ED ERA UNA BALLA ANCHE QUESTA

Sto parlando di questa:
iconicpicture
la foto simbolo della possibile coesistenza, della possibile pace, della possibile amicizia. Due bambini teneramente abbracciati, due bambini che, nella loro innocenza, vedono nell’altro unicamente un altro bambino, non un potenziale nemico.
Beh, non era vero niente: i due bambini sono entrambi ebrei israeliani, che il fotografo ha addobbato nel modo che gli serviva e poi messo in posa. Forse non è riuscito a trovare un bambino palestinese disponibile; forse, semplicemente, per pigrizia, non ha neppure provato a cercarlo. Fatto sta che il bambino israeliano e il bambino palestinese che si abbracciano non ci sono. (qui)

barbara

I CANI DI PAVLOV

La storia è vecchia, e la conosciamo bene: i giornalisti che vogliano lavorare nei territori controllati dall’Autorità Palestinese (o da Hamas) devono impegnarsi a rispettare un certo numero di regole – anche se, c’è da dire, la maggior parte dei giornalisti non ha affatto bisogno di imposizioni per incensare i terroristi e buttare fango su Israele. Ricordiamo tutti, credo, l’infame storia dell’infame Riccardo Cristiano (meno nota, ma altrettanto autentica, la vicenda del corrispondente belga che un bel giorno ha fatto le valigie ed è tornato a casa, spiegando poi ai telespettatori che gli era stata presentata l’alternativa: o raccontare quello che volevano loro o rischiare la pelle). Ultimamente il tema è stato trattato da Rightsreporter, ma se ne era già occupato, un po’ più di cinque anni fa, Ugo Volli, sotto forma di saggi consigli ai giornalisti impegnati a fare “informazione” sul Medio Oriente. Su questo suo lavoro due amici e io abbiamo fatto un video, nel quale compare questa schermata:
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(clic per ingrandire)

Ebbene, nella pagina FB di Arrigoni è comparso in questi giorni questo commento
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Sembrerebbe una barzelletta, o meglio, la caricatura di una barzelletta, e invece l’autore di quel commento è serissimo – ed è questa la cosa tragica! Convinti di essere quelli furbi, quelli che non si bevono la “verità ufficiale” (propagandata dalla famosa lobby ebraica, as you know), quelli che sanno “che cosa c’è dietro”, quelli che smascherano i complotti. E non sono che dei poveri cagnetti di Pavlov, che appena suoni il campanellino con l’etichetta “Israele” cominciano a sbavare il loro odio purulento.
Per chi fosse interessato a vederlo, comunque, il video è questo:

 

barbara