IN ARMENIA, NEL FRATTEMPO

“Noi Armeni abbiamo il terrore che la Turchia vinca la guerra in Ucraina”

Dai droni di Erdogan all'”invasione strisciante” dei villaggi armeni, intervista al giornalista armeno Tigrane Yegavian. “L’Europa pietisce il gas degli azeri che ci radono al suolo chiese e cimiteri”

La mappa della Turchia che vorrebbe Erdogan

“Un nuovo cucciolo di lemure nato allo zoo di Kiev è stato chiamato ‘Bayraktar’. Il lemure prende il nome dal drone turco sotto i riflettori globali per il suo successo nel campo di battaglia”. Il Financial Times racconta un aspetto decisivo della guerra in corso. Bayraktar è il nome della famiglia che produce il micidiale drone turco in dotazione dell’esercito ucraino. Il capo, Selcuk Bayraktar, è il genero del presidente turco Recep Tayyip Erdogan (ha spostato la figlia Sumeyye). “Sebbene il drone abbia spazzato via i carri armati armeni nel 2020, gli esperti avevano dubbi sul fatto che il drone potesse avere successo anche contro un esercito moderno come quello russo”.
La Turchia, scrive il quotidiano israeliano Haaretz, “uscirà come una vincitrice da questa guerra ucraina”. Lo si è visto nei giorni scorsi nel caso della “Convenzione di Montreux” del 1936 che consente ad Ankara, in tempo di guerra, di impedire a tutte le navi da guerra di attraversare i Dardanelli e il Bosforo. Invocare la convenzione compromette la mobilità delle navi da guerra russe tra il Mar Nero e la sua struttura navale sulla costa siriana. Due giorni fa, Erdogan ha aperto un gigantesco ponte sospeso (il più lungo al mondo) sui Dardanelli e che unisce Europa e Asia.

Erdogan presenta la mappa della Turchia con i territori della Russia meridionale

Per la Russia il “panturchismo” – l’ideologia volta all’unità dei popoli turchi è una minaccia all’unità della Federazione Russa. Di etnia turca sono, infatti, le popolazioni che abitano diverse cruciali repubbliche della Russia centrale, dal Tatarstan alla Jacuzia, passando per Tuva e l’Altaj. Il “bacino turco” secondo Erdogan si estenderebbe dal mare Adriatico all’Asia centrale. Nelle scuole, durante il mandato di Erdogan, sono apparse mappe che mostrano il potere turco. Si fa riferimento al “Patrimonio turco dal mare Adriatico alla Grande Muraglia cinese”: “I manufatti culturali turchi sono visibili in una vasta regione, a cominciare dai paesi dell’Asia centrale e orientale, come Cina e Mongolia, e si estende in Erzegovina e in Ungheria…”. “Siamo una grande famiglia di 300 milioni di persone dall’Adriatico alla Grande Muraglia cinese”, ha detto Erdogan in un discorso in Moldavia.
A differenza della Russia, la cui popolazione in una generazione crollerà a 113 milioni, la Turchia si avvia a diventare una potenza da 100 milioni di abitanti.
Approfittando della guerra ucraina, da una settimana l’intero Nagorno Karabakh armeno è stato lasciato senza gas dagli azeri, perché la condotta che arriva dall’Armenia è stata interrotta in un tratto sotto controllo azero e i soldati del regime azero impediscono ai tecnici di ripararlo. Ci sono nuovi scontri militari fra Armeni e Azeri, sostenuti dalla Turchia. “Alla fine dell’ultimo conflitto, che ha causato 5.000 morti da parte armena, l’autoproclamata repubblica dell’Artsakh si è trovata amputata per due terzi del suo territorio e circondata dall’Azerbaigian al 95 per cento” scrive su Le Figaro di questa settimana Jean-Christophe Buisson. “Lungo decine di chilometri, molti borghi e villaggi armeni sono bersaglio quotidiano di vessazioni e attacchi armati. L’obiettivo degli azeri? Svuotarli dei loro abitanti, stanchi di una minaccia costante. I contadini sono minacciati durante il lavoro agricolo, le strade e le comunicazioni sono regolarmente tagliate, i fiumi, che ora hanno la sorgente in territorio azero, sono prosciugati. Una vera tortura cinese nel mezzo del Caucaso. Dall’inizio della guerra in Ucraina, la situazione degli armeni è peggiorata. Dopo aver approfittato della tumultuosa campagna elettorale americana nell’autunno 2020 per lanciare il suo attacco militare su larga scala, Baku ora sembra volerlo rifare: chi si preoccuperà in questo momento degli armeni protetti da un esercito russo emarginato dalla comunità internazionale? La scorsa settimana, postazioni militari e villaggi armeni sono stati presi di mira da granate e colpi di mortaio, provocando diverse vittime (soldati e civili). Ai margini di villaggi come Taghavard, gli azeri trasmettono messaggi tramite altoparlanti esortando i residenti ad andarsene prima di essere costretti a farlo. L’Alto rappresentante europeo Josep Borrell e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel hanno incontrato intanto i ministri e il presidente azero per negoziare ulteriori importazioni di gas. Un gesto visto da Stepanakert, capitale dell’Artsakh, come un incoraggiamento rivolto al dittatore Ilham Aliev nella sua politica di ‘invasione strisciante’ del territorio armeno”.
Già, l’energia… Lo stop al grande gasdotto russo Nord Stream 2 va a vantaggio del famoso “Corridoio meridionale del gas” (conosciuto come Tap Tanap) che attraversa tutto il territorio della Turchia per concludere il suo flusso nel Salento.
Anche Grecia e Cipro (che nella mappa di Erdogan deve diventare tutta turca) sono preoccupate che la Turchia approfitterà del caos ucraino per farà avanzare le sue pedine nel Mediterraneo. E nei Balcani, dove l’Impero Ottomano ha dominato a lungo, la Turchia di Erdogan svolge adesso il ruolo che un tempo aveva la Russia.
Un appello su Le Figaro, a firma dell’etnologo Stéphane Breton, dello storico Hamit Bozarslan, del filosofo Pascal Bruckner e dello storico Jean-François Colosimo, ha denunciato: “Ankara vuole estendere la sua influenza affidandosi a un islamismo conquistatore. Chi ha seminato il caos in Siria, Iraq, Libia? Chi è intervenuto nel Caucaso? Chi cerca di destabilizzare il Libano, l’Egeo, Cipro? Chi punterà domani a sconvolgere i Balcani, l’Asia centrale? La storia ci insegna dolorosamente che una pacificazione non ha mai placato l’appetito di un regime espansionista né fermato la marcia di un’ideologia mortale”. 
La sconfitta della Russia in Ucraina metterebbe sicuramente un freno al violento espansionismo di Mosca, ma sarebbe una manna per l’espansionismo turco che ha l’Europa nel mirino. “Cui bono?”, si domanda l’analista Srda Trifkovic su Chronicles Magazine. Chi vincerebbe in Ucraina? “Certamente la Cina e il mondo musulmano e in particolare Erdogan, per il quale gli infedeli che litigano tra loro creano nuovi e significativi spazi di manovra”.
Intanto, al Parlamento Europeo lo svedese Charlie Weimers denunciava il 10 marzo: “Ho assistito ai risultati del genocidio culturale dello Stato islamico contro cristiani, caldei, assiri e siriaci quando ho visitato l’Iraq e la Siria. Chiese sconsacrate millenarie, statue di Maria decapitate, icone distrutte, pagine carbonizzate di Bibbie sparse per le strade. Distruggere il patrimonio culturale è cancellare un’identità, una storia, una nazione. Il presidente dell’Azerbaigian Aliyev sta seguendo le orme dello Stato islamico. I rapporti nelle immagini satellitari hanno meticolosamente tracciato la distruzione sistematica di 100 chiese armene medievali, migliaia di croci e decine di migliaia di lapidi. Signor Commissario, colleghi, l’UE deve condannare il genocidio culturale commesso dal presidente Aliyev contro i siti del patrimonio cristiano armeno. Lo riterrà responsabile del continuo genocidio culturale contro gli armeni?”.
La risposta non è difficile…

