E ORA UN PO’ DI FIGURE, CHE COSÌ SI CAPISCE MEGLIO

Due giorni a caso: 5 giorni fa

Ieri

Qualche riflessione in un raro giorno di tregua

Washington Post: l’Ucraina è al collasso [Non che servisse il Washington Post per saperlo]

L’Ucraina sta precipitando in un abisso: la sua economia, la sua finanza stanno collassando e l’aiuto finanziario promesso dell’Occidente, già stimato sui 55 miliardi di dollari, non sarà sufficiente a salvarla. Serve di più, almeno altri 24 miliardi di dollari per il prossimo anno.
Questo quadro fosco è emerso nel corso di “una riunione a porte chiuse tenuta presso la Banca nazionale dell’Ucraina” di cui danno conto Jeff Stein e David L. Stern sul Washington Post.
Nell’articolo si spiega che l’entità iniziale degli aiuti occidentali necessari, cioè i 55 miliardi, era una previsione fatta prima che iniziassero i bombardamenti sulle infrastrutture del Paese, che hanno ulteriormente aggravato la situazione, e ora si stima che servano almeno altri 2 miliardi al mese per evitare il collasso, con l’inflazione già arrivata al 20%.
Nella nota gli autori danno conto di una situazione disperata, con le autorità che sono arrivate a invitare i cittadini a evacuare le città in caso di blackout prolungati, mentre le manifatture e l’estrazione mineraria, che costituiscono la spina dorsale dell’economia (oltre al grano), sono in terribile sofferenza, con molte imprese già costrette a chiudere.

Attacchi prevedibili

I cronisti spiegano che si tratta di una situazione senza precedenti, dimenticando quanto accaduto all’Iraq, alla Libia e alla Siria (e in altri Paesi) nel corso dei regime-change made in Usa e non ricordando che questa è la semplice, brutale, realtà della guerra.
Gli attacchi alle infrastrutture erano più che prevedibili (nel nostro piccolo avevamo preannunciato tale sviluppo) e l’aveva fatto intendere chiaramente anche Putin, quando, prima che iniziassero, aveva chiesto l’apertura dei negoziati ammonendo che “in Ucraina non abbiamo nemmeno iniziato“. [E invece di prenderne atto e regolarsi di conseguenza, hanno preferito raccontarsi che si trattava di una sbruffonata. Dimenticando un piccolo dettaglio: uno che ha oltre 6000 bombe atomiche non ha bisogno di bluffare]
Ma l’ammonimento era stato sommerso nel trionfalismo d’accatto che fin dal suo inizio accompagna questa guerra, la miope propaganda che spiegava come e perché i russi avessero già perso e celebrava le meravigliose armi e progressive inviate a Kiev che avrebbero dischiuso un fulgido destino alle forze ucraine.
Una distrazione di massa utile a eludere i costi reali della guerra. Per evitare che l’opinione pubblica potesse e possa chiedersi se valga la pena continuare a inviare armi o accogliere le richieste russe di aprirsi a un compromesso.
Se cioè parte del Donbass e la Crimea, cioè il prezzo del compromesso, valga più dell’intera ucraina, che più passa il tempo, più verrà degradata. Una constatazione, quest’ultima, ovvia, che pure è elusa dallo stolido slogan che recita come l’invio di armi serva a far sì che l’Ucraina arrivi al tavolo dei negoziati in una posizione di forza.
Ad oggi la situazione dice tutto il contrario: tre, quattro mesi fa Kiev avrebbe avuto molta più forza di adesso a quel tavolo e tale parabola discendente non sembra destinata a mutare a breve.
Tale situazione si ripercuote nei Paesi d’Occidente, chiamati a distogliere parte delle già erose ricchezze destinate ai propri cittadini per supportare Kiev, che oltre ai miliardi di dollari suddetti ne chiede altrettanti sotto forma di armamenti (alle industrie di armi e dell’energia, che stanno lucrando grassi guadagni, non viene chiesto nulla, ovviamente…).

Di corruzione (e) digitale

Rimandando all’articolo del Washington Post per i dettagli sul collasso del Paese e sulle sofferenze dei suoi cittadini, ne riportiamo un cenno che ci sembra significativo: “Dominata da oligarchi e perennemente bisognosa di salvataggi, l’Ucraina era un disastro finanziario molto prima dell’invasione russa. La guerra in piena regola ha mandato la sua economia in tilt”.

Il corsivo è nostro e serve a sottolineare un passaggio apparentemente anodino che ricorda quel che molti, dall’inizio della guerra, hanno dimenticato, che cioè l’Ucraina per anni è stata indicata come “la nazione più corrotta d’Europa”, come da titolo del Guardian del 2015 (solo per fare un esempio, potremmo citare ben altro).

Tale corruzione è presumibilmente aumentata con il conflitto, anche perché il governo ha dichiarato fuorilegge tutti i partiti di opposizione e chiuso tutti i media non allineati. Senza nessun controllo, si sa, la corruzione dilaga. Così tanti finanziamenti dell’Occidente saranno in parte stornati per arricchire i pochi (i conti offshore sono di facile apertura).
Particolare curioso, anche se forse non eccessivamente significativo, che si aggiunge a un altro che riprendiamo sempre dall’articolo, che riferisce come l’unico settore in crescita sia quello del digitale, nonostante il WP lamenti le interruzioni di internet tanto frequenti, fonte di danni enormi a imprese e cittadini.
A magnificare le sorti del digitale ucraino è “Mykhailo Fedorov, vice primo ministro della trasformazione digitale”. Il particolare ci ha incuriosito perché tale ministero, come abbiano accennato in una nota pregressa, si era rivolto al colosso delle criptovalute FTX per creare un canale di aiuto in valuta digitale verso l’Ucraina.
FTX, come si sa, è appena fallita e il suo improbabile Ceo, Sam Bankman-Fried, è stato arrestato alle Bahamas per bancarotta (arresto avvenuto poco prima di comparire davanti al Comitato per i servizi finanziari della Camera, dove avrebbe potuto essere torchiato dai parlamentari senza reti di protezione… non testimonierà).
Particolari, nulla più, che si perdono nell’assordante frastuono delle armi. (Qui)

Sì, stiamo vivendo in un mondo davvero pazzo.

barbara

E TORNIAMO ALLE COSE SERIE

Cioè alla nostra guerra contro la Russia con cannoni nostri e carne da cannone ucraina. Il post è scandalosamente lungo, ma d’altra parte non si può fare informazione con quattro frasette tipo “Non vedo l’ora di ballare sul cadavere di Putin” come fa la controparte. Quindi armatevi di pazienza e cominciate a leggere.

Un grafico rivelatore sui fondi dei contribuenti statunitensi inviati all’Ucraina nel 2022

A quanto ammonta l’aiuto finanziario degli Stati Uniti al regime di Kiev che agisce come operatore sul campo nella guerra mossa alla Russia?
Quanti sono i dollari dei contribuenti statunitensi che finiscono all’Ucraina, come evidenzia Zero Hedge?
Il grafico sottostante illustra in un video di due minuti l’ammontare totale degli aiuti statunitensi promossi o proposti per l’Ucraina nel 2022, a dieci mesi dall’avvio da parte della Russia di un’operazione militare speciale per smilitarizzare e denazificare il regime di Kiev. 

(Mi raccomando: guardatelo fino alla fine)

Nel video, che negli ultimi giorni è stato ampiamente condiviso, ogni punto rappresenta 100.000 dollari dei contribuenti statunitensi ed è suddiviso in base al tipo di sostegno, con gli aiuti militari (in rosso) che rappresentano di gran lunga la spesa più consistente, specifica Zero Hedge. 
Ancora lo scorso venerdì l’amministrazione Biden ha reso noti altri 275 milioni di dollari in armi ed equipaggiamenti di difesa per l’Ucraina, tra cui in particolare altri sistemi missilistici antiaerei, che verranno forniti tramite l’autorità presidenziale di drawdown, il che significa che il Pentagono preleverà armi dalle proprie scorte per soddisfare il pacchetto.
Per comprendere alcune delle cifre sopra riportate, è importante ricordare che il modo in cui la Casa Bianca annuncia quasi di routine i pacchetti di aiuti può creare confusione. Questi annunci hanno più che altro lo scopo di descrivere come l’amministrazione intende utilizzare il denaro già stanziato dal Congresso. 
Come si vede nel grafico seguente, c’è anche la distinzione chiave tra ciò che è stato proposto e ciò che è già stato promulgato.
I miliardi aggiuntivi “proposti” nel grafico precedente sono stati approvati con la recente approvazione del National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2023.
Prima dell’approvazione del NDAA, “il Congresso ha già approvato 65,9 miliardi di dollari per l’assistenza all’Ucraina attraverso tre distinti pacchetti di finanziamenti supplementari dall’invasione della Russia a febbraio”, secondo Defense News.
“Se il Congresso finanziasse la quarta richiesta, l’importo totale degli aiuti all’Ucraina approvati dai legislatori raggiungerebbe i 104 miliardi di dollari in meno di un anno”. 
Nel frattempo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in una telefonata di domenica, ha “ringraziato” il presidente Joe Biden per “l’assistenza finanziaria e di difesa senza precedenti che gli Stati Uniti forniscono all’Ucraina”, secondo quanto si apprende. Ma nonostante i miliardi inviati e le decine di altri miliardi promessi, ha chiesto di più e ha “sottolineato l’importanza” soprattutto di rafforzare le difese aeree dell’Ucraina. La Casa Bianca starebbe attualmente valutando l’invio di sistemi di difesa antiaerea Patriot, come annunciato ieri dalla CNN, che se approvati segnerebbero una significativa escalation con la Russia.
I repubblicani sono sul piede di guerra e lo scorso novembre hanno polemicamente chiesto alla Casa Bianca se l’Ucraina fosse diventata il “51° Stato degli USA”. 
A tal proposito hanno infatti presentato alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti una risoluzione per realizzare un audit sui mastodontici fondi che il Congresso ha assegnato all’Ucraina. 
La repubblicana Marjorie Taylor Greene aveva affermato: “Dobbiamo controllare ogni dollaro dei contribuenti statunitensi inviato in Ucraina. Gli americani meritano di sapere perché l’ amministrazione Biden e il Congresso sono così interessati a finanziare la sicurezza dei confini dell’Ucraina e non quella del loro Paese”, per poi aggiungere che “il popolo statunitense merita di sapere dove vanno i soldi delle loro tasse guadagnate duramente per una nazione straniera che non è membro della NATO”. 
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il senatore del Kentucky Rand Paul, il quale ritiene che gli Stati Uniti non dovrebbero spendere miliardi per l’assistenza militare all’Ucraina. In un articolo apparso su The Federalist, il senatore ha osservato che l’economia USA non è nelle migliori condizioni e l’assistenza militare e finanziaria al regime di Kiev colpirà ancora più duramente i contribuenti. 
La Redazione de l’AntiDiplomatico, qui, con le immagini dei grafici.Fine modulo

Ma non facciamoci prendere dal complesso di inferiorità: ci siamo anche noi!

Armi italiane in Ucraina. Il “segreto di stato” aggirato dall’annuncio dell’ambasciatore francese a Kiev

Il governo italiano ha posto il segreto di stato sulle nuove armi che verranno inviate in Ucraina. Per fortuna l’ambasciatore francese a Kiev Etienne de Ponsin non è tenuto a rispettare il segreto di stato italiano e ha dichiarato ieri che uno dei due sistemi antiaerei SAMP-T in arrivo in Ucraina sarà inviato dall’Italia.
Il sistema antiaereo SAMP-T è un sofisticatissimo sistema missilistico dal costo (cadauno) di circa 800 milioni di euro (circa 3 ospedali, di primissimo livello) prodotto dalla francese MBDA e dall’italiana Thales Leonardo. Anche gli USA si apprestano ad inviare due sistemi Patriot per dire.
Io spero che qualcuno non abbia la pretesa che se inviamo per esempio armi nucleari all’Ucraina la Russia non ci consideri “non belligeranti” tanto a spararle sarebbero gli ucraini. No, perchè tra i nostri politici “sacchettisti” (riempitori di banconote in sacchette) ci sarebbe qualcuno in grado di sostenerlo.
Del resto, sempre più soldati appartenenti ai Paesi NATO stanno combattendo contro i russi in Ucraina. Si tratti di mercenari o di truppe regolari poco importa. L’Occidente è direttamente coinvolto nel conflitto che, ogni giorno, appare sempre più indirizzato verso l’internazionalizzazione. Il metodo per assuefare l’opinione pubblica europea all’inevitabilità e alla normalità dell’innesco di un conflitto mondiale NATO-Russia è, come al solito, quello della rana bollita.
L’asticella dell’escalation viene alzata gradualmente, poco alla volta, per fare in modo che non ci si accorga di stare irrimediabilmente scivolando nel baratro senza possibilità di ritorno. Spero di sbagliarmi ma l’impressione è che solo un miracolo possa riportare indietro le lancette della Storia. L’obiettivo della NATO è quello di smembrare la Federazione Russa in vari protettorati etnici da porre sotto controllo occidentale. I media europei e americani parlano apertamente di un futuro smembramento della Russia e sono già state pubblicate delle bozze di carte geografiche con la Russia divisa in 6-7 tronconi. La NATO non rinuncerà a questo piano, che coltiva da molti decenni e che, nel 1991, con lo smembramento dell’URSS, è riuscita in parte a realizzare. Il 1991 è stato il primo tempo, il 2022 il secondo. Naturalmente, la NATO ha fatto i conti senza l’oste. Vedremo come andrà a finire…
Giuseppe Masala, qui.

Gli effetti? Eccoli.

