COME FARE PER NON ESSERE UN CIARLATANO

Istruzioni per l’uso.

1. Devi chiamarti Vittorio Emanuele Parsi.
2. Devi odiare Israele più di quanto tu odi assassini pedofili mafiosi terroristi messi insieme, e non perdere occasione per dimostrarlo.
3. Devi riuscire a sparare in tre minuti più fregnacce (e falsità, e inesattezze – per usare un eufemismo – storiche, e contorcimenti che neanche la migliore contorsionista mondiale) che qualunque comune mortale medio in otto anni.
4. Non obbligatorio ma estremamente utile: esseve un fighetto che pavla con la boccuccia stvetta che fa tanto tanto avistocvatico.

Fatto?

https://www.la7.it/omnibus/video/finlandia-nella-nato-il-prof-parsi-dopo-laggressione-russa-ad-una-paese-neutrale-i-paesi-neutrali-13-05-2022-438129

Bene, a questo punto ti sarai meritato questo entusiastico commento

E pensare che quelli che chiamiamo “gli antichi saggi” erano convinti che il dubbio fosse alla base della conoscenza e quindi della saggezza, e adesso scopriamo che invece non erano che dei volgari ciarlatani, ma pensa tu.
E mi verrebbe da dire che mi  cadono le braccia se non fosse che in questi tre mesi scarsi mi è caduta tutta la scorta che avevo e finché non me ne arriva un’altra partita non posso più farmi cadere niente.

Ma sembra che oltre a me, anche qualcun altro veda nella mossa di Svezia e Finlandia un pericolo mortale.

Svezia e Finlandia nella NATO innalzano il pericolo di un conflitto nucleare

Il presidente finlandese Sauli Niinistö ha informato Putin sui piani del paese di aderire alla NATO.

Secondo il servizio stampa del leader finlandese, Niinistö ha parlato al telefono con Putin. Viene riferito che la conversazione è stata “chiara e diretta” e che le parti “hanno cercato di evitare tensioni”. Niinistö ha osservato che qualsiasi stato indipendente cerca di rafforzare la propria sicurezza. Il presidente finlandese ha ricordato che anche durante il primo incontro con Putin nel 2012 lo disse. Niinistö ha anche sottolineato che l’operazione speciale russa in Ucraina “ha cambiato la situazione della sicurezza in Finlandia”.

Come si è arrivati all’adesione alla NATO

La Finlandia scarsamente popolata per molti decenni, dopo la seconda guerra mondiale, ha vissuto bene grazie al vicinato, prima con l’URSS, e poi con la Federazione Russa, approfittando della sua posizione geografica e della sua situazione geopolitica. La cantieristica navale, l’elettronica, la lavorazione del legno, l’energia e altri settori fiorirono in questo paese scandinavo, rendendolo uno dei più ricchi e sviluppati d’Europa.
Poi è avvenuta la guerra con l’entrata delle truppe russe in territorio ucraino. È curioso che le ragioni che Svezia e Finlandia hanno addotto per il loro ingresso nella NATO – ovvero la propria sicurezza – è proprio una delle motivazioni che la Russia ha usato per giustificare per la propria operazione speciale in Ucraina.
Infatti il desiderio ucraino di entrare alla NATO non ha allontanato la guerra ma ne è stata la concausa insieme alle problematiche territoriali irrisolte.
Quindi che il timore che il conflitto in corso, avrebbero convinto Svezia e Finlandia di entrare nella NATO non ha senso.
Semplicemente, l’iniziativa di questi due paesi è stata presa perché adesso, se si vuole nuocere alla Russia, è il momento più propizio per farlo.
Infatti, grazie all’ingresso di Svezia e Finlandia, la NATO potrà isolare maggiormente la Russia ed in caso di un possibile conflitto diretto, l’Alleanza Atlantica può contare di agire lungo i 1500 km di confine finlandese.
Per quando riguarda poi, l’entrata della Finlandia nella NATO, questo paese da tempo ha iniziato a riequipaggiare le sue truppe con armi della NATO e partecipare alle esercitazioni e ad aderire a programmi NATO. In una parola, da tempo Helsinki apparteneva già alla NATO, anche se non ancora formalmente.
Del resto, già con il gesto di spedire armi sofisticate all’Ucraina e aderendo alle sanzioni contro la Russia, la Finlandia aveva rinunciato alla sua neutralità
In questo contesto, l’inizio della guerra in Ucraina è stato solo il ‘timing’ per dichiarare l’adesione. Ovviamente, la leadership del paese ha usato un momento molto propizio per convincere completamente la popolazione senza passare per un passaggio referendario e per superare le resistenze in Parlamento.

Pressioni esterne

Il Parlamento Finlandese è stato persuaso dagli eventi in corso ed a causa delle forti pressioni esterne. E’ interessante che la pubblicazione finlandese Uusi MV-Lehti ha raccontato come sia stata presa la decisione dei deputati del parlamento finlandese sull’ingresso del Paese nella NATO. Le udienze preliminari si sono svolte in condizioni di riservatezza sui risultati delle consultazioni di esperti con specialisti specializzati e nel contesto perentorio dell’attacco russo alla Finlandia.
È molto plausibile che il Centro europeo per la lotta alle minacce ibride, con sede a Helsinki, sia stato coinvolto nella formazione del parere dei deputati del parlamento finlandese. Si tratta di un’organizzazione internazionale che promuove la cooperazione tra l’UE e i paesi della NATO nel campo della lotta alle minacce ibride.
Il Centro stesso e il suo personale godono dell’immunità legale in Finlandia. Nello stesso tempo, secondo la legge finlandese, tutte le informazioni raccolte dal Centro sono secretate. La corrispondenza indirizzata al Centro o ai suoi dipendenti non può essere oggetto di screening o vigilanza preliminare.

Reazione della Russia

Il primo vice rappresentante della Federazione Russa presso l’ONU Dmitry Polyansky ha minacciato la Finlandia e la Svezia, che intendono aderire alla NATO.

Ha rilasciato questa dichiarazione il 12 maggio: “Non appena Finlandia e Svezia diventeranno membri della NATO e le unità dell’alleanza saranno lì, questi territori diventeranno un possibile obiettivo per l’esercito russo”, ha detto Polyansky.
Inoltre, il ministero degli Esteri russo ha avvertito che se la Finlandia si unirà all’alleanza, Mosca “adotterà misure di ritorsione di natura tecnico-militare e di altra natura”.
È la stessa dichiarazione che la Russia ha fatto prima di attaccare l’Ucraina.
Più precisamente, il viceministro degli esteri russo Alexander Grushko ha elencato le conseguenze dell’adesione di Finlandia e Svezia alla Nato:

  • Questo è un cambiamento strategico. Questo cambiamento non può rimanere senza una reazione politica, così come senza un’analisi approfondita delle conseguenze della nuova configurazione di forze che potrebbero emergere a seguito del prossimo ampliamento dell’alleanza. È chiaro che la decisione non sarà presa sulla spinta delle emozioni.
  • Questa è la nuova realtà, che, siamo convinti, non è nell’interesse di Svezia e Finlandia, né nell’interesse del mantenimento della sicurezza e della stabilità europea, ma porterà solo alla militarizzazione del Nord, che, militarmente, è stata fino a poco tempo fa la zona più pacifica d’Europa.
  • Nel discorso al parlamento finlandese, il presidente e il primo ministro finlandesi hanno affermato che questo passo rafforzerà la sicurezza sia della Finlandia che della NATO. È abbastanza ovvio per qualsiasi persona sana di mente che il risultato sarà esattamente l’opposto, la sicurezza militare della Finlandia sarà notevolmente indebolita.
  • Abbiamo un’idea approssimativa di come si svolgeranno gli eventi al momento della approvazione dell’adesione. I paesi della NATO dichiareranno immediatamente che il fianco settentrionale è molto vulnerabile, che il confine con la Russia è di 1300 km. Ora il confine tra Nato e Russia è aumentato di circa 1.300 km. Questo confine deve essere difeso, quindi ulteriori contingenti di forze devono essere schierati lì e così via.
  • Tutto ciò si inserisce nella famigerata ricerca di un nemico, che si esprime in senso pratico politico militare nella demonizzazione della Russia, attribuendole intenzioni ostili nei confronti di paesi che la Russia semplicemente non può neanche essere sospettata di avere.
  • Ci sono molte domande relative all’effettiva rinuncia di questi paesi allo status di paese denuclearizzato. Di recente, ci sono state sempre più affermazioni che la NATO è pronta ad abbandonare questa misura. In particolare, Jens Stoltenberg ha affermato che le armi nucleari potrebbero essere trasferite più vicino ai confini della Federazione Russa, i leader polacchi si sono dichiarati pronti ad accettarlo. Se queste affermazioni verranno rese operative , ovviamente, sarà necessario rispondere da parte nostra adottando adeguate precauzioni che assicurino l’affidabilità della deterrenza. Fonte @dimsmirnov175 (https://t.me/dimsmirnov175/33414)

Come vedete, quelle della Russia sono dichiarazioni molto dure ed esplicite.  Sono fatte da chi si sente tradito mentre è relativamente debole. La Federazione Russa nel suo stato attuale non può minacciare la Finlandia. Aprire un secondo fronte non è nel proprio interesse e La Russia sa bene cosa significa. Nello stesso tempo, Mosca avverte che per disperazione, di fronte alla prospettiva del cedimento completo e alla distruzione del paese, non esisterebbe – come ultima ratio – ad usare l’arma nucleare.

Precedenti storici

Ci sono precedenti storici -anche se non l’odierna Russia, l’URSS attaccò la Finlandia nel 1939-40
Voglio solo ricordarvi come finì la guerra sovietico-finlandese del 1939-40:

  • 127mila morti dall’URSS con 26mila finlandesi morti (5 a 1)
  • l’espulsione dell’URSS dalla Società delle Nazioni come Paese aggressore
  • ma soprattutto, a causa dell’aggressione sovietica, la Finlandia si schierò dalla parte della Germania nella seconda guerra mondiale, che nel 1941-44 portò alla morte di altri 67mila soldati sovietici sul fronte finlandese.

Se parliamo del dopoguerra però, la Finlandia non è mai stata minacciata.

