L’EBRAISMO E I VACCINI

“Obbligo vaccini una tutela, no a paragoni impossibili”

 “Dal punto di vista della mia tradizione religiosa parto dal principio che la tutela della salute personale e collettiva non sia solo un diritto ma un dovere al quale non è lecito sottrarsi, alla luce delle più aggiornate conoscenze scientifiche”. A scriverlo, il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni, membro del Comitato nazionale per la Bioetica, intervenuto nelle scorse ore nel dibattito sui vaccini e la decisione di renderli obbligatori per legge. “La libertà individuale non è assoluta ma va misurata rispetto alla libertà e al diritto alla salute degli altri cittadini e anche dei propri figli minorenni. – ha spiegato il rav in una lettera al Quotidiano Sanità – In più occasioni recenti molte persone che si sono ritenute offese nei loro diritti hanno evocato e usato i simboli della persecuzione antiebraica per stabilire un paragone emotivo tra gli orrori nazisti e fatti recenti. Questi confronti si rivelano, nella migliore delle ipotesi, inopportuni, di gusto discutibile”. Di Segni critica quindi in modo chiaro e puntuale il mondo no-vax, arrivato a definire la legge sui vaccini approvata alla Camera nel luglio scorso come un provvedimento simile alle sperimentazioni di massa condotte dai nazisti sulle proprie vittime. “Come ebreo, – sottolinea rav Di Segni, contattato anche da Pagine Ebraiche – mantengo con dolore e rispetto la memoria delle vittime del nazifascismo e della barbarie da questo scatenata contro l’umanità”. Dolore e rispetto che hanno portato il rabbino capo di Roma a intervenire contro chi distorce la storia e la tragedia della Shoah per rilanciare paragoni impossibili.
Il rav, come membro del Comitato nazionale di Bioetica, ricorda di aver votato a favore della mozione approvata il 24 aprile 2015 dal Comitato stesso, relativo all’importanza dei vaccini. Nel documento (consultabile qui) si sottolineava, tra le altre cose, il dato allarmante legato al morbillo per cui la diminuzione della copertura vaccinale ha determinato un sensibile aumento dei casi in tutto il mondo: “nel 2014 in Italia sono stati segnalati ben 1.686 casi, ovvero il numero più alto in Europa”. Il Comitato ribadiva quindi “come i vaccini costituiscano una delle misure preventive più efficaci, con un rapporto rischi/benefici particolarmente positivo e con un valore non solo sanitario, ma etico intrinseco assai rilevante” e invitava “il Governo, le Regioni e le Istituzioni competenti, a moltiplicare gli sforzi perché le vaccinazioni, sia obbligatorie sia raccomandate, raggiungano una copertura appropriata (95%)”. Seguendo questa linea, il governo ha adottato il cosiddetto “decreto vaccini” (poi approvato dal Parlamento), un decreto legge che di fatto rende possibile l’iscrizione agli asili nido e alle scuole materne ai soli bambini vaccinati e impone sanzioni economiche per i genitori che decideranno di iscrivere i loro figli non vaccinati alla scuola dell’obbligo, quindi dalla primaria in poi.
Moked, ‍‍19/09/2017

Su una cosa dissento radicalmente: la possibilità di iscrivere a scuola bambini non vaccinati con una semplice sanzione economica; vale a dire che chi è povero sarà costretto, comunque la pensi, a fare il proprio dovere, mentre chi è ricco potrà tranquillamente permettersi di inserire nella scuola delle vere e proprie bombe a orologeria. Poi, volendo, c’è sempre la scappatoia di quella signora incinta (l’ho riportata in un post che però non riesco a trovare) che a una radio ha fieramente dichiarato che se davvero vogliono costringerla a vaccinare suo figlio, piuttosto abortisce, raccogliendo l’entusiastica approvazione del conduttore, che ha invitato tutte le donne incinte a fare altrettanto. Perché l’unica cosa che interessa agli antivax è il bene dei propri figli, chi mai potrebbe dubitarne?