Donbass. La lista completa di tutti i massacri con armi NATO sui civili

La NATO ha dato il via libera alla distruzione mirata degli obiettivi civili e degli abitanti delle Repubbliche mediante le sue armi ad alta precisione

Il primo utilizzo dell’Himars MLRS sul territorio del Donbass è stato documentato il 28 giugno nell’insediamento di Pereval’sk (LNR).
Da quel giorno fino al 10 dicembre 2022 (5 mesi), sono stati effettuati un totale di 185 attacchi missilistici dall’Himars MLRS esclusivamente su obiettivi civili:

  • 34 attacchi mirati a obiettivi d’infrastrutture sociali, industriali e civili sul territorio della DNR
  • 151 attacchi mirati a obiettivi d’infrastrutture sociali, industriali e civili sul territorio della LNR:

 L’M-142 “Himars” (High Mobility Artillery Rocket System) è un avanzato sistema di lanciarazzi, dotato di un modulo con sei missili di precisione GMLRS, basato su un camion FMTV da cinque tonnellate dell’esercito americano.
Per l’“Himars” sono stati creati più di 20 tipi di munizioni, il cui raggio di tiro, a seconda del tipo, può variare da 30-80 chilometri in modalità MLRS (Multiple Launch Rocket System ndr.), fino a 300 o più chilometri (missile ATACMS), come tattica operativa di un sistema missilistico (Army Tactical Missile System ndr.).
L’“Himars” appartiene alla classe delle armi ad alta precisione, i missili hanno un sistema di guida inerziale e sono in grado di raggiungere qualsiasi bersaglio alle coordinate trasmesse dal raggruppamento satellitare statunitense.
Secondo i dati dell’intelligence, indirettamente confermati da fughe di notizie nel segmento pubblico ucraino, sul territorio ucraino è presente personale militare straniero, apparentemente per assistenza tecnica. Questi specialisti coordinano l’implementazione delle informazioni di intelligence ricevute dai satelliti e caricano precise coordinate nel software MLRS, oltre a monitorare l’efficacia dell’installazione.
Da fonti accessibili è noto che gli Stati Uniti forniscono all’Ucraina solo: missili unitari HIMARS M30 GMLRS e la sua modifica M30A1, nonché M31 GMLRS.
Il presidente degli Stati Uniti nelle sue dichiarazioni pubbliche sostiene che gli americani presumibilmente non forniranno alle Forze Armate ucraine missili a lungo raggio in grado di raggiungere il territorio della Federazione Russa (per gli Stati Uniti s’intende il territorio prima dell’annessione delle regioni DNR/LNR, Zaporozhye e Kherson) al fine di evitare il coinvolgimento diretto della NATO in un conflitto militare.
Il divieto degli americani all’uso degli “Himars” MLRS in Russia è stato confermato anche dal ministro della Difesa ucraino Reznikov in un’intervista al servizio ucraino della BBC. Funzionari americani affermano che le autorità ucraine hanno dato garanzie che questi sistemi non saranno usati contro il territorio russo.
Il 1° giugno 2022, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato la fornitura di un pacchetto di aiuti militari da 700 milioni di dollari all’Ucraina. Era in questo pacchetto che, in particolare, erano inclusi i primi sistemi di razzi a lancio multiplo “Himars”.
Secondo informazioni provenienti da fonti accessibili, al momento sono state consegnate all’Ucraina 20 di queste installazioni.

Chi gestisce il funzionamento dell’Himars MLRS?

Quindi, abbiamo già capito che si tratta di armi NATO ad alta tecnologia che richiedono un addestramento tecnico speciale da parte dei loro operatori. È logico supporre che, come minimo, almeno nella fase iniziale, i militari delle formazioni armate ucraine non possedessero un tale addestramento.
Secondo dati attendibili, gli equipaggi delle installazioni arrivate ????in Ucraina in estate erano composti da militari della NATO in congedo. È inoltre noto che la guida sull’obiettivo, che fornisce un attacco estremamente preciso, viene effettuata utilizzando i satelliti militari statunitensi.
Allo stesso tempo, il gruppo di hacker ucraini “Beregini” ha pubblicato informazioni secondo cui dal 10 ottobre al 23 ottobre, 90 militari delle Forze Armate ucraine sono stati addestrati all’uso in combattimento, al funzionamento e alla riparazione degli “Himars” MLRS nei campi di addestramento della Bundeswehr in Germania.

Cosa si sa della tattica dell’uso degli “Himars” nella zona dell’Operazione Speciale Militare?

Analizzando i fatti sull’uso degli “Himars” MLRS nel territorio del Donbass, si possono fare alcune osservazioni.
Spesso il lavoro  di collocazione è coperto da delle scariche di sistemi più semplici (artiglieria o MLRS di stile sovietico), il cui compito è distrarre ed esaurire la difesa aerea con bersagli “collaterali” al momento del lancio degli “Himars”.
Ad esempio, questo è stato il caso del primo bombardamento sull’edificio dell’Amministrazione del Capo della DNR quando all’inizio il nemico ha sparato due serie di sistemi di artiglieria da 155 mm contro questa posizione e, pochi minuti dopo, i missili “Himars”.
Secondo gli specialisti della difesa aerea, dopo ogni lancio l’installazione viene operativamente spostata in un riparo e il lancio successivo viene effettuato da una posizione diversa.
Di norma, il movimento e il funzionamento degli impianti avviene di notte.
Pertanto, il territorio della Repubblica Popolare di Donetsk è stato attaccato 21 volte di notte, 13 volte di giorno, il territorio della Repubblica Popolare di Lugansk è stato attaccato 81 volte di notte, 70 volte di giorno.
Vi sono tutte le ragioni per ritenere che tali tattiche vengano utilizzate esclusivamente per ridurre al minimo i rischi di distruzione dell’installazione e non per scopi “umanitari”. A riprova di ciò, di seguito presentiamo un impressionante elenco dei fatti documentati, più eclatanti, delle tragiche conseguenze dell’uso degli “Himars” MLRS su infrastrutture sociali, civili, industriali e su infrastrutture critiche.
E nonostante l’Ucraina affermi che tutti i missili “Himars” raggiungono il loro obiettivo distruggendo solo depositi militari, punti di direzione e di ammassamento di uomini ed equipaggiamento dell’esercito russo nel Donbass – la verità è tutt’altra.
Sì, certo, tra gli obiettivi degli “Himars” MLRS ce ne sono di abbastanza selettivi: strutture militari e oggetti convenzionalmente “a doppio uso”: depositi di carburante, strutture del sistema di alimentazione energetica, strutture ferroviarie.
È il momento di ricordare che ad iniziare la guerra contro le infrastrutture critiche, per l’appunto, è stata l’Ucraina. Più precisamente ha continuato. Sono le formazioni armate dell’Ucraina che molto prima dell’inizio dell’operazione di liberazione speciale, precisamente dall’aprile 2014, distruggono intenzionalmente e metodicamente le infrastrutture dell’indomito Donbass con un unico obiettivo: terrore, intimidazione, attuazione di condizioni di vita insopportabili per i civili del Donbass. Per l’ottavo anno, gli abitanti del martoriato Donbass sopravvivono per migliaia di ore senza acqua, gas, riscaldamento e luce.
Considerando l’elevata precisione del sistema “Himars”, l’elenco seguente indica l’uso mirato e indiscriminato di armi, che l’Ucraina dichiara come impiegate per scopi militari.
Ecco l’elenco dei fatti, documentati dagli uffici di rappresentanza della DNR e LNR nel JCCC (Centro Congiunto per il Controllo e il Coordinamento sul cessate il fuoco e la stabilizzazione della linea di demarcazione ndr.) con le tragiche conseguenze dell’uso degli “Himars” MLRS su infrastrutture produttive, sociali, civili e su infrastrutture critiche: 

28 giugno, centro abitato di Pereval’sk (LNR), a seguito del bombardamento non sono state registrate vittime o danni;
4 luglio, centro abitato di Snezhnoe (DNR), sono stati registrati danni all’impresa statale “Snezhnyanskkhimmash”, alla scuola materna n. 6 e n. 2, e ad edifici abitativi;
9 luglio, centro abitato di Alchevsk (LNR), sono stati danneggiati 6 edifici abitativi, l’impresa per lavori di costruzione e d’installazione “Kommunarskstroj”;
10 luglio, centro abitato di Stepano-Krynka (DNR), durante il bombardamento di un centro di volontariato, 7 civili sono stati uccisi e 39 feriti;
12 luglio, centro abitato di  Stakhanov (LNR), a seguito del bombardamento 2 civili sono morti e 2 civili sono rimasti feriti; i vetri di 11 edifici abitativi a più piani, l’asilo “Skazka” e la scuola di specializzazione n. 10 di Stakhanov sono stati danneggiati;
17 luglio, centro abitato di  Alchevsk (LNR), 2 civili sono stati uccisi, 6 edifici abitativi a più piani, un deposito di autobus e filobus e il sanatorio-profilattico “Druzhba” sono stati danneggiati;
24 luglio, centro abitato di  Krasnij Luch (LNR), a seguito dei bombardamenti, l’amministratore dell’hotel “Krasnij Luch” è rimasto ferito, lo stesso hotel “Krasnij Luch” è stato distrutto; 7 edifici abitativi, una farmacia, 4 strutture di vendita al dettaglio, un mercato cittadino, e delle linee elettriche sono state danneggiate;
29 luglio, centro abitato di  Elenovka (DNR), bombardamento su una colonia penale nel villaggio di Elenovska, dove erano detenuti i prigionieri di guerra del battaglione nazionalista “AZOV”, risultato: 47 morti e 74 feriti;
23 agosto, Donetsk (DNR) è stato distrutto un edificio amministrativo;
23 agosto, centro abitato di  Gorskoe (LNR), 4 edifici abitativi, l’edificio del Ministero delle Situazioni di Emergenza e la Casa della Cultura cittadina sono stati distrutti; 28 edifici abitativi, la sottostazione elettrica “Gorskaya” e una farmacia sono rimasti danneggiati;
25 agosto, Donetsk (DNR), è stato registrato un danno al terminal doganale “Donetsk”;
12 settembre, centro abitato di  Dokuchaevsk (DNR), sono stati registrati danni critici alla filiale n. 3 dello Stabilimento “Dokuchaevskij Flux-Dolomite” e alla società “DMZ”;
13 settembre, centro abitato di  Lisichansk (LNR), 2 civili sono stati uccisi e uno è rimasto ferito; 6 edifici abitativi multi-appartamento, una centrale termica e una struttura commerciale sono stati danneggiati;
16 settembre, centro abitato di  Nizhnyaya Duvanka (LNR), la Casa della Cultura e un granaio sono stati distrutti; 5 edifici abitativi, la scuola materna “Zvonochek”, una scuola secondaria, i vigili del fuoco, una farmacia sono rimasti danneggiati;
21 settembre, centro abitato di  Novoajdar (LNR), un civile è stato ucciso e uno è rimasto ferito. Un edificio abitativo, un edificio scolastico, il convitto del College “Novoajdar agro”, un granaio, un magazzino per fertilizzanti e macchine agricole, 8 unità di macchinari agricoli, 2 auto e un camion sono stati distrutti; 4 edifici abitativi sono rimasti danneggiati;
27 settembre, centro abitato di  Bryanka (LNR), 4 civili sono stati uccisi e due sono rimasti feriti, la sezione Bryankovskij dell’impresa statale “Luganskgaz” è stata distrutta; 12 edifici abitativi multi-appartamento, il “Bryankovskij Electromechanical College”, la scuola d’arte per bambini n. 1 e un negozio di alimentari sono rimasti danneggiati;
3 ottobre, Donetsk (DNR), è stato registrato un colpo diretto sul tetto del complesso commerciale “Continent”; la vetrata della sala dell’impresa municipale di controllo del traffico “Donelektroavtotrans”, la farmacia centrale “Ol’viya”, un edificio abitativo multi-appartamento sono rimasti danneggiati;
4 ottobre, centro abitato di  Dokuchaevsk (DNR), sono stati registrati danni alla filiale n. 3 del “DFDK”, a una serie di strutture sociali, e ad edifici abitativi privati ??e multi-appartamento;
16 ottobre, Donetsk (DNR), a seguito dei bombardamenti, 5 civili sono rimasti feriti; un edificio amministrativo, oltre a una serie di negozi e a 4 edifici abitativi multi-appartamento sono rimasti danneggiati;
19 ottobre, centro abitato di  Makeevka (DNR), a seguito dei bombardamenti, sono stati registrati danni ad un edificio privato;
28 ottobre, centro abitato di Pervomaisk (LNR), una ragazza è stata uccisa, un edificio abitativo è stato completamente distrutto, altri 8 edifici abitativi e 3 auto sono rimasti danneggiati;
3 novembre, centro abitato di Gorlovka (DNR), a seguito di un bombardamento sono stati registrati gravi danni agli edifici dell’impresa operativa unitaria statale DNR “Stirol”, una delle principali imprese chimiche della Repubblica impegnata nella produzione di fertilizzanti minerali e di prodotti in polimero;
4 novembre, centro abitato di  Makeevka (DNR), a seguito dei bombardamenti una donna nata nel 1954 è stata uccisa, un uomo nato nel 1954 è rimasto gravemente ferito. Sono stati registrati danni a 4 edifici abitativi;
5 novembre, Donetsk (DNR), sono stati registrati danni multipli ad edifici abitativi e ad infrastrutture civili;
6 novembre, centro abitato di  Stakhanov (LNR), un civile è stato ucciso, 2 edifici abitativi sono stati distrutti e 16 sono rimasti danneggiati, così come la scuola di Stakhanov n. 3, la piscina “Delfin”, una linea elettrica, un gasdotto e un sistema di approvvigionamento idrico sono stati danneggiati;
7 novembre, Donetsk (DNR), è stato registrato un colpo diretto su un edificio amministrativo seguito da un incendio, la vetrata del Hotel “Central” e 2 edifici abitativi sono rimasti danneggiati;
10 novembre, centro abitato di Gorlovka (DNR), a seguito di un bombardamento è stata registrata la distruzione dell’edificio amministrativo della KP “Società di gestione di Gorlovka” e il danneggiamento di un edificio abitativo multi-appartamento;
11 novembre, centro abitato di  Krinichnaya (LNR), 2 dipendenti della miniera “Krinichanskaya” sono stati uccisi, altri 4 civili sono rimasti feriti; le strutture della miniera sono state danneggiate;
11 novembre, centro abitato di  Rozovka (DNR), a seguito di colpi diretti, sono stati registrati gravi danni alla “Scuola secondaria dei minatori del villaggio di Rozovka” e all’editore “Unione culturale-ricreativa”;
11 novembre, centro abitato di  Dokuchaevsk (DNR), sono stati registrati colpi diretti sugli stabilimenti produttivi della filiale n. 3 dello stabilimento “Dokuchaevskij Flux-Dolomite”;
12 novembre, centro abitato di  Stakhanov (LNR), 3 dipendenti di una pasticceria sono rimasti feriti, un ristorante, un club sono stati distrutti e 8 edifici abitativi, un negozio di alimentari e una pasticceria sono stati danneggiati;
12 novembre, centro abitato di  Gorlovka (DNR), a seguito di un bombardamento è stato registrato un colpo diretto al Palazzo della Cultura “Shakhter”, sono stati danneggiati i vetri del “Gorlovka Motor Transport College”, 4 edifici abitativi multi-appartamento e un negozio di alimentari;
16 novembre, centro abitato di  Yasinovataya (DNR), a seguito di un bombardamento sono stati registrati danni alla facciata e alla vetrata del Palazzo della Cultura “Mashinostroitelej”;
16 novembre, centro abitato di  Zimogor’e (LNR), un civile è stato ucciso e 2 sono rimasti feriti. Un edificio abitativo a più piani, i locali industriali del punto di ricezione del grano di Zimogoryevsk, una scuola secondaria intitolata all’Eroe dell’Unione Sovietica I.S. Mal’ko, la scuola materna “Ivushka”, la stazione ferroviaria, e le linee elettriche sono state danneggiate.
17 novembre, centro abitato di  Stakhanov (LNR), 2 civili nati rispettivamente nel 1950 e nel 1951 sono stati uccisi e 3 sono rimasti feriti; un edificio abitativo multi-appartamento è stato distrutto;
18 novembre, centro abitato di  Bryanka (LNR), una donna nata nel 1949 è rimasta ferita; un edificio abitativo multi-appartamento è stato distrutto e 2 danneggiati. Un edificio residenziale e 7 costruzioni annesse sono stati danneggiati, danneggiati anche l’edificio dell’organizzazione pubblica DOSAAF, un gasdotto e una linea elettrica;
20 novembre, centro abitato di  Kremennaya (LNR), 2 edifici abitativi, 4 annessi, 2 negozi e una linea elettrica sono stati danneggiati;
21 novembre, centro abitato di  Alchevsk (LNR), 2 civili sono stati uccisi e uno è rimasto ferito, 2 edifici abitativi sono stati distrutti e 5 sono stati danneggiati;
24 novembre, centro abitato di  Stakhanov (LNR), sono stati distrutti un edificio residenziale, uno studio d’arte per bambini e in parte l’edificio di una società di trasmissione radiofonica, radiocomunicazione e televisione; sono stati danneggiati un edificio residenziale, il cinema “Mir”, un centro culturale e una torretta televisiva e radiofonica;
4 dicembre, centro abitato di Alchevsk (LNR), l’Istituto industriale “DonGTI” (Istituto Tecnico Statale del Donbass ndr.) e il rispettivo convitto sono stati danneggiati;
5 dicembre, centro abitato di Alchevsk (LNR), 7 persone sono state uccise, 27 ferite; il padiglione didattico, il convitto e la biblioteca dell’Istituto Tecnico Statale del Donbass, il ristorante “Krugozor” e 5 edifici abitativi sono rimasti danneggiati;
6 dicembre, centro abitato di Starobel’sk (LNR), 3 dipendenti dell’impresa municipale “Starobelskij Elevator” sono rimasti feriti; magazzini e un impianto di pesatura sono stati danneggiati;
8 dicembre, centro abitato di Pervomajsk (LNR), un edificio abitativo multi-appartamento e due distributori di benzina sono stati danneggiati;
10 dicembre, centro abitato di Svatovo (LNR), danneggiato un collegio scolastico.

