ANCHE OGGI FIGURE

Con qualche commento. E iniziamo con la cronaca estera, partendo dall’Iran

Hananya Naftali
iran proteste
Ecco come il regime islamico in Iran ha a che fare con i manifestanti – o sparategli sul posto o eseguirli più tardi.
Dov’è l’ONU? Dove sono le organizzazioni per i diritti umani? Questi giovani non sono ancora stati giustiziati. Hanno bisogno della nostra voce. Gli iraniani hanno bisogno della nostra voce.

Proseguendo con la solita, immancabile Cina e la collaborazionista Botteri,
botteri fake
continuando col Libano
missili Libano
e approdando infine a New York, dove qualcuno giustamente si preoccupa
libertà piange
E veniamo in casa nostra, col sindaco più simpatico ed efficiente del pianeta

Il fantastico mondo di De Magistris

Sembra una foto del 2010 e invece è di oggi dal Cavone sopra piazza Dante.
Napoli De Magistris
Grazie sindaco, scegliendo una decoratrice di dolci come capo di Asia stiamo vedendo degli ottimi risultati soprattutto adesso in emergenza Covid, con la città piena di immondizia, i negozi che non riaprono e i turisti che non tornano più. Sei il fenomeno della politica che Napoli meritava dopo l’eruzione del Vesuvio e il colera. Grazie per questi splendidi anni!

passando per l’attivista più simpatico della galassia che guida gli squamo-pinnati più simpatici della galassia

Attilio Fontana

Sui canali delle Sardine è stato postato il video dell’arresto di un ‘innocuo’ ragazzo con una ricostruzione non verificata: fermato da 5 agenti perché di colore e senza mascherina. (nell’immagine vedete le scritte)
sardine fake
Era una #FakeNews.

La realtà è diversa: il 25enne del Mali aveva scavalcato i tornelli urlando e spaventando i passeggeri, con sé aveva un coltello e permesso di soggiorno scaduto da un anno.
Grazie alle Forze dell’Ordine, sono intervenute con prontezza, non contro ad una persona per il colore della pelle ma perché identificato come fonte di pericolo verso gli altri.

per arrivare al presidente del consiglio più simpatico ed efficiente e geniale di tutte le galassie
1 Conte Orban
2 scadenze
3 appello mattarella
(clic per leggere l’articolo)
4 tossico
5 misure
e con questa sconfiniamo con la cosiddetta emergenza, molto cosiddetta
6 Zangrillo
(clic)
Ricordando che Zangrillo è uno dei pochissimi che i medici considerano attendibile, dal momento che non è uno che sta chiuso dei laboratori e va poi in televisione a fare la bella statuina, bensì un medico che è stato in prima linea come loro, e oltre a quello che dice lui ci sarebbe anche questo
7 fine emergenza
e questo
8 esperti
che è comunque quello che da oltre due mesi stiamo vedendo tutti noi coi nostri occhi, ma lui, il primo ministro bello ed elegante e affascinante che fa tremare il culo a un sacco di donne e io, lasciatemelo dire, le donne non le capirò mai, non demorde, figuriamoci se demorde, perché le sue risorse sono infinite.
9 cercasi infetti
10 ondata 2 programmata
Nel frattempo in giro per il Paese
11 chiusura
ma lui non può occuparsi di queste scemenzine perché ha ben altri progetti, lui, ben altre priorità
12 cittadinanza
(clic)

Aggiungo questa cosa che non c’entra niente, che ho visto per caso qualche ora fa, per la quale mi mancano le parole per commentare. Si riferisce a un evento tenuto alla fine dello scorso anno in memoria di Giancarlo Siani:

Il prefetto di Napoli, Carmela Pagano, ha letto invece un messaggio del ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese: “Oggi avrebbe 60 anni e di sicuro sarebbe un giornalista affermato e ascoltato. Il suo sacrificio sia esempio ai giovani”.

Cioè, per un ragazzo che, sapendo perfettamente che cosa stava rischiando, ha continuato a denunciare i crimini della camorra facendo nomi e cognomi, ed è stato per questo assassinato a 26 anni, questo essere per il quale non trovo aggettivi sufficienti a descrivere il livello di cloachitudine, tutto quello che trova da dire è che avrebbe 60 anni e sarebbe un giornalista affermato. Meriterebbe xxx xxxxxx xx xxxxxxx x xxxxx xxxxxx xxx xxxxxxxxxx, xxxxxxxxxxx.

