ACCOGLIENZA! ACCOGLIENZA!

E creazione di una meravigliosa, armoniosa società arcobaleno in cui i valori si incontrano e si fondono, come in una sinfonia. Come in Svezia, per esempio

O in Belgio. Ma anche in tutto il resto d’Europa, dove le chiese vengono devastate, saccheggiate, abbattute, bruciate. Una riflessione lunga, ma che vale la pena di leggere, su tutto questo, la trovate qui.

barbara

MISCELLANEA

1. Prossimamente anche da queste parti
big brother
dove comunque i blocchi su FB sono già da molto la regola.

2. Le priorità

Perdonaci Asia Bibi, perché leggo che trascorrerai un altro Natale chiusa in una stanza assieme ai tuoi ex carcerieri. Perdonaci, ma gli inglesi se la fanno sotto della reazione dei propri musulmani se ti accogliessero. Perdonaci, ma per il Vaticano è solo “un problema interno del Pakistan”. Perdonaci, ma per le femministe è prioritario non far morire la Carmen di Bizet per combattere il femminicidio. Perdonaci, ma per i giornalisti ormai è solo tutto un farsi i pompini a vicenda, come direbbe Mr Wolf in Pulp Fiction. Perdonaci, ma per la nostra classe politica l’impegno a tirarti fuori è durato il tempo di un tweet raccatta voti. Perdonaci, ma non ce la facciamo davvero più in Occidente a batterci per qualcosa che non sia l’apertura domenicale dei negozi e la coperta scaldasonno. Ma tranquilla, cara Asia Bibi, la pagheremo cara. Giulio Meotti

3. La vergognosa apartheid antipalestinese
Questo è Muhammad Wahaba,
Muhammad Wahaba 1
bambino palestinese del campo profughi “Al-Bard” in Libano. E’ morto
Muhammad Wahaba 2
a causa del rifiuto degli ospedali libanesi di prestargli, in quanto palestinese, le cure mediche di cui aveva bisogno (e mentre gli ospedali libanesi si rifiutano di curare palestinesi, migliaia di palestinesi vengono accolti ogni giorno negli ospedali israeliani). Alla fine di questo post qualche ragguaglio sulla condizione dei palestinesi in Libano.

4. I tunnel libanesi
che penetrano in territorio israeliano: guardate come sono belli!
tunnel 2
tunnel 3
tunnel 4
E come potrebbero non esserlo, con tutti i milioni di dollari che ci hanno investito! (Ma una penetrazione armata in uno stato sovrano non era un’azione di guerra, una volta? O forse lo è anche adesso ma si fa eccezione quando si tratta di Israele?)

5. Nel frattempo hamas
manda in scena i suoi deliziosi bambini
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6. E intanto dall’Europa gli ebrei continuano a scappare a decine di migliaia.

barbara

EUROPA: LA RAPIDA ESPANSIONE DELLA DHIMMITUDINE

di Judith Bergman

  • Uno degli aspetti più preoccupanti di questa dhimmitudine che si sta espandendo rapidamente è l’applicazione de facto delle leggi islamiche sulla blasfemia. Le autorità locali europee utilizzano i “discorsi di incitamento all’odio” per impedire qualsiasi giudizio critico nei confronti dell’Islam, anche se l’Islam rappresenta una idea, non una nazionalità né un’appartenenza etnica. Lo scopo convenzionale della maggior parte delle leggi contro i discorsi di odio è quello di proteggere le persone dall’odio e non dalle idee.
  • Il Foreign Office britannico, che sembra ignorare la disperata lotta delle donne iraniane per la libertà e che è rimasto vergognosamente in silenzio durante le recenti proteste popolari contro il regime iraniano, ha distribuito sorprendentemente alle sue dipendenti il velo islamico invitandole a indossarlo. E questo mentre almeno 29 donne iraniane sono state arrestate per aver contestato l’uso dell’hijab, e probabilmente sono state sottoposte a stupri e ad altre torture, come avviene nelle carceri iraniane. Ciononostante, le parlamentari britanniche e lo staff del Foreign Office hanno celebrato iniquamente il velo come una sorta di strumento contorto di “empowerment femminile”.
  • Le misure contro il jihad sono state ostacolate dai leader occidentali ovunque subito dopo l’11 settembre. Il presidente George W. Bush ha dichiarato che “l’Islam è pace”. Il presidente Obama ha rimosso ogni riferimento all’Islam nei manuali di addestramento dell’FBI che i musulmani consideravano offensivi. L’attuale leadership di New York City ha ammonito i newyorkesi, subito dopo l’attacco a Manhattan dell’ottobre 2017, a non collegare l’attentato terroristico all’Islam. La premier britannica Theresa May ha affermato che l’Islam è una “religione di pace”.

