelliere] Il tiranno nazista considerava molto importante dal punto di vista propagandistico questo evento ed accettò di mettere fra parentesi per un paio di settimane le persecuzioni contro chi considerava “inferiore”.
In secondo luogo nel 1936 NON era in corso nessuna guerra che vedesse impegnata la Germania, meno che mai era in corso una guerra fra Germania ed USA. Quelle di Berlino furono le ultime Olimpiadi di ante guerra. Passarono 12 anni, dal 1936 al 1948, prima di vedere nuovi giochi olimpici. Non credo che se nel 1942 si fosse disputata una grande manifestazione sportiva, ad esempio negli USA gli atleti tedeschi sarebbero stati invitati.

Evidentemente sfugge, all’esimio signore, che la Russia non ha dichiarato guerra all’Italia, alla Francia, alla Germania come la Germania l’aveva dichiarata all’America, non ha bombardato le nostre case, le nostre fabbriche, i nostri ponti, le nostre ferrovie, le nostre navi, e non ha deportato nei campi di sterminio una parte dei nostri connazionali. Quindi posso dire che questo signore sta facendo discorsi del cazzo? A noi da bambini è stato detto che dovevamo amare Gesù e odiare il diavolo e noi abbiamo amato Gesù e odiato il diavolo senza porci domande, perché un cervello di due anni non ha la capacità di porsi questo genere di domande. A questa gente è stato detto che deve amare il guitto nazista e odiare Putin, e loro amano il guitto nazista e odiano Putin senza porsi domande, perché un cervello di due anni non ha la capacità di porsi questo genere di domande.
Poi c’è quest’altro articolo interessante.

Forse non tutti sanno [bello l’incipit, vero?] che per tre anni dalla sua indipendenza nel 1991, l’Ucraina fu la terza potenza nucleare del mondo, detenendo all’incirca 4000 ordigni nucleari. Le testate nucleari tattiche, circa 2400, vennero consegnate alla Federazione Russa tra il gennaio e il maggio del 1992 [ovvio: le testate appartenevano all’Unione Sovietica, non all’Ucraina!]. Le testate nucleari strategiche, circa 1600, rimasero all’Ucraina fino al 1994. In quell’anno durante il summit di Budapest, le grandi potenze nucleari del tempo: Stati Uniti, Gran Bretagna e Federazione Russa, decisero di garantire per la sicurezza dell’Ucraina che in cambio avrebbe consegnato interamente il proprio arsenale nucleare alla Federazione Russa, erede unica dell’Unione Sovietica. Questa decisione venne formalizzata con il Memorandum di Budapest con il quale Stati Uniti, Gran Bretagna e Federazione Russa si impegnarono nel preciso rispetto dei seguenti punti (segue testo del Memorandum)

“- to respect the independence and sovereignty and the existing borders of Ukraine
– to refrain from the threat or use of force against the territorial integrity or political independence of Ukraine
– to refrain from economic coercion designed to subordinate to their own interest the exercise by Ukraine of the rights inherent in its sovereignty
– to provide assistance “if Ukraine should become a victim of an act of aggression or an object of a threat of aggression in which nuclear weapons are used”
– not to use nuclear weapons against any non-nuclear-weapon state party to the Treaty on the Non-Proliferation of Nuclear Weapons, except in the case of an attack on themselves, their territories or dependent territories, their armed forces, or their allies, by such a state in association or alliance with a nuclear weapons state.”

Traduzione

“- a rispettare l’indipendenza e la sovranità ei confini esistenti dell’Ucraina
– ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dell’Ucraina
– ad astenersi da coercizioni economiche volte a subordinare al proprio interesse l’esercizio da parte dell’Ucraina dei diritti inerenti alla sua sovranità
– a fornirle assistenza se l’Ucraina dovesse diventare vittima di un atto di aggressione o di un oggetto di una minaccia di aggressione in cui vengono utilizzate armi nucleari
– a non usare armi nucleari contro qualsiasi Stato che non sia dotato di armi nucleari e sia parte del Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari, salvo il caso di attacco contro se stesse, i loro territori o territori dipendenti, le loro forze armate, o i loro alleati, da tale stato in associazione o alleanza con uno stato dotato di armi nucleari.”

La Federazione Russa ha palesemente violato non solo lo Statuto delle Nazioni Unite ma anche gli accordi diretti assunti con la prima parte del Memorandum attuando l’annessione della Crimea nel 2014, svolgendo attività di sedizione nel Donbass e invadendo l’Ucraina oggi.

