NEL FRATTEMPO

Nel frattempo 1
nel frattempo
Nel frattempo 2 (stupri in Svezia)
stupri svezia
e guarda anche qui
Nel frattempo 3 (un po’ di paragoni, che vanno tanto di moda)
rifugiati
Nel frattempo 4 (definitivo)
Europa islam
barbara

MISCELLANEA

1. Prossimamente anche da queste parti
big brother
dove comunque i blocchi su FB sono già da molto la regola.

2. Le priorità

Perdonaci Asia Bibi, perché leggo che trascorrerai un altro Natale chiusa in una stanza assieme ai tuoi ex carcerieri. Perdonaci, ma gli inglesi se la fanno sotto della reazione dei propri musulmani se ti accogliessero. Perdonaci, ma per il Vaticano è solo “un problema interno del Pakistan”. Perdonaci, ma per le femministe è prioritario non far morire la Carmen di Bizet per combattere il femminicidio. Perdonaci, ma per i giornalisti ormai è solo tutto un farsi i pompini a vicenda, come direbbe Mr Wolf in Pulp Fiction. Perdonaci, ma per la nostra classe politica l’impegno a tirarti fuori è durato il tempo di un tweet raccatta voti. Perdonaci, ma non ce la facciamo davvero più in Occidente a batterci per qualcosa che non sia l’apertura domenicale dei negozi e la coperta scaldasonno. Ma tranquilla, cara Asia Bibi, la pagheremo cara. Giulio Meotti

3. La vergognosa apartheid antipalestinese
Questo è Muhammad Wahaba,
Muhammad Wahaba 1
bambino palestinese del campo profughi “Al-Bard” in Libano. E’ morto
Muhammad Wahaba 2
a causa del rifiuto degli ospedali libanesi di prestargli, in quanto palestinese, le cure mediche di cui aveva bisogno (e mentre gli ospedali libanesi si rifiutano di curare palestinesi, migliaia di palestinesi vengono accolti ogni giorno negli ospedali israeliani). Alla fine di questo post qualche ragguaglio sulla condizione dei palestinesi in Libano.

4. I tunnel libanesi
che penetrano in territorio israeliano: guardate come sono belli!
tunnel 2
tunnel 3
tunnel 4
E come potrebbero non esserlo, con tutti i milioni di dollari che ci hanno investito! (Ma una penetrazione armata in uno stato sovrano non era un’azione di guerra, una volta? O forse lo è anche adesso ma si fa eccezione quando si tratta di Israele?)

5. Nel frattempo hamas
manda in scena i suoi deliziosi bambini
1
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6. E intanto dall’Europa gli ebrei continuano a scappare a decine di migliaia.

barbara

LA NUOVA GIUSTIZIA AVANZA

Normandia: giudicato per lo stupro di una liceale, viene assolto

22 novembre 2018

Un giovane processato dalla Corte d’Assise della Manica è stato assolto per lo stupro di una liceale e condannato per l’aggressione sessuale di un’altra minorenne. Il verdetto è stato emesso mercoledì 21 novembre 2018.

Il verdetto è stato pronunciato mercoledì 21 novembre 2018 nel processo in tribunale di un giovane di 21 anni accusato di stupro e violenza sessuale di due ragazze liceali a Saint-Lô (Manica) alla fine del 2015.  L’accusa aveva richiesto sei anni di reclusione.
L’accusato è stato assolto dallo stupro ma condannato per l’aggressione sessuale della prima vittima a due anni di carcere con sospensione condizionale legata a una messa in prova. Sarà inserito nel registro dei responsabili di reati sessuali. È dunque uscito libero dal tribunale di Coutances.

Niente “codici culturali”

Il difensore ha sostenuto le difficoltà di interpretazione che, secondo lei [sì, l’avvocato è una donna, esattamente come quella che ha esibito in aula le mutande della vittima
tanga tribunale
(d’altra parte c’è da credere che le mutande altrui siano le uniche che ha l’occasione di poter esibire, dovendosi fortemente dubitare che qualcuno abbia mai manifestato il desiderio vedere più in là del già troppo che tocca contemplare)]
sono il filo conduttore di questi casi. Difficoltà di interpretazione da parte del suo cliente che “non aveva i codici culturali” per rendersi conto di aver imposto una relazione per paura o sorpresa. Difficoltà di interpretazione da parte della vittima che potrebbe aver interpretato un’occhiata come una minaccia e quindi una costrizione [questa non l’ho mica capita: come è stato riconosciuto dallo stesso tribunale che lo ha assolto, lui non le ha dato un’occhiata da lei erroneamente interpretata come una minaccia: lui l’ha STUPRATA!]Difficoltà di interpretazione degli investigatori che non sapevano come misurare lo sgomento della vittima [? Cioè se io sono stata stuprata ma non appaio sufficientemente sgomenta non c’è motivo di condannare lo stupratore?].
Dopo la dichiarazione del verdetto, il presidente ha avuto cura di chiarire che “la decisione della corte non è una messa in discussione della sincerità” della denunciante. La corte ha valutato che l’imputato non aveva coscienza di imporre un rapporto sessuale. (qui, traduzione mia)