E chiudo con la rubrica “chi la fa l’aspetti”: l’ortottero dedica alla signora Mezzidiametri un sonetto in cui mostra scarso apprezzamento per i romani,
fogna
e i romani lo ripagano come merita
contro grillo
Qualcuno ha detto che sì, lui ci è andato pesante ma loro hanno sbagliato. Beh, a me sembra proprio l’esatto contrario: lui ha colpito indiscriminatamente quasi tre milioni di persone che non conosce, loro hanno colpito due persone per fatti specifici e reali, e la vittima sarebbe lui?! Ah già, che stupida, me lo dimentico sempre: è Caino quello che non si deve toccare, Abele si fotta pure.

barbara

MINNEAPOLEGGIANDO

Comincio con la riscossa dei negri, che uno alla volta stanno trovando il coraggio di uscire allo scoperto e prendere posizione.

Niram Ferretti

TOTALITARISMO LINGUISTICO
Coleman Huges
A soli ventiquattro anni, Coleman Hughes, dimostra di essere uno dei più acuti e intelligenti commentatori di colore sulla scena americana oggi.
Rifiuta senza fallo lo stigma di vittima e di oppresso dal sistema.
Nel 2019 diede la sua testimonianza davanti al comitato dell’US. House Judiciary in merito al Reparation Act, la campagna progressista che ha come obbiettivo quella di offrire un indennizzo a tutti i discendenti degli schiavi africani portati negli Stati Uniti.
Si espresse contro l’idea di imporre a chi, come lui la respinge, lo stigma di vittima.
Non si può essere considerati vittime senza il proprio consenso.
L’idea aberrante di imporre agli altri una ben precisa agenda ideologica in base alla quale è stato deciso quale è la tua identità, è tipico dei regimi totalitari.
La Vittima è il sigillo apposto a una specifica categoria, in questo caso la comunità di colore, da parte di una minoranza estremista che, in questo modo, imporrebbe a un’altra categoria quella di oppressori, segmentando il mondo in modo manicheo.
Innocenti e colpevoli, fedeli e infedeli, puri e impuri, virtuosi e viziosi.
I feticismi dicotomici necessari a suggellare la propria supremazia.

E quanto sia insensata l’idea di un risarcimento ai negri da parte dei bianchi per la schiavitù, lo dice nel modo più chiaro questo signore
Sowell
(ma forse sarà un adepto del famigerato suprematismo bianco, e quindi non vale). E qui c’è un altro pezzetto della storia in questione, sempre minoritario rispetto al tutto, ma comunque più grande di quello relativo alla schiavitù dei negri ad opera dei bianchi – espressione che peraltro è abbastanza fuorviante, dato che le razzie per catturare le persone da vendere come schiave erano messe in atto dai capitribù, i quali poi vendevano gli schiavi ai mercanti arabi che a loro volta li vendevano a europei e americani. E non dimentichiamo che i mercati degli schiavi sulle pubbliche piazze esistono tuttora in alcuni paesi africani, e i mercanti continuano ad essere in prevalenza arabi.

Ed eccone un altro che decide di non tacere:

Nina Ricci
@NinaRicci_us
9 giu

“Sto vedendo cose che mi disturbano come americano e come membro della comunità nera. Vedo gente bianca inginocchiarsi e chiedere perdono per non avere fatto nulla. È disgustoso. Sono i media che hanno tutto l’interesse di creare una divisone tra razze”.

E qui una parte del discorso, tradotta da Nina Ricci:
traduzione
E ora un altro fanatico suprematista bianco:

“Lo sapete che i neri rappresentano il 10% della popolazione di St. Louis e sono responsabili del 58% dei suoi crimini? Dobbiamo affrontare questo. E noi abbiamo avuto modo di fare qualcosa per i nostri standard morali.
Sappiamo che ci sono molte cose sbagliate nel mondo dei bianchi, ma ci sono molte cose sbagliate anche nel mondo dei neri. Non possiamo continuare a dare la colpa all’uomo bianco.
Ci sono cose che dobbiamo essere noi a fare per noi stessi.”
Martin Luther King Jr. (Qui rivolgendosi ad una congregazione nel 1961 ribadendo un concetto già espresso a New York nel 1957 – grazie a Lorenzo Capellini Mion, via Flavio Gastaldi).