Invece di una sintesi, ricordiamo che in una riunione del Consiglio permanente dell’OSCE, la Russia ha già dichiarato che è l’Alleanza e, in particolare, gli Stati Uniti, ad avere la personale responsabilità delle vittime civili, della popolazione e della distruzione delle infrastrutture sociali e civili.
Buyakevich (vice rappresentante permanente della Russia presso l’OSCE ndr.): “Dall’inizio dell’Operazione Militare Speciale, i militari americani sono stati attivamente coinvolti nella pianificazione e nella effettiva gestione delle ostilità. I rappresentanti ucraini hanno riconosciuto che non un solo colpo, ad esempio, dall’Himars MLRS avviene senza il consenso degli americani. Di recente, questo, infatti, è stato ufficialmente riconosciuto dal Pentagono, a conferma che in Ucraina si trovano truppe americane.
È abbastanza ovvio che i curatori occidentali, che sponsorizzano l’Ucraina per il nono anno e, di fatto, la governano, sono pronti a combattere la Russia esclusivamente sul suolo straniero e fino all’ultimo ucraino, utilizzando i mezzi più sporchi e senza regole, violando tutte le norme del diritto umanitario internazionale, le convenzioni internazionali, che regolano le questioni relative alla condotta della guerra e alla protezione della popolazione civile in tempo di guerra.

Fonte: Centro Congiunto per il Controllo e il Coordinamento sul cessate il fuoco e la stabilizzazione della linea di demarcazione 

Traduzione di Eliseo Bertolasi, qui.

E in attesa che il sole torni a splendere sul nostro fosco futuro

barbara

INFAMI! INFAMI! INFAMI!

FOGNE! FOGNE! FOGNE!

SIETE MARCI! FATE SCHIFO!

Ho l’impressione che la guerra mondiale (inevitabilmente nucleare) si avvicini sempre più, e voi, insieme alla cricca di Washington, ne siete direttamente responsabili.

Esattamente come con Israele: i crimini dei carnefici attribuiti alle vittime e le vittime trattate da carnefici. E i carnefici veri letteralmente santificati, uno angelo della pace, l’altro uomo dell’anno.

barbara

CONTINUANO INESORABILI,

implacabili, insaziabili, i crimini ucraini contro la popolazione civile del Donbass. Ero partita con l’idea di farne una rassegna, ma mi servirebbero almeno dieci ore per metterli insieme e sistemarli, per cui mi limito a questo articolo.

Il centro di Donetsk è quasi completamente crivellato

Da settimane, quasi quotidianamente, le unità ucraine sparano indiscriminatamente contro i distretti Voroshilovsky e Kievsky. I bombardamenti effettuati casualmente non perseguono alcuno scopo militare, poiché i proiettili colpiscono spesso hotel, edifici residenziali, uffici, ospedali, fermate dei trasporti pubblici, un’impresa di pompe funebri, lo stadio Donbass Arena e dintorni e altri oggetti civili come il mercato (colpito due volte, come si vede nel video del reporter Rangeloni).
Gli arrivi di missili e artiglieria si verificano più volte al giorno. Gli attacchi si verificano al mattino, pomeriggio, sera e notte. In qualsiasi momento possono arrivare i razzi Grad MLRS o i proiettili da 155 mm forniti dai paesi occidentali. Nello stesso tempo, è difficile dire che gli artiglieri ucraini stiano mirando in modo specifico. La sensazione è che non ci sia un obiettivo specifico dove i soldati delle Forze Armate dell’Ucraina vogliano colpire. È come se l’ordine fosse di sparare in direzione di Donetsk ma non importi dove i proiettili colpiscano esattamente.
Ad esempio, la notte del 5 dicembre, i proiettili ucraini sono caduti nel distretto di Voroshilovsky. Sono stati danneggiati l’edificio del “salone dei servizi rituali”, locali per uffici all’indirizzo di via Artem 7, così come è stata anche colpita la Chiesa della Natività di Cristo nell’area del centro città vicino al centro commerciale Continent. E la sera del 4 dicembre, le forze armate ucraine hanno nuovamente sparato su Pushkin Boulevard e 25 RKKA Street. Due giorni prima, i militari ucraini avevano già colpito lo stesso posto, poi hanno colpito il negozio di alimentari Moskva. Diversi proiettili da 155 mm sono caduti vicino allo stadio Donbass Arena.
Non c’è dubbio che i combattimenti continueranno l’anno prossimo. Donetsk rimarrà ovviamente nella zona di distruzione dell’artiglieria delle Forze armate ucraine, e gli scontri vicino alla città continueranno, ma è probabile che la linea del fronte inizi ancora a cambiare, ma molto probabilmente ciò accadrà dopo le Vacanze di Capodanno.
Non è noto quanto durerà Donetsk in questo stato. Dubito che i bombardamenti si fermeranno nel prossimo futuro, dal momento che le unità ucraine sono ancora vicine alla città e ci sono modi per colpire non solo nel centro della capitale della DPR, ma anche nella parte posteriore profonda dell’ex confine con la Federazione Russa. Di conseguenza, non sarà sufficiente riconquistare gli insediamenti adiacenti a Donetsk dalle forze armate ucraine, l’esercito ucraino sarà comunque in grado di colpire la DPR sfruttando i lanciarazzi occidentali.
Al momento, le battaglie principali si stanno svolgendo intorno ad Artemovsk. Le forze armate ucraine non sono ancora circondate, i militanti ucraini possono continuare a fornire al loro gruppo tutto ciò di cui hanno bisogno e la città sta diventando sempre più simile a Mariupol, ma Artyomovsk non può essere presa così rapidamente come la città portuale, a causa di 8 anni di opere di trinceramento e fortificazione. Inoltre, sono in corso scontri a Maryinka e nelle vicinanze di Avdiivka, da dove le forze armate ucraine sparano più spesso su Donetsk. Ma è troppo presto per dire che questi insediamenti saranno presto liberati.
Una soluzione negoziale del conflitto continua ad essere scartata categoricamente da parte occidentale. Il presidente Macron che nel recente viaggio negli USA ha incontrato Biden ed ha ottenuto piccole aperture, è fortemente ostacolato dalla dirigenza europea ed ha ricevuto le critiche di Kiev.

La verità sparisce dai radar, se la cronaca diventa teologia

Ricordo che il contributo più grande che tutti noi possiamo dare per la pace, è informarci. Ovvero esercitare la nostra libertà di giudizio. Perciò riporto una citazione di un pezzo di Giorgio Cattaneo, “Teologia della guerra, ieri come oggi” che mi sembra significativo:

“Più ancora che i missili, a spaventare – francamente – è il non-pensiero che sovrasta ogni possibile disamina, ogni sguardo proteso ad esplorare aspetti necessariamente sfaccettati della realtà, in cui – come sappiamo – le responsabilità degli eventi storici sono sempre largamente distribuite. Qualsiasi essere umano non può che ripudiare il ricorso alla guerra: che può essere eventualmente comprensibile, ma mai giustificabile. Eppure: piuttosto che sforzarsi di comprendere, per poi disinnescare i conflitti, si preferisce criminalizzare la controparte, fino a demonizzarla. Ed è proprio qui che sembra riaffiorare una tentazione antica: travisare la “testualità” fattuale della storia e sostituirla con una sorta di distorsione quasi teologica, un’interpretazione sommaria e basata su una narrazione invariabilmente unilaterale, spesso minacciosa, sempre restia a confrontarsi con l’altrui verità“.

VPNews

*****

nota a margine: siccome la conoscenza dei fatti è fondamentale, per vedere in modo specifico cosa succede a Donetsk, consiglio i reportage di Rangeloni che trovate su Youtube (vedi qui) o su Telegram (vedi qui). Per quanto riguarda la cronaca della parte ucraina, questa è riportata molto efficacemente dai grandi media, anche se spesso inquinata dalla propaganda di guerra.
Patrizio Ricci, qui.

Aggiungo un paio di cose di alcuni giorni fa.

FUCILAZIONI – La Russia non ha ancora ricevuto alcuna risposta dagli organismi internazionali per i diritti umani rispetto all’esecuzione di prigionieri di guerra russi da parte dei soldati ucraini. Lo ha sottolineato Gennady Gatilov, rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite a Ginevra. “Aspettiamo di vedere come valuteranno gli appelli e le note che abbiamo inviato. Finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta”. (Qui)

KIEV – Manifestazione a Kiev dei parenti dei soldati ucraini che risultano ufficialmente “dispersi”. I parenti chiedono notizie, sospettando che i “dispersi” siano in realtà morti ma che le autorità, nel tentativo di rendere meno pesante il bilancio delle operazioni, non vogliano dichiararlo.

https://t.me/letteradamosca/10511

ATTENZIONE IMMAGINI IMPRESSIONANTI – Dopo le sollecitazioni di parte russa (https://t.me/letteradamosca/10509), e una settimana dopo, le Nazioni Unite hanno reagito alla fucilazione dei prigionieri russi da parte degli ucraini e hanno chiesto un’indagine sui fatti. L’Alto Commissario per i diritti umani Volker Türk ha detto che le circostanze dell’esecuzione dei soldati russi a Makiivka dovrebbero essere indagate e i responsabili puniti. Türk inoltre ha affermato di ritenere che le immagini dell’esecuzione siano autentiche. La missione di monitoraggio delle Nazioni Unite nel campo dei diritti umani è giunta alla stessa conclusione, ha osservato. E in precedenza, anche il New York Times aveva scritto di ritenere autentico il video.

https://t.me/letteradamosca/10516

UCRAINA – A Vinniza la strada prima intitolata al grande scrittore russo Lev Tolstoj è stata reintitolato a Stepan Bandera (foto), leader del movimento nazionalista ucraino e collaboratore delle SS.

https://t.me/letteradamosca/10526

Qui la prova che l’Ucraina sta vincendo la guerra e la Russia è ormai in ginocchio

Qui.

https://t.me/letteradamosca/10494

E infine un emulo di John Lennon

Qui.

Loro, comunque, non ci boicottano!

barbara

CRIMINI UCRAINI, RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

25 ottobre alle ore 17:18

Donbass, missile esploso vicino alla pizzeria “Celentano” di Donetsk, vittime tra i civili.