Sebbene l’Europa non faccia parte del mondo musulmano, molte autorità europee sembrano tuttavia sentirsi obbligate a sottomettersi all’Islam in modi più o meno sottili. Questa sottomissione volontaria sembra essere senza precedenti: storicamente parlando, dhimmi è un termine arabo che designa un non musulmano conquistato, il quale accetta di vivere come un cittadino “tollerato” di seconda classe, sotto il dominio islamico, sottomettendosi a un insieme di leggi speciali e umilianti e di richieste degradanti da parte dei suoi padroni islamici.
In Europa, la sottomissione alle richieste dell’Islam, nel nome della “diversità” e dei “diritti umani”, avviene volontariamente. Ovviamente, questa sottomissione all’Islam è molto paradossale, poiché i concetti occidentali di “diversità” e di “diritti umani” non esistono nei testi fondanti dell’Islam. Al contrario, questi testi stigmatizzano nei termini più forti e suprematisti coloro che rifiutano di sottomettersi al concetto islamico della divinità, Allah, come infedeli che devono convertirsi, pagare la jiziya – la tassa sulla “protezione” – o morire.
Uno degli aspetti più preoccupanti di questa dhimmitudine che si sta espandendo rapidamente è l’applicazione de facto delle leggi islamiche sulla blasfemia. Le autorità locali europee utilizzano i “discorsi di incitamento all’odio” per impedire qualsiasi giudizio critico nei confronti dell’Islam, anche se l’Islam rappresenta una idea, non una nazionalità né un’appartenenza etnica. Lo scopo convenzionale della maggior parte delle leggi contro i discorsi di odio è quello di proteggere le persone dall’odio e non dalle idee. Sembrerebbe quindi che le autorità europee non abbiano alcun obbligo giuridico di perseguire le persone per le critiche mosse all’Islam, soprattutto perché la legge islamica della Sharia non è parte integrante della normativa europea. Ma lo fanno fin troppo volentieri.
L’esempio più recente di questo tipo di dhimmitudine arriva dalla Svezia, dove un pensionato è stato condannato per aver definito l’Islam su Facebook una ideologia “fascista”. La disposizione di legge in base alla quale l’uomo è stato accusato, (Brottsbalken [Codice Penale] capitolo 16, § 8,1 ), parla esplicitamente di “incitamento” (testualmente in svedese: “hets mot folkgrupp”) contro gruppi di persone per la loro “razza, colore della pelle, nazionalità, origine etnica, fede o preferenza sessuale”. Tuttavia, la disposizione legislativa non criminalizza le critiche alla religione, all’ideologia o alle idee, perché le democrazie occidentali, quando erano vere democrazie, non criminalizzavano il libero scambio delle idee.
La dhimmitudine in Europa si manifesta anche in molti altri modi. In occasione della giornata mondiale dell’hijab, un evento annuale che si svolge a febbraio, istituita nel 2013 da Nazma Khan – la quale è originaria del Bangladesh e immigrata negli Stati Uniti – “per combattere ogni forma di discriminazione contro le donne musulmane attraverso la sensibilizzazione e l’istruzione”, molte parlamentari britanniche hanno deciso di indossare l’hijab. Tra queste c’erano Anne McLaughlin, la laburista Dawn Butler – ex ministra ombra per le Donne e le Pari opportunità – e Naseem Shah. Inoltre, il Foreign Office britannico, che sembra ignorare la disperata lotta delle donne iraniane per la libertà e che è rimasto relativamente in silenzio durante le recenti proteste popolari contro il regime iraniano, [1] ha distribuito sorprendentemente alle sue dipendenti il velo islamico invitandole a indossarlo. Secondo l’Evening Standard, una e-mail interna inviata allo staff diceva:
“Ti piacerebbe provare a indossare un hijab o capire perché le donne musulmane indossano il velo? Partecipa al nostro evento. Velo gratis per tutte quelle che decidono di indossarlo per tutto il giorno o parte della giornata. Le donne musulmane, insieme alle credenti di molte altre religioni, scelgono di portare l’hijab. Molte vi trovano liberazione, rispetto e sicurezza. #StrongInHijab. Join us for #WorldHijabDay”.
E questo mentre almeno 29 donne iraniane sono state arrestate per aver contestato l’uso dell’hijab, e probabilmente sono state sottoposte a stupri e ad altre torture, come avviene nelle carceri iraniane. Ciononostante, le parlamentari britanniche e lo staff del Foreign Office hanno celebrato iniquamente il velo come una sorta di strumento contorto di “empowerment femminile”.
L’episodio sopra citato non sorprende affatto: la Gran Bretagna è piena di alcuni degli esempi più sconcertanti di dhimmitudine. Gli stupri di massa di minori perpetrati in molte città inglesi da parte di bande musulmane vanno avanti da anni e le autorità ne sono a conoscenza, ma non mettono fine a questi crimini per paura di apparire “razzisti” o “islamofobi”.
La dhimmitudine emerge chiaramente anche negli sforzi compiuti dalle autorità britanniche per scusare o spiegare le consuetudini praticate dalle comunità musulmane britanniche. Il comandante della polizia Ivan Balchatchet, responsabile della lotta contro i crimini d’onore, le mutilazioni genitali femminili (MGF) e i matrimoni forzati, ha scritto di recente una lettera in cui afferma che il motivo per il quale non è stata ancora inflitta alcuna condanna nei confronti di coloro che praticano le MGF (che sono state dichiarate illegali nel 1985), nonostante si stimi che in Inghilterra e nel Galles 137 mila donne e ragazze hanno subito tali mutilazioni, è che il reato ha “numerose sfumature”. Balchatchet si è in seguito scusato per questa dichiarazione:
“Mi scuso per questa lettera (…) Le MGF sono l’orribile abuso di bambine. È inaccettabile che non ci siano stati casi perseguiti con successo. Occorre collaborazione, è qualcosa che deve cambiare”.
Allo stesso modo, secondo dati recenti, centinaia di casi di violenze “d’onore” e di matrimoni forzati che avvengono a Londra restano impuniti. Le cifre mostrano che tra il 2015 e il 2017, la polizia ha registrato 759 crimini “d’onore” e 256 matrimoni forzati solo nella capitale britannica – ma soltanto 138 persone sono finite sotto processo. Diana Nammi, direttrice esecutiva della Iranian & Kurdish Women’s Rights Organisation, che offre rifugio alle vittime, ha dichiarato:
“Ciò che rende il fenomeno così allarmante è che le cifre ottenute grazie alla trasparenza nella pubblica amministrazione mostrano che, allo stesso tempo, dal momento che i matrimoni forzati sono penalmente punibili dal 2014, molte più persone in pericolo chiedono aiuto”.
La dhimmitudine peraltro non porta “solo” a perpetrare diffusamente stupri su minori, mutilazioni genitali femminili e delitti “d’onore” davanti agli occhi deliberatamente ciechi delle autorità nazionali, ma anche a ostacolare gli sforzi antiterrorismo. In una recente intervista alla televisione di stato svedese Svt, Peder Hyllengren, un ricercatore dello Swedish Defense College, ha dichiarato:
“Diversamente da altri paesi europei, si rischia di essere considerati razzisti. Qui, tale questione è controversa quanto l’importanza che assume la lotta contro il nazismo e l’estremismo di destra. Ma in Svezia ci è voluto molto tempo prima di ammettere che parlare di jihadismo è come parlare di nazismo”.
Hyllengren è troppo severo con la Svezia: le misure contro il jihad sono state ostacolate dai leader occidentali ovunque subito dopo l’11 settembre, quando il presidente George W. Bush dichiarò che “l’Islam è pace”. Il presidente Obama ha rimosso ogni riferimento all’Islam nei manuali di addestramento dell’FBI che i musulmani consideravano offensivi. La premier britannica Theresa May ha affermato che l’Islam è una “religione di pace”. L’attuale leadership di New York City ha ammonito i newyorkesi, subito dopo l’attacco a Manhattan dell’ottobre 2017, a non collegare l’attentato terroristico all’Islam.
Più recentemente, Max Hill, un avvocato della Corona incaricato dal Parlamento britannico di guidare una commissione indipendente per la revisione delle leggi anti-terrorismo, ha affermato che è fondamentalmente “sbagliato” usare l’espressione “terrorismo islamista” per descrivere gli attacchi compiuti in Gran Bretagna e altrove. Secondo quanto riferito dall’Evening Standard, Max Hill ha detto che la parola terrorismo non dovrebbe essere collegata a “nessuna delle religioni del mondo”, piuttosto dovrebbe essere usata l’espressione “terrorismo ispirato dal Daesh”. L’anno scorso, Max Hill aveva opinato che alcuni jihadisti di ritorno dalla Siria e dell’Iraq avrebbero dovuto sottrarsi a qualsiasi azione giudiziaria perché “ingenui”.
In Germania, la dhimmitudine ora è un fenomeno talmente profondo che di recente il ministro della Famiglia ha affermato che le aggressioni sessuali da parte dei migranti musulmani potrebbero essere evitate invitando nel paese le madri e le sorelle degli immigrati islamici già arrivati in Germania. Questa è stata la risposta del ministro tedesco a una interrogazione presentata al Bundestag in merito a quali “concrete misure educative e di prevenzione del pericolo” il suo ministero stava pianificando per “proteggere e informare a lungo termine le donne e le ragazze degli attacchi fisici e sessuali potenzialmente fatali aumentati in misura sproporzionata e perpetrati dal 2015” da parte dei migranti. Ecco la patetica risposta del ministro:
“…Da un lato ciò riguarda gli alloggi in cui vivono i giovani rifugiati non accompagnati. E ovviamente (…) sì (…) anche la cultura maschilista dalla quale essi spesso provengono. (…) Nei loro paesi di provenienza, tale cultura non è tenuta nascosta e si tenta di parlarne, e ovviamente di influenzarli, è abbastanza ovvio. (…) Abbiamo qui la relazione di un esperto, il professor Pfeiffer, il quale fornisce dei punti di partenza molto precisi (…) noi dobbiamo lavorare con i giovani e sappiamo che i ricongiungimenti familiari sono importanti (…) lui [il professore] dice che la stessa cosa vale per i giovani uomini autoctoni e per quelli provenienti da altri paesi, sono più facili da gestire se hanno vicino a loro le madri e le sorelle”.
L’Europa è piena di altri esempi recenti di dhimmitudine, offerti da innumerevoli attori statali e commerciali. C’è stata la rimozione di un crocifisso da parte in un giudice tedesco che presiedeva un processo a carico di un afgano accusato di aver minacciato un altro musulmano che voleva convertirsi al Cristianesimo; il brand di abbigliamento H&M ha ritirato dei calzini dal mercato la cui stampa ricorderebbe la parola “Allah” scritta in arabo capovolta, dopo alcune lamentele da parte di musulmani; un tribunale francese ha fatto cadere le accuse di istigazione all’odio a carico di un sospetto omicida musulmano, che aveva confessato di aver ucciso la sua vicina di casa ebrea, una donna di 66 anni da lui torturata prima di essere defenestrata al grido di “Allahu Akbar”. Secondo quanto riferito, due anni prima dell’omicidio, l’uomo aveva chiamato “sporca ebrea” la figlia della vittima.
E la lista è lunga. Sheikh Yusuf Qaradawi, il leader spirituale dei Fratelli Musulmani, che ha affermato che l’Europa sarà conquistata non con la spada, ma con la dawa*, probabilmente non potrebbe essere più felice. L’Europa si genuflette per esaudire il suo desiderio.