Considerazioni

Come ho già detto, la Finlandia non corre alcun pericolo dalla Russia, che al contrario cerca costantemente di arginare il pericolo proveniente da Ovest. Del resto anche il Generale Tricarico ha detto: ‘mi auguro che Svezia e Finlandia non entrino nella Nato. Non credo che la Russia, debilitata e scarsamente capace dal punto di vista militare, possa aggredire nessun Paese di quelle dimensioni’ (Imola Oggi)

I paesi membri dell’Unione Europea e della NATO sono del tutto concordi all’ingresso di Svezia e Finlandia (l’ingresso della Finlandia nella NATO è cruciale perché ha i confini direttamente condivisi con la Russia). Solo Turchia si è detta contraria all’ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia. In particolare, il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha detto che il suo Paese non vede con favore l’entrata dei due Paesi nordici nella Nato, ventilando dunque l’ipotesi che la Turchia possa usare il suo potere di veto
Tra i politici italiani, è da segnalare Giorgetti che si è espresso contro l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato: “Non aiuta ad abbreviare il conflitto con la Russia” https://www.rassegneitalia.info/anche-giorgetti-contro-lingresso-di-finlandia-e-svezia-nella-nato-non-aiuta-ad-abbreviare-il-conflitto-con-la-russia/.
Ovviamente, la chiave di lettura di tutti questi eventi non sono gli interessi nazionali dei singoli paesi europei, ma interesse degli Stati Uniti che di fatto si sentono in guerra contro la Russia, ed in linea agiscono.
Questo è dimostrato da serie di dichiarazioni molto chiare, dalla dichiarazione del segretario di Stato Blinken (che sostiene che bisogna indebolire la Russia) a quella più recente del capo della maggioranza democratica alla Camera dei rappresentanti, Steny Hoyer, che oggi ha detto che gli Stati Uniti sono in guerra (evidentemente, con la Russia), e quindi, durante il “tempo di guerra”, i repubblicani non dovrebbero criticare Biden. https://twitter.com/greg_price11/status/1525161726643257344?t=EZCOHyJd7Khx-o7H5iUGdA&s=19

Patrizio Ricci, VPNews, qui.

E non sarebbe male ricordare che tutte le volte che Putin ha avvertito che avrebbe fatto una determinata cosa, l’ha sempre fatta. Magari dopo avere portato pazienza per anni, ma alla fine l’ha fatta. E quelli che preferiscono ignorare questa verità, assomigliano a quei bambini che si mettono due dita sugli occhi e poi trillano giulivi “Non mi vedi più! Non mi vedi più!”

Ma occupiamoci ora un momento del comico “ebreo”, quello che bisogna per forza essere dalla sua parte perché è ebreo, quello che l’Ucraina non può essere nazista dal momento che ha “democraticamente” (HAHAHA) eletto in “libere elezioni” (HAHAHAHA) un presidente ebreo. Ecco, ammiratelo, con tanto di kippah in testa, e godetevi anche le sguaiate e sgangherate risate del pubblico ucraino alle spassosissime battute del “comico”.

Neanche il guitto di casa nostra è mai arrivato a simili livelli di becerume e di volgarità.
Quest’altra invece è l’ospite della Polonia all’Eurofestival, che alla fine del suo discorso urla “Slava Ukraina” e tende il braccio destro in un bel saluto nazista.

Quanto a noi, se qualcuno ancora si illude che l’Italia non sia in guerra, dia un’occhiata a questi bei giocattolini, e si faccia due conti.


Per il gas invece non ci sono problemi: abbiamo chi ce lo fornisce:

E ora, dopo l’osceno spettacolo antisemita del comico ebreo (com’era la storia dello scandalo di Lavrov messo in croce per avere detto che sono ebrei alcuni fra i peggiori antisemiti?) godiamoci questo spettacolo autentico di due pattinatori russi che danzano su musica russa.

barbara

GUERRA: CHE COSA C’È DAVVERO IN GIOCO

E per capirlo, partiamo dal chiarire chi comanda davvero in Ucraina. Naturalmente è sempre stato chiaro, e ho continuato a ripeterlo da prima che cominciasse la guerra, ma è bello vederlo confermato da chi ci ha sbattuto il naso di persona.

Volodymyr Zelensky, “chi comanda davvero in Ucraina”. Il giornalista francese Le Sommier: “L’ho visto coi miei occhi”

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky risponde agli ordini della Casa Bianca. A sostenerlo non è solo Vladimir Putin o uno dei tanti-filorussi d’Europa, ma Régis Le Sommier, giornalista francese, esperto di scenari di guerra, vicedirettore del settimanale Paris Match appena tornato in patria dall’Ucraina. Dopo aver intervistato big mondiali come il presidente americano Barack Obama, il generale americano David Petraeus e il comandante in capo delle truppe Usa in Afghanistan Stanley McChrystal, Le Sommier ha voluto vedere con i suoi occhi quello che sta accadendo a Kiev, al seguito di tre volontari francesi che si sono arruolati per aiutare l’esercito ucraino contro i russi.
“Pensavano di trovare delle brigate internazionali, sull’idea di quelle in Spagna nel 1936 – spiega Affaritaliani.it, che riporta la notizia -. Hanno invece avuto la sorpresa di imbattersi negli americani”.
Per entrare nell’esercito di volontari, spiega Le Sommier, serve l’approvazione dei militari americani. Uno di loro, un veterano della guerra in Iraq, per far capire il clima gli avrebbe intimato: “Qui comando io, non gli ucraini!”. Scoperto di essere di fronte a un giornalista, l’avrebbe fatto allontanare. Ai volontari francesi invece ha fatto togliere le SIM occidentali dai telefonini, anche per questioni di sicurezza e facilità di essere intercettate, e avrebbe fatto loro firmare una sorta di contratto. “Chi è al comando? Sono gli americani, l’ho visto con i miei stessi occhi – conferma il giornalista, intervistato da CNEWS -. Ovviamente, non è l’esercito americano ufficiale”. “Al di là dell’aspetto romantico di questa guerra – prosegue Le Sommier in studio – invece di essere con le brigate internazionali mi sono trovato di fronte al Pentagono”. (Qui)

Veramente qualcuno poteva dubitarne? Veramente qualcuno riesce a credere che il buffone che spara intimazioni e pretese a tutti i governi del mondo stia recitando un copione proprio? Anch’io condanno l’invasione dell’Ucraina. Quella di otto anni fa. Quella della cricca Obama-Nuland-Clinton-Biden-Biden. E spero che un giorno la Storia farà giustizia di questa infamia.
E veniamo ora alla posta in gioco.

Valute, gas, materie prime: in palio c’è il dominio del mondo

Vincerà chi avrà il controllo della produzione di materie prime. La guerra, la vera guerra, non la si combatte a colpi di mitragliatrici e di cannoni, non la si conduce da un carrarmato o dalla cabina di un aereo a reazione. La guerra che si sta combattendo è una guerra economico-finanziaria ed in palio c’è il dominio del Mondo, per meglio dire di Mezzo Mondo.
Quella che si sta consumando in Ucraina è stata definita “Guerra Ibrida“. C’è quella sul campo di battaglia, sempre più cruenta, c’è quella che ruota attorno alla sicurezza informatica,c’è quella finanziaria e poi, forse la più importante, c’è quella combattuta attraverso la comunicazione, immagini, notizie, con milioni di canali che si rincorrono.
Però oggi occupiamoci della parte di economia e finanza. Qual è il vero obiettivo di questa guerra? E soprattutto chi ne avrà vantaggio? Lo scenario che sta emergendo potrebbe portare alla nascita di un fronte molto netto: da una parte la Cina che ha bisogno come il pane della cisterna di gas e petrolio rappresentata dalla Russia; dall’altra gli Stati Uniti che hanno necessità di trovare qualcuno a cui vendere il loro gas.
Insomma, stando così le cose, non è difficile immaginare che la Russia possa diventare un vassallo Cinese e che l’Europa lo diventi degli Stati Uniti. In questo contesto l’attuale braccio di ferro finanziario esistente tra Russia e Occidente assume sempre più importanza e risalto. Così il taglio dei tassi della banca centrale russa hanno fatto risalire le quotazioni del rublo, ma al tempo stesso la riapertura all’utilizzo delle transazioni di valuta straniera, sempre concertata dal massimo organo finanziario di Putin permetterà alle banche russe di vendere di nuovo valute estere in contanti ai loro cittadini riaprendo, di fatto, alle operazioni su tutti i mercati.
Questo vuol dire che continua ad esistere una sorta di dualismo finanziario in cui da una parte ci si chiude a riccio e dall’altra si riapre alle connessioni con l’occidente. Tutto questo avviene nel momento in cui la Russia sembra essere sull’orlo del baratro finanziario, sull’orlo di un default che qualcuno ha definito “selettivo”.
E’ come se si volesse arrivare al fallimento della Russia ma lasciando, al tempo stesso, porte aperte a possibili trattative. Sin qui la comunicazione e la finanza. Ma la guerra ibrida di cui stiamo parlando continua anche sui campi di battaglia. Le dichiarazioni di chi continua ad alimentarla diventano sempre più inaccettabili.
La pace non è barattabile, men che meno con un climatizzatore. L’Italia non è un paese che vuole la guerra, a differenza di ciò che esprimono spesso e volentieri i suoi massimi vertici politici. Parlare addirittura di patrimoniali necessarie per riarmare il paese appare come la più assurda delle scelte.
2.800 miliardi di debito pubblico rappresentano la certezza di un futuro nerissimo per i nostri figli. Che si lavori sulla crescita, sulle prospettive di sviluppo e sugli investimenti verso un futuro in cui la pace non debba passare per proclami roboanti e belligeranti, che non debba passare per guerre ibride.
Rinunciare agli atti di forza è l’unico vero atto di forza accettabile. Costringere la diplomazia internazionale, la Nato, anche con posizioni opposte a quelle americane rappresenterebbe e rappresenta l’unica vera via d’uscita. Qui non c’è in gioco qualche grado in meno d’estate e Draghi lo sa benissimo; qui c’è in gioco il lavoro di milioni di persone, il futuro di centinaia di migliaia di aziende.
Leopoldo Gasbarro, 10 aprile 2022, qui.

Nel frattempo leggo che fino al 2025 la spesa sanitaria verrà diminuita di un punto del PIL, giustamente, dal momento che si è visto che di strutture e personale ne abbiamo in eccesso. Così fino al 2025 possiamo mandare molte più armi all’Ucraina. A proposito di gas e dintorni, invece, scopriamo che

Poi torno un momento sul missile di Kramatorsk, per il quale abbiamo due buone notizie.

D’Amico David

“La7 ha fatto un autogol pazzesco. Nel suo TG ha mostrato il numero di serie del missile Tochka-U che ha colpito la stazione di Kramatorsk. Gli altri canali occidentali avevano volutamente oscurato questa informazione chiave. Grazie al numero di serie SH91579 si è risaliti al fatto che era in dotazione all’esercito ucraino, essendo stati usati altri missili della stessa serie per colpire Alchevsk, Logvinovo, Berdyansk e Melitopol.”
(Filippo Maria Sardella)

Da Hanna Zyskowska: Finalmente la BBC ammette che il missile Tochka-U, che ha ucciso una trentina di civili nel centro di Kramatorsk, era stato lanciato dagli ucraini.

