NON RIDETE, BASTARDI!

Genova (Sto male dal ridere)

I centri sociali organizzano un corteo contro il razzismo e la polizia fascista,
Genova antifascista
invitando i profughi.
I profughi vedendo il locale dei centri sociali attrezzato decidono di rimanere lì.
I compagni spiegano ai profughi che non possono stare lì perché non saprebbero come mantenerli e li invitano ad andarsene.
I profughi decidono di occupare lo stabile dei compagni.
I compagni sono costretti a chiamare la polizia fascista per riappropriarsi del centro sociale.
I profughi mentre vengono portati via ammanettati dalla polizia fascista inveiscono minacce di morte e accusando di razzismo i ragazzi dei centri sociali.
4 nigeriani sono stati denunciati dai ragazzi dei centri sociali per aggressione e una ventina di antifascisti denunciati dai profughi con l’accusa di razzismo.
(dalla pagina di Gino Briganti)

Non ridete, bastardi!

Da fare invidia ai mitici fratelli De Rege.

barbara

NOTA: mi si segnala che potrebbe trattarsi di una bufala. Prendo atto e segnalo a mia volta; tuttavia, se chiunque l’abbia letta l’ha presa per buona, è perché è straordinariamente realistica.

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CASSANDRE

È così che le “persone di buon senso” chiamano coloro che lanciano allarmi e preannunciano catastrofi imminenti: cassandre. Con irrisione. Con disprezzo. Con il senso di superiorità di chi, sentendo gridare al lupo, sa che il lupo non c’è, e si sente quindi in diritto di sbeffeggiare chi invece di godersi la vita sta lì a lanciare oscure profezie. Fanno di tutto, costoro, per dimenticare che Cassandra non era una povera demente. Fanno di tutto, costoro, per dimenticare che non una delle catastrofi preannunciate da Cassandra ha mancato di verificarsi. Fanno di tutto, costoro, per dimenticare che non uno di coloro che la sbeffeggiavano è scampato, quando la catastrofe è puntualmente arrivata. NON UNO.
no-Gronda
barbara

CON L’ESERCITO

Così meno di quattro anni fa il signor Grillo Giuseppe – di formazione geometra, di professione spacciatore di mastodontiche bufale e giganteschi imbrogli – così, dicevo, si proponeva di fermare chi avesse tentato di mettere in atto la “Gronda”, che avrebbe alleggerito il traffico del ponte Morandi

Nel 2014 dopo l’alluvione che colpì la città di Genova, Grillo si trovava in città assieme al Comitato “No Gronda” che denunciava lo spreco di denaro per le grandi opere: “6 per il terzo Valico e 3-4 miliardi di euro per la Gronda”, dichiarava il grillino Paolo Putti del Comitato.
L’opera della Gronda avrebbe dovuto alleggerire il traffico sul Ponte Morandi deviando almeno i mezzi pesanti, ma il leader dei pentastellati lo riteneva uno spreco di denaro e incitava il pubblico gridando: “Dobbiamo fermarli con l’esercito”. Qui, mentre qui potete vederlo in tutta la sua bellezza e ascoltarlo in tutto il suo starnazzare.

E oggi? Anche oggi ha molto da dire, il signor Grillo Giuseppe. Ascoltiamolo.

di Beppe Grillo – La Superba è tagliata in due, in cielo volano gli elicotteri dei Vigili del Fuoco e del 118, che stanno operando in condizioni estremamente difficili e pericolose. La rapidità del loro intervento è fondamentale.
Ancora più rapidi, per natura, gli sciacalli già volteggiavano nel cielo delle parole. Parole nauseanti, al 90% inutili. [Eh sì, signora mia,  così fastidioso lo sciacallaggio, ma così fastidioso quando non ne siamo gli autori bensì i bersagli…]

E’ difficilissimo rispondere a questa gente, che nel tempo ha trasformato in pettegolezzo macabro un mestiere (informare) che era nobile. Spesso richiedeva un grande coraggio.
Gli sciacalli sono animali veloci e senza alcuna forma di rispetto, la natura non li ha neppure forgiati belli nel corso dell’evoluzione. [Ora le spiego una cosa, signor Grillo Giuseppe: gli sciacalli a quattro zampe non sono uguali a quelli a due zampe. E, soprattutto, se si vuole descrivere qualcosa, il modo migliore non è quello di guardarsi allo specchio. Se mai le fosse capitato di vederne uno, saprebbe che sono fatti così
sciacallo
e sfido chiunque a sostenere che questo sia un animale brutto. Che poi, a dirla tutta, leoni tigri leopardi giaguari hanno forse rispetto? E che senso ha parlare di rispetto in un ambito come questo?]

A loro non serve essere prestanti per razzolare in mezzo alla morte ed approfittarne. [? Prestanti? Ma non stava parlando di bellezza? Di estetica? Comunque per una volta concordo: anche lei in effetti non è poi così prestante. Ma poi mi dica – ah, che sciocca! Stavo per scrivere “mi dica onestamente”, o “mi dica sinceramente”: quale assurdità” – è peggio un animale quadrupede che, essendo sprovvisto di forti armi, si sfama e sfama i propri figli con quando rimane degli animali uccisi da altri animali, o un animale bipede che stermina un’intera famiglia?]

