DUE PAROLE SULLA MORTE DI SIMONE CAMILLI

La morte del giovane fotoreporter pitiglianese è sconvolgente, ma è indicativa del modo in cui Hamas conduce la guerra

di UMBERTO MINOPOLI

Media italiani, fate bene a nascondere dietro la retorica la morte del nostro giovane connazionale. Dovreste porvi altrimenti delle domande. E sarebbero imbarazzanti per voi. State cantando da tempo la tragedia di Gaza con il metro logoro del racconto epico della lotta tra Davide e Golia. Vi state assumendo la responsabilità di trattare quelle strade polverose e minate di Gaza come un normale teatro di guerra. Dove mandate a rischiare la vita giovani cronisti a cui fate credere di fare un lavoro eroico. E invece voi, direttori di giornali, di TV, di struttura associate di stampa, state facendo solo un lavoro sporco. Sì, sporco. Perché vi state prestando, senza battere ciglio, all’idea insopportabile della guerra, della vita e della morte di una banda di terroristi. Perché quel nostro cronista era lì? Cosa c’è da comunicare nel disinnesco di una bomba? E perché non farlo da lontano, come sempre si fa in questi casi? Non diteci balle: non era un’azione di guerra da riprendere. Era un’operazione di sminamento normalissima dappertutto e che si svolge dappertutto osservando banalissime regole di sicurezza. La prima? Sul posto ci stanno solo gli artificieri. Invece a Gaza una pericolosissima ma ordinaria azione di sminamento si svolge sotto telecamere e taccuini. Pazzesco! Perché quello che è normalissima regola dappertutto, non lo è a Gaza? Perché solo a Gaza governanti assatanati e terroristi concepiscono la guerra come spettacolo di propaganda. E misurano la vittoria in termini di numero di vittime civili della propria gente. Questa è Hamas. Per loro il teatro di guerra devono essere case, ospedali, scuole. Per loro le scene di guerra, anche uno sminamento, vanno amplificate con video e servizi che emozionino il mondo perché mettono davanti le vittime civili, le case distrutte, le bombe inesplose nei cortili. Tutto da riprendere con foto e video per emozionare. Hamas ha ideato, a tavolino, una guerra che deve svolgersi non in campo aperto o intorno ad obiettivi militari come avviene nella terribile convenzione della guerra. Ed esponendo “al minimo” i civili, dandosi cioè regole di ingaggio che espongano al minimo i civili (compresa la regola di allontanare giornalisti e curiosi durante azioni di sminamento). No! Hamas concepisce la guerra come spettacolo della morte dei civili. Ha trasformato strade, scuole, ospedali nel teatro di guerra. Ha inventato gli scudi umani, i soldati-bambino. Costringe la gente durante gli attacchi a stare sotto le bombe. Ha costruito centinaia di canali per colpire Israele ma non li usa come rifugio per i civili ma, solo, per i capi terroristi. Hamas massimizza il rischio per i civili perché concepisce l’esibizione di morti civili come successo militare: perché così mostrifica l’avversario e punta ad isolarlo confidando sull’emozione del mondo per le vittime civili. Perché non figurano mai combattenti di Hamas tra i morti palestinesi? Perché gli israeliani morti sono solo soldati e i palestinesi solo civili? Primo: perché Hamas trucca i dati per emozionare il mondo. Secondo: perché Hamas ha trasformato la popolazione civile in combattenti ma indifesi. Solo esponendoli allo spettacolo della morte. Perché quella è la guerra per Hamas. E i morti civili sono il suo trofeo. E i media internazionali consentono tutto questo. Tacciono la denuncia dei metodi di Hamas. Titillano questa concezione bestiale, primitiva, odiosa della guerra-spettacolo e del sacrificio ricercato dei civili. Tacciono perché lo spettacolo è anche il loro scopo. Loro non dovrebbero solo raccontare e filmare. Dovrebbero contribuire a denunciare la miserabile concezione della guerra, della vita e della morte che hanno i terroristi. Per contribuire ad isolarli. E a perdere. Invece se li fanno amici per raccontare lo spettacolo. Ignobile. E per niente eroico. Continuate pure a criticare Israele, se vi aggrada, ma fate il vostro dovere e dite la verità su Hamas.