Si noti che in nessun punto dell’articolo c’è il minimo cenno all’identità dello stupratore, del quale solo con ulteriori ricerche si apprende che è un immigrato del Bangladesh, e si apprende, inoltre, che la ragazza stuprata ha tentato il suicidio. Noi, d’altra parte, l’anno scorso abbiamo avuto la geniale magistrata Carmen di Genio

che oltre a coltivare la bizzarra convinzione che per strada in casa in auto su un prato in discoteca nel fienile eccetera eccetera la legge italiana consente di stuprare a volontà (libero stupro in libero stato, madre, libero stupro in libero stato) e solo in spiaggia no, ignora anche che non esistono stati in cui lo stupro non sia reato. In vari stati, soprattutto islamici, non è considerato reato il rapporto sessuale imposto alla moglie, ma quello imposto a qualunque altra donna non solo è reato ma non di rado, e soprattutto proprio nei Paesi africani, comporta addirittura la pena di morte. E non ci fermiamo qui: abbiamo anche spacciatori colti in flagrante e assolti perché poverini lo spaccio è la loro unica fonte di sostentamento e varie altre analoghe sciocchezzuole. E niente, dobbiamo rassegnarci all’evidenza che esistono cittadini – e magari neanche cittadini – di serie A e cittadini di serie B. E non ho bisogno di esplicitare le identificazioni dei due gruppi, vero? Vabbè, mi fermo per non farmi venire un attacco di fegato; voi invece non fermatevi e andate a leggere anche qui.

barbara

POI VENITECI A DIRE CHE EURABIA È UN’INVENZIONE

Per il primo dei tre capitoli eurabiani di questo post andiamo a Parigi, dove Marine Le Pen, per avere pubblicato foto degli orrori perpetrati dall’ISIS, queste per la precisione,
foto Marine Le Pen
ha ricevuto l’intimazione a sottoporsi a visita psichiatrica. Vi ricordate l’Unione Sovietica? Con Stalin i dissidenti finivano nei GULAG, in Siberia, da cui pochi uscivano vivi. Morto Stalin, il suo successore, Krusciov il Buono praticamente quasi Santo, ammorbidì, almeno formalmente, la lotta alla dissidenza, e la Siberia fu gradualmente, anche se non del tutto, sostituita dal manicomio. Ora, nella lotta alla dissidenza al Pensiero Unico (l’Islam è buono, l’Islam è pace, quegli orrori non vanno mostrati perché turbano le anime sensibili – le morti in mare dei clandestini che danno l’assalto all’Europa invece, non importa se vere o tarocche, vanno mostrate a ripetizione, meglio se di bambini, ma questa è un’altra storia), si riparte dal basso, per non rischiare di fare schizzare la rana fuori dalla pentola, se l’acqua è da subito troppo calda, per poi arrivare alle magnifiche vette del magnifico Grande Padre Stalin.

Spostiamoci ora di duecento chilometri verso nord ovest, e arriviamo a Londra, dove la presa di possesso del territorio da parte della popolazione islamica, con la creazione di no-go-zones e di corti islamiche che sostituiscono la Giustizia dello stato e tutta una serie di comportamenti intimidatori, ha portato l’antisemitismo, mai del tutto sopito, a livelli mai prima conosciuti.

Saliamo ancora, sempre verso nord ovest, di qualche altro centinaio di chilometri, e approdiamo a Belfast, dove assistiamo a questo incredibile episodio.

«Critica l’islam: consigliera perde il lavoro»

Chi critica l’islam finisce male. Non solo perché riceve minacce da integralisti o da fanatici che guai a muovere qualche obiezione nei confronti di Maometto o del Corano. Ma perché mette a rischio il posto di lavoro, o l’incarico pubblico che ricopre. È quello che è successo a Jolene Bunting, consigliere comunale indipendente di Belfast, Irlanda del Nord, che è stata sospesa dal suo ruolo per quattro mesi. Mai un provvedimento del genere era stato adottato. Il motivo della sospensione risiede nel fatto che la Bunting è accusata a vario titolo di aver criticato l’islam, e in tutto ha collezionato 14 denunce. Jolene Bunting è un consigliere indipendente, anche se in passato ha militato nel partito unionista TUV. Secondo le accuse la consigliera avrebbe arrecato un danno di immagine al consiglio comunale di Belfast e che non avrebbe rispettato il Codice di condotta del governo locale. La colpa della Bunting è quella di aver fatto commenti definiti denigratori sull’islam durante le riunioni del consiglio e aver appoggiato le analoghe dichiarazioni Jayda Fransen, del gruppo di estrema destra Britain First, già finita in manette per incitamento all’odio. La Bunting è stata denunciata anche per aver partecipato al raduno contro il terrorismo al municipio di Belfast dello scorso agosto. Inoltre la consigliera è finita nel mirino per aver difeso la distribuzione di alcuni volantini definiti istigatori di odio, nei quali si ammoniva contro l’islamizzazione dell’Irlanda del Nord, visto che le stime prevedono che nel 2066 i britannici nel Regno Unito saranno la minoranza. Nel volantino venivano poi snocciolati alcuni crimini compiuti dagli islamisti. Per non essersi opposta alla distribuzione di tale volantino la consigliera è finita nei guai ed è stata accusata di razzismo e fascism o. Tuttavia la Bunting non si dà per vinta e afferma che nonostante la sospensione nessuno potrà silenziarla. Definendo la sua sospensione un “giorno buio per la democrazia e la libertà di parola” ha dichiarato di voler far interessare al caso l’Alta Corte.

