LA SIGNORA RENATA

Sessant’anni fa, con la gloriosa divisa dell’esercito israeliano
mamma soldatessa
e oggi
Renata 19
Come aspettarsi di meno, del resto, dalla compagna di vita di quest’uomo qui?
Poi magari leggi un po’ di riflessioni qui, e vai a dare un’occhiata anche qui, dove trovi anche il video. Aggiungo un’annotazione: quarant’anni fa – oggi non so – i fascisti duri e puri milanesi venivano chiamati sanbabilini, dal nome della piazza sede dei loro incontri. Oggi è esattamente in quella piazza che, anno dopo anno, si ritrovano ogni 25 aprile i propallisti duri e puri per urlare il loro odio velenoso contro Israele e contro la Brigata Ebraica che ha contribuito alla nostra liberazione e alla sconfitta del nazifascismo: vorrà dire qualcosa?

barbara

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VOI COME LEGGERESTE QUESTA FRASE?

frocio-fascista
A me il senso sembra molto chiaro: essere froci è una cosa orrenda, immonda, schifosa, praticamente la cosa peggiore del mondo, se non fosse che c’è il fascismo, per cui essere froci è solo la seconda cosa peggiore del mondo. Più o meno come quando si dice piuttosto che XYZ mi butto da un treno in corsa. O come “meglio morti che rossi”. Con la differenza che meglio morti che rossi non manca di rispetto a nessuno mentre meglio froci che fascisti manca di rispetto ai froci. Insomma, se sei frocio, se a destra piangi, a sinistra non ridi di sicuro.

barbara

ACCADDE IL 19 MARZO 1921 ALLE 18:20

A Šentjanž il sole annegò

Sopra Strunjan
la sera
scendeva tranquilla.
Le cime
risplendevano
al calar del sole,
il Ronek si illuminava;
ma il tempo
ci invitava
al riposo.

Il luogo spandeva
profumo di terra fresca…
dai pendii
i fiori di mandorlo
salutavano
gli abitanti del paese.

Nell’aria
garrivano le rondini
e su Stjuže
laggiù sopra il mare –
vedevo gabbiani volare.

Sotto un gelso,
a fianco della ferrovia,
dei bambini del paese
si erano riuniti
per giocare.
Le madri li avevano
già chiamati a casa –
e alcuni
al richiamo avevano risposto,
ma altri erano rimasti
ad aspettare il treno della sera.

Quel giorno
nessuna faccia amica
dietro i finestrini del treno,
ma solo
la morte orribile
di neri fascisti
in arrivo da Trieste.
Strunjan:
per schiacciare i ribelli,
puntarono
le armi sui bambini.

Per Renato Brajko
la vita si fermò…
»Ah mamma,
sto morendo«
sopraffatto dal dolore
Domeniko Bartole…
Il viso del bambino
impallidì,
assieme al bambino
cominciai a svanire
anch’io.

Altri tre bambini
in preda al dolore
chiamavano
la mamma…
Nacque il male,
fu piantato
l’odio,
così bruciò il Ronek –
e con esso tutta l’Istria…
Fu allora fu che il nostro sole
annegò a Šentjanž.

Božidar Tvrdy

Ronek e Šentjanž sono colline sopra Strunjan/Strugnano.

Due bambini furono uccisi, tre rimasero feriti e due rimasero invalidi.

(Rubato qui, dove potete trovare anche il testo originale)

barbara