Con una settimana di ritardo rispetto ai canali social e alla “controinformazione”. Nexus

Nel frattempo il numero dei morti è aumentato fino a oltre 50, ma naturalmente i mass media continuano a parlare di crimini russi, esattamente come quando i morti provocati dai terroristi palestinesi vengono addebitati a Israele. Tra l’altro ho visto che anche i russofoni che scappano in Russia per salvarsi dai bombardamenti e cannoneggiamenti ucraini vengono presentati come “deportati” dai russi (anche questa cosa dell’usare termini specifici relativi ai crimini nazisti è identica a quanto si fa con Israele).
E infine state un po’ a sentire questo.

I misteri dei laboratori biologici: come il figlio di Joe Biden ha finanziato la guerra biologica in Ucraina

di Edvard Chesnokov – Professore associato presso l’Università Federale dell’Estremo Oriente (Vladivostok, Russia)

Questo è uno dei segreti più cupi nell’Ucraina di oggi. Dalla metà degli anni 2000, un numero considerevole di laboratori biologici è stato aperto (o ricostruito) in tutta l’Ucraina, vicino a strutture militari, incentrate sulla ricerca di batteri e virus particolarmente pericolosi.
Come giornalista russo, ho ottenuto una serie di documenti sul funzionamento interno dei laboratori biologici. Alcuni di questi file sono già apparsi in occasione di briefing tenuti da funzionari russi (tuttavia, erano presentati da lontano e non sempre in forma leggibile). Altri sono stati ricevuti attraverso canali sicuri da patrioti statunitensi che sono completamente scioccati dagli schemi di corruzione che circondano il leader degli Stati Uniti. Il filo si estende dai laboratori biologici ucraini attraverso l’oceano ai torbidi affari commerciali del figlio del 46° presidente degli Stati Uniti, Hunter Biden. 

Anche gli USA riconoscono l’esistenza di questi laboratori biologici

La presenza di tali strutture in Ucraina non è mai stata nascosta da nessuno. O è un piano subdolo (se vuoi tenere nascosto qualcosa, tienilo in bella vista), oppure è la consueta fiducia in se stessi degli ultimi “padroni del pianeta”, gli statunitensi, moltiplicata per la tipica sciatteria dei loro corrotti alleati.
Comunicati stampa e rapporti sulle “attività congiunte per frenare le minacce biologiche” possono ancora essere trovati sul sito web dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Kiev, nei discorsi dei funzionari statunitensi e persino in una moltitudine di documenti del Gabinetto dei Ministri dell’Ucraina.
Naturalmente, il fatto che l’Ucraina creerà ceppi di virus combattivi NON è dichiarato direttamente in un singolo documento pubblico (e nemmeno quelli chiusi di cui parleremo di seguito). Gli organizzatori e gli esecutori di questo progetto a Washington e Kiev possono essere dei criminali sfacciati, ma anche loro capiscono che se vengono apertamente colti in fallo con prove sostanziali sullo sviluppo della guerra biologica, nemmeno un padre nello Studio Ovale sarà in grado di salvarli.
Inoltre, per ragioni simili, gli storici non hanno ancora trovato concreti ordini scritti da Adolf Hitler o dal suo entourage sulla “Soluzione finale alla questione ebraica” nei territori occupati dal Terzo Reich. Tuttavia, esistevano le “fabbriche della morte” naziste.
Ecco un altro documento. Ancora una volta, stiamo ancora esaminando documenti open source che chiunque può trovare. Questo è un comunicato stampa del Centro Ucraino per la Scienza e la Tecnologia (STCU). Appartiene a una grande organizzazione senza scopo di lucro che si concentra sulla “lotta contro le armi di distruzione di massa”, finanziata da UE, USA e Canada (ancora una volta questi non sono X-file, questa è un’informazione pubblica).
Diamo un’occhiata al comunicato stampa. Tra il 3 e il 4 ottobre 2016 si è tenuto nella città di Leopoli un seminario polacco-ucraino-statunitense sulla “lotta contro pericolose malattie infettive”. Tra i partecipanti c’erano rappresentanti del Pentagono, così come la DTRA (The Defense Threat Reduction Agency, che si impegna nella “lotta contro la diffusione delle armi di distruzione di massa, comprese quelle biologiche”).
Va bene, proviamo a credere per un minuto che i laboratori biologici stiano effettivamente operando per “ridurre i rischi di malattie pericolose”, come veniamo persuasi dalle rive del Potomac. Sorge allora una semplice domanda. Perché i rappresentanti dei ministeri della Difesa di entrambe le parti partecipano a questi progetti?
E un’altra domanda. Il comunicato stampa relativo al seminario cita alcune aziende americane come Black & Veatch e Metabiota. Perché questi nomi sembrano vagamente familiari?
Cosa c’entra il figlio di Biden?
Ogni thriller ha una storia alle spalle.
Prima di trasferirsi allo Studio Ovale, Joe Biden ha trascorso due mandati come Vice Presidente degli Stati Uniti sotto Obama tra il 2009 e il 2017. Durante quel periodo, “Uncle Joe” era responsabile dell’Ucraina e ha sicuramente lasciato il segno. Solo due mesi dopo il colpo di Stato nazionalista di Kiev del 2014, suo figlio Hunter è entrato a far parte del consiglio di amministrazione della holding energetica ucraina Burisma. In appena un anno e mezzo, l’uomo che ha avuto problemi di promiscuità e droga, ha ricevuto circa 1 milione di dollari.
I media occidentali ne hanno parlato anche prima delle elezioni del 2020. Le indagini hanno menzionato l’azienda di famiglia Biden, Rosemont Seneca, che ha facilitato i pagamenti.
E ora i giornalisti d’oltreoceano hanno scoperto che Rosemont Seneca è collegata a un’altra azienda di nome Metabiota. Come l’hanno scoperto? Ancora una volta, i più grandi segreti stanno in superficie. Internet ha una “web time machine”, che ti consente di vedere come appariva un determinato sito Web molti anni fa.
Anche sul portale di Biden per Rosemont Seneca nella sezione “Gli investimenti del nostro team” nel marzo del 2014 il logo di quello stesso “Metabiota” era in bella mostra. È evidente che Rosemont Seneca stava investendo in questa società.
È ora di aprire il vaso di Pandora. La società Metabiota, insieme a una società simile Black & Veatch, sono alcuni dei maggiori appaltatori della suddetta agenzia del Pentagono DTRA, per quanto riguarda la costruzione e le operazioni di laboratori biologici in tutto il mondo, inclusa, ovviamente, l’Ucraina.
Ad esempio, con l’aiuto di quella stessa “web time machine”, i giornalisti hanno scoperto che una sottosezione del sito web del Dipartimento di Stato USA con notizie sull’ambasciata in Ucraina per il 2012 conteneva rapporti sulla costruzione e l’equipaggiamento di un laboratorio biologico nell’area di Kharkiv.
Al momento, questi file sono stati cancellati dal sito web del Dipartimento di Stato per ovvi motivi. La domanda rimane, tuttavia: perché il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha pagato per la creazione di una “struttura di ricerca pacifica” situata a 30 chilometri dal confine con la Russia?
E un’altra domanda, retorica. Solo nel 2018, Black & Veatch, incluso il suo appaltatore Metabiota, e un certo numero di altre società hanno ricevuto 970 milioni di dollari nell’ambito dell’ennesimo programma del Pentagono che mira a “ridurre le minacce biologiche in diverse parti del mondo”. Con questi soldi, hanno aggiornato i laboratori biologici statunitensi dall’Iraq all’Ucraina.
Considerando il fatto che gli Stati Uniti erano soliti eseguire lo stesso show in Afghanistan, dove essi stessi ammettono che gli appaltatori USA hanno rubato fino al 90% dei fondi stanziati (in numeri assoluti che superano i 100 miliardi di dollari), potrebbe essersi ripetuta la stessa storia in Ucraina. Per così dire, stanno combattendo la “minaccia russa” e allo stesso tempo non dimenticano di riempirsi le tasche. Soprattutto quando quella tasca appartiene a una persona il cui cognome è “Biden Jr”.

Influenza aviaria con mortalità assoluta

Torniamo alla trama principale: continuando a studiare i documenti. La lettera dell’ambasciata statunitense a Kiev era indirizzata al capo dell’Unità sanitaria ed epidemiologica centrale del ministero della Difesa ucraino.
La lettera è datata 17 ottobre 2017. C’è un chiaro collegamento cronologico con il già citato ordine del Gabinetto dei Ministri dell’Ucraina “? 650-?” nel settembre 2017, dopo di che il “lavoro di laboratorio biologico” sembra intensificarsi.
Il punto principale della lettera è un invito ai colleghi ucraini a un incontro congiunto per fissare “obiettivi per ogni laboratorio partecipante”. L’obiettivo principale di tale incontro era quello di “ridurre le minacce biologiche in patria e all’estero” (pertanto, gli statunitensi ammettono, nei loro documenti, che stanno concentrando la loro attenzione anche sui paesi vicini; indovinate quale paese, in particolare, potrebbe essere).
Cinque dipendenti della stessa agenzia del Pentagono DTRA erano tra i partecipanti all’incontro.
Continuiamo la nostra narrativa bio-criminale. A febbraio 2022 c’erano almeno 25 laboratori simili in Ucraina, che coprivano più della metà delle regioni del paese. Alcuni facevano formalmente parte della struttura del Ministero della Salute ucraino, altri facevano parte della “supervisione sanitaria ed epidemiologica” regionale e il resto erano diretti subordinati delle forze armate ucraine.
Un altro documento. Novembre 2018 – un anno e due mesi dopo la “storica” ordinanza del Consiglio dei Ministri di riformare l’operatività dei biolaboratori. Un rapporto dell’Istituto ucraino di medicina veterinaria sperimentale e clinica (tutti nella stessa città di Kharkiv).
Lo scopo è di “ricercare le proprietà biologiche del virus dell’influenza aviaria altamente patogeno delle oche bianche”, il periodo di lavoro è gennaio-agosto 2018.
Risultati: quando gli embrioni di pollo sono stati infettati da questo ceppo, la letalità era del 100%. Quattro volatili sono stati infettati e nel giro di 72 ore tutti e quattro sono morti.
Conclusione: il ceppo studiato può essere depositato (ceduto per la conservazione) all’organizzazione madre – Centro nazionale per i ceppi di microrganismi presso un istituto di ricerca pertinente a Kiev.
A proposito, chiunque può utilizzare la ‘web time machine’. Cercare “morte di uccelli nel sud della Russia nel 2018”. E leggere il seguente post: 
Nel sud della Russia, il primo focolaio di influenza aviaria si verifica all’inizio dell’anno, le perdite possono arrivare fino a 150 milioni di rubli…
La data della notizia è il 16 luglio 2018. Il penultimo mese della ricerca coronata dal successo sui patogeni aviari nel laboratorio biologico di Kharkiv… Coincidenza?
E chi può garantire che in questi laboratori sia stata studiata solo l’“influenza pennuta” e che nessuno abbia provato, ad esempio, a creare un virus altrettanto letale per l’uomo?
Ancora un altro documento. Per evitare di ingombrare un articolo già voluminoso, fornirò solo un estratto.
Un annuncio dello stesso laboratorio biologico di Kharkiv per il finanziamento di un progetto internazionale chiamato «Il rischio di infezioni da pipistrelli insettivori in Ucraina e Georgia». La Georgia, che confina anche con la Russia, ospita un altro famigerato laboratorio biologico statunitense.
Gli obiettivi del progetto sono i seguenti: «Valutare la diversità tassonomica di virus e agenti batterici potenzialmente endemici, associati ai pipistrelli negli ambienti sia naturali che urbani in Ucraina e Georgia… Ricercare le relazioni evolutive tra questi agenti e quelli che causano malattie in persone e animali domestici, utilizzando un approccio di genomica comparativa».
Il punto è chiaro. Provare a riprodurre in laboratorio un patogeno simile al noto Covid-19, che secondo una versione sarebbe emerso a seguito del contatto tra un pipistrello e un essere umano… Il tutto ovviamente, con il plausibile pretesto della “protezione” da esso.