Poi, tra l’altro, viene fuori che

Sulla Stampa online di ieri [13.08, ndb]: “Per le prime versioni locali l’ordigno era una bomba inesplosa di un F-16 israeliano, ma altri testimoni locali hanno precisato che si trattava di un barile di esplosivo TNT adoperato da Hamas come trappola per i tank israeliani. Secondo quest’ultima versione, la polizia di Gaza voleva recuperare l’esplosivo impegnato nella trappola anti-tank ma qualcosa è andato storto e vi è stata la violenta esplosione. Quattro ingegneri sono rimasti uccisi assieme a Camilli e Abu Afash mentre il fotografo dell’Ap Hatem Moussa ha subito gravi ferite.”

E quando è sfumata la possibilità di incolpare, almeno indirettamente, Israele, la notizia è più o meno scomparsa. Comunque, bomba israeliana o tritolo palestinese che fosse, la sostanza di quanto contenuto nell’articolo non cambia. La zona in cui vivo io, durante la prima guerra mondiale era tutta prima linea, e fino a pochi anni fa si continuavano a trovare bombe inesplose. In quei casi il sabato l’intera popolazione nel raggio di almeno due chilometri veniva avvertita che la domenica mattina avrebbero dovuto evacuare l’area fino al completamento delle operazioni. Due chilometri. Perché quelli che dovevano intervenire erano artificieri esperti, che di errori non ne commettevano, ma quando si maneggiano esplosivi od oggetti potenzialmente esplosivi, non si lasciano estranei nei paraggi. D’altra parte qui abbiamo a che fare con gente che, per i motivi chiaramente esposti nell’articolo, lascia gli esplosivi a mezzo metro dalla culla dei figli
esplosivo-culla
e, in previsione di un bombardamento israeliano, piazzano sui tetti i propri civili, bambini compresi.
scudi umani
Come stupirsi se per la causa sono pronti a sacrificare a cuor leggero qualche giornalista, così come era accaduto, dodici anni e mezzo fa, a Raffaele Ciriello? CIRIELLO 

barbara

INFORMAZIONI A CONFRONTO 1

Questo lavoro, come potete vedere, al pari del prossimo che pubblicherò, è molto vecchio. Ma, purtroppo, drammaticamente attuale, e per questo ritengo utile ripresentarlo.