Ilaria Pedrali, Libero, 21/09/2018

Non so, vedete un po’ voi se è il caso che anche noi ci riempiamo di islamici ai livelli di Francia e Gran Bretagna.

barbara

IL CROCEFISSO E LA CARBONARA

Vi sembrano due cose del tutto estranee fra di loro? Ebbene, vi sbagliate.
(ora a quanto pare, grazie al clamore mediatico sollevato dall’incredibile vicenda, sembra che vi si sia posto rimedio; ritengo tuttavia che sia utile parlarne ugualmente)

Londra, bimba cristiana di 5 anni affidata a una famiglia islamica

Nemmeno le sue lacrime di bambina li ferma. Dal collo le hanno strappato la collanina con il crocefisso e durante il giorno la obbligano a studiare l’arabo.
Quando, poi, si siede a tavola deve uniformarsi ai diktat del Corano. Gli spaghetti alla carbonara, per esempio, sono banditi. Perché, come le è stato subito spiegato dalla famiglia a cui è stata affidata dai servizi sociali inglesi , “qui il maiale è vietato”. Ai nuovi genitori, entrambi di fede islamica, non importa che la bimba sia cristiana e tantomeno gli importa che abbia appena cinque anni. E così la vessano ogni giorno facendola piangere a dirotto e impartendole una violenza psicologica che sta indignando tutto il Regno Unito.
A rendere pubblica la clamorosa decisione dei servizi sociali del distretto di Tower Hamlets, uno dei più multiculturali della capitale britannica, è stato il quotidiano The Times. Nonostante l’opposizione dei genitori, la bambina è stata affidata a due famiglie di islamici osservanti. La notizia, che è stata ripresa in Italia dal Corriere della Sera, ha subito diviso l’Inghilterra scatenando un accesissimo dibattito e forte indignazione. Stando alle leggi inglesi, infatti, quando i servizi sociali sono chiamati a scegliere sull’affido di un bambino, dovrebbero tener presente “la religione, il background linguistico e culturale, la razza”. In questo preciso caso non lo hanno fatto creando una frattura senza precedenti. “La piccola è bianca, inglese, ama il calcio ed è stata battezzata in chiesa – racconta un amico della famiglia – ha già subito il trauma di essere separata dai genitori e ha bisogno di essere circondata da una cultura che conosce e ama. Invece – continua – è intrappolata in un mondo che non conosce e la spaventa”.
Da sei mesi la bambina vive con musulmani osservanti. Nella prima famiglia a cui è stata affidata la moglie indossava il niqab, mentre in quella attuale tutte le donne sono costrette a vestire il burqa per uscire di casa. A svelare il dramma di questa bambina è stato un supervisore dei servizi sociali che, ai microfoni del Times, ha raccontato le violenze a cui la piccola è sottoposta quotidianamente. “È molto provata – racconta la fonte che ha chiesto di rimanere anonima – e chiede di non tornare nella casa della famiglia affidataria perché non parlano inglese”. Non solo. Secondo la madre, le famiglie musulmane affidatarie starebbero cercando di plagiare la figlia. Recentemente la piccola le avrebbe confidato: “Pasqua e Natale sono feste stupide” e “Le donne europee sono alcolizzate e idiote”. (qui)

Ecco dunque la Londra multietnica del sindaco musulmano. Magari sono di quelli che fanno petizioni e manifestazioni contro gli esperimenti su cavie animali, ma quelli su cavie umane gli vanno benissimo. E, per inciso, non conosco esperimenti animali che consistano in sei mesi di tortura ininterrotta, ma farlo su una bambina di cinque anni – affidandola oltretutto a gente per la quale è perfettamente lecito prendere piacere sessuale anche da una bambina in età di allattamento – non è un problema.

Aggiungo qualche commento, che mi sembra particolarmente interessante. Inizio con due contenenti suggerimenti pratici.

Su, dai, ditemi che non è vero, e che si aveva bisogno di qualche notizia farlocca ma di effetto per vendere qualche copia in più. Vi vorrò bene lo stesso. Ma se la notizia è vera bisogna che si comici a contattare degli amici americani. Si chiamano Smith & Wesson. Sono famosi per risolvere problemi. E qui se ne è creato uno, che ci interessa moltissimo e ci tocca da vicino. “Dordolio”

@ Dordolio: Niente da eccepire per “quegli amici americani”, ma non serve andare tanto distante: Ne abbiamo tanti di NOSTRI, la maggioranza abita in Gardone Val Trompia, provincia di Brescia. Si chiamano Beretta, Bernardelli, Glisenti, Tanfoglio, Sabatti, FIOCCHI… E sono MOLTO AFFIDABILI nel risolvere le situazioni CRITICHE… Basta AVERE LE PALLE. “Menono Incariola”

Non sono sicura al 100% sui bersagli scelti da questi due signori, ma se posso dire la mia, io comincerei in ogni caso dagli operatori dei servizi sociali.
PS: splendido giocattolino la Beretta 22 a canna lunga: non troppo pesante, maneggevole, assolutamente precisa.
Beretta 22 L

Ma dopo i populisti fascisti xenofobi islamofobi eccetera eccetera, arrivano anche i saggi.