Percorsi di copertura…

La punizione è arrivata il 24 febbraio 2022, quando la Russia ha lanciato la sua campagna per denazificare e smilitarizzare l’Ucraina (dopotutto anche i virus da combattimento sono armi).
E i laboratori biologici hanno iniziato immediatamente a cancellare le prove principali: quegli stessi ceppi patogeni. In uno solo di essi, Leopoli, nel periodo dal 24 al 25 febbraio sono state distrutte quasi 400 fiasche contenenti agenti patogeni di antrace, poliomielite, peste, colera, malattie dell’intestino e delle vie respiratorie…
Tutto questo assomiglia a una pulizia febbrile veloce di prove compromettenti. E questo spiega uno dei motivi per cui Mosca è stata spinta a lanciare la sua operazione militare speciale. I sostenitori delle ideologie nazionalistiche, che hanno dato l’ordine di bombardare i quartieri pacifici di Donetsk con i missili “Tochka-U” il giorno prima, potrebbero benissimo lanciare attacchi biologici contro la Russia. Con conseguenze imprevedibili per tutta l’umanità.
(Articolo pubblicato in russo sul quotidiano Komsomol’skaja Pravda) (qui, dove potete trovare anche tutte le immagini dei documenti a cui l’articolo fa riferimento).

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https://www.kmu.gov.ua/npas/250287300

https://www.dailymail.co.uk/news/article-7592235/Hunter-Biden-paid-83-333-month-Ukrainian-

https://www.govconwire.com/2018/06/6-firms-awarded-970m-in-dtra-idiq-contracts-to-support-

https://www.kp.ru/daily/28301/4441336

https://www.kommersant.ru/doc/3688213

E non posso che ribadire la mia condanna nei confronti dell’invasione dell’Ucraina.
Concludo con il superboicottato Ciaikovsky con un’opera che amo molto (la suggerisco come eccellente antidepressivo), con un direttore che amo immensamente e un solista che non amo per niente ma come pianista è sicuramente fra i migliori.

barbara

UN PAIO DI COSE CHE NON CAPISCO

Perché io, a differenza di quelli che sanno esattamente quanti sono i morti e quanti i mezzi distrutti e quanti e quali gli edifici lesionati e perfino, in misura millimetrica, che cosa passa in ogni momento nella testa di Putin e che cosa vuole e perché lo vuole e come lo vuole e che cosa sogna la notte e che mano usa per farsi le seghe, per non parlare dei sublimi pensieri dell’eroe Zelensky, io, dicevo, alcune cose poco chiare le ho. Per esempio: una cosa su cui siamo sicuramente tutti d’accordo è che gli ucraini odiano i russi, per un miliardo di buone ragioni, e i russi odiano gli ucraini per quattro miliardi di buone ragioni. Ora, la cosa che non capisco è: perché gli ucraini vogliono a tutti i costi tenersi stretti quei russi che odiano e che li odiano? Perché mezzo mondo sta contribuendo, a prezzo del proprio pesantissimo impoverimento, a far sì che questi russi siano obbligati a restare attaccati agli ucraini che odiano e che li odiano? Non è curioso? Non è curiosa questa cosa? Un po’ meno curiosa però diventa se si prendono in considerazione alcuni elementi che emergono da un interessante articolo di tre anni e mezzo fa che ho trovato in rete. Articolo da prendere con le molle per certi aspetti relativi al “cosa ci sta dietro” più profondo (nuovo ordine mondiale, massoneria eccetera), ma con molti riscontri in merito al “cosa ci sta dietro” più vicino, e soprattutto con parecchi dati di fatto inconfutabili, alcuni dei quali inoppugnabilmente dimostrati da indagini successive. Secondo questo articolo, l’Ucraina non desidera affatto tenersi i russi: desidera tenersi la terra. SENZA i russi. Perché quel territorio è notevolmente ricco di gas: quello sul quale Biden junior, con l’appoggio politico del padre, sta facendo i suoi affari miliardari, e per i quali la presenza della popolazione russofona rappresenta un intralcio. Qui l’articolo.

Un’altra cosa che non capisco sono le persone che leggono sul giornale che è successo A B C e riferiscono tutti convinti: “È successo A B e C!”. Cioè, le fonti di informazione di una parte sono state oscurate (“perché mentono”), rimane unicamente la controparte, e quella la riportiamo pari pari con la certezza che quella è la verità: roba da ritardati analfabeti ubriachi. Prendiamo per esempio questa notizia:

Una donna ucraina è stata stuprata e uccisa davanti ai figli dai soldati russi. E i figli, anzi, le figlie, come la seppelliscono? Con la bandiera russa, ovvio! Un’altra cosa spettacolare avviene quando gli ucraini bombardano il Donbass

e i giornali raccontano che a bombardare sono stati i russi. Cioè, raccontano che i russi bombarderebbero la propria gente in una zona che è già in mano loro, e ancora una volta non posso fare a meno di chiedermi: ma come fa la gente a bersi simili puttanate? Sembrerebbe impossibile, eppure ci crede. Un’altra cosa fenomenale, dedicata a quelli che credono di essere informati perché leggono i giornali e guardano la televisione, è la caduta di Mariupol. Sì, Mariupol è caduta, ma i mass media evitano accuratamente di farlo sapere. E ancora una volta i russi issano la propria bandiera là dove prima regnavano i nazisti, e i vecchi liberati piangono e ringraziano

Un’altra cosa che mi pone degli interrogativi è questa (ho eliminato la prima parte, una frase di 153 parole con 22 coordinate e subordinate, in grado di bloccare la digestione).

Pasticcio a Trieste: cosa succede alla nave dell’oligarca

Il megayacht dell’oligarca russo Melnichenko, una specie di veliero-monstre da 143 metri per dodicimila tonnellate, ora ormeggiato all’Arsenale San Marco della città e sottoposto a sequestro a causa del congelamento dei beni dei cittadini russi, non può essere spostato. “E quindi?”, direte voi, “con tutti i problemi che ci sono dobbiamo ora preoccuparci del natante dell’oligarca?”.
Purtroppo sì, ed ecco perché. Il bacino dell’Arsenale dovrà essere liberato entro il 10 aprile dato che Fincantieri lo dovrà utilizzare per completare i lavori di una nave da crociera in via di consegna. Ogni giorno di ritardo sulla data prevista comporta una penale di 600mila euro.
Tuttavia, il bacino non può essere liberato perché, appunto, ospita il mega yacht che, da dopo il sequestro, è passato sotto la responsabilità dell’Agenzia del Demanio. Dunque, lo Stato italiano. Per poterlo spostare bisognerebbe accendere una polizza nuova, dal momento che quella che assicurava il veliero spaziale è venuta meno con l’applicazione delle sanzioni UE contro la Russia. La polizza deve coprire un bene del valore di oltre mezzo miliardo di euro, più annessi e connessi (cioè principalmente i dodici uomini d’equipaggio, ma quattro si sarebbero intanto volatilizzati).
Il costo dell’abnorme polizza sarebbe dunque di competenza dello Stato, in attesa che quest’ultimo possa rivalersi su Melnichenko (posto che lo possa fare in punta di diritto, aggiungiamo, cosa che è tutto meno che scontata). Il Prefetto di Trieste – riporta l’articolo – ha interpellato il Ministero dell’Economia, il quale dovrebbe acquisire il parere del Comitato di sicurezza finanziaria, prima di avviare la stipula della polizza. Il parere del Comitato dipende inoltre dall’inventario del bene e di tutto ciò che esso contiene. Operazione che non è iniziata. L’Agenzia del Demanio, nel frattempo, non si pronuncia.
Lo yacht, inoltre, dev’essere conservato in perfetto stato, in vista della sua futura restituzione. Per la sua manutenzione si è dovuto procedere allo smontaggio di un albero. Ma il cantiere navale francese costruttore dell’albero ha dichiarato che non lo rimetterà al suo posto senza una polizza assicurativa in essere.
Pur ammettendo che alla fine lo si possa spostare, pare che i moli commerciali del porto triestino non siano adatti a ospitare il mega-yacht perché non sufficientemente attrezzati affinché la chiglia dell’imbarcazione, realizzata con costosissime vernici speciali, non si rovini. Semmai ciò dovesse accadere, i costi delle riparazioni sarebbero ovviamente a carico del Demanio. A questo scopo è stata allertata la Capitaneria di Porto, che dovrà anche reperire dei grossi parabordi per proteggere lo scafo.
In sintesi: c’è da spostare rapidamente un maga-yacht sotto sequestro per far posto a una nave da crociera da terminare (altrimenti penali salate, e Fincantieri è pubblica). Ma il mega-yacht non si può spostare perché è sotto sequestro. Perciò dapprima serve che si pronuncino Ministero, Comitato sicurezza, Agenzia del Demanio affinché lo Stato italiano, cioè i contribuenti, si accolli il costo della nuova assicurazione.
Roberto Cardazzi, 29 marzo 2022, qui.

E poi:

Maria Teresa Leone

Per i 35 dipendenti di Aeroflot Italia è cominciato il procedimento di licenziamento e da febbraio, causa il blocco del conto corrente dell’azienda, non ricevono lo stipendio.
Le sanzioni contro la Russia!!

Qui la cosa che non capisco è: ma qualcuno ha mai visto un governo coglione a questo punto? Chi invece coglione di sicuro non è, è l’odiatissimo Putin, come emerge da questo articolo, che vale la pena di leggere con attenzione.