(ma sarà poco figo?!)

Ne parlo per la newsletter con Tigrane Yegavian, giornalista e saggista armeno fra i migliori in Europa.

Gli azeri stanno attaccando di nuovo voi armeni…
Gli azeri stanno cercando di avanzare le loro pedine e di ottenere il massimo dalla debolezza strutturale armena e dalla situazione internazionale. Gli armeni hanno molto da perdere da questa guerra in Ucraina. Se i Russi perdessero, dovrebbero abbandonare il Karabakh, dove l’autoproclamata Repubblica dell’Artsakh, ridotta al minimo indispensabile, sopravvive grazie alla protezione delle forze russe il cui mandato scade nel 2025. Gli azeri e i turchi puntano ora a conquistare la fascia di terra armena che le unirebbe.

Perché l’Europa è così fredda con i cristiani armeni?
Ipocrita Europa, che ha bisogno del gas azero, specie ora che deve fare a meno di quello russo. L’Europa è debole, divisa, è succube della diplomazia del caviale e del gas. L’Europa è in una crisi morale profonda.

Cosa rappresenta l’Armenia per noi occidentali?
Noi armeni siamo vittime del rullo compressore della mondializzazione. E se scomparissimo, saremmo la sentinella dell’Occidente.

Come avete preso voi armeni la guerra in Ucraina?
Questa guerra in Ucraina offre all’Azerbaigian l’opportunità di gonfiare il petto e negoziare le consegne di gas agli europei come alternativa alla Russia. L’Ucraina ha scelto il suo campo, quello della Nato e della Turchia, ma anche quello dell’Azerbaigian. Gli armeni, dal canto loro, non dimenticano che durante la guerra dell’autunno 2020, erano state le bombe al fosforo fabbricate in Ucraina a causare scompiglio tra i soldati e le foreste dell’Artsakh… Non contenti di attaccare i vivi, moltiplicando il fuoco dei cecchini sui contadini e sulle abitazioni isolate, rubando il bestiame, avvelenando le fonti d’acqua, esercitano ogni tipo di abuso e tortura sui prigionieri armeni e sui civili rapiti. Gli azeri perseguono un vero e proprio etnocidio nei territori che hanno conquistato eliminando sistematicamente ogni traccia dell’eredità cristiana armena, radendo al suolo cimiteri, chiese, distruggendo musei, biblioteche….Il futuro del Karabakh armeno è quindi strettamente legato a quello della Russia in quanto l’Armenia, troppo debole, non può più garantirne l’integrità.

Quali sono gli interessi comuni di Turchia e Ucraina?
I turchi hanno interessi in Ucraina, in particolare in Crimea per la minoranza di lingua turca. L’Armenia ha riconosciuto l’annessione della Crimea alla Russia mentre l’Ucraina riconosce l’integrità territoriale dell’Azerbaigian, il caos è stato importato dall’Ucraina. Turchi e ucraini hanno entrambi interesse a unirsi per affrontare l’espansionismo russo nel Mar Nero. Kiev e Ankara sono ora legati da una partnership geostrategica che ha senso, in quanto Erdogan, che vende i suoi droni bayraktar agli ucraini, ha ulteriore influenza sui russi con i quali mantiene una rivalità nel Mediterraneo orientale, nel Caucaso e in Africa. Non dimentichiamo che i russi temono il tentativo di destabilizzazione attraverso la strumentalizzazione delle decine di milioni di musulmani in Russia, oggetto di tutta l’attenzione di Ankara.
Giulio Meotti

Come sempre, guerre di serie A e guerre di serie B, vittime di serie A e vittime di serie B, indignazioni a comando e a corrente alternata, ma se li chiami ipocriti (sepolcri imbiancati, li chiamava un ebreo di una certa notorietà) strillano come vergini violate.
All’Ucraina, visto che avete già avuto abbastanza da leggere, oggi dedicherò solo un po’ di immagini, e per la precisione, a un po’ di sbufalamenti. Il primo riguarda la cosiddetta strage di Mariupol, che finalmente si sono dovuti arrendere e riconoscere che era inventata, ma a qualcuno, a quanto pare, il fatto che quei mille morti non ci sono stati dispiace parecchio

Per i bambini greci, qui per chi non ricordasse.

Poi ci sono i pompieri australiani spacciati per pompieri ucraini, con tanto di photoshop della bandiera ucraina sulla manica

Poi c’è quella che non è mica vero che in Ucraina c’è un po’ di nazismo

E poi c’è questo spettacolare grafico a torta

Notate niente? A parte i contrari in un verde un po’ smorto, che già di per sé sfugge all’occhio e sembra rimpicciolirsi, mentre il settore dei favorevoli è di un rosso brillante e squillante, che si impone all’occhio, anche a riuscire a guardarlo con obiettività, il settore del 55% dei contrari è meno della metà, mentre quello dei favorevoli appare decisamente maggiore di 1/3 del totale. Ora, per fare un grafico si devono solo inserire i dati, e il sistema fa tutto da solo. Io non ne avevo mai fatti, ma ho voluto provare per l’occasione: ho selezionato inserisci grafico, ho selezionato quello a torta, ho inserito le percentuali e il sistema, senza che io dovessi fare nient’altro, mi ha dato questa immagine

