IN SALA D’ATTESA

Al CUP per pagare i raggi al ginocchio (pagamento intero, 107 euro, se no andavo a maggio qui o ad aprile in un’altra città). Ad un certo momento nella tasca della signora seduta vicino a me il cellulare si anima e comincia a cantare, in toni sapientemente modulati

UAA-AÀ-AAAÀ-ALLAA-AÀ-AAAÀ-HUÙ-UÀ-AAAÀ-AKHBÀ-AAAÀ-AÀA-AR

L’ha tirato fuori, ha guardato, poi ha respinto la chiamata e l’ha rimesso in tasca (questa mi è piaciuta un sacco, devo dire).

Proseguo con due etti di fatti miei. Ieri discesa dal letto praticamente antelucana per gli esami del sangue, poi visto che ero in giro sono andata in comune per il rinnovo della carta di identità scaduta da un anno, poi in banca a prendere un libretto degli assegni nuovo per pagare il dentista (ottomila euro in tre rate), e poi mi sono fermata in un negozio in cui ho comprato un trolley medio-piccolo perché il mio vecchissimo ormai perde letteralmente i pezzi (che poi a rigor di termini non sarebbe neanche propriamente mio ma lo detengo con tutti i diritti, e questa comunque è un’altra storia), quattro etti in meno, tre centimetri più alto, largo uguale, niente espansione ma un centimetro e mezzo di profondità in più), due anni di garanzia, e poi una bellissima borsa grande per quando si viaggia e oltre a tutta l’ordinaria amministrazione ci vanno anche tutte le altre cose di cui ci si ricorda all’ultimo momento quando la valigia è già chiusa e la borsa da viaggio non è più in grado di ospitare neanche uno spillo, e una bellissima piccina per quando si esce con cellulare chiavi fazzoletti e venti euro nel taschino. Totale 67 euro. Tornata a casa, guardata la posta, mangiato un boccone e ricorsa all’ospedale per i raggi al ginocchio. Tornata a casa, fatto un paio di cose e corsa dal dentista per foto e impronte. Tornata a casa, fatto la doccia e ricorsa all’ospedale per l’infiltrazione alla spalla.

E adesso, per neutralizzare quella robaccia là sopra, metto due cose strepitose: questa meravigliosa vendetta

e poi la cosa più erotica, e quindi peccaminosissima per definizione, che mai sia stata creata

barbara

ULTIM’ORA PERSONALE

Giovedì ho avuto il piacere di passare sette ore al pronto soccorso. Perché nella notte tra mercoledì e giovedì, esattamente alle quattro, mi è uscito un bozzo nel collo, all’altezza della tiroide, delle dimensioni di un uovo. Alle tre mi ero lavata la faccia e messa la crema, ovviamente davanti allo specchio, e non c’era, e alle quattro c’era, visibile e palpabile. Vabbè. Cinque ore e mezza, prima di essere chiamata, poi la dottoressa mi ha palpato il bozzo con tanta intensità da spiaccicarmi le corde vocali e lasciarmi semiafona (tuttora ho la voce parecchio bassa e roca), poi mi ha fatto fare un prelievo di sangue (all’infermiera ho detto buona fortuna, lei ha chiesto perché, ho risposto non si preoccupi, lo capirà, e infatti ha capito: primo buco vena beccata ma sangue niente, secondo buco sulla solita vena grossa del polso, sangue trovato, solito ematoma anche) e due lastre al torace. Non avendo sentito niente con le dita all’interno dell’uovo, mi ha prescritto un’ecografia per vedere se c’è un nodulo. Tutto questo all’una e mezza di notte, perché ovviamente ho dovuto aspettare i risultati degli esami del sangue, e sono arrivata a casa alle due, digiuna e con l’orario della pastiglia per la pressione passato da ore. Ero talmente sfinita che prima delle cinque ero già a letto.
E stamattina sveglia per andare a prenotare l’ecografia. In realtà poi mi sono svegliata prima perché l’appartamento di sotto ha cambiato inquilino e lo stanno ristrutturando. C’è stata una mattina con quattro ore e mezza ininterrotte di trapano esattamente sotto la mia camera. Vabbè, sono andata a prenotare l’ecografia, poi in banca a sbrigare un po’ di cose, arrivata a casa alle due, un boccone di corsa e poi via di nuovo per l’appuntamento con l’ortopedica per la mia sciatica che forse non è neanche sciatica (“non ho buone notizie per lei”. Praticamente pare che abbia ossa e articolazioni che si stanno sfasciando da tutte le parti). Mi ha visitata con molta cura e mi ha prescritto un po’ di radiografie. Ha anche fatto una prova a fini diagnostici (un’infiltrazione di anestetico per verificare se il punto esatto su cui lavorare è quello che a lei sembra di avere individuato) che ha dato esito positivo, e quindi farò delle infiltrazioni che almeno mi calmeranno il dolore.
Poi sono venuta a casa poi sono andata a fare la spesa poi sono andata dalla dottoressa a portarle tutti i referti da archiviare e farmi prescrivere le radiografie eccetera, e sono arrivata a casa alle nove.
Un po’ di carica mi ci vorrebbe, ecco.

barbara