Ucraina, sicurezza, storia: cosa diceva Putin nel 2021

Nel luglio 2021 Putin scrisse un articolo che letto oggi suona come un ultimatum

Se si vogliono capire le cose, bisogna guardarle col massimo distacco possibile. Se si vuol capire non solo il perché di questa assurda guerra, ma anche come interromperla, è necessario che si comprendano le ragioni anche dell’aggressore. Il che non significa necessariamente essere con costui simpatetici né, men che meno, ritenere quelle ragioni legittime. Però, assumere la posizione – per esempio l’ho ascoltata da Emma Bonino – secondo cui: «Non importa tutti gli errori che l’Occidente e l’Ucraina possano aver commesso contro la Russia, il fatto è che ora Putin è un aggressore e ha torto», mi sembra poco fruttuoso. Soprattutto ai fini della conclusione della guerra, che sarebbe la cosa più importante.

Il disegno di Putin
Nel luglio 2021 Vladimir Putin scrisse un lungo articolo – “Sull’Unità Storica di Russi e Ucraini” – che, letto da noi inesperti col senno di poi, suona come una sorta di mano tesa/ultimatum. Forse gli esperti avrebbero dovuto saperlo leggere già allora e non ignorarlo. In quell’articolo Putin comincia col mettere innanzitutto in prospettiva storica l’Ucraina. Ci va da molto lontano ma, per i nostri scopi, basta sapere, prima della sua adesione all’Unione Sovietica (1922), la consistenza dell’Ucraina.

(Sopra: in rosso l’Ucraina prima del 1922, al momento della sua adesione all’Urss. I territori che la circondano le sono stati annessi durante il periodo sovietico. Sciolta l’Urss, le Repubbliche dell’Unione – sostiene Putin – dovrebbero mantenere gli stessi confini che avevano quando vi fecero ingresso)
Era, questa, una sorta di piccola Svizzera nel cuore dell’attuale Ucraina (colorata in rosso nella cartina in figura). Questa regione confina – è di fatto circondata – da altre quattro che seguiamo in senso orario da nord a est a sud. E precisamente: a nord v’è la Piccola Russia, una parte della quale fu conquistata da Caterina la Grande di Russia (1729-1796) e un’altra parte (comprendente Kiev) era stata comprata, ancora prima (1667), dallo Zar di Russia di allora. A est v’è il Donbass che al 1922 faceva parte della Russia. La regione a sud era stata conquistata, sempre dagli Zar di Russia, all’Impero Ottomano. Quando, nel 1922, l’Ucraina si unì all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, Lenin fece “dono” di queste quattro regioni alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Successivamente, nel 1954, Nikita Krushev “donò” anche la Crimea.
Ora, secondo Putin, una volta che l’Urss s’è sciolta, i Paesi membri avrebbero dovuto avere gli stessi confini che avevano prima che vi entrassero. La cosa suona ragionevole; comunque nell’articolo di Putin sembra essere una rivendicazione più di principio che sentita, tanto più che son passati trent’anni.

Crimea e altre rivendicazioni
Meno di principio è la rivendicazione della Crimea perché, sostiene Putin, quella “donazione” di Krushev era illegittima già nel 1954, tanto che il Parlamento russo, nel 1992, cioè ai tempi di Boris Yeltsin, quasi all’unanimità volle riaprire quella questione di legittimità. A quanto sembra, quell’atto di Krushev avrebbe dovuto essere corroborato da una consultazione referendaria, che mai si tenne.Bisogna attendere il 2014 per assistere ad un referendum, ove oltre il 90% dei residenti votò per l’annessione della Crimea alla Federazione Russa. Secondo il governo centrale ucraino il referendum non doveva neanche tenersi ma, al di là delle questioni di legittimità, rimangono i fatti della volontà popolare, da un lato, e della illegittima donazione di Krushev nel 1954, dall’altro. Sembra quanto meno malaccorto che la comunità internazionale abbia reagito con sanzioni alla Russia anziché considerare la cosa come un caso diplomatico da risolvere a tavolino.Un’altra rivendicazione di Putin nel suo articolo è la sicurezza della Russia. Secondo Putin l’Ucraina stava perseguendo una politica che, più che ostile egli vedeva addirittura bellicosa nei confronti della Russia. A leggere oggi l’articolo di allora, sembra che il primo obiettivo di questa aggressione fosse di neutralizzare la struttura militare dell’Ucraina, a dire di Putin offensiva verso la Russia. Che l’Ucraina avesse una solida struttura militare sembra provato dalla resistenza che sta opponendo. Difficile dare un giudizio di fondatezza ai timori di Putin, ma chi dice di voler vivere in pace col proprio vicino deve anche dar conto a questi del perché e contro chi ci si sta armando.

Le responsabilità dell’Occidente
L’impressione è che tutte le azioni dell’Occidente siano state mirate alla provocazione del conflitto. A cominciare da Hillary Clinton che, in campagna elettorale per le presidenziali americane, non esitava a paragonare Putin a Hitler. Chi ci sta guadagnando? Certamente non l’Ucraina. E neanche l’Europa, che ne sta soffrendo e continuerà a soffrirne. Non la Russia, che avrà pagato il suo prezzo per ridurre inoffensivo il fronte ucraino.Di tutte, la cosa che dovrebbe preoccupare di più, e che mi sembra sia sottovalutata, è che Putin possa usare anche solo un petardo nucleare. C’è da confidare nel suo sangue freddo, che sembra avere. Non confiderei, invece, sulla saggezza dei politici occidentali, che hanno dimostrato, tutti, senza eccezione alcuna, di essere dei dilettanti, con tanto wishful thinking e pochissimo thinking. Dalle loro dichiarazioni non sembra abbiano capito Putin quando a chi gli faceva osservare che l’uso dell’atomica avrebbe potuto significare la distruzione del pianeta, lo zar rispose che «alla Russia non interessa un pianeta senza la Russia». Che qualcuno spieghi a Joe Biden, a Boris Johnson, a Ursula von der Layen e a Mario Draghi queste parole di Putin.
Franco Battaglia, 31 marzo 2022, qui.

E ritengo valga la pena di leggere queste frasi dell’ambasciatore italiano in Ucraina.

“Ho la sensazione che qualcuno voglia combattere la Russia fino all’ultimo ucraino o, addirittura, fino all’ultimo europeo”, dice Carnelos. Un allarme già lanciato da Toni Capuozzo e da altri, subito però additati come “putinisti”. Occhio però a non tirare troppo la corda: “Zelensky – conclude l’ambasciatore – sta, forse inconsapevolmente, dirigendosi verso un autodistruttivo punto di non ritorno”. (Qui)

Tornando a Putin, qualche informazione e considerazione utile qui. Nel frattempo il suo avvertimento è arrivato a scadenza: dato che tutta la valuta estera in possesso alla Russia è stata congelata, e parimenti sarebbe congelata tutta la valuta che dovesse entrare in futuro, dal primo aprile o paghiamo in rubli o chiude i rubinetti del gas (invito a leggere questo meraviglioso e lucidissimo discorso). E l’Europa, che da anni lo sta ricattando con le sanzioni per strangolare la Russia, ha la faccia da culo di gridare al ricatto. E come se non bastasse, ora la NATO ha pensato bene di andare a provocare la Russia anche in Georgia: visto che in Ucraina ancora non sono riusciti a far saltare i nervi a Putin, ora provano ad allargare il campo d’azione. Come già detto, tutta la mia speranza per la salvezza del mondo la ripongo nei nervi saldi di Putin.

Concludo con un frammento della settima sinfonia suonato da Shostakovich nel 1941.

barbara

NARRATIVA BATTE REALTÀ DIECI A ZERO

Su tutti i media e quasi tutti i social leggiamo continuamente della mostruosa disinformazione diffusa dalla Russia, veniamo messi in guardia dal credere alle menzogne russe, si grida allo scandalo per l’odiosa disinformazione russa… Ora, io e alcuni altri abbiamo inoppugnabilmente documentato molte bufale ucraine, alcune delle quali veramente criminali, come quella del  bombardamento del memoriale della Shoah di Kiev, criminale e pienamente consapevole, perché chi ha ripreso la “notizia” qui può anche ignorare come stiano realmente le cose (anche se non è mai del tutto innocente chi fa girare una notizia senza un minimo di verifica), ma il buffone che da attore di professione consumato annuncia sconvolto al mondo – e soprattutto al mondo ebraico – lo scempio antisemita (“è stato colpito intenzionalmente come atto di antisemitismo”), il memoriale lo ha in casa: lui ha mentito intenzionalmente sapendo perfettamente che il memoriale era intatto. Altre invece, come il videogioco spacciato per bombardamento che la televisione italiana si è bevuta come il peggiore dei polli, sono semplicemente cretine. Ecco: dove sono le documentazioni della disinformazione russa? Intendiamoci: non mi passa neanche per la testa di pensare che uno stato in guerra dica la verità, sempre la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità: la disinformazione è parte integrante sia della tattica che della strategia; ma il punto non è questo, il punto non è se e quanto menta la Russia: il punto è che la disinformazione ucraina è stata documentata, quella russa è stata raccontata: ossia, siamo a livello di chiacchiere da bar sport, e ciononostante tutti continuano a riprendere e diffondere tutte le notizie di fonte ucraina con l’assoluta certezza che si tratti di verità assodata e garantita. E, a proposito: com’è che tutti parlano dei mercenari chiamati da Putin e nessuno di quelli chiamati da Zelensky? Come mai si inorridisce per il fatto che Putin ha mandato a combattere – almeno così è stato raccontato – i militari di leva (“ragazzini di vent’anni”. E chi altro dovrebbe essere mandato a combattere se non i militari, scusate? E invece che ragazzini di vent’anni dovrebbe mandare gli ottantenni che tanto fra poco muoiono lo stesso?) e si parla con ammirazione del fatto che Zelensky mandi a combattere i civili, sorvolando sul fatto che i civili in fuga vengono setacciati e gli uomini mandati indietro perché devono andare a combattere?