barbara

Annunci

GRANDANGOLO

È bellissimo! E lo so che non è questo il modo di recensire un libro, ma il fatto è che questo è veramente bellissimo, e non ci posso fare niente. Ve ne avevo parlato quando è uscito e avevo detto che, conoscendo l’autore, conoscendo il suo stile di scrittura, ero sicura che si trattasse di un libro bellissimo. Bene, adesso l’ho letto e con piena cognizione di causa posso confermare: è davvero bellissimo (dite che sono un po’ ripetitiva? Forse è vero, ma non è colpa mia se questo libro è così incredibilmente bello). Quello che soprattutto colpisce, in questo romanzo scritto da un ragazzo poco più che ventenne,
somekh
è la straordinaria maturità, sia personale che espressiva nel narrare una storia parzialmente autobiografica, non nel dettaglio delle vicende ma nelle ambientazioni, nei sentimenti, nella maturazione della scelta di un proprio percorso di vita che si distacca da quello del proprio ambiente d’origine. Maturità anche espressiva, dicevo, ossia la capacità di reggere tutti i fili che compongono il romanzo, di gestire con mano salda tutti i personaggi che via via entrano nella storia; e la sobrietà dei dialoghi, mai una parola di troppo, mai una sbavatura; e le descrizioni, mai carenti né ridondanti. E l’approfondimento dei sentimenti, della psicologia dei personaggi, dai genitori dalla rigida religiosità alla zia dalla calda umanità, dall’amico “diverso” e perciò fatto a pezzi dalla oppressiva comunità, al rabbino capace, almeno in parte, di capire, ma incapace di opporsi al moralismo ottuso degli altri; senza mai indulgere alle caratterizzazioni di maniera, agli stereotipi, ai luoghi comuni. È un libro che attraversa molti mondi, e riesce a farceli conoscere e comprendere tutti. Se non lo leggete, vi sarete persi qualcosa.

Simone Somekh, Grandangolo, Giuntina
Grandangolo
barbara

CHI VIENE PRIMA

nomi…

In vista della suddivisione della terra d’Israele, la Torah elenca i capifamiglia di ogni tribù, e per ognuno di loro mette il nome della famiglia, derivato dal nome del capofamiglia al quale viene aggiunta una “he” all’inizio ed una “yod” alla fine. Anche se grammaticalmente la cosa è necessaria (ad es. in italiano, da Levì abbiamo “i Leviti”, aggiungendo l’articolo, ossia la “he”, ed un suffisso di appartenenza), Rashì nota che la “he” e la “yod” fanno parte del Nome d D.o, cosa che giustifica il midràsh secondo il quale Ha-Qadòsh Barùkh Hu ha voluto associare loro il Suo Nome per testimoniarne la discendenza legittima.
Ma il Kelì Yaqàr nota un’apparente incongruenza: nel Nome di D.o la “yod” viene prima della “he”, mentre nei nomi delle famiglie è l’opposto!
La “yod” è parte della parola “ish”, uomo, mentre la “he” si ritrova in “ishà”, donna. Spiega il Kelì Yaqàr che nelle questioni inerenti la famiglia, e soprattutto la sua santità, la donna è più attenta dell’uomo; perciò è giusto che nei nomi delle famiglie la “he” preceda la “yod”.

Elia Richetti, rabbino (Moked, 13 luglio 2017)

Qualcuno è convinto che l’ebraismo sia una religione (cultura, organizzazione, sistema di vita…) straordinariamente maschilista: si sbaglia clamorosamente. Naturalmente ogni società è influenzata dall’ambiente in cui è inserita, e non è quindi difficile trovare ebrei maschilisti, e neanche società del passato maschiliste, ma l’ebraismo, così come è codificato nelle Scritture, ne è l’esatto contrario. Un esempio? La donna ha meno obblighi relativi alle preghiere, soprattutto per quelle legate a orari precisi (attenzione: ci sono preghiere che la donna non è tenuta a recitare, NON preghiere che le sia vietato recitare): in parte perché ha più impegni dell’uomo, ma in parte anche perché la preghiera serve a santificare, e la donna è già santa di suo. E chi avesse voglia di leggere con attenzione le Scritture, di esempi ne troverà in abbondanza.

barbara

A PROPOSITO DI SIRTAKI

Qualcuno avrà forse notato la somiglianza di questa danza con la hora, danza tradizionale ebraica diventata poi anche danza tradizionale israeliana (qui qualche interessante informazione).
Io l’ho ballata, un po’ improvvisandola, alla conclusione di uno spettacolo teatrale fatto con una mia classe, cinquantadue personaggi interpretati da venti scolari, che fra un’interpretazione e l’altra si precipitavano a cambiarsi in parte nello sgabuzzino a destra del palcoscenico, in parte in una classe al di là del corridoio oltre l’uscita alla sinistra del palcoscenico, a seconda delle diverse posizioni sulla scena. Io, lì, ho fatto la regista,
regia
con interminabili prove,
prove 1
prove 2
la coreografa, ho scelto le musiche, ho collaborato come tecnico del suono con la mitica Brigitte, in teoria bidella, in pratica pilastro portante di tutta la scuola, ho coordinato la costruzione dei materiali, ho fatto all’uncinetto il tetto azzurro
tetto
e ho danzato la hora insieme agli scolari, con una chiusura inventata da me.
danza 1
danza 2
danza 3
(In realtà ricordo di avere fatto anche qualcos’altro, ma dopo quattordici anni non mi ricorso più che cosa) Le mamme invece hanno provveduto a creare e confezionare gli strepitosi costumi.
costumi 1
costumi 2
costumi 3

costumi 4
Su quale musica avevamo danzato (usando una mia cassetta) non lo ricordo più, ma possono darne un’idea queste due variazioni.