Quindi quella pubblicata è stata alterata a mano per dare l’impressione che i contrari non siano la maggioranza assoluta. E questi sono i nostri mass media, a cui quelli intelligenti hanno scelto di credere a occhi chiusi.
Ma la più strepitosa di tutte è questa

in uno stato governato da un fantoccio messo su dalla NATO+Obama+Biden+Soros (dichiaratamente) dopo un colpo di stato piuttosto sanguinoso per il quale sono stati spesi 5 miliardi di dollari, che ha dichiarato fuorilegge tutti i partiti dell’opposizione e imbavagliato le televisioni: servono commenti? E, a parte questo, che cosa significa l’immagine? Quali sarebbero le democrazie supportate con le invasioni elencate a sinistra?
E poi c’è Cicciobello nostro, che parla ai parlamenti e commuove tutti. Convince tutti. Ma, scusate, cosa ci sarebbe di strano? Quale attore, anche non eccelso, non è capace di far piangere? L’attore fa sempre e solo quello che regista e produttore gli ordinano di fare, e diventa ciò che i suddetti padroni gli ordinano di essere. Per dire, questa è Helen Mirren

e questa è sempre Helen Mirren.

E questo è Zelenzky

e questo è sempre Zelensky, la stessa identica persona.

Col parlamento Israeliano, però, che doveva rappresentare l’apoteosi, ha decisamente pisciato fuori dal vaso (dopo avere, per la verità, già pisciato fuori dal vaso rimproverando fortemente Israele per la sua neutralità, ossia per non essersi accodata alla costruzione della terza guerra mondiale). Dopo avere evocato Churchill con gli inglesi, l’11 settembre e Pearl Harbour con gli americani, il muro di Berlino coi tedeschi eccetera, con la Knesset non ha trovato di meglio che paragonarsi alle vittime della Shoah. Dalle mie parti si dice “l’osèo ingordo ghe crepa el gosso”, all’uccello ingordo si rompe il gozzo. E anche agli attori stupidi che obbediscono ai propri padroni senza poter usare un cervello che non hanno. E io sono fiduciosa che prima o poi tutti i nodi verranno al pettine.

barbara

DI ERDOGAN È GIÀ STATO DETTO TUTTO

Quindi possiamo considerarlo come un compito concluso. Per cui lo salto a piè pari e passo a occuparmi della baldracca che invece di difendere la sua dignità di persona, di alto funzionario europeo, di interlocutore meritevole di pari rispetto e magari, volendo, anche di donna e andarsene immediatamente, ha scelto di prostituirsi al sultano restandosene in disparte come una servetta ad aspettare che il signore finisse di sbrigare gli affari importanti tra uomini prima di ordinarle di portare il caffè. La figura più di merda, fra i tre, l’ha fatta lei.

E si noti che qui non si tratta di Ursula: si tratta dell’Europa, assuefatta a fare pompini all’islam nella ridicola illusione di impedirgli di azzannare e sbranare, e senza neppure accorgersi di essere già azzannata e sbranata per metà, la Gran Troia.
Ritengo tuttavia doveroso dare voce anche alla nostra Oca preferita che, come spesso le accade, ha avuto una di quelle idee geniali che a noi comuni mortali non verrebbero neanche a spremerci le meningi per un anno di fila.

Galatea Vaglio

Non ho idea di come sia andata veramente, ma se io fossi Ursula Von der Leyen e un capo di Stato tentasse di umiliarmi in pubblico, negandomi una sedia d’onore e facendomi sedere in disparte su un divano, per ribadire che le donne sono inferiori, io mi siederei sul divano con il mio più innocente sorriso e poi, dopo l’incontro, farei girare per tutto il mondo le foto, rovinandogli l’immagine internazionale e incamerando io invece consensi in quanto vittima di discriminazione.
Perché gli uomini pensano sempre che il potere sia avere i muscoli, mentre le donne sanno che è un esercizio di perfidia sottile.

Capite perché la chiamiamo oca? A parte il suggerire come geniale strategia quello che è stato effettivamente fatto (e a parte parecchie altre cose), non fa rabbrividire il progetto di “incamerare consensi in quanto vittima di discriminazione”? Decenni di lotte, decenni di prese di posizione, decenni di rivendicazioni per la propria dignità, e poi dobbiamo metterci a cercare consensi con l’arma del vittimismo? Ma quanto marcio hai nel cervello, imbecille?
Molti invece si scagliano contro Michel, sostenendo che avrebbe dovuto o cederle la propria sedia, o andarsi a sedere con lei sul divano; su questa questione mi trovo totalmente d’accordo con questa riflessione:

Roberto Giovannini

La cosa più divertente della saga del sofa turco – fermo restando che nemmeno gli eurolirici più ispirati pare abbiano ben chiaro chi è il capo delegazione dell’Unione Europea in situazioni simili, il che dà abbastanza la misura di quanto genuina sia la loro devozione nei confronti della Chiesa di Bruxelles – è rappresentato da quelle pasionarie della parità di genere e tutto l’ambaradan di slogan e battaglie di civiltà che se la prendono con Michel. Fino a ieri meno conosciuto di un asteroide che orbita intorno a Marte. Doveva alzarsi e protestare! Doveva cedere la sedia alla Von der Leyen! Doveva alzarsi e andarsene! Ora io mi domando: che femminismo cretino è mai quello in cui una donna, per far valere i suoi diritti o presunti tali, ha bisogno di un uomo che le venga in soccorso?

E le femministe, nel frattempo? Eh beh, le dovete perdonare se non le sentite prendere posizione: al momento hanno cose molto più importanti che le tengono totalmente impegnate: il catcalling, quella cosa per cui mentre una sta facendo jogging in calzamaglia incollata addosso qualcuno passando commenta “Bel culetto!” (Io me lo sono sentito dire fino a cinquant’anni suonati e, confesso, non mi è mai venuta l’idea di chiedere una legge che lo vieti). Certo che è abbastanza curiosa questa cosa: da quando esiste il cinema un’infinità di attrici per avere una parte sono allegramente passate per i letti di registi e produttori senza che la cosa sconvolgesse nessuno, poi un bel giorno arriva una ormai in disarmo che si inventa che uno di questi l’avrebbe violentata e immediatamente in tutto il pollaio è partita la gara a chi starnazzava di più: anch’io, anch’io, a me ha rovinato la vita, a me di più, io lo voglio in galera, io lo voglio morto… Da che mondo è mondo tutte noi per strada ci siamo sentite apostrofare in tutti i modi possibili, a volte volgari, a volte aggressivi, a volte tutto sommato carini; poi un bel giorno una ragazzotta sconosciuta ai più, felice sintesi dei suoi genitori avendo ereditato la bruttezza del padre e l’espressione ebete della madre, dice che non ne può più dei commenti per strada, e improvvisamente tutte scoprono di non avere mai sopportato questa autentica violenza, di averne sempre atrocemente sofferto, di essere arrivate all’esasperazione. Non chiedete, però, perché allora non abbiano pensato prima a lamentarsene, a scrivere post sui social e in ogni dove: garantito che vi accuseranno di victim blaming e riusciranno a infilarci anche il mansplaining.

barbara

AGGIORNAMENTO: due parole sull’improvvida uscita di quella testa di cazzo di Draghi, il burattino che il burattinaio capo ci ha imposto come padrone.