E se avessero affidato un bambino Musulmano a una famiglia cristiana? E se avessero affidato la bambina “cristiana” a una famiglia atea? Da quando in qua in uno Stato LAICO gli affidamenti di bambini soli si fanno in base alle confessioni religiose? “Omar El Mukhtar”

NOTA A MARGINE: Omar al Mukhtar, quello vero, è stato un eroe della resistenza libica contro l’invasione e la spietata occupazione coloniale italiana, catturato all’età di settant’anni e impiccato dopo un processo sommario con sentenza già stabilita. Questa gran testa di caprifoglio marinato invece non riesce a capire perché un bambino non possa essere affidato a gente che non parla e non capisce la sua lingua (gente che vive in Inghilterra – e chissà da quanto, visto che sono inseriti in un sistema e conosciuti dai servizi sociali – e non sa una parola di inglese: serve dire altro?) e la tortura in ogni modo possibile.

Sul fatto che le donne occidentali siano alcolizzate e stupide purtroppo non puoi darle tutti i torti…

Fanno eccezione, immagino, la mamma la sorella la moglie e la figlia dello scrivente.

Perché la Bambina è in affido? Un intervento dei Servizi Sociali fa supporre che il disagio della sua famiglia è talmente grave da comprometterne crescita fisica e morale. Quale bambino non piangerebbe nell’essere stato sottratto ai propri genitori. Questo è un esempio (l’ennesimo) di uso strumentale delle notizie. Notizie totalmente decontestualizzate e confezionate ad arte per creare il dissenso e alimentare il vostro odio!! Prima o poi l’avrete questa guerra con due miliardi e mezzo di musulmani.. Quando l’avrete brinderete al vostro disegno di odio e morte!

Qui, mi dispiace per i più sensibili fra i miei lettori, ma proprio non ce la faccio a usare fantasiosi eufemismi: questo qua è una mastodontica testa di cazzo, e temo che il mio vocabolario non contenga parole sufficienti a commentarlo. Interessante il numero dei musulmani, tra l’altro (wishful thinking?)

E infine arriva il più furbo di tutti:

ho letto un articolo. Sarebbero gli ebrei che stanno cercando di scatenare una guerra tra occidente e islam per tirare l’occidente dalla loro parte. E c’è bisogno di scatenare tutto sto casino? certo che l’occidente sta con gli ebrei. Qualche dubbio?

Ma no, perché mai dovremmo avere dubbi? Lo sappiamo benissimo che gli ebrei hanno il vizio cronico di scatenare guerre: hanno scatenato la prima guerra mondiale per il gusto di farla perdere alla Germania, hanno scatenato la seconda per precipitare il mondo nel bolscevismo, come aveva lucidamente profetizzato un tizio con dei baffetti ridicoli, e adesso stanno organizzando la terza fra l’occidente e l’islam: tutto come da programma. Se poi è anche scritto in un articolo, sarebbe davvero follia avere qualche dubbio.

La bambina comunque, dopo sei mesi di tortura, è stata finalmente tolta ai suoi aguzzini e affidata alla nonna (ah, ma c’era una nonna? Una nonna in grado di prendersene cura? Una nonna disponibile a prendersene cura? Ma allora…)

barbara

PER ORA IN GERMANIA (2)

Rispetto della legge in Germania? Leggi un po’ qua.

