UCCISO UN TERRORISTA NE SPUNTA SUBITO UN ALTRO

Lo hanno detto quando è stato eliminato Abu Musab al-Zarqawi, lo hanno ridetto quando è stato eliminato Bin Laden, lo stanno ridicendo adesso che è stato eliminato Abu Bakr al-Baghdadi, con la fatale conclusione: “non serve a niente”. Vero: di terroristi, e di capi terroristi, ce ne sono tanti, eliminato uno, sicuramente un altro prenderà il suo posto. E a chi fa questa geniale osservazione io rispondo: e dunque? La cosa giusta da fare sarebbe di lasciare vivi e liberi tutti i terroristi? E magari anche tutti i boss mafiosi? E anche tutti i mafiosi non boss perché quando il boss in carica morirà di morte naturale o di piombo concorrente qualcuno salirà al trono al posto suo? E giunta a questo punto inserisco un’altra riflessione: e con la criminalità comune come ci dovremmo comportare? Truffatori ladri assassini stupratori papponi pedofili spacciatori strozzini rapinatori: cosa ne facciamo di questi? Li mettiamo in galera perché, non essendo una criminalità organizzata, tolto dalla circolazione uno stupratore c’è effettivamente uno stupratore in meno? Oppure, per doverosa equità, li lasciamo liberi e indisturbati dal momento che lo facciamo con chi è responsabile di crimini mille volte più gravi? Non so, vedete un po’ voi.

PS: qui comunque è stato eliminato anche il diretto successore di al-Baghdadi.

PPS: il traditore, amico solidale complice della Turchia, Donald Trump, ha fatto quello che ben 17 suoi predecessori si erano ben guardati dal fare: il riconoscimento del genocidio armeno – perpetrato, giusto per puntualizzare, con il consistente aiuto dei curdi, che hanno materialmente fatto una grossa parte del lavoro sporco. Pare che il signor Erdogan si sia un pelino innervosito.

barbara

LA MEMORIA DEL VENTO

Perché puoi cambiare nome, puoi cambiare patria, puoi cambiare vita, puoi cambiare identità, puoi anche perdere la memoria, ma la memoria non va mai persa: il vento l’ha raccolta, e il vento te la riporterà. Sarà forse delirio onirico scatenato dal tumore che sta devastando il cervello, o sarà forse delirio chimico provocato dai farmaci, o saranno forse i ricordi veri che sempre più insistenti, sempre più nitidi continuano ad arrivarti insieme a una folata di vento, perché prima di uscire di scena per sempre bisognerà pur farli i conti con il proprio passato – e con la propria coscienza. E la consapevolezza sta tornando tutta, e ciò che è stato lo rivivi, intensissimo, passo dopo passo: sei Emmet, ma sei stato Ahmet; sei americano, ma sei stato turco; sei civile, ma sei stato soldato, e hai fatto una lunga marcia – una di quelle lunghe marce – accompagnando una gran massa di persone – di quelle persone – verso il deserto, verso il nulla, verso la morte.
E lei, la ragazza con gli occhi diversi, che avresti voluto prendere e montare – come tutti i soldati facevano con le prigioniere giovani e belle che non avevano la possibilità di sottrarsi, e forse neppure la volontà se in cambio potevano ottenere un tozzo di pane ad alleviare la fame devastante – e non osavi farlo; quella che hai salvato ma non sai se si sia salvata, e un’urgenza nuova ti incalza: trovarla per chiederle perdono, perché sai che glielo devi, e non puoi chiudere la tua vita senza averlo fatto.
L’ultimo atto sì, per la sua assoluta improbabilità, si può immaginare che sia davvero delirio onirico e tuttavia, a modo suo, ugualmente catartico.
È un libro bellissimo, ma proprio veramente, assolutamente bellissimo. (E anche qui nella traduzione è stato cambiato il titolo, però stavolta ci sta bene)

Mark T. Mustian, La memoria del vento, PIEMME
la memoria del vento

Chi ha un po’ di tempo può vedere qui un bellissimo incontro fra l’autore del libro e la mia amatissima maestra Antonia Arslan.

barbara

HRANT DINK NOVE ANNI FA

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Riproduco testualmente il post che ho pubblicato nove anni fa, in occasione del suo assassinio. Magari, se il cannocchiale funziona, andatevi a leggere i commenti con la solita pacifista buonista ottimista terzomondista che auspica l’ingresso della Turchia in Europa, contando sui progressi che sicuramente avrebbe fatto in termini di democrazia e riconoscimento del genocidio armeno.