[1] Il segretario agli Esteri Boris Johnson si è limitato a dire:
“…ci dovrebbe essere un dibattito significativo sulle questioni legittime e importanti, che i manifestanti stanno sollevando e speriamo che le autorità iraniane lo permettano. (…) Le persone dovrebbero essere in grado di avere la libertà di espressione e di manifestare pacificamente nel rispetto della legge. (…) Noi (…) chiediamo a tutti gli interessati di astenersi dalla violenza e di osservare gli obblighi internazionali sui diritti umani”.

(Gatestone Institute, 7 aprile 2018 – trad. Angelita La Spada)

* Seguirà prossimamente post esplicativo

Ne ho scelto uno, che denuncia una situazione che si va facendo via via più insostenibile – come del resto ho ripetutamente documentato con testimonianze e video – mostrando alcuni esempi, ma se ne potrebbero fare mille altri. Poi, con governi e sinistre che condannano all’ostracismo, quando non peggio, non solo chi grida al lupo ma anche chi si permette educatamente di dire scusate, mi è semblato di vedele un lupo, o che provvede a informare che il lupo si nutre abitualmente di carne, meravigliamoci che la gente si butta a destra. (I sistemi proposti dalle destre per risolvere o almeno arginare il problema non vi piacciono? Benissimo: alzate le chiappe e trovate voi qualcosa di meglio, invece di scaldare i cuscini delle vostre poltrone coi vostri nobili deretani e blaterare a vanvera)

barbara

AGGIORNAMENTO
Il settimanale francese Le Point è stato a Molenbeek, Bruxelles, a incontrare i fondatori di un partito islamico il cui nome è l’acronimo di Integrità, Solidarietà, Libertà, Autenticità, Moralità. Detto così sembrerebbe il programma di molti partiti italiani. Ma questo – che alle ultime municipali ha preso il 4 per cento – propone la sharia (legge di Allah) in una indefinita forma occidentale che prevede bus separati per uomini e donne (in rimedio alle molestie), la proibizione del consumo degli alcolici, il velo per le donne ammesso in tutti i luoghi pubblici, la reintroduzione della pena di morte. Il resto verrà, secondo i proclami, ma tanto basta per porre la democrazia di fronte al suo eterno dilemma: fino a quale punto la tolleranza può accettare partiti che negano le basi della tolleranza? Fino a quale punto può estendere la libertà di opinione, con la prospettiva che evolva in azione liberticida? Il partito islamico spaventa perché è un nemico che viene da fuori, mentre riteniamo di avere gli anticorpi per combattere i nemici interni, individuati solamente negli eredi delle tradizioni totalitarie del Novecento. Ed è un errore gravissimo. Anche i nostri partiti, quasi tutti, si ripromettono apertamente di indebolire i capisaldi della democrazia occidentale, dalla presunzione di innocenza alla libertà di mandato (cioè la libertà dei parlamentari di dissentire dal capo), e lo fanno in un tripudio di elettori interessati a sistemare le cose nei modi più bruschi. Ecco, se il nemico esterno vincerà, sarà perché avrà già vinto il nemico interno.
Mattia Feltri, La Stampa

PICCOLO PROMEMORIA

Che male non fa.