MI CHIEDO 1

tassa covid
Leggo interventi indignati, orripilati, scandalizzati, furibondi, inorriditi: la tassa covid?! Esercenti ladri! Con la scusa del covid ci vogliono derubare, si vogliono arricchire a nostre spese! Adesso mi informo e se lo fa anche il mio non ci vado più! E io

Mi chiedo

Ma dove vivono questi? Ma sanno che cosa è successo? Lo sanno che questa gente è rimasta chiusa per due mesi e mezzo? Che per due mesi e mezzo non hanno guadagnato un centesimo? E che però hanno dovuto continuare a pagare l’affitto? Affitti che di norma sono nell’ordine delle migliaia di euro al mese. E adesso hanno dovuto comprare, pagando di tasca propria, gli apparecchi per sanificare. Ed ettolitri di igienizzante, e tutto l’armamentario per sé e per i dipendenti, e l’aggeggio che si appoggia sulla fronte per rilevare istantaneamente la temperatura, e soprascarpe di plastica monouso per i clienti, e, nel caso di estetiste e affini, re-igienizzare le cabine dopo ogni cliente, e, per tutti, poter accettare – vado a occhio – da un quarto a un decimo dei clienti consueti: ma come vi immaginate che possa arrivare questa gente a sbarcare il lunario? Loro sono alla fame e voi, magari col 27 che vi arriva regolarmente in banca, avete la faccia tosta di lamentarvi se vi si chiede un microscopico contributo per metterli in condizione di poter sopravvivere? E avete calcolato che se invece li mettiamo in condizione di dover chiudere e quelli non guadagnano più e di conseguenza non pagano più tasse, presto lo stato non avrà più liquidità per pagare i vostri stipendi, le vostre pensioni, e neanche per mantenere in funzione gli ospedali? E allora vedremo cosa ce ne facciamo delle misure anti-covid.

Vedo un video come questo

e io

Mi chiedo

Ma quelli che stabiliscono le regole,

uomini senza fallo [e intendetela pure come vi pare], semidei
che vivete in castelli inargentati
che di gloria toccaste gli apogei

si sono mai degnati di scendere nel mondo reale? Hanno mai camminato per le strade del comune volgo dove la merda di cane aumenta a vista d’occhio perché i vigili sono troppo occupati a scaraventare giù dalle panchine signore prive di mascherina e le forze dell’ordine hanno troppo da fare a perlustrare spiagge e mari e parchi con elicotteri e droni e auto e quad non sia mai che gli sfugga un untore che rema al largo? Si sono mai trovati a doversi guadagnare il pane? È mai capitato loro di doversi confrontare concretamente con l’applicazione rigida – pena multe devastanti – delle regole da loro imposte? No, vero?

Rileggo questo articolo di Giulio Meotti di due anni fa:

La Turchia minaccia Israele: “Guai se riconoscerete il genocidio armeno”. Io invece penso che, per far chinare la testa al sultano Erdogan e per rendere giustizia a un crimine superato soltanto dalla Shoah degli ebrei, sia giunto il momento per tutti i paesi civili europei e occidentali di riconoscere l’annientamento della più antica nazione cristiana al mondo. Non è un caso che sia stato proprio uno scrittore ebreo, Werfel, a descrivere l’odissea armena con un libro che commosse il mondo. Gli armeni affondati sui barconi a Trebisonda, gli armeni sgozzati a Ak-Hissar, le carovane armene depredate di tutto, assaltate dai lupi, decimate dalla fame, i nonni armeni che precipitavano nei burroni e morivano nelle notti ghiacciate, gli armeni giustiziati a Bitlis, a Sasun, a Erzurum, la pulizia etnica degli armeni in Cilicia, il massacro di madri e figli armeni nel cortile della scuola tedesca di Aleppo, gli armeni rifugiatisi nel Caucaso e buttati nei fiumi come stracci. Hitler, nel 1942, preparando l’Olocausto degli ebrei, disse: “Chi si ricorda più degli armeni?”. Date un bel dispiacere a quel presuntuoso di Erdogan, riconoscete il genocidio armeno! Fu un Isis ante litteram.
Giulio Meotti

E io

Mi chiedo

Fino a quando continueremo a leccare il sedere ai peggiori satrapi e dittatori nella vigliacca speranza di essere mangiati per ultimi? Qualcuno ancora non ha capito che la vigliaccheria della preda ha come unico risultato di stimolare l’appetito del predatore?

Continuo a leggere e sentire in ogni dove che Salvini è un buzzurro, un gaglioffo – ben altra cosa rispetto alla raffinata eleganza di Giuseppi, alla sua pacatezza, alla sua espressione intelligente
Conte 1
l’irresistibile fascino,
Conte 2
il sorriso aperto e schietto
Conte 3
– un uomo rozzo e incolto, capace solo di esaltare demagogicamente le piazze – ignoranti: c’è bisogno di dirlo? – senza una sola idea o proposta concreta. Poi vedo questo video,

oltre a quello già visto qui e io

Mi chiedo

che cosa avrebbe, concretamente, Salvini che non va? Qualcuno potrebbe spiegarmelo con parole sue?

E infine, per oggi, vedo questa foto
bonafede
e io

Mi chiedo

ma l’uomo è disceso dalla scimmia passando per l’asino?
asino-che-ride
PS: Poi arriva l’amico Shevathas e dice: molta carne al fuoco.

barbara

OGGI PARLIAMO DELLA GRECIA

O meglio, del tentativo della Turchia di invadere la Grecia (sono solo io a ricordare il 1° settembre 1939?) . Riporto un articolo pescato in rete, il primo che mi è capitato sottomano.