La battaglia di Jenin secondo i media italiani

Lorenzo Cremonesi, 12.4.2002, Corriere della Sera

JENIN (Cisgiordania) – Città fantasma anche nelle due ore in cui gli israeliani sospendono il coprifuoco. I cingolati sembrano essersi divertiti a salire sui marciapiedi e a sventrare le tettoie in ferro all’ingresso di numerosi negozi.
Gran parte dei lampioni all’entrata di Jenin, sulla provinciale per Nablus, sono stati divelti. Il palazzo della municipalità è circondato dai crateri delle bombe.
Ecco com’è ridotta Jenin, quella che Sharon definisce «la capitale storica del terrorismo arabo».
Una città da punire. E le distruzioni aumentano via via che ci si avvicina al campo profughi. Nelle sue vicinanze, un gruppo di persone fa ressa attorno a un fornaio, l’unico assembramento nella via altrimenti deserta.
«Ho paura, vorrei poter scappare. Ma non so dove», dice Mohammad Alí, un cinquantenne venuto di corsa come tanti altri a prendere un po’ di pane. «Qui è la follia. Gli israeliani sparano su tutto ciò che si muove. Abbiamo notizie di massacri. C’è chi dice 500 morti, chi 1.000. Si parla di fosse comuni con i bulldozer dell’esercito che cercano di nascondere le prove come a Srebrenica, come a Sabra e Chatila», aggiunge un ragazzo con gli occhi pesti per le notti insonni.
Le bombe cadono a poche centinaia di metri, proprio dove sta il campo profughi, lo stesso da dove negli ultimi mesi sono partiti decine di kamikaze pronti a farsi saltare in aria nelle piazze israeliane.
Si dice che la stragrande maggioranza dei suoi 15.000 abitanti siano fuggiti, che gli israeliani stiano distruggendo progressivamente gran parte delle sue abitazioni. I portavoce militari negano con decisione. «Al massimo 100 morti, e la maggioranza terroristi ricercati», dicono al ministero della Difesa. Il dottor Hussein Sherkawi, direttore dei servizi medici d’emergenza in Cisgiordania, parla di «almeno 140, ma ci sono anche moltissimi civili sotto le macerie. Gli israeliani bloccano le ambulanze». Gli uomini di Arafat chiedono un’inchiesta dell’Onu.
Ma per i giornalisti la verifica diretta resterà solo un’aspirazione incompiuta. Anche qui Israele ci vuole tenere lontani. A Jenin si arriva a piedi per le colline, lungo viottoli di campagna nascosti da oliveti centenari. Il campo profughi resta tabù. Questa mattina alle sue porte alcuni colleghi della Bbc e della Associated Press sono stati fermati dai soldati, che con durezza hanno sequestrato loro filmati, registrazioni e block notes. Per noi il momento più difficile è quando un tank Merkavà si frappone tra la nostra vettura e quella di un abitante di Jenin, e apre il fuoco con la mitragliatrice pesante sulle case di fronte. Un avvertimento efficace.
Poi carri armati e cingolati sono tornati a sferragliare nelle strade con gli altoparlanti che a tutto volume gridavano: «Manuah Hajawal», che in arabo significa coprifuoco. Dopo una parentesi tra mezzogiorno e le quattordici, le strade tornano completamente vuote. Bloccata anche la strada per lo Hillal, l’ospedale principale. E allora indietro verso i villaggi sulle colline.
Alle quattro del pomeriggio gli elicotteri volano alti. Fa caldo, il cielo è terso. Appena lasciata la città si torna a vedere gente: contadini nei campi, donne nelle serre, qualche trattore. Questo è il cuore della Cisgiordania rurale, fatta di terra scura, terra fertile, ricca di sorgenti. In lontananza si scorge la Valle di Yzreel, dove un secolo fa iniziò il sogno del sionismo agricolo, si posero le basi dei primi kibbutz. Al villaggio arabo di Rumane, termina la Cisgiordania, Jenin è a una decina di chilometri indietro. Qui passa il confine precedente la guerra del 1967. Ora si deve proseguire tra la vegetazione bassa. E dopo venti minuti comincia Israele.

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La battaglia di Jenin secondo i media arabi, 24 aprile 2002

