LA TURCHIA, I CURDI, TRUMP, E ALCUNE ALTRE COSE

Premessa

“imbecille, coglione, omofobo, razzista, incompetente e bipolare, ignorante, idiota, improvvisatore, pericoloso, traditore, irresponsabile, inaffidabile, inetto, imbarazzante, megalomane, pig-president, mossa assurda, mossa insensata, una pugnalata alla schiena, una minchiata inenarrabile, decisione inopportuna brusca e indecorosa, errore di calcolo miope, strategia suicida, STIA ATTENTO DONALD TRUMP. C’È SEMPRE LA FINE CHE FECE IL CATTOLICO JOHN FITZGERARLD KENNEDY…”

Ecco, io mi sono rotta i coglioni. Non ne posso più di questa orgia di insulti, giudizi, valutazioni (per non parlare della bufala ripresa da tutte le testate del mancato aiuto dei curdi nella seconda guerra mondiale – frase tolta dal contesto stravolgendone completamente il senso, come chiunque può verificare ascoltando direttamente l’audio completo), non se ne può più di questi attacchi rabbiosi, sbavanti, livorosi, di questo linciaggio, tutti superesperti di strategia militare, di politica internazionale, pronti a spartirsi le spoglie, a me il fegato a te la milza a lui l’intestino crasso all’altro i reni. E basta cazzo, datevi una calmata!
E ora cedo la parola ad altri che, come me, prima di chiedere l’intervento del boia vorrebbero aspettare per capire meglio.

Senti, io non capisco questo improvviso risveglio. Erdogan è al potere dal 2003, poco dopo essere uscito di prigione, durante questi 16 anni ne ha fatte di cotte e di crude, e nessuno ha mai mosso un dito, nemmeno quando ha fatto massacrare i suoi stessi soldatini di leva diciannovenni accusandoli di essere stati al fianco dei golpisti, e nemmeno quando ha cinto d’assedio la base NATO di Incirlik, costringendo gli USA a portare in Romania le armi nucleari, per sicurezza. Ora che non sta facendo nulla di più o di meno di quello che ha fatto finora, solo perché Trump ha detto che il suo paese si è rotto i coglioni di mandare a morire suoi giovani in guerre tribali infinite dall’altro lato del mondo, solo adesso tutti si indignano e si scoprono “amici dei curdi”? Ma di quali curdi, visto che sono una quarantina di milioni, che parlano lingue differenti, che sono di diverse religioni e, soprattutto, che ce ne sono di pacifici, ma anche di molto feroci?
Fulvio Del Deo

E vorrei che non si dimenticasse che nel genocidio armeno una grossa fetta del lavoro sporco sono stati i curdi a compierlo, esattamente come ucraini e lituani hanno dato una robusta mano ai nazisti negli stermini di massa nell’Europa dell’est. E aggiungerei che quando Saddam Hussein ha gassato 5000 curdi, nessuno ha fiatato.

Ok, siamo tutti preoccupati, commossi e indignati per i poveri Curdi. Ok. Se si vuole esprimere un umanissimo e civilissimo sentimento, va bene. Ma se si pretende di fare una critica, una osservazione, una denuncia politica, no che non va bene. In questo caso non basta inveire contro Trump e contro la stessa Europa, che “abbandonano” e “tradiscono” i Curdi: bisogna indicare quale sarebbero l’alternativa e la soluzione. E fare i conti con questa eventuale alternativa, che magari potrebbe essere poco piacevole.
Che cosa dovrebbe fare, ad esempio, Trump? Occupare militarmente per decenni quella regione? Iniziare una operazione Enduring Freedom a favore dei Curdi? Lanciare un po’ di bombe umanitarie su Ankara? Occupare la Turchia e costringere Erdogan a nascondersi in qualche buca per poi catturarlo, processarlo sommariamente e impiccarlo? Forse sono film già visti. Con le relative marce della pace e le bandiere a stelle e strisce incendiate da coloro che ora sbraitano contro Trump.
Se si indica una alternativa si può pretendere che la propria sia una posizione politica. In caso contrario è solo moralismo. Inutile.
Poi certo possiamo sempre cavarcela boicottando le noci e i melograni turchi sugli scaffali dei supermercati. E stiamo a posto.
Angelo Michele Imbriani