Profughi respinti. Spari e violenza al confine tra Turchia e Grecia, è battaglia/ Video

Come annunciato ieri da Ankara, questa notte sono arrivati i primi uomini del battaglione delle forze speciali turche a cui è stato dato l’ordine di “contrastare” il respingimento di migranti da parte delle forze armate di Atene [clandestini, signor giornalista, si chiamano clandestini]. Fin dall’alba i militari della mezzaluna hanno attaccato con candelotti stordenti, fumogeni e lacrimogeni il posto di polizia greco e l’intera linea di confine. Immagini girate dai militari di Atene mostrano il fitto lancio dal versante turco.
L’operazione di Ankara, che al momento assume i contorni di un’azione di disturbo, [a me veramente l’attacco armato ai confini di uno stato sembra un’azione di guerra, non di disturbo] osservata da questa parte del confine sembra come una provocazione a cui per il momento Atene non risponde. Dalle torrette i militari greci sostengono di avere avvistato diversi piccoli droni “con cui i turchi coordinano i lanci e dirigono il tiro”.
I migranti vengono tenuti nella retrovia, in attesa dell’ordine di prendere d’assalto la barriera metallica. “Abbiamo visto – spiega una fonte del governo greco – che dietro alla cortina di fumo i militari turchi consegnano cesoie e frese ai profughi, così che possano aprirsi un varco verso la Grecia”.
Le operazioni turche, scattate alle prime luci dell’alba, presagiscono una serie di azioni analoghe lungo tutti i 212 chilometri di frontiera.
L’esercito greco viene dunque messo sotto pressione, con il crescente rischio di incidenti che possano far precipitare la situazione sul campo tra i due Paesi.
Proprio al tramonto, quando la giornata sembrava chiudersi meglio di come era cominciata, senza altri spari né lanci di fumogeni, dal versante turco del confine è ripreso la fitta esplosione di colpi, in un’escalation che fa salire la tensione, rischiando seri incidenti tra due Paesi comunque alleati nella Nato. [questo è ciò che succede quando si tiene una faina nel pollaio]
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Come mostra uno dei video diffusi dalle guardie di confine di Atene, oltre a fumogeni e granate stordenti indirizzati contro i militari greci, sono stati sentite almeno tre scariche di mitra. Nessuno è rimasto colpito ma perfino il militare che stava riprendendo i fumogeni è stato colto di sorpresa lasciando cadere la videocamera.
La Turchia ha allestito una tendopoli per i profughi [è documentato che siano profughi?] che vengono spinti fino alla barriera, a dimostrazione di come al momento non vi sia l’intenzione di riaccompagnarli indietro.
Nel corso della giornata sono stati rinvenuti sui terreni a ridosso della barriera metallica diversi candelotti lanciati dal territorio turco. Secondo la polizia greca sono stati lanciati dai “colleghi” turchi dispiegati a Edirne. Alcuni dei proiettili sono stati fotografati, dopo verifiche incrociate svolte anche da “Avvenire”, non ci sono molti dubbi che si tratti di dotazioni turche.
In uno di questi è chiaramente scritto di “non usare contro le persone” poiché si tratta di esplodenti contenenti sostanze nocive che dovrebbero essere adoperati solo a distanza per creare cortine fumogene lontane dagli assembramenti. Invece sono stati scagliati all’interno del perimetro del posto di frontiera greco costringendo i militari a indossare per tutto il giorno le maschere antigas.
In un nuovo video diffuso dalle autorità greche, si vedono militari turchi picchiare selvaggiamente alcuni migranti. L’aggressione, secondo le fonti, sarebbe avvenuta a poca distanza dalla barriera tra i due Paesi. Secondo l’Esercito di Atene, le forze speciali di Ankara per tutto il giorno hanno spinto i profughi a continuare a dare l’assalto al posto di frontiera per sfondare le barriere ed entrare in Grecia. Chi si rifiuta o arretra viene spinto di nuovo in avanti.
Sui due lati è attiva una guerra di propaganda che rende sempre più difficile il lavoro dei cronisti. Ai giornalisti è infatti impedito di arrivare a pochi metri dagli scontri, e chi ci prova viene immediatamente riportato indietro dai militari, rendendo più complicata la verifica sul campo delle informazioni [ragazzo, nelle sone di battaglia è sempre vietato entraguerrare. Se lo fai, è a tuo rischio e pericolo, e se ci lasci le penne non mandare poi la mamma a frignare. Oltre a quell’altra roba lì, neanche la guerra è un pranzo di gala].

Nello Scavo, inviato a Kastanies (confine greco-turco) venerdì 6 marzo 2020, qui.

Comunque tranquilli, che adesso ci pensa la nostra amata Europa a sistemare tutto.

barbara

NEL NOME DI ALLAH

Tanto mi sono innamorata di 2084, quanto mi ha delusa questo, scritto qualche anno dopo, che racconta la nascita del totalitarismo estremista. E che ci spiega, tanto per cominciare, che l’islamismo ha corrotto l’islam, che è un fulgido messaggio di amore e di pace, e che quindi dobbiamo stare attenti a non confondere mai islam con islamismo. Sennonché  ad un certo punto passa a dire che per difenderci dall’islamismo estremo dovremmo sostenere l’islamismo moderato (sic!) che, come dice la parola stessa, è moderato, appunto. Poi ci racconta della meravigliosa esperienza della Turchia, lampante dimostrazione, con Erdogan, di come l’islam più rigoroso possa perfettamente sposarsi con la democrazia più completa. È vero che il libro è di qualche anno fa, ma è anche vero che Erdogan ha cominciato fin dall’inizio a decapitare i vertici dell’esercito, unico baluardo contro la deriva islamica, ad avere il record mondiale di giornalisti in galera, a malmenare e imprigionare gli studenti, a modificare le leggi fino a concentrare su di sé un potere pressoché assoluto e a imporre sempre più il rigore islamico, con conseguente riduzione degli spazi di libertà.  Per non parlare delle “reazioni” alla pubblicazione delle vignette su Maometto da parte del giornale danese Jyllands-Posten, al cui proposito scrive:

La “piazza araba” ha reagito solo varie settimane dopo la pubblicazione delle caricature, come se aspettasse un ordine che tardava ad arrivare. […]
la “piazza islamista” si è imposta, occupando quasi quotidianamente le televisioni e Internet, e ha forgiato non solo nei paesi arabi e musulmani, ma nel mondo intero, un’opinione pubblica islamista che intende insorgere ed esprimere la sua rabbia ogniqualvolta l’Islam venga criticato, ovunque accada e chiunque se ne renda responsabile.

Innanzitutto la “reazione” è iniziata cinque mesi, e non varie settimane, dopo; in secondo luogo, stando alla narrazione di Sansal, dovremmo credere che milioni di individui analfabeti o semianalfabeti avrebbero letto il giornale danese, si sarebbero indignati, ma avrebbero aspettato  gli ordini superiori prima di lasciare via libera alla propria rabbia devastando, assassinando, e bruciando migliaia di bandiere danesi spuntate da chissà dove. In realtà sappiamo benissimo che quei cinque mesi sono stati impiegati dagli attivisti per fabbricare la rabbia presso gente che della Danimarca ignorava persino l’esistenza. Ancora più grottesca, se possibile, l’affermazione che segue:

Osservo, ed è un paradosso, che comunque gli unici veri dibattiti sull’Islam e sul suo Profeta si svolgono proprio nei paesi musulmani, con critiche talvolta audaci.

