A PROPOSITO DI SIRTAKI

Qualcuno avrà forse notato la somiglianza di questa danza con la hora, danza tradizionale ebraica diventata poi anche danza tradizionale israeliana (qui qualche interessante informazione).
Io l’ho ballata, un po’ improvvisandola, alla conclusione di uno spettacolo teatrale fatto con una mia classe, cinquantadue personaggi interpretati da venti scolari, che fra un’interpretazione e l’altra si precipitavano a cambiarsi in parte nello sgabuzzino a destra del palcoscenico, in parte in una classe al di là del corridoio oltre l’uscita alla sinistra del palcoscenico, a seconda delle diverse posizioni sulla scena. Io, lì, ho fatto la regista,
regia
con interminabili prove,
prove 1
prove 2
la coreografa, ho scelto le musiche, ho collaborato come tecnico del suono con la mitica Brigitte, in teoria bidella, in pratica pilastro portante di tutta la scuola, ho coordinato la costruzione dei materiali, ho fatto all’uncinetto il tetto azzurro
tetto
e ho danzato la hora insieme agli scolari, con una chiusura inventata da me.
danza 1
danza 2
danza 3
(In realtà ricordo di avere fatto anche qualcos’altro, ma dopo quattordici anni non mi ricorso più che cosa) Le mamme invece hanno provveduto a creare e confezionare gli strepitosi costumi.
costumi 1
costumi 2
costumi 3

costumi 4
Su quale musica avevamo danzato (usando una mia cassetta) non lo ricordo più, ma possono darne un’idea queste due variazioni.

barbara

IL SIGNIFICATO DI UNA PREGHIERA

(Il vero significato)

donne…

Mia moglie הי”ו è stata via per qualche giorno ed ovviamente io sono rimasto a casa con i ragazzi הי”ו. Fin qui nulla di speciale, tranne che giovedì avevo un appuntamento presso un bet din e durante una conversazione con uno dei dayanim ho detto che mia moglie era fuori da Israele ed io ero a casa con i nostri figli. A quel punto il dayan si è sperticato in mille complimenti ed apprezzamenti per il fatto che io (Harav Punturelo senza una l) mi stessi occupando della casa, dei figli ed ero anche al lavoro. La stessa cosa mi era stata detta mercoledì pomeriggio da una donna, la direttrice di una scuola con la quale lavoro e la stessa atmosfera di apprezzamenti vagava nell’etere in altri contesti, anche amicali, dove mi sono presentato in questi giorni. La domanda a questo punto è più che chiara: “Perché la società si spertica in complimenti per un padre che lavora e si occupa dei suoi figli e della gestione quotidiana della propria casa e non fa lo stesso per una donna che ogni giorno fa esattamente la stessa cosa, se non di più? Perché per un uomo che cucina un decente piatto di pasta ci sono mille pacche sulle spalle, mentre per una donna che cucina una cena da stelle Michelin tutto sembra essere dovuto e normale?”. Ovviamente queste domande non sono espressione di un sentire generale, ma di fatto il cammino dell’uguaglianza tra uomo e donna passa anche per questi atteggiamenti mentali, per questi sguardi sociali che pretendono da una donna che lavora mille ruoli e mille compiti: raggiungere obiettivi decenti nel lavoro, senza mai perdere il proprio ruolo di donna e madre e matrona. Ed è con questa sensazione che mi rende anche un po’ colpevole di un machismo e maschilismo diffuso che reciterò, da adesso in poi, la benedizione del mattino: “Benedetto sia Tu Signore Re del mondo che non mi hai fatto donna.” Ma di fatto, non mi hai fatto neanche baby sitter dei miei figli, se non semplicemente loro padre, questo la società intorno a me lo sa?

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino

(18 maggio 2017)

E pensare che c’è chi crede che l’ebraismo sia una religione misogina, e qualcuno che addirittura l’avvicina all’islam…

barbara

 

O GENTILONI, CI SEI O CI FAI?