Combattere l’IDF (Israel Defence Force)
Lo Sceicco Jamal Abu Al-Hija, comandante delle Brigate Hamas Izz Al-Din Al-Qassam nel campo profughi di Jenin, ha detto in un’intervista al sito web di Hamas che i membri di varie fazioni, “assieme a volontari delle forze di sicurezza palestinesi”, si preparavano in anticipo per l’ incursione israeliana. [1] Lo Sceicco Abu Al-Hija ha fornito maggiori dettagli sullo scontro, per telefono, al canale televisivo del Qatar Al-Jazeera, affermando: “[Abbiamo piazzato] congegni esplosivi sulle strade e nelle case; sorprese [attendono] le forze di occupazione. In molti posti, ci sono scontri tra i Mujahideen [2] e le forze di occupazione… Le forze di occupazione scappano, nel panico, dal campo di Jenin, ma intensificano l’uso di trattori, aerei e carri armati contro il campo. La verità è che si sta conducendo la lotta quartiere per quartiere, come una guerriglia. I Mujahideen stanno usando pistole automatiche, congegni esplosivi e granate a mano…”.[3]
Il quotidiano londinese in lingua araba Al-Sharq Al-Awsat ha citato quel che ha detto lo Sceicco Abu Al-Hija: “Le forze combattenti, da tutte le fazioni nel campo, sono state equipaggiate con cinture esplosive e granate”. [4] Lo stesso Sceicco ha dichiarato al settimanale giordano Al-Sabil: “I Mujahideen sono riusciti ad assediare nove soldati sionisti dentro una casa, e li hanno attaccati utilizzando granate a mano e bombe finché la casa non è andata in fiamme con dentro i soldati di occupazione. I testimoni hanno riferito che le forze di occupazione hanno estratto i soldati bruciati e carbonizzati”[5]
Bambini palestinesi e zainetti di scuola riempiti di esplosivi
Il comandante della Jihad islamica nel campo profughi di Jenin, Abu Jandal,[6] è stato intervistato più volte da Al-Jazeera durante il combattimento. In una conversazione, Abu Jandal ha detto: “Questo è il secondo giorno consecutivo che le forze di occupazione israeliane stanno cercando [di entrare nel campo] con l’aiuto di elicotteri Apache e di carri armati. Ma la fermezza dei combattenti che, all’inizio della battaglia, hanno giurato di non consentire [all’IDF] di avanzare verso questo campo, difende l’onore della nazione araba dai vicoli del campo profughi di Jenin. Ci sono stati vari tentativi da diverse strade, ma sono stati bloccati. La verità è che i nostri combattenti sono passati all’offensiva; oggi abbiamo continuato l’offensiva. Il comandante dell’unità israeliana è stato ucciso questa mattina, a 50 metri dal palazzo dal quale vi sto parlando. Io, comandante della battaglia del campo di Jenin, ho scelto per me stesso il nome di ‘Il martire Abu Jandal’, perché tutti i combattenti attorno a me sono dei martiri. Credetemi, ci sono bambini collocati nelle case con cinture esplosive ai fianchi… Oggi, uno dei bambini è venuto da me con il suo zainetto. Gli ho chiesto cosa volesse, e lui ha risposto: ‘Invece dei libri, voglio un congegno esplosivo, per attaccare…'”
Alla richiesta di quanto a lungo i suoi uomini sarebbero stati in grado di resistere contro le forze armate israeliane, visto che tutto quel che avevano erano armi leggere, Abu Jandal ha risposto: “No. Non è esatto. Noi abbiamo l’arma della sorpresa. Abbiamo l’arma dell’onore. Abbiamo l’arma divina, l’arma di Allah che resta al nostro fianco. Abbiamo armi migliori delle loro. Io sono quello con la verità, e ripongo la mia fiducia in Allah, mentre loro la ripongono in un carro armato”.[7]
Lo Sceicco Abu Al-Hija ha anche dichiarato: “Alcuni dei giovani restano saldi, e riempiono i loro zainetti di congegni esplosivi”.[8] In un’altra occasione, lo stesso Sceicco ha avuto difficoltà a valutare il numero di vittime israeliane: “E’ difficile fornire dati precisi, e non possiamo valutare la battaglia contando le perdite del nemico. Ma il riconoscimento del nemico di 24 uccisi e 130 feriti testimonia che ha subìto molte perdite. L’elenco dichiarato dall’esercito di occupazione comprende solo i nomi degli ebrei [uccisi] e trascura quelli dei soldati drusi e lahad [cioè dell’esercito sud-libanese] che hanno preso parte a tutte le passate incursioni e che [vi parteciperanno] anche in futuro. La nostra stima è che il nemico abbia subìto perdite molto più grandi”.[9]
Al-Sharq Al-Awsat ha riferito che a Jenin una donna palestinese chiamata Ilham ‘Ali Dasouqi si era fatta esplodere in mezzo ai soldati israeliani, uccidendone due e ferendone sei. Il giornale ha citato una fonte tra le Brigate Martiri di Al-Aqsa, che ha detto che lei ‘aveva seguito il percorso di Nasser ‘Uweis’, che si era fatto esplodere vicino ai soldati a Nablus. [10] Ma ‘Uweis, comandante delle Fatah’s Al-Aqsa Martyrs Brigades in Samaria, è stato arrestato alcuni giorni dopo. Sembra che le notizie sulla sua morte in un attentato suicida siano state un tentativo di agevolarne la fuga.
Il settimanale Al-Ahram sponsorizzato dal governo egiziano ha fatto un’intervista ad “Omar”, un giovane costruttore di bombe della Jihad Islamica, noto come ‘ingegnere’, che ha discusso di come i palestinesi abbiano disseminato di trappole Jenin, includendo la partecipazione di donne e bambini nelle battaglie.[11] “Lui è un membro della Jihad Islamica, ma dice che a Jenin tutte le fazioni sono fedeli a una sola causa: liberazione o morte…’. ‘Tra tutti i combattenti nella West Bank noi eravamo i più preparati’, dice. ‘Abbiamo cominciato a lavorare al nostro piano, intrappolare i soldati invasori e farli esplodere, dal momento in cui i carri armati israeliani erano usciti da Jenin il mese scorso'”.