Un pazzo, lasciate che lo dica, un pazzo. Talmente folle da andarsi a inventare cose tipo che i turchi hanno fatto fuori un casino di armeni. Uno sterminio. Un genocidio addirittura, figuriamoci. Giustamente lo avevano processato, due anni fa, ma quel governicchio senza palle lo ha condannato alla ridicola pena di sei mesi, e anche con la condizionale, come se non bastasse: neanche un giorno di galera si è fatto, il maledetto. Adesso doveva essere processato di nuovo, ma è chiaro che non c’era niente di buono da aspettarsi, e dunque lo hanno ammazzato, così almeno il mondo intero potrà constatare coi propri occhi che non è vero niente che i turchi ammazzano gli armeni, e la smetteranno una buona volta di diffondere queste calunnie infami. Amen.

barbara

NO, SANTITÀ

Questa sorta di genocidio attualmente in atto contro i cristiani non è causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: ‘A me che importa?’; ‘Sono forse io il custode di mio fratello?’ Caino, Santità, non è quello che tace complice: Caino è quello che uccide (sta scritto nella Bibbia: non gliel’hanno detto?) L’indifferenza è una bruttissima cosa, Santità, su questo siamo perfettamente d’accordo. E il silenzio complice è una bruttissima cosa, Santità, anche su questo siamo perfettamente d’accordo. Indifferenza e silenzio facilitano sicuramente il compito degli assassini, ma non sono indifferenza e silenzio a uccidere: chi uccide sono, appunto, gli assassini, individui con una faccia, un nome, e soprattutto UN’IDENTITÀ. Perché, santità, perché ancora una volta le è mancato il coraggio di chiamare le cose col loro nome? Perché dopo avere avuto il coraggio di sfidare il satrapo turco chiamando genocidio il genocidio armeno, non ha avuto anche quello di chiamare per nome gli assassini dei cristiani, TERRORISTI ISLAMICI? Perché, Santità, questa oscena mistificazione? Perché, Santità, questo suo silenzio complice che copre gli assassini e annacqua le colpe e le responsabilità in un indistinto minestrone di vaghe formulette e frasi fatte?

barbara

LA PRIMA TAPPA

La prima tappa è stata Zichron Yaacov
Zichron Yaacov 1
e precisamente qui
Zichron Yaacov 2
alla casa degli Aaronsohn, in cui si è svolta la storia di NILI: uno sparutissimo gruppetto di giovani decisi a salvare gli ebrei della Terra d’Israele dal destino, incombente anche su di loro, già toccato agli armeni di Turchia – e per quanto incredibile possa sembrare, dovendo affrontare con le proprie uniche forze l’armatissimo esercito ottomano e l’ancestrale diffidenza – quando non vera e propria ostilità – britannica, ci sono riusciti. Pagandone un prezzo personale altissimo, ma ci sono riusciti.
Da quando avevo letto il libro ero alla ricerca di un viaggio che toccasse questi luoghi, e quando ho visto il programma di questo, mi sono immediatamente iscritta: anche se non ci fosse stato nient’altro di interessante, avrei ugualmente affrontato la spesa e la fatica di un viaggio dal programma intensissimo anche solo per questo (poi invece anche tutte le altre tappe si sono rivelate memorabili), e la mia aspettativa non è andata delusa: ho visto il cortile,
cortile Aaronsohn
la casa della famiglia,
casa Aaronsohn
la casa che poi Aaron – l’agronomo che con la sua fondamentale scoperta ha cancellato dalla Terra le carestie – ha fatto costruire per sé;
casa Aaron
le stanze piene di libri e di oggetti esotici, ricordi dei numerosi viaggi; ho visto il nascondiglio della pistola “di emergenza”, usata alla fine da Sarah per risparmiarsi ulteriori violenze e torture. Vedendo i luoghi in cui la storia è nata e si è svolta ho riprovato, se possibile ancora amplificate, le emozioni provate leggendo il libro (leggetelo: è un capolavoro, oltre che una irrinunciabile pagina di storia). E quando sono uscita ho pensato: sì, se anche l’emozione provata qui fosse l’unico guadagno di questo viaggio, sarebbe valsa la pena di farlo.

barbara

PRESTO PRESTO IN ISRAELE

Il figlio dei sopravvissuti al genocidio armeno dal figlio dei sopravvissuti ai pogrom polacchi (eh già, c’è sempre chi riesce a sfuggirvi e poi cresce e si moltiplica e diventa numeroso come le stelle del cielo, come i granelli di sabbia del mare… Fatevene una ragione) (qui)
E ora buon ascolto





barbara