barbara

IL SIGNIFICATO DI UNA PREGHIERA

(Il vero significato)

donne…

Mia moglie הי”ו è stata via per qualche giorno ed ovviamente io sono rimasto a casa con i ragazzi הי”ו. Fin qui nulla di speciale, tranne che giovedì avevo un appuntamento presso un bet din e durante una conversazione con uno dei dayanim ho detto che mia moglie era fuori da Israele ed io ero a casa con i nostri figli. A quel punto il dayan si è sperticato in mille complimenti ed apprezzamenti per il fatto che io (Harav Punturelo senza una l) mi stessi occupando della casa, dei figli ed ero anche al lavoro. La stessa cosa mi era stata detta mercoledì pomeriggio da una donna, la direttrice di una scuola con la quale lavoro e la stessa atmosfera di apprezzamenti vagava nell’etere in altri contesti, anche amicali, dove mi sono presentato in questi giorni. La domanda a questo punto è più che chiara: “Perché la società si spertica in complimenti per un padre che lavora e si occupa dei suoi figli e della gestione quotidiana della propria casa e non fa lo stesso per una donna che ogni giorno fa esattamente la stessa cosa, se non di più? Perché per un uomo che cucina un decente piatto di pasta ci sono mille pacche sulle spalle, mentre per una donna che cucina una cena da stelle Michelin tutto sembra essere dovuto e normale?”. Ovviamente queste domande non sono espressione di un sentire generale, ma di fatto il cammino dell’uguaglianza tra uomo e donna passa anche per questi atteggiamenti mentali, per questi sguardi sociali che pretendono da una donna che lavora mille ruoli e mille compiti: raggiungere obiettivi decenti nel lavoro, senza mai perdere il proprio ruolo di donna e madre e matrona. Ed è con questa sensazione che mi rende anche un po’ colpevole di un machismo e maschilismo diffuso che reciterò, da adesso in poi, la benedizione del mattino: “Benedetto sia Tu Signore Re del mondo che non mi hai fatto donna.” Ma di fatto, non mi hai fatto neanche baby sitter dei miei figli, se non semplicemente loro padre, questo la società intorno a me lo sa?

Pierpaolo Pinhas Punturello, rabbino

(18 maggio 2017)

E pensare che c’è chi crede che l’ebraismo sia una religione misogina, e qualcuno che addirittura l’avvicina all’islam…

barbara

 

O GENTILONI, CI SEI O CI FAI?

Immaginate che qualcuno dica: “Siccome so benissimo che Chessman non è l’uomo della luce rossa, se il mese prossimo mi chiedono di rivotare, voto per la sua innocenza”. Peccato che il mese prossimo non ci sarà nessunissima votazione, perché il processo è concluso, la sentenza è stata pronunciata e Chessman ha finito di respirare nella camera a gas.
Ecco, ora il nostro ineffabile ministro Gentiloni ci racconta che “Se le stesse proposte ci saranno ripresentate ad aprile, il governo italiano passerà dall’astensione al voto contrario”. Ma vede, tesorodolce, ad aprile non verranno ripresentate le stesse proposte, perché quelle proposte lì sono già state presentate, e sono già state votate e, grazie anche a lei, sono state approvate. Perché mai dovrebbero essere ripresentate? E le parole del signor Gentiloni non sono, come è stato scritto, “Parole ferme e inequivocabili”, bensì parole da corazzata Potiomkin.
(e se qualcuno mi riprende l’articolo e se lo pubblica senza citarmi, vado lì e gli frantumo i gioielli di famiglia)