Oggi sono stati colpiti diversi distretti della città, facendo registrare nuove vittime tra la popolazione civile (almeno un morto e nove feriti). Pochi minuti fa ho raggiunto la pizzeria “Celentano” di via Panfilova, dove un uomo ha perso la vita e diverse persone sono rimaste ferite.
Video su Telegram: https://t.me/vn_rangeloni/1230

31 ottobre alle ore 15:58

Donbass, nel pomeriggio il centro di Donetsk è stato colpito da diversi colpi di artiglieria. Diversi appartamenti di una palazzina sono stati distrutti dalle fiamme. Miracolosamente, in seguito ai primi aggiornamenti, non risultano vittime.
Video dai luoghi colpiti: https://t.me/vn_rangeloni/1247

1 novembre alle ore 15:00

Donetsk, come ogni giorno la mattinata comincia dal caffè e dalla ricerca di notizie riguardanti le novità sui campi di battaglia, nelle retrovie e nel mondo.
Nel bollettino di guerra mattutino figura ripetutamente Gorlovka dove ieri, a causa dei bombardamenti, è rimasto ucciso un ennesimo civile, mentre altri due, tra cui una ragazzina, sono rimasti feriti. Gorlovka è una città martire abituata a questa routine, tanto che tutto ciò fa poca notizia anche a Donetsk, alle prese con altrettanti problemi. Oggi l’artiglieria ucraina ha iniziato a colpire Gorlovka verso le 8:10 impiegando mortai e obici. Dopo due ore, alle 10:40, sempre in quella zona, sono esplosi 5 proiettili da 155mm, calibro NATO. Anche qui, nulla di nuovo.
Continuo a scorrere tra le notizie e, a proposito di calibri NATO, mi imbatto in un articolo (di un paio di giorni fa) sul nuovo lotto di armi diretto dall’Italia verso l’Ucraina.
Gli ucraini combattono con armi italiane da diverso tempo, eppure tanti hanno minimizzato questi aiuti affermando che si tratta di “ferrivecchi”, roba poco efficiente, simbolica, giusto per accontentare la NATO e Zelensky. Oggi, come rivelato da Repubblica, il nostro Paese ha provveduto a donare armi “hi-tech” e si può constatare come molti giornalisti e politici, nascondendo temporaneamente nel cassetto il proprio spirito (falso)pacifista, si spendono per elencare le qualità dei sistemi d’arma più potenti e brillanti al mondo con cui l’Italia sostiene la “resistenza” ucraina.
Con le nuove armi verranno spediti a Kiev anche diverse decine di obici semoventi M109 da 155mm, già in viaggio lungo le strade italiane. Le foto degli spostamenti di questi cannoni sono apparse anche su diversi quotidiani italiani tra cui Rep, che ha posto attenzione al tridente ucraino sulla fiancata dei mezzi, “che in realtà è lo stemma del reggimento Torino, ricordo della campagna nel Dnepr durante la seconda guerra mondiale”.
Tra il 1941 ed il 1942 il reggimento Torino prese parte al forzamento del Dnepr e alla conquista di Gorlovka (un anno dopo arrivò la disfatta: su circa 2300 artiglieri solo un centinaio tornarono in Patria).
Interessante il corso della storia che, dopo 81 anni, porta nuovamente l’artiglieria del Torino nelle steppe del Donbass. Nel frattempo, mentre qualcuno si ostina a continuare a dar lezioni sul concetto di “aggredito/aggressore”, sia a Gorlovka che non lontano da me i boati dei colpi di artiglieria continuano a imporsi nella quotidianità.
seguimi su Telegram: https://t.me/vn_rangeloni/1248

3 novembre alle ore 10:37

Donetsk, ancora sangue e bombe sui civili
Questa mattina i colpi dell’artiglieria ucraina sono caduti sulla via Universitetskaya, a pochi metri da un ospedale. È stata centrata una palazzina ma le schegge hanno colpito anche il viale antistante e le auto che transitavano. Tre passeggeri di un autobus sono rimasti feriti e prontamente trasportati in ospedale.

Video su telegram: https://t.me/vn_rangeloni/1253

6 novembre alle ore 12:56

Mariupol, nuove case e nuove speranze
Un paio di giorni fa sono tornato nella città dei contrasti. A distanza dalla mia ultima visita di un mese e mezzo fa sono cambiate molte cose. I cantieri si sono moltiplicati, molte palazzine pericolanti e semi-distrutte non ci sono più, laddove c’erano ancora operai ed impalcature ora ci vivono centinaia di famiglie.
Nel cuore di uno dei quartieri più impressionanti a causa degli intensi combattimenti è spuntato un nuovo complesso residenziale e il 4 novembre le prime 15 famiglie hanno ricevuto le chiavi dei loro nuovi appartamenti. Si tratta di persone che erano rimaste senza un tetto sopra la testa. Questi nuovi appartamenti si aggiungono alle centinaia già consegnati. Il percorso per riportare la città ad una totale normalità è ancora lungo e difficile, ma la volontà non manca.
Per più notizie ed altri approfondimenti seguimi su telegram: https://t.me/vn_rangeloni

7 novembre alle ore 09:31

Donetsk, centro città nuovamente colpito dai razzi americani sparati dai sistemi HIMARS
Questa notte diversi razzi sparati dai militari ucraini hanno colpito e parzialmente distrutto il palazzo della Direzione della Ferroviaria di Donetsk, nel cuore della città.
https://t.me/vn_rangeloni/1263

9 novembre alle ore 19:49

Donetsk, negli ultimi mesi a causa dei bombardamenti ucraini sulla città numerosissimi autobus sono rimasti colpiti.
Altrettanto numerosi sono gli autisti ed i passeggeri che sono rimasti uccisi o feriti. Anche questa mattina sulla via Artyoma, non lontano dalla stazione ferroviaria, due colpi di artiglieria sono esplosi a poca distanza di un autobus. L’autista ha riportato gravi ferite.
Mi sono diretto al vicinissimo capolinea per raccogliere qualche opinione tra gli autisti, questi eroi silenziosi che ogni giorno rischiano la propria vita sul posto di lavoro, in una città dove non esistono strade sicure.
Video su YouTube:

https://t.me/vn_rangeloni/1268

10 novembre alle ore 15:15

Donetsk, il parco della Donbass Arena in questi giorni.
Non lontano dal centro, era considerato uno dei luoghi preferiti degli abitanti della città, dove passeggiare, fare una corsetta, portare i bambini a giocare. Ora è raro incontrare qualcuno da queste parti. Pochi mesi fa, oltre ad essere stato colpito da diversi bombardamenti, su questo parco sono state disseminate numerosissime mine antiuomo PFM-1 (contenute nei razzi ucraini sparati sulla città). L’area è stata bonificata, ma molti cartelli ricordano di fare attenzione, perché è possibile che non tutte siano state individuate e neutralizzate.
A partire da luglio (quando Kiev ha cominciato a impiegare massicciamente queste armi) nella sola Repubblica Popolare di Donetsk a causa di queste mine sono rimasti feriti più di 80 civili.
https://t.me/vn_rangeloni/1271

14 novembre alle ore 08:25

Kherson, l’esercito ucraino torna in città ed iniziano le repressioni
Anche qui i “liberatori” – come avvenuto negli altri luoghi dai quali si è ritirato l’esercito russo – hanno da subito dato il via alla caccia ai “collaborazionisti”.
https://t.me/vn_rangeloni/1275

Qui, con tutte le immagini.
Sì, ogni tanto usano le nostre armi anche contro l’esercito russo, ma soprattutto per assassinare gli ucraini del Donbass, siano stramaledetti tutti i nazisti discendenti dei nazisti che stanno continuando a fare quello che facevano i loro nonni e bisnonni. Poi suggerirei di leggere questo

PRIMA TREMATE E POI STRILLATE

16 NOVEMBRE 2022

Tremate tremate ecc. ecc. Ieri, dopo nove mesi della guerra crudele seguita all’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio, sono successe le seguenti cose. 1. La Russia ha lanciato il più massiccio attacco missilistico del conflitto, sparando un centinaio di missili su decine di obiettivi (in larga parte infrastrutture energetiche) in quasi tutte le regioni dell’Ucraina, da Khar’kiv a Kiev a L’viv  2. Nel tentativo di intercettare i missili, la contraerea ucraina ha ottenuto qualche buon risultato ma anche pesanti effetti collaterali: a Kiev, un missile russo danneggiato dai colpi si è abbattuto su un condominio, facendo morti; un altro missile ucraino, invece, è caduto in territorio polacco uccidendo due civili [ma che sia stato un incidente non ci credo neanche morta. E non solo io] 3. Essendo la Polonia un Paese Nato, e prima che la realtà dei fatti saltasse fuori, mentre tutti davano per scontato che si fosse trattato di un errore o di un atto deliberato di Mosca (tutte le prime pagine dei giornali inglesi, tutte, nessuna esclusa, oggi riportano questa tesi), il mondo ha vissuto ore di panico: i meccanismi della Nato sono entrati in azione, le guarnigioni sono state messe in stato di allerta, l’allargamento del conflitto Russia-Ucraina a una vera guerra mondiale è sembrato ormai prossimo.   4. Tutto questo è finito, la tensione è calata. Ma la guerra prosegue feroce come prima.
Tremate, tremate. Dopo una giornata così, una persona di normale buon senso che cosa si aspetterebbe dalla politica? Come minimo, la presa d’atto che non si può andare avanti così. Che il rischio di un disastro ancora più ampio è grandissimo e imprevedibile. Perché le guerre si sa come cominciano ma non come finiscono. E i missili si sa da dove partono ma non sempre dove arrivano. Le conseguenze del conflitto sono ormai drammatiche, anche se cerchiamo di mettere la testa sotto la sabbia. Per la Russia, che è ormai diventata il secondo Paese al mondo, dopo la Corea del Nord, per dipendenza dalle relazioni economiche con la Cina. Per l’Europa, ridotta a pietire gas liquido presso gli Stati Uniti che intanto ce lo fanno pagare quattro volte il prezzo del loro mercato interno. Per l’Ucraina che, come ha detto il generale Mark Milley (capo degli stati maggiori riuniti delle forze armate Usa), ha tra 15 e 30 milioni di profughi e rifugiati, danni strutturali enormi e ha perso, tra morti e feriti, almeno 100 mila uomini. In più, come l’attacco missilistico ha dimostrato, la Russia non ha intenzione di cedere e ha ancora molti strumenti per prolungare la guerra e far del male all’Ucraina.
E invece? In Italia,  ci sono politici che ancora si fanno beffe della necessità di immaginare una proposta per fermare il conflitto. Che propugnano la guerra come unico strumento, e parlano di una vittoria che, come il generale Milley ha spiegato dopo che lo avevano già spiegato molti “pacifisti”, è impossibile per l’Ucraina come per la Russia. Che sottovalutano la torsione cui è sottoposto il continente Europa, tra un’Europa dell’Ovest sempre più succube degli Usa e una Russia che va alla deriva verso un Oriente solo fintamente accogliente. Stiamo vivendo un dramma epocale e questi giocano ai soldatini. E sono gli stessi che un giorno sì e uno no sottolineano il “pericolo Russia”, un Paese a loro dire capace di affamare l’Africa con il blocco dei prodotti agricoli, opprimere i popoli più diversi con la dittatura e la guerra, minacciare l’Europa con il ricatto energetico e il mondo con l’incubo di un conflitto nucleare. Tremano, ma appena hanno finito di tremare strillano che bisogna impugnare le armi. Come ieri: per una notte hanno tremato all’idea che si potesse scatenare una guerra tra Russia e Nato per interposta Polonia, poi hanno ricominciato a fare i gradassi.
L’unica cosa chiara, invece, è che l’Occidente e la Cina dovrebbero mettere tutto il loro peso non scommettendo su una vittoria che per chiunque, nella migliore delle ipotesi, sarebbe una vittoria di Pirro ma puntando a un cessate il fuoco. Per poi cominciare a discutere di un’ipotesi di pace, ben sapendo che si dovrà comunque partire da questa base: Crimea, Dinetsk e Lugansk alla Russia, tutto il resto all’Ucraina. Partire da lì per finire chissà dove, ma intanto smettendo di sparare.
Lettera da Mosca, qui.

E poi volendo ci sarebbe anche questa cosetta qui:

ESECUZIONI – Faran Haq, portavoce del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, commentando il video dell’esecuzione di soldati russi disarmati da parte di soldati ucraini ha detto che “l’ONU esorta a indagare sulle denunce di violazioni dei diritti umani e ad assicurare i responsabili alla giustizia”. (Qui)

E meno male che qualcuno finalmente comincia ad accorgersene.

E visto che stiamo parlando di tragedie, sboicottiamo con una bella tragedia artistica

barbara

FALSI REFERENDUM, REFERENDUM FARSA

Intanto guardiamoci questo

Ma come, non si erano tenuti sotto la minaccia delle armi dell’esercito russo? Senza nessun tipo di controllo? Tutto allo stato brado? Ma pensa un po’.
Ho poi sentito ripetutamente puntare il dito sulle urne trasparenti: beh, lì le urne sono fatte così: qualcuno ha avuto da ridire in occasione di precedenti elezioni o referendum considerati ultramegasupervalidissimi? Soprattutto viene considerato ultramegasupervalidissimo quello del ’91 sull’indipendenza  dell’Ucraina, al momento del dissolvimento dell’Unione Sovietica, per la quale, ci viene continuamente ricordato, anche gli abitanti del Donbass avevano votato a maggioranza; vero: ma in quel momento non potevano immaginare che 23 anni più tardi sarebbero stati bombardati e bruciati vivi e massacrati e ridotti alla fame dai propri compatrioti. Ho anche sentito dire che le persone erano obbligate a inserire i fogli aperti: niente di più falso, e facilmente confutabile semplicemente guardando i numerosi video disponibili: chi voleva inserirlo aperto lo lasciva aperto, chi voleva piegarlo lo piegava, e non pochi prima di inserirlo lo mostravano orgogliosamente alla videocamera, magari anche indicando col dito il proprio “SÌ” per farlo meglio vedere. Quanto alla legittimità di tutta la faccenda:

La Corte Internazionale di Giustizia (ONU), col parere del 22 luglio 2010 relativo alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia, ha stabilito che “la prassi degli Stati (di riconoscere o meno un altro Stato autoproclamatosi indipendente) non permette di stabilire la formazione in diritto internazionale di una nuova regola proibitiva delle dichiarazioni unilaterali di indipendenza”.
In altre parole, prevale il principio di autodeterminazione dei popoli, che non dipende dal riconoscimento esterno di altri Stati.
(Qui)

