I DIRITTI DEI RIFUGIATI

Ashwaq
Lei si chiama Ashwaq. Chi è Ashwaq ve lo faccio dire da Giulio Meotti, che è molto più bravo di me.

Questa ragazza si chiama Ashwaq, è una yazida. Quando l’Isis conquistò i suoi villaggi vicino Mosul, in Iraq, lei fu venduta per 100 dollari a un islamista troglodita e barbuto, che considera le donne pezzi di carne, e la tenne con sé per dieci mesi (sua sorella è ancora prigioniera di uno dei barbuti). Poi Ashwaq è riparata in Germania nell’ambito di un programma di recupero delle ragazze yazide stuprate a raffiche da quelli dell’Isis. E qui, a Schwäbisch Gmünd, ha reincontrato il suo carnefice sessuale. “La polizia mi ha detto che anche lui è un rifugiato come me e che non possono fargli niente”. Così, per evitare di trovarselo di fronte la notte di Capodanno a Colonia, Ashwaq è fuggita dalla Germania e tornata in Iraq. Va da sé che il barbuto schiavista sessuale è rimasto (“la polizia non lo trova”), con buona pace delle femministe e di quei cuoricini spezzati dei diritti umani. Ma quanto è bello il multiculturalismo?

No, non perdete tempo a chiedervi dove sono le femministe, perché lo sappiamo benissimo: sono occupate a tempo pieno a verificare che non si manchi di dire e scrivere sindaca ministra avvocata ingegnera. Come potete pretendere che abbiano tempo da perdere con queste cazzatine. Per non parlare delle povere metoo vittime delle orribili violenze degli orchi di Hollywood, che in confronto quelle delle donne e ragazze e bambine yazide (questa aveva 15 anni quando è stata sequestrata) sono praticamente un giro in giostra.

barbara

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