VI POSSO CHIAMARE BALDRACCHE?

È una domanda seria: è un titolo adeguato o rischio di offendere delle oneste signore che hanno l’unico difetto, se così si può chiamare, di essere un po’ troppo prodighe dei propri beni naturali?

“Ti mangiamo il cuore”. L’odio dalle femministe contro la Meloni

26 Novembre 2022 – 18:09

“Meloni vattene”, si legge in uno dei tanti striscioni contro il premier durante la manifestazione delle femministe a Roma. Non mancano nemmeno le minacce: “Sei la prima della lista”

Francesca Galici

(cliccare sull’immagine per ingrandire e leggere meglio i manifesti)

L’Italia sta vivendo in un evidente cortocircuito. Lo dimostra l’ennesimo corteo delle ultra-femministe di “Non una di meno”, che hanno sfilato in piazza contro la violenza sulle donne. Intento nobile, non c’è che dire, peccato che il loro sia un femminismo di convenienza, non universale per tutte le donne. Il solito doppiopesismo di sinistra, che si sente autorizzata a scagliarsi contro le donne di destra, in base a non si capisce quale legittimazione. O forse sì, perché finché la sinistra politica del nostro Paese non si dissocerà dalle forme di violenza verbale e dalle minacce che vengono perpetrate contro Giorgia Meloni in quanto donna, e non politico, e contro tutte le donne del centrodestra, allora le associazioni legate a quella corrente politica si sentiranno in diritto di potersi scagliare con inaudita violenza verbale.
Ed ecco che questo pomeriggio, durante il corteo di Roma, le femministe hanno scandito cori dal tenore inequivocabile: “Meloni fascista sei la prima della lista”. Inutile spiegare quello che hanno voluto dire le femministe inneggiando a una presunta lista di cui Giorgia Meloni sarebbe la prima. Anche perché il senso di questa frase è stato ben splicitato dai manifesti che alcune manifestati si sono incollate addosso in cui, senza giri di parole, si può leggere: “Ti mangiamo il cuore”. C’è poco da spiegare davanti a tutta questa violenza, contro la quale da sinistra si registra un colpevole silenzio.

“Un corteo di violenza contro una donna non è accettabile. La frase ‘fascista prima della lista’ dedicata a Giorgia Meloni è di una brutalità inaudita che fa gettare la vera maschera di chi vi partecipa”, ha dichiarato Augusta Montaruli, sottosegretario all’Università e Ricerca. In questa manifestazione, l’ipocrisia della sinistra e delle sue associazioni si è espresso in tutta la sua contraddizione: “Ecco come vogliono contrastare la violenza contro le donne: insultando e attaccando le altre donne”. Nel suo intervento, Augusta Montaruli conclude: “Siamo di fronte alle femministe più antifemministe di sempre. Altro che ‘Non una di meno’, è studiato, per avere una sola di meno, il premier Meloni, con toni vergognosi e pericolosi che ci auguriamo tutti vogliano condannare scongiurando ulteriori derive”.
Manlio Messina, vicecapogruppo vicario FdI alla Camera, ha condannato l’aggressione e la violenza verbale, rivolgendosi alle forze di opposizione: “Questi ripetuti attacchi devono far scattare la condanna di ogni schieramento politico, soprattutto di quegli esponenti che si battono ogni giorno per la difesa dei diritti delle donne. Ci auguriamo che non lo facciano solo a parole e censurino l’ultima grave minaccia nei confronti del premier”. Il deputato Massimo Ruspandini, invece, si è rivolto direttamente all’ex presidente della Camera, che ha fatto del femminismo la sua bandiera ma troppo spesso, davanti agli attacchi alla Meloni, tace: “Sarebbe interessante conoscere il pensiero di Laura Boldrini, del Pd e delle femministe dopo l’ennesimo messaggio di odio arrivato oggi dal corteo di Roma. Singolare che in una manifestazione contro la violenza alle donne si inneggi alla violenza contro il primo premier donna dell’Italia”. (Qui)

Mi raccomando: impariamo bene a memoria tutti quei bellissimi slogan da scandire nei cortei: GIÙ LE MANI DALLE DONNE, BASTA VIOLENZA SULLE DONNE, ANCHE LA VIOLENZA VERBALE È VIOLENZA, CONTRASTO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE, ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE, NON UNA DI MENO, A MORTE IL PATRIARCATO, PER OGNI DONNA STUPRATA E OFFESA SIAMO TUTTE PARTE LESA: tutte capito? Proprio tutte tutte tuttissime.