Censura e sharia: il caso dei media in Germania

BERLINO – Dopo una lunga e frenetica indagine, si scopre il probabile assassino di una studentessa, a Friburgo, nella Foresta Nera, ma la notizia viene censurata, si tace l´origine del sospetto, un profugo afgano di 17 anni, giunto nel 2015. In Germania divampano le polemiche: è lecito tacere per non turbare l´opinione pubblica? Si vota tra circa dieci mesi e l´Afd, l´Alternative für Deutschland, continua a guadagnare voti, si teme che il prossimo settembre entri in Parlamento, e arrivi perfino al terzo posto. I populisti avanzano in Germania, o in Austria, e in Italia. Il 15 ottobre, Maria L., di 19 anni, dopo un party con compagni di studio, verso le 2,30, torna a alla sua residenza universitaria, in bicicletta. Dalle parti dello stadio, incontra l´aggressore, viene violentata e strangolata. Su un cespuglio di more si scopre un lungo capello nero, il DNA coincide con quello dell´assassino.
Dopo un mese e mezzo, viene arrestato un ragazzo, uno delle migliaia di profughi minorenni giunti in Germania nell´ultimo anno. Ma si tace a lungo sulla sua origine. I media hanno una giustificazione. Il Presserat, il consiglio della stampa, quasi il nostro ordine dei giornalisti, si è da tempo autoimposto regole di comportamento: non si rivela il nome completo dei protagonisti di reati (a meno che non siano personaggi noti), ed è vietato scrivere a quale religione si appartenga, o precisare l´origine. Ma alcuni si ribellano al codice di comportamento, rischiando ammonimenti e sanzioni, come il “Sächsische Zeitung”, quotidiano di Dresda, che è la roccaforte del movimento razzista Pegida, autore di attentati ai centri di accoglienza. “Spesso l´origine del colpevole è il cuore della notizia,” protesta il direttore. E la censura è controproducente: l´opinione pubblica può sospettare che ogni stupratore o rapinatore sia straniero. I lettori e gli ascoltatori hanno perso la fiducia nei media dopo l´ultimo Capodanno a Colonia.
Duemila giovani arabi ubriachi aggredirono centinaia di donne. Una notte di violenze, le denunce furono 1240, ma si è arrivati a sei condanne, e nessuno è stato espulso. La stampa e la TV tacquero fino al cinque gennaio, per non creare problemi a Frau Merkel, la cui popolarità stava crollando a causa della sua politica delle frontiere aperte. Oggi si parla di “Lügenpresse”, stampa bugiarda. E i mezzi d´informazione non hanno riguadagnato la credibilità perduta. A Friburgo, cittadina universitaria, si teme che il ragazzo afgano abbia ucciso nei mesi scorsi un´altra giovane. E la serie di reati commessi da stranieri inquieta gli abitanti: a fine settembre una tredicenne viene aggredita da un gruppo di minorenni, tre sono immigrati. A metà ottobre, un senza tetto è picchiato e ucciso da due stranieri. Alla fine dello stesso mese, due donne vengono aggredite da un gruppo di profughi provenienti dal Ghana. A inizio novembre, un afgano ferisce gravemente un suo compagno, a metà mese, un georgiano uccide a coltellate un nipote. A luglio si è avuta una serie di attentati commessi da profughi in Baviera. Il 22 luglio a Monaco, un diciottenne iraniano (con passaporto tedesco) uccise nove giovani. E il motivo della strage era che si considerava tedesco e non veniva accettato. La sua origine fu la causa scatenante della strage.
Roberto Giardina, La Nazione

Si può parlare di rispetto della legge quando i reati vengono trattati in maniera diversa a seconda della nazionalità e della religione del criminale? Si può parlare di rispetto della legge quando alla polizia viene imposto un codice di comportamento diversificato a seconda dell’identità del criminale? Si può parlare di rispetto della legge quando la polizia arriva addirittura a occultare determinate prove e a fabbricarne di contrarie, come è accaduto in un recente episodio di terrorismo islamico, per mascherare l’identità dei criminali? E, soprattutto, si può ancora parlare di uno stato sovrano quando si ha a che fare con uno stato succube di una cultura estranea? E penso, nel dire questo, alla Merkel che di fronte a una palestinese senza alcun diritto di asilo che esibisce lacrime e singhiozzi fabbricati a tavolino sovverte le leggi dello stato e permette alla sua famiglia, senza una sola ragione al mondo, di restare e ottenere la cittadinanza.
merkel-palestinese
Questo è uno stato in bancarotta, altro che stato di diritto e rispetto delle leggi!

barbara

PER ORA IN GERMANIA (1)

Domani sull’intero pianeta

L’articolo è lungo, ma vale la pena di leggerlo, perché difficilmente queste cose arrivano ai mass media. E bisogna conoscerle, invece.