Sangue, morte e terrore: gli attentati in Europa dal 2012 a oggi

Di seguito una scheda che ripercorre i principali attentati che hanno colpito l’Europa dal 2012 a oggi: dagli attacchi di Tolosa a quello al mercatino di Natale a Berlino, passando per Parigi, Bruxelles, Nizza, Rouen, tutti gli attacchi dell’estate del 2016 in Germania, fino ad arrivare agli attentati di Westminster, San Pietroburgo, Stoccolma, Manchester, Londra e oggi a Barcellona.

2012, ATTACCHI DI MOHAMMED MERAH A TOLOSA E MONTAUBAN
Il 22 marzo 2012 fu ucciso in un raid delle forze speciali francesi a Tolosa il 23enne di origini algerine Mohammed Merah. Era responsabile degli omicidi di sette persone avvenuti nello stesso mese fra Tolosa e Montauban: l’11 marzo aveva ucciso a Tolosa un parà francese, il 15 marzo altri due paracadutisti in una sparatoria davanti a un bancomat a Montauban e il 19 marzo un rabbino e tre bambini nell’attacco davanti alla scuola ebraica di Tolosa.

2014, ATTACCO AL MUSEO EBRAICO DI BRUXELLES
Un filo rosso lega la Francia all’attacco al museo ebraico e alla sinagoga di Bruxelles avvenuto il 24 maggio del 2014, alla vigilia delle elezioni europee, in cui morirono quattro persone. Per l’attentato, infatti, fu arrestato Mehdi Nemmouche, 29enne della città di Roubaix, nel nord della Francia e vicino al confine con il Belgio. Il giovane venne fermato il 30 maggio durante un controllo di dogana in una stazione di treni e bus a Marsiglia. Gli inquirenti spiegarono che l’uomo era stato in Siria per circa un anno ed era poi rientrato in Francia. Al momento dell’arresto gli era stato trovato un lenzuolo bianco con scritto il nome del gruppo estremista islamico ‘Stato islamico dell’Iraq e del Levante’ (che poi a giugno annunciò la sua trasformazione in Stato islamico, noto con gli acronimi Isis e Isil).

GENNAIO 2015, CHARLIE HEBDO E HYPERCACHER
Il 7 gennaio 2015 i fratelli Kouachi, francesi di origine algerina, fecero irruzione nella sede del settimanale satirico Charlie Hebdo noto per le vignette su Maometto e uccisero 12 persone. Ne seguì una caccia all’uomo, che si concluse solo il 9 gennaio con la loro uccisione in un raid delle forze speciali francesi dopo che i fratelli si barricarono in una tipografia a Dammartin en Goele. Intanto anche Amedy Coulibaly fece delle vittime: il giovane l’8 gennaio uccise una poliziotta a Montrouge, vicino Parigi, e poi il 9 gennaio si barricò nel supermercato Hypercacher di Porte de Vincennes a Parigi, prendendo degli ostaggi. Il bilancio della crisi degli ostaggi al supermercato fu di quattro morti e anche Coulibaly fu ucciso. Gli attacchi dei fratelli Kouachi e di Coulibaly erano legati: il giovane chiese infatti la liberazione dei fratelli in cambio del rilascio degli ostaggi dell’Hypercacher.

14 LUGLIO 2015, NIZZA
Il 14 luglio a Nizza un camion travolge la folla che si allontanava dopo i fuochi d’artificio dei festeggiamenti della festa della Repubblica lungo la Promenade des Anglais, causando 86 morti. Alla guida del camion c’era il tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel, di origini tunisine e che abitava a Nizza, ucciso dagli agenti nel tentativo di fermare la sua corsa sulla Promenade.

NOVEMBRE 2015, PARIGI E BATACLAN
La sera del 13 novembre del 2015 una serie senza precedenti di attentati provoca almeno 129 morti e altri 350 feriti a Parigi. I terroristi colpiscono sei diverse zone della città il venerdì sera: fra queste lo Stade de France, dove era in corso l’amichevole di calcio Francia-Germania, e ristoranti e bar nel decimo e nell’undicesimo arrondissement. Il maggior numero di morti, 89, viene registrato nella sala concerti Bataclan, soldout per il concerto del gruppo rock americano “Eagles of death metal”. Il 14 novembre l’Isis rivendica l’attentato.

22 MARZO 2016, AEROPORTO E METRO BRUXELLES
La mattina del 22 marzo due esplosioni avvengono all’aeroporto di Bruxelles Zaventem e poco dopo un’esplosione si verifica nella stazione della metropolitana di Maelbeek. Il bilancio è di 32 morti, più i tre kamikaze (due in aeroporto e uno nella metro), e oltre 300 feriti. Anche in questo caso l’attacco è stato rivendicato dallo Stato islamico. I due kamikaze di Zaventem erano Najim Laachraoui e Ibrahim El Bakraoui; il terzo kamikaze di Bruxelles è invece il fratello di quest’ultimo, Khalid El Bakraoui, che si è fatto esplodere alla fermata della metro di Maelbeek. In aeroporto c’era anche un terzo uomo, detto ‘uomo con il cappello’ perché compariva nelle immagini delle telecamere di sicurezza con un cappello, che è risultato successivamente essere Mohamed Abrini. Arrestato l’8 aprile, Abrini era super ricercato già dopo gli attacchi del 13 novembre a Parigi in quanto ritenuto complice di Salah Abdeslam. Con Salah era stato ripreso dalle telecamere di sicurezza due giorni prima degli attacchi nella capitale francese, cioè l’11 novembre, in una pompa di benzina a Ressons, lungo l’autostrada in direzione di Parigi. È lui che era al volante della Renault Clio usata poi per gli attentati di Parigi, e le sue impronte digitali e tracce del suo Dna erano poi state trovate in due appartamenti di Schaerbeek.

18 LUGLIO 2016, ATTACCO SU TRENO A WUERZBURG
Il 18 luglio scorso in Germania un 17enne richiedente asilo aggredisce con un’ascia i passeggeri di un treno regionale all’altezza di Würzburg, ferendo quattro persone prima di essere ucciso dagli agenti. Nella stanza del giovane assalitore viene trovata una bandiera dello Stato islamico dipinta a mano: l’Isis rivendica l’attacco e, tramite l’agenzia di stampa Amaq, diffonde un video in cui il giovane brandisce un coltello e minaccia che intende usarlo per massacrare infedeli e vendicare la morte di uomini, donne e bambini nei Paesi musulmani.