Alla fine comunque ho deciso di no: baldracche non va bene, anche perché ho la netta impressione che queste sedicenti donne, per essere così istericamente incattivite e incarognite (“incavarìe” si direbbe dalle mie ex parti) siano delle povere frigide, insensibili e anaffettive, a cui essere almeno un po’ zoccole non potrebbe che fare un gran bene. Certo che devono fare una gran brutta vita – consapevoli, come sicuramente sono, di essere delle creature del tutto inutili sotto tutti gli aspetti – che d’altra parte è la vita che si meritano. Peccato però, con tutta la gente per bene che muore ogni giorno.

POST SCRIPTUM: vi ricordate quella volta – una delle rarissime volte – che una giornalista ha posto a Conte una domanda vera e lui ha risposto: “Ho già querelato una sua collega per la stessa domanda: veda un po’ lei”? Vi ricordate quella volta – una delle rarissime volte – che una giornalista ha posto a Conte una domanda vera e lui l’ha guardata, ha girato le spalle e se n’è andato? Questo invece è il modo in cui le domande vengono poste a Giorgia Meloni

Poi dice che uno sbrocca.

POST POST SCRIPTUM: Buona notte signora Segre, faccia dei bei sogno d’oro.

barbara

SENTITO, LUNGO, SENZA PRECEDENTI

La verità sugli applausi a Conte. Ecco quello che nessuno vi dice

Il lungo applauso per Giuseppe Conte non è stato un unicum nel cerimoniale di Palazzo Chigi: tanti i precedenti di una tradizione consolidata

Consegnata la campanella a Mario Draghi, Giuseppe Conte ha definitivamente salutato Palazzo Chigi. Ha completato l’ultima parte del cerimoniale di insediamento che spetta al presidente del Consiglio uscente e ha chiuso la sua esperienza di governo mano nella mano con la sua Olivia, reticente a prendere parte a quel momento.
Dalle finestre, i commessi e gli impiegati di Palazzo Chigi hanno tributato il loro saluto all’inquilino che se ne stava andando, un po’ come accade in ogni condominio quando qualcuno trasloca. In quel caso ci si vede per un caffè e ci si dà, o meglio dava, una pacca sulla spalla o una stretta di mano. A Palazzo Chigi si usa applaudire dalle finestre. D’altronde, paese che vai e usanze che trovi. Sì, perché nonostante quello sia stato fatto passare come un tributo a Giuseppe Conte e alle sue prodi gesta durante i due anni di governo, in realtà è pura, semplice e ben nota prassi, ormai facente anch’essa parte del cerimoniale, anche se in via ufficiosa.
L’esperienza a Palazzo Chigi di Giuseppi si è chiusa con l’ennesima favola di Rocco Casalino, regista e narratore nemmeno troppo discreto, che fino alla fine ha voluto mettere la sua firma sul governo Conte. “L’applauso che il Palazzo gli ha tributato è stato sentito, lungo, credo senza precedenti”, ha detto Rocco all’Adnkronos. E sono stati tanti i cronisti e i commentatori che, sicuramente in buona fede ma probabilmente dotati di memoria corta, ieri hanno sottolineato “l’affetto” da parte dei commessi di Palazzo Chigi. I più maliziosi hanno insinuato il dubbio che probabilmente dietro gli applausi potrebbe esserci l’aumento degli stipendi dei dipendenti di cui si parlava un anno fa prima dell’avvento dell’epidemia, che avrebbe accresciuto di 270 euro le loro buste paga, una lettura che sembra richiamare il fantozziano “com’è umano lei”. Per qualcuno, forse, quello è stato uno stimolo in più ma la verità è che qualunque presidente del Consiglio uscente riceve l’omaggio da parte di Palazzo Chigi. Qualunque da almeno 10 anni.
Rocco Casalino si ricorda evidentemente male, perché di precedenti ce ne sono tanti, tutti documentabili anche se, certo, con evidenti differenze. Il video di Giuseppe Conte è più curato, ci sono varie angolazioni di ripresa e Giuseppi si ferma più dei suoi predecessori a raccogliere l’applauso, come una consumata star che abbandona il palco dopo il concerto della vita. Il ricordo più fresco che rispolveriamo a Rocco Casalino è quello del saluto di Paolo Gentiloni nel 2018, che senza troppi fronzoli accoglie il rumoroso applauso e ringrazia con discrezione prima salire in auto con sua moglie e uscire da Palazzo Chigi. Ci sono poi i precedenti con Enrico Letta e Renzi, tutti presenti su Youtube e facilmente rintracciabili con una semplice ricerca.