E a proposito di chiacchiere da bar sport, una delle barzellette più strepitose in merito è che il motivo vero per cui Putin ha attaccato l’Ucraina (cazzo, loro conoscono IL motivo vero!!!!) è che l’Ucraina sarebbe una democrazia (HAHAHAHAHAHAHA) e allora (HAHAHAHAHAHAHA. Scusate, ma non riesco a smettere di ridere) Putin ha paura che la democrazia ucraina (HAHAHAHAHAHAHA) contagi anche la Russia e che questa a sua volta pretenda di diventare uno stato libero e democratico: non è spettacolare?
E a proposito di Ucraina democratica:

Ucraina e Democrazia, l’ossimoro che trascina l’Europa verso la catastrofe nucleare

Di Maurizio Merlo

L’ultimo momento di mobilitazione popolare internazionale che si ricordi contro una guerra, è del 2003, in occasione dell’invasione militare dell’Iraq ad opera degli Stati Uniti e dei loro alleati, sulla base di notizie inventate di sana pianta, ovvero che Saddam fosse in possesso di armi di distruzione di massa [beh, no, questa non era una notizia inventata, anche se i pacifisti hanno scelto di credere che così fosse] e fosse pronto ad utilizzarle. Allora milioni di persone marciarono in tutto il mondo per chiedere agli Usa di non intervenire in Iraq. Eppure in quei tragici momenti nessun corteo pacifista al mondo osò sfidare la propaganda di guerra, sventolando bandiere irachene o chiedendo di armare il popolo iracheno contro l’invasore.
Oggi invece i cortei “pacifisti” chiedono apertamente di fornire armi a Kiev o, in alternativa di intervenire con la Nato per creare una No fly zone, scatenando così una guerra mondiale.
Poco importa se il presidente ucraino abbia fatto tutto il possibile per far precipitare il paese in guerra con la Russia, con azioni irresponsabili, sempre più sprezzanti nei confronti della sicurezza del paese confinante, tanto da arrivare a dichiarare, durante la conferenza sulla Sicurezza, tenutasi a Monaco il 20 febbraio 2022, che l’Ucraina avrebbe abbandonato il patto di non proliferazione nucleare, dotandosi così di armi atomiche. Se ciò non fosse sufficiente, l’8 marzo arriva la conferma sia dagli Usa che dalla Russia che in Ucraina sono presenti laboratori militari per la produzione di armi batteriologiche di distruzione di massa. Altro che paese aggredito, l’Ucraina si stava preparando ad aggredire, prima il Donbass e poi la Russia.
Il problema però non è solo Zelensky, ma il sistema politico repressivo estremamente violento e razzista ucraino, che coltiva l’odio nei confronti dei russi e dei russofoni, con un progetto chiaro: ripulire etnicamente il paese da qualsiasi influenza russa. Subito dopo il colpo di stato del 2014, la prima legge approvata riguardava la lingua ucraina e poneva forti limitazioni all’uso di quella russa, nonostante l’est del paese fosse abitato prevalentemente da russofoni. Un’ulteriore spaccatura, in un paese ancora scioccato dal massacro di Odessa e dalla violenta presa del potere dei nazisti.
Se la narrazione ufficiale dipinge l’Ucraina come una democrazia aggredita dall’imperialismo russo, beh in tutta onestà bisogna dire che Ucraina e democrazia sono un ossimoro, l’una esclude l’altra. Come potrebbe esserci democrazia in un paese che ha riabilitato i carnefici nazisti della seconda guerra mondiale, che ha legalizzato le squadre fasciste che per otto anni, hanno seminato il terrore in tutto il paese, sequestrando e torturando, a volte uccidendo, oppositori politici? La guerra del regime di Kiev al Donbass ha provocato circa 14000 morti e probabilmente, senza l’intervento russo, avremmo assistito ad una invasione su larga scala dell’esercito ucraino già alla fine di febbraio. A testimonianza di questa ipotesi, c’è l’alto numero di effettivi dell’UAF al confine con le due repubbliche indipendentiste e il fitto lancio di colpi di artiglieria sulle città orientali nei giorni precedenti l’operazione militare russa.
Tutti questi fatti sono stati semplicemente censurati dai media occidentali, che hanno l’esigenza di arruolare i popoli europei contro il popolo russo. Negli ultimi giorni, molti eventi hanno dimostrato ancora una volta il carattere fascista del governo e delle istituzioni ucraine, ma i media li hanno ignorati o, nella peggiore delle ipotesi, hanno rilanciato la propaganda di Kiev.
Il 5 marzo avviene l’esecuzione di uno dei mediatori ucraini, Denis Borisovich, ucciso nel centro di Kiev dagli uomini del servizio segreto ucraino, per presunto tradimento. Immaginiamo se ciò fosse avvenuto a Caracas o a Mosca.  La stampa occidentale però, ha ripreso senza alcuna analisi critica, la versione di Kiev, giustificando l’omicidio del banchiere. Se Borisovich fosse una spia russa non lo sapremo mai con certezza. Nessun processo verrà mai celebrato per appurarlo, nessuno si chiederà più perché quell’uomo fosse nella delegazione ucraina.
All’omicidio di Borisovich, si aggiunge il sequestro di un parlamentare ucraino il 4 marzo scorso, Nestor Shufrich, già più volte colpito dalla violenza fascista per le sue posizioni di contrasto al pensiero unico nazionalista. Etichettato come spia russa, Nestor Shufrich è stato tratto in arresto e allo stato attuale non si hanno sue notizie.
Un’altra vittima presunta del regime di Kiev è il sindaco del villaggio di Kremennayam, Vladimir Struk trovato morto il primo marzo scorso. Aveva proposto ai deputati locali di avviare comunicazioni con la Russia. Secondo la moglie, è stato sequestrato da uomini armati. Il suo corpo è stato ritrovato con un colpo di arma da fuoco al cuore.
Un altro caso è quello dei fratelli Mikhail e Aleksander Kononovich dell’Unione Giovanile Comunista Leninista dell’Ucraina, arrestati il 7 marzo dal regime neofascista ucraino e accusati di essere spie russe e bielorusse. Probabilmente saranno uccisi nelle prossime ore.
Questo è quello che sappiamo, ma gli omicidi mirati, i sequestri di persona, le torture, rappresentano un fenomeno molto più ampio, ormai fuori controllo dopo la distribuzione di armi alla popolazione e la dichiarazione della legge marziale che hanno aumentato a dismisura le violenze sulla popolazione russofona. Chiunque sia solo sospettato di essere una spia, viene spesso ucciso sul posto o incarcerato e torturato senza alcun processo. Inoltre le città sono teatro di saccheggi e scorribande di gruppi criminali, che esercitano violenza su chiunque.
A dispetto della propaganda occidentale che mostra presunti civili ucraini che rifocillano i soldati russi catturati, sul campo si assiste al pestaggio, alla tortura e all’esecuzione dei prigionieri. Le autorità ucraine utilizzano gli avversari catturati come vessilli di propaganda, costringendoli a chiamare i propri congiunti per spingerli a protestare contro il governo russo.
A questi episodi, non certo isolati, si aggiungono le documentate pratiche dei battaglioni nazisti, di utilizzare i civili come scudi umani, per impedire l’avanzata russa nei centri urbani, anche attraverso il sabotaggio dei corridoi umanitari, l’esecuzione di intere famiglie che cercano di scappare, di disertori o di uomini che cercano di evitare l’arruolamento. Una pratica più che logica, dato che dopo l’evacuazione dei civili, i coraggiosi combattenti fascisti dovrebbero vedersela con le truppe regolari russe. L’esito sarebbe scontato.
Tutti questi eventi non disegnano i tratti di una democrazia matura sotto attacco, ma di una feroce dittatura fascista, pronta a tutto pur di combattere la Russia e trascinare il mondo in una terza guerra mondiale. I popoli dell’Ucraina sono utilizzati come agnello sacrificale in uno scontro tra Russia e Nato, già in atto sin dai primi giorni di conflitto e presto o tardi, la narrazione hollywoodiana del coraggioso popolo che lotta contro l’occupante cadrà come un castello di carte, al primo soffio di vento. (Qui)

Quanto all’improvvisa inaspettata immotivata aggressione, questo spezzone di un’intervista di quattro ore di Oliver Stone è di cinque anni fa

E ancora:

Più o meno come dire che Lorena Bobbit ha depisellato il marito così, perché un bel giorno le è saltato il ghiribizzo di dedicarsi all’arte del découpage.

E tornando alla questione della democrazia

E ora vorrei tornare ancora un momento al fatidico 2014. Con una precisazione: non amo granché byoblu: è un canale totalmente libero, vale a dire che chiunque può andare lì e dire quello che gli pare, senza nessun controllo né verifica, e non è raro che vi si sentano giganteschi complottismi e ciarlatanerie. Ma a volte vi si trovano anche cose interessanti  che non trovano spazio altrove. In questo caso il giornalista presenta fatti confermati da altri testimoni e ripresi qui in diretta, per cui ho deciso di proporlo.

E ora vi faccio fare un salto a casa nostra e vi propongo, con qualche giorno di ritardo, il discorso del nostro draghetto preferito, nel caso ve lo foste perso.

“Putin come i nazisti nel ’39”. Cosa ha detto Draghi in Senato

Il duro intervento del premier in Senato sulla situazione della guerra in Ucraina. L’attacco a Putin
Signor Presidente,
Onorevoli Senatrici e Senatori,
L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia segna una svolta decisiva nella storia europea.
Negli ultimi decenni, molti si erano illusi che la guerra non avrebbe più trovato spazio in Europa. Che gli orrori che avevano caratterizzato il Novecento fossero mostruosità irripetibili.
Che l’integrazione economica e politica che avevamo perseguito con la creazione dell’Unione Europea ci mettesse a riparo dalla violenza. Che le istituzioni multilaterali create dopo la Seconda Guerra Mondiale fossero destinate a proteggerci per sempre [ehm… dal 1945 a oggi ci sono state 82 guerre con diverse decine di milioni di morti, signor presidente, di cui 24 negli ultimi due decenni: lei dov’era?]. In altre parole, che potessimo dare per scontate le conquiste di pace, sicurezza, benessere che le generazioni che ci hanno preceduto avevano ottenuto con enormi sacrifici.
Le immagini che ci arrivano da Kiev, Kharkiv, Maripol e dalle altre città dell’Ucraina in lotta per la libertà dell’Europa segnano la fine di queste illusioni. L’eroica resistenza del popolo ucraino, del suo presidente Zelensky, ci mettono davanti una nuova realtà e ci obbligano a compiere scelte fino a pochi mesi fa impensabili. Voglio ribadire, ancora una volta, tutta la mia solidarietà, quella del Governo e degli italiani [li hai interpellati? Tutti 60 milioni?] al Presidente Zelensky, al Governo ucraino e a tutte le cittadine e cittadini dell’Ucraina.