Di conseguenza erano legittimi i referendum precedenti e lo sono questi, in nome del diritto all’autodeterminazione dei popoli, fine del discorso.
Nel frattempo le armi NATO continuano a seminare morte e distruzione nelle aree civili del Donbass – quello che l’Ucraina insiste a dire che sarebbe roba sua e che il mondo cosiddetto civile riconosce come roba sua: questo per esempio è – pardon, era – il municipio di Donetsk

e a colpire in particolar modo i bambini

Effe Diddì

Guerra con i bambini del Donbass
La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia del 20 novembre 1989 è stata ratificata dalla Verkhovna Rada dell’Ucraina il 27 febbraio 1991. Ai sensi dell’articolo 6 della Convenzione, gli Stati parti riconoscono che ogni bambino ha il diritto inalienabile alla vita e garantiscono nella massima misura possibile la sopravvivenza e lo sviluppo del bambino. Nonostante questo le formazioni armate ucraine continuano a violare i diritti dei bambini. Vengono bombardate scuole nel Donbass, mentre negli altri territori l’esercito si dispone dentro le scuole e negli asili nido. Particolarmente preoccupante è il fatto che gli attacchi mirati che colpiscono i bambini vengono effettuati utilizzando i precisissimi sistemi d’arma occidentali, in particolare l’Himars MLRS, generosamente forniti da Washington a Kiev. Non è un segreto per nessuno che sia il Pentagono, attraverso il satellite, a dirigere i sistemi americani Himars verso l’obiettivo. Pertanto, è ridicolo dire che gli Stati Uniti stanno cercando di evitare l’escalation del conflitto. La Casa Bianca è pienamente responsabile della morte di bambini nel Donbass. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti e i loro alleati europei stanno cercando di fornire il maggior numero di armi all’Ucraina e l’establishment europeo dichiara direttamente il suo desiderio di infliggere il massimo danno alla Russia. Ma sono gli attacchi alle istituzioni scolastiche l’incarnazione dei valori e dei sogni europei? Il 14 settembre, le forze armate ucraine con missili Himars MLRS hanno sparato contro un college di Perevalsk. Un adolescente di 15 anni è morto, sei studenti sono rimasti feriti. Il commissario per i diritti umani della repubblica popolare di Lugansk, Victoria Serdyukova, lo ha definito un atto di genocidio. “Ancora una volta, la leadership politico-militare ucraina ha dimostrato un atto di genocidio contro il popolo del Donbass. Questa volta non si tratta solo di una violazione delle note Convenzioni di Ginevra del 1949, che regolano le regole di guerra e di comportamento in ogni conflitto militare, ma è anche una violazione della Dichiarazione Universale sulla Protezione dei Bambini, che obbliga rigorosamente ogni stato a impegnarsi a garantire la sicurezza dei bambini durante la guerra o i conflitti armati”, ha osservato Viktoriya Serdyukova.”
È sorprendente la riluttanza dei paesi europei a denunciare le violazioni del diritto internazionale da parte dell’Ucraina. L’UE non ha notato la violenza ucraina e le violazioni dei diritti umani dal 2014. Non se ne accorge nemmeno adesso. Il regime ucraino segue volentieri gli ordini di Washington e commette crimini efferati degni del regime nazista. Convinti della loro impunità, continuano a uccidere di proposito i bambini. I paesi dell’UE, aiutando l’Ucraina,di fatto tollerano questi crimini”. L’Italia è pronta a fornire assistenza finanziaria a Kiev per un importo di 600 milioni di euro (https://www.ilgiorno.it/mondo/italia-aiuti-ucraina-armi-1.7797627 ). Non c’è dubbio che questi soldi saranno spesi per nuove sanguinose atrocità da parte di militanti nazionalisti ucraini,anche contro i piccoli abitanti del Donbass.
In molti credono che l’Italia e le “democrazie occidentali” siano vaccinate contro il nazismo. A quanto pare, le élite al potere non sono d’accordo. Dal 13 settembre nella repubblica di Lugansk sono stati effettuati regolari bombardamenti mirati degli edifici scolastici dalle forze armate ucraine, con l’uso di HIMARS MLRS.
13 settembre – le scuole di Bryanka, Lisichansk e Stakhanov; 14 settembre – le scuole di Perevalsk e Stakhanov; 15 settembre – le scuole di Stakhanov e Lisichansk.
Un totale di 40 missili sono stati lanciati. Oltre alle infrastrutture civili e agli edifici residenziali, sono stati distrutti l’edificio del college a Perevalsk, i dormitori delle scuole mediche e pedagogiche ela scuola secondaria n. 2 a Stakhanov.
Non ci possono essere giustificazione per crimini così selvaggi.
https://t.me/terzaroma

E poi c’è lui, il buffone di corte

che spero venga al più presto processato per crimini di guerra e crimini contro l’umanità – anche se prima di lui andrebbero processati i suoi padroni, che invece sappiamo che non lo saranno purtroppo mai.
E ora due artisti veri:

barbara

ARMI ALL’UCRAINA

Per difendersi dall’invasore russo? Non diciamo puttanate per favore

14 settembre

17 settembre

E nel frattempo si vota per il referendum, nonostante la pioggia battente e i continui bombardamenti ucraini per tentare di dissuadere la popolazione

Ho visto in giro un sacco di commenti sarcastici sul “referendum farsa” sotto la sorveglianza di soldati armati, fingendo di credere che siano lì per intimidire i votanti, fingendo di ignorare che sono lì per sventare i più che probabili, se non ci fossero loro, attentati terroristici da parte degli ucraini.
Nel frattempo c’è chi si dà da fare per evitare che la guerra possa finire.

L’UCRAINA È IN MACERIE, MA LA UE RILANCIA L’ESCALATION

Nuovo massiccio invio di armi a Kiev. I russi soffrono, ma alla Von der Leyen non basta: “Zelensky deve vincere”. E l’Italia è ormai appaltata da Washington

La nuova, cervellotica campagna di guerra lanciata dalla sig.ra Ursula Von der Leyen sulla pelle degli ucraini, non lascia spiragli a una (eventuale) trattativa che possa condurre verso una tregua. Così, per la gioia di Blinken – al quale Draghi ha poche ore fa giurato fedeltà ribadendo, in sostanza, che l’Italia è un appalto della Nato – e per il riarmo di Zelensky, che è al riparo nel suo bunker di Kiev e continua a mandare in onda i suoi show televisivi, la UE dichiara ancora guerra a Mosca. «L’Ucraina vincerà», ha affermato la Presidente della Commissione europea a seguito di alcuni territori rioccupati da Kiev e da cui, per la verità, i militari russi hanno presumibilmente spostato le loro operazioni. Ipse dixit. Una Russia sconfitta sappiamo tutti che è un’evenienza che non potrà in alcun modo verificarsi, a meno di un ricorso all’arma nucleare e l’interessamento di paesi terzi. Europa che ha lasciato intendere, tra l’altro, di voler cacciare l’Ungheria di Orban perché non allineata al piano anti-Putin commissionato da Washington (la scusa dell’antiabortismo è una pagliacciata). Entriamo nel merito, riportando, come è nostro uso, fatti e riscontri.
La nuova escalation promossa dalla Casa Bianca, ratificata da Bruxelles e messa a punto dai singoli membri della UE (l’Italia, tanto per cambiare, è scattata sull’attenti), ha i suoi risvolti nei nuovi pacchetti di armi in partenza per Kiev e nella discriminante relativa alla messa al bando dall’Ungheria di Orban, rea di non seguire alla lettera le politiche militariste e sanzionatorie euroatlantiche. Per Budapest, si prospettano i tagli dei fondi del Pnrr e l’eventuale proposta di esclusione dall’unione, magari per lasciare spazio proprio all’Ucraina, che di diritti civili ha ancora molto da imparare. Ma veniamo al punto. Lascia un tantino perplessi, ancora una volta, la quasi totale inconsistenza di una iniziativa autonoma da parte dei singoli stati, a fronte di una situazione che va purtroppo peggiorando di giorno in giorno. La Germania si trova in difficoltà ed è oggetto di un crescente dissenso della sua opinione pubblica, con il quale dovrà prima o poi fare i conti; la Francia, salvo l’ipotesi di tagliare le forniture elettriche all’Italia per due anni, è tra i pochissimi superstiti a riuscire a confrontarsi (telefonicamente) ancora con Mosca, ma sembra piuttosto immobile e in balia degli eventi; abbiamo già detto di Draghi, per cui però bisogna apporre una postilla. Il 25 settembre in Italia ci saranno le elezioni, e ciò che si prospetta è solo un rimpasto che porterà a ricalcare in fotocopia la linea degli ultimi 6 mesi. Questa è la sensazione, nata da una serie di indizi derivati dai proclami e dalle politiche messe in atto dai partiti maggiori e dai loro consimili. L’ex Goldman Sachs ha soltanto preparato il terreno.
I movimenti di destra, centro e sinistra sono letteralmente appiattiti, salvo poche voci isolate, su posizioni che non fanno presagire un cambio di passo circa la diplomazia internazionale e le (enormi) difficoltà di undici milioni di italiani che Eurostat ha definito “in povertà”. Proprio in queste ore di campagna elettorale, infatti, stanno per essere inviati – si parla del decreto aiuti – altri settecento milioni di euro a Kiev, mentre nelle Marche si è verificata un’alluvione che ha messo in ginocchio interi paesi e località. Sarebbe curioso sapere quanto intende stanziare in merito il dimissionario governo, che evidentemente sembra di nuovo più concentrato su ciò che accade agli ucraini anziché ai suoi connazionali. Se queste sono le premesse, compreso l’acquisto di materiali energetici in ordine sparso (anche dall’Iran, dove poche ora fa è stata linciata un’altra ragazza perché con il velo in disordine), a prezzi maggiorati e non certo dalle più illuminate democrazie, l’autunno sarà sanguinoso. Ma tutto fa brodo, purché venga danneggiata Mosca. In questa maniera, ci si chiede, quale tipo di supporto potranno ricevere gli italiani di fronte alla dilatazione delle bollette, del caro-vita che non accenna a ridimensionarsi o di fronte all’aumento dei carburanti?
UCRAINA, ALTRE PURGHE – La Procura generale ucraina ha autorizzato l’arresto dell’ex ministro degli Esteri Konstantin Grishchenko e del ministro della Giustizia Oleksandr Lavrynovych, accusati di alto tradimento. Dopo questa decisione verranno avviate le procedure di richiesta dell’estrazione dei due ex ministri, che vivono all’estero. Grushe ko e Lavrynovich, in sostanza, sono considerati traditori per aver ratificato, nel 2010, i cosiddetti Accordi di Khar’kiv, che estendevano di 25 anni il diritto della flotta russa a servirsi del porto ucraino di Sebastopoli. Questo, secondo la Procura, Avrebbe consentito alla Russia di rafforzare la propria presenza in Crimea, contribuendo così alla riannessione del 2014.
Marco Giuliani, qui.

E nel frattempo:

Ucraina: lo scambio di prigionieri e la scomparsa dei crimini di Izyum

La denuncia di Putin sul sabotaggio dei negoziati di pace con l’Ucraina da parte dell’Occidente ad aprile viene confermata da un articolo pubblicato sul Ron Paul Institute. Ne avevamo già scritto in note pregresse, ma tale articolo riferisce ciò che scrivono Fiona Hill e Angela Stent su Foreign Policy, un media più che autorevole degli Stati Uniti. Da qui l’importanza della conferma.

Febbraio 2022: le condizioni per l’accordo

Così sul FP: “Secondo diversi ex alti funzionari statunitensi con cui abbiamo parlato, nell’aprile 2022, i negoziatori russi e ucraini sembravano aver concordato provvisoriamente i contorni di un primo accordo negoziato: la Russia si sarebbe ritirata nella sua posizione il 23 febbraio, quando già controllava parte del Donbass e tutta la Crimea, e in cambio, l’Ucraina si impegnava a non chiedere l’adesione alla NATO e a ricevere invece garanzie di sicurezza da un certo numero di paesi”.
Non solo, il sito di Ron Paul rilancia anche quanto scrisse a inizi maggio Ukrainska Pravda, media vicino al governo di Kiev, in un articolo dal titolo: “Le possibilità di un colloquio tra Zelenskyy e Putin è decaduta dopo la visita di Johnson” [a Kiev].
Così nell’articolo: “Fonti vicine a Zelenskyy” hanno affermato che “la posizione di [Boris] Johnson era che l’Occidente… ora percepiva che Putin non era davvero così potente come avevano immaginato in precedenza, e che c’era l’opportunità per ‘pressarlo’”. L’articolo proseguiva spiegando che “tre giorni dopo il ritorno di  Johnson in Gran Bretagna, Putin ha detto pubblicamente che i colloqui con l’Ucraina ‘‘erano finiti in un vicolo cieco‘”.
Tale finestra di opportunità, aperta a fine aprile, verrà sigillata da un evento traumatico: la scoperta delle torture e delle esecuzioni sommarie di civili ucraini da parte dei russi a Bucha, rivelata ai primi di maggio.
Una messinscena raffazzonata in modo volgare da parte dei registi di questa guerra per procura contro la Russia, tanto rozza che induce a pensare che sia stata improvvisata sul momento, per rafforzare la pressione di Johnson e chiudere ogni possibilità al dialogo (sul punto abbiamo scritto in note pregresse, ad esempio questa: cliccare qui).
Scambi di prigionieri e contropartite
Convincere il mondo che quei crimini fossero stati effettivamente perpetrati non è stato difficile. A tale scopo è stata mobilitata la stessa arma di persuasione di massa che aveva già convinto il mondo che Saddam era un pericolo globale da eliminare.
Se in questa nota ricordiamo quanto avvenuto a Bucha è perché il teatro messo in scena in quella località stava per essere replicato a Izyum: per giorni i media occidentali hanno ripetuto di come gli ucraini, sottratta tale cittadina al controllo dei russi, vi avevano rinvenuto una fossa comune con cadaveri che presentavano segni di torture. Crimini che sarebbero stati confermati anche dalle testimonianze raccolte sul posto.
Insomma, tutto presagiva che ci sarebbe stata una replica di Bucha. Ma da ieri tale notizia, nonostante fosse ribadita e accreditata come assolutamente veritiera, è sparita dai media. Semplicemente non se ne parla più.
Immaginare che i registi occulti di questa guerra abbiano cambiato idea è ingenuo. Per capire cosa è successo bisogna stare alla cronaca, la quale dice che proprio in questi giorni si è svolto “uno scambio di prigionieri a sorpresa”, come enfatizza la Reuters, tra Ucraina e Russia. I russi hanno riportato a casa 55 soldati, gli ucraini 215, tra i quali “tre britannici, due americani, un croato e uno svedese”, aggiunge l’agenzia di stampa britannica.
In realtà, lo scambio è stato di più alto livello. Gli ucraini hanno concesso la libertà anche al leader del partito di opposizione ucraino, arrestato all’inizio delle ostilità, Viktor Medvedčuk, ma alla controparte è stato concesso molto di più.
L’elenco dei prigionieri liberati dai russi si può leggere sul sito succitato, Ukrainska Pravda, e comprende 10 cosiddetti volontari stranieri, tra i quali si annoverano alcuni “condannati a morte” (probabile che siano i britannici catturati alle Azovstal, da tempo al centro di un’accesa controversia tra Mosca e Londra).
Non solo, tra i liberati ci sono anche “Denis Prokopenko “Redis”, Sergei Volynsky “Volina”, Svyatoslav Palamar, Denis Shlega, Oleg Khomenko – comandanti delle Azovstal – i quali sono già al sicuro”, spiega ancora UP. Si tratta dei comandanti del battaglione Azov, anch’essi pressi a Mariupol. Sempre del battaglione Azov, continua UP, sono stati liberati “Nikolai Kushch (Frost) e Konstantin Nikitenko (Fox), che gli invasori volevano giustiziare”.
Insomma, uno scambio asimmetrico e alquanto inquietante, se si tiene presente la statura criminale degli ucraini liberati. che interpella sul contraccambio ricevuto dai russi, evidentemente squilibrato. Probabile, quindi, che oltre a questo manipolo di soldati e al leader politico, Mosca abbia chiesto anche la rinuncia di fare di Izyum una nuova Bucha.
D’altronde, non c’è una necessità urgente di una nuova Bucha: quella messinscena servì a far proseguire la guerra e a macchiare d’infamia l’immagine di Putin e dell’esercito russo. Ora queste cose sui media vanno di default…
Il referendum. Il Dombass diventa “Russia”?
Chiudiamo con una considerazione banale, ma non troppo. A fine settimana, nelle regioni del Donbass controllate dai russi, si svolgeranno dei referendum per l’annessione di tali territori alla Russia, cosa che sarà sicuramente sancita.
Un passo verso il quale urgevano da tempo le comunità russe che abitano tali regioni, alle insistenze dei quali Putin ha dovuto cedere, nonostante le complicazioni che tale evoluzione comporta,
Infatti questo sviluppo se da una parte rende impossibile l’ipotesi di un ritorno di tali territori all’Ucraina, dal momento che Mosca sarà costretta a tenerle a tutti i costi, dall’altra potrebbe cambiare la natura della guerra. Le armi Nato, infatti, saranno usate contro il territorio russo, cosa che comporta nuovi rischi.
Così veniamo alle recenti dichiarazioni del presidente della Serbia Aleksandar Vucic: “Ritengo che dalla prima fase, caratterizzata da un’operazione militare speciale ci stiamo avvicinando a una grande guerra; adesso la domanda che si pone è dove siano i confini di tale conflitto e se nel futuro prossimo, un mese o due, ci troveremo coinvolti in un grande conflitto mondiale” (Anadolu).
Continuare a ripetere che l’Occidente deve sostenere l’Ucraina per consentirgli di vincere sui russi è semplicemente folle. Un piccolo barlume di speranza resta acceso in Francia, con Macron che, unico leader d’Occidente, continua a ribadire la necessità di un dialogo con Mosca. (Qui)