Cioè secondo questa emerita testa di cazzo fra il 1994 e il 2014 non è successo niente. Sarebbe come dire che siccome io nel 2015 ho firmato un contratto con il quale mi impegno a pagare ogni mese tot euro di affitto al proprietario dell’appartamento in cui vivo, se viene un terremoto e butta giù la casa, io devo lo stesso continuare a pagare l’affitto perché c’è un contratto in cui mi sono impegnata a farlo. O, meglio ancora, un bel giorno il  padrone di casa si mette qui davanti con un cannone e butta giù la casa, e io dovrei continuare a pagargli l’affitto. A noi da bambini è stato detto che dovevamo amare Gesù e odiare il diavolo e noi abbiamo amato Gesù e odiato il diavolo senza porci domande, perché un cervello di due anni non ha la capacità di porsi questo genere di domande. A questa gente è stato detto che deve amare il guitto nazista e odiare Putin, e loro amano il guitto nazista e odiano Putin senza porsi domande, perché un cervello di due anni non ha la capacità di porsi questo genere di domande.
E poi c’è ancora quest’altro fenomeno.

In Italia non possiamo scegliere nessuna delle cinque cariche più importanti dello Stato
Non possiamo scegliere i parlamentari, ma solo i partiti. I parlamentari vengono scelti dalle segreterie dei partiti.
Parte della magistratura è marcia
La giustizia è talmente lenta da non essere giustizia.
C’è molta corruzione
Quanto livello di libertà di stampa, occupiamo un posto molto basso tra i Paesi democratici.
Pensate che per questo la Russia, la Cina o la Francia farebbero bene a invaderci, a distruggere Genova e Vercelli, a fucilare civili italiani dopo averli torturati?
Chi cita i gravissimi difetti dell’Ucraina, e per questo rifiuta di definire criminale Putin, è convinto di sì

Forse sfugge all’emerito proprietario dell’emerito cervello che ha defecato questa genialata che:
a) In Italia non ci sono milioni di russofoni da noi bombardati e massacrati per otto anni.
b) In Italia non ci sono stati russofoni chiusi in un edificio e bruciati vivi come facevano i nazisti con gli ebrei nelle sinagoghe e come fanno oggi i nazislamici coi cristiani nelle chiese.
c) Anche se i nazistofili fingono di non saperlo, le città russofone sono state bombardate dagli ucraini.
d) Anche se i nazistofili fingono di non saperlo, assassini e stupri e torture documentati sono stati commessi dagli ucraini: quelli attribuiti ai russi devono ancora essere provati. Questa cosa, in psicanalisi, si chiama proiezione. Ne sono maestri per esempio i palestinesi (maestri non a caso dei nazisti ucraini) che attribuiscono agli israeliani tutte le proprie più infami attitudini. E tanto i nazistofili di casa nostra si sono immedesimati col loro beniamino, da attribuire anch’essi alla controparte ogni sorta di crimini commessi dai loro beneamati.
e) A tutto questo va aggiunto che nei dieci giorni prima del 24/2/22 i colpi di artiglieria sul Donbass erano passati da 50/g a 2000/g – fonte OSCE, non disinformatsija putiniana.
A noi da bambini è stato detto che dovevamo amare Gesù e odiare il diavolo e noi abbiamo amato Gesù e odiato il diavolo senza porci domande, perché un cervello di due anni non ha la capacità di porsi questo genere di domande. A questa gente è stato detto che deve amare il guitto nazista e odiare Putin, e loro amano il guitto nazista e odiano Putin senza porsi domande, perché un cervello di due anni non ha la capacità di porsi questo genere di domande.

Vediamo ora qualche testimonianza dei poveri invasi dal kattivissimo Putin.

Diario di Ariel Shimona Edith

Intervista registrata a Volnovaha, sottotitoli in italiano.
Al di là delle comparsate in tutti i parlamenti e i televisori del mondo occidentale, Zelensky non solo non si è più occupato degli ucraini, ma li ha abbandonati completamente a se stessi.
Cibo, acqua, soccorsi medici, linee di comunicazione. Niente.
Nemmeno il pane. Nemmeno l’acqua.
I proiettili invece sì che li ha messi in mano alle milizie. Quelli, ha destinato alla popolazione, grazie ai paesi occidentali che gliele continuano a fornire.
Inoltre, se le testimonianze coincidono ovunque, non significa anche che le strategie sono state decise ai vertici?
E il presidente non è stato informato su come avrebbe agito il suo esercito?
Ovunque i generi di prima necessità li hanno distribuiti i russi, nel giro di poche ore.
Ne hanno distribuiti già tonnellate, ed è tutto documentato da video e da ciò che dicono i sopravvissuti.

E ancora due parole sulle persone bruciate vive

Più che un invasore e un invaso, mi sembra che ci siano un cosiddetto invasore e un invasato, incensato da una massa di invasati.

Concludo con la bambina dal cappotto rosso, interpretata da Yulia Lipnitskaya (cognome ebraico, credo, e non a caso quando ha avuto un problema è stata curata per tre mesi in una clinica in Israele), all’epoca non ancora sedicenne.

barbara