Non direi che gli Stati Uniti si sono serviti dei curdi, hanno combattuto insieme contro l’isis; del resto i Curdi combattono per il loro stato no? L’Europa c’entra perché è INEFFICENTE, ma CONDANNA TRUMP che si ritira! e lo dico ancora una volta dove sono le forze italiane, le forze di tutti gli stati europei? Gli italiani sanno sempre condannare e giudicare, ma chi cazzo sono internazionalmente parlando? dove sono i suoi soldati? se tanto amano i curdi che si facciano valere come gli americani e che cambino la guardia! L’America è in Medio Oriente dal 2001… che l’ Europa mollusca si vergogni di fronte a TRUMP.
Deborah Politi-Kornfeld

Siria. «Noi cristiani abbiamo paura della Turchia, ma i curdi ci usano»

@LeoneGrotti 11 ottobre 2019

La Turchia ha bombardato i quartieri cristiani di Qamishli, ferendo un’intera famiglia. Ma la vera storia è più complessa: «I curdi hanno sparato dai nostri quartieri per farci attaccare ed ergersi così a difensori dei cristiani agli occhi dell’Occidente. Ma non lo sono affatto»

«I cristiani in Siria sono spaventati, non sanno dove andare o dove nascondersi. I turchi hanno attaccato i loro quartieri di Qamishli, ma lo hanno fatto per rispondere al fuoco curdo, che sta usando i cristiani per combattere una guerra mediatica». [Esattamente come i palestinesi sparavano su Gilo dalle chiese e dalle case di cristiani di Beit Jala, in modo che il fuoco di risposta israeliano andasse a colpire i cristiani o addirittura le chiese (ricordate il grido di dolore “gli ebrei sparano alla Madonna!” quando nella risposta è stata colpita una statua?) Non c’è niente da fare: musulmani gli uni, musulmani gli altri, e le tattiche sono identiche] La situazione nel Nord-est della Siria, dopo l’inizio dell’offensiva turca, è grave ma è molto più complessa di come viene raccontata in questi giorni sui principali quotidiani, come testimonia a tempi.it Afram Yakoub, direttore generale della Confederazione assira.

L’INVASIONE TURCA DELLA SIRIA

Il 9 ottobre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ottenuto il benestare del suo omologo americano Donald Trump, ha lanciato l’operazione militare “Fonte di pace”. L’obiettivo del Sultano è creare una zona cuscinetto in un’area profonda 30 chilometri lungo tutto il confine settentrionale siriano di 450 chilometri, dove poi ricollocare un milioni di rifugiati siriani scappati in Turchia. L’area, abitata da diverse etnie, è attualmente controllata dai curdi e dalle milizie Ypg, che hanno aiutato gli Stati Uniti a riconquistare le città occupate dallo Stato islamico, e che fin dal 2012 hanno creato in tutto il Nord-est della Siria una regione autonoma ribattezzata Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale o Rojava. La Turchia accusa le milizie Ypg di essere terroristi affiliati al Pkk e l’invasione ha anche lo scopo di cacciarle dal confine.

«I CURDI USANO I CRISTIANI»

Mercoledì l’esercito turco ha bombardato un quartiere di Qamishli. Sul web sono circolate le foto dei cristiani feriti. Le immagini sono autentiche, ma non dicono tutto: «Le milizie Ypg hanno bombardato le postazioni turche dai quartieri cristiani», spiega Yakoub a tempi.it. «Lo hanno fatto per provocare i turchi, che infatti hanno colpito le case cristiane. Sono i curdi ad aver diffuso le immagini dei cristiani feriti: la loro strategia infatti è di guadagnarsi l’appoggio dell’Occidente atteggiandosi a difensori dei cristiani. Ma i curdi sono tutto tranne che nostri protettori. Ci usano per combattere la loro battaglia mediatica, che in guerra può essere importante tanto quanto quella armata».

Nei bombardamenti turchi è stata ferita un’intera famiglia cristiana. Il padre e i bambini hanno riportato ferite lievi, la madre invece è in gravi condizioni (come si vede nella foto pubblicata sopra). Yakoub, 39 anni, originario di Qamishli e accolto in Svezia nel 1989, ha una fitta rete di contatti nella sua città natale, dove vivono ancora molti suoi parenti. «Cristiani e curdi hanno una relazione molto tesa», continua. «Bisogna ricordare che i curdi sono una minoranza nel Nord-est della Siria, ma vogliono creare una regione autonoma sotto il loro controllo. Per riuscire nel loro intento, usano i cristiani come moneta di scambio».