Comunque è un dato di fatto che i bianchi sono cattivi e i negri sono buoni. La prova? Eccola qua:

Ragione Critica

Una foto emblema delle vere Fake news di sistema nelle quali siamo quotidianamente immersi per il solo fatto di accendere una TV, ascoltare una radio, leggere un giornale.
Un nero, armato.
La CNN lo ha SCOLORITO, sovraesponendo le parti di pelle esposte e lo ha SPACCIATO per un bianco suprematista.
10
E questo è solo uno dei mille esempi.
Leonardo Santi

Per una sintesi degli eventi e delle loro conseguenze passo la parola a

Flavio Gastaldi

UN’IDEOLOGIA FALSAMENTE ANTIRAZZISTA, IN REALTÀ “ANTI UOMO BIANCO”, QUINDI RAZZISTA E AUTORAZZISTA, DISTRUGGE LE BASI DELLA LIBERTA’ OCCIDENTALE

(riassumendo Eugenio Capozzi grazie a

Kelly Carnemolla

1) I tagli alle forze dell’ordine produrranno più delinquenza e più discriminazione sociale: i giovani dei quartieri disagiati, afroamericani e non solo, saranno abbandonati alle gang dei violenti e degli spacciatori. Ma in un mondo petaloso e liberato dal razzismo (!!!) la realtà dei fatti cede all’ideologia, naturaliter cieca.

2) Il sindaco di Londra Sadiq Khan istituisce una “Commissione per la diversità”, incaricata di cambiare i nomi delle strade secondo criteri multiculturali e di eliminare monumenti e testimonianze del passato razzisti e/o imperialisti. Risultato? Dittatura culturale e psicologica, ostile all”Occidente imperialista, da superare per un pot pourri ostile alla storia e adoratore del totem dei diritti umani. E’ già “1984”, riemerso nel XXI secolo come dittatura del nulla.

3) HBO elimina dal catalogo della sua piattaforma “Via col vento”, forse il film più celebre e più visto della storia del cinema, in quanto portatore di pregiudizi etnici e razziali, censurato in nome di una dottrina psicotica che corregge il passato, la stessa che censura o emenda Ovidio, Shakespeare, Mark Twain che hanno la colpa di non essere conciliabili con i modelli che una élite (che farà la stessa fine di quella tardo ellenistica) vuole oggi imporre alle masse. E’ il ministero della verità di Orwell superato di slancio, in un’operazione totalitaria che farà tabula rasa di cinema, letteratura e arte occidentali, spaventosa tanto da andare oltre le peggiori dittature del Novecento. Se questa deriva non si ferma il patrimonio della cultura occidentale sarà desertificato. Sopravviveranno i “cinegiornali” dell’ortodossia “diversitaria”.

Da anni affermo che Il politicamente corretto non è un buffo “tic” culturale che esagera giuste rivendicazioni di diritti, ma un’ideologia, feroce come tutte le ideologie, che vuole imporre come verità sacre e indiscutibili gli idoli del relativismo assoluto: multiculturalismo, ambientalismo anti-umano, soggettivismo totale dei diritti, “identity politics”. Ci si dovrebbe ricordare che quando le ideologie prendono il potere cominciano a uccidere: storia, tradizione, linguaggio, cultura, libertà di pensiero e di parola. Prima o poi anche le persone.

p.s. Mi permetto di chiosare: dipinte in queste rive son le magnifiche sorti e progressive

A proposito del politicamente corretto, mi è capitato recentemente di leggere una violenta sfuriata per l’uso del termine “afroamericano”: perché si vuole a tutti i costi ricordare a queste persone la loro origine, come se non fossero americani a pieno titolo, come chiunque altro? Memoria corta, eh? Perché una volta queste persone venivano chiamate “negri”, ma un bel giorno qualcuno, alla faccia di Léopold Senghor e della sua “negritudine”, ha deciso che negro è offensivo e si è passati a nero. Poi è diventato offensivo anche nero (logico: anche se dici neri si sa benissimo che stai parlando dei negri!), e si è passati a “persona di colore” che io ogni volta che lo sento chiedo: scusa, di quale colore? Perché io non conosco persone prive di colore, quindi l’espressione “persone di colore” si applica solo ai negri, che a me sembra decisamente razzista, comunque sta di fatto che ha finito per diventare offensiva anche questa roba qua, e si è passati a “afroamericano”, e un imbecille adesso trova che non va bene, e oltre a essere imbecille e di memoria corta, ignora anche che sono proprio loro, gli afroamericani, a sentirsi cittadini di serie A!