Il giornale ha spiegato: “Omar ed altri ‘ingegneri’ hanno fabbricato centinaia di congegni esplosivi ed hanno scelto attentamente le loro posizioni. ‘Avevamo più di 50 case-trappola intorno al campo. Abbiamo scelto edifici vecchi e vuoti e le case di uomini ricercati da Israele, perché sapevamo che i soldati li avrebbero cercati’, ha detto [Omar]. ‘Abbiamo tagliato tratti delle principali tubazioni d’acqua* e li abbiamo impacchettati con esplosivi e chiodi. Quindi, li abbiamo piazzati a circa quattro metri di distanza dappertutto nelle case, nelle credenze, sotto i lavandini, nei divani’. I combattenti speravano di disarticolare i carri armati dell’esercito israeliano con bombe molto più potenti, piazzate nei bidoni della spazzatura, per le strade. Altri esplosivi erano stati nascosti nelle auto degli uomini più ricercati di Jenin. Collegate da fili, le bombe sono state attivate a distanza, innescate dalla corrente di una batteria d’auto”.
“Secondo Omar, tutti nel campo, compresi i bambini, sapevano dove erano collocati gli esplosivi, in modo che non ci fosse stato per i civili alcun pericolo di rimanere feriti. Quello era il solo punto debole nel piano. ‘Siamo stati traditi da spie tra noi’, dice. I fili di più di un terzo delle bombe sono stati tagliati da soldati accompagnati da collaboratori. ‘Se non fosse stato per le spie, i soldati non sarebbero mai riusciti ad entrare nel campo. Una volta penetrati, è stato molto più difficile difenderlo'”.
“E l’esplosione e l’imboscata di martedì scorso, che hanno ucciso 13 soldati? ‘Sono stati attirati là’, dice. ‘Abbiamo tutti smesso di sparare e le donne sono uscite per dire ai soldati che noi avevamo finito le pallottole e ce ne stavamo andando’. Le donne hanno avvertito i combattenti che i soldati avevano raggiunto l’area-trappola. ‘Quando gli ufficiali maggiori hanno capito quel che era successo, hanno gridato con i megafoni che volevano un immediato cessate il fuoco. Gli abbiamo permesso di avvicinarsi per recuperare gli uomini e quindi abbiamo aperto il fuoco. Alcuni dei soldati erano così scioccati e impauriti che, per errore, sono corsi verso di noi'”.
Jamal Huweil, un comandante delle Al-Aqsa Martyrs Brigades nel campo di Jenin, ha detto al quotidiano londinese in lingua araba Al-Hayat che “quattro soldati israeliani sono stati uccisi e [i palestinesi] hanno preso le loro armi automatiche. I giovani con i congegni esplosivi hanno anche messo fuori uso quattro carri armati israeliani”. [12]
Raed ‘Abbas, un combattente del Fronte democratico per la liberazione della Palestina (FDLP) nel campo di Jenin, ha detto ad Al-Hayat : “Tutti i combattenti avevano giurato di lottare fino alla fine… Non abbiamo altra scelta che combattere, e questa è la decisione di tutti. La voce di combattenti che si arrendono è completamente falsa. Se fosse vera, come mai due soldati israeliani sono stati uccisi lunedì mattina? Noi stimiamo che le loro perdite siano molto più gravi di quel che viene riferito. Le battaglie tra loro e noi vengono ingaggiate in un raggio estremamente breve. Loro hanno fallito in tutti i tentativi di avanzata; i nostri combattenti si stanno facendo esplodere davanti a loro e stanno piantando congegni esplosivi nelle strade. La situazione è estremamente terribile. Le forze aeree [israeliane] continuano il bombardamento. Alcuni attimi fa hanno lanciato parecchi missili, che hanno incendiato molte case”.[13]
Tutti i palestinesi intervistati hanno sottolineato la loro intenzione di combattere fino alla morte, anche negli ultimi giorni della battaglia. Lo Sceicco Abu Al-Hija è stato citato dal quotidiano degli Emirati Arabi Uniti, Al-Bayan, per aver detto: “Dopo questi giorni di fermezza e di resistenza unica, i combattenti di Jenin ripetono il loro motto ‘Nessuna resa: o vittoria o martirio’. La nostra forza è nel nostro essere veri Mujahideen di fronte al nuovo nazismo” [14]. Fonti palestinesi non identificate hanno aggiunto: “Le munizioni dei combattenti nel campo sono finite, ed essi hanno scelto il martirio. Stanno combattendo con coltelli e pietre, e si fanno esplodere davanti ai soldati di occupazione”.[15] Haj ‘Ali, un comandante delle Islamic Jihad’s Al-Quds Brigades, ha detto che la resistenza palestinese continua la sua lotta intensa, e non permetterà ai soldati di occupazione di impossessarsi del campo”. [16]
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[1] http://www.palestine-info.in fo, 20 aprile 2002. [2] Cioè guerrieri Jihad. [3] Al-Jazeera (Qatar), 8 aprile 2002. [4] Al-Sharq Al-Awsat (Londra), 7 aprile 2002. [5] Citato in Al-Shaab (Egitto), 19 aprile 2002. [6] Centro palestinese per i diritti umani: rapporto settimanale sulle violazioni israeliane dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, 11-17 aprile 2002. Dopo la comunicazione della sua morte in battaglia, è stato annunciato che il suo vero nome era Hazem Ahmad Rayhan Qabha. [7] Al-Jazeera (Qatar), 4 aprile 2002. [8] http://www.palestine-info.in fo, 20 aprile 2002. [9] http://www.palestine-info.in fo, 20 aprile 2002. [10] Al-Sharq Al-Awsat (Londra), 7 aprile 2002. [11] http://www.ahram.org.eg/weekly/2002/582/6inv2.htm. [12] Al-Hayat (Londra), 5 aprile 2002. [13] Al-Hayat (Londra), 9 aprile 2002. [14] Al-Bayan (Emirati Arabi Uniti), 10 aprile 2002. [15] Al-Bayan (Emirati Arabi Uniti), 11 aprile 2002. [16] Al-Jazeera (Qatar), 8 aprile 2002.

