NON OSO IMMAGINARE…

La via in cui abito è a senso unico, per cui quando arrivo dal centro (o dall’autostrada, o dal centro commerciale, sostanzialmente da qualunque parte) devo prendere la strada parallela e poi da lì imboccare una stradina che congiunge le due vie, sboccando esattamente di fronte al cancello d’ingresso al mio cortile; quindi, arrivata alla fine della stradina, attraverso la strada in cui abito ed entro.
Ieri, esattamente di fronte al cancello d’ingresso, era parcheggiata una macchina. Una macchina lunga, tra l’altro. Naturalmente non sarei entrata neanche se fosse stata una Smart, però questa, in più, era anche lunga, e ostruiva l’intero ingresso. Potevo scegliere fra restare ferma alla fine della stradina, bloccando chi fosse arrivato dopo di me, o avanzare fino all’auto e restare ferma lì, ostruendo l’intera strada e bloccando il traffico – scarso ma non inesistente. Ho scelto la seconda opzione, mi sono fermata a una distanza sufficiente a permettere l’apertura della porta e ho dato un colpetto di clacson (detesto il clacson, non credo di averlo suonato più di dieci volte nei miei cinquantasette anni di guida): niente. Colpo più forte: niente. Strombazzata da svegliare i morti e finalmente arriva, con molta calma. Apre la porta, sale, chiude la porta, mette in moto, ingrana, parte. Naturalmente l’autore del cinofallico parcheggio – e chiedo scusa ai cani per l’uso improprio del loro organo riproduttore – era un uomo. Fra chi era stato costretto ad aspettare i suoi comodi qualcuno avrà sicuramente borbottato, o magari mormorato un’imprecazione, ma niente di più. Niente di abbastanza notevole da arrivare alle mie orecchie, per lo meno.
Non oso immaginare che cosa sarebbe uscito da quelle bocche, a vetri rigorosamente abbassati, se si fosse invece trattato di una donna.

barbara

 

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