E tutti gli impiccati e i lapidati per avere manifestato il più modesto dissenso nei confronti dell’islam, ce li siamo inventati noi?

Pur contenendo anche pagine utili, nel complesso direi che il libro è sostanzialmente da bocciare, soprattutto per l’inganno che opera nel presentare come religione di luce e di pace un’istituzione politica nata con la violenza, cresciuta con la violenza, nutritasi di violenza e che la violenza, per quattordici secoli, non ha mai smesso di perpetrare, predicando l’odio nei confronti di tutto il resto dell’umanità.

Boualem Sansal, Nel nome di Allah, Neri Pozza
nel nome di allah
barbara

LA TURCHIA, I CURDI, TRUMP, E ALCUNE ALTRE COSE

Premessa

“imbecille, coglione, omofobo, razzista, incompetente e bipolare, ignorante, idiota, improvvisatore, pericoloso, traditore, irresponsabile, inaffidabile, inetto, imbarazzante, megalomane, pig-president, mossa assurda, mossa insensata, una pugnalata alla schiena, una minchiata inenarrabile, decisione inopportuna brusca e indecorosa, errore di calcolo miope, strategia suicida, STIA ATTENTO DONALD TRUMP. C’È SEMPRE LA FINE CHE FECE IL CATTOLICO JOHN FITZGERARLD KENNEDY…”

Ecco, io mi sono rotta i coglioni. Non ne posso più di questa orgia di insulti, giudizi, valutazioni (per non parlare della bufala ripresa da tutte le testate del mancato aiuto dei curdi nella seconda guerra mondiale – frase tolta dal contesto stravolgendone completamente il senso, come chiunque può verificare ascoltando direttamente l’audio completo), non se ne può più di questi attacchi rabbiosi, sbavanti, livorosi, di questo linciaggio, tutti superesperti di strategia militare, di politica internazionale, pronti a spartirsi le spoglie, a me il fegato a te la milza a lui l’intestino crasso all’altro i reni. E basta cazzo, datevi una calmata!
E ora cedo la parola ad altri che, come me, prima di chiedere l’intervento del boia vorrebbero aspettare per capire meglio.

Senti, io non capisco questo improvviso risveglio. Erdogan è al potere dal 2003, poco dopo essere uscito di prigione, durante questi 16 anni ne ha fatte di cotte e di crude, e nessuno ha mai mosso un dito, nemmeno quando ha fatto massacrare i suoi stessi soldatini di leva diciannovenni accusandoli di essere stati al fianco dei golpisti, e nemmeno quando ha cinto d’assedio la base NATO di Incirlik, costringendo gli USA a portare in Romania le armi nucleari, per sicurezza. Ora che non sta facendo nulla di più o di meno di quello che ha fatto finora, solo perché Trump ha detto che il suo paese si è rotto i coglioni di mandare a morire suoi giovani in guerre tribali infinite dall’altro lato del mondo, solo adesso tutti si indignano e si scoprono “amici dei curdi”? Ma di quali curdi, visto che sono una quarantina di milioni, che parlano lingue differenti, che sono di diverse religioni e, soprattutto, che ce ne sono di pacifici, ma anche di molto feroci?
Fulvio Del Deo

E vorrei che non si dimenticasse che nel genocidio armeno una grossa fetta del lavoro sporco sono stati i curdi a compierlo, esattamente come ucraini e lituani hanno dato una robusta mano ai nazisti negli stermini di massa nell’Europa dell’est. E aggiungerei che quando Saddam Hussein ha gassato 5000 curdi, nessuno ha fiatato.

Ok, siamo tutti preoccupati, commossi e indignati per i poveri Curdi. Ok. Se si vuole esprimere un umanissimo e civilissimo sentimento, va bene. Ma se si pretende di fare una critica, una osservazione, una denuncia politica, no che non va bene. In questo caso non basta inveire contro Trump e contro la stessa Europa, che “abbandonano” e “tradiscono” i Curdi: bisogna indicare quale sarebbero l’alternativa e la soluzione. E fare i conti con questa eventuale alternativa, che magari potrebbe essere poco piacevole.
Che cosa dovrebbe fare, ad esempio, Trump? Occupare militarmente per decenni quella regione? Iniziare una operazione Enduring Freedom a favore dei Curdi? Lanciare un po’ di bombe umanitarie su Ankara? Occupare la Turchia e costringere Erdogan a nascondersi in qualche buca per poi catturarlo, processarlo sommariamente e impiccarlo? Forse sono film già visti. Con le relative marce della pace e le bandiere a stelle e strisce incendiate da coloro che ora sbraitano contro Trump.
Se si indica una alternativa si può pretendere che la propria sia una posizione politica. In caso contrario è solo moralismo. Inutile.
Poi certo possiamo sempre cavarcela boicottando le noci e i melograni turchi sugli scaffali dei supermercati. E stiamo a posto.
Angelo Michele Imbriani

Non direi che gli Stati Uniti si sono serviti dei curdi, hanno combattuto insieme contro l’isis; del resto i Curdi combattono per il loro stato no? L’Europa c’entra perché è INEFFICENTE, ma CONDANNA TRUMP che si ritira! e lo dico ancora una volta dove sono le forze italiane, le forze di tutti gli stati europei? Gli italiani sanno sempre condannare e giudicare, ma chi cazzo sono internazionalmente parlando? dove sono i suoi soldati? se tanto amano i curdi che si facciano valere come gli americani e che cambino la guardia! L’America è in Medio Oriente dal 2001… che l’ Europa mollusca si vergogni di fronte a TRUMP.
Deborah Politi-Kornfeld

Siria. «Noi cristiani abbiamo paura della Turchia, ma i curdi ci usano»

@LeoneGrotti 11 ottobre 2019

La Turchia ha bombardato i quartieri cristiani di Qamishli, ferendo un’intera famiglia. Ma la vera storia è più complessa: «I curdi hanno sparato dai nostri quartieri per farci attaccare ed ergersi così a difensori dei cristiani agli occhi dell’Occidente. Ma non lo sono affatto»

«I cristiani in Siria sono spaventati, non sanno dove andare o dove nascondersi. I turchi hanno attaccato i loro quartieri di Qamishli, ma lo hanno fatto per rispondere al fuoco curdo, che sta usando i cristiani per combattere una guerra mediatica». [Esattamente come i palestinesi sparavano su Gilo dalle chiese e dalle case di cristiani di Beit Jala, in modo che il fuoco di risposta israeliano andasse a colpire i cristiani o addirittura le chiese (ricordate il grido di dolore “gli ebrei sparano alla Madonna!” quando nella risposta è stata colpita una statua?) Non c’è niente da fare: musulmani gli uni, musulmani gli altri, e le tattiche sono identiche] La situazione nel Nord-est della Siria, dopo l’inizio dell’offensiva turca, è grave ma è molto più complessa di come viene raccontata in questi giorni sui principali quotidiani, come testimonia a tempi.it Afram Yakoub, direttore generale della Confederazione assira.