22 LUGLIO 2016, MONACO
Il 22 luglio del 2016 un 18enne tedesco-iraniano con doppia cittadinanza apre il fuoco a Monaco di Baviera poco prima delle 18 nella zona del centro commerciale Olympia Einkaufszentrum (Oez), vicino allo Stadio olimpico, uccidendo nove persone, e poi si suicida. L’attacco avvenne nel giorno del quinto anniversario del massacro di Oslo e Utoya, compiuto il 22 luglio del 2011 dall’estremista norvegese di destra xenofobo Anders Behring Breivik, in cui furono uccise 77 persone. È venuto fuori che il killer di Monaco era un fan di Brevik: uno studente ossessionato dalla violenza e dalle stragi, con problemi mentali ma senza alcun legame con il terrorismo o l’estremismo islamista.

24 LUGLIO 2016, KAMIKAZE AD ANSBACH IN BAVIERA
Il 24 luglio un 27enne siriano, richiedente asilo, si fa esplodere nel centro di Ansbach, in Baviera, durante un festival musicale, ferendo 15 persone.

26 LUGLIO 2016, ROUEN
Il 26 luglio del 2016 due assalitori entrano durante la messa mattutina nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray, vicino Rouen, e sgozzano padre Hamel mentre celebra. I due, Adel Kermiche e Abdel Malik Petitjean, vengono poi uccisi in un’operazione delle forze di sicurezza.

19 DICEMBRE 2016, MERCATINO DI NATALE DI BERLINO
La sera del 19 dicembre, lunedì, un camion si lancia sulla folla del mercatino di Natale di Berlino, provocando 12 morti. Per il caso è ancora ricercato un tunisino richiedente asilo in Germania di 24 anni, identificato come Anis Amri.

22 MARZO 2017, LONDRA, WESTMINSTER
Un assalitore, Khalid Masood, si è lanciato con un’auto sulla folla di pedoni sul ponte di Westminster, e poi ha passato la cancellata del Parlamento accoltellando a morte un poliziotto, prima di essere ucciso dagli agenti. Il bilancio complessivo è salito oggi a sei morti, compreso l’attentatore, dal momento che è deceduta Andreea Cristea, la donna romena che era caduta nel Tamigi in seguito all’attacco. Considerato l’azione di un lupo solitario, l’attacco si è verificato nel giorno del primo anniversario degli attentati a Bruxelles.

3 APRILE 2017, SAN PIETROBURGO
Un kamikaze, identificato come il cittadino russo Akbarzhon Jalilov nato in Kirghizistan, si fa esplodere nella metro di San Pietroburgo, la seconda città più grande della Russia. Il bilancio è di almeno 14 morti.

7 APRILE 2017, STOCCOLMA
È di almeno tre morti e otto feriti, stando ai dati della polizia svedese, il bilancio dell’attacco avvenuto a Stoccolma, dove un camion ha investito i passanti sulla Drottninggatan, la principale via pedonale della città. La situazione è ancora in evoluzione e si teme che il bilancio possa aggravarsi.

22 MAGGIO 2017, MANCHESTER
Un kamikaze si è fatto esplodere a Manchester al termine del concerto della cantante americana Ariana Grande nella Manchester Arena, causando la morte di 22 persone, soprattutto giovani.

3 GIUGNO 2017, LONDRA
Un van bianco investe pedoni a London Bridge circa alle 22 ora locale; poi tre uomini escono fuori dal van e accoltellano persone nei pressi di Borough Market. La polizia ha fatto sapere che i tre, successivamente uccisi, indossavano falsi giubbotti esplosivi. Il bilancio è di otto morti e 48 feriti.

17 AGOSTO 2017, BARCELLONA
Un van bianco ha investito i pedoni che camminavano su Las Ramblas, nel centro di Barcellona. Il bilancio ufficiale è al momento di 13 morti e oltre 50 feriti. La polizia ha effettuato un arresto.

(Il Tempo, 19 agosto 2017)

I principali, come è detto nell’introduzione: non tutti, che verrebbe un articolo lungo un chilometro. E il sindaco di Barcellona, signora Ada Colau Ballano, per “difendere le nostre comunità dal razzismo e dal fascismo” si rifiuta di mettere barriere sulle Ramblas. Comprensione decisamente migliore della situazione ha mostrato di avere il rabbino capo di Barcellona Meir Bar-Hen.


«Gli ebrei via dalla Spagna prima che sia troppo tardi»

L’amaro appello del Rabbino capo di Barcellona Meir Bar-Hen

«La nostra comunità è condannata. Questo posto è perso … Meglio andare via prima che sia troppo tardi». Meir Bar-Hen, Rabbino capo di Barcellona e della Catalogna, ha usato parole dure nel commentare l’attentato terroristico sulla rambla. Parlando con la Jewish Telegraph Agency prima del riposo sabbatico e precisando di farlo a titolo personale e non per tutti i membri della sua comunità, il Rabbino ha incoraggiato i suoi correligionari a lasciare la Spagna, definita «un hub del terrorismo islamico per tutta l’Europa» per anni prima dei recenti attacchi. «Gli ebrei – ha spiegato riferendosi alla città e alla regione – non sono qui in maniera permanente. Ho detto ai miei fedeli: non pensate di essere qui per sempre. E li ho incoraggiati a comprare proprietà in Israele. Questo posto è perso. Non ripetete lo sbaglio degli ebrei di Algeria e Venezuela. Meglio andare via prima che sia troppo tardi».
I motivi dell’attuale situazione per il Rabbino sono chiari. Una parte del problema, a suo giudizio, è stato svelato dagli attacchi di Barcellona e poi di Cambrils: la presenza di una grande comunità musulmana con «frange radicali. Una volta che queste persone vivono in mezzo a te – ha spiegato ancora riferendosi ai responsabili degli attentati e ai loro sostenitori – è difficile liberarsene. Diventano sempre più forti». E alla domanda se il suo ragionamento si potesse applicare all’intera Europa, ha risposto che «l’Europa è persa». Ma c’è anche la riluttanza delle autorità a confrontarsi con tutto questo. Il Rabbino ha citato la decisione del governo di consentire a Leila Khaled, palestinese condannata per aver partecipato nel 1969 al dirottamento di un aereo della Twa, di entrare nel paese per una Fiera di libri. Ciò mostra che le autorità’ «non comprendono la natura del terrorismo».