E a proposito di serie:

Cittadini di serie A e di serie B

Pensavo di non dover più scrivere su quanto è avvenuto e sta avvenendo in America perché quello che avevo da dire l’avevo già scritto nell’articolo pubblicato da “Moked” la settimana scorsa (“Il mito degli Stati Uniti”). Devo invece tornare su questo argomento a causa di David Horn. Credo che la grande maggioranza di chi legge questo articolo non l’abbia mai sentito nominare. Certamente non è potuto venire a conoscenza della sua vita e in particolare della sua morte per mezzo della grande stampa d’informazione o delle televisioni.
David Horn era un afroamericano di 77 anni, ufficiale della polizia in pensione, che è stato ucciso da una folla di manifestanti mentre cercava di difendere dal saccheggio il negozio di un suo amico bianco a St. Louis.
In mezzo ai grandi cortei per l’uccisione di George Floyd nessuno ha sentito la necessità di ricordare questo morto, anch’egli afroamericano. Ma si obietterà che una cosa è l’uccisione di un uomo da parte della polizia e un’altra è quella di un altro uomo da parte di un folla inferocita. È vero, sono d’accordo sul fatto che un reato commesso da chi è incaricato di far rispettare la legge è più grave di quello commesso da un semplice cittadino, in questo caso addirittura da una folla anonima.
Ma – e mi riferisco alla grande stampa d’informazione italiana e alle grandi reti televisive – almeno ricordare il gesto di David Horn, quello sì ce lo potevamo aspettare. In fondo un linciaggio è pur sempre un linciaggio, anche se compiuto da una folla di afroamericani contro un altro afroamericano. Ma di David Horn non si è parlato perché la logica della grande stampa d’informazione è la stessa delle televisioni, andare dietro a ciò che fa spettacolo; e quale maggiore spettacolo può essere quello delle folle di giovani che, dopo tanto silenzio, ritrovano gli stessi slogan dei loro padri e in certi casi dei loro nonni? Di fronte ai pugni chiusi e ai simboli da anni ‘70 che peso mediatico può avere la morte di un povero negro, pardon, di un povero afroamericano di 77 anni? Ma allora Black Lives Matter funziona solo a corrente alternata?

Valentino Baldacci, ‍‍11/06/2020, qui.

Eh già, cittadini di serie A e di serie B, e morti di serie A e di serie B, come si vede in uno, due, tre, video, che non pubblico in chiaro, con l’uccisione di David Horn e di un altro uomo, che non hanno suscitato né sdegno né proteste, casomai avessimo bisogno di ulteriori conferme del fatto che le “proteste” sono state accuratamente organizzate, come ricorda anche

Enrico Richetti

CI SIAMO CASCATI… ALL’INIZIO.

E’ assolutamente vero che un poliziotto bianco ha ammazzato un arrestato nero.
Tutto il resto è stato costruito a tavolino, e all’inizio ci siamo cascati tutti [beh no, tutti tutti no!]. Altri fingono ancora di non vedere la realtà.
I poliziotti spesso sono brutali, che siano bianchi o che siano neri, e uccidono circa mille arrestati all’anno negli Stati Uniti. La maggioranza delle vittime ha la pelle bianca…quindi si tratta di brutalità della polizia, non di razzismo.
Hanno nascosto per un po’ il fatto che George Floyd, sia pace all’anima sua, fosse un violento,e il fatto che, essendo al momento dell’arresto strafatto di droga, la droga sia stata forse una concausa della morte, insieme naturalmente alla manovra brutale e disumana.
Chauvin l’omicida, se fosse stato razzista oltre che violento, non avrebbe lavorato facilmente con altri tre colleghi, di cui almeno due appartenenti a diverse etnie. E non avrebbe sposato una ragazza originaria del Laos.
E’ infine probabile questo: non credo che un agente, sia pure di indole violenta come Chauvin, tratti in quel modo un arrestato che non abbia opposto la minima resistenza. Non mi stupirei che George Floyd avesse reagito al momento dell’arresto, e che questo abbia scatenato la furia omicida di Chauvin. Verosimile che abbiano tagliato una parte del filmato dell’arresto [tipico: quante volte li abbiamo smascherati con questi trucchetti nelle cose che riguardano Israele?].
Chauvin è un omicida e deve pagare per quello che ha fatto. Anche gli altri tre agenti devono pagare per averlo lasciato fare. Ma tutto il resto, l’allarme razzismo a livello mondiale, è stato costruito a tavolino. Come affermare che già in marzo un altro afroamericano fosse stato assassinato dalla polizia. Non mi stupisce, visto che in media tre arrestati al giorno vengono uccisi dai poliziotti, e due di loro hanno la pelle bianca, ma non fanno notizia.