*Ricordate le rabbiose accuse all’esercito israeliano di tagliare le tubature dell’acqua per farli morire di sete? [ndb]

Ricordiamo anche come all’epoca in televisione, sui giornali, in internet, venissero presentate unicamente immagini come questa
Jenin
per far credere che l’intera Jenin fosse ridotta a un cumulo di macerie. E magari venivano mostrate le riprese aeree
Jenin 1
La verità la dice invece Raed ‘Abbas: “Le battaglie tra loro e noi vengono ingaggiate in un raggio estremamente breve”. Esattamente così:
jenin 2
Perché la questione è tutta lì: quale parte scegli di inquadrare
solounaparte
barbara

LE TRE SCIMMIETTE

Ricevo e inoltro

Tutti conosciamo le statuette delle tre scimmiette, una che non vede, un’altra che non sente e la terza che non parla. Gaza e i giornalisti internazionali sono così.

1.  I direttori e gli insegnanti delle scuole ONU, NON hanno VISTO immagazzinare decine di  missili di hamas (lunghi fino a 5 metri e che portano ognuno 200 kg di esplosivo) nei loro locali… cosine che si mettono giusto in tasca e poi si ripongono in un cassetto qualsiasi o dietro le lavagne.

2. Il direttore e i medici dell’ambulatorio medico dell’UNRWA, (ONU) dove sono appena morti 3 soldati israeliani di 20 anni, NON si sono accorti (UDITO) che dall’interno dei loro locali era stato scavato un tunnel che arrivava fino ad Israele, tunnel riempito di esplosivo, con assoluto sprezzo del pericolo per i pazienti dell’ambulatorio, sempre ammesso che questo fosse il reale uso della struttura finanziata con gli aiuti umanitari [infatti non lo era, ndb].