(Il Tempo, 20 agosto 2017)

E che l’Europa sia ormai persa, lo penso anch’io. E non solo per gli ebrei.

barbara

 

IN RICORDO DI GIOVANNI SARTORI

scomparso qualche giorno fa all’età di quasi novantatre anni, e lucidissimo fino alla fine.

Sartori: “Ecco perché integrare l’Islam resta soltanto un’illusione”
Giovanni Sartori, fiorentino, 91 anni (quasi 92), considerato fra i massimi esperti di scienza politica a livello internazionale, da anni è attento osservatore dei temi-chiave di oggi: immigrazione, Islam, Europa.

Professore su queste parole si gioca il nostro futuro
«Su queste parole si dicono molte sciocchezze».

Su queste parole, in Francia, intellettuali di sinistra ora cominciano a parlare come la destra. Dicono che il multiculturalismo è fallito, che i flussi migratori dai Paesi musulmani sono insostenibili, che l’Islam non può integrarsi con l’Europa democratica…
«Sono cose che dico da decenni».

Anche lei parla come la destra?
«Non mi importa nulla di destra e sinistra, a me importa il buonsenso. Io parlo per esperienza delle cose, perché studio questi argomenti da tanti anni, perché provo a capire i meccanismi politici, etici e economici che regolano i rapporti tra Islam e Europa, per proporre soluzioni al disastro in cui ci siamo cacciati».

Quale disastro?
«Illudersi che si possa integrare pacificamente un’ampia comunità musulmana, fedele a un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso, con la società occidentale democratica. Su questo equivoco si è scatenata la guerra in cui siamo».

Perché?
«Perché l’Islam che negli ultimi venti-trent’anni si è risvegliato in forma acuta – infiammato, pronto a farsi esplodere e assistito da nuove tecnologie sempre più pericolose – è un Islam incapace di evolversi. È un monoteismo teocratico fermo al nostro Medioevo. Ed è un Islam incompatibile con il monoteismo occidentale. Per molto tempo, dalla battaglia di Vienna in poi, queste due realtà si sono ignorate. Ora si scontrano di nuovo».

Perché non possono convivere?
«Perché le società libere, come l’Occidente, sono fondate sulla democrazia, cioè sulla sovranità popolare. L’Islam invece si fonda sulla sovranità di Allah. E se i musulmani pretendono di applicare tale principio nei Paesi occidentali il conflitto è inevitabile».

Sta dicendo che l’integrazione per l’islamico è impossibile?
«Sto dicendo che dal 630 d.C. in avanti la Storia non ricorda casi in cui l’integrazione di islamici all’interno di società non-islamiche sia riuscita. Pensi all’India o all’Indonesia».

Quindi se nei loro Paesi i musulmani vivono sotto la sovranità di Allah va tutto bene, se invece…
«…se invece l’immigrato arriva da noi e continua ad accettare tale principio e a rifiutare i nostri valori etico-politici significa che non potrà mai integrarsi. Infatti in Inghilterra e Francia ci ritroviamo una terza generazione di giovani islamici più fanatici e incattiviti che mai».

Ma il multiculturalismo…
«Cos’è il multiculturalismo? Cosa significa? Il multiculturalismo non esiste. La sinistra che brandisce la parola multiculturalismo non sa cosa sia l’Islam, fa discorsi da ignoranti. Ci pensi. I cinesi continuano a essere cinesi anche dopo duemila anni, e convivono tranquillamente con le loro tradizioni e usanze nelle nostre città. Così gli ebrei. Ma i musulmani no. Nel privato possono e devono continuare a professare la propria religione, ma politicamente devono accettare la nostra regola della sovranità popolare, altrimenti devono andarsene».

Se la sente un benpensante di sinistra le dà dello xenofobo.
«La sinistra è vergognosa. Non ha il coraggio di affrontare il problema. Ha perso la sua ideologia e per fare la sua bella figura progressista si aggrappa alla causa deleteria delle porte aperte a tutti. La solidarietà va bene. Ma non basta».

Cosa serve?
«Regole. L’immigrazione verso l’Europa ha numeri insostenibili. Chi entra, chiunque sia, deve avere un visto, documenti regolari, una identità certa. I clandestini, come persone che vivono in un Paese illegalmente, devono essere espulsi. E chi rimane non può avere diritto di voto, altrimenti i musulmani fondano un partito politico e con i loro tassi di natalità micidiali fra 30 anni hanno la maggioranza assoluta. E noi ci troviamo a vivere sotto la legge di Allah. Ho vissuto trent’anni negli Usa. Avevo tutti i diritti, non quello di voto. E stavo benissimo».

E gli sbarchi massicci di immigrati sulle nostre coste?
«Ogni emergenza ha diversi stadi di crisi. Ora siamo all’ultimo, lo stadio della guerra – noi siamo gli aggrediti, sia chiaro – e in guerra ci si difende con tutte le armi a disposizione, dai droni ai siluramenti».

Cosa sta dicendo?
«Sto dicendo che nello stadio di guerra non si rispettano le acque territoriali. Si mandano gli aerei verso le coste libiche e si affondano i barconi prima che partano. Ovviamente senza la gente sopra. È l’unico deterrente all’assalto all’Europa. Due-tre affondamenti e rinunceranno. Così se vogliono entrare in Europa saranno costretti a cercare altre vie ordinarie, più controllabili».

Se la sente uno di quegli intellettuali per i quali la colpa è sempre dell’Occidente…
«Intellettuali stupidi e autolesionisti. Lo so anch’io che l’Inquisizione è stata un orrore. Ma quella fase di fanatismo l’Occidente l’ha superata da secoli. L’Islam no. L’Islam non ha capacità di evoluzione. È, e sarà sempre, ciò che era dieci secoli fa. È un mondo immobile, che non è mai entrato nella società industriale. Neppure i Paesi più ricchi, come l’Arabia Saudita. Hanno il petrolio e tantissimi soldi, ma non fabbricano nulla, acquistano da fuori qualsiasi prodotto finito. Il simbolo della loro civiltà, infatti, non è l’industria, ma il mercato, il suq».

Si dice che il contatto tra civiltà diverse sia un arricchimento per entrambe.
«Se c’è rispetto reciproco e la volontà di convivere sì. Altrimenti non è un arricchimento, è una guerra. Guerra dove l’arma più potente è quella demografica, tutta a loro favore».