E veniamo alla distruzione dei simboli e alla messa al bando di tutto ciò che è stato decretato come politicamente scorretto.

Giovanni Bernardini

DEL PASSATO FACCIAM PIAZZA PULITA

George Washington era proprietario di alcuni schiavi. La città di Washington cambi nome. D’ora in avanti sia chiamata George Floyd town.
Si cambino le banconote. Al posto dei presidenti su queste dovranno essere stampati i volti di George Floyd, Malcom X, Muhammad Alì eccetera.
Si elimini il giorno del ringraziamento che ricorda l’arrivo in nord America dei colonialisti europei.
Si abbatta il Colosseo. Al suo interno morivano gli schiavi.
Si distruggano le statue di Augusto, Marco Aurelio e di tutti gli imperatori schiavisti.
Si Abbattano l’arco di Costantino e la colonna traiana, simboli dell’imperialismo schiavista dei romani.
Si brucino le opere di Aristotele, notoriamente schiavista.
Si faccia lo stesso con le opere di Dante, islamofobo.
Si faccia lo stesso con le opere di Shakespeare, antisemita e sessista.
Si proceda ad una attenta censura della Bibbia.
Si ristabilisca a verità storica sui Vangeli. Cristo era palestinese, San Pietro nero e San Matteo omosessuale.
Si potrebbe continuare. Aspetto suggerimenti.
Del passato facciam piazza pulita (ma solo di quello dell’occidente)

E questa è, oggi, la “statua di Churchill”,
statua churchill
che faccio commentare da

Giulio Meotti

La statua di Churchill a Londra, l’uomo di “combatteremo sulle spiagge, sui luoghi di sbarco, nei campi, nelle strade e nelle montagne. Da questa battaglia dipende la sopravvivenza della civiltà cristiana. Non ci arrende­remo mai…”. Il nostro Occidente… Forse è davvero finita. Forse siamo già ai titoli di coda.

Aggiungo l’invito a leggere ancora questo; proseguo con un esempio di come si può e si deve opporsi al razzismo in tutte le sue forme
razzismo
e uno di quante difficoltà si incontrino quando si vuole essere davvero coerentemente antirazzisti,
razzismo 2
ma niente paura: siamo fermamente decisi a combattere il cancro del razzismo, e niente ci fermerà:
problem solving
E infine alcune perle di Enrico Richetti:
Aldo Moro
bianchetto
mercato nero
tv
Concludo con un nostalgico ricordo del tempo in cui la parola “negro” non faceva paura

e con un sentito, doveroso omaggio

barbara

L’AMAZZONIA, GLI INCENDI E IL PERFIDO BOLSONARO

In questo articolo, che consiglio di leggere perché merita, ho trovato questo commento, che riprendo integralmente.