«I CURDI VOGLIONO CACCIARE I CRISTIANI»

L’anno scorso, come raccontato da tempi.it, i curdi hanno chiuso quattro scuole cristiane nel Nord-est del paese perché si erano rifiutate di adottare i provvedimenti di politica dell’educazione emanati dal governo locale, che prevede testi ispirati al nazionalismo curdo. Monsignor Jacques Behnam Hindo, arcivescovo siro-cattolico di Hassaké-Nisibi, da anni ripete che «i curdi vogliono sradicare la presenza cristiana da questa regione della Siria».

Ieri è tornato a dichiarare ad Acs:

«Qui ognuno ha i propri interessi e i cristiani ne pagano le conseguenze. Ho invitato i curdi a desistere dai loro piani di creare una regione autonoma, cui non hanno alcun diritto. Ora il conflitto è divenuto ancor più grave di prima e temo che saranno in tanti ad emigrare. Dall’inizio della guerra in Siria il 25 per cento dei cattolici di Qamishli ed il 50 per cento dei fedeli di Hassaké hanno lasciato il Paese assieme al 50 per cento degli ortodossi. Temo un simile esodo se non maggiore. L’Europa dovrebbe fare mea culpa».

La situazione, insomma, è molto complessa. La soluzione, secondo il direttore generale della confederazione assira, è solo una: «La minoranza assira ha paura tanto dei curdi quanto dei turchi. L’unica modo di uscirne sarebbe avere una vera democrazia in Siria e uno Stato unito. Nel frattempo i cristiani sono spaventati e non sanno dove andare».

UNIONE EUROPEA, LA GRANDE ASSENTE

Un dramma di cui l’Unione Europea, che si sta completamente disinteressando dell’invasione turca, dovrebbe occuparsi: «In Europa vivono mezzo milione di assiri e mezzo milione di curdi», dichiara a tempi.it Attiya Gamri, della confederazione assira dell’Ue. Gamri risiede in Olanda e la sua famiglia è originaria di Qamishli, dove si è stabilita oltre cent’anni fa dopo il genocidio turco. «È triste che Bruxelles non prenda posizione. Non si è alzata una voce quando i curdi hanno chiuso le nostre scuole a Qamishli e ora non parlano mentre i turchi ci attaccano. Abbiamo sofferto molto negli ultimi anni, vogliamo rispetto, democrazia e diritti umani». (qui)

Per quanto grave sia la situazione, non sembra tuttavia che siamo in presenza di un genocidio, come molti strepitano, svilendo sempre più questa parola a forza di spararla a destra e a manca, e sempre a sproposito. Per concludere, invito a leggere questo articolo di Caroline Glick, che dimostra inconfutabilmente che quella di Trump è stata la decisione più giusta, più ragionevole, più sensata, più razionale che potesse prendere nella situazione in cui, non per propria scelta, si trovava, e che tutte le contumelie che ho diligentemente elencato più sopra sono puri e semplici deliri.

Certo che guardare la Turchia di oggi
donne-turche-oggi
e pensare che appena 13 anni fa si poteva vedere una cosa come questa…

barbara

IMMAGINIAMO

Rito
Immaginiamo che questo adolescente si chiami Rito.
Immaginiamo che abbia un po’ di peluria sotto al naso e il mono-sopracciglio, che sia un po’ sovrappeso, che non si lavi molto ed emani perennemente odore di ascella.*
E immaginiamo adesso che Rito abbia delle piccole ossessioni, come molti adolescenti: ogni mercoledì si rifiuta di entrare a scuola per protesta, e si siede davanti al suo cancello con un cartello che rivendica un futuro più sano per l’umanità.
Immaginiamo che lui denunci lo scempio della natalità altissima che c’è in alcuni paesi sottosviluppati che, se non si riduce subito, porterà la popolazione del pianeta a 10 miliardi di persone nel 2035.
Immaginiamo che la sua protesta sia contro il nuovo schiavismo che è la regola in molti paesi asiatici come la Cina, ma che si sta importando anche qui in Europa.
Immaginiamo che la sua protesta sia anche contro la tratta di africani che sbarcano in Europa per diventare schiavi, spacciatori o prostitute.
Immaginiamo poi che Rito denunci la discriminazione e la persecuzione delle donne, che avviene legalmente nei paesi islamici perché la legge dello Stato ricalca le farneticazioni scritte nel Corano. E immaginiamo che Rito chieda che, per questa e mille altre ragioni, sia messo ufficialmente al bando l’islam e condannato come crimine contro l’umanità.
Immaginiamo poi che questo ragazzino rivendichi aria pura da respirare, rispetto della natura e dell’umanità, giustizia e uguaglianza in tutto il mondo.
Secondo voi, susciterebbe attenzione mediatica, o lo porterebbero di corsa in una casa-famiglia a Bibbiano, togliendo la potestà ai genitori per non aver fatto rispettare l’obbligo scolastico?