barbara

LETTERA APERTA AL PAPA

Santità, devo iniziare dicendole che, in quanto rabbino ebreo ortodosso, non ho generalmente l’abitudine di scrivere al Papa. Ma questi in cui viviamo sono tempi speciali e quindi credo di dovermi rivolgere a lei, per chiedere la sua assistenza.
Come lei indubbiamente sa, l’UNESCO ha recentemente votato in Commissione e poi ratificato a livello esecutivo che non esiste alcun legame storico tra il Monte del tempio, il muro occidentale e l’ebraismo. E anche se questo può sembrare una questione banale, le assicuro che non è per niente banale.
Prima di chiedere il suo aiuto, forse sarebbe appropriato un mea culpa nazionale. È stato fatto notare a me e a molti altri: come possiamo aspettarci qualcosa di diverso dall’UNESCO se Israele stessa non sembra reclamare il suo naturale dominio sul sito. Sì, non abbiamo fatto per niente bene in questo, e questa è una questione separata che dobbiamo affrontare qui in Israele. Il voto dell’UNESCO è di un antisemitismo di proporzioni gigantesche. E se questo è chiaramente antisemita, la sua azione va ancora oltre: tenta di cancellare il collegamento storico di un popolo col suo passato. Dato che stiamo parlando della storia EBRAICA, perché mi sto rivolgendo al capo di oltre 2 miliardi di cattolici del mondo? In poche parole: la decisione dell’UNESCO è uno schiaffo in faccia a lei personalmente e non solo al popolo ebraico. Dato che non sono molto esperto nelle Scritture, come promulgate dalla Chiesa, mi sono rivolto a internet per procurarmi qualche rudimentale informazione sui collegamenti tra Gesù e il Monte del tempio. Ecco un esempio di quello che ho trovato.

Il Monte del Tempio è significativo per i cristiani come il luogo in cui Gesù ha lanciato la sua sfida contro le autorità del Tempio, un atto che può essere visto come causa diretta del suo arresto e crocifissione. Gesù ha deplorato la corruzione delle autorità del tempo, come pure l’uso di una delle porte del tempio per il commercio. Secondo il Vangelo di Marco, Gesù compì una “pulizia” del tempio, scacciando i mercanti e cambiavalute nelle vicinanze del tempio.
Il Monte del tempio è significativo per i cristiani anche come il luogo dove Gesù ha celebrato le festività da bambino.

Questo voto dunque non solo tenta di cancellare la storia EBRAICA, sta cancellando anche ciò che è vicino e caro a LEI, personalmente e agli oltre 2 miliardi di devoti della sua Chiesa. Mentre Papa Pio XII è stato accusato per la sua azione/inazione durante seconda guerra mondiale, è emerso che in realtà ha salvato oltre 850.000 vite ebraiche [uhm, ndb] Ora è il tuo turno di alzarsi per il suo popolo e per il popolo da cui germogliano le sue radici. Non si tratta di bene e male. Non si tratta di giusto e sbagliato. SI TRATTA DI VERITÀ. E la verità è che la risoluzione passata dall’UNESCO è un globale schiaffo in faccia a ebrei e cristiani.
Come capo dei miliardi di cattolici sulla terra, la prego di prendere posizione e di fare una dichiarazione pubblica. Se non farà tale dichiarazione, questo permetterà di riscrivere la storia e l’accettazione di queste modifiche. Se non crede che ciò sia vero, allora com’è che il mondo musulmano celebra una festa per il sacrificio di Ismaele… e non ISACCO come scritto nella Bibbia. La riscrittura della storia da parte del mondo musulmano ha infatti lavorato per loro e a loro vantaggio. Per favore, si unisca agli ebrei e condanni in modo inequivocabile la spregevole risoluzione dell’UNESCO. La ringrazio in anticipo e le auguro buona fortuna.
Rabbi Zev M Shandalov
Maale Adumim, ISRAELE (qui, traduzione mia)

barbara

MA COM’È CHE VOI EBREI SUONATE TUTTI IL VIOLINO?

Eh, prova un po’ tu a scappare per mezza Europa tirandoti dietro un pianoforte.

Sì, sono ridicoli con quei vestiti da signorotti polacchi del Settecento. E con quei chilometrici riccioli davanti alle orecchie. E sono fanatici, con quella loro rigorosa separazione fra uomini e donne. Sono religiosi nel senso più integralista del termine. Ma non vanno in giro a farsi saltare in aria fra quelli che non condividono il loro modo di vivere e di pregare. E le energie in eccesso non le scaricano piantando coltelli nella schiena del primo che passa, ma ballando e suonando fino a rompere le corde dei violini. Qualcuno talmente intollerante da armarsi e colpire ogni tanto si trova, ma si contano, letteralmente, su una mano sola. E dopo che hanno colpito non si intitolano loro scuole e piazze, ma si sbattono in galera.
Siccome oggi è la mia personale giornata della bontà, non dirò che quelli che cianciano delle religioni causa di tutti i mali del mondo possono andare affanculo, ma meriterebbero che glielo dicessi, lo si sappia.
(No, della Turchia non parlo. Ma una cosa la voglio dire: per come si sono svolti i fatti, e per le conseguenze che Erdogan ha già cominciato a mettere in atto, per la prima volta in vita mia mi viene una gran voglia di cedere alla tentazione del complottismo)

barbara