L’INVASIONE TURCA DELLA SIRIA

Il 9 ottobre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ottenuto il benestare del suo omologo americano Donald Trump, ha lanciato l’operazione militare “Fonte di pace”. L’obiettivo del Sultano è creare una zona cuscinetto in un’area profonda 30 chilometri lungo tutto il confine settentrionale siriano di 450 chilometri, dove poi ricollocare un milioni di rifugiati siriani scappati in Turchia. L’area, abitata da diverse etnie, è attualmente controllata dai curdi e dalle milizie Ypg, che hanno aiutato gli Stati Uniti a riconquistare le città occupate dallo Stato islamico, e che fin dal 2012 hanno creato in tutto il Nord-est della Siria una regione autonoma ribattezzata Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale o Rojava. La Turchia accusa le milizie Ypg di essere terroristi affiliati al Pkk e l’invasione ha anche lo scopo di cacciarle dal confine.

«I CURDI USANO I CRISTIANI»

Mercoledì l’esercito turco ha bombardato un quartiere di Qamishli. Sul web sono circolate le foto dei cristiani feriti. Le immagini sono autentiche, ma non dicono tutto: «Le milizie Ypg hanno bombardato le postazioni turche dai quartieri cristiani», spiega Yakoub a tempi.it. «Lo hanno fatto per provocare i turchi, che infatti hanno colpito le case cristiane. Sono i curdi ad aver diffuso le immagini dei cristiani feriti: la loro strategia infatti è di guadagnarsi l’appoggio dell’Occidente atteggiandosi a difensori dei cristiani. Ma i curdi sono tutto tranne che nostri protettori. Ci usano per combattere la loro battaglia mediatica, che in guerra può essere importante tanto quanto quella armata».

Nei bombardamenti turchi è stata ferita un’intera famiglia cristiana. Il padre e i bambini hanno riportato ferite lievi, la madre invece è in gravi condizioni (come si vede nella foto pubblicata sopra). Yakoub, 39 anni, originario di Qamishli e accolto in Svezia nel 1989, ha una fitta rete di contatti nella sua città natale, dove vivono ancora molti suoi parenti. «Cristiani e curdi hanno una relazione molto tesa», continua. «Bisogna ricordare che i curdi sono una minoranza nel Nord-est della Siria, ma vogliono creare una regione autonoma sotto il loro controllo. Per riuscire nel loro intento, usano i cristiani come moneta di scambio».

«I CURDI VOGLIONO CACCIARE I CRISTIANI»

L’anno scorso, come raccontato da tempi.it, i curdi hanno chiuso quattro scuole cristiane nel Nord-est del paese perché si erano rifiutate di adottare i provvedimenti di politica dell’educazione emanati dal governo locale, che prevede testi ispirati al nazionalismo curdo. Monsignor Jacques Behnam Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi, da anni ripete che «i curdi vogliono sradicare la presenza cristiana da questa regione della Siria».

Ieri è tornato a dichiarare ad Acs:

«Qui ognuno ha i propri interessi e i cristiani ne pagano le conseguenze. Ho invitato i curdi a desistere dai loro piani di creare una regione autonoma, cui non hanno alcun diritto. Ora il conflitto è divenuto ancor più grave di prima e temo che saranno in tanti ad emigrare. Dall’inizio della guerra in Siria il 25 per cento dei cattolici di Qamishli ed il 50 per cento dei fedeli di Hassaké hanno lasciato il Paese assieme al 50 per cento degli ortodossi. Temo un simile esodo se non maggiore. L’Europa dovrebbe fare mea culpa».

La situazione, insomma, è molto complessa. La soluzione, secondo il direttore generale della confederazione assira, è solo una: «La minoranza assira ha paura tanto dei curdi quanto dei turchi. L’unica modo di uscirne sarebbe avere una vera democrazia in Siria e uno Stato unito. Nel frattempo i cristiani sono spaventati e non sanno dove andare».

UNIONE EUROPEA, LA GRANDE ASSENTE

Un dramma di cui l’Unione Europea, che si sta completamente disinteressando dell’invasione turca, dovrebbe occuparsi: «In Europa vivono mezzo milione di assiri e mezzo milione di curdi», dichiara a tempi.it Attiya Gamri, della confederazione assira dell’Ue. Gamri risiede in Olanda e la sua famiglia è originaria di Qamishli, dove si è stabilita oltre cent’anni fa dopo il genocidio turco. «È triste che Bruxelles non prenda posizione. Non si è alzata una voce quando i curdi hanno chiuso le nostre scuole a Qamishli e ora non parlano mentre i turchi ci attaccano. Abbiamo sofferto molto negli ultimi anni, vogliamo rispetto, democrazia e diritti umani». (qui)

Per quanto grave sia la situazione, non sembra tuttavia che siamo in presenza di un genocidio, come molti strepitano, svilendo sempre più questa parola a forza di spararla a destra e a manca, e sempre a sproposito. Per concludere, invito a leggere questo articolo di Caroline Glick, che dimostra inconfutabilmente che quella di Trump è stata la decisione più giusta, più ragionevole, più sensata, più razionale che potesse prendere nella situazione in cui, non per propria scelta, si trovava, e che tutte le contumelie che ho diligentemente elencato più sopra sono puri e semplici deliri.

Certo che guardare la Turchia di oggi
donne-turche-oggi
e pensare che appena 13 anni fa si poteva vedere una cosa come questa…

barbara

CHE COSA SUCCEDE SE UN GIORNALISTA

si presenta alla conferenza stampa Erdogan-Merkel con una maglietta con su scritto “Libertà di parola”?