Immaginate che qualcuno dica: “Siccome so benissimo che Chessman non è l’uomo della luce rossa, se il mese prossimo mi chiedono di rivotare, voto per la sua innocenza”. Peccato che il mese prossimo non ci sarà nessunissima votazione, perché il processo è concluso, la sentenza è stata pronunciata e Chessman ha finito di respirare nella camera a gas.
Ecco, ora il nostro ineffabile ministro Gentiloni ci racconta che “Se le stesse proposte ci saranno ripresentate ad aprile, il governo italiano passerà dall’astensione al voto contrario”. Ma vede, tesorodolce, ad aprile non verranno ripresentate le stesse proposte, perché quelle proposte lì sono già state presentate, e sono già state votate e, grazie anche a lei, sono state approvate. Perché mai dovrebbero essere ripresentate? E le parole del signor Gentiloni non sono, come è stato scritto, “Parole ferme e inequivocabili”, bensì parole da corazzata Potiomkin.
(e se qualcuno mi riprende l’articolo e se lo pubblica senza citarmi, vado lì e gli frantumo i gioielli di famiglia)

barbara

LETTERA APERTA AL PAPA

Santità, devo iniziare dicendole che, in quanto rabbino ebreo ortodosso, non ho generalmente l’abitudine di scrivere al Papa. Ma questi in cui viviamo sono tempi speciali e quindi credo di dovermi rivolgere a lei, per chiedere la sua assistenza.
Come lei indubbiamente sa, l’UNESCO ha recentemente votato in Commissione e poi ratificato a livello esecutivo che non esiste alcun legame storico tra il Monte del tempio, il muro occidentale e l’ebraismo. E anche se questo può sembrare una questione banale, le assicuro che non è per niente banale.
Prima di chiedere il suo aiuto, forse sarebbe appropriato un mea culpa nazionale. È stato fatto notare a me e a molti altri: come possiamo aspettarci qualcosa di diverso dall’UNESCO se Israele stessa non sembra reclamare il suo naturale dominio sul sito. Sì, non abbiamo fatto per niente bene in questo, e questa è una questione separata che dobbiamo affrontare qui in Israele. Il voto dell’UNESCO è di un antisemitismo di proporzioni gigantesche. E se questo è chiaramente antisemita, la sua azione va ancora oltre: tenta di cancellare il collegamento storico di un popolo col suo passato. Dato che stiamo parlando della storia EBRAICA, perché mi sto rivolgendo al capo di oltre 2 miliardi di cattolici del mondo? In poche parole: la decisione dell’UNESCO è uno schiaffo in faccia a lei personalmente e non solo al popolo ebraico. Dato che non sono molto esperto nelle Scritture, come promulgate dalla Chiesa, mi sono rivolto a internet per procurarmi qualche rudimentale informazione sui collegamenti tra Gesù e il Monte del tempio. Ecco un esempio di quello che ho trovato.

Il Monte del Tempio è significativo per i cristiani come il luogo in cui Gesù ha lanciato la sua sfida contro le autorità del Tempio, un atto che può essere visto come causa diretta del suo arresto e crocifissione. Gesù ha deplorato la corruzione delle autorità del tempo, come pure l’uso di una delle porte del tempio per il commercio. Secondo il Vangelo di Marco, Gesù compì una “pulizia” del tempio, scacciando i mercanti e cambiavalute nelle vicinanze del tempio.
Il Monte del tempio è significativo per i cristiani anche come il luogo dove Gesù ha celebrato le festività da bambino.

Questo voto dunque non solo tenta di cancellare la storia EBRAICA, sta cancellando anche ciò che è vicino e caro a LEI, personalmente e agli oltre 2 miliardi di devoti della sua Chiesa. Mentre Papa Pio XII è stato accusato per la sua azione/inazione durante seconda guerra mondiale, è emerso che in realtà ha salvato oltre 850.000 vite ebraiche [uhm, ndb] Ora è il tuo turno di alzarsi per il suo popolo e per il popolo da cui germogliano le sue radici. Non si tratta di bene e male. Non si tratta di giusto e sbagliato. SI TRATTA DI VERITÀ. E la verità è che la risoluzione passata dall’UNESCO è un globale schiaffo in faccia a ebrei e cristiani.
Come capo dei miliardi di cattolici sulla terra, la prego di prendere posizione e di fare una dichiarazione pubblica. Se non farà tale dichiarazione, questo permetterà di riscrivere la storia e l’accettazione di queste modifiche. Se non crede che ciò sia vero, allora com’è che il mondo musulmano celebra una festa per il sacrificio di Ismaele… e non ISACCO come scritto nella Bibbia. La riscrittura della storia da parte del mondo musulmano ha infatti lavorato per loro e a loro vantaggio. Per favore, si unisca agli ebrei e condanni in modo inequivocabile la spregevole risoluzione dell’UNESCO. La ringrazio in anticipo e le auguro buona fortuna.
Rabbi Zev M Shandalov
Maale Adumim, ISRAELE (qui, traduzione mia)