L’aggressione premeditata di Putmin

L’aggressione – premeditata e immotivata [di cui TU sei tanto cieco e ottuso da non vedere i motivi] – della Russia verso un Paese vicino ci riporta indietro di oltre ottant’anni, all’annessione dell’Austria, all’occupazione della Cecoslovacchia e all’invasione della Polonia. Non si tratta soltanto di un attacco a un Paese libero e sovrano [chiedere a Biden per chiarimenti], ma di un attacco ai nostri valori di libertà e democrazia e all’ordine internazionale che abbiamo costruito insieme. (…) L’Italia non intende voltarsi dall’altra parte.
Il disegno revanscista del Presidente Putin si rivela oggi con contorni nitidi, nelle sue parole e nei suoi atti. Nel 2014, la Russia ha annesso la Crimea con un referendum illegale [illegale in che senso? In base a quale legge?], e ha incominciato a sostenere dal punto di vista finanziario e militare le forze separatiste nel Donbass.
La settimana scorsa, ha riconosciuto – nel più totale sprezzo della sovranità ucraina e del diritto internazionale [come quando parlate di diritto internazionale a proposito di Israele?] – le due cosiddette repubbliche di Donetsk e Lugansk. Subito dopo, in seguito a settimane di disinformazione, ha invaso l’Ucraina con il pretesto di “un’operazione militare speciale”. Le minacce di far pagare con “conseguenze mai sperimentate prima nella storia” chi osa essere d’intralcio all’invasione dell’Ucraina, e il ricatto estremo del ricorso alle armi nucleari, ci impongono una reazione rapida, ferma, unitaria. Tollerare una guerra d’aggressione nei confronti di uno Stato sovrano europeo vorrebbe dire mettere a rischio, in maniera forse irreversibile, la pace e la sicurezza in Europa. Non possiamo lasciare che questo accada. (…) [Pare di sentire i film Luce del fascismo: stessa roboante retorica, stessa vagonata di falsità, stesso vuoto di contenuti]

La risposta militare dell’Italia

In seguito all’intensificarsi dell’offensiva russa, abbiamo adottato una risposta sempre più dura e punitiva nei confronti di Mosca. Sul piano militare, il Comandante Supremo Alleato in Europa ha emanato l’ordine di attivazione per tutti e 5 i piani di risposta graduale che ho illustrato la settimana scorsa. Questo consente di mettere in atto direttamente la prima parte dei piani e incrementare la postura di deterrenza sul confine orientale dell’Alleanza con le forze già a disposizione. Mi riferisco al passaggio dell’unità attualmente schierata in Lettonia, alla quale l’Italia contribuisce con 239 unità. Per quanto riguarda le forze navali, sono già in navigazione e sotto il comando NATO. Le nostre forze aeree schierate in Romania saranno raddoppiate in modo da garantire copertura continuativa, assieme agli assetti alleati. Sono in stato di pre-allerta ulteriori forze già offerte dai singoli Paesi Membri all’Alleanza: l’Italia è pronta con un primo gruppo di 1.400 militari e un secondo di 2.000 unità. (…) [nel caso qualcuno avesse ancora qualche dubbio sul fatto che abbiamo dichiarato guerra alla Russia; tipo che mi arrabbio con Mike Tyson e faccio la faccia cattiva cattiva cattivissima e poi gli do anche un pestone su un piede]
L’Italia ha risposto all’appello del Presidente Zelensky che aveva chiesto equipaggiamenti, armamenti e veicoli militari per proteggersi dall’aggressione russa. È necessario che il Governo democraticamente eletto sia in grado di resistere all’invasione e difendere l’indipendenza del Paese.
A un popolo che si difende da un attacco militare e chiede aiuto alle nostre democrazie, non è possibile rispondere soltanto con incoraggiamenti e atti di deterrenza. Questa è la posizione italiana, dell’Unione Europea, dei nostri alleati. (…) [E poi hanno anche la faccia da culo di mandare da Putin il gigetto in missione diplomatica][E adesso arrivano le randellate sulla testa degli italiani]

Le sanzioni alla Russia

Abbiamo adottato tempestivamente sanzioni senza precedenti, che colpiscono moltissimi settori e un numero importante di entità e individui, inclusi il presidente Putin e il ministro Lavrov.
Sul piano finanziario le misure restrittive adottate impediranno alla Banca centrale russa di utilizzare le sue riserve internazionali per ridurre l’impatto delle nostre misure restrittive. In ambito UE si sta lavorando a misure volte alla rimozione dal sistema SWIFT di alcune banche russe. Questo pacchetto ha inflitto già costi molto elevati a Mosca. Nella sola giornata di lunedì, il rublo ha perso circa il 30% del suo valore rispetto al dollaro. La Borsa di Mosca è chiusa da ieri e la Banca centrale russa ha più che raddoppiato i tassi di interesse, passati dal 9,5% al 20%, per provare a limitare il rischio di fughe di capitali. Stiamo approvando forti misure restrittive anche nei confronti della Bielorussia, visto il suo crescente coinvolgimento nel conflitto. La Russia ha subito anche un durissimo boicottaggio sportivo, con l’annullamento di tutte le competizioni con squadre russe in ogni disciplina. [Così gli facciamo vedere, a quel buzzurro di Putin, cosa significa democrazia e libertà e stato di diritto, tiè]
L’Italia è pronta a ulteriori misure restrittive, ove fossero necessarie. In particolare, ho proposto di prendere ulteriori misure mirate contro gli oligarchi. L’ipotesi è quella di creare un registro internazionale pubblico di quelli con un patrimonio superiore ai 10 milioni di euro.
Ho poi proposto di intensificare ulteriormente la pressione sulla Banca centrale russa e di chiedere alla Banca dei Regolamenti Internazionali, che ha sede in Svizzera, di partecipare alle sanzioni.
Allo stesso tempo, è essenziale mantenere aperta la via del dialogo con Mosca. [E ci vengono a raccontare che questo sarebbe uno statista]
Ieri, delegazioni russe e ucraine si sono incontrate in Bielorussia, al confine con l’Ucraina.
Auspichiamo il successo di questo negoziato, anche se siamo realistici sulle sue prospettive.

Le forniture di Gas

Il governo è inoltre al lavoro per mitigare l’impatto di eventuali problemi per quanto riguarda le forniture energetiche. Al momento non ci sono segnali di un’interruzione delle forniture di gas. [al momento… Ricordiamo che stiamo avendo l’inverno più freddo da decenni, con temperature da gennaio a metà marzo]]
Tuttavia è importante valutare ogni evenienza, visto il rischio di ritorsioni [ah, potrebbe esserci il rischio di ritorsioni? Ma va?] e di un possibile ulteriore inasprimento delle sanzioni. L’Italia importa circa il 95% del gas che consuma e oltre il 40% proviene dalla Russia [un  sentito grazie a tutti i governi che ci hanno sottratto tutte le risorse che avevamo]. Nel breve termine, anche una completa interruzione dei flussi di gas dalla Russia a partire dalla prossima settimana non dovrebbe comportare problemi. L’Italia ha ancora 2,5 miliardi di metri cubi di gas negli stoccaggi e l’arrivo di temperature più miti dovrebbe comportare una significativa riduzione dei consumi da parte delle famiglie [cioè ci affidiamo alla sorte, come nel medioevo]. La nostra previsione è che saremo in grado di assorbire eventuali picchi di domanda attraverso i volumi in stoccaggio e altra capacità di importazione [e visto che con le previsioni vi siete sempre mostrati dei fenomeni…].
Tuttavia, in assenza di forniture dalla Russia, la situazione per i prossimi inverni rischia di essere più complicata.
Il Governo ha allo studio una serie di misure per ridurre la dipendenza italiana dalla Russia.
Voglio ringraziare il Ministro Cingolani per il grande lavoro che sta svolgendo su questo tema. Le opzioni al vaglio, perfettamente compatibili con i nostri obiettivi climatici, riguardano prima di tutto l’incremento di importazioni di gas da altre fornitori – come l’Algeria o l’Azerbaijan; un maggiore utilizzo dei terminali di gas naturale liquido a disposizione; eventuali incrementi temporanei nella produzione termoelettrica a carbone o petrolio, che non prevedrebbero comunque l’apertura di nuovi impianti.
Se necessario, sarà opportuno adottare una maggiore flessibilità sui consumi di gas, in particolare nel settore industriale e quello termoelettrico [cioè?].
La diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico è un obbiettivo da perseguire indipendentemente da quello che accadrà alle forniture di gas russo nell’immediato. Non possiamo essere così dipendenti dalle decisioni di un solo Paese [e questa sì che è una scoperta geniale!]. Ne va anche della nostra libertà, non solo della nostra prosperità. Per questo, dobbiamo prima di tutto puntare su un aumento deciso della produzione di energie rinnovabili [VAFFANCULO] – come facciamo nell’ambito del programma “Next Generation EU”. Dobbiamo continuare a semplificare le procedure per i progetti onshore e offshore – come stiamo già facendo – e investire sullo sviluppo del biometano. Il gas rimane un utile combustibile di transizione. Dobbiamo ragionare su un aumento della nostra capacità di rigassificazione e su un possibile raddoppio della capacità del gasdotto TAP [ma vorrai scherzare! Non te l’hanno detto che TAP è Satana in persona?].

La difesa militare dell’Ue

L’Europa ha dimostrato enorme determinazione nel sostenere il popolo ucraino. Nel farlo, ha assunto decisioni senza precedenti nella sua storia – come quella di acquistare e rifornire armi a un Paese in guerra [e se ne vanta pure!]. Come è accaduto altre volte nella storia europea, l’Unione ha accelerato nel suo percorso di integrazione di fronte a una crisi. Ora è essenziale che le lezioni di questa emergenza non vadano sprecate.
In particolare, è necessario procedere spediti sul cammino della difesa comune, per acquisire una vera autonomia strategica, che sia complementare all’Alleanza Atlantica. La minaccia portata oggi dalla Russia è una spinta a investire nella difesa più di quanto abbiamo fatto finora. Possiamo scegliere se farlo a livello nazionale, oppure europeo. Il mio auspicio è che tutti i Paesi scelgano di adottare sempre più un approccio comune. Un investimento nella difesa europea è anche un impegno a essere alleati. (…)
In caso di interruzioni nelle forniture di gas dalla Russia, l’Italia avrebbe più da perdere rispetto ad altri Paesi europei che fanno affidamento su fonti diverse. Questo non diminuisce la nostra determinazione a sostenere sanzioni che riteniamo giustificate e necessarie [tanto non ci stai mica tu al freddo, pezzo di merda. Tanto non resti mica tu con la macchina ferma, pezzo di merda]. È però importante muoverci nella direzione di un approccio comune per lo stoccaggio e l’approvvigionamento di gas. Farlo permetterebbe di ottenere prezzi più bassi dai Paesi produttori e assicurarci vicendevolmente in caso di shock isolati.
La guerra avrà conseguenze sul prezzo dell’energia, che dovremo affrontare con nuove misure a sostegno delle imprese e delle famiglie. È opportuno che l’Unione Europea le agevoli, per evitare contraccolpi eccessivi sulla ripresa. Nel lungo periodo, questa crisi ci ricorda l’importanza di avere una visione davvero strategica e di lungo periodo nella discussione sulle nuove regole di bilancio in Europa. A dicembre, insieme al Presidente francese Macron, abbiamo proposto di favorire con le nuove regole gli investimenti nelle aree di maggiore importanza per il futuro dell’Europa, come la sicurezza, o la difesa dell’ambiente. Il disegno esatto di queste regole deve essere discusso con tutti gli Stati membri. Tuttavia, questa crisi rafforza la necessità di scrivere regole compatibili con le ambizioni che abbiamo per l’Europa [cioè, fammi capire: tu saresti convinto di poterti permettere di avere delle ambizioni?! Ma veramente veramente?].
L’invasione da parte della Russia non riguarda soltanto l’Ucraina. È un attacco alla nostra concezione dei rapporti tra Stati basata sulle regole e sui diritti [perché non lo hai detto alla NATO in tutti gli ultimi 25 anni in cui ha ininterrottamente violato tutti i patti sottoscritti?] Non possiamo lasciare che in Europa si torni a un sistema dove i confini sono disegnati con la forza. E dove la guerra è un modo accettabile per espandere la propria area di influenza. Il rispetto della sovranità democratica è una condizione alla base di una pace duratura. Ed è al cuore del popolo italiano che, come disse Alcide De Gasperi, è pronto ad associare la propria opera a quella di altri Paesi, “per costruire un mondo più giusto e più umano”. La lotta che appoggiamo oggi, i sacrifici che compiremo domani sono una difesa dei nostri principi e del nostro futuro.
Ed è per questo che chiedo al Parlamento il suo sostegno.
Grazie.