La Germania si sottomette alla legge della Sharia
Un tribunale tedesco ha stabilito che sette islamisti che avevano formato una ronda per far rispettare la sharia per le strade di Wuppertal non hanno violato le leggi tedesche e hanno semplicemente esercitato il loro diritto alla libertà di parola. Questa sentenza, che di fatto legittima la legge della sharia in Germania, è solo un esempio di un crescente numero di casi giudiziari in cui i tribunali tedeschi – intenzionalmente o meno – promuovono la creazione nel paese di un sistema giuridico parallelo basato sulla legge islamica. Nel settembre del 2014, l’autoproclamata “polizia della sharia” suscitò lo sdegno dell’opinione pubblica distribuendo volantini gialli in cui si annunciava la costituzione di una “zona controllata dalla sharia” a Elberfeld, un quartiere di Wuppertal. I “poliziotti” esortavano i passanti musulmani, e non, a frequentare le moschee e ad astenersi da alcol, droghe, gioco d’azzardo, musica, pornografia e prostituzione.
shariah-zone
I sedicenti poliziotti sono seguaci del salafismo, un’ideologia violentemente anti-occidentale che cerca apertamente di rimpiazzare la democrazia in Germania (e non solo) con un governo islamico basato sulla sharia. L’ideologia salafita afferma che la sharia è superiore ai secolari principi della common law perché emana da Allah, l’unico legislatore legittimo, e pertanto essa è giuridicamente vincolante per tutta l’umanità. Secondo la visione salafita del mondo, la democrazia cerca di porre la volontà dell’uomo al di sopra di quella di Allah ed è quindi una forma di idolatria che deve essere condannata. In altre parole, la sharia e la democrazia sono incompatibili. Il sindaco di Wuppertal Peter Jung si è detto fiducioso del fatto che la polizia assuma una linea dura contro gli islamisti: “L’intenzione di queste persone è quella di provocare, intimidire e imporre la loro ideologia agli altri. Noi non permetteremo questo”. Il capo della polizia di Wuppertal, Birgitta Radermacher, ha dichiarato che questa “pseudo polizia” rappresenta una minaccia per lo Stato di diritto e solo gli ufficiali e gli agenti di polizia che prestano servizio alle dipendenze dello Stato sono i legittimi rappresentanti dell’ordine in Germania. E ha aggiunto: “Il monopolio del potere spetta esclusivamente allo Stato. Un comportamento che intimidisce, minaccia o provoca non sarà tollerato. Questa ‘polizia della sharia’ non è legittima. Chiamate il 110 [il numero della polizia] quando v’imbattere in questa gente”. Il procuratore di Wuppertal, Wolf-Tilman Baumert, ha affermato che gli uomini, indossando giubbotti di colore arancione con la scritta “SHARIAH POLICE”, avevano violato una legge che vieta di indossare uniformi durante le manifestazioni pubbliche.
Questa legge, che proibisce in particolare le uniformi che esprimono idee politiche, era stata inizialmente concepita per impedire ai gruppi neonazisti di sfilare in pubblico. Secondo Baumert, i giubbotti sono illegali perché hanno un “deliberato effetto intimidatorio e militante”. Il 21 novembre 2016, tuttavia, la Corte distrettuale di Wuppertal ha stabilito che i giubbotti, che non possono essere considerati delle uniformi, non costituiscono affatto una minaccia. Il tribunale ha detto che i testimoni e i passanti non avrebbero potuto sentirsi intimiditi da quegli uomini e che condannarli avrebbe significato violare la loro libertà di espressione. La sentenza “politicamente corretta”, che può essere impugnata, di fatto autorizza la “polizia della sharia” a continuare ad applicare la legge islamica a Wuppertal.

I tribunali tedeschi e la sharia
I giudici tedeschi fanno sempre più riferimento alla legge della sharia e si rimettono ad essa perché gli attori o i convenuti sono musulmani. Secondo gli oppositori, i procedimenti giudiziari – soprattutto quelli in cui la legge tedesca ha un ruolo secondario rispetto alla legge della sharia – riflettono una pericolosa ingerenza della legge islamica nel sistema giuridico tedesco. Nel maggio del 2016, ad esempio, una Corte d’Appello di Bamberg ha convalidato l’unione tra una ragazza siriana di 15 anni e suo cugino di 21 anni. Il tribunale ha stabilito che, conformemente alla sharia, il matrimonio era valido perché era stato contratto in Siria, dove unioni del genere sono consentite in base alla sharia, che non pone alcun limite di età per contrarre matrimonio. La sentenza ha in pratica legalizzato i matrimoni di minori in Germania. Il caso è diventato pubblico poco dopo l’arrivo della coppia in un centro di accoglienza per profughi di Aschaffenburg, nell’agosto 2015. L’Ufficio di assistenza ai giovani (Jugendamt) si è rifiutato di riconoscere il loro matrimonio e ha separato la ragazza dal marito. La coppia ha intentato causa e un tribunale minorile si è espresso a favore dello Jugendamt, che è diventato il tutore legale della ragazza. La Corte di Bamberg ha rovesciato questa sentenza e ha stabilito che, conformemente alla sharia, il matrimonio è valido perché era già stato consumato, aggiungendo però che l’Ufficio di assistenza ai giovani non aveva alcuna autorità legale per separare la coppia.
La decisione – che è stata definita come “un corso intensivo di diritto matrimoniale islamico siriano” – ha scatenato una tempesta di critiche. Qualcuno ha accusato il tribunale di Bamberg di anteporre la sharia al diritto tedesco per legalizzare una pratica vietata in Germania. Coloro che hanno stigmatizzato la decisione del tribunale hanno fatto riferimento alla legge introduttiva al codice civile tedesco (Einführungsgesetz zum Bürgerlichen Gesetzbuche, EGBGB), che afferma: “Una norma di legge di un altro Stato non può essere applicata se la sua applicazione dovesse produrre un risultato manifestatamente inconciliabile con i principi fondamentali del diritto tedesco. In particolare, non è applicabile se la sua applicazione fosse inconciliabile con i diritti fondamentali”. Questa disposizione viene regolarmente ignorata, a quanto pare nell’interesse della correttezza politica e del multiculturalismo. In effetti, la sharia viola il sistema giuridico tedesco pressoché incontrollato da quasi due decenni. Qui di seguito qualche esempio:

■ Nell’agosto del 2000, un tribunale di Kassel ordinò a una vedova di condividere la pensione del defunto marito marocchino con un’altra donna con cui l’uomo era anche sposato. Anche se la poligamia è illegale in Germania, il giudice stabilì che le due vedove dovevano condividere la pensione, conformemente alla legge del Marocco.

■ Nel marzo del 2004, un tribunale di Coblenza concesse alla seconda moglie di un iracheno residente in Germania il diritto di soggiorno permanente nel paese. La Corte stabilì che dopo cinque anni di matrimonio poligamico in Germania, sarebbe stato ingiusto pretendere che la donna facesse ritorno in Iraq.