3. In particolare MARILÙ LUCREZIO nel riferire al TG1 delle 08:00 di oggi la morte dei 3 soldati di leva si è ben guardata dal riferire il particolare che il tunnel partiva dall’interno di un ambulatorio ONU (TACIUTO),  riferito invece da tutti i media israeliani ed internazionali.

Potete trovarlo qui:

http://www.israelnationalnews.com/News/News.aspx/183542#.U9np9mMghco
http://www.thegatewaypundit.com/2014/07/three-isreali-soldiers-killed-in-booby-trapped-unrwa-clinic/
http://www.timesofisrael.com/3-idf-soldiers-killed-in-booby-trapped-unrwa-clinic/
http://www.jihadwatch.org/2014/07/three-idf-soldiers-killed-at-booby-trapped-unrwa-health-clinic

EBBENE il mondo deve sapere che quei 3 ragazzi appena ventenni sono stati sacrificati dal governo israeliano proprio perché NON voleva bombardare quello che avrebbe dovuto essere un ambulatorio dell’ONU e che proprio ciò sia censurato dai giornalisti della TV del servizio pubblico È VERGOGNOSO. Ditemi: PERCHÉ dovremmo continuare a pagare il canone? Quando le notizie non solo su Rai Gaza News24 ma anche su Rai Uno sono così manipolate? Dove è lo sdegno che viene sparso tutte le volte che una bomba cade su una “scuola” ONU?
sigla

FINE DELL’INOLTRO e aggiunta mia: poi uno dice bastardi giudei che bombardano perfino i luoghi di preghiera!

Poi, sempre per quanto riguarda l’informazione, va assolutamente letto il resoconto di Angela Polacco:


Ieri volevo prendermi una pausa perché mi sento esausta, aspetto gli sviluppi della situazione, soprattutto le decisioni da parte dei nostri politici. Ho sentito una notizia però che penso possa interessarvi perché sono di quelle che non sentirete: oggi hanno espulso da Gaza due inviati arabi. Hanno avuto la sfrontatezza di riprendere un lancio di razzi da una rampa che era appostata vicino all’albergo dei giornalisti. Il piano prevedeva che prima o poi l’esercito avrebbe colpito quella zona ed i giornalisti sarebbero rimasti colpiti pure loro. Immagine di orrore e di condanna del mondo intero che pretende una libera informazione, che questi due malcapitati non hanno consentito a Hamas. Ricorderete che alcuni giorni fa vi avevo detto che la Goracci riportava di una colonna di fumo che si vedeva dalle immagini del suo fotoreporter, alle sue spalle e dietro l’albergo dove alloggiavano, ma che non sapeva , caso strano, interpretare, facendo intendere che fosse un bombardamento israeliano. Questa scena l’ho vista in almeno tre o quattro suoi stand up per diversi giorni e mi chiedevo anche per quale motivo non si prendesse la briga di girare l’angolo per andare a vedere perché ogni tanto si alzava una colonna di fumo. Non so se mai lo farà perché da ieri è rientrata in Israele. Oggi anche la notizia di un tunnel trovato sotto la casa di Adnan portavoce dell’Onu da Gaza, intervistato ogni giorno dalla tv israeliana Channel 2. Ci ha informati che l’edificio dove abitava non esiste più. Ecco, appunto questa è l’informazione da Gaza, quello che avreste potuto sapere ma che non saprete mai.
Angela Polacco Lazar, 31/07/14, Informazione corretta.

E poi Shijaiyah: tanto per cambiare non sono stati gli israeliani. Ecco le prove.

barbara

 

CON UN GIORNO DI RITARDO

(a causa della notizia della morte di George Moustaki)

Ricordiamo il sacrificio di Giovanni Falcone, il 23 maggio 1992.
Ricordiamolo con la bellissima canzone a lui dedicata,

con un breve spezzone di un’intervista di Marcelle Padovani

e con questo video.

Non posso, infine, rinunciare a ricordare anche quel prete immondo, osceno, infame, che ha tentato in tutti i modi, per non si sa quale losco fine, di sfruttare il dolore di una vedova straziata:

barbara