Fulvio Del Deo, qui

* [ma anche dopo due settimane in barca senza doccia e senza bidè, volendo…]

Impostata in modo contrario, ma esattamente sulla stessa linea, ci sarebbe anche questa cosa qui.

barbara

SEA-WATCH E DINTORNI ANCORA

Un po’ di cose raccattate in giro per la rete, con alcune riflessioni che condivido e che ritengo utili (è un po’ tanta roba, ma portate pazienza che domani vi faccio riposare, così se volete potete leggere anche a rate).

In arrivo a Lampedusa una carovana di parlamentari del Pd a difesa della SeaWatch.
Siamo su Scherzi a Parte…
Per certi politici l’Italia non ha leggi, non ha confini, non ha regole, non ha dignità.
Per loro vengono prima i clandestini?

Vengono prima i soldi che ricavano dai clandestini.

Questa storia è scandalosa. I naufraghi proprio non interessavano a nessuno. Questa deficiente li ha portati a spasso per due settimane solo per entrare in Italia (aveva tutte le possibilità del mondo, ma non le interessavano). E i politici di sinistra stanno dimostrando che le leggi le debbono rispettare solo i loro nemici…
Ah, a proposito:ho le palle piene di sentir chiamare “flussi migratori” queste buffonate. Il flusso migratorio che viola coscientemente le leggi (piacciano o meno) è un atto delinquenziale come tutti gli abusi. E siccome di delinquenti ne abbiamo a sufficienza, questa capitana andrebbe punita senza sconti. (qui)

Da Ornella, che di Africa ne ha vista un bel po’.

“Questa presunzione tutta razzista, provinciale e presuntuosa per la quale si possa vivere una vita dignitosa soltanto in Europa, e in Africa no, mi ha veramente stancata. Sotto la retorica dell’accoglienza spesso e volentieri si legge un disprezzo per l’Africa, generalizzato e superficiale, che fa venire i brividi. L’Africa ha più di 50 paesi, diversissimi, con ricchezze e bellezze uniche, culture meravigliose e nuove opportunità. C’è la povertà, ma non c’è solo quella. Prima di tutto, un po’ di rispetto, questo continente lo merita.” (qui)

CAPITANA vs CAPITANO (qualcuno mi ricorda perché il semipremier lombardo ha questo soprannome??). Tra una vertigine e l’altra ho cercato di buttare giù qualche riga, alle quali premetterei che sarebbe ora in questo disgraziato Paese di rispettarci un po’ di più l’un con l’altro, comprendendo tanto le motivazioni di chi propende all’accoglienza tanto quelle di chi invece ha le sue ragioni per negarla. Direi che un po’ di visione a lungo termine e l’attuazione di un sano “principio di precauzione” sarebbe utile a tutti.
Ciò premesso, direi che la Capitana (della nave) ha avuto in vita sua tante possibilità, indubbiamente è preparata, è plurilaureata e ha un curriculum come un papiro, ma questo non le dà alcun diritto di sentirsi al di sopra della legge, né di infrangere le leggi degli Stati altrui, men che meno interpretare a suo insindacabile giudizio il Diritto marittimo. Aggiungerei che costei non ha studiato – se lo avesse, qualche sacrosanto dubbio dovrebbe averlo – un po’ di antropologia e di “antropologia delle migrazioni”: chi le dice che lei possa spostare persone, con relativi usi e costumi, dove più le aggrada, e che i riceventi debbano sottostare alla SUA visione del mondo senza esprimere alcuna forma di resistenza? Lei e i suoi fan non si rendono conto che se anche nel Sud d’Italia si è arrivati a votare un Salvini, probabilmente gli elettori (che saranno beceri, ma ne hanno il diritto; di sicuro non sono stupidi) hanno avuto le loro ragioni. IO personalmente non li approvo, ma questo non mi rende cieco di fronte alle loro motivazioni. Qualcun altro, dall’alto delle sue lauree e dei suoi curriculum, è invece cieco, ma solo in determinate direzioni guarda caso.
E non ho toccato il più grave argomento: quanto questa emigrazione dall’Africa PEGGIORA le condizioni degli Stati e delle popolazioni locali?? Perché ricordiamoci: l’Africa è un continente in grandissima parte in pace; dove la crisi alimentare è stata abbondantemente superata (e chi veramente muore di fame non emigra); ed è in forte sviluppo economico… Certo non è l’Europa, ma chi si sta muovendo in questa emigrazione economica sta togliendo al suo continente, al suo Paese, alla sua gente la speranza di un miglioramento futuro.
Ora, se è vero che, a detta di qualcuno, è impossibile fermare le migrazioni e la storia lo dimostrerebbe (a dire la verità, la storia dimostra che non è affatto detto: tante migrazioni sono state bloccate o abbondantemente diluite), è anche vero che quasi mai le migrazioni sono state accettate supinamente, anzi più erano incontrollate più hanno scatenato conflitti anche sanguinosi.
Gianni Pellegrini, qui.