*Non c’è grande opera pubblica che mancherà di essere rivalutata! Non c’è pettegolezzo che possa essere ascoltato se non da un altro pettegolo.
IO AMO GENOVA, e questo schifo di tirapiedi in cerca d’autore mi ha infastidito nel profondo.* [questa parte non l’ho capita. Nel senso che proprio non ho capito di che cosa stia parlando]

Proprio quel viadotto e tutta l’infinita serie di revisioni a costi esorbitanti, esitato comunque nel crollo, nella tragedia: un pugno nello stomaco al futuro della città. Proprio quello stesso viadotto era una grande opera pubblica. Era malata alla nascita, [«Ci viene poi raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi» Chissà chi l’avrà detto? Mah…]

e proprio mentre siamo sgomenti a contemplare il suo disastro, esito triste e muto di una gestione dissennata, gli sciacalli colpiscono esattamente lì. [Vero. Ne sto contemplando uno proprio in questo momento]

*La motivazione a rivalutare tutti questi mostri potenziali è ancora più forte oggi. Revisionare queste mangiatoie, rivalutare anche quei gioielli che verranno costruiti con i soldi della gente e che alla gente devono restare.* [anche questo non l’ho capito]

Non sono uso a rispondere agli schiavi dei rapaci, ma questa volta non posso evitarlo. Noi rivedremo tutti questi “progetti”. [? Noi chi? Lei, tirando fuori il suo diploma di ragioniere che le dà la competenza sufficiente?

Che da anni e decenni stanno lì, come se fossero scritti con l’inchiostro simpatico. Destinati, dopo l’opportuna spartitoria stagionatura politica, ad essere costruiti male e di fretta. Oppure con infinita lentezza come la SA-RC.

Insomma, sento che devo rispondere agli sciacalli, devo rispolverare un’ascia di guerra che non avrei mai pensato di riconsiderare [HAHAHAHAHA!]: noi rivedremo quei progetti dissennati, fermeremo questa ininterrotta serie di obbrobri pericolosi e, agli sciacalli, non resta che un vaffanculo a mille decibel. [e quando mai è stato capace di dire qualcosa di diverso]

Contemplando questo orrore sono ancora più convinto che le grandi opere pubbliche dalla carta al mondo reale devono essere riviste: tutte.

La concessione a operatori così dissennati della nostra viabilità va revocata e restituita allo stato! [Quello stato che – giusto per fare un esempio a caso – nella gestione dell’acqua si perde per strada il 40%? O che mette ventottomila forestali in Sicilia mentre il Canada, con oltre 400.000 Km² di foreste, ne ha 4200?]

Esiste uno sciacallaggio peggiore del fingere di non avere detto quello che è stato detto e che ha contribuito a spianare la strada al disastro? Sì, lo so, nessuno può garantire che senza i “no-gronda” il ponte sarebbe ancora in piedi, ma questa non è una buona ragione, per chi ha battuto tutti i marciapiedi possibili, per farsi fare un’imenoplastica e presentarsi come vergine immacolata e offesa.

barbara

APPELLO PER IL MUSEO LUZZATI

IL MUSEO LUZZATI AL GIRO DI BOA: A RISCHIO CHIUSURA

 

Il Museo Luzzati celebra i suoi 15 anni, dopo aver realizzato 27 mostre su diversi aspetti dell’opera di Emanuele Luzzati in sede (dai grandi temi come la fiaba, il cinema d’animazione, la grafica, il design ad aspetti più specifici come il fumetto, Pulcinella, le opere per Calvino, l’opera giovanile…) , 32 mostre di Emanuele Luzzati in altre sedi in Italia e all’estero (tra cui Roma, Torino, Vicenza, Ferrara, Gerusalemme), 6 mostre collettive con importanti temi (Pinocchio, Genova, la rappresentazione degli animali) 19 mostre monografiche di altri artisti (tra cui Altan, Quentin Blake, Mordillo, Jutta Bauer, Nicoletta Costa, Andrea Pazienza, Silver, Gipi) e curate 11 monografie scientifiche.
Il Museo Luzzati è però un museo privato, questo vuol dire che vive al 90% con i ricavi delle sue attività: ingressi, laboratori, bookshop, vendita mostre, rari sponsor e gestione diritti di uso immagine e nome di Luzzati affidataci dagli eredi. Solo una minima percentuale delle attività è finanziata da contributi pubblici, spesso richiesti (e non sempre ottenuti) per singoli progetti.
Ebbene tutto questo non basta. I conti non tornano, da alcuni mesi chi lavora al Luzzati non percepisce stipendio, risulta difficile soddisfare i creditori, ma anche gestire gli assetti finanziari e amministrativi e garantire continuità della nostra opera.
I costi annuali sono in media €450.000  (personale, gestione spazi, organizzazione mostre, eventi e officina didattica, comunicazione) I ricavi degli ultimi anni sono in media circa 240.000 (tra ingressi, vendita mostre, ricavi da laboratori, artshop e diritti,  contributi di istituzioni e sponsor privati) Per mantenere in vita la programmazione ci servirebbero quindi ulteriori € 210.000 all’anno, in fondo non una grande cifra in un’ottica “pubblica”, gravosa invece se lasciata sulle spalle di una piccola azienda privata.
In questa situazione l’esistenza del Museo Luzzati è a forte rischio.
Riteniamo che l’attività del Museo si sia trasformata negli anni in una risorsa per Genova, accogliendo da 30.000 a 40.000 visitatori l’anno, divenendo sempre più riconosciuta a livello nazionale e internazionale; e che la struttura, seppure “privata”, abbia reso alla comunità un forte contributo in termini di servizio e di immagine.
Ci teniamo a sottolineare l’importante lavoro svolto in questi anni, un lavoro in cui il carattere “culturale” prevale nettamente rispetto al “commerciale”: 