barbara

MA COM’È CHE VOI EBREI SUONATE TUTTI IL VIOLINO?

Eh, prova un po’ tu a scappare per mezza Europa tirandoti dietro un pianoforte.

Sì, sono ridicoli con quei vestiti da signorotti polacchi del Settecento. E con quei chilometrici riccioli davanti alle orecchie. E sono fanatici, con quella loro rigorosa separazione fra uomini e donne. Sono religiosi nel senso più integralista del termine. Ma non vanno in giro a farsi saltare in aria fra quelli che non condividono il loro modo di vivere e di pregare. E le energie in eccesso non le scaricano piantando coltelli nella schiena del primo che passa, ma ballando e suonando fino a rompere le corde dei violini. Qualcuno talmente intollerante da armarsi e colpire ogni tanto si trova, ma si contano, letteralmente, su una mano sola. E dopo che hanno colpito non si intitolano loro scuole e piazze, ma si sbattono in galera.
Siccome oggi è la mia personale giornata della bontà, non dirò che quelli che cianciano delle religioni causa di tutti i mali del mondo possono andare affanculo, ma meriterebbero che glielo dicessi, lo si sappia.
(No, della Turchia non parlo. Ma una cosa la voglio dire: per come si sono svolti i fatti, e per le conseguenze che Erdogan ha già cominciato a mettere in atto, per la prima volta in vita mia mi viene una gran voglia di cedere alla tentazione del complottismo)

barbara

CHANUKKAH 1943

Chanukkah 1943
Campo di transito di Westerbork, Olanda. Circa 100.000 ebrei furono deportati da Westerbork ai campi di concentramento e di sterminio. In attesa di essere sterminati, tuttavia, non mancavano di restare fedeli alle tradizioni; parecchi, addirittura, riuscivano persino a digiunare a Kippur. Di sicuro nessuno di loro rimpiangeva di non avere avuto un nonno che avesse fortunatamente rotto con la tradizione.
(Una scena molto simile a quella dell’immagine appare nel film Jona che visse nella balena, relativa proprio al campo di Westerbork in cui Jona Oberski visse per qualche tempo con i genitori prima di essere deportato a Bergen Belsen)

barbara

QUESTO È IL MOTIVO

Ne trovo comunque un’altra, più personale forse: il mio impegno è un’affermazione della mia fedeltà alla pratica religiosa dei miei genitori e dei loro. Per dirla ancora più semplicemente: se osservo le leggi della Torah mettendo i tefillin, è perché i miei genitori e i miei nonni, come i loro, lo hanno fatto. È semplice, rifiuto di essere l’ultimo di una catena che risale molto lontano nella mia memoria e in quella del mio popolo. (Elie Wiesel, A cuore aperto)

Tempo fa, in un blog che all’epoca frequentavo, ho letto un commento di un tale che raccontava che il trisnonno era rabbino, ma poi “il mio bisnonno, per fortuna, ha rotto con la tradizione” e quindi adesso, da quattro generazioni, non sono più ebrei. Migliaia di anni di persecuzioni, di oppressione, di massacri coraggiosamente affrontati, migliaia di anni di eroica resistenza contro ogni tentativo di annientamento, per non tradire tutti coloro che prima avevano affrontato ciò senza mai cedere, migliaia di anni di tutto questo e milioni di vite sacrificate, buttati nel cesso. E qualcuno ha il coraggio di considerare una simile infamia una fortuna. Non credo che la parola “orrore” sia sufficiente a descrivere ciò che ho provato leggendo quelle parole. Orrore e disgusto.

barbara