Tullio Pascoli

Gentile Riccardo,

leggo con piacere il suo breve commentario sul vergognoso scandalo sugli incendi in Brasile scatenato dai media di mezzo mondo: incendi normali per la stagione e certamente di dimensioni inferiori agli anni precedenti quando governava i governi – sinistri e mancini – più corrotti di tutta la storia politica mondiale. Eppure, in Bolivia ardeva la selva con maggiore intensità, con tanto di incentivo del socialista Evo Morales per aumentare la coltivazione della coca.
Allo stesso tempo brucia la selva in Angola, in Congo, in Siberia ecc. ma lì non c’è un presidente di Destra che, affrontando a viso aperto tutta una struttura politica trentennale corrotta che ha preso d’assalto non solo la più grande società statale brasiliana – PETROBRAS – ma tutte le altre società statali, come pure l’erario per foraggiare i compagni, finanziando porti, aeroporti, strade, centrali idroelettriche, metropolitane ecc. ecc. a Cuba, Angola, Mozambico, Nicaragua, Venezuela, Ecuador, Perù, Argentina ecc. ecc. captando capitali esteri ad interessi annuali del 14-16% all’anni, finanziando i rispettivi appaltatori ad interessi del 4-6% all’anno. Debiti che questi Paesi forse non pagheranno mai…
No, tutto questo non interessa; interessa il fatto che Bolsonaro ha assunto una linea economica liberale; ha dichiarato di sospendere l’insegnamento dell’ideologia di genere che il governo precedente di Lula/Dilma aveva introdotto nelle scuole elementari, insegnando ai bambini di 6/7 anni che potevano scegliersi il sesso a piacimento. Ed ha deciso di riallacciare buoni rapporti con gli Stati Uniti.
In campagna elettorale, il candidato solitario, dinanzi all’entusiasmo con cui veniva accolto nelle pazze e per le strade, indicava il suo inevitabile successo. Allora, giornali TV e blogghlsti a pagamento, diffondevano giorno e notte un sacco di grottesche falsità sul suo passato, presente e perfino sul suo futuro; ma non è servito a niente.
Hanno provato di tutto, perfino attentando alla sua vita, infilandogli un coltellaccio di oltre 20 centimetri nell’addome, salvato per miracolo dopo diverse ore di un intervento estremo.
Ha vinto le elezioni senza un vero partito, con il vantaggio di poter dichiarare che il denaro sporco che gli avevano depositato – a sua insaputa – sul suo conto, lui li aveva restituito…
Tutti i media contrari e perfino le altamente sospette urne elettroniche prodotte in Venezuela, i sondaggi comprati che lo davano perdente contro tutti i candidati non sono bastati per evitare la sua entusiasmante vittoria ancora convalescente all’ospedale in pigiama…
Ed ora il cambiamento è palese. Dimezzato il numero di ministeri, il suo governo è riuscito a far passare la riforma della previdenza, non riuscita ai 4 presidenti che lo avevano preceduto.
Con super ministri di grande prestigio nazionale (Paulo Guedes, economista liberale della Scuola di Chicago; Sergio Moro, ex giudice federale che ha condannato oltre 140 personaggi di altissimo potere – Lula compreso – alla giustizia e sicurezza) tanto per citarne due, tutti i ministri scelti senza consultare i partiti stanno ottenendo i primi grandi risultati:

– l’inflazione più bassa in 30 anni
– in 7 mesi 450.000 assunzioni
– la delinquenza in forte calo (20% di omicidi in meno).
– già annunciate oltre 130 privatizzazioni delle oltre 400 società pubbliche.
– sottoscritto l’accordo di maggior libero scambio fra U.E. e MERCOSUL (mercato comune sudamericano) non riuscito ai presidenti anteriori.

Così, ci volevano nuovi argomenti per metterlo in cattiva luce e dopo il fallito tentativo di un falso scandalo contro i magistrati che hanno messo in crisi i corruttori ed i corrotti, arrivano gli incendi.
Macron, ne ha approfittato, attaccando frontalmente Bolsonaro, nel tentativo di interrompere gli accordi sui prodotti agricoli, per difendere i produttori francesi che non possono concorrere – nemmeno con le sovvenzioni – con un gigante che in alcuni casi ed alcune aree riesce a produrre fino a 4 raccolti all’anno; e Macron giunge a negare la sovranità brasiliana sull’Amazzonia; non è una dichiarazione di guerra, ma poco ci manca…
Ed ecco che l’ambiguo presidente francese che, per giustificare le sue disastrose quanto irresponsabili dichiarazioni, in maniera oltremodo creative e sconclusionate, arriva al punto di diffondere addirittura una vecchia foto di un incendio della selva amazzonica degli anni ’90, scattata da Lorry McGrant della National Geographic, morto già nel 2003, ovvero ben 16 anni fa…
In Italia, il CORRIERONE non è da meno ed allo stesso ho dedicato una lettera aperta sulla mia pagina WEB

Poi metteteci anche che Bolsonaro è pro Israele, e ditemi voi se non è primo cugino di Satana in persona.

barbara

TUTTO QUELLO CHE SAI SUL POPULISMO È FALSO

(Impegnata, praticamente a tempo pieno, dal momento del mio rientro, nelle prove della rappresentazione per la fine del corso di teatro, che avrà luogo stasera, non ho tempo di scrivere post miei, per cui vi propongo questo ottimo articolo, che condivido totalmente)

La definitiva consacrazione della Lega di Matteo Salvini a queste elezioni europee ha loro malgrado costretto i commentatori ed osservatori politici a tornare a commentare un tema per loro ostico: quello del populismo e del sovranismo. Diciamo ostico perché, benché dall’esplosione di questo fenomeno politico – risalente al 2016 con la Brexit e la vittoria elettorale di Donald Trump -, siano ormai passati anni, non pochi seguitano a relazionarsi ad esso con chiavi di lettura del tutto inadeguate, che vanno dalla presunta pericolosità delle fake news all’ignoranza, fino razzismo e addirittura al neofascismo che serpeggerebbero minacciosi tra l’elettorato anti-sistema. Bufale che è arrivato il momento di smascherare una volta per tutte. Perché, anche se non sarà forse esaustivo per comprenderne che cosa sia, capire una volta per tutte che cosa il populismo non ècostituirebbe comunque, a ben vedere, un passo avanti. Passiamo dunque ora ad esaminare, in una breve rassegna critica, i maggiori miti antipopulisti.