Franco Londei

Come sapete non sono un salvinista, non condivido nulla delle idee di questo personaggio, NULLA, ma mentiremmo a noi stessi se non ammettessimo che in questa vicenda della Sea-Watch c’è una sfida palese alle leggi di questo paese, che possono essere giuste o sbagliate, ma che fino a che ci sono vanno rispettate. Che poi Salvini ne approfitti per fare propaganda è un altro paio di maniche, ma la sinistra pretenda pure il rispetto dei Diritti dei migranti a bordo, pretenda qualsiasi cosa e qualsiasi intervento di salvaguardia di quei poveracci in mare da settimane, ma non faccia l’errore di pretendere una sorta di salvaguardia per gli operatori della ONG. Io quando stavo bene ho collaborato con diverse ONG e la prima cosa che si impara in questo mestiere e che, d’accordo o meno, si rispettano le leggi del paese dove si opera. Non esiste nel Diritto Internazionale ed umanitario una regola che ti permetta di bypassarle. (qui)

Fulvio Del Deo

Parole come “umanità” e “accoglienza” non hanno nulla a che vedere con lo sporco traffico umano che questi nuovi negrieri stanno compiendo. Questo gioco criminale sta estirpando giovani dalla loro terra e li sta portando qui a vivere un’esperienza di vuoto ed emarginazione, di giornate caratterizzate dal nulla assoluto, di attese interminabili che renderanno piacevole perfino “essere liberi” di essere assunti per chiedere l’elemosina agli angoli delle strade e fuori ai supermercati, mettendo a posto i carrelli in cambio di qualche spicciolo.
Nella foto vedo solo uomini, giovani e forti (qui; cliccare sulla foto per ingrandire)
seawatch

Fulvio Del Deo

Nella generazione dei suoi nonni, anche loro bianchi e ricchi come lei, si sono dedicati allo spostamento di persone, via dalle loro case per eliminarle dal paese.
Adesso lei, insieme alla generazione dei suoi coetanei, continua a spostare persone, e le allontana dalle loro case per scaricarle in un paese da danneggiare. (qui)