■ Nel marzo del 2007, una giudice di Francoforte citò il Corano in una causa di divorzio che coinvolgeva una donna tedesca di origine marocchina che era stata ripetutamente picchiata dal marito marocchino. Anche se la polizia aveva ordinato all’uomo di stare lontano dalla ex moglie, egli continuò ad abusare di lei, minacciandola perfino di ucciderla. La giudice Christa Datz-Winter si rifiutò di accordare il divorzio, citando il versetto 34 della Sura 4 del Corano, che giustifica “sia il diritto del marito di utilizzare le punizioni corporali contro una donna disobbediente sia la superiorità del marito nei confronti della moglie”. La giudice fu poi rimossa dal caso.

■ Nel dicembre del 2008, un tribunale di Düsseldorf condannò un uomo turco a corrispondere alla sua ex figliastra una dote di 30.000 euro (32.000 dollari), ai sensi della sharia.

■ Nell’ottobre del 2010, un tribunale di Colonia stabilì che un uomo iraniano doveva pagare alla sua ex moglie 162.000 euro (171.000 dollari), l’attuale controvalore di 600 monete d’oro, in linea con quanto disposto dal contratto di matrimonio islamico.

■ Nel dicembre del 2010, un tribunale di Monaco stabilì che una vedova tedesca aveva diritto solamente a un quarto del patrimonio lasciatole dal defunto marito, che era nato in Iran. La Corte assegnò, ai sensi della sharia, gli altri tre quarti dell’eredità ai parenti dell’uomo che vivevano a Teheran.

■ Nel novembre del 2011, un tribunale di Siegburg permise a una coppia iraniana di divorziare due volte, la prima con una sentenza pronunciata da un giudice tedesco, secondo la legge tedesca, e la seconda davanti a un religioso iraniano, ai sensi della sharia. Per il capo della Corte Distrettuale di Sieburg, Birgit Niepmann, la sentenza della sharia “era un servizio della Corte”.

■ Nel luglio del 2012, un tribunale di Hamm condannò un uomo iraniano a pagare alla sua ex moglie un mantenimento, come previsto nel contratto di matrimonio in caso di divorzio. La causa riguardava una coppia che si era sposata con rito islamico in Iran, si era poi trasferita in Germania e infine separata. Come da accordo matrimoniale, il marito aveva promesso di pagare alla moglie 800 monete d’oro, pagamento da effettuare su richiesta. Il tribunale stabilì che il marito desse alla moglie 213.000 euro (225.000 dollari), l’attuale controvalore delle monete.

■ Nel giugno 2013, un tribunale di Hamm stabilì che chiunque contragga matrimonio secondo la legge islamica in un paese musulmano e poi chieda il divorzio in Germania deve rispettare le condizioni del contratto di matrimonio stabilite dalla sharia. La sentenza di riferimento ha in effetti legalizzato la pratica della sharia del “triplo talaq” secondo cui si può divorziare pronunciando tre volte la frase “Io ti ripudio”.

■ Nel luglio del 2016, un tribunale di Hamm ha ordinato a un libanese di pagare alla sua ex moglie un assegno di mantenimento, come previsto nel contratto di matrimonio in caso di divorzio. La causa riguardava una coppia che si era sposata con rito islamico in Libano, in seguito trasferita in Germania e poi separata. Come da accordo matrimoniale, il marito aveva promesso di pagare alla moglie 15.000 dollari. Il tribunale tedesco ha stabilito che l’uomo versi alla donna l’equivalente di 15.000 dollari in euro. In un’intervista a Spiegel Online, Mathias Rohe, esperto di Islam, ha spiegato che l’esistenza di strutture giuridiche parallele in Germania è una “conseguenza della globalizzazione”. E ha aggiunto: “Noi applichiamo la legge islamica così come la legge francese”.