  • Le nostre mostre e cataloghi sono curati direttamente con gli artisti o  selezionando le opere di Luzzati  e sono supportati da un lavoro scientifico autonomo, una scelta complessa e culturalmente appagante che ci ha sempre caratterizzato.
  • Incontriamo annualmente oltre 14.000 bambini provenienti da scuole, famiglie e centri disabili nei laboratori dell’Officina Didattica  che svolge le sue attività a Genova e su territorio nazionale. Il costo di partecipazione è  tra i più bassi (€5), anche in confronto alle offerte di simili istituzioni pubbliche. Il lavoro didattico promuove inoltre l’educazione sociale attraverso convegni internazionali, presentazioni, incontri con esperti e addetti ai lavori.
  • Portiamo avanti un attento lavoro di catalogazione dell’opera di E. Luzzati, continuiamo a difendere e a diffondere l’ immagine dell’artista di cui siamo unici referenti riconosciuti dalla famiglia. 
  • Comunichiamo e promuoviamo a livello nazionale con grandi risultati la nostra attività, la figura e l’opera di Emanuele Luzzati e quindi anche Genova e il suo patrimonio artistico, turistico e culturale.

In questo momento di forte crisi e di prospettiva di chiusura chiediamo l’intervento di istituzioni pubbliche e private per trovare soluzioni che preservino il nostro lavoro e il grande valore che il Museo Luzzati ha saputo costruire negli anni. Ci piacerebbe essere coinvolti in progetti pubblici e privati che consentano di utilizzare le grandi risorse del Museo e di Luzzati per ottenere i ricavi mancanti.
Siamo disponibili pertanto a lavorare su iniziative che possano coinvolgere aziende, società, enti mettendo a disposizione un patrimonio artistico unico e prezioso che consenta al Museo di poter continuare nella sua importante missione sociale e culturale.

Il direttore
Sergio Noberini

LA MIA (SUA) GENOVA

E’ una strana città!
Popolata da gente ancor più strana, schiva e piena di riserbo.
Ma bella, bellissima e sempre diversa.
Dicono che sono i genovesi ad affossarla, questa incredibile congerie di complessità, di differenze, di squilibri che crea un’urbanistica unica ed impossibile che compone Genova.
Ma non è così!
I genovesi sono pochi ed ai pochi che restano, superstiti di una serie di feroci e talvolta anche sanguinose faide, non viene manco in mente di fare del male alla loro Madre Città. Cercano solo di sopravvivere, godendo solitari o fra loro, quando possono, di incredibili squarci di sole tra temporali furibondi, di scorci di azzurre cimase di antichi palazzi, di un pazzo clima che regala miti rigidezze e tiepidi calori.
Sono i foresti che, da sempre, quando in questa città vengono a far conquista, due cose fanno per prime ed a lungo: odiarla o farne scempio, la prima, e disprezzarne e rovinarne le genti la seconda. Forse per odio atavico… o per vendetta o per averne molto sofferto il passato dominio.
Ma tale è la straordinarietà della Superba che, con il tempo, anche i foresti spesso cambiano.
Ed alcuni di loro, non tutti, per carità, che sarebbe troppa e non voluta grazia, nella vecchiezza raggiunta tra Nervi e Pegli da noi diventano indistinguibili.
Spesso più genovesi dei genovesi stessi.
Più riservati, più schivi e più inclini ad un minimalismo quotidiano, a volte così creativo e profondo da far sparire le grandi espressioni artistiche e filosofiche che affondano penosamente i nostri media.
Mentre ti prendi un caffè con Loro, in un qualche bar posizionato in una pazzesca terrazza sbalzata sul mare, durante un folle pomeriggio di sole terso che ha fatto seguito ad una pioggia mattutina, ricordi il loro cognome, che genovese non è, e pensi a come diavolo ha fatto questa benedetta città a renderli più cittadini di te , che ci vivi da più di milleduecento anni.
Siamo tutti cittadini del mondo, è vero! ma per diventare Genovesi ci vuole qualcosa di più (o di meno) e non tutti ci riescono.
Non per vantarmi, ma io questa città la amo.

Marco Capurro, agosto 2002

Un piccolo, doveroso omaggio a Colui che è stato il più grande di tutti noi.

barbara