Dell’espressione del tiranno islamico, ne vogliamo parlare? Di quelle dell’oscena e laida leccaculo del tiranno islamico, ne vogliamo parlare? Dei giornalisti presenti, che immortalano la deportazione del criminale ma nessuno di loro lascia il letamaio, ne vogliamo parlare? C’è ancora qualche speranza per l’Europa?

barbara

NOI SOTTOSCRITTI VAURO BOLDRINI ECCETERA

Noi sottoscritti Vauro, Boldrini, Papa Francesco, insieme con i giornalisti dell’Ansa, ci impegniamo a commemorare gli ebrei e a rispettarne la memoria

A noi gli ebrei piacciono così.
Ci piacciono dietro i cartelli ‘il lavoro rende liberi’, con addosso solo la pelle.
Ci piacciono mucchi di cadaveri esposti alla neve e al vento finché qualcuno verrà a fotografarli per dire che sì, è stato davvero.
A noi gli ebrei piacciono con gli sguardi impauriti in bianco e nero, esseri indifesi portati alla morte davanti ai sorrisi degli indifferenti.
Ci piace commemorarli questi ebrei, ci piace aprire musei con i loro oggetti rituali conservati a dovere.
A noi gli ebrei piacciono quando stanno zitti, quando viene tolto loro il diritto di parola. Ci piacciono quando i fucili sono puntati verso di loro. Ci piacciono prostrati a terra, espropriati, espatriati, deportati, massacrati. Ci piace averne pena.
Invece questi ebrei hanno alzato la cresta.
Osano impugnare le armi per difendere la loro terra, quel fazzoletto che l’Onu ha pensato di concedere loro come rifugio dopo che sei milioni di loro erano stati trucidati nei nostri stati, nel nostro continente, nel nostro mondo, con l’aiuto della nostro silenzio e della nostra indifferenza.
Parlano, discutono, controbattono persino, questi discendenti di Abramo.
Hanno addestrato i loro figli a non farsi più portare come bestie al macello.
Hanno insegnato il diritto alla vita anche degli ebrei, nonostante gli sia stato negato per secoli e secoli.
Ma chi si credono di essere per definire terrorista chi imbraccia mitragliatrici per falciarli nei bar, nei ristoranti, chi si imbottisce di tritolo e di chiodi per continuare il lavoro dell’inquisizione, dei progrom, dei nazisti?
Questi ebrei così presuntuosi da arrogarsi il diritto di vivere nel proprio stato.
Rinuncino a quelle terre contese e vengano da noi.
Non possiamo certo assicurare loro una vita serena, magari permetteremo pure che li uccidano ogni tanto davanti alle loro scuole, chiuderemo gli occhi davanti alle loro nonne pugnalate in casa , ai loro giovani uccisi mentre fanno la spesa.
Ma noi, noi idealisti, pacifisti, noi sottoscritti
Papa,
Vauro,
Boldrini,
Erdogan,
giornalisti dell’Ansa.
Noi, gli ebrei, li commemoreremo sempre con estremo rispetto.
Noi per gli ebrei avremo un occhio così di riguardo, ci concentreremo così tanto su di loro, da dimenticare le stragi di siriani, di curdi, ci focalizzeremo così tanto sul popolo ebraico da concedere a Erdogan la parola sui diritti dell’uomo mentre li starà lui stesso violando dietro a casa nostra.
Dedicheremo in ricordo degli ebrei una targa, un giardino, un bell’articolo una volta all’anno, delle pietre d’inciampo, una vignetta satirica.
Né dal tuo miele né dal tuo pungiglione, disse Giacobbe a Esaù quando si ritrovarono dopo molti anni.
Shalom, chi usa la parola pace, chi ci crede davvero, deve essere shalem, intero, coerente.
Pretendete dagli altri ciò che pretendete dagli ebrei.
Applicate gli stessi criteri umanitari, la stessa etica e la stessa morale a tutta l’umanità, ebrei e non ebrei, in maniera obiettivamente indistinta.
Allora ci sarà Shalom davvero.

Gheula Canarutto Nemni, qui (andateci, così date un’occhiata anche ai ritagli di giornale, casomai ve ne fosse sfuggito qualcuno).

Non c’è niente da fare: come sa dire le cose Gheula, non le sa dire nessuno. In più di un’occasione mi è capitato di dire che tutta questa bella gente ama talmente commemorare la Shoah, da sostenere con tutte le proprie forze chi sta cercando di metterli in condizione di poterne un giorno commemorare due. Quello che dice Gheula non è poi molto diverso, però lo dice in maniera molto più raffinata, articolata, argomentata. Grazie, amica carissima.

PS: simpatica la Boldrini, che considera un diritto un atto di guerra a tutti gli effetti quale lo sfondamento di un confine di stato e la penetrazione armata in tale stato.

Poi però bisogna assolutamente leggere anche Niram Ferretti e naturalmente Ugo Volli. E guai a voi se vi azzardate a non farlo.

barbara

RIFLESSIONI SUI FATTI DI TURCHIA

Che preferisco far precedere da queste altre riflessioni non di un addetto ai lavori, bensì di un comune cittadino dotato di semplice logica e buon senso. A cui aggiungerei il mio ammirato stupore per la supersonica velocità con cui il signor Erdogan è riuscito a compilare in poche ore, come reazione al golpe, liste di proscrizione con decine di migliaia di nomi; anzi, a dirla tutta, sono proprio scioccata, scioccata.
E passo alle riflessioni mie.
Questa è una lista, forse neanche completa, degli elementi epurati.
epurati Turchia

Non ci sono i giornalisti, come potete vedere, perché non è più necessario: nel solo 2016 ne sono stati licenziati 894, in aggiunta al fatto che la Turchia detiene il record mondiale di giornalisti in prigione (altre interessanti informazioni qui), quindi l’informazione era già imbavagliata da prima e non c’è bisogno di occuparsene ulteriormente.
Esercito. Una robusta epurazione degli elementi ostili era avvenuta cinque anni fa, sotto il pretesto di “notizie certe” di un golpe in preparazione. Con quest’altro scossone nell’esercito non c’è più nessuno che possa in futuro organizzare azioni come quelle più volte messe in atto in passato dall’esercito per ristabilire laicità e stabilità in Turchia.
Polizia. Eliminati tutti coloro che potrebbero manifestare dissenso in nome della giustizia, della coscienza, del dovere.
Giustizia. Eliminati tutti gli elementi convinti che la giustizia debba prevalere sulle ideologie. Scongiurato quindi il pericolo che a qualcuno possa in futuro venire in mente di incriminarlo per le sue azioni.
Istruzione. Nelle scuole d’ora in poi verranno impartite unicamente lezioni islamicamente corrette, e di assoluta fedeltà al padrone.

Quindi Erdogan ha realizzato un controllo completo su tutti gli ambiti sociali, politici e militari del Paese. Il risultato di tutto questo è evidente: Erdogan è il padrone assoluto della Turchia, la dittatura saldamente installata, ogni possibilità di dissenso annientata alla radice, spalancata la strada per l’applicazione integrale della sharia come legge di stato.
E vedo che anche a qualcun altro è venuto in mente il paragone che è venuto in mente a me, fermo restando il fatto che l’attentato, pur maldestro e quindi fallito, era comunque autentico. Molto più appropriato, per quanto riguarda la messinscena, il paragone con l’incendio del Reichstag.

barbara