Fake news

Il primo mito antipopulista è quello delle fake news senza le quali, assicurano in molti, la nuova bizzarra stagione politica – a partire dall’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca – non avrebbe mai avuto luogo. D’accordo, ma quali sono le prove che le bufale internettiane siano in grado di orientare il voto? Semplice: non ce ne sono. Anzi, è probabile che quella sulle pericolose fake news sia essa stessa una fake news. Questo almeno viene da pensare alla luce di un studio pubblicato sul Journal of Economic Perspective da due economisti – Matthew Gentzkow, dell’Università di Stanford, e Hunt Allcott, della New York University – che ha messo in evidenza come, alle presidenziali Usa del 2016, le bufale sui social media abbiano avuto un impatto molto più piccolo di quanto si possa immaginare, comunque non del tutto quantificabile esattamente e, in ogni caso, ridotto se raffrontato alla capacità persuasiva di uno spot elettorale televisivo. Sulla stessa lunghezza d’onda si pone una ricerca commissionata dall’agenzia Reuters all’università di Oxford, che ha messo in luce come in Italia, in un dato arco di tempo, non più del 3,5% degli internauti avesse consultato siti di fake news, mentre quelli di Repubblica e Corriere raggiungevano rispettivamente il 50,9 % e il 47,7 % degli utenti. Attenzione, non si vuole qui sminuire l’importanza della Rete né, tanto meno, quella dei social. Le fake news però sono altra cosa e ritenerle una minaccia per la democrazia è posizione legittima ma non suffragata da riscontri oggettivi, anzi da essi smentita.

Ignoranza

Immancabile tormentone, quando si parla di populismo, è poi quello secondo cui i partiti anti-sistema godrebbero dell’appoggio di un elettorato profondamente analfabeta, non formato e poco istruito. Sfortunatamente per quanti la sposano, anche quest’idea non solo non è accompagnata da riscontri, ma risulta clamorosamente sconfessata. Lo prova un’accurata analisi a cura di Ipsos Public Affairs che dopo, le elezioni italiane del 4 marzo 2018, ha elaborato dati propri e del Ministero dell’Interno, «spacchettando» il voto. Ebbene, esaminando il voto dei laureati italiani si è scoperto come «il 29,3% di laureati» avesse «messo una croce sul movimento fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, distanziando di ben otto punti il Pd (21,8%), nell’immaginario collettivo il partito dei ceti più colti». Anche la Lega ha una quota di laureati nel proprio elettorato ma ciò che colpisce, in questa analisi di appena un anno fa, è soprattutto il M5S, partito che a detta di taluni dovrebbe essere supportato in prevalenza da creduloni, scemi del villaggio e terrapiattisti. Ma la realtà dice altro. Curioso peraltro che a muovere l’accusa di ignoranza alle forze populiste sia spesso il Pd, che aveva per Ministro dell’Istruzione una certa Valeria Fedeli e il cui leader, Nicola Zingaretti, laureato non è. Per non parlare dell’inglese di renziana memoria. Viceversa, tra i parlamentari della vituperata Lega, oggi, capita di imbattersi in figure come Giuseppe Basini, fisico nucleare che ha lavorato al Cern e alla Nasa…