A proposito dei “crimini” di Izyum, state a sentire questa quanto è carina:

IZYUM – Amnesty International ha fatto sapere di non poter verificare le notizie sulle “stragi russe” a Izyum: non ha accesso al sito perché il ministero della Difesa ucraino ha revocato l’accredito dell’organizzazione. https://t.me/azmilitary11/21689 (qui)

Capito? L’Ucraina racconta di una strage efferata, crimini di guerra, fosse comuni e chi più ne ha più ne metta, Amnesty International raccoglie il grido di dolore e decide di verificare e le vittime del crimine cosa fanno? Non glielo permettono. Esattamente come per la “strage di Bucha” la Russia ha chiesto all’Onu di indagare e la Gran Bretagna ha opposto un netto rifiuto. Quousque tandem Ucraina abutere patientia nostra? E quousque tandem coglioni teste di cazzo immonde continuerete a credere alle menzogne naziste? Siete gli infami fratelli di sangue di quelli che si sono serenamente bevuti la messinscena di Theresienstadt e ad Auschwitz non hanno visto gli scheletri ambulanti e non hanno sentito il puzzo di tonnellate di carne umana bruciata, vi si possano putrefare le budella da vivi.

Ancora un’analisi della situazione da parte di uno del mestiere.

Generale Mini a l’AD: “Offensiva ucraina significativa per la propaganda, ma sul terreno le condizioni non sono mutate di molto. Anzi…”

L’Intervista

Generale dopo l’offensiva ucraina è arrivata la risposta russa contro le infrastrutture elettriche del paese. Siamo ufficialmente passati, dal punto di vista russo, dall'”operazione speciale” alla guerra propriamente detta? 
Non ancora ma ci stiamo avvicinando. Non si tratta di una questione formale, come molti pensano, e nemmeno di un pleonasmo, dato che ciò che vediamo è una guerra de facto, come molti altri affermano. Non è neppure una guerra che riguarda “altri”, come s’illudono la Nato e tutti i suoi azionisti. Per la Russia il passaggio è sostanziale e Putin lo sa bene, per questo resiste alle insistenze dei suoi falchi. Il solo parlare di guerra per ogni Stato serio è una cosa grave. Uno Stato in guerra deve adottare provvedimenti eccezionali anche se si tratta di una guerra che si intende combattere ad un basso livello. Uno Stato in guerra non ammette e non può ammettere dissidenze interne, deve derogare a molte prerogative e diritti dei cittadini, deve chiedere e pretendere sacrifici, deve trovare le risorse per sostenerla e le coperture internazionali per non cadere  nell’illecito giuridico che aggiungerebbe crimine al crimine della guerra stessa. La Russia finora non ha chiesto nulla di ciò ai propri cittadini in maniera esplicita e diretta anche se ha già adottato molte misure necessarie per lo stato di guerra. L’Ucraina stessa non ammette di essere in guerra contro la Russia ma dichiara di resistere ad una “aggressione” e si guarda bene dal colpire obiettivi all’interno dello stato “nemico”. Gli Stati Uniti e gli altri membri della Nato  e dell’Unione Europea sono anche più ambigui e ipocriti. Sono state adottate misure di guerra aperta e diretta contro la Russia; siamo apertamente cobelligeranti con l’Ucraina ma non è stata adottata nessuna misura giuridica, economica e politica per riconoscere tale status. La fornitura di armi è un atto di guerra, le sanzioni economiche sono atti di guerra ai quali la Russia risponde con altrettanti atti di guerra, ma i provvedimenti sembra riguardino una semplice congiuntura transitoria, come si potrebbe fare in caso di sciopero dei distributori o dei trasportatori per il rinnovo del contratto di lavoro. Gli Stati Uniti, un po’ per la lontananza dal teatro bellico e un po’ per convenienza politico-sociale, non hanno emesso un solo provvedimento analogo o similare a quelli eccezionali adottati in occasione della dichiarata “guerra al terrore”. Eppure la popolazione, a causa di questa guerra da essi preparata, voluta e sostenuta,  sta sostenendo sacrifici e disagi ben più gravi di quelli provocati dalla guerra al terrore dall’ 11.9 in poi.

Sull’offensiva ucraina. Vede paralleli con la ritirata russa dall’area di Kiev e dal punto di vista militare è una grave sconfitta strategica?
Più che paralleli, vedo lo stesso modo di operare. D’altra parte queste manovre di arretramento e riposizionamento sono classiche specialmente quando si vuole sbloccare una situazione di stallo. I russi si sono ritirati in disordine, ma su ordine. La fretta nel lasciare le posizioni è evidente da ciò che si sono lasciati dietro, ma più che una sorpresa tattica degli ucraini dimostra che l’ordine è stato impartito in ritardo. In ogni caso, il caos delle ritirate non ci deve sorprendere. Sono finiti i tempi di Rommel che con un esercito più volte decimato si ritirò dall’Egitto alla Tunisia continuando a combattere. Da Saigon a Kabul le ritirate di eserciti “imbattibili” sono sempre state caotiche. Lo stesso risultato ottenuto dagli ucraini è senz’altro molto significativo in termini di propaganda, ma sul terreno le condizioni non sono mutate di molto. Anzi, in un certo senso peggiorano per gli ucraini che in uno spazio vuoto dovranno sostenere il fuoco russo. Il valore della manovra dovrà essere valutato quando il soldato eroico e vittorioso tra le macerie e sotto i bombardamenti si porrà la domanda: e adesso?

– Come confermato dal NYT l’offensiva ucraina ha avuto il supporto decisivo dell’intelligence Nato. Considerando le armi inviate e i tantissimi mercenari Nato che combattono sul campo, si può dire che ha ragione Papa Francesco quando parla di terza guerra mondiale iniziata?
Il supporto decisivo dell’Intelligence Nato è un eufemismo: gli ucraini possono accontentarsi delle medaglie, ma il supporto degli Stati Uniti (più di quello di tutti gli altri paesi della Nato) è stato il vero motore dell’operazione. Non solo sono state fornite informazioni e armi, ma anche piani, obiettivi e la direzione stessa delle operazioni. Papa Francesco parla della guerra moderna avendone colto il vero senso universale, che prescinde dalla teconologia e dalle tattiche: l’uso della forza non è più uno strumento, ma il fine. La violenza, l’inganno e la disumanità sono fini. Sono cose che molti politici e anche molti generali faticano a comprendere. Il Papa è tuttavia ottimista: pensa che la terza guerra mondiale sia appena cominciata e possa essere fermata. A me sembra che proprio nel senso indicato la prima e la seconda non siano mai finite.– Il conflitto in Ucraina è praticamente assente dalla campagna elettorale in corso in Italia, nonostante sia chiaramente l’evento che più condizionerà le vite degli italiani nei prossimi mesi. Da che cosa deriva questo silenzio? E come può l’Italia farsi volano di pace nei prossimi mesi
La posizione assunta dal nostro paese nella questione ucraina è talmente imbarazzante da costituire un brutto argomento elettorale.  Per tutto il mese di febbraio potevamo fare qualcosa perché la guerra non cominciasse. Sarebbe bastato discutere sulla politica, gli interessi e la sicurezza dell’Europa invece di accettare ad occhi chiusi una versione distorta della realtà come quella prospettata dagli Usa, dalla Ue e dalla Nato. Sarebbe bastato leggere le norme  del Trattato atlantico e quello dell’Unione  per rendersi conto che chi si professava atlantista ed europeista le stava calpestando. Volevamo il ripristino della sovranità dell’Ucraina, il disimpegno dalla dipendenza energetica dalla Russia, maggiore sicurezza in Europa? Tutto questo si poteva ottenere discutendo e negoziando. Se non altro per guadagnare tempo. È stata scelta la strada della guerra, l’abdicazione della diplomazia, la rinuncia alla politica di sicurezza per far prevalere Cultura, Valori e interessi altrui su quelli nostri e quelli genuinamente europei. Una guerra vile, fatta fare agli altri, per le loro fobie e le loro vendette. Ora, gli autori di questo scempio si dovrebbero svergognare da soli spiegandolo agli italiani e implorando il loro voto? Meglio tacere. Poi, dopo le elezioni, un modo per favorire la pace ci sarebbe: leggere i trattati, assolvere gli impegni assunti per la pace e denunciare quelli che pur parlando di pace e sicurezza conducono inesorabilmente alla guerra. 
Alessandro Bianchi, qui.

E in Ucraina nel frattempo continuano le purghe, fabbricando norme retroattive – casomai dovessimo dimenticare che quella è una democrazia per la quale dobbiamo essere pronti a sacrificare tutto, anche la nostra vita.

UCRAINA, ALTRE PURGHE – La Procura generale ucraina ha autorizzato l’arresto dell’ex ministro degli Esteri Konstantin Grishchenko e del ministro della Giustizia Oleksandr Lavrynovych, accusati di alto tradimento. Dopo questa decisione verranno avviate le procedure di richiesta dell’estrazione dei due ex ministri, che vivono all’estero. Grushe ko e Lavrynovich, in sostanza, sono considerati traditori per aver ratificato, nel 2010, i cosiddetti Accordi di Khar’kiv, che estendevano di 25 anni il diritto della flotta russa a servirsi del porto ucraino di Sebastopoli. Questo, secondo la Procura, Avrebbe consentito alla Russia di rafforzare la propria presenza in Crimea, contribuendo così alla riannessione del 2014. (qui)

Perché la NATO, Biden e la sua cricca e l’Unione Europea hanno deciso che dobbiamo morire: segniamocelo. Ma dal momento che il Titanic è destinato ad affondare, concediamoci almeno di ballare un po’ nel tempo che ci rimane (GUARDATELO FINO ALLA FINE, CHE C’È UN PICCOLO DELIZIOSO BIS)

C’era una volta in America, My fair Lady, Voci di primavera

barbara

QUALCUNO SI PONE DELLE DOMANDE

Che è una cosa che non fa mai male.

PERCHÉ I SOLDATI UCRAINI SI FANNO MASSACRARE DA ZELENSKY CHE A SUA VOLTA PRENDE ORDINI DA WASHINGTON E LONDRA?

Chi mi legge abitualmente s’informa tramite i media indipendenti nel web e quindi presumo sia al corrente dell’offensiva che Zelensky ha lanciato a fine agosto contro l’oblast di Cherson nel sud dell’Ucraina.
Ha voluto essere di parola, anche se ha scelto l’ultimo giorno dopo numerosi rinvii, aveva ripetutamente promesso da mesi una controffensiva entro agosto che avrebbe spazzato via i russi dai territori conquistati, almeno quelle erano le intenzioni.
Tutti gli analisti militari e geopolitici seri e indipendenti lo deridevano, pensando a un bluff, invece anche i comici e buffoni, seppur criminali, corrotti e incapaci, possono essere di parola, soprattutto quando la vita la fanno rischiare ad altri.
Appena sono riusciti a raccogliere il maggior numero possibile di mezzi corazzati (soprattutto polacchi) e concentrare circa 40mila soldati nell’area, Zelensky nonostante la netta contrarietà dello Stato Maggiore Militare che poneva scarsa o nulla fiducia nella riuscita del piano, ha ordinato l’offensiva, commettendo il classico errore dello stratega da salotto, addestrato a giocare a Risiko (forse manco a quello).
Anziché concentrare tutte le forze in un solo punto per avere maggior impatto e possibilità di sfondamento, li ha divisi in cinque aree e quindi cinque direzioni di attacco diverse, disperdendo le forze che già non sarebbero state sufficienti per un solo attacco in un unico punto, considerando la potenza di fuoco dell’artiglieria e aviazione russa. Così ha disperso la forza d’attacco su un fronte di poco meno di 200 km. Considerando che di solito ad attaccare sono il 50% delle forze, l’altra metà rimane di riserva nelle retrovie per compensare le perdite o rinforzare i punti deboli, se dividete per cinque 20mila soldati su 200 km, vi renderete conto che l’impatto non poteva che essere lieve per i russi, i quali applicano la stessa tattica da mesi, a ogni offensiva ucraina.
Arretrano e li lasciano avanzare e poi man mano che si trovano sempre più allo scoperto in un territorio pianeggiante, senza riuscire ad arrivare a centri abitati (l’unico modo che hanno per trovare riparo e trincerarsi), i russi iniziano a bombardarli senza tregua arrecando loro gravissime perdite.