Non so a voi, ma a me tutta questa retorica bolsa fa venire il vomito. Comunque prepariamoci, perché una volta che Putin avrà finito di saldare il conto con l’Ucraina, poi tocca a noi. Nel frattempo, in attesa che il Titanic finisca di affondare, balliamo. Balletti russi, naturalmente.

barbara

DUE PAROLE SULLA CRISI UCRAINA

Senza tifo da stadio. Senza isterismi come ne vedo troppi in giro. Senza ideologie preconcette. Le faccio dire da Alexandre Del Valle tramite Giulio Meotti.

“È solo una guerra energetica. Americani e monarchie islamiche contro i Russi”
“Stati Uniti e amici dei Fratelli Musulmani vogliono sostituire Mosca in Europa”. C’è puzza di gas dietro al fumo degli slogan acchiappa clic su democrazia e diritti. Una grande partita geo-energetica

Dal settimanale Valeurs Actuelles pubblico l’analisi di Alexandre Del Valle sulla vera partita dietro allo scontro America-Russia…Domani si apre a Doha, in Qatar, il vertice internazionale sull’energia, mentre il segretario di Stato americano Blinken in queste ore è in Yemen per incontrare il ministro degli Esteri saudita. Le petromonarchie islamiche sono fra i vincitori della guerra raccontata da Del Valle. La domanda è una sola: quali sono le conseguenze politiche, culturali ed economiche della dipendenza energetica ai Russi e quali ai paesi islamici come il Qatar, il secondo esportatore mondiale di gas liquido?

***

Il progetto dell’oleodotto South Stream ha subito il peso maggiore di quella che è stata soprannominata la “nuova Guerra fredda” Usa-Russia. Questo gasdotto, lungo 3.600 chilometri, destinato all’esportazione del gas siberiano, aggirando l’Ucraina, doveva fornire fino a 63 miliardi di metri cubi all’anno ai paesi europei grazie a due diramazioni, una all’Austria, l’altra ai Balcani e all’Italia. Avviato nel 2007, questo progetto, sostenuto in particolare dall’Italia e da altri paesi dell’Europa meridionale e balcanica, è stato abbandonato nel dicembre 2014, a causa delle pressioni dei paesi più antirussi dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, che volevano vedere gli alleati ucraini restare nel gioco del gas e soprattutto non dipendere da Mosca.
Il gasdotto Nord Stream, che passa sotto il Baltico e termina in Germania settentrionale, è stato messo in servizio nel 2012. Il progetto Nord Stream 2 mirava a raddoppiare la capacità delle consegne di gas russo dalla rete Nord Stream 1, per raggiungere i 110 miliardi di metri cubi all’anno. Con investimenti stimati in 11 miliardi di euro, finanziati per metà dalla società russa Gazprom (e il resto dalle società europee OMV, Wintershall Dea, Engie, Uniper e Shell), il progetto ha suscitato le ire degli Stati Uniti, che hanno pubblicamente accusato la Germania di essere “prigioniera” della Russia e ne ha chiesto l’abbandono… prima di adottare sanzioni “extraterritoriali” contro le aziende che collaborano al progetto nel dicembre 2019.
Il progetto è stato così interrotto bruscamente per un anno, prima di sembrare riprendere nel dicembre 2020. Nonostante i 1.230 chilometri terminati (manca il 6% del gasdotto da completare, 74 chilometri), il progetto che collega la Russia e la Germania, che doveva essere messa in servizio all’inizio del 2020, non è alla fine dei suoi guai. L’America continua a moltiplicare i mezzi per ritardare o compromettere l’avvio del gasdotto, vedendo in Europa uno sbocco perfetto per il suo abbondante gas naturale di scisto.
Oltre al gas russo, gli europei si riforniscono anche da Norvegia, Algeria e Qatar, il che spiega il permissivismo dell’Unione Europea nei confronti dei Fratelli Musulmani in Europa, sponsorizzati e finanziati da Doha… Tutto è collegato. Grazie alla demonizzazione del concorrente geo-energico russo da parte degli Stati Uniti in nome dei fascicoli ucraini e siriani o della questione dei diritti umani, molto ipocritamente orientati scagionando le petromonarchie molto più dittatoriali di Mosca, l’Unione Europea non è più padrona del suo destino energetico.
A tal fine, l’ex segretario di Stato americano per l’Energia, Rick Perry, non ha esitato a lodare i meriti del gas americano, che è tuttavia molto più costoso del gas russo. La rivoluzione americana dello shale gas, iniziata nel 2000-2008, durante l’era del cosiddetto “Obama ecologico”, ha cambiato completamente la situazione energetica americana e mondiale, facendo del Paese una superpotenza del petrolio e del gas e sconvolgendo gli equilibri geopolitici globali.
Curiosamente, i paesi dell’Europa occidentale, all’avanguardia nelle esigenze ecologiche, non hanno cercato di bloccare l’arrivo di questo gas ecologicamente molto scorretto, la cui estrazione avviene mediante il processo di fratturazione idraulica, che consuma molte sostanze chimiche e tanta acqua. Il motivo è che il loro servilismo verso la Nato e la loro ostilità verso la Russia (tranne la Germania che ha un bisogno vitale di gas russo e ha appoggiato il Nord Stream 1 e 2, ne è emblema Gerhard Schroeder, l’ex cancelliere che colleziona incarichi nelle aziende di stato russe), spinge l’Unione Europea a non fare nulla contro il crescente arrivo di questo shale gas che potrebbe contribuire a ridurre la dipendenza europea dagli idrocarburi russi. Secondo la Commissione Europea, le esportazioni di gas naturale liquido americano verso l’Europa sono aumentate del 272% da luglio 2018…
Tornando all’argomento dell’Ucraina e del gasdotto North Stream 2, che lo bypasserà e “rischierà” di rendere molto più sicuro il trasporto di gas russo in eccedenza in Europa – normalmente molto più economico e più ecologico dello shale gas – si capisce perché gli Stati Uniti insistano nel non dare garanzie a Mosca sulla non estensione della Nato all’Ucraina: se Washington facesse questa concessione richiesta da Mosca fin dal 1991, la Russia sarebbe meno antioccidentale, quindi più difficile da demonizzare…
Giulio Meotti

Non ho mai nutrito la minima simpatia nei confronti di Putin, però una cosa va detta: Putin è uno statista. Cinico, ovviamente (qualcuno è in grado di citare uno statista degno di questo nome che non lo sia?), probabilmente assassino (qualcuno può immaginare un alto funzionario del KGB che, direttamente o indirettamente, non lo sia?), ma è uno statista; l’altro è un fantoccio in mano a una banda che a Putin, quanto a criminalità, ha ben poco da invidiare. E abbiamo sempre saputo che lui alla presidenza avrebbe significato guerra. Quello che non sapevamo è che avremmo addirittura rischiato la terza guerra mondiale. L’unica cosa su cui possiamo contare, a questo punto, sono i nervi saldi di Putin. Se poi vogliamo vedere un confronto a tutto tondo fra i due, eccone qui uno significativo

Poi, comunque, ci sarebbe anche questa cosettina qui. E se vogliamo proprio dirla tutta, l’Ucraina, a rigor di termini, non è propriamente uno stato sovrano, bensì uno stato cliente della famiglia Biden, che ne tira le leve arrivando persino a sostituire i magistrati che indagavano sui loschi traffici del figlio Hunter, faccendiere internazionale che colleziona i miliardi estorti dal padre nonché – buon sangue non mente – pedofilo seriale. E noi, come Europa, siamo pronti a svenarci per sostenere le losche manovre (non dimentichiamoci le elezioni di midterm ormai vicine che, se non si riescono a distrarre gli elettori con un bel nemico comune, dopo tutti i disastri che ha combinato nel primo anno di presidenza, rischiano di risolversi nella peggiore catastrofe della storia elettorale americana) di questi loschi e immondi figuri? Beh, a quanto si sente in giro sì, pare proprio che siamo pronti. Perché siamo furbi noi, altroché se lo siamo

barbara

LO SAI QUAL È LA COSA BRUTTA DELL’INVERNO?

La cosa brutta dell’inverno è che fa freddo. E perché è brutto il fatto che fa freddo? Perché gli automobilisti viaggiano coi finestrini rigorosamente chiusi. E perché è brutto il fatto che gli automobilisti viaggiano coi finestrino chiusi? Perché quando su una strada piena di pozzanghere grandi e profonde uno stramaledetto figlio di puttana ti passa a cinque centimetri di distanza a velocità folle inzaccherandoti dalla testa ai piedi (sì lo so, in realtà sarebbe da piedi alla testa, ma il modo di dire è dalla testa ai piedi e così lo lascio) e tu gli urli “Puttana to mare!” (in questo caso anche noi veneti lasciamo la doppia, perché senza la doppia sarebbe una normale interlocuzione e non l’espressione di un’incazzatura quasi omicida e non sono neanche tanto sicura che il quasi ci debba stare), lui non ti può sentire. E la frustrazione è alle stelle.

Poi sì, anche il fatto che grazie ai gretardi la bolletta bimestrale del gas per un normale appartamento ammonti a mille euro meno qualche spiccio e quella della luce a oltre centotrenta non è una cosa proprio bellissima.

Non è tanto entusiasmante neanche i fatto che siccome anche il covid, come tutte le influenze, in inverno peggiora, qualcuno se ne approfitti per sentirsi il Padrone dell’Universo e comportarsi come tale.

Vero tutto, ma il valore catartico di urlare a qualcuno “Puttana to mare” e riuscire a farsi sentire, credetemi, non ha paragoni, non ha prezzo, ed è più salutare di una bomba vitaminica.

Vabbè, facciamoci tirare un po’ su il morale con i bambini, con la luna, e con Beethoven. Anche se il ghiaccio è freddo.

barbara