Il fine dei pirati è demolire gli stati

Gian Micalessin

Adesso Sea Watch ha calato la maschera e issato la sua vera bandiera. Quella della pirateria umanitaria.
Una pirateria che, al pari delle navi corsare al servizio degli stati nazionali del XVII secolo non agisce per fini propri, ma per soddisfare gli interessi di nuove entità sovranazionali poco disposte a metterci la faccia. A garantire la «lettera di corsa» alle navi con teschio e tibie e il soldo ai loro capitani di ventura pensavano, un tempo, Paesi come Inghilterra, Francia e Spagna interessati a bloccare i commerci del nemico senza esibire e le proprie cannoniere. Oggi la pirateria umanitaria interpretata con un tocco di romantico femminismo dalla 31enne Carola Rackete, capitana di Sea Watch, svolge esattamente la stessa funzione. La capitana Rackete che si dice in dovere di forzare il blocco «per salvare 42 naufraghi allo stremo» sa bene di mentire. E sa altrettanto bene che il suo aiuto ai quei 42 «naufraghi» sarebbe stato molto più sollecito se li avesse sbarcati in Tunisia o in qualsiasi altro porto del Mediterraneo raggiungibile durante i 15 giorni trascorsi a comiziare e far politica davanti a Lampedusa. Ma la «lettera di corsa» garantitale formalmente dall’opaca organizzazione umanitaria di cui è al soldo le richiede altro. Le richiede di approdare solo ed esclusivamente in Italia perché solo da quel ventre molle, dove l’anomalia di un esecutivo giallo-verde ostacola la compattezza dell’Unione, può iniziare lo sfondamento dei cancelli della «fortezza Europa». La missione assegnata alla capitana Carola come a tanti altri capitani mercenari è insomma quello di penetrare in Italia per scavare una breccia nelle mura dell’Europa. Ma per conto di chi? La risposta è semplice. Per ottenerla basta seguire il denaro fatto affluire nelle casse di organizzazioni umanitarie come Sea Watch. Nel XVII e XVIII secolo i corsari servivano agli stati nazionali per garantirsi il controllo dei traffici. Oggi i «pirati umanitari» servono a fare carne di porco delle frontiere e delle ingombranti legislazioni nazionali per far spazio ad entità multi o sovra-nazionali. Entità come i giganti del web o le grandi aziende globalizzate che considerano gli stati, i loro confini, i loro sistema fiscali e le loro leggi sul lavoro alla stregua di limitazioni obsolete da abbattere quanto prima. Spazzare via il concetto d’inviolabilità delle frontiere legittimando l’arrivo di manodopera a basso costo da trasformare in futuri consumatori dei servizi delle aziende globali è la via più breve per accelerare la fine dei vecchi stati nazionali. Per questo la vera missione della capitana Carola non è quella di salvare o proteggere il carico umano di cui s’è impossessata andando incontro ai trafficanti e violando la zona di soccorso assegnata alla Libia. La vera missione di questa capitana di sfondamento è riversare quel carico umano nella breccia del vallo italiano per dividere il nostro Paese e spaccare l’Europa. Dribblando i divieti di Salvini e scaricando sulle coste italiane quei 42 migranti utilizzati alla stregua di ostaggi la Capitana avrà esaurito il suo compito. Potrà dimostrare a chi la paga di aver contribuito a inasprire i rapporti tra l’Italia e un’Olanda che offre ai pirati di Sea Watch la sua copertura di bandiera. Potrà consolare le anime belle di una Germania che mentre lascia agire impunemente la concittadina Carola Rackete scarica in Italia migranti narcotizzati e si vanta di aver deportato in un Paese in guerra come l’Afghanistan più di 530 migranti irregolari. (qui)

I PALADINI DELLA GIUSTIZIA

di Niram Ferretti

Tra i demagoghi di provincia, Leoluca Orlando è in pole position da anni. Re della retorica più melensa, delle banalità più insulse, patetico menestrello di un multiculturalismo da operetta, ora si fa promotore della cittadinanza onoraria all’equipaggio della Sea Watch.
«Per rendere omaggio a cittadini e cittadine che negli ultimi mesi sono protagonisti di una operazione di umanità e professionalità; un atto di amore e coraggio che giorno dopo giorno ha salvato e salva vite umane, ridato speranze e costruito un ponte di solidarietà nel mare Mediterraneo, anche contro logiche, politiche e leggi che poco hanno di umano e civile».
La logica del cuore, la nobiltà d’animo contro la durezza di leggi disumane come quelle volte a impedire l’immigrazione indiscriminata. Perché la vera nobiltà d’animo consiste nell’accoglienza sempre e comunque, anche di chi domani non vorrà integrarsi e costruirà società parallele come in Francia, Regno Unito, Belgio, Olanda, Svezia o, non trovando qui il Bengodi finirà sfruttato dalla criminalità organizzata come le donne nigeriane, oppure ne prenderà parte con solerzia.
Ma oggi la nuova figura iconica della sinistra a corto di proletari e rivoluzionari è quella del migrante. E’ il migrante infatti che riassume l’umiliato e offeso, il diseredato, l’uomo e la donna da riscattare e da redimere. E a sinistra sono tutti potenziali redentori, laici, si intende.
Leoluca Orlando appartiene alla luminosa genia dei Saviano, dei Lerner, dei Gino Strada, degli Ovadia. Loro stanno con l’Umanità oppressa, con quelle che identificano come vittime. Tutto il resto è secondario una volta che sono state individuate perché a quel punto si sa esattamente chi sono le canaglie e gli oppressori. E il gioco è fatto. (qui)

Ed ecco qui, in tutta la sua bellezza, il nostro bel satrapetto.
alibabaorlando
Poi c’è anche il Dalai Lama, che ha qualcosa da dire in merito

mentre su quelle famose “convenzioni internazionali” di cui i fans della novella Antigone che sfida le leggi in nome della giustizia morale (“se aveste un pizzico di cultura, sapreste che un tale di nome KANT scriveva:”Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me.”…. Ma immagino non sappiate nemmeno chi sia costui…. Figuriamoci se per voi possa esistere la LEGGE MORALE!!!” No, questo non vi dico dove si trova: non ho nessuna intenzione di fare pubblicità gratuita a qualcuno a cui non la farei neanche a pagamento), può essere utile dare un’occhiata qui. Quanto ai sinistri, a me fanno venire in mente questa:

PS: per un momento, girando oggi in rete (in realtà il calendario dice che sarebbe ieri, ma fino a quando non vado a letto rimane sempre oggi) mi era venuto il sospetto che il Ghisberto fosse passato di qui e mi avesse rubato un’idea; poi, prima di accusarlo di plagio, ho voluto verificare e ho constatato che in effetti no, semplicemente la stessa idea era venuta anche a lui, già qualche mese fa:
smartphone
barbara

SOCIALMENTE IMPEGNATI

socialmente impegnati
(rubato a lui)
Ma c’è chi, quanto a impegno sociale e solidarietà umana e sensibilità alle tragedie del nostro prossimo, davvero non si risparmia e va anche oltre
emorroidi
(rubato a Fulvio Del Deo).
Poi, volendo, ci sarebbe anche questa bazzecolina qui, ma purtroppo ci si era scaricata la batteria della macchina fotografica e poi avevamo finito la stoffa rossa e poi c’erano gli amici che ci aspettavano per l’apericena e poi comunque, come detto, è proprio una bazzecolina, dai, non è davvero il caso che ci facciamo il sangue amaro per una cosetta del genere (NOTA: i possessori di stomaci delicati si fermino all’articolo ed evitino di scendere alle foto).

barbara

SE QUESTO È UN GIORNALISTA

Il Parmigiano Reggiano si inginocchia ad Israele: da oggi è kosher

27/10/2015, 19:57
MILANO – Anche il Parmigiano Reggiano decide di piegarsi agli ordini di Israele e il consorzio che lo produce modifica le sue regole. E così da oggi verrà prodotto il Parmigiano Reggiano kosher, cioè fedele alle regole stabilite dalla legge ebraica. La prima forma di questo tipo (con la ovvia stella di David stampata sopra) è stata aperta oggi al Padiglione Israeliano dell’Expo.
E così un altro pezzo della tradizione italiana è stato rovinato, in nome dell’espansione del mercato. Non che ce ne fosse bisogno, il Parmigiano Reggiano è un prodotto venduto in tutto il mondo; non per niente cercano di imitarlo in ogni maniera. Ma per accaparrarsi la simpatia di Israele – un must ormai per tutte le aziende, a quanto pare – il consorzio dei produttori ha deciso questa svolta. Ottenendo la certificazione della “Ok Kosher Certification”.
Quanto parmigiano verrà prodotto in questa maniera? Oltre 5000 forme l’anno, tanto per iniziare. Significa oltre il 50% della produzione totale.
Antonio Rispoli