Cliccare l’immagine per ingrandire (c’è anche il video, ma non è scaricabile)

E’ la tecnica militare del “tritacarne”, una tattica di logoramento lenta e inesorabile che riduce gradatamente il numero dei soldati e dei mezzi degli ucraini fino a che saranno costretti alla resa o a far intervenire le forze di altri paesi della NATO, che in questo caso non potrebbero invocare l’articolo 5 del Trattato Atlantico, perché non sono loro a essere attaccati ma ad attaccare.
Com’è possibile che Zelensky ripeta sempre gli stessi errori? E soprattutto come mai gli ucraini si prestano a farsi massacrare, anziché fuggire, per non essere arruolati oppure finire in prigione per essersi rifiutati di indossare la divisa? Cercherò di rispondere a entrambe le domande essenziali per capire l’esito e lo sviluppo di questo conflitto.
Zelensky non ha alcuna capacità strategica, gli unici ordini che sa impartire sono quelli di attaccare e resistere senza cedere un metro, combattere fino all’ultimo uomo. Vi ricorda qualcuno? Un certo Hitler, quando ormai era impazzito e drogato fino al midollo (altra analogia con Zelensky) e psichicamente alterato perché l’esito della guerra non corrispondeva alle sue attese e tutti i suoi comandanti lo deludevano e li sostituiva in continuazione.
Zelensky prende decisioni a scopo politico, per influenzare i suoi sponsor angloamericani e UE, che ultimamente lo stanno sostenendo sempre meno.
Ha assolutamente bisogno di una vittoria, seppur minima, per continuare a mungere i suoi finanziatori, ben sapendo che una cospicua parte di questi finanziamenti non finisce al fronte ma nelle tasche dei numerosi oligarchi e comandanti corrotti, a tutti i livelli, che vendono le armi ricevute facendo finta siano andate distrutte dai bombardamenti russi.
E questo in parte spiega anche la seconda domanda, come vedremo meglio in seguito.
Inoltre una cospicua parte di questi lauti finanziamenti sono utilizzati per pagare tutto l’apparato militare, con stipendi che per i canoni ucraini sono piuttosto elevati.
Zelensky compie scelte ciniche e spietate esclusivamente per motivi economici, personali e del suo entourage di sostenitori interni, neonazisti e nazionalisti in primis. Della vita dei suoi soldati non gliene frega nulla, per cui non esita a mandarli a morte certa.
Ora veniamo al perché i soldati si prestano a farsi massacrare.
L’Ucraina è da parecchio tempo in miseria, in particolare dall’inizio del conflitto che dura ormai da sei mesi, il paese vive prevalentemente di un’economia di guerra, gli unici soldi che arrivano e circolano sono quelli che alimentano la guerra. E per convincere la gente a combattere, occorre prima averli ridotti nella miseria, privi di scelte di lavoro, ai limiti della sopravvivenza, dopo di ché gli fornisci degli incentivi convincenti perché si arruolino, oltre all’obbligo, che però funziona poco, perché molti si sottraggono emigrando e nascondendosi o rifugiandosi all’Estero, Russia compresa (ne ospita circa due milioni).
Quelli rimasti in patria che scelta hanno per sopravvivere economicamente se non arruolandosi?
Per comprendere perché sono disposti a rischiare la vita, facciamo un paragone con la situazione italiana, così vi sarà più chiaro.
Un Carabiniere appena assunto in Italia percepisce uno stipendio netto di circa 1200 euro mensili, un maresciallo maggiore anziano poco meno di 2000 euro mensili e un capitano poco più di 2000, gli scatti di grado non sono particolarmente rilevanti in termini salariali, poche centinaia di euro l’anno.
Nell’esercito ucraino in seguito allo stato di guerra gli stipendi sono tutta un’altra cosa, proporzionalmente al potere di acquisto che si ha nel loro paese. Utilizzando l’esempio italiano sarebbe come se un soldato ucraino prendesse in Italia 2800 euro al mese, un maresciallo maggiore anziano circa 10mila, e un capitano 15mila. A queste somme erogate diciamo legittimamente dalle istituzioni governative, aggiungiamo la corruzione diffusa capillarmente, cioè le rendite che provengono dai saccheggi, dalle estorsioni ai civili, dalla vendita di armi, ecc., e ci rendiamo meglio conto di quanto possano accumulare i combattenti, soprattutto sottufficiali e ufficiali, che riescono a sopravvivere (magari ricorrendo a cinismo, furberie e sotterfugi), facendo perlopiù rischiare la vita ai loro sottoposti.
In due o tre mesi di guerra, se sopravvivono, possono accumulare una piccola fortuna che gli consentirà di vivere agiatamente per tutto il resto della loro vita (inflazione permettendo).
Quindi la motivazione primaria è l’avidità e la mancanza di alternative. Ecco perché gli ucraini combattono una guerra per procura, è l’unico lavoro di cui dispongono, l’Occidente li foraggia per questo scopo, combattere e morire al posto degli occidentali.
Ma c’è un problema che si sta facendo sempre più grave, diventa sempre più difficile sopravvivere alla guerra.
Prendiamo l’esempio degli ultimi due giorni, tra fine agosto e inizio settembre.
Zelensky ha appunto ordinato l’attacco in cinque aree diverse, e inoltre ha ordinato l’incursione notturna alla centrale nucleare di Zaporižžja, da parte delle forze speciali ucraine, per cercare di riprenderla prima che arrivasse la delegazione dell’AIEA dell’ONU che doveva ispezionare la centrale, probabilmente per poi utilizzare la delegazione come scudo umano contro i russi, come fanno abitualmente gli ucraini, che di crimini di guerra ne hanno commessi a iosa.
L’incursione è finita malissimo, nonostante pensassero che il piano fosse ottimo, utilizzando imbarcazioni silenziose con motori elettrici e poi delle chiatte che trasportavano il grosso delle forze e dei mezzi da sbarco.
Tutte le imbarcazioni e le chiatte sono state distrutte e affondate dalle forze aeree russe, la maggioranza degli incursori sono morti o fatti prigionieri. Si stima fossero circa 500, il minimo necessario per compiere un’operazione di questa portata, considerando che la centrale nucleare di Zaporižžja è la più grande d’Europa, estendendosi su una superficie gigantesca.
Anche le forze attaccanti nel resto del fronte non hanno subito una sorte migliore. Si stima che le perdite in vite umane subìte dall’esercito ucraino siano di oltre mille al giorno. Molto probabilmente fra qualche giorno saranno costretti a ritirarsi, lasciando sul campo quasi tutti i mezzi corazzati impiegati.
A Zelensky non rimarrà altro da giocare che la carta della commiserazione: “Avete visto con quale coraggio combattono gli ucraini?” “Come si sacrificano per il bene dell’Occidente?” “Meritano di essere sostenuti di più, dovete aumentare le risorse e i finanziamenti!”
Una carta cinica e ignobile ma l’unica che gli rimane, possibilmente prima che i comandi militari si stanchino di lui e lo facciano fuori con un colpo di stato. Magari con il beneplacito degli anglosassoni. Altrimenti non rimarrà che far combattere anche i polacchi e i baltici, i più fanatici russofobi che ci siano in Europa. I polacchi e i baltici saranno fanatici ma non sono stupidi, sono consapevoli che se non ci sono riusciti gli ucraini a sconfiggere i russi, che dopo otto anni di addestramento e armati fino ai denti erano diventati l’esercito più potente d’Europa, come potrebbero riuscirci loro che sono anche inferiori di numero (militarmente) rispetto agli ucraini? Perché mai dovrebbero seguirne la sorte? Solo per fanatismo? No. Per farlo prima dovrebbero essere ridotti alla fame anche loro, e sono sulla buona strada per riuscirci, dopo le ultime demenziali mosse politiche ed economiche che hanno compiuto contro la Russia e contro la Cina, le cui ritorsioni si stanno facendo sentire pesantemente.
I porti baltici ad esempio non lavorano più. Tra non molto anche loro potranno sopravvivere solo tramite l’economia di guerra. Una tale situazione diverrà insostenibile da mantenere per l’Occidente, diventerà peggiore di un “buco nero” per le finanze già travagliate dei paesi occidentali.
Ormai i paesi occidentali hanno oltrepassato il precipizio e come riferisce l’aneddoto “ se guardi a lungo nell’abisso, l’abisso guarderà dentro di te …”. E probabilmente stiamo già precipitando nell’abisso, dobbiamo solo toccare il fondo.
CLAUDIO MARTINOTTI DORIA, 11/09/22, qui.

In realtà non è da sei mesi, come detto nell’articolo, che la Russia usa quella tattica, bensì da 320 anni, avendo cominciato esattamente nel 1700 con Carlo XII di Svezia, per proseguire poi con Napoleone e in seguito con Hitler, ma la storia, evidentemente, è maestra di vita solo per chi ha la voglia di studiarla e l’intelligenza di capirla. Mancano soprattutto, la voglia e l’intelligenza, a chi ora sta esultando per i grandi successi della controffensiva ucraina che “sta riconquistando i territori invasi dalla Russia” e magari arriva addirittura a citare “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli, che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.” Fenomenale poi Lorenzo Cremonesi – che non a caso è stato per anni uno dei peggiori disinformatori e demonizzatori di Israele – che scrive impavido: “Gli esperti del Pentagono cominciarono a parlare delle difficoltà russe attorno a Kiev già a fine febbraio”. Poi è passato marzo poi è passato aprile poi è passato maggio poi è passato giugno poi è passato luglio poi è passato agosto poi è passato quasi metà settembre…
E quanto la fatidica
reconquista ucraina sia una buffonesca messinscena – la miliardesima messinscena da parte del buffone di corte -, c’è chi per fortuna ha provveduto a documentarlo: il nostro Vittorio Rangeloni

e Graham Phillips, quello a cui ha dichiarato guerra la primiera (carte denari e settebello) Liz Truss a causa delle sue documentazioni sulla guerra in Donbass

Entrambi i video sono di oggi

Nel frattempo in giro per l’Europa

GERMANIA – Centinaia di cittadini tedeschi sono scesi in strada per protestare contro la fornitura di armi all’Ucraina. A Kassel, hanno bloccato l’ingresso della fabbrica di armi Rheinmetall AG. La polizia ha usato manganelli e gas lacrimogeni contro i manifestanti. L’autunno non e’ ancora iniziato ma le proteste contro i governi che stanno conducendo l’Europa al suicidio si fanno gia’ sentire. Dalla Moldavia alla Repubblica Ceca, dalla Germania alla Francia, dall’Inghilterra all’Italia, l’onda del malcontento e della protesta cresce e potrebbe travolgere una classe politica inetta e asservita. Anche se chiamarla “classe politica” e’ improprio, trattandosi in realta’ di imbonitori e propagandisti manovrati da un’elite sovranazionale. @LauraRuHK

https://t.me/contrinform/605

Mentre nella democraticissima Ucraina, per la cui democrazia ci stiamo svenando e per giunta annientando il futuro dei nostri figli e nipoti

Una cosa è certa: ci faremo tutti molto molto male, ma qualcuno se ne farà di più. Molto di più. Quando il  Terzo Reich è ignominiosamente crollato, parecchi di quelli che con fede religiosa avevano creduto nella sua incrollabilità e nella sua possibilità di vincere, si sono suicidati: non mi dispiacerebbe se un po’ dei nazisti di casa nostra ne seguissero l’esempio (è noto che le situazioni eccezionali tirano fuori da qualcuno il meglio e da qualcuno il peggio: io per oggi ho deciso di lasciar sgorgare il peggio: è una questione di salutare equilibrio psicofisico).

POST SCRIPTUM molto OT, ma lo devo mettere: in almeno una cosa gli inglesi sono di sicuro infinitamente superiori a noi: non applaudono i cadaveri

barbara

PARTIAMO DA DARYA DUGINA

Da quando è iniziata la guerra russa (giusto chiarire, perché la guerra ucraina è iniziata otto anni e mezzo fa, nel silenzio quasi generale del mondo), sentiamo parlare di Aleksandr Dugin come dell’ideologo di Putin: ecco, se qualcuno si immagina che Putin possa avere un ideologo che gli suggerisca cosa e come fare e soprattutto lo suggestioni con le proprie idee, non ha capito un cazzo di Putin, né di nessun’altra cosa al mondo. E passo ad alcuni articoli che rappresentano piuttosto bene il mio pensiero.

Andrea Cecconi

L’assassinio, probabilmente, da parte dei servizi segreti ucraini della giovane giornalista figlia del filosofo russo Aleksandr Dugin segna per sempre una macchia indelebile sul conflitto ucraino, questo orribile delitto ci obbliga ad una profonda riflessione.
Questo vero e proprio atto di terrorismo ci ripropone fatti di cronaca vissuti nel periodo fascista e nazista dove i sicari del governo venivano incaricati di eliminare personaggi scomodi anche se residenti all’estero.
Il clima antirusso scatenato da tutti i governanti europei, fatta eccezioni degli ungheresi e da pochi altri, sta alimentando questo terribile clima razzista.
La popolazione russa residente fuori dai propri confini sta subendo forti discriminazioni, sono stati congelati conti correnti, sequestrati beni, case, navi, si è impedito di viaggiare bloccando visti, sono avvenute espulsioni a pacifici e innocui turisti e viaggiatori.
Il governo italiano è responsabile di aver contribuito con queste nuove “leggi razziali” alla vergogna, al clima di odio, che ci riporta indietro nel tempo a rivivere incredibili momenti bui, che violano la carta costituzionale fondamento dei principi repubblicani.
I rifugiati ucraini in Italia sono circa 100 mila, è urgentissimo scoprire se fra di loro ci siano infiltrati dei servizi segreti del loro paese che potrebbero compiere crimini, dobbiamo assolutamente proteggere i cittadini russi che vivono in Italia.
Mi dissocio totalmente dal governo italiano per aver creato queste vergognose leggi e rinnovo la mia grande amicizia e fratellanza al popolo russo, per le sue tradizioni, per la sua cultura, per le opere d’arte che i suoi grandi artisti hanno donato all’intera umanità.
Vigliacchi! Ignobili! Governanti.
Vergogna! Vergogna! Vergogna!
Il popolo italiano si è sempre distinto per la solidarietà, l’accoglienza, per la fratellanza e fraternità fra i popoli, questi politici non ci rappresentano, cacciamoli via, chi voterà i vecchi partiti sarà responsabile di questo razzismo strisciante, non potrà più essere denominato “un italiano” ma un servo della macchina diabolica della guerra che semina paura, sdogana comportamenti di rancore che poi viene trasmesso alle nuove generazioni.
Non un solo politico italiano questa mattina ha espresso cordoglio e ha condannato questo grave atto criminale, viscidi luridi burocrati italiani non siete degni di occupare i banchi del parlamento dove erano seduti i padri fondatori della nostra Repubblica.