E l’Europa cosa fa?
«L’Europa non esiste. Non si è mai visto un edificio politico più stupido di questa Europa. È un mostro. Non è neppure in grado di fermare l’immigrazione di persone che lavorano al 10 per cento del costo della manodopera europea, devastando l’economia continentale. Non è questa la mia Europa».

Qual è la sua Europa?
«Un’Europa confederale, composta solo dai primi sei/sette stati membri, il cui presidente dev’essere anche capo della Banca europea così da avere sia il potere politico sia quello economico-finanziario, e una sola Suprema corte come negli Usa. L’Europa di Bruxelles con 28 Paesi e 28 lingue diverse è un’entità morta. Un’Europa che vuole estendersi fino all’Ucraina… Ridicolo. Non sa neanche difenderci dal fanatismo islamico».

Come finirà con l’Islam?
«Quando si arriva all’uomo-bomba, al martire per la fede che si fa esplodere in mezzo ai civili, significa che lo scontro è arrivato all’entità massima».

Grazie a Toscano irriverente, che mi fa sempre trovare il lavoro già fatto.
Alle parole di Sartori, nessun commento: ha già detto tutto, in maniera che più chiara e lucida non si saprebbe.

barbara

 

IL VECCHIO CONTINENTE IMMOBILE MESSO IN GINOCCHIO DAI RIFUGIATI

di Gian Micalessin

L’ Europa paradigma del caos, della cancellazione della sovranità e della fine dello stato nazionale. È questo il tema centrale del «cinguettio» con cui Donald Trump risponde ai propri detrattori. Per capirne la profondità basta ricordare che i concetti di «stato nazionale» e di «sovranità» sanciti dalla pace di Westfalia del 1649 rappresentano da oltre 350 anni le fondamenta dell’ordine europeo.
Fondamenta fatte traballare per la prima volta da una Merkel pronta a cancellare i confini dell’Europa pur di garantire la libera circolazione di quel milione e passa di migranti senza documenti e identità affacciatisi ai confini orientali del continente nel settembre 2015.
Il caos generato da una Cancelliera alla ricerca di visibilità umana e «umanitaria» è purtroppo insito nel modello di Unione europea disegnato dall’alleanza di burocrati ed elite finanziarie sovranazionali, interessati non tanto alla sicurezza della popolazione e agli interessi degli stati, ma alla nascita di fiacchi modelli sovranazionali, come appunto Bruxelles, garanti dell’interesse dei grandi complessi economici. Il lussemburghese Jean-Claude Junker, promosso a capo della Commissione Ue dopo aver trasformato il Granducato in paradiso fiscale al servizio di aziende intente a eludere le tasse nazionali ne è l’esempio perfetto. Come lo è la Grecia sacrificata nel nome della sopravvivenza delle banche francesi e tedesche. I fronti della sicurezza e dell’identità nazionali sono però quelli su cui questo modello perverso di Europa produce le degenerazioni peggiori.
Un fronte in cui s’iscrive il caos della Turchia considerata arbitrariamente parte auspicabile di un consesso di nazioni essenzialmente cristiane, democratiche e liberali. Tre concetti difficilmente applicabili a un Paese islamico governato da un Erdogan uscito dalle fila della Fratellanza Musulmana. Eppure nel nome di quell’illusione l’Europa chiude gli occhi sui 5mila volontari jihadisti partiti dalle proprie capitali e transitati, dal 2012 fino a fine 2015, attraverso l’aeroporto di Istanbul prima di unirsi alle milizie dello Stato Islamico. Nel nome della stessa illusione finge, nell’estate 2015, di non vedere la «manina» di Erdogan intento a spalancare i cancelli dell’Egeo a oltre un milione di profughi pronti a cancellare la sovranità nazionale dei Paesi europei. Un caos pagato non solo con i 6 miliardi di euro versati all’«alleato» Erdogan per sigillare la rotta balcanica, ma anche con il sangue dei cittadini europei caduti a Parigi, Bruxelles Nizza e nelle altre piazze colpite dal terrore islamista. Perché dalla rotta balcanica sono transitati non solo due degli attentatori fattisi saltare a Parigi il 13 novembre 2015, ma anche le migliaia di estremisti, mescolati ai rifugiati, andati ad alimentare l’humus dell’estremismo fondamentalista. Un humus peraltro ben concimato dal compiaciuto autolesionismo dell’Ue.
Un’Unione intenta a spendere calde lacrime per i ribelli al qaidisti arroccati ad Aleppo Est e a sanzionare invece quella Russia di Putin trasformatasi, grazie alla latitanza dell’America di Obama, nell’unico alleato contro il terrorismo jihadista. In questa malata e masochistica ideologia sovranazionale s’iscrive la confusione tra «solidarietà» e «mancanza di controlli» a cui pretendiamo s’adegui l’America di Donald Trump. Per comprenderlo torniamo ai due kamikaze arrivati a Parigi il 13 novembre 2015 dopo esser sbarcati da un gommone con a bordo 198 migranti approdato all’isola greca di Leros il 13 ottobre 2015. Fu la mancanza di controlli voluta nel nome dell’immediata e pronta accoglienza predicata dalla Merkel e da tanti professionisti del «buonismo» a permettere che le due bestie arrivassero indisturbate a Parigi.
Ed è la negazione dell’identità cristiana predicata da quest’Europa a impedirci di capire quanto importante sia la svolta di un Trump deciso ad accogliere prima di ogni altro i nostri correligionari in fuga dalle persecuzioni. In nome di quel paradossale rifiuto della nostra identità noi europei rinneghiamo chi prega il nostro stesso Dio per difendere l’arrivo nelle nostre città di rifugiati portatori di contrasti sociali e di estremisti islamici pronti a contestare, se non a distruggere, il nostro modello di civiltà. E in questo cieco furore autodistruttivo alimentato da euroburocrati ligi ai regolamenti, ma indifferenti ai valori nazionali e religiosi, riusciamo non solo a scordare l’ordine di Westfalia, ma persino ad attribuire la stessa dignità religiosa al Cristianesimo e a un Islam ancora incapace di cancellare dai propri testi le dottrine dell’odio. A dimenticare che dall’ideale cristiano scaturisce non solo la compassione per chi fugge dalle guerre, ma anche quella civiltà delle regole indispensabile per garantire la convivenza e il rispetto dell’altro. Un’amnesia esistenziale che ha trasformato l’Europa nella patria del caos perfetto.
(Il Giornale, 30 gennaio 2017)