Razzismo

Oltre che creduloni e semianalfabeti, a detta di alcuni gli elettori populisti e sovranisti sarebbero pure razzisti. Manco a farlo apposta, anche questa affermazione risulta smentita dalla realtà. Da anni, se consideriamo il fenomeno politico leghista. Come dimenticare, infatti, gli esiti del IX Rapporto degli Indici di integrazione degli immigrati in Italia curato qualche anno fa dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e dal Ministero del Lavoro. Esiti che incoronarono come regione avente, con un punteggio di 62.8/100, il più alto indice di potenziale di integrazione degli stranieri il Piemonte. Piccolo particolare: allora, si era nel 2013, quella regione era governata da Roberto Cota, un leghista. Esattamente come leghista è stata la prima sindaca di colore d’Italia, Sandy Cane, e leghista è il primo senatore di colore della storia repubblicana, Toni Iwobi. Il bello è che se l’associazione tra sovranismo e razzismo è assai dubbia in Italia, appare invece completamente smentita negli Usa, dove Daniel J. Hopkins e Samantha Washington, due studiosi sociologi dell’Università della Pennsylvania, hanno deciso di «misurare» con un’indagine accurata gli effetti dell’elezione di Trump sui pregiudizi contro neri e ispanici, selezionando in maniera del tutto casuale un campione di 2.500 americani le cui opinioni sono state studiate e monitorate sin dal 2008. Risultato: dall’elezione trumpiana, il razzismo yankee è risultato in calo.

Neofascismo

Il quarto ed ultimo mito antipopulista concerne la presunta natura neofascista dell’elettorato sovranista che, come tale, sarebbe intrinsecamente antidemocratico. Un’affermazione, anche questa, che per quanto riguarda l’Italia risulta categoricamente smentita. Infatti forze di estrema destra e inquadrabili – con qualche semplificazione – come neofasciste nel nostro Paese esistono, e sono CasaPound e Forza Nuova. Peccato che alle elezioni europee non abbiano raggiunto, sommate, neppure lo 0,5% dei consensi. Se pur avendo la possibilità di farlo gli Italiani non votano le forze politiche neofasciste o come tali considerabili, come si spiega allora l’allarmismo, sollevato dalla stampa progressista, sull’«onda nera» che starebbe travolgendo il nostro Paese? Mistero. Tra l’altro, che il populismo non sia affatto antidemocratico è suffragato dalle risultanze di un sondaggio internazionale del Pew Research Center che volto a sondare il tasso di sostegno alla democrazia rappresentativa confrontandolo in persone inclini al populismo nazionale e nei loro oppositori. Cosa si è scoperto? «I populisti nazionali», hanno scritto gli studiosi del think tank statunitense con sede a Washington commentando quanto rilevato, «sono in effetti a favore della democrazia rappresentativa […] in Gran Bretagna, Polonia, Italia, Olanda, Ungheria, Germania. L’80-90% di questi elettori pensa che la democrazia sia un ottimo modo di governare i rispettivi Paesi». Gli antidemocratici, verrebbe da commentare, sono semmai coloro i quali vorrebbero limitare il diritto di voto ai laureati, a coloro che vivono in grandi metropoli o, più semplicemente, a quelli che la pensano come loro.

D’accordo, ma se non è figlio delle fake news, dell’analfabetismo, del razzismo e neppure del neofascismo, il populismo che cos’è? Da dove viene, soprattutto? Per rispondere a questa domanda, occorrerebbe molto spazio. Ci limitiamo perciò, in questa sede, a lanciare uno spunto riprendendo quanto scritto al riguardo Luca Ricolfi, sociologo tutto fuorché di destra: «Per chi vota il popolo? Primo. In molti paesi avanzati i ceti popolari, spesso confinati nelle periferie delle città e delle campagne, non votano più i partiti di sinistra riformista. Secondo. La sinistra riformista raccoglie soprattutto il voto dei ceti medi urbani, dei dipendenti pubblici, dei professionisti del mondo della cultura e dello spettacolo. Terzo. Il popolo vero e proprio preferisce i partiti populisti [….] dietro l’ascesa dei partiti populisti c’è una crescita importante della domanda di protezione, che a sua volta deriva dalla sempre più vasta diffusione di sentimenti di insicurezza, preoccupazione, paura. Ansie che i partiti populisti prendono estremamente sul serio» mentre la «sinistra impegna le sue migliori energie comunicative per dissolvere i problemi che la gente normale percepisce come tali» (Sinistra e popolo, Longanesi 2017, pp-164-165). Volendo sintetizzare, potremmo quindi concludere che la difficoltà di tanti giornalisti e osservatori progressisti e liberal nel comprendere il populismo sta nel fatto che essi, per capirlo, studiano i leader populisti e i loro elettorati, mentre basterebbe che facessero un esercizio molto più semplice e difficile al contempo. Guardarsi allo specchio.

Giuliano Guzzo (qui)

Da leggere, da incorniciare, da far studiare a scuola – soprattutto alle professoresse che sponsorizzano e propongono come materia di studio i video deliranti dei propri alunni, che evidentemente  hanno fatto tesoro delle sue lezioni.

barbara