“Fintanto che ciascun uomo non sarà diventato veramente fratello del suo prossimo, la fratellanza non avrà inizio. Nessuna scienza e nessun interesse comune potrà indurre gli uomini a dividere equamente proprietà e diritti. Qualunque cosa sarà sempre troppo poco per ognuno e tutti si lamenteranno, si invidieranno e si ammazzeranno l’un l’altro.”
(Fëdor Dostoevskij)

Paolo Di Ruzza

Lucida analisi dell’amica H(S)V:

“I russi hanno l’ennesima conferma che non hanno scelta, devono vincere e annientare l’élite occidentale. Altrimenti saranno a loro volta annientati.
Leggo di possibili rappresaglie russe al terribile attentato terroristico avvenuto ieri a Mosca nel quale ha perso la vita la figlia di Alexandr Dugin che (erroneamente) viene definito “l’ideologo di Putin”. Non ci sarà nessuna rappresaglia da parte russa, ci sarà solo l’aumento delle misure di sicurezza su tutta l’élite russa sia politica che militare che intellettuale e ovviamente sui loro familiari.
Questo ovviamente non significa che non cambierà nulla: i russi hanno l’ennesima conferma che non hanno scelta, devono vincere e annientare l’élite occidentale. Altrimenti saranno a loro volta annientati. E allora cosa faranno? Continueranno a fare quello che stanno facendo, una lentissima guerra di conquista del Donbass palmo a palmo. Continueranno a piccarsi di rispettare i contratti per le forniture del gas sin nel minimo dettaglio e quindi il 30 Agosto staccheranno l’ultima turbina che alimenta il gasdotto NorthStream1 e faranno la loro manutenzione: se troveranno anche la più piccola imperfezione (come da protocollo Siemens) non riattaccheranno la turbina e la Germania rimarrà del tutto senza gas. Poi attenderanno che i gasdotti passanti per l’Ucraina siano spillati dagli ucraini che hanno la necessità di riscaldarsi; a quel punto denunceranno “i furti di gas” e chiuderanno anche questi gasdotti (che alimentano anche l’Italia). Il gas, già a prezzi impossibili, a quel punto schizzerà ancora di più alle stelle facendo collassare il nostro sistema produttivo.
A cosa serve ai russi bombardare il distretto delle ceramiche di Sassuolo, dell’acciaio di Brescia, l’acciaieria di Taranto e via discorrendo…se sono tutti siti produttivi già ampiamente fuori mercato e al limite della chiusura? A niente…sono già siti dismessi, come si sta dismettendo tutto il nostro tessuto produttivo, basta vedere le migliaia di bollette che dall’esercente del bar al piccolo industriale stanno postando sui social.
I russi per questo vile attentato di stampo mafio-nato saranno ancora più risoluti a lasciare che il loro più grande alleato – il Generale Inverno – faccia la sua parte.”

Fabio Federico Secondo

In Ucraina esiste un sito governativo nel quale sono schedati i “nemici della nazione”, personalità di tutto il mondo -militanti, giornalisti, politici, artisti- che hanno osato mettere in discussione l’operato del governo ucraino, da Maidan in poi.
ANDREA ROCCHELLI, reporter italiano, era su Myrotvorets.
DARJA DUGIN, filosofa e giornalista, era su Myrotvorets.
GIORGIO BIANCHI, giornalista italiano, è su Myrotvorets.
《LIQUIDATI》, è la dicitura apparsa sul sito quando Andrea Rocchelli e Darja Dugin sono stati ammazzati.
Il governo di un Paese europeo che riceve finanziamenti e considerazione dalla UE addita cittadini italiani come personalità da colpire e quando vengono uccisi li “liquida” come problema risolto e i governi italiano e della UE tacciono?
Nella lista nomi, cognomi e dettagli personali di professionisti che non si sono macchiati di alcun reato, dalle vite irreprensibili, esposti al rischio di essere ammazzati per istigazione dei nazionalisti ucraini.

E mettiamoci anche il papa.

Ucraina – Pochi dicono la verità (e anche il Papa viene censurato)

Papa Francesco ha definito la morte della figlia Daria del “filosofo eurasiatico” Alexander Dugin “un esempio della follia della guerra”, riferisce RIA Novosti . Il Papa ha chiesto misure concrete per porre fine al conflitto e scongiurare la minaccia di una catastrofe nucleare a Zaporozhye. “Conservo nel mio cuore i prigionieri, soprattutto quelli che si trovano in condizioni difficili, e chiedo alle autorità responsabili di adoperarsi per la loro liberazione”, ha aggiunto Francesco.
L’ambasciatore ucraino in Vaticano Andriy Yurash ha espresso il suo disappunto per i commenti di papa Francesco sulla morte di Daria Dugina. “Penso alla povera ragazza che è stata fatta saltare in aria da una bomba sotto un sedile di un’auto a Mosca. Gli innocenti pagano per la guerra. E quelli che fanno soldi con la guerra e con il commercio di armi sono criminali”, ha detto il Papa durante l’udienza.
Questo è un esempio plastico di come ormai oggi l’Ucraina possa dare giudizi su ogni cosa e verso chiunque. La sua versione dei fatti sarà avvallata anche quando palesemente falsa e giustifica il puro banditismo.
Infatti, il Papa dicendo che Daria Dugina è una innocente che ha pagato ingiustamente, ha detto la sacrosanta verità. Mentre la reazione dell’ambasciatore ucraino dimostra una connivenza, almeno morale, con il crimine.
È chiaro che non si tratta solo di Daria Dugina. Possiamo notare che nell’intero corso della guerra, qualsiasi azione della parte ucraina è giustificata, anche se lontana dagli ‘standard occidentali’.
È altrettanto chiaro che finché sarà SOLO il Papa a dire la verità sulla guerra in corso (seppure in maniera saltuaria ma non per questo meno incisiva), non cambierà granché nella deriva in corso che non è solo dal lato militare ma anche antropologico e spirituale.
Sarebbe interessante sapere:

  • Cosa pensano i giornalisti occidentali dell’uso mirato delle loro armi contro i civili, come i colpi di Himars su obiettivi non militari o la disseminazione di mine antiuomo nelle città di Donetsk in Donbass e Belgorod in Russia??
  • Perché le organizzazioni occidentali per i diritti umani tacciono e non se ne accorgono?
  • Perché si giustificano azioni ingiustificabili e sanzionate dalle leggi internazionali?

È come se la leadership ucraina conoscesse solo la storia del 24 febbraio, quella dell’invasione. Mentre nel silenzio colpevole dell’occidente, finge di non sapere che nelle guerre ci sono regole anche per la parte aggredita, regole che Kiev calpesta abbondantemente (vedi ad esempio qui).
In altri termini, il fatto che l’ONU abbia riconosciuto che l’Ucraina è stata aggredita dalla Russia, non solleva affatto Kiev dai suoi obblighi militari ed umanitari.  Il riconoscimento internazionale non cancella le proprie responsabilità odierne e passate, che sono tante e gravissime. Questo il Papa ha detto ed il frastuono della risposta dell’ambasciatore ucraino alla Santa Sede, non trasformerà una menzogna in verità.
Patrizio Ricci, VPNews, qui.

E ora guardiamo e ascoltiamo lei in persona. Eccola

(E non parlerò di quelli che “lei comunque la pensava come suo padre” per cui bisogna festeggiare il fatto che l’abbiano fatta fuori, perché mi viene troppo da vomitare)
Nel frattempo le armi americane continuano a distruggere e uccidere

e Liz Truss, probabile futuro primo ministro inglese, si dichiara pronta a usare le armi nucleari:

chissà se le hanno detto che di quei giocattolini Putin ne ha 37,7 volte più di lei e che la Russia è grande 81,68 volte l’Inghilterra, vale a dire che ha uno svantaggio di 3079,336 volte. Brutta cosa non saper fare i conti e in più essere una testa di cazzo.
E restando in tema di confronti

Per non parlare di quello che c’è adesso. E un’altra cosa interessante da guardare:

https://t.me/letteradamosca/8103

Com’era quella delle selvagge aspirazioni espansionistiche della Russia?

barbara

DONBASS, A CHE PUNTO SIAMO

Si continua a sparare e bombardare, come possiamo sentire; vi risparmio le ore di video disponibili con analoghe documentazioni, e passo invece a mostrarvi Mariupol, a due mesi dalla resa dei nazisti, tutta un fermento di vita e di ricostruzione – e stendiamo un velo pietoso sulla barzelletta dell’Italia che aveva anch’essa promesso di ricostruire, ma solo a condizione che l’area tornasse sotto sovranità ucraina, con buona pace del diritto di autodeterminazione, in particolare dei popoli massacrati.

Proseguo con un appello dei giovani di Donetsk

E con la commemorazione dei bambini vittime dei nazisti ucraini.

A Donetsk si celebra il ricordo dei bambini morti nella guerra del Donbass

Il 27 luglio a Donetsk si è tenuta per la prima volta la “Giornata del ricordo dei bambini vittime della guerra in Donbass”. Questa data verrà commemorata ogni anno.
La data non è occasionale, ricorda quando il 27 luglio del 2014 un improvviso bombardamento sulla città di Gorlovka dilaniò i corpi di una giovane mamma Cristina che teneva tra le braccia la figlioletta Kira mentre passeggiavano al parco. 
Le foto che allora circolarono (ancora visibili sul web), mostrano i due corpi scomposti nell’erba, anneriti e dilaniati da questa morte atroce. Iniziarono subito ad attribuire a Cristina la definizione di “Madonna di Gorlovka”: una “Pietà”, per il materno istinto nel difendere dalla morte la propria creatura con le braccia. Gli autori di questo mostruoso crimine rimangono impuniti.

prima
dopo

Nella giornata, davanti al monumento “Alleya Angelov”, il “Viale degli Angeli” situato nel parco centrale di Donetsk, sono stati posti giocattoli e fiori. Il monumento che consiste in una lastra di marmo dove sono incisi i nomi di tutte le piccole vittime è sempre circondato da fiori, peluche e piccoli giocattoli. 
Nella tarda mattinata il Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare di Donetsk Natalia Nikonorova, ha diretto una conferenza dedicata al ricordo di questi bambini, i relatori, numerosi, erano in presenza, ma anche in modalità on-line. I boati delle esplosioni che si udivano, seppur all’interno dell’edificio, non hanno intimidito i presenti e sono diventati il “sottofono” acustico di questo evento.
In serata nel parco centrale di Donetsk con un raggio laser proiettato su un palazzo adiacente è stata raffigurata la tragedia di questi bambini, sono stati mostrati tutti i loro nomi.. Veramente un momento toccante: ogni nome – una giovane vittima innocente stroncata.
Nel corso della giornata, a Gorlovka, era poi prevista l’installazione di un monumento metallico dedicato alla “Madonna di Gorlovka”. La scultura, opera di Viktor Mikhalev, un fabbro di Donetsk, è stata realizzata usando come materiale i frammenti metallici delle bombe, dei missili che cadono sulla città.
Purtroppo i combattimenti in corso nei pressi di Gorlovka hanno reso impossibile, per ragioni di sicurezza, l’installazione e l’inaugurazione del monumento.
Dal 2014, sotto le bombe ucraine hanno perso la vita 130 bambini e 512 sono rimasti feriti. Crimini impuniti che chiedono giustizia davanti agli uomini e davanti a Dio. Forse gli autori di questi crimini saranno processati, o forse no! In ogni caso, non potranno sottrarsi al giudizio di Dio. 
L’Occidente continua a non sentire, a non vedere e non ha il coraggio di parlare e denunciare questi crimini. 
Questa, senza dubbio, è una grande vergogna, ma la vergogna ancor più grande sta nel fatto che l’Occidente continua a rifornire di armi il regime di Kiev, armi con le quali l’esercito ucraino colpisce il territorio del Donbass e commette questi crimini.
Ogni giorno sulla città di Donetsk in maniera assolutamente indiscriminata cadono le bombe, nessuno sa prevedere né dove, né quando.. Ma, nonostante queste condizioni di terrore e di pericolo costante la vita scorre e assume una sorta di “normalità”.
Non si contano i boati che si sentono più o meno distanti.. Nei giardinetti tra i palazzi i bambini si ritrovano e giocano normalmente e nemmeno pare ci facciano più caso.. Egor cinque anni (mentre ero ospite della sua famiglia) ogni volta che sente il boato di un’esplosione sorride e dice, “dalekò” (“è lontano”) come per tranquillizzare tutti i presenti. Questa è la normalità di Donetsk!
Ma qual è il senso di questi bombardamenti indiscriminati? Di fatto vengono solo colpite persone e infrastrutture civili!
Di cosa possono essere colpevoli i bambini del Donbass agli occhi di Kiev? Un bambino non rappresenta mai una minaccia e nemmeno un obbiettivo militare!
Perché a questi bambini viene negato il diritto ad un’infanzia normale, il diritto alla felicità, il diritto ad avere un futuro, semplicemente il diritto di vivere? 
L’Occidente sempre pronto a denunciare la violazione di qualsiasi diritto per tutti, semplicemente, davanti a questi crimini si gira dall’altra parte.
Il silenzio dell’Occidente diventa complice e uccide una volta di più questi bambini: la prima dalle bombe ucraine, la seconda dai media mainstream che non parlandone, ne insabbiano la morte, quindi la memoria.
Siamo davanti alla perdita dei più basilari principi morali. C’è realmente da chiedersi quali elementi di degrado e di perversione abbiano mai potuto portare così in basso l’Occidente che, al contrario, ama pomposamente definirsi la culla dei diritti, della democrazia, della libertà! 
Nonostante tutto Donetsk è sempre in piedi e va avanti. In questi otto anni di guerra la popolazione del Donbass si è temprata a ogni sofferenza, a ogni sacrificio ed è determinata a raggiungere il proprio obiettivo: vivere in pace, costruire la propria vita e il proprio futuro sulla propria terra. 
Eliseo Bertolasi, qui.

E voi, assassini, continuate a mandare armi per continuare a uccidere innocenti, e vi vantate nei parlamenti e sui social delle vostre mani grondanti di sangue – che possa ricadere tutto su di voi, maledetti.

barbara