Gentile signor Rispoli. In riferimento a questo articolo: http://www.julienews.it/notizia/cultura-e-tempo-libero/il-parmigiano-reggiano-si-inginocchia-ad-israele-da-oggi–kosher/357143_cultura-e-tempo-libero_8.html E’ così gentile da volermi spiegare perché secondo lei “un altro pezzo della tradizione italiana è stato rovinato”? Mi viene il dubbio che lei non sa affatto cosa voglia dire “kasher” e quale differenza questa cosa comporti nella lavorazione di un alimento, altrimenti non l’avrebbe presentata come una sorta di adulterazione, alla quale anche uno dei nostri prodotti tipici è stato costretto a sottostare per assecondare la leggi del marcato globale, bensì per quello che realmente è: una cosa che costituisce una garanzia in più.
Sicuramente anche lei ha già mangiato moltissimi prodotti kasher, senza neanche rendersene conto, sgranocchiando wafer o patatine, oppure gustando un bel piatto di spaghetti.
Ha mai mangiato la pasta Divella magari con i pelati Muttio o Cirio? Dia un’occhiata al pacchetto della pasta Divella, in un angolo c’è una K: K sta per kasher. Si sente male adesso?
In attesa di una sua gentile risposta, le porgo i miei più cordiali saluti.
Fulvio Del Deo
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Ho mangiato più di una volta prodotti kosher: quando sono invitato a casa di amici non ho l’abitudine di protestare per la cena, se non è assolutamente immangiabile. E hanno un sapore pessimo. I prodotti che elenca per esempio non li uso. Che ci vuol fare? Si vede che ho un palato diverso dal suo…
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Gentile signore. Da quanto scrive, mi conferma di non avere chiara una questione di fondo: il fatto che il Parmigiano sia kasher non ne altera il gusto, semplicemente è sottoposto all’approvazione di un rabbino, il quale verifica che non vi siano elementi impuri nella sua lavorazione. Il risultato è un Parmigiano dal gusto del tutto identico al solito, non tema. Anzi, lo assaggi. Se vuole, può anche fare una prova: acquistare un pacco di pasta Divella e verificare di persona che non è diversa della altre paste di media qualità.
Per quanto riguarda i suoi amici che cucinano kasher, molto probabilmente sono soltanto dei pessimi cuochi.
Cordiali saluti
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Vedo che lei è completamente a digiuno di alcuni dettagli. Perché ci sia l’approvazione di un rabbino ci sono degli “impegni” da rispettare nella filiera di produzione.
La pasta Divella l’ho comprata un paio di volte: decisamente pessima. Poco sapore, non si amalgama con il contorno.
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Gentile signore. Sicché io sarei “a digiuno di alcuni dettagli”. Molto interessante. Le chiedo di svelarmeli, per cortesia. Soprattutto vorrei capire quali sarebbero gli “impegni da rispettare nella filiera di produzione” che, nello specifico, pregiudicherebbero la qualità del Parmigiano Reggiano.
Per quanto concerne la pasta Divella, le ho parlato di quella perché è quella che porta più in evidenza il marchio Kasher. Tenga presente che anche tantissime altre paste sono kasher: De Cecco, La Molisana, Antonio Amato, Del Verde, Barilla, Agnesi, Ghigi ecc.
Le fanno schifo tutte? E’ sicuro di aver cucinate bene? Ha aspettato che bollisse l’acqua prima di calare la pasta nella pentola? Sa com’è, leggendo che vuole amalgamarla al contorno, mi viene il dubbio che lei sia all’oscuro della basi più elementari della gastronomia: nella cucina italiana la pasta costituisce un primo piatto, mentre il contorno accompagna i secondi.
Cordiali saluti
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Direi che non c’è bisogno di rispondere. La sua maleducazione risponde da sola
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Gentile signore Usa sempre questa risposta quando è a corto di argomenti?
Sappia che non ha alcun diritto d’insultare un lettore che le chiede ragguagli sugli strafalcioni da lei scritti su di una testata giornalistica.
Sottoporrò al mio legale questo nostro carteggio e lo renderò pubblico, essendo mio sacrosanto diritto salvaguardare la mia dignità dai suoi insulti gratuiti.
Ho avuto molta pazienza a leggere le sue risposte oltraggiose nei confronti degli ebrei e nei confronti della mia personale intelligenza.
Credeva forse che io bevessi le sue fandonie riguardo le sue fantasiose amicizie con ebrei? Non credo proprio che esistano ebrei disposti ad esserle amico, visto e considerato l’odio che lei nutre nei confronti di tale etnia, come ampiamente documentato dai suoi articoli che già più di una volta hanno richiamato l’attenzione del Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti.
La saluto come finora ho fatto per buona educazione, cosa di cui lei invece non ha mai sentito la necessità.
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Io sono stato estremamente cortese con lei, a differenza di quanto da lei fatto. Sei lei è un cafone, mica è colpa mia. Detto questo, vada pure dal suo avvocato, così vi fate due chiacchiere, visto che la cosa la diverte. In quanto poi alle mie amicizie, lei non si preoccupi: non tutti gli ebrei sono come lei, pieni di odio verso i “gentili”. E io sto benissimo con loro come sto benissimo con chiunque sia educato e perbene.

Servono commenti?

barbara

 

VOI CHE VIVETE SICURI

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
in cui il mondo è a portata di mano.
Voi che provate fastidio
a dover ricordare
anche una sola volta all’anno.
Sappiate che questo è un Uomo,
soldato prega
che non perde speranza della pace
nonostante non conosca ancora pace,
che lotta quotidianamente
contro l’odio di cui l’avete circondato
ma non cede mai al rancore,
che usa il suo ingegno per la vita
ma che troppo spesso ancora
muore per un sì o per un no.
Sappiate che questa è una Donna,
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disposta a imbracciare le armi,
a usare la forza di una tigre
per difendere i suoi piccoli,
la memoria sempre viva,
luce negli occhi e futuro nel grembo.
Meditate su ciò che è stato
e su ciò che è adesso,
su ciò che voi vorreste dimenticare,
banalizzare, sminuire, ribaltare,
perché tutt’oggi vi disturba.
Vi comando queste parole:
Am Israel chai!

Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Fulvio Del Deo

Perché la memoria non resti confinata a un giorno nel calendario.

barbara