I tribunali islamici in Germania
In Germania, un numero crescente di musulmani sta deliberatamente bypassando del tutto i tribunali tedeschi e decide di affidare la soluzione di una controversia ai tribunali informali della sharia, che proliferano in tutto il paese. Si stima che siano circa 500 i giudici che dirimono controversie civili fra i musulmani che vivono in Germania – un dato che indica l’esistenza nel paese di un sistema di giustizia, basato sul diritto islamico, parallelo a quello statale. Una delle principali ragioni di questa proliferazione di tribunali della sharia è dovuta al fatto che la Germania non riconosce la poligamia né i matrimoni che coinvolgono minorenni. Il ministero dell’Interno tedesco, rispondendo a un’interrogazione sulla legge sulla libertà d’informazione, di recente ha rivelato che 1.475 minori sposati vivono in Germania dal 31 luglio 2016, e tra questi 361 hanno meno di 14 anni. Il numero esatto dei matrimoni di minori sarebbe molto più elevato di quello che dicono le statistiche ufficiali. La poligamia, sebbene sia illegale per la legge tedesca, è comune tra i musulmani di tutte le principali città tedesche.
A Berlino, ad esempio, si stima che un terzo degli uomini musulmani che vivono nel quartiere di Neukölln abbia due o più mogli. Secondo un servizio giornalistico trasmesso dall’emittente tv RTL, una delle principali imprese mediatiche tedesche, gli uomini musulmani residenti in Germania beneficiano regolarmente del sistema di previdenza sociale portando con loro nel paese tre o quattro donne provenienti dal mondo musulmano, per poi sposarle in presenza di un imam. Una volta arrivate in Germania, le donne richiedono prestazioni sociali, compreso il pagamento dell’affitto di una casa in cui vivere con i loro figli perché “madri single”. La cancelliera Angela Merkel ha dichiarato una volta che i musulmani che desiderano vivere in Germania devono rispettare la Costituzione e non la sharia. Più di recente, il ministro della Giustizia Heiko Maas ha dichiarato: “Nessuno di coloro che arrivano qui ha diritto di mettere i suoi valori culturali o religiosi al di sopra delle nostre leggi. Tutti devono conformarsi alla legge, poco importa se siano cresciuti qui o siano appena arrivati”.
Ma in realtà i leader tedeschi hanno tollerato un sistema giuridico parallelo basato sulla sharia, che consente ai musulmani di farsi giustizia da soli, con delle conseguenze talvolta tragiche. Il 20 novembre 2016, ad esempio, un tedesco di origine curda, di 38 anni e residente in Bassa Sassonia, ha legato il capo di una corda attorno alla parte posteriore della sua auto e l’altra estremità al collo della sua ex moglie, e poi ha trascinato la poverina per le strade di Hameln. La donna è sopravvissuta, ma versa in condizioni critiche. Il settimanale Focus ha riportato che l’uomo era un “musulmano molto religioso, sposato e divorziato secondo la legge della sharia”. Il giornale ha aggiunto: “In base alla legislazione tedesca, tuttavia, i due non erano sposati”.
Il Bild ha scritto che l’uomo era sposato “una volta secondo la legge tedesca e quatto volte secondo la sharia”. Il reato, che ha riportato l’attenzione sul problema della sharia in Germania, ha allarmato alcuni membri dell’establishment politico e mediatico. Wolfgang Bosbach, dell’Unione cristiano-democratica (Cdu), ha dichiarato: “Anche se qualcuno rifiuta di ammetterlo, un sistema giuridico parallelo si è progressivamente instaurato in Germania. Questo mostra un palese rifiuto dei valori e del nostro ordine giuridico”. Il 23 novembre, il Bild, il più diffuso quotidiano tedesco, ha ammonito sulla “capitolazione [del paese] davanti alla legge islamica”. In uno speciale “Rapporto sulla sharia”, il giornale ha affermato: “La Cdu e i socialdemocratici si erano impegnati nel loro accordo di coalizione firmato nel 2013 a ‘rafforzare il monopolio legale dello Stato. Noi non tollereremo una giustizia parallela illegale’, avevano detto. Ma così non è stato”. Franz Solms-Laubach, giornalista parlamentare del Bild, ha così scritto: “Anche se ci rifiutiamo ancora di crederlo, intere zone della Germania sono governate dalla legge islamica! Poligamia, matrimoni di minori, giudici della sharia – da troppo tempo non si fa rispettare lo Stato di diritto. Molti politici hanno sognato il multiculturalismo… “Non è una questione di folklore, né di usi e costumi stranieri. È una questione di legge e ordine. “Se lo Stato di diritto non riesce ad affermare la sua autorità e a farsi rispettare, allora può immediatamente dichiarare fallimento”.
Soeren Kern, Gatestone Institute

Situazioni analoghe, unite alle no go zones, dove neppure la polizia si azzarda a entrare, ai quartieri in cui ad essere identificati come ebrei si finisce molto ma molto male, si trovano in Francia, Belgio, Inghilterra, Svezia. In Italia non siamo a questo punto, ma tanto tanto tranquilli non si sta neanche da noi.

barbara

CHI HA IL DIRITTO DI DIRE…?

francislam

Chi ha il diritto di dire che entro 30 o 40 anni la Francia non sarà un Paese musulmano? Chi ne ha il diritto? Nessuno ha il diritto di togliercelo. Nessuno ha il diritto di negarci questa speranza. Di negarci il diritto di sperare in una società globale fedele all’islam. Nessuno, in questo Paese, ha il diritto di stabilire per noi che cos’è l’identità francese.
MARWAN MUHAMMAD
Portavoce del Collettivo Contro l’islamofobia in Francia

Chiaro? A stabilire che cos’è l’identità francese (e italiana, immagino, e inglese, tedesca ecc.) hanno diritto unicamente degli estranei: estranei alla nostra storia, alla nostra cultura, alle nostre tradizioni, alla nostra religione prevalente. In una parola, alla nostra identità. E non semplicemente estranei come un ingegnere meccanico può essere estraneo alla poesia del Trecento, ma nemici giurati, nemici pronti ad annientarci se non ci arrenderemo. Perché noi – lo ha detto nel modo più chiaro possibile – di diritti non ne abbiamo. Nessuno di noi ne ha.
Quando ci decideremo a dissotterrare quelle armi che, per ogni evenienza, avevamo deciso di conservare?

barbara