C’è anche il saluto a Silvio Berlusconi, al quale i commessi e gli impiegati di Palazzo Chigi dedicarono un lunghissimo, sentito, applauso, che lui ricambiò commosso. Era il 2011, sono passati 10 anni e questa è stata forse la prima volta per questo cerimoniale ufficioso, evidentemente nato di slancio per un ringraziamento sincero. “Roma, 16 nov. (TMNews) – Si è congedato tra gli applausi dei dipendenti di palazzo Chigi, Silvio Berlusconi. Al termine della cerimonia del passaggio di consegne con Mario Monti e dopo aver passato in rassegna il picchetto d’onore, l’ex premier è salito sulla sua auto mentre dalle finestre i dipendenti gli tributavano il loro omaggio”, si legge nelle cronache dell’epoca.
Francesca Galici – Dom, 14/02/2021, qui.

Poi volendo ci sarebbe anche questa testimonianza:

Fabrizio Rondolino

Ero nel cortile di palazzo Chigi il giorno in cui Prodi se ne andò (accompagnavo il successore), e mi colpì l’intensità e la durata dell’applauso del personale, affacciato alle finestre e lungo lo scalone. Un anno e mezzo dopo la stessa identica scena si ripeté con D’Alema. E così è stato, immagino, fino a oggi.

Che se poi anche gli altri avessero potuto godere dell’attenta regia del rocchetto casolino che non scopa coi poveri e coi romeni perché i quelli puzzano anche se si lavano perché è una puzza congenita

e a cui fanno schifo i vecchi e i Down esattamente come gli fanno schifo i ragni,

veniva giù un tale uragano di applausi da mandare in frantumi i vetri delle finestre.

Del governo entrante invece conosciamo già il colore,

che temo fortemente sarà esattamente quello del nostro futuro.

E trovo adeguato questo commento:

Angelo Michele Imbriani

Dai, ma pensi davvero che ci avevamo creduto??? Speranza alla Salute? Con quella faccia? Franceschini ad occuparsi di musei? E questi nuovi ministeri? Transizione ecologica, Transizione Digitale? Ma come ti sono venuti??? Che fantasia, che humor! Chi l’avrebbe mai detto? E Brunetta, Gelmini, Carfagna,? un’altra volta??? Ci mancava solo Previti!!! E la Lega che si prende le Disabilità, mentre agli Interni resta la Lamorgese??? Ma che talento! Dovevi scrivere racconti di fantascienza! Ma la migliore di tutte è stata Giggino ‘o Congiuntivo agli Esteri!!! Giggino!! Alla Farnesina!!! Ma te lo immagini Qua ci hai fatto proprio scompisciare!
Tira fuori’ sti nomi, però. Lo scherzo è bello finché dura poco…

Due precisazioni: gli Esteri sono tanti e il loro ministro è plurale, ma di Interno ce n’è uno solo, ed è rigorosamente singolare; alla Carfagna ho visto riconoscere meriti perfino da gente di estremissima sinistra. Totalmente d’accordo sul resto: è uno scherzo davvero di pessimo gusto.

barbara