Prima considerazione: a qualcuno potrà dare fastidio l’espressione “radici cristiane”. Dovremmo tuttavia renderci conto che non stiamo parlando di fede religiosa bensì di cultura. Non stiamo parlando del credere o non credere alla verginità della Madonna, o dell’obbligo di andare a messa la domenica, bensì dell’essere convinti che uomini e donne hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri, che la democrazia è un valore, che la libertà di pensiero parola e stampa non è negoziabile, che il vestito da indossare oggi lo decido io, non l’ayatollah.
Seconda considerazione: chi scappa da una guerra, da che mondo e mondo, attraversa la frontiera e si ferma lì, in attesa di poter tornare. E si porta dietro moglie e figli, perché è prima di tutto per mettere in salvo loro che sta scappando. Quindi chi si mette su un barcone, pagando oltretutto migliaia di dollari per mettercisi, per spostarsi di diecimila chilometri, e non si porta dietro donne e bambini, e magari si porta invece dietro lo smartphone ultima generazione, NON sta scappando una guerra – e con tutta probabilità neache dalla miseria – quindi NON abbiamo una sola ragione umanitaria per accoglierlo in casa nostra. Meno che mai per usare i nostri mezzi e i nostri soldi per andarlo a prendere a casa sua.
E poi beccati questo.
camion
barbara

SAI COSA MI SEMBRANO?

Quelli che al risultato del referendum inglese stanno reagendo in maniera isterica.
Quelli che profetizzano (augurano?) sfracelli economici e sociali.
Quelli che fanno del sarcasmo su immaturità/ignoranza/vecchiaia/dabbenaggine/allocchitudine dei votanti.
Quelli che lanciano insulti come pallottole – sperando che il nemico venga colpito al cuore.
Quelli che si sono fatti cogliere da furibondi attacchi di ulcera e ci stanno sputando addosso tutto l’acido in eccesso.
Quelli. Sai cosa mi sembrano? Mi sembrano quei bambini ancora nella fase del pensiero magico con cui gli adulti accettano di giocare a carte ma poi non li lasciano vincere e allora buttano via rabbiosamente le carte e gridano isterici “con te non gioco più”. Identici.

Aggiungo che un parlamento europeo che dedica una standing ovation all’organizzatore e finanziatore della strage alle Olimpiadi di Monaco, dittatore corrotto, diffusore di odio e mandante di terrorismo, merita di essere fatto affogare in un letamaio. Già solo per questo.

Poi c’è tutto il resto, per il quale dubito che basterebbero tutti i letamai del pianeta. E visto che sei arrivato fin qui vai a leggere anche questo. E se non hai tempo o voglia di leggerlo tutto, ti metto io qui il passo a mio avviso più importante:

E però dicono di restare attaccati all’ideale europeo che è buono, e magari, come Saviano, si rifanno all’ideale di Spinelli e del suo manifesto di Ventotene. Be’, vi invito a leggerlo (lo trovate qui http://novara.anpi.it/attivita/2015/manifesto%20di%20ventotene.pdf ). se non avete pazienza, vi suggerisco di leggere solo l’ultima parte. Vi troverete frasi come questa: “[Il partito rivoluzionario europeo] attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto, non da una preventiva consacrazione da parte della ancora inesistente volontà popolare, ma nella sua coscienza di rappresentare le esigenze profonde della società moderna. Dà in tal modo le prime direttive del nuovo ordine, la prima disciplina sociale alle nuove masse. Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato e attorno ad esso la nuova democrazia.” Insomma, l’europeismo nasce stalinista e totalitario, con la pretesa di “dirigere le masse”, che è rimasta agli euro-burocrati di oggi, privi di rappresentanza democratica e totalmente autoreferenziali. Nasce esplicitamente contro i popoli e le culture nazionali, giudicate reazionarie e fascisteggianti. L’unione europea si fonda su un’ideologia di disprezzo per i concreti cittadini europei e le loro culture, su un ennesimo utopismo della rifondazione per via politica dell’uomo nuovo, che nel caso europeo recente porta a un tacito ma effettivo tentativo di rimescolamento demografico per depotenziare le culture tradizionali.

Già: chissà se tutti i soloni che nominano Spinelli a ogni piè sospinto, hanno mai avuto l’idea di leggerlo.

barbara

DA INCORNICIARE

desiriel
Sarò limitato io che non faccio parte delle famose elìte ma se da anni ad ogni voto, referendum, elezione o lotteria a sorteggio da Lisbona al Baltico tutti i popoli (l’Austria non conta perché hanno truccato i conti – Stalin diceva che le elezioni non le decide chi vota ma chi conta i voti) votano sistematicamente contro l’Europa, i Trattati Europei e qualsiasi cosa abbia a che fare con decisioni prese dall’Europa, qualche motivo ci sarà ?
Invece niente. Come automi dell’era Brezneviana eccoli lì tutti a ripetere il solito mantra (“ci vuole più Europa”) del Partito Unico: Popolari, Socialisti / Socialdemocratici, Liberali tutti insieme, tutti uguali, ormai non governano, non decidono, non guidano gli eventi come dovrebbe fare una vera dirigenza politica. Vanno al traino di lobbisti, BCE e banche complici, Obama, superburocrati, trattati sempre più convulsi, ottusi e incomprensibili per inerzia. Negoziano il TTIP in segreto e una Malmstrom qualsiasi si permette di rispondere a chi le porta milioni di firme contrarie che lei “non risponde ai popoli europei”.
Non riescono più a vincere nemmeno le elezioni per i rappresentanti di gestione della spazzatura del quartiere, fanno ovunque Grandi Coalizioni che giorno dopo giorno si squagliano come neve al sole (soprattutto i socialisti).
E nonostante che abbiano ancora in mano le leve del potere e del ricatto, che abbiano dalla loro parte la propaganda del 90% dei mass-media ideologizzati e compiacenti, che da anni mandino avanti il terrorismo psicologico del “Extra UE nulla salus”, l’Armageddon e il cul-de-sac in cui loro per primi ci hanno ficcato fregandosene.
La Brexit meritava anche solo per questo: vedere personaggi come Juncker e Schultz in piena crisi di panico che minacciano il popolo che da solo ha tenuto testa all’Invincible Armada, a Napoleone e a Hitler. Se c’è una cosa che un grande corpo politico non può permettersi è la farsa e il senso del ridicolo. (qui)

Come si suol dire: